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Svitol si prende cura delle Aurum del Team Polti-Kometa

20.02.2024
3 min
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La bicicletta è lo strumento di lavoro del ciclista. Perché sia affidabile e in grado di assecondare al meglio l’atleta in ciascuna situazione di gara, è importante che sia sempre perfetta. Tutto questo è possibile grazie alle sapienti cure dei meccanici che, soprattutto nelle corse a tappe, ogni giorno si prendono cura delle bici del team. Da quest’anno i meccanici del team Polti-Kometa possono contare su un nuovo alleato nel loro lavoro. Si tratta dei detergenti e dei lubrificanti Svitol.

Dalle auto alle bici 

Nei giorni scorsi il team Polti-Kometa ha annunciato una nuova partnership tecnica con Arexons, iconica azienda italiana con una storia di quasi un secolo nello sviluppo e produzione di prodotti per la manutenzione nel mondo auto, moto, nautica, industria, artigianato, fai-da-te e casa. Per il 2024 Arexons fornirà alla Polti-Kometa i migliori prodotti Svitol e Svitol BIKE. Alcuni di questi sono già presenti sul mercato. Altri saranno realizzati in esclusiva per essere testati e sottoposti a revisione e sviluppo da parte dei meccanici del team.

I meccanici del Team Polti-Kometa useranno i prodotti di Svitol
I meccanici del Team Polti-Kometa useranno i prodotti di Svitol

La linea BIKE

Ideata e sviluppata per soddisfare integralmente le necessità di manutenzione di biciclette ed e-bike, la linea Svitol BIKE si distingue per le sue formulazioni performanti e all’avanguardia. La gamma si compone di un Detergente Bici, un Super Sgrassatore e tre diverse tipologie di lubrificanti: un lubrificante catena spray da 250 ml e due lubrificanti catena liquidi in versione Dry e Wet entrambi formato 100 ml.

Le elevate performance dei lubrificanti Svitol BIKE sono garantite dalle microparticelle ceramiche contenute nella moderna formulazione, che si depositano sulla superficie del metallo, assicurando massima adesione e adattamento alle microrugosità del materiale e nello stesso tempo protezione dall’usura anche in condizioni severe. A completare la gamma, un detergente per freni a disco e un Gonfia e Ripara.

Una gamma ampia che permette di prendersi cura della bici a 360 gradi
Una gamma ampia che permette di prendersi cura della bici a 360 gradi

Accordo strategico

L’accordo fra il team Polti-Kometa è Arexons è di durata annuale ed è considerato dalla stessa Arexons di natura strategica per lo sviluppo di nuovi prodotti per il mondo bike. A confermarlo è  Mario Patrick Parenti, Amministratore Delegato di Arexons.

«Collaborare con la Polti Kometa – spiega – rappresenta una fonte di grande ispirazione. Lo consideriamo un partner strategico che ci guiderà nel continuo perfezionamento dei nostri prodotti, al fine di soddisfare in modo sempre più efficace le esigenze specifiche di consumatori e professionisti di alto livello e sono fiducioso che questa collaborazione ci consentirà di raggiungere nuovi livelli di successo nel mercato».

Concetto ribadito a sua volta dallo stesso Ivan Basso, alla guida del team insieme ad Alberto Contador: «Mi ha fatto davvero piacere sceglierci a vicenda con Svitol, si tratta di uno sponsor tecnico che sarà prezioso per la nostra performance non solo per la qualità dei loro prodotti, ma per lo scambio reciproco di idee mirato allo sviluppo. Il fatto che l’azienda abbia visto in noi un progetto serio e dai valori condivisi è motivo di orgoglio».

Ricordiamo che i prodotti Svitol per il mondo bike fanno parte del ricco catalogo della commerciale veneta Ciclo Promo Components.

Svitol

De Cassan, come sta andando nel mondo dei pro’?

08.02.2024
4 min
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In un ciclismo sempre più veloce e selettivo, è difficile prendere le misure, adattarsi e di conseguenza avere delle certezze. Questo succede a tutti i corridori, dal più esperto al giovane che si affaccia per la prima volta al professionismo. Davide De Cassan fa parte della seconda categoria: il ragazzo trentino si è affacciato quest’anno nel mondo dei grandi, con la Polti-Kometa. A dirla tutta con il team di Basso aveva già fatto lo stagista, indossando la maglia della Eolo-Kometa (nome della squadra fino al 31 dicembre 2023). 

