Cronometro olimpica, Velo torna da Parigi con tante speranze

29.03.2024
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Velo è tornato da Parigi con nuove certezze. La trasferta con gli altri cittì per visionare i percorsi di gara, da un lato ha riconfermato le prime impressioni ricavate dopo l’ufficializzazione dei tracciati, dall’altro gli ha dato nuove consapevolezze sulle cronometro del 27 luglio e il tecnico azzurro non ha fatto mistero nelle sue prime dichiarazioni di essere entusiasta di quanto ha visto.

«Non abbiamo potuto girarlo proprio tutto – racconta appena tornato dalla capitale francese – perché alcune strade erano in senso contrario alla circolazione, ma si trattava di dettagli. Un conto poi è quando il percorso lo vedi su carta, un altro esserci sopra. E’ un tracciato per veri specialisti e dico finalmente, perché la gara più importante del quadriennio li metterà di fronte partendo alla pari. Ognuno potrà giocarsi le sue carte in base alle sue possibilità. E’ un percorso molto veloce, con poche curve dove bisogna azionare i freni, ma tutte ampie, per il resto si terranno sempre le mani sulle protesi e ci sarà da spingere. Io confido in una giornata positiva, non lo nascondo».

Ganna in azione alla Tirreno-Adriatico. Tutta la sua stagione è incentrata sull’appuntamento olimpico
Ganna in azione alla Tirreno-Adriatico. Tutta la sua stagione è incentrata sull’appuntamento olimpico
Appena visto il tracciato, hai detto di essere molto fiducioso sulle possibilità di Ganna, è un percorso adatto a lui?

Sicuramente, è ideale per le sue caratteristiche. Poi, è chiaro, all’appuntamento di Parigi bisogna arrivarci al massimo della condizione da ogni punto di vista, ma so che Filippo è uno che ama la responsabilità, che ha la testa sulle spalle e guarda da tempo a quelle due settimane, sia per la cronometro ma anche per la pista. Ha sempre detto che è questo l’obiettivo della sua stagione, vuole due medaglie pesanti ed è consapevole che dovrà essere al top per riuscirci.

Lo scorso anno, tornando da Glasgow, le tue sensazioni erano in netto contrasto con queste…

Io mi arrabbiai molto per il percorso della staffetta, che richiedeva ai corridori acrobazie per rimanere in piedi in curva, ma quello della crono individuale era nei canoni, anche se molto diverso da questo, con la sua salita finale che cambiava completamente le prospettive. Questo invece è un vero percorso da cronometro: come detto, qui si parte alla pari e non ci sono punti specifici dove fare la differenza in base alle proprie caratteristiche. Bisogna solo spingere il più possibile e chi ne ha di più vince.

Il percorso delle cronometro di Parigi, 33 chilometri con partenza e arrivo al Pont Alexandre III
Il percorso delle cronometro di Parigi, 33 chilometri con partenza e arrivo al Pont Alexandre III
Quindi non ci sono punti particolari, anche brevi strappi dove la situazione potrebbe ribaltarsi?

E’ una crono piatta, il dislivello è di 150 metri: non lunghissima, ma da veri passisti. Pippo ha il fisico ideale per quel tracciato, l’unico aspetto importante è che si parta tutti alla pari…

Dopo la crono mondiale 2023 si discusse molto su dove Ganna avrebbe potuto recuperare quei 12” di differenza con Evenepoel. Dove annullarli sul percorso parigino?

A me interessa che i due partano alla pari: a Glasgow non mi andò giù la protesi che Remco aveva sul busto. Le foto la ritraggono benissimo, è come avere una borraccia sul petto che fa vela. Parliamoci chiaro: su percorsi a cronometro dove ci si basa tantissimo sull’aerodinamicità, anche una piccola differenza può essere decisiva. La regola c’era, ma l’Uci non la fece rispettare, anche gli inglesi protestarono. Da allora so che le regole sono diventate più stringenti e non credo che a Parigi il belga potrà fare lo stesso, è chiaro comunque che saremo attentissimi a ogni particolare.

A Glasgow la carenatura anteriore (sul petto) di Evenepoel ha fatto molto discutere
A Glasgow la carenatura anteriore (sul petto) di Evenepoel ha fatto molto discutere
Un percorso simile secondo te a chi si adatta maggiormente?

Ai passisti puri, a gente abituata a prendere aria, quindi a corridori che hanno anche un certo fisico dalla loro, ma più che fisicamente io metterei l’accento sull’aspetto psicologico perché serve gente che sappia reggere la pressione. Chiaramente non so ancora chi affiancherà Ganna, dovrà comunque essere uno dei tre chiamati da Bennati a gareggiare nella successiva prova in linea.

E per quanto riguarda le ragazze? Tutti abbiamo ancora negli occhi le immagini della stupenda prestazione della Guazzini ai mondiali di Woollongong, quarta assoluta e prima U23, è un percorso che si adatta alle sue caratteristiche?

Sì, su Vittoria possiamo dire le stesse cose che abbiamo detto per Ganna. Anche lei ha grandi ambizioni per l’intera trasferta parigina: pensa fortemente alle possibilità del quartetto azzurro su pista ma vorrà farsi trovare pronta anche per la cronometro. La vedo molto motivata, ha messo finalmente da parte tutte le remore e le difficoltà della caduta dello scorso anno, si sta preparando come si deve e nelle gare disputate lo ha fatto vedere. Per le ragazze avremo purtroppo un solo posto a disposizione e Vittoria sa che deve guadagnarselo: la scelta sarà ancora più difficile.

Guazzini sul podio di Wollongong 2021. Quel risultato ha aperto scenari olimpici ricchi di speranze
Guazzini sul podio di Wollongong 2021. Quel risultato ha aperto scenari olimpici ricchi di speranze
Vedendo il tracciato di persona, ti sei fatto un’idea di che rapporti andranno usati?

Questo è un aspetto che poi si deciderà con i ragazzi al momento, dovremo valutare bene anche le condizioni del vento in quella data giornata, considerando anche che si tratta di un percorso classico di andata e ritorno. Io credo comunque che non ci di discosterà molto dall’utilizzo del 58.

Ritorno a Parigi, Bennati inizia l’avvicinamento olimpico

21.03.2024
7 min
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Per raccontare lo spirito con cui Daniele Bennati ha vissuto il sopralluogo sul percorso di Parigi, basti sapere che finite le prove sulle strade olimpiche, il cittì della nazionale ha salutato Velo e Sangalli, con cui ha compiuto il viaggio, ed è andato a pedalare sul circuito dei Campi Elisi che nel Tour del 2007 gli regalò la gloria sportiva.

«Devo dire – ammette il toscano – che all’inizio ero un po’ preoccupato di girare in bici col traffico aperto. Invece, nonostante questo, Parigi offre la possibilità di farlo. Tanta gente pedala e sul bordo delle vie c’è sempre una piccola pista ciclabile che puoi fare in ogni direzione. Devi stare attento, però puoi andare in bici ed è veramente spettacolare. E a me ha fatto un effetto bello, ma strano. A Parigi sono tornato altre volte, però mai avrei pensato di pedalarci ancora. Così martedì quando abbiamo finito le ricognizioni ho detto ai ragazzi che sarei tornato sul circuito degli Champs Elysées. L’ho fatto da me, tranquillo. Mi sono anche emozionato, mi sono sentito quasi uno scemo, però è veramente bello, bello, bello».

