Pellizzari e Del Toro, Camerino, Tirreno 2026

Camerino: la forza di Del Toro, il cuore di Pellizzari

14.03.2026
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CAMERINO (MC) – E’ l’unico che per tornare ai bus non ha bisogno di indicazioni. Tra i vicoli di Camerino è a casa, nel vero senso della parola. Incontriamo Giulio Pellizzari sconsolato, ma neanche troppo (e poi spiegherà bene il perché) mentre lascia scorrere la bicicletta verso valle. Da quassù si può solo scendere. Siamo soli: il rumore delle ruote, le sue parole, i nostri passi di corsa per seguirlo.

La tappa è andata a Isaac Del Toro. Il messicano ha dato una grande prova di forza e di maturità. Era già leader della classifica generale della Tirreno-Adriatico. L’atleta della UAE Emirates ha suggellato il tutto con una vittoria di tappa. E tutto sommato, visto lo spessore dell’atleta e della corsa, questo suo successo ci sta anche bene.

Maledetto tendine

Certo, il cuore e il tifo erano tutti per Pellizzari. Qui c’erano la sua gente, il suo popolo, la sua casa, la sua famiglia, i suoi amici. Quando è scattato si è alzato il boato a Camerino, roba da pelle d’oca.

Nel finale, per qualche istante Del Toro non ha risposto al suo affondo. E un po’ tutti quanti ci avevamo creduto. Sarebbe stata la storia perfetta: la vittoria di tappa e magari anche il primato della classifica generale a casa sua. Ma le cose non sono andate così.

E a raccontarcelo è proprio Pellizzari: «Non sono deluso, non so neanche se ho perso il secondo posto e sono terzo – raccontava appunto mentre lasciava la zona d’arrivo in bici – ma poco cambia. Purtroppo è da qualche giorno che ho un problema al tendine (e con la mano si tocca la gamba sinistra fasciata da un vistoso taping azzurro, ndr) e questo non mi ha consentito di spingere bene. Già ieri avevo dolore a sinistra, ho caricato di più sulla destra e mi sono venuti quei crampi. Probabilmente se oggi non si arrivava a Camerino non avrei concluso la tappa. Avevo paura di non finirla. Ho chiuso quarto: non me lo aspettavo».

Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino
Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino

Cuore Pellizzari

E’ incredibile la serenità e la disponibilità di questo ragazzo. Come detto all’inizio, sì, era sconsolato, perché è chiaro che ti dispiace: questa tappa l’hai sognata chissà quante volte. Ma poi abbiamo aggiunto anche: “sconsolato il giusto”. Perché Pellizzari è davvero così. Alla fine parlava con serenità. Senza piangersi addosso o con espressione cupa. Cosa che sarebbe stata del tutto normale. E comprensibile.

Il bello di oggi è stato il tifo. Quanti cartelli “Forza Giulio”, “Daje so”, “Facci sognare”. O gli infiniti “Forza Pellizzari” scritti sull’asfalto. E l’aver lottato oltre che con gli avversari con questo problema fisico, non fa che aumentare l’empatia generale.

Conoscere le strade in questa situazione diventa ancora più importante. Sai che lì puoi risparmiare mezza pedalata. Che dietro la curva la strada tira in quel modo e che quel tornante in discesa chiude meno del previsto quindi la puoi far scorrere e guadagnare piccole, preziosissime, energie.

«Vero – dice Pellizzari – oggi è stato davvero importante conoscerle. Mi ha aiutato parecchio. Poi c’era davvero tanta gente, che ringrazio. Fantastico. Se sono partito troppo presto? No, era quello il momento di provarci. C’era tanta gente a farmi il tifo ed era il mio modo di ringraziarli appunto. Passare in testa sotto il muro è stata un’emozione.

«Però il fatto di essere messo così e stare comunque vicino a Del Toro mi dà morale», come a dire che il bicchiere è mezzo pieno.

Onore al (quasi) re

E Del Toro? Ad Isaac manca solo la passerella finale per consacrarsi re dei Due Mari. Il tridente è alla sua portata. Ma è chiaro che il più forte in questa corsa è lui. Oggi ha vinto zittendo tutti: su errori tattici, una brillantezza non eccessiva e quei rapportoni… che troppo lunghi oggi non erano.

Forse perché la salita era davvero tosta. Noi l’abbiamo fatta a scendere per ritornare in sala stampa e i quadricipiti ci scoppiavano. Figuriamoci in gara, in salita e dopo sei tappe corse a velocità folli. A proposito, stamattina a San Severino Marche si parlava del livello stellare di questa corsa e dei ritmi che hanno sfiancato l’intero plotone se non quei 7-8 big.

«La salita finale era molto dura – racconta Del Toro spiegando dopo l’arrivo – ho visto prima l’attacco di Healy e poi quello di Pellizzari, ma ho aspettato. Sono consapevole che Giulio voleva vincere. So che era emozionatissimo. Però il mio lavoro è vincere, anche se lui è un amico. Ero concentrato sul mio passo e sull’ultima parte, perché sapevo che quella era la più dura. Poi quando siamo arrivati allo sprint ho dato tutto».

Lo incalziamo dicendogli che a sensazione oggi marcava più Jorgenson che Pellizzari. Forse consapevole anche del problema tendineo di Giulio.

«Certo che avevo paura di Jorgenson – replica l’atleta della UAE Team Emirates – però anche quando è partito Giulio non potevo lasciargli spazio, era comunque il secondo nella generale. Jorgenson ieri aveva dimostrato di essere forte e non volevo scherzare col fuoco. Per questo ho cercato di avere tutto sotto controllo fino alla fine».

E poi ha aggiunto: «Tirreno già in tasca? Non fatemi dire niente circa la vittoria finale».

Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta
Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta

Maturità Del Toro

E qui emerge quel pizzico di scaramanzia tipica latina. Ma anche il calore di chi ha questo DNA. Una cosa ci ha colpito in tal senso di Del Toro. In zona mista, man mano che arrivavano i suoi compagni si alzava dallo sgabello, piantava tutti i giornalisti in asso e correva alla transenna ad abbracciarli. Poi tornava con altrettanta solerzia alle interviste. Un vero leader. Uno che sa farsi voler bene e che riconosce l’importanza della squadra.

