La rivincita di Philipsen e la maglia verde è di nuovo in gioco

22.07.2026
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VOIRON (Francia) – Per capire quanto possa pesare una vittoria al Tour de France rivolgetevi direttamente a Jasper Philipsen. Il belga della Alpecin-PremierTech trova la vittoria di tappa in una delle ultime occasioni a disposizione dei velocisti. Arrivare però sul traguardo di Voiron non è stato semplice, perché oggi i passisti e i cacciatori di tappe hanno cercato in tutti i modi di far fuori i velocisti. Ci sono riusciti, in parte, ma alla fine la voglia di vincere di Philipsen e della Alpecin-Premier Tech ha avuto la meglio. Siamo così a parlare di una corsa alla maglia verde aperta, con appena sette punti di distacco tra Mads Pedersen e Jasper Philipsen

«Vincere oggi è stato qualcosa di speciale – racconta Philipsen – perché si allunga la mia striscia di vittorie al Tour de France (questo è il quinto anno di fila in cui il belga vince almeno una tappa, ndr). Riuscire a vincere qui sembra semplice se le cose vanno bene, ma appena girano nel senso opposto diventa davvero dura. Per un corridore come me si tratta di avere cinque o sei occasioni in tutta la corsa, non è semplice cogliere quella giusta».

Jasper Philipsen, Tour de France, Voiron, vittoria, Alpecin-Premier Tech
A Voiron, Jasper Philipsen ha trovato la tanto agognata vittoria in questo Tour de France
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A Voiron, Jasper Philipsen ha trovato la tanto agognata vittoria in questo Tour de France

Tutto (sembrava) perduto

Fino al traguardo volante di Colombe, a 26 chilometri dall’arrivo, la tappa sembrava in mano a Mads Pedersen e ai suoi compagni di avventura in fuga. Poi un attacco di Jasper Stuyven ha scombussolato tutto, gli altri cinque attaccanti si sono rialzati e da dietro sono piombati gli inseguitori. Tra loro c’era Jasper Philipsen, che è rimasto a metà strada per tanti chilometri, con le occasioni di vittoria che sembravano sfumare metro dopo metro

«Si è tratta di una tappa davvero dura – continua il belga – ci sono stati diversi scenari durante tutta la giornata. Sono rimasto per molto tempo tra i fuggitivi e il gruppo, pensando che fosse finita. Non avevo un buon segnale radio e le comunicazioni erano poco chiare. La squadra però era accanto a me, pronta. Abbiamo lavorato alla grande e nel finale mi hanno sostenuto molto. Van Der Poel è stato ancora una volta fondamentale, avere un ultimo uomo come lui è davvero incredibile».

Jasper Philipsen, Tour de France, Voiron, vittoria, Alpecin-Premier Tech
Philipsen con punti conquistati oggi ha riaperto la lotta per la maglia verde
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Philipsen con punti conquistati oggi ha riaperto la lotta per la maglia verde

Ritrovarsi

Philipsen parla e si vede che si è tolto dalle spalle un macigno che rischiava di pesare più del dovuto. Quello corso fino ad adesso è stato un Tour de France difficile da leggere per i velocisti, con il belga che non ha mai trovato il colpo di pedale giusto per concretizzare il grande lavoro fatto dai suoi compagni di squadra. 

«La colpa non era del caldo – ammette – ma solo il fatto che non fossi al mio livello. E’ stata dura, difficile anche mentalmente. Ogni giorno cercavo di non dare peso a quello che si vede sui social e di non guardare o leggere articoli a proposito del Tour. Ho vissuto nella bolla insieme ai miei compagni, loro non mi hanno mai lasciato solo e devo ringraziarli tutti».

Punti preziosi

Il traguardo volante di Colombe sembrava aver messo la parola fine alla rincorsa di Philipsen alla maglia verde. Sarà difficile colmare un gap, che per quanto risicato, sorride alla maglia verde attuale: Mads Pedersen. L’onore delle armi è quello che va riconosciuto alla Alpecin e a Philipsen, i quali non si sono mai abbattuti. La fotografia di questa mentalità si racchiude nel tentativo di Emiel Verstynge di togliere punti a Pedersen. Mentre alle loro spalle Quinn Simmons ha fatto lo stesso nei confronti di Jasper Philipsen.

«Difficile pensare che Pedersen non riesca a conquistare qualche punto nelle prossime tappe», analizza freddamente Philipsen. «E’ un corridore più forte di me in salita e sta andando davvero alla grande. Dobbiamo aspettare e vedere, intanto la corsa alla maglia verde è riaperta. Probabilmente Mads riuscirà a conquistare qualche punto, spero solo di arrivare a Parigi con i giochi ancora aperti». 

La rabbia di Mads

Pedersen ha sprecato quasi tutto il lavoro fatto, una volta ripreso il primo tentativo di fuga il danese è stato protagonista di un’azione delle sue. Tutta la forze di cui dispone a spingere sui pedali e manubrio per portare via un gruppetto e avvantaggiarsi. Poi l’azione di Stuyven ha vanificato tutto, il belga della Soudal ha allungato sfruttando un momento favorevole e da lì nessuno ha più tirato fino a quando da dietro i contro attaccanti hanno chiuso. 

«E’ stata una giornata che ci è costata cara – dice stizzito Pedersen – sono molto deluso. Non basta fare bella figura, se poi non porti a casa il risultato tutto passa in secondo piano. E’ stata una pessima giornata, con una grande perdita di punti per la maglia verde. Speravo di chiudere il discorso oggi e invece siamo ancora in gioco. La resa dei conti dovrebbe avvenire a Parigi, anche se spero di trovare qualche punto nelle prossime tappe».

