Strade Bianche

Nei dettagli (e nei tranelli) della Strade Bianche con Bennati

05.03.2026
5 min
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Archiviato anche il Trofeo Laigueglia è già altissima la febbre per la Strade Bianche. Il grande appuntamento di inizio stagione, quella che è ritenuta, non a torto, il “sesto Monumento”. L’esordio di Tadej Pogacar, gli sterrati, le colline toscane, la polvere e le derapate fino a Piazza del Campo: lo spettacolo è già cominciato.

Per entrare ancora più a fondo nei meandri della corsa senese abbiamo sentito Daniele Bennati. Toscano, che la Strade Bianche l’ha disputata più volte in carriera, arrivando anche undicesimo pur essendo un velocista puro. Ma quando la gamba gira, con coraggio e abilità di guida, anche uno sprinter può togliersi soddisfazioni.

Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Daniele, eccoci alla Strade Bianche: quest’anno 14 settori. Oltre a Colle Pinzuto e Monte Sante Marie, i settori più noti, quali possono essere i tranelli inattesi?

Tranelli… il percorso della Strade Bianche è abbastanza conosciuto ormai. Monte Sante Marie è sempre il tratto che può risultare quasi decisivo, ma non è detto che lo sia in modo definitivo. Anche prima, per esempio, c’è il settore di Lucignano d’Asso, lungo più di 10 chilometri. Lì spesso c’è vento laterale e non sono rare le cadute.

E come dimenticare quella di Alaphilippe?

Non è un tratto difficile dal punto di vista tecnico, ma quando la strada scende con vento laterale è completamente esposta. In quelle condizioni diventa molto pericoloso e bisogna stare davanti. Quando tutti vogliono le prime posizioni la velocità aumenta, la corsa si accende e il rischio di cadute cresce. Non solo, ma usciti da questo settore ci sono circa 800 metri di asfalto, poi si gira a sinistra e si attacca subito Pieve a Salti.

Un tratto che presenta anche begli strappi

Esatto. Poi si va verso Asciano, c’è il rifornimento e subito dopo inizia San Martino in Grania, il settore che precede Monte Sante Marie. Ed è un punto chiave della corsa.

Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Perché, cosa accade a San Martino in Grania?

Qui spesso le squadre più forti, come la UAE Emirates, che ultimamente sta dominando, prendono in mano la situazione. E’ un tratto, anche piuttosto lungo (9,4 chilometri, ndr) in cui si può fare grande selezione per arrivare a Sante Marie e mettere fatica già nelle gambe degli avversari.

Si parla sempre degli sterrati, Daniele, ma c’è anche qualche tratto asfaltato che può incidere?

No, non mi vengono in mente punti particolarmente complicati su asfalto. Forse la discesa di Montalcino prima di imboccare lo sterrato di Lucignano d’Asso. Ma in generale sono strade belle, larghe, veloci. Parliamo di zone patrimonio UNESCO, quindi l’asfalto è buono. Tra l’altro la discesa di Montalcino è stata sistemata di recente.

Prima hai accennato al fatto che tutti vogliono stare davanti e aumenta la bagarre. Ma è così fondamentale stare sempre davanti anche alla Strade Bianche? In fin dei conti non sono le stradine di un Fiandre o di una Roubaix…

Stare davanti è importante, ma certamente si può stare più coperti rispetto al Fiandre o alla Roubaix. Nella prima metà di gara soprattutto, tra uno sterrato e l’altro, si può correre anche più tranquilli. E’ chiaro che dentro i settori tutti vogliono le prime posizioni, ma nella prima parte non è obbligatorio stare sempre a limare. Anche in caso di foratura si riesce a rientrare senza grossi problemi insomma.

Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Tolto Pogacar, che può vincere come vuole: qual è il tratto più decisivo secondo te?

Spesso è sottovalutato il segmento tra l’uscita delle Sante Marie e prima dello sterrato di Monteaperti. Dopo Sante Marie, quando si va verso Castelnuovo Berardenga, c’è spesso una fase di assestamento. Se davanti manca l’accordo qualcuno può rientrare e partire in contropiede.

E Santa Caterina, l’ultima impennata sul basolato di Siena? E’ davvero così tagliagambe?

Sì, perché sei nel finale e molte edizioni si sono decise lì. Pogacar a parte, che è sempre arrivato da solo, ricordo vittorie costruite proprio su quella rampa, come nel caso di Stybar o Cancellara.

E la volata? Bisogna entrare davanti nella curva ai 270-250 metri?

Spesso chi scollina Santa Caterina in testa resta davanti. Non c’è spazio per superare: mancano circa 400 metri, è tutto un destra-sinistra e sorpassare è difficilissimo. Chi passa per primo lì di solito ha più gambe e difficilmente si fa rimontare. Un corridore sveglio non si fa passare.

Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
La Strade Bianche è più selettiva con l’asciutto o con il bagnato?

Quest’anno dovrebbe essere piuttosto asciutta, con temperature intorno ai 20 gradi. Con il bagnato il terreno è più morbido, la bici scorre meno perché affonda un po’, ma in alcuni tratti tiene meglio. Alla fine diventa più selettiva con l’asciutto e la polvere, perché le velocità sono più alte e chi ha più gambe fa la differenza. Con la pioggia aumenta l’imprevisto, tra forature e freddo. Se piove tutto il giorno cambiano le dinamiche, ma più per le condizioni meteo che per il tracciato in sé.

C’è una curva che ricordi in modo particolare? Noi pensiamo, per esempio, a quella in fondo allo “sciacquone” di Monte Sante Marie, dove inizia la salita finale di quel segmento. Non a caso lì Pidcock fece bei numeri…

Ce ne sono diverse di pericolose, soprattutto quelle in discesa percorse ad alta velocità, perché si tratta di una tenuta sempre meno stabile rispetto all’asfalto. Molto dipende anche da come vengono sistemate le strade: quanta ghiaia c’è, quanta ne viene smossa. Spesso sistemano questi sterrati: aggiungono terra e o ghiaia e il fondo resta più “morbido”. Bisogna conoscere quelle sensazioni e avere certe attitudini.

Rispetto ai tuoi tempi è cambiato anche il materiale?

Sì. Oggi si corre almeno con coperture da 30 millimetri, molti usano il 32. Io la prima volta montavo il 25, tubolare. E’ cambiato tanto, ma questi ragazzi sono bravissimi a guidare.

Team Iperfinish, allievi, stagione 2026

Allievi e sviluppo: si va troppo veloci? Sguardo in casa Iperfinish

27.02.2026
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La sensazione generale, che poi si sta trasformando in qualcosa di più, è che i cambiamenti arrivati nel ciclismo professionistico nell’era post Covid si siano riversati a cascata anche nelle categorie giovanili. Prima è toccato agli under 23, e a farne le spese sono state le squadre che non hanno saputo o voluto tenere il ritmo. Ora l’onda del cambiamento sta travolgendo la categoria juniores e il destino sembra lo stesso. Il timore, per chi scrive quasi una certezza, è che tra poco lo scossone arriverà anche agli allievi.

Nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa si dice che tutto deve cambiare affinché le cose restino immutate. Adattarsi per resistere, senza aggrapparsi alle ideologie che hanno guidato il movimento fino ad adesso. Difficile da accettare, probabilmente, ma la via sembra tracciata. Tuttavia non si deve subire tutto passivamente, proporre e tentare di seguire un sentiero dettando però i passi da fare può essere una soluzione

Team Iperfinish, allievi
Il Team Iperfinish è una formazione toscana che lavora nella categoria allievi
Team Iperfinish, allievi
Il Team Iperfinish è una formazione toscana che lavora nella categoria allievi

Imparare

Una delle realtà che sta cercando di fare tutto ciò è il Team Iperfinish, squadra della categoria allievi con sede in Toscana e che ha nel suo staff Elia Favilli, ex professionista con alle spalle anni di esperienza (in apertura in piedi sulla destra). Prima in sella e poi da diesse. 

«Speriamo che i ragazzi possano avere una buona stagione – si augura mentre lo raggiungiamo al telefono – e con questo intendo che possano avere una progressione e un miglioramento sotto l’aspetto fisico, tattico e tecnico. In questi anni da diesse ho visto che tante scuole di ciclismo, nella categoria esordienti, sono indietro sotto questo punto di vista».

Team Iperfinish, allievi
L’approccio è insegnare ai ragazzi a correre: tattiche, allenamenti e tecnica, tutto con l’obiettivo di imparare
Team Iperfinish, allievi, stagione 2026
L’approccio è insegnare ai ragazzi a correre: tattiche, allenamenti e tecnica, tutto con l’obiettivo di imparare
Cosa vuol dire arrivare pronti nella categoria allievi?

Sono partito a fare il diesse dai giovanissimi e ho sempre insegnato loro tattica e cosa vuol dire allenarsi. Non parlo di zone di potenza o altro, ma già riconoscere che ci sono diverse intensità e imparare a gestirsi è qualcosa. Ora tra gli allievi mi trovo ragazzi che non scalano prima di una curva e quando devono rilanciare si piantano e perdono cinque metri. Che nell’arco di una gara sono tutte energie perse. 

Devono imparare…

Il ciclismo non è solamente uno sfogo fisico, c’è tanta tecnica e tattica. I ragazzi devono essere pronti a ricevere informazioni e farne buon uso. Ad esempio noi alla Iperfinish forniamo un misuratore di potenza a tutti i nostri atleti. 

Hai già toccato un tasto importante, gli strumenti…

Quello che conta è l’utilizzo che se ne fa. Noi non estremizziamo, ma insegniamo a utilizzare uno strumento che ormai è fondamentale nel ciclismo moderno. Conoscerlo permette loro di saperlo utilizzare e di imparare ad allenarsi. La nostra squadra fornisce il misuratore di potenza, ma credo che sia importante fare questo investimento anche privatamente.

Team Iperfinish, allievi
La categoria allievi sta acquisendo, con il passare del tempo, sempre più importanza nella crescita dei ragazzi
Team Iperfinish, allievi
La categoria allievi sta acquisendo, con il passare del tempo, sempre più importanza nella crescita dei ragazzi
Il rischio non è di gravare sempre più sulle famiglie e rendere questo sport elitario?

I costi sono abbastanza alti in ogni sport, noi come Iperfinish chiediamo una quota pari a quella di una scuola calcio per iscrivere gli atleti. Secondo me sono i direttori sportivi e le squadre a doversi adeguare al ciclismo. E siccome la categoria successiva, quella juniores, è già un riferimento a livello internazionale, si deve arrivare pronti. Almeno nei concetti. Magari un team non fornisce tutti gli strumenti, ma a livello tecnico lo staff deve saper spiegare ai ragazzi cosa stanno facendo e come, in modo da attutire il salto. 

La linea di demarcazione si abbassa verso i giovani…

E conta la qualità, non la quantità. Allenarsi bene e con l’impegno giusto. I miei ragazzi si allenano tredici ore a settimana, che in confronto ad altre società è meno. Eppure i risultati non mancano. Quando ho fatto il corso da direttore sportivo di secondo e terzo livello mi è rimasto impresso questo concetto: i ragazzi devono essere allenati in base allo sforzo che vanno a fare.

Cioé?

Se le gare durano due ore, allora noi dovremmo allenarli per quel tempo e quello sforzo. Per farlo, uno strumento come il misuratore di potenza aiuta tanto. Perché mettere in bici un allievo per quattro ore? Non serve, meno ore ma funzionali a quello che richiede questa categoria. 

Team Iperfinish, allievi
Imparare vuol dire anche avere un senso di squadra e di condivisione degli obiettivi
Team Iperfinish, allievi
Imparare vuol dire anche avere un senso di squadra e di condivisione degli obiettivi
Per fare questo serve preparazione da parte dei tecnici.

Non nascondiamoci, ora è importante avere dei concetti e trasmetterli ai ragazzi. Inoltre siamo in una categoria in cui da un mese all’altro un atleta può alzarsi di dieci centimetri e prendere tre o quattro chili. E’ chiaro che non si possono far fare gli stessi esercizi a tutti. 

Il rischio è di perdere quelli che maturano dopo?

Esiste. Ma dobbiamo essere bravi a tarare gli allenamenti e i carichi sugli ultimi, non sui primi. Ho dei ragazzi, passati juniores quest’anno, che ho volutamente tenuto con carichi ridotti. Non serve estremizzare, ma aumentare gradualmente. In questo modo possiamo permettere ai ragazzi di crescere e avere carriere lunghe. Altrimenti li bruciamo.

Quanto è concreto il rischio di vedere i team WorldTour mettere mano anche alla categoria allievi?

Secondo me si va in questa direzione. Anche sugli allievi si arriverà ad avere un ciclismo a doppio livello, con chi è già pronto che farà una certa attività e poi tutti gli altri. La cosa da fare è essere bravi e capire che si deve dare modo a tutti di crescere e maturare. Abbassando l’età di selezione, rischiamo di non far combaciare l’età anagrafica con quella biologica.

Team Iperfinish, allievi
Le vittorie non determinano il valore di un atleta, ma non fanno male al morale dei ragazzi
Team Iperfinish, allievi
Le vittorie non determinano il valore di un atleta, ma non fanno male al morale dei ragazzi
Spiegaci…

Se ho un ragazzo di quindici anni alto 170 centimetri e che pesa 60 chilogrammi è a un’età biologica superiore rispetto a uno alto 150 centimetri e che pesa 45 chilogrammi. Ma alla fine cos’è meglio, un corridore che mi guadagna 100 watt di FTP una volta o uno che ogni anno incrementa di 20 watt in maniera continuativa? La risposta mi sembra facile.  