Il 29 luglio del 2007, Bennati conquista a Parigi il traguardo degli Champs Elysées
Il 29 luglio del 2007, Bennati conquista a Parigi il traguardo degli Champs Elysées

Tre tecnici alla scoperta dei percorsi delle prossime Olimpiadi: lunedì, martedì e mercoledì e oggi si rientra. Marco Velo per le crono (che si correranno il 27 luglio), Bennati e Sangalli per le prove su strada degli uomini e delle donne (in programma rispettivamente il 3 e 4 agosto). Se ne parlava da tempo, si sono fatti ragionamenti su nomi e attitudini: adesso almeno ci sono dati oggettivi su cui ragionare. Bennati racconta, è notte fonda.

Come si è svolto il sopralluogo?

Abbiamo fatto le cose al contrario. Prima siamo andati a vedere le crono con Marco Velo, mentre l’indomani abbiamo fatto il circuito finale, con i due tratti di innesto nel circuito e poi il pezzettino che porta all’arrivo. Ho fatto due giri del percorso e dal punto di vista paesaggistico fare per due volte Montmartre è abbastanza complicato, però bello e veramente emozionante. L’arrivo sul Pont d’Iena è spettacolare. Alzi lo sguardo e hai davanti la Tour Eiffel.

Invece dal punto di vista tecnico?

Martedì abbiamo visto il circuito finale, mentre ieri siamo andati sui tratti in linea e diciamo che non è stato semplice, visto che sono 225 chilometri. Non li abbiamo fatti tutti, abbiamo tagliato qualche passaggio, però sono andato a vedere tutte le cotés. Diciamo che non sono impossibili e le strade sono prevalentemente buone. E’ chiaro che in 225 chilometri, ogni tanto si passa in qualche paesino, con strade un po’ più strette. E’ la classica pianura francese, ci sono delle salite e altre che magari non sono segnalate, ma la strada sale ugualmente.

Se il tratto in linea è lungo 225 chilometri, vuole dire che la maggior parte della corsa non sarà in circuito…

Se ci pensi, 225 chilometri in linea sono tanti. Quando poi arrivi a Parigi, fai per due volte questo circuito con tre volte la salita di Montmartre e altri due “zampellotti”. Uno è quasi un “chilometrino” al 5-6 per cento e l’altro è un po’ più breve. Insomma, dal punto di vista altimetrico non è una corsa impossibile, però neanche la Sanremo lo è e si sa come va a finire. Sicuramente la differenza verrà dal chilometraggio e dal fatto che per le Olimpiadi partono in 80, quindi come gara sarà completamente diversa da una classica.

Il percorso degli uomini a Parigi si snoda per 225 chilometri fuori città e propone due giri del circuito finale
Il percorso degli uomini a Parigi si snoda per 225 chilometri fuori città e propone due giri del circuito finale
In quei 225 chilometri iniziali e solo pochi corridori in gara, rischi che se non c’è qualcuno che prova a tenere il gruppo cucito, dopo un po’ saranno tutti sparpagliati.

Infatti da metà percorso in poi, potrebbe diventare una corsa individuale. E’ quasi incontrollabile, difficile da interpretare. Noi saremo in tre, ma gli altri ne hanno quattro, mica 12… Sinceramente, per come interpretano le gare in questo ciclismo, se c’è Pogacar o Van der Poel, scommetto quello che volete che all’ultimo giro non arrivano 20 corridori. Non lo so, si dovrebbe venire a creare una situazione che magari due o tre nazionali decidono di controllare la corsa, ma fino a quando possono farlo? Fino a Parigi? Dovrebbero esserci tre corridori che tirano per 225 chilometri, la vedo un po’ surreale. Significherebbe che correndo in quattro, dovrebbero esserci nazioni che portano un uomo solo per fare quel tipo di lavoro.

E’ da escludere?

Sarà una gara difficile da interpretare. E’ sicuramente una gara estenuante, perché se dopo metà o anche prima ne rimangono 30-35, non so come si gestiscono 280 chilometri. Visto come sono come interpretano le gare adesso, allacciamoci le cinture…

E se a Parigi arrivano in pochi, si finisce allo sprint oppure la salitella di Montmartre può essere un trampolino per arrivare da soli?

Non è un muro di Grammmont o almeno è un muro di Grammont molto più dolce, diciamo come la prima parte fino all’inizio del tratto veramente duro, che a Parigi non c’è. Sono 900 metri con pendenza massima del 9 per cento. Però l’ultima volta lo fai dopo 270 chilometri e una fiammata di quei corridori più forti farebbe male. Con 5-6-7 secondi, si può pensare di arrivare. Non dovrebbe essere tanto caldo. Per le statistiche che ci ha fornito il CONI e che ho guardato, ad agosto la temperatura di Parigi può variare da 18 e 33 gradi, quindi è molto variabile. In questi giorni era particolarmente caldo, per esempio. Sono arrivato in certe tappe di fine Tour che non era caldo come ieri. 

Che effetto fa a pensare di essere al lavoro per preparare le Olimpiadi?

Fa effetto! Io non sono mai riuscito a farle da corridore, quindi poterle fare da tecnico e guidare la nazionale italiana già da adesso è una grande emozione. Solo il fatto di aver preparato la valigia, averci messo la maglia, la bici, le telecamere, la GoPro e partire con gli altri tecnici… Mi sento già nel clima olimpico, anche se non l’ho mai vissuto in prima persona. Con gli stradisti non saremo al Villaggio, ain un hotel dalle parti di Versailles. Al Villaggio andranno i cronoman.

La Porta dei Leoni, accesso al Museo del Louvre: si passa anche di qui
La Porta dei Leoni, accesso al Museo del Louvre: si passa anche di qui
A Bennati corridore questo percorso sarebbe piaciuto?

Sarebbe stato un percorso veramente molto adatto alle mie caratteristiche, è molto veloce. Per fare un confronto con il mondiale di Glasgow dello scorso anno, che era tutto un rilanciare, qui nel finale lo fai davvero poco. Diventa un percorso fatto ad altissime velocità e la regola è sempre la solita: ci vogliono grandi gambe e grande condizione. Credo che le ultime Olimpiadi abbiano confermato il fatto che se un grande corridore esce bene dal Tour, diventa difficile da battere. Però ad esempio Van Aert e Alaphilippe faranno il Giro ed è pensabile che arriveranno comunque bene. Ci sono questi tre nomi da trovare, diciamo che adesso ho le idee un po’ più chiare.

Poche cronometro in calendario. Velo, come sceglierai?

09.03.2024
5 min
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Il calendario internazionale, così com’è concepito, offre davvero poche occasioni per gli specialisti delle cronometro e questo rappresenta per il cittì azzurro Marco Velo un grande problema. Qualcuno potrà pensare che avendo pochissimi posti a disposizione per le gare titolate (alle Olimpiadi ancora meno, due uomini e una donna) sia un problema relativo, ma non è così. C’è da considerare intanto che cronometro degne di questo nome dal punto di vista del chilometraggio sono pochissime, racchiuse solamente nei grandi Giri. E che poi, se scendiamo di categoria, la situazione diventa ancora più complicata.

Il cittì Velo insieme a Ganna. Con lui il programma preolimpico è già stato stabilito
Il cittì Velo insieme a Ganna. Con lui il programma preolimpico è già stato stabilito

Il tema è delicato e Velo lo affronta esaminando tutte le varie situazioni, partendo proprio dalle difficoltà legate alle categorie minori: «E’ lì che le differenze con l’estero diventano più marcate – spiega – perché i ragazzi d’oltreconfine hanno molteplici occasioni di confronto per abituarsi al gesto. Qui fatichiamo a trovare occasioni, come ho più volte fatto presente. L’allargamento del numero delle gare a tappe fra gli juniores è un aiuto, ma non basta sicuramente. La Federazione ha anche fatto un bando per invitare gli organizzatori ad allestire prove specifiche, ma è arrivata una sola risposta…».