De Cassan, con i suoi 22 anni compiuti da poco più di un mese, ha messo i suoi pensieri in un post su Instagram, nel quale ha scritto di essersi lasciato alle spalle i dubbi dell’inverno. Le prime risposte sono arrivate alle corse della Challenge Mallorca. Non ha avuto nemmeno il tempo di riordinare le idee che si è trovato in Turchia pronto per il Tour of Antalya. 

De Cassan ha fatto un periodo da stagista con la Eolo (poi Polti-Kometa) nel 2023
De Cassan ha fatto un periodo da stagista con la Eolo (poi Polti-Kometa) nel 2023
Innanzitutto come stai?

Bene grazie! Siamo qui in Turchia e oggi è iniziato il Tour of Antalya, quattro giorni tosti ma siamo pronti. Le prime gare in Spagna sono andate molto bene, avevo tante domande sulla mia competitività perché il salto di categoria si sente. C’è tanto da fare, ma sono fiducioso, temevo di essere messo peggio. 

Ma quali erano questi dubbi?

Erano a tutto tondo in realtà, anche perché quando ci si allena per mesi senza avere un confronto non è facile. Vero che si guardano i valori, ma era il primo inverno da pro’ e non avevo riferimenti. Il confronto con i compagni mi ha aiutato tanto, ho sfruttato ogni occasione con loro per imparare qualcosa. 

Avevi qualche domanda specifica?

Non domandavo nulla di specifico, tutto quello che mi passava per la testa lo chiedevo. Tante domande le avevo sugli allenamenti a casa e su come stare in gruppo, anche se poi gli argomenti spaziavano davvero molto. 

De Cassan (a sinistra) insieme a Paul Double alle gare di Maiorca
De Cassan (a sinistra) insieme a Paul Double alle gare di Maiorca
Nel post hai parlato di inserimento, tu hai avuto anche l’esperienza da stagista con loro. Quanto è stata utile?

E’ stata davvero un’opportunità importante, in quelle settimane ho visto tante cose sulle quali avrei dovuto lavorare. Alla fine è un mondo completamente nuovo, anche se, grazie all’esperienza da stagista, ho avuto modo di ambientarmi bene. 

Su quali aspetti sentivi di dover lavorare durante l’inverno?

Sulla velocità in pianura. Ho avuto modo di vedere quanto vanno forte i professionisti e questo mi ha impressionato. La differenza tra le due categorie è davvero tanta. In inverno ci ho lavorato tanto, anche con allenamenti specifici come ripetute lunghe all’inizio e alla fine degli allenamenti. Oppure sprint e partenze da fermo. 

Il giovane trentino ha lavorato tanto per incrementare la velocità in pianura
Il giovane trentino ha lavorato tanto per incrementare la velocità in pianura
Quindi hai cambiato qualcosa negli allenamenti?

Sì. Ho messo meno dislivello, ma più pianura, proprio per migliorare. Tanta Z2 per abituarsi bene al colpo di pedale. Dal punto di vista dei rapporti utilizzati però non ho cambiato nulla.

Che morale hai tratto dopo le prime gare in Spagna?

Mi sono detto: «Bene, sono ad un buon punto di partenza». La strada è lunga, ma la base c’è.

De Cassan ha corso per i tre anni in cui è stato U23 con il Cycling Team Friuli (phtors.it)
De Cassan ha corso per i tre anni in cui è stato U23 con il Cycling Team Friuli (phtors.it)
Tu sei uscito dal CTF che è una squadra satellite della Bahrain. Tuttavia sei diventato pro’ in un mondo nuovo, senza una “continuità” di progetto…

Vero era praticamente tutto nuovo, ma in Polti-Kometa ci sono delle figure che già avevo conosciuto al CTF: Pietrobon, i fratelli Bais e ora è arrivato anche Fabbro. Avere loro al mio fianco mi ha aiutato tanto. Non nego che le prime volte quando avevo bisogno di una mano mi giravo verso di loro. Magari è una cosa piccola, però aiuta molto quando sei in un mondo completamente nuovo.

