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Agostinacchio e la sua Factor LS, una gravel nel cross

11.12.2023
4 min
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VERMIGLIO – Abbiamo incontrato Filippo Agostinacchio subito dopo il bel podio di Faé di Oderzo e alla vigilia della prova di Vermiglio. Con lui abbiamo scambiato due battute sulla nuova maglia della nazionale, sul percorso della Val di Sole e sulla Factor LS del Team Beltrami-TSA.

La Factor LS è di fatto la gravel racing bike di riferimento. Grazie alle sue geometrie (una bici con passo molto corto) e ad una altezza da terra in puro stile ciclocross è apprezzata anche dai crossisti tecnici come il giovane valdostano.

La bici numero 2 pronta per Vermiglio
La bici numero 2 pronta per Vermiglio
E’ la bici per la tua stagione di ciclocross?

La bici è questa a prescindere dal tracciato e dalle condizioni del terreno. Factor LS, tutta in carbonio, forcella compresa e utilizzo una taglia 54. Diciamo che la variabile più grande sono i tubolari che sono Challenge, ma che ovviamente cambiano l’impronta a terra in base al fango o ad un terreno duro.

Quali tubolari hai usato sulla neve?

I Grifo da 33. Abbiamo adeguato la pressione, leggermente inferiore rispetto agli standard, diciamo di 0,2 inferiore. Nelle prove ho girato con 1,3 davanti e 1,35 dietro.

Le Corima da 47 per i tubolari
Le Corima da 47 per i tubolari
Una 54? Sembra più piccola!

E’ davvero corta e compatta, una bicicletta agile e guidabile, molto veloce nei cambi di direzione.

Come è allestita?

Ruote Corima con cerchio in carbonio da 47 di altezza. La trasmissione è un mix tra Sram Rival, per pignoni e cambio posteriore, mentre la corona è Red da 46 denti. 170 per la lunghezza delle pedivelle. La scala dei pignoni è 10-36. Manubrio, pipa e reggisella sono Zipp, mentre la sella è una Repente Quasar, che è un modello stradale e che uso anche sulla bici da strada.

Quale è la larghezza della piega? Sembra largo se consideriamo gli standard attuali!

Uso un 42 centro/centro, mi trovo bene soprattutto per quello che concerne la stabilità e l’essere aggressivo nella guida.

Nella stagione del cross, quando ti alleni su strada usi la Factor LS, oppure una bici da strada?

Preferisco usare la bici da strada, una Argon18.

Due bici diverse. E per quanto riguarda il setting?

La Factor e la Argon18 hanno due settaggi completamente differenti, pensate che quella strada è una 52. Vi dico un particolare su tutti, sulla Argon ho il manubrio largo 40. Riesco a saltare da una bici all’altra senza alcun problema.

Quindi hai una biomeccanica più raccolta sulla bici da strada?

Ho il telaio che è decisamente più corto, ma utilizzo l’attacco manubrio da 130. E’ comunque difficile fare delle sovrapposizioni tra i due telai, perché la concezione geometrica è completamente differente.

La bici di Manon Bakker, signora di Vermiglio

10.12.2023
5 min
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VERMIGLIO-Analizziamo ed entriamo nel dettaglio della bicicletta di Manon Bakker, che ha conquistato la gara al femminile in Val di Sole.

Stevens Superprestige, una taglia 58 per la altissima atleta del Team Crelan-Corendon, forse meno tecnica nella guida rispetto a Pieterse e ad Alvarado, ma potente e costante, un’atleta molto solida anche per l’aspetto agonistico.

Rulli prima dell’ultima ricognizione sul percorso
Rulli prima dell’ultima ricognizione sul percorso

Quattro bici, quattro setting

Venti minuti di rulli prima di fare la ricognizione, due giri sul tracciato di gara e un paio di progressioni su asfalto prima di rientrare nel camper per cambiare il vestiario. Ancora una decina di minuti di rulli prima di incolonnarsi verso la partenza, così la Bakker ha strutturato le due ore che hanno preceduto l’inizio della prova al femminile.

Tre biciclette pronte per la gara, più una montata sui rulli e per il riscaldamento. L’unica variabile erano le gomme, ma Manon Bakker ha scelto di utilizzare quella con i tubolari intermedi, i Dugast Typhoon.

Una Stevens Superprestige in Coppa

Le caratteristiche della bicicletta rispecchiano quelle fisiche di Manon Bakker, alta un metro e 82 centimetri. Ovvero una posizione molto allungata e alta sull’avantreno. La bicicletta della atleta olandese è una Stevens Superprestige, taglia 58 e non è sloping. Ha un avantreno voluminoso nello sterzo (dove si notano anche diversi spessori tra il profilato e lo stem) e per quanto concerne la forcella, mentre è più sfinata nella sezione posteriore. Il diametro del reggisella è di 27,2 millimetri (non ha usato un Deda, ma uno Scope, sempre full carbon).

Bakker ha utilizzato due ruote DT Swiss Spline CRC per tubolare (Dugast da 33 per terreni veloci e mescola Monsoon), con mozzo Spline 240s. La piega è una Deda Superzero Carbon, mentre lo stem è il Superbox.