E poi anche i media sudamericani sono cresciuti al seguito della corsa. Pensate che si è mossa anche ESPN, colosso dell’America Latina. Vuol dire che il ragazzo “acchiappa” eccome.

«Oggi a un tratto sono rimasto solo – spiega Del Toro – ma non ho mai avuto paura, né sono andato nel panico. Di solito sono calmo e voglio dimostrare che non sono un corridore ansioso. Prendiamo proprio il finale di oggi: non ho voluto reagire subito. Sapevo che Jan Christen era vicino e infatti poi è rientrato. La squadra aveva fatto un grande lavoro sin qui e oggi non volevo spremerla troppo. Per questo oggi altri team hanno preso in mano la corsa. Sono orgoglioso della mia squadra e di quel che abbiamo fatto con i ragazzi. Spero di portare a casa la maglia azzurra soprattutto per loro».

Tirreno-Adriatico 2026, 3a tappa, Magliano de' Marsi, Tobias Lund Andresen

Tappa storta per Milan, brindano Andresen e Del Toro

11.03.2026
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MAGLIANO DE’ MARSI (AQ) – La volata affaticata di Milan completa il conto salato della Lidl-Trek in questo mercoledì sotto la pioggia tra l’Italia e la Francia. A capo della terza tappa di 221 chilometri, con la pioggia e l’aria fredda, il velocista di Buja è rimasto da solo troppo presto e ha anticipato lo sprint, trovandosi senza gambe nel momento in cui invece sarebbe servito cambiare passo.

A 1.200 chilometri verso nord, quando ne mancavano 50 al traguardo della tappa di Uchon, Ayuso è rimasto coinvolto in una caduta e ha battuto forte il fianco sinistro. Lo spagnolo, che era leader della Parigi-Nizza, ha provato a ripartire, ma è stato subito evidente che le gambe non riuscissero a girare come dovevano. Così alla fine Juan si è fermato e si è accovacciato nel prato della banchina, toccandosi la gamba ferita. Il meccanico ha caricato mestamente la bici sull’ammiraglia e il corridore è stato portato in ospedale per accertamenti, che per fortuna hanno escluso fratture.

Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, e Del Toro in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila

Decathlon: perfetto lavoro di squadra

La tappa della Tirreno l’ha vinta Tobias Lund Andresen, di maglia Decathlon. La tappa alla Parigi-Nizza se l’è presa invece Vingegaard, anche lui vincente al debutto stagionale: la sua presenza sulle strade francesi ha sollevato qualche perplessità. Se a maggio il danese sarà il faro del Giro d’Italia, perché non ha scelto di prendere le misure alle nostre strade?

«Nei primi 150 chilometri – ha detto Andresen, che nella mixed zone tremava come una foglia – è stato come fare una passeggiata in gruppo. Siamo andati quasi a spasso, parlando fra amici. E poi a 30 chilometri dall’arrivo è come se fosse cominciata un’altra tappa. Per fortuna non ha piovuto troppo e per fortuna il mio treno è stato eccezionale. Hanno fatto un grande lavoro, abbiamo fatto esattamente come previsto e ne sono orgoglioso.

«E’ stato uno sprint difficile da gestire, ma penso che l’abbiamo fatto perfettamente. Tutti dicevano che fosse una tappa troppo lunga per Milan e alla partenza ho sperato che fosse vero, perché in compenso questo era un arrivo perfetto per me. E poi col fatto che più o meno tutti avessero le gambe dure per il freddo, ha dato un senso al fatto che prima di venire qui io abbia corso in Belgio».

Nessun commento da Milan

Milan non ha voluto parlare, ripetendo amaramente che il vincitore fosse un altro. Si trattava “solo” di una tappa della Tirreno, ma la sensazione è che il suo valore fosse superiore a quello che si sia percepito da fuori. Jonathan si è fermato sulla sinistra della strada, si è dato una sistemata con l’aiuto del suo massaggiatore “Gigio” e poi se ne è andato vistosamente contrariato.

La sua volata è nata male ed è finita peggio, quasi dando la sensazione che il treno della Lidl-Trek non si fosse reso conto che gli ultimi 250 metri fossero in leggera salita. Milan è rimasto da solo troppo presto. Si è messo in testa al gruppo restando seduto con una cadenza piuttosto alta. E quando è uscito dalla curva che immetteva sul traguardo, ha provato ad accelerare, ma gli altri dietro hanno cambiato ritmo, mentre l’azzurro non ha potuto fare altro che mettersi nuovamente a sedere.

Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza
Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza

Del Toro al traguardo volante

In questa giornata storta per la Lidl-Trek e di sorrisi intirizziti per Andresen, un altro corridore ha trovato il modo per sorridere. E’ Isaac Del Toro che sul traguardo volante di Casette si è preso un secondo di abbuono e quando arriva dai giornalisti che lo aspettano sotto una tenda frustata dall’acquazzone che nel frattempo si è accanito sul paese, ha il tono basso di uno che non vuole sbilanciarsi.

«Giornate come questa – dice – sono parte del lavoro. Di solito cerco di non prendermi troppo sul serio, ma ovviamente so che non è uno scherzo, quindi devo essere super attento. Il traguardo volante non era previsto, pensavo sarebbe andata via una fuga, ma alla fine il gruppo è rimasto compatto. Non sapevo nemmeno dove fosse la riga, è partita una volata lunghissima e sono riuscito a prendere il terzo posto, quindi direi che è stata un’ottima cosa».

Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante

Fra Isaac e Pellizzari

Lo abbiamo scritto dopo la tappa di ieri: la Tirreno-Adriatico 2026 promette di essere un nuovo duello fra il messicano e Pellizzari. I due si conoscono bene, si sfidano da quando avevano vent’anni e nel Tour de l’Avenir del 2023 si sono sfidati a viso aperto. Se Del Toro è arrivato subito a essere competitivo, i passi avanti di Pellizzari fanno pensare che il gap non sia più così ampio.

