Gios lancia una bici ispirata a L’Eroica

02.10.2021
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Ritorna L’Eroica e con essa la voglia vivere almeno per un giorno le emozioni di un ciclismo capace di scrivere pagine indelebili nella storia del nostro sport. Fra i marchi che hanno saputo meglio interpretare lo spirito della manifestazione, che ogni anno richiama a Gaiole in Chianti appassionati da tutto il mondo, troviamo sicuramente Gios. Si tratta di un’azienda storica che negli anni settanta ha conquistato con i propri campioni le più importanti Classiche a partire dalla Parigi-Roubaix. Oggi come allora Gios realizza ancora biciclette esclusivamente su misura.

Per l’edizione 2021 de L’Eroica l’azienda torinese ha deciso di presentare il modello Gios Super Record. Si tratta di una bici con telaio e forcella rigorosamente in acciaio, replica fedele di quello con cui Roger De Vlaeminck conquistò proprio nel 1977 la sua quarta e ultima Parigi-Roubaix. Alle sue spalle, sull’ammiraglia della Brooklyn, quel giorno c’era come meccanico Aldo Gios che ancora oggi guida l’azienda insieme al figlio Marco.

Lavorata come allora

Per restare fedeli al modello del 1977 sono state scelte tubazioni Columbus SL. Si tratta delle stesse utilizzate per realizzare il telaio portato in trionfo da De Vlaeminck. Le stesse congiunzioni sono state lavorate con lo stesso metodo e cura di allora. Sono stati infatti previsti dei rinforzi particolari in punti strategici per sopportare meglio gli urti del pavé.

Spiccano il caratteristico nodo sella Gios e la forcella cromata con inciso sulla testa il logo Gt che sta per Gios Torino. L’azienda tiene infatti molto a ricordare il proprio legame con il capoluogo piemontese. Lo stesso logo è presente anche sotto la scatola del movimento centrale.

Telaio su misura

Il telaio è realizzato rigorosamente su misura come ogni vero telaio Gios. Come ricorda lo stesso Aldo Gios, nel realizzare una bicicletta non si deve rincorrere a tutti i costi l’estrema leggerezza. Una bicicletta deve infatti avere il suo giusto peso e soprattutto deve avere gli angoli giusti. Sono infatti gli angoli a fare la differenza e far dire che siamo di fronte a un telaio su misura.

Abbinata al telaio troviamo componentistica esclusivamente Campagnolo, a partire dal gruppo Record o Super Record a seconda delle preferenze del cliente. La ricerca di ogni singolo componente è curata personalmente da Marco Gios con la collaborazione spesso attiva degli stessi clienti, entusiasti di poter contribuire alla realizzazione della bicicletta dei propri sogni. Per concludere ricordiamo che il costo del telaio, rigorosamente su misura, è di Euro 1.700.

giostorino.it

Balsamo sul pavé con una Cannondale iridata (dipinta a mano)

01.10.2021
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Elisa Balsamo vive ancora nell’onda lunga dell’entusiasmo iridato e c’è da capirla. Non è ancora passata una settimana e serve ben di più per somatizzare il sogno di una vita. Gli scossoni del pavé nelle prove di ieri pomeriggio e stamattina l’hanno richiamata alla realtà, ma guardare la nuova Cannondale SuperSix EVO World Champion l’ha rimessa subito di buon umore.

«Avevamo già provato qualche tratto a marzo – dice – mi ricordavo i tratti abbastanza bene. E’ dura. Non in quanto pericolosa, ma perché ci sarà da spingere. La selezione comincerà subito e noi proveremo a esserci. Con le nostre bici e i tubolari da 28. Certo passare dalla pista levigata al pavé è un bel salto, ma sono esperienze che voglio e devo fare per crescere. Non ho ancora pensato a come sarà correre con la maglia iridata e soprattutto in una gara così. Penso che sarà una bella vetrina per la Valcar, in questo ultimo mese voglio farla vedere per far passare anche il messaggio. La mia vittoria è stata il coronamento di un percorso iniziato dalle junior. Qui si lavora bene».

Sanguineti e la Mtb

Con lei alla Valcar correrà domani anche Ilaria Sanguineti, che per caratteristiche e fisico alla Roubaix potrebbe trovarsi benissimo.

«Terrorizzata no – dice – ma certo ieri dopo due settori mi sono venute le vesciche alle mani, pur avendo i guanti. A me che di solito non li porto mai. E’ un pavé completamente diverso da quello che conoscevo, proprio non sappiamo cosa aspettarci. In certi tratti, visto che d’inverno mi diverto con la mountain bike, è sembrato di rivedere quei sentieri. Bisogna essere bravi a guidare e poi ci sarà da stringere tanto i denti, perché il pavé è conciato male, non pensavo così tanto. Servirà fantasia, anche perché in squadra nessuno l’ha mai corsa o seguita, per cui sarà un’incognita per tutti».

La Cannondale iridata

La Cannondale Cannondale SuperSix di Elisa Balsamo ha il telaio SuperSix EvoHi-ModDisc misura 51. Il gruppo è lo Shimano Ultegra Di2 con casetta Ultegra 11-30 e pedivelle da 170 con PowerMeter FSA Powerbox. Le ruote sono le Vision Metron 40 montate con tubolari Veloflex da 28 per la Roubaix (gonfiate a 6). Attacco e manubrio sono Hollowgram, la sella Prologo NDR (altezza di sella da 71,2). Di Prologo è anche il nastro manubrio OneTouch. Borracce Elite, pedali Look Keo e computer Garmin 830.

