Omloop Nieuwsblad 2026, Matteo Trentin

Harelbeke chiama, Trentin risponde: inizia la campagna del Nord

26.03.2026
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Da ieri sera, per la quindicesima volta da quando è pro’, Matteo Trentin è in Belgio. Lo abbiamo intercettato all’aeroporto, in partenza dai venti gradi di Monaco verso le nuvole e gli 11 gradi di temperatura massima annunciati per domani ad Harelbeke, da cui alle 12,45 prenderà il via il GP E3-Saxo Bank.

Dice che ormai andare su non provoca l’emozione della prima volta, ma che si tratta comunque di corse molto belle. E aggiunge ridendo che preferirebbe il bel tempo, che essendo ormai vecchio lascia volentieri ai giovani le fotografie epiche con il fango sulla faccia. Però Trentin è pronto. Il terzo posto alla Kuurne-Brussel-Kuurne e il nono della Sanremo dicono che la condizione è giusta.

«Sicuramente non parto scontento – dice Trentin facendosi serio – ma ugualmente ho i piedi ben saldi per terra. In questo momento ci sono dei corridori che, puoi girare la frittata come vuoi, non riescono a perdere né a restare indietro nemmeno se cadono. Quindi bisogna essere obiettivi nel riconoscere che per riuscire a stare con loro bisogna avere una giornata speciale. Non è impossibile, non parti mai con l’idea di essere tagliato fuori, ma bisogna sapere anche quando è il momento di alzare i piedi dal gas, perché abbiamo visto tanti saltare per aria come fuochi d’artificio cercando di corrergli dietro».

Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Per fortuna non ci sono sempre, anche se Van der Poel farà sia Harelbeke che la Gand…

Alla fine per vincere, le gare bisogna anche farle, altrimenti partirebbero soltanto loro. Come c’era Sagan che vinceva sempre la maglia verde del Tour. Chiaro che ci abbiamo provato a contrastarlo, ma ne ha vinte ugualmente sette e anche lui ha fatto la storia, come la stanno facendo Van Der Poel e Pogacar. Oggi ci sono ex corridori che raccontano di aver corso contro Merckx, noi diremo che ai nostri tempi c’erano Pogacar e Van der Poel. Quindi erano pure in due! E se Van Aert non si fosse infortunato così spesso, avremmo dovuto dire che erano in tre….

Dopo 15 anni, esiste la corsa preferita di Trentin fra quelle in arrivo?

Hanno tutte la loro storia. Harelbeke è un piccolo Fiandre e magari è quella un pochino più aperta. Anche la Gand si può provare, ma dipende se c’è il vento oppure no. Poi quest’anno sarà nuova, il finale è lo stesso, la partenza no. Lassù il meteo fa come sempre la differenza, però la Gand sarà una scoperta per tutti, perché si devono fare strade che non si sono fatte prima. Tante volte il copione della corsa segue l’esperienza di quello che era negli anni prima e domenica non ci saranno grandi riferimenti.

Trentin capitano e poi? Come è strutturata la Tudor per le prossime corse?

Abbiamo una bella squadra, purtroppo però siamo stati abbastanza martoriati con la perdita di Kung alla prima corsa. Per queste corse ci sarò io, ci sarà Pluimers e c’è il “Moz” (Luca Mozzato, ndr) che è arrivato secondo a Kuurne e ha appena fatto quinto alla Ronde Van Brugge…

Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Rileggendo la tua carriera, lasciasti la Quick Step dopo i primi buoni risultati: parlando di quelle corse al Nord è una scelta che rifaresti? Restare con loro sarebbe stato un vantaggio in termini del tuo sviluppo?

Sì, ma anche no. Anche la Quick Step negli anni si è trasformata, se vogliamo metterla così. Hanno seguito tutto lo sviluppo di Evenepoel e adesso che lui se ne è andato, stanno provando a tornare alle vecchie abitudini. L’altro giorno parlavo con Stuyven e ci dicevamo che questo è il primo anno che tornano a essere una squadra da classiche e non più per le classifiche generali.

