Nei giorni scorsi Vittoria Group ha comunicato di aver iniziato i lavori per la costruzione del Vittoria Park, il primo centro al mondo dedicato all’esperienza, innovazione, ricerca e sviluppo degli pneumatici per bicicletta di ogni disciplina del ciclismo.
Il Parco avrà un’estensione complessiva di 50.000 mq e sarà posizionato accanto alla sede Vittoria di Brembate, in provincia di Bergamo. La sua realizzazione è stata affidata a Velosolutions, azienda numero uno nella costruzione di pump track, bike park, percorsi MTB, e agli studi di architettura Tempus e Simone Cola Studio di Architettura. Un ruolo importante lo avrà anche l’impresa edile Car.Ba. specializzata in grandi cantieri. La fine dei lavori è prevista per il prossimo mese di settembre.
Il Vittoria Bike Park sorgerà su un’area di 50.000 mq Il Vittoria Bike Park sorgerà su un’area di 50.000 mq
Pensato per tutti
Il Vittoria Park è destinato ad accogliere tutti gli appassionati di ciclismo che avranno finalmente a loro disposizione una struttura dove poter migliorare le proprie capacità di guida, imparare nuove tecniche e più in generale divertirsi.
Comprenderà più di 4 chilometri tra percorsi strada e gravel, con sezioni che replicano strade iconiche del ciclismo come il pavé tipico della Parigi-Roubaix. Il Parco avrà inoltre percorsi mountain bike che includono sezioni con pietre, radici e rocce, salti alti fino a 1,35 metri, una jump line lunga 380 metri e curve con sponde. Ci saranno infine una pump track, realizzata secondo gli standard per ospitare gare UCI, un materasso per esercitarsi con i salti e un’area per fare numeri ed evoluzioni in bici.
Tutti i percorsi avranno almeno tre livelli di difficoltà, da principiante ad esperto. In tutti i casi saranno sempre garantiti allo stesso modo alti livelli di sicurezza.
Il Vittoria Park sarà posizionato accanto alla sede dell’azienda a Brembate, in provincia di BergamoIl Vittoria Park sarà posizionato accanto alla sede dell’azienda a Brembate, in provincia di Bergamo
Relax assicurato
Il nuovo Vittoria Park non si limiterà ai soli percorsi dove testare la propria abilità di guida. E’ stata infatti prevista la realizzazione di una Vittoria House di ben 1.000 mq. Al suo interno si potrà trovare una caffetteria, un negozio di prodotti Vittoria e un’officina per provare nuove biciclette e modificare l’assetto della propria bici.
I visitatori avranno inoltre la possibilità di rilassarsi godendo delle bellezze del parco. Il progetto prevede infatti un’oasi verde realizzata dall’agronoma e paesaggista del famoso “Bosco Verticale” Laura Gatti. Tutti i Continenti del mondo saranno rappresentati attraverso 340 alberi, 17.000 arbusti e fiori disposti su 18.000 metri cubi di terra e pietre a simboleggiare l’inclusione del marchio Vittoria.
Il parco comprenderà 4 chilometri di percorsi, tra sezioni gravel, da strada e per mountain bikeIl parco comprenderà 4 chilometri di percorsi, tra sezioni gravel, da strada e per mountain bike
Centro sviluppo
Il Vittoria Park non vuole solo essere divertimento e relax. Si propone di diventare anche un polo di innovazione. Ospiterà infatti al suo interno il Bicycle Tyre Innovation Center, uno spazio di 2.000 metri quadrati contenente attrezzature high tech per testare gli pneumatici. L’obiettivo finale è quello di creare la prima struttura al mondo che combina test indoor e outdoor. L’edificio includerà il Cycling Knowledge Hub, uno spazio per start-up, programmi universitari e progetti specifici relativi al ciclismo che aiuteranno a portare lo sviluppo degli pneumatici per bicicletta ad un livello mai raggiunto prima.
Vanessa ten Hoff, Chief Innovation Officer Vittoria Group, ha sintetizzato con queste parole le aspettative dell’azienda: «Non vediamo l’ora di aprire le porte del Vittoria Park a tutti gli appassionati e curiosi del ciclismo per scoprire la loro “Ride Ahead”. Sono molto entusiasta di dare vita ad un modo innovativo di approcciare lo sviluppo dello pneumatico per bici presso il nostro nuovo Bicycle Tyre Innovation Center qui in Italia».
Paolo Gambarini, Fondatore e CEO di Wise Equity, azionista di maggioranza di Vittoria Group, ha voluto aggiungere il suo pensiero: «Siamo orgogliosi ed entusiasti di poter investire nel futuro e nell’innovazione del ciclismo in Italia».
Vittoria, la tecnologia Air Liner nell’equipaggiamento da strada, permette di abbattere le forature e gli “stallonamenti” dovuti alla perdita di pressione
Quest’anno, purtroppo non ci sono corridori italiani sul podio, ma la vittoria di Van Baarle porta una Pinarello sul gradino più alto, una bici diametralmente opposta a quella vittoriosa tra le donne. La Parigi-Roubaix, l’Inferno del Nord, è anche molta tecnica legata alle biciclette, ai componenti e alle scelte fatte dai team. Abbiamo fatto una selezione e ci sono anche delle curiosità molto interessanti.
La Dogma F di Ganna, non in posizione esterna
Una sorta di Fizik custom per Van Baarle
Un manubrio integrato e full carbon per il vincitore
La Dogma F di Ganna, non in posizione esterna
Una sorta di Fizik custom per Van Baarle
Un manubrio integrato e full carbon per il vincitore
La Roubaix di Pinarello
Una Dogma F per il vincitore, con pneumatici tubeless, manubrio full carbon integrato (il Most di Pinarello) e una sella Fizik che ad oggi non compare sul catalogo. Ha il design della Vento Argo (quella short nose) ed ha i rails in lega d’alluminio, ma non è una Vento Argo. Prima della partenza le biciclette esterne, erano di Rowe, Turner e proprio Van Baarle, quella di Ganna era al centro del tetto dell’ammiraglia. Un segno questo che va ad identificare il capitano/capitani designati dal team.
BikeExchange: le TCR Advanced SL, solo un paio di Propel e scelte comuni per le ruote
Tubeless oppure tubolare, ma sempre con cerchio da 42 e pneumatici Vittoria senza logo
Le ruote Cadex, quelle tubeless con il canale da 19 millimetri
Il chain catcher su tutte le Giant
BikeExchange: le TCR Advanced SL, solo un paio di Propel e scelte comuni per le ruote
Tubeless oppure tubolare, ma sempre con cerchio da 42 e pneumatici Vittoria senza logo
Le ruote Cadex, quelle tubeless con il canale da 19 millimetri
Il chain catcher su tutte le Giant
Tubolari e tubeless per la BikeExchange
Giant TCR Advanced SL per tutti i corridori del team australiano, con un paio di Propel (modello aero) sulle ammiraglie. Fin qui nulla di strano. Ma come ci aveva anticipato Fausto Oppici, meccanico del team, i corridori avevano libertà di scelta tra i tubeless e i tubolari. Le bici in effetti avevano tutte le medesime ruote Cadex con profilo da 42 millimetri, ma con predisposizione differente. Gli pneumatici erano palesemente Vittoria, ma con il logo ed il modello non visibili.
