In Malesia sfreccia De Kleijn ma a parlare è Tercero

02.10.2024
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BENTONG (Malesia) – Da dietro la curva il gruppo sembra una macchia nera che avanza minacciosa. Una massa indefinita che fagocita tutto, anche la fuga della quale faceva parte il nostro Manuele Tarozzi. E proprio una maglia di color nero ha sopravanzato tutti, quella di Arvid De Kleijn. L’olandese mette a segno il primo colpo in questo Tour de Langkawi.

In questa volata era presente anche la Polti-Kometa, che con Manuel Peñalver è salita ancora sul podio. Una Polti che stamattina al via abbiamo visto concentrata e compatta. E non a caso nel finale abbiamo assistito al magistrale lavoro di Andrea Pietrobon, determinante per chiudere sulla fuga ripresa nel rettilineo conclusivo come ci ha detto Tarozzi stesso, e portare avanti i suoi compagni.

De Kleijn batte Malucelli, che conserva la maglia della classifica a punti, e Penarvel. Quarto Pinazzi.
De Kleijn batte Malucelli, che conserva la maglia della classifica a punti, e Penarvel. Quarto Pinazzi.

Parola a Tercero

Tra questi compagni, senza dubbio spicca il nome di Fernando Tercero, uno dei gioiellini “made in casa”. Lui e Piganzoli sono gli atleti che da anni Basso e Contador stanno facendo crescere.

L’ultima volta che avevamo parlato con Fernando era al Giro under 23 del 2022, quello che dominò il suo connazionale Ayuso.

All’epoca Fernando era davvero un bimbo, adesso sembra decisamente più maturo. Anche nel modo di porsi e di parlare. 

«E’ stata una stagione difficile – dice lo scalatore spagnolo – perché a febbraio ho preso il citomegalovirus e fino a maggio sono stato fermo. Ora sembra che vada un po’ meglio. Anche per questo sto cercando di allungare il mio calendario e fare più giorni di gara possibile. Ho corso davvero poco. La mia idea è quella di arrivare al 20 ottobre e chiudere con il Giro del Veneto.

«Mi dispiace per tutto questo, perché l’anno scorso avevo fatto un bel passo avanti. Sarebbe stato bello e importante continuare in quella direzione, ma non è stato così. Per questo voglio finire bene. Mi serve per salvare questa stagione e per iniziare con voglia e fiducia la prossima.

 «Se ho commesso qualche errore? Sinceramente – Tercero ci pensa un po’ – non credo. In inverno mi sono allenato bene. Nel ritiro di gennaio stavo bene. Poi è arrivato questo virus e non ho potuto fare molto».

Il Giro mancato

Intanto De Kleijn sale sul podio. La gente in questo paesotto immerso nella giungla non è tantissima, a dire il vero, ma chi c’è è caloroso e come sempre i sorrisi e la gentilezza da queste parti non mancano mai.

Tercero va avanti e continua il discorso sulla crescita: «Piganzoli, per esempio, è riuscito a fare quel passo avanti che voglio fare io. Siamo cresciuti insieme. Lui al Giro d’Italia è riuscito a stare con i migliori 10-15 atleti. Mentre io ero a casa. Avrei dovuto farlo anche io il Giro. Per questo dico che voglio andare avanti e vedere se posso essere al suo livello».

Di certo il madrileno non manca di umiltà. E’ certamente una promessa e un ottimo scalatore. E lo ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, anche ieri verso Cameron Highland, dove in qualche modo è risorto giungendo quinto col drappello dei migliori. Ha le carte per stare con quella gente anche lui.

Tercero (classe 2001) sull’arrivo di Cameron Highlands, dove è risorto. Pensate che ad oggi ha inanellato solo 17 giorni di gara
Tercero (classe 2001) sull’arrivo di Cameron Highlands, dove è risorto. Pensate che ad oggi ha inanellato solo 17 giorni di gara

Futuro alla Polti?

Basso ha una grande stima di Tercero. E c’è da capire se Tercero resterà in questo team. E’ in scadenza di contratto e le proposte non gli mancano, anche in virtù della giovane età. L’idea, sembra, è quella che voglia restare in questo team. 

«La squadra – spiega Tercero – mi ha sempre trasmesso tanta tranquillità e mi è stata vicina. Mi dicono che ho qualità e che alla fine questa uscirà fuori. Io non posso che ringraziarli, perché in questi momenti difficili la fiducia da parte loro è stata importante. Con Basso, ma anche con Fran (Contador, ndr) parlo spesso. Loro mi danno consigli importanti e mi dicono che spesso la differenza la fa testa, che le gambe fanno male a tutti e che bisogna tenere duro. A volte Ivan e Alberto parlano anche delle loro sfide in passato e a me piace ascoltarli.

«Per il futuro ancora non abbiamo parlato, però posso dire che qui sono felice. Staremo a vedere… L’idea è di restare. Spero che loro mi vogliano!».

La potenza di De Kleijn e i nuvoloni in arrivo
La potenza di De Kleijn e i nuvoloni in arrivo

Obiettivo: podio malese

Per ora, se l’obiettivo a medio termine è fare bene il finale di stagione anche in ottica 2025, le cose non stanno andando male per Tercero. La salita di ieri non era impossibile. Uno scalatore come lui avrebbe preferito qualche rampa più dura. Per questo è un segnale che vale doppio.

«Il mio ruolo in questo Tour de Langkawi – riprende Tercero – era quello di stare vicino a Double, che ha fatto una grande stagione, ma ieri lui non stava bene e così ho tenuto duro io. Sono riuscito a stare davanti. Adesso l’obiettivo è quello di mantenere almeno la quinta posizione e magari provare a mirare al podio.

«Come mi trovo qui? Se parliamo del clima della Malesia posso dire che è l’opposto a quello di casa mia. Da me fa caldo, ma è secchissimo: qui è umidissimo. Se invece parliamo dei compagni, anche con gli italiani, mi trovo benissimo. Con Pietrobon, per esempio, siamo cresciuti insieme nella squadra under 23 e andiamo d’accordo. Lo stesso con “Piga”. Loro mi hanno insegnato a parlare italiano. E anche a cucinare bene la pasta!».