Doppia corona tra le donne, mono tra gli uomini

Volendo considerare il profilo strettamente tecnico è interessante sottolineare la vittoria di un doppio plateau in campo famminile e il dominio di una monocorona in quello maschile con Nieuwenhuis (corona da 44).

Per Bakker una trasmissione Shimano Ultegra con doppia corona anteriore (46-36 e pedivelle da 172,5 millimetri) e una scala pignoni 11-34. I due dischi freno con il diametro da 140 millimetri. Interessante il fatto che, al contrario di altre colleghe che usano la doppia corona, l’olandese non impiega il chain catcher. La sella è una Selle Italia SLR, senza canale centrale di scarico. I pedali, Shimano XTR.

La prima a Vermiglio per Nieuwenhuis è divertimento puro

10.12.2023
4 min
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VERMIGLIO – C’è sempre una prima volta per tutto. Quella di Joris Nieuwenhuis è la prima sulla neve e la parola d’ordine è divertimento, ma senza togliere nulla alla ricerca della massima performance.

Durante le prove di ieri pomeriggio, il forte atleta olandese si è concesso a qualche dichiarazione e approfondimento sul setting della bicicletta.

Nieuwenhuis con il suo staff nella zona cambio
Nieuwenhuis con il suo staff nella zona cambio

Una Trek Boone taglia 56

La bici è quella standard fornita da Trek al Baloise-Trek-Lions. E’ una taglia 56 e Nieuwenhuis utilizza una sella Bontrager, così come le ruote RSL37. Hanno la predisposizione per i tubolari e questi ultimi sono Dugast. Il cockpit non è integrato, stem e curva sono separati, sempre Bontrager. La trasmissione è Sram Red con i comandi che hanno la nuova architettura mutuata dal Force.

Com’é pedalare sulla neve?

E’ divertente, una situazione molto differente a quelle che siamo normalmente abituati ad affrontare nel ciclocross. Se dovessi fare un accostamento potrei dire che è simile alla sabbia. Ma anche in questo caso è difficile essere precisi, perché c’è sabbia e sabbia.

Ti è spiaciuto rinunciare alla prova di Essen per essere qui a Vermiglio?

Mi piacerebbe correre sempre ed ovunque, ma non si può fare. Con il team avevamo messo in calendario Vermiglio, quindi non avendo pressioni dalla squadra e avendo il via libera sono contento di essere qui.

Quali aspettative ti sei creato?

Voglio divertirmi prima di tutto il resto e onestamente godermi anche questa esperienza che è qualcosa fuori dalla norma. Non voglio sottrarre nulla alla prestazione, ma è logico pensare che chi ha già affrontato la neve di Vermiglio parte con alcune skills in più.

E’ più difficile spingere o guidare la bici?

Guidare la bici su un terreno del genere porta via un sacco di energie, diventa fondamentale capire dove lasciarla correre e dove assecondare il cambio di direzione non ricercato. A tratti la bici sembra un cavallo impazzito e si deve guidare molto con il bacino. Proprio in questi momenti la cosa più sbagliata da fare è arpionare la bicicletta.

In merito alla bici hai fatto dei cambi di setting?

La bici è sempre la stessa, la Trek Boone taglia 56 che uso normalmente. Stessa trasmissione, userò la corona singola anteriore con 46 denti e una scala pignoni 10-36. Nessun cambio di setting anche per le pedivelle, uso sempre le 175. Stessa altezza di sella e stesso arretramento. Le ruote rimangono quelle con il cerchio da 37 millimetri.

La rapportatura è sempre questa a prescindere dai percorsi?

La scala posteriore è sempre 10-36, talvolta si interviene sulla corona. Quando il terreno è particolarmente pesante chiedo un plateau da 42, oppure 40 denti.

Invece per i tubolari?

Credo che utilizzerò le gomme da fango, con una pressione inferiore rispetto agli standard. Penso che la pressione adeguata sarà di poco superiore ad un’atmosfera. Ma decideremo domani mattina nelle ultime prove e comunque prima della gara. Mi sono fatto l’dea che la scelta degli pneumatici è molto personale. Ogni scelta sarà giusta e sbagliata al tempo stesso.

Come si costruisce un percorso da ciclocross sulla neve?

09.12.2023
4 min
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VERMIGLIO – La Val di Sole si prepara ad accogliere i crossisti, per la terza edizione della prova di Coppa del mondo di ciclocross. Abbiamo fatto due chiacchiere con Sergio Battistini, ovvero il responsabile del percorso e colui che cerca di far collimare i numerosi tasselli previsti per una competizione di questo calibro. Cerchiamo di capire, attraverso le sue dichiarazioni, l’impegno che comporta costruire un tracciato sulla neve.

Sergio Battistini con un commissario UCI per la verifica del tracciato
Sergio Battistini con un commissario UCI per la verifica del tracciato
Quanto tempo è necessario per costruire questo tracciato?

Si parte mesi prima, ma solo a ridosso dell’evento il percorso di ciclocross prende realmente forma. La variabile più grande da considerare è la neve, che è un materiale non facile da lavorare. Arriviamo a preparare il tracciato sotto data per capire la consistenza del manto e adeguare le modalità di lavorazione.

Rispetto alle edizioni precedenti, la neve è diversa?