Una Fizik Antares 00 in casa Movistar, con un inserto centrale non presente sui modelli standard
Tanti corridori della Movistar hanno usato i tubeless con sezione differenziata
Zipp e tubeless Continental per i Movistar. 28 anteriori e 30 e/o 32 posteriore
Ivan Cortina della Movistar, l’unico ad usare la Canyon CF SLX
Una Fizik Antares 00 in casa Movistar, ma con un inserto centrale non presente sui modelli standard
Tanti corridori della Movistar hanno usato i tubeless con sezione differenziata
Zipp e tubeless Continental per i Movistar. 28 anteriori e 30 e/o 32 posteriore
Ivan Cortina della Movistar, l’unico ad usare la Canyon CF SLX
Sezioni differenziate Movistar
Solo Ivan Cortina ha utilizzato la CF SLX, mentre gli altri corridori hanno usato la Aeroad, diciamo lo stesso modello usato da MVDP (ma con allestimento differente). Curiosa la scelta riferita agli pneumatici, tutti tubeless Continental GP5000 S TR e montati sulle Zipp. I corridori del team iberico hanno usato un 28 anteriore, 30 oppure 32 per la ruota posteriore.
Intermarché-Wanty: La Cube Litening TE di Kristoff
Tubeless da 25 e ruote da 65 per Kristoff
Tubeless da 32 e cerchi da 42 per Pasqualon
Intermarché-Wanty: La Cube Litening TE di Kristoff
Tubeless da 25 e ruote da 65 per Kristoff
Tubeless da 32 e cerchi da 42 per Pasqualon
Le Cube di Kristoff e Pasqualon
La Cube Litening TE rimane davvero impattante in fatto estetico, aggressiva e muscolosa. Le immagini televisive spengono nettamente la livrea di frame e forcella, mentre “dal vivo” compare la trama del carbonio, sotto un trasparente blu lucido. Le scelte tecniche però, sono quelle che devono trovare menzione.
Andrea Pasqualon ha montato le ruote con profilo da 42 e tubeless da 32.Kristoff invece ha optato per due profili da 65, tubeless Continental da 25 con dicitura hookless. Il design è perfettamente identico a quelli standard TR. “Il range delle pressioni varia tra le 2,5 e 4,5 bar, in base alle preferenze del corridore e alla scelta tecnica della gomma”, queste le poche parole dello staff.
Tutti i corridori della EF con la SuperSix Evo
Interessante il braccetto di supporto del cambio, con l’aletta di contrasto per la catena
I pedali SpeedPlay con power meter Wahoo integrato, ma c’è anche il P2M nella guarnitura
Tutti i corridori della EF con la SuperSix Evo
Interessante il braccetto di supporto del cambio, con l’aletta di contrasto per la catena
I pedali SpeedPlay con power meter Wahoo integrato, ma c’è anche il P2M nella guarnitura
Due power meter sulle Cannondale EF
Una SuperSix Evo per tutti, con ruote Vision e doppio misuratore di potenza. Due power meter? Evidente il pedale SpeedPlay che integra il power meter sviluppato in collaborazione con Wahoo, ma le guarniture hanno lo spider P2M. I pedali potrebbero essere quelli dedicati al misuratore, ma senza il power meter al loro interno. Ottima la scelta, in termini di efficienza (oltre al colore anodizzato), quella di usare il braccetto del cambio posteriore con una sorta di aletta per evitare di far cadere la catena all’esterno del telaio.
Astana: Vittoria Corsa Control da 30 e in versione tubeless ready sulle Corima
Una Prologo nativa per le e-bike, la sella di Boaro
Astana: Vittoria Corsa Control da 30 e in versione tubeless ready sulle Corima
Una Prologo nativa per le e-bike, la sella di Boaro
Corima tubeless per le Wilier
Wilier Zero SLR per il Team Astana, con le ruote Corima e una scelta degli pneumatici tra tubolari e tubeless. I tubeless Vittoria Control da 30 millimetri di sezione, sulle ruote Corima non è una cosa scontata. Inoltre sulla bicicletta di Boaro compare una sella Prologo Proxim PAS, con rails TiRox, modello dedicato agli utilizzatori di e-bike. Il suo design è paragonabile a quello della Scratch M5, ma ha un’imbottitura maggiorata.
Bici muscolose e “corte”, le Dare del Team UnoX
Nessuno della DSM ha utilizzato il mozzo Atmoz di Scoope Cycling
Bici muscolose e “corte”, le Dare del Team UnoX
Nessuno della DSM ha utilizzato il mozzo Atmoz di Scoope Cycling
Cervélo con Vittoria Dugast
Van Aert e compagni erano equipaggiati, tutti, con i tubolari da 30 millimetri di sezione, montati sulle ruote Dura-Ace da 60 millimetri. La particolarità è negli pneumatici con il logo Dugast ben visibile. Se è vero che Dugast fa parte del gruppo Vittoria, è pur vero che la novità c’è, per un brand maggiormente conosciuto per le produzioni legate al ciclocross di altissima gamma. Tutti gli pneumatici Dugast sono fatti a mano.
Le ruote Dura Ace da 60 usate dagli Jumbo-Visma
I tubolari Vittoria/Dugast per la Jumbo-Visma
Le ruote Dura Ace da 60 usate dagli Jumbo-Visma
I tubolari Vittoria/Dugast per la Jumbo-Visma
Scott e Dare
Nessuno dei corridori del Team DSM, con bici Scott, ha utilizzato il mozzo Atmoz di Scoope Cycling, per quella che ci è parsa, prima di tutto, un’operazione di marketing. Lo strumento non è stato utilizzato neppure in ambito femminile. Gli atleti hanno utilizzato le ruote Shimano Dura Ace in versione tubolare.Dare è il marchio di biciclette del team norvegese UnoX, praticamente sconosciuto nell’Europa latina. Telai corti e molto compatti, muscolosi e voluminosi, considerando anche le taglie piuttosto grandi. Ruote DT Swiss ARC, quelle con mozzi 240 e tubeless Schwalbe Pro One.
