Pogi's Superlight TDF The 5Th, Tadej Pogacar, scarpe quinto Tour de France

Pogi’s Superlight TDF The 5Th: il quinto Tour ai piedi di Tadej

17.08.2026
4 min
Salva

Per la quinta volta ai piedi dell’imperatore. Ancora una volta Tadej Pogacar ha conquistato il Tour de France calzando i suoi scarpini Pogi’s Superlight che per l’occasione e come d’abitudine, sono stati prodotti in una versione dedicata: Pogi’s Superlight TDF The 5Th. Un restyling celebrativo con il numero cinque in bella evidenza come si addice per la conquista di un record storico, con cui lo sloveno appaia i più grandi di sempre: Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain.

DMT affianca Pogacar dal 2019, da quando l’allora giovane promessa del ciclismo debuttò come professionista nel UAE Team Emirates ed è dei primi di luglio la firma di un contratto che lo lega senza scadenza al marchio veronese: il campione del mondo indosserà calzature del gruppo Zecchetto per tutto il resto della carriera e probabilmente ne resterà testimonial anche negli anni successivi.

La grafica spiritosa e chiara con cui DMT ha accojmpagnato il lancio dei Pogi's Superlight TDF The 5Th
La grafica spiritosa e chiara con cui DMT ha accompagnato il lancio delle Pogi’s Superlight TDF The 5Th
La grafica spiritosa e chiara con cui DMT ha accojmpagnato il lancio dei Pogi's Superlight TDF The 5Th
La grafica spiritosa e chiara con cui DMT ha accompagnato il lancio delle Pogi’s Superlight TDF The 5Th

Belle e super tecniche

La Pogi’s Superlight è il modello top di gamma, che oltre all’estetica vanta un peso di 195 grammi nella taglia 42: una piuma! Negli anni le colorazioni e le edizioni speciali si sono susseguite, ogni volta per celebrare e raccontare un’impresa di Tadej. La scarpa ha la tomaia in maglia 3D Full Engineered: più leggera rispetto al modello precedente del 15 per cento, con intatte capacità traspirante e avvolgente.

La suola è invece in carbonio Superlight esclusiva di DMT: tanto è morbida (eppure estremamente contenitiva) la tomaia, per quanto la suola è invece rigida e capace di trasferire potenza al pedale. Lo stack ridotto ottimizza la biomeccanica e migliora la sensibilità durante la pedalata: non potrebbe essere diversamente per assecondare l’azione del corridore più forte in circolazione.

Aerodinamica al top

Fra le particolarità del modello, spicca anche la chiusura rapida con tasca AeroSafe integrata, collocata in una nuova posizione per alloggiare meglio i lacci e assicurare alla Pogi’s Superlight TDF The 5Th il profilo aerodinamico più pulito. E’ l’intero disegno della scarpa ad essere ispirato dalla ricerca della massima aerodinamica, con una struttura affusolata che offre il minor attrito possibile rispetto alla penetrazione nell’aria.

Nella parte posteriore inoltre, i tacchetti in gomma bicomponente sono intercambiabili e assicurano la possibilità di camminare nel maggior comfort possibile. Mentre ugualmente al posteriore della scarpa sinistra è collocato un inserto NFC in cui i soccorritori possono ricavare tutte le informazioni necesarie in caso di incidente.

In vendita sul sito DMT

La lavorazione Tex Flex conferisce all’ultima nata della casa un carattere premium, con cinque bollini gialli, i lacci gialli, la scritta TDF Winner e il numero 5 all’interno del tallone che richiamano puntualmente il valore dell’ennesima impresa di Pogacar: immaginiamo il ribollire di idee e progetti alla vigilia della Vuelta che Tadej correrà per vincere e centrare la Tripla Corona, senza contare il mondiale che bussa alle porte e i campionati europei che si correranno nella sua Lubiana.

Trattandosi di un prodotto realmente esclusivo, DMT raccomanda anche di averne cura particolare, suggerendo per la sua pulizia di fare ricorso a un sapone delicato o un semplice panno umido, evitando di fare ricorso a solventi troppo energici, siano pure sgrassatori molto aggressivi.

La scarpa dedicata al quinto Tour è già acquistabile sui canali di vendita di DMT con consegne a partire dal 22 settembre a 479 euro, con tempi di consegna che solitamente si attestano attorno ai cinque giorni dall’ordine.

DMT

Tour de Pologne 2026, Diego Ulissi

Un altro anno per Ulissi: passione e mestiere non hanno età

15.08.2026
6 min
Salva

Un altro anno. Diego Ulissi ci ha pensato per qualche mese, ha parlato con sua moglie e le bimbe che sono ormai grandi e alla fine ha accettato la proposta della XDS Astana per un altro anno di contratto. Di lì a poche ora è giunta la conferma di Trentin alla Tudor. Per gli ultimi italiani classe 1989 in attività, è un riconoscimento di stima e professionalità che non deve passare inosservato.

Proprio in queste ore che per molti significano grigliate, spiagge e feste, Ulissi è in viaggio con la famiglia fra la Toscana e Lugano. Le bimbe in Svizzera riprenderanno la scuola e l’asilo prima che in Italia e il programma delle gare sta per rimettersi in moto dopo questi giorni sulle strade e le spiagge di Donoratico, mentre il babbo era al Tour de Pologne.

«Avevamo iniziato a parlarne a inizio stagione – racconta Ulissi dopo l’ultimo allenamento nel caldo torrido della Toscana – ma ho voluto pensarci un po’. Mi alleno sempre molto volentieri, che poi è la cosa più difficile. La squadra è contenta di me e del lavoro che sto facendo, per cui firmare sarebbe stato naturale. Però ho compiuto 37 anni, prima di fare un altro anno ne devi ragionare bene. Alla fine ho messo tutto insieme e ho accettato».

Dopo il Polonia, Ulissi ha trascorso qualche giorno in Toscana, allenandosi sulle strade in cui è cresciuto (immagine Instagram)
Dopo il Polonia, Ulissi ha trascorso qualche giorno in Toscana, allenandosi sulle strade in cui è cresciuto (immagine Instagram)
Dopo il Polonia, Ulissi ha trascorso qualche giorno in Toscana, allenandosi sulle strade in cui è cresciuto (immagine Instagram)
Dopo il Polonia, Ulissi ha trascorso qualche giorno in Toscana, allenandosi sulle strade in cui è cresciuto (immagine Instagram)
C’era un motivo per cui Ulissi avrebbe invece potuto smettere?

E’ normale che pensi alle stagioni che hai sulla schiena, che sono già 17. Hai tre figlie a casa, una famiglia. Gli unici pensieri sono stati questi, la vita di tutti i giorni. Anche loro hanno fatto tanti sacrifici, penso a tutti i giorni che sono mancato da casa. L’unico dubbio che mi è passato per la testa è stato quello, però sappiamo anche che non si pensa di andare tanto oltre…

Vinokourov ha detto di apprezzare il tuo ruolo di guida per i più giovani: forse questa può essere una gratificazione diversa dal risultato in sé?

E’ una cosa importante che mi motiva e mi lusinga. Se dovessi guardare soltanto a me stesso, è chiaro che dovrei fare i conti con l’età. Non ho più le gambe di dieci anni fa e nemmeno di cinque. E’ normale che cerchi ancora di ottenere risultati e punti, che per la squadra sono cruciali, ma capisco quanto possa essere importante trasmettere ai giovani la mia esperienza, il fatto di vedere in gara cose che loro non vedono e neanche i direttori sportivi dall’ammiraglia.

Sei il classico direttore in corsa?

Dall’ammiraglia ci chiedono sempre cosa succede, perché nessuno da dietro può vedere quello che il corridore vede da dentro. Quando sono arrivato in Astana mi è stato dato questo compito e cerco di farlo al meglio. Ed è bello vedere che i risultati arrivano, perché negli ultimi due anni la squadra ha risalito la china alla grande e i ragazzi riescono a dare il 100 per cento di quello che hanno.

