SANREMO – Andrej Hauptman ha appena finito di rispondere alle domande di un collega sloveno. Il pullman della UAE Emirates è circondato di tifosi, perché nonostante tutto il vero protagonista della Classicissima è stato Pogacar, anche se non ha vinto. E’ stato lui a chiedere il forcing sulla Cipressa e sempre lui ad attaccare per due volte sul Poggio. Gli altri sono rimasti appesi, restando a ruota con il chiaro obiettivo di giocarsela in volata.
Van der Poel già sul Poggio aveva battezzato la carta Philipsen, per cui non ha risposto agli attacchi e non ha dato cambi in discesa. Hauptman ha vissuto la Sanremo dall’ammiraglia e ha diretto i suoi cercando di far riuscire il piano. Per cui il tono è un po’ dimesso, anche se nelle parole c’è la consapevolezza di aver fatto il massimo.
La disamina di Hauptman è lucida: si è fatto il massimo, pochi rimpiantiAttorno al pullman della UAE Emirrates il pieno di tifosi: Pogacar ha infiammato la corsaLa disamina di Hauptman è lucida: si è fatto il massimo, pochi rimpiantiAttorno al pullman della UAE Emirrates il pieno di tifosi: Pogacar ha infiammato la corsa
Qual era il piano?
Vincere la Sanremo (sorride, ndr). Scherzo, dai! No, il piano era andare sulla Cipressa il più veloce possibile, full gas. Del Toro ha fatto un ottimo lavoro, però non è bastato. Tadej ha provato, anche all’arrivo ha fatto veramente un sforzo incredibile e in volata si è piazzato dopo i migliori velocisti al mondo.
Sul Poggio, Tadej non ha tirato come lo scorso anno, a un certo punto si è rialzato chiedendo collaborazione, ma nessuno ha rilanciato…
E’ normale, sai, ognuno ha la sua tattica. Se Van der Poel sapeva che Philipsen era vicino, probabilmente non si è mosso per quello. E se due dei più grandi favoriti della corsa si fermano, si fermano tutti.
Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa ha sbalordito: il ragazzino ha grande soliditàIl lavoro di Del Toro sulla Cipressa ha sbalordito: il ragazzino ha grande solidità
La differenza sulla Cipressa non è bastata perché la corsa non è stata dura come speravate?
Sapevamo di dover fare corsa dura per far arrivare gli altri più stanchi sul Poggio, però non era un compito facile. Sono sicuro che abbiamo fatto una bella corsa, anche se non abbiamo vinto. Però siamo stati vicini, per questo l’amaro in bocca è relativo: di più non potevamo fare. E quando fai tutto il possibile, devi essere felice per quello che arriva.
Del Toro ha vissuto un’altra giornata clamorosa.
Sì, il giovane Del Toro sembra un corridore già esperto, quando serve è sempre lì. Sono sicuro che farà ancora delle belle corse e tanti risultati. Credo che tutti i ragazzi abbiano fatto quello che avevano nelle gambe e per questo dobbiamo essere contenti.
Dopo aver scollinato int esta, POgacar si è portato Van der POel sulla schiena per tutta la discesaIl terzo posto è poco per l’impegno messo, ma Pogacar le ha provate tutte: Hauptman non ha dubbiDopo aver scollinato int esta, POgacar si è portato Van der POel sulla schiena per tutta la discesaIl terzo posto è poco per l’impegno messo, ma Pogacar le ha provate tutte: Hauptman non ha dubbi
Si è fatta la Cipressa in 9’26”, più di quello che pensavate?
Farla in 9 minuti sarebbe stato un po’ troppo super. Si deve sempre puntare in alto, ma il risultato è quello che avete visto. Finirà che i 9 minuti della Cipressa diventeranno come il muro delle 2 ore nella maratona.
E’ mancato qualcuno sulla Cipressa? Dopo Del Toro vi siete un po’ aperti…
Me lo chiedo anche io. Se non abbiamo vinto, qualcosa o qualcuno è mancato. Possiamo fare molte osservazioni mezz’ora dopo della corsa, la verità è che alla fine solo quello che vince ha fatto tutto alla perfezione. E Tadej ha provato a fare il massimo, anche a fare la differenza in discesa. Quando vedi che c’è ancor Philipsen, sai che in volata non hai possibilità, ma comunque te la giochi fino all’ultimo.
Il legame che unisce il marchio Continental alle grandi corse che si svolgono in Italia si arricchisce oggi di un nuovo capitolo. Il brand tedesco è infatti Official Supplier delle grandi Classiche del ciclismo italiano firmate RCS Sport. Stiamo parlando della Strade Bianche, vinta, anzi stravinta da Pogacar, della Tirreno–Adriatico che ha visto il trionfo di Vingegaard, della Milano – Torino di ieri con la vittoria di Alberto Bettiol.
Quest’ultima corsa ha rappresentato una sorta di “antipasto” per la Milano–Sanremo di sabato prossimo. Dopo l’estate, il calendario delle corse che vedranno protagonista Continental come Official Supplier si chiuderà con il Gran Piemonte e Il Lombardia, rispettivamente il 10 e il 12 ottobre.
Continental fornisce gli pneumatici alle macchine di RCS Sport al seguito delle corseContinental fornisce gli pneumatici alle macchine di RCS Sport al seguito delle corse
In mezzo al Giro
Fra Milano-Sanremo e Il Lombardia, le due Classiche che aprono e chiudono il calendario delle corse “Monumento”, ci sarà il Giro d’Italia che vedrà Continental ancora grande protagonista questa volta nel ruolo di Top Sponsor della Corsa Rosa.
Il brand tedesco avrà un ruolo di rilievo anche al Giro-E come sponsor di maglia e con un proprio team che potrà contare su un capitano davvero speciale. Stiamo parlando di Damiano Cunego che nella sua carriera è stato capace di vincere un Giro d’Italia e ben tre Lombardia.
In occasione di tutte le Classiche firmate RCS Sport, la flotta ufficiale delle vetture Toyota sarà equipaggiata con l’AllSeasonContact 2. Si tratta di un prodotto di ultima generazione in grado di garantire elevate percorrenze e una guida sicura in tutte le condizioni atmosferiche. L’ultima generazione del prodotto all-season di Continental è infatti dotata delle più recenti tecnologie che garantiscono una resa chilometrica senza precedenti e di assoluto rilievo nella categoria dei prodotti 4 stagioni.
Oltre a questo, AllSeasonContact 2 è perfetto anche per i veicoli elettrici, come certificato dalla marcatura EV sul fianco. Assicura inoltre un comfort di guida ottimizzato, una ridotta rumorosità e un disegno del battistrada innovativo che permette un ottimale drenaggio dell’acqua e un’aderenza eccezionale su ogni superficie.