Assieme a Elisa Balsamo, Ilaria Sanguineti che sul percorso della Roubaix ha più di qualche freccia da scoccare
Assieme a Elisa Balsamo, Ilaria Sanguineti che sul percorso della Roubaix ha più di qualche freccia da scoccare

Bastianelli preoccupata

«La Foresta? Ci mancava solo quella». Davanti alla prima Roubaix femminile della storia, Marta Bastianelli fa avanti e indietro fra il timore e la curiosità.

«Ho visto due tratti di pavé particolarmente malconci – prosegue – ho mal di braccia, mi tirano tutti i tendini. Infatti stiamo valutando col massaggiatore di mettere un tape. Il pavé del Fiandre è tutta un’altra cosa. Qui a volte senti che la bici se ne va per i fatti suoi e le banchine di lato sono tutte rovinate e non ci puoi passare. Se poi c’è il pubblico, lo spazio si restringe ancora. Insomma, una bella esperienza, ma per ora non sono troppo entusiasta. Forse perché con l’età si tende a frenare prima e a correre meno rischi, magari il debutto quando avevo 25 anni sarebbe stato un’altra cosa».

«Una bella gara – dice – una gara monumento. Una gara che per noi è un buon trampolino di lancio, però secondo me è troppo impegnativa nel complesso. Nel gruppo ci sono tante ragazze, alcune magroline. Mi chiedo che cosa succede nella seconda metà del gruppo. Non abbiamo l’abilità e l’esperienza degli uomini. Se cade una, cadono tutte. Per ora la vedo un po’ così, però magari poi mi dovrò ricredere e verrà fuori una gara bellissima. A prescindere sarà una gara bellissima, però dal punto di vista tecnico, tattico e fisico ma sarà sicuramente molto impegnativa per noi ragazze.

Un primo assaggio inatteso e severo per Tatiana Guderzo
Un primo assaggio inatteso e severo per Tatiana Guderzo

Ansia Guderzo

E poi c’è Tatiana Guderzo che in vita sua pensava di averle viste tutte e invece davanti al pavé francese ha trovato il modo di grattarsi i capelli…

«Penso che sia una gara molto molto, molto, molto dura – sottolinea – e caratterizzata da tanti tratti di pavé non eccessivamente massacranti nella prima parte. Ho provato solamente gli ultimi 13 e due sono veramente difficili. Soprattutto il penultimo, pericoloso quando l’ho affrontato ieri con l’asciutto. Era difficile guidare la bici, difficile stare in un gruppo ristretto come eravamo noi. Non oso immaginare se si arriva all’interno di quel settore un gruppo di 10-15 ragazze. Se domani pioverà, mi fa paura affrontare un settore del genere.

«E’ una gara non eccessivamente lunga, dunque questo forse la renderà più veloce dall’inizio. Sicuramente il vento sarà determinante, perché già oggi ce n’è molto di più in confronto a ieri. Si fa sentire e averlo laterale nei settori li renderà ancor più selettivi. Poi con fango e acqua le cadute saranno… gratuite e questo spezzerà il gruppo ancor prima metti di quanto potrebbe fare una selezione naturale.

«Non si può sottovalutare. Non si può arrivare qui senza allenamento o senza un equipaggiamento idoneo. E’ la dimostrazione che il ciclismo femminile sta crescendo e poter vivere questa esperienza è la conferma che è il futuro è rosa o comunque la speranza c’è. Speriamo di portare a casa un’altra importante esperienza, sono gare che nella vita di una ciclista bisogna provare. Dunque ho questa possibilità che concluderò sicuramente con sicuramente delle vesciche sulle mani, che comunque già ieri hanno iniziato a vedersi».

Roubaix, un vero combattimento. Parola al fisioterapista

01.10.2021
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La Roubaix è sempre la Roubaix, che tu la corra ad aprile oppure in ottobre. Le pietre restano sconce e dure, la bici salta e il corridore là sopra prende botte senza pietà. Non c’entrano niente il Fiandre e la Strade Bianche. Che cosa significhi per un atleta correre là sopra lo abbiamo chiesto a Michele Del Gallo, fisioterapista del Uae Team Emirates, nel ciclismo dal 1996, che ha partecipato a decine di campagne del Nord, trattando alcuni tra i più grandi specialisti del pavé. Lui quest’anno non ci sarà. Da quando ha completato anche gli studi in osteopatia ha potenziato il lavoro nel suo studio, per cui il programma di gare del 2021 lo ha visto al Tour e sulle strade per altri 60 giorni. Prossima e ultima corsa la Veneto Classic di domenica 10 ottobre. L’ultima delle tre corse organizzate dal suo pupillo Filippo Pozzato.

«La Roubaix è abbastanza massacrante – dice – a cominciare dalle vesciche sulle mani, che si spaccano e fanno un male cane. Alcuni si fanno fasciare dai polsi alle mani, ma non serve niente. Non risolve tanto e semmai complica. Gli specialisti del pavé non hanno mai le vesciche e corrono senza guanti (Gilbert nella foto di apertura non li indossa, ndr). La differenza infatti la fai per come sai andare sul pavé. Se tieni le mani morbide e lasci correre la bici, non soffri troppo. Se prendi paura, quindi se sei meno esperto, lo stringi forte perché senti la bici che sbatte e ti spacchi le mani. Mentre i colpi che ti arrivano si ripercuotono sulla cervicale, la schiena e il tratto alto della colonna. Si deve tenere il manubrio morbido e dargli dei limiti a destra e sinistra».

Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata
Intanto sono cominciate le ricognizioni sul percorso. I danni del pavé iniziano già in allenamento?

Arrivano che sono già conciati. Anche perché sono prove impegnate, devono vedere cosa significa entrare nei vari tratti a 50 all’ora, anche se poi in corsa li prenderanno ai 60. Quando arrivano al massaggio, cerchi di trattarli per restituire elasticità alla schiena. Pedalare sul pavé è come andare sulle salite ripidissime. Si resta seduti, a remare. Per questo c’è un sovraccarico della zona lombare e non tutti sono messi bene da quelle parti. Perché non tutti fanno stretching e non tutti hanno il tempo per farlo. Per cui c’è da lavorare.

Esiste un piano di trattamenti prima di una Roubaix?

Certo, visto che si tratta di un appuntamento importante, i corridori arrivano sul posto qualche giorno prima. Per cui il giovedì e il venerdì il massaggio deve essere più lungo e più profondo. Devi sciogliere il più possibile le gambe e la schiena. Il sabato invece devi andare leggero. Il giorno dopo un massaggio profondo, non hanno mai una gran gamba ed è meglio che non vadano alla partenza con brutte sensazioni, altrimenti non entrano nemmeno in gara. Il sabato vai a fare un massaggio leggero, magari ricorrendo a tecniche di osteopatie, puntando al rilassamento e alla possibilità di farli dormire bene la notte che precede la gara.

Dopo la Roubaix di solito ripartono: non avrebbero bisogno di un altro trattamento?

Quando si corre ad aprile, di solito la Roubaix chiude un ciclo, per cui ripartono e semmai si fanno trattare a casa. Correndo in ottobre, non so se qualcuno farà il Lombardia, ma ad esempio ad aprile c’è chi resta al Nord per l’Amstel Gold Race. In quel caso il primo massaggio non sarà mai profondo, ma si andrà ad intensificarlo nei giorni successivi. Se hai un dispositivo per la diatermia, tipo Tecar o Indiba, riesci a essere leggero e ugualmente efficace.

Il massaggio in partenza invece è solo una frizione?

Esatto, abbinato alla necessità di spalmare olio se fa freddo.

Torniamo alle vesciche: che cosa si fa se si spaccano le mani?

C’è poco da fare, purtroppo. Le fasci. Se riesci, metti il Compeed, ma sono palliativi.

Le fasciature non impediscono le vesciche, bisogna prevenirle e basta
Le fasciature non impediscono le vesciche, bisogna prevenirle e basta
Problemi al soprasella si verificano?

I contraccolpi sono tanti e dolorosi, ma a meno di qualche predisposizione, non capitano mai grossi problemi. Soffrono soprattutto mani e braccia, che nelle altre corse non sono troppo sollecitate. Ma non serve ricorrere a taping, doppie imbottiture e rimedi posticci: peggiorano solo la situazione. La Roubaix è un fatto di esperienza che costruisci anno dopo anno e di predisposizione. Capisco che le ragazze ieri abbiano preso paura. Quando arriva un neopro’, ha i consigli dei direttori e dei compagni più esperti. Ma se loro non hanno in squadra qualcuno che l’ha corsa e la conosce, dovranno scoprire tutto da sole. In assoluto si mettano tutti l’animo in pace: dopo la Roubaix saranno massacrati come dopo un combattimento.

Donne in rotta su Roubaix fra adrenalina e domande

30.09.2021
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Le donne a Roubaix. Pochi se lo aspettavano, tante lo sognavano e ora, alla vigilia della prima volta (sabato 2 ottobre) un po’ di domande iniziano a saltar fuori. La carovana ovviamente è già in viaggio e così abbiamo raccolto tre voci con sottofondo d’autostrada. Fortunato Lacquaniti, tecnico della Alé-BTC Ljubljana, unica squadra WorldTour italiana. Walter Zini, tecnico della più piccola BePink. Ivan Panseri, meccanico della Valcar che schiererà Elisa Balsamo in maglia iridata. Tre diversi punti di vista, dalle sole tre squadre italiane presenti, davanti a un monumento del ciclismo che per tanti di noi è pane quotidiano, ma per le ragazze è soprattutto un gigantesco punto di domanda lastricato di pietre.

Alè-BTC punta in alto

Lacquaniti è in viaggio proprio oggi, a capo di una stagione impegnativa e ancora lungi dall’essere alla conclusione. Il calendario cresce, ma gli organici sono ancora esigui e arrivare in fondo non sarà semplice.

«Credo di aver portato ragazze adatte – dice – per una prova che sarà massacrante, ma serve per crescere. Andiamo con la giusta mentalità. Già oggi faranno una piccola ricognizione, così daremo forma al grande entusiasmo con cui è stata accolta questa prima edizione. Correremo con la testa libera, perché per la squadra il 2021 è stato un anno positivo, anche oltre le aspettative. Non abbiamo alle spalle un team maschile, per noi è più impegnativo».

Racconta ancora che durante l’inverno, approfittando delle corse del Nord erano già andati a studiare parti di percorso, ma che certo in gara sarà diverso.