«Quel Tour de l’Avenir dovevo vincerlo – dice Del Toro – ma devo dire che mi permise anche di imparare tanto su me stesso e correre contro ragazzi come Giulio è importantissimo. Ancora di più perché è un amico e so di cosa può essere capace. Difficile dire se il futuro delle corse a tappe sarà il nostro. Voglio credere di essere fatto per questo genere di corse, ma non è facile ed è molto difficile pensarci perché è una grande responsabilità. Ovviamente voglio il meglio per me e per il mio amico. E gli auguro solo il meglio».

Terapia, stretching e palestra: così Covi è tornato in corsa

03.06.2024
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L’infiammazione al tendine che ha rallentato la stagione di Alessandro Covi è rientrata totalmente. Nelle settimane che arrivano il corridore del UAE Team Emirates è pronto a recuperare il tempo perduto. La sua voglia di rivincita l’abbiamo già assaggiata in una precedente intervista, ora è il momento di capire come sia tornato in sella e competitivo. Per farlo ci viene in soccorso Victor Moreno, fisioterapista della squadra che ha seguito Covi durante l’infortunio. 

«Covi ha sentito male al tendine d’achille della gamba sinistra – dice Moreno – durante la Tirreno-Adriatico – ha continuato a pedalare per concludere la corsa. Contemporaneamente, crediamo a causa di una compensazione, gli è venuta un’altra infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio destro. In questi casi è sempre difficile capire la causa scatenante, è possibile che il volume e l’intensità della corsa sia stato un fattore determinante». 

L’infiammazione del tendine d’achille provoca un dolore forte che impedisce gran parte dell’attività sportiva (foto MyPersonalTrainer)
L’infiammazione del tendine d’achille provoca un dolore forte che impedisce gran parte dell’attività sportiva (foto MyPersonalTrainer)

Piccoli cambiamenti

Parlando con Covi era emerso che rispetto alla stagione precedente non era cambiato nulla per quanto riguarda la bici. L’unica cosa ad essere cambiata era la soletta delle scarpe, un modello nuovo che sembrava dargli maggiore stabilità. Tanto da cambiare le tacchette Shimano, passando dalle blu a quelle gialle. L’infiammazione del tendine ha poi costretto Covi a tornare alle blu durante questa stagione. 

«Penso che il problema possa essere legato a questo – dice il fisioterapista – il tendine lavorava maggiormente e ha subito un sovraccarico di lavoro. Cosa che si è ampliata con l’intensità della gara e il volume degli allenamenti. Anche se, ad inizio stagione, durante la preparazione invernale, non aveva dolori. Credo che lo sforzo elevato sostenuto alla Tirreno li abbia portati a galla».

La compensazione dovuta all’infiammazione al tendine d’achille ha provocato una seconda infiammazione al ginocchio destro (foto Instagram)
La compensazione dovuta all’infiammazione al tendine d’achille ha provocato una seconda infiammazione al ginocchio destro (foto Instagram)
Come avete reagito al problema?

Non abbiamo fermato del tutto Covi, ma abbiamo ridotto il carico di allenamento. Si è deciso di fargli fare meno intensità e meno ore in bici, questo è stato un fattore importante per il recupero. Sono state anche apportate delle modifiche alla soletta aggiungendo un poco di spessore per fare in modo che il tendine si rilassasse. 

Che terapia è stata fatta?

Tanto stretching e forza in palestra. Lo stretching riduce il dolore perché allunga i muscoli e “scarica” il tendine. La palestra, invece, è servita per rimodellare il tendine e per mantenere un livello alto generale. Con meno ore in bici era necessario tenere l’atleta allenato e in forma.

Lo stretching aiuta a scaricare il tendine e a guarire l’infiammazione (foto Igea Poliambulatorio)
Lo stretching aiuta a scaricare il tendine e a guarire l’infiammazione (foto Igea Poliambulatorio)
Sono stati utilizzati anche dei macchinari?

Il lavoro del fisioterapista è un mix di tutto. I macchinari servono per ridurre il dolore, nel caso di Covi abbiamo fatto tanta terapia laser e usato la Tecar. Però diventa fondamentale anche la palestra, per potenziare il muscolo. 

Rinforzare il muscolo aiuta a togliere l’infiammazione?

Sì, perché il tendine aiuta il muscolo a svolgere la propria funzione. Se questo è poco allenato allora il tendine si sovraccarica ed è facile che si infiammi. Scientificamente il miglior modo per recuperare da un’infiammazione al tendine è unire alla terapia del lavoro attivo. 

Infortuni a muscoli e tendini sono più frequenti a inizio stagione visto il minor livello di condizione (foto Instagram)
Infortuni a muscoli e tendini sono più frequenti a inizio stagione visto il minor livello di condizione (foto Instagram)
Covi è tornato a correre da un mese, ha recuperato pienamente?

Da due settimane lavora a pieno carico, ma si è trattato di un lavoro progressivo fatto settimana dopo settimana. Ha aggiunto ore in bici e intensità con costanza, per non affaticare il tendine. Il suo preparatore e io abbiamo fatto un lavoro congiunto. Appena finisce una gara mi chiama e mi aggiorna su come sta. 

Ha abbandonato la terapia?

Quella strumentale sì. Non fa più Tecar, laser o altro. Continua però a fare forza in palestra e stretching come lavori di prevenzione. Il suo calendario di gare prevede tanti impegni, ma è sempre controllato per evitare ricadute. 

Fortunato: l’esordio alla Tirreno e i passi verso il Giro

19.03.2024
5 min
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Il miglior italiano in classifica generale alla Tirreno-Adriatico è stato Lorenzo Fortunato con la sua 14ª posizione finale. Il folletto dello Zoncolan era al suo primo vero impegno di rilievo con la maglia dell’Astana Qazaqstan Team. Doveva esordire alla Vuelta a Andalucia, ma la protesta degli agricoltori ha rallentato il tutto e dei 450 e più chilometri previsti ne ha corsi solamente 5. Così il primo appuntamento è stato il Trofeo Laigueglia, terminato in 25ª posizione

Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia
Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia

L’esordio tra i due mari

Quando sentiamo Lorenzo Fortunato è appena partito verso la Spagna, direzione Catalunya per disputare la corsa a tappe spagnola. 

