Parigi-Roubaix 2026, Tadej Pogacar, docce velodromo

Roubaix, la resa di Pogacar in una frase alla radio

16.04.2026
7 min
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«Solitamente Tadej parla poco alla radio – dice Baldato – ma a un certo punto mi ha fatto una domanda un po’ ironica: “Dimmi, come posso batterlo?”. In quelle parole ci sta tutto. Ho capito il suo spirito, mancavano ancora alcuni settori di pavé, ma nei due più difficili il vento era contrario. E’ stato a favore per tutto il giorno, ma quando serviva davvero era contro. Sembra una piccolezza, ma è un’enormità e noi lo sapevamo.

«Abbiamo attaccato nei tratti in cui era a favore o di lato, ma negli altri con Van Aert a ruota non si riusciva a fare niente. Avete visto Wout quanti rischi si è preso per coprirsi? Riusciva a stargli al fianco, cosa che nessun altro avrebbe saputo fare. In certi momenti sembrava quasi che gli entrasse nel cambio e intanto però si proteggeva…».

Giro delle Fiandre 2023, Fabio Baldato, Marco Marcato (immagine Velon)
Baldato (e qui con lui Marcato nel 2023) ha già guidato Pogacar nelle tre vittorie del Fiandre (immagine Velon)
Baldato (e qui con lui Marcato nel 2023) ha già guidato Pogacar nelle tre vittorie del Fiandre (immagine Velon)

Un altro secondo posto

Sono passati quattro giorni, ma la Roubaix è fatta di immagini lucidissime nello sguardo del direttore sportivo del UAE Team Emirates XRG. C’era tutto per vincere, ma pochi meglio di Baldato, che nel 1994 arrivò secondo, può capire le mille variabili con cui anche Pogacar ha dovuto fare i conti. Lo avevamo sentito pochi giorni prima, questa volta ci interessa il racconto di una giornata folle quasi quanto quella di Sanremo, ma conclusa nuovamente con una beffa.

«Difficile dire se una bruci più dell’altra – ammette – perché in entrambi i casi la sconfitta è dipesa da un imprevisto. Lo scorso anno fu la caduta, questa volta la foratura nel momento in cui purtroppo c’era un barrage. Il gruppo era rotto in due e con l’ammiraglia eravamo quasi un minuto indietro. C’erano due tratti di pavè, uno dietro l’altro, e arrivare da Tadej per dargli la bici non è stato semplice. Poi ha dovuto fare un grande sforzo per rientrare, fortunatamente sfruttando i compagni che erano rimasti. Ci eravamo concessi il lusso, convinti che sarebbe rientrato, di lasciare Vermeersch passivo nel gruppo davanti, perché sarebbe stato la nostra carta vincente…».

Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Invece Florian è caduto…

All’uscita dalla Foresta, ha forato davanti e ha avuto una bruttissima caduta. Ha picchiato il ginocchio malamente, sta recuperando e per fortuna sembra niente di grave. Per cui ci siamo trovati con Niels Politt e l’abbiamo usato per rientrare, per fare l’ultimo sforzo e portare Tadej davanti negli ultimi 80 chilometri.

Quanto è stato grande lo sforzo di Tadej per rientrare?

Ha speso tanto. La squadra l’ha portato fino a 20 secondi all’entrata del settore di Haveluy e in quel momento davanti ha attaccato Van Der Poel. La squadra ha fatto tanto, ma Tadej ci ha messo del suo. Per fortuna prima della Foresta si sono un po’ guardati. Erano tutti a ruota di Mathieu e lui ha pensato di tirare un attimo il fiato, dando modo a Pogacar di rientrare. Lo sforzo è stato grande. Lui è rientrato, ma non tutti nella stessa situazione ci sarebbero riusciti.

Anche l’inseguimento di Van der Poel ha avuto dell’incredibile…

Sì, era sparito. Lo davano a 2’10”-2’15”, ma la Roubaix è così, anche Ganna è rientrato due volte e non ha mai mollato. Lo diciamo sempre: never give up ed è proprio così. Pensavamo di aver perso Politt perché aveva fatto gran parte del lavoro, invece con l’esperienza di chi è arrivato sul podio della Roubaix, si è messo lì, è salito sul treno di Van der Poel ed è tornato in corsa, facendo ancora una top 10 che ha valore. Arrivare nei 10 alla Roubaix, è una vittoria per chiunque. Solo finirla è una vittoria.

L'ultimo strappo, l'ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste, e quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l'altro dice di no
L’ultimo strappo, l’ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste e, quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l’altro dice di no
L'ultimo strappo, l'ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste, e quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l'altro dice di no
L’ultimo strappo, l’ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste e, quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l’altro dice di no
Pogacar ha provato più volte a staccare Van Aert: lo temeva in volata?

Esatto, quel messaggio alla radio era proprio per questo. Van Aert ha fatto quello che doveva, non ho avuto modo di parlare con Pogacar dopo la corsa, ma quello che è successo fa parte dei giochi, è nella tattica di corsa. E’ vero che forse è rimasto un po’ sulle ruote, ma quando Van der Poel è arrivato a 25 secondi, è stato lui a rimandarlo indietro. Avere un Van Der Poel che rientrava non piaceva neanche a Wout, ha fatto il suo. E in volata non lo scopriamo adesso.

Però l’anno scorso aveva perso quella del Brabante con Evenepoel…

La speranza era che dopo 260 chilometri, avesse le gambe stanche, che avesse speso di più o fosse al limite. Invece Van Aert è arrivato al velodromo quasi come se dovesse fare una volata di gruppo. Complimenti, non c’è niente da aggiungere. E come ha detto Tadej: c’è solo da riprovare.

Il rientro di Van der Poel sarebbe stato un rischio?

Non averlo è stato un pensiero in meno, però Van Aert si è dimostrato all’altezza e anche di più. Mi brucia la perdita di Vermeersch. Era il corridore più in condizione dopo Tadej e non lo avevamo usato per rientrare. Veramente il rammarico è stato non aver potuto giocare anche noi con un uomo in più. Come la Visma con Laporte, che è stato importante per favorire il rientro di Van Aert quando ha bucato.

Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta all'uscita dell'Arenberg
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta nell’Arenberg: sarebbe stato prezioso per Pogacar
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta all'uscita dell'Arenberg
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta nell’Arenberg: sarebbe stato prezioso per Pogacar
E’ possibile che tutte queste forature siano state causate dalla velocità che avete imposto al gruppo?

E’ una buona osservazione, ho pensato anch’io la stessa cosa. Già nella ricognizione li ho visti andare a 50 all’ora, mentre ai miei tempi si andava a 45-46. Sicuramente le sollecitazioni sono all’estremo e il pavé, per quanto se ne dica, ogni anno non è certo migliore. Alcuni tratti vengono rifatti, ma sono strade usate tutto l’anno dai trattori per cui le pietre sono di traverso: lo avete visto bene, sapete che cosa intendo. Quindi penso anch’io che sicuramente le velocità accrescano il rischio di foratura. Per questo abbiamo aumentato così tanto le sezioni…

Non si erano mai viste gomme così grosse.

Ormai si va proprio al limite del regolamento. Per la prima volta ho visto arrivare i commissari a misurare la dimensione degli pneumatici, mancava ancora questa. Non mi meraviglierei se il prossimo anno inventassero una regola per farci correre con i tubolari più piccoli, per farci rallentare. 

Certo la gomma di Tadej passava appena nella forcella: se ci fosse stato fango avrebbe usato la stessa misura?

Vi dirò, la pensavo allo stesso modo. Invece hanno fatto un test a marzo con fango e pioggia, mentre io ero alla Parigi-Nizza, e non hanno avuto problemi. Il copertone è quasi slick, non riesce veramente a portarsi via il fango. La grossa differenza la fa non avere più i vecchi freni rim che raccoglievano lo sporco. Con i freni a disco e la forcella senza angoli e tutta lucida, il fango non trova punti in cui impigliarsi. Per fortuna non c’è stata la prova contraria, perché correre la Roubaix sul bagnato a quelle velocità è sempre più rischioso.

Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Bè, la causa della velocità in fondo siete stati voi, no?

Visto il vento e il tipo di corsa che avevamo in mente di fare, avevo detto subito che avremmo fatto più di 48 di media. Si poteva lasciar andare la fuga e andare più tranquilli sull’asfalto, ma una volta entrati sul pavé, penso si sia capito che la nostra idea fosse di fare la corsa più dura possibile. Poi purtroppo abbiamo dovuto inseguire, fino a rimetterla in carreggiata, ma a Tadej non è bastato.

Gli toccherà tornarci? Pogacar ha vinto la Sanremo e ha detto che non ci tornerà più, la Roubaix ancora manca…

L’ha dichiarato lui, l’ha detto a tutti. Pogacar non è uno che lascia i lavori a metà e ci vuole riprovare. Never give up, soprattutto a Roubaix. Pensate a Van Aert, quanti anni ha impiegato per vincerla? Dal 2018 non si è mai arreso. Sono felicissimo anch’io per Wout, per quello che fa e quello che ha sempre fatto. E poi è un signore, non fa mai polemiche. No, veramente complimenti. Ha vinto un campione, non ha rubato niente.

Giro dei Paesi Baschi 2026, Paul Seixas

Seixas, l’Avenir, Pogacar e Del Toro: nessun punto in comune

14.04.2026
6 min
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C’è un filo neppure troppo sottile che in apparenza unisce Pogacar, Del Toro e Seixas. E se l’origine (ciclistica) comune può essere considerata la vittoria al Tour de l’Avenir, il loro sviluppo successivo parla di velocità e storie completamente diverse. I numeri del francese al Giro dei Paesi Baschi hanno stupito. La partecipazione non era quella degli anni migliori, ma i distacchi cui Seixas ha relegato i rivali e la determinazione con cui li ha attaccati a ogni occasione hanno lasciato di sasso chi lo ha seguito in questi ultimi anni. Fra questi c’è, Marino Amadori, cittì azzurro degli U23, che se lo è trovato avversario all’ultimo Tour de l’Avenir.

«Seixas è cresciuto di brutto – comincia Amadori – dico la verità: è forte, ma quest’anno sta facendo delle cose super. In Spagna li ha messi tutti a bagnomaria. Poi bisogna vedere in che condizioni fossero effettivamente gli altri, però lui sta andando molto, molto forte. Allo scorso Tour de l’Avenir si vedeva che avesse qualcosa in più, quando partiva ci lasciava là. E poi si è confermato saltando i mondiali di Kigali, ma facendo terzo agli europei con i professionisti».

Paul Seixas, Lorenzo Fin, Tour de l'Avenir 2025 (foto Tour de l'Avenir)
La vittoria di Seixas al Tour de l’Avenir 2025 è stata netta ma non schiacciante (foto Tour de l’Avenir)
Paul Seixas, Lorenzo Fin, Tour de l'Avenir 2025 (foto Tour de l'Avenir)
La vittoria di Seixas al Tour de l’Avenir 2025 è stata netta ma non schiacciante (foto Tour de l’Avenir)

Al livello dei migliori

Quel che colpisce è la naturalezza del lionese, che compirà vent’anni il 24 settembre. La sua facilità nel portare certi attacchi è disarmante, al punto che la Francia da un lato pensa (a buon diritto) di aver trovato l’uomo giusto per riprendersi certi traguardi (l’ultimo Tour transalpino è del 1985) e dall’altro trema per la prospettiva che il ragazzino venga preso da squadroni d’altra bandiera e ingabbiato in schemi meno… spettinati.

«E’ incredibile – ha detto Seixas – vincere il Giro dei Paesi Baschi era l’obiettivo iniziale e farlo in questo modo, con tre tappe, è magnifico. Ho dimostrato per tutta la settimana di essere forte, che piovesse o facesse un caldo torrido. Non ho ceduto. Era proprio quello che volevo testare, per vedere se ero migliorato in quell’aspetto, e la conferma c’è stata, quindi è fantastico.

«Sto seguendo le orme di alcuni dei più grandi corridori di questo sport. Devo però ammettere che qui alcuni non c’erano, alcuni sono caduti (Del Toro) oppure non sono arrivati ​ in forma (Ayuso). Non penso di essere il migliore, ma so di poter competere con loro, di poter correre nelle posizioni di testa con ambizione. Sì, posso competere con i migliori».

La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2’30”
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2’30”

Una crescita bruciante

Amadori ha la sensazione di trovarsi di fronte a un altro corridore rispetto al ragazzino che lo scorso anno al Tour de l’Avenir è sembrato lottare ad armi pari con i coetanei. Aver chiuso la classifica con i primi quattro racchiusi in un minuto poteva essere il segno di una superiorità normale, non certo schiacciante come quella che Seixas ha messo in mostra in Spagna.

«Al Tour de l’Avenir era abbastanza impulsivo – spiega il cittì degli U23 azzurri – faceva delle azioni improvvise e forse era normale in un contesto di corridori della stessa età. Ai Paesi Baschi ha fatto delle azioni mica da ridere, è partito a 60-70 chilometri all’arrivo. Penso che dall’anno scorso sia cresciuto tantissimo. Deve capire qual è il suo limite, quanto può migliorare ancora, perché ha 19 anni e non è tutto scontato come si crede ora. Di certo, per quel che si vede, è un’eccezione.

«Prendiamo ad esempio Tadej (Pogacar, ndr) – ancora Amadori – che è cresciuto anno per anno e sta continuando a farlo. Da under 23 era bravo, ci mancherebbe altro. Al secondo anno ha vinto il Tour de l’Avenir, però l’anno prima era un buon corridore, con i nostri ragazzi lo abbiamo anche battuto. Poi, anno dopo anno, Pogacar ha salito un gradino. Ma Seixas dall’anno scorso di gradini ne ha saliti due».

Pogacar che vince l’Avenir del 2018 è un ragazzino promettente, che da allora ha salito un gradino ogni anno, mai bruciando le tappe
Pogacar vincitore dell'Avenir 2018: per Saronni è stato quello il momento della sua rivelazione al mondo
Pogacar che vince l’Avenir del 2018 è un ragazzino promettente, che da allora ha salito un gradino ogni anno, mai bruciando le tappe

Mai sedersi sugli allori

La miglior difesa è l’attacco. Battere il ferro finché è caldo, perché verranno giorni difficili ed è bene vincere quando si può. Il campionario delle interviste di Seixas è un rincorrersi di concetti elementari ma non per questo banali.

«Ho affrontato ogni tappa con una mentalità offensiva – ha detto dopo il successo basco – ho attaccato ogni volta che ne ho avuto l’occasione. E’ così che si vince una corsa, con la mentalità offensiva. Se si rimane sulla difensiva, si finisce per crearsi più problemi che altro. Gli avversari lo percepiranno e cercheranno di attaccarti. Non si deve aver paura di provarci quando ci si sente in forma, dimostrare agli avversari che vincere una tappa non significa adagiarsi sugli allori e che ogni giorno è una battaglia.

«Non mi aspetto nulla meno di questo da loro, questa è la mentalità che bisogna avere. Nel ciclismo, una settimana sei il più forte, la settimana successiva lo è qualcun altro. Mi capiterà sicuramente di trovarmi in situazioni in cui un altro sarà più forte di me o anche più di uno. In quei casi, correrò in modo diverso».

Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano duelli memorabili
Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano grandi sfide
Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano duelli memorabili
Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano grandi sfide

La gestione del talento

In teoria il difficile viene adesso, fa notare Amadori, che ricorda bene le infornate di talenti sbocciati in Francia nelle categorie giovanili e poi sacrificati nell’incauta e frettolosa ricerca di una possibile maglia gialla.