Damiano Cunego sarà capitano del team Continental al Giro-E (foto RCS Sport)Damiano Cunego sarà capitano del team Continental al Giro-E (foto RCS Sport)
Numeri importanti
Oggi Continental è presente in 57 Paesi in tutto il mondo. La divisione Pneumatici conta 20 siti di produzione e 16 di sviluppo. Con i suoi 57.000 dipendenti, Continental si colloca tra i leader delle tecnologie di produzione di pneumatici con un’ampia gamma di prodotti per autovetture, veicoli commerciali e due ruote. Tutto ciò è reso possibile a continui investimenti in ricerca e sviluppo. Continental garantisce un importante contributo alla mobilità sicura, economica ed ecologicamente efficiente.
In occasione della recente Strade Bianche – quale migliore coincidenza, verrebbe voglia di dire… – Enervit è tornata in televisione con un proprio originale spot per raccontare Tadej Pogacar, e i suoi successi, con il “behind performance” del talento sloveno. E a firmare questa coinvolgente campagna di comunicazione ha pensato ancora SUNTIMES, l’agenzia strategico-creativa milanese, ma dal cuore spezzino, legata ad Enervit già dal 2022.
Il nuovo spot Enervit, pensato da Suntimes e girato in Spagna a dicembre, parte dai successi a dir poco “stellari” centrati da Pogacar in passato, per poi svelarne i retroscena. Su tutti, l’attenzione minuziosa e costante ad ogni singolo e più piccolo dettaglio per arrivare nelle migliori condizioni in quei momenti decisivi che possono portare alla vittoria.
Una vera e propria narrazione ritmata e incalzante dei “Momenti per cui vivo” del corridore fenomeno del UAE Team Emirates. Lo spot, come già anticipato andato in onda per la prima volta sabato 2 marzo durante le Strade Bianche, sarà “on air” nei prossimi mesi con un’importante pianificazione sia su Eurosport che sui canali RAI. La stessa campagna vivrà contemporaneamente anche su digital e su social.
Con questa grafica, Enervit ha celebrato la vittoria di Pogacar alla Strade Bianche sui suoi socialCon questa grafica, Enervit ha celebrato la vittoria di Pogacar alla Strade Bianche sui suoi socialIn evidenza i numeri della gara toscana, in modo da quantificare la grandezza della prova dello sloveno
Uno spot coinvolgente
«Siamo molto soddisfatti di aver girato, con un Ambassador come Pogacar, questo spot che in pochi secondi racconta ed emoziona – ha dichiarato Paolo Calabresi, il Direttore Marketing Sport & Fitness di Enervit – uno spot in grado di mostrare alcuni momenti intimi e intensi che sono dietro alle quinte della performance e delle vittorie di un campione davvero unico. In questi anni abbiamo instaurato un rapporto proficuo con tutto lo staff del Team UAE e con Pogacar stesso, per mettere a punto prodotti altamente innovativi che soddisfino appieno le esigenze del ciclismo moderno. Da questa collaborazione è difatti nata la nuova linea Enervit C2:1PRO».
«Siamo estremamente felici del percorso che stiamo facendo con la Divisione Sport di Enervit – ha ribattuto Francesco Pelosi, founder di Suntimes – perché la nostra è una partnership di assoluto valore che ci consente di sostenere la leadership di Enervit. E questo spot ne è in qualche modo la conferma. Durante il 2023, Tadej Pogacar ha fatto qualcosa di incredibile e da subito abbiamo pensato a come interpretare e valorizzare questo atleta. Abbiamo girato in tempi davvero… sfidanti, sulle strade spagnole attorno a Benidorm, in dicembre, ma grazie all’expertise verticale del nostro team sport siamo riusciti a costruire uno spot ingaggiante e molto coinvolgente».
Tadej Pogacar ha cambiato metodo di approccio alla stagione, complice il suo esordio al prossimo Giro d’Italia. Finora ha messo nelle gambe tanti giorni di allenamento e uno solo di corsa, alla Strade Bianche. Un esordio che ha tolto molti dubbi sul suo stato di forma. La seconda corsa della stagione per lo sloveno sarà la Milano-Sanremo. Il corridore del UAE Team Emirates ha già tentato l’assalto alla Classicissima di Primavera nel 2023. Ora il suo approccio è cambiato, e la curiosità è tutta intorno a quello che potrà fare sul traguardo di Via Roma.
L’esordio stagionale dello sloveno è stato promettente: una Strade Bianche dominataL’esordio stagionale dello sloveno è stato promettente: una Strade Bianche dominata
Esordio brillante
Alessandro Petacchi, che la Sanremo l’ha vinta da corridore e ora è opinionista della RAI, ci può dire cosa può cambiare in gara con un Pogacar più “fresco”.
«Lo abbiamo visto alla Strade Bianche – ci spiega – e non mi sembra abbia avuto grandi problemi nonostante fosse il debutto stagionale. Alla Sanremo del 2023 Van Der Poel ha dimostrato di essere il più forte su quel tipo di terreno. E l’olandese, l’anno scorso, ha esordito alla Sanremo, ma quei tre (Pogacar, VDP e Van Aert, ndr) riescono a prepararsi bene per gli appuntamenti importanti anche senza correre. Sono dei fuoriclasse».
Van Der Poel nel 2023 esordì alla Sanremo e la vinse da assoluto protagonistaVan Der Poel nel 2023 esordì alla Sanremo e la vinse da assoluto protagonista
E’ la prima volta che Pogacar arriva alla Sanremo senza fare Tirreno o Parigi-Nizza, cosa può cambiare?
Per lui poco, fare una gara di una settimana oppure no è la stessa cosa. O così sembra essere. E’ un corridore che può vincere la Sanremo in un solo modo, ovvero sfiancare gli avversari. Molto dipende da come si sveglia sabato mattina.
Speriamo bene, come alla Strade Bianche…
E’ quello che ci auguriamo tutti, se sta bene può fare quello che vuole e provare a fare corsa dura fin da subito. Le sue chance dipenderanno anche da come verrà affrontata la Cipressa. E’ un corridore meno esplosivo di Van Der Poel, suo principale avversario. Pogacar dovrà provare a scremare il gruppo fin dalla Cipressa, ma molto dipenderà dal meteo.
In che senso?
Il vento sarà l’ago della bilancia. Se fosse contrario, la Cipressa si fa benissimo a ruota. Al contrario, se non dovesse esserci neanche un filo d’aria, la selezione viene più facile. Solo che VDP è un corridore fortissimo, sarà difficile metterlo in difficoltà.