Gavazzi rimane alla Polti: un ponte tra passato e futuro

01.02.2024
4 min
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Nelle diverse interviste di inizio stagione i ragazzi della Polti-Kometa ci hanno detto spesso che Gavazzi non aveva definitivamente abbandonato il gruppo (foto Borserini in apertura). Certo, ha smesso di correre, e questo ve lo abbiamo raccontato. Ma proprio la sua esperienza, e quei consigli preziosi dati ai giovani, hanno fatto in modo che Gavazzi risultasse ancora importante per il team di Basso e Contador

«Mi sono preso un anno di transizione – dice Gavazzi mentre si gode la pace di casa – rimango con i bambini e mi godo la famiglia. Lavoro con mio cugino, che fa il gommista, gli do una mano. Mi serviva, troppo tempo a casa non mi avrebbe fatto così bene».

Gavazzi è rimasto nell’organico della Polti-Kometa, per dare supporto alla squadra con la sua esperienza (foto Maurizio Borserini)
Gavazzi è rimasto nell’organico della Polti-Kometa, per dare supporto alla squadra con la sua esperienza (foto Maurizio Borserini)
E così sei rimasto nel mondo del ciclismo…

La Polti-Kometa voleva tenermi, anche senza un posto ufficiale, con loro mi sento come in famiglia. Abbiamo trovato un compromesso, rimango in trasferta per una sessantina di giorni all’anno, tra ritiri e corse. Voglio rimanere vicino ai corridori, quelli con cui ho condiviso il cammino fino ad ora, ma anche ai nuovi. 

Sei già stato con la squadra?

Ho partecipato ai ritiri di dicembre e gennaio, sono stato in Spagna una decina di giorni complessivamente. Poi penso di partire dalla Strade Bianche, Tirreno, Sanremo, forse il Tour of the Alps e sicuramente il Giro, ma non tutto. 

Com’è guardare tutto da fuori?

Mi piace, è più rilassante, più tranquillo. E’ un modo per rimanere nel gruppo, ho pedalato con i miei ex compagni, ma mai più di tre ore. Devo ammettere che non mi è dispiaciuto. Ho un ruolo nuovo, con stimoli diversi. Ho scoperto tante cose che non sapevo sul mondo dei diesse e ho capito che non è facile far combaciare tutto. 

Gavazzi ha avuto modo di seguire i suoi ex compagni dall’ammiraglia, imparando tanto del mondo dietro la bici (foto Maurizio Borserini)
Gavazzi ha seguito i suoi ex compagni dall’ammiraglia, imparando tanto del mondo dietro la bici (foto Maurizio Borserini)
Con i tuoi ex compagni che rapporto hai?

Sono sempre andato d’accordo con tutti, quindi li avevo sentiti anche durante l’inverno. Con “Piga” (Davide Piganzoli, ndr) ho un rapporto molto bello, siamo vicini di casa, ci sentiamo spesso. Lo stesso con Sevilla e Maestri, ma anche con tutti gli altri mi sono sempre trovato bene. Quello che voglio fare è dare una mano a tutti, e devo ringraziare Ivan e Fran per questa occasione. 

I giovani scalpitano…

Piganzoli e Tercero sono due che hanno voglia di fare. Già nel 2023 sarebbero voluti andare al Giro, ma non era il caso. Al primo anno da pro’ era meglio adattarsi a questo mondo e crescere. Hanno imparato a programmare i lavori e sono pronti per le corse importanti. 

Il Giro è una grande occasione.

Saranno parte della bozza della squadra. Piganzoli si preparerà al meglio per essere al via del Giro. La squadra dovrebbe essere composta da uno “zoccolo duro” con Maestri e Sevilla e da qualche giovane.

I giovani scalpitano in cerca di un posto e di esperienze importanti: in foto Piganzoli (a sinistra) e Tercero (foto Maurizio Borserini)
I giovani scalpitano, in foto Piganzoli (a sinistra) e Tercero (foto Maurizio Borserini)
Senza dimenticare i nuovi arrivati.

Con Restrepo e Fabbro abbiamo fatto il salto di qualità. Fabbro si è ambientato subito, ha un bel carattere, è deciso e senza peli sulla lingua. E’ un professionista a 360 gradi, il 2024 per lui è un anno importante, da non sbagliare. Ho già avuto modo di parlarci.

E cosa vi siete detti?

Mi ha chiesto un po’ di cose, con chi parlare, il programma, qualche dettaglio sulla bici. Poi abbiamo parlato dei suoi problemi in Bora e cosa non ha funzionato. Infine mi ha raccontato cosa si aspetta da questo 2024.