La Specialized Roubaix della Total Energies
Tanti i corridori con bici Specialized con posizione anteriore rialzata. Qui anche una GoPro
La Specialized Roubaix della Total Energies
Tanti i corridori con bici Specialized con posizione anteriore rialzata. Qui anche una GoPro
Specialized
Gli atleti Bora-Hansgrohe e Total Energies hanno utilizzato le Specialized Roubaix S-Works, con ruote Roval e tubeless S-Works. Buona parte degli atleti aveva dei setting “comodi”, in particolare per l’avantreno (gli spessori sotto l’attacco manubrio sono l’elemento ammortizzante anteriore). Stem allungati e molti spessori tra attacco manubrio e cap del sistema ammortizzante in dotazione alla bicicletta. Jonas Koch (Bora) ha montato anche la GoPro.
«Comunque sia partirà bianca, ma non arriverà bianca e di sicuro sarà protagonista»: facciamo nostra la frase di un amico. Siamo alla partenza dell’edizione numero 119 della Parigi-Roubaix e il turbinio di emozioni è incredibile. Prima della presentazione ufficiale dei corridori abbiamo documentato qualche dettaglio della bicicletta di uno dei possibili protagonisti. Ecco la Canyon CFR Aeroad di Matthieu Van der Poel.
Roubaix 2022, la bici di MVDPRoubaix 2022, la bici di MVDP
VdP e la sua Canyon CFR
Il telaio e la forcella corrispondono al modello normalmente utilizzato dal corridore olandese, nella versione CFR. E’ unaAeroade Van der Poel utilizza il cockpit integrato full carbon. Il kit e il setting, nella loro completezza, sono gli stessi che MVDP utilizza per le gare “normali”.
54-40 per le corone anteriori
Pedivelle da 172,5 e power meter di ultima generazione
Manubrio integrato e indicazioni per il pavé
Disco anteriore da 140 millimetri
54-40 per le corone anteriori
Pedivelle da 172,5 e power meter di ultima generazione
Manubrio integrato e indicazioni per il pavé
Disco anteriore da 140 millimetri
Pacchetto Dura Ace
La trasmissione è Shimano Dura-Ace a 12 velocità (11/30), con doppio plateau anteriore (54/40). C’è l’ultima versione del power meter Shimano, le pedivelle da 172,5 e proprio l’intera guarnitura corrisponde al modello abbinato al sistema a 12 rapporti. Dietro il deragliatore non è previsto nessun chain catcher. Il reparto delle ruote è composto dal binomio C50 tubeless version e pneumatici Vittoria Corsa Control Graphene 2.0 con la sezione da 30 millimetri. Il diametro dei dischi è da 140 millimetri, per anteriore e posteriore.
Interessante, gli ingegneri Shimano che hanno misurato la distanza tra leve e manubrio
Gli ingegneri Shimano, che abbiamo ritrovato da tutti i team sponsorizzati
Gomme Vittoria da 30 tubeless
Interessante, gli ingegneri Shimano che hanno misurato la distanza tra leve e manubrio
Gli ingegneri Shimano, che abbiamo ritrovato da tutti i team sponsorizzati
Gomme Vittoria da 30 tubeless
Due curiosità
Per qualche minuto i tecnici/ingegneri di Shimano hanno affiancato lo staff del Team Alpecin-Fenix. Hanno misurato la distanza delle leve e dei pulsanti, rispetto al punto di appoggio (basso) delle mani.
«Cerchiamo di fare una media della distanza utilizzata dai corridori, tra leve e manubrio – le parole di un ingegnere Shimano – sono dati che vengono immagazzinati e sempre utili. Non è solo il cambio, qui c’è anche la parte idraulica dell’impianto frenante».
La seconda curiosità è la bomboletta CO2, con cap già inserito e pronto all’uso, posizionata a lato del portaborraccia (Elite in alluminio, non in carbonio) del tubo obliquo.
«Mathieu ha disponibile questa bomboletta nel caso voglia aggiustare direttamente la pressione delle gomme, magari dopo i primi tratti di pavé e dopo che ha preso il giusto feeling con i primi tratti di pietre. Il gonfiaggio iniziale è previsto al di sotto delle 4 bar”. Questa la battuta di un membro dello staff.
»ortaborraccia Elite di vecchio stampo e bomboletta
La Selle Italia Flite Boost personalizzata per MVDP
Portaborraccia Elite di vecchio stampo e bomboletta
La Selle Italia Flite Boost personalizzata per MVDP
Nastro classico
Non ci sono doppie nastrature del manubrio, una scelta comune a tanti atleti del ciclismo attuale. Il nastro è Selle Italia, ruvido e morbido, ma standard. Selle Italia anche per la sella, modello Flite Boost Superflow con rail in carbonio e livrea personalizzata.
Un post su Facebook il 3 aprile, quasi a mezzanotte, mentre eravamo ancora ebbri del Fiandre. Scrive Daniele Callegarin, ex corridore e da sei anni autista del pullman Vittoria, presenza fissa in nazionale e capace spesso di parole magiche.
«Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca. Non scriverò quindi dei circa tremilatrecento chilometri percorsi in tre giorni, dei trecentotrentanove pacchi contenenti aiuti umanitari, medicinali, farmaci consegnati in terra di guerra, delle tre donne con i relativi figli accompagnate in strutture in Italia. Ma scriverò del weekend in cui ci sarebbe dovuto esser stato il compleanno di Alyce & Gracee che invece il regalo lo hanno fatto loro a me. Permettere tutto questo».
Il carico è completo. Il viaggio è nato coinvolgendo varie associazioni. Callegarin è il quinto da sinistraIl carico è completo, si può partire. Callegarin è il quinto da sinistra
Una telefonata all’improvviso
Like e commenti, poi la sensazione che servisse altro. Un racconto, ecco cosa. Perché certe storie ti si attaccano addosso e per fortuna non riesci a soffiarle via. E forse perché l’immagine del pullman Vittoria sulla strada per Leopoli dà un’altra concretezza a quel continuo viaggiare. “Calle” risponde e a distanza di giorni ha la voce che ancora trema.
«Ero alla Tre Valli di mountain bike sabato mattina – dice – quando mi ha chiamato Diega Tosatto, del marketing Vittoria. L’azienda voleva fare di più rispetto alla raccolta fondi e ha lanciato la sfida di usare i mezzi del Servizio Corse. Appena ho ricevuto la sua chiamata, ingenuamente o forse egoisticamente, ho subito detto di sì. Senza neppure chiedere a mia moglie Jasmine. L’ho vissuto come la possibilità di fare qualcosa di concreto».