Dopo Boonen, Gilbert e Alaphilippe si è chiusa un’epoca…

C’è un’evoluzione continua e penso che il mio percorso non sia stato poi male. Con la Mitchelton, tolti un po’ di infortuni del primo anno, sono arrivato nei primi dieci alla Gand, ad Harelbeke e anche all’Amstel. Alla UAE ho fatto podi anche alla Gand e al Brabante, poi ho lavorato per Pogacar e ovviamente ci si ricorda solo di chi vince…

Parlando di italiani, se ti guardi intorno, chi vedi per il Nord?

Difficile, difficile da dire. Perché Bettiol ha vinto il Fiandre, però poi, salvo qualche sortita, è sempre stato nella zona grigia delle classifiche. Il Ballero ha vinto l’Omloop, lui sì che finché è stato in Quick Step era molto più competitivo. Poi c’è Ganna, che ha la possibilità di fare bene, però anche per lui gli anni passano, quindi bisognerà che si decida a farle in maniera continuativa, perché è quello che fa la differenza. A meno che non sei Tadej, che arriva e vince anche se non conosce le strade, devi accumulare una certa quantità di esperienza, nel sapere come muoverti all’interno di percorsi che sono anche molto tecnici.

Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Forse Ganna è quello che avrebbe le migliori chance?

L’anno scorso abbiamo visto il podio a Sanremo e ad Harelbeke. Comunque, nonostante tutta la fatica che ha fatto al Fiandre del 2025, alla fine ha pure vinto la volata del gruppo. I numeri li ha sicuramente, è ovvio che deve capire se queste corse gli piacciono, perché comunque sono tanto di testa. Se ci vai senza motivazioni, diventano molto più dure.

L’abitudine è di correre e tornare a casa dopo ogni weekend, non serve più restare ad allenarsi su quelle strade?

Sicuramente il miglioramento dei materiali incide tanto, perché le bici sono più stabili anche sul pavé. Poi probabilmente a un neopro’ che va su per la prima volta, consiglierei ancora di restare qualche giorno in più. Per quanto mi riguarda, dopo 15 anni ritengo di aver fatto la mia gavetta, certe strade le conosco meglio della gente che ci abita. Devo dire che dopo il Trentino e la zona di Monaco, probabilmente il posto che conosco meglio è tutta la zona fra Kortrijk, Gand, Oudenaarde, Ronse. Ma dato che il giorno dopo il Fiandre è Pasquetta, l’idea di stare con la famiglia e mangiare un uovo di cioccolato con i bambini è pure un bel richiamo…

Al Nord Mozzato è di casa. Primo squillo da Kuurne…

Al Nord Mozzato è di casa. Primo squillo da Kuurne…

02.03.2026
5 min
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Non si può certo dire che la campagna del Nord non sia iniziata bene per Luca Mozzato. Dopo aver preso le misure all’Omloop Nieuwsblad, il neoarrivato della Tudor porta a casa una piazza d’onore nella Kuurne-Bruxelles-Kuurne che promette bene in vista del prosieguo della stagione e delle altre classiche belghe, che per lui sono ormai casa.

Si era già visto dall’inizio stagione che le cose stavano marciando bene per il corridore di Arzignano, partito verso il Belgio con tante speranze: «In Portogallo, alla Volta ao Algarve, il risultato è stato il minimo indispensabile per essere contenti. Un piazzamento su tre volate non è il massimo, ma le sensazioni di Mozzato erano state positive. Soprattutto per il rapporto con la squadra, mi sto intendendo veramente bene, con i ragazzi con cui ho corso siamo partiti col piede giusto».

La volata vincente del britannico della Visma. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
La volata vincente di Brennan a Kuurne. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
La volata vincente del britannico della Visma. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
La volata vincente di Brennan a Kuurne. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
Si può dire che sia un work in progress adesso con la Tudor, soprattutto per quel che riguarda il Mozzato velocista, per la costruzione delle volate e del treno per effettuarle?

Sicuramente. Io penso di non essere un velocista come magari possono essere i Milan o Merlier intorno a cui si costruisce il treno intorno e rimane lo stesso tutto l’anno, qui si lavora sempre per qualcosa di nuovo e credo di essere abbastanza duttile. In Algarve i primi giorni abbiamo avuto qualche problemino e poi piano piano li abbiamo risolti e l’ultimo giorno siamo riusciti a fare una bella volata.

In Belgio com’è stato il primo approccio?