Anche a noi, fatto sta che ora rischiamo di perdere questi ragazzi…

Vero, ma se fai ciclismo in maniera consapevole e insegni questo sport seguendo i giusti principi lo capisci. Non sono le vittorie da allievo o da juniores che determinano chi sei. Io ho corso contro Rafal Majka quando era junior in Toscana, e vincevo le gare contro di lui. Soltanto che Majka ha chiuso la sua carriera al Lombardia quest’anno, io nel 2016. 

Team Iperfinish, allievi
Dopo aver tolto il limite dei rapporti nella categoria juniores il passo successivo sarà toglierlo anche tra gli allievi?
Team Iperfinish, allievi
Dopo aver tolto il limite dei rapporti nella categoria juniores il passo successivo sarà toglierlo anche tra gli allievi?
Che rapporto hanno i ragazzi con tutto ciò che circonda il ciclismo?

A loro pesa tutto meno, hanno tante informazioni e sono predisposti, mentalizzati. Sono attenti a ciò che mangiano, non gli pesano i ritiri oppure allenarsi con strumenti diversi (ad esempio i rulli, ndr). Siamo arrivati a un punto in cui se un ragazzo è dotato abbiamo modo di vederlo grazie agli strumenti e ai dati. Ma questo non deve superare l’estro, la tattica e la tecnica. 

Il limite dei rapporti rischia di sparire anche tra gli allievi?

Non sarebbe una cosa così drastica, nel corso degli anni ho visto tanti ragazzi e posso dire che c’è un limite fisiologico piuttosto che di rapporti. Atleti giovani non possono spingere oltre certi valori, quindi il divario non sarebbe così grande. 

A destra Giuseppe Di Fresco e al suo fianco Riccardo Del Cucina, Team Casano Stabbia 2025

Di Fresco fa le valige e trasloca al CPS Professional Team

02.12.2025
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L’ultimo anno per Giuseppe Di Fresco è stato tutto tranne che facile. L’operazione dell’aorta dopo il malore avuto nell’estate del 2024 gli ha portato non poche complicazioni. Una delle ultime è una operazione da programmare nei prossimi mesi, sempre all’aorta. A dargli una mano in questo momento difficile ci hanno pensato in tanti, in prima battuta Pino Toni, amico e preparatore che ha preso in mano parte della gestione del Team Casano. La leggerezza e la voglia di fare dei suoi ragazzi gli ha permesso di godersi una bella annata, con tante soddisfazioni. A lasciare indietro qualcosa il diesse toscano proprio non ci pensa, il ciclismo farà ancora parte della sua routine, anche se in maniera diversa. 

La grande novità in vista del 2026 è l’uscita da parte di Di Fresco e del suo staff dal Team Casano, si sposteranno tutti al CPS Professional Team

«In estate, ad agosto – ci racconta Di Fresco – era stato portato avanti da me in prima persona grazie all’amicizia che mi lega al presidente del CPS Professional Team: Clemente Cavaliere. Volevamo unire le forze per allargare i nostri orizzonti e arrivare a fare una bella attività il prossimo anno».

Pino Toni, Team Casano Stabbia
Pino Toni, preparatore del Team Casano Stabbia nel 2025, seguirà Di Fresco nella sua nuova avventura al CPS Professional Team
Pino Toni, Team Casano Stabbia
Pino Toni, preparatore del Team Casano Stabbia nel 2025, seguirà Di Fresco nella sua nuova avventura al CPS Professional Team
Com’era stata pensata la collaborazione?

L’obiettivo era di fare una società con affiliazione plurima in Toscana e Campania, ma a livello economico i costi si sarebbero alzati di molto. Infatti per regolamento avremmo dovuto pagare tutti i punteggi per spostare i corridori da un Comitato Regionale all’altro. Di conseguenza ci siamo fermati e si era deciso che avremmo portato avanti il tutto ma con una squadra sola.

In che modo?

La formazione avrebbe preso il nome di CPS Team Casano, e questo ci avrebbe permesso di risparmiare qualcosa. Anche perché lo Stabbia, con il quale avevamo l’affiliazione plurima, ha deciso di chiudere. Poi tutto è saltato e dell’accordo non se n’è fatto più niente. Tutto lo staff, tra cui il sottoscritto, ed alcuni corridori, ci sposteremo al CPS Team. 

Riccardo Del Cucina, Toscana, Team Casano Stabbia
Con la chiusura del G.S. Stabbia il Casano ha cercato altre formazioni con cui fare un’affiliazione plurima, la scelta era ricaduta sul CPS
Riccardo Del Cucina, Toscana, Team Casano Stabbia
Con la chiusura del G.S. Stabbia il Casano ha cercato altre formazioni con cui fare un’affiliazione plurima, la scelta era ricaduta sul CPS
Il progetto era principalmente economico?

Quando due società decidono di mettere insieme le forze, di solito, è un modo per darsi una mano a vicenda. L’accordo con il CPS Team ci avrebbe permesso di ampliare un po’ i nostri orizzonti e di realizzare una doppia attività. Ne sarebbe nata una squadra unica composta da diciotto o diciannove ragazzi. Alla fine però la trattativa non è andata a buon fine e noi abbiamo deciso di spostarci al CPS Team. 

Come mai lasciare il Casano e non proseguire con loro?

Il Casano per me è una seconda famiglia e sono stato benissimo. Tuttavia in questo frangente sentivo che le cose non sarebbero potute andare avanti come prima. Verrà con me anche tutto lo staff che negli anni ho reclutato: Pino Toni, Alessandro Mansueto e anche il nutrizionista. Ci seguiranno anche alcuni dei ragazzi con cui abbiamo già lavorato nel 2025 (i primi anni, ndr) e anche quelli che avevo preso in estate dalla categoria allievi. 

All’interno del CPS Professional Team entrerà a far parte anche Francesco Casagrande
All’interno del CPS Professional Team entrerà a far parte anche Francesco Casagrande
Sembra di capire che la squadra sarà comunque con un numero elevato di corridori…

Avremo sempre tra i diciotto e i diciannove atleti, probabilmente prenderemo qualche ragazzo straniero. L’attività sarà comunque doppia, con un calendario internazionale. Grazie a Stefano Garzelli abbiamo ricevuto un invito per una corsa a tappe in Spagna. Probabilmente ne aggiungeremo un’altra. All’interno dello staff entrerà anche Francesco Casagrande, fino al 2025 era con gli allievi alla Iperfinish. Però visto che abbiamo preso con noi tre dei suoi ragazzi lo abbiamo coinvolto con noi. 