Cosa si aspetta?

Spero riesca a confermare le sue qualità, ha un’esperienza tale che gli permette di conoscersi in maniera totale. Penso che il Giro sia l’appuntamento ideale per lui, un corridore del suo calibro minimo punta ad una vittoria di tappa. 

Fabbro esordirà in maglia Polti-Kometa alla Vuelta a Andalucia il 14 febbraio (foto Maurizio Borserini)
Fabbro esordirà in maglia Polti-Kometa alla Vuelta a Andalucia il 14 febbraio (foto Maurizio Borserini)
Davvero la squadra, come ha detto Basso, è più forte dello scorso anno?

A livello individuale è una squadra forte. I giovani come Tercero, Piganzoli e Martin possono far fare all’ambiente un salto di qualità notevole. Sostituire Fortunato e Albanese non è facile, ma secondo me ci siamo riusciti. Fabbro e Restrepo sono due profili molto interessanti, che possono dare tanto. La stagione è appena iniziata, vedremo dove riusciremo ad arrivare.

Vittoria, la scelta perfetta della Polti-Kometa

01.02.2024
3 min
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Nei primi giorni del 2024 il Team Polti-Kometa ha reso noto i rinnovi delle singole partnership tecniche per la nuova stagione. Tra queste anche quella con Vittoria che anche quest’anno equipaggerà le Aurum in dotazione alla squadra della Fondazione Alberto Contador. In questo caso siamo di fronte ad una collaborazione tecnica davvero speciale, essendo arrivata al suo ottavo anno consecutivo. Sarà forse anche per questo che l’azienda di Brembate ha sentito la necessità di rimarcare il tutto con un proprio comunicato stampa. 

Vanessa ten Hoff, Chief Marketing & Innovation Officer di Vittoria, ha così commentato il rinnovo della collaborazione con la Fondazione Alberto Contador: «Siamo orgogliosi di continuare la nostra collaborazione di lunga durata con Polti-Kometa. In qualità di loro partner tecnici, li aiuteremo a ottenere le migliori prestazioni dagli pneumatici tubeless di Vittoria. Auguriamo a tutti i corridori un anno pieno di successi».

Vittoria continuerà ad affiancare i corridori del team di Basso e Contador
Vittoria continuerà ad affiancare i corridori del team di Basso e Contador

Il meglio di Vittoria

Per la stagione 2024 Vittoria metterà a disposizione della Polti-Kometa il meglio della propria produzione per quel che riguarda il settore strada. Stiamo parlando in particolare del Vittoria Corsa PRO, che rappresenta l’apice dell’evoluzione degli pneumatici da corsa per corridori WorldTour e Pro Tour. Questi pneumatici hanno ottenuto nel corso della stagione 2023 complessivamente 59 vittorie nei grandi Giri e 14 successi in gare di un giorno di grande prestigio. Il Vittoria Corsa PRO utilizza una carcassa in cotone morbida e flessibile, insieme a una mescola al grafene e silice ottimizzata per la più bassa resistenza al rotolamento possibile.

I ragazzi della Polti-Kometa potranno inoltre contare sul Corsa PRO Control nelle gare caratterizzate dalle condizioni meteo più estreme e con asfalto accidentato, tipico delle Classiche del Nord. Il Corsa PRO Speed sarà invece la scelta perfetta per le prove a cronometro

Vittoria ha pensato anche all’allenamento con il Corsa N.EXT tubeless-ready da 28 mm, caratterizzato da un’elevata aderenza in curva, da una bassa resistenza al rotolamento a da una struttura ultraresistente.

I copertoni utilizzati saranno quelli della gamma Corsa Pro
I copertoni utilizzati saranno quelli della gamma Corsa Pro

Chi meglio di Ivan Moya, Mechanic Manager del Team Polti-Kometa, può raccontarci cosa significa poter contare sull’affidabilità di un partner tecnico come Vittoria? Ecco le sue dichiarazioni in merito: «La nuova stagione prenderà il via sugli pneumatici tubeless di Vittoria. Correremo con larghezze di 28 mm e 30 mm per le gare su strada e 26 mm e 28 mm per le cronometro. Abbiamo molta fiducia in Vittoria. Le prestazioni dei loro prodotti sono eccezionali, sul bagnato sono i migliori pneumatici e forniscono molte garanzie. I corridori sono contenti e si sentono sicuri sapendo di utilizzare i migliori pneumatici sul mercato».

