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Cross, il meccanico rivela i segreti per il fango

15.12.2020
4 min
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Più il livello è alto, più le condizioni sono estreme e più la bici deve essere al top. Una buona “base” assicura affidabilità, i dettagli possono fare la differenza. La sesta tappa del Giro d’Italia Ciclocross di Ferentino è stata proprio uno di quelle giornate in cui la meccanica doveva essere al top. E il meccanico… anche!

Ne abbiamo parlato con Andrea Stucchi (nella foto in apertura col cappello), giovane tecnico della DP66 Giant Smp, il team del grande Daniele Pontoni.

Gomma Vittoria
Gomma Vittoria Terreno Wet, ideale per fango e bagnato
Gomma Vittoria
Gomma Vittoria Terreno Wet, ideale per fango e bagnato

Prima le gomme…

«La cosa più importante – inizia senza dubbi, Stucchi – riguarda la scelta delle gomme, specialmente in una giornata di fango estremo. Nel caso della gara laziale, proprio perché ce n’era tanto, la scelta era scontata: serviva una copertura ben tassellata, da fango. Oggi i copertoncini sono “spariti”. Si usano i tubolari o i tubeless. Le misure sono tutte al di sopra dei 30 millimetri. Ma dipende dal marchio: il 31 millimetri di uno, può essere il 33 di un altro. Per quel che riguarda le pressioni poi a Ferentino si viaggiava al di sotto delle 2 bar, anche 1.6 per alcuni». 

E le ruote? Dilagano i cerchi a profilo alto. Ma questa più che una scelta è una tendenza del mercato. Forse proprio con fango estremo il basso profilo essendo un po’ più leggero potrebbe dare un piccolo vantaggio visto che si deve portare la bici spesso in spalla.

«Ma a livello di scorrevolezza e sobbalzi, il profilo non incide. Conta più avere la gomma giusta in base alle condizioni del momento».

cambio
La fascetta assicura il filo del cambio elettromeccanico
cambio
La fascetta assicura il filo del cambio elettromeccanico

La pulizia

Trasmissione, altro discorso delicato, soprattutto con il fango. E con essa la lubrificazione. Oliare la catena è meno importante di quel che si possa immaginare, almeno nelle condizioni estreme incontrate a Ferentino. Incredibile, ma quanto pare è così.

«Serve poi anche un po’ di fortuna – riprende Stucchi – Perché quando c’è tanta “palta” questa va ad incidere sulla trasmissione. Il rischio è alto. Sì, si mette l’olio, ma in una situazione estrema dopo 10” la bici è già totalmente sporca ed infangata. Magari si mette l’olio da bagnato che tiene un po’ di più e fa scivolare lo sporco, ma l’acqua calda non s’inventa. Ripeto: il fango è talmente tanto che quasi non ha senso. Piuttosto è importante che catena e pignoni siano ben puliti prima del via. E poi nel caso di Ferentino si facevano due cambi di bici a giro, quindi la lubrificazione lasciava il tempo che trovava».

ciclocross
La camera d’aria infilata nella pedivella
ciclocross
La camera d’aria infilata nella pedivella

I particolari

Per il resto, Stucchi parla di un “equipaggiamento” normale. Perni passanti, movimento centrale, cambio… tutto è di “serie” e non c’è nessun trattamento particolare per questi pezzi.

«In condizioni di fango estremo, il mezzo conta meno. Contano di più le gambe e chi sa correre forte a piedi. Come detto, cambiando spessissimo la bici ci sono meno esigenze, ma allo stesso tempo la bici si “rovina” subito. Nelle prime tappe, con i percorsi veloci, con terra battuta e poco sporco più la bici era perfetta, più scorreva. C’è chi usa degli spray al silicone, anche sul telaio, per far scivolare via il fango, ma quando è tanto… è tanto».

Un piccolo accorgimento, che più che alla prestazione, mira alla “salvaguardia” della bici è un pezzo di camera d’aria inserito nella pedivella. Usando pedali da Mtb con la scarpa che si muove molto lo sfregamento e lo sporco potrebbero rovinare entrambe.

Chi utilizza il cambio elettromeccanico fissa poi con una fascetta il filo, per evitare che s’impigli (e si strappi) in rami o in altre bici, in caso di caduta di gruppo.