Decisamente sì, soprattutto se facciamo un confronto con il 2022. L’anno passato era tanta e soffice e per rendere il tracciato praticabile è stato necessario rimuovere la strato a contatto con il terreno. Quest’anno invece c’è meno neve, ma lo strato inferiore è consistente e diventa una sorta di pavimento. Siamo riusciti a batterla in modo perfetto.

Potrebbe essere un percorso veloce?

Ci sono i presupposti per una gara veloce, proprio perché la neve è più consistente. Potremmo vedere anche più tratti tecnici percorsi in sella alla bici, ovvio che poi le differenze sono relative alla tecnica di guida.

Una neve che potrebbe tenere di più anche nelle curve?

Esattamente, è probabile che lo strato battuto creato in questo 2023 terrà molto di più, un fattore che potrà influire su una media oraria maggiore.

La lunghezza ed il dislivello?

In tutto 2.900 metri e 60 di dislivello positivo. Ci sono comunque delle differenze, perché abbiamo creato due montagnette di neve che non erano presenti nelle edizioni precedenti. Diventano delle sorte di paraboliche improntate ad offrire spettacolo.

La parte nord del tracciato di ciclocross di Vermiglio, sotto al Tonale
La parte nord del tracciato di ciclocross di Vermiglio, sotto al Tonale
Due chilometri e nove, non sembra così lungo!

Come dicevo si lavora per lo spettacolo del ciclocross e cercando di offrire al pubblico una visibilità ottima da ogni angolazione e da ogni punto del tracciato. Inoltre c’è anche l’aspetto televisivo, perché ogni banner, ogni sponsor e telecamera sono posizionati nei punti strategici.

La cosa più complicata da gestire?

Senza dubbio la neve. Nel 2022 prima delle 4 del mattino eravamo all’interno del fettucciato a spalare e battere. Quest’anno siamo tutti molto più rilassati. La neve è imprevedibile.

Quante persone sono coinvolte per la costruzione del tracciato?

Noi del comprensorio siamo una ventina.

Quanto tempo è necessario per rimettere tutto a posto?

Ci vogliono due giorni, senza pause. Perché qui a distanza di una settimana, post evento ciclocross, la stagione dello sci di fondo entra nel vivo e tutto deve essere perfetto.

Freddo estremo e Val di Sole in vista: cosa succede al fisico?

07.12.2023
5 min
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Andreas Leknessund che si allena a -24°, David Gaudu che corre sotto la neve, Simon Pellaud che va in mtb in un freddo e innevato mattino svizzero: cosa succede al fisico quando si fanno sforzi con temperature magari non estreme come quelle del norvegese, ma comunque piuttosto basse? A cosa vanno incontro i ciclocrossisti che domenica saranno impegnati a Vermiglio?

Negli scorsi anni siamo stati nel catino della Val di Sole che ospita la Coppa del Mondo di cross e in effetti i tratti ad ombra in particolare erano davvero freddi. Lì, la temperatura restava ben al di sotto dello zero. E quando atleti e ad atlete ci sfrecciavano vicino fumavano dalla bocca e persino dalla schiena.

Quando Nibali trionfò sulle Tre Cime sotto la neve, a seguirlo c’era il dottor Magni
Quando Nibali trionfò sulle Tre Cime sotto la neve, a seguirlo c’era il dottor Magni

Circolazione inibita

Una situazione non facile che il dottor Emilio Magni ci aiuta ad inquadrare. Il medico in forza all’Astana-Qazaqstan di esperienza, anche in caso di temperature molto fredde, ne ha da vendere. Cosa si devono dunque attendere i crossisti in Val di Sole?

«In questa situazione – dice Magni – si verificano le condizioni estreme e il primo effetto del freddo è la vasocostrizione. Si riduce il calibro delle arterie e come conseguenza c’è meno apporto sanguigno, specie nelle zone periferiche. Per questo, molto più di altre volte, è molto importante effettuare un buon riscaldamento».

In pratica mani e piedi, ma in misura minore anche naso, orecchie, guance… tendono a non avere una completa irrorazione. E senza irrorazione si raffreddano anche più velocemente e, nei casi estremi, si rischia il congelamento. Chiaramente, qui parliamo per teoria, non siamo dispersi ai Poli o in cima ad una vetta himalayana, ma il concetto è quello.

Riscaldamento, abbigliamento e bevande calde aiutano a mantenere sui 37°C la temperatura corporea. Che poi è lo stesso identico concetto, ma a parti inverse, dei gilet di ghiaccio, delle bevande fresche e delle calze di ghiaccio in estate.

I polmoni bruciano

In questo quadro la prima parte dell’organismo che paga dazio sono le vie respiratorie. Basti pensare che sotto a -20 gradi la Fis, la federazione internazionale dello sci, blocca le gare di sci di fondo: un rischio per la salute. Una volta si diceva: «Fa talmente freddo che l’aria brucia i polmoni», una frase che, come tutti i detti, si basa sull’esperienza, ma rende bene l’idea.

«Questa – prosegue Magni – è un’espressione popolare, ma il senso c’è. Nel caso degli atleti, quando si è sotto sforzo e si respira con la bocca aperta si inala una colonna d’aria fredda, molto, molto più bassa della temperatura del corpo. Un’aria che va direttamente nella trachea e nei bronchi sottoponendo le vie respiratorie ad un forte stress termico. Questo ne altera l’equilibrio dei batteri, riduce le difese. E i microrganismi che entrano o che abbiamo in bocca possono avere la meglio su questo equilibrio e possono insorgere infezioni o stati infiammatori».