Alla spedizione hanno partecipato anche Andrea Valesini dell’Eco di Bergamo, Diega Tosatto e Marina, interprete ucrainaC’erano anche Andrea Valesini dell’Eco di Bergamo, Diega Tosatto e Marina, interprete ucraina
L’operazione Leopoli
In sintesi. Vittoria si è mobilitata per l’Ucraina, cambiando anche i colori del logo. Ma non basta. L’amministratore delegato Stijn Vriends vuole fare di più ed è così che la sfida viene raccolta. Elena Novikova, ultracyclist che è stata ambassador dell’azienda, ha raccolto 30 scatole di farmaci da far arrivare al velodromo di Kiev. Si contattano varie associazioni: l’obiettivo è raggiungere Leopoli, facendolo in sicurezza e senza peccare di presunzione. Poi anche garantire un futuro alle persone che arriveranno in Italia.
Si va con il pullman. Quello che ha fatto mondiali ed europei con la nazionale e che alla Coppi e Bartali è stato dato in uso al Team DSM. Quel «cazzo di pullman», come lo chiamano in azienda, perché è vecchio, grosso, consuma tanto e sta sempre in mezzo.
Ma torniamo da Callegarin, cercando di non commuoverci quando la sua voce inciamperà nelle parole. La sensazione, poi confermata dai fatti, è che capiterà spesso…
I pacchi vengono caricati sul pullman Vittoria in tre punti prestabiliti
A Milano, il primo carico di 349 scatoloni di aiuti umanitari
Nella pancia del pullman, dove di solito viaggiano ruote e bici, ora viaggia la speranza
I pacchi vengono caricati sul pullman Vittoria in tre punti prestabiliti
A Milano, il primo carico di 349 scatoloni di aiuti umanitari
Nella pancia del pullman, dove di solito viaggiano ruote e bici, ora viaggia la speranza
Hai detto subito di sì, perché?
Mi portavo addosso da anni un carico emotivo notevole e questa forse è la prima volta che posso esprimerlo. Quando sono nate Alyce e Grace, c’è stata una persona che ha fatto la scelta di salvare Grace e ha cercato di rianimarla nonostante non avesse il battito e fosse clinicamente morta. E’ rimasta per 20 minuti senza ossigeno e battito, eppure quel medico scelse di provarci e oggi Grace sta benissimo. Non è attaccata a macchinari, gioca, salta e ci insegna a vivere e sorridere (la voce si strozza, ndr). Per questo mi sono sentito di restituire in maniera concreta quell’aiuto. Io so solo guidare un pullman, non sono un dottore, ma quello che abbiamo fatto mi ha reso contento.
Ugualmente un bel rischio…
Sono state le azioni di persone responsabili, senza che nulla sia stato improvvisato. Stavamo andando in territorio di guerra a scoprire che le cose che vediamo ogni giorno nei telegiornali ci sono davvero. Sapevamo del rischio, ma eravamo tutti felici di poter salvare anche solo una vita. Alla fine abbiamo riportato indietro tre donne e cinque bambini. Una bambina si è fermata a Padova dove riceverà le cure per la sua malattia. La madre ha detto una frase toccante: «La guerra si è trasformata in qualcosa di stupendo». Se fosse rimasta là, non avrebbe ricevuto le cure necessarie. E’ stata una frase forte e inaspettata.
L’adesivo dice che il pullman trasporta aiuti umanitari: per passare la frontiera è necessarioL’adesivo dice che il pullman trasporta aiuti umanitari: per passare la frontiera è necessario
Perciò, sabato la telefonata e poi?
Siamo partiti il mercoledì, facendo raccolta di materiali in tre punti diversi. A Milano abbiamo preso 349 pacchi di aiuti umanitari. Poi i 30 pacchi di medicinali raccolti dalla Novikova per Kiev. Infine a Montebelluna abbiamo preso 3.000 euro in aiuti raccolti da un’altra associazione vicina a Diega. Un viaggio complicato, perché usavamo un mezzo aziendale, perché l’Ucraina ha leggi diverse che in periodo di guerra sono più stringenti. E perché con il pullman cambiano le regole doganali. Complicato e pericoloso. Il primo ritrovo a Gorizia, da cui saremmo partiti la mattina dopo.
C’eravate solo voi con il vostro pullman?
Siamo andati con la carovana organizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Abbiamo viaggiato tutto il venerdì fino al confine tra Polonia e Ucraina e la mattina dopo, alle 4 eravamo già in dogana, ma siamo passati alle 9, dopo cinque ore.
Foto della partenza verso l’Ucraina. Il momento merita una foto. In qualche modo si fa la storiaFoto della partenza verso l’Ucraina. Il momento merita una foto. In qualche modo si fa la storia
Che scenari hai trovato?
Gelidi. Già il meteo lassù è duro. Siamo stati per un’ora giù dal pullman per i controlli e ci tremavano le gambe dal freddo. Addirittura in certi momenti nevicava. Si percepiva la tensione, sembrava davvero di essere in un film. E poi c’erano i checkpoint, fatti dalla gente comune con ogni mezzo possibile. Mitragliatori e cavalli di frisia. Alla dogana avevano il kalashnikov, non come in aeroporto che al massimo hanno una pistola o la trasmittente. Emotivamente è stato davvero tosto. Pensi: allora i kalashnikov esistono davvero! Siamo entrati alle 9 del mattino e ne siamo usciti all’una di notte. Non volevamo prendere nessun rischio più del dovuto.
Avete scaricato tutto?
Elena Novikova ha fatto arrivare una persona di fiducia, che ha caricato i farmaci ed è partita verso Kiev: 600 chilometri. I pacchi di Montebelluna li abbiamo affidati a un autotrasportatore. Il resto l’abbiamo scaricato a Leopoli.
Con Callegarin, Diega Tosatto e l’interprete c’è anche Francesco Villa: missione compiuta, si può ripartireCon Callegarin, Diega Tosatto e l’interprete c’è anche Francesco Villa: missione compiuta, si può ripartire
Che esperienza è stata?
Non mi ha tolto niente, ma in compenso mi ha dato tanto. Il più ricco alla fine sono stato io. Questo non vuol dire che tutti adesso debbano andare, ma mi rendo conto che è come il principio di Archimede. Più fai e più ti tornaindietro. Più spingi verso il basso e più ti torna fuori. Non voglio sembrare un eroe, ma ho avuto questa opportunità e l’ho colta.
Hai davvero accettato senza dire nulla a tua moglie?
Mi rendo conto di aver sposato una donna eccezionale. Abbiamo un grado di comprensione e vicinanza che mi permette di prendere queste decisioni. Parliamo la stessa lingua, quella del ciclismo. Altrimenti già il lavoro che faccio sarebbe difficile da sopportare. Torno a casa sempre stanco e pronto per un’altra valigia. A tutti noi piace viaggiare, ma quando rientriamo siamo sfiniti e mai presenti totalmente (si ferma, sta piangendo, ndr).