«Io ormai ho i capelli bianchi – dice sorridendo il romagnolo – e dico di stare attenti a questi ragazzi che hanno vent’anni. Seixas farà le classiche delle Ardenne e a questo punto sono curioso di rivederlo contro Pogacar che punta alla vittoria. Non si sa se poi farà il Tour oppure il Giro, ma di certo dopo tanto clamore non è pensabile che vada in Francia a prendere dei 15-20 minuti. Tre settimane sono tante e di giovani corridori francesi bruciati perché portati troppo presto al Tour ce ne sono stati parecchi.

«La situazione di Del Toro è diversa, ma se dovessi fare un confronto fra loro due, viene fuori un bel match, devo dire la verità. Perché anche Isaac fece grandi cose al Tour de l’Avenir. Però nel suo caso, l’ultimo giorno Pellizzari riuscì a tenerlo e vincemmo anche la tappa. Invece quando attaccava Seixas, non l’abbiamo mai tenuto, per capirci, ci ha lasciato là.  E’ molto molto bravo e poi va forte a cronometro, che è una cosa grossa. Vincerà il Tour? Può darsi, a patto che evitino di portarlo in contesti più grandi di lui che possono danneggiarlo per sempre».

Parigi Roubaix 2026, Wout Van Aert

EDITORIALE / Van Aert e le regole (ancora) vincenti

13.04.2026
5 min
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Il copione della Sanremo non ha funzionato e nemmeno quello del Fiandre. Ieri sulle strade della Roubaix, dove l’assenza di salite ha costretto i corridori a combattere ricorrendo anche alla tattica, Van Aert ha dimostrato che il più forte può essere battuto applicando le regole del ciclismo di sempre, che in nome di un fairplay annacquato e imposto da non si sa quale convenzione, troppo spesso ha reso le corse scontate.

Il copione della Sanremo

Pogacar cade prima della Cipressa: è il più forte di tutti, ha motore e cattiveria da vendere, la caduta è l’occasione di rendergli la vita difficile, eppure lo aspettano. Continuano regolari come se niente fosse e si stringono per lasciarlo passare sulla Cipressa, affinché vada davanti e li ammazzi. E lui, killer chirurgico e senza tanti scrupoli, li supera e li mette in croce, vincendo poi la volata con la giusta dose di malizia. Nessun fairplay: Pidcock non deve passare a destra e lui chiude la porta.

Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne: per Pidcock porta chiusa, dovrà andare verso centro strada
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock esita. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia

Il copione del Fiandre

Pogacar è il più forte di tutti. Sui muri la bici gli scappa di sotto e sul primo Qwaremont fa capire che al passaggio successivo non ce ne sarà per nessuno. Prima di arrivarci però ci sono il Taaienberg e tratti di strada faticosa in cui uno da solo rischierebbe di spendere davvero tanto. E Van der Poel, che avrebbe l’occasione di farlo stancare, anziché mettersi a ruota e lasciargli il peso del lavoro, lo aiuta.

Dicono che abbia rallentato sperando di far rientrare Evenepoel. Dicono che abbia tirato per orgoglio e per dimostrare di essere al suo livello. Dicono che fra campioni si combatte alla pari. In realtà a Van der Poel è mancata la lucidità o forse l’umiltà. Ha aiutato e poi ovviamente è stato staccato.

La rabbia di Van Aert

Di certo Van Aert non ha vinto quanto si pensava qualche anno fa. Van Aert ieri aveva il sangue negli occhi, aveva una dedica per l’amico scomparso e voleva vincere per la sua famiglia. E così, quando si è ritrovato da solo con Pogacar nel finale della Roubaix, dando per scontato le grandi gambe, ha messo in atto tre mosse vincenti. E il campione del mondo, che ha dimostrato ancora una volta di essere un atleta immenso, è caduto nella rete perché senza salite, si è trovato privo di uno schema da applicare.

Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George

Respinto Van der Poel

La prima mossa. Van Aert era a ruota di Pogacar, quando dalla radio gli hanno detto che Van der Poel fosse prossimo ai rientro: dai due minuti che aveva all’uscita di Arenberg (fra breve diremo anche di questo) era arrivato a pochi secondi. Se il rientro di Evenepoel avrebbe riaperto il Fiandre, Wout ha pensato che ritrovarsi con Mathieu fra i piedi sarebbe stato un guaio e così prima di entrare nel settore di Pont-Thibault à Ennevelin ha accelerato e si è messo in testa, riaprendo il gap. Fatto fuori lo storico rivale, ha potuto concentrarsi solo su Pogacar.

A ruota sul pavé

La seconda mossa. Pogacar ha cominciato a capire che in volata rischiava grosso e nel settore di Mons-en-Pevéle è partito da dietro come una furia. Van Aert ha ammesso che lo sforzo per stargli appresso è stato il più duro della sua Roubaix e per questo, da quel momento, nei tratti di pavé è sempre rimasto a ruota di Tadej. Se vuole staccarmi, ha pensato, deve partire dal davanti.

A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi

Il minimo sindacale

La terza mossa. Capito che non lo avrebbe staccato sul pavé, Pogacar ha provato a farlo su un ponticello in salita: pochi metri così violenti che Van Aert ha aperto la bocca per riprendere fiato. E quando Pogacar si è voltato per chiedergli il cambio, il belga gli ha fatto cenno di no con la testa. Stanco per il rientro (sudato) dopo la sua foratura e per il peso di un attacco condotto sempre in testa, anche Pogacar ha visto la riserva.

Superato anche il Carrefour de l’Arbre, Van Aert ha fornito la collaborazione minima, ma non si è svuotato per dimostrare all’altro di essere al suo livello. Quello l’ha fatto nel velodromo, schiantandolo in volata. E ha poi sollevato la pietra al cielo come il sacerdote con l’ostia nella domenica in cui nelle chiese s’è raccontata la redenzione di San Tommaso.

I pedali di Philipsen

Questo è il ciclismo. Forza e testa, perché molto spesso a parità di forze, si vince con l’intuizione giusta. Ci sono regole che si danno per scontate, come ad esempio quella per cui il campione deve poter ricevere la bici da un compagno, se dovesse trovarsi in difficoltà: una bici di misure simili e con gli stessi componenti.

Immaginate pertanto la sorpresa di Van der Poel, con una gomma a terra nella Foresta di Arenberg, quando salendo sulla bici di Philipsen, si è reso conto che il compagno aveva i pedali diversi dai suoi (probabilmente i nuovi SRM) non compatibili con le sue tacchette. Van der Poel ha buttato via la Roubaix nel goffo tentativo di trovare una bici che gli andasse bene.

Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi

Le regole del gioco

Va bene essere amici, ma una gara di sei ore è più simile a una battaglia che a una partita di bridge e richiede atleti lucidi, arrabbiati e capaci di giocare tutte le carte.

E’ vero che ormai non si corre più per fame, per rabbia e per amore, ma le regole del gioco sono sempre le stesse e prevedono che per battere il più forte, in quelle poche occasioni in cui sia possibile, bisogna rendergli la vita difficile.

E a proposito del più forte e della velocità che ha imposto al gruppo, visto ieri quante forature? Chissà se siano dipese proprio dalla velocità folle con cui si è svolta la corsa: i 48,910 di media ne fanno la Roubaix più veloce della storia. Forse i tubeless gonfiati così bassi non erano pronti per impatti così violenti con le pietre? La risposta ai tecnici.

Pogacar come Hinault nell’81? Moser fra ricordi e previsioni

Pogacar come Hinault nell’81? Moser fra ricordi e previsioni

12.04.2026
5 min
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Torniamo indietro di anni, di tanti anni, alla Parigi-Roubaix 1981. Francesco Moser ha dominato le tre edizioni precedenti e ha la possibilità di un poker consecutivo mai realizzato da alcun corridore. Il trentino è nel gruppetto di testa, dove c’è il grande rivale De Vlaeminck, altri belgi, ma soprattutto Bernard Hinault, che quella corsa non l’ha mai amata. Il bretone sa che il grande amore dei francesi va ripagato non solo attraverso le vittorie al Tour, ma anche con la classica più importante e originale.

Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser

Una storia vecchia eppure attuale

Perché tornare così indietro nel tempo? Perché i parallelismi con l’impresa alla quale si accinge Pogacar sono tanti. Anche per lo sloveno il pavé è qualcosa, forse non indigesto come per il transalpino, ma sicuramente di meno congeniale rispetto ad altri scenari, quelli dove è abituato a dominare. Moser ricorda molto bene quell’edizione, chiusa con un terzo posto che gli aveva lasciato tanto amaro in bocca.

«Hinault mi diceva sempre: “A me non piace, non la faccio” poi però veniva sempre, di controvoglia, l’anno prima era finito ai piedi del podio. Quell’anno lì ha deciso di farla puntando apertamente alla vittoria ed è andato forte perché poi nella volata ci ha tolto di ruota. Io ero convinto di batterlo, magari De Vlaeminck no, ma lui sì e invece siamo arrivati tutti e due dietro, anche se era caduto nel finale».

Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei grandi giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei Grandi Giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei grandi giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei Grandi Giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Anche Pogacar ha fatto le prove lo scorso anno. L’approccio è lo stesso di quello che aveva Bernard?

No, intanto perché Tadej non ha quel rifiuto viscerale verso il pavé. L’anno scorso lui è andato forte, c’è stata la caduta ma senza di quella arrivava assieme a Van der Poel. L’unico suo problema è che VDP è molto più adatto a quel percorso per la sua attitudine al ciclocross, per quello ha vinto tre Roubaix e potrebbe vincere anche la quarta, perché è il suo terreno prediletto. Pogacar va forte, ma non avendo la salita è più difficile per lui staccare l’olandese e se arrivano in volata, abbiamo visto l’anno scorso alla Sanremo com’è finita.

Tu che cosa ricordi di quell’edizione dell’81?

Ricordo che c’è stata selezione continua fino a che siamo rimasti in 7. C’era anche Kuiper che era un altro grande specialista e nel finale mi pare che fosse caduto anche lui. Nel finale avevamo rallentato tutti, per mancanza di energie ma anche per giocarcela allo sprint. Hinault è partito in testa, io mi ero alzato anche un po’ nella curva, per acquisire velocità, ma lui è andato proprio via, praticamente siamo arrivati a ruota. E vuoi sapere il bello?

Cosa?

C’era addirittura chi diceva che la corsa gliel’avevamo venduta e c’è gente che è ancora convinta di questo…

Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar viene dalle vittorie alla Sanremo e al Fiandre e dicono tutti che ormai il copione di corsa è sempre lo stesso, con lo sloveno che attacca lontano dal traguardo. La Roubaix si presta a questa tattica o anche lui dovrà cambiare qualcosa?

La Roubaix è diversa perché il percorso non ha le asperità dove lui avrebbe sicuramente la meglio. E allora dovrà cercare di sfiancare Van der Poel, ma a cose normali è difficile che lo stacchi nel piano, perché è il suo terreno. Anche il fisico di VDP è più adatto rispetto a Pogacar. Sul pavé non puoi andare di agilità, devi andare di potenza e far velocità per passarlo via bene, perché se ti pianti lì in mezzo ai sassi non vai avanti.

Ci sono altri che possono inserirsi nella lotta fra loro due?

Forse Ganna, speriamo che riesca a star lì con loro, ma la sfida è fra loro due soprattutto dopo domenica scorsa. Nel Fiandre penso che Van der Poel abbia fatto male a tirare, doveva far rientrare Evenepoel, che in tre la corsa sarebbe stata diversa. Io l’avrei fatto rientrare avendo un avversario così in più da controllare per lo sloveno.

La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via...
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via…
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via...
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via…
Nel pavé conta molto di più anche il fattore fortuna…

Beh, è chiaro che se uno nel momento sbagliato scivola rischia di perdere tutto. Io la prima Parigi-Roubaix non sono arrivato con De Vlaeminck perché ho bucato prima, poi sono caduto e sono arrivato lo stesso secondo. Ma se uno è là davanti che buca, è chiaro che dà il via libera agli altri.

Ma rispetto alle tue imprese adesso è allo stesso livello il pericolo di bucare, di cadere?

Gomme e ruote sono profondamente cambiate e migliorate per questo tipo di corse, ma si può sempre forare, dipende sempre dalla guida che uno ha o se prendi la buca sbagliata, un sasso che ti taglia la gomma, sono tante le circostanze. Per questo è una corsa unica…

Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
In base alla tua esperienza Pogacar ce la può fare a centrare la Roubaix e quindi a fare il Grande Slam delle Monumento?

Sì, ma io sinceramente spero che quell’altro lo batta, perché se vince sempre uno non va bene, la gente smette di appassionarsi. L’olandese è favorito, ancor di più in caso di pioggia perché con un clima brutto lui, con l’esperienza che ha nel ciclocross, ci va a nozze, ma comunque lo sloveno non è lontano. L’anno scorso si è capito benissimo.

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Tadej Pogacar

Poche ore e si parte per l’inferno: le voci dalla Roubaix

11.04.2026
6 min
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COMPIEGNE (Francia) – La presentazione delle squadre per la Parigi-Roubaix di domani avviene davanti al castello di Compiègne, in un clima tipicamente nordico: qualche goccia di pioggia, aria fredda e cielo grigio. I protagonisti di domani sfilano sul palco, il pubblico inizia a scaldarsi ma è quando lo speaker presenta i nomi di Van Aert, Pogacar e Van der Poel che il boato arriva anche a noi, incastrati tra le transenne e i tendoni bianchi dai quali cade l’acqua accumulata in queste ore. 

Nel viaggio in macchina di questa mattina, che da Bruxelles ci ha portati fino a Compiegne, abbiamo visto paesaggio e clima cambiare. Poco fuori questa città, dalle case in mattoni con tetti spioventi, le file di auto parcheggiate aumentano di minuto in minuto. La voglia di vedere i propri idoli e guardarli negli occhi in attesa che domani si scateni la battaglia è alta, sguardi e atteggiamenti a volte parlano da sé. 

Tadej lancia la sfida

Aprono le danze i corridori del Team Flanders Baloise, seguiti da quelli della Modern Adventure, la formazione di George Hincapie che si dicono emozionati e sperano di «sopravvivere agli attacchi di quelli là»

Sfilano e scorrono davanti alle postazioni dei media, che da pochi diventano sempre di più quando il calibro dei nomi cresce. Alla fine, per sentire le parole di Pogacar, ci tocca arrampicarci su un blocco di cemento. Una collega ci prende il telefono e ci dà una mano per scattare qualche foto del campione del mondo dal ciuffo ossigenato. 

«Queste sono le corse che rendono il ciclismo speciale – dice il campione del mondo – la Roubaix è stata la gara più dura che ho fatto negli ultimi anni. Tutti gli avversari arrivano pronti e in forma, il livello sarà altissimo. Domani tante cose saranno possibili, ma staccare Van Der Poel sarà la più difficile di tutte, ci proverò. Non ho molta esperienza di volate in velodromo, lo scenario ideale sarebbe di arrivare solo a Roubaix». 

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale
Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
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Occhi aperti

Tra i primi dei nove italiani che domani partiranno da Compiègne ecco spuntare Luca Mozzato con la Tudor, la caduta e la frattura della clavicola di Trentin hanno complicato la campagna del Nord del team svizzero. 