Da qui bronchiti, polmoniti e altri problemi alle vie alte, come le definisce il dotto Magni. E’ questo comparto del corpo quindi il primo a pagare dazio in caso di freddo estremo.

Lo scorso anno a Vermiglio, Gioele Bertolini in ricognizione utilizzava guanti e copriscarpe riscaldati con un dispositivo elettronico
Lo scorso anno a Vermiglio, Gioele Bertolini in ricognizione utilizzava guanti e copriscarpe riscaldati con un dispositivo elettronico

Muscoli che stress

Ma non sono solo le vie alte, anche i muscoli non se la passano meglio. Essere abituati a certe temperature di certo aiuta, ma non basta ai fini della prestazione. Tempo fa Paolo Salvoldelli ci disse che al di sotto dei cinque gradi i muscoli non rendevano al meglio.

«A livello muscolare – spiega Magni – con temperature molto basse si ha quella che è chiamata rigidità muscolare. Questa si lega al discorso di prima relativo alla microcircolazione. Piedi, gambe, braccia… hanno meno apporto sanguigno, non lavorano in condizioni buone. Con il freddo estremo s’innescano dei processi di sopravvivenza. In pratica l’organismo pensa a mantenersi in vita e a salvaguardare gli organi vitali: cuore, cervello, fegato… quindi concentra la maggior parte del sangue in quelle zone. Prima siamo essere umani e poi atleti».

«Quindi il muscolo si ritrova con meno sangue, è meno reattivo e, cosa affatto non secondaria, è che avendo anche meno sangue fa anche più fatica a smaltire le tossine».

In tutto ciò aumenta anche il consumo calorico. L’integrazione va gestita con attenzione ma, almeno nel contesto del ciclocross in Val di Sole, questo non è un problema enorme, visto che parliamo di uno sforzo la cui durata è di un’ora.

Lo scorso anno, tecnici e atleti, ci dissero che mediamente s’ingerivano un centinaio di calorie in più rispetto allo standard, proprio in virtù di una termoregolazione più dispendiosa. E in tal senso anche l’abbigliamento può aiutare.

Coppa del mondo, meno 4: ritorno a Vermiglio con Fruet

07.12.2023
6 min
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Fu lui, Martino Fruet, a tenere a battesimo la prima edizione del cross sulla neve in Val di Sole. Gli organizzatori ne fecero il protagonista del video di lancio e anche noi lo riempimmo di domande. Oggi il trentino di anni ne ha 46, nel 2023 ha già vinto e pochi giorni fa è arrivato quinto a Motta di Livenza. Il cross scorre ancora nelle sue vene, con il fare scanzonato di sempre. E così, a quattro giorni dal ritorno sulla neve di Vermiglio (in apertura foto Podetti), ripartiamo da lui e dall’idea che si è fatto di questa gara così particolare, voluta da Flanders Classics quando si cominciò a dire che il cross potesse entrare nel giro delle Olimpiadi invernali.

Anche quest’anno Martino Fruet sarà a Vermiglio come opinionista, dopo essere stato uomo immagine del lancio della prova
Anche quest’anno Martino Fruet sarà a Vermiglio come opinionista
Dici che diventerà una classica?

Voi dite che loro ci credono? Diciamo che la possibilità di organizzare sulla neve potrebbero averla anche altre località, bisogna vedere che importanza vuole darle l’UCI. Il momento della stagione non è il più felice, purtroppo. A parte quest’anno che i grossi nomi partono tardi, dicembre è il mese in cui quelli che fanno anche strada vanno in ritiro al caldo. E’ come nelle gare negli USA, dove vanno più che altro quelli che vogliono seguire la Coppa in generale e gli atleti di casa. Però l’idea c’è ed è particolare, è come la Roubaix, ma bisogna starci dietro e lavorare per renderla interessante.

In che senso?

L’anno scorso si sono lamentati che il sabato c’era troppa neve fresca. In realtà, io che sono solo Martino Fruet e ormai vado per i 47, ho girato il sabato e anche la domenica. Sabato giravi da crossista e uno bravo, più o meno, faceva tutto in bici e se cadevi non ti facevi niente. Però sabato sera hanno tirato via tanta neve. La notte ha gelato ed è stato peggio, perché continuavano a cadere. E quando cadi sul ghiaccio, ti fai anche male. Per cui bisogna sempre trovare la giusta misura. Insomma, sono le prime edizioni, non sai mai come va a finire. Il primo anno secondo me è venuta fuori benissimo, perché le condizioni erano stabili e sabato e domenica c’era la neve giusta.

Molto dipende dal meteo, in effetti…

Quest’anno la neve c’è già e altra dovrebbe venire proprio oggi. Ora ce ne sono 20 centimetri, è già tutto bianco. Martedì hanno iniziato a piantare i pali, poi sono passati col gatto per dargli la tirata finale così si assesta bene. In compenso hanno modificato il percorso in extremis, si rimane più sulla sponda dell’arrivo, eliminando la salita più lunga che porta nel tratto in alto (la planimetria fornita alla presentazione la riporta ancora, ndr). Per il pubblico era impegnativo e alla fine si faceva la differenza in discesa e nel traversone in alto. Credo vogliano aggiungere un paio di dossi in zona arrivo per tenere la gara più concentrata e vederla quasi tutta senza doversi allontanare troppo.