«Ho fatto l’ultimo allenamento venerdì – ci racconta – poi sono andato da un amico a fare dei massaggi e ora mi trovo qui al Catalunya. Quella scorsa è stata una settimana di recupero dopo le fatiche della Tirreno. L’unico allenamento lungo è stato quello di venerdì con 4 ore, insieme al “Ballero” (Davide Ballerini, ndr).

«Ho recuperato bene dalle fatiche – continua – la Tirreno è stata la prima corsa importante della stagione, ma non era in programma. Solo che dopo la cancellazione dell’Andalucia sono stato chiamato in causa: non ero al top della condizione, ma non è andata male. Alla fine in salita ero davanti, più o meno. Nella prima tappa impegnativa, quella di Valle Castellana, ho pagato quasi tre minuti. Nelle altre ho tenuto di più il ritmo dei primi».

La Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivo
La Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivo
Di fatto la Tirreno-Adriatico ha stabilito l’esordio in maglia Astana, come lo giudichi?

Positivo tutto sommato. Ci tenevo a fare bene vista la nuova maglia, infatti mi sono fatto trovare discretamente pronto. 

Un esordio tardivo, come hai tenuto il ritmo alto?

In altura sul Teide e poi con tanti allenamenti a casa, l’obiettivo non era essere al 100 per cento fin da subito. Mi sono messo a fare tanto dietro moto e con quello ho tenuto alto il ritmo in vista della Tirreno. I grandi obiettivi saranno più avanti, diciamo con i Grandi Giri e la stagione calda in generale.

Fortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo Zoncolan
Fortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo Zoncolan
Il Giro d’Italia sarà un primo obiettivo?

Sì. Finito il Catalunya andrò in altura per preparare la corsa rosa. Correrò meno rispetto al 2023, ma è una scelta presa di comune accordo con la squadra, in particolare con Mazzoleni. Nel ciclismo moderno correre un pochino meno aiuta a essere più brillanti. La scelta di non fare tante gare, ma molta preparazione, è dovuta anche al fatto che al Giro dovrò essere al top nella seconda e terza settimana, quando ci saranno le salite importanti

Quindi niente classifica generale?

Voglio fare come nel 2021, quando ho vinto sullo Zoncolan. Puntare alle tappe, senza stress. La classifica verrà fuori pian piano, ma non è un obiettivo. Alla fine il mio miglior risultato al Giro è un 15° posto finale: meglio una vittoria di tappa. 

Anche perché la squadra ha bisogno di punti e le tappe ne portano di più…

La classifica qualche punto lo porta, vedremo, chiaro che una tappa fa più gola. In Astana però non ho mai sentito questi discorsi. Noi corriamo per vincere, non per raccogliere punti, come fanno anche tanti altri team. In questo ciclismo molte squadre preferiscono piazzamenti sicuri.

Fortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagione
Fortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagione
Tu sei stato preso per far bene nei Grandi Giri e provare a vincere, senti questa pressione, in virtù della situazione della squadra nel ranking UCI?

Responsabilità sì, pressione no. In squadra non si respira un’aria diversa. E’ un tema sentito, non siamo messi benissimo, ma non c’è stress a riguardo, soprattutto su noi corridori. Ai piani alti indubbiamente si parlerà di questo, ma noi atleti ne siamo fuori. Dobbiamo fare del nostro meglio, come sempre. 

Alla Tirreno hai detto di non essere arrivato al 100 per cento, pensi di riuscire ad avvicinarti ai migliori? Alla top 5, ad esempio?

Penso che quando io migliorerò, durante la stagione, lo faranno anche loro. Alla Tirreno c’erano corridori che hanno vinto Giro e Tour, insomma il livello era alto. Arrivare nei primi cinque la vedo difficile, avvicinarmi di più assolutamente sì. 

Indossare la maglia di un team WorldTour ha cambiato qualcosa in gara?

Si riesce a correre un pelo più davanti, ma se non hai gambe serve a poco. Rispetto alla Eolo, dove arrivavo comunque con i primi, non sono mai da solo. Questa cosa mi dà una sicurezza maggiore, nel caso di problemi sai che hai qualcuno al tuo fianco. Essere più d’uno nei finali di corsa è utile, al Laigueglia, ad esempio, ero lì in appoggio a Scaroni e Velasco. 

Essere in una WorldTour apre le porte anche ad altri Grandi Giri: farai solo il Giro o ne hai altri in programma?

Dovrei farne due, l’altro dovrebbe essere la Vuelta. Due Grandi Giri in una stagione è un bel cambiamento, il calendario è stato modificato rispetto alle passate stagioni. Anche per questo ho iniziato più tardi del solito. Ora però andiamo verso il Giro, a piccoli passi.

Gandin saluta con qualche rammarico e qualche… sassolino

10.01.2024
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L’addio al ciclismo di Stefano Gandin non è passato inosservato, nonostante il corridore di Vittorio Veneto abbia messo alle spalle una sola stagione da professionista. Ha chiuso la sua esperienza con il ciclismo in maglia Corratec-Selle Italia. La decisione è stata annunciata qualche giorno fa, ma dentro di lui era arrivata ben prima. 

«Era un po’ che avevo preso questa scelta – dice Gandin – rimane un po’ di delusione, ma si guarda avanti. Avevo intuito fin da giugno che sarebbe stato difficile rimanere nell’ambiente. La botta morale, o almeno una parte, me l’ha data il Covid che mi ha fatto ritirare dal Giro d’Italia. Mi sono rotto la spalla ad agosto e una volta tornato a correre in Cina, a settembre, mi ero reso conto che la situazione era complicata. E’ stato un peccato, a ottobre c’erano delle belle occasioni per provare a mettersi in mostra, ma non è andata».

La stagione 2023 di Gandin è iniziata in Argentina ed è proseguita con il Trofeo Laigueglia (in foto)
La stagione 2023 di Gandin è iniziata in Argentina ed è proseguita con il Trofeo Laigueglia (in foto)
La Corratec era la tua unica opzione?