Velocisti, Tour de France 2026, Tim Merlier

Il Tour de France dei velocisti: l’analisi di Martinello

17.07.2026
5 min
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Tim Merlier trova la sua terza vittoria di tappa in questo Tour de France, lo fa sul traguardo Chalon-sur-Saone al termine di una volata ben più delineata rispetto a quella dell’altro giorno, vinta da Waerenskjold a Nevers. Il gruppo le ha provate tutte per far saltare il banco dei velocisti, ma oggi l’occasione era troppo ghiotta per lasciarla scivolare via. Volata è stata, con Jasper Philipsen che continua il suo periodo negativo nonostante la Alpecin-PremierTech abbia preso in mano la situazione all’ultimo chilometro. Il belga è rimbalzato una volta esposto al vento e per Merlier è stato fin troppo facile saltarlo

Silvio Martinello è la voce tecnica che ha accompagnato il pubblico di Rai Sport in questa volata e nelle tappe precedenti del Tour de France. Insieme a lui abbiamo analizzato lo sprint che ha premiato ancora Merlier e i suoi compagni. 

Jasper Philipsen, Tour de France 2026
Jasper Philipsen ha faticato a trovare la volata giusta in questo Tour de France
Jasper Philipsen, Tour de France 2026
Jasper Philipsen ha faticato a trovare la volata giusta in questo Tour de France

Philipsen spento

Alla flame rouge la Alpecin-PremierTech prende in mano la situazione con il treno pronta a lanciare Jasper Philipsen verso il suo riscatto, ma al momento di fare la volata qualcosa non funziona e il belga si trova ancora a raccogliere i cocci di un Tour stregato. 

«Penso che quello di Philipsen sia un problema di gambe – dice Martinello – non sembra essere nella condizione migliore. Un dettaglio non da poco se poi continua ad intestardirsi nel farsi lanciare in prima posizione. Inoltre Van Der Poel è un corridore eccezionale, ma se ti lascia scoperto a 250 o 300 metri la volata si fa ancora più lunga e difficile».

Merlier e Stuyven

Dall’altra parte c’è un Tim Merlier che può contare su un alleato del calibro di Jasper Stuyven che oltre alle grandi qualità atletiche ha anche una predominanza tattica non indifferente. Lo si era notato già al Giro d’Italia come Stuyven riuscisse a spostare gli equilibri in favore del velocista di riferimento. Alla corsa rosa toccò a Paul Magnier mentre alla Grande Boucle è la volta di Tim Merlier. 

«Merlier sta dimostrando di essere il miglior velocista di questo Tour de France – continua Silvio Martinello – ha vinto tre tappe sempre in maniera pulita. L’unica occasione sprecata è stata quella di Nevers due giorni fa. La sua squadra lavora al massimo e poi ha un alleato del calibro di Stuyven. Anche ieri lo ha portato fuori da una situazione difficile con una tirata magistrale, così come a Bordeaux. Dopo la partenza di Evenepoel, l’arrivo di Stuyven alla Soudal è un ritorno alle Classiche e a questo tipo di tappe».

Kooij e Girmay 

Alle spalle di Tim Merlier e Jasper Philipsen si sono contraddistinti Olav Kooij e Biniam Girmay, con il primo al suo esordio al Tour de France e già capace di vincere una tappa. L’eritreo invece ha collezionato diversi piazzamenti senza tuttavia brillare.

 «Quella della Decathlon CMA CGM – analizza Martinello – è stata una scelta coraggiosa e interessante. Il bilancio del suo primo Tour de France non può che essere positivo, soprattutto grazie alla vittoria di tappa conquistata a Pau. Per il resto ci sono stati due momenti in cui avrebbe potuto raccogliere qualcosa in più, in particolare a Nevers. Lì non ha seguito Cees Bol, altrimenti avrebbe vinto per distacco.

«Girmay – al contrario – prosegue – ha trovato sempre qualcuno di più veloce, non è mai riuscito a tirare fuori la testa. La squadra lo supporta bene, premesso che gli uomini migliori a supporto ce li hanno Alpecin e XDS Astana. Solo che con il passare delle tappe diventa difficile fare la differenza».

Mads Pedersen, Tour de France 2026, Lidl-Trek
Mads Pedersen è lanciato verso la conquista della maglia verde
Mads Pedersen, Tour de France 2026, Lidl-Trek
Mads Pedersen è lanciato verso la conquista della maglia verde

Maglia verde

Il simbolo del primato per i velocisti, che contraddistingue il leader della classifica è saldamente in mano a Mads Pedersen, il quale non ha brillato nelle volate, ma ha una qualità superiore che gli permette di raccogliere punti anche in tappe dove i velocisti puri alzano bandiera bianca. La Lidl-Trek ha già assaggiato il gusto amaro dell’assenza di Stuyven durante il Giro. E’ così che, probabilmente, la squadra tedesca potrebbe aver deciso di giocare un ruolo secondario nelle volate. 

«Hanno provato a cambiare il regolamento dei punti nelle volate – conclude Martinello – ma Pedersen è un martello capace di resistere anche in tappe impegnative. Credo sia il favorito per la maglia verde, soprattutto perché a mio avviso le occasioni per i velocisti sono finite. Rimane Parigi, ma il percorso è impegnativo. Per tutti tranne che per Pedersen, che potrà dire la sua anche nella tappa conclusiva».

Tour de France 2026, Bergerac, Tim Merlier, caldo, acqua

Merlier sfinito, ma che soddisfazione battere Philipsen

12.07.2026
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Ha tagliato il traguardo poi è andato a sedersi sui gradini, evidentemente sfinito. Tim Merlier ha centrato ieri il secondo successo sul traguardo di Bergerac, dopo quello di Bordeaux del giorno precedente e questa volta l’ha fatto partendo da tanto dietro. Per qualche istante a dire il vero ha temuto di non poter dire la sua, ma proprio il ritardo con cui ha lanciato lo sprint gli ha permesso di trovare la velocità giusta per superare tutti. Compreso Philipsen che, uscito ai 200 metri dalla ruota di Van der Poel, ha pensato di avere tutto quello che servisse e invece è finito anche fuori dal podio.