La valle dei laghetti di Vermiglio è perennemente all’ombra: la neve tiene. Ma per Fruet dicembre non è il mese migliore (foto Podetti)
La valle dei laghetti di Vermiglio è perennemente all’ombra. Per Fruet dicembre non è il mese migliore (foto Podetti)
Sulle bici non sono state messe a punto soluzioni particolari, di fatto si interviene solo su sezioni e pressioni degli pneumatici…

Hai il limite che da regolamento non si possono usare i chiodi, che probabilmente farebbero una grossa differenza. Magari li usa qualche corridore che abita in Finlandia, che si allena sul ghiaccio e per quello sono imperativi. Ma dato che il regolamento non lo permette, puoi farci poco, quindi devi tirare fuori il meglio da quello che hai. Se non c’è ghiaccio, tra fango e neve non cambia tanto. Il problema grosso è la visibilità, per cui devi usare le lenti più chiare e guidare a sensazioni. E poi c’è il freddo, per cui il vestiario diventa importante. A stare nella neve, congeli molto prima.

L’anno scorso era meno rigido, no?

Dipende dai punti di vista. Nel 2021 c’erano 7 gradi sotto zero, l’anno scorso erano 5, dite che c’è tanta differenza? Era freddo ugualmente soprattutto perché dalla partenza in poi il percorso è sempre all’ombra. L’unico pezzo che vede mezz’ora di sole è il rettilineo di arrivo ed eventualmente se fanno qualche tratto sopra. Se il percorso prende il sole, il terreno molla e viene fuori il fango. Quindi alla fine per tenerla tutta bianca, resteranno nella parte bassa. Non credo che avere 10 metri di fango cambierebbe granché, ma si preferisce che sia tutto nella neve.

Senza il tratto a piedi in salita, le occasioni di mettere le scarpe nella neve spariscono?

Dipende da come fettucciano. Se fai una discesa con una curva a gomito e non riesci a stare in sella, ti tocca scendere e andare a piedi. Ma questo dipenderà molto da come tracceranno, si potrà capire solo alla vigilia. Martedì sera c’erano i pali, ora entreranno con il gatto calcare un po’ la neve. Poi inizieranno a mettere gli striscioni degli sponsor e piano piano tracceranno tutto. Oggi dovrebbe nevicare ancora, per venerdì il percorso sarà pronto ma chiuso. Sabato iniziano a girare e non credo che 50 corridori che ci passano per un’ora e mezza possano fare chissà quali danni.

Il tratto più in alto e la relativa salita sono stati tolti dal percorso, sostituiti da due dossi (foto Podetti)
Il tratto più in alto e la relativa salita sono stati tolti dal percorso, sostituiti da due dossi (foto Podetti)
Sperando che non sia necessario portare via della neve come l’anno scorso.

Penso che non faranno lo stesso errore. Penso che la tireranno appena e basta, devono lasciare lo strato di neve. Se la fanno troppo bassa, poi diventa ghiaccio e non va bene. Meglio lasciarne 10 centimetri, che portarla a 3 e rischiare che con il freddo notturno diventi una lasta di ghiaccio. Perché se poi con i passaggi il ghiaccio si sfonda, diventa anche peggio, perché sotto il terreno è davvero tanto duro. 

Anche quest’anno sentiremo Martino Fruet speaker a Vermiglio?

Non voglio rubare il lavoro a nessuno, faccio il commentatore tecnico al fianco dello speaker. Domani corro il cross del Ponte a Faè di Oderzo, poi vado su, proverò il sabato mattina assieme agli altri e poi mi metto molto volentieri in cabina con Paolo Mei.

Perché all’inizio ti chiedevi se l’UCI crede davvero a questa gara?

Del calendario abbiamo detto. Servirebbe una gara in zona il giorno prima, in Italia o magari in Svizzera. So che Van Kessel correrà a Faè di Oderzo, ma perché immagino che lo abbiano contattato loro, il 9 andrà in Val di Sole e il 10 parteciperà alla Coppa del mondo. Se vuoi dargli importanza, devi metterla a gennaio, ma a gennaio su quel tracciato c’è lo sci di fondo e si farebbe fatica a trovare posto negli alberghi, che anche adesso è una bella impresa. Si potrebbe pensare a Livigno, ma rischi di correre a meno 20 e non si potrebbe. Se il discorso resta legato alla Val di Sole, il posto è Vermiglio. Resta comunque una gara fuori dal normale.

Lo scorso anno fu tolta la neve fresca e rimase il ghiaccio, che rese il percorso scivoloso (foto Podetti)
Lo scorso anno fu tolta la neve fresca e rimase il ghiaccio, che rese il percorso scivoloso (foto Podetti)
Si parlava delle Olimpiadi invernali…

L’ho sentito, ma non ne sono troppo convinto. Sarebbe veramente la svolta, ma il cross c’è da cent’anni e non hanno mai fatto niente di ufficiale. Gare sulla neve se ne sono sempre fatte, una volta quando nevicava di più, non era raro correre sulla neve. Io ho delle foto di Longo e Di Tano che corrono su percorsi imbiancati. Ma siamo sicuri che le federazioni degli sport invernali vogliano far entrare l’UCI nelle loro Olimpiadi? E’ tutto da capire, per ora godiamocela così, sarà sicuro uno spettacolo.

