Giro d'Italia 2026, Paestum-Napoli, Davide Ballerini

Caduta, pioggia e teppisti, ma Napoli s’inchina a Ballerini

14.05.2026
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NAPOLI – E’ spuntato in controluce dal fondo del rettilineo e non si capiva chi fosse. La volata contro Stuyven e Magnier sembrava non dovesse mai finire, poi dall’acquazzone che ha lavato Napoli negli ultimi cinque minuti di corsa, è spuntata la faccia incredula e sfinita di Davide Ballerini, vincitore di tappa (in apertura abbracciato da Scaroni).

Quando è arrivato a fermarsi, il canturino si è accasciato sulla bici in mezzo ai massaggiatori della XDS-Astana, cercando di riprendere fiato. Abbracci, pacche e sorrisi frammisti a versi incomprensibili. Avrebbe dovuto tirare la volata a Malucelli, ma quando è caduto è stato proprio Matteo a gridargli di andare, che c’era il buco. E il Ballero ha eseguito alla perfezione. Volata napoletana da classiche del Nord, i primi tre non erano lì per caso.

Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord

Un tornante in pavé

Forse non tutti avevano bene a mente quell’ultima curva e lo strappo successivo. Difficile tutto sommato definirlo un arrivo in volata, per come si intende solitamente un traguardo per velocisti. Era chiaro, guardandolo bene, che non si sarebbe potuto lanciare una volata veloce. Era chiaro che da quella curva si sarebbe ripartiti quasi da fermi. Per cui, quando sono cadute le prime gocce di pioggia e il gruppo è entrato troppo allegro in quel tornante, la caduta è stata inevitabile. Chi è stato capace di entrarvi per primo, ha vinto la corsa.

«Penso di non rendermene conto ancora – dice a caldo Ballerini – ovviamente sapevo che bisognava entrare in testa all’ultima curva e ci sono riuscito. Poi ho visto a sinistra che i primi due sulla sinistra sono caduti. E neanche il tempo di rendermene conto e proprio Malucelli si è attaccato alla radio e mi ha detto di partire perché erano tutti caduti. L’ho fatto e ho sperato fino alla linea dell’arrivo che nessuno mi passasse».

Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi

Il treno di Milan

Milan, parlando in mezzo alla strada con un capannello di giornalisti, ha appena finito di dire che non capisce come mai si disegnino certi arrivi, se la scena deve essere per i velocisti. Dice che su queste strade bastano poche gocce di pioggia e sembra di andare sul ghiaccio. L’amarezza sul volto del friulano è lampante, ma fra i rimpianti di questo Giro, oggi c’è poco da recriminare.

Si potrebbe semmai ragionare sul livello del suo treno. Sul fatto che Stuyven avrebbero dovuto trattenerlo e che l’assenza di Teuns lo ha privato di un altro uomo chiave. Ma su questo finale, anche se ci fosse arrivato in testa con un compagno davanti, i suoi 84 chili sarebbero stati troppi per lanciarli in così poco spazio. Non era un arrivo per Milan.

Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla

Fra incredulità e pudore

Quando riagganciamo Ballerini, lui ha avuto il tempo per rendersi conto di aver vinto, ma dalle sue parole non traspare l’esaltazione che sarebbe lecito attendersi.

«I momenti duri nel ciclismo sono moltissimi – dice Ballerini – i momenti felici sono pochissimi rispetto alle ore e al tempo passato via da casa. Quindi bisogna vivere appieno le cose belle che ci capitano. Il momento più critico che puoi vivere è quando fai le cose per bene, ti alleni a casa, mangi, pesi il cibo, vai a letto presto alla sera per due mesi, poi vai alle gare e ti aspetti molto, invece i risultati non arrivano. Quello è il momento nel quale non ti devi abbattere, devi sempre restare positivo e continuare a spingere. Io dico sempre che prima o poi la ruota gira per tutti».

La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini

Vincere con Cavendish

Dice sorridendo di sentirsi un mezzo velocista, di quelli che in una tappa dura come quella di ieri a Potenza, riesce a salvare la gamba e si ritrova con più energie nei giorni successivi. Eppure mentre parla, ci assale quasi il dubbio che si senta in imbarazzo. E allora per capire meglio, gli chiediamo se non si sia sentito più appagato, aiutando Cavendish a stabilire il record di tappe del Tour.

«Devo dire la verità – conferma Ballerini – quando vinceva Cavendish era davvero come se vincessi io. Abbiamo fatto tanti ritiri, tanti giorni insieme. Si vedono più i compagni che la famiglia e insieme si provano tantissime emozioni, anche extra ciclistiche. Ognuno ha il suo compito preciso e quando questo lavoro viene ripagato, è come una vittoria. C’è anche da dire che si lavora, ma vince uno solo. Eppure in cuore mio so di aver aiutato Mark, so che è fiero di me. Ed è un bagaglio di esperienza che mi sono portato dietro e per questo devo ringraziare sia lui sia Morkov e le altre persone coinvolte in quel progetto.

«Oggi ho vinto io – prosegue Ballerini – sapevo che c’erano questi sanpietrini, sapevamo che erano molto sconnessi e sapevo anche che c’era possibilità di pioggia. Tutti sanno che qui appena c’è un po’ d’acqua, la strada diventa scivolosa. Però in certi arrivi, stacchi il cervello. Se pensi a queste cose, tiri i freni e la volata non la fai. E comunque serve anche un po’ d fortuna. Accanto a me sono caduti in tre, bastava che andassi poco più forte e sarei caduto anche io. Non sembra, ma nel ciclismo servono testa, gambe e anche molta fortuna».

Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori

Il sogno delle classiche

Gli fanno notare che ha vinto su uno strappo in pavé e in un giorno di pioggia, dove sono servite tutte le abilità di un corridore che sogna da sempre di primeggiare nelle classiche del pavé. Lui alza lo sguardo e si capisce che al Nord sia legata una sua piccola malinconia.

«Quest’anno sono andato al Nord – spiega Ballerini – con l’intento di fare qualche buon risultato. Ovviamente so che vincere è difficile, perché ci sono quei tre o quattro veramente forti e difficili da raggiungere. Però mi aspettavo un piazzamento o qualcosa che mi ripagasse per tutta la fatica che ho fatto, invece non è arrivato. Ebbene, bisogna continuare a spingere. Le classiche mi sono sempre piaciute, mi piaceranno sempre. Ho il cuore in Belgio, questo è sicuro, e ci riproverò fino alla fine».

Peccato per la caduta, felici per Ballerini: ragazzo di cuore e grande atleta. E peccato per quei due stupidi che a Marigliano, in prossimità di una rotonda, hanno tentato di far cadere i corridori, mentre il terzo li riprendeva col cellulare. In qualità di presidente dell’ACCPI e referente del CPA, Cristian Salvato ha detto che sarà sporta denuncia. La Polizia li ha identificati e per entrambi è scattato il daspo. E’ incredibile la mancanza di empatia di certe persone, incapaci di capire il male che avrebbero potuto causare. La vita degli altri non è un videogame o il trend di qualche stupido social.

Giro d'Italia 2026, Burgas, XDS Astana, Matteo Malucelli

Primo Giro e subito volata: inizia così il viaggio di Malucelli

08.05.2026
5 min
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Per uno come Simone Gualdi che debutta al Giro al primo anno da professionista, avendone appena 21, c’è il meno giovane Matteo Malucelli che esordisce nel primo Grande Giro della carriera a 32. La parabola del romagnolo è un manifesto della tenacia, del lavoro e della cocciutaggine. E così, dopo aver rischiato di smettere per la vicenda Gazprom, Malu si è trovato un posto nel WorldTour e in extremis la convocazione per il Giro, avendo lavorato ogni giorno come quelli che del Giro sapevano da inizio stagione.

Il volo che l’ha portato in Bulgaria non è stato dei più comodi. Partenza da casa martedì alle tre del mattino, poi il volo e altre sei ore di macchina fino all’hotel di Burgas. A quel punto, presa la stanza e aperta la valigia, c’è stato anche il tempo per la prima uscita fino al tardo pomeriggio. Mercoledì la presentazione delle squadre e oggi il via della prima tappa alle 13,40 (le 12,40 in Italia).

