In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert

Lampi di Van der Poel e Van Aert, sale l’attesa del Fiandre

29.03.2026
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Per qualche chilometro è parso di essere tornati a un paio di anni fa, quando Van Aert e Van der Poel erano i protagonisti indiscussi delle corse del Nord. Prima che arrivasse Pogacar e i rivali si inserivano a rotazione e avevano il nome di Alaphilippe, Bettiol, Van Baarle e pochi altri.

Le strade della nuova In Flanders Field che ha raccolto il testimone della Gand-Wevelgem si sono infiammate al secondo dei tre passaggi sul Kemmelberg e sono esplose grazie a Van der Poel nell’ultima scalata. Il forcing di Mathieu è stato spietato, piegando Vermeersch ma non Van Aert, che ha dovuto stringere i denti ma in cima era con lui. Dopo averlo visto vincere (sia pure a fatica) ad Harelbeke, sapevamo che Van der Poel fosse in forma, la conferma del buono stato di Van Aert è un’ottima notizia e riporta al centro della scena un campione molto atteso.

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917
In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917

Van Aert, bicchiere mezzo pieno

All’arrivo ad aspettare Van Aert c’era anche la famiglia e questo lo ha rimesso di buon umore. Anche perché i 35 chilometri fra la cima del Kemmelberg e l’arrivo di Wevelgem si sono rivelati a loro volta un muro insormontabile. 

«Anche il più grande dei miei figli era deluso, in effetti – ha sorriso Van Aert dopo l’arrivo – ma nel finale mi aspettavo che andasse così. Dietro di noi c’erano ancora troppi gregari, per cui il gruppo si è avvicinato rapidamente. Ho corso bene dal secondo Kemmel, ho avuto buone sensazioni e sono riuscito a seguire anche Mathieu nell’ultimo passaggio. Pensavo che avessimo la vittoria in pugno, ma alla fine non è stato così.

«Abbiamo lavorato bene insieme – ha concluso Van Aert – ma Mathieu si è concesso il lusso di correre in modo un po’ più difensivo nel finale e questo è stato a mio svantaggio. Quando ci ha raggiunto Alec Segaert, pensavo che il podio fosse definito e proseguire interessasse a tutti, ma non è stato così. Sono abbastanza soddisfatto di come ho corso. Il risultato non è stato quello sperato, ma è stata una bella giornata».

Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen

Van der Poel, bicchiere vuoto

Van der Poel forse ha anche giocato, sapendo di avere alle spalle un Philipsen in grande condizione (malgrado la partenza sotto tono). Non significa che sia stato scorretto, ma i suoi cambi sono diventati meno convinti da quando via radio gli hanno comunicato che nel gruppo alle sue spalle viaggiava un altro potenziale vincitore. E poi anche lui ha ammesso di non sentirsi tranquillo ad andare allo sprint contro gli altri due.

«Dopo la fatica di Harelbeke – ha detto – sentivo di non essere al massimo della forma. In squadra abbiamo comunicato bene per tutta la giornata e ci è stato subito segnalato che Jasper (Philipsen, ndr) era ancora fresco, per questo davanti ho pedalato sapendo che sarebbe arrivato.

«Ricevevo istruzioni da dietro – ha confermato – dovevo mantenere il ritmo in modo che anche dietro si continuasse a pedalare. Ammetto che non avevo la freschezza necessaria per stare al passo e così ho corso in modo difensivo rispetto ai miei standard. L’avevo detto in anticipo anche alla squadra. Penso che correre così sia stato l’opzione migliore. E’ stato fantastico per Philipsen chiuderla in questo modo e vincere una corsa che ancora ci mancava».

Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP

Philipsen, bicchiere pienissimo

Philipsen si è mosso come il classico velocista alla Gand. E’ rimasto coperto e si è fatto portare nella scia degli attaccanti, lasciando che la squadra lo lanciasse nella volata che per lui a quel punto è stata quasi un gioco da ragazzi.

«Era da tanto che volevo vincere questa gara – ha detto nell’intervista flash a Sporza – è una vittoria da ricordare. Non avevo mai avuto un ottimo feeling e oggi è stata una scommessa: tutto o niente. E alla fine è andato tutto come speravo. Con Van der Poel in testa avevamo una situazione ideale per la squadra. Ci aveva già detto prima del finale che dopo la fatica di Harelbeke non aveva le gambe migliori, ma è comunque incredibile quello che è riuscito a fare. Sapevo per esperienza che questo era un finale molto difficile».

Manca una settimana al Giro delle Fiandre e alla Pasqua Santa del Belgio. All’appello manca soltanto Pogacar, ma sappiamo per esperienza che non abbia mai avuto grossi problemi a rispondere presente, sfruttando la freschezza degli allenamenti a casa mentre quassù se le stanno suonando di santa ragione. La risalita di Van Aert e la vittoria indiscussa di Vingegaard al Catalunya dicono che la Visma Lease a Bike sta tornando ai livelli cui ci aveva abituato. La primavera annuncia una stagione potenzialmente esplosiva.

Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, Jonathan Milan

Le volate di inizio stagione: Milan il re e dietro Philipsen e Brennan

17.03.2026
4 min
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L’ultima volata della Tirreno-Adriatico ci ha regalato la vittoria di Jonathan Milan, con una rimonta a velocità doppia al lato del gruppo guidato da Dylan Theuns. Una risposta alle prestazioni super di Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Filippo Ganna. Il velocista della Lidl-Trek ha concluso una prima parte di stagione che lo lancia verso le Classiche etichettandolo come uno degli sprinter in ottima condizione, probabilmente quello più in forma del gruppo

Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».
Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».

Ma come sono andate le prime volate di stagione, quali segnali ci sono arrivati? Lo abbiamo chiesto a Nicola Minali, ex velocista, vincitore di due Parigi-Tours, sette tappe alla Vuelta, tre tappe al Tour de France e due al Giro d’Italia. Minali oggi lavora con Dmt.