Fra i professionisti, considerando Parigi e poi europei e mondiali nello spazio di pochi giorni, quali prove hai a disposizione per vedere i selezionabili?

Praticamente posso affidarmi solo a Giro e Tour. Per Parigi il problema è relativo: Ganna ha il suo programma concordato con noi, con lui gareggerà uno dei tre selezionati da Bennati per la prova su strada e con lui stiamo valutando le scelte. Considerando che avendo così pochi atleti a disposizione, dovrà optare per corridori che possano garantirgli il risultato, ognuno di loro. Fra le ragazze la situazione è ancora più semplice, avendo una sola atleta a disposizione che sicuramente sarà una in gara su strada o su pista.

Milan ha sorpreso in positivo alla crono della Tirreno-Adriatico
Milan ha sorpreso in positivo alla crono della Tirreno-Adriatico
Ma resta il problema di poterli testare…

Infatti. Guarderò con grande attenzione quel che avverrà nei grandi Giri, sia in campo maschile che femminile, d’altro canto si sa che spesso la classifica si gioca proprio contro il tempo, quindi saranno test probanti. Con gli altri cittì ho contatti pressoché quotidiani, in modo da avere un quadro complessivo il più possibile accurato e poter fare le scelte in sinergia. Ad esempio le indicazioni che mi arrivano da Villa sui lavori su pista mi sono preziose.

E scendendo di categoria?

Anche in quel caso mi affido molto a quel che mi dice Salvoldi, che lavora due volte a settimana su pista con i ragazzi. Ha un bel gruppo e in base a quel che fanno e ai tempi che ottengono, mi dà anche dei feedback utili per il mio lavoro. Ad esempio Montagner e Bessega sono al secondo anno junior e da loro (che ho avuto in nazionale agli ultimi europei) mi arrivano segnali positivi.

Guazzini (alla sua destra Alzini) in allenamento a Montichiari. Fra lei e Longo Borghini il ballottaggio olimpico?
Guazzini (alla sua destra Alzini) in allenamento a Montichiari. Fra lei e Longo Borghini il ballottaggio olimpico?
Tornando al discorso legato ai professionisti, nelle corse a tappe abbiamo a disposizione cronometro molto brevi. Ti sono utili?

Parzialmente. Diciamo che sono uno dei pochi metri di misura che ho, devo giocoforza farmeli bastare. Dipende anche molto da quando le cronometro si disputano. Oggi mi dicono piuttosto poco in proiezione, magari più vicine all’appuntamento possono darmi delle indicazioni sullo stato di forma specifico per il gesto. E’ chiaro però che una crono di 10 chilometri non è come una di 30… Se un Milan batte oggi Ganna alla Tirreno-Adriatico, questo non può cambiare la mia valutazione, tanto per fare un esempio. Mi dà comunque una valutazione sugli atleti che ho in mente di convocare.

Il problema lo hai anche fra le donne?

Sì, tanto è vero che ho insistito molto con gli organizzatori del Giro Donne per far inserire una cronometro, che in quel periodo mi sarà molto utile. Ribadisco però che le difficoltà maggiori le ho scendendo di categoria, perché mi vengono a mancare i riferimenti. Anche perché i ragazzi non acquisiscono l’abitudine al gesto. Su questo tema ho riscontrato molte difficoltà a farmi capire…

Anche per le ragazze le crono di Giro e Tour saranno decisive. Qui Longo Borghini, campionessa italiana
Anche per le ragazze le crono di Giro e Tour saranno decisive. Qui Longo Borghini, campionessa italiana
Perché?

Premesso che capisco bene come molti team abbiano anche difficoltà a reperire i materiali necessari, mi ritrovo spesso con ragazzi che non hanno minimamente abitudine al gesto. Salgono su una bici da crono, magari arrivatagli il giorno prima e subito gareggiano, salvo poi il fatto che non hanno la minima idea di come guidarla, di come sfruttarla. L’improvvisazione regna sovrana e questo è un danno enorme, quando poi ti trovi a competere con nazioni dove invece il gesto è assimilato molto presto.

Giaimi, campione italiano juniores 2023. I tricolori sono l’unico vero test per le categorie inferiori
Giaimi, campione italiano juniores 2023. I tricolori sono l’unico vero test per le categorie inferiori
Considerando le difficoltà, non si potrebbe a questo punto focalizzare il campionato italiano di specialità come un evento di riferimento, magari anche rendendo obbligatoria la partecipazione per chi ambisce alla maglia azzurra?

Potrebbe essere una buona idea. E’ chiaro che bisogna anche tener conto che la rassegna tricolore si svolge nel periodo degli esami di maturità: se uno non può partecipare perché a ridosso dell’esame, non può essere per questo penalizzato. Su questo tema comunque dobbiamo lavorare molto, perché bisogna permettere a chi mostra attitudini per la specialità di coltivarle nella maniera giusta. Questa per me è una battaglia personale.

Ganna a cuore aperto a due giorni dalla crono

10.08.2023
7 min
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STIRLING – Traduci cosa intendi per dover sopportare le pressioni dei media? Ganna ci pensa un istante e a guardarlo da qua sotto sembra ancora più alto.

«Sai, quando comunque dici sempre – spiega – che Ganna deve dimostrare, fare, aspettiamo lui. L’ho detto un paio di anni fa, non la sento più così tanto, però ovviamente cerchi sempre di non deludere, perché deludere qualcuno è la parte forse più brutta. Però lo ripeto, non sempre si può fare la performance della vita e magari quel giorno c’è qualcuno più forte. Forse questo non tutti lo capiscono e sono quelli che poi puntano il dito. Ed è la parte peggiore, perché dici: “Caspita, non è che sono andato piano perché volevo andare piano, perché chiunque vuole andar forte!”. Quindi a volte è questo che la gente non capisce».

Thomas con il 64

Ganna e Cattaneo sono appena rientrati da un doppio giro sul percorso della crono che correranno venerdì, lungo un anello di quasi 48 chilometri che dai prati alla base del castello li condurrà fra le mura della fortezza più grande e importante di Scozia, costruita a partire dal quindicesimo secolo. Per il piemontese in maglia azzurra, si tratta del secondo assalto al terzo titolo mondiale, dopo quello andato a vuoto dello scorso anno. E’ mercoledì 9 agosto, il giorno in cui Milesi conquisterà la maglia iridata degli U23.

«La voglia – dice – viene forte ogni anno, non è legata a episodi particolari. La maglia iridata è una delle più belle da indossare, quindi voglio sempre provarci, sperando che vada bene. Nel primo giro abbiamo dato le indicazioni a Velo, il secondo l’ho fatto dietro Thomas che faceva i suoi lavori con il 64. Gli ho chiesto se non avrà problemi a spingerlo sulla salita finale, mi ha detto che non c’è problema…

«E’ una crono abbastanza lunga, ci saranno parecchi avversari. Nella parte centrale c’era un tratto con delle curve in discesa che al primo passaggio mi aveva un po’ preoccupato, invece dopo averla vista un paio di volte, già non è più un problema, ma le mani bisognerà comunque metterle sotto. Per il resto si fa tutto con le appendici».