Con Malucelli avevamo parlato a febbraio dei suoi studi sulla posizione e di come al UAE Tour si sarebbe dovuto guadagnare un posto per il Giro. E anche se i risultati di laggiù e poi quelli al Tour of Hainan non lo hanno premiato, alla fine la XDS Astana gli ha dato fiducia in un Giro che proporrà non tantissimi arrivi in volata. E Matteo non si è fatto pregare, in attesa che il primo impatto gli faccia scoprire la vera emozione.

La XDS Astana del Giro schiera Ballerini, Bettiol, Livyns, Lopez, Malucelli, Scaroni, Silva e Ulissi
La XDS Astana del Giro schiera Ballerini, Bettiol, Livyns, Lopez, Malucelli, Scaroni, Silva e Ulissi
La XDS Astana del Giro schiera Ballerini, Bettiol, Livyns, Lopez, Malucelli, Scaroni, Silva e Ulissi
La XDS Astana del Giro schiera Ballerini, Bettiol, Livyns, Lopez, Malucelli, Scaroni, Silva e Ulissi
Avevi chiesto di fare il Giro dall’inverno, ma quando l’hai saputo effettivamente?

L’ufficialità è arrivata la settimana scorsa. L’idea nell’aria c’era, anche se finché non lo vedi bianco su nero, è sempre in dubbio. Evidentemente ho convinto al di là dei risultati e quindi sono qua. Sinceramente ancora non mi sono reso conto di quello che mi aspetta, lo capirò quando inizierà la corsa, però sicuramente sono soddisfatto. E’ il traguardo che volevo raggiungere prima di smettere e quindi ci sono arrivato. Adesso abbiamo altri traguardi…

Quale può essere l’obiettivo di Matteo Malucelli in questo Giro?

Sicuramente mi piacerebbe finirlo, più che altro per una questione di crescita personale. E’ chiaro però che non sono venuto qua per questo, ma per fare risultato nelle volate. Non dico che sono venuto per vincere, perché suonerebbe un po’ troppo ambizioso, però non nascondo che si potrebbe anche riuscirci.

Averlo saputo così in extremis ti ha permesso di prepararti nel modo giusto?

Ho fatto l’avvicinamento di chi deve fare il Giro d’Italia, poi è arrivata la conferma e quindi è andata bene… Ho fatto la giusta altura in due tempi, prima sull’Etna e poi a Livigno. In Sicilia abbiamo fatto tre settimane di grosso lavoro prima di andare in Cina, invece i dieci giorni fatti a Livigno prima del Giro sono serviti a recuperare.

Tre settimane sull'Etna  (immagine Instagram) e poi 10 giorni a Livigno prima del Giro: il lavoro ès tato fatto
Tre settimane sull’Etna (immagine Instagram) e poi 10 giorni a Livigno prima del Giro: il lavoro è stato fatto
Tre settimane sull'Etna  (immagine Instagram) e poi 10 giorni a Livigno prima del Giro: il lavoro è stato fatto
Tre settimane sull’Etna (immagine Instagram) e poi 10 giorni a Livigno prima del Giro: il lavoro è stato fatto
Dopo il Tour of Hainan?

La gara è venuta più dura di quello che ci aspettavamo e quindi fondamentalmente mi serviva solo recuperare. In altura anche il velocista fa salite lunghe e quindi è costretto a stare per tanto tempo con la gamba in tiro e non può andare troppo forte. Se fai un allenamento di salita non puoi andare in soglia, quindi fai una grande base e poi devi essere bravo con la palestra o con gli allenamenti. Se parliamo di Livigno, magari nelle gallerie fai allenamenti più brevi e richiami l’aspetto della forza e della volata. In altura il velocista allena i due estremi della piramide.

Un lavoro che però non rende subito brillanti…

Infatti in Cina non ero al meglio, perché il lavoro di tre settimane fatto sull’Etna, di cui due veramente importanti come dislivello, si è fatto sentire. Se vuoi fare un Grande Giro devi lavorare in salita, non ci sono tante alternative.

Si è parlato di un treno per Malucelli?

Sono in camera con il Ballero (Davide Ballerini, ndr) e farà tutto lui, sono nelle sue mani. Di certo sta bene, perché ha vinto al Giro di Turchia. Il treno siamo noi.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
AlUla Tour 2026, nella 4ª tappa Malucelli batte Milan: al Giro la sfida sarà ben più impegnativa
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
AlUla Tour 2026, nella 4ª tappa Malucelli batte Milan: al Giro la sfida sarà ben più impegnativa
Hai segnato qualche tappa più adatta di altre all’arrivo in volata?

Ce ne sono quattro o cinque, anche se non proprio scontate. La prima (oggi da Nessebar a Burgas ndr), poi quelle di Napoli, Milano e Roma. E’ chiaro però che si correrà un giorno alla volta e sicuramente non sarà facile. Sono da tanti anni in gruppo, ma non ho l’esperienza di un Grande Giro, per cui dovrò guardare chi ne ha più di me. In squadra abbiamo un ragazzo (Diego Ulissi, ndr) che ha fatto 12 Giri, un Tour e una Vuelta, cercherò di farmi spiegare tutto.

Come va a livello di emozioni?

Ve lo dico venerdì sera (stasera, ndr), al momento sono abbastanza tranquillo, però è chiaro che quando sei abituato a correre in certi contesti e ti ritrovi in un Grande Giro, la differenza la cogli. Nella gente che sta attorno, nelle squadre. Già erano cambiate molte cose passando dalla continental alla WorldTour, ma adesso che sono arrivato a fare un Grande Giro, l’atteggiamento di tante persone è cambiato nuovamente. Tante volte è il contesto che ti cambia e ti emoziona, più della gara in sé. Me l’avevano detto tutti che il Giro d’Italia ti mette su un altro livello, sul piano tecnico, ma anche a livello mediatico. Però davvero sono molto curioso di cominciare…

Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek

Consonni: il treno di Milan e uno sguardo ai rivali

02.03.2026
5 min
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I giorni di Simone Consonni stanno scorrendo tranquilli verso l’inizio della Tirreno-Adriatico, che avverrà da Camaiore il prossimo 9 marzo. Nel frattempo ha avuto modo di smaltire le prime volate e gustarsi i successi ottenuti tra AlUla Tour e UAE Tour insieme al suo capitano Jonathan Milan. Cinque vittorie in dodici giorni di corsa, un bottino niente male per il treno della Lidl-Trek, che quest’anno ha perso due pedine importanti come Stuyven e Hoole. 

«Rispetto alla scorsa stagione – dice scherzando Simone Consonni – siamo in vantaggio sulla tabella di marcia. Alla fine abbiamo vinto cinque delle sette volate disponibili, considerando che in una Milan è caduto direi che siamo a buon punto. A conti fatti l’unica volata persa è stata quella contro Malucelli all’AlUla».

Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Vi aspettavate di partire così forte?

Paradossalmente in gare come quelle che abbiamo fatto, arrivare con una condizione non al massimo è quasi un vantaggio. Un velocista riesce a restare più fresco in quei fuorigiri da pochi minuti. Inoltre siamo partiti, sia in Arabia Saudita che negli Emirati, con il treno al gran completo. 

Tutti chiamati all’appello per spolverare gli ingranaggi…

Esatto, poi al UAE Tour abbiamo inserito una nuova pedina: Max Walscheid. Non era la corsa perfetta per provare il leadout a causa delle strade tanto diverse da quelle che trovi nelle principali corse in Europa. Carreggiata larga, nessun riferimento, insomma è difficile mettere il gruppo in fila prima degli ultimi 700 metri. Però abbiamo gestito bene tutte le situazioni, così come Johnny (Milan, ndr). 

Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Come si è inserito Walscheid?