Vermiglio aspetta la Coppa: Casasola ci porta sulla neve

28.11.2023
6 min
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La condizione è in arrivo. E mentre guida dall’aeroporto verso casa, completando il rientro dalla Coppa del mondo di Dublino, Sara Casasola ammette di aver avuto buone sensazioni. Il nono posto, migliore fra le italiane in gara, fa seguito al quarto di Troyes e al podio degli europei e dà un’altra dimensione alle cinque vittorie colte finora. E’ il segno che le cose cominciano a girare anche contro le più grandi. Fra due settimane la Coppa del mondo farà tappa a Vermiglio sulla neve e su quei sentieri bianchi la friulana, che nel cross corre con la maglia FAS Airport Services-Guerciotti – Premac, lo scorso anno colse un ottimo 8° posto. Meglio fece Silvia Persico, quarta, che però quest’anno non ci sarà, per cui le attese azzurre saranno puntate tutte su di lei.

Che cosa significhi correre nella neve, in quel vallone gelido esposto a nord, è qualcosa che può raccontare soltanto chi l’ha provato. Per questo, dopo la presentazione che si è tenuta ieri a Trento, proprio Casasola sarà la nostra guida verso la data italiana di Coppa del mondo, prevista per il 10 dicembre.

Ma cominciamo da te: come stai?

Bene, a Dublino non è andata super bene, però neanche così male. In realtà, per essere stata una giornata un po’ storta, mi sono anche salvata. Per fortuna abbiamo Viezzi, che per ora tiene in alto la bandiera italiana.

E’ stata appena presentata la prova di Vermiglio, che cosa diresti dovendone parlare a chi non ne sapesse nulla?

Sicuramente si corre su un percorso molto particolare e differente, anche più difficile da interpretare, proprio per l’incognita della neve. E’ sempre molto particolare perché appunto in base a com’è il clima, a quanto fa caldo, se ghiaccia oppure no, si possono trovare sempre delle sorprese. Quindi sicuramente sarà un percorso dove valgono molto le doti tecniche. Abbiamo visto l’anno scorso che l’abilità di guida era fondamentale. Avevano disegnato un bel percorso. C’erano anche dei tratti in cui spingere, quindi era completo. Ovviamente sarà più difficile da interpretare rispetto agli altri, perché non siamo abituati a gareggiare sulla neve. Per cui, anche se l’hai già fatta una volta, è come se ogni volta fosse la prima. Quindi, sarà sicuramente una bella gara come lo scorso anno.

L’hospitality sopra il quartier generale della gara è un ottimo punto di osservazione (foto Podetti)
L’hospitality sopra il quartier generale della gara è un ottimo punto di osservazione (foto Podetti)
Come dicevi, molto dipende dalla temperatura. La neve cambia consistenza molto velocemente…

E non si può prevedere molto, per cui prendiamo quel che viene. L’anno scorso, dal sabato alla domenica, abbiamo trovato due percorsi completamente diversi. Il sabato sembrava sabbia e c’erano anche pezzi duri, dove tenere la bici era veramente impegnativo. Invece la notte la temperatura è scesa di colpo e il giorno dopo era un percorso completamente ghiacciato, che non c’entrava niente con quello del giorno precedente. A livello di terreno quindi, è un’incognita da non sottovalutare. Magari guardando le previsioni, si potrà prevedere che percorso ci aspetta.

In che modo quel cambiamento notturno ti fece modificare le scelte tecniche?

Ritoccai solo la pressione delle gomme. Il sabato giravi non tanto gonfio, fra 1-1,2 bar. La domenica invece abbassammo ancora, perché si scivolava tantissimo e proprio non teneva. Mi pare addirittura che Silvia Persico fosse partita a 0,9-1, una cosa del genere, ma non vorrei dire una sciocchezza (nessuna sciocchezza: la bergamasca conferma, ndr). Era un terreno che, se non stavi attento, scivolavi anche sul dritto. E questo incide tanto sicuramente anche sulla scelta delle coperture e su come gonfiare.

Dopo la vittoria 2021 di Van Aert, c’era grande attesa nel 2022 per Van der Poel che però ha deluso (foto Val di Sole)
Dopo la vittoria 2021 di Van Aert, c’era grande attesa nel 2022 per Van der Poel che però ha deluso (foto Val di Sole)
Invece la temperatura in che misura incide? E’ più freddo rispetto a un giorno invernale del Belgio, ad esempio?

In realtà l’anno scorso era freddo, perché ovviamente sulla neve non fa caldo. Però abbiamo patito meno di quando piove e c’è magari qualche grado in più e rimani tutto zuppo. Se in Val di Sole ci sarà clima secco e attorno allo zero come l’anno scorso, sarà sopportabile. La condizione climatica devastante è quando piove per tutta la gara.

E se correndo nella neve nel tratto di salita si bagnano i piedi, quello non provoca un freddo cane?