Nei giorni scorsi il Team Polti-Kometa ha ottenuto l’invito al prossimo Giro d’Italia. Il debutto nel nostro Paese avverrà però già a febbraio al Trofeo Laigueglia.

Vittoria

La Polti di Guerini, un tuffo in quegli anni di grande ciclismo italiano

28.01.2024
5 min
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Il rosso di Polti è tornato in gruppo. Se n’è andato il giallo, ma è rimasto quel nome che si porta dietro successi e ricordi di una bella pagina di ciclismo italiano. Giuseppe Guerini con quella maglia ha corso per tre anni dal ’96 al ’98. Anni in cui è riuscito a conquistare una delle sue vittorie più belle, oltre che un terzo posto in classifica generale della corsa rosa. L’iconico successo di Selva Val Gardena davanti a Marco Pantani fa ancora parte del suo presente. Seppure siano passati 26 anni, la sua immagine di whatsapp (foto in apertura, ndr) vede proprio un’istantanea di quel momento. Dettagli che dimostrano quanto quel gruppo e quella squadra siano un ricordo felice. Attraverso le parole di Giuseppe siamo tornati a quei momenti per capire cosa rappresentasse per lui quella squadra che oggi in parte è tornata in gruppo con il nome di Polti-Kometa

Giro d’Italia 1998, Marmolada, Marco Pantani e Giuseppe Guerini
Giro d’Italia 1998, Marmolada, Marco Pantani e Giuseppe Guerini
Come sei arrivato alla Polti?

Sono passato con Reverberi alla Navigare che mi ha permesso di entrare nel mondo dei pro’ e di farmi conoscere a livello nazionale. La Polti mi ha dato la possibilità di crescere, conoscere il Giro d’Italia alzando un po’ il mio livello nella gare, anche dal punto di vista atletico. Ho conosciuto parecchi corridori importanti, come Giannetti, Rebellin e Leblanc. Confrontarmi con loro, imparare da loro e cominciare ad avere risultati importanti. 

Abbiamo notato che la tua immagine profilo di whatsapp vede te a braccia alzate con la maglia Polti…

Quella foto è un ricordo a cui sono molto legato perchè è la vittoria al Giro d’Italia davanti a Pantani. Quella fu uno dei due successi più importanti alla mia carriera. Era il ’98 ed era un po’ il simbolo di quel periodo. Il podio al Giro, la vittoria davanti a Pantani riassumono i miei primi sei anni da pro’. Da ragazzo italiano, il mio sogno era quello di poter vincere una tappa e si è poi concretizzato. Non a caso l’ho fatto con la Polti.

Che clima c’era alla Polti in quegli anni?

Io sono di Bergamo e la squadra aveva sede a Bergamo, quindi la maggior parte del personale era bergamasco, si parlava più dialetto che italiano con la squadra. Era una grande famiglia. Il manager Gianluigi Stanga era bravo a gestire i corridori e il personale e c’era questo modo di sentirsi uniti e protetti. Ma soprattutto c’era modo di poter crescere senza lo stress per forza di fare il risultato. Naturalmente c’erano pressione e l’obbligo di fare bene, però c’era anche la consapevolezza che se si sbagliava non ti mettevano alla porta. Si aveva la possibilità di recuperare e di rifarsi, magari in una gara successiva. Era il posto ideale e tranquillo per un giovane come me che trovava un ambiente in cui crescere.

Qui la formazione al Giro d’Italia 1998 insieme a Franco Polti
Qui la formazione al Giro d’Italia 1998 insieme a Franco Polti
Che rapporto hai avuto con Franco Polti in quegli anni?

Lui spesso veniva alle corse, era presente, soprattuto al Giro. Non influenzava mai le tattiche di gara, non era invasivo con i corridori. Però si vedeva che aveva questa passione per il ciclismo e la sua presenza non diventava pressione, ma la vedevamo più come una fiducia in noi. 

Che compagni hai avuto in quei tre anni?