«Però andiamo per fare risultato – conferma – Marta (Bastianelli, ndr) è in ottima condizione e come lei la Reusser. Poi c’è Tatiana (Guderzo, ndr) che in certe sfide si esalta. Vogliamo dimostrare che le ottime cose fatte alla Vuelta, all’europeo e al mondiale non sono venute per caso. Poi è chiaro che servirà anche un pizzico di fortuna, perché lassù una foratura può cambiare tutto. Per questo avremo bici con tubolari o tubeless con dentro il lattice, a seconda delle preferenze. Cerchi più bassi. A dire il vero avevo proposto di usare il cerchio in alluminio, ma useremo il carbonio. E se devo dire, mi preoccupa un po’ come staranno il giorno dopo. Perché poi dal 4 si corre in Gran Bretagna e speriamo stiano tutte bene. Ne cambiamo due, Guderzo torna a casa per fare la Tre Valli Varesine».

Bastianelli, qui al Simac Ladies Tour, ha vinto un Fiandre: al Nord va bene
Bastianelli, qui al Simac Ladies Tour, ha vinto un Fiandre: al Nord va bene

BePink, piedi per terra

Walter Zini e la BePink, anche se per la Francia è già partita sua moglie Sigrid Corneo, tengono più i piedi per terra e si godono la vittoria europea di Silvia Zanardi. L’invito per la Roubaix però è arrivato il giorno prima che la piacentina vincesse gli europei, forse dopo la buona Vuelta e forse per qualche rinuncia. Per Zini non è un problema, esserci è utile per l’esperienza, per i buoni rapporti e per l’immagine del team.

«Andremo su in modo tranquillo – dice – non Silvia che correrà l’Emilia. Per puntare a fare bene, si doveva probabilmente anticipare la partenza di un giorno e andare con uno staff più numeroso, per avere uomini nei punti chiave del percorso. Devo dire che le ragazze la stanno vivendo abbastanza bene, senza pressione, con l’idea di fare il meglio. Ci sarà di certo una selezione naturale amplificata dal pavé. Andremo con tubeless da 28 con il lattice dentro. Alla Strade Bianche non abbiamo mai forato, ma per lassù serve forse un’altra competenza. E’ una novità positiva, molto specifica.

Due sole italiane nella BePink alla Roubaix: Crestanello e Alessio (nella foto)
Due sole italiane nella BePink alla Roubaix: Crestanello e Alessio (nella foto)

«Se devo trovare il pelo nell’uovo, che poi tanto sottile non è, questo moltiplicarsi di corse e squadre è troppo perché il movimento possa sopportarlo. Si rischia di mandare nel WorldTour delle ragazzine ancora acerbe e di bloccare il ricambio. Già pare si siano resi conto di non poter pagare una 19enne come un’atleta professionista già fatta. Non vorrei che vivessimo in meno tempo le problematiche che sono già belle grosse fra gli uomini. Comunque, evviva la novità Roubaix.

Valcar, officina piena

Infine Panseri stamattina si sta dedicando a montare il nuovo telaio realizzato da Cannondale per Elisa Balsamo. Il meccanico della Valcar era anche ai mondiali. Ha fatto giusto in tempo a riportare in Italia i furgoni della Federazione, passare da casa, caricare quelli della Valcar e ripartire per la Francia.

«Diciamo che i telai sono gli stessi con cui hanno corso le classiche del Nord – spiega – con ruote Metron 40 a medio profilo e tubolari Veloflex da 28 già provati lo scorso inverno. Per la pressione delle gomme vedremo, ma si starà fra 5,5 e 6 atmosfere. Le ragazze sono arrivate oggi e sono uscite subito per il primo allenamento. Per il resto, abbiamo previsto sia la possibilità di mettere il doppio nastro manubrio o anche degli inserti in gel. Sul fronte dei rapporti, via il 36 e avanti corone anteriori da 42 o 45. Si tratta di un debutto anche per me e ho un po’ d’ansia per le bici, che vadano come si deve. Ho portato dietro il mondo: qualsiasi cosa serva, ce l’abbiamo…».

Tafi Roubaix

La Roubaix in ottobre, per Tafi sarà speciale

19.09.2021
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Le menti di tutti sono proiettate verso il Mondiale di Leuven, a maggior ragione dopo l’esito della cronometro maschile che ha inaugurato la rassegna iridata, ma poi? Poi il calendario stilato dall’Uci proporrà altri due weekend di fuoco, perché domenica 3 ottobre, esattamente una settimana dopo, ci sarà il recupero della Parigi-Roubaix e 6 giorni dopo ancora il Lombardia. Una sequela senza fine di grandi eventi, concentrata in poche giornate un po’ per forza di cose, considerando che il calendario è stato dovuto rimodellare in base alle esigenze Covid (e già si parla di un nuovo spostamento della Roubaix 2022, ma questa volta per esigenze elettorali).

Una Parigi-Roubaix a fine stagione che cosa significa, soprattutto che cosa comporta per chi vuole o forse avrebbe voluto esserne protagonista? Da questa domanda si dipana la chiacchierata con Andrea Tafi che non è solo uno degli uomini capaci di entrare nella leggenda della classica del pavé e l’ultimo italiano a riuscirci, ma ne è rimasto un profondo appassionato ed esperto di tutte le sue sfumature.

«Correre la Roubaix a inizio ottobre cambia molto, principalmente negli equilibri che mette in campo – spiega il toscano – solitamente quelli che preparano la stagione delle classiche del Nord non sono gli stessi che poi puntano a quelle di fine stagione e la prova francese spostata di calendario sicuramente rimescola un po’ le carte, ma io sono convinto che quelli che davvero puntano alla vittoria saranno gli stessi degli anni scorsi, quelli che lo avrebbero fatto anche ad aprile».

