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Dalla F10 alla Dogma F, Viviani torna su una Pinarello

01.11.2021
5 min
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L’ultima volta che su strada abbiamo visto Elia Viviani in sella ad una Pinarello è stata al Gp Beghelli del 2017 (nella foto di apertura). Elia arrivò terzo. Quella fu anche l’ultima gara con l’allora Team Sky, gruppo presso il quale tornerà a far parte nella prossima stagione, chiaramente con i colori della Ineos Grenadiers.

Ma alla corte di sir Brailsford non solo troverà vecchi compagni, ma anche le bici Pinarello. All’epoca aveva la F10, l’anno prossimo avrà la Dogma F. La prima era una bici con freni tradizionali, la seconda con freni a disco. Nel mezzo quattro anni (forse un po’ meno) di tecnologie.

Feeling invariato

Viviani è molto sensibile in quanto a tecnica. Avverte cambiamenti di pochissimi millimetri, capisce meglio e prima di altri il comportamento delle ruote delle quali, ci dicono, abbia un’attenzione maniacale. Come riuscirà a metterlo in sella Matteo Cornacchione? Cosa troverà di diverso da quella “vecchia” Dogma F10?

Partiamo dalle geometrie, la prima cosa che guarda un professionista. Queste non cambiano molto, per non dire che sono identiche, almeno per quel che concerne la parte centrale e posteriore della bici. Ci sono invece delle piccole variazioni sull’avantreno. Ma è normale, si passa da un freno normale ad uno a disco e questo richiede altri materiali, altre forze in campo. Il tubo di sterzo si alza di qualche millimetro a parità di misure (rispetto alla F8, ricordiamolo) ma il rake della forcella e tutto il restano non varia.

Tutto questo dovrebbe assicurare una certa continuità di feeling con la Pinarello che lo aspetta. E quando un pro’ “riconosce” i suoi angoli è già a metà dell’opera. Anche la fibra utilizzata è la stessa, la Toray 1100, ma con tecnologia aerospaziale, e chiaramente con forme dei tubi differenti. Forme più grandi e affusolate, dettate da aerodinamica e integrazione.

Sarà interessante vedere le scelte che farà Elia. Il nuovo Shimano Dura Ace consente di montare anche il 54-42
Sarà interessante vedere le scelte che farà Elia. Il nuovo Shimano Dura Ace consente di montare anche il 54-42

Componentistica nuova

Quello che invece cambia e neanche poco è la componentistica. Partiamo da quella strettamente legata alla guida: il manubrio.

Nella vecchia F10 Viviani utilizzava un manubrio “semintegrato”. O meglio un set (attacco + manubrio) tradizionale, ma con lo stem appunto oversize, cioè grande e dalle forme aerodinamiche. Un attacco e un manubrio in alluminio di Pro’ (il Vibe Sprint). L’attacco era da 140 millimetri e la piega da 420. La sella (Fi’zi:k Arione 00) era a 74 centimetri.

Stavolta invece dovrebbe avere il manubrio integrato di Most. Ma queste (sella e manubrio) sono scelte del tutto personali. E di sicuro prima Viviani vorrà provare tutto il materiale che ha a disposizione, visto che c’è anche quello di Pro.

Grossi passi avanti riguardo alla frenata. Rispetto al 2017 la bici di Elia sarà completamente diversa
Grossi passi avanti riguardo alla frenata. Rispetto al 2017 la bici di Elia sarà completamente diversa

Occhio alla frenata

Un passaggio che potrebbe “accusare” Elia riguarda proprio l’impianto frenante. Nella F10 aveva il rim brake, nella Dogma F quello a disco. Ma più che altro potrebbe farsi sentire la differenza fra il sistema Campagnolo che utilizzava alla Cofidis e quello Shimano. La frenata del gruppo italiano è davvero racing. Molto potente, ma anche “rude”, quella del gruppo giapponese è più “fluida” e progressiva.

Ma con le sue doti, il veronese non dovrebbe metterci molto ad adattarsi, anche perché il nuovo Dura Ace Di2 è stato ulteriormente migliorato proprio nella sua progressività, nella certezza di avere pastiglie che non toccano mai il disco e nel “fading”, cioè l’affaticamento (il surriscaldamento) delle guaine in frenata. Perché è da lì che partono i “guai” in termini di alte temperature. Ma in tal senso Shimano ha una conoscenza dalla Mtb (Dh inclusa) pressoché infinito. E alcuni dettami del nuovo impianto frenante vengono da lì.

Le nuove Shimano Dura-Ace C60, questo profilo di sicuro piacerà a Viviani
Le nuove Shimano Dura-Ace C60, questo profilo di sicuro piacerà a Viviani

Ruote, ampia scelta

E qui Viviani trova un piccolo paradiso. In Ineos come più volte abbiamo detto potrà avere la gamma Shimano, ma anche le Lightweight e Princeton. Ai recenti mondiali su pista, ci hanno detto che su questo componente Elia ha una sensibilità enorme.

Una ruota che va bene su una bici, non è detto che la senta allo stesso modo su un’altra: questo in pista in cui l’anello è sempre uguale, figuriamoci su strada e su percorsi differenti.

Sulla Pinarello F10 Elia usava spesso il set Shimano Dura Ace C50, ma a volte si era visto anche un cerchio da 75 millimetri al posteriore. Il set da 60 millimetri sembra fatto apposta per lui. Sarà davvero curioso vedere quali saranno le sue scelte e soprattutto perché? Di certo il connubio atleta + bici tutto made in Italy (per non dire Made in Veneto) ci affascina non poco.

Altra differenza: all’epoca in Sky si utilizzavano i tubolari. Quasi tutti avevano i 23 millimetri, ma Elia già era per i 25 millimetri. Stavolta invece viste anche le tendenze che già da questa stagione si sono viste in Sky dovrebbe utilizzare tubeless Continental (magari anche da 28 millimetri) viste le sezioni maggiorate delle nuove ruote Dura Ace.