Con Rebellin ho avuto un ottimo rapporto. Ho fatto due anni insieme a lui. Mi ricordo quando ha messo prima la maglia rosa nel ’96. Poi c’erano Martinello, Leblanc, Gualdi, Celestino. Tanti corridori con cui ci si sentiva una famiglia. Ci si vedeva, si scherzava a tavola e anche dopo cena si facevano i nostri commenti anche col personale. Era un bel gruppo, simpatico, e si viveva il ciclismo in modo più leggero rispetto a quello che è oggi. Non esistevano i telefonini o le videochiamate. C’era ancora quel modo semplice di divertirsi e trovarsi tra di noi o anche con altre squadre. Ci aiutavamo tra di noi, si riusciva a capire subito quando qualcuno era in difficoltà.

Il podio del Giro ’98 con Marcon Pantani in maglia rosa, Pavel Tonkov secondo e Guerini terzo
Il podio del Giro ’98 con Marcon Pantani in maglia rosa, Pavel Tonkov secondo e Guerini terzo
Ricordi qualche aneddoto?

Ricordo ironicamente Daisuke Imanaka il primo giapponese a correre il Giro d’Italia: lo fece proprio con noi alla Polti. Era sempre un’avventura farsi raccontare le sue sofferenze, le sue impressioni durante le tappe. Era un po’ la nostra mascotte e non vedevamo l’ora di arrivare alla sera per ascoltare i suoi racconti. 

Che dimensione internazionale aveva la Polti di quegli anni?

Non era tra le prime al mondo, però era sicuramente una squadra medio alta. Si puntava a vincere le classiche e a far bene anche nei Grandi Giri. Prima di me c’era stata la coppia Bugno e Gotti, dopo è ritornato Gotti. Nel frattempo c’era Leblanc, è arrivato Virenque l’anno successivo, per cui ci sono sempre stati grandi corridori, puntando a vincere sempre gare importanti. Alla presentazione della nuova Polti-Kometa, Stanga ha ribadito che in sei anni hanno vinto 110 gare, in palcoscenici importanti come Giro, Tour e Vuelta e prove di Coppa del mondo. 

Nasce la nuova divisa della formazione Polti-Kometa (foto Maurizio Borserini)
Nasce la nuova divisa della formazione Polti-Kometa (foto Maurizio Borserini)
Veniamo ai giorni nostri. Per te che emozione è stata vedere tornare scritto su quelle maglie il nome Polti?

Fa molto piacere. Dispiace che l’Italia non abbia una squadra WorldTour e gli sponsor invece di investire nel ciclismo lo lasciano. Il ritorno di un brand importante come Polti è un bellissimo segnale ed è anche grazie a Francesca Polti che come suo padre vede ancora in questo sport dei valori importanti. Il ricordo dei momenti belli vissuti in quegli anni spero che siano di buon auspicio anche per questa nuova esperienza. Speriamo sia anche un segnale positivo per le altre aziende.

Una squadra di giovani. L’augurio è di seguire le tue orme con quella maglia?

Assolutamente. Quando sono passato ero un un buon corridore, con buone speranze, ma mai nessuno avrebbe immaginato che io potessi vincere una tappa al Giro e al Tour e conquistare il podio del Giro. C’è stata un’evoluzione continua. Merito, di Reverberi che mi ha dato spazio nei primi tre anni e di Stanga che mi ha fatto fatto crescere in quei tre anni che sono rimasto con lui. La nuova Polti-Kometa parte con questo team giovane, ma soprattutto vanta due profili come Basso e Contador, due riferimenti importantissimi per gli atleti. Hanno giovani di buone speranze e ottimi corridori a cui auguro di fare meglio di me. Spero che raggiungano livelli importanti e che si aprano sempre più porte nei Grandi Giri e nelle grandi classiche.

Polti-Kometa, il bello di dirsi le cose in faccia

30.12.2023
6 min
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OLIVA (Spagna) – Se alla Eolo-Kometa vanno via Fortunato e Albanese, i due che nel 2023 hanno ottenuto i punteggi più alti (708 per il toscano, 453 per il bolognese), basta l’arrivo di Matteo Fabbro e Restrepo per tenere il sistema in equilibrio?