«Mi do un 10,5 su 10 – ha detto Merlier, che già l’anno scorso aveva fatto disperare Milan – perché ho continuato a crederci e non ho mollato. La squadra ha fatto di nuovo un lavoro fantastico. Dopo l’ultima salitella, ero cotto, oggi il caldo mi ha messo a dura prova. Avevo bisogno di un attimo per recuperare e Valentin Paret-Peintre è arrivato al momento giusto con ghiaccio e borracce. Negli ultimi otto chilometri, Stuyven è rimasto calmissimo, sembrava che stesse giocando alla PlayStation. Siamo stati nella posizione perfetta per tutto il tempo, anche se è stata una lotta».

La vittoria di Bergerac è stata la secondo di questo Tour, dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la seconda di questo Tour, per Merlier dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la secondo di questo Tour, dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la seconda di questo Tour, per Merlier dopo Bordeaux del giorno prima

Philipsen, bollenti spiriti

Philipsen è arrivato più nervoso che sfinito e si è infilato nella vasca del ghiaccio senza aggiungere una parola, con buona pace dei giornalisti che si sono affidati ai commenti dei tecnici. Sembrava il giorno perfetto, ma ciò che più ha colpito – visto il risultato per lui deludente – è stata la facilità con cui in una sola curva ai 1.100 metri dal traguardo, Philipsen sia riuscito a passare dalla ventesima alla quinta posizione. Forse se non avesse perso tutto quel terreno nell’impostazione della volata, avrebbe iniziato lo sprint un po’ prima e avrebbe avuto la velocità necessaria per vincere. Resta la sensazione che l’anno iniziato in sordina stenti a decollare.

I fratelli Roodhooft, che guidano la Alpecin-Premier Tech, hanno evidenziato ciò che è andato meglio rispetto alle due volate precedenti. Hanno sottolineato che il treno funziona, dato che come il giorno prima, Philipsen è stato portato nel finale in modo impeccabile. Questa volta uno scarto nel finale ha messo fuori gioco Jonas Rickaert, ma Van der Poel è riuscito a prendere il suo posto in modo impressionante.

«La condizione fisica c’è – ha detto Philip Roodhooft – la potenza c’è. Sappiamo che il Tour dura tre settimane. C’è ancora molta fiducia. La maglia verde è uno dei nostri obiettivi, vogliamo mantenere intatte le nostre possibilità di vincerla. E per questo continueremo a correre in appoggio di Jasper Philipsen».

Il 2022 è stato l'ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l’ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l'ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l’ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen

Le antiche ruggini

Chissà se nelle considerazioni che ciascun corridore fa dentro di sé dovendo esultare per una vittoria o digerire una sconfitta c’è anche il nome di chi ha battuto o chi gliel’ha inflitta. Merlier e Philipsen (32 anni il primo, 28 il secondo) erano i due velocisti emergenti della allora Alpecin-Deceuninck. Anzi, Merlier c’era arrivato un anno prima, nel 2020, quando Philipsen era ancora un corridore della UAE Emirates. Quando però Jasper arrivò alla corte dei fratelli Roodfhooft e loro furono costretti a fare una scelta, puntarono sul più giovane lasciando andare Merlier alla Soudal Quick Step.

Tim non la prese benissimo, ma ha saputo ripagare i nuovi datori di lavoro con un raccolto di 51 vittorie dal 2023 a oggi, incluso un campionato europeo. I numeri di Philipsen sono più bassi: le vittorie infatti sono 40, ma fra esse c’è anche la Milano-Sanremo. Sta di fatto che quando si accende la mischia, i due spesso si cercano.

«Quando ho perso Jasper nell’ultimo chilometro – ha ammesso Merlier dopo la vittoria – sono stato superato da tutte le parti. Si sono quasi scontrati nell’ultima curva, Ackermann e Girmay hanno quasi litigato. E’ stata una volata lunghissima. Ho iniziato a sprintare appena usciti dalla curva a 450 metri dal traguardo.

«Negli ultimi 50 metri non riuscivo più a pedalare, è una volata che rivedrò spesso. Pensavo fosse finita, ma mi sono detto: “Proverò a sprintare per recuperare e puntare al podio”. Alla fine, sono arrivato con una velocità tale che si è trasformato in una tipica volata di Merlier».

Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel

Il sogno verde

In casa Alpecin si consolano col fatto che Philipsen sia riuscito a imporsi nei traguardi intermedi in cui è andato a caccia dei punti per la maglia verde: volate che però hanno poco in comune con quelle in cui si lotta per la vittoria. Resta per il momento defilata la posizione di Mathieu Van der Poel, che per ora rimane nei panni di appoggio per l’amico velocista, in attesa di percorsi più adatti a lui.

Anche Merlier avrebbe il sogno di lottare per la maglia a punti e le due vittorie sono l’incentivo giusto per sognarla. «Mi piacerebbe – ha risposto Merlier – però Mads (Pedersen, ndr) è uno scalatore migliore di me per gli sprint intermedi. Ho sempre sognato di indossare la maglia verde almeno per un giorno, ma per vincerla dovrei cambiare il mio programma di allenamento e anche allora sarebbe difficile competere con Mads».

Ci sono ancora due volate per provarci, ma forse il piacere più sottile gliel’ha dato sentire Philipsen ammettere che al momento l’uomo più veloce del Tour è lui. A tutto il resto ci sarà il tempo di pensare domani…

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert

Lampi di Van der Poel e Van Aert, sale l’attesa del Fiandre

29.03.2026
4 min
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Per qualche chilometro è parso di essere tornati a un paio di anni fa, quando Van Aert e Van der Poel erano i protagonisti indiscussi delle corse del Nord. Prima che arrivasse Pogacar e i rivali si inserivano a rotazione e avevano il nome di Alaphilippe, Bettiol, Van Baarle e pochi altri.