Al Fiandre nel 2023 Pogacar ha piegato VDP con continui attacchiAl Fiandre nel 2023 Pogacar ha piegato VDP con continui attacchi
L’approccio diverso alla stagione potrà risultare utile?
Sicuramente le sue scelte non sono dovute alla Sanremo, ma al Giro. Senza tante corse nelle gambe Pogacar potrebbe trovarsi con meno esplosività. Cosa che alla Classicissima può fare la differenza. Un calendario ridotto a inizio stagione è dovuto al fatto che lui non si risparmia in gara. Se mette il numero sulla schiena è per dare spettacolo.
Come lo hai visto?
Ho avuto modo di vederlo solo in televisione, ma mi sembrava più magro rispetto allo stesso periodo delle altre stagioni. Se sei già così leggero è per andare forte in salita, una scelta che viene utile per il Giro. Questa magrezza, che mi è sembrato di intravedere, può togliergli ancora qualcosa in esplosività. La Sanremo è una corsa alla sua portata, ma è la più difficile da vincere. C’era un altro corridore come lui…
Chi?
Nibali. Tutti dicevano che avrebbe potuto vincere la Liegi o Il Lombardia e meno la Sanremno. La prima l’ha sfiorata, la seconda l’ha vinta e alla fine s’è preso anche la Classicissima. Pogacar deve trovare la giornata alla Nibali nel 2017, con una condizione da far paura.
Nibali è un corridore con caratteristiche simili a Pogacar ed è riuscito a vincere la SanremoNibali è un corridore con caratteristiche simili a Pogacar ed è riuscito a vincere la Sanremo
Come può battere Van Der Poel?
L’olandese può seguirlo bene su sforzi brevi, soprattutto se si tratta di rispondere a uno o due scatti. L’anno scorso al Fiandre Pogacar ha dovuto fare corsa dura fin da subito, portandolo allo scoperto e poi attaccando più volte sui muri. Su un muro stare davanti o dietro è uguale, fai fatica e basta. Su Cipressa e Poggio stare a ruota ti fa risparmiare qualcosa.
Sono cambiate le cose negli anni, ora i due grandi favoriti non fanno né Tirreno-Adriatico né Parigi-Nizza.
Si tratta di una scelta dettata dall’esperienza personale. Pogacar e VDP si trovano bene così. Altri come Milan e Ganna, invece, che sono più potenti e massicci, hanno bisogno di correre.
Lo sloveno sarà al Giro, il suo avvicinamento prevede gare centellinate, ma alla corsa rosa si dovrà far trovare subito prontoLo sloveno alla corsa rosa si dovrà far trovare subito pronto
Come vedi l’avvicinamento di Pogacar al suo primo Giro?
Bene, molto bene. La scelta di centellinare gli sforzi è stata intelligente, lo aiuterà a preservarsi. La corsa rosa partirà subito forte, alla seconda tappa si arriverà subito ad Oropa. Non è un arrivo difficile, ma non si potrà arrivare con la condizione in crescendo. I corridori dovranno essere subito pronti, già da quel giorno potrebbero nascere i primi distacchi. Mi aspetto un attacco di Pogacar già da quel giorno, non per scavare grandi distacchi, ma per dettare legge.
Un occhio curioso al nuovo Met Trenta 3K Carbon, in uso ai corridori del Uae Team Emirates. La fibra permette di ridurre il peso, l'aerazione è eccellente
Qualche giorno fa, commentando il fatto che non sarà alla Sanremo, Mark Cavendish ha detto parole su cui abbiamo continuato a rimuginare: «La Classicissima è diversa da com’era quando la vinsi, ormai è diventata una corsa per scalatori».
Immaginando atleti come Vingegaard e Kuss, oppure Bernal e Landa, il concetto di scalatore per saltare il Poggio non sembrava particolarmente sensato. Per questo, con la Sanremo che si correrà fra una settimana esatta, ci siamo rivolti a Michele Bartoli, prima corridore e ora preparatore, che deve il nome di battesimo alla vittoria di Dancelli nella Classicissima di Primavera e sulla tipologia di atleta che può vincerla ha le idee piuttosto chiare.
«Al giorno d’oggi – ragiona il toscano – è persino rischioso parlare di categorie, perché c’è tanta differenza fra quei 3-4 che se la giocano e tutti gli altri. Non è un fatto di preparazione né di organizzazione di squadra, ci sono solo atleti cui basta il Poggio. Una volta non era così frequente che si riuscisse a fare il vuoto, me lo ricordo bene. Un anno riuscii ad andare via, ma mi ripresero in discesa nelle ultime curve. C’erano Ferrigato e Konychev, io correvo con la Mg-Technogym. Serviva che si verificasse una serie di situazioni e allora poteva andare bene, invece ora potenzialmente riescono a fare la differenza e vanno all’arrivo».
Sanremo 2023, Cima del Poggio: Van der Poel ha appena attaccato, dietro di lui il vuotoSanremo 2023, Cima del Poggio: Van der Poel ha appena attaccato, dietro di lui il vuoto
Quindi non è una corsa per scalatori, ma una corsa per motori fuori del normale?
E’ una questione di corridori che sono nettamente superiori agli altri. Anche Ganna l’anno scorso ha fatto un bel Poggio, però magari se avesse dovuto attaccare lui, non ci sarebbe riuscito. E’ stato in grado di seguire chi ha fatto la differenza, perché poi sul Poggio a ruota si sta bene. Non ho mai guardato nei file per capire quando si risparmia, ma stando a ruota su una salita così veloce, il vantaggio è grande. Quindi chi fa la differenza deve avere tanta più forza rispetto a chi, magari per poco, riesce a seguirlo. Penso si possa parlare di un 10-12 per cento di risparmio. Chi attacca fa più o meno la stessa fatica di quello che gli sta a ruota, ma l’impatto dell’aria è talmente alto che devi averne veramente tanta per andare via.
Anche perché non è una salita che si attacca piano…
Esatto. Per questo dico che non è un fatto di preparazione, di lavorare apposta sull’esplosività per fare quel tipo di attacco. La realtà è che ci sono quei pochi corridori che hanno la potenza per andare via da un gruppo dei migliori che va in salita a velocità già pazzesche.
Pogacar lo scorso anno ha attaccato forte, ma quando Van der Poel è partito con un rapporto molto più lungo, non ha potuto rispondergli.