Bene, io lo conoscevo già perché ho corso con lui alla Cofidis, per due stagioni. Edward Teuns ci ha fatto un anno alla Sunweb. Poi la forza del nostro treno non è tanto la posizione, ma l’intesa che abbiamo. E’ capitato, anche lo scorso anno, di cambiare posizione e svolgere compiti diversi

Quali risposte si cercano nelle prime volate?

Ritrovare quella confidenza tipica di un treno come il nostro. Poi quest’anno per noi era importante partire bene visto che abbiamo perso due corridori come Hoole e Stuyven. Vero che lo “zoccolo duro” rimane, ma cambiare certe dinamiche e meccanismi non è affatto facile. Con cinque vittorie sembra tutto perfetto, tuttavia ci sarà tanto da fare e da lavorare.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
Anche Milan ha detto di essere soddisfatto, ma che all’AlUla e al UAE Tour mancassero i diretti rivali come Philipsen o Merlier. 

Qui vado in controtendenza rispetto a Milan, vincere non è mai scontato. Un esempio è Philipsen all’Algarve, dove ha ottenuto solo piazzamenti. Tutti si aspettano che i velocisti di riferimento riescano sempre a vincere e dominare, ma non è così. 

Che rapporto avete con gli altri velocisti e i loro treni, li osservate? Studiate le loro mosse?

Quando si guarda all’ordine dei partenti sai già quali saranno i velocisti pericolosi e come lavorano, in base anche agli uomini che hanno a disposizione. Ad esempio Merlier è uno che non ama lanciare le volate dalla testa del gruppo, preferisce rimontare, così come Kooj. Philipsen, invece, vuole lanciare lo sprint davanti. 

Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Si cambia l’approccio alla volata o si lavora sempre allo stesso modo?

Noi di base teniamo il nostro modo anche perché siamo una squadra a cui piace imporsi e dettare il ritmo della volata. E’ ovvio che guardiamo le volate degli altri, ma non è una cosa spasmodica. Bene o male sappiamo il tipo di velocista che incontreremo e come si muoverà il suo treno. 

Giriamo la domanda, qual è il treno che ti stimola di più?

Se parliamo di Merlier, lui è uno che fa quasi tutto con Bert Van Lerberghe e a livello di gestione della volata lo porta sempre sul finale. Al contrario il treno della Alpecin con Groves, Rickaert e Van Der Poel lo rispetti. Partendo però dal presupposto, senza voler sembrare altezzoso, che secondo me noi alla Lidl-Trek abbiamo un treno incredibilmente forte. Non in termini di valore assoluto ma di coesione. 

C’è qualcosa che va al di fuori del vostro controllo?

Quando parliamo degli altri treni ti direi il tocco di classe che ha Merlier, un qualcosa che in pochi velocisti hanno. Però sono convinto che la nostra forza sta nel treno ma anche nell’avere il velocista con il tocco di classe migliore, una cosa che aggiunge valore a tutto l’insieme che abbiamo creato. 

Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Qual è il tocco che lo rende tale?

La fame. Milan non parte mai per il secondo posto, in qualsiasi aspetto legato al ciclismo. Ha una voglia di competere incredibile, non c’è mai stata una volta in cui dicesse di non sentirsi pronto o stanco. Capita di non sentirsi al 100 per cento, ma quando poi va in gara non vacilla mai. Vuole vincere, sempre. 

Questa cosa la trasmette anche a voi?

Sì, secondo me ci mette l’asticella sempre più alta, con nuovi obiettivi e vittorie da cercare. Ad esempio, in questo inizio di stagione abbiamo vinto cinque volate su sette, però Milan guarda al fatto di averne perse due. Credo sia anche l’aspetto che rende certi atleti dei trascinatori all’interno del team, ed è una caratteristica che ha anche Mads Pedersen. Loro sono due personaggi che ti fanno fare il salto di qualità alla squadra. Non ci si può girare intorno.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan

Malucelli e la volata vincente: un mix di gambe e studio

10.02.2026
7 min
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Durante uno di quei pomeriggi d’inverno fatti apposta per pensare, Malucelli si è messo a ragionare sulle sue volate. Ricordate l’intervista dello scorso ottobre in cui il romagnolo spiegò di aver cambiato posizione in bicicletta, preferendo un assetto aerodinamico che lo rendeva più veloce pur facendo meno watt? Le otto volate vinte (anche) grazie a questa intuizione non gli bastavano più e così, con il tipico approccio dell’ingegnere meccanico (laurea conseguita nel 2018 a 25 anni, ndr), Matteo ha riaperto il file.

«Mi sono detto – sorride Malucelli – che con quella posizione le corse in Asia le vinco. Però rispetto a quelli che vincono in Europa, mi manca qualcosa. E allora ho cominciato a fare tutti i miei ragionamenti sul divano e sono arrivato a una soluzione che non vi posso dire, perché sennò sveliamo il segreto. O meglio, ve la dico se non la scrivete. Ne ho parlato con Sedun e poi con Dowsett, che alla XDS Astana si occupa dei materiali, e hanno convenuto che avrebbe potuto funzionare. Sappiamo che la bici settata come nel 2025 funziona, ci siamo detti, proviamo a cambiare e vediamo come va».

Matteo Malucelli, ritiro, XDS Astana, pedivelle da 165
L’adattamento di Malucelli alle pedivelle da 165 e la corona da 56 ha preso buona parte del ritiro invernale (immagine Instagram)
Matteo Malucelli, ritiro, XDS Astana, pedivelle da 165
L’adattamento di Malucelli alle pedivelle da 165 e la corona da 56 ha preso buona parte del ritiro invernale (immagine Instagram)
Custodiremo il segreto, ma qualcosa bisognerà pure dire, senno come lo spieghiamo che grazie (anche) al nuovo assetto, Malucelli ha battuto Milan ad AlUla?

Quello che si può dire, che è una parte importante ma non è tutto, è che ho messo le pedivelle da 165 e ho montato il 56. Prima non lo spingevo: con le 170 non lo facevo girare e mi mancava velocità. Ero veloce, ero aerodinamico, ma non riuscivo a spingerlo per tutto il giorno perché diventava pesante e in volata arrivavo a 72, 73 all’ora e oltre non andavo.

Basta questo?

Ho ragionato molto anche sulle innovazioni delle cronometro. Una volta la teoria era di avere il manubrio basso e la testa alta, negli anni invece hanno chiuso lo spazio fra il manubrio e la testa, alzando il primo e abbassando la seconda. C’era spazio per inventarsi qualcosa e l’ho fatto. L’ho pensata, l’ho studiata, l’ho ragionata e la tengo per me.

Ti sei accorto subito che la nuova posizione funzionava?

L’ho trovata subito più comoda e quando ho montato il 56 con le pedivelle da 165, mi sono accorto che non era lungo come con le pedivelle da 170. E mi sono detto: se riesco a farlo girare alla stessa velocità con cui spingevo il 54, ho fatto bingo.

Ci spieghi come mai il 56 si gira meglio con le pedivelle corte?

Tanti dicono che se hai la pedivella corta, devi imprimere più forza perché accorgi il braccio della leva. In realtà, quando trasmetti forza alla catena, hai accorciato il raggio della pedivella, ma hai allungato il raggio della corona perché il 56 è più grande del 54. Quindi fondamentalmente i due fattori si compensano, con la differenza che il 56 sviluppa più metri.

Shimano Dura Ace, corona da 56
Il 56 è diventato alla portata di Malucelli grazie al cambio delle pedivelle: da 170 a 165
Shimano Dura Ace, corona da 56
Il 56 è diventato alla portata di Malucelli grazie al cambio delle pedivelle: da 170 a 165
Perché comunque l’applicazione della forza avviene nel punto in cui la catena aggancia la corona?

Esatto, però i finti ingegneri che sono nelle squadre, per me questo passaggio non l’hanno colto. Per cui dopo che più volte mi era stato sconsigliato di usare le pedivelle più corte, quest’inverno ho chiesto di provarle.

E cosa hai scoperto?