Piganzoli cerca un regalo per le ultime gare con la Polti

13.09.2025
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Tornato in corsa un mese esatto dopo l’ultima volta, Davide Piganzoli ha riallacciato il filo con la strada in maniera naturale. Nelle tre gare toscane che hanno aperto il calendario delle corse italiane di fine stagione l’atleta della Polti VisitMalta ha messo le cose in chiaro. Un terzo posto al GP Industria e Artigianato, ottavo al Giro della Toscana e decimo nella Coppa Sabatini. Tre top 10 che confermano le buone sensazioni avute nei giorni prima di rientrare in corsa e ben 190 punti UCI messi sul tavolo (in apertura foto Polti VisitMalta/Maurizio Borserini). 

La rincorsa alla top 30 del ranking UCI si fa agguerrita e ora è il momento di far vedere che al talento corrispondono anche risultati di peso. Davide Piganzoli lo sa e nelle ultime corse del 2025, nonché le ultime in maglia Polti VisitMalta, vuole fare tutto al meglio. Come sempre.

Non correvi da un po’, sei contento di com’è andata?

Sono felice, alla fine era da un mese che mancavo dalle corse, direi che era un po’ di tempo. Nel mese di assenza dalle gare ho lavorato tanto in altura, sono stato tre settimane in ritiro allenandomi bene. Una volta sceso avevo bisogno di capire a che punto erano le gambe e direi che posso ritenermi soddisfatto. Sicuramente in queste gare di fine stagione potrò utilizzare questo stato di forma per cercare di fare piazzamenti e portare punti alla squadra. 

Da dopo la pausa di metà stagione ti abbiamo visto solamente a Burgos…

Fino al campionato nazionale ho tirato dritto, come al solito, poi mi sono fermato per recuperare e riposare. Mi sentivo stanco e avevo necessità di fermarmi e rifiatare. Sono tornato in gara ad agosto alla Vuelta a Burgos, però non mi sentivo pimpante. Da lì ho resettato tutto e sono tornato ad allenarmi al meglio per questo finale di stagione. 

Altura ad agosto, dove sei andato?

Sono stato vicino a casa (Piganzoli è valtellinese, ndr) e ho diviso i giorni tra Livigno e Stelvio. Mi sono confrontato con la squadra perché non avevo molte gare in programma ad agosto, quindi abbiamo deciso di puntare alle gare di fine stagione. Sicuramente correrò fino al Giro di Lombardia, vedremo se avrò le gambe per arrivare anche alla Veneto Classic. 

Su cosa hai lavorato in questa altura di fine stagione?

Sentivo di aver bisogno di un altro blocco di chilometri e di ore da mettere nelle gambe. Era da un po’ che non facevo uscite lunghe, mi sono concentrato molto sul medio per poi fare dietro motore una volta tornato a casa.

Piganzoli cambierà squadra a fine stagione, le voci lo danno alla Visma Lease a Bike (foto Polti VisitMalta/Maurizio Borserini)
Piganzoli cambierà squadra a fine stagione, le voci lo danno alla Visma Lease a Bike (foto Polti VisitMalta/Maurizio Borserini)
Obiettivo? Solo fare punti?

Ci sono ancora delle possibilità da qui a fine stagione, non ultimo il Giro di Lussemburgo che inizierà il 17 settembre. Devo farmi trovare pronto, l’idea è quella di fare punti ma una vittoria non farebbe male, anzi sarebbe meglio per tutti. 

Saranno le ultime gare in maglia Polti?

Lo saranno, attendiamo l’ufficialità prima di dire tutto. Fa strano pensare di lasciare la squadra che mi ha cresciuto e che mi è stata sempre molto vicina. E’ una realtà italiana e spagnola, quindi molto vicina a me. Penso che questa cosa mi mancherà tanto, però credo sia arrivato il momento di salutarci. Rimarremo sempre in buoni, anzi buonissimi rapporti.

Dieci domande a Ulissi e i suoi primi mesi alla XDS Astana

06.07.2025
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Diego Ulissi si sta godendo un po’ di meritato riposo nella sua Toscana al termine di una prima parte di stagione conclusa con il campionato italiano. Inizialmente il corridore del XDS Astana Team doveva essere al via anche del Tour of Austria il prossimo 9 luglio, ma alla fine si è optato per tirare il fiato. Abbiamo approfittato di questo suo momento di pausa per fare un punto sui primi mesi con il nuovo team.

«Vero – dice subito – il Tour of Austria era in programma, ma dopo il Giro d’Italia si è deciso di fare altre due corse, Gippingen e Giro dell’Appennino, per sfruttare la condizione. Le gambe stavano bene, infatti nella prima delle due ho chiuso all’ottavo posto, mentre nella seconda ho vinto». 

Al Giro dell’Appennino per Ulissi è arrivata la prima vittoria di tappa in maglia XDS Astana
Al Giro dell’Appennino per Ulissi è arrivata la prima vittoria di tappa in maglia XDS Astana
E’ la sedicesima stagione di fila nella quale trovi almeno un successo personale e la sensazione è che possa arrivare anche la diciassettesima.

Quando arrivi a una certa età – dice con un sorriso – non ci pensi a certe dinamiche. Questa stagione era iniziata con l’obiettivo di cercare risultati e fare tanti punti. Ne è scaturito un buon Giro d’Italia, a testimonianza che quando sono in condizione riesco ancora a dire la mia. Non nego che ogni anno diventa sempre più difficile, l’età avanza e riuscire a rimanere con i migliori è dura. Per la diciassettesima vedremo, ci pensiamo a dicembre. 

Come hai vissuto il cambio di squadra?

L’ambiente della XDS Astana mi ha dato grandi motivazioni e sono davvero felice di come sono andati questi primi mesi. Arrivato a una certa età servivano nuovi stimoli e obiettivi diversi. Qui c’era, e c’è ancora, questa sfida di lottare per ottenere punti e rimanere nel WorldTour. Ho accettato di buon grado e stiamo lottando. Dopo tanti anni in Lampre, che poi è diventata UAE, è normale che le strade si possano separare. Ci siamo lasciati bene.

Diego Ulissi (quinto da sinistra) è il road captain della XDS-Astana e la sua esperienza è importante per il team
Diego Ulissi (terzo da destra) è il road captain della XDS-Astana e la sua esperienza è importante per il team
Sei passato dalla formazione numero uno al mondo all’ultima.

Ora non lo siamo più (dice con una risata soddisfatta, ndr). Anzi nel 2025 siamo una di quelle che ha ottenuto maggiori risultati. Però quando sono arrivato in Astana non ho guardato al fatto di essere ultimi, ho guardato alla voglia di risollevarsi. Fino a pochi anni fa era uno dei team più forti al mondo. E’ il ciclismo e sono contento di dare una mano alla squadra per tornare dove merita, ma c’è ancora da fare. 

Si è parlato tanto dello spirito di squadra, che aria si respira?

Siamo felici, tutti stanno dando il loro contributo. A dicembre, nel primo ritiro, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito di essere davanti a una stagione difficile ma importante. 