Il finale preoccupa

La scelta dei rapporti è il nodo da sciogliere. Sulla nuova Bolide F azzurra, abbiamo visto montato un monocorona Dura Ace con 58 denti e dietro il pacco pignoni 11-30. La cosa stava bene a Pippo, finché ha visto Thomas e altri corridori Ineos usare la monocorona a disco della squadra, che gli ha fatto venire voglia di montarla a sua volta. Quanto al pacco pignoni, il tratto finale in salita non è affatto banale. In effetti, avendolo fatto a piedi, proprio nel finale propone pendenze superiori al 6 per cento della media. Per questo Ganna ha chiesto al meccanico un pacco pignoni con il 32 perché ha avuto la sensazione che sulla rampa finale con il 58×30 si perda troppa velocità.

«La bici è nuova solo per i colori – conferma Matteo Cornacchione – ma due novità ci sono. In primis le protesi sul manubrio, ugualmente stampate in 3D, fatte in settimana dopo l’ultimo test in galleria del vento a Milano 10 giorni fa. Hanno la parte terminale diversa. Gli appoggi sono uguali a quelli usati al Giro, la parte terminale ha cercato di ottimizzarla per riuscire a stare con le mani unite. E poi c’è il monocorona Shimano, che è arrivato».

Pronto per la Vuelta

Pippo annuisce, mentre Cattaneo viene giù dal pullman e presto torneranno verso l’hotel di Glasgow. Il cielo è grigio, il vento durante la prova si è sentito, ma era pià a favore che contro.

«L’altro giorno ho detto di non aver preparato l’inseguimento – dice Ganna – perché in realtà ho preparato la Vuelta. Ho fatto tanti metri di dislivello con Thomas e diciamo che le appendici le ho usate poco. Prima in prova abbiamo cercato di prendere le curve un po’ più forte, come si pensava di fare in gara. Quindi sono andato tranquillo nella parte diciamo dove dovrei spegnere normalmente e un po’ più aggressivo nelle curve. C’era anche Joshua Tarling, che è giovane, non ha paura, non ha bisogno di dimostrare niente e può andare alla garibaldina».

Cattaneo è stato secondo al campionato italiano della crono e ha appena vinto quella del Polonia: la forma c’è
Cattaneo è stato secondo al campionato italiano della crono e ha appena vinto quella del Polonia: la forma c’è

Una crono dura

Cattaneo invece punta tutto sulla leggerezza d’animo, anche se ha appena vinto la crono del Polonia e non potrà passare inosservato. Sembra che sia qui in vacanza, con niente da perdere, ma conoscendolo da quando era un ragazzino, siamo certi che dentro abbia il cuore pieno d’orgoglio. Dice che firmerebbe per un posto fra i dieci e che le sue crono migliori le ha fatte nelle corse a tappe, quindi la prova secca è un punto di domanda.

«E’ un percorso veloce – dice – però credo che dipenderà tanto dal vento. Dal punto di vista delle energie è molto dispendioso, perché comunque tratti di recupero ce ne sono veramente pochi. Sono 48 chilometri tutti da spingere. Quando si comincia a tornare indietro, ci sono degli strappetti che si sentono. Hai già fatto 25 chilometri di cronometro, per cui sarà molto più esigente di quello che sembra su carta, anche se la media sarà altissima.

«La strada è buonina, in alcuni pezzi è nuova, quindi super scorrevole, in altri non è super scorrevole (ride, ndr). Però tutto sommato non è malissimo. Io avrò il 60, non monocorona perché non me l’hanno dato, ma bloccherò la catena sul 60. Quanto alla ruota anteriore, dipenderà dal vento, finora però nel 90 per cento delle crono ho usato quella da 110».

Il furgone che li porta in hotel è pieno delle loro bici, si può partire. Il mondiale va avanti qui con la crono U23 e in serata nel velodromo di Glasgow con Letizia Paternoster nell’omnium e Scartezzini (davvero in difficoltà ieri della madison) nella corsa a punti.

Milesi, un iride storico. E Segaert mastica amaro…

09.08.2023
6 min
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STIRLING – Dice che è pazzesco e nel dirlo sorride come se dovesse scoppiargli la gioia da dentro il petto. Anche Vittoria Guazzini, sua compagna, ha dovuto ammettere che fare meglio di Lorenzo Milesi nella crono di domani sarà davvero dura, ma lui che ha gran cuore dice che farà di tutto per sostenerla.

Il riscaldamento iniziato alle 14,30. Cosa ti pare del percorso? «E’ una crono, bisogna spingere»
Il riscaldamento iniziato alle 14,30. Cosa ti pare del percorso? «E’ una crono, bisogna spingere»

L’erede di Malori

Sono le 18 del 9 agosto 2023 e un italiano ha vinto la cronometro degli under 23 quindici anni dopo Malori del 2008. E’ stata un’attesa quasi surreale, con lo spauracchio di Segaert che incombeva e avanzava. Così cattivo e forte da aver ripreso Bryan Olivo lungo la strada (abbiamo saputo poi che al friulano è iniziato un doloroso torpore alla gamba sinistra che gli impediva di spingere). Milesi a quel punto era sulla hot seat da tutto il giorno, ma quando la telecamera lo inquadrava ai vari intermedi del belga, le sue facce sembravano le smorfie di un fumetto.

Il percorso, simile a quello dei professionisti, prevedeva una discesina finale in cui prendere fiato prima di affrontare la salita al castello. E lì Milesi ha fatto il capolavoro, dopo averla studiata con Velo.

«Avevamo una buona strategia – racconta – che prevedeva proprio di fare questo, per andare davvero a tutta sulla salita finale. Ha funzionato, ma sul momento non ero così sicuro. Diciamo che anche la curva per prendere il muro non l’ho fatta fortissimo, ho frenato un po’ troppo, quindi non ero così sicuro di essere salito così forte. Ho provato vero dolore fisico in quell’ultimo tratto…».

Nel muro che conduce al castello di Stirling, Milesi ha fatto la vera differenza su Segaert
Nel muro che conduce al castello di Stirling, Milesi ha fatto la vera differenza su Segaert

Volava sullo strappo

Chi la salita l’ha fatta anche più forte di Milesi è Marco Velo, che lo seguiva sull’ammiraglia. Il cittì delle crono è arrivato nella zona podio trafelato ed entusiasta e gli è servito qualche secondo per riprendere il controllo.

«E’ un risultato inaspettato – dice – nel senso che sapevo che poteva fare un’ottima cronometro. Sarei stato stra-soddisfatto se fossimo arrivati in una top 5. Poi sinceramente, come si dice, l’appetito vien mangiando. Quando ho visto che aveva 10 secondi solo da Segaert, ho cominciato a prendere fiducia, perché comunque ci stavamo avvicinando a una possibile medaglia. Al secondo intermedio pagava solo 3 secondi e mezzo, poi è andato in vantaggio. A quel punto ho pensato: impossibile che la perda, perché l’ho visto volare sull’ultimo strappo».

Velo arriva di corsa: ecco l’abbraccio per l’oro nella crono 15 anni dopo Malori
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Spauracchio Segaert

Milesi sta su una nuvola e continua a sorridere. Ha ragione Ganna quando dice che questa maglia è la più bella, anche se Milesi non potrà indossarla troppe volte. Al mondiale c’è arrivato passando per il Tour de Pologne, come lo scorso anno Fedorov sbancò Wollongong passando per la Vuelta. Se i mondiali si vogliono vincere, vanno scelti corridori che possano farlo: la promozione dell’attività giovanile in questo ciclismo ha altre sedi deputate.