La giornata al Langkawi si chiude con le premiazioni fatte in fretta e furia. Come al solito nel pomeriggio ecco puntuale il monsone. Pochi istanti e viene giù il finimondo. La gente sparisce e anche i corridori in un attimo sono tutti in ammiraglia. Anche quei 19 atleti, tra cui Mareczko il nome più noto, finiti fuori tempo massimo. Il suo diesse, Frassi, temeva la salita in avvio e purtroppo ne aveva ragione.

Noi intanto per non bagnarci scriviamo dentro ad un autobus col computer sulle ginocchia. Ma è bello anche così.

Un maltese al Matteotti: la storia di Buttigieg, stagista alla Polti

21.09.2024
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Al Trofeo Matteotti, corso domenica 15 settembre e vinto da Orluis Aular della Caja Rural su Alessandro Covi, ha debuttato in maglia Polti-Kometa Aidan Buttigieg: il campione nazionale maltese. Un esordio tra i professionisti che in qualche modo ha decretato un passo in avanti del piccolo Paese che si affaccia sul Mediterraneo. La squadra di Basso e Contador ha aperto le sue porte al corridore maltese, forti anche del fatto che Visit Malta, dal 2025, sarà il secondo nome del team. Una figura che ha lavorato dietro le quinte per far sì che ciò potesse accadere è Valerio Agnoli.

Fatiche ripagate

L’ex professionista da anni collabora con Malta per far crescere il movimento ciclistico e il debutto in una gara di livello 1.1 decreta un primo traguardo raggiunto. 

«Ci siamo sentiti – spiega Agnoli – sia prima che dopo la corsa. La mattina stessa era tesissimo, mi ha ringraziato mille volte per l’occasione, ma gli ho ricordato che se è qui il merito è da attribuire alle sue qualità. Quando due anni fa gli accennavo che avrebbe potuto correre tra i grandi del ciclismo mi guardava come se fossi pazzo. Quello che abbiamo realizzato è un lavoro congiunto partito dalle sue qualità atletiche e poi dalla volontà del governo locale di migliorare l’attività nazionale».

Per Buttigieg è stata la prima gara in Italia e la prima di livello 1.1
Per Buttigieg è stata la prima gara in Italia e la prima di livello 1.1
Il Matteotti non è la gara più semplice dalla quale iniziare.

No, è tosto, lo sapevamo. Il circuito proposto è duro e Buttigieg quando mi ha visto dopo la gara mi ha detto: «Valerio, quando questi aprono il gas vanno davvero forte, specialmente in salita». D’altronde secondo e terzo sono arrivati Covi e Lutsenko, due che spingono. 

La squadra che ha detto?

Sono rimasti sorpresi dal lavoro fatto. Gli hanno dato dei compiti e li ha portati a termine bene: ha messo i compagni in posizione e ha dato un bel supporto. L’impressione è stata positiva, poi chiaro che quando hai una chance del genere dai il 101 per cento

Un debutto partito anni fa con il coinvolgimento di Visit Malta come sponsor del team?

Non del tutto. L’accordo tra Polti e Visit Malta è prettamente turistico. Non c’è alcun obbligo agonistico, per questo il debutto di Buttigieg vale a tutti gli effetti come un traguardo raggiunto da lui e le sue gambe. Io ho segnalato il ragazzo a Ivan Basso e Fran Contador, loro poi hanno chiesto tutti i dati e i test. Una volta visionato si è deciso di dargli questa occasione. Ora si trova a Varese con Restrepo e un altro compagno di squadra. Vivere il clima del team, parlare con gli atleti e i diesse è motivo di crescita ed evoluzione. Nel prossimo futuro farà Agostoni e Bernocchi il 6 e il 7 ottobre. 

Buttigieg arriva da un team continental australiano, che livello ha?

Corre per il mondo, quindi è abituato a muoversi in diversi contesti, chiaro che sono gare di un calibro inferiore. Lui vive a metà tra Malta e l’Australia, ma non ha un’attività programmata come lo avrebbe in un team professional. Capita spesso che corra una gara e poi resti fermo per un mese e mezzo dove si allena e basta. Migliorare ed emergere è difficile. 

Lo staff della Polti-Kometa ha visionato i suoi test e lo ha inserito tra gli stagisti (foto Instagram)
Lo staff della Polti-Kometa ha visionato i suoi test e lo ha inserito tra gli stagisti (foto Instagram)
E se si trova a Malta come si allena?

Se si vuole fare distanza spesso prende il traghetto, va in Sicilia, e pedala le sue 5 o 6 ore. Il ciclismo a Malta si muove e la volontà è di crescere. Sulle tre isole abitano 500 mila abitanti, è impensabile dire che non possano esserci buoni corridori, servono le strutture. 

Che tipo di rapporto c’è tra tutte le parti coinvolte?

Visit Malta è un motore per promuovere il ciclismo e il cicloturismo sull’isola, ma non a livello agonistico. Nasceranno, nel breve futuro, un bike park e altri progetti sono in via di sviluppo. Per quello che riguarda gli atleti se ne occupa la Federazione locale. La Polti-Kometa offre la conoscenza dei suoi tecnici e dello staff. Il progetto, che mi coinvolge direttamente, è di puntare sui ragazzi.

A ottobre correrà ancora in maglia Polti, prima all’Agostoni e poi alla Bernocchi (foto Instagram)
A ottobre correrà ancora in maglia Polti, prima all’Agostoni e poi alla Bernocchi (foto Instagram)
In che modo?

Portarli a correre in giro per l’Europa con la maglia della nazionale sarebbe un bel traguardo. E’ un cammino difficile ma tutto si evolve, anche le istituzioni piano piano stanno scoprendo il ciclismo. I progetti devono essere federali, portare la bici nelle scuole e far conoscere questo mondo e la sua bellezza. Sono sicuro che con l’esperienza di Buttigieg abbiamo fatto solo il primo di tanti passi. 

Raccagni chiude il cerchio con la Polti: da U23 a professionista

31.08.2024
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Il segno della continuità in casa Polti-Kometa porta il nome di Gabriele Raccagni, il corridore classe 2003 ha firmato un contratto di due anni con il team professional di Ivan Basso e Alberto Contador. Un cerchio che si chiude visto che il bresciano è passato under 23 proprio con il team di sviluppo nel 2022, ai tempi ancora Eolo-Kometa. Nonostante siano cambiati gli sponsor e di conseguenza il nome, Raccagni è rimasto continuando il suo percorso di crescita. Un cammino che lo ha portato ad un periodo da stagista, iniziato in Francia al Tour du Limousin, e proseguito con il contratto da professionista per le prossime due stagioni. 