«Milan in questo inizio di stagione – dice Nicola Minali – ha dimostrato di essere al di sopra di tutti quanti gli altri velocisti e magari di poter fare anche qualche errorino. Credo sia una questione di meccanismi, anche perché la Lidl-Trek ha cambiato tanto nel treno delle volate (ce lo ha confermato anche Simone Consonni che il nuovo set ha bisogno di tempo per essere collaudato, ndr). Jonathan Milan ha una potenza fuori dal comune e per questo deve essere lanciato a grande velocità».

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
In questo inizio stagione in pochi gli tengono testa…

Praticamente nessuno, sempre che venga lanciato nel modo corretto. Poi quando si fanno tante volate è normale che ogni tanto si possa sbagliare, come quando mi trovavo a sprintare contro Mario Cipollini. Contro di lui riuscivo a inserirmi soltanto quando commetteva qualche errore e si contavano sulle dita di una mano. 

Quella della velocità del lead out è una particolarità tecnica?

Fa tanto, soprattutto perché stilisticamente Milan pecca un po’ da un punto di vista di posizione in bici, anche se ci ha lavorato tanto e sta migliorando sempre di più. E’ difficile trovare le giuste misure in sella, soprattutto su un fisico così grande come il suo. D’altro canto ha una forza davvero impressionante, si vede che arriva dal mondo della pista

Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Ha un punto debole?

Si vede che da giovane non ha mai fatto il velocista, che lo hanno portato a questo ruolo “tardi”. Rispetto a ragazzi che sono cresciuti con quell’impostazione paga dal punto di vista dello stile e tecnico. Poi però spinge sui pedali ed è imbattibile, quindi poche chiacchiere. 

Altri nomi di spicco in questo inizio di stagione stanno facendo molta fatica…

Uno come Philipsen, ad esempio, non sta raccogliendo i risultati ma probabilmente sta arrivando con una condizione in costante crescita verso la Sanremo e le Classiche del Nord. Anche perché Philipsen ha dimostrato di poter vincere la Classica di Primavera (vinta nel 2024, ndr). Poi magari quest’anno Milan ci smentirà tutti, anche perché abbiamo visto che sta bene, la Tirreno lo ha dimostrato. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Che differenze ci sono tra i due?

Philipsen è un velocista atipico, a metà tra un corridore come Van Der Poel e Milan. Vince come facevano Zabel e Boonen. Mentre Milan è un velocista puro, potenza e watt da capogiro. 

In questi mesi è spuntato anche Brennan, che alla Kuurne-Brussel-Kuurne ha fatto vedere di essere un passo avanti?

Ha fatto fuori i velocisti con una tattica non sorprendente ma che ha dimostrato il suo stato di forma (come detto da Pietro Mattio, ndr). Direi che sulle pietre si è distinto, facendo una prestazione di gran lunga superiore agli avversari. Anche lui appartiene alla categoria dei velocisti moderni, vince le volate in tappe piatte e allo stesso tempo riesce a tenere su percorsi molto impegnativi. Per la Sanremo è un profilo da non sottovalutare assolutamente.

Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek

Consonni: il treno di Milan e uno sguardo ai rivali

02.03.2026
5 min
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I giorni di Simone Consonni stanno scorrendo tranquilli verso l’inizio della Tirreno-Adriatico, che avverrà da Camaiore il prossimo 9 marzo. Nel frattempo ha avuto modo di smaltire le prime volate e gustarsi i successi ottenuti tra AlUla Tour e UAE Tour insieme al suo capitano Jonathan Milan. Cinque vittorie in dodici giorni di corsa, un bottino niente male per il treno della Lidl-Trek, che quest’anno ha perso due pedine importanti come Stuyven e Hoole. 

«Rispetto alla scorsa stagione – dice scherzando Simone Consonni – siamo in vantaggio sulla tabella di marcia. Alla fine abbiamo vinto cinque delle sette volate disponibili, considerando che in una Milan è caduto direi che siamo a buon punto. A conti fatti l’unica volata persa è stata quella contro Malucelli all’AlUla».

Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Vi aspettavate di partire così forte?

Paradossalmente in gare come quelle che abbiamo fatto, arrivare con una condizione non al massimo è quasi un vantaggio. Un velocista riesce a restare più fresco in quei fuorigiri da pochi minuti. Inoltre siamo partiti, sia in Arabia Saudita che negli Emirati, con il treno al gran completo. 

Tutti chiamati all’appello per spolverare gli ingranaggi…

Esatto, poi al UAE Tour abbiamo inserito una nuova pedina: Max Walscheid. Non era la corsa perfetta per provare il leadout a causa delle strade tanto diverse da quelle che trovi nelle principali corse in Europa. Carreggiata larga, nessun riferimento, insomma è difficile mettere il gruppo in fila prima degli ultimi 700 metri. Però abbiamo gestito bene tutte le situazioni, così come Johnny (Milan, ndr). 

Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Come si è inserito Walscheid?

Bene, io lo conoscevo già perché ho corso con lui alla Cofidis, per due stagioni. Edward Teuns ci ha fatto un anno alla Sunweb. Poi la forza del nostro treno non è tanto la posizione, ma l’intesa che abbiamo. E’ capitato, anche lo scorso anno, di cambiare posizione e svolgere compiti diversi

Quali risposte si cercano nelle prime volate?

Ritrovare quella confidenza tipica di un treno come il nostro. Poi quest’anno per noi era importante partire bene visto che abbiamo perso due corridori come Hoole e Stuyven. Vero che lo “zoccolo duro” rimane, ma cambiare certe dinamiche e meccanismi non è affatto facile. Con cinque vittorie sembra tutto perfetto, tuttavia ci sarà tanto da fare e da lavorare.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
Anche Milan ha detto di essere soddisfatto, ma che all’AlUla e al UAE Tour mancassero i diretti rivali come Philipsen o Merlier. 

Qui vado in controtendenza rispetto a Milan, vincere non è mai scontato. Un esempio è Philipsen all’Algarve, dove ha ottenuto solo piazzamenti. Tutti si aspettano che i velocisti di riferimento riescano sempre a vincere e dominare, ma non è così. 

Che rapporto avete con gli altri velocisti e i loro treni, li osservate? Studiate le loro mosse?