Fra quello che hai imparato c’è forse anche la capacità di muoverti in corsa senza essere limitato dai numeri, come qualche giorno fa si diceva con Bartoli parlando del ciclismo di Ferretti?

E’ così. Il ciclismo di prima era basato meno sui numeri e più sulle sensazioni. Era normale che il corridore imparasse a gestirsi, magari anche sbagliando, perché si diventava campioni elaborando gli errori che si facevano in corsa. Oggi parti che i ragazzi guardano solamente i wattaggi e a volte si scordano delle cose più importante. La strategia di gara e cogliere l’attimo per ottenere un grande risultato, vincere o essere un valido aiuto per un compagno che sta per vincere. Sono esperienze che negli anni fra i giovani vanno sparendo.

Giro 2026, Bettiol e Ulissi: l'anima toscana cui la XDS Astana si è affidata per risalire la china
Giro 2026, Bettiol e Ulissi: l’anima toscana cui la XDS Astana si è affidata per risalire la china
Giro 2026, Bettiol e Ulissi: l'anima toscana cui la XDS Astana si è affidata per risalire la china
Giro 2026, Bettiol e Ulissi: l’anima toscana cui la XDS Astana si è affidata per risalire la china
La tecnologia serve, ma non è tutto?

La tecnologia va avanti, ma accanto a questi ragazzi così giovani servono anche figure con l’esperienza che a loro manca, che li guidino e gli spieghino quello che troveranno in gara.

Tu hai corso tanti anni nella UAE e hai anche visto nascere il fenomeno Pogacar. Com’è fare il corridore negli anni di Tadej, sapendo che quando c’è lui si corre per il piazzamento? 

E’ una bella domanda, perché se la fanno anche i corridori più giovani, avendo capito che quando c’è lui si parte sconfitti. Io però cerco di insegnargli di non guardare gli altri, ma a se stessi. Cercare di crescere e porsi degli obiettivi. D’altronde, se c’è un extraterrestre in corsa non ci si può fare niente. Si sta parlando di uno che, a mio parere, insieme a Merckx sarà ricordato come il più grande corridore di tutti i tempi.

Meglio averlo amico che nemico?

Correre da compagno di squadra è bello. A parte che sai già come può andare la corsa, uno così ti spinge a stargli il più vicino possibile, ad aiutarlo fino a che lui non decide di scattare. A me succedeva e anche ai miei compagni di squadra. Da avversario continuo ad ammirarlo, però consiglio agli altri di non seguirlo quando parte, perché tutti quelli che ci provano, si fanno male.

Il cittì Amadio ha parlato di Ulissi come possibile azzurro per gli europei e forse i mondiali.

Confermo che ho parlato con Roberto e mi ha fatto estremamente piacere. Vestire la maglia azzurra è sempre stato un sogno, un motivo di orgoglio, quindi sarò sempre disponibile e pronto al servizio. Se un cittì ti chiama e pensa che tu possa dargli una mano, è segno che stai facendo qualcosa di molto buono. A 37 anni non è scontato, io cerco di dare il 100 per cento per me stesso e per i miei compagni e sono a disposizione.

Gp Lugano 2019, vince Ulissi, Pogacar lo abbraccia. Diego vincerà anche il Giro di Slovenia che Tadej chiuderà al quarto posto: la sua epoca d'oro sta per iniziare
Gp Lugano 2019, vince Ulissi, Pogacar lo abbraccia. Diego vincerà anche il Giro di Slovenia che Tadej chiuderà al quarto posto: la sua epoca d’oro sta per iniziare
Gp Lugano 2019, vince Ulissi, Pogacar lo abbraccia. Diego vincerà anche il Giro di Slovenia che Tadej chiuderà al quarto posto: la sua epoca d'oro sta per iniziare
Gp Lugano 2019, vince Ulissi, Pogacar lo abbraccia. Diego vincerà anche il Giro di Slovenia che Tadej chiuderà al quarto posto: la sua epoca d’oro sta per iniziare
Qual è il programma da qui a fine anno?

Faccio Plouay il 30 e poi il Trittico Toscano: Larciano, Sabatini e Toscana. Poi dovrei fare il Giro d’Abruzzo e poi si spera nella maglia azzurra e le ultime gare di stagione.

Com’è per Ulissi allenarsi sulle strade di casa in Toscana?

Sempre bello, ma caldissimo: oggi più caldo che mai. Quando voglio fare salite più lunghe, mi spingo nelle zone di Montecatini, Val di Cecina, Volterra. Quelle sono le salite dove mi testo quando sono in Toscana. Ma adesso si torna a Lugano. Viaggio nel giorno di Ferragosto per non trovare traffico: quando si fa la nostra vita, anche queste sono tattiche da conoscere e mettere in atto…

Ride, il buon umore non manca. A 37 anni si sa distinguere ciò che davvero conta dai pesi inutili. Per questo parlare con Ulissi è sempre prezioso, perché non ti lascia mai parole di troppo. Per avere una carriera così lunga, saper distinguere le cose utili dalle futili è una delle prime cose da imparare.

Tour de France 2026, Parigi, podio, Tadej Pogacar

EDITORIALE / Pogacar e l’obbligo dell’asticella più alta

10.08.2026
4 min
Salva

Nell’anno della sua prima vittoria alla Vuelta, a Primoz Roglic toccò di tenere a bada quel simpatico (e ben più giovane)… rompiscatole di Pogacar, che vinse tre tappe e di lì a un anno gli avrebbe sfilato il Tour de France di sotto il naso. C’era e ci sarebbe tanta suggestione nel ripetersi della sfida fra i due sloveni nella corsa spagnola, anche se l’incidente in allenamento occorso al leader della Red Bull-Bora alla fine di luglio minaccia seriamente di tenere Roglic alla larga dalle strade spagnole su cui da quella prima volta si sarebbe imposto in altre tre occasioni.

E’ l’azione di un insolito karma, a ben vedere, dato che fu proprio Primoz a dire che c’era un solo modo per vincere nell’epoca di Pogacar: stare alla larga dalle corse in cui c’è anche lui.

Anche la Vuelta, come il Giro e poi il Tour, scatterà lontana dal suolo patrio e scopriremo pertanto nel Principato di Monaco quale sarà l’effetto Pogacar dopo aver assistito alle meraviglie fatte in Svizzera. Lo sloveno torna nella corsa spagnola dopo essersi consacrato come uno dei più forti di tutti i tempi: dopo cinque Tour, un Giro d’Italia, cinque Lombardia, quattro Liegi, tre Fiandre, due mondiali e tutto il ben di Dio che ha vinto negli ultimi sette anni.

Vuelta 2019, Pogacar ottiene la seconda di tre vittorie al Monumento Vaca Pasiega, precedendo il leader e connazionale Roglic
Vuelta Espana 2019, Tadej Pogacar, Primoz Roglic, Monumento Vaca Pasiega
Vuelta 2019, Pogacar ottiene la seconda di tre vittorie al Monumento Vaca Pasiega, precedendo il leader e connazionale Roglic

L’opzione Vuelta

E proprio il calendario di Pogacar ci spinge a una riflessione. In questo ciclismo strutturato come una scienza esatta, nulla si può improvvisare, se non piccoli fuori programma come la partecipazione alla Roubaix, non certo una gara di tre settimane. L’inizio incredibilmente scarico di corse (ma non di vittorie) e le voci che già giravano a primavera sulle rassicurazioni da parte del Principe Alberto fanno pensare che la scelta di fare la Vuelta fosse stata già presa da un pezzo e non rivelata. Del resto, come è prassi della UAE Emirates a ogni inizio di stagione, i piani vengono svelati fino al Tour e poi lasciati nell’indeterminazione.

E forse proprio sapendo di questo sbilanciamento verso il finale si stagione, Pogacar ha potuto impostare il 2026 con appena 16 giorni di corsa fino alla partenza del Tour, prevedere tre settimane di stacco dopo la corsa francese e a quel punto puntare tutto su Vuelta, mondiali, gli europei di casa e il Lombardia della settimana successiva: 37 giorni di corsa dalla prima sino a fine Tour, 24 giorni dalla Vuelta al Lombardia.