Bè, i piedi erano parecchio freddi. Su piedi e mani patisci tanto freddo, perché sono le parti terminali. Io ricordo che avevo attaccato degli scaldini nelle scarpe, perché soffro tanto il freddo ai piedi e anche altri avevano fatto così. In realtà nei tratti di corsa a piedi, proprio perché aveva ghiacciato, non c’era neve smossa, quindi non è che ti bagnassi. Era proprio il fatto che faceva freddo, quindi il piede era esposto.

Casasola ha iniziato il 2023 del cross con 5 vittorie, il terzo posto agli europei e il 4° in Coppa a Troyes
Casasola ha iniziato il 2023 del cross con 5 vittorie, il terzo posto agli europei e il 4° in Coppa a Troyes
Se la neve molla, seguire le scie è più complicato?

Sì, sicuramente. In quei casi, la neve somiglia un po’ alla sabbia, quindi il terreno si smuove molto.

Vermiglio e la neve sono un episodio unico nella stagione: sarebbe meglio averne qualcuna in più?

In realtà dipende tutto dai progetti dell’UCI. Io avevo capito che questa prova fosse stata introdotta anche come test per l’eventuale inserimento del cross nelle Olimpiadi Invernali. Se l’idea è ancora quella, sarebbe anche interessante avere qualche prova in più in calendario. Potremmo testare di più il terreno, dato che obiettivamente è una situazione diversa e se non hai dimestichezza con il tipo di terreno, le classifiche possono essere anche stravolte.

Anche perché si tratta di condizioni difficilmente ripetibili, no?

Diciamo che ci sono percorsi ghiacciati che potrebbero somigliare a Vermiglio, la guidabilità almeno è la stessa. Magari 10 anni fa sicuramente i percorsi innevati c’erano. Adesso invece, col fatto che ancora a novembre abbiamo 15 gradi, si capisce che la neve non la vediamo praticamente più. Per questo in certi casi sono avvantaggiati quelli che alla neve ci sono abituati, come gli austriaci: la Heigl l’anno scorso andò bene.

Il podio degli europei è stato per Casasola un ottimo modo per iniziare la stagione delle sfide più prestigiose
Il podio degli europei è stato per Casasola un ottimo modo per iniziare la stagione delle sfide più prestigiose
Alla luce di questo, cosa fa Sara Casasola nella settimana che precede Vermiglio?

Non cambia nulla. Se iniziassero ad esserci più prove di questo tipo, allora per puntarci avrebbe senso provare ad allenarsi sullo stesso tipo di percorso. Ma non è facile, da noi ad esempio, la neve adesso non c’è proprio. Per cui purtroppo avremo solo l’occasione delle prove libere al sabato e diciamo che ce le faremo bastare. A casa è tutto abbastanza secco, c’è bel tempo e quindi ghiaccio non ne trovi ancora.

Giant e Val di Sole Bikeland ancora insieme

30.05.2023
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Nei giorni scorsi Giant e Val di Sole hanno rinnovato la collaborazione iniziata lo scorso anno. Anche per il 2023 Giant sarà infatti Official Sponsor e Bike Partner di Val di Sole Bikeland.

La stagione 2022 è stata vissuta fra le emozioni delle Coppe del mondo di mountain bike e ciclocross e i grandi numeri delle presenze di biker per tutta l’estate turistica. Oggi Val di Sole Bikeland e Giant si preparano a vivere insieme un’altra annata all’insegna del grande fuoristrada, vissuto in tutte le sue declinazioni.

Il primo appuntamento di prestigio è in programma dal 29 giugno al 2 luglio quando la Val di Sole tornerà ad ospitare la Coppa del Mondo di mountain bike. Per il cicloross appuntamento invece il prossimo 13 dicembre nella suggestiva cornice innevata di Vermiglio.

Riccardo Vender è il nuovo ambassador di Giant (foto Giacomo Podetti)
Riccardo Vender è il nuovo ambassador di Giant (foto Giacomo Podetti)

Non solo mondiali

Per Giant la confermata collaborazione con la Val di Sole non si limiterà soltanto al ruolo di Official Sponsor e Bike Parner. Il brand taiwanese contribuirà allo sviluppo di un prodotto ciclabile sempre più ricco e diversificato. L’estate 2023 in Val di Sole sarà infatti quella del progetto Alpine Gravel, con i suoi sei tracciati lanciati in via ufficiale nelle ultime settimane al termine di oltre un anno di lavoro.

Merita di essere segnalata la scelta da parte di Giant del nuovo ambassador. Si tratta Riccardo Vender, che ad appena 12 anni è già stato capace di ottenere successi a livello internazionale nell’Enduro e nel Downhill, oltre a lasciare il segno sui canali social grazie alle sue doti e alle sue discese spericolate sui trail della Val di Sole, di cui è anche ambassador.

Tra le novità ci sono i percorsi Alpine Gravel, alla portata di tutti (foto Alice Russolo)
Tra le novità ci sono i percorsi Alpine Gravel, alla portata di tutti (foto Alice Russolo)

Progetti condivisi

Come anticipato, al centro della rinnovata collaborazione fra Giant e Val di Sole Bikeland c’è il desiderio di condividere nuovi progetti. A confermarlo è Fabio Sacco, Direttore di APT Val di Sole e Grandi Eventi Val di Sole.