Arrivati a Leopoli, si scaricano i medicinali di Elena Novikova, che ripartono per KievArrivati a Leopoli, si scaricano i medicinali di Elena Novikova, che ripartono per Kiev
Calle, piantala…
Eh, ma io sono così. Da fuori si conosce il “Calle”, ma sotto c’è anche Daniele. E in questo viaggio sono riuscito a tirarlo fuori. Jasmine aveva già organizzato la festa per il compleanno delle bambine e il fatto di lasciarmi andare l’ho visto come il loro regalo per me. Ma non è tutta farina del mio sacco, dietro c’è un’organizzazione che merita tanti più riconoscimenti. Non ero solo su quel pullman. C’era Francesco Villa, lo conoscete…
Altro storico autista di quel pullman.
Ce lo ha portato lui in Vittoria, era la migliore persona che potesse venire. Quando Diega ha chiesto che avessimo la seconda guida, ho subito pensato a lui e Cecco ha accettato subito. Poi c’era Diega, appunto, un redattore dell’Eco di Bergamo e Andrea, un Dottore del Sorriso che lavora con i bambini ed è stato utile lungo i 1.600 chilometri del rientro. Sono state 20 ore di viaggio. E quando la sera siamo rientrati in Vittoria, ci sono stati molti abbracci e molte lacrime. Ho accompagnato i campioni. Su quel pullman c’è stato Ganna quando ha vinto i suoi mondiali, abbiamo vinto cinque europei su sei che sono stati disputati. Ci sono stati tanti personaggi di spicco ed è bello quando si lavora tutti per un obiettivo e si vince. Ma fra tutte le trasferte che ho fatto, questa per me è stata la più bella. Mi riempie di orgoglio che lo abbiamo fatto con «quel cazzo di pullman».
Per il ritorno sul pullman Vittoria viaggiano anche tre mamme e i loro bambiniE per il ritorno sul pullman Vittoria viaggiano anche tre mamme e i loro bambini
Lo chiamano davvero così?
Praticamente tutti. Perché è ingombrante e fa fumo. Ma io a quel pullman devo tutto. Grazie a lui mi hanno assunto, ho potuto prendere un mutuo, comprare la casa e poi sono venute Alyce e Grace. Mi inorgoglisce che sia stato capace di fare quel viaggio, come il vecchio cavallo con la testa bassa accanto al suo cowboy. Ora è entrato in un’altra dimensione.
Una fortuna aver letto quel post, una fortuna che ci siano in giro persone così e aziende che nei momenti opportuni mostrino anche la giusta compassione. Un’altra valigia nel frattempo è già pronta, il prossimo impegno di Daniele sarà il Tour of the Alps, poi Tour de Romandie, la Coppa del mondo di Mtb in Germania poi quella in Repubblica Ceca e via andare. Ma siamo certi che questi ricordi gli resteranno per sempre cuciti nell’anima.
A tu per tu con Paolo Rosola, che ha vissuto in prima persona la vicenda della Gazprom. I tentativi di trovare sponsor sono falliti. La politica è sparita
Far ripartire la squadra in accordo con l'UCI. Renat Khamidulin, manager Gazprom ha un piano. I corridori devono correre. Il ciclismo porterà un messaggio
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Da oltre un mese la guerra è tornata prepotentemente nelle nostre vite, riportando indietro l’orologio della storia al secolo scorso. Le immagini di distruzione e sofferenza che arrivano dall’Ucraina sembrano appartenere ad un periodo che ritenevamo ormai lontano dalla nostra quotidianità. Associazioni umanitarie, ma anche singoli individui, si sono mobilitati fin da subito per cercare di portare un aiuto alla popolazione ucraina così duramente colpita. Anche nel mondo del ciclismo c’è chi ha deciso di attivarsi per fare qualcosa di concreto. Stiamo parlando di Vittoria Group, uno dei principali produttori al mondo di pneumatici alto di gamma per biciclette.
Il pullman, le ammiraglie e le biciclette (messe in palio) di Vittoria Group, che siamo abituati a vedere alle corseIl pullman, le ammiraglie e le biciclette messe in palio da Vittoria Group
I dipendenti primi donatori
In una fase così delicata servono aiuti tangibili e soprattutto immediati. Per questo motivo l’azienda di Brembate in provincia di Bergamo ha lanciato al suo interno una “raccolta ore”, con lo scopo di aiutare la popolazione ucraina martoriata dalla guerra. Tutti i dipendenti del Gruppo Vittoria hanno così devoluto ore del proprio lavoro in beneficienza. Per massimizzare l’impatto dell’iniziativa, l’azienda ha deciso di versare il doppio di quanto devoluto da ogni dipendente. Si è così arrivati nel mese di marzo a complessive 500 ore di lavoro il cui equivalente in denaro sarà devoluto ad enti benefici operativi in Ucraina.
In aggiunta all’iniziativa della raccolta ore, Vittoria sta già programmando altre attività con lo scopo di raccogliere fondi e portare aiuto in modo sempre più concreto.
Un’altra collaborazione importante è quella fatta con 3T per una bici dedicata all’Ucraina Un’altra collaborazione importante è quella fatta con 3T per una bici dedicata all’Ucraina
Altre iniziative importanti
Il Gruppo Vittoria non si è però fermato all’iniziativa promossa in stretta sinergia con i propri dipendenti. Fin da subito ha deciso di cambiare il logo del proprio marchio sui social media con i colori della bandiera ucraina. Oltre a questo gesto simbolico, sono state intraprese ulteriori iniziative per dimostrare vicinanza e supporto alla popolazione ucraina.
Una di queste è la collaborazione con l’azienda 3T per la fornitura di una versione speciale di pneumatici gravel Vittoria Terreno Dry, personalizzati con i colori della bandiera ucraina. Questi saranno montati su una bicicletta in edizione speciale 3T dedicata all’Ucraina. Si tratta del modello Exploro RaceMax. I proventi della vendita di questa bicicletta, unica e in tiratura limitata, saranno completamente devoluti a favore del popolo ucraino.
Stijn Vriends, Presidente e CEO di Vittoria Group Stijn Vriends, Presidente e CEO di Vittoria Group
Le bici del servizio corse
Dei giorni scorsi è una nuova iniziativa che questa volte coinvolge il Servizio Corse Vittoria, la squadra di meccanici che fornisce assistenza tecnica neutrale ai corridori nelle principali competizioni ciclistiche in tutto il mondo. L’azienda ha deciso di mettere in palio 3 delle sue biciclette. Si tratta di Pinarello Dogma K 65.1 con telaio in carbonio, equipaggiate con gruppo Shimano Ultegra 11 velocità, ruote Qurano 46 in carbonio e tubolari Corsa in cotone. Le biciclette sono disponibili rispettivamente in taglia 51, 54 e 55. I proventi della raccolta fondi saranno devoluti alla onlus bergamasca Soleterre.