Roubaix folla 2019
I tratti in pavé della Roubaix sono sempre stati un richiamo incredibile per il pubblico: potrà essere così anche il 3 ottobre?
Roubaix folla 2019
I tratti in pavé della Roubaix sono sempre stati un richiamo incredibile per il pubblico: potrà essere così anche il 3 ottobre?
Dal punto di vista tecnico, quanto cambia per la corsa?

Dipende, io credo che il fascino rimanga intatto anche se si corre in ottobre. Secondo me la corsa sarà molto influenzata da quel che avverrà al Mondiale, considerando anche che si corre in Belgio. Sarei portato a dire che belgi e olandesi saranno un po’ più avvantaggiati rispetto al solito, ma molto dipenderà da chi sarà davvero mentalizzato verso la corsa, perché è chiaro che la Roubaix è una classica diversa da ogni altra.

Il clima influirà correndosi a inizio ottobre?

Io non credo proprio. Se andiamo a guardare, il clima di marzo-aprile da quelle parti non è molto diverso da quello di ottobre, anzi forse uscendo dall’estate c’è possibilità di trovare temperature leggermente più alte rispetto al solito. Poi come sempre molto dipenderà se ci sarà pioggia o meno: ricordo che in un periodo gli organizzatori andavano a bagnare i tratti di pavé per renderli più spettacolari e epici…

Parigi Roubaix 1981
La Parigi-Roubaix del 1981, corsa sotto un vero diluvio con l’iridato Bernard Hinault dominatore
Parigi Roubaix 1981
La Parigi-Roubaix del 1981, corsa sotto un vero diluvio con l’iridato Bernard Hinault dominatore
Il percorso invece resta quello di sempre…

Quello non cambia, i corridori si troveranno ad affrontare oltre 257 chilometri di cui 55 in pavé, diviso in 30 settori, uno diverso dall’altro, molti semplici nel complesso, altri dove davvero si potrà fare la differenza in base alla difficoltà del selciato e alla lunghezza.

Il Lombardia si correrà sei giorni dopo: non c’è il rischio che la “corsa delle foglie morte” (ma anche quelle di contorno nell’arco della settimana) venga penalizzata nella partecipazione?

Forse avverrà, ma teniamo presente che si tratta di un evento eccezionale, di un recupero in extremis per non togliere la Roubaix dal calendario per il secondo anno consecutivo. Io poi sono convinto che siano due gare così diverse nella loro conformazione richiedano quindi caratteristiche così particolari che chi punterà alla prova francese non sarà lo stesso di chi vorrà emergere in Italia. Poi come detto molto dipende dal Mondiale, non è improbabile che entrambe le gare possano diventare delle rivincite, ma lì dipenderà dalle condizioni psicofisiche dei protagonisti dopo Leuven.

Van Aert Roubaix 2019
Un distrutto Wout Van Aert dopo la Roubaix del 2019: finì 22°, ma non era ancora esploso…
Van Aert Roubaix 2019
Un distrutto Wout Van Aert dopo la Roubaix del 2019: finì 22°, ma non era ancora esploso…
Tu avresti puntato a questa Roubaix così particolare?

Senza ombra di dubbio: la mia stagione ottimale ha sempre avuto un andamento standard. Io mi preparavo per essere al meglio per la Campagna del Nord, poi staccavo e ricominciavo a emergere d’estate, spesso al Tour, non è un caso se abbia fatto 6 Grande Boucle contro soli 3 Giri d’Italia. Il Tour mi dava la spinta per il finale di stagione, per puntare alle ultime grandi classiche, quindi la Roubaix di ottobre l’avrei finalizzata senza problemi.

Te la senti di fare qualche nome?

I nomi da fare sarebbero tanti, ma è chiaro che i primi sono Van Aert e nel caso Van Der Poel, anche per la loro capacità di andare nel ciclocross. Fra gli italiani sarebbe stato bello vedere Bettiol, io però una speranza su Davide Ballerini e anche su qualche altro ce l’ho…

Moser 2018

Moser ci va giù duro: «Ganna è gestito male»

23.05.2021
3 min
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C’è un filo sottile che lega Francesco Moser e Filippo Ganna. Non è la provenienza geografica (l’uno trentino, l’altro piemontese), né l’epoca ciclistica, ma è legato più allo snodarsi della propria carriera, fortemente legata alle grandi doti di passista di entrambi e da come siano riusciti ad entrare nel cuore della gente. Si sente, quando ne parla, che Francesco ha per Ganna una leggera predilezione, come se fosse lo specchio attuale delle sue imprese.

Non nascondiamocelo: a tanti il trattamento che la Ineos Grenadiers riserva a Ganna non piace a tutti e Moser è tra questi: «Quel che ho visto a inizio Giro mi ha indispettito: ma quando mai una maglia rosa si mette a tirare come un forsennato per i compagni? Fossimo stati ora, con un capitano meglio attrezzato per la classifica finale, potrei anche capirlo, ma all’inizio proprio no…».

Ganna Sanremo 2021
Ganna a tirare il treno della Ineos all’ultima Sanremo, cosa ripetuta al Giro e poco apprezzata
Ganna Sanremo 2021
Ganna a tirare il treno della Ineos all’ultima Sanremo, cosa ripetuta al Giro e poco apprezzata
Molti dicono che Ganna potrebbe un domani puntare a fare classifica…

Certo, ma su un percorso molto diverso, disegnato per un passista e se Ganna riuscirà a migliorare nelle grandi salite. Inoltre bisognerebbe eliminare un’autentica stortura esistente nei grandi Giri, ossia la mancanza di abbuoni per le cronometro. E’ qualcosa che non ho mai capito, perché si premiano gli scalatori nelle grandi montagne alpine e non i passisti nelle cronometro? Non è una faticaccia anche quella? E’ qualcosa che è completamente illogico…

Anche di Moser dicevano che non avrebbe mai vinto una grande corsa a tappe, ma alla fine il Giro arrivò…

Fu un’edizione particolare, il percorso mi si confaceva di più e soprattutto andai a caccia di abbuoni in molte tappe. La volata che feci il terzultimo giorno mi regalò 10” che furono molto importanti, anche a livello morale, per la sfida finale a Fignon.