«E’ trascorso appena un anno dall’inizio del nostro rapporto di collaborazione con Giant – ha dichiarato – ma la sensazione è di trovarci di fronte a un partner che condivide i nostri progetti e la nostra visione da sempre. Dopo una stagione di grandi soddisfazioni, non vediamo l’ora di costruire insieme una nuova annata di idee e progetti innovativi, per rendere la Val di Sole una destinazione sempre più ambita dai biker di tutto il mondo».

Chiudiamo con le dichiarazioni Claudio Cannizzaro, Sales & Marketing Manager di Giant Italia S.r.L.

«La partnership con Val di Sole Bikeland – ha dichiarato – è senza dubbio una delle nostre attività principali e siamo contenti di proseguire anche quest’anno. Le varie attività di Val di Sole Bikeland sono nell’ottica giusta che muove la comunicazione e i progetti futuri di Giant Italia. Il sostegno che abbiamo deciso di dare a una giovane promessa come Riccardo Vender è sinonimo del grande supporto che vogliamo dare alle nuove generazioni che praticano questo splendido sport».

Giant

Val di Sole Bikeland

La KTM X-Strada di Nicolas Samparisi a Vermiglio

20.12.2022
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Ci siamo fatti raccontare la KTM X-Strada (e alcune scelte tecniche), direttamente da Nicolas Samparisi, appena prima della gara cx in Val di Sole, da lui ha chiusa in quattordicesima posizione assoluta: primo degli italiani.

La geometria con l’avantreno più aperto, soluzione mutuata dal gravel è vantaggio, per la guidabilità e la stabilità. Entriamo nel dettaglio.

Box della nazionale italiana a Vermiglio: una KTM taglia large per Nicolas
Box della nazionale italiana a Vermiglio: una KTM taglia large per Nicolas

Il setting per Vermiglio

E’ l’ultima versione della X-Strada, una bicicletta versatile che viene proposta anche nei diversi allestimenti per il gravel. Quella di Samparisi è una taglia large, con reggisella KS off-set 0 e sella F30 di Selle SMP. C’è la trasmissione Sram Rival AXS con il doppio plateau anteriore (46-38) e con il misuratore di potenza. Il bilanciere posteriore è della serie Force AXS.

Passando invece al cockpit c’è un attacco corto KS e una piega Pro. Le ruote sono le Alchemist full carbon con predisposizione al tubolare. Le gomme sono le Challenge Limus da 33, versione rossa Team Edition.

Che tipo di feeling hai quest’anno con il tracciato?

Percorso molto differente dall’anno passato, con la neve più farinosa e ghiacciata, ma il fondo era completamente diverso. E’ stato trattato in modo diverso, si vede più erba e terra, fattori che influiscono sul comportamento delle gomme. Quest’anno era più simile alla sabbia e paragonabile fin da subito alle condizioni che si erano create nel 2021 verso la fine.

In fatto di gomme quali soo stati i fattori che hanno determinato la scelta?

Era necessario avere del grip e quindi, a mio parere, gli pneumatici da fango sarebbero potuti essere quelli che offrivano il compromesso ottimale, anche nel caso in cui la neve fosse diventata più molle.

Invece quali differenze trovi con la X-Strada nuova, rispetto alla versione precedente?

Le geometrie sono completamente diverse e il telaio è più lungo a parità di taglia. Ho accorciato l’attacco manubrio e sulla nuova versione uso il reggisella 0 off-set. Il fattore che è stato migliorato in modo esponenziale è l’apertura dell’angolo anteriore e questo influisce sulla precisione di guida, ma anche sui tratti dove è necessario fare velocità senza subire i difetti del terreno.

La soluzione che arriva dal gravel quindi per te è un vantaggio?

Sicuramente si, questa bici funziona bene nel cross anche nel gravel spinto. Inoltre ha il vantaggio di avere un ampio passaggio per le ruote, anteriore e posteriore, un vantaggio per far scaricare il fango. Non è una bici dal peso piuma, ma è consistente e poi pochi grammi di differenza nel cross non fanno una grande differenza. La nuova KTM X-Strada è anche più rigida e reattiva.

Bici più rigida, significa una diversa gestione della pressione delle gomme?

A parità di configurazione il setting è rimasto quello.

Vediamo che sulla nuova usi la doppia corona anteriore, come mai?

Ho cambiato già dall’anno passato e con la doppia corona mi trovo meglio, offre maggiori possibilità rispetto alla mono. Con il 46 anteriore, a prescindere dalla scala dei pignoni riesco ad essere veloce, molto più che con la corona singola anteriore. Nei tratti più duri ho il 38 che mi salva la gamba e non mi imballa.

Trasmissione sulla base Rival AXS e cambio posteriore Force, come mai?

Il Rival è molto preciso, mentre il Force ha quel mezzo scatto in più di auto-aggiustamento, che pensato nell’ottica off-road non è banale. Comunque il Rival è un gran bel prodotto anche in fatto di ergonomia, considerando che non è un top di gamma.

Ergonomia?

Personalmente mi trovo meglio con i manettini del Rival, piuttosto che quelli del Force, perché sono più stretti e meno grandi.