Gabriele Raccagni (in foto a destra) ha esordito tra i professionisti al Tour du Limousin
Gabriele Raccagni (in foto a destra) ha esordito tra i professionisti al Tour du Limousin

Esordio tosto

Un primo assaggio del mondo che lo aspetta lì alla finestra, sul quale è bene prendere le prime misure per non arrivare impreparato. Il livello non era altissimo, visto che si trattava di una corsa di categoria 2.1, tuttavia sono stati quattro giorni davvero importanti per Raccagni

«Non nascondo – spiega subito – che alla vigilia ero parecchio nervoso riguardo al mio esordio con i professionisti. Per fortuna ho avuto al mio fianco dei compagni forti e in particolar modo empatici che mi hanno messo a mio agio e scortato passo dopo passo. Il Tour du Limousin è stata la prima gara ma ce ne saranno delle altre da qui a fine stagione. Mi sono sentito subito parte del gruppo, un fattore che ha contribuito a far sentire meno la fatica in gara, anche se di chilometri ne abbiamo fatti».

I ritmi alti in corsa e il tanto lavoro lo hanno messo subito “vento in faccia”
I ritmi alti in corsa e il tanto lavoro lo hanno messo subito “vento in faccia”
Arrivi dal team di sviluppo della Polti-Kometa con il quale hai corso spesso tra Spagna e Italia. Com’è andata in un ambiente diverso come la Francia?

Ci sono delle differenze rispetto alle corse in Spagna, innanzitutto tra i professionisti si “lima” di più. Complice anche il percorso diverso, nervoso e con tanti sali e scendi. In Spagna le gare hanno tutte le stesse caratteristiche più o meno, ovvero salite lunghe sulle quali si fa la differenza. Quelle spagnole sono competizioni lontane però dalle mie caratteristiche. 

In Francia invece hai trovato un ambiente più familiare?

Sono un corridore abbastanza veloce, quindi da under 23 mi sono trovato spesso a lavorare per i miei compagni, in particolare per i velocisti. Tra under e pro’ il ritmo gara è totalmente differente, nel primo caso si va a tutta dall’inizio alla fine. Nel secondo caso, invece, siamo davanti a una condizione di gara lineare: la fuga va via, viene ripresa e poi si va in crescendo. 

Qui alle spalle dei compagni di squadra che gli hanno insegnato a muoversi in gruppo
Qui alle spalle dei compagni di squadra che gli hanno insegnato a muoversi in gruppo
Quali sono le tue caratteristiche ideali di percorso?

Salite corte ed esplosive, strappi da fare a tutta dove si fa man mano la differenza. Penso di poter diventare sempre più competitivo, chiaro che serve lavorare e allenarsi con costanza. 

Che livello hai visto al Tour du Limousin?

Alto, nonostante non fosse una corsa di primo livello. E’ stato bello confrontarsi con corridori e squadre che solitamente ho visto solo in televisione. Sicuramente si va forte, ma non è nulla di irraggiungibile, tanto che insieme Samuel Marangoni stiamo lavorando già sui miei punti deboli. 

Quali?

Tenere sulle salite più lunghe e imparare a pedalare in agilità. Ho il vizio di indurire troppo il rapporto e Marangoni mi sta facendo fare tanti allenamenti ad alte cadenze.

Raccagni è nel team sviluppo dal 2022 e nel 2025 passerà ufficialmente professionista (foto Instagram)
Raccagni è nel team sviluppo dal 2022 e nel 2025 passerà ufficialmente professionista (foto Instagram)
Quanto è importante avere una continuità di progetto come nel tuo caso?

Tanto. Sono arrivato qui nel 2022 e in tre stagioni sono cresciuto molto. Ad esempio Marangoni mi segue dallo scorso anno, la fortuna è che mi seguirà anche da professionista. Mi conosce, sa come lavoro e non dover trovare un nuovo equilibrio è sicuramente un vantaggio. In generale con lo staff sarà così, l’unico che non so se ritroverò è il diesse, vista la chiusura del team U23 (in favore dell’apertura di una formazione juniores, ndr). 

In gruppo come ti sei comportato, qual è stato il tuo ruolo?

Prendere vento in faccia. L’ho fatto per anni con gli under 23 e lo farò anche con i professionisti al momento. Il mio caposaldo in Francia è stato Maestri, un ragazzo gentilissimo che mi ha aiutato a capire come muovermi in gruppo. Spesso, quando ero in testa a tirare, mi diceva di rallentare e controllare lo sforzo visto che nei giorni successivi avrei dovuto fare la stessa cosa. Avere accanto qualcuno così è un bel vantaggio. Voglio farvi un altro esempio sulla continuità.

Dicci.

Arrivare da una squadra di sviluppo ha fatto sì che il mio lavoro di supporto ai compagni fosse riconosciuto e valorizzato. La Polti-Kometa ha ripagato i miei sforzi e la mia dedizione, per questo li ringrazio. Ora non so bene il programma ma se tutto andrà per il meglio dovrei fare la Bernocchi e il Gran Piemonte. 

Double: lo scalatore inglese scoperto dalla Polti è pronto per il WT

27.08.2024
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I movimenti di mercato sono iniziati da qualche settimana e hanno portato già a grandi notizie che ci proiettano con curiosità verso il 2025. La Tudor con l’arrivo di Alaphilippe e Hirschi ha tenuto banco, ma anche le altre formazioni si sono mosse. Una di queste è la Jayco-AlUla, la quale all’interno del suo organico porta Paul Double, britannico classe 1996 che arriva direttamente dalla Polti-Kometa. Un profilo non di primo piano, vero, ma che ci ha fatto sorgere qualche curiosità.

Paul Double è passato professionista con Human Powered Health nel 2023, dopo un periodo da stagista nel 2022
Paul Double è passato professionista con Human Powered Health nel 2023, dopo un periodo da stagista nel 2022

Pro’ a 27 anni

Paul Double è passato professionista tardi, se si guarda agli standard del ciclismo moderno, a 27 anni. Lo ha fatto con la Human Powered Health, formazione professional americana. Nel 2022 è stato preso come stagista, mentre nel 2023 è entrato ufficialmente nell’organico del team. Dopo una stagione fatta di alti e bassi è passato alla Polti-Kometa. La professional italiana lo ha preso, cresciuto e formato, tanto che in un solo anno è arrivato il salto nel WorldTour. 