Ulissi è tornato al Giro dopo un anno di assenza correndo da protagonista
Ulissi è tornato al Giro dopo un anno di assenza correndo da protagonista
Come hai vissuto questa sfida?

Con l’ottica che nulla va lasciato al caso. Anche le gare più piccole sono importanti e si deve lottare tutto l’anno. Devo dire che anche alla UAE Emirates vivevamo così la stagione, infatti erano e sono la squadra numero uno al mondo. Lottavamo per vincere tutto e ho cercato di trasmettere questa mentalità.

Sei tornato anche a correre in gare di primo piano.

L’anno scorso mi era mancato solamente un Grande Giro, le Classiche le avevo corse. Ci tenevo a correre il Giro d’Italia, lo avrei meritato. Quest’anno mi sono ripresentato al via e ho corso un Giro bellissimo. L’ho affrontato diversamente, sono tornato con ambizioni personali e maggiore libertà muovendomi bene. Ho anche preso la maglia rosa in Toscana. 

Il toscano ha indossato anche la maglia rosa per un giorno sugli sterrati di casa
Il toscano ha indossato anche la maglia rosa per un giorno sugli sterrati di casa
L’anno scorso ti era mancata questa libertà?

Ho sempre avuto lo stesso approccio alle gare, ovvero quello che deve avere un corridore di esperienza. La stagione scorsa ho comunque raccolto dei buoni risultati, ho fatto secondo in classifica generale al Polonia, ho vinto il Tour of Austria, ho fatto secondo in Repubblica Ceca. Ho sempre sostenuto che avere una squadra forte intorno sia un vantaggio. Quando posso aiuto e quando tocca a me sfrutto l’occasione. 

Al campionato italiano ha fatto secondo un tuo ex-compagno di squadra, Covi, lo hai sentito?

Siamo molto amici e spesso ci alleniamo insieme. Sì, ci ho parlato. Quando arrivi secondo c’è sempre quell’amaro in bocca difficile da buttare giù. Covi quest’anno è tornato a dimostrare il suo valore, ha già vinto e questo è importante. Poi chiaro che un campionato italiano è un’altra cosa, ma bisogna dare merito a Conca dell’azione e di come ha corso. 

Ulissi e Covi sono stati compagni di squadra al UAE Team Emirates e sono rimasti grandi amici
Ulissi e Covi sono stati compagni di squadra al UAE Team Emirates e sono rimasti grandi amici
Anche Covi sta vivendo una situazione simile alla tua in UAE, visto che è al secondo anno in cui corre un calendario di secondo piano…

Sono due situazioni diverse. Io sono a fine carriera, lui è ancora giovane. Entrano in gioco due situazioni differenti. Secondo me al momento questo calendario gli fa bene. Arriva da due stagioni difficili e sta trovando continuità. Poi fa tanti punti, fattore determinante nel ciclismo moderno. 

Tu quando ripartirai?

Dalle corse in Spagna di fine luglio. Poi sarò al Tour de Pologne e alle classiche del calendario italiano di fine stagione.

Tutti fanno un passo indietro e l’Eroica Juniores salta

05.04.2025
6 min
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Dopo due edizioni l’Eroica Juniores Nations Cup si ferma. A poche settimane dal via la corsa a tappe dedicata ai ragazzi nati tra il 2007 e il 2008 non partirà. I problemi sono stati di natura economica. I due fondatori di questa corsa, Giancarlo Brocci e Franco Rossi non hanno trovato le certezze adeguate per portare avanti un impegno del genere (in apertura foto Eroica Juniores/Guido Rubino). 

«Sono assolutamente dispiaciuto – dice in prima battuta Giancarlo Brocci – questa è la conferma che non ci sono le condizioni di tranquillità per proporre eventi di calibro internazionale in quella che è la categoria di riferimento del ciclismo giovanile. Nessuna delle istituzioni chiamate in causa ci ha potuto dare conferma dell’impegno preso, per motivi diversi. Né Rossi e nemmeno il sottoscritto poteva esporsi ulteriormente per portare avanti una manifestazione che ha dei costi notevoli».

Giancarlo Brocci al via della seconda tappa nell’edizione del 2024 (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Giancarlo Brocci al via della seconda tappa nell’edizione del 2024 (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)

Un passo indietro

Alla luce di quanto appena detto da Giancarlo Brocci è evidente che l’idea e la volontà di portare avanti un evento come quello dell’Eroica Juniores Nations Cup era in mano alla passione dei due fondatori. Nel cercare una soluzione e una stabilità economica si sono imbattuti nel “passo del gambero” da parte delle istituzioni che avevano dapprima dato il via libera per poi fermarsi e ritrattare. 

«Gli enti chiamati in causa – continua Brocci – con i quali avevamo un accordo iniziale non erano in grado di coprire le spese perché anche loro aspettavano finanziamenti che tardavano ad arrivare. Siamo partiti con il cercare supporto da Regione Toscana e dai Comuni che hanno manifestato interesse per le iniziative legate al marchio Eroica. La Nations Cup ha il suo appeal, ma è difficile trovare continuità di spesa. E i bilanci di questi enti alla fine non prevedono risorse da destinare». 

L’Eroica Juniores porta i giovani a conoscere un ciclismo dal sapore antico (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
L’Eroica Juniores porta i giovani a conoscere un ciclismo dal sapore antico (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Insomma, signor Brocci, tutto è legato all’incertezza…

Quando fai una corsa a tappe internazionale ovviamente devi mettere in conto una cifra importante, sopra i 40.000 euro a tappa. Il tirarsi indietro da parte degli enti deriva dal fatto che non possono darti a bilancio le cifre necessarie. Servirebbe una potenza di fuoco maggiore, che ad esempio è propria del Giro d’Italia. Loro possono agire con anticipo e avere già dei fondi. Noi ci muoviamo su bilanci che sono più difficili da gestire, perché siamo sempre nell’arco dell’imprevedibilità.

Cosa che porta a non avere un budget sufficiente…

Arrivi a raccogliere sempre meno di quanto preventivato, per diversi motivi. Rossi e io siamo spinti da un grande spirito, ma quando alla fine ti manca un 20 o 30 per cento del budget previsto non è facile. Negli anni scorsi il marchio Eroica ha coperto le spese rimanenti e lo ha fatto in maniera importante, soprattutto nella prima edizione (il 2023, ndr). Il problema fondamentale è uno…

Quale?

Se non hai una delibera formale (da parte di Regione Toscana e gli altri enti, ndr) dove viene assegnato un fondo sul quale contare cosa si può fare? Io vengo da una storia in cui ho messo cifre astronomiche che mi hanno cambiato la vita proprio per il romanticismo con cui ho proposto il Giro Bio e altri eventi. Sapete bene che non si può continuare a vivere di romanticismo e di imprevisti.

Stefano Viezzi, campione del mondo ciclocross, in azione sugli sterrati della provincia di Siena (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Stefano Viezzi, campione del mondo ciclocross, in azione sugli sterrati della provincia di Siena (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
E’ mancato interesse nella promozione della manifestazione?