Stijn Vriends, Presidente e CEO di Vittoria Group ha sintetizzato con queste parole le tante iniziative messe in atto dalla propria azienda in favore della popolazione ucraina: «In Vittoria – ha detto – crediamo nella forza della libertà. Ora più che mai, sentiamo l’esigenza di difendere questo diritto fondamentale. Continueremo a fare sentire la nostra voce: Ride bikes, not tanks!». Guidate biciclette, non carri armati…
Nelle scorse settimane Vittoria ha comunicato attraverso i propri canali social l’elenco completo delle squadre che nel 2022 utilizzeranno i suoi pneumatici. Si tratta di un numero impressionante.Saranno infatti oltre 40 i team, suddivisi tra strada e mountain bike, che potranno contare sull’affidabilità dei pneumatici Vittoria.
La collaborazione con le squadre ha permesso all’azienda di sviluppare nell’arco di diversi anni il know-how necessario per realizzare prodotti di altissima qualità in grado di garantire il massimo delle prestazioni anche in condizioni estreme. A beneficiarne sono naturalmente anche tutti gli appassionati che quotidianamente scelgono pneumatici Vittoria per le loro uscite in bicicletta.
Vittoria fornirà i copertoncini al team Jumbo-Visma Vittoria fornirà i copertoncini al team Jumbo-Visma
Tra i modelli a disposizione delle squadre troviamo il Corsa, i cui punti di forza sono la carcassa in cotone e la mescola con grafene. Per le gare caratterizzate dal pavé il modello di riferimento è invece il Corsa Control che utilizza un rivestimento in cotone e un battistrada più spesso, rinforzato sempre con il grafene per una maggiore protezione dalle forature. Ancora per le corse con il pavé una soluzione perfetta è rappresentata dall’inserto per pneumatici Air-Liner Road.
Per le prove a cronometro, gli atleti avranno infine a disposizione il copertoncino TLR Corsa Speed. Questa versione del Corsa utilizza una carcassa in cotone e un battistrada più sottile. La mescola potenziata con grafene è realizzata per ridurre il più possibile la resistenza al rotolamento.
Copertoncini Corsa Speed rinforzato con grafene che lo rende più resistente Copertoncini Corsa Speed rinforzato con grafene che lo rende più resistente
Non solo strada
Nel 2022 saranno molte anche le squadre MTB che potranno contare sul supporto tecnico dei prodotti Vittoria. Tra queste meritano spiccano: BMC MTB Racing, Santa Cruz FSA e Carabinieri Olympia Vittoria. Ai quali si va ad aggiungere il KTM Vittoria Team, new entry 2022.
Vittoria è anche la scelta di molte federazioni ciclistiche per la pista. Nazioni come Stati Uniti, Australia, Italia e Nuova Zelanda l’hanno scelta anche per il 2022 dopo i grandi risultati ottenuti a Tokyo 2020. I pistard delle singole nazionali potranno optare tra tubolari Pista Oro, Pista Speed e Pista Control.
Vittoria Air Liner, un salvagente contro le forature Vittoria Air Liner, un salvagente contro le forature
Anche formazione
Il 2022 di Vittoria non sarà solamente caratterizzato dalla collaborazione tecnica con team e federazioni professionistiche. L’azienda ha infatti deciso di fare un passo importante verso il tema della formazione professionale presentando i “White Paper”.
Si tratta di una serie di documenti dedicati a tecnici, meccanici, squadre ciclistiche, esperti di ciclismo e persone curiose di saperne di più sugli pneumatici per bicicletta. I “White Paper” combinano l’esperienza cinquantennale di Vittoria nella produzione di pneumatici e la continua ricerca in nuove tecnologie. Il primo numero è stato presentato a fine gennaio con il seguente titolo: Tipologie e Sistemi di Pneumatici per Biciclette. E’ possibile scaricare i White Paper anche dal sito.
Amadori era alla finestra in attesa che Dainese vincesse. Il tecnico degli U23 con il padovano ha vinto gli europei del 2019: «Non è solo un velocista»
Masticare la sconfitta non gli era mai piaciuto, sin da piccolino, eppure in alcuni momenti gli era toccato farlo e l’aveva trovato insopportabile. Poi Alessandro Covi è passato professionista e ha pensato che su di lui si fosse abbattuta una maledizione. Dalle sconfitte si impara, aiutano a crescere, ma alla fine lasciano sempre un segno. Ma ieri nella Vuelta Murcia, nella città di Valverde che ha atteso invano il suo beniamino (la Movistar ha partecipato in formazione rimaneggiata per un caso Covid al suo interno, impedendo ad Alejandro di partecipare per l’ultima volta alla corsa di casa) la maledizione è stata spazzata via.
Covi e Trentin hanno parlato molto in gara e alla fine l’intesa è stata perfettaCovi e Trentin hanno parlato molto in gara e alla fine l’intesa è stata perfetta
La sfiga non esiste
Primo, per un solo secondo sull’amico Trentin. Che alle spalle lo ha protetto vincendo la volata del gruppo. Fu un secondo anche quello che lo divise da Mauro Schmid l’anno scorso a Montalcino, nel giorno che più degli altri gli parve amaro.
«La sfiga non esiste – disse lo scorso inverno, commentandolo – qualche errore l’avrò fatto. Quel giorno a Montalcino mi venne il panico. Era bello essere lì a giocarsi la tappa, ma non ero convinto di me stesso e non conoscevo lui. Occasioni di giocarmi corse importanti con una volata a due non ne avevo avute tante, quindi di sicuro l’abitudine e la freddezza l’avevo persa. Sul momento mi è scocciato, ora se ci penso mi dico che poteva cambiarmi la carriera. Il secondo non se lo fila nessuno…».
Fra i vari movimenti di giornata, anche l’attacco di Brandon McNultyFra i vari movimenti di giornata, anche l’attacco di Brandon McNulty
Primo e secondo
Ieri non ha aspettato la volata, ma eseguito alla grande gli ordini di scuderia. Attaccare nell’ultimo chilometro, dopo aver mandato prima in avanscoperta McNulty. E poi semmai Trentin avrebbe vinto la volata.
«Sono contentissimo della vittoria – ha detto a caldo – e della gara che abbiamo fatto. Abbiamo seguito tutti i piani. Abbiamo attaccato con Brandon, poi in caso di volata c’era Matteo. Io dovevo anticipare lo sprint, così abbiamo fatto e così è arrivata la vittoria. Credo che abbiamo corso benissimo, abbiamo preso la responsabilità della gara sin da subito. Abbiamo tirato noi e alla fine abbiamo colto il miglior risultato possibile. Primo e secondo è un ottimo risultato direi…».