Tour de France, 6 tappa, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Met
Pogacar vince la 6ª tappa del Tour precedendo Vingegaard. Soltanto il danese ha mostrato un livello tale da impegnarlo a fondo
Tour de France, 6 tappa, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Met
Pogacar vince la 6ª tappa del Tour precedendo Vingegaard. Soltanto il danese ha mostrato un livello tale da impegnarlo a fondo

Pogacar si diverte?

Sono calcoli che può fare soltanto chi ha un livello così alto da poter vincere senza dare tutto. Si è detto che Pogacar non sia uscito sfinito dal Tour (sarà poi vero?) come invece accadde lo scorso anno, ed è lecito aspettarsi che i rivali della Vuelta non abbiano la consistenza per fiaccarlo più di quelli francesi. Roglic, se ci sarà. Gall, secondo al Giro. Landa, Quintana, Uijtdebroeks e chissà chi altri non hanno armi abbastanza affilate neppure per graffiarlo.

La strategia è pressoché perfetta. Soprattutto se, come dice Garzelli, Pogacar potrà chiudere la Vuelta in dieci giorni. Ci rendiamo conto tuttavia di quanto tutto questo sia straordinario? L’altezza della sfida è vertiginosa e solo un campione come lo sloveno può rendere tutto così facile o far credere che lo sia. Tanto che a questo punto la domanda che resta sospesa nell’aria riguarda proprio lui, che intanto continua a vivere con la sua spontaneità, cercando di rimanere fedele a se stesso.

Se è vero che Tadej va sempre in cerca di nuove sfide che possano motivarlo, il fatto che abbia scelto di mettere in fila Vuelta, mondiali, europei e Lombardia è dovuto a qualche impegno da mantenere oppure è la ricerca di qualcosa che possa metterlo davvero in difficoltà o la spia del fatto che vincere senza particolare affanno inizi a trovarlo sempre meno divertente?

Europei Slovenia 2026

Europeo in Slovenia. Per Hauptman e Pogacar motivazioni speciali

08.08.2026
6 min
Salva

Ci sono corse che valgono una medaglia e altre che, per il contesto in cui vengono disputate, assumono un significato completamente diverso. I prossimi Campionati Europei appartengono alla seconda categoria. Dal 2 al 7 ottobre la Slovenia ospiterà per la prima volta la rassegna continentale e lo farà sulle strade di casa di Tadej Pogacar, campione europeo in carica.

La bellissima capitale Ljubljana sarà il cuore dell’evento, tuttavia le prove in linea si sposteranno verso Sencur e soprattutto nella zona di Komenda, a pochi chilometri da dove Tadej Pogacar è cresciuto. Un Europeo che, inevitabilmente, avrà un sapore speciale per tutta la Slovenia. Un Paese giovane, ma il cui sentimento nazionale è fortissimo. Noi abbiamo ancora ben stampate in mente le immagini del Monte Lussari al Giro d’Italia 2023quando la montagna, a due passi dal confine, fu invasa di bandiere e tifosi sloveni giunti tutti per Primoz Roglic.

La Slovenia ha un forte sentimento popolare che si riscontra anche nello sport. Qui il tifo che i suoi connazionali riservarono a Roglic sul Lussari al Giro 2023
La Slovenia ha un forte sentimento popolare che si riscontra anche nello sport. Qui il tifo che i suoi connazionali riservarono a Roglic sul Lussari al Giro 2023
La Slovenia ha un forte sentimento popolare che si riscontra anche nello sport. Qui il tifo che i suoi connazionali riservarono a Roglic sul Lussari al Giro 2023
La Slovenia ha un forte sentimento popolare che si riscontra anche nello sport. Qui il tifo che i suoi connazionali riservarono a Roglic sul Lussari al Giro 2023

Un percorso per fare la differenza

La partenza delle prove in linea sarà a Ljubljana, mentre l’arrivo sarà a Sencur. Dopo circa 85 chilometri di avvicinamento, il gruppo entrerà nel circuito decisivo, da ripetere cinque volte dagli uomini per un totale di 196 chilometri e due dalle donne, per 130 chilometri complessivi. Il punto chiave sarà la salita di Mozjanca: 2,1 chilometri al 10,2 per cento di pendenza media, uno strappo breve ma estremamente selettivo che richiama per caratteristiche certe salite delle Ardenne.


Indiscrezioni, provenienti proprio dalla Slovenia, sostenevano che gli organizzatori avessero consultato sia Pogacar che lo stesso Hauptman per la definizione del percorso. La Federazione Slovena punta a massimizzare le possibilità di vittoria di Tadej, ovviamente. Pertanto la priorità era quella di creare un circuito impegnativo, escludendo fin da subito l’ipotesi di un arrivo nella capitale Lubiana che inevitabilmente avrebbe significato disegnare un tracciato ben più filante. E così si è preferito andare nelle zone di Komenda e Stefanja Gora.

Nei giorni del Tour de France di questo percorso ne abbiamo parlato con Andrej Hauptman, direttore sportivo della UAE Emirates e per anni tecnico della nazionale slovena.

«Il percorso – dice Hauptman – non lo abbiamo deciso né io, né Tadej, anche se abbiamo dato dei consigli. Io, soprattutto, conoscevo bene questa salita perché mi allenavo sulla Mozjanca e mi piace tantissimo. Non è lunga, però è davvero impegnativa. Tadej abita a 14 chilometri da quello strappo».

Il resto del tracciato, spiega Hauptman, è decisamente più scorrevole: «La prima parte, quella che porta al circuito, è tutta più o meno piatta, senza particolari difficoltà, neanche dal punto di vista planimetrico. E’ quindi un percorso bello, filante, facile, direi. Poi, una volta arrivati sul circuito, c’è questa salita, seguita da una discesa veloce e non troppo tecnica».

Motivazioni speciali

Per Pogacar sarà qualcosa di più di un normale appuntamento di fine stagione. Il campione sloveno arriverà all’Europeo da detentore del titolo, conquistato nel 2025 in Francia, e avrà la possibilità di difendere quella maglia proprio sulle strade dove ha iniziato a pedalare. Gli organizzatori hanno costruito una rassegna che attraverserà dodici comuni e che coinvolgerà direttamente anche Komenda, la città natale di Tadej.

Hauptman conosce bene il valore di un’occasione del genere, ma invita anche a non caricarla di significati eccessivi: «Sicuro che per un atleta correre una manifestazione così importante sulle strade di casa vuol dire molto. Ti dà una motivazione in più, anche se lui non ne avrebbe bisogno. E poi è un valore anche per la Nazione, che si ritrova un corridore così».

La stagione, però, non si fermerà a quell’appuntamento. Prima ci saranno ancora settimane di corse e soprattutto i Mondiali in Canada, immediatamente precedenti all’Europeo. Per questo, in casa della Slovenia, la parola d’ordine è programmare.

«L’Europeo, così come il Mondiale, è un obiettivo. E’ importante… per Tadej ma per tutti gli atleti interessati direi. Indossare la maglia di un titolo è determinante. Ma la stagione è lunga e avere tanti obiettivi non è mai facile. Ma mi credete se vi dico che sin qui non ne abbiamo mai parlato? Di solito siamo sempre concentrati sulla corsa che stiamo facendo. Sappiamo che c’è questo grande appuntamento in casa. Siamo motivati e felici. Io credo che inizieremo a parlarne per davvero dopo il Mondiale che si terrà la settimana prima in Canada».

Il calendario rende infatti particolare la gestione delle energie fra i due grandi eventi. Le prove in linea elite saranno il 3 ottobre per le donne e il 4 per gli uomini, mentre le cronometro chiuderanno la rassegna il 7 ottobre. Un programma alla rovescia se vogliamo, proprio per cercare di venire incontro agli atleti che avranno il fuso orario d’oltreoceano.