Tra coloro che lo hanno seguito più da vicino, in questo 2024, c’è Stefano Zanatta, diesse del team Polti-Kometa. Proprio a lui chiediamo cosa ha visto e quali sono le caratteristiche del britannico. 

«Da noi – spiega Zanatta mentre si gode gli ultimi giorni a casa prima di riprendere la routine delle corse – Double è arrivato quasi casualmente. E’ stato proposto ai fratelli Contador (Fran e Alberto, ndr) la scorsa estate. Con l’addio di Fortunato eravamo alla ricerca di un corridore che potesse sostituirlo. Abbiamo capito che Double potesse essere una valida opzione perché lo avevamo visto in azione quando correva con la Mg.K Vis. In salita teneva molto bene ma peccava nella gestione della corsa, tatticamente era molto discontinuo. La conferma delle sue qualità è arrivata poi nei primi test invernali fatti con noi, i dati erano gli stessi fatti registrare da Fortunato. Così si è deciso di prenderlo e dargli fiducia».

Nelle stagioni precedenti si era fatto vedere nelle corse italiane, qui al Giro di Sicilia del 2021 con la Mg.K Vis
Nelle stagioni precedenti si era fatto vedere nelle corse italiane, qui al Giro di Sicilia del 2021 con la Mg.K Vis
Però arrivava da formazioni che non gli avevano dato così tanta esperienza, in cosa peccava?

Sapevamo che in salita sarebbe venuto fuori, ma era da perfezionare nelle altre situazioni di gara. Per fortuna da noi ci sono corridori come Maestri e Sevilla, ragazzi che sanno affiancare i meno esperti e insegnare loro come muoversi in gruppo. Double doveva migliorare nelle corse a tappe, specialmente in quelle più lunghe. Piano piano abbiamo incrementato i giorni, partendo da gare di quattro tappe fino ad arrivare al Giro di Turchia. 

Una corsa di otto giorni, impegnativa, nella quale ha colto un bel terzo posto finale…

Quello è stato un buon segnale, tanto che se avesse avuto un po’ più di solidità in passato avremmo anche potuto portarlo al Giro d’Italia. Double non ha mai fatto una grande attività, e fargli fare una corsa di tre settimane sarebbe stato un azzardo. Da inizio stagione è migliorato tanto, soprattutto nei percorsi misti e in discesa. Ha trovato maggiore confidenza con i mezzi e in sé stesso. 

La Polti-Kometa ne ha capito il potenziale, anche se tatticamente risultava ancora acerbo
La Polti-Kometa ne ha capito il potenziale, anche se tatticamente risultava ancora acerbo
Come spieghi il suo arrivo tardivo nel mondo dei professionisti?

Ha avuto squadre differenti, ma mai nessuna vicina alle sue caratteristiche. Gli mancava la fiducia, quest’anno con noi ha trovato una dimensione che lo ha stimolato. Tra le corse in Spagna e Italia si è ritrovato su percorsi vicini alle sue caratteristiche e in più lo abbiamo seguito molto bene. Non era abituato a lavorare seguito da un preparatore o da un nutrizionista. Si è adattato al nuovo sistema ed è stato molto bravo. 

Tatticamente in che modo avete lavorato?

Innanzitutto gli abbiamo dato fiducia, fin dai primi giorni. Nei due ritiri invernali gli abbiamo detto che calendario avrebbe fatto da lì a tre mesi. Anche a questo non era abituato, ma una strutturazione degli impegni è la base per programmare e gestire la preparazione. Parlando con Double lui era convinto di venire a certe gare in appoggio a Piganzoli. Noi gli abbiamo fatto capire che lui doveva farsi trovare pronto anche per fare la sua corsa. Avere un team che ha fiducia in te è la prima cosa utile per sentirsi apprezzato. 

Con il passare delle gare ha acquisito sempre più consapevolezza, il risultato migliore al Giro di Turchia, terzo nella generale
Con il passare delle gare ha acquisito sempre più consapevolezza, il risultato migliore al Giro di Turchia, terzo nella generale
Più specificatamente cosa hai visto, una volta in gara?

Attaccava da lontano e faceva fatica a tenersi a bada, a risparmiare le energie per le ultime parti di gara. In Turchia ha corso bene e il risultato è arrivato, sono però serviti due mesi di gare nelle quali ha imparato tanto. Dopo la pausa primaverile è ripartito dallo Slovenia e ha riallacciato il filo di quanto fatto in precedenza. Nella tappa più dura, la quarta, è arrivato secondo dietro a Pello Bilbao e regolando il gruppo dei migliori che comprendeva Aleotti (vincitore poi del Giro di Slovenia, Pozzovivo e Pellizzari, ndr). 

Il segreto qual è stato?

Trattarlo come un neo professionista. Senza offesa ma era come se lo fosse, quindi il lavoro fatto è stato di costruzione. Ne siamo stati sempre soddisfatti, tanto che avremmo voluto tenerlo con noi, poi però sono arrivate le sirene del WorldTour. Ci rimane il piacere di aver formato un ragazzo forte, l’ennesimo passato da noi e poi finito tra i grandi. Una cosa è certa, se fosse rimasto con noi lo avreste visto al Giro del 2025. 

In Slovenia un’altra grande prestazione nella tappa regina, secondo dietro solamente a Pello Bilbao
In Slovenia un’altra grande prestazione nella tappa regina, secondo dietro solamente a Pello Bilbao
Ora però ha ancora possibilità di crescere e imparare con voi…

Da qui a fine stagione lo faremo correre e sfrutteremo la sua crescita. Adesso farà Larciano, Matteotti e Pantani, poi lo porteremo al Giro di Malesia e vedremo se farlo correre al Lombardia. Sarebbe al sua prima monumento e la seconda corsa nel WorldTour (la prima è stata il Tour de Pologne nel 2023, ndr).

La Jayco prende quindi un corridore ancora in grado di fare degli step importanti?

Sicuramente. Pensare che Double possa diventare un gregario da grandi corse a tappe è difficile. Ma in una gara di tre settimane può essere un ottimo battitore libero. Il fatto che non abbia ancora fatto esperienze del genere gli permetterebbe di aumentare ancora i giri del motore. Sono sicuro che in un contesto organizzato come una squadra WorldTour troverà il modo di fare bene. Gli facciamo tutti un in bocca al lupo.