Il friulano ha ancora tanto da dire e siamo certi che lo farà. Da par suo Ivan Basso è convinto – e noi con lui – che il 2024 sarà l’anno in cui i giovani del team inizieranno a raccogliere risultati. Nel 2023, la Eolo-Kometa ha vinto cinque corse: la tappa di Campo Imperatore con Davide Bais al Giro, due tappe e la classifica alla Vuelta Asturias con Fortunato e una al Tour Poitou Charentes con Samuele Rivi. Ma il sistema dei punti non premia le buone intenzioni e le intuizioni, per cui da quali nomi riparte la squadra che dal 2024 prenderà il nome di Polti-Kometa?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Zanatta, direttore sportivo che la sa lunga e che per stare accanto al “suo” Ivan, ha rinviato i propositi di pensione. Lo abbiamo incontrato in Spagna poco prima di Natale, durante il primo ritiro e subito dopo un allenamento di sei ore in ammiraglia dietro ai suoi corridori (in apertura, foto di Maurizio Borserini).

Stefano Zanatta è stato professionista dal 1986 al 1995. E’ stato ds alla Fassa Bortolo e alla Liquigas. Dal 2021 è alla Eolo-Kometa
Stefano Zanatta è stato pro’fessionista’ dal 1986 al 1995. E’ stato ds alla Fassa Bortolo e alla Liquigas. Dal 2021 è alla Eolo-Kometa
Come si riparte quando vanno via quelli forti?

Negli ultimi due anni, corridori come Albanese e Fortunato li abbiamo rilanciati, perché in precedenza avevano fatto qualche anno di anonimato. Quindi questo è sicuramente un bel biglietto da visita per quelli che sono arrivati. Credo che il gruppo sia di livello più alto, perché abbiamo visto quest’anno che, anche mancando loro, la squadra è stata competitiva. I ragazzi più giovani sono cresciuti e spero che facciano ancora un salto in avanti. Inoltre c’è stato l’inserimento di 2-3 elementi che secondo noi hanno delle qualità da rilanciare.

Ad esempio?

Restrepo, Fabbro, Peñalver e lo stesso Double sono inserimenti molto validi. Già nel primo ritiro ci siamo accorti della loro voglia di entrare nel gruppo e questo per noi è una cosa bella. Il fatto che abbiano scelto di venire qui, anche per usufruire del nostro lavoro. Delle competenze che mettiamo in campo, del modo di lavorare e la possibilità di avere spazio e dimostrare che possono essere dei corridori.

Basso parla spesso dei giovani che vengono su: si percepisce che stanno crescendo?

Certo, diciamo che la cosa fondamentale da fare con il corridore di valore è procedere gradualmente. Ad aver voluto tutto e subito, si poteva anche spingere e ottenere qualche risultato. Ma li abbiamo rispettati: la fretta per mia esperienza non dà grandi risultati. Piganzoli avremmo potuto portarlo al Giro, ma non stava bene ed era inutile inserirlo in una corsa così importante senza che fosse in condizione. Davide ha fatto i suoi passi e altri stanno crescendo come lui. Penso ad Alex e David Martin, penso a Tercero. Sono tutti ragazzi con delle buone qualità e soprattutto nella seconda parte di stagione, anche senza Fortunato e Albanese, li abbiamo trovati davanti nei finali di gara. Se le cose procedono bene e loro ci seguono, quest’anno saliranno un altro gradino.

Tra gli innesti, è arrivato Restrepo, vincitore nel 2023 del Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria
Tra gli innesti, è arrivato Restrepo, vincitore nel 2023 del Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria
Secondo te sono ragazzi che hanno il corpo d’ala del vero talento?

No, sinceramente il talento vero lo vedi subito. I Van der Poel o Evenepoel erano fenomeni anche a 18-20 anni. Gli altri sono uomini che vengono fuori con il lavoro e con il sacrificio. Ognuno ha le sue qualità  e grazie a quelle può avere il suo spazio nel ciclismo. Adesso tutti cerchiamo il talento, ma non ce ne sono molti in giro. Mi sento di dire che in squadra abbiamo tanti bei corridori, che possono arrivare a fare grandi cose. Porto sempre l’esempio di Ivan Basso, che ha vinto due Giri d’Italia con tanto lavoro. Per contro, uno come Contador poteva anche lavorare meno e arrivava agli stessi risultati e anche migliori.

Quindi farli crescere bene è il vostro vero obiettivo?