Star Pogacar: qui un suo selfie in occasione della festa per la conquista dell'ultimo Tour. provate ad immaginare che bolgia sarà in Slovenia per l'Europeo
Star Pogacar: qui un suo selfie in occasione della festa per la conquista dell’ultimo Tour. Provate ad immaginare che bolgia sarà in Slovenia per l’Europeo
Star Pogacar: qui un suo selfie in occasione della festa per la conquista dell'ultimo Tour. provate ad immaginare che bolgia sarà in Slovenia per l'Europeo
Star Pogacar: qui un suo selfie in occasione della festa per la conquista dell’ultimo Tour. Provate ad immaginare che bolgia sarà in Slovenia per l’Europeo

Slovenia squadra vera

Ed è proprio qui che l’Europeo sloveno può assumere un significato ancora più interessante. Perché Pogacar non sarà semplicemente il campione da battere, ma il leader di una selezione importante. La Slovenia può contare su una carrellata di corridori di livello assoluto. Primoz Roglic, Matej Mohoric, Jan Tratnik, Domen Novak, Luka Mezgec sono soltanto alcuni dei nomi che hanno contribuito negli ultimi anni a trasformare la Slovenia in una delle realtà più competitive del ciclismo internazionale.

Il punto, dunque, non sarà soltanto capire se Pogacar avrà le gambe per vincere. Ma capire come la Slovenia deciderà di correre per lui. La salita di Mozjanca è destinata a diventare decisiva. Cinque passaggi lassù significano altrettante occasioni per mettere pressione, ridurre il gruppo e costruire una situazione favorevole al campione di casa.

Sarà interessante capire per bene chi saranno i rivali di Pogacar. Sembra che il primo a contrastarlo possa essere Remco Evenepoel, come l’anno scorso in Francia. Ma Paul Seixas? E i cacciatori di tappe stile Nord? Rispetto all’anno scorso è meno selettivo e un Van der Poel magari potrebbe inserirsi nella lotta, così come un Van Aert.

Anche perché non tutti potrebbero essere al mondiale, sapendo che è più duro e che potrebbe già prendere una certa direzione con Pogacar in corsa. Magari potrebbero risparmiare qualcosa e giocare sull’effetto freschezza, anche in considerazione del fatto che Pogacar uscirebbe non solo dalla prova iridata in Canada, ma anche dalla Vuelta.

«Noi – conclude Hauptman – cerchiamo di andare alle corse sempre per dare il massimo. La salita di Mozjanca è bella, il circuito è bello… Siamo sicuri che sarà uno spettacolo anche per il pubblico».

I collezionisti di maglie, Pedersen ultimo entrato fra i “triplisti”

I collezionisti di maglie, Pedersen ultimo entrato fra i “triplisti”

07.08.2026
4 min
Salva

Con la conquista della maglia verde di vincitore della classifica a punti al Tour de France, il danese Mads Pedersen è entrato in un club molto ristretto ma allargato, quello dei vincitori della Triplice Corona. Perché ristretto ma allargato? E’ bene fare subito un po’ di chiarezza: le cronache parlano spesso del Triplete ciclistico mettendo insieme Giro, Tour e Vuelta relativamente alla classifica generale, ma ci sono anche le altre maglie: punti, montagna e (ma solo da qualche anno per la Vuelta) per i giovani. E allora è il caso di fare luce su chi fa parte di questa ristretta elite.

Vingegaard è l'ultimo ad aver conseguito la Triplice Corona, ottavo della serie
Vingegaard è l’ultimo ad aver conseguito la Triplice Corona, ottavo della serie
Vingegaard è l'ultimo ad aver conseguito la Triplice Corona, ottavo della serie
Vingegaard è l’ultimo ad aver conseguito la Triplice Corona, ottavo della serie

Tre italiani fra i detentori della Triplice Corona

Iniziamo naturalmente dalla classifica generale, quel gruppo di 8 corridori capaci di conseguire il successo nei tre grandi giri, un consesso al quale si è unito quest’anno il danese Jonas Vingegaard e dal quale è finora escluso Tadej Pogacar, che pur con qualche ritrosia proverà a colmare la lacuna dal prossimo 22 agosto alla corsa spagnola, affrontata solamente una volta quand’era ancora agli albori della sua carriera.

L’elenco è iniziato nel 1963 con Anquetil per proseguire con Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali, Froome e appunto Vingegaard. Teoricamente, oltre a Pogacar, potrebbe aggiungersi alla lista anche Primoz Roglic, plurivincitore della Vuelta e una volta trionfatore della corsa rosa, ma al Tour la sua grande occasione è stata nel 2020 e Pogacar lo ha stoppato.

Pedersen con la maglia verde della Vuelta 2023. Nel '24 ha vinto al Giro, nel '26 al Tour
Pedersen con la maglia verde della Vuelta 2023. Nel ’24 ha vinto al Giro, nel ’26 al Tour
Pedersen con la maglia verde della Vuelta 2023. Nel '24 ha vinto al Giro, nel '26 al Tour
Pedersen con la maglia verde della Vuelta 2023. Nel ’24 ha vinto al Giro, nel ’26 al Tour

Maglia a punti, patrimonio degli sprinter

Leggermente più ristretto il gruppo di corridori che hanno completato la collezione di vittorie nelle classifiche a punti e anche qui, con Pedersen, il danese della Lidl-Trek la collezione si è appena allargata. La lista è aperta dall’immancabile Merckx, che l’ha conquistata al Giro 1968-73, anno nel quale vinse anche quella della Vuelta, mentre al Tour ha trionfato 3 volte dal 1969 al ’72.

Gli altri nomi sono grandi specialisti della volata, come l’uzbeko Djamolidine Abdoujaparov, il francese Laurent Jalabert, il nostro Alessandro Petacchi (al Giro nel 2004, alla Vuelta l’anno successivo e la consacrazione al Tour 2010), il britannico Mark Cavendish e appunto Pedersen. La curiosità è che nessuno di loro è però sul podio “all time” di vittorie: il primatista è il tedesco Erik Zabel con 9 successi (6 al Tour, 3 alla Vuelta), seguito a ruota dallo slovacco Peter Sagan e dall’irlandese Sean Kelly con 8.

Davanti all'Arc de Triomphe: foto iconica per Petacchi, che nel 2010 ha completato la collezione
Davanti all’Arc de Triomphe: foto iconica per Petacchi, che nel 2010 ha completato la collezione
Davanti all'Arc de Triomphe: foto iconica per Petacchi, che nel 2010 ha completato la collezione
Davanti all’Arc de Triomphe: foto iconica per Petacchi, che nel 2010 ha completato la collezione

Scalatori: una coppia davvero “super”…

Il numero scende notevolmente se prendiamo in esame la classifica dei Gran Premi della Montagna. Solamente due corridori sono riusciti nell’impresa e non per niente sono considerati due autentici maestri della scalata in bicicletta. Il primo è Federico Bahamontes che conquistò la maglia a pois del Tour ben 6 volte, tra il 1954 e ’64, inframmezzate dal successo al Giro nel 1956 e alla Vuelta nel 1957-58. L’altro è Lucho Herrera, colui che lanciò la moda dei colombiani, vincitore al Tour 1985-87, alla Vuelta 1987-91 e al Giro 1989. Se si guarda il totale delle vittorie, il primato è sempre di Bahamontes con 9, le stesse però di Gino Bartali, 7 volte primo al Giro e 2 al Tour.

Come detto, la classifica del miglior giovane è in vigore alla Vuelta solo dal 2017. Nessuno è riuscito a fare tripletta, la doppietta è stata appannaggio di soli 3 corridori peraltro in attività o molto recenti: il colombiano Miguel Angel Lopez, primo alla Vuelta 2017 e al Giro 2018-19. Il suo connazionale Egan Bernal, maglia bianca al Tour 2019 e Giro 2012 e naturalmente Pogacar, che non ha mai mancato il successo da Under 25 al Tour, dal 2020 al 2023 e ha trionfato nell’unica sua Vuelta nel 2019. Al Giro, quando ha vinto, aveva già superato la soglia anagrafica.