Non è che per stare dietro agli altri faccio 20 watt in più. Allo stesso modo, se faccio una salita accanto a un altro, i watt sono gli stessi di prima, perché il rapporto potenza/peso di Malucelli rimane lo stesso. Ma per assurdo, riesco ad andare più agile col 56, viaggiando sempre con la catena intorno a metà cassetta. Vado sempre un dente più agile, la volata che ho vinto contro Milan, non l’ho fatta con l’11, ma col 13.

La strada tirava come si poteva pensare dalla televisione?

No, era un piattone, ma veniva vento da destra. Non so chi ha detto che fosse contrario e che Milan si sia piantato. Nello stradone, avevamo vento in faccia, leggermente da destra, infatti stavano tutti a sinistra. Quando abbiamo svoltato a sinistra per il rettilineo di arrivo, il vento era completamente laterale da destra. Ackermann che è stato il primo a partire e poi Bauhaus erano entrambi sulla sinistra. Quando Milan ha fatto la sua passata e io ero sulla sua destra, l’abbiamo fatta tutta in pieno vento.

Perché il 56 fa la differenza?

Non l’avevo mai usato. L’anno scorso alla Vuelta a Burgos, quando arrivai secondo dietro Moschetti, avevo il 55. Persi di un pelo, a 135 pedalate da seduto perché non avevo rapporto. Se avessi avuto il 56 avrei vinto? Probabilmente, ma non riuscivo a spingerlo. Da quel momento mi mi sono detto che avrei dovuto trovare il modo per farlo. Solo che non bastava montarlo, usarlo e abituarsi. Così quest’inverno ho messo giù l’idea e pare che funzioni.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
Nella volata vinta all’AlUla Tour il vento soffiava da destra: Malucelli l’ha preso in pieno, ma ha saltato Milan
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
Nella volata vinta all’AlUla Tour il vento soffiava da destra: Malucelli l’ha preso in pieno, ma ha saltato Milan
Come è stato adattarsi?

Abbiamo cominciato in ritiro, iniziando con le pedivelle corte. Facevo le volate contro Kanter con il 54 e le 165. Partivo, lo lasciavo lì e poi mi arenavo. Facevo il picco e poi la potenza andava giù, perché a un certo punto non c’era più il rapporto, e lui mi rimontava. Così abbiamo messo il 56 e ho visto che facevo lo stesso picco di prima con il 54 e le 170, ma lo tenevo più a lungo, facendo lo stesso numero di pedalate.

Cosa cambia?

E’ matematica. Fai 26 centimetri in più a pedalata, in una volata fai 20 pedalate e quindi sono 4 metri in più a parità di tutto il resto. Quattro metri sono due biciclette, quindi adesso c’è curiosità di vedere al UAE Tour se funziona davvero.

All’AlUla Tour qualche indicazione è venuta, no?

Il giorno della seconda vittoria di Milan (la 2ª tappa, vinta da Jonathan su Skerl, in cui Malucelli è arrivato quinto, ndr) nonostante abbia dovuto frenare perdendo le ruote, ho rimontato su tutti e sono arrivato con le stesse tre bici da Milan che avevo quando sono partito. La volta dopo sono riuscito a partirgli da ruota e l’ho saltato.

Anche Milan è attaccabile?

E’ ovvio che non metto in discussione Milan come velocista: se facciamo dieci volate, ne perdo otto. Però ogni tre volate, una gli viene meno bene e se uno è bravo e pronto a farsi trovare nel posto giusto, magari lo batte. Se arrivo a vincerne due su dieci, a me va bene. Secondo me ce la possiamo giocare (Malucelli se la ride, ndr).

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Dopo la vittoria della 4ª tappa dell’AlUla Tour, Malucelli ha avuto la conferma delle sue teorie (e delle grandi gambe!)
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Dopo la vittoria della 4ª tappa dell’AlUla Tour, Malucelli ha avuto la conferma delle sue teorie (e delle grandi gambe!)
E’ frustrante l’etichetta di Malucelli che vince le volate in Oriente e qui in Europa non ce la fa?

Durante le riunioni dell’inverno, questo è stato fonte di discussione. E’ chiaro che se corro soltanto là, le volate le vinco là. Nel 2025 ho fatto una volata al UAE Tour e sono arrivato secondo, ne ho fatta un’altra a Burgos e sono arrivato secondo. In Cina faccio 20 volate e ne vinco 5 o 6. Proviamo a fare 20 volate in Europa e vediamo come può andare. E’ chiaro che non vinco 10 corse, perché il livello è più alto. Però proviamoci e magari va come in Turchia, dove sono riuscito a vincere.

Alla luce di questo, si può parlare di Giro d’Italia?

Già da novembre ho chiesto di farlo, poi a gennaio l’ho chiesto ancora, ma ci stanno ragionando. Vediamo di fare qualcosa di buono al UAE Tour (16-22 febbraio, ndr) e chissà che non se ne possa parlare davvero.

Che cosa prevede ora il tuo programma?

Dopo UAE teoricamente non corro per un mese e mezzo, perché l’idea è quella di tornare al Tour of Hainan (15-19 aprile, ndr). Lo sponsor è cinese e giustamente ci tiene. Tornerei di qua il 22-23 aprile e, se dovessi fare il Giro, non ci sarebbe più tempo per andare in altura. Per cui potrei andare in montagna fra UAE Tour e Hainan e poi andare dritto al Giro. Ma adesso pensiamo al UAE Tour, ho qualche curiosità da togliermi.

Matteo Malucelli

Malucelli, 8 vittorie e tanta costanza: è pronto per un Grande Giro?

28.10.2025
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Matteo Malucelli è stato l’italiano più vincente dell’anno dopo Jonathan Milan. Lo sprinter della XDS-Astana ha portato a casa otto corse contro le dieci di Milan, ma quel che più conta è che ha dimostrato costanza di rendimento: anche quando si è scontrato con i super big non ha mai sfigurato.

I più maliziosi potrebbero dire che le sue vittorie sono arrivate in corse minori in Asia. Vero, ma innanzitutto le gare vinte da Malucelli erano di buon livello e poi bisogna saperle vincere. In tanti dicono “vado a correre in Asia” e poi restano con un pugno di mosche in mano.

L’oggetto dell’articolo però non è questo. Il valore di Malucelli è noto, così come la sua serietà. La curiosità è capire se Malucelli sia pronto per esordire in un Grande Giro. A 32 anni suonati si merita questa occasione, vista la solidità dimostrata? Lo abbiamo chiesto al suo preparatore, Claudio Cucinotta. Una domanda simile l’avevamo già posta all’head coach della XDS-Astana, Maurizio Mazzoleni, ma in quell’occasione era emerso anche un aspetto tecnico-tattico, vale a dire gli uomini da portargli. Con Cucinotta invece si parla strettamente di “motore”.

Claudio Cucinotta, classe 1982, è uno dei preparatori della XDS-Astana
Claudio Cucinotta, classe 1982, è uno dei preparatori della XDS-Astana
Claudio, partiamo da qui: le otto vittorie di Malucelli…

Sicuramente Matteo è quello che si chiama velocista puro. E’ veramente uno dei pochi rimasti, perché è una figura che nel ciclismo moderno si sta un po’ perdendo: ormai serve essere forti anche dal punto di vista aerobico. In passato c’erano velocisti molto rapidi ma carenti da quel lato.

Dire forza aerobica per un velocista intendi essere più bravi in salita?

Esatto. Prima lo sprinter in salita si staccava e faticava, adesso questa figura sta scomparendo perché ormai le gare si corrono sempre “a tutta” dalla partenza all’arrivo. Chi non ha un motore aerobico di un certo livello fatica anche se la corsa non è altimetricamente impegnativa. Per questo motivo Matteo emerge soprattutto nelle corse in Asia, dove il modo di correre è un po’ diverso rispetto all’Europa. Ma attenzione: il valore del campo partenti non è affatto più basso rispetto a una corsa di pari categoria europea per quanto riguarda i velocisti.

E cosa cambia?