Ellena: «Per Piganzoli è il momento del salto definitivo»

13.07.2024
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Il fatto che Davide Piganzoli stia bene lo si vede dalle storie su Instagram e dalla costante voglia di scherzare con i compagni. Lui e la squadra, la Polti-Kometa, sono andati in ritiro in Valtellina per preparare la seconda parte di stagione (in apertura foto Maurizio Borserini). Il bilancio per Piganzoli fino a qui è positivo, con un tredicesimo posto al Giro d’Italia inseguendo i migliori. A inizio anno era anche arrivata la prima vittoria da professionista, in salita al Tour of Antalya. 

Abbiamo così bussato alle porte di Giovanni Ellena, diesse del team Polti-Kometa, e con lui si è parlato del nuovo Piganzoli. Di cosa è rimasto nel giovane valtellinese dopo le fatiche del Giro d’Italia e di ciò che potrà fare in futuro.

Per Piganzoli all’Antalya, a inizio stagione, il primo successo tra i professionisti
Per Piganzoli all’Antalya, a inizio stagione, il primo successo tra i professionisti

Costante confronto

Se si pensa a Piganzoli di riflesso la mente va anche verso il nome di Giulio Pellizzari. Entrambi sono stati un binomio indissolubile della nazionale di Amadori e insieme hanno lottato al Tour de l’Avenir lo scorso anno. Dal Giro si è visto come i due siano stati gestiti diversamente dalle rispettive squadre. Piganzoli dopo la Corsa Rosa è andato allo Slovenia, si è ritirato e si è fermato. Pellizzari ha proseguito fino al Giro d’Austria, concluso pochi giorni fa.

«Piganzoli al Giro – racconta Ellena – ha voluto provare a tenere duro e fare classifica, ottenendo un tredicesimo posto finale. Un risultato tutto sommato positivo se si considera che era alla prima esperienza. Pellizzari, invece, è uscito di classifica e ha avuto modo di tentare di vincere una tappa. Gestioni diverse, vero, ma da noi è stato lo stesso Piganzoli a chiedere di provare a tenere duro. Un ragionamento che ci siamo sentiti di incoraggiare».

La decisione di tenere duro al Giro è arrivata da lui, il 13° posto finale è un buon premio
La decisione di tenere duro al Giro è arrivata da lui, il 13° posto finale è un buon premio
Poi è andato al Giro di Slovenia e si è ritirato.

Purtroppo tra la fine del Giro d’Italia e l’inizio dello Slovenia è caduto, e questo ha compromesso il finale della prima parte di stagione. Ha provato a correre, ma alla fine abbiamo optato per fermarlo e ricostruire la condizione per la seconda parte dell’anno. E’ stato un peccato però.

Come mai?

La gamba dopo il Giro era buona e allo Slovenia poteva fare bene, così come all’italiano. Poi avremmo valutato se mandarlo anche allo Slovacchia, ma la caduta ce lo ha impedito. “Piga” avrebbe potuto fare molto bene a mio avviso.

Negli aspetti da migliorare c’è anche la crono, il lombardo va forte, ma serve curarla ancora
Negli aspetti da migliorare c’è anche la crono, il lombardo va forte, ma serve curarla ancora
Dopo il Giro cosa gli è rimasto?

Che la classifica finale può essere una strada percorribile. Anche se il ragazzo ha ancora tanto da imparare, ma ci sta, visto che ha solo 22 anni. La vittoria a inizio stagione ha fatto capire che ha una maturità importante, ma deve ancora scoprirsi totalmente. Se chiedete a lui, il tredicesimo posto al Giro è motivo di orgoglio. Solo che agli occhi della gente nessuno ci fa caso, solamente due o tre addetti ai lavori. Tuttavia il risultato rimane ed è incoraggiante. 

Adesso ha lavorato per ripartire forte?

Sì. La sua stagione riprenderà con calma alla Vuelta a Burgos. Non arriverà al 100 per cento, ma va bene così. Sarà una corsa che servirà in chiave di costruzione. Da lì andrà in altura e poi affronterà tutto il calendario italiano di fine anno. 

Tu che corridore hai trovato dopo il Giro d’Italia?

Sicuro, lui è sempre stato un ragazzo che ostenta sicurezza. Quel che si vede è una crescita mentale e fisica importante, ma non definitiva. La testa c’è, altrimenti un Giro del genere non lo avrebbe fatto. Dal punto di vista atletico deve ancora crescere ma i passi sono quelli giusti. Deve migliorare nello spunto veloce, cosa che cresce provando a vincere. Vero che ha vinto in Turchia, ma era un arrivo in salita, dove la forza emerge in maniera netta. 

Dopo il Giro d’Italia l’idea era di sfruttare la condizione fino all’italiano, ma la caduta ha compromesso i piani
Dopo il Giro d’Italia l’idea era di sfruttare la condizione fino all’italiano, ma la caduta ha compromesso i piani
Ora quindi va a correre per imparare altro?

Il calendario italiano offre chance importanti con gare vicine alle sue caratteristiche che però non hanno un arrivo in salita. All’Agostoni, alla Tre Valli o all’Emilia non vince sempre il più forte, ci sono tanti componenti da considerare: freddezza, lucidità, spunto veloce…

Lo lanciate nella mischia e vedrete che combina…

E’ il momento di imparare ancora e può farlo con la consapevolezza che la squadra c’è e che crede in lui. 

E che ha ancora un anno di contratto.

Scadrà nel 2025 e questa fase di costruzione ulteriore servirà anche a lui. Un conto è presentarsi ad una squadra WorldTour da giovane promessa, un altro è arrivare come un corridore pronto per vincere e fare bene. 

L’Avenir lo avevate preso in considerazione?

Era tutto in mano a Piganzoli. Lui avrebbe deciso se partecipare o meno, chiaramente confrontandosi con noi e con Amadori. La caduta a inizio giugno ha compromesso un eventuale cammino verso l’Avenir, non sarebbe arrivato al massimo della forma. Poi fare delle gare con noi tra i professionisti penso possa fargli bene per crescere ancora.