Merckx resta il primatista di maglie vinte. Pogacar è ancora lontano, ma...
Merckx resta il primatista di maglie vinte. Pogacar è ancora lontano, ma…
Merckx resta il primatista di maglie vinte. Pogacar è ancora lontano, ma...
Merckx resta il primatista di maglie vinte. Pogacar è ancora lontano, ma…

Uno dei tanti primati del Cannibale

In questo gioco statistico resta da dire chi è che, fra tutte le classifiche che emergono da ogni grande giro, ne ha vinte di più e qui in cima alla lista c’è sempre lui, il “Cannibale” Eddy Merckx con ben 19 con le 13 di Hinault e le 11 di Bartali e Pogacar. Che però ha la possibilità di scalare la classifica anche piuttosto velocemente, vista la superiorità nei confronti degli altri…

Tadej Pogacar, Vuelta

Garzelli: «Pogacar può chiudere la Vuelta in 10 giorni»

06.08.2026
6 min
Salva

E’ quindi ufficiale: Tadej Pogacar parteciperà alla prossima Vuelta. Automaticamente diventa il favorito della corsa spagnola. Ma avrà davvero vita così facile senza Vingegaard, Remco e con Roglic che non ci arriva al meglio dopo l’incidente di auto di qualche giorno fa? Spunti e argomenti che abbiamo analizzato con Stefano Garzelli.

Pogacar alla Vuelta ci andò nel 2019. Fu il suo primo Grande Giro e all’epoca lo sloveno aveva poco più di 21 anni. Mostrò subito di che pasta fosse fatto: terzo nella generale e tre tappe vinte, le più dure. Fino all’anno prima correva nella Ljubljana Gusto Xaurum, tanto per dire. Salì sul podio di Madrid in maglia bianca, come dice anche la foto di apertura. Il mondo ancora non sapeva che stava assistendo alla nascita di un vero totem della storia del ciclismo.

Stefano Garzelli è oggi un commentatore tecnico di Rai Sport. Ha corso 17 stagioni da pro’
Stefano Garzelli è oggi un commentatore tecnico di Rai Sport. Ha corso 17 stagioni da pro’
Allora, Stefano, era un po’ nell’aria, Pogačar alla Vuelta: cosa ti sembra questa sua presenza?

Credo che abbia vinto il Tour, non dico facilmente, ma senza spremersi più di tanto. Avrebbe potuto vincere otto tappe. La Vuelta era un’idea che in UAE Emirates avevano già, anche per arrivare alla tripla corona, quindi penso che, con un Tour dove il dispendio è stato importante ma non eccessivo, abbiano colto l’occasione. Lo scorso anno invece è arrivato a fine Tour che era finito, anche in virtù dei problemi fisici che aveva avuto. In più, il campo partenti non è eccezionale e anche questo avrà inciso nella scelta. Non tanto per i rivali, quanto per il dispendio energetico.

Hai detto una cosa interessante e la nostra è più una provocazione che una domanda: senza rivali fortissimi, potrebbe incappare in un problema di tensione, che la prende un po’ sottogamba?

No, perché stiamo parlando di Pogacar. Fosse stato un altro magari poteva anche essere scarico di energie, soprattutto mentali, dopo il Tour de France. Ma Tadej vince tutto, ogni corsa che affronta, è arrivato al quinto Tour… Quando ha un obiettivo lo vedi sempre concentrato, determinato. Adesso avrà un periodo di scarico soprattutto mentale, suppongo, per poi arrivare comunque preparato alla Vuelta. Tra i due Grandi Giri ci sono 29 giorni e la forma fisica uno come lui non la perde più di tanto. Insomma, non credo che ci sia quel pericolo di bassa tensione.

Prevedi quindi un cammino privo di ostacoli?

Chiaramente, una grande corsa a tappe, come abbiamo visto proprio al Tour con Lipowitz e Vingegaard, nasconde difficoltà e imprevisti, però sarebbe la particolarità, non è quella la base su cui fare il ragionamento. Se lui vuole andare a vincere la Vuelta, penso che questo sia l’anno perfetto.

Con Pogačar di mezzo il tipo di percorso conta e non conta: ma tu, che sei spagnolo di adozione e conosci bene strade e salite, che Vuelta dobbiamo aspettarci?

Una Vuelta dura, e lo è perché ci sono sei arrivi in salita. Dopo tre tappe saranno sui Pirenei e poi ce n’è una nella mia zona, Valencia, con 5.000 metri di dislivello. E ancora il gran finale a Granada. Per il resto, è una Vuelta come è stata sempre in questi ultimi anni: tappe corte, dure, spettacolari.

Vuelta, Almeida, Vine
A supporto di Pogacar tra gli altri, anche Vine e Almeida. Cercheranno di portare sul podio il portoghese come hanno fatto con Del Toro al Tour?
Vuelta, Almeida, Vine
A supporto di Pogacar tra gli altri, anche Vine e Almeida. Cercheranno di portare sul podio il portoghese come hanno fatto con Del Toro al Tour?
Ti aspetti che Pogačar ucciderà subito la corsa e poi la controllerà in vista di mondiale ed europeo che, ricordiamo, si corrono a casa sua?

Sì, credo correrà così. mondiale ed europeo, credo che siano l’obiettivo suo e della squadra. Tra l’altro si presenta con una UAE Emirates direi più che ottima. Può tranquillamente chiudere il discorso dopo i primi nove-dieci giorni e poi gestire, lasciar fare, controllare e risparmiare le forze in vista dei due appuntamenti che abbiamo detto.

Hai parlato di una Vuelta classica, però, a un’analisi attenta, la quindicesima tappa, prima del secondo riposo, è collinare e non estrema. La terza settimana si apre con il giorno di riposo e due tappe piatte. Poi c’è la crono e un solo tappone al penultimo giorno. Una terza settimana morbida…

Proprio per questo motivo è una Vuelta perfetta per lui. Quest’anno ha una buona occasione. Appunto, può chiudere il discorso nella prima metà e poi controllare e risparmiare. Non ha corso molto da inizio stagione, ma quando lo ha fatto è andato sempre al massimo. Avrà solo due tappe impegnative nella terza settimana per lui: la crono, che farà forte, e il tappone finale. Sì, la correranno in funzione del mondiale.

Tu hai mai fatto la doppietta Tour e Vuelta?

No, io ho fatto cinque volte Giro e Tour e un anno Giro e Vuelta.

E secondo te è tanto diversa la doppietta Tour e Vuelta rispetto a quella Giro e Tour?

Sì, è completamente differente. Pensiamo a quanto visto quest’anno. Vingegaard al Tour stava andando forte perché aveva davanti questo fenomeno, ma arrivava dal Giro d’Italia. Questa doppietta Giro-Tour l’ha fatta Pogacar. Ed era difficilissima ai tempi miei, quando tu arrivavi al Giro, lo preparavi e poi tra Giro e Tour avevi un mese.

Tadej Pogacar, Vuelta
Un commosso Pogacar alla sua terza vittoria di tappa alla Vuelta 2019. Lì capì di essere sul podio a Madrid
Tadej Pogacar, Vuelta
Un commosso Pogacar alla sua terza vittoria di tappa alla Vuelta 2019. Lì capì di essere sul podio a Madrid
Quindi puntavi a fare un bel Giro e poi?

Poi andavi al Tour e ti ritrovavi con Armstrong, con Ullrich, con Beloki… tutta gente che stava preparando solo il Tour e che andava dieci volte più forte rispetto a uno che arrivava dal Giro. A fine anno invece, la mentalità dei corridori che vanno alla Vuelta è diversa. Non è quella dei corridori che vanno al Tour de France, né quella di quelli che vanno al Giro. E’ dura, ma per me meno.

Quindi, Stefano: con Pogacar il tipo di percorso conta fino a un certo punto, il livello del parterre anche… ma ci divertiremo o no?