Non semplice. Sabato le cose non erano andate bene, sia come risultato sia come andamento generale con la brutta caduta di Kung costatagli la frattura del femore e l’addio alla prima parte di stagione. Domenica a Kuurne è stata dura, ma sono riuscito a rimanere sempre attaccato al gruppo fino alla volata finale, dove il secondo posto ha molto valore. Inoltre con Trentin abbiamo portato bei punti alla squadra, quindi il bilancio è positivo e ha riportato un piccolo sorriso al team che era piuttosto abbacchiato.

Il podio finale di Kuurne con Mozzato e Trentin, compagni di squadra intorno al sorprendente Brennan
Il podio finale di Kuurne con Mozzato e Trentin, compagni di squadra intorno al sorprendente Brennan
Il podio finale di Kuurne con Mozzato e Trentin, compagni di squadra intorno al sorprendente Brennan
Il podio finale di Kuurne con Mozzato (e Trentin) intorno al sorprendente Brennan
Quali differenze stai cominciando a notare fra l’Arkea, dov’eri prima, e la Tudor?

Pur essendo una squadra professional, qui l’organizzazione, la struttura di squadra sono veramente impressionanti. Si tratta dello stesso lavoro (Mozzato è davvero colpito, ndr) ma la professionalità e l’impegno che mettono dietro ogni minimo aspetto è veramente incredibile. Non c’è differenza con le WorldTour, anzi per certi versi è superiore anche ad alcune della categoria maggiore.

Che obiettivi avete quando vi presentate a corse come la Volta ao Algarve? Avverti quell’inferiority complex che c’è sempre nei confronti delle principali squadre del WorldTour?

E’ una cosa che non percepisco, i direttori o anche il manager della squadra, quando ci parlano ci dicono sempre che dobbiamo partire con un obiettivo ben chiaro in mente, consapevoli del nostro potenziale, delle nostre armi. Per le corse che abbiamo fatto finora, l’obiettivo era sempre di fare il massimo, e il massimo vuol dire provare a vincere…

In Portogallo il lavoro era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
In Portogallo il lavoro di Mozzato era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
In Portogallo il lavoro era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
In Portogallo il lavoro di Mozzato era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
Tu chiaramente hai una predisposizione particolare per le classiche belghe, visti i tuoi risultati in passato e già la prova di Kuurne dimostra che sei una delle punte…

Per il Nord siamo una squadra veramente attrezzata anche se ora ci viene a mancare un pezzo da novanta come Kung. Ma con Trentin e Haller, abbiamo un team di elementi veramente competitivi e anche di grandissima esperienza e poi abbiamo anche dei ragazzini che probabilmente faranno bene e quindi penso che la mentalità e l’occhio della squadra sia quello di arrivar là per essere protagonisti.

In ritiro avete costruito il gruppo anche dal punto di vista relazionale?

Sì, è servito molto per quello. Quasi tre settimane sul Teide sono state utili anche dal lato umano. Si passa tanto tempo coi ragazzi, ci si allena e si provano le tattiche, ma perché tutto riesca serve avere delle buone sensazioni coi compagni e legare fra di noi, l’ambiente in squadra di sicuro se ne giova.

Tra le classiche del Nord ti sei posto un obiettivo specifico su una corsa? Verrebbe facile dire il Giro delle Fiandre visto il secondo posto del 2024…

Al Nord, le grandi classiche sono tutte belle, ma quella che probabilmente è più adatta, cerchiata di rosso è la Gand-Wevelgem. Sono tanti anni che dico che quella è la classica che si adatta di più alle mie caratteristiche e per assurdo è la corsa dove sono arrivato sempre più lontano dalla vittoria o da un grande piazzamento. Mi aspetto di fare bene, perché magari se guardiamo un Fiandre o una Roubaix, sono corse talmente complicate e dove il livello è talmente alto che si fa fatica a riporre tutte le fiches solo su quei due giorni. Diciamo che ogni corsa ha il suo fascino e proviamo a viverle giorno per giorno.

E’ anche vero che Cancellara, il manager, ha un legame particolare con quelle corse. Sicuro che per il Giro delle Fiandre non ti ha chiesto niente?