«Fino ad adesso sono andato bene – racconta – magari è mancata la ciliegina sulla torta ma sono sempre stato presente. Perdere Matteo (Trentin, ndr) è stato un vero peccato, avevamo visto essere quello più in forma del team. Con le armi che abbiamo proveremo a leggere la corsa, sarà importante approcciare bene subito i primi settori di pavé. I ritmi si sono alzati parecchio e non si ha più modo di respirare, dovremo essere bravi a inserirci nelle pieghe della corsa».

Davide Ballerini sta bene, lo dice mentre alle spalle gli passa Alessandro Romele, alla sua seconda Roubaix che ci saluta con un sorriso. 

«La condizione c’è – afferma convinto Ballerini – ho speso tanti giorni fuori casa per allenarmi. Le prime gare in Belgio non sono andate come avrei voluto, domani però siamo fiduciosi. Come sempre la Foresta di Arenberg sarà un momento cruciale, i favoriti vorranno arrivarci con un gruppo ridotto. Dovremo essere bravi a stare davanti e restare a ruota il più possibile. La testa giocherà un ruolo chiave, aver voglia di soffrire e spingersi oltre, alla fine è quello che fa la differenza».

La prima di Mattio

Parlando e sentendo le voci dei protagonisti il tema del meteo torna spesso al centro dei discorsi. Le ricognizioni hanno mostrato un pavé asciutto e polveroso, quindi questa “bagnata” che arriva a poche ore dal via sembra provvidenziale. 

Uno dei favoriti sarà Wout Van Aert, che al suo fianco ha come sempre il suo cavaliere di fiducia: Edoardo Affini. Ma quest’anno saranno due gli alfieri italiani della Visma Lease a Bike, che ha deciso di portare Pietro Mattio alla sua prima Roubaix da professionista. Anche se il piemontese ha già corso diverse volte la corsa under 23.

«Domani sarà completamente diversa come gara – ci dice con una buona dose di emozione – arrivare con uno dei favoriti come capitano è stupendo, Wout (Van Aert, ndr) è un leader grandissimo. In questi giorni l’ho visto bene, spero abbia recuperato al meglio dal Fiandre, visto che ha fatto un bel fuori giri. Ma era molto sereno.

«Personalmente mi sento bene – prosegue – dovremo capire come funziona, ma se sono qui la condizione è buona. Probabilmente mi toccherà lavorare nella prima parte di gara. Ho anche la fortuna di avere accanto un mentore come Affini, con il quale ho parlato tanto in avvicinamento a domani. La cosa che gli ho chiesto è come affrontare la Foresta di Arenberg, smettevo di pedalare per le vibrazioni e lui mi ha detto di non farlo altrimenti è anche peggio».

Ganna in cerca di fortuna

Il faro dell’Italia per la Parigi-Roubaix sarà Filippo Ganna, il gigante della Ineos arriva dalla vittoria della Dwars Door Vlaanderen di dieci giorni fa. La prima corsa in linea vinta da professionista, segnale incoraggiante. Così come lo è il suo sguardo e il volto tirato.

«La prima cosa da fare – racconta ridendo davanti a una collega della tv francese – è cercare un po’ di fortuna. Domani ci potrebbe essere tanto vento, vedremo di restare al riparo. Mi sono allenato tanto a casa per dare il meglio qui, è una delle mie gare preferite (Ganna nel 2016 vinse la Paris-Roubaix Espoirs, ndr). Voglio migliorare il risultato della Sanremo dove non sono riuscito a dare il meglio, non ho dubbi sulla mia condizione, ogni gara è diversa, quindi tutto è aperto».

Michele Del Gallo, lavoro a secco, elastici

Classiche del Nord, il “lavoro a secco” che fa la differenza

10.04.2026
7 min
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Il periodo delle classiche non si riduce alle corse. E’ molto importante l’intermezzo. Cosa fanno i corridori in tutta quella parte che definiamo “lavoro a secco”? Si parla sempre più spesso di forza e allora viene da chiedersi se facciano anche dei richiami in palestra. O se con il pavé cambia qualcosa in termini di stretching o massaggi.

Tutte questioni che abbiamo sottoposto a Michele Del Gallo, uno degli osteopati, fisioterapisti e massaggiatori della  UAE Emirates, la squadra di Tadej Pogacar. E questa intervista, fatta proprio nel giorno della ricognizione dello sloveno e del suo team (avvenuta ieri), capita come si suol dire a pennello (in apertura foto Fizza – UAE).

Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG
Michele Del Gallo, Uae Team Emirates, massaggiatore
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG
Michele dunque, parlaci di tutta questa parte “a secco” nel periodo delle classiche del Nord, specie quelle dei muri e del pavé. Per esempio, una nostra curiosità era se si fanno dei richiami in palestra…

Rispetto alle altre corse non cambia tantissimo, perché comunque sia l’atleta deve essere sempre pronto. Che sia per la Roubaix, per il Fiandre o la Sanremo bisogna arrivarci preparati. E per arrivarci preparati i metodi sono sempre quelli. Chiaramente anno dopo anno si migliora, si cerca di cambiare, di aggiustare sempre un po’ il tiro. Per quel che riguarda la preparazione fatta in palestra, adesso siamo in un periodo di gare molto intenso e molto duro: c’è più che altro da recuperare, quindi si tende ad evitarla. Poi magari qualche eccezione ci sarà anche. A mio avviso però nelle classiche del Nord l’unica cosa che cambia sono le ricognizioni.

Perché?

Noi siamo arrivati in Francia mercoledì sera, perché Tadej in particolare vuole visionare il percorso il giovedì, al fine di avere due giorni in più di riposo. L’obiettivo dunque è riuscire a recuperare al meglio per la Parigi-Roubaix. E in particolare queste due recon, Fiandre e Roubaix ancora di più, ti mettono nelle condizioni di aver bisogno di un giorno in più di recupero.

Come mai?

Sono tracciati esigenti (che spesso proprio la UAE tende a fare ad alta velocità, ndr) e poi perché si possono presentare anche delle piccole vesciche alle mani o altre piccole situazioni che magari richiedono maggior tempo per recuperare e poi in gara darebbero fastidio. Quindi si preferisce farlo il giorno prima per avere 24 ore in più.

Le ricognizioni di Fiandre e Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram – Alan Bucar)
Le ricognizioni di Fiandre Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram - Alan Bucar)
Le ricognizioni di Fiandre e Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram – Alan Bucar)
Quindi niente palestra e tanto recupero…

Esatto. Quello che invece stiamo facendo sempre è tutta la parte che riguarda l’attivazione pre-gara. L’attivazione e il controllo motorio, soprattutto per quanto riguarda la cintura delle gambe.

Perché è importante questa attivazione e perché è importante in queste corse, Michele?

C’è un concetto fondamentale: le gambe e le braccia sono delle leve rispetto a quello che è il busto. Se il busto fa da fulcro di leva, quanto più stabile è questo fulcro, tanto meno forza ti serve per far compiere un determinato lavoro a gambe e braccia. Questo è il concetto fondamentale. Da qui parte tutto quello che si è visto negli ultimi anni circa il lavoro fatto sul core e la muscolatura profonda. Però va bene tutto il lavoro di core e i relativi esercizi di rinforzamento, ma come funziona la macchina umana?

Spiegacelo tu!

Quando dai l’impulso di pedalare, quello che decidi volontariamente è appunto di spingere sul pedale, ma non decidi quali muscoli si devono contrarre. Al massimo puoi decidere quanta forza imprimere, però il gesto è quello. Chi decide è il cervello. E come fa? Attraverso dei pattern di movimento. Quando si dà il comando e si spinge sul pedale, il pattern di movimento è quello dell’estensione dell’anca. Durante l’estensione dell’anca il cervello ha già registrato quali muscoli si devono attivare. Per cui i muscoli 1, 2, 3, 4… si devono attivare. Ma cosa succede?

Spiegacelo per favore…

Mi ricollego in particolare alle corse del Nord, che a causa di traumi subiti o infortuni il pattern di movimento sia stato alterato. Di conseguenza, all’interno di quei muscoli che si devono attivare durante l’estensione dell’anca, per alcuni soggetti non è prevista l’attivazione del core. O comunque è prevista in maniera inferiore a quello che potrebbe.

Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell'eseguire questo lavoro
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell’eseguire questo lavoro (foto Fizza – UAE)
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell'eseguire questo lavoro
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell’eseguire questo lavoro (foto Fizza – UAE)
E cosa succede?

Ecco allora che si verificherebbe una perdita di forza a livello di spinta. Quello che bisogna fare è ripristinare la capacità del cervello di attivare il core nel momento specifico in cui tu chiedi un’estensione dell’anca. In soldoni: non ha senso fare tre minuti di plank per rinforzare il core, se poi nel momento in cui ti serve non si attiva. Diventerai campione del mondo di plank ma non un ciclista super efficiente. Ecco che allora ci sono delle tecniche per andare a ripristinare, nel pattern di movimento di estensione d’anca, l’attivazione del core.

Quali sono queste tecniche? Questi esercizi immaginiamo…

Si ricorre allo sviluppo neurologico infantile, per cui dapprima si fanno esercizi con la colonna appoggiata, che sia a pancia in su o a pancia in giù. Poi si usa la colonna in sospensione, per cui si fanno esercizi in quadrupedia, in ginocchio o seduti. Infine esercizi in piedi. Quando un corridore arriva a farli in piedi ha completato tutto l’iter. Quello che io chiamo “aggiornamento software”.

E questo aggiornamento software: si fa la mattina prima del via, si fa il giorno prima?

Di base è un lavoro più lungo. Per arrivare al risultato finale servono dei mesi. Quello che invece faccio io la mattina, proprio prima della gara, è il controllo motorio. A volte c’è una differenza di forza tra una gamba e l’altra. Chi più, chi meno, tutti gli atleti hanno questa differenza. Io faccio dei test sul lettino e valuto queste differenze. Il mio obiettivo è riuscire a portarli alla partenza della gara con una spinta che sia pari o comunque più equilibrata possibile.

Gli esercizi di stretching sono lasciati alla libertà dei corridori
Gli esercizi di stretching sono lasciati alla libertà dei corridori
Perché avviene questa perdita di forza, Michele?

Non è la mancanza di esercizio o di lavoro che fa perdere la forza, ma è la mancanza di controllo motorio e quindi una minore capacità di reclutamento muscolare nella parte dove c’è meno forza. Una volta si facevano esercizi monopodalici per cercare di rinforzare la parte più debole: si facevano più ripetizioni con l’arto meno forte. Però se il tuo cervello non ti fa attivare quella parte più debole, non ti fa attivare il 100 per cento delle fibre muscolari. Qui interveniamo con esercizi di controllo motorio. Cerchiamo di dare agli atleti degli stimoli affinché il cervello riesca a reclutare il massimo delle fibre muscolari possibile nella parte che ha meno forza.

E come si eseguono?

Si fa un lavoro con gli elastici. Ci vuole circa un quarto d’ora, 20 minuti a corridore. Si fanno prima della partenza ed è un lavoro che resta anche per una settimana. Preferibilmente li faccio fare la mattina prima della gara, però come potete capire i tempi sono sempre risicati. Riesci a farne due o tre, non sette o otto. Ma si possono fare anche il giorno prima. Per esempio uno come Pogacar e quei due che più di tutti dovranno fare la corsa li fanno la mattina, gli altri il giorno prima.

Invece a livello di massaggi, con pietre e muri cambia qualcosina?

Generalmente si tende ad andare un po’ più a fondo, perché c’è più tensione. Dopo la ricognizione di un Fiandre o di una Roubaix ancora di più, per esempio, i ragazzi tendono ad avere sempre braccia, cervicale e parte dorsale un po’ più sovraccaricate rispetto alle altre gare. Alla fine pedalare su questi tipi di tracciati non è qualcosa che fanno tutti i giorni e anche per loro cambia qualcosa. Il solo fatto di dover fare più attenzione nella guida, cercare di non cadere, di stare concentrati… inevitabilmente porta a essere un po’ più tesi.

Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità (foto Fizza – UAE)
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità (foto Fizza – UAE)
Quindi vanno certe zone trattate un po’ più in profondità?

Sì, si cerca di scaricare un po’ di più quella parte lì. Oltre al solito lavoro sulle gambe, si lavora parecchio sulla schiena.

Restiamo sulla parte a secco: lo stretching. Si fa di più?

Questo è un aspetto abbastanza soggettivo. Noi lo consigliamo sempre. Poi c’è chi lo fa perché gli piace, trova il tempo ed è abituato a inserirlo nella sua routine giornaliera. Altri lo fanno una tantum. Semmai noto che ci sono piccoli accorgimenti, come qualcuno che si fascia i polsi e le dita. Non sempre è un tipo di attività che porta benefici, però dà la sensazione di essere più protetti.

Perché non porterebbe benefici?

Perché in teoria vai ad aumentare lo spessore, quando invece bisognerebbe lasciare più spazio. Sarebbe molto importante impugnare il manubrio nel modo più “largo” possibile. E oggi con i manubri stretti non è facile.

Giro delle Fiandre 2026, Mathieu Van der Poel, Tadej Pogacar

Ancora sul Fiandre, VdP ha fatto tutto per vincere?

10.04.2026
6 min
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Ballerini impiegò settimane per farsene una ragione. Dopo il sesto posto del Fiandre, entrò nel velodromo, fece la volata di testa ed esultò, senza rendersi conto che Duclos Lassalle, già primo alla Roubaix dell’anno precedente, gli avesse messo la ruota davanti. In Italia del francese se ne dissero di tutti i colori, L’Equipe in Francia gli dedicò una delle sue prime pagine da testa a piedi. Titolone: Il l’a fait, l’ha fatto.

Sarebbe bello, se fosse ancora tra noi, chiedere a Ballerini la sua opinione sul Fiandre di Van der Poel contro Pogacar, perché il dibattito sulla collaborazione offerta da Mathieu al rivale non si è ancora esaurito. Belle le parole di Adrie Van der Poel, chiare anche quelle di Ballan, eppure la storia è piena di corridori che, trovandosi opposti ad altri più forti, oltre alle gambe hanno usato la testa. Il ciclismo dei tanti watt e dei tanti carboidrati per chilo ha bandito l’astuzia?

Durante la telecronaca del Fiandre su Eurosport, Moreno Moser ha mostrato qualche dubbio, passando con grande acume dai panni del corridore a quelli del tifoso e inquadrando la questione da entrambi i punti di vista. E noi siamo tornati alla carica con il trentino, perché la tattica di Van der Poel non è stata la più convincente.

Se sei già al limite in salita dietro a uno che non riesci nemmeno ad affiancare, perché dargli i cambi?

In telecronaca mi sono limitato a osservare la situazione, nel senso che mi trovo anch’io a metà strada. Se Van der Poel non avesse tirato, avrebbe fatto innervosire Pogacar e magari sarebbe rientrato Remco che poteva pure attaccare. A quel punto Pogacar sarebbe dovuto andare a chiudere, perché Mathieu a quel punto sarebbe rimasto a ruota. Si potevano creare delle dinamiche diverse. Tirando invece, si crea la dinamica per cui il più forte resiste. Ma visto che il più forte si sapeva che fosse Tadej, effettivamente…

Adrie Van der Poel, padre di Mathieu, dice che ha fatto bene a collaborare, perché sono corridori alla pari e a quei livelli non si fanno le furbate. Ma alla fine conta vincere o essere eleganti?

Io in cronaca l’ho detto. Van der Poel tira perché non si vuole sentire inferiore. Per una questione di orgoglio, lui al Fiandre ha bisogno di mettersi sullo stesso piano. Il problema secondo me è uno solo, per quello che penso io. Se tiri e poi la perdi con onore, va tutto bene. Ma se inizi a fare il furbo, non tiri e poi la perdi lo stesso, fai una figuraccia. Anche questa, nel formulare un giudizio, è una riflessione secondo me da mettere sul banco, no?

Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se comunque devi perdere, non vale la pena giocare tutte le carte provando a vincere?

Quindi chi se ne frega, dici, della figuraccia? Ci può stare, la posta in palio era obiettivamente alta.

Non è forse vero, facendo la volata della Sanremo, che quando ha visto Pidcock infilarsi a destra, Pogacar ha chiuso leggermente la traiettoria? Stando a certi ragionamenti, avrebbe dovuto lasciarlo passare…

Ma infatti nelle poche volte che lo abbiamo visto andare piano, Tadej comunque ha fatto il furbo e si è innervosito, ha iniziato anche lui a fare i giochetti. Ovvio però che quando è così forte, non gli serve nemmeno farli.

Credi che si stupirebbe se un altro corridore in fuga con lui smettesse di dargli i cambi?

Capisco la frustrazione del grande pubblico, perché in fondo qualche scaramuccia sarebbe bella da vedere anche per il racconto, soprattutto in queste condizioni dove c’è uno che domina. Aggiungerebbe qualcosina, perché effettivamente se il Fiandre lo avessero fatto su Zwift, avrebbe avuto lo stesso risultato. Se lo facevi sui rulli e misuravi quanti watt/chilo fa ognuno di loro, sarebbe venuto fuori lo stesso ordine di arrivo o comunque ci andavi poco lontano.

Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Anche perché, se anche fosse rientrato Evenepoel, alla fine probabilmente avrebbe vinto ugualmente Pogacar…

Pogacar ha fatto il suo gioco, cioè cercare di scremare sempre di più, senza mai calare. Se Van der Poel non avesse tirato, magari iniziavano a farsi gli scherzetti. Rientravano da dietro anche Van Aert e Pedersen e si sarebbero create dinamiche diverse. Però dall’altro canto cerco di essere più neutrale nel giudizio, perché da corridore quando ti trovi lì e li hai già fatti fuori quasi tutti, sei contento di dove ti trovi. Tutti quelli che ho fatto fuori sono dietro, perché devo farli rientrare?

Non c’è il rischio che questo in qualche modo sia indice del fatto che Van der Poel si sia accontentato? Vista da fuori, era chiaro che Pogacar lo avrebbe staccato…

Però in fin dei conti a Van der Poel quest’anno non è mancato così tanto. Rispetto all’anno scorso, sul Qwaremont ha tenuto molto meglio. Secondo me si sentiva bene e al Fiandre è andato molto forte anche per i suoi standard. Lui è arrivato alla resa dei conti convinto che l’altro non lo avrebbe staccato. Ha scollinato molto bene anche di faccia e di pedalata. In cima era ancora in spinta, non era cotto. E anche Pogacar per staccarlo ha dovuto andare a fondo, fondo, fondo…

Hai anche detto che se li avessero messi su Zwift il risultato sarebbe stato identico. Perché pensare di fare tutto con la forza e non mettere in campo un po’ di tattica?

C’è anche da dire che se inizi a non tirare, rischi che al primo strappo l’altro ti stacchi. Comunque in telecronaca ho detto qualcosa in questo senso, ma la verità secondo me è che Van der Poel ha tirato perché voleva sentirsi alla pari, non farlo sarebbe stato ammettere di essere inferiore. Lui probabilmente è molto orgoglioso e l’orgoglio a volte è una brutta bestia, diventa un limite più che un punto di forza.

Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Oggi contro Pogacar, Van der Poel si ritrova nella posizione in cui per tre anni ha relegato Van Aert…

Questo è proprio vero, ma penso anche che la Roubaix la vincerà lui. Magari di ruota non lo stacca, ma in volata è superiore, anche se Pogacar in volata non è così lento, quindi in qualche modo ha qualche chance anche lì. Dipende da come arrivano al finale, però di certo la Roubaix sarà la più bella.

Perché c’è più gente ad alto livello?

Per quello e perché per quanto tu possa andare forte, staccare la gente di ruota è sempre più difficile. E’ la corsa in cui c’è la tensione alta per più tempo. Anzi, per la maggior quantità di tempo. Alla Sanremo è bellissimo il finale, ma comunque è solo il finale. Il Fiandre ultimamente si risolve sempre presto, con pochi colpi di scena. La Roubaix invece ha 150 chilometri di finale e di tensione.

Pogacar e Van der Poel, Fiandre 2026

Tra Fiandre e Roubaix: Ballan commenta Adrie Van der Poel

08.04.2026
5 min
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Tra Fiandre e Roubaix. Siamo proprio nel mezzo di queste due magnifiche classiche. Ed è inevitabile continuare a parlarne. Uno dei primi a farlo è stato Adrie Van der Poel, papà di Mathieu. L’ex corridore ha espresso alcune considerazioni circa l’andamento del Giro delle Fiandre e di quel che sarà alla Parigi-Roubaix.

Adrie ha toccato diversi temi: tattica, forza, potenzialità del figlio e di Tadej Pogacar. Noi ne abbiamo presi tre, quelli più importanti a nostro avviso, e li abbiamo posti al commento di Alessandro Ballan, uno che di pietre se ne intendeva eccome.

Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP
Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP

Cambi sì, cambi no

Il primo tema di Adrie van der Poel che mettiamo sul piatto è tattico. Secondo papà Adrie, Mathieu avrebbe fatto bene a dare i cambi a Pogacar. Sostanzialmente aveva detto che suo figlio è un grande atleta, al pari dello sloveno in certe corse, ed era giusto giocarsela così. Loro due davanti e dietro tutto il resto del mondo. E il primo di questo altro mondo era un certo Remco Evenepoel.

«Per me – commenta Ballan – è stato giusto in parte. Tra l’altro a smentirlo un po’ è stato il figlio stesso, visto che tirava molto meno rispetto a Pogacar. Si vedeva anche dal distacco che infliggevano a Evenepoel. Quando Van der Poel era a ruota, Remco era a 6-7 secondi o più. Quando passava in testa Mathieu, Remco quasi rientrava. Poi Pogacar lo vedeva avvicinarsi e riportava il distacco a 8-9 secondi. Quindi diciamo che un po’ si è risparmiato. Però ha collaborato sempre, non ha mai saltato un cambio. E giustamente direi. Si stavano pur sempre giocando un bel risultato al Fiandre. Anche un secondo posto dietro a Pogacar non è da buttare via. Poi sapete: finché non si taglia la linea d’arrivo, nulla è mai scontato. Magari poteva succedere anche un imprevisto e lui sarebbe stato davanti. Quindi anche per me ha fatto bene a collaborare».

«E’ logico che, in vista della Roubaix, è tutta un’altra gara. Tadej ha vinto tre gare consecutive… tra l’altro una più bella dell’altra. Sta dimostrando di avere una superiorità netta e una condizione enorme. E’ migliorato ulteriormente, di conseguenza se vogliono provare a vincere la Roubaix devono anche rischiare di non dargli i cambi».

Un problema di nome Tadej

In qualche modo Ballan anticipa poi il secondo punto toccato da Adrie: «Pogacar è migliorato ancora. Ma anche mio figlio è migliorato. Mathieu è andato molto forte». Forse più forte che mai al Fiandre. Tanto è vero che a fine corsa Mathieu stesso ha detto: «Il mio problema? Si chiama Tadej Pogacar! Mi sono dovuto inchinare alla legge del più forte».

«Evidentemente – spiega Ballan – “il più forte” di Van der Poel non basta. Tuttavia è vero che la Roubaix fisicamente è più adatta a corridori di peso come lo stesso Mathieu o come Van Aert, Pedersen o anche Philipsen… Sì, Pogacar sta andando fortissimo, ma nelle altre gare c’erano gli strappi o le salite e riusciva a fare nettamente la differenza. Alla Roubaix queste non ci sono e gli sarà più difficile staccarlo. Ho letto che sul Kwaremont Van der Poel andava a 650 watt, Pogacar probabilmente sviluppava (pochi) watt in meno, però essendo più leggero lo ha staccato. In pianura dovrà essere lo sloveno ad aumentare il wattaggio: la questione è molto differente. Non solo, poi c’è la questione volata. È vero che alla Roubaix contano le gambe, ma su carta Van der Poel è più veloce».