Secondo me Pogacar l’anno scorso ha avuto un po’ di presunzione. Se ci sono in giro fenomeni forti come te, in quel tipo di salita non puoi metterti in testa e pensare di levarli di ruota. In pratica ha fatto veramente da gregario a Van der Poel. Ha continuato a fare per Mathieu quello che i suoi gregari avevano appena finito di fare per lui. Quando stai con atleti del genere, attacchi, fai selezione, poi ti sposti e li fai collaborare. Se lo avesse fatto, magari non avrebbe staccato Van der Poel, però così gli ha servito la Sanremo su un piatto d’argento.
Sanremo 2023, Pogacar paga caro l’attacco frontale sul Poggio: all’arrivo è quarto dietro Van AertSanremo 2023, Pogacar paga caro l’attacco frontale sul Poggio: all’arrivo è quarto dietro Van Aert
Quindi un po’ di tattica alla fine serve sempre…
Certo, proprio per il fatto che il Poggio non ha grande pendenza e l’impatto con l’aria a 40 all’ora, perché sul Poggio sale a 40 all’ora, conta molto. Risparmiare 30-40 watt rispetto a chi ti sta davanti è decisivo.
Il punto dell’attacco è sempre quello da anni: non ci sono alternative?
Più o meno storicamente si è partiti sempre nello stesso punto. E’ quando arrivi quasi in cima, che prima spiana e poi arrivano quei 100 metri del punto duro. Lì è dove riesci sicuramente a fare qualcosa in più. La strada è leggermente più impegnativa e ci arrivi in apnea. Già sotto, quando esci dai tornanti è un rilancio continuo con la strada che spiana. Chi è agganciato in quel tratto di pianura cerca di recuperare, ma non ci riesce, perché il ritmo rimane alto. Forse riesce a tirare il fiato chi ha più gamba, perché così quando inizia a rimontare, è in grado di fare la differenza.
Gli attacchi di qualche anno fa si spegnevano in discesa, perché si scollinava così appannati da non avere la lucidità per tirare le curve al massimo…
Il fatto che adesso quel 3-4 continuino a rilanciare anche in discesa significa che hanno una capacità lattacida enorme e anche due marce in più degli altri. Il divario di prestazione fra Van der Poel, Pogacar e Van Aert se ci fosse e anche Evenepoel è talmente elevato, che quei due gradini di differenza ti fanno mantenere un ritmo alto anche in discesa. Per farla semplice, questi attaccano e non si finiscono. Gli altri provano ad andargli dietro e si spengono lì. Tenete conto che un attacco di quel tipo costa più di fare una volata, perché è prolungato. La stessa differenza che c’è in atletica tra chi fa i 100 metri e chi fa i 400. Si dice che il giro di pista sia devastante, il giro della morte, perché devi andare a tutta per un tempo più lungo. Nei 100 metri magari fai più watt, ma in 10 secondi è tutto finito.
Sanremo 2023, Ganna chiude al secondo posto: ha seguito sul Poggio, sarebbe in grado di attaccare?Sanremo 2023, Ganna chiude al secondo posto: ha seguito sul Poggio, sarebbe in grado di attaccare?
E se motori come questi vengono ripresi in discesa, secondo te hanno ancora gambe per fare la volata?
No, se vengono ripresi sono fregati, la volata non la fanno. E se la facessero, sarebbe un’altra cosa per cui stupirmi. A meno che gli inseguitori per prenderli non spendano tutto anche loro. Se si parla di uno contro uno, ci può stare che l’attaccante fa la volata e magari la vince. Ma se c’è dietro un gruppetto di 7-8, che si suddividono il lavoro, allora chi rientra è talmente più fresco, che l’attaccante non ha scampo. Chiunque egli sia.
Quindi dire che la Sanremo è diventata una corsa per scalatori non è proprio giusto, ne convieni?
Completamente. E’ una corsa per chi ha tanto motore, lo scalatore puro è penalizzato totalmente. Voglio dire, fra Landa e Van der Poel in salita non c’è storia. Ma Landa non riuscirebbe mai a stare con Van der Poel in cima al Poggio. Perché parliamo di atleti che hanno un’esplosività pazzesca.
Sarebbe stato interessante vederti in questo ciclismo, lo sai?
Sarebbe piaciuto anche a me, ci sarebbero state belle sfide. Magari avrei vinto una Liegi in meno, non lo so, però sarebbe stato sicuramente bello. Oppure avrei potuto vincere anche di più, perché quello che fa Pogacar è quello che piaceva anche a me. E trovare un alleato come lui sarebbe stato uno spettacolo. Chiunque voglia paragonarsi a lui, rischia di sembrare un presuntuoso. Magari non sarei riuscito ad arrivare con lui o magari sì. Però voglio dire chiaramente che se ci fossi riuscito, sarebbe stato un alleato molto buono. Con la tipologia di corse che si faceva prima, si sarebbe adattato bene. E poi è uno che non si tira indietro quando è in fuga, è uno che tira. Come Jalabert, che collaborava fino agli ultimi 100 metri e poi si faceva la volata. Sì, mi sarebbe piaciuto correre in questo ciclismo.
La bellezza di uno sguardo. Sono le 14,34, chilometro 134 di corsa, quando Pogacar si ritrova in testa nella seconda parte di Monte Sante Marie. Si volta e forse per un secondo il dubbio balena nei pensieri. Poi incrocia lo sguardo di Wellens, vede che dietro sono tutti in dolorosa fila indiana e i dubbi spariscono. E’ il momento dell’attacco, con il coraggio che si richiede a un leader che sia davvero tale. Si alza. Dieci pedalate e dietro si fa il buco.
La cavalcata dello sloveno verso la seconda Strade Bianche della carriera inizia così, con 81 chilometri davanti e la sensazione di averla fatta davvero grossa. Incontrerà nuovamente Wellens e il suo sguardo sei minuti dopo aver vinto. Nell’attesa (speriamo breve) che il ciclismo italiano trovi un Sinner, un Tomba, un Pantani o un nuovo Nibali, questo sloveno è un capitale da tenersi stretto.
Chiuso il cross con i mondiali, Van der Poel tornerà alla Sanremo. Forse vincerà, ma non vi sembra tutto un po’… freddo?Chiuso il cross con i mondiali, Van der Poel tornerà alla Sanremo. Forse vincerà, ma non vi sembra tutto un po’… freddo?
Dove sono i fenomeni?
Qualcuno ha detto che gli è riuscita facile, non avendo fra i piedi rivali del suo livello: quelli che ugualmente piegò lo scorso anno al Giro delle Fiandre. Tuttavia, nel rigettare l’obiezione, cogliamo l’osservazione per andare oltre. Dove sono finiti i fenomeni?