Anche Trentin è entrato in un’azione, poi si è messo a guardia del finaleAnche Trentin è entrato in un’azione, poi si è messo a guardia del finale
La consapevolezza
Se Montalcino poteva cambiargli la carriera, chissà che la corsa di Murcia non possa dare una spallata a quella sorte, rimettendo in pari la bilancia.
«Anche da under 23 – ha già detto più volte – capitava che ne vincessi una e poi le altre arrivassero in fila. Nel 2018 non mi riusciva di sbloccarmi, poi feci centro in Spagna e in Italia ne vinsi tre di fila, fra cui la Coppa Cicogna. Vincere porta più consapevolezza, piazzarsi tanto significava comunque la possibilità di giocarmi le corse. Ci ho messo sempre il massimo impegno, poi con l’esperienza e la maturazione fisica le cose stanno venendo meglio da sé».
Sul podio, oltre a Covi e Trentin, il francese Louvel dell’ArkeaSul podio, oltre a Covi e Trentin, il francese Louvel dell’Arkea
Più leggero
Ora Alessandro dice di sentirsi più leggero e che la vittoria ieri proprio non se la aspettava.
«Non credevo di avere già la condizione per vincere – sorride – ma come mi hanno detto tutti, la vittoria arriva quando meno te la aspetti. Bene così, la condizione verrà con le corse, ma siccome non è detto che sarà garanzia di vittoria, prendiamoci questa è guardiamo avanti. E anche la teoria delle quattro corse di seguito, tutto sommato… Stiamo cauti! Oggi corro ad Almeria, poi Andalucia, l’apertura al Nord e Laigueglia. Ci voleva proprio…».
Alle sue spalle Trentin ha dimostrato ancora una volta di essere un eccellente uomo squadra. Uno che avrebbe avuto bisogno come il pane di una vittoria, ma ha saputo attenersi agli ordini del team, guardando le spalle al più giovane compagno. Se c’è giustizia nel mondo delle corse, presto gesti come questo saranno ripagati e per il grande trentino arriverà l’acuto che merita. Lui la volata l’ha vinta a mani basse…
Buona la prima. Sono molti i campioni che hanno messo a segno la loro prima vittoria tra i pro’ alla Settimana Internazionale Coppi e Bartalio che pur non avendo vinto si sono “presentati” al grande pubblico con delle ottime performance. E Adriano Amici, l’organizzatore di questa (e altre gare) lo sa bene… tutto ciò non è affatto un caso.
Al momento di quelle gesta non erano ancora campioni, ma giovani in erba con tanta voglia di emergere e un grande talento pronto a deflagrare.
Coppi e Bartali 2021: a Forlì festeggia Honorè, per il danese è la prima vittoria
Per Adriano Malori il battesimo con la vittoria avvenne nella crono Crevalcore-Crevalcore del 2011
Coppi e Bartali 2021: a Forlì festeggia Honorè, per il danese è la prima vittoria
Per Adriano Malori il battesimo con la vittoria avvenne nella crono Crevalcore-Crevalcore del 2011
Un “gioco da ragazzi”
La storia della Coppi e Bartali inizia lo scorso millennio.
«Molti giovani hanno aperto le ali alla Coppi e Bartali – spiega Amici – e il perché è presto detto. Io, anzi noi del Gs Emilia, siamo stati i primi ad aderire al progetto giovani e delle professional e così abbiamo sempre accolto le squadre che puntano sui ragazzi. E oggi anche tante WorldTour si affacciano alle nostre gare e ne approfittano per buttare nella mischia i loro atleti meno esperti».
Ed è una gara ideale per muovere quindi i primi passi. Percorsi duri, ma non durissimi. Parterre importanti, ma non impossibili. E lo abbiamo visto anche quest’anno. Con la mossa della Jumbo-Visma. La squadra olandese ha schierato Jonas Vingegaard, ai più sconosciuto, dandogli i gradi di capitano. I corridori imparano così a prendersi le responsabilità. Non è solo questione di “fare gamba”, come magari poteva essere per Ayuso.
Ma facciamo un passo indietro e “spulciamo” qualche nome. La Settimana Internazionale Coppi e Bartali nasce nel 1984. Prima di “trasferirsi” in Emilia Romagna, si disputò per alcune edizioni in Sicilia e poi in Sardegna. Ma è sul finire degli anno ’90 che la prende in mano Il Gs Emilia. «Il trasferimento nelle zone attuali – riprende Amici – avvenne nel 1999 e si chiamava ancora Trofeo Cecchi Gori. Ne ho visti tanti di nomi nuovi, non solo italiani. Ricordo Vainsteins, Ivanov…».
Nibali a braccia alzate nella pioggia di Faenza. E’ qui che nasce la sua leggendaNibali a braccia alzate nella pioggia di Faenza. E’ qui che nasce la sua leggenda
La prima di Nibali
Dalla Sicilia a un siciliano. Un bel salto di 13 anni e da Bartoli eccoci a Vincenzo Nibali. Nel 2004 questo ragazzino di cui si diceva un gran bene sin dalle categorie giovanili e grande speranza azzurra apre di fatto la sua bacheca e ci pone la prima perla.
E’ il 22 marzo 2006 e in Romagna piove. «Ricordo – racconta Amici – che si andava da Cervia a Faenza sotto una pioggia torrenziale e un bel freddo. Dopo una lunga fuga vince questo ragazzo della Liquigas. In tanti rimasero colpiti. Poi fece bene anche nelle tappe successive.
«Allora non potevamo immaginare che sarebbe diventato il corridore, e l’uomo vorrei sottolineare, che poi appunto è diventato. Davvero un grande atleta con un grande fisico e una grande testa. Un ragazzo modesto. Mi sono sempre trovato bene con Vincenzo. Mi dispiace solo che delle nostre corse non sia riuscito a vincere il Giro dell’Emilia. Perché okay che si arriva in salita, ma il muro di San Luca è più per scattisti che per scalatori».
Andrea Bagioli come il primo Bartoli: a Sogliano al Rubicone l’anno scorso battè un drappello in volataAndrea Bagioli come il primo Bartoli: a Sogliano al Rubicone l’anno scorso battè un drappello in volata
Ultime edizioni “verdi”
Da Nibali in poi tanti giovani si sono fatti vedere. Pensiamo ad Ulissi, che è tra coloro che hanno vinto più frazioni in questa gara. A Malori a Viviani. Ma anche stranieri a partire dal sudafricano Louis Meintjes, per non parlare delle ultimissime edizioni.