No. Ciò che mi ha fatto realmente stare male è stato il fatto che alcune persone nel mondo del ciclismo, che avrebbero dovuto fare i miei interessi, non hanno agito con trasparenza. Qualche squadra a giugno mi ha detto che avrei firmato, mapoi le carte in tavola sono cambiate ed eccomi qui.

Sempre professional o anche continental?

Mi hanno contattato anche delle continental, ma fin da subito ho detto che avrei continuato in squadre professional. Alcune mi hanno anche contattato, ma è andata come detto sopra. 

Con la Corratec c’è mai stato uno spiraglio di rinnovo?

Avevo capito fin da subito che non sarebbe stato possibile. La squadra avrebbe preso dei corridori dal WorldTour, con l’obiettivo di fare punti, e quindi i posti diminuivano. Altri ragazzi avevano un contratto di due anni, mentre il mio era in scadenza. La Corratec non mi ha mai dato parola per il rinnovo, su questo sono sereno: loro sono stati sinceri. 

Nel 2022, quando la Corratec era ancora continental, tre successi di tappa fra Romania e Venezuela (foto Espanalzola Group)
Nel 2022, quando la Corratec era ancora continental, tre successi di tappa fra Romania e Venezuela (foto Espanalzola Group)
Come mai nel 2023 avevi firmato per un anno solamente?

Con la Corratec ho sempre firmato il contratto minino, sia nel 2022 sia nel 2023. Il fatto di aver firmato per un anno solo è legato al fatto che anche se ero neo professionista non ero under 25. I corridori che passano professionisti e sono under 25 devono avere un contratto minimo di due anni. Quando io sono passato pro’, ero già oltre la soglia d’età. 

In che modo giudichi la tua stagione?

E’ stata complicata, si è trattata comunque della prima stagione da professionista. Ho fatto corse importanti come Tirreno-Adriatico e Giro d’Italia. In entrambe ho capito cosa vuol dire essere professionista. Ho fatto errori generali dovuti all’inesperienza e ho capito che il ciclismo è cinico

Facci un esempio…

Nel 2022 io e Rajovic siamo stati i corridori che hanno portato più punti alla Corratec. Io ora smetto e lui è nel WorldTour. Per me in sei mesi, dalla fine del 2022 a giugno 2023, è cambiato tutto, in negativo. Quello che avevo fatto prima era come se fosse stato cancellato.

La maglia dei GPM al Giro di Sicilia 2022. Lo scorso anno il salto tra i pro con la Corratec diventata professional
La maglia dei GPM al Giro di Sicilia 2022. Lo scorso anno il salto tra i pro’ con la Corratec diventata professional
Una sola stagione, anche se a 26 anni, è poco per ambientarsi nel ciclismo dei professionisti?

Sicuramente avevo un anno in meno di occasioni rispetto ai miei compagni, ma quando avevo firmato ero contento e convinto. Non ho rimpianti, sarebbe stato meglio se fosse andata diversamente ma così non è stato. Nonostante sia arrivato tardi al professionismo, ho comunque sofferto: un certo tipo di gare devi anche avere la possibilità di prepararle e di provarle

Come Giro e Tirreno?

Sogni di poter fare il risultato, ma la realtà è diversa. Bisogna partire da piccoli passi. Io per esempio alla Tirreno ho indossato la maglia dei GPM per un giorno. Non è molto, ma per essere la prima partecipazione non è andata male. Al Giro, invece, prima di ritirarmi per il Covid ero riuscito ad entrare in due lunghe fughe. 

Alla sua prima esperienza al Giro (chiuso anticipatamente per Covid) due lunghe fughe per Gandin
Alla sua prima esperienza al Giro (chiuso anticipatamente per Covid) due lunghe fughe per Gandin
Che consiglio ti senti di dare a chi, come te, entra nel professionismo non giovanissimo?

Per chi ha 19-20 anni forse è più semplice, si fa per dire, perché hai un contratto lungo sul quale lavorare. Al contrario, chi è più grande come me ha bisogno di esperienza e di una squadra che ti faccia crescere. Noi alla Corratec lo scorso anno avevamo solamente Conti come punto di riferimento. Quest’anno la cosa è già diversa con l’arrivo di Sbaragli, Mareczko e Bonifazio

Ora sai già cosa farai?

Ho ricevuto qualche proposta. Alcune nel mondo del ciclismo dal lato dell’abbigliamento o dei materiali, comunque fuori dalle gare. L’altra opzione che ho in mente è continuare gli studi e seguire quanto imparato all’ITIS, iniziando così una nuova vita. Vedremo…

Ciclo Appenninica Alte Marche, le strade che ospiteranno la Tirreno

05.01.2024
6 min
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Sono 200 chilometri a misura di ciclista, tracciati in una montagna russa naturale, alimentata dai pendii delle colline e colorata dalla flora e la fauna marchigiana. Si chiama Ciclo Appenninica Alte Marche e rappresenta il fiore all’occhiello di un territorio che ha deciso di puntare sul ciclismo e sul rispetto di chi lo pratica. Sono nove i Comuni che si sono uniti per la realizzazione di questo percorso permanente, promosso e coordinato dal distretto turistico Alte Marche

La dimostrazione che questo è un piccolo paradiso per le due ruote sarà il passaggio della Tirreno-Adriatico in programma il 9 marzo con la tappa Sassoferrato- Cagli(Monte Petrano): 180 chilometri che ripercorreranno per la gran parte la ciclovia, mostrando agli occhi di tutti questa preziosa tracciatura. Sarà l’occasione per ammirare i grandi campioni sfidarsi e battagliare, fino ad arrivare in cima al Monte Petrano, che nel 2009 vide Carlos Sastre arrivare a braccia alzate nel Giro d’Italia vinto poi da Denis Menchov. 

Cos’è la Ciclo Appenninica

Il ciclista non viene mai abbandonato. Per i 200 chilometri l’appassionato viene accompagnato costantemente da cartelli e punti di assistenza. Un percorso autonomo al servizio del pedalatore ad ogni grado di utilizzo della bici.