«Al Polonia però non ho avuto grosse sensazioni anche nella crono – dice – perché era la sesta tappa ed ero sceso da poco dall’altura. Qui invece sapevo di poter competere per il podio ma vincere è un’altra cosa. Non credo che aver fatto crono più lunghe e corse nel WorldTour sia stata la chiave della vittoria, perché in una crono contano soprattutto le gambe in quel giorno. E io sapevo che Segaert poteva battermi. Ho pensato solo a lui mentre aspettavo seduto, ma anche durante la crono. Pensavo solo a spingere. Sapevo di essere primo, ma non importava. Sapevo che lui doveva ancora arrivare».

La strategia era di dare tutto fino all’ultima discesa e lì recuperare per affrontare forte la salita
La strategia era di dare tutto fino all’ultima discesa e lì recuperare per affrontare forte la salita

Investire sulla crono

Velo ha spostato una transenna per andare a vedere il podio e scattare foto col suo cellulare. Accanto a Milesi sul podio Alec Segaert aveva la faccia di un funerale, al pari dei suoi tifosi e dei familiari ai piedi del podio. A giudicare dai numeri della trasferta, il clan belga era pressoché sicuro di sbancare e perdere per 11 secondi è comunque un colpo difficile da digerire.

«Se la merita tutta – prosegue Velo – è un ragazzo d’oro. Gli dico che è matto, perché è molto estroverso, però questa è la qualità dei grandi campioni. E’ sempre stato un ottimo cronoman. Ha curato tantissimo questa specialità e questo sia di insegnamento a tanti altri suoi colleghi, anche più giovani. E’ la dimostrazione che anche curando questa attività, ci si possono togliere tante soddisfazioni come questa. E quindi complimenti a Lorenzo e a tutto lo staff. Su questa scelta, mi sono confrontato con Marino Amadori, che lo segue anche su strada e abbiamo condiviso di portarlo. Adesso Lorenzo farà anche il mondiale su strada e sono sicuro che farà bene anche lì».

Sul podio, Segaert (Belgio), Milesi (Italia), McKenzie (Australia)
Sul podio, Segaert (Belgio), Milesi (Italia), McKenzie (Australia)

Mondiale e Vuelta

Adesso infatti Milesi mette in ordine gli obiettivi. Sarà pure matto, come dice Velo, ma ha la grande lucidità di affrontare un obiettivo per volta.

«Il mondiale della crono – racconta – era uno degli obiettivi dell’anno, abbiamo lavorato tanto anche con la squadra. Abbiamo fatto un ottimo fitting all’inizio della stagione che ora mi è tornato molto utile. Era un obiettivo di cui probabilmente si è anche cominciato a parlare dallo scorso anno, anche se Wollongong aveva un percorso completamente diverso e anche io non ero lo stesso corridore. Ora ci saranno i campionati del mondo su strada, poi andrò alla Vuelta: il mio primo grande Giro. Si comincia con una cronosquadre, spero di riuscire a tenere la forma per dare il mio contributo».

Forse Segaert pensava di avere già la vittoria in tasca, invece su muro finale è crollato
Forse Segaert pensava di avere già la vittoria in tasca, invece su muro finale è crollato

Malinconia belga

Segaert arriva nella sala stampa dopo parecchio tempo. I giornalisti belgi, al pari dei suoi tifosi, erano pronti per fare festa e gli chiedono se si aspettasse di essere battuto da Milesi. Lui risponde di no. Che Lorenzo lo ha già battuto lo scorso anno in un tappone del Tour de l’Avenir e per soli due secondi anche in una crono de Le Tryptique Le Mont et Chateaux, ma che a sua volta era stato molto superiore in altri appuntamenti.

«Però è un corridore super forte – dice – uno di quelli che può dare la svolta alle corse e ha meritato di vincere. Io sono arrivato alla salita finale ormai vuoto, evidentemente ha fatto lì la differenza».

Si respira lo stesso clima della piazza di Bruges in cui nel 2021 Ganna mise a tacere i tifosi di Evenepoel e Van Aert. Loro non erano contenti, noi sì. Anche oggi è suonato l’Inno di Mameli e anche oggi noi eravamo lì sotto a cantare.

Glasgow e crono, altri intrecci da mal di testa

30.07.2023
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Si fa fatica a capire chi sia davvero contento dell’organizzazione degli imminenti mondiali di Glasgow. Anche nei giorni del Tour, lo stesso capo ufficio stampa dell’UCI – certamente scherzando – alla domanda su come andassero le cose, ha risposto che avrebbe preferito parlare dei prossimi. Di certo non è contento Bennati, che a causa della sovrapposizione fra strada e pista non ha potuto convocare Milan, Ganna e Consonni. E a sentirlo, neppure Marco Velo che sovraintende alle crono, è al settimo cielo. Questa volta, oltre all’indisponibilità degli atleti, il motivo è l’impossibilità di provare il percorso della gara a squadre. La città non può fermarsi, bisognerà che il ciclismo si adegui.

«Non condivido la gestione delle gare – sbotta il bresciano – perché si è penalizzata la multidisciplina. Non puoi fare un percorso su strada mediamente facile (anche se poi il mondiale non è mai facile), comunque adatto a passisti resistenti, compatibili con la pista e mettere le date concomitanti. E neppure la cronometro a squadre il giorno dopo la madison in pista. Ma questo non è il solo errore. Parliamo proprio del Mixed Team Relay, avete visto il percorso? Si corre in tre per volta, ma ha 42-43 curve in 20 chilometri. Si snaturano il gesto e lo stesso concetto di cronometro a squadre. Mi sembrano delle cose assurde, soprattutto fatte dall’UCI che dovrebbe dare indicazione su come andrebbero tracciati i percorsi».

Sia Velo (alla guida) che Bennati (dietro) pagano con assenze importanti il calendario di Glasgow 2023
Sia Velo (alla guida) che Bennati (dietro) pagano con assenze importanti il calendario di Glasgow 2023
Una cronosquadre che come minimo andrà imparata curva dopo curva, giusto?

Invece si corre l’8 agosto, ma l’unico giorno in cui si potrà provare per un’ora e mezza è il 4, nel pieno delle prove su pista, con altri che magari sono al Tour de Pologne. Ci hanno risposto che è un percorso cittadino e non ci sono altri momenti. Oppure pare che si potrà vederlo il giorno stesso e nemmeno tutto, perché ci sono dei tratti che avranno il traffico aperto. Forse non capiscono che ci sono in ballo le medaglie e la sicurezza dei corridori?

Il calendario e i vari incroci penalizzano anche te nelle scelte?

Sono in difficoltà proprio con la cronometro a squadre, perché alcuni atleti hanno già detto che non la fanno. Ad esempio se Vittoria Guazzini fa la madison il 7 sera, non può correre la Mixed Relay il giorno dopo, considerato che poi deve fare anche quella individuale.

Quindi chiederai a qualcuno gli straordinari o dovrai convocarne altri?

Porterò altri atleti, che comunque sono altrettanto forti e adatti ad un percorso come quello. I nomi ho dovuto darli presto, altrimenti si finiva con l’andare fuori dai termini dell’UCI.

Le altre crono?

Quelle si fanno a Stirling, 35 chilometri da Glasgow. Percorsi bellissimi e in campagna, lineari. Puoi fare tutti i giri che vuoi. E’ bella anche quella delle donne, anche se su un tracciato diverso dai pro’. L’unico punto semmai è la distanza, perché comunque fare 36 chilometri per le ragazze è tanto, come pure 22 per gli juniores. Ma a parte questo, nulla da dire.