Tempo fa, parlando con Bartoli dell’esuberanza di Van der Poel e Van Aert, giungemmo alla conclusione che prima o poi avrebbero dovuto darsi una regolata: il momento è arrivato. In realtà qualcosa ha iniziato a cambiare dallo scorso anno, quando proprio Van der Poel selezionò tre obiettivi – Sanremo, Roubaix e mondiale – e ad essi sacrificò il resto. Scordatevi il VdP della Strade Bianche e degli attacchi alla Tirreno. Mathieu usò la corsa dei Due Mari per prepararsi alla Classicissima, tirando le volate a Philipsen. Vinse la Sanremo e si portò avanti la condizione fino alle classiche: secondo ad Harelbeke e al Fiandre, primo a Roubaix. Anche il Tour diventò banco di prova per il mondiale: nessuna rincorsa alla maglia gialla o risultati parziali, ancora volate da tirare e alla fine ebbe ragione lui. A Glasgow si pappò la concorrenza con una superiorità imbarazzante.
Per Van Aert è arrivato il momento delle scelte: meno istinto e più programmazione: la resa sarà migliore?Per Van Aert è arrivato il momento delle scelte: meno istinto e più programmazione: la resa sarà migliore?
Van Aert in crisi
Bettini l’ha detto chiaro e a ragion veduta, pur attirandosi i commenti degli altrui tifosi: Van Aert è sempre protagonista, ma cosa ha vinto? E Wout ha iniziato a far di conto, ritrovandosi nei panni di quelli che dal 1999 al 2005 sognarono di vincere il Tour. Bisognava specializzarsi, altrimenti contro Armstrong tanto valeva non andarci. Lasciamo stare il motivo di tanta superiorità, quel che scattò a livello psicologico nei rivali e nei loro tecnici somiglia molto a quanto sta mettendo in atto Van Aert.
Il Fiandre e la Roubaix sono un’ossessione, Van der Poel è il suo demone e per batterlo il belga ha cancellato tutto. Niente più corse dal 25 febbraio al 22 marzo: un mese in cui lavorare in altura per sfidare il rivale di sempre. Ha rinunciato alla Strade Bianche e alla Sanremo dicendo di averle già vinte: punterà tutto sui due Monumenti del Nord, poi verrà al Giro, ma con quali obiettivi? A Van Aert piace vincere, si butta dentro e si afferma anche non essendo al top, come a Kuurne. Ha scelto lui il nuovo programma oppure qualcuno lo ha scritto per lui?
Anche altri hanno evitato la sfida della Strade Bianche. E se “paperino” Pidcock è sempre lì che lotta e come nel cross alla fine gli tocca accontentarsi delle briciole, la scelta di puntare sulla Parigi-Nizza ha fatto sì che a Siena mancassero Bernal, Evenepoel, Roglic e lo stesso Moscon. Mentre Vingegaard, atteso alla Tirreno-Adriatico, ha preferito lasciare spazio alle riserve della Visma-Lease a Bike, che non sono state all’altezza dei capitani. Il campione europeo Laporte è arrivato oltre i sei minuti e gli altri ancora più indietro.
Ironia, buon umore, leggerezza: questo atteggiamento di Pogacar non passa inosservato (foto Instagram)Ironia, buon umore, leggerezza: questo atteggiamento di Pogacar non passa inosservato (foto Instagram)
Benedetto sia Pogacar
In tutto questo programmare, necessario per raggiungere gli obiettivi e avere una carriera più lunga, Pogacar resta un’eccezione. E’ vero che non prenderà parte alla Tirreno e non è alla Parigi-Nizza, ma lo vedremo alla Sanremo, alla Liegi, al Giro, al Tour, alle Olimpiadi e ai mondiali, con mezza porticina sulla Vuelta che non si chiude perché non c’è necessità di farlo ora. La differenza rispetto a Van der Poel, è che Pogacar lotterà per vincere in ciascuna di queste corse, unico esempio di uomo da grandi Giri che vince anche le classiche, in attesa che Evenepoel individui la sua strada.
Pogacar piace perché preferisce allenarsi piuttosto che correre in modo deludente, ma quando corre lascia il segno. Al netto delle grandi vittorie e delle sconfitte che probabilmente si troverà a vivere, il vero fenomeno è lui. Gli altri sono grandi atleti, grandissimi atleti, con motori impressionanti, ma con qualche deficit a livello di empatia.
L’anno del Covid ha falsato il contesto, perché ha permesso a pochi di essere in forma nelle pochissime gare disputate. Ora che i calendari sono nuovamente pieni, anche i fenomeni degli anni scorsi hanno capito di non poter fare tutto. Solo Pogacar continua a tenere l’asticella molto in alto. Che sia per talento, incoscienza o per il piacere di correre in bici, noi ce lo teniamo stretto. Non sarà italiano e probabilmente anche al Giro non incontrerà avversari del suo livello, ma da che mondo è mondo, la colpa è degli assenti. Chi vince ha sempre ragione.
SIENA – Due anni fa titolammo: “La solitudine del numero uno”. Per la Strade Bianche di quest’anno potremmo riprendere quel titolo. Tadej Pogacar è stato ancora autore di un’impresa. Di quelle dal sapore antico, ma figlia più che mai del ciclismo moderno.
Si diceva che l’allungamento del percorso, con l’inserimento del circuito delle Tolfe, potesse addormentare la corsa. Che Sante Marie non sarebbe stata decisiva come in passato. E che forse, ma forse, Pogacar non avrebbe attaccato così da lontano e invece… Invece Pogacar ha fatto Pogacar! E’ andato in fuga da solo. Se pensiamo che era al debutto stagionale, in pratica era in fuga dal Giro di Lombardia!
Sul traguardo, dopo un momento d’incredulità e, forse di compiacenza, Tadej scende di sella. Alza la bici in segno di trionfo e la mostra a tutta Piazza del Campo che lo ha accolto con un boato pazzesco. Come un attore sul palco: prima da una parte, poi si volta dall’altra.
Scenari unici, ritmi alti. La fuga ha impiegato quasi due ore per partireScenari unici, ritmi alti. La fuga ha impiegato quasi due ore per partire
Trionfo moderno?
La cronaca è molto breve: una fuga che fa fatica ad uscire. Quando lo fa è super controllata proprio dalla UAE Emirates e dopo un “mezzo ventaglio”, ma comunque sempre con un compagno di Tadej in testa, Wellens, ecco l’affondo dello sloveno a 81 chilometri dall’arrivo. Sì, avete capito bene: 81 chilometri da Piazza del Campo.