Moser Roubaix 1979
Moser primo a Roubaix nel ’79: potrebbe essere Ganna un suo erede, magari già in autunno?
Moser Roubaix 1979
Moser primo a Roubaix nel ’79: potrebbe essere Ganna un suo erede, magari già in autunno?
Torniamo a Ganna: un altro paragone che viene spesso fatto è fra lui e Cancellara…

E’ un paragone che tecnicamente ci sta e spero che Ganna vinca tanto quanto lo svizzero. Il fisico è molto simile e parliamo di un campione, nel caso di Cancellara, che ha vinto tanto a cronometro, ma anche nelle classiche. Ganna è giovane e deve sicuramente migliorare, però la sua strada potrebbe essere quella.

A differenza però di Cancellara e più simile alla carriera di Moser, Ganna ha un grande passato/presente su pista…

Io non venivo dalla pista, mi ci dedicai per qualche anno finendo tre volte sul podio mondiale dell’inseguimento e vincendo a Ostuni nel ’76. Ganna fa bene a pensare all’Olimpiade, è un percorso intrapreso tanto tempo fa e che non ha ancora un capitolo finale, poi si vedrà.

Cancellara Sanremo
Fabian Cancellara in azione: anche per Moser, Ganna potrebbe ispirarsi a lui
Cancellara Sanremo
Fabian Cancellara in azione: anche per Moser, Ganna potrebbe ispirarsi a lui
Tu però nelle classiche avevi già ottenuto molto nei primi anni di carriera…

Tempi diversi ed evoluzioni diverse. Anche Ganna ha già dimostrato nelle classiche di poter far bene: non vinci una Roubaix da junior se non sei portato per quei percorsi e l’ultima Sanremo poi… Lo fecero tirare all’impazzata sul Poggio non si sa per chi, per finire oltre il 50° posto con il “capitano”… No, è sicuramente gestito male, di questo sono convinto.

Sei fiducioso sul suo futuro?

Moltissimo, mi piacerebbe vederlo già in autunno fare la Roubaix, potrebbe anche avere fortuna. Il tempo è dalla sua parte, state tranquilli…

Moser: «Roubaix senza tifosi? Non cambia nulla»

01.04.2021
3 min
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Parigi-Roubaix sì o no? Anche se viene dato quasi per certo il suo rinvio a ottobre, nell’ambiente la speranza continua a esistere e qualcuno dice che gli organizzatori (gli stessi del Tour de France) si sarebbero tenuti una porticina aperta, di concerto con le autorità locali, per permettere la disputa della corsa l’11 aprile, nella data prevista, anche se rigorosamente a porte chiuse.

Dipenderà molto dall’andamento dei contagi da qui alla metà della prossima settimana, ma a questo punto ci si chiede se una Roubaix senza pubblico (ricordiamo che la classica del pavé è stata l’unica lo scorso anno tra le Monumento a non essere stata recuperata) sarà diversa dal solito. Chi ha un’opinione molto chiara in proposito è chi la Roubaix la conosce bene, per averla vinta ben tre volte di seguito (1978-79-80, la terza nella foto d’apertura): Francesco Moser.

Nel 1978, iridato in carica, Moser vince la prima Roubaix
Nel 1978, iridato in carica, Moser vince la prima Roubaix

«Cambia forse per lo spettacolo, per chi guarda – dice – ma non per i corridori. Alla Roubaix devi essere sempre concentrato al 100 per cento su quel che avviene in corsa, mentalmente è di gran lunga la gara più difficile dell’anno perché non basta controllare gli avversari, ma devi guardare anche dove metti le ruote».

Ci sono punti tranquilli?

Se sei fortunato, nella primissima parte quando si procede tutti in gruppo, ma già al primo settore di pavé la corsa esplode e allora guai a chi si distrae.

Roubaix del 1979, Francesco si avvia a vincere per la seconda volta
Roubaix del 1979, Francesco si avvia a vincere per la seconda volta
Si è visto d’altronde alla Parigi-Nizza come la gente si assembri appena c’è l’occasione per applaudire i corridori…

Quando passi nei paesini la gente si riversa sulle strade, la Roubaix è un evento unico, atteso tutto l’anno. Al Fiandre è lo stesso, nei punti strategici trovi sempre tante persone. Sono convinto che domenica ce ne saranno lo stesso a dispetto dei divieti. Ripeto però, per i corridori non cambia nulla.

E’ vero che ogni tratto di pavé è diverso dall’altro?

Sì, per questo devi essere sempre sveglio. Se c’è pioggia si viaggia sempre al centro della strada, se è asciutto devi decidere ogni volta dove passare, sperando che la traiettoria sia priva di buche. Devi scegliere in una frazione di secondo. Per questo servono tanta fortuna e mente sveglia. So ad esempio che ci sono squadre di volontari che vanno a posizionare sassi nuovi nei tratti di pavé per impedire che ci siano buche troppo grosse.