Al momento no, ma una volta che arriveremo al Nord, magari faremo due parole al riguardo…

Mozzato è ripartito, alla Tudor ci si penserà poi…

25.09.2025
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Il 6° posto di domenica al Grand Prix d’Isbergues, classica del calendario francese, ripropone alla ribalta Luca Mozzato del quale si erano un po’ perse le tracce dopo il Giro d’Italia. Per il ventisettenne di Arzignano non è un’annata facile, certamente diversa da quella dello scorso anno che l’aveva visto protagonista al punto da mettere la sua firma – e in maniera decisa – sulle classiche belghe con la vittoria a Koksijde e soprattutto la piazza d’onore al Giro delle Fiandre.

D’altronde il veneto sa che ci sono annate che vanno un po’ così e il segreto è cercare di prendere tutto il positivo che si può. Anche un piazzamento può avere in questi casi un valore maggiore, soprattutto se, come nel suo caso, è segnale di ripresa. E quel risultato gli consente anche di prendere con filosofia i piccoli ostacoli quotidiani, nell’occasione una giornata di allenamento sotto la pioggia.

Mozzato, qui al Tour Poitou Charentes, sta ritrovando il colpo di pedale. Domenica 6° a Isbergues
Mozzato, qui al Tour Poitou Charentes, sta ritrovando il colpo di pedale. Domenica 6° a Isbergues

«Si va avanti nonostante tutto – racconta ridendo appena finita la seduta – anche la pioggia. In questa parte di stagione sta andando non alla grandissima, ma almeno qualche soddisfazione in più ce la siamo tolta. Diciamo che in gara mi muovo meglio, anche nel gruppo, ho ritrovato la voglia».

Che cosa era successo, che ti ha portato a vedere le corse in maniera un po’ diversa?

Penso che sia tutto collegato alla condizione, al fatto di stare bene. Finalmente da un paio di mesi a questa parte mi sento meglio anche sulla bici. Perché a inizio anno ho avuto qualche problema e non ho reso come speravo. Mi è pesato molto perché avevo fatto un bellissimo inverno, forse il migliore da quando corro. Ma quando ho cominciato a correre in Belgio sono andato per terra in una delle prime gare dopo l’altura e mi sono fatto male a un ginocchio.

Un infortunio grave?

Non proprio, però me lo sono portato dietro una decina di giorni, e nel momento clou delle classiche per un corridore come me è un ostacolo importante. Ho provato a stringere i denti e vedere cosa si riusciva a fare, ma il dolore al ginocchio è diventata un’infezione. Così la prima parte di stagione è stata completamente da buttare perché non riuscivo a esprimermi come volevo e abbiamo provato comunque a essere presenti nelle corse, ma non riuscivo a rendere e mi buttavo sempre più giù, era diventato un circolo vizioso.

Il corridore di Arzignano ai campionati italiani, vissuti insieme a Giosuè Epis, ma conclusi con un ritiro
Il corridore di Arzignano ai campionati italiani, vissuti insieme a Giosuè Epis, ma conclusi con un ritiro
Quando c’è stata l’inversione di tendenza?

Mi sono fermato d’accordo con la squadra e abbiamo analizzato la situazione. Si è deciso di cambiare programmi e andare al Giro. Le cose hanno cominciato a funzionare anche se nella corsa rosa non sono arrivati risultati eccellenti. Ma comunque ero presente. Dopo il campionato italiano abbiamo voltato pagina e in questa seconda parte di stagione mi riconosco un po’ di più.

In questa stagione così difficile, quale reputi sia stata la tua gara migliore fino adesso?

Probabilmente il Giro di Vallonia. Quando sono sceso da Livigno ho visto che la condizione era in crescita, mi sono piazzato un paio di volte, sono tornato ad essere competitivo quasi tutti i giorni. E’ stato importante il secondo giorno, arrivavo da una prima parte di stagione abbastanza difficile, quindi la squadra ha deciso di fare la corsa per degli altri corridori. La punta era Rouland che ha fatto terzo, io ho chiuso comunque quinto e ho capito avrei potuto comunque giocarmi le mie carte. Negli altri giorni di gara sono sempre stato nel vivo della corsa e ho capito che qualcosa era cambiato, che potevo guardare al futuro con più ottimismo. La tappa era stata abbastanza impegnativa e vincere la volata del gruppo è stato quel segno che aspettavo.