Sicuramente ci divertiremo. Pogacar ha un richiamo eccezionale. Affascina quando corre. Guardate solo la tappa di Parigi al Tour. O come vince la Sanremo o lotta per la Roubaix… lì mi stupisco ancora di più. Va al Romandia e lo vince. Va al Giro di Svizzera e vince il Giro di Svizzera: sta facendo la collezione delle figurine. Questa mi manca, questa la vinco… Per me ci divertiremo.

Credi che la pensino tutti così?

Ho ascoltato un po’ di podcast, letto articoli, anche qua in Spagna. E ci sono due opinioni contrastanti: la Vuelta è già chiusa oppure la Vuelta acquista un campione che appartiene alla storia del ciclismo. Siamo davanti al corridore più forte di tutti i tempi probabilmente, anche se io non ho vissuto Merckx, ma questo, a livello mediatico, di televisione e di gente a bordo strada, avrà un forte richiamo. Io sto nella zona di Valencia, dove ci saranno ben cinque tappe, e ho già sentito di gente che vuole andare a vedere la Vuelta solo perché c’è Pogacar.

Bikone, movimento centrale (foto Fizza)

Bikone celebra Pogacar con un movimento “limited”

30.07.2026
4 min
Salva

Bikone celebra il quinto successo di Tadej Pogacar al Tour de France con un componente esclusivo. Si tratta del nuovo BSA Aero Tour de France Limited Edition, un movimento centrale prodotto in soli 500 esemplari numerati. L’edizione speciale nasce dal modello Aero da 77 grammi. Un prodotto sviluppato in collaborazione con UAE Team Emirates-XRG per rispondere alle esigenze più rigorose espresse dal ciclismo professionistico. L’obiettivo è ridurre ogni possibile dispersione di energia e ottenere vantaggi marginali in termini di peso, scorrevolezza e aerodinamica.

Il quinto trionfo di Pogacar alla Grande Boucle rappresenta un risultato storico. Il campione sloveno ha rafforzato ulteriormente il proprio posto tra i più grandi corridori di sempre. Un successo costruito tappa dopo tappa insieme alla UAE Team Emirates, supportata anche dalle soluzioni tecniche realizzate da Bikone.

Il podio finale del Tour 2026: 1° Tadej Pogacar, 2° Remco Evenepoel a 6'26"; 3° Isaac Del Toro a 9'42"
Bikone ha voluto celebrare il grande traguardo di Pogacar, lo sloveno è entrato nel club dei penta vincitori del Tour de France
Il podio finale del Tour 2026: 1° Tadej Pogacar, 2° Remco Evenepoel a 6'26"; 3° Isaac Del Toro a 9'42"
Bikone ha voluto celebrare il grande traguardo di Pogacar, lo sloveno è entrato nel club dei penta vincitori del Tour de France

Solo 500 esemplari numerati

Il movimento centrale Bikone dedicato al Tour de France sarà disponibile in appena 500 unità in tutto il mondo. Ogni esemplare è identificato da un numero di serie progressivo. La produzione non verrà ripetuta. Una volta esauriti i pezzi disponibili, il modello diventerà un componente da collezione destinato agli appassionati di ciclismo e tecnologia.

Il design celebrativo richiama l’impresa di Pogacar. L’aspetto estetico si abbina alle caratteristiche tecniche del modello aero, uno dei prodotti più evoluti presenti nel catalogo dell’azienda.

Con un peso dichiarato di soli 77 grammi, il BSA Aero Tour de France Limited Edition è il movimento centrale più leggero della gamma Bikone. Il componente è compatibile con guarniture Shimano dotate di perno da 24 millimetri. E’ progettato per scatole movimento centrale BSA da 68 millimetri, utilizzate normalmente sui telai da strada.

Una delle caratteristiche principali è la Aero Cup. La calotta presenta una superficie esterna completamente liscia e priva delle tradizionali tacche. Questa soluzione contribuisce a ridurre le turbolenze generate dal flusso d’aria. Migliora inoltre l’integrazione visiva e funzionale con il telaio.

Il movimento centrale utilizza cuscinetti ibridi ceramici ABEC5/P5 con tenuta 2RS. La configurazione è studiata per offrire una rotazione più fluida ed efficiente. La riduzione degli attriti permette di limitare le dispersioni meccaniche. Un aspetto importante soprattutto nelle competizioni, dove ogni dettaglio può contribuire alla prestazione complessiva.

Le calotte sono realizzate in alluminio 7075 con trattamento T6. Si tratta di una lega ad alta resistenza utilizzata anche in campo aerospaziale. Il materiale consente di contenere il peso senza compromettere rigidità, affidabilità e durata. La protezione dagli agenti esterni è affidata a paraoli assiali posizionati sui cuscinetti. Specifici O-ring proteggono inoltre tutte le superfici di accoppiamento. Una soluzione pensata per limitare l’ingresso di acqua, polvere e contaminanti.

Prezzo e disponibilità in Italia

In Italia, il Bikone BSA Aero Tour de France Limited Edition è distribuito da Maclart, importatore esclusivo del marchio nel nostro Paese.

Il prezzo consigliato al pubblico è di 399 euro, che riflette la costruzione tecnica del prodotto, l’impiego di materiali di alta (altissima) qualità e la natura esclusiva di questa edizione celebrativa dedicata al quinto Tour de France conquistato dal grandissimo campione sloveno.

Bikone

UAe Emirates Tour 2026

Dominio UAE? Programmazione, dettagli e un gruppo coeso

29.07.2026
7 min
Salva

Tadej Pogacar avrebbe vinto questo Tour de France anche stando in un’altra squadra, molto probabilmente, ma va detto che la gestione della sua UAE Emirates nel proteggerlo è stata esemplare. E non è stato affatto un caso. Il termine programmazione è centrale in questo contesto. Anche Stefano Rizzato, durante la diretta di una delle tappe centrali, ha notato un aspetto che chi frequenta i ritiri invernali, come noi, non può non osservare. «In casa UAE sin da dicembre tutti i corridori conoscono già quali corse faranno. Tu vai lì e Matxin ti dice per filo e per segno chi farà cosa».

E questo è un grande punto di partenza. Nel ciclismo della perfezione, avere un obiettivo chiaro con largo anticipo significa allenarsi bene, seguire un percorso ed essere certi di ciò che si fa. E le prestazioni si sono poi viste sul campo. Anche Matxin, il responsabile tecnico della UAE, parlando di altri argomenti, ci ha detto che, nonostante i 15 infortuni su una rosa di trenta atleti, hanno dovuto apportare un solo cambiamento rispetto alla tabella di marcia.

Ricerca e sviluppo di materiali, integrazione e una grande lavoro dello staff: anche questo ha contribuito alla successo UAE
Ricerca e sviluppo di materiali, integrazione all’avanguardia e una grande lavoro dello staff a 360°: anche questo ha contribuito al successo UAE
Ricerca e sviluppo di materiali, integrazione e una grande lavoro dello staff: anche questo ha contribuito alla successo UAE
Ricerca e sviluppo di materiali, integrazione all’avanguardia e una grande lavoro dello staff a 360°: anche questo ha contribuito al successo UAE

Questione di programmazione

Ma entriamo più dentro. Ogni atleta aveva un compito specifico e ognuno era super motivato nell’eseguirlo. Si sono così visti corridori super performanti. Nils Politt tirare anche su certe salite. Tim Wellens restare con gli scalatori persino ai piedi delle ascese più lunghe. Oppure Felix Grossschartner esporsi in pianura. E’ anche vero che avere un leader come Pogacar porta stimoli e convinzioni non da poco. E l’appetito vien mangiando.

«Sono stati i ragazzi a chiedermi di vincere». Questa frase Tadej l’ha ripetuta almeno un paio di volte nel corso del Tour de France. Parliamo, per esempio, delle due vittorie centrali, quando la classifica era ormai assestata e, tutto sommato, alla UAE la fuga faceva anche comodo. In quel modo, nel finale di tappa, anche gli altri big si sarebbero dovuti muovere. E invece, sapendo della forza del loro capitano, hanno tirato per riportare sotto gli attaccanti.