Nel 2016 Ganna ha vinto la Roubaix U23 in maglia Colpack: per Moser è lui l’italiano più adatto
Nel 2016 Ganna vince la Roubaix U23: per Moser è l’italiano più adatto
Nel caso si spostasse a ottobre, che cosa cambia per i corridori?

Credo che le condizioni climatiche sarebbero migliori. Il problema è che la Roubaix non s’inventa, la devi preparare prima e al termine dei grandi Giri molto potrebbe cambiare.

Guardando agli italiani su chi scommetterebbe un euro?

Daniel Oss è uno che ha sempre fatto bene, ma viste anche le mansioni di squadra, non punteranno su di lui. Invece Trentin potrebbe davvero ottenere un bel risultato. Sapete però chi è davvero tagliato per la Roubaix? Filippo Ganna, l’ha anche vinta da U23. Ha la gamba giusta perché sa spingere i grandi rapporti, ma deve fare esperienza e mentalizzarsi sulla gara, sin dall’inizio della stagione.

E se Ballerini fosse l’erede di Tafi?

10.03.2021
4 min
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C’è un altro Andrea Tafi in circolazione nel ciclismo italiano? Sono molti anni ormai che le due ruote tricolori attendono di trovare un altro protagonista capace di far sognare alla Parigi-Roubaix e il toscano, che l’ha vinta nel 1999 finendo altre tre volte nella top 5, pensa di averlo finalmente identificato.

Da solo con la maglia tricolore addosso: odore di impresa
Non ci sono più avversari davanti, è il momento dell’allungo

«Da quel che ho visto – dice Tafi – possiamo avere in Davide Ballerini un grande pretendente alla vittoria. Ha fatto un’escalation importante, anche lui come me ha iniziato con Savio, è passato all’Astana come io vissi un’esperienza alla Carrera ed ora è nel pieno della maturazione alla Deceuninck come me quando arrivai alla Mapei. E’ molto concentrato sulla sua attività e mi dà fiducia il fatto che stia seguendo una parabola ascendente da un paio d’anni. Attualmente non è un fatto di poco conto perché troppo spesso si vedono corridori che spariscono da un anno all’altro».

Perché questo avviene?

Io dico sempre che la bici vuol vederti soffrire, ti chiede quel “sacrificio”, parola tanto cara ad Alfredo Martini, ma è un sacrificio buono, quello che ti porta a emergere, a cambiare la tua vita. Le nuove generazioni sembra non sappiano che cosa vogliono, non sappiano che i risultati arrivano solo con il lavoro costante e appena molli un po’ la presa, non arrivano più. Il ciclismo è fatto di tante cose, non è solo tecnologia…

Davide Ballerini finora ha corsa una sola Roubaix, nel 2019 con l’Astana
Davide Ballerini finora ha corsa una sola Roubaix, nel 2019 con l’Astana
Che corridore è il “candidato per la Roubaix”?

Sicuramente non può essere un corridore leggero, ma non dev’essere neanche troppo pesante anche se in passato esempi del genere ce ne sono stati, basti ricordare Backstedt (primo nel 2004, ndr). Deve essere uno “tosto”, da ogni punto di vista, fisicamente ma anche mentalmente, pronto a combattere contro le pietre e che naturalmente ha una buona predisposizione a pedalare sul pavé.

Proprio a proposito di pavé, come va interpretato?

Dipende da settore a settore, ce ne sono alcuni più semplici e altri che sono determinanti per la corsa, alcuni che puoi affrontare ai suoi lati e altri dove è meglio andare sulla “schiena d’asino” ossia cercare la parte centrale. Cambiano se c’è sole o pioggia, magari passi su una piccola pozzanghera che nasconde una buca profonda che ti costa la foratura e la corsa. Per questo è fondamentale la ricognizione del venerdì, per studiare ogni settore, bisogna impararli a memoria e non è facile. Anche perché sono strade che durante la settimana precedente sono comunque aperte al passaggio dei trattori e dei mezzi motorizzati.

Nell’era della multidisciplina, chi ha una base proveniente da una specialità fuoristrada è avvantaggiato?

Enormemente perché ha una capacità di guida talmente rodata che gli permette di approcciarsi ai vari settori nella maniera giusta. Saper guidare la bici consente di risparmiare energie e in una gara come la Roubaix la riserva di forze è quello che fa la differenza.

Quanto conta l’approccio mentale?

Una Roubaix non s’improvvisa. Puoi magari sapere all’ultimo di correrla per sostituire un compagno, ma molto difficilmente potrai recitare un ruolo importante. Chi punta alla Roubaix la prepara molto prima, io cominciavo a pensarci già a dicembre. Sapevo che era il punto clou della stagione e mi preparavo a puntino, grazie anche a un grande team che mi permetteva di organizzarmi in sua funzione.

Assaggio di pavé fra i pro’ per Ganna, che aveva vinto fra gli U23
Assaggio di pavé fra i pro’ per Ganna, che aveva vinto fra gli U23
Hai detto di Ballerini. Ti viene in mente un altro nome?

Visto quello che ha fatto nelle categorie giovanili, soprattutto con la vittoria fra gli under 23 nel 2016, credo che Filippo Ganna sia adattissimo alla Roubaix, ma un conto è correrla nelle categorie giovanili, un altro fra i big. So che se ne parlerà il prossimo anno, lo seguirò con grande curiosità.