«La Ciclovia Appenninica Alte Marche (CAAM) – dice Alessandro Gualazzi responsabile di AG Eventi – va a coprire tutti i nove Comuni dello SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne, ndr). E’ una tracciatura interamente tabellata, messa in sicurezza con cartelli di attenzione, segnali stradali molto frequenti. Infatti, si potrebbe fare anche tranquillamente senza avere un navigatore. Ogni incrocio o bivio è segnalato. Ci sono nove stazioni di ricarica, assistenza meccanica e di informazioni. I comuni sono stati ovviamente coinvolti e in questi due anni abbiamo fatto e stiamo facendo una campagna di promozione presso fiere ed eventi. Ora che la ciclovia è operativa, saranno le strutture e i tour operator a darle linfa vitale per animarla.

«Il percorso CAAM – va avanti Gualazzi – può essere affrontato da qualsiasi appassionato. Sono 200 chilometri con 3.500 metri di dislivello. I più allenati la possono concludere tutta d’un fiato, ma per come l’abbiamo pensata, la si può pedalare in più giorni. Le strutture sono sparse nei nove Comuni. Sono presenti come detto le colonnine di ricarica per far sì che anche chi non è allenato e la vuole fare con la e-bike abbia tutto a disposizione per godersela».

Uno sguardo al futuro

Questo progetto vuole animare e rendere alla portata di tutti le Alte Marche, per mostrarne le eccellenze. Tra queste sicuramente, l’enogastronomia è un asset importante di questo territorio. 

«Le Alte Marche – spiega Gualazzi – rappresentano un territorio ricco di cultura, creatività, storia e tradizioni. L’enogastronomia è un altro settore che eccelle da queste parti. Infatti, un’altra chiave di lettura per questo territorio è anche quella di scoprire gli affascinanti borghi, esplorare i tanti spazi artistico-creativi attraverso tappe culinarie che si alternano tra un comune e l’altro. In questo senso stiamo realizzando un itinerario cadenzato da assaggi e soste a tema enogastronomico.

«Stiamo lavorando – conclude Gualazzi – per renderla ancora più accessibile con tracciature che comprendono sentieri offroad che strizzano l’occhio al gravel e alla MTB. L’evoluzione non si ferma e i nove comuni sono volenterosi nel sostenere questo progetto: Acqualagna, Cagli, Piobbico, Apecchio, Cantiano, Sassoferrato, Arcevia, Serra Sant’abbondio, Frontone».

Pedalare in sicurezza

La sicurezza è un argomento molto caro a questo territorio. Su queste strade infatti, si allenava Michele Scarponi e proprio in cima al Monte Petrano è presente un memoriale dedicato al ciclista di Filottrano e alle vittime della strada.

Per uno sguardo tecnico e attento sul percorso ci siamo affidati a Giacomo “Zico“ Pieri, ultracycler di Cagli, classe 1973, mental coach e detentore di record mondiali per everesting. 

«Nella Ciclovia Appenninica Alte Marche – spiega – le strade sono curate benissimo. Il manto stradale è ottimo e il traffico è praticamente inesistente. Le strade con più macchine vengono affrontate per tratti molto brevi. Questo percorso è un modo per scoprire nove Comuni, stretti tra città d’arte e protetti dalle cime del Monte Catria, Monte Nerone e Monte Petrano». 

La tappa

La CAAM è pronta ad accogliere il turismo a pedali in ogni sua forma e declinazione. Tant’è vero che la Tirreno Adriatico ricalcherà gran parte di queste strade nella sesta tappa. Zico su queste strade ci è cresciuto e ha anche raccolto il record mondiale per 11 everesting consecutivi (11 giorni, 23 ore e 46 minuti, con 2.252 chilometri e 89.650 metri di dislivello) sul Monte Petrano su cui sarà posto il finale della sesta frazione.

«Sostanzialmente la tappa è strutturata su un percorso collinare – spiega Zico – quindi non con grandi salite. Insomma tutte colline piacevoli anche da scalare. Non si va mai sopra i 600 o 700 metri di altitudine. Con pendenze che si alternano tra 5 e 7 per cento in salite da 3-4 chilometri. La tappa quindi parte vallonata per poi finire sul Monte Petrano. 

«Per me il Petrano è la salita del cuore – dice Zico – solo quest’anno credo di essere arrivato a 1.200 scalate. Su di essa ho fatto tre record mondiali e ci ho passato anche l’infanzia. Tecnicamente è un’ascesa di 10 chilometri all’8 per cento di pendenza media, che però un po’ inganna. Nel senso che i primi 5 chilometri sono abbastanza ostici, soprattutto i primi 2. Direi che la prima metà è più dura da scalare e la seconda metà si lascia un po’ più pedalare. Però è una montagna abbastanza scoperta dal punto di vista dei venti. Se si trovano condizioni di vento forte diventa veramente dura. Nel 2009 venne fuori una tappa spettacolare e sono sicuro che anche a questa Tirreno il Petrano sarà protagonista e teatro di sfide».

visitaltemarche.it

La Tirreno di Ballerini: solo fatica o anche lavoro buono?

13.03.2023
3 min
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Alla Tirreno si fatica di brutto. E se magari le prime due tappe in linea sulle strade toscane hanno concesso il tempo per tirare il fiato, la tripletta dalla quarta alla sesta e poi la stessa tappa conclusiva di San Benedetto del Tronto con i suoi 1.700 metri di dislivello hanno segnato le gambe dei corridori. Le tappe e il freddo in cui si è corso nel giorno di Sassotetto. E così la corsa, che solitamente veniva utilizzata da alcuni corridori per fare la gamba in vista della Sanremo, ha forse cambiato profilo e funzione.

Nel WorldTour dal Covid in poi non ci sono più gare di preparazione e tantomeno da prendere sotto gamba. Resta da vedere poi in che modo metabolizzare certe fatiche, come spiegava sabato Davide Ballerini sul traguardo di Osimo. Piegato sul manubrio, cercando l’ispirazione per togliersi dal rettilineo di arrivo e tornare al pullman.