Matej Mohoric ce lo aveva detto chiaro e tondo questa mattina che Pogacar era il favorito. Aveva ragione. Ma come è possibile che alla prima corsa della stagione si possa fare un numero del genere? Non dovrebbe mancargli qualcosa, cioè il famoso ritmo gara?
«La prima gara della stagione – ha detto Pogacar – è sempre dura dal punto di vista mentale. Mi sono preparato molto bene durante l’inverno. Durante la fuga chiedevo solo dei distacchi».
In questi giorni con la ripresa delle classiche e i big che man mano tornano e vincono, si è parlato di approcci moderni alla gare, di freschezza muscolare. Lo stesso Brambilla l’altro giorno ci aveva avvertiti che poco avrebbe inciso il fatto che Pogacar fosse alla prima corsa dell’anno.
Pochi momenti all’attacco di Pogacar. Piove, la UAE forza. C’è un faslopiano con vento. Lo sloveno affonda il colpo…Poco dopo eccolo in “modalità crociera”. Hauptman ha ammesso che nell’ultima ora Tadej ha controllato e non ha spinto a fondoScivolone di Puccio, innescato da altri corridori. Qualche ammaccatura ma è tornato a casa con la moglie nella sua vicina UmbriaPochi momenti all’attacco di Pogacar. Piove, la UAE forza. C’è un faslopiano con vento. Lo sloveno affonda il colpo…Poco dopo eccolo in “modalità crociera”. Hauptman ha ammesso che nell’ultima ora Tadej ha controllato e non ha spinto a fondoScivolone di Puccio, innescato da altri corridori. Qualche ammaccatura ma è tornato a casa con la moglie nella sua vicina Umbria
Piani all’aria
E allora possiamo dire che paradossalmente il non aver corso prima lo ha favorito in una gara tanto dura?
«Alla prima corsa della stagione non sai mai davvero come stai – dice il direttore sportivo Andrej Hauptman – noi sapevamo che Tadej stesse bene, ma così non avremmo potuto dirlo. Attacco vecchio stile: in realtà avevamo pianificato di partire più tardi. Ma poi quando Tadej sta bene non lo ferma nessuno. Improvvisa.
«Poi non è facile prepararsi per le corse di un giorno senza gareggiare, ma posso dire che abbiamo trovato un percorso di avvicinamento, un protocollo giusto, anche per le classiche».
Il tecnico sloveno preferisce non entrare nel dettaglio. Ed è comprensibile in un mondo che sempre di più assomiglia alla Formula 1, ma ci confida che non mancano i chilometri dietro motore, che Tadej preferisce fare dietro moto e non dietro macchina.
«Ogni campione – conclude Hauptman – è diverso e ha il suo modo di allenarsi e di trovare il suo top. Sapevo che stesse bene perché ha passato un buon inverno. Quando lo sentivo era sempre molto tranquillo.Ma di fatto la corsa resta il miglior test e così è stato anche per noi oggi. Insomma non è stata così facile questa vittoria».
Sul podio con Pogacar, anche Skuijns e Van Gils, entrambi a quasi 3′Hauptman e Matxin nella zona dei bus. Giustamente ridonoZana e Busatto, l’Italia dei giovani cresce. Sono arrivati rispettivamente 9° e 14°Sul podio con Pogacar, anche Skuijns e Van Gils, entrambi a quasi 3′Hauptman e Matxin nella zona dei bus. Giustamente ridonoZana e Busatto, l’Italia dei giovani cresce. Sono arrivati rispettivamente 9° e 14°
Pogacar style
Mentre Tadej è sul palco, al bus della UAE i sorrisi sono lampanti. Dopo aver parlato con Hauptman ecco arrivare Joxean Fernandez Matxin. Anche allora partì su Sante Marie.
«Trionfo moderno? Io direi un trionfo Pogacar style – dice Matxin – ieri, dopo la ricognizione, abbiamo fatto la riunione e gli abbiamo chiesto: “Secondo te quando è il momento giusto per partire? “. E lui ci ha risposto: “Al primo passaggio sulle Tolfe”. “Bene, lì mancano 49 chilometri. Facciamo un passo forte prima e poi vai”. Mi sembrava giusto. Poi quando ho visto che è partito nello stesso punto del 2022 ho detto… va bene lo stesso. Solo che mancavano 81 chilometri!
«Però per un numero così bisogna fare i complimenti anche alla squadra. Perché ragazzi di altissimo livello, tutti, che si votano così a Tadej, che ci credono… danno molto a Pogacar stesso. Li ho visti disposti a menare come se la gara finisse lì a 100 metri. E Tadej ogni volta si dimostra leader e non capitano. Li ringrazia, li coinvolge».
Anche Pogacar si rende conto del numero pazzesco che ha fatto. E’ la sua fuga solitaria più lungaAnche Pogacar si rende conto del numero pazzesco che ha fatto. E’ la sua fuga solitaria più lunga
Quella cena in Spagna
Anche con Matxin si tocca il tasto della preparazione, della freschezza fisica. E tutto sommato il tecnico spagnolo condivide la nostra disamina. E tira in ballo anche il tema dei giorni di corsa ad hoc.
«Di sicuro – racconta Matxin – ho visto un ragazzo che aveva tanta voglia di correre. Quando qualche settimana fa eravamo alla Comunitat Valenciana, Tadej si stava allenando da quelle parti. Così, una sera sono andato a cena con lui e il suo coach, il quale mi ha detto proprio che fosse fresco.Che era in condizione. Anzi quasi, quasi doveva rallentare per un paio di settimane, altrimenti sarebbe stato troppo avanti.
«Però noi abbiamo fatto un plan da gennaio a ottobre, per Tadej come tutti gli altri, e con quello andiamo avanti. Pogacar farà quattro gare, per un totale di 10 giorni di corsa prima del Giro d’Italia. Questa è la strada».
L’anno scorso di questi tempi avevano già vinto 11 corse con sei corridori diversi, ma fra le vittorie era impossibile non annotare la Clasica Jaen Paraiso Interior e la Vuelta Andalucia, con quel diavolaccio di Pogacar che, al pari di Vingegaard, aveva cominciato subito col botto. Il 2023 fu la prima svolta, sia pure non drastica come quest’anno. Lo sloveno aveva rinunciato al UAE Tour vinto nelle due edizioni precedenti, per vivere una primavera meno impegnativa e contrastare meglio Vingegaard al Tour. Quest’anno che Tadej ha puntato su una stagione stellare fatta solo di grandi obiettivi, la musica è rimasta identica: le vittorie finorasono 10 per mano di sei corridori diversi, ma fra loro non c’è Pogacar.