Dietro eventi come questi c’è una promozione del territorio che ha una risonanza mondiale. Con Eroica e Strade Bianche abbiamo portato la Provincia di Siena al centro del movimento del ciclismo e del cicloturismo. Lo abbiamo fatto in quella che era la provincia meno ciclistica della Toscana. Abbiamo fatto delle cose che hanno inciso sulla cultura mondiale di questo sport, basti pensare al Tour de France del 2024 con l’inserimento di 32 chilometri di strada sterrata dentro la nona tappa. 

L’arrivo del Giro a Siena, oltre alla Strade Bianche, può aver contribuito nella mancanza di fondi?

Può anche essere, ma questo lo state supponendo voi. L’Eroica Juniores Nations Cup è una manifestazione che ha un costo elevato, vicino ai 250.000 euro ed è sempre stata in mano all’aleatorietà. Cosa che il primo anno è ricaduta in gran parte su Eroica Srl. Ma a un certo punto devono anche essere le istituzioni a fare un passo verso di te e dirti: «Abbiamo individuato questo tipo di risorse». Ma se fino all’ultimo non sappiamo quanto è il contributo come fai a fidarti? Se poi al posto che 80 ti danno 30 chi mette quel che manca?

Gli anni scorsi lo ha fatto il marchio Eroica, come ci dicevi?

Esattamente, come detto prima loro arrivavano a coprire quel che mancava, ma non è un modo sostenibile di andare avanti. 

L’arrivo in Piazza del Campo a Siena vinto dal norvegese Felix Orn-Kristoff (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
L’arrivo in Piazza del Campo a Siena vinto dal norvegese Felix Orn-Kristoff (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Come mai Eroica ha fatto un passo indietro?

Chi gestisce l’utilizzo del marchio deve farlo per le manifestazioni che hanno una resa per i soci. Il marchio Eroica dice che se non ci sono garanzie quest’anno non potremo coprirvi perché il primo anno abbiamo messo 100, il secondo anno 30 ma dal nostro punto di vista possiamo sostenervi soltanto per la corsa di un giorno. 

Eroica prestava il nome, senza quindi un contributo economico fisso?

Sì. Il discorso è stato semplice. Eroica ci ha fornito un contributo economico fisso a fronte della manifestazione di un giorno (che si terrà a maggio, ndr). Che porta anche il nome di Andrea Meneghetti, un socio del marchio purtroppo scomparso. Eravamo noi (Brocci e Rossi, ndr) che vedevamo anche nella corsa a tappe un’opportunità importante. 

Come mai poi non c’è stato un accordo economico fisso sulla corsa a tappe? 

Perché rispetto a un impegno economico di un certo tipo, Eroica ha detto che a quelle condizioni non lo avrebbero sostenuto. Credo sia legittimo, è un marchio che deve rendere conto ai soci della propria produttività. La corsa su quattro o cinque giorni non siamo in grado di garantirla perché non sappiamo quanto ci potrà costare se non ci sono le garanzie istituzionali. 

Permettere ai ragazzi di vivere l’atmosfera del ciclismo dei grandi è un’occasione unica (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Permettere ai ragazzi di vivere l’atmosfera del ciclismo dei grandi è un’occasione unica (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Perché poi alla fine non c’è stata questa garanzia a livello di istituzioni?

Noi a Regione Toscana abbiamo fatto richiesta di un contributo per una cifra e ci hanno risposto che tutta non ci sarebbe stata. Poi quanto ci avrebbero dato non si sa, non siamo stati in grado di avere una risposta. Se poi ti manca anche il contributo del marchio Eroica tutto finisce. Sono scelte legittime. 

Il discorso può essere racchiuso con la frase “Ubi maior, minor cessat” già usata in un nostro editoriale quando si era parlato dell’evoluzione del ciclismo. Le cose non cambiano quando si parla di eventi. L’avvento, gradito, della Sanremo Woman ha portato alla cancellazione del Trofeo Ponente in Rosa. E l’impressione è che il coinvolgimento di Siena per l’arrivo della nona tappa del Giro abbia contribuito a tagliare i fondi per l’Eroica Juniores.

Nel 2024 la città ha ospitato l’arrivo in Piazza del Campo vinta dal giovane Felix Orn-Kristoff, e sempre da Siena erano partite due frazioni della corsa riservata agli juniores. Il rischio è che se si arriva al punto in cui gli eventi di primo livello mangiano quelli più piccoli ci ritroveremo con una casa dal bel tetto ma senza fondamenta.

Bike Connection Agency: al “Cicalino” partner e fornitori di rilievo

29.03.2025
4 min
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Dal 17 al 20 marzo scorso, la splendida cornice della Tenuta Il Cicalino, a Massa Marittima (Grosseto), ha ospitato l’edizione primaverile 2025 del Road Bike Connection Spring. Organizzato da Bike Connection Agency, con Simon Cittati e Giulio Neri a far da timonieri. L’evento si confermato un punto di contatto essenziale per il “networking” tra aziende e media internazionali di settore.

Come tradizione, la tre giorni di meeting ha registrato la partecipazione di alcuni dei marchi più prestigiosi del settore bike, tra cui BMC, Assos, Vision, Fizik, komoot, Avona, Campagnolo, Pirelli e Selle SMP. Accanto a loro è stata coinvolta una selezione dei migliori media europei – bici.PRO era presente con Alberto Fossati – che ha avuto l’opportunità di testare in anteprima assoluta numerosi prodotti che saranno presto disponibili sul mercato.

L’atmosfera, caratterizzata da un mix di innovazione e passione per il ciclismo, ha permesso di vivere un’esperienza unica, pedalando lungo alcuni meravigliosi percorsi della Maremma. Grazie alle tracce fornite da komoot, gli ospiti hanno esplorato sia su strada che gravel i suggestivi paesaggi attorno alla Tenuta Il Cicalino, mettendo alla prova i nuovi materiali proposti dai brand.

Una squadra vincente

Oltre alle novità tecniche, grande attenzione è stata dedicata all’organizzazione dell’evento, che ha beneficiato del supporto di partner di assoluta eccellenza. Le Stagioni d’Italia, Prisma Logistics e Almas Italia hanno contribuito in modo significativo alla riuscita dell’evento, garantendo qualità ed esperienza ad alto livello. Il soggiorno e l’ospitalità alla Tenuta Il Cicalino è stata ulteriormente arricchita dalla presenza di fornitori ufficiali del calibro di Matt, per quanto riguarda l’ambito dell’integrazione alimentare, e Mastri Birrai Umbri che ha deliziato i partecipanti con birre uniche e assolutamente ricercate.