«Tutte queste fatiche – diceva – sono a buon fine? Vedremo. Sono stati tre giorni difficili, anche se è stata dura dall’inizio. Percorsi sempre impegnativi, tappe da cinque ore e passa. Ho cercando di tenere più duro possibile ogni giorno. Poi quando le gambe non me lo permettevano, ho cercato di fare gruppetto. I dati in corsa si guardano relativamente, si cerca sempre di dare il massimo per la squadra. Se poi sarà stato utile, ve lo dirò il mese prossimo…».

Nel giorno di Sassotetto, quinta tappa, Ballerini è stato in fuga
Nel giorno di Sassotetto, quinta tappa, Ballerini è stato in fuga

Prima la Sanremo

Ballerini ha la preferenza scritta nel nome, ma prima della Roubaix che gli mangia i sogni, è atteso sabato prossimo alla sfida di Sanremo, in cui si vede di supporto per Alaphilippe più che primo attore.

«Non sto male – spiegava – anche se oggi (sabato, ndr) ho pagato la fuga di venerdì verso Sassotetto. Però da metà gara sono stato molto meglio e speriamo sia il segno della condizione che sta crescendo. Se così sarà, è quello che volevo perché quest’anno punterò tutto sulle classiche. La settimana di avvicinamento sarà nel segno del recupero. Voglio riposare e recuperare le forze il più possibile fino a Sanremo. Non parliamo della Milano-Torino né di sopralluoghi sul finale della Sanremo. Sono stato a farci un giro il mese scorso. Ho visto bene le discese e so quanto sia importante recuperare bene. Non è una gara facile. Dopo 300 chilometri serve energia. Ovviamente vedremo come sta Alaphilippe. Il mio spazio semmai me lo devo un po’ procurare. Lo avrò solo se riesco a scollinare, ma non sarà facile».

Dopo la tappa di Foligno, Ballerini assieme ad Alaphilippe
Dopo la tappa di Foligno, Ballerini assieme ad Alaphilippe

Corsa d’attacco

Nello stesso giorno di Osimo, la trenata di Van Aert sul Muro di Costa del Borgo ha fatto vedere che anche la condizione del grande belga è in crescita, per cui si va delineando una Sanremo nel segno degli attaccanti, più che bloccata a logiche da velocisti. L’eco delle vittorie di Pogacar dalla Parigi-Nizza rafforza questa sensazione.  Ma Ballerini oppone le mani, come a rifiutare l’invito e chiarisce il suo punto di vista.

«Nella mia testa c’è la Roubaix – ha ribadito prima di sparire fra i corridori alla volta dei pullman – sempre la Roubaix, senza nulla togliere alla Sanremo. Bisogna anche essere realistici, si vedrà sabato se riuscirò a scollinare davanti. Di sicuro in quel caso non mi tiro indietro, però vediamo come sta la squadra, come sta “Loulou”. Sappiamo che lui può fare la differenza come gli è già successo. Quindi vediamo: abbiamo più di una carta da giocarci». 

Fabbro, lavori in corso per un 2023 di rivincite

16.01.2023
4 min
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Il suo contratto è in scadenza al termine di questa stagione. Per Matteo Fabbro la Bora Hansgrohe ha rappresentato una svolta nella carriera che lo ha portato al ciclismo WorldTour al fianco di campioni e con responsabilità mai banali. L’anno scorso, complice una bronchite arrivata in un momento delicato, subito dopo la Tirreno-Adriatico, non è riuscito a disputare corse al livello delle sue aspettative. Il 27enne friulano nel 2020 e 2021 ha dimostrato di essere un ottimo gregario con anche tanto margine di crescita personale.

In cerca del giusto spazio per cogliere l’occasione giusta, viene da sé che il 2023 sarà un anno spartiacque sia per l’età che per la sua carriera. Così Matteo ha accettato di darci qualche spunto e aspettativa sulla stagione alle porte.

A dicembre Matteo Fabbro è stato in ritiro con la squadra a Mallorca
A dicembre Matteo Fabbro è stato in ritiro con la squadra a Mallorca
Sei già stato al caldo per il ritiro invernale?

Sì, abbiamo fatto un ritiro a dicembre a Mallorca e a gennaio siamo liberi. Io andrò per conto mio a Gran Canaria e poi andrò diretto alla Volta a la Comunitat Valenciana il 1° febbraio. 

Come sta andando la preparazione?

Buone sensazioni, tutto nella norma. Abbiamo affrontato una preparazione diversa dall’anno scorso perché nel 2022 era più incentrata sul Giro d’Italia. Quest’anno mi preparo lo stesso per il Giro, ma sto cercando di avere un po’ più spazio nelle corse prima e quindi farmi trovare pronto

Quali obiettivi ti ha indicato la squadra?

Essere di supporto al Giro per Vlasov e, se ci sarà l’opportunità, di giocare le mie carte magari con attacchi da lontano oppure su alcune tappe diciamo che mi lasceranno un po’ più di libertà. Siamo i vincitori uscenti con Hindley quindi avremo gli occhi puntati addosso. Ci ripresentiamo con una squadra forte, ma riconfermarsi non è mai facile. Vedremo a ridosso quale sarà la condizione. A me basta non ammalarmi prima e dover dare forfait come ho dovuto fare l’anno scorso a causa della broncopolmonite dopo la Tirreno-Adriatico.

Per questo il tuo 2022 non ha brillato?

E’ stato un brutto anno. Ho fatto uno stop di tre settimane post Tirreno appunto senza toccare la bici. Una battuta d’arresto così lunga in quel periodo è cruciale per tutta la stagione. Infatti ho iniziato ad avere buone sensazioni e andare forte a fine 2022 come al Lombardia, ma ormai le occasioni erano sfumate. 

Matteo Fabbro è del 1997, è passato pro’ nel 2018. Al termine del 2023 scadrà il contratto con la Bora-Hansgrohe
Matteo Fabbro è del 1997, è passato pro’ nel 2018. Al termine del 2023 scadrà il contratto con la Bora-Hansgrohe
Quali sono i tuoi appuntamenti importanti del 2023?

Dovrei fare Giro e Vuelta, però manca ancora tanto, le variabili sono infinite, quindi mi pongo degli obiettivi più vicini che sono andare forte al Giro e al Catalunya. 