Quando si guarda all’ordine dei partenti sai già quali saranno i velocisti pericolosi e come lavorano, in base anche agli uomini che hanno a disposizione. Ad esempio Merlier è uno che non ama lanciare le volate dalla testa del gruppo, preferisce rimontare, così come Kooj. Philipsen, invece, vuole lanciare lo sprint davanti. 

Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Si cambia l’approccio alla volata o si lavora sempre allo stesso modo?

Noi di base teniamo il nostro modo anche perché siamo una squadra a cui piace imporsi e dettare il ritmo della volata. E’ ovvio che guardiamo le volate degli altri, ma non è una cosa spasmodica. Bene o male sappiamo il tipo di velocista che incontreremo e come si muoverà il suo treno. 

Giriamo la domanda, qual è il treno che ti stimola di più?

Se parliamo di Merlier, lui è uno che fa quasi tutto con Bert Van Lerberghe e a livello di gestione della volata lo porta sempre sul finale. Al contrario il treno della Alpecin con Groves, Rickaert e Van Der Poel lo rispetti. Partendo però dal presupposto, senza voler sembrare altezzoso, che secondo me noi alla Lidl-Trek abbiamo un treno incredibilmente forte. Non in termini di valore assoluto ma di coesione. 

C’è qualcosa che va al di fuori del vostro controllo?

Quando parliamo degli altri treni ti direi il tocco di classe che ha Merlier, un qualcosa che in pochi velocisti hanno. Però sono convinto che la nostra forza sta nel treno ma anche nell’avere il velocista con il tocco di classe migliore, una cosa che aggiunge valore a tutto l’insieme che abbiamo creato. 

Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Qual è il tocco che lo rende tale?

La fame. Milan non parte mai per il secondo posto, in qualsiasi aspetto legato al ciclismo. Ha una voglia di competere incredibile, non c’è mai stata una volta in cui dicesse di non sentirsi pronto o stanco. Capita di non sentirsi al 100 per cento, ma quando poi va in gara non vacilla mai. Vuole vincere, sempre. 

Questa cosa la trasmette anche a voi?

Sì, secondo me ci mette l’asticella sempre più alta, con nuovi obiettivi e vittorie da cercare. Ad esempio, in questo inizio di stagione abbiamo vinto cinque volate su sette, però Milan guarda al fatto di averne perse due. Credo sia anche l’aspetto che rende certi atleti dei trascinatori all’interno del team, ed è una caratteristica che ha anche Mads Pedersen. Loro sono due personaggi che ti fanno fare il salto di qualità alla squadra. Non ci si può girare intorno.

Jasper Philipsen

Philipsen, partenza in sordina. E’ allarme o tutto sotto controllo?

25.02.2026
4 min
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E’ un inizio di stagione meno scintillante del previsto quello di Jasper Philipsen. Il campione belga ha scelto di saltare il primo appuntamento WorldTour, il UAE Tour, preferendo la più “morbida” Volta ao Algarve. Una decisione ponderata con un parterre meno profondo e, almeno sulla carta, maggiori chance di vittoria. Eppure lo sprinter della Alpecin-Premier Tech non ha alzato le braccia e ha disputato un solo sprint vero.

Legittimo allora chiedersi a che punto sia la sua condizione e se gli appelli alla calma della squadra rispecchino davvero la situazione. In Belgio in tanti si sono posti la stessa domanda. Tanto più che da sabato si entra nel vivo con le classiche del Nord e poi diretti fino alla Sanremo.

Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)
Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)

Partenza in sordina

E’ stato lo stesso Philipsen a indicare nell’Omloop Nieuwsblad il primo vero banco di prova della stagione. Come riportato dalla stampa belga, il fiammingo non ha nascosto di considerare l’Omloop una “prima misurazione” della propria condizione, con l’auspicio di trovare il picco di forma solo in seguito. Un approccio graduale, coerente con la sua storia recente: anche in passato Philipsen ha impiegato qualche settimana per carburare, salvo poi esplodere nelle Classiche e nei Grandi Giri.

La scelta di evitare il UAE Tour e di orientarsi verso l’Algarve rientra in questa logica. Meno pressione, chilometraggio controllato, lavoro specifico con il treno e soprattutto un clima più adatto ai belgi, rispetto ai 30 e passa gradi della prova emiratina. Tuttavia in Portogallo le occasioni sono state limitate: tra frazioni mosse e situazioni tattiche complesse, Philipsen ha disputato un solo sprint in condizioni ideali e lo ha chiuso al quarto posto. Non abbastanza per trarre indicazioni definitive, ma sufficiente per alimentare interrogativi. E’ evidente che il belga stia ancora costruendo la condizione, più che finalizzando.

Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno
Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno

Acqua sul fuoco

Il dibattito si è acceso nel dopo Algarve. Dalla squadra hanno invitato a non trarre conclusioni affrettate: le volate mancate non sarebbero il segnale di una crisi, bensì il risultato di dinamiche di corsa poco favorevoli. Il diesse Frederik Willems ha spiegato a Wielerflits: «Non sono preoccupato, questa prima settimana di gare è andata come doveva andare. Jasper è dove doveva essere con la condizione. L’obiettivo non è il risultato immediato ma una crescita verso le Classiche».

In Algarve il belga non ha forzato oltre misura. Nessuna rincorsa disperata, nessun azzardo tattico. Un atteggiamento che può essere letto in due modi: prudenza programmata oppure mancanza di brillantezza. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. E’ noto che Philipsen renda al meglio quando la velocità di base è già elevata e il suo treno riesce a impostare uno sprint lungo e regolare. Ma in Portogallo questo scenario non si è visto, anche perché il treno formidabile guidato da VdP non c’era e anche questo va considerato. Lo stesso Willems ha rimarcato come ci siano stati degli intoppi proprio in relazione al treno, al lavoro condiviso con Kaden Groves.

Insomma è anche difficile valutare davvero lo spunto attuale di Jasper Philipsen. La squadra resta serena. Il lavoro invernale non è stato stravolto e i carichi sono calibrati per arrivare competitivi a marzo. E’ un calendario costruito con precisione, senza picchi anticipati. Ma si sa: questo ciclismo non aspetta nessuno, soprattutto se si è dei campioni e se riveli che non avevi gambe (come è successo nel secondo sprint in Portogallo). In qualche modo certi atleti sono “condannati a vincere”.

Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza
Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza

Niente Fiandre

Il momento della verità è già all’orizzonte. Sabato Philipsen sarà al via della Omloop Nieuwsblad, dove nel 2025 fu terzo, e domenica alla Kuurne-Brussel-Kuurne, corsa di cui è campione uscente. Due gare che offriranno indicazioni più attendibili: muri, vento, selezione naturale. La cosa che pone una riflessione in più però è il fatto che Philipsen neanche quest’anno disputerà il Fiandre. E magari proprio per questo ci si aspettava qualcosa in più. Non solo, ma a dicembre aveva rilanciato sulla Roubaix, ribadendo il sogno di vincerla e i grandi stimoli che gli dà questa corsa.

Il suo calendario fino alla Milano-Sanremo, da qui in poi, ricalca fedelmente quello dell’anno passato. La speranza è ritrovare il Philipsen versione Sanremo 2024, capace di coniugare resistenza e sprint dopo quasi 300 chilometri. Il 2025 fu segnato dalla caduta alla Nokere Koerse, incidente che compromise la preparazione della Classicissima, oltre agli strascichi dell’infortunio al Tour.

Le pressioni crescono. La Alpecin poggia gran parte delle proprie ambizioni su Philipsen e su Mathieu Van der Poel. Se il primo deve ancora accendersi, il secondo resta il faro tecnico e mediatico del team, ma non è ancora sceso in pista dopo il ciclocross. E’ tutto su di loro.

Le prossime due gare diranno se l’avvio in sordina era parte del piano o il preludio a una rincorsa più complessa del previsto. Pensando anche che Milan, Groenewegen, Girmay e Magnier hanno già mostrato i muscoli.

Paul Magnier, Soudal Quick-Step

Raccagni Noviero: uno sguardo da dentro sul talento di Magnier

30.10.2025
6 min
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La prima stagione nel WorldTour per Andrea Raccagni Noviero si è conclusa in Cina, dall’altra parte del mondo. Una trasferta che ha visto i ragazzi della Soudal Quick-Step conquistare cinque delle sei tappe previste, tutte con l’autografo del giovane talento francese Paul Magnier.

Il mese di settembre è stato il periodo di maggior raccolta per il velocista classe 2004, in diciotto giorni di corsa ha conquistato quattordici successi. Dalla Francia alla Cina, passando per Slovacchia e Croazia, Paul Magnier non ha lasciato praticamente nulla agli avversari. Solamente qualche briciola.

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe
Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Tour of Guangxi 2025
Tour of Guangxi, Magnier infila il quinto successo in sei tappe

Ricalibrare

Andrea Raccagni Noviero si sta godendo le vacanze in Repubblica Ceca dove da qualche tempo ama passare i periodi di stacco insieme alla fidanzata, atleta di biathlon, e fa il punto su questa prima esperienza tra i grandi del ciclismo mondiale. Una stagione lunga, partita a gennaio dalla terra dei canguri e terminata dieci mesi dopo in Cina

«Come primo anno era iniziato abbastanza bene – racconta – ma non al meglio, nelle gare più impegnative facevo più fatica del previsto. Questo perché a inizio anno la squadra mi aveva consigliato di rallentare un pochino con i carichi e le ore in vista dei tanti impegni. Però abbiamo capito che per performare mi serviva qualche ora di allenamento in più, così nel mese di aprile, dopo la Roubaix, ho cambiato qualcosa. Maggior volume e lavori ad alta intensità per migliorare i valori fuori soglia. In questo modo ho visto un cambio di passo notevole e sono fiducioso in vista del prossimo anno. Dovrei ripartire dall’Australia, dove avrò qualche chance per provare a mettermi in mostra».

La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
La stagione 2026 di Raccagni Noviero dovrebbe partire dall’Australia, come fatto quest’anno all’esordio nel WT
Torniamo un attimo indietro sul finale da record di questo 2025…

L’ultima parte di stagione l’ho corsa spesso accanto a Paul Magnier, prima in Slovacchia e poi in Cina. Sulle undici tappe a disposizione ne ha vinte nove, direi che il bilancio è più che positivo. Non c’è stato solo lui, anche perché mentre noi in Cina festeggiavamo con Magnier la squadra ha raccolto successi anche con Tim Merlier ed Ethan Hayter

La cosa impressionante di Magnier è stata la costanza e la facilità nell’inanellare vittorie. com’è correrci insieme?

E’ un ragazzo molto simpatico, ma anche uno capace di trascinare il gruppo. Quando si corre con lui si respira un’aria buona in squadra, certo che vincere aiuta a distendere gli animi ed essere sereni. 

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Magnier e Raccagni Noviero festeggiano la terza vittoria di tappa consecutiva in Slovacchia
In corsa è un leader?

Pur avendo solamente ventuno anni è molto sicuro e determinato, quando c’è lui la strategia è chiara: stare davanti, tenere chiusa la corsa e portarlo allo sprint. In tutto questo Magnier è uno che parla e si fa sentire tanto anche attraverso la radio. Inoltre è sicuro e determinato, ci aiuta a posizionarci e a farci capire quello di cui ha bisogno. Chiaro che non si corre sempre in gestione.

Ci fai un esempio?

Quello che ho descritto prima è la situazione ideale, gara adatta alle sue caratteristiche e che finisce sicuramente allo sprint. Nelle tappe più complicate, come l’ultima al Tour of Guangxi, abbiamo corso in difesa. Il percorso prevedeva uno strappo impegnativo da fare cinque volte, noi abbiamo lavorato per tenere chiusa la gara ma quando la strada saliva dovevamo tenere il suo passo. Nell’ultimo giro si è staccato, io gli sono rimasto accanto e in pianura siamo rientrati. E’ stata una grande fatica, ma poi ha vinto la volata…

Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Paul Magnier, Andrea Raccagni Noviero Soudal Quick-Step
Il clima in squadra è sempre sereno alle corse, complici i grand successi di questo finale di stagione
Un segnale forte.