Del Toro al Tour Down Under. McNulty alla Valenciana e al UAE Tour. Fisher-Black alla Muscat Classic e al Tour of Oman. Yates, anche lui in Oman. Ayuso e Hirschi con una vittoria ciascuno nell’ultimo weekend di corse in Francia. E ieri per poco Antonio Morgado non si portava a casa Le Samyn, con un colpo di reni malandrino che ha fatto tremare e non poco il gigante Laurenz Rex (foto di apertura). Quello ha alzato le braccia e Antonio si è infilato…
Al Tour of Oman, Finn Fisher-Black vince a Qurayyat la seconda tappaAl Tour of Oman, Finn Fisher-Black vince a Qurayyat la seconda tappa
Il talento viene fuori
Con il portoghese in Belgio c’era Marco Marcato, che assieme a Baldato compone la coppia tecnica per il Nord, e con lui abbiamo affrontato il momento della squadra numero uno al mondo in questo suo cammino per non far rimpiangere il grande sloveno.
«Morgado ha perso veramente per poco – sorride il padovano – forse un paio di centimetri. Sono andato a vedere il photofinish perché la Giuria tentennava. Rex ha vinto, anche se ha rischiato, perché alzando le mani all’ultimo si è piantato e Antonio ha fatto un bel colpo di reni. In ogni caso è lì e a vent’anni ha dimostrato che può essere protagonista. Si è adattato bene alla categoria. Questi ragazzi non hanno tante paure di buttarsi e di farsi valere, quindi alla fine il talento e la bravura vengono fuori. Magari deve ancora capire i meccanismi, quando è importante star davanti a lottare per la posizione, ma questo valorizza ancora di più il suo talento. Si è adattato bene alla fatica e al tener sempre duro. E alla fine, considerando i corridori che c’erano e la selezione che c’è stata, ha fatto un grande sprint».
Ayuso e Hirschi hanno fatto doppietta nel weekend franceseAyuso e Hirschi hanno fatto doppietta nel weekend francese
Una grande opportunità
Il ritorno a casa insomma ha lasciato in bocca un buon sapore. Ci sarà il tempo per ricaricare le batterie e poi Marcato preparerà la prossima valigia che porterà alla Parigi-Nizza e di lì nuovamente sulle strade del Nord fino alla Freccia del Brabante. Così, approfittando del tempo a disposizione, rileggiamo con lui l’inizio di stagione in attesa che sabato alla Strade Bianche il padrone torni al volante.
«Quando c’è Tadej – spiega – logicamente la squadra è incentrata su di lui. Comunque stiamo parlando del numero uno al mondo, quindi dobbiamo dargli sicuramente tutto il nostro supporto. Questo i compagni lo sanno e anzi sono ben felici di aiutarlo. Quando lavori per un leader così, sai che alla fine il lavoro viene ripagato. Secondo me lo spazio che si sta liberando adesso è un’opportunità anche per loro. Sicuramente hanno più responsabilità, però sono contenti di poter fare la corsa ed essere protagonisti. Insomma, non è solo il fatto di avere più responsabilità, ma maggiori opportunità. Almeno io la vedo così».
Jay Vine, leader de UAE Tour a partire dalla terza tappa, crolla sulla salita finale di Jebel HafeetJay Vine, leader de UAE Tour a partire dalla terza tappa, crolla sulla salita finale di Jebel Hafeet
Tutti capitani
Per lo stesso motivo e per la rincorsa ai punti, quest’anno i piani di tanti ragazzi sono cambiati: non più tutti al servizio del capitano, ma ciascuno con lo spazio per assecondare il proprio talento. Non è un mistero che il UAE Team Emirates abbia reclutato alcuni fra i migliori atleti in circolazione e tenerli solo per tirare sarebbe un vero uno spreco. La differenza fra tirare e fare la corsa sta però nell’impatto psicologico. Jay Vine è stato leader del UAE Tour fino all’ultima tappa con arrivo in salita e ha perso in un solo colpo 4 minuti e la maglia.
«Quelle sono dinamiche – spiega Marcato – che non tutti i corridori gestiscono allo stesso modo. L’anno scorso Vine per esempio ha vinto il Tour Down Under, anche se è una corsa un po’ diversa. Quest’anno al UAE Tour, un po’ di pressione in più l’ha sentita senza dubbio. Abbiamo una squadra forte, non è per caso che l’anno scorso abbiamo vinto la classifica WorldTour e i nostri corridori migliori, se li prendi singolarmente, potrebbero andare tranquillamente in altre squadre a fare i capitani. Quindi a volte non è neanche semplice gestire la corsa avendo tanti talenti tutti insieme. La parte bella però è quando si aiutano fra loro, come nel giorno in cui Ayuso ha vinto la Faun-Ardeche Classic e il giorno dopo ha aiutato Hirchi a vincere la Faun Drome Classic.
«E con gli italiani sarà la stessa cosa. Covi avrà il suo spazio facendo gare su misurae anche Ulissi, un uomo su cui si può contare sempre. Diego avrà un calendario diverso dal solito, non facendo grandi Giri. Questo almeno è il programma, però le cose cambiano e se serve sappiamo che lui è comunque pronto».
Pogacar vola sul Cippo di Carpegna e santifica la vittoria nella Tirreno. Un modo di correre all'antica che distrugge ogni tatticismo. E ora la Sanremo?
Non è mai troppo tardi per raggiungere i propri sogni. Primoz Roglic si è raccontato a L’Equipe in una lunga intervista, da cui abbiamo estrapolato e riletto i concetti chiave. Lo sloveno vincitore dell’ultimo Giro d’Italia debutterà il 3 marzo alla Parigi-Nizza (foto Instagram di aperetura), allo stesso modo in cui lo scorso anno era ripartito dalla Tirreno-Adriatico. La sola differenza è che nel 2023 era in ripresa dal terribile infortunio della Vuelta, mentre questa volta sorridendo ammette di aver rallentato per alcuni virus portati in casa dai bambini da scuola, ma per il resto dice di avere buona salute.
Il 28 maggio del 2023, Primoz Roglic riceve il trofeo del Giro dal presidente della Repubblica MattarellaIl 28 maggio del 2023, Primoz Roglic riceve il trofeo del Giro dal presidente della Repubblica Mattarella
L’usura del tempo
Il cambiamento di squadra è stato fisiologico, per la consapevolezza che nell’attuale Visma-Lease a Bikela presenza di Vingegaard gli avrebbe precluso per sempre la chance del Tour. Poco dice invece della Vuelta. Se il danese ha ammesso di aver sofferto nel lasciare la corsa spagnola a Kuss, Roglic spiega di aver sempre saputo che l’americano potesse vincerla e per questo non sembra particolarmente afflitto.