Qui entra in gioco anche la questione dei premi. Alla fine chi fa parte del gruppo di Pogacar porta a casa un bel bottino e, più arrivano podi e vittorie, più questo cresce. Ma ci sta. E’ del tutto legittimo. Ed è sempre stato così.

Addirittura, anche se questa non è una voce ufficiale, si dice che a Ussel sia stato lo stesso Pogacar a non voler chiudere sulla fuga perché davanti c’era il suo amico Mathieu Van der Poel, che poi vinse la tappa. E quel giorno la UAE aveva sempre tenuto la fuga sotto controllo. Perché fermarsi a meno di 15 chilometri dall’arrivo?

UAe Emirates Tour 2026
I tecnici e i ragazzi della UAE hanno sempre esaltato il gruppo
UAe Emirates Tour 2026

Emergenza superata

Ma il vero punto di forza, il senso di coesione del gruppo, si è visto nella terza settimana. Anche la UAE Emirates ha avuto i suoi problemi. Adam Yates, Brandon McNulty, Tim Wellens e Nils Politt hanno accusato, chi più chi meno, una gastroenterite.

La prima cosa che è emersa è stata la tenacia di ognuno di loro nel non mollare. Andare avanti. Lasciarsi alle spalle la buriana. E nel corso di una corsa disputata sempre a ritmi vertiginosi, con il caldo e, tutto sommato, con l’obiettivo ormai in tasca, non era affatto scontato. Solo McNulty è stato costretto ad alzare definitivamente bandiera bianca.

Così l’atleta colpito di turno si prendeva, giocoforza, un giorno o poco più di licenza, passateci il termine. Restava in coda al gruppo, cercava di respirare e recuperare, per poi farsi trovare pronto nei giorni successivi. «I ragazzi – ha detto Pogacar – sono stati esemplari. Non hanno mai mollato. Adam il giorno della cronometro stava davvero male. Anche Tim ha avuto i suoi problemi. La perdita di McNulty è un grande problema e mi dispiace molto. Gli ho detto subito che lo aspettavo a Parigi per la festa».

E qui ritorna il tema della programmazione e della tranquillità (ma anche della forza) che questa comporta. I corridori stanno bene e, pertanto, una tantum possono fare anche gli straordinari. E’ stato così per Politt, chiamato a tirare in salita nei primi giorni alpini. E’ stato così per Felix Grossschartner, forse una delle rivelazioni nascoste di questa Grande Boucle. Alla fine hanno controllato i due terzi di ogni tappa della settimana finale con uno, al massimo due uomini. Ed è qui che sta il capolavoro.

Non solo. Si sono potuti permettere anche un terzo lusso: Isaac Del Toro. Il messicano, salvo qualche breve frangente, non ha praticamente mai tirato. La UAE ha cercato sempre di tutelarlo, di farlo correre al risparmio. Di fatto gli uomini realmente a disposizione erano sei e, nei giorni in cui qualcuno stava male, cinque se non addirittura quattro, come è successo nella tappa del Col de Sarenne.

UAe Emirates Tour 2026
Pogacar in versione gregario. Un lusso doppio pensando anche che Del Toro non ha quasi mai tirato
UAe Emirates Tour 2026
Pogacar in versione gregario. Un lusso doppio pensando anche che Del Toro non ha quasi mai tirato

Pogacar gregario

Gianetti, Pogacar, Matxin, Pedrazzini e Hauptman hanno sempre parlato di un gruppo di amici. Di coesione. E lo si è visto anche dalle immagini. Ma alla fine, tanto per cambiare, la ciliegina sulla torta di questo capolavoro di squadra porta ancora una volta il nome di Tadej Pogacar.

La maglia gialla si è trasformata in gregario. Gregario per l’amico e giovane compagno Isaac Del Toro. Lo aveva già fatto sul Plateau de Solaison, tirando nel giorno in cui poi Remco Evenepoel li mise entrambi in difficoltà. E lo ha fatto soprattutto nell’ultima tappa.

Da Bourg-d’Oisans all’Alpe d’Huez gli uomini della UAE erano davvero contati. Di fatto hanno potuto contare soltanto su Politt, Wellens e Grossschartner. Quest’ultimo è poi saltato sul Galibier. Ma ecco che in casa UAE avevano ancora un super jolly da giocare. Un gregario di nome Tadej Pogacar.

Lo sloveno aveva già vinto il giorno precedente, firmando anche il record dell’Alpe d’Huez dal versante tradizionale. Era appagato. E, come tante volte abbiamo detto, lui ha bisogno di stimoli. E di divertirsi.

Eccolo dunque salire in cattedra a 5-6 chilometri dal Galibier. Si è messo a tirare. Ha sgretolato il gruppo (per poco non metteva in difficoltà anche il compagno Del Toro) e ha imposto il proprio ritmo per ben 64 chilometri. Lo ha fatto con piacere. Quel giorno, all’arrivo dell’Alpe d’Huez, era sorridente, felice, scherzoso proprio per il ruolo che aveva svolto: una novità anche per lui.

Plateau de Solaison, Politt ormai certo di stare nel tempo massimo si ferma da un so massaggiatore per vedere il finale della tappa dei suoi leader. Anche questo racconta del senso di appartenenza (foto Instagram - UAE Emirates)
Plateau de Solaison, Politt ormai certo di stare nel tempo massimo si ferma da un suo massaggiatore per vedere il finale della tappa. Anche questo è senso di appartenenza (foto Instagram – UAE Emirates)
Plateau de Solaison, Politt ormai certo di stare nel tempo massimo si ferma da un so massaggiatore per vedere il finale della tappa dei suoi leader. Anche questo racconta del senso di appartenenza (foto Instagram - UAE Emirates)
Plateau de Solaison, Politt ormai certo di stare nel tempo massimo si ferma da un suo massaggiatore per vedere il finale della tappa. Anche questo è senso di appartenenza (foto Instagram – UAE Emirates)

Bravura non scontata

Vero che quando le cose vanno bene e si ha un corridore come Pogacar tutto diventa più semplice e c’è maggiore serenità. Ma, allo stesso tempo, aumentano anche le pressioni. Basta fare il confronto con gli altri top team, sia nei rapporti fra i compagni, sia nella forza dei singoli.

Due esempi? La Red Bull-Bora ha trovato una quadra definitiva e una vera coesione soltanto dopo il ritiro di Florian Lipowitz. Oppure la Visma-Lease a Bike ha provato, lottato, tirato e cercato in ogni modo di sostenere Jonas Vingegaard, ma è anche vero che non sempre lo ha fatto nella maniera migliore. Voci dal gruppo hanno raccontato che, nella caduta di Jonas, si procedesse a una velocità che, in quel frangente, non era giustificata.

Sono dettagli? Sì. Ma sono dettagli che, a quanto pare, hanno contribuito ad aumentare il divario fra Pogacar e gli altri, e fra la UAE e tutte le altre squadre. Pensiamo all’idea condivisa, ma lanciata dagli UAE, di portarsi dietro nelle tappe di volata. Non si sono mai presi un rischio in più del necessario. O del non-voluto.

Programmazione a lungo termine, coesione, preparazione impeccabile, un leader assoluto che mette tutti d’accordo e che sa mettersi lui stesso al servizio della squadra. Insomma, è una bravura che non va data per scontata. E a chi dirige la UAE va riconosciuto il merito di aver costruito un meccanismo praticamente perfetto. E non solo nelle tappe, nelle fasi di gara.

Michele Pallini, per esempio, massaggiatore con esperienza da vendere ci raccontava della gestione post tappa nel dietro le quinte della UAE e di Pogacar, soprattutto. L’iridato non aveva mai problemi all’antidoping. Nel senso che era il più idratato e impiegava meno degli altri a fare la pipì. Era super tranquillo anche in quei frangenti. E tutto ciò in tre settimane e nella corsa più importante dell’anno non sono dettagli.

