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Gilbert gregario a Tokyo? Poco convinto…

14.01.2021
4 min
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Con il traguardo dei 39 anni nel mirino, Gilbert è ripartito anche stavolta dal ritiro della Lotto Soudal. Le risposte delle gambe sono soddisfacenti e anche se il dolore al ginocchio è ben lontano dall’essere sparito, il belga può guardare con una certa fiducia all’inizio della stagione, con due insidie davanti al manubrio. Prima, il Covid che mette a rischio la ripresa. E poi l’assalto dei giovani, dato che Evenepoel potrebbe essere suo figlio.

«L’incidente è stato più complesso di quel che si pensava – dice Gilbert – ed è questo il motivo per cui è stato difficile tornare a un buon livello. Ma ora è tutto chiaro, compreso il fatto che posso spingere forte verso i miei obiettivi. Dovrei ricominciare all’Etoile de Besseges, col grosso rischio che la cancellino come è successo a Mallorca. Speriamo di non avere brutte notizie nei prossimi giorni».

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Quanto incide il Covid nella voglia di correre?

Quella c’è sempre, ce l’ho cucita addosso. Ogni giorno esco ad allenarmi e penso alla Sanremo. E’ il mio sogno, se riuscissi a centrarla sarebbe la grade conquista della mia carriera. Però tutti vorremmo che si tornasse al vero contatto col pubblico. Quando fai uno sport così, vuoi che ci sia attorno la gente. Senza, è uno sport diverso. Speriamo che tutto questo passi alla svelta, perché è dura per tutti e per tutti i lavori. E’ singolare accorgersi che abbiamo imparato a conviverci, ormai si fa tutto in videoconferenza…

Quanto incide il Covid in questo presunto cambio di generazione?

Non ci credo poi molto. Ricordo che nel 2017 le classiche furono vinte da corridori con più di 30 anni. Non è troppo sicuro che quest’anno vinceranno ancora i ragazzini, anche se nel 2020 sono stati impressionanti.

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Tutti parlano di Olimpiadi, Gilbert cosa dice?

Io non ci ho proprio pensato, farò le cose passo dopo passo. Non mi metterò a parlare delle Olimpiadi prima di aver iniziato la stagione. Si corre in cinque, quindi ad ora direi che devono andare Evenepoel e Van Aert come capitani con tre aiutanti. Se fossi il selezionatore penserei così. Io fra gli aiutanti? Vedremo…

Cosa sai del mondiale nelle Fiandre?

Sarà duro, sempre in salita. Una sorta di Amstel, con un milione di curve. Un percorso molto tecnico. Per il Belgio sarà una bella ripartenza, per la quale dovremo essere molto professionali.

Credi che con Van Aert e Van der Poel in giro, le classiche siano ormai proibite?

Quei due sono sorprendenti per come passano da una disciplina e l’altra, ma secondo me a breve dovranno decidere da che parte stare, se non altro per un fatto di recupero. Non so quanto a lungo potranno reggere una simile intensità.

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Qualcuno li paragona a Cancellara.

Non scherziamo, Cancellara ha fatto cose di un altro pianeta. Ha vinto il Giro di Svizzera, ha vinto i mondiali crono. Ha vinto tutte le classiche del pavé e anche la Sanremo. Li vedo semmai più vicini a Sagan. Noi pensiamo sia normale quello che fa Peter, perché ci siamo abituati, ma è ugualmente impressionante.

Cosa pensa Gilbert di Evenepoel?

Le sue attitudini non le conosciamo noi e forse nemmeno lui. Si parla di grandi Giro, ma come reagirà sopra i 2.000 metri, nella terza settimana, quando si deciderà la classifica? Quelli capaci di vincere le classifiche spingono molti watt in situazioni limite. Se le salite fossero fino a quota 1.500, direi che sicuramente è pronto per vincere. Di Remco si può dire che è impressionante soprattutto mentalmente.

Come procede il ritiro?

Siamo divisi in gruppi di nove, come già a dicembre. Diciamo che è un modo di lavorare più efficiente, perché puoi parlare con tutti, anche a tavola. E’ molto più semplice che relazionarsi con 25 persone, com’era una volta quando le squadre erano più piccole…