Le strade della nuova In Flanders Field che ha raccolto il testimone della Gand-Wevelgem si sono infiammate al secondo dei tre passaggi sul Kemmelberg e sono esplose grazie a Van der Poel nell’ultima scalata. Il forcing di Mathieu è stato spietato, piegando Vermeersch ma non Van Aert, che ha dovuto stringere i denti ma in cima era con lui. Dopo averlo visto vincere (sia pure a fatica) ad Harelbeke, sapevamo che Van der Poel fosse in forma, la conferma del buono stato di Van Aert è un’ottima notizia e riporta al centro della scena un campione molto atteso.

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917
In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917

Van Aert, bicchiere mezzo pieno

All’arrivo ad aspettare Van Aert c’era anche la famiglia e questo lo ha rimesso di buon umore. Anche perché i 35 chilometri fra la cima del Kemmelberg e l’arrivo di Wevelgem si sono rivelati a loro volta un muro insormontabile. 

«Anche il più grande dei miei figli era deluso, in effetti – ha sorriso Van Aert dopo l’arrivo – ma nel finale mi aspettavo che andasse così. Dietro di noi c’erano ancora troppi gregari, per cui il gruppo si è avvicinato rapidamente. Ho corso bene dal secondo Kemmel, ho avuto buone sensazioni e sono riuscito a seguire anche Mathieu nell’ultimo passaggio. Pensavo che avessimo la vittoria in pugno, ma alla fine non è stato così.

«Abbiamo lavorato bene insieme – ha concluso Van Aert – ma Mathieu si è concesso il lusso di correre in modo un po’ più difensivo nel finale e questo è stato a mio svantaggio. Quando ci ha raggiunto Alec Segaert, pensavo che il podio fosse definito e proseguire interessasse a tutti, ma non è stato così. Sono abbastanza soddisfatto di come ho corso. Il risultato non è stato quello sperato, ma è stata una bella giornata».

Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen

Van der Poel, bicchiere vuoto

Van der Poel forse ha anche giocato, sapendo di avere alle spalle un Philipsen in grande condizione (malgrado la partenza sotto tono). Non significa che sia stato scorretto, ma i suoi cambi sono diventati meno convinti da quando via radio gli hanno comunicato che nel gruppo alle sue spalle viaggiava un altro potenziale vincitore. E poi anche lui ha ammesso di non sentirsi tranquillo ad andare allo sprint contro gli altri due.

«Dopo la fatica di Harelbeke – ha detto – sentivo di non essere al massimo della forma. In squadra abbiamo comunicato bene per tutta la giornata e ci è stato subito segnalato che Jasper (Philipsen, ndr) era ancora fresco, per questo davanti ho pedalato sapendo che sarebbe arrivato.

«Ricevevo istruzioni da dietro – ha confermato – dovevo mantenere il ritmo in modo che anche dietro si continuasse a pedalare. Ammetto che non avevo la freschezza necessaria per stare al passo e così ho corso in modo difensivo rispetto ai miei standard. L’avevo detto in anticipo anche alla squadra. Penso che correre così sia stato l’opzione migliore. E’ stato fantastico per Philipsen chiuderla in questo modo e vincere una corsa che ancora ci mancava».

Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP

Philipsen, bicchiere pienissimo

Philipsen si è mosso come il classico velocista alla Gand. E’ rimasto coperto e si è fatto portare nella scia degli attaccanti, lasciando che la squadra lo lanciasse nella volata che per lui a quel punto è stata quasi un gioco da ragazzi.

«Era da tanto che volevo vincere questa gara – ha detto nell’intervista flash a Sporza – è una vittoria da ricordare. Non avevo mai avuto un ottimo feeling e oggi è stata una scommessa: tutto o niente. E alla fine è andato tutto come speravo. Con Van der Poel in testa avevamo una situazione ideale per la squadra. Ci aveva già detto prima del finale che dopo la fatica di Harelbeke non aveva le gambe migliori, ma è comunque incredibile quello che è riuscito a fare. Sapevo per esperienza che questo era un finale molto difficile».

Manca una settimana al Giro delle Fiandre e alla Pasqua Santa del Belgio. All’appello manca soltanto Pogacar, ma sappiamo per esperienza che non abbia mai avuto grossi problemi a rispondere presente, sfruttando la freschezza degli allenamenti a casa mentre quassù se le stanno suonando di santa ragione. La risalita di Van Aert e la vittoria indiscussa di Vingegaard al Catalunya dicono che la Visma Lease a Bike sta tornando ai livelli cui ci aveva abituato. La primavera annuncia una stagione potenzialmente esplosiva.

Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, Jonathan Milan

Le volate di inizio stagione: Milan il re e dietro Philipsen e Brennan

17.03.2026
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L’ultima volata della Tirreno-Adriatico ci ha regalato la vittoria di Jonathan Milan, con una rimonta a velocità doppia al lato del gruppo guidato da Dylan Theuns. Una risposta alle prestazioni super di Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Filippo Ganna. Il velocista della Lidl-Trek ha concluso una prima parte di stagione che lo lancia verso le Classiche etichettandolo come uno degli sprinter in ottima condizione, probabilmente quello più in forma del gruppo

Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».
Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».

Ma come sono andate le prime volate di stagione, quali segnali ci sono arrivati? Lo abbiamo chiesto a Nicola Minali, ex velocista, vincitore di due Parigi-Tours, sette tappe alla Vuelta, tre tappe al Tour de France e due al Giro d’Italia. Minali oggi lavora con Dmt.

«Milan in questo inizio di stagione – dice Nicola Minali – ha dimostrato di essere al di sopra di tutti quanti gli altri velocisti e magari di poter fare anche qualche errorino. Credo sia una questione di meccanismi, anche perché la Lidl-Trek ha cambiato tanto nel treno delle volate (ce lo ha confermato anche Simone Consonni che il nuovo set ha bisogno di tempo per essere collaudato, ndr). Jonathan Milan ha una potenza fuori dal comune e per questo deve essere lanciato a grande velocità».