Sabato si apre al Nord, prepariamo le ruote…

23.02.2021
5 min
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Come si montano le ruote per correre il Nord? Sabato si apre in Belgio la stagione dei muri, con Omloop Het Nieuwsblad e poi Kuurne, ad aprile sarà la volta della Roubaix con Gilbert ultimo vincitore (foto di apertura). Le particolari difficoltà che i corridori incontrano sulle pietre hanno spinto i produttori che forniscono le ruote ai team professionistici a cercare di adattare, laddove è possibile, le parti più sensibili, al fine di garantire più sicurezza e affidabilità. Per le insidie che si incontrano nelle classiche del Nord, la fatica, fisica e mentale, si richiede la massima concentrazione, perché i rischi ai quali sono sottoposti i corridori sono molteplici. Ecco che qui l’importanza delle ruote da utilizzare emerge chiaramente. Abbiamo sentito  il parere di Andrea Nieri, un esperto meccanico toscano che ha fatto parte di team importanti come la Mapei, il Team Bahrain-Merida e la nazionale e che vanta numerose presenze in questo tipo di corse.

Roubaix del 2019, l’ultima: la Ef corre con ruote Vision
Roubaix del 2019, l’ultima: la Ef corre con ruote Vision
Andrea i corridori sono sempre così scrupolosi nel cercare la perfezione, per quanto riguarda le ruote da utilizzare sul pavé pensi che si possa raggiungere?

 Certo! Le ruote che si trovano in commercio sono già abbastanza affidabili, ti parlo di ruote come Campagnolo, Shimano, Vision… Una volta i corridori usavano delle ruote fatte appositamente per queste corse. Ora del materiale fornito ci si può fidare, non ci sono problemi, ci hanno studiato su e per queste corse sono robuste, resistenti.

Le ruote richiedono meno manutenzione…

 Sì, sono ruote molto sicure, ti basti pensare che vengono gommate per il Belgio, poi si usano anche durante il Giro d’Italia.

La Lotto Soudal corre con le Bora One di Campagnolo
La Lotto Soudal corre con le Bora One di Campagnolo
La manutenzione delle ruote, prima delle corse sul pavé, ad esempio la Parigi-Roubaix, in che cosa consiste?

 Le ruote innanzitutto vengono gommate bene, è importante che non si corra il rischio di un’eventuale scollatura dei tubolari per via delle forti sollecitazioni a cui sono sottoposte. Poi dopo un controllo ai raggi si passa alla lubrificazione, devono scorrere bene.

Si può fare qualcosa al fine di evitare, per quanto possibile, una foratura?

Non più di tanto, mettiamo un liquido nei tubolari che dovrebbe quantomeno rallentare la foratura, ma se devi forare in queste corse, ti basta poco. Prendi un sampietrino spigoloso ed ecco fatto. Il corridore scaltro fa la differenza, conosce il percorso. Certo anche un tubolare di buona marca è importante.

Degenkolb, vincitore della Roubaix 2015, nel 2019 alla Trek ha corso con ruote Bontrager
Degenkolb, nel 2019 alla Trek con ruote Bontrager
Le ruote possono rompersi in ogni gara, in queste corse però il rischio aumenta. Ti è mai successo di doverne buttare dopo una Parigi-Roubaix o un Giro delle Fiandre?

 Sì, molte volte. Spesso i corridori finiscono queste corse con la pista frenante compromessa o con i cerchi crepati. Sai sul pavé le ruote corrono più rischi del solito. Con i freni a disco un po’ cambia…

Ci fai qualche esempio?

Direi che la forte disconnessione del terreno aumenta il rischio di far toccare il cerchio con le pietre. Non ti nego nemmeno che gli sbandamenti che subiscono i corridori in gruppo, a determinate velocità, facciano sì che che si tocchino anche tra di loro e il più delle volte si aggancino con le ruote. In questo caso vai per terra, non sei sull’asfalto normale che puoi correggerti.

Bora e Deceuninck corrono con ruote Roval
Bora e Deceuninck corrono con ruote Roval
La pressione dei tubolari come viene gestita?

Qui si considerano più fattori: condizioni atmosferiche, peso dell’atleta e la sensibilità sulla bici. Solitamente la sera prima della corsa facciamo il giro delle stanze dei corridori, ognuno ci dà una pressione diversa dall’altro. E’ una cosa molto soggettiva.

In base alla tua esperienza, confermi che il meccanico in queste corse assume un aspetto di primaria importanza?

Prima di più, perché sai, non avendo moltissimo a disposizione dal commercio, il meccanico doveva arrangiarsi un po’ nel mettere assieme le ruote. Adesso invece è sempre importante, col vantaggio però di avere a disposizione bei materiali.

Ruote Vision al Fiandre per la Ef Pro Cycling
Ruote Vision al Fiandre per la Ef Pro Cycling
I meccanici si posizionano anche nei tratti più importanti della corsa…

Sì, oltre al meccanico che segue la corsa in ammiraglia, ce ne sono altri che si posizionano lungo il percorso, nei tratti fondamentali.

Cosi si contiene di più il rischio forature?

Sì sì, certo. E’ vero anche che se tu fori all’inizio del tratto, devi cercare di arrivare con la ruota forata almeno dove siamo noi. Non è facilissimo. L’alternativa altrimenti è che aspetti l’ammiraglia, che però è lontana due-tre minuti. Allora ti conviene quasi pedalare un po’ sul cerchio fino a raggiungere il meccanico, sebbene tu abbia bucato.

Quindi riassumendo servono tante ruote per le classiche del Nord…

Certo! Nelle ammiraglie, che sono almeno due al seguito della corsa, se ne mettono già sei o sette paia, tra ruote posteriori e ruote anteriori. Inoltre il meccanico che aspetta a fine tratto in pavé ne tiene anche lui almeno tre paia.