Fa capire che non è solo uno sprinter, ma anche un corridore estremamente resistente. Infatti potrebbe essere adatto alle classiche del pavé, magari non quelle dei muri ma una Omloop Het Nieuwsblad, la Gent-Wevelgem o la Roubaix addirittura. E comunque come velocista Magnier ha dimostrato di essere tra i migliori al mondo, non tra i primi tre, ma non è molto lontano.

Uno di quei tre, Merlier, lo ha in squadra…

Per questo ho detto che Magnier può essere da classiche, in quelle corse Merlier fa fatica, mentre lui no. Allo stesso modo credo che per arrivare al livello dei primi al mondo (Philipsen e Milan, ndr) gli manchi solamente la costanza nello sfidarli. Deve mettersi alla prova. 

Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Per Boonen, Paul Magnjer è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche
Magnier è la carta giusta che la Soudal può giocare al tavolo delle classiche?
Tu come ti trovi con lui?

Bene, molto bene. Poi come detto prima, quando si vince così tanto è difficile trovarsi male. Mi piace anche il mio ruolo in gara, che all’inizio doveva essere quello dell’ultimo uomo, poi con il cambio di dieta e ritmo sono diventato il penultimo o anche qualche posizione prima. Magnier ha il suo ultimo uomo di fiducia che è Dries Van Gestel, ma in alcune gare si sono aggiunti al gruppo Lampaert e l’ultimo uomo di Merlier.

Com’è vederli all’opera?

Incredibile, abbiamo tanto da imparare. Alla fine quando conta sono capaci di fare un’accelerazione ai 700 metri dall’arrivo per portare fuori il velocista dal gruppo. Ti chiedi come fanno, ma la risposta è facile: sanno limare benissimo. Noi magari nel finale facciamo dieci minuti di fuori soglia, mentre loro giocano con le posizioni e risparmiano tantissime energie. 

Paul Magnier, Soudal Quick-Step, Jasper Philipsen, Alpecin Deceuninck
Elfstedenronde Brugge, Magnier guarda Philipsen, arrivo al fotofinish, ma la spunta il giovane del Wolfpack
Cosa manca a Magnier per lottare contro i migliori velocisti al mondo?

Pochissimi dettagli, ha dimostrato di avere potenza e forza a volontà. Forse, se devo trovare qualcosa, una posizione più aerodinamica in volata. Se si guarda a uno sprinter come Philipsen, si vede tanta differenza, lui è molto più schiacciato sulla bici rispetto a Magnier. Anche se una volta lo ha battuto, alla Elfstedenronde Brugge a giugno. Quindi penso sia proprio una questione di abitudine.

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon

MyCanyon celebra il Re della velocità Jasper Philipsen

08.10.2025
3 min
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Jasper Philipsen è considerato da tifosi ed esperti come uno dei più forti, se non il più forte, velocista attualmente in circolazione. Quest’anno è riuscito a portare a termine un’impresa davvero straordinaria: conquistare la tappa di apertura del Tour de France e della Vuelta. Due vittorie che gli hanno garantito, almeno per un giorno, il simbolo del primato in entrambe le corse: la maglia gialla al Tour e la rossa a La Vuelta. 

C’è una però una maglia alla quale Philipsen sembra essere particolarmente affezionato. Si tratta della maglia verde che premia il leader della classifica a punti sia della corsa a tappe francese che di quella spagnola. Nel 2023 il campione della Alpecin-Deceunick è riuscito anche a conquistarla portandola fino al traguardo finale di Parigi. 

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha voluto celebrare Philipsen con una Aeroad personalizzata
Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha voluto celebrare Philipsen con una Aeroad personalizzata

Una grafica speciale

Per celebrare il legame di Philipsen con il colore verde, Canyon ha di recente ampliato il programma di personalizzazione MyCanyon, che abbiamo avuto modo di conoscere in anteprima in occasione di una nostra recente visita al nuovo store Canyon di Monaco di Baviera.

MyCanyon offre la possibilità di personalizzare in fase di acquisto la propria Aeroad CFR (al momento il solo modello Canyon interessato dal nuovo programma, ndr) nelle seguenti tre aree di scelta: estetica, fitting e funzionalità. La recente espansione del programma MyCanyon ha previsto un aggiornamento per quel che riguarda l’estetica e il fitting.

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha di recente ampliato il programma di personalizzazione MyCanyon con una nuova colorazione verde, chiamata “Abell”
Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Canyon ha di recente ampliato il programma di personalizzazione MyCanyon con una nuova colorazione verde, chiamata “Abell”

Estetica “verde”

Per celebrare la passione per la maglia verde di Jasper Philipsen, Canyon ha lanciato una nuova colorazione verde, chiamata “Abell”, per la Aeroad CFR. La nuova colorazione prende il nome dall’astronomo George Abell, scopritore dell’omonima nebulosa planetaria. La costellazione Abell emette un fascio di luce verdastra, ed è stato questo a fornire l’ispirazione per il nuovo design MyCanyon, che richiama le maglie verdi del leader della classifica a punti sia al Tour de France che alla Vuelta.

La nuova colorazione Abell proposta da Canyon utilizza un esclusivo processo di spruzzatura e stampaggio a mano per ottenere l’aspetto di strati profondi sul telaio. Il design fa parte della serie Astro, la prima della collezione Mano di Canyon, ed è da oggi disponibile per chiunque lo desideri nel configuratore MyCanyon.

Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Oltre alle classiche pedivelle da 170, 172,5 e 175 millimetri Canyon fornirà anche quelle da 160, 165 e 167,5 millimetri
Canyon, Aeroad CFR, MyCanyon
Oltre alle classiche pedivelle da 170, 172,5 e 175 millimetri Canyon fornirà anche quelle da 160, 165 e 167,5 millimetri

Novità per le pedivelle

Oltre alla nuova colorazione, una ulteriore novità riguardale nuove specifiche per la lunghezza delle pedivelle. Una opportunità in termini di componentistica che offre al cliente la possibilità di personalizzare ulteriormente la propria Aeroad CFR al momento dell’acquisto. 