L’arrivo è sulla cima di uno strappo, al castello di Stirling, con la strada in pavé…

Non si farà di slancio, perché comunque sono 7-800 metri di salita, per cui ci sarà da spingere. Non si può pensare che l’arrivo sia lì sotto, bisogna arrivare in cima. Ai piedi di quell’ultimo settore, bisogna avere ancora da rilanciare perché altrimenti ti pianti e ci lasci 20 secondi.

Le crono arrivano al castello di Stirling, 35 chilometri a nord di Glasgow (foto Daily Record)
Le crono arrivano al castello di Stirling, 35 chilometri a nord di Glasgow (foto Daily Record)
Per uno come Ganna è un vantaggio o uno svantaggio?

Per lui lo vedo anche a favore, perché comunque Filippo quando è in forma è capace di rilanciare e scattare. Basta vedere quello che ha fatto sul Poggio al termine della Sanremo. Se non fosse brillante sugli strappi, non sarebbe andato a chiudere a quel modo.

Oltre a Ganna, chi hai considerato? Affini, Sobrero, Cattaneo…

I nomi sono quelli. Su Sobrero ho ragionato a lungo, perché la prima parte è veramente veloce, 48 chilometri in cui non si toglierà mai la moltiplica grande, e forse non è proprio adattissima. Edoardo (Affini, ndr) forse in questo momento potrebbe risentire del lavoro che gli chiedono alla Jumbo-Visma e anche se non ha mollato il discorso crono, probabilmente è riuscito a seguirlo meno. Invece Cattaneo merita considerazione per quello che ha fatto al campionato italiano.

Cosa si può dire di quegli strappi lungo il percorso?

Sono leggeri, non sono salite. Sono dentelli da spingere, con il rapporto e le mani sulle protesi. Non c’è da alzarsi e rilanciare, insomma. Saranno al 3 per cento, non li chiamerei neanche strappi, semmai sono avvallamenti.

Distanza di 47,8 chilometri: si scende sotto l’ora di gara?

Spero proprio di sì, saranno crono a velocità alte.

Il 2° posto al tricolore crono (dietro Ganna) e prima il 7° allo Svizzera aprono le porte per Cattaneo?
Il 2° posto al tricolore crono (dietro Ganna) e prima il 7° allo Svizzera aprono le porte per Cattaneo?
E il meteo?

Siamo in un campo aperto, forse passi in un paesino di 500 abitanti. Se c’è vento, lo becchi tutto da qualunque direzione arrivi. Dopo le gare su pista avremo tutto il tempo per provare e riprovare, ma sono strade talmente semplici che anche con le transenne non cambiano di molto. La vera rogna è la cronosquadre. In quel caso conoscere le curve serve per non farsi male. E anche noi dietro con la macchina, dopo un po’ non li vediamo più. Devo guidarli come sulla PlayStation?

L’anno scorso arrivammo secondi.

Ci crediamo e vogliamo farla bene. Quindi metteremo in campo le migliori donne e i migliori uomini possibili. L’anno scorso le ragazze furono bravissime e ci permisero di prendere un argento che però ancora mi brucia. Dobbiamo assolutamente migliorarlo.

Svelati i percorsi olimpici, cambiano le prospettive

19.07.2023
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La vetrina del Tour è stata l’occasione per tirare su il sipario sulle gare di Parigi 2024 svelando i percorsi olimpici. Dopo tante ipotesi, ora ci sono dati certi a disposizione dei vari cittì, per capire come impostare il cammino di avvicinamento alla gara più difficile dell’intero quadriennio, da correre in condizioni completamente diverse da qualsiasi altra (massimo 5 corridori per pochissime nazionali, le migliori del ranking), ma che vale un’intera carriera.

Tutti si erano fatti idee che alla fine sono state completamente smentite: un tracciato olimpico simile alla tappa finale del Tour, la kermesse degli Champs Elysées? Niente di più sbagliato. I corridori impegnati nella gara in linea si troveranno ad affrontare un disegno di 273 chilometri con un dislivello pronunciato, 2.800 metri e soprattutto una lunga prima parte in linea per poi entrare nel finale in un circuito con l’aspra salita di Montmartre a fare selezione. Volata finale? No, più probabile una soluzione di forza per pochissimi, i più forti. Almeno a livello maschile, come l’esperienza di Tokyo 2020 (foto di apertura Getty Images) insegna…

Gara che si prospetta durissima quella del 3 agosto 2024, con 273 chilometri per 2.800 metri, partenza alle 11
Gara che si prospetta durissima quella del 3 agosto 2024, con 273 chilometri per 2.800 metri, partenza alle 11

Montmartre per scalatori

Manca ancora più di un anno e i nostri tecnici hanno già iniziato a pensare all’avventura a cinque cerchi. Molto probabilmente a fine stagione si andrà a Parigi per un primo sopralluogo, per studiare i punti più difficili.

Daniele Bennati è stato forse quello meno sorpreso dalle decisioni del comitato organizzatore: «Io la kermesse finale del Tour la conosco bene, ho anche vinto su quel traguardo. Immaginavo che il percorso sarebbe stato diverso, credevo però che la parte prettamente parigina sarebbe stata maggiore. Non è un percorso semplice, per tante ragioni».

Bennati, cittì azzurro che sarà alla sua prima Olimpiade e già prepara i suoi piani
Bennati, cittì azzurro che sarà alla sua prima Olimpiade e già prepara i suoi piani
Pensi che la salita di Montmartre sarà decisiva?

Forse. Si tratta di uno strappo di 900 metri tutti su pavé, ma il pavé lo ritroveremo anche in altri tratti del circuito finale. Molto influiranno vari fattori: la lunghezza del percorso inconsueta per una gara olimpica; il caldo di agosto; il gruppo estremamente ridotto di corridori in gara con pochissimi effettivi a propria disposizione; anche il fatto che ci saranno almeno 225 chilometri in linea prima di entrare nel circuito, ci sarà sicuramente selezione già lì.

Che tipo di corridori serve?

Sicuramente gente abituata a correre ed emergere nelle classiche, gente di fondo che è pronta a rilanciare dopo ogni curva. Prima ancora di andare a vedere il percorso mi sono comunque fatto un’idea: per essere competitivi a Parigi bisognerà correre il Tour e su questa base prenderò contatti con tutti i papabili e trarrò le mie decisioni.

Carapaz, vincitore a Tokyo mettendo in fila Van Aert e Pogacar su un podio stellare
Carapaz, vincitore a Tokyo mettendo in fila Van Aert e Pogacar su un podio stellare

Donne: volata da scartare

Anche la gara femminile sarà estremamente lunga: 158 chilometri con trasferimento per un dislivello di 1.700 metri. Un tracciato molto simile a quello maschile (cambia solo la distanza, ma il circuito finale è identico) ma forse è proprio per le ragazze che l’annuncio ha riservato sorprese. Si pensava a una corsa da volata finale, magari con una nazionale italiana impostata sullo sprint della Balsamo. E ora? Parola a Paolo Sangalli

«L’inclusione dello strappo di Montmartre – dice – non mi ha sorpreso più di tanto, ma certamente cambia del tutto l’impostazione della gara. Il problema della corsa olimpica è che non puoi controllarla, l’epilogo della prova di Tokyo lo dimostra. Ci saranno da affrontare 5 cote non lunghissime, ma che alla lunga si faranno sentire prima dell’ingresso a Parigi, poi il circuito finale come già definito. Insomma è un tracciato da vera classica».