Tour de France 1995, L'Alpe d'Huez, Marco Pantani

EDITORIALE / I record di Pogacar, la memoria di Pantani

27.07.2026
5 min
Salva

Era scritto ed è successo: Pogacar ha aggiunto ai suoi primati anche quello dell’Alpe d’Huez, cancellando dalla prima riga il nome di Pantani. I record sono fatti per essere battuti e lo sloveno ha dimostrato da tempo di essere avviato verso ben altre conquiste, così che non poteva essere il piccolo scalatore romagnolo di trent’anni fa a respingerne l’attacco.

Quel record aveva tenuto testa anche al vincitore di sette Tour, che non era riuscito ad avvicinarlo neppure nella cronoscalata dell’Alpe, ma nulla ha potuto contro Pogacar, da cui per la verità ci saremmo aspettati anche un crono migliore del 35’27” con cui ha abbassato di 1’23” il primato precedente, viste le bici, le ruote, il kit nel suo complesso e l’alimentazione di adesso.

Il 24 luglio, Tadej Pogacar ha stabilito in 35'27" il nuovo record di scalata dell'Alpe d'Huez
Il 24 luglio, Tadej Pogacar ha stabilito in 35’27” il nuovo record di scalata dell’Alpe d’Huez
Il 24 luglio, Tadej Pogacar ha stabilito in 35'27" il nuovo record di scalata dell'Alpe d'Huez
Il 24 luglio, Tadej Pogacar ha stabilito in 35’27” il nuovo record di scalata dell’Alpe d’Huez

Il silenzio di Tadej

Pogacar continua a dire di non pensarci e di aver saputo della nuova conquista soltanto dopo averla ottenuta. La voglia dichiarata di vincere sul mito Alpe d’Huez non presuppone il fatto che il campione del mondo sapesse chi l’avesse vinta prima di lui? E’ insolito che un ciclista che è stato ragazzino sulle strade italiane non sapesse chi fosse Marco Pantani e quali siano state le sue meraviglie: la visita dei genitori al museo di Cesenatico fa capire che in famiglia almeno qualcuno conoscesse la storia.

Non sarà che forse la voglia di stare lontano dai riferimenti diretti gli è stata suggerita? Dalla sua intelligenza, ad esempio, per evitare domande e scomodi confronti. Dal suo mentore Andrej Hauptman, che quel ciclismo l’ha vissuto. Dal suo team manager Gianetti che ne è stato prima interprete e poi gestore negli anni successivi, per sua ammissione inconsapevole. Oppure da Andrea Agostini, che ha vissuto tutta la vicenda dell’amico Marco, ma evidentemente non è riuscito o non ha voluto raccontarla anche a lui. Quel che appare evidente è la determinazione nel tracciare una linea e restare dall’altra parte, come forse è anche giusto.

Ai primi di giugno Mirko e Marjeta Pogacar hanno visitato lo Spazio Pantani (foto La Voce di Cesenatico)
Ai primi di giugno Marjeta e Mirko Pogacar hanno visitato lo Spazio Pantani (foto La Voce di Cesenatico)
Ai primi di giugno Mirko e Marjeta Pogacar hanno visitato lo Spazio Pantani (foto La Voce di Cesenatico)
Ai primi di giugno Marjeta e Mirko Pogacar hanno visitato lo Spazio Pantani (foto La Voce di Cesenatico)

Controlli? Sì, grazie

Questa però è la storia del ciclismo con cui in certi frangenti anche il presente deve fare i conti. Dopo Indurain venne Riis. Dopo Riis arrivò Ullrich e Ullrich venne battuto per una volta da Pantani e altre cinque da Armstrong. L’americano invece venne battuto dall’insaziabilità e la poca astuzia: se non fosse tornato nel 2009, finendo nel meccanismo del passaporto biologico, non avrebbe fornito i dati per mettere in discussione le vittorie precedenti. Dai controlli in gara e fuori gara infatti non era emerso mai niente. Dopo Armstrong è venuto il dominio degli uomini Sky con tanto di dubbi, ammissioni e discussioni e a quel punto è toccato a Pogacar.

Questa è la storia dello sport, in cui purtroppo non è mai bastata una stretta di mano per stabilire cosa fosse credibile e cosa no. Per questo ci è parsa eccessiva la lamentela per i controlli notturni e certo irrituali e poco rispettosi subiti da alcuni corridori nelle scorse settimane (per primi Pogacar e Vingegaard) e disposti dall’autorità giudiziaria.

In quegli anni che – lo sottolineiamo due volte in rosso – nessuno si augura di rivivere, si ebbe la conferma che i controlli gestiti dall’autorità sportiva non fossero affidabili e che vari e dubbi passaggi contribuirono a renderli meno credibili. Oggi bisognerebbe essere contenti di poter andare avanti mettendo tutto in chiaro e di poter sostenere che i nuovi record siano bagnati soltanto da classe e champagne.

Il 24 luglio 2005, Lance Armstrong conquista il settimo Tour e riceve il bacio di Sheryl Crow
Il 24 luglio 2005, Lance Armstrong conquista il settimo Tour e riceve il bacio di Sheryl Crow
Il 24 luglio 2005, Lance Armstrong conquista il settimo Tour e riceve il bacio di Sheryl Crow
Il 24 luglio 2005, Lance Armstrong conquista il settimo Tour e riceve il bacio di Sheryl Crow

Gli anelli deboli

Era scritto ed è successo e adesso si va avanti verso il prossimo record. Quel che resta di identico rispetto a 30 anni fa è che l’immenso castello degli affari poggia sulle spalle di ragazzi di 60 chili che passano le giornate a tirar fuori dal proprio corpo la forza necessaria per stupire. Sembra strano parlare di anelli deboli della catena (alimentare), ma chi c’era ricorda quanto sembrasse invulnerabile Armstrong?

Eppure, nel momento in cui la verità venne a galla, Lance finì sbriciolato e messo all’indice, perdendo quasi tutta la sua fortuna. I ricchi sponsor che grazie a lui avevano moltiplicato il fatturato si limitarono invece a spostarsi di lato, lasciando passare la valanga che stava spazzando via tutto. 

Ogni epoca ha le sue regole, i corridori sono sempre uguali. Per questo, rileggendo la storia di quel record e il modo in cui venne, il cuore resta vicino a Marco Pantani e alle emozioni che seppe scatenare. L’omino sponsorizzato da una catena di supermercati del mobile e non una multinazionale, che nel 1995 non poté correre il Giro a causa di un’auto che non rispettò lo stop e lo buttò per terra. Che tornò al Giro di Svizzera, vincendo una tappa più con la grinta che con le gambe.

E che a quel punto andò al Tour de France, in cui l’anno precedente aveva già dato spettacolo con i suoi pochi ricci (fissando il primo record sull’Alpe), vinse due tappe, stabilendo anche il nuovo primato in sella a una bici su cui i corridori di oggi forse non terrebbero neppure le ruote del gruppo. Quell’anno Pantani fece anche in tempo a conquistare il podio del mondiale di Duitama, prima che un’altra auto lo colpisse nuovamente, spezzandogli una gamba.

La famiglia Pantani viene colpita ogni giorno dalle parole disinvolte e cattive di chi scrive sui social, per osannare Pogacar colpendo Marco
Nel rustico di casa Pantani, un quadro che fa grande compagnia
La famiglia Pantani viene colpita ogni giorno dalle parole disinvolte e cattive di chi scrive sui social, per osannare Pogacar colpendo Marco

Rispetto oppure silenzio

La sua fu una vita in salita, piena di dolore più che di record e brindisi. Eppure c’è ancora chi lo ama e merita per questo il massimo rispetto, al pari di quello giustissimo che si reclama per Pogacar. Ed è questo l’invito che ci sentiamo di fare a dotti, medici e sapienti che cercano per forza la contrapposizione fra la presunta pulizia attuale e la presunta irregolarità di ieri: ricordate che dietro ogni vostro commento, sparata, mancanza di rispetto volgare e assoluta, c’è ancora una famiglia che legge. Loro meritano il vostro rispetto. E se quello non siete in grado di darlo, limitatevi a tacere. Il vostro silenzio sarà un dono anche per gli altri.