Oltre alle pedivelle da 170, 172,5 e 175 mm, Canyon offrirà ora pedivelle da 160 mm Shimano e pedivelle da 160, 165 mm e 167,5 mm Sram. Le pedivelle Shimano da 165 mm e Sram da 162,5 mm saranno disponibili invece entro la fine del mese di novembre.

Canyon

Giuria severa, Viviani declassato, ma lo spirito è quello giusto

30.08.2025
4 min
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Un’ora circa dopo l’arrivo di Saragozza, la giuria della Vuelta riapre l’ordine d’arrivo e ne toglie Viviani e Coquard, retrocedendoli in 105ª e 106ª posizione. Elia aveva sprintato in testa, fino a cogliere il secondo posto. Il suo spostamento dal centro strada verso il lato sinistro della strada è evidente, ma non è una manovra assassina. Tanto che quando il veronese si accorge di avere accanto Philipsen in rimonta, si raddrizza e il belga riesce a passare. Nelle stesse interviste del vincitore dopo l’arrivo non c’è alcun riferimento alla deviazione di Viviani.

«Abbiamo vinto – racconta Philipsen – quindi non posso lamentarmi. Ho perso i miei compagni di squadra nel finale, ho provato a richiamarli ma nell’ultimo chilometro ormai c’era poco da fare. Così ho dovuto fare da solo. Ho preso la ruota di Bryan Coquard. Mi sentivo le gambe durissime come il cemento, ma sono comunque riuscito a vincere».

Quella di Saragozza è stata l’ultima volata prima della 19ª tappa. Impossibile che la fuga arrivasse
Quella di Saragozza è stata l’ultima volata prima della 19ª tappa. Impossibile che la fuga arrivasse

Uno sprinter corretto

Nel vecchio ordinamento del ciclismo, la cosa si sarebbe fermata lì, anche perché il terzo sul traguardo – Ethan Vernon – aveva scelto di fare la volata dall’altro lato della strada. Dopo l’arrivo il solo sentimento di Viviani era la grande tristezza per l’occasione mancata e il grande lavoro dei compagni.

«Fa male – ha detto Elia – guardi la linea davanti. Senti che è più vicina, sempre più vicina, ma quando c’è in giro un corridore come Philipsen, la corsa non è mai finita sino alla riga. Con lui è molto probabile perdere. Ed è ancora più doloroso con il grande lavoro della squadra, che avete visto. Mi hanno messo nella posizione perfetta, anche se nel finale c’è stata un po’ di confusione. Ho preferito spostarmi su un lato, ma se riguardi questo sprint dopo, puoi affrontarlo in 100 modi diversi e magari vincere. Quando sei lì, devi scegliere e così ho fatto io. Fino a quando ho sentito urlare Philipsen dal lato delle transenne. Non volevo chiuderlo, non è così che vinco le gare. Ci sono andato vicino, quindi spero che nell’ultima settimana si possa fare qualche altra volata».

Viviani ha lasciato spazio a Philipsen, ma la giuria ha ritenuto la deviazione volontaria e l’ha retrocesso
Viviani ha lasciato spazio a Philipsen, ma la giuria ha ritenuto la deviazione volontaria e l’ha retrocesso

La voglia di dimostrare

Dopo lo sprint di esordio di Novara, scambiando qualche messaggio, Viviani aveva detto che quel giorno non ci fosse la possibilità di battere Philipsen e che un secondo posto sarebbe stato un bel risultato. C’era e c’è ancora la voglia di dimostrare che averlo portato alla Vuelta sia stata la scelta giusta.

«Dobbiamo solo essere positivi – dice – e guardare cosa ha fatto la squadra, perché non posso chiedere di più da loro. Sono davvero felice di essere qui, anche se in questi primi giorni ho faticato molto, non c’è da nascondersi, perché è la verità. Ma quando ti avvicini a un obiettivo così importante, significa che sei un atleta serio e che a 36 anni provi ancora a battere il miglior velocista del mondo. Sono sicuramente felice di essere lì e mi dispiace non aver vinto oggi, ma il ciclismo è così».

In un post su Instagram dopo l’arrivo, Viviani è tornato sulla sua manovra nel finale. «Ho cambiato la mia linea? Sì. Perché? Perché come ogni sprinter, quando sei davanti cerchi un lato della strada. Perché non ho scelto il lato sinistro quando ho iniziato lo sprint? Perché davanti a me avevo il mio compagno De Buyst e so che mi avrebbe lasciato spazio. Però non posso prevedere cosa farà il leadout della Alpecin. Per questo ho deciso di spostarmi verso il centro della strada.

«Alla fine ho lasciato che la porta si aprisse a sinistra? Sì, quando ho sentito Philipsen urlare, sapevo che non potevo chiudere questa porta, così mi ha superato nettamente. Hai parlato con la giuria? Sì, ho parlato con il presidente della giuria e mi ha mostrato nel video cosa ho fatto e mi ha spiegato che non posso cambiare la mia traiettoria, anche se alla fine gli ho lasciato lo spazio per passare. Ti dispiace? Sì, mi dispiace per la mia squadra e per i miei compagni di squadra perché meritano un risultato migliore, oggi sono stati incredibili! Ovviamente, congratulazioni a Jasper Philipsen».

Quella di Saragozza era forse l’ultima vera possibilità per i velocisti. Per rivedere un arrivo adatto agli uomini veloci bisognerà aspettare probabilmente la 19ª tappa e poi quella finale di Madrid. Prevedibile quindi che la fuga non sarebbe arrivata e che nel finale ci sarebbe stata alta tensione. Per le prossime dieci tappe, la lotta dei velocisti sarà con il tempo massimo. L’appuntamento sarà forse a Guijuelo.

Un tuffo con Bennati nello spirito della Alpecin-Deceuninck

02.08.2025
5 min
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Con gli occhi ancora pieni della magia del concerto di Jovanotti ai Laghi di Fusine, Daniele Bennati si presta volentieri a parlare di una squadra che se ne è andata dal Tour con tre tappe vinte e la maglia gialla (con due corridori diversi).