Quindi al giro sarete presenti con altre punte?

Hindley non difenderà la maglia rosa, ma ci saranno Vlasov e Kamna che punteranno alla classifica. Noi saremo tutti di supporto e qualora ci fosse l’occasione saremo pronti a giocarci le nostre carte. 

Ti sei già fatto un’idea dei percorsi?

Quello della Vuelta non è un brutto percorso, ma secondo me il Giro è ancora più duro. Penso che sarà simile a quello del 2020. Ci sono tappe lunghe e specialmente l’ultima settimana non perdonerà. Specialmente quello che verrà sprecato nella prima parte, si pagherà alla fine. Ci sono due crono da non sottovalutare. Sulla carta è a mio avviso più impegnativo del 2022. 

Il tuo contratto scadrà a fine stagione, come vivi questa situazione?

Sicuramente da una parte è uno stimolo. Io sono motivato a riscattarmi dalla stagione scorsa penalizzata dagli infortuni e vicende varie. Ho passato un anno a rincorrere la condizione e sicuramente proverò a farmi vedere nella prima parte. Non farò a malincuore la Tirreno, perché è una corsa cui tengo particolarmente. Però sarò al Catalunya e vedendo il percorso, non è semplice nemmeno quello. 

Fabbro alla Vuelta ha visto crescere la sua condizione dopo un 2022 in salita
Fabbro alla Vuelta ha visto crescere la sua condizione dopo un 2022 in salita
Tornando alla tua preparazione, hai fatto modifiche durante l’inverno?

Ho modificato un po’ la posizione in ritiro e mi sono arretrato leggermente. Poi sono passato al manubrio aero della Roval, perché quello che usavo era un modello precedente. 

Come mai questo arretramento?

Mi sentivo un po’ scomodo. La mia sensazione era quella di non riuscire a chiudermi specialmente quando mettevo le mani basse. Da quando ho iniziato a pedalare questo inverno in ritiro, con i tecnici Specialized abbiamo deciso di fare questa piccola modifica. 

Sono cambiamenti di posizione naturali o è dovuto ad altro?

Ero molto estremo prima, al limite in avanti. Un altro elemento che ha forse inciso è l’aver cambiato le scarpe. Avevo le S-Works ed essendo andate fuori produzione da quest’anno sono passato alle Ares. Siamo arrivati a questa conclusione. Ogni tanto ci sta fare qualche piccolo cambiamento. Poi si parla di millimetri, finezze che a livello mentale rappresentano accortezze che possono aiutare. 

Pogacar e Dmt: c’è l’accordo fino al 2027

19.03.2022
3 min
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Tadej Pogacar e Dmt rinnovano oggi, in occasione della Milano-Sanremo, prima grande Classica della stagione, il proprio e “fruttuoso” accordo di collaborazione. Un “deal” importante, considerando la scadenza di questa partnership di sponsorizzazione che le parti hanno fissato, pensate, al 2027! Ancora 5 anni di contratto e di sviluppo del prodotto attendono dunque il campione sloveno, che con le calzature Dmt ha già fissato nel proprio albo d’oro ben due Tour de France, oltre a Classiche Monumento del calibro di Lombardia e Liegi Bastogne Liegi. E la strada da percorrere, in termini di successi prestigiosi, immaginiamo, sarà ancora molto, ma molto lunga…

Pogacar e Dmt hanno chiuso una collaborazione fino al 2027
Pogacar e Dmt hanno chiuso una collaborazione fino al 2027

Lo sviluppo del prodotto

La collaborazione sportiva tra il brand calzaturiero di Bonferraro di Sorgà (Verona) ed il grandissimo campione sloveno si è avviata nel 2019. Partita come una vera e propria scommessa, la partnership si è rivelata da subito vincente. Nel 2020 Pogacar ha conquistato il suo primo Tour de France a soli 20 anni, lo ricordiamo tutti, con quella crono il penultimo giorno di gara dove ha letteralmente strappato la maglia Gialla al connazionale Primoz Roglic. Dopo un brillante bis in occasione del Tour 2021, oltre alle già citate vittorie nelle “Monumento” Liegi-Bastogne-Liegi e Lombardia, non va dimenticato che Pogacar con Dmt ha lasciato il segno anche alla Tirreno Adriatico e all’UAE Tour (entrambe le due brevi corse a tappe WorldTour sono state “centrate” sia nel 2021 che nel 2022).

«Siamo estremamente orgogliosi ed entusiasti – hanno dichiarato Federico e Philippe Zecchetto, i proprietari del Gruppo Zecchetto al quale il brand Dmt fa parte – di poter annunciare il rinnovo fino al 2027 di questo importantissimo accordo di sponsorizzazione con quello che tutti consideriamo il corridore più forte al mondo. Questa è una relazione sportiva unica, siglata da un giovane campione che si affida ad un brand che con lui non vuole porsi alcun limite in termini di successi e di sviluppo dei prodotti futuri».

Pogacar ha aggiunto alla sua già lunghissima lista di successi anche la Strade Bianche, considerata la “sesta monumento”
Pogacar ha aggiunto alla sua già lunghissima lista di successi anche la Strade Bianche, considerata la “sesta monumento”

Il modello preferito? KRSL 

In questi primi anni con Dmt, Tadej Pogacar ha optato per il comfort, il design e per la scelta future-vintage dei… lacci. E indossando il modello KRSL lo sloveno non ha davvero posto alcun limite ai propri sogni di gloria…

Questa specifica calzatura Dmt si caratterizza per essere una scarpa estremamente leggera (appena 205 grammi nella misura 42, la regolabilità dei tacchetti anteriore e posteriore di 8mm…) merito della tomaia ultraleggera e “mono-pezzo” senza cuciture in 3D Engineered Knit – una vera e propria “specialità della casa” in Dmt – della suola anatomica realizzata in fibra di carbonio SL con spessore variabile e delle strutture in maglia estremamente traspiranti a garanzia sia dell’eliminazione dei punti di pressione quanto di un comfort davvero elevatissimo.

Dmt