I percorsi. Sono più piatti e pianeggianti. E siccome sono così, gli atleti più forti in salita o a cronometro, quelli con un motore aerobico importante, spesso non vengono mandati lì. Di conseguenza la corsa si sviluppa in modo da agevolare il velocista puro. E tra i velocisti puri Matteo è sicuramente uno dei più forti. A riprova c’è quanto fatto all’UAE Tour.

Matteo Malucelli e Tim Merlier e Jonathan Milan
Lo sprinter della XDS-Astana all’UAE Tour pronto al testa a testa con Merlier e Milan
Matteo Malucelli e Tim Merlier
Lo sprinter della XDS-Astana all’UAE Tour pronto al testa a testa con Merlier
A cosa ti riferisci?

Quest’anno è uno dei pochi che può dire di aver battagliato ad armi pari con Merlier e con Milan. In una tappa ha fatto secondo dietro a Merlier e davanti a Milan. La tappa successiva era ancora lì a giocarsela, poi è caduto e si è dovuto ritirare. Ma questo dimostra che anche contro i mostri sacri può giocarsela, quando il percorso è adatto.

Che tipo di velocista è? Tu che conosci i suoi numeri puoi darci un quadro diverso…

E’ un velocista con peculiarità precise: non è il tipo alla Milan che parte ai 200-250 metri e nessuno lo passa. E’ più simile a Robbie McEwen dei miei tempi. Ha un picco di potenza molto elevato.

Senza contare che è anche molto aerodinamico. Matteo ha studiato parecchio la posizione…

Sì, è molto attento e professionale, cura ogni dettaglio. Si impegna tantissimo nell’allenamento e nell’alimentazione. Con la maturità ha preso coscienza del tipo di corridore che è e del suo potenziale. Sa di non essere un fenomeno assoluto e quindi lavora al massimo per restare competitivo. I risultati arrivano anche perché ha dei picchi di potenza notevoli, ma per arrivare alla volata deve limare tutto nei minimi dettagli.

Matteo Malucelli, sprint, XDS-Astana, Langkawi 2025
Malucelli e la sua esplosività all’ultimo Tour de Langkawi
Matteo Malucelli, sprint, XDS-Astana, Langkawi 2025
Malucelli e la sua esplosività all’ultimo Tour de Langkawi
E allora, visto che abbiamo parlato di motore aerobico, Malucelli può fare un Grande Giro?

Può farlo sicuramente. Bisogna però capire l’obiettivo. Se si vuole arrivare fino in fondo è più complicato. Ma se nei primi dieci giorni ci sono cinque volate, una squadra può dire: “Rischiamo, lo portiamo, magari vince una o due tappe e poi torna a casa”. Sarebbe già un bilancio più che positivo.

Tanti sprinter vengono con l’obiettivo dei primi 10-12 giorni…

Esatto. Per un atleta con le sue caratteristiche è difficile finire un Grande Giro, specie oggi con questo modo di correre.

Spiegaci meglio…

Ci sono tappe in cui si va forte dal primo all’ultimo chilometro. I velocisti puri fanno tanta fatica. Basti pensare a Mark Cavendish: anche lui, pur essendo di un’altra caratura, ha faticato negli ultimi anni a finire prima il Giro d’Italia e poi il Tour de France. Certo, ha vinto tappe in entrambi, ma sulle montagne era sempre in bilico col tempo massimo.

Malucelli ha esordito tra i pro’ nel 2017 all’Androni
Malucelli ha esordito tra i pro’ nel 2017 all’Androni
Se ci fossero stati i vecchi margini sarebbe fuori tempo massimo?

Vero. Nel ciclismo pre-Covid non si andava a tutta dalla partenza all’arrivo, quindi anche se il tempo massimo era più stretto, si partiva più piano. Adesso invece già sulla prima salita, magari a 150 chilometri dall’arrivo, c’è bagarre e i velocisti si staccano. E’ questo il problema. Corridori come Jasper Philipsen riescono a superare meglio le salite e per questo restano competitivi fino alla fine dei Grandi Giri.

Per assurdo, potrebbe essere il Tour de France il Grande Giro più adatto a Matteo?

Diciamo che anche il Tour non è più quello di una volta. In passato era considerato più regolare e prevedibile, ma oggi è cambiato: tappe più corte e più esplosive, fatte per aumentare lo spettacolo e tenere alta la velocità dall’inizio alla fine. Quindi non è detto che per un velocista come Matteo sia meno duro rispetto a Giro o Vuelta.

Quanto sarebbe stato importante per lui aver fatto dei Grandi Giri da giovane?

Se riesci a finirne uno in buone condizioni ti dà tantissimo, sia in termini di endurance sia di fondo generale. Probabilmente adesso avrebbe qualcosa in più nella tenuta e nella gestione delle salite in gara. Ma ogni storia è diversa: Matteo ha sempre corso in squadre medio-piccole e questo si riflette anche nel modo in cui affronta le volate.

Secondo Cucinotta in vista del Grande Giro Matteo dovrebbe lavorare molto sulla zona aerobica e in salita
Secondo Cucinotta in vista del Grande Giro Matteo dovrebbe lavorare molto sulla zona aerobica e in salita
Cosa intendi?

A volte fa un po’ fatica a seguire i compagni di squadra, perché è sempre stato abituato ad arrangiarsi, a saltare da una ruota all’altra.

Claudio, prima hai detto che Malucelli può fare un Grande Giro. Se quest’anno decideste di portarlo, dovrà lavorare di più sulla parte aerobica?

Sicuramente dovrà farlo, ma bisogna capire se ne vale la pena. Il discorso è sempre quello della coperta corta: se lavori di più sull’aerobico, migliori in salita ma rischi di perdere spunto in volata. Quest’anno ha vinto otto corse grazie alle sue caratteristiche naturali. Il prossimo magari tiene di più ma ne vince solo due. Ne vale la pena? Secondo me Matteo ha trovato la sua dimensione e nella nostra squadra l’ambiente ideale. Tra l’altro, avendo un main sponsor cinese, per noi le gare asiatiche sono importanti e un corridore come lui ha grande valore.

Quindi Malucelli al Grande Giro ci può andare? Come la chiudiamo, Claudio?

Sì, ci può andare e se lo meriterebbe anche. Ma deve lavorare in un certo modo. E’ da capire se davvero ne valga la pena, per la squadra… e per lui.

Matteo Malucelli, sprint, XDS-Astana, Langkawi 2025

Meno watt, più aerodinamica. Il nuovo setup di Malucelli in volata

05.10.2025
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Oggi si conclude il Tour de Langkawi e anche se si è ritirato, uno dei protagonisti assoluti è stato Matteo Malucelli. L’atleta della XDS-Astana, purtroppo ha dovuto alzare bandiera bianca a seguito di una caduta avvenuta nel corso della sesta tappa. Una caduta che sul momento sembrava aver avuto conseguenze tremende.

«Ho sbattuto fortissimo la tibia sul manubrio – racconta Malucelli – e si è subito gonfiata tantissimo, non riuscivo ad appoggiarla. Credevo, e me lo diceva anche il medico della corsa, che la gamba fosse spezzata. Invece poi le lastre non hanno evidenziato fratture, ma solo un’enorme contusione. In ogni caso non sarei stato in grado di completare la tappa».

Detto questo, quel che ci ha colpito di Malucelli è stato il suo modo di sprintare: schiacciatissimo e uscendo all’ultimo dalla scia. Il “Malu” è da sempre un corridore molto tecnico, attento ai dettagli (e come potrebbe essere altrimenti, visto che è anche un ingegnere?) e durante questo Langkawi, ma anche in quello dell’anno scorso, non ha vinto tre tappe (e in una ha fatto secondo) per caso. Magari senza il ritiro stavolta il bottino sarebbe stato anche maggiore.

Matteo a terra, assistito dal diesse Renshaw, durante la 6ª tappa del Langkawi (foto Instagram Petronas TdL)
Matteo a terra, assistito dal diesse Renshaw, durante la 6ª tappa del Langkawi (foto Instagram Petronas TdL)
Dunque Matteo, al netto della caduta che fortunatamente è stata meno grave di quanto sembrava, parliamo dei tuoi sprint. Hai cambiato qualcosa nella posizione? Ci sei parso più schiacciato del solito…

Se parliamo di setup della bici non ho cambiato nulla, la bici e le misure sono le stesse che avevo ad inizio anno, però è vero che ho rivisto qualcosina nella posizione della volata. Mi sono accorto che l’aerodinamica vince anche sui watt.