La Alpecin-Decenunick dei fratelli Roodhooft non è la squadra più ricca del WorldTour e da quelle vette resta suo malgrado lontana. Eppure nonostante ciò, il suo campione di riferimento e il morale che sa trasmettere ai compagni ne fanno un approdo molto ambito. Vedere Mathieu Van der Poel mettersi al servizio di Philipsen per vincere una tappa al Tour o la Milano-Sanremo fa pensare a ciascun atleta che tutto sia possibile.

«Hanno vinto tre tappe – dice Bennati, l’ex tecnico della nazionale – con Philipsen che si è ritirato dopo tre giorni, sennò magari erano anche di più. Un bottino importante, ma poteva essere sicuramente superiore, anche se poi di volate vere e proprie non ce ne sono state tante».

Secondo Bennati, Philipsen dovrebbe dedicare un monumento a Van der Poel per ogni vittoria che ha propiziato
Secondo Bennati, Philipsen dovrebbe dedicare un monumento a Van der Poel per ogni vittoria che ha propiziato
Da corridore, a Bennati sarebbe piaciuto correre in una squadra così?

Mi è sempre piaciuta, fin dai loro inizi. Nonostante non avessero e non abbiano tutt’ora un budget esagerato, in corsa io li ho sempre visti muoversi molto bene. Se avessi una squadra mia, li prenderei sicuramente come esempio. Chi li dirige è molto bravo, perché sanno cavarsela sempre bene, soprattutto nelle volate. Se guardiamo i singoli e togliamo dal mazzo VdP e Philipsen, non è che ci siano nomi altisonanti, però nel loro caso è l’atteggiamento che fa la differenza.

Il fatto che Van der Poel si metta a disposizione dei compagni può essere un esempio anche per gli altri?

Non è che si limiti a tirare le volate, in certe occasioni lui diventa proprio determinante. Se ripenso alla Sanremo dello scorso anno, alcune tappe al Tour e alle gare più importanti, Philipsen dovrebbe fare un monumento a Van der Poel. E’ chiaro che quando un corridore così ha questa attitudine e si mette a disposizione di un capitano, fa la grande differenza. Chi non vorrebbe un ultimo uomo così? Eppure secondo me fa tutto parte della linea della squadra. Sicuramente però Mathieu è generoso, non pensa solo a se stesso, ma al bene di tutti.

Il fatto che lui abbia firmato a vita forse lo rende ancora più partecipe dei destini della squadra?

Questo sicuramente è un altro aspetto da tenere in considerazione. In qualche modo Van der Poel si sente riconoscente nei confronti della squadra, però anche prima di estendere così tanto il suo contratto non si è mai tirato indietro. A me personalmente piace non solo perché vince, ma perché si mette a disposizione.

Tappa di Chateauroux, Van der Poel e Rickaert in fuga per 173 km tra vento e pianura: azione eroica, ma folle secondo Bennati
Tappa di Chateauroux, Van der Poel e Rickaert in fuga per 173 km tra vento e pianura: azione eroica, ma folle secondo Bennati
Può dipendere da una mentalità di squadra che altrove non hanno?

Chi è in macchina è sicuramente bravo, ma per arrivare a vincere una tappa in fuga come ha fatto Groves, sicuramente alla base c’è proprio una mentalità di squadra. Non ti svegli la mattina e trovi un direttore che ti motiva, c’è un modo di andare in corsa che è tutto loro e che gli permette di cercare una fuga a due per 173 chilometri, a 49,6 di media, arrivando quasi a vincere la tappa.

Azioni belle, magari prive di grande logica, ma splendide…

Un’azione che forse con un finale diverso sarebbe potuta andare in porto. Ci fosse stata qualche curva in più, dietro avrebbero faticato a chiudere. Si sono sciroppati talmente tanti chilometri e hanno accumulato talmente tanta fatica, che forse quel giorno la generosità di Van der Poel è stata anche esagerata. La cosa bella è che Mathieu è un trascinatore per tutto il resto della squadra.

Sembra di capire che tu quella fuga non l’avresti fatta…

Esatto, avrei risparmiato l’energia per vincere qualche altra tappa. Secondo me quel giorno ha raschiato il fondo del barile e poi infatti si è ammalato. Però l’appassionato apprezza queste cose e l’ho apprezzato anch’io. Ha portato con sé Rickaert e voleva regalargli la soddisfazione di un podio, che sportivamente è molto bello.

Groves vince a Pontarlier e diventa uno dei 114 corridori di sempre ad aver vinto almeno una tappa nei tre i Grandi Giri
Groves vince a Pontarlier e diventa uno dei 114 corridori di sempre ad aver vinto almeno una tappa nei tre i Grandi Giri
Anche lui dà la sensazione di cercare sfide che lo divertano, come il suo amico e grande rivale Pogacar. Ogni volta che si scontrano, se ne vedono davvero delle belle…

Soprattutto grazie a Tadej, il ciclismo degli ultimi anni sta diventando più spettacolare. Non penseresti di trovare uno come lui in certe gare del Nord, invece si è buttato prima sul Fiandre e poi sulla Roubaix, scommettendo su se stesso e rendendo quelle gare più spettacolari.

Ci fosse stato Van der Poel nella tappa di Parigi, oltre a Van Aert, Ballerini e Pogacar, ci avrebbero fatto ballare…

Forse sarebbe arrivato da solo. Ma lui non c’era e sono contento che abbia vinto Van Aert, perché aveva un credito con la cattiva sorte e credo che il suo successo sia piaciuto a tutti. Obiettivamente il maltempo ha un po’ falsato l’ultima tappa, la neutralizzazione ha cambiato il finale. Al primo scatto sono rimasti in cinque e se la sono giocata loro.

Ma davvero pedalando con Jovanotti ogni giorno seguivate il Tour?

Assolutamente! E quando facevamo tardi, io piazzavo il telefono sul manubrio e ascoltavamo la cronaca, perché guardare non si poteva. La tappa che ha vinto Milan, la seconda, siamo arrivati che mancavano 4 chilometri all’arrivo e siamo andati davanti alla TV dell’hotel a guardare.