Piganzoli-Pellizzari: cuore e gambe, ma a Livigno destini diversi

19.05.2024
5 min
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LIVIGNO – L’aria ai quasi 2.400 metri del Mottolino, frazione di Livigno, è frizzante e pizzica le narici. Fa freddo, la temperatura non supera gli otto gradi e i corridori arrivano uno ad uno con distacchi che danno tempo al sole di nascondersi dietro l’orizzonte. Uno dei primi ad arrivare, alle spalle del vincitore di giornata e maglia rosa, Tadej Pogacar, è Davide Piganzoli. Il corridore della Polti-Kometa oggi ha corso in casa e all’attacco. E’ andato in fuga e si è dimostrato uno dei più attivi.

La Polti-Kometa oggi ha lavorato per Piganzoli, qui alle spalle di Fabbro sul Mortirolo
La Polti-Kometa oggi ha lavorato per Piganzoli, qui alle spalle di Fabbro sul Mortirolo

L’aria di casa

Il calore che i tifosi, assiepati fuori la zona mista, riservano a Piganzoli è fortissimo. Un boato lo accoglie, lui sorride, si siede e racconta questa giornata lunga e impegnativa. «Era la tappa di casa – dice – ci ho provato. Ci ho creduto ma alla fine sono mancate un po’ le gambe».

«Mi aspettavo più bagarre all’inizio – continua il valtellinese – invece la fuga è andata via subito, con un gruppo numeroso di una cinquantina di atleti. Con il passare dei chilometri c’è stata più selezione e siamo rimasti in trenta. Eravamo in cinque della Polti e ho chiesto ai miei compagni di lavorare. Fabbro ha fatto un gran ritmo sul Mortirolo. Io conoscevo bene la discesa e quindi mi sono riportato facilmente sui corridori che si erano avvantaggiati.

Generoso

Sulla strada che lentamente ha portato il gruppo da Bormio alla cima del Passo di Foscagno, Piganzoli è stato uno dei più attivi. Sembrava quello con la gamba migliore, più fresca, tanto che è stato lui a fare la prima mossa ai meno 30 dall’arrivo.

«Non penso di essere stato impaziente – riprende seduto sulla sedia della zona mista – stavo bene e avevo l’opportunità di vincere una tappa al Giro d’Italia, cosa che non capita tutti i giorni. L’ho fatto un po’ con il cuore e un po’ con le gambe, per la mia terra e i miei tifosi. Ho vissuto una giornata di grandi emozioni che mi hanno dato tanta voglia di fare.

«Le gambe alla fine erano quelle che erano. Quando ho provato ad allungare pensavo fosse il momento giusto. Pogacar è stato più forte e si è visto».

Per Pellizzari una fuga dal sapore di rivalsa dopo tre giorni difficili
Per Pellizzari una fuga dal sapore di rivalsa dopo tre giorni difficili

Pellizzari per ritrovarsi

Nel folto gruppo che questa mattina è scappato nei primi chilometri c’era anche Giulio Pellizzari. Lui era anche tra i sei corridori che sulle rampe del Colle San Zeno si sono avvantaggiati anticipando la fuga di giornata.

«Siamo andati via in discesa – sul Colle San Zeno – ero alla ruota del ragazzo della Alpecin-Deceuninck che è sceso davvero forte e gli sono rimasto a ruota. C’era anche Piganzoli, ma ha preso un buco e non ci ha seguiti».

«Forse ci siamo un po’ cucinati nella valle, con quella strada che piano piano saliva e non dava troppo respiro. Probabilmente sarebbe stato meglio stare nel secondo gruppo. Quei 45 chilometri nella valle li abbiamo pagati, tanto che alla prima accelerazione (ad opera proprio di Piganzoli, ndr) sono saltato».

Il sogno di arrivare a Roma

Pellizzari respira. Ha la voce bassa e prima di parlare prende degli integratori dal massaggiatore per accelerare il recupero. Li manda giù insieme a sorsi d’acqua amari come la giornata di oggi, ma lo spirito non si affievolisce

«Sono finito, cotto – ci confida con ancora la fatica negli occhi – ci ho provato più di testa che di gambe. Era una tappa dura per tutti, quindi ho provato ad anticipare ma è stata veramente tosta. Non sto proprio un granché, nei giorni scorsi sono stato male e oggi ho voluto provarci per dare un segnale anche a me stesso».

«Fisicamente sto a pezzi, volevo quasi andare a casa. Domani c’è il giorno di riposo, per fortuna, ci vuole proprio. Arrivare a Roma sarà già un successo ma mi va di provare a finire questo mio primo Giro d’Italia. Infatti, appena mi hanno staccato sono venuto su del mio passo per salvare un po’ di energie. Anche perché la settimana più dura deve ancora iniziare».

Restrepo: il 2023 per rilanciarsi, la Polti per confermarsi

03.03.2024
5 min
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Jhonatan Restrepo ha iniziato forte questo 2024, 16 giorni di corsa, due vittorie e ben 8 piazzamenti nei primi dieci. Prima in Colombia, a casa sua, poi in Rwanda, il corridore della Polti-Kometa ha raccolto tanto e il suo tono di voce fa trasparire tanta felicità. Ora Restrepo si trova in Italia, vicino a Torino, si allena e guarda avanti: la stagione non finisce a febbraio. Sa che c’è da lavorare e preparare i prossimi impegni, non guarda troppo in là, le cose si fanno un passo alla volta

«Rispetto al Tour du Rwanda fa freddo – scherza Restrepo – là ero abituato a 40 gradi, qui in Italia ce ne sono 10. Ho iniziato bene la stagione, prima in Colombia, dove ho vinto anche una tappa, l’ultima. Nelle frazioni precedenti ho provato anche a lanciarmi in qualche sprint, ma ne sono uscito battuto. Non è facile, sono veloce, ma non posso fare una volata di gruppo. Prendevo bene le ruote dei velocisti, ma poi quando provavo ad uscire rimanevo fermo».

Restrepo ha vinto l’ultima tappa della Tour Colombia battendo un gruppetto allo sprint
Restrepo ha vinto l’ultima tappa della Tour Colombia battendo un gruppetto allo sprint
Poi però quando la strada saliva sei riuscito a vincere, non si può fare tutto…

Nei giorni con tanta salita stavo bene, l’ho dimostrato. Il Tour Colombia è stata la prima corsa di più giorni e sono felice di come è andata. In salita ero pronto, stavo davanti, lottavo con i primi. In Rwanda, invece, è andata ancora meglio. Anche lì ho vinto una tappa, in più sono sempre stato in gioco per la classifica (Restrepo ha terminato terzo nella generale, ndr).