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
In questo inizio stagione in pochi gli tengono testa…

Praticamente nessuno, sempre che venga lanciato nel modo corretto. Poi quando si fanno tante volate è normale che ogni tanto si possa sbagliare, come quando mi trovavo a sprintare contro Mario Cipollini. Contro di lui riuscivo a inserirmi soltanto quando commetteva qualche errore e si contavano sulle dita di una mano. 

Quella della velocità del lead out è una particolarità tecnica?

Fa tanto, soprattutto perché stilisticamente Milan pecca un po’ da un punto di vista di posizione in bici, anche se ci ha lavorato tanto e sta migliorando sempre di più. E’ difficile trovare le giuste misure in sella, soprattutto su un fisico così grande come il suo. D’altro canto ha una forza davvero impressionante, si vede che arriva dal mondo della pista

Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Ha un punto debole?

Si vede che da giovane non ha mai fatto il velocista, che lo hanno portato a questo ruolo “tardi”. Rispetto a ragazzi che sono cresciuti con quell’impostazione paga dal punto di vista dello stile e tecnico. Poi però spinge sui pedali ed è imbattibile, quindi poche chiacchiere. 

Altri nomi di spicco in questo inizio di stagione stanno facendo molta fatica…

Uno come Philipsen, ad esempio, non sta raccogliendo i risultati ma probabilmente sta arrivando con una condizione in costante crescita verso la Sanremo e le Classiche del Nord. Anche perché Philipsen ha dimostrato di poter vincere la Classica di Primavera (vinta nel 2024, ndr). Poi magari quest’anno Milan ci smentirà tutti, anche perché abbiamo visto che sta bene, la Tirreno lo ha dimostrato. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Che differenze ci sono tra i due?

Philipsen è un velocista atipico, a metà tra un corridore come Van Der Poel e Milan. Vince come facevano Zabel e Boonen. Mentre Milan è un velocista puro, potenza e watt da capogiro. 

In questi mesi è spuntato anche Brennan, che alla Kuurne-Brussel-Kuurne ha fatto vedere di essere un passo avanti?

Ha fatto fuori i velocisti con una tattica non sorprendente ma che ha dimostrato il suo stato di forma (come detto da Pietro Mattio, ndr). Direi che sulle pietre si è distinto, facendo una prestazione di gran lunga superiore agli avversari. Anche lui appartiene alla categoria dei velocisti moderni, vince le volate in tappe piatte e allo stesso tempo riesce a tenere su percorsi molto impegnativi. Per la Sanremo è un profilo da non sottovalutare assolutamente.

Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek

Consonni: il treno di Milan e uno sguardo ai rivali

02.03.2026
5 min
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I giorni di Simone Consonni stanno scorrendo tranquilli verso l’inizio della Tirreno-Adriatico, che avverrà da Camaiore il prossimo 9 marzo. Nel frattempo ha avuto modo di smaltire le prime volate e gustarsi i successi ottenuti tra AlUla Tour e UAE Tour insieme al suo capitano Jonathan Milan. Cinque vittorie in dodici giorni di corsa, un bottino niente male per il treno della Lidl-Trek, che quest’anno ha perso due pedine importanti come Stuyven e Hoole. 

«Rispetto alla scorsa stagione – dice scherzando Simone Consonni – siamo in vantaggio sulla tabella di marcia. Alla fine abbiamo vinto cinque delle sette volate disponibili, considerando che in una Milan è caduto direi che siamo a buon punto. A conti fatti l’unica volata persa è stata quella contro Malucelli all’AlUla».

Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Vi aspettavate di partire così forte?

Paradossalmente in gare come quelle che abbiamo fatto, arrivare con una condizione non al massimo è quasi un vantaggio. Un velocista riesce a restare più fresco in quei fuorigiri da pochi minuti. Inoltre siamo partiti, sia in Arabia Saudita che negli Emirati, con il treno al gran completo. 

Tutti chiamati all’appello per spolverare gli ingranaggi…

Esatto, poi al UAE Tour abbiamo inserito una nuova pedina: Max Walscheid. Non era la corsa perfetta per provare il leadout a causa delle strade tanto diverse da quelle che trovi nelle principali corse in Europa. Carreggiata larga, nessun riferimento, insomma è difficile mettere il gruppo in fila prima degli ultimi 700 metri. Però abbiamo gestito bene tutte le situazioni, così come Johnny (Milan, ndr). 

Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Come si è inserito Walscheid?

Bene, io lo conoscevo già perché ho corso con lui alla Cofidis, per due stagioni. Edward Teuns ci ha fatto un anno alla Sunweb. Poi la forza del nostro treno non è tanto la posizione, ma l’intesa che abbiamo. E’ capitato, anche lo scorso anno, di cambiare posizione e svolgere compiti diversi

Quali risposte si cercano nelle prime volate?

Ritrovare quella confidenza tipica di un treno come il nostro. Poi quest’anno per noi era importante partire bene visto che abbiamo perso due corridori come Hoole e Stuyven. Vero che lo “zoccolo duro” rimane, ma cambiare certe dinamiche e meccanismi non è affatto facile. Con cinque vittorie sembra tutto perfetto, tuttavia ci sarà tanto da fare e da lavorare.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
Anche Milan ha detto di essere soddisfatto, ma che all’AlUla e al UAE Tour mancassero i diretti rivali come Philipsen o Merlier. 

Qui vado in controtendenza rispetto a Milan, vincere non è mai scontato. Un esempio è Philipsen all’Algarve, dove ha ottenuto solo piazzamenti. Tutti si aspettano che i velocisti di riferimento riescano sempre a vincere e dominare, ma non è così. 

Che rapporto avete con gli altri velocisti e i loro treni, li osservate? Studiate le loro mosse?

Quando si guarda all’ordine dei partenti sai già quali saranno i velocisti pericolosi e come lavorano, in base anche agli uomini che hanno a disposizione. Ad esempio Merlier è uno che non ama lanciare le volate dalla testa del gruppo, preferisce rimontare, così come Kooj. Philipsen, invece, vuole lanciare lo sprint davanti. 

Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Si cambia l’approccio alla volata o si lavora sempre allo stesso modo?

Noi di base teniamo il nostro modo anche perché siamo una squadra a cui piace imporsi e dettare il ritmo della volata. E’ ovvio che guardiamo le volate degli altri, ma non è una cosa spasmodica. Bene o male sappiamo il tipo di velocista che incontreremo e come si muoverà il suo treno. 

Giriamo la domanda, qual è il treno che ti stimola di più?

Se parliamo di Merlier, lui è uno che fa quasi tutto con Bert Van Lerberghe e a livello di gestione della volata lo porta sempre sul finale. Al contrario il treno della Alpecin con Groves, Rickaert e Van Der Poel lo rispetti. Partendo però dal presupposto, senza voler sembrare altezzoso, che secondo me noi alla Lidl-Trek abbiamo un treno incredibilmente forte. Non in termini di valore assoluto ma di coesione. 

C’è qualcosa che va al di fuori del vostro controllo?

Quando parliamo degli altri treni ti direi il tocco di classe che ha Merlier, un qualcosa che in pochi velocisti hanno. Però sono convinto che la nostra forza sta nel treno ma anche nell’avere il velocista con il tocco di classe migliore, una cosa che aggiunge valore a tutto l’insieme che abbiamo creato. 

Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Qual è il tocco che lo rende tale?

La fame. Milan non parte mai per il secondo posto, in qualsiasi aspetto legato al ciclismo. Ha una voglia di competere incredibile, non c’è mai stata una volta in cui dicesse di non sentirsi pronto o stanco. Capita di non sentirsi al 100 per cento, ma quando poi va in gara non vacilla mai. Vuole vincere, sempre. 

Questa cosa la trasmette anche a voi?

Sì, secondo me ci mette l’asticella sempre più alta, con nuovi obiettivi e vittorie da cercare. Ad esempio, in questo inizio di stagione abbiamo vinto cinque volate su sette, però Milan guarda al fatto di averne perse due. Credo sia anche l’aspetto che rende certi atleti dei trascinatori all’interno del team, ed è una caratteristica che ha anche Mads Pedersen. Loro sono due personaggi che ti fanno fare il salto di qualità alla squadra. Non ci si può girare intorno.

Jasper Philipsen

Philipsen, partenza in sordina. E’ allarme o tutto sotto controllo?

25.02.2026
4 min
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E’ un inizio di stagione meno scintillante del previsto quello di Jasper Philipsen. Il campione belga ha scelto di saltare il primo appuntamento WorldTour, il UAE Tour, preferendo la più “morbida” Volta ao Algarve. Una decisione ponderata con un parterre meno profondo e, almeno sulla carta, maggiori chance di vittoria. Eppure lo sprinter della Alpecin-Premier Tech non ha alzato le braccia e ha disputato un solo sprint vero.

Legittimo allora chiedersi a che punto sia la sua condizione e se gli appelli alla calma della squadra rispecchino davvero la situazione. In Belgio in tanti si sono posti la stessa domanda. Tanto più che da sabato si entra nel vivo con le classiche del Nord e poi diretti fino alla Sanremo.

Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)
Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)

Partenza in sordina

E’ stato lo stesso Philipsen a indicare nell’Omloop Nieuwsblad il primo vero banco di prova della stagione. Come riportato dalla stampa belga, il fiammingo non ha nascosto di considerare l’Omloop una “prima misurazione” della propria condizione, con l’auspicio di trovare il picco di forma solo in seguito. Un approccio graduale, coerente con la sua storia recente: anche in passato Philipsen ha impiegato qualche settimana per carburare, salvo poi esplodere nelle Classiche e nei Grandi Giri.

La scelta di evitare il UAE Tour e di orientarsi verso l’Algarve rientra in questa logica. Meno pressione, chilometraggio controllato, lavoro specifico con il treno e soprattutto un clima più adatto ai belgi, rispetto ai 30 e passa gradi della prova emiratina. Tuttavia in Portogallo le occasioni sono state limitate: tra frazioni mosse e situazioni tattiche complesse, Philipsen ha disputato un solo sprint in condizioni ideali e lo ha chiuso al quarto posto. Non abbastanza per trarre indicazioni definitive, ma sufficiente per alimentare interrogativi. E’ evidente che il belga stia ancora costruendo la condizione, più che finalizzando.

Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno
Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno

Acqua sul fuoco

Il dibattito si è acceso nel dopo Algarve. Dalla squadra hanno invitato a non trarre conclusioni affrettate: le volate mancate non sarebbero il segnale di una crisi, bensì il risultato di dinamiche di corsa poco favorevoli. Il diesse Frederik Willems ha spiegato a Wielerflits: «Non sono preoccupato, questa prima settimana di gare è andata come doveva andare. Jasper è dove doveva essere con la condizione. L’obiettivo non è il risultato immediato ma una crescita verso le Classiche».

In Algarve il belga non ha forzato oltre misura. Nessuna rincorsa disperata, nessun azzardo tattico. Un atteggiamento che può essere letto in due modi: prudenza programmata oppure mancanza di brillantezza. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. E’ noto che Philipsen renda al meglio quando la velocità di base è già elevata e il suo treno riesce a impostare uno sprint lungo e regolare. Ma in Portogallo questo scenario non si è visto, anche perché il treno formidabile guidato da VdP non c’era e anche questo va considerato. Lo stesso Willems ha rimarcato come ci siano stati degli intoppi proprio in relazione al treno, al lavoro condiviso con Kaden Groves.

Insomma è anche difficile valutare davvero lo spunto attuale di Jasper Philipsen. La squadra resta serena. Il lavoro invernale non è stato stravolto e i carichi sono calibrati per arrivare competitivi a marzo. E’ un calendario costruito con precisione, senza picchi anticipati. Ma si sa: questo ciclismo non aspetta nessuno, soprattutto se si è dei campioni e se riveli che non avevi gambe (come è successo nel secondo sprint in Portogallo). In qualche modo certi atleti sono “condannati a vincere”.

Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza
Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza

Niente Fiandre

Il momento della verità è già all’orizzonte. Sabato Philipsen sarà al via della Omloop Nieuwsblad, dove nel 2025 fu terzo, e domenica alla Kuurne-Brussel-Kuurne, corsa di cui è campione uscente. Due gare che offriranno indicazioni più attendibili: muri, vento, selezione naturale. La cosa che pone una riflessione in più però è il fatto che Philipsen neanche quest’anno disputerà il Fiandre. E magari proprio per questo ci si aspettava qualcosa in più. Non solo, ma a dicembre aveva rilanciato sulla Roubaix, ribadendo il sogno di vincerla e i grandi stimoli che gli dà questa corsa.

Il suo calendario fino alla Milano-Sanremo, da qui in poi, ricalca fedelmente quello dell’anno passato. La speranza è ritrovare il Philipsen versione Sanremo 2024, capace di coniugare resistenza e sprint dopo quasi 300 chilometri. Il 2025 fu segnato dalla caduta alla Nokere Koerse, incidente che compromise la preparazione della Classicissima, oltre agli strascichi dell’infortunio al Tour.

Le pressioni crescono. La Alpecin poggia gran parte delle proprie ambizioni su Philipsen e su Mathieu Van der Poel. Se il primo deve ancora accendersi, il secondo resta il faro tecnico e mediatico del team, ma non è ancora sceso in pista dopo il ciclocross. E’ tutto su di loro.

Le prossime due gare diranno se l’avvio in sordina era parte del piano o il preludio a una rincorsa più complessa del previsto. Pensando anche che Milan, Groenewegen, Girmay e Magnier hanno già mostrato i muscoli.

Paul Magnier, Soudal Quick-Step

Raccagni Noviero: uno sguardo da dentro sul talento di Magnier

30.10.2025
6 min
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La prima stagione nel WorldTour per Andrea Raccagni Noviero si è conclusa in Cina, dall’altra parte del mondo. Una trasferta che ha visto i ragazzi della Soudal Quick-Step conquistare cinque delle sei tappe previste, tutte con l’autografo del giovane talento francese Paul Magnier.

Il mese di settembre è stato il periodo di maggior raccolta per il velocista classe 2004, in diciotto giorni di corsa ha conquistato quattordici successi. Dalla Francia alla Cina, passando per Slovacchia e Croazia, Paul Magnier non ha lasciato praticamente nulla agli avversari. Solamente qualche briciola.

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe
Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe

Ricalibrare

Andrea Raccagni Noviero si sta godendo le vacanze in Repubblica Ceca dove da qualche tempo ama passare i periodi di stacco insieme alla fidanzata, atleta di biathlon, e fa il punto su questa prima esperienza tra i grandi del ciclismo mondiale. Una stagione lunga, partita a gennaio dalla terra dei canguri e terminata dieci mesi dopo in Cina

«Come primo anno era iniziato abbastanza bene – racconta – ma non al meglio, nelle gare più impegnative facevo più fatica del previsto. Questo perché a inizio anno la squadra mi aveva consigliato di rallentare un pochino con i carichi e le ore in vista dei tanti impegni. Però abbiamo capito che per performare mi serviva qualche ora di allenamento in più, così nel mese di aprile, dopo la Roubaix, ho cambiato qualcosa. Maggior volume e lavori ad alta intensità per migliorare i valori fuori soglia. In questo modo ho visto un cambio di passo notevole e sono fiducioso in vista del prossimo anno. Dovrei ripartire dall’Australia, dove avrò qualche chance per provare a mettermi in mostra».

La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
Torniamo un attimo indietro sul finale da record di questo 2025…

L’ultima parte di stagione l’ho corsa spesso accanto a Paul Magnier, prima in Slovacchia e poi in Cina. Sulle undici tappe a disposizione ne ha vinte nove, direi che il bilancio è più che positivo. Non c’è stato solo lui, anche perché mentre noi in Cina festeggiavamo con Magnier la squadra ha raccolto successi anche con Tim Merlier ed Ethan Hayter

La cosa impressionante di Magnier è stata la costanza e la facilità nell’inanellare vittorie. com’è correrci insieme?

E’ un ragazzo molto simpatico, ma anche uno capace di trascinare il gruppo. Quando si corre con lui si respira un’aria buona in squadra, certo che vincere aiuta a distendere gli animi ed essere sereni. 

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Magnier e Raccagni Noviero festeggiano la terza vittoria di tappa consecutiva in Slovacchia
In corsa è un leader?

Pur avendo solamente ventuno anni è molto sicuro e determinato, quando c’è lui la strategia è chiara: stare davanti, tenere chiusa la corsa e portarlo allo sprint. In tutto questo Magnier è uno che parla e si fa sentire tanto anche attraverso la radio. Inoltre è sicuro e determinato, ci aiuta a posizionarci e a farci capire quello di cui ha bisogno. Chiaro che non si corre sempre in gestione.

Ci fai un esempio?

Quello che ho descritto prima è la situazione ideale, gara adatta alle sue caratteristiche e che finisce sicuramente allo sprint. Nelle tappe più complicate, come l’ultima al Tour of Guangxi, abbiamo corso in difesa. Il percorso prevedeva uno strappo impegnativo da fare cinque volte, noi abbiamo lavorato per tenere chiusa la gara ma quando la strada saliva dovevamo tenere il suo passo. Nell’ultimo giro si è staccato, io gli sono rimasto accanto e in pianura siamo rientrati. E’ stata una grande fatica, ma poi ha vinto la volata…

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Un segnale forte.

Fa capire che non è solo uno sprinter, ma anche un corridore estremamente resistente. Infatti potrebbe essere adatto alle classiche del pavé, magari non quelle dei muri ma una Omloop Het Nieuwsblad, la Gent-Wevelgem o la Roubaix addirittura. E comunque come velocista Magnier ha dimostrato di essere tra i migliori al mondo, non tra i primi tre, ma non è molto lontano.