Fra Bennati e Jovanotti l’amicizia è di vecchia data: c’era anche lui nel viaggio dell’artista ai Laghi di Fusine (immagine Instagram)
Fra Bennati e Jovanotti l’amicizia è di vecchia data: c’era anche lui nel viaggio dell’artista ai Laghi di Fusine (immagine Instagram)
Hai scritto belle cose su Lorenzo e la bici.

Ho scritto che la bici non è solo un mezzo di trasporto. E’ un modo di vedere il mondo. E questo viaggio con Lorenzo ne è stata la dimostrazione più bella. E se i ragazzi vogliono fidarsi e lo ascoltano, lui che è un influencer potentissimo, forse davvero qualcosa si può iniziare a cambiare.

Troppi rischi negli sprint intermedi e Philipsen ne fa le spese

08.07.2025
4 min
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Non è facile immaginare la delusione in casa Alpecin-Deceuninck dopo il ritiro di Philipsen. Ci siamo passati pochi giorni fa con Ganna, su cui avevamo appuntato ben più di una speranza, caduto prima di aver dato una forma al grande lavoro. Ma il belga aveva già vinto una tappa, indossato la maglia gialla ed era il detentore della verde: ieri avrebbe certamente lottato per concedersi il bis.

Philipsen è caduto in un traguardo volante, abbattuto da Brian Coquard per una manovra al limite dell’incomprensibile. Il francese della Cofidis prima si è toccato con Laurenz Rex della Intermarché, poi è rimbalzato a centro strada e ha trascinato nella rovina il belga che risaliva per i fatti suoi, preparando la volata sul traguardo a punti. Philipsen è stato trasportato in ospedale e ha riportato la frattura della clavicola e di almeno una costola. Per essere operato, verrà trasferito all’ospedale di Herentals.

«Jasper è stato vittima di una caduta stupida – ha commentato il suo team manager Philip Roodhooft – completamente fuori dal suo controllo. Non voglio puntare il dito contro gli altri due corridori. Le conseguenze per Jasper e la nostra squadra sono particolarmente gravi, ma cosa si può fare? A volte succedono cose brutte».

Philipsen era partito da Dunkerque con la maglia verde, che costituiva il primo obiettivo per la Alpecin
Philipsen era partito da Dunkerque con la maglia verde, che costituiva il primo obiettivo per la Alpecin

La squadra raggelata

La rabbia dei primi momenti ha lentamente lasciato il posto alla rassegnazione. Poteva andare molto peggio e in fondo la clavicola rotta non cancellerà il successo nella tappa inaugurale e la prima maglia gialla.

«Questo smorza l’atmosfera all’interno della squadra – ha detto Mathieu Van der Poel che da Philipsen aveva ereditato il primato – abbiamo iniziato così bene ed è un peccato, soprattutto per Jasper. Sono situazioni molto frenetiche in cui tutti corrono per i punti. In queste tre settimane solo due o tre corridori riusciranno a vincere, ma tutti hanno il diritto di partecipare alle volate. Quando ho visto Jasper seduto a terra, ho capito subito che non stava bene. Ma penso che dovrebbe essere molto orgoglioso di aver vinto la prima tappa e di aver potuto indossare la maglia gialla. Conoscendolo, sarà molto deluso, ma potrà anche concentrarsi rapidamente sul suo prossimo obiettivo. Abbiamo perso il nostro velocista, ma anche il nostro obiettivo per il Tour: dare il massimo per la maglia verde con lui. Oggi (ieri, ndr) abbiamo cercato di ritrovare la concentrazione e di puntare su Kaden Groves, ma si capiva che nessuno di noi fosse davvero sereno».

E’ stato Coquard a colpire Philipsen, ma il francese (pur scusandosi) ha parlato di un incidente
E’ stato Coquard a colpire Philipsen, ma il francese (pur scusandosi) ha parlato di un incidente

Le scuse di Coquard

Coquard ha impiegato un po’ per recuperare la lucidità e spiegarsi. Il francese che per una caduta ha chiuso la tappa fra gli ultimi, ha ammesso l’errore, ma respinto le accuse di essere stato scorretto

«Una giornata dura – ha detto – immaginate quanto sia spiacevole che Philipsen abbia dovuto arrendersi. Non volevo causare una caduta, non volevo correre rischi. Non è stato intenzionale, ma voglio scusarmi con Philipsen e la Alpecin. Non sono cattivo e tantomeno scorretto e alla fine sono caduto anche io nello sprint finale. Ho dolori ovunque, ma vedremo».

Da lui si è presentato inzialmente con propositi bellicosi Jonas Rickaert, compagno di squadra di Philipsen, che poi ha aggiustato il tiro, pur sollevando una corretta osservazione. «Sono andato subito da Coquard – ha detto – per chiedergli cosa fosse successo e lui mi ha detto che non era colpa sua. Era stato solo uno stupido incidente. Ma quando sei settimo o ottavo nella classifica a punti, non dovresti correre rischi totali in una volata intermedia. Capisco che si faccia all’arrivo, anche se a volte è fastidioso assistere a certe scene, ma questo è il Tour, no?».

Oggi potrebbe toccare nuovamente a Van der Poel sul traguardo nervoso di Rouen
Oggi potrebbe toccare nuovamente a Van der Poel sul traguardo nervoso di Rouen

Oggi occasione per VdP

«Stavamo guardando la gara sul pullman – ha raccontato ancora Roodhooft – quando abbiamo visto Jasper cadere e abbiamo capito subito che era una cosa seria. In un attimo siamo passati dall’euforia alla delusione. Jasper è emotivamente devastato e sta soffrendo».

La squadra belga ha un piano di riserva che per molti altri sarebbe quello principale, con Kaden Groves che ha il livello per vincere le volate di gruppo. L’australiano sarà guidato da Van der Poel, che ieri non è riuscito a portarlo oltre il settimo posto, quando però tutti i corridori della Alpecin avevano negli occhi l’immagine di Philipsen che piangeva seduto sull’asfalto. Per loro fortuna, oggi potrebbe essere un altro giorno buono per Van der Poel. Riuscire a vincere in maglia gialla e dedicare il successo all’amico ferito è una di quelle molle che rende l’olandese una bestia selvaggia e imbattibile.