«L’idea di cambiare maglia – dice – ha cominciato a prendere piede nell’estate. Facevo parte della stessa squadra da parecchio tempo. Non mi è venuto in mente all’improvviso, nell’ultima settimana della Vuelta. Avevo già riconosciuto l’usura del tempo e ad un certo punto bisognava fare il grande passo, ma solo a condizione che le condizioni fossero soddisfatte. Ho identificato venti gare che vorrei ancora vincere e che non sono nella mia lista di successi. Quindi ho dovuto cambiare, visto la mia squadra non poteva offrirmi queste opportunità. Il Tour de France è ovviamente il motivo principale del mio trasferimento e il mio obiettivo finale. A parte questo, mi piacerebbe diventare campione del mondo, vincere il Tour de Suisse e gare come il Tour Down Under. Ci sono tantissime gare fantastiche da vincere nel calendario ciclistico internazionale!».
L’amore per la neve non si scorda: prima di Natale, scorribanda sulle montagne di casa (foto Instagram)L’amore per la neve non si scorda: prima di Natale, scorribanda sulle montagne di casa (foto Instagram)
Cordialmente avversari
Il guerriero non è affatto arreso, questo è certo. Non è difficile, almeno in apparenza, spiegare la differenza di atteggiamento fra Roglic, Pogacar e Vingegaard. Il danese, come pure Froome prima di lui, vince corse a raffica in avvicinamento al Tour, ma con la sensazione che siano conseguenza e necessità dettata dalla preparazione svolta. I due sloveni vincono perché amano le corse cui prendono parte, ne fanno obiettivi veri, pur riconoscendo la supremazia della sfida francese. E in questo, pur rimanendo rivali e con la ferita del Tour 2020 che ancora pulsa, i due hanno trovato delle insospettabili sintonie.
«E’ bello che Tadej abbia deciso di correre il Giro», spiega Roglic. «Vincerlo alla fine potrebbe essere più facile per lui di quanto sia stato per me. Non conosciamo ancora tutti i rivali, ma sarà difficile che qualcuno possa batterlo. Ha studiato bene tutto. Ama la pioggia e il maltempo, quindi il percorso di quest’anno dovrebbe adattarsi perfettamente. Purtroppo per lui (sorride, ndr) non sarà il primo sloveno a vincere la maglia rosa, perché quello l’ho già fatto io. E non so neppure se spenderà troppo verso il Tour, è difficile da valutare. Nel 2020 lo conoscevo a malapena. Ora so che è un ragazzo molto simpatico oltre che un grande campione. E’ difficile definire il nostro rapporto. Facciamo lo stesso lavoro, veniamo dallo stesso Paese che non è molto grande e viviamo entrambi a Monaco. Anche noi siamo avversari. Andiamo d’accordo, parliamo, è un ottimo compagno di viaggio e ovviamente ha tutta la mia stima».
Il 27 maggio 2023, giorno prima del gran finale, Roglic conquista la maglia rosa a Monte Lussari, in un tripudio di bandiere sloveneIl 27 maggio 2023, giorno prima del gran finale, Roglic conquista la maglia rosa a Monte Lussari, in un tripudio di bandiere slovene
Il giorno del Lussari
Il Giro resta un capitolo di grande impatto nella carriera di Roglic, che lo scorso anno scelse di correre in Italia, chiamandosi fuori dal Tour, avendo capito che in quella squadra non ci sarebbe stato posto per le sue ambizioni.
«Vincere un Grande Giro, qualunque esso sia – spiega – richiede un investimento tale per cui non potrò mai dire che una vittoria valga più di un’altra. Sarebbe irrispettoso nei confronti degli eventi e degli avversari. Quello che è certo è che le emozioni vissute al Monte Lussari durante l’ultimo Giro, quasi in Slovenia, rimarranno uniche. E’ legato al lavoro di squadra, alle condizioni drammatiche della mia cronometro (riferimento al salto di catena, ndr), alla comunione con i tifosi in quel contesto così speciale che mi ha ricordato la mia giovinezza come saltatore con gli sci. Tutti elementi che non si riuniranno mai più lo stesso giorno nello stesso posto. Le vittorie sono sempre importanti e allo stesso tempo non possiamo dormire sugli allori, dobbiamo rimetterci velocemente in cammino per prepararci alle conquiste successive. Non voglio nemmeno immaginare cosa significherebbe nella mia vita una vittoria al Tour de France».
Alla Bora lo ha accolto Cesare Benedetti, autentico veterano del team tedesco (foto Matthis Paul)Alla Bora lo ha accolto Cesare Benedetti, autentico veterano del team tedesco (foto Matthis Paul)
34 come Bartali
Quel giallo continua a scintillare nel mezzo dell’estate, non si può fare a meno di guardarlo. E forse per quest’anno si potrebbe anche giustificarlo se nel nome della conquista sacrificasse il resto. La carta di identità dice che Primoz ha 34 anni, gli stessi di Gino Bartali quando vinse il secondo Tour. Un’età critica, anche se il record appartiene ancora a Firmin Lambot che lo vinse a 36 anni.
«Credo di poterlo vincere – dice Roglic – sono ancora qui, in buona salute, con un livello adeguato: ho la mia occasione e ci credo. Ho scelto la Bora-Hansgrohe perché negli ultimi due anni ha cambiato strategia e obiettivi. Adesso è una squadra completamente diversa, ha corridori di grande talento. Ho visto come ha corso nei grandi Giri delle ultime due stagioni, è strutturata per sostenermi in modo adeguato. Per questo non ho portato compagni con me, mentre ho insistito per avere il mio allenatore, Marc Lamberts. Non me la sentivo di rinunciare al suo bagaglio di conoscenze e sono felice che abbia accettato di cambiare squadra con me».
Non resta che cominciare, annotando un’altra singolare coincidenza. Anche il Tour del 2024, come quello del 2020 e come il Giro dello scorso anno, si chiuderà con una crono molto impegnativa sulle strade di Nizza, su cui Primoz si allena tutti i giorni. Quel giorno non ci saranno le migliaia di tifosi sloveni del Monte Lussari, ma si sentirà ugualmente un po’ a casa. E non è nemmeno da escludere che, con i due eroi nazionali impegnati in una sfida per la maglia gialla, quelle orde di appassionati così in gamba, si mettano in viaggio per fargli nuovamente sentire le loro voci.