Uno di quei tre, Merlier, lo ha in squadra…

Per questo ho detto che Magnier può essere da classiche, in quelle corse Merlier fa fatica, mentre lui no. Allo stesso modo credo che per arrivare al livello dei primi al mondo (Philipsen e Milan, ndr) gli manchi solamente la costanza nello sfidarli. Deve mettersi alla prova. 

Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Tu come ti trovi con lui?

Bene, molto bene. Poi come detto prima, quando si vince così tanto è difficile trovarsi male. Mi piace anche il mio ruolo in gara, che all’inizio doveva essere quello dell’ultimo uomo, poi con il cambio di dieta e ritmo sono diventato il penultimo o anche qualche posizione prima. Magnier ha il suo ultimo uomo di fiducia che è Dries Van Gestel, ma in alcune gare si sono aggiunti al gruppo Lampaert e l’ultimo uomo di Merlier.

Com’è vederli all’opera?

Incredibile, abbiamo tanto da imparare. Alla fine quando conta sono capaci di fare un’accelerazione ai 700 metri dall’arrivo per portare fuori il velocista dal gruppo. Ti chiedi come fanno, ma la risposta è facile: sanno limare benissimo. Noi magari nel finale facciamo dieci minuti di fuori soglia, mentre loro giocano con le posizioni e risparmiano tantissime energie. 

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Jasper Philipsen, Alpecin Deceuninck
Elfstedenronde Brugge, Magnier guarda Philipsen, arrivo al fotofinish, ma la spunta il giovane del Wolfpack
Cosa manca a Magnier per lottare contro i migliori velocisti al mondo?

Pochissimi dettagli, ha dimostrato di avere potenza e forza a volontà. Forse, se devo trovare qualcosa, una posizione più aerodinamica in volata. Se si guarda a uno sprinter come Philipsen, si vede tanta differenza, lui è molto più schiacciato sulla bici rispetto a Magnier. Anche se una volta lo ha battuto, alla Elfstedenronde Brugge a giugno. Quindi penso sia proprio una questione di abitudine.

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon

MyCanyon celebra il Re della velocità Jasper Philipsen

08.10.2025
3 min
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Jasper Philipsen è considerato da tifosi ed esperti come uno dei più forti, se non il più forte, velocista attualmente in circolazione. Quest’anno è riuscito a portare a termine un’impresa davvero straordinaria: conquistare la tappa di apertura del Tour de France e della Vuelta. Due vittorie che gli hanno garantito, almeno per un giorno, il simbolo del primato in entrambe le corse: la maglia gialla al Tour e la rossa a La Vuelta. 

C’è una però una maglia alla quale Philipsen sembra essere particolarmente affezionato. Si tratta della maglia verde che premia il leader della classifica a punti sia della corsa a tappe francese che di quella spagnola. Nel 2023 il campione della Alpecin-Deceunick è riuscito anche a conquistarla portandola fino al traguardo finale di Parigi. 

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha voluto celebrare Philipsen con una Aeroad personalizzata
Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha voluto celebrare Philipsen con una Aeroad personalizzata

Una grafica speciale

Per celebrare il legame di Philipsen con il colore verde, Canyon ha di recente ampliato il programma di personalizzazione MyCanyon, che abbiamo avuto modo di conoscere in anteprima in occasione di una nostra recente visita al nuovo store Canyon di Monaco di Baviera.

MyCanyon offre la possibilità di personalizzare in fase di acquisto la propria Aeroad CFR (al momento il solo modello Canyon interessato dal nuovo programma, ndr) nelle seguenti tre aree di scelta: estetica, fitting e funzionalità. La recente espansione del programma MyCanyon ha previsto un aggiornamento per quel che riguarda l’estetica e il fitting.

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha di recente ampliato il programma di personalizzazione MyCanyon con una nuova colorazione verde, chiamata “Abell”
Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha di recente ampliato il programma di personalizzazione MyCanyon con una nuova colorazione verde, chiamata “Abell”

Estetica “verde”

Per celebrare la passione per la maglia verde di Jasper Philipsen, Canyon ha lanciato una nuova colorazione verde, chiamata “Abell”, per la Aeroad CFR. La nuova colorazione prende il nome dall’astronomo George Abell, scopritore dell’omonima nebulosa planetaria. La costellazione Abell emette un fascio di luce verdastra, ed è stato questo a fornire l’ispirazione per il nuovo design MyCanyon, che richiama le maglie verdi del leader della classifica a punti sia al Tour de France che alla Vuelta.

La nuova colorazione Abell proposta da Canyon utilizza un esclusivo processo di spruzzatura e stampaggio a mano per ottenere l’aspetto di strati profondi sul telaio. Il design fa parte della serie Astro, la prima della collezione Mano di Canyon, ed è da oggi disponibile per chiunque lo desideri nel configuratore MyCanyon.

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Oltre alle classiche pedivelle da 170, 172,5 e 175 millimetri Canyon fornirà anche quelle da 160, 165 e 167,5 millimetri
Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Oltre alle classiche pedivelle da 170, 172,5 e 175 millimetri Canyon fornirà anche quelle da 160, 165 e 167,5 millimetri

Novità per le pedivelle

Oltre alla nuova colorazione, una ulteriore novità riguardale nuove specifiche per la lunghezza delle pedivelle. Una opportunità in termini di componentistica che offre al cliente la possibilità di personalizzare ulteriormente la propria Aeroad CFR al momento dell’acquisto. 

Oltre alle pedivelle da 170, 172,5 e 175 mm, Canyon offrirà ora pedivelle da 160 mm Shimano e pedivelle da 160, 165 mm e 167,5 mm Sram. Le pedivelle Shimano da 165 mm e Sram da 162,5 mm saranno disponibili invece entro la fine del mese di novembre.

Canyon