Il Road Bike Connection Spring 2025 ha confermato ancora una volta il proprio ruolo di piattaforma d’incontro tra le aziende e il mondo della stampa specializzata. Un evento che, anno dopo anno, continua a crescere, consolidando il proprio prestigio all’interno della “Bike Industry” internazionale. Il connubio tra test, contatto diretto con i marchi, i loro product manager e la straordinaria location della Maremma, rende questa manifestazione un appuntamento molto importante per chiunque voglia rimanere aggiornato sulle ultime innovazioni del settore.

Con questa edizione si è dunque chiuso un altro capitolo di successo, lasciando già intravedere aspettative molto positive per le future edizioni. Il mondo del ciclismo ha sempre più bisogno di eventi come quelli organizzati da Bike Connection Agency: un’occasione per scoprire, provare e raccontare il futuro delle due ruote.

Una visibilità importante

«Siamo davvero molto felici del connubio creato con la Tenuta Il Cicalino – ha dichiarato Simon Cittati, co-fondatore assieme a Giulio Neri di Bike Connection Agency – a maggior ragione considerando i partner che ci seguono quando organizziamo eventi in questa splendida location. Fare squadra è uno dei nostri obiettivi, probabilmente quello più importante. Come è importante per noi poter dare ampia visibilità a questi brand extra settore rispetto ad una platea di media internazionali sempre molto attenti e sensibili in tema di novità e qualità. Questa collaborazione ci permette di valorizzare ancora di più il territorio, creando sinergie che vanno oltre il semplice evento e generano un impatto positivo a lungo termine. Il nostro impegno è quello di offrire esperienze uniche, coinvolgenti e di alto livello, che possano lasciare un segno concreto nel settore».

BCA

Il Giro in Toscana ed Emilia: la ricognizione di Caruso e Tiberi

18.03.2025
6 min
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Le fatiche della Tirreno-Adriatico sono da poco alle spalle per gli atleti della Bahrain Victorious è stato un altro passo di avvicinamento al Giro d’Italia. Lo scontro tra Juan Ayuso e Antonio Tiberi ha dato un piccolo anticipo di quello che potremmo vedere sulle strade della Corsa Rosa. Lo scalatore laziale ha dato prova di solidità nella cronometro iniziale, mentre ha pagato dazio (se pur in maniera leggera) sull’unico arrivo in salita della Corsa dei Due Mari.

Ma i passi che lanciano la ricorsa alla lotta per la maglia rosa sono ancora lunghi e danno modo di pensare che Ayuso e Tiberi possano crescere ulteriormente. Una caratteristica che non può mancare nel preparare il Giro d’Italia è la cura dei dettagli. In questo Antonio Tiberi ha un’arma in più a suo vantaggio: l’esperienza di Damiano Caruso. I due hanno approfittato di questi ultimi giorni per visionare tre tappe: la nona, la decima e l’undicesima.

Antonio Tiberi e Damiano Caruso sulle strade senesi per visionare gli sterrati
Antonio Tiberi e Damiano Caruso sulle strade senesi per visionare gli sterrati

Le insidie senesi

Per la frazione numero nove, quella degli sterrati senesi, l’attenzione è andata verso i quasi trenta chilometri di strade bianche.

«Siamo stati a visionare due settori – racconta Caruso mentre in sottofondo la musica accompagna il trasferimento dopo l’arrivo di Pergola – quello che alla Strade Bianche è il numero sei (Pieve a Salti, ndr). Forse il più tecnico dei cinque che attraverseremo, con una salitella e due tornanti insidiosi in discesa. A mio avviso sarà un remake di ciò che abbiamo visto alla Strade Bianche, ci saranno grandi distacchi. Gli sterrati impegnativi, che sono in totale tre, arrivano tutti nella parte centrale della tappa. Le cadute saranno all’ordine del giorno».

Sarà importante trovare la giusta pressione delle gomme per pedalare sulle strade bianche e in maniera efficiente nei lunghi tratti asfaltati
Sarà importante trovare la giusta pressione delle gomme per pedalare sulle strade bianche e in maniera efficiente nei lunghi tratti asfaltati

Attenzione ai dettagli

I consigli riguardo a come affrontare gli sterrati senesi arrivano anche da chi la Strade Bianche l’ha corsa. Piccoli dettagli che possono fare la differenza in una gara che potrebbe decidersi sugli episodi.

«Pello Bilbao – continua Caruso – ci ha dato qualche informazione importante, ma lui è uno che la bici sa guidarla davvero bene. Quello su cui ci siamo concentrati Tiberi e io è trovare l’equilibrio sui dettagli tecnici. Penso adotteremo copertoni da 30 millimetri con pressioni non troppo basse, alla fine ci sarà tanto asfalto e serve trovare il compromesso ideale. La condizione degli sterrati sarà simile a quella che abbiamo trovato noi: secchi, polverosi e con poco grip. Vedrete sicuramente un bellissimo spettacolo, forse un pochino al limite per essere in una grande corsa a tappe. E’ giusto mettere le strade bianche, come al Tour si inserisce il pavé ma non si deve esagerare».

Tiberi e Caruso in Piazza dei Miracoli a Pisa, la cronometro Lucca-Pisa sarà la prima tappa dopo il giorno di riposo
Tiberi e Caruso in Piazza dei Miracoli a Pisa, la cronometro Lucca-Pisa sarà la prima tappa dopo il giorno di riposo

Riposo attivo

Al termine della nona tappa i corridori entreranno nel secondo giorno di riposo, dopo quello che arriva una volta rientrati dall’Albania.

«Avere una cronometro dopo il riposo – spiega Caruso – non è facile da gestire. Chi farà classifica dovrà gestire in maniera attiva la giornata di pausa. La partenza dal centro di Lucca è spettacolare ma insidiosa, con l’attraversamento di un tratto in basolato e tante curve. Successivamente la strada si apre e per una quindicina di chilometri ci sarà spazio per gli specialisti, lì chi ha gamba può tenere una media sui 55 o anche 58 chilometri orari. Appena si arriva nei pressi di Pisa torna una parte delicata con un altro passaggio dal centro storico fino all’arrivo in Piazza dei Miracoli. Sarà importante fare un giorno di riposo che permetta agli uomini di classifica di arrivare con il motore acceso».

L’arrivo della frazione che porterà i corridori da Gubbio a Siena sarà in Piazza del Campo
L’arrivo della frazione che porterà i corridori da Gubbio a Siena sarà in Piazza del Campo

Attenti alle imboscate

La terza e ultima frazione visionata da Tiberi e Caruso è stata quella che da Viareggio porta a Castelnovo ne’ Monti. 185 chilometri a due facce, una tranquilla e sorniona, l’altra agguerrita.