Crescere con il lavoro. La nostra ambizione è questa e poter lavorare bene, avere le strutture che ci permettano di farlo. Dal lato sportivo abbiamo un bel gruppo di preparatori, uno staff medico e un gruppo di nutrizionisti appena inseriti. E poi noi direttori sportivi ci confrontiamo sempre sulle scelte. Io oramai metto solo l’esperienza, visto che ai dati e alla tecnologia non riesco a stare dietro, però il bello della nostra squadra è che si riesce a lavorare anche sotto l’aspetto umano.

Forse un corridore come Fabbro ha bisogno proprio di questo?

Credo che tutti ne abbiano bisogno. Matteo viene fuori dalla scuola di Bressan e credo che al CT Friuli ci fosse già questo modo di lavorare, cioè il fatto che ai ragazzi si dicano le cose in faccia. Sapete che questo adesso fa paura? Fa paura affrontare un ragazzo e spiegargli che qualcosa non va bene anche se l’ha letto su internet o chissà quale pubblicazione. Hanno sempre tutto e moltissima gente che gli dice sempre di sì. Invece secondo me serve confrontarsi e dirsi le cose in faccia. Allora spesso abbassano gli occhi, hanno paura del confronto e di guardare la realtà com’è.

Matteo Fabbro si è unito in extremis alla futura Polti-Kometa, dopo quattro stagioni alla Bora-Hansgrohe
Matteo Fabbro si è unito in extremis alla futura Polti-Kometa, dopo quattro stagioni alla Bora-Hansgrohe
Quanto interferiscono i social sul vostro lavoro?

Il mondo di adesso ti porta a pensare che sia tutto facile. Sembra che quello che leggi su un social sia verità e invece molte volte non è così. Adesso in Italia talenti non ce ne sono. Ci sono bravi corridori, anche bravissimi, ma il corridore con il talento cristallino è quello che arriva e fa qualcosa di particolare perché gli è innato. Non confondiamo questo con i risultati sbalorditivi degli juniores che lavorano il doppio dei dilettanti, perché poi ce li ritroviamo di qua e non vanno avanti.

Quanto si può puntare su Piganzoli?

Credo che la bella prova al Giro dell’Emilia gli abbia dato tanta fiducia. A Bologna è arrivato sedicesimo, un risultato che può anche dire poco, ma è stato uno dei due o tre delle professional a lottare con i migliori all’ultimo giro. Ha 21 anni, gli ho detto che quello è un punto da cui partire per crescere ancora. E’ un corridore buono che va dappertutto e quest’anno partirà con un programma inizialmente soft, poi sempre più importante. Prenderà qualche schiaffo in più, però anche lui si rende conto che per arrivare in alto, bisogna avere il confronto con i migliori. Non possiamo andare a correre nei dilettanti e vincere, uno che voglia ambire a fare il professionista deve confrontarsi e allenarsi coi migliori.

Manca secondo te un Gavazzi in questa squadra?

Francesco dava tanti suggerimenti. Ci ha dato una bella mano, perché aveva l’esperienza e l’umiltà di dimostrare come si potevano fare le cose non solo a parole, ma anche con i fatti. Il suo è stato un bell’insegnamento, un bel punto di riferimento per tutti i giovani e spero che voglia rimanere con noi e collaborare con qualche ruolo in seno alla squadra

Gavazzi si è appena ritirato: il suo contributo di esperienza è sempre stato molto prezioso
Gavazzi si è appena ritirato: il suo contributo di esperienza è sempre stato molto prezioso
Pensi che Fabbro sia una carta da giocare per il Giro d’Italia?

Il ragazzo sicuramente ha fatto delle belle cose da dilettante, dipende da cosa si intenda per fare classifica. Se dicessimo di voler arrivare nei cinque, allora saremmo presuntuosi. Se invece l’idea è di fare delle belle tappe come negli ultimi anni e accontentarsi della classifica che viene di conseguenza, allora dico che questo è possibile.

Ti sei mai pentito di aver lasciato la pensione e di essere rientrato in gruppo?

Diciamo che negli ultimi mesi ci ho pensato parecchio, soprattutto dopo che ho avuto qualche problema fisico. In qualsiasi altro ambiente, avrei lasciato. Invece pensando ai ragazzi che ho qua e come ci seguono, mi sarebbe dispiaciuto. In più, Ivan e Fran ci tenevano che rimanessi, quindi ho ridotto un po’ il lavoro e proverò a dare ancora un contributo alla squadra. La passione c’è sempre, quella non diventa vecchia.