Il tracciato femminile, molto lungo con i suoi 158 chilometri per un dislivello di 1.700 metri
Il tracciato femminile, molto lungo con i suoi 158 chilometri per un dislivello di 1.700 metri
Per ora che idee ti sei fatto?

Avremo a disposizione 4 atlete e dovranno tutte essere in grado di correre per le altre come di finalizzare. Voglio 4 capitane e 4 gregarie allo stesso tempo. Da quel che ricordo servirà grande attenzione nel circuito finale, perché senza un gruppo folto, basta guadagnare 10” che rischi di perdere il contatto visivo con chi è davanti.

Quando si parlava di un tracciato per velociste, tutti pensavano alle possibilità della Balsamo…

Elisa è sì una velocista, ma ricordo a tutti che in salita è anche una di quelle che si stacca più tardi delle altre, su quel percorso può dire la sua, poi c’è la Longo Borghini alla quale è impossibile rinunciare in una gara olimpica, poi la Persico e la Consonni che sono atlete da classiche, ma siamo a oltre un anno di distanza, abbiamo tutto il tempo per studiare il tracciato e scegliere la formazione migliore.

Un’ultima provocazione: visto il percorso, secondo te la Van Vleuten si ritira davvero?

Non è un tracciato per lei, io credo che l’Olanda punterà sulla Wiebes, che tiene benissimo in salita quando questa non supera i 5 chilometri. E’ un’atleta trasformata, credo che le arancioni questa volta correranno per lei, senza però dimenticare le altre.

Per Ganna una crono difficile a Tokyo. Parigi sembra più nelle sue corde…
Per Ganna una crono difficile a Tokyo. Parigi sembra più nelle sue corde…

Crono per specialisti

Discorso a parte per le cronometro. Qui, rispetto a Tokyo 2020, si cambia completamente registro: 32,4 chilometri con 600 metri di dislivello, lunghi rettilinei da affrontare in posizione. Marco Velo è visibilmente soddisfatto.

«E’ finalmente un percorso per specialisti – dice – a differenza di quello di Tokyo. La distanza è lunga ma non proibitiva, forse più pronunciata per le ragazze meno abituate a percorrere cronometro di questa portata».

Un tracciato per veri cronomen, con 32,4 chilometri per 600 metri di dislivello. Appuntamento il 27 luglio
Un tracciato per veri cronomen, con 32,4 chilometri per 600 metri di dislivello. Appuntamento il 27 luglio
Un tracciato adatto ai nostri portacolori, non solo a Ganna…

Sì, è adatto a Filippo come agli altri, ma anche alla Guazzini, che predilige questi percorsi. Un problema potrebbe essere avere un’idea chiara delle traiettorie, quelle potremo capirle solo una volta approntato il tracciato, negli ultimi giorni, con le transenne già sul posto. Comunque avremo modo di studiarlo compiutamente sugli apparati elettronici, per i ragazzi non credo sia necessario un sopralluogo. Per me naturalmente sì…

Le cronometro saranno posizionate il primo giorno , la giornata tradizionalmente più importante proprio perché ogni delegazione vuole iniziare bene la sua Olimpiade. Pensi che per i nostri ci sarà un sovraccarico di tensione emotiva?

I nostri sono abituati a vivere queste tensioni e anzi si esaltano. Probabilmente dovremo rinunciare, come al solito, alla cerimonia inaugurale, ma il fatto di poter essere di buon auspicio per tutta la spedizione azzurra è uno stimolo in più. Ci giocheremo le nostre carte, e ne abbiamo…

L’italiano dalla moto e il taccuino di Bennati

26.06.2023
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COMANO TERME – Nonostante il percorso tricolore abbia poco da spartire con quello nervoso dei prossimi mondiali, alcuni uomini che si sono distinti potrebbero far parte a buon diritto del club azzurro. Qualcuno più, qualcuno forse meno. Daniele Bennati li ha seguiti dal punto di vista privilegiato di una moto: quella guidata da Marco Velo. I due cittì dei pro’ – quello della crono e quello della strada – non si sono persi un colpo di pedale.

«Quello del mondiale– dice subito Bennati – è un percorso che tecnicamente non ha niente a che vedere con questo, perché comunque ha strappi più brevi. Per far bene nel campionato italiano servivano più doti da passista scalatore, tuttavia corridori come Trentin, Baroncini e lo stesso Sbaragli sanno anche essere esplosivi, per cui magari starebbero bene anche sulle strade di Glasgow».

Baroncini poteva vincere il tricolore: quando la sfortuna finirà, secondo Bennati sarà un riferimento nelle classiche
Baroncini poteva vincere il tricolore: quando la sfortuna finirà, Filo tornerà a dettare legge
Allora andiamo per nomi. Cosa dire di Baroncini?

Mi è piaciuto, perché quando ha deciso di prendere in mano la corsa, ha provato in tutte le maniere a rientrare. A mio avviso, è stato il più attivo e anche quello che ha creduto più di tutti di poter recuperare. L’ho sempre seguito con interesse, nell’ultimo anno e mezzo si è rotto tre volte il radio, quindi ha avuto veramente tanta sfortuna. Però si è sempre rialzato dai momenti difficili e questa è una cosa molto importante. Non lo dico solo io, ma Baroncini è un corridore che per il futuro sarà importantissimo soprattutto per le classiche di un giorno

Trentin si è gestito con esperienza, ha pagato sull’ultima salita, ma per Bennati ha un’ottima condizione
Trentin si è gestito con esperienza, ha pagato sull’ultima salita con la solidità che conosciamo
Prima del via hai parlato con Trentin, che cosa ti è parso del suo campionato italiano?

E’ stato molto forte, ha una buona condizione. Farà il Tour de France, sicuramente in appoggio per Pogacar. Il percorso non era semplice per lui, quindi si è visto bene chi aveva davvero le gambe. Sia lui sia Filippo (Baroncini, ndr) sono andati forte. Persare 74 chili e andare bene in salita su un percorso del genere è sempre molto complicato. E’ stata una corsa diversa rispetto a quello che troveremo al mondiale, totalmente diversa. Però ci sono gli elementi su cui lavorare.

Rota ancora una volta secondo dopo lo scorso anno. Protagonista a Wollongong, Bennati dovrà capire i suoi programmi
Rota ancora una volta secondo dopo lo scorso anno. Protagonista a Wollongong, Bennati dovrà capire i suoi programmi
Rota è arrivato secondo e l’anno scorso ha fatto un bel mondiale in Australia.

Con Lorenzo ho parlato già dallo scorso mondiale. A Wollongong è stato uno dei più forti e si meritava anche il podio, che è sfumato veramente per pochissimi metri. Non lo vedo molto adatto per il tipo di percorso che troveremo a Glasgow, benché comunque ci starebbe anche bene. So che adesso, dopo questo campionato italiano staccherà completamente e penserà a preparare il finale di stagione. Il suo pensiero è sicuramente più orientato al prossimo mondiale in Svizzera.