Come sono andati i primi mesi con la Polti-Kometa?

Qui si lavora molto bene. Grazie a loro ho cambiato molto nell’allenamento, nell’alimentazione, ho imparato a mangiare meglio. Metto attenzione su cose che prima non riuscivo a fare. La Polti è una squadra molto professionale, quando si lavora così è tutto più semplice. Ci sono le persone giuste, che lavorano sulle cose giuste, c’è fiducia reciproca perché ti confronti con gente che sa cosa deve fare. 

Il corridore della Polti ha provato anche a fare le volate di gruppo, ma i velocisti erano imbattibili
Il corridore della Polti ha provato anche a fare le volate di gruppo, ma i velocisti erano imbattibili
Un cambiamento che arriva in un punto importante della carriera.

Non sono vecchio, ma non sono nemmeno giovane. E’ il momento di prendermi delle responsabilità, per me e per la squadra. So che se continuo a lavorare e allenarmi così i risultati arriveranno. 

Uscivi da un 2023 non facile, è così?

No, l’anno scorso per me è stato un anno bello. Ero tranquillo, non penso sia stato un anno duro. Ho imparato tanto anche in quella situazione, grazie ai giovani. Ho scoperto la voglia di insegnare e trasmettere la mia esperienza, di dare tanti consigli. Nella GW Shimano ero un po’ il capo, di solito in Europa questa cosa non te la fanno fare. Per me il 2023 è stato importante, perché grazie a quella esperienza ho trovato una voglia nuova, che non sapevo di avere. 

Hai corso tanto in Colombia e in generale in Sud America, che livello hai trovato?

Alto, altissimo. Specialmente in Colombia, lì gli scalatori ci sono e vanno davvero forte. Un po’ mi sono dispiaciuto, perché appena arrivato dall’Italia, dove avevo vinto a Reggio Calabria, stavo bene. Poi però alla Vuelta a Colombia, la corsa a tappe lunga di giugno, sono caduto e mi sono rotto le costole e una scapola. Ho praticamente finito la stagione in anticipo. 

Restrepo (a sinistra) in Rwanda ha conquistato la terza posizione in classifica generale (foto Tour du Rwanda)
Restrepo (a sinistra) in Rwanda ha conquistato la terza posizione in classifica generale (foto Tour du Rwanda)
Il 2023 quindi ti ha fatto ritrovare un nuovo Restrepo?

Sì, correre in Colombia è sempre bello, soprattutto per me che arrivo da lì. E’ un modo di gareggiare più rilassato rispetto all’Europa, e questo mi ha aiutato a ricaricarmi. Da voi bisogna allenarsi sempre al massimo e non è facile restare concentrati tutto il tempo. 

L’arrivo alla Polti-Kometa com’è nato?

Il primo interesse è nato dopo la vittoria a Reggio Calabria, ma mi tenevano sotto controllo da giugno. Per questo salto devo ringraziare Ellena, a lui devo tanto, se non tutto. Mi ha dato una grande mano nel trovare squadra. La Polti-Kometa ha creduto tanto in me e questo mi dà tanta consapevolezza. Avere la fiducia di Basso e Contador vuol dire molto.

L’inizio di stagione ha visto un altro successo per il colombiano, questa volta in Rwanda (foto Tour du Rwanda)
L’inizio di stagione ha visto un altro successo per il colombiano, questa volta in Rwanda (foto Tour du Rwanda)
Ora arrivano delle corse importanti, fondamentali anche in ottica Giro d’Italia. 

Ora punto a fare bene alla Tirreno-Adriatico, alla Milano-Torino e Milano-Sanremo, il 17 marzo spero di aver raccolto cose buone. Al Giro manca ancora tanto, prima ci sono questi 20 giorni di corsa, se non si fa bene qui, non si viene presi in considerazione per la corsa rosa. 

Alla Polti-Kometa ci sono due giovani interessanti, riuscirai a passare loro la tua esperienza?

In questo mese correrò molto con “Piga” e mi piacerebbe insegnare qualcosa. Restare tranquillo, prendere le salite in testa senza fare fatica, alimentarsi in gara. Mi piace Piganzoli perché è uno che ascolta, si interessa, insomma è un corridore sveglio. Dare una mano a ragazzi come lui è un piacere. 

Svitol si prende cura delle Aurum del Team Polti-Kometa

20.02.2024
3 min
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La bicicletta è lo strumento di lavoro del ciclista. Perché sia affidabile e in grado di assecondare al meglio l’atleta in ciascuna situazione di gara, è importante che sia sempre perfetta. Tutto questo è possibile grazie alle sapienti cure dei meccanici che, soprattutto nelle corse a tappe, ogni giorno si prendono cura delle bici del team. Da quest’anno i meccanici del team Polti-Kometa possono contare su un nuovo alleato nel loro lavoro. Si tratta dei detergenti e dei lubrificanti Svitol.

Dalle auto alle bici 

Nei giorni scorsi il team Polti-Kometa ha annunciato una nuova partnership tecnica con Arexons, iconica azienda italiana con una storia di quasi un secolo nello sviluppo e produzione di prodotti per la manutenzione nel mondo auto, moto, nautica, industria, artigianato, fai-da-te e casa. Per il 2024 Arexons fornirà alla Polti-Kometa i migliori prodotti Svitol e Svitol BIKE. Alcuni di questi sono già presenti sul mercato. Altri saranno realizzati in esclusiva per essere testati e sottoposti a revisione e sviluppo da parte dei meccanici del team.

I meccanici del Team Polti-Kometa useranno i prodotti di Svitol
I meccanici del Team Polti-Kometa useranno i prodotti di Svitol

La linea BIKE

Ideata e sviluppata per soddisfare integralmente le necessità di manutenzione di biciclette ed e-bike, la linea Svitol BIKE si distingue per le sue formulazioni performanti e all’avanguardia. La gamma si compone di un Detergente Bici, un Super Sgrassatore e tre diverse tipologie di lubrificanti: un lubrificante catena spray da 250 ml e due lubrificanti catena liquidi in versione Dry e Wet entrambi formato 100 ml.