Spiegaci bene, ingegnere!

Ho trovato, anzi ho sperimentato una posizione più aerodinamica con la quale, pur facendo qualche watt in meno, riesco ad essere un po’ più veloce. E alla fine in uno sprint quel che conta è la velocità. Sono consapevole che questa posizione non mi consente di esprimere i miei valori massimi, anche se comunque ci siamo vicini, ma è più efficiente. In poche parole, meglio perdere 20 watt ma andare a 71 all’ora anziché a 70.

E come ci sei arrivato?

Tutto nasce dalle sensazioni che avevo in allenamento. Provando piccole variazioni di posizione, mi sembrava di essere più veloce. Così ho provato più volte, ho iniziato a guardare meglio gli strumenti e stare più schiacciato con le spalle e buttato più avanti in effetti mi dava qualcosa in più in termini di velocità. Invece stando più alto riuscivo a fare più forza, a spingere di più anche in trazione con le braccia, ma perdevo qualcosa ai fini della velocità di punta.

In questa volata si nota come Malucelli sia nettamente più schiacciato rispetto agli altri. Qui la testa era relativamente alta
In questa volata si nota come Malucelli sia nettamente più schiacciato rispetto agli altri. Qui la testa era relativamente alta
Vai avanti…

Ho notato un’altra cosa: la posizione della testa. Appena la abbasso sembra proprio di accelerare, di essere risucchiati dall’aria.

Secondo te di che percentuali di miglioramento parliamo?

Difficile, se non impossibile dirlo. Potrei dire che siamo nell’ordine di un chilometro orario in più, forse anche meno, ma è quello che ti fa vincere o perdere una volata. E’ soprattutto una sensazione di velocità. Al Langkawi per esempio, quando avevo la maglia di leader o quella della classifica a punti, sentivo che era meno aero, che sventolava a certe velocità, e così provi ogni cosa per cercare di migliorare, limare, guadagnare quel mezzo chilometro orario in più. Per esempio metto la radio sul petto e non sulle spalle perché così è più aero.

Noi in effetti, soprattutto nel secondo sprint ti abbiamo visto davvero schiacciato. Come il Cavendish dei tempi migliori. Abbiamo pensato che ne avessi parlato con Anatsopoulos, il tecnico che seguiva Cav e che da qualche tempo è alla XDS-Astana…

No, no… Ho fatto io. A dire il vero già qualche tempo fa avevo provato a fare dei test con il sensore CdA, quello che usano i cronoman, per capirci. Solo che loro eliminano tante variabili facendolo in pista e potendosi mettere su watt prestabiliti. Mi spiego: si mettono a 300 watt con una posizione e vedono a quanto vanno. Poi cambiano qualcosa, si rimettono a 300 watt e se prima andavano a 49 all’ora e poi a 50 vuol dire che quella modifica, che sia di posizione, di materiali o di misure della bici, è giusta. Per noi velocisti è diverso. Ogni sprint richiede uno sforzo massimale e ognuno varia. Magari nel primo faccio 1.312 watt, nel secondo 1.380, nel terzo 1.360… e fare certe valutazioni diventa più complicato. Tanto più che non ho la possibilità di andare in pista.

Un’immagine che ritrae Malucelli durante uno sprint in allenamento. Si nota bene la sua posizione bassa e compattissima
Un’immagine che ritrae Malucelli durante uno sprint in allenamento. Si nota bene la sua posizione bassa e compattissima
Altra cosa che abbiamo notato in questi tuoi sprint malesi è il fatto che sei stato parecchio in piedi. Anche prima di lanciare lo sprint finale vero e proprio. E’ così?

Sì, questo perché ho notato che col tempo ho perso un po’ di esplosività. Ho 32 anni, non che sia vecchio, però qualcosa cambia in termini di forza veloce. Stando già in piedi quando ancora sono a ruota fa sì che possa accelerare prima ed essere più pronto anche in termini di riflessi. Però attenzione…

A cosa?

Questa tattica dello stare in piedi prima e più a lungo è possibile attuarla magari in gare come Malesia, Taihu Lake… dove i percorsi sono molto facili. In Belgio o in Europa è molto più complicato se non impossibile. Lì arrivi nel finale che sei già stanco, a tutta. E allora devi risparmiare al massimo ogni grammo di energia e alzarti proprio alla fine.

X-Lab AD9
La X-Lab AD9 di Malucelli. Misure e quote molto ridotte per essere super reattivo
X-Lab AD9
La X-Lab AD9 di Malucelli. Misure e quote molto ridotte per essere super reattivo
Chi era il tuo ultimo uomo in Malesia, perché anche la squadra conta…

Assolutamente conta. In Malesia il leadout era Aaron Gate. Lui ha una buona accelerata, da vero pistard, ma gli serve spazio. Però devo dire che in generale quest’anno ho avuto dei compagni che nel peggiore dei casi mi hanno consentito di arrivare bene all’ultimo chilometro, nei migliori addirittura ai 150 metri. E vuol dire molto. Almeno fin lì ti sei stressato meno, hai sprecato meno energie. Gli altri anni restavo spesso solo ai -4 o -5…

Ultima domanda, Matteo: prima hai detto che le misure della tua X-Lab sono identiche. Ci ricordi la tua taglia?

Uso una bici molto piccola, una 49, una XS (Malucelli è alto 171 centimenti, ndr). E’ rigidissima e attacco da 110 millimetri. Sono compattissimo. Per il resto: ruote da 60 millimetri e 54×11.

I velocisti al Tour? Per Malucelli è una lotta a tre

03.07.2025
5 min
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«Jonathan Milan, Jasper Philipsen e Tim Merlier – ci dice Matteo Malucelli appena accenniamo all’argomento della chiamata – sono i tre velocisti più forti al Tour de France. Le sette volate previste se le spartiranno loro».

La Grande Boucle, che partirà da Lille sabato 5 luglio, non sarà solamente l’ennesimo banco di sfida tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. Il Tour de France è la corsa a tappe più importante al mondo e di conseguenza diventa il palcoscenico sul quale ammirare i migliori ciclisti al mondo, qualsiasi siano le loro caratteristiche tecniche. 

secondo Malucelli la vittoria di tappa del Delfinato è un segnale molto positivo per Milan
secondo Malucelli la vittoria di tappa del Delfinato è un segnale molto positivo per Milan

Milan e la forza del team

Partiamo parlando di Jonathan Milan. Il velocista della Lidl-Trek arriva al Tour de France per la prima volta nella sua carriera. Un avvicinamento curato nei minimi dettagli e forte delle buone risposte arrivate dal Giro del Delfinato. Malucelli e Milan si sono incrociati al campionato italiano: vero che lui come tutti gli altri si è fatto mettere nel sacco da Conca e dalla Swatt Club, ma i segnali visti sono positivi. 

«Milan sta andando fortissimo – prosegue Malucelli – al Delfinato non è arrivato in una super condizione e ha fatto fatica. Però è stato giusto così, in una gara del genere non devi presentarti al 100 per cento. Anzi, meglio arrivare con qualcosa da migliorare. In altura ha lavorato tanto quindi ha perso qualcosa nello sprint secco e una corsa come il Giro del Delfinato serve per ritrovare la giusta brillantezza. Ha vinto una tappa e questo è un ottimo segnale. Vero che nella quinta è stato battuto, però dopo tanti chilometri e molti metri di dislivello ci sta. Domenica l’ho visto in azione all’italiano, dopo 230 chilometri aveva ancora gambe e stava molto bene».

«Se avesse avuto la squadra – dice ancora – avrebbe vinto il campionato italiano. Al Tour, Milan si presenta con la formazione più forte: Theuns, Stuyven e Consonni sono affiatati e lavorano benissimo insieme».