Velo e Bennati hanno seguito il campionato italiano dalla moto (foto Instagram)
Velo e Bennati hanno seguito il campionato italiano dalla moto (foto Instagram)
E poi c’è Velasco…

C’è un nuovo campione italiano. Velasco non era nei miei pensieri, io però ho sempre detto che la maglia tricolore va sempre valorizzata. E’ chiaro che Simone ha delle caratteristiche molto particolari. E’ più un corridore che si difende su salite lunghe e ha un buono spunto veloce. Diciamo anche che è un po’ piccolino fisicamente per fare un certo tipo di lavoro a un mondiale, per cercare di proteggere i suoi compagni di squadra. Però ci devo parlare. Ogni corridore ha il suo programma, magari anche Simone è arrivato a questo campionato italiano e poi immagino che mollerà. E quindi quest’anno, essendoci il mondiale ad agosto, non sarà facile gestire certe dinamiche. Ma ripeto: voglio parlarci, mentre sono certo che anche lui potrebbe stare bene sul percorso di Zurigo 2024.

Sbaragli ha confermato di essere un corridore super affidabile: un altro con cui Bennati dovrà parlare
Sbaragli ha confermato di essere un corridore super affidabile: un altro con cui Bennati dovrà parlare
Sbaragli si è sfogato, dicendo di aver dimostrato di esserci, mentre molti non lo considerano per il lavoro che fa nella sua squadra…

“Sbara” è molto bravo e molto solido e anche lo scorso anno era nella mia lista. Non voglio mai parlare di esclusioni, perché anche chi rimane fuori deve sempre sentirsi in squadra. Quindi parlerò anche con lui.

E’ confermato il ritiro prima di partire per Glasgow?

Ci ritroveremo a Scarperia, nel Mugello, dal 30 luglio al 3 agosto. Serve per creare il gruppo e poi vorrei fare l’ultima distanza in Italia, prima di partire. Si corre il 6 agosto, arriveremo in Scozia tre giorni prima.

Sulle crono iridate, Velo ha qualcosa da ridire

13.04.2023
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Tra i tecnici nazionali volati a Glasgow per prendere visione dei tracciati mondiali di agosto c’era anche Marco Velo. Il suo taccuino è pieno di indicazioni, nomi e annotazioni che si sono aggiunte anche dopo il ritorno a casa. Dove gli è arrivata la notizia del grave infortunio occorso a Vittoria Guazzini che cambia un po’ le carte in tavola.

Nella particolare conformazione dei mondiali di quest’anno (tutte le discipline su due ruote convogliate in un unico luogo per una sorta di Olimpiade ciclistica, coinvolgendo tutte le categorie), Velo sarà chiamato a un vero tour de force, dovendo selezionare e guidare tutte le nazionali su strada impegnate contro il cronometro. Per questo il suo lavoro in terra scozzese è stato meticoloso.

L’infortunio della Guazzini non ci voleva proprio, ma c’è tempo per recuperare
L’infortunio della Guazzini non ci voleva proprio, ma c’è tempo per recuperare

«Per certi versi mi è andata meglio che a Bennati – racconta il tecnico bresciano – che si è fatto tutto il percorso della strada in bici. Abbiamo visionato i tracciati in normali giornate di lavoro, quindi significava anche pedalare contromano e in certi casi il Benna se l’è vista brutta… Per fortuna comunque non ci sono stati incidenti, solo un po’ di paura, non lo nego».

Partiamo dal tracciato per la cronometro mista…

E’ molto simile a quello dello scorso anno purtroppo e sottolineo questa parola tre volte. Mi sono molto arrabbiato: è mai possibile proporre per una cronosquadre un tracciato così pieno di curve, dove il rettilineo più lungo è di 800 metri? Non siamo motociclisti… In questo modo le doti tecniche dei corridori non vengono esaltate, al contrario.

Ci saranno problemi per entrambe le frazioni, quella maschile e femminile?

Sì, di interpretazione del percorso e non solo, perché è un continuo rilanciare, non c’è mai da spingere. Comunque questo è e dobbiamo farcene una ragione, si dovrà pensare bene a chi potrà farla, anche in base al calendario delle altre discipline e a come interpretarla. Noi lo scorso anno abbiamo perso per appena 2” e quella sconfitta ancora brucia, abbiamo tutte le possibilità per riprenderci il titolo. Molto dipenderà anche dalle formazioni che potremo schierare, l’incognita Guazzini pesa…

Hai notizie sulle possibilità di averla al via a Glasgow?

Diciamo che sono ottimista, ma in questo momento quel che conta è che faccia il giusto cammino di ripresa, senza bruciare le tappe. Dobbiamo considerare che rispetto ai mondiali ci sono ancora 4 mesi, la pista ci sarà a fine luglio e la strada a inizio agosto. Bisognerà vedere quanto sarà lunga la riabilitazione: è impossibile fare previsioni, ogni persona reagisce in modo diverso. Dopo la mia brutta caduta alla Gand-Wevelgem del 2007 dicevo che avevo chiuso già la stagione, invece presi parte alla Vuelta e andai anche forte. Quindi è impossibile fare previsioni sui tempi.

Lo scorso anno a Wollongong l’Italia si fermò all’argento del Mixed Team Relay per appena 2 secondi
Lo scorso anno a Wollongong l’Italia si fermò all’argento del Mixed Team Relay per appena 2 secondi
Resta però l’incognita delle sue eventuali condizioni atletiche…

Le mancherà sicuramente l’abitudine a queste gare. Considerate che la crono individuale femminile sarà di 36 chilometri, distanza inusuale per le donne. La cosa che mi dispiace di più – ammette Velo – è che Vittoria stava progredendo esattamente com’era nelle previsioni, sono convinto che stia attraversando un cammino di crescita che la porterà lontano e uso l’indicativo non a caso, perché ritengo questo solo un intoppo, del quale avremmo comunque fatto volentieri a meno.

Oltretutto su di lei, dopo il risultato dello scorso anno, ci sono forti aspettative per Parigi 2024, perché la sua gara sarà tra le primissime ad assegnare l’oro olimpico nel corso della prima giornata di finali…

A Parigi penseremo poi, su quell’appuntamento non c’è il minimo dubbio che la ritroveremo al massimo della forma. E’ quello l’obiettivo vero, lo sappiamo bene, ma intanto guardiamo a Glasgow con tanta speranza di averla nel gruppo.

Per Velo, Ganna potrebbe essere favorito sul percorso scozzese, per scatenare il suo motore
Per Velo, Ganna potrebbe essere favorito sul percorso scozzese, per scatenare il suo motore
Torniamo ai percorsi individuali…

A differenza di quello a squadre, questi sono belli, con poche curve, tecnicamente delle cronometro “vere”, che faranno emergere i veri valori in campo. Quello degli uomini si sviluppa in campagna, strade libere e molto scorrevoli, dove si possono liberare tutti i “cavalli”… La prima parte è pianeggiante, la seconda più ondulata, ma c’è un’incognita: l’arrivo è al termine di uno strappo di 900 metri, con pendenza al 9% e pavé sotto le ruote. Quella salita farà una gran differenza: servirà gestire bene lo sforzo e arrivare al finale con ancora energie per affrontarla come si deve, perché chi sarà a corto rischierà di perdere anche una ventina di secondi solo in quel tratto.

E’ difficile a distanza di così tanto tempo fare previsioni, ma su chi punteresti conoscendo le caratteristiche del tracciato?

Fra le donne penso che le protagoniste dello scorso anno resteranno le favorite e ci metto anche Vittoria perché voglio essere comunque fiducioso. In campo maschile – la voce di Velo si fa perentoria – il percorso sembra fatto su misura per Ganna per quel che ha dimostrato e anche per quel che ha fatto vedere sul Poggio alla Sanremo. Un Pippo così su quello strappo finale è in grado persino di guadagnare sugli avversari…