«Rispetto ai miei tempi – prosegue Ballan – avevo bisogno di 25 giorni di gara per arrivare alla Roubaix competitivo. Pogacar alla prima corsa dell’anno viene e vince. Arriverà alla Roubaix con tre gare e ci andrà per vincere. A me serviva conoscere le strade e non solamente quelle. Serviva conoscere i tratti in pavé, le buche, le curve, i segmenti in asfalto… perché rischiavo di non ricordarmi il percorso e di rimanere tagliato fuori per questo motivo. Nel ciclismo moderno, purtroppo, non è così: contano meno questi aspetti. Quello che conta, purtroppo, è quasi solo la forza. E’ quella che fa la differenza più di tutto».

Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente

Fifty-fifty

L’ultimo argomento, che in parte si ricollega a questo, riguarda le percentuali di vittoria. Aveva detto Adrie van der Poel: «Al Fiandre le percentuali erano 60 a 40 per Pogacar. Ma alla Roubaix, senza dislivello, saranno pari, al 50 per cento. Fifty-fifty».

«In questo caso – dice Ballan – non sono del tutto d’accordo con Adrie. Sicuramente c’è più equilibrio che al Fiandre, ma direi 55 a 45 per Van der Poel, soprattutto perché è più veloce, come dicevo prima. Poi è logico che Pogacar ha il morale altissimo per le vittorie ottenute fino ad ora e per me questo è un grande suo punto di forza in questo momento. Però la Roubaix è una gara nella quale ci vuole tanta fortuna e Pogacar l’ha capito l’anno scorso. Ha capito che non gli serve, e non gli basta, solamente la forza. Serve sapere guidare bene la bici, sapere dove mettere le ruote… E in questo Van der Poel è maestro. Non solo, ma ci potranno essere finali diversi, che non è detto siano solo a due».

Ballan dunque in questa percentuale pre-Roubaix punta forte anche sull’esperienza. Tuttavia è anche vero che al debutto l’anno scorso Pogacar è arrivato secondo. Quest’anno sa cosa lo aspetta dal via di Compiègne.

E poi, tornando a parlare di tattica e forza (ma anche aerodinamica), un eventuale assolo di Pogacar passerebbe dall’aprire un buco. Uno spazio in cui per qualche secondo Van der Poel perda l’effetto scia.

«Pogacar deve provare proprio questo. Deve cercare di uscire da un tratto in pavé con 10-20 metri e poi dare tutto. E se dovesse staccare di ruota Van der Poel vorrebbe dire che lo stesso Mathieu sarebbe al limite. Di conseguenza, da quel momento diventerebbe una cronometro e immagino che per VdP non ci sarebbe più nulla da fare».

Giro delle Fiandre 2026, Anversa, grote Markt, pubblico, tifosi, colore, foglio firma, partenza

EDITORIALE / Il Fiandre oscurato nel giorno di Pasqua

06.04.2026
4 min
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La RAI al Fiandre non c’era, così per seguirne la diretta alcuni si sono attaccati a un sito di streaming, mentre altri si sono spostati su Discovery Plus, seguendo la cronaca di Eurosport. E mentre noi di bici.PRO già pregustavamo i pezzi e i contenuti social che a breve avremmo ricevuto da lassù, altri hanno scritto e incollato quello che hanno visto nello schermo, in un racconto freddino che un Fiandre così bello proprio non meritava. Ci si lamenta degli appena 5 azzurri nell’ordine di arrivo, ma nella sala stampa di Oudenaarde i giornalisti italiani erano anche meno.

Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle
Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle
Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle
Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel, Pedersen: è stato un Fiandre di stelle

I soldi pubblici

L’assenza della RAI fa più notizia delle altre. Si tende ad accostare le sue trasmissioni a qualcosa di gratuito, anche se per vederle sborsiamo ogni anno 90 euro. Grazie ai soldi che vengono prelevati direttamente dalla bolletta dell’elettricità, la televisione di stato copre circa il 65 per cento del suo fatturato, con entrate per circa 1,8 miliardi ogni anno. Per acquistare i diritti in chiaro del Fiandre tuttavia, non si sono trovate le risorse: la corsa vinta ieri da Pogacar è infatti la sola Monumento del 2026 a non essere trasmessa in chiaro in Italia.

Dopo le parole imbarazzanti del direttore di Rai Sport nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali, quelle del presidente della FIGC in seguito all’eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio sono state la conferma della mentalità di un sistema che gestisce le risorse a senso unico e a spese degli altri. La RAI non avrebbe mai rinunciato a una partita di calcio in cui fossero presenti così tante stelle internazionali, mentre ha ritenuto di poterlo fare a spese del ciclismo. Ma se quelli sono soldi pubblici, è corretto che grandi eventi come il Giro delle Fiandre vengano oscurati con tale facilità? E perché non si è udita una sola parola da parte del presidente della FCI e quello della Lega Ciclismo?

Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l'ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)
Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l’ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)
Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l'ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)
Gabriele Gravina ha dato le dimissioni dalla presidenza della FIGC dopo l’ennesimo flop della nazionale di calcio (immagine FIGC)

Il sistema si indebolisce

Potremmo gonfiare il petto e dire che noi al Fiandre c’eravamo, ma abbiamo capito da tempo che se il sistema si indebolisce, alla fine siamo tutti più vulnerabili. Ed è questo che rende preoccupante la situazione dello sport italiano, aggrappato al calcio come un naufrago al barcone rovesciato. Certo è pretenzioso attendersi che in questo tempo così tragico il Governo metta mano a certe questioni ed è proprio su questa rassegnazione che fanno affidamento coloro che sono abituati a vivere nel privilegio senza rendersi conto della realtà.

«Forse i politici italiani – ha detto giorni fa il presidente della UEFA Ceferin – dovrebbero chiedersi perché avete una delle peggiori infrastrutture calcistiche d’Europa». Ma i politici italiani hanno una vaga idea delle infrastrutture del ciclismo e di altri sport che devono adeguarsi a strade su cui si muore, piste che non esistono e palestre scolastiche vecchie e inadeguate? Il compito dei politici che di recente si sono affacciati al ciclismo potrebbe essere forse quello di cercare una misura comune perché lo sport in Italia abbia il valore previsto dalla Costituzione e non sia un club per pochi?

Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell'evento?
Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell’evento?
Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell'evento?
Si è parlato di circa 500 mila tifosi lungo il percorso del Fiandre: la RAI non ha colto la portata dell’evento?

Una Pasqua diversa

La Pasqua 2026 se ne è andata con Pogacar vincitore del Fiandre e Van der Poel che in pochi mesi si è ritrovato nei panni in cui pensava di aver costretto Van Aert. La Roubaix avrà probabilmente uno sviluppo diverso per l’assenza di salite, ma vedendo tutte quelle persone assiepate lungo i viottoli del Nord, per qualche istante la mente è andata alla Pasqua di chi in questo momento vive sotto le bombe e la protervia degli altri.

Se come dice questo Papa un po’ spuntato – «La pace si persegue con il dialogo, non con la forza. No all’indifferenza e alla rassegnazione» – alla partenza della corsa si sarebbe potuto spendere un minuto di silenzio per i bambini ammazzati, i naufraghi delle ultime ore e le persone che non hanno più una casa e una vita. Sarebbe stato bello vivere la nostra Pasqua ricordando anche loro e non fingere che vada tutto bene. A modo nostro, andando avanti parlando solo di sport e dei fatti nostri, rischiamo di somigliare a coloro contro cui puntiamo il dito.