Merlier ha dimostrato di poter battere Milan anche in rimonta, come fatto al UAE Tour e alla Gent-Wevelgem
Merlier ha dimostrato di poter battere Milan anche in rimonta, come fatto al UAE Tour e alla Gent-Wevelgem

Merlier, il più forte

Tim Merlier sarà l’uomo veloce della Soudal Quick-Step. La formazione belga si schiererà però a favore di Remco Evenepoel con l’intento di lottare per la classifica generale. Il campione europeo in carica e il nostro Milan si sono scontrati poche volte quest’anno spartendosi però le vittorie in palio. 

«Penso che Merlier – racconta Malucelli – sia il più forte dei tre nomi citati. Lo confermano i numeri e la maglia di campione europeo che porta addosso. Tuttavia al Tour si presenta con una squadra votata ad altri obiettivi. Per vincere dovrà correre sulla ruota di Milan e del treno della Lidl-Trek, facile a dirsi ma molto più difficile a farsi. Tutti vorranno incollarsi al team più forte, anche lo stesso Philipsen.

«L’unico che può battere Milan in un testa a testa è Merlier. Il belga ha la forza per superare Jonathan anche quando è lanciato alla massima velocità. lo ha dimostrato diverse volte. Però senza il supporto dei compagni è difficile arrivare posizionati bene in una volata del Tour de France. Alla lunga questo fattore potrebbe incidere». 

Philipsen e il fattore VDP

Il terzo nome fatto da Matteo Malucelli è quello di Jasper Philipsen, l’unico dei tre ad aver vinto la maglia verde al Tour de France (era il 2023, ndr) e uno sprinter forte. Tuttavia questa stagione non ha sorriso molto al belga della Alpecin-Decuninck che ha conquistato due sole vittorie fino ad adesso. 

«Sicuramente la caduta alla Nokere Koerse – analizza “Malu” – non gli ha fatto bene e ha compromesso la Sanremo e le prime Classiche e semi classiche di primavera. Poi ha raccolto qualcosa, ma non ha brillato. Lui però è uno che al Tour ci arriva sempre pronto e i risultati del Baloise Belgium Tour e del campionato nazionale testimoniano una buona condizione. Lo metto comunque un attimo sotto gli altri due, però dalla sua parte gioca il fattore Van Der Poel. Quando il tuo ultimo uomo è un corridore del genere hai un qualcosa dalla tua parte che gli altri difficilmente possono avere.

«A livello tecnico – conclude Malucelli – Philipsen non ha la forza per superare Milan una volta lanciato, deve sorprenderlo. Lo può fare in un modo solo, a mio avviso, ovvero mettendosi alla ruota di Van Der Poel alle spalle del treno della Lidl-Trek. Ai 300 metri dal traguardo VDP apre il gas e anticipa, in questo modo Milan deve uscire allo scoperto e prendere vento. Ai 150 metri Philipsen lancia la volata e rimane in testa».

Malucelli ha escluso altri velocisti dalla lotta per gli sprint, anche il vincitore della maglia verde lo scorso anno Biniam Girmay
Malucelli ha escluso altri velocisti dalla lotta per gli sprint, anche il vincitore della maglia verde lo scorso anno Biniam Girmay

Tutto equilibrato

«La cosa bella – dice infine Malucelli – è che tutti e tre sono molto forti ma non c’è il velocista capace di annientare la concorrenza. Tutti hanno delle caratteristiche di forza e delle “debolezze” che gli altri possono sfruttare. Non vedo l’ora di guardarli in azione. E a Parigi per me si arriva in volata! E’ una regola non scritta del Tour». 

Velocisti da Giro, velocisti “da Malesia”: il punto con Mazzoleni

15.05.2025
5 min
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Tutto nasce da una frase di Matteo Malucelli, il quale presentando i velocisti del Giro d’Italia, aveva usato l’espressione «velocisti da Malesia», per indicare cioè quegli sprinter puri più idonei a corse solitamente molto veloci, su percorsi più abbordabili. La tappa di ieri con arrivo a Matera ha scavato la netta differenza fra i pochi, Pedersen fra loro, che hanno retto fino al traguardo e quelli che si sono staccati prima.

Il corridore e ingegnere della XDS–Astana aveva anche aggiunto che corridori così avrebbero fatto più fatica a finire il Giro, a mantenere lo spunto veloce su percorsi più duri e in una corsa a tappe tanto lunga. Lui stesso aveva detto che in parte si riconosceva in questa categoria e che per poter affrontare un Giro serviva un compromesso fra tenuta e spunto veloce.

Un aspetto tecnico davvero interessante che abbiamo posto all’attenzione di Maurizio Mazzoleni, capo dei preparatori proprio della XDS–Astana.

Maurizio Mazzoleni, preparatore e sport manager della della XDS-Astana (foto XDS-Astana)
Maurizio Mazzoleni, preparatore e sport manager della della XDS-Astana (foto XDS-Astana)
Maurizio, prendiamo come spunto le parole di Malucelli, il quale in Turchia dopo la sua vittoria ci aveva detto che non avrebbe fatto il Giro perché sarebbe una sofferenza grande per lui. Quindi ci deve essere un velocista che è pronto per un grande Giro? Ed eventualmente, come si può diventarlo?

E’ chiaro che, come avevamo detto a inizio anno, il nostro obiettivo è massimizzare le performance degli atleti in base alle caratteristiche che hanno e metterli nelle condizioni di esprimerle al meglio nelle gare che più gli si addicono. Per questo Malucelli rientra in una valutazione che facciamo utilizzando la nostra esperienza, i nostri dati e anche quelli dell’intelligenza artificiale, mettendo assieme tutto.

Chiarisci meglio…

E’ emerso che il miglior calendario per Malucelli non prevedeva i grandi Giri. Quando si prepara un grande Giro e lo si corre, in quei due mesi si rinuncia ad altre gare che gli si addicono di più. Questo è il punto.

Non si tratta solo della corsa, quindi?

Esatto. Se devo preparare un grande Giro non posso sempre correre. E poi c’è un altro discorso.

Malucelli, qui vincitore della tappa finale del recente Tour of Turkiye, non ha mai preso parte ad un grande Giro
Malucelli, qui vincitore della tappa finale del recente Tour of Turkiye, non ha mai preso parte ad un grande Giro
Quale?

La scelta della lineup per quella determinata competizione. Se si prevede un velocista puro, devi supportarlo con uno, due, anche tre uomini che lavorino per lui. Finalizzare il lavoro vuol dire usare corridori con caratteristiche specifiche. Al tempo stesso sono corridori in meno che potrebbero fare un altro tipo di lavoro. Per Malucelli, la valutazione è rientrata in questo ambito.

Allarghiamo però il discorso, usciamo da Malucelli…

In generale, nel ciclismo il velocista puro è un tipo di corridore che si sta trasformando. Se guardiamo gli ordini di arrivo in certe tappe, come quelle iniziali del Giro, abbiamo visto corridori come Pedersen, Strong, Groves: passano salite che prima certi velocisti non superavano.

E quindi?

E’ un nuovo tipo di sprinter. Sono corridori moderni che passano anche asperità intermedie. Ma sicuramente hanno previsto una preparazione specifica per il grande Giro. Queste qualità sono in parte genetiche, ma sono anche allenabili. Non è precluso che un velocista puro possa fare un grande Giro, ma bisogna considerare che le tappe veramente piatte sono poche: due, forse tre. Le altre occasioni se le devono sudare.

Anche fare gruppetto (qui Dainese, Gaviria e Consonni in una foto del 2023) può non essere scontato nei grandi Giri
Anche fare gruppetto (qui Dainese, Gaviria e Consonni in una foto del 2023) può non essere scontato nei grandi Giri
Sempre prendendo spunto dalle parole di Malucelli, si parlava del recupero. E’ più difficile per uno sprinter?

La struttura fisica di un velocista comporta una maggiore massa muscolare. A livello di tossine e di recupero metabolico, lo sforzo produce più metaboliti e scorie. I tempi di recupero possono essere maggiori, ma fa parte della loro normalità. Gli scalatori hanno meno masse muscolari e un volume aerobico maggiore che gli consente un recupero più efficiente.