In questi ultimi anni, con l’evoluzione del ciclismo attuale alla quale stiamo assistendo, si dà sempre più spazio agli atleti più giovani, pertanto questo discorso è ancora più valido, almeno dal punto di vista delle prestazioni. Eh sì, perché in quanto a vittorie correndo di più questi ragazzi ci arrivano anche più “rodati”.
Un esempio? Ethan Hayter. Lo scorso aprile l’inglese, 22 anni, ha vinto la terza frazione, questa però ero la sua seconda vittoria da pro’. La prima era stata il Giro dell’Appennino nel 2020. E lo stesso identico discorso vale per Andrea Bagioli, che aveva messo in bacheca il successo pochi giorni prima al Tour de l’Ain.
«Tra questi atleti di oggi – dice Amici – mi ha colpito molto Joao Almeida, anche se non ha vinto. Bravissimo. Che carattere. Ma devo dire che i ragazzi di questa ultima generazione sono davvero bravi. Sono formati, completi in tutto. Quando prendono un microfono in mano sanno parlare».
Vingegaard in maglia di leader, tra i suoi compagni della Jumbo: per il danese due tappe e la classifica generale nell’ultima edizione Vingegaard in maglia di leader, tra i suoi compagni della Jumbo: per il danese due tappe e la classifica generale nell’ultima edizione
Jumbo-Visma docet
Infine chiudiamo con una curiosità. La Jumbo-Visma è la squadra che più giovani ha lanciato in questa corsa. I suoi migliori atleti della continental per l’occasione vengono “promossi” in prima squadra. Non solo Vingegaard, che l’anno scorso si è portato a casa l’intera corsa, è qui che anche Pascal Eenkhoorn ed Olav Kooij hanno vinto la loro prima gara da pro’. La squadra olandese ha interpretato al meglio lo spirito di Amici, quando sposò il progetto giovani.
Kooij addirittura è ad oggi il vincitore più giovane in assoluto nella Coppi e Bartali. L’anno scorso quando ha vinto aveva appena 18 anni e 320 giorni.
Della prima edizione della Serenissima Gravel, la corsa organizzata da Pozzato e vinta da Alexey Lutsenko, vi abbiamo già raccontato. Ora, invece, ci vogliamo concentrare sulla bici del corridore dell’Astana. Quasi per ironia del destino Wilier aveva presentato pochi giorni prima la Rave SLR bici dedicata al Gravel che Alexey ha utilizzato per la Serenissima. A raccontarcela ci pensa Gabriele Tosello meccanico dell’Astana Premier Tech.
La Wilier Rave SLR di Lutsenko che ha vinto la prima edizione della Serenissima Gravel La Wilier Rave SLR di Lutsenko che ha vinto la prima edizione della Serenissima Gravel
Nessuna rivoluzione più comfort
«Il telaio ha geometrie simili a quelle da strada –ci dice Tosello – devo dire che in Wilier hanno mantenuto un assetto molto competitivo. Il carro posteriore e l’avancorsa sono più lunghi per permettere di montare dei copertoni fino a 42 millimetri. La serie sterzo è un po’ più alta, si parla di mezzo centimetro, ma non ha causato problemi di misure, anzi ha fornito più stabilità sull’avantreno così Alexey ha potuto spingere al massimo».
I corridori hanno utilizzato la misura di bici che usano su strada?
Assolutamente, le bici ci sono state consegnate giovedì ed i corridori le hanno provate immediatamente così da darci un primo feedback. Anche perché poi il giorno dopo ci avrebbero già corso, insomma, un battesimo di fuoco.
Come si sono trovati?
Molto bene, il primo impatto è stato subito positivo, la caratteristica di non cambiare le misure ed il posizionamento in sella ci ha avvantaggiato. Per questo abbiamo già chiesto a Wilier di poter utilizzare la Rave SLR anche per Strade Bianche e Parigi-Roubaix per il prossimo anno.
Vi ha particolarmente impressionato allora…
Oltre a non dover cambiare le misure, quel che ci ha colpito maggiormente è la capacità del telaio di assorbire le sconnessione del terreno, il che è un vantaggio enorme. Il peso è maggiore rispetto alla Wilier Zero che utilizziamo tutto l’anno ma alla fine in queste gare il peso non conta.
Passiamo all’assetto, abbiamo visto molti monocorona, ma voi no, perché?
Avevamo la possibilità di provare in anteprima il nuovo Dura Ace a 12 velocità e quindi l’abbiamo colta al volo. Le scelte erano 54-40 o 52-36 per la guarnitura anteriore, mentre il pacco pignone era il classico 11-30, abbiamo optato per la compact (52-36 ndr). La monocorona abbiamo visto che non era la scelta migliore, i corridori sviluppano una velocità troppo elevata per usarla al meglio, diciamo che è più una scelta cicloturistica.
Subito uno stress test per il nuovo Dura Ace…
Diciamo di sì – dice ridendo Gabriele –
I copertoni utilizzati?
La scelta è ricaduta sui Vittoria Terreno, sezione da 35 millimetri. Anche in questo caso c’è stata una novità per noi: abbiamo usato per la prima volta dei tubeless.
Come mai non li avevate mai provati?
Su strada non avevamo la necessità di usarli, invece, su gare del genere sono fondamentali, lo abbiamo visto anche sulla bici di Colbrelli alla Roubaix. Pensiamo di riproporre i Vittoria Terreno in accoppiata al telaio Rave SLR alle prossime Strade Bianche e Roubaix. Magari non sezioni così grandi ma con un 30 millimetri, massimo 32 millimetri, queste da 35 diventerebbero troppo complicati da spingere sui tratti di asfalto.
Alexey Lutsenko in azione sulla nuova Wilier SLR con la quale ha vinto la Serenissima Gravel Alexey Lutsenko in azione sulla nuova Wilier SLR con la quale ha vinto la Serenissima Gravel
Vi siete “adattati” facilmente?
Per le pressioni ed il montaggio non ci sono stati problemi, abbiamo gonfiato i copertoni a 2,7 o 2,8 bar. La cosa più complicata su cui abbiamo chiesto un piccolo aiuto per i dosaggi è il liquido da inserire all’interno del tubeless.
Lo userete anche in futuro?
La tecnologia e lo sviluppo spingono in quella direzione, ma è anche giusto così, soprattutto in gare con terreno sconnesso. La pressione è più bassa grazie all’utilizzo del liquido ed in più è auto sigillante sulle micro forature…
Per quanto riguarda freni e manubrio?
I freni erano gli stessi di sempre, diametro da 160 millimetri all’anteriore e 140 millimetri al posteriore. Il manubrio era quello da strada.
Vittoria ha presentato l'Air-Liner Road, l'inserto da utilizzare con i pneumatici tubeless. Tre misure disponibili e tanti vantaggi tecnici in termini di guidabilità