«Ci siamo concentrati sugli ultimi 120 chilometri – dice ancora Caruso – da quando inizia la salita di Alpe San Pellegrino. E’ una tappa che si presta al classico scenario da “corsa nella corsa”. La fuga avrà il terreno giusto per muoversi e anche gli uomini di classifica potranno muoversi. Se nei primi 60 chilometri la fuga avrà già preso forma avremo una scalata regolare, altrimenti i ritmi potrebbero alzarsi parecchio. La salita di Alpe San Pellegrino è impegnativa, ma lo è altrettanto la discesa e farsi cogliere impreparati vuol dire inseguire tutto il giorno. E’ una di quelle classiche tappe trabocchetto, se nella fuga entra un corridore non troppo distante dai primi potrebbe rientrare in classifica. Non è facile gestire queste situazioni, perché chiudere sui fuggitivi vuol dire spremere i compagni e su tre settimane di gara ogni goccia di energia conta».

Finale insidioso

Superata la principale asperità di giornata il gruppo punterà deciso verso la provincia di Reggio-Emilia, attraversando l’appennino tosco-emiliano.

«Una volta finita la discesa di Alpe San Pellegrino la strada torna subito a salire – conclude Caruso – con il GPM di Toano e Pietra di Bismantova. Salite di seconda categoria, brevi e ripide con pendenze a doppia cifra. Se dovesse arrivare anche il brutto tempo diventa una giornata in cui qualcuno si può fare male in termini di classifica. Negli ultimi cinque chilometri ci sono due strappetti tosti che era bene visionare. L’asfalto non è in condizioni ottimali, speriamo venga rifatto prima del Giro. In generale saranno tre giorni in cui tenere gli occhi aperti».

San Baronto: la “palestra” di Visconti metro dopo metro

06.02.2025
5 min
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Lungo le rampe della salita di San Baronto si accenderanno i riflettori sulla stagione juniores. Una scalata che per i giovani ragazzi toscani, e non solo, rappresenta un vero e proprio punto sacro del ciclismo. Il teatro di allenamenti e sfide da parte dei ragazzi del team guidato da Luca Scinto e della Mastromarco. Qualche anno fa il San Baronto rappresentava una vera e propria linea di confine tra due nomi di spicco del ciclismo italiano: Giovanni Visconti e Vincenzo Nibali. 

Il San Baronto è stata la salita sulla quale Visconti si è allenato negli anni da pro’ e che tutt’ora affronta spesso nelle sue uscite
Il San Baronto è stata la salita sulla quale Visconti si è allenato negli anni da pro’ e che tutt’ora affronta spesso nelle sue uscite

Nel cuore della Toscana

I due siciliani qui si sono sfidati a colpi di pedale, come faranno i ragazzi juniores tra poche settimane. Giovanni Visconti che in Toscana, proprio in cima al San Baronto, si trasferì quando era junior ci racconta i segreti di questa collina e dei suoi versanti.

«Intorno a questa salita – racconta Visconti – ci ho costruito la mia intera carriera. I versanti sono tre: due dalla parte della provincia di Pistoia e uno da quella di Firenze. Se si vuole dare una lettura agonistica alla salita di San Baronto allora dobbiamo parlare del versante che parte da Lamporecchio, provincia di Pistoia. Salita che si affrontava anche al GP Larciano qualche anno fa».

Le pendenze del San Baronto cambiano a seconda dei versanti, questo è quello più duro, con partenza da Lamporecchio
Le pendenze del San Baronto cambiano a seconda dei versanti, questo è quello più duro, con partenza da Lamporecchio
Presentacela

Misura 3,9 chilometri con un primo tratto della lunghezza di un chilometro facile, le pendenze non vanno oltre il 7 per cento. Poi arriva la parte centrale, che va dal primo al secondo chilometro, chiamata il “drittone”. Un tratto con pendenze molto più impegnative, oltre il 10 per cento. E’ qui che si fa il tempo, ma non bisogna avere fretta di spingere.

Perché?

La strada invoglia a dare tutto, ma alla cima non manca poco. Finita la parte del “drittone” ci sono ancora un paio di chilometri alla fine della salita, tutti con pendenze irregolari: si va dal 5 al 7 per cento, poi ci sono punte al 10 e ancora si torna al 6 per cento. E’ qui che chi ha gamba può spingere e guadagnare tanti secondi. 

Visconti in maglia tricolore al Gp Industria e Artigianato 2012, quello fu uno degli ultimi anni in cui si fece il San Baronto da Lamporecchio
Visconti in maglia tricolore al Gp Industria e Artigianato 2012, quello fu uno degli ultimi anni in cui si fece il San Baronto da Lamporecchio
Insomma, una salita gestire…

In particolare il tratto del “drittone” perché lì ti viene voglia di spingere, ma se vai in acido non hai la possibilità di rilanciare nel tratto finale dove si può fare maggiore velocità.

Quando eri junior questo versante era già pane per i tuoi denti?

No, lo evitavo. Pedalavo sul versante che arriva da Pistoia, leggermente più lungo ma con pendenze meno impegnative. Si tratta di una salita di 5 chilometri al 5 per cento di media. E’ pedalabile e veniva sfruttata da noi corridori, anche da dilettanti, per fare dietro macchina. Era la salita dei classici lavori di finalizzazione, quelli ad alte frequenze di pedalata. 

Il versante da Lamporecchio fu inserito anche nel tratto in linea dei mondiali di Firenze nel 2013
Il versante da Lamporecchio fu inserito anche nel tratto in linea dei mondiali di Firenze nel 2013
Tu abiti in cima al San Baronto, quindi avevi l’imbarazzo della scelta…

La salita da Lamporecchio quando ero professionista la utilizzavo per capire il mio livello di condizione, diciamo che assaggiavo la gamba. Qui facevo degli esercizi legati alla forza, i famosi 20/40. 20 secondi di recupero e 40 ad alta intensità. Quando stavo bene quei 3,9 chilometri li facevo intorno ai nove minuti e sapevo di andare alle gare pronto. 

Hai detto che esiste anche un altro versante.

Esatto, quello di Vinci. Sono dieci chilometri al 3,5 per cento di pendenza media. Non una salita da far male, ma quando ero professionista la si usava per fare lavori dietro macchina o moto ad alta velocità e per tempi più lunghi. Si superavano spesso i 30 chilometri orari e con frequenze sopra le 100 pedalate al minuto

Il gruppo in discesa verso Mastromarco al GP Industria e Artigianato del 2024
Il gruppo in discesa verso Mastromarco al GP Industria e Artigianato del 2024
Ti è mai capitato di fare tutti e tre i versanti?

Spesso, soprattutto quando volevo fare dei giorni con allenamenti duri e tanto dislivello. 

Tutte salite da rapporto lungo?

I versanti di Vinci e Pistoia si fanno tranquillamente con la moltiplica grande: 52 o 53. Mentre se si decide di salire da Lamporecchio è bene preservare la gamba, quindi nelle parti più impegnative meglio la moltiplica piccola per poi rilanciare. Quando al GP Larciano si affrontava più volte questa salita, nei primi passaggi era meglio non indurire troppo il rapporto, altrimenti nel finale si rimaneva senza forze.