Prima hai detto che a uno sprinter puro il Giro non è precluso, ma bisogna lavorarci. Ebbene, come si lavora in questa direzione?

Questa riforma del calendario spinge a considerare l’intera stagione. Non è detto che un professionista debba fare i grandi Giri per forza. Anzi, si stanno promuovendo anche le attività parallele. Noi, per esempio, siamo al Giro d’Italia, ma in maggio facciamo anche tre attività con l’obiettivo punti: le 4 Jours de Dunkerque, il Tro Bro Léon e il Giro d’Ungheria. Bisogna allontanarsi dall’idea che ci siano solo tre grandi Giri. Un atleta può essere completo anche seguendo calendari diversi.

Se una squadra punta forte sul velocista, può avere anche 6 uomini a sua disposizione. Qui l’Astana 2024 per Cavendish al Tour
Se una squadra punta forte sul velocista, può avere anche 6 uomini a sua disposizione. Qui l’Astana 2024 per Cavendish al Tour
Da un punto di vista tecnico, come dovrebbe lavorare uno sprinter per affrontare un grande Giro?

La prima cosa è non snaturarsi: Cavendish ad esempio non lo ha mai fatto. Bisogna arrivare pronti a una competizione importante, ma senza alterare troppo la preparazione. Più si esaspera la parte aerobica, più si rischia di perdere le qualità anaerobiche. E’ sempre un equilibrio delicato. Un velocista puro deve avere comunque un livello minimo per completare tre settimane e non uscire dal tempo massimo. Non è scontato. Anche se oggi le percentuali sono un po’ più generose, resta un rischio. Basta una giornata storta in una tappa dura, e può uscire fuori tempo massimo.

Discorso lineup: tu ci hai parlato di un certo numero di uomini a supporto. Puoi dirci di più?

Gliene servono minimo due per il lead-out, e poi chi lo accompagna nelle tappe più difficili. Come ho detto, da due a quattro uomini se la squadra ha anche altri obiettivi. Se invece si punta tutto sul velocista, possono arrivare anche a sei.

Inizia la rumba dei velocisti. Malucelli punta su Kooij e… Moschetti

11.05.2025
4 min
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Se oggi l’altimetria rischia di essere per loro proibitiva, dalla tappa di martedì a Lecce dovrebbe finalmente aprirsi lo show dei velocisti in questo Giro d’Italia. Su carta, le frazioni dedicate alle ruote veloci sono sette, ma almeno tre di queste gli sprinter dovranno sudarsele fino all’ultimo metro. E una di queste potrebbe essere quella di oggi a Valona.

Del parterre dei velocisti abbiamo parlato con chi di volate se ne intende: Matteo Malucelli, atleta della XDS-Astana che alla corsa rosa non c’è, ma che ha fatto le carte ai colleghi presenti. L’occhio di chi è nel gruppo riesce sempre a dare qualcosa in più.

Matteo Malucelli (classe 1993) ha analizzato per noi il parterre dei velocisti al Giro
Matteo Malucelli (classe 1993) ha analizzato per noi il parterre dei velocisti al Giro
Matteo, iniziamo dall’analisi degli sprinter in gara. Il livello com’è?

E’ vero che, lo dico sinceramente, il livello non è mega galattico. Manca gente come Jasper Philipsen e Jonathan Milan. Secondo me però vedremo degli sprint molto interessanti proprio perché mancano i tre corridori che hanno dominato tutte le volate finora: Philipsen, Merlier e Milan.

Quindi chi vedi come favorito?

Secondo me Olav Kooij è quello che ha un livello un filino più alto degli altri: lo sprinter più “puro” (immagine di apertura in uno sprint contro Bennett, anche lui presente al Giro, ndr). Olav è il più veloce per me. Se Kooij avrà spazio, anche in base a quel che farà Van Aert, sarà un osso duro. Dietro di lui ci sono altri bei velocisti che si giocheranno le tappe. Direi che ci sono 5-6 corridori sullo stesso livello. E poi chiaramente c’è Mads Pedersen che è fortissimo, ma non è uno sprinter puro. E’ qualcosa di più di un velocista (e lo ha dimostrato nella tappa di apertura, ndr).

Chiaro…

E’ cambiata. Il velocista puro come una volta non c’è più o comunque si sta modificando. Però gli uomini davvero veloci ci sono ancora, e quindi sicuramente ci saranno delle belle volate. Kooij, sulla carta, è quello che ha velocità di punta maggiore più veloce. Però…

Però?

Però anche io, in Turchia, pensavo di essere il più veloce e su tre volate ne ho vinta una. Quindi magari il più veloce non lo ero davvero. E’ anche vero che corridori più quotati come Kristoff non ne hanno vinta nemmeno una. Le volate sono sempre un po’ un terno al lotto.

Pedersen non è un velocista puro, ma a Tirana ha dimostrato notevole potenza
Pedersen non è un velocista puro, ma a Tirana ha dimostrato notevole potenza
In ogni caso, mancano pezzi grossi come Philipsen, Merlier, Milan. Non è poco…

E anche Groenewegen. Ma il livello resta buono. E poi bisogna considerare il percorso: in alcune tappe potrà vincere un velocista che ha qualcosa in più. Secondo me Groves e Pedersen sono i corridori che possono passare meglio le salite. E questo darà loro la possibilità di giocarsi più arrivi. E di arrivarci con gambe migliori.

Il percorso lo hai guardato?

Non facendolo non l’ho studiato bene, ma ho visto che di volate piatte ce ne sono poche. Gli arrivi degli sprint arrivano quasi tutti dopo tappe mosse, quindi sarà fondamentale anche la tenuta sugli strappi.

Riassumendo, chi sono gli sprinter più pericolosi?

Come detto, il più puro è Kooij. Poi ci sono Pedersen, Groves, il mio compagno di squadra Kanter, Sam Bennett, Van Aert, Lonardi e Moschetti. Ecco, Matteo secondo me una tappa la vince.

Cosa ti porta a dire questo su Moschetti?

Perché è partito bene ed è forte. E’ sempre stato forte. Lo conosco, ha trovato la squadra giusta e le motivazioni giuste. Quando un velocista comincia a vincere prende fiducia. E’ questione di equilibrio. Una tappa al Giro se la merita e sarei contento per lui se dovesse riuscirci.

Matteo Moschetti ha già vinto 4 corse quest’anno: per Malucelli ha ottime possibilità di conquistare una tappa in questo Giro
Matteo Moschetti ha già vinto 4 corse quest’anno: per Malucelli ha ottime possibilità di conquistare una tappa in questo Giro
E di Lonardi invece cosa ci dici? E’ uscito dalla Turchia con la maglia verde…

E’ quello il suo problema, tiene troppo in salita! Gliel’ho detto: «Ma perché vai così forte in salita? Magari potresti essere più veloce se risparmiassi un po’». E lui mi ha risposto che lo sa, che deve cercare di essere più potente per i finali. In generale però Lonardi va forte e la maglia verde di miglior sprinter lo dimostra. E’ costante. Ma la coperta è corta: se migliori in salita, perdi qualcosa in volata. Bisogna trovare la giusta combinazione. Questo vale per lui come per tanti altri.

Questo equilibrio è davvero delicato nel ciclismo moderno…

E’ così. Bisogna fare delle scelte e la squadra deve esserne consapevole. Il calendario deve essere programmato in funzione delle tue caratteristiche. La squadra te lo deve cucire addosso anche con gli altri compagni. Se vai al Giro d’Italia non puoi essere un velocista da Tour of Langkawi, per capirci. Perché il Giro non lo finisci, fai fatica.

C’è qualche altro nome da tenere d’occhio?

Beh, c’è Luca Mozzato, anche se quest’anno si è visto poco. C’è Milan Fretin che è stata una bella sorpresa. E poi bisogna capire Casper Van Uden. Però, sinceramente, in Turchia non è che abbia brillato.