Le elevate performance dei lubrificanti Svitol BIKE sono garantite dalle microparticelle ceramiche contenute nella moderna formulazione, che si depositano sulla superficie del metallo, assicurando massima adesione e adattamento alle microrugosità del materiale e nello stesso tempo protezione dall’usura anche in condizioni severe. A completare la gamma, un detergente per freni a disco e un Gonfia e Ripara.

Una gamma ampia che permette di prendersi cura della bici a 360 gradi
Una gamma ampia che permette di prendersi cura della bici a 360 gradi

Accordo strategico

L’accordo fra il team Polti-Kometa è Arexons è di durata annuale ed è considerato dalla stessa Arexons di natura strategica per lo sviluppo di nuovi prodotti per il mondo bike. A confermarlo è  Mario Patrick Parenti, Amministratore Delegato di Arexons.

«Collaborare con la Polti Kometa – spiega – rappresenta una fonte di grande ispirazione. Lo consideriamo un partner strategico che ci guiderà nel continuo perfezionamento dei nostri prodotti, al fine di soddisfare in modo sempre più efficace le esigenze specifiche di consumatori e professionisti di alto livello e sono fiducioso che questa collaborazione ci consentirà di raggiungere nuovi livelli di successo nel mercato».

Concetto ribadito a sua volta dallo stesso Ivan Basso, alla guida del team insieme ad Alberto Contador: «Mi ha fatto davvero piacere sceglierci a vicenda con Svitol, si tratta di uno sponsor tecnico che sarà prezioso per la nostra performance non solo per la qualità dei loro prodotti, ma per lo scambio reciproco di idee mirato allo sviluppo. Il fatto che l’azienda abbia visto in noi un progetto serio e dai valori condivisi è motivo di orgoglio».

Ricordiamo che i prodotti Svitol per il mondo bike fanno parte del ricco catalogo della commerciale veneta Ciclo Promo Components.

Svitol

De Cassan, come sta andando nel mondo dei pro’?

08.02.2024
4 min
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In un ciclismo sempre più veloce e selettivo, è difficile prendere le misure, adattarsi e di conseguenza avere delle certezze. Questo succede a tutti i corridori, dal più esperto al giovane che si affaccia per la prima volta al professionismo. Davide De Cassan fa parte della seconda categoria: il ragazzo trentino si è affacciato quest’anno nel mondo dei grandi, con la Polti-Kometa. A dirla tutta con il team di Basso aveva già fatto lo stagista, indossando la maglia della Eolo-Kometa (nome della squadra fino al 31 dicembre 2023). 

De Cassan, con i suoi 22 anni compiuti da poco più di un mese, ha messo i suoi pensieri in un post su Instagram, nel quale ha scritto di essersi lasciato alle spalle i dubbi dell’inverno. Le prime risposte sono arrivate alle corse della Challenge Mallorca. Non ha avuto nemmeno il tempo di riordinare le idee che si è trovato in Turchia pronto per il Tour of Antalya. 

De Cassan ha fatto un periodo da stagista con la Eolo (poi Polti-Kometa) nel 2023
De Cassan ha fatto un periodo da stagista con la Eolo (poi Polti-Kometa) nel 2023
Innanzitutto come stai?

Bene grazie! Siamo qui in Turchia e oggi è iniziato il Tour of Antalya, quattro giorni tosti ma siamo pronti. Le prime gare in Spagna sono andate molto bene, avevo tante domande sulla mia competitività perché il salto di categoria si sente. C’è tanto da fare, ma sono fiducioso, temevo di essere messo peggio. 

Ma quali erano questi dubbi?

Erano a tutto tondo in realtà, anche perché quando ci si allena per mesi senza avere un confronto non è facile. Vero che si guardano i valori, ma era il primo inverno da pro’ e non avevo riferimenti. Il confronto con i compagni mi ha aiutato tanto, ho sfruttato ogni occasione con loro per imparare qualcosa. 

Avevi qualche domanda specifica?

Non domandavo nulla di specifico, tutto quello che mi passava per la testa lo chiedevo. Tante domande le avevo sugli allenamenti a casa e su come stare in gruppo, anche se poi gli argomenti spaziavano davvero molto. 

De Cassan (a sinistra) insieme a Paul Double alle gare di Maiorca
De Cassan (a sinistra) insieme a Paul Double alle gare di Maiorca
Nel post hai parlato di inserimento, tu hai avuto anche l’esperienza da stagista con loro. Quanto è stata utile?

E’ stata davvero un’opportunità importante, in quelle settimane ho visto tante cose sulle quali avrei dovuto lavorare. Alla fine è un mondo completamente nuovo, anche se, grazie all’esperienza da stagista, ho avuto modo di ambientarmi bene. 

Su quali aspetti sentivi di dover lavorare durante l’inverno?

Sulla velocità in pianura. Ho avuto modo di vedere quanto vanno forte i professionisti e questo mi ha impressionato. La differenza tra le due categorie è davvero tanta. In inverno ci ho lavorato tanto, anche con allenamenti specifici come ripetute lunghe all’inizio e alla fine degli allenamenti. Oppure sprint e partenze da fermo. 

Il giovane trentino ha lavorato tanto per incrementare la velocità in pianura
Il giovane trentino ha lavorato tanto per incrementare la velocità in pianura
Quindi hai cambiato qualcosa negli allenamenti?

Sì. Ho messo meno dislivello, ma più pianura, proprio per migliorare. Tanta Z2 per abituarsi bene al colpo di pedale. Dal punto di vista dei rapporti utilizzati però non ho cambiato nulla.

Che morale hai tratto dopo le prime gare in Spagna?

Mi sono detto: «Bene, sono ad un buon punto di partenza». La strada è lunga, ma la base c’è.

De Cassan ha corso per i tre anni in cui è stato U23 con il Cycling Team Friuli (phtors.it)
De Cassan ha corso per i tre anni in cui è stato U23 con il Cycling Team Friuli (phtors.it)
Tu sei uscito dal CTF che è una squadra satellite della Bahrain. Tuttavia sei diventato pro’ in un mondo nuovo, senza una “continuità” di progetto…

Vero era praticamente tutto nuovo, ma in Polti-Kometa ci sono delle figure che già avevo conosciuto al CTF: Pietrobon, i fratelli Bais e ora è arrivato anche Fabbro. Avere loro al mio fianco mi ha aiutato tanto. Non nego che le prime volte quando avevo bisogno di una mano mi giravo verso di loro. Magari è una cosa piccola, però aiuta molto quando sei in un mondo completamente nuovo.