Un Giro d’Italia senza squilli il suo, con una sola top 10 a Napoli
Un Giro d’Italia senza squilli il suo, con una sola top 10 a Napoli
Quando è nato il contatto con la Tudor?

Mi hanno cercato abbastanza presto. A me è sembrato fin da subito un progetto che sembra crescere bene, velocemente e con grandissima attenzione per i prossimi anni. Ci siamo trovati in sintonia e pur avendo quest’annata un po’ storta, loro hanno deciso di darmi fiducia e quindi io spero di poterli ripagare.

Tu sei all’Arkea, una squadra WorldTour mentre la Tudor, almeno ufficialmente è ancora una professional. E’ un passo indietro?

Io direi di no, anzi il contrario. Poi al momento io posso parlare solo per sentito dire o per quello che vedo da fuori, ma sembra che tutta la struttura che gira intorno alla squadra, fra organizzazione, performance, materiali, sia veramente eccezionale e c’è tutto per continuare a crescere.

Le classiche belghe sono state il punto più basso per Mozzato, a causa del problema al ginocchio
Le classiche belghe sono state il punto più basso per Mozzato, a causa del problema al ginocchio
Ti hanno già indicato quali potrebbero essere i tuoi ruoli, le tue fiches da giocare nel team?

No, al momento penso sia ancora presto, si vedrà al primo ritiro, nelle riunioni dove si avranno delle bozze di calendario e un’idea un po’ di come andrà la stagione. L’idea è quella di continuare a fare risultati e non voglio dire nelle corse di seconda fascia. Capiterà di avere sia l’occasione personale che di dover dare una mano.

Sei quindi in chiusura con il tuo team. Dovendo fare un primo consuntivo che cosa provi?

Questi sono stati tre anni che in generale sono stati parecchio soddisfacenti e anche belli da passare. Io sono arrivato in Arkea in maniera un po’ rocambolesca attraverso la chiusura della B&B e per questo posso solo ringraziarli perché mi han dato la possibilità di competere nella massima serie, di fare le più belle corse. Penso di averli ripagati col massimo impegno sempre, ma anche con dei bei risultati.

Parigi. Il circuito “olimpico” e la firma di Wout

27.07.2025
6 min
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Da Parigi a Parigi. Dalle Olimpiadi dell’anno scorso al Tour de France di quest’anno, le emozioni e lo spettacolo sono rimasti gli stessi. Sempre un belga ha vinto: stavolta si chiama Wout Van Aert, ma che bello è stato vedere il suo rivale numero uno, Tadej Pogacar, in maglia gialla.

Dopo una settimana sotto le aspettative in termini di attesa dei duelli in montagna, la corsa francese si è riaccesa. Si è ravvivato Pogacar e la magia è tornata, anche perché si è ravvivato pure Van Aert. Pensate cosa sarebbe stato se ci fosse stato anche Mathieu Van der Poel.

Luca Mozzato sul circuito di Montmartre a Parigi 2024
Luca Mozzato sul circuito di Montmartre a Parigi 2024

L’occhio di Mozzato

La novità del circuito di Montmartre era importante e ha fatto parlare già mesi prima. Noi stessi avevamo ipotizzato e analizzato questo tracciato, ma oggi siamo andati oltre: l’analisi l’abbiamo fatta con Luca Mozzato, atleta dell’Arkea-B&B Hotels, che non era al Tour ma sul lettino del massaggio al Tour de Wallonie, dove tra l’altro oggi ha ottenuto un incoraggiante quinto posto.

L’anello olimpico misurava 18,4 chilometri. La salita di Montmartre da ripetere due volte, arrivava dopo circa 240 chilometri. L’anello stavolta invece misurava 16,7 chilometri, arrivava dopo appena una settantina di chilometri, ma anche dopo tre settimane. Differenze non da poco.

Differenze che sottolinea parecchio Mozzato. Luca ha corso le Olimpiadi di Parigi 2024 e, tra quello che ha sentito sotto le ruote e quello che ha visto oggi in televisione, ci aiuta a capirne di più.

Piove e il fondo è insidioso: guardate Pogacar (in giallo ovviamente) come si tiene sempre distante da chi lo precede
Piove e il fondo è insidioso: guardate Pogacar (in giallo ovviamente) come si tiene sempre distante da chi lo precede
Luca, cosa ti è sembrato di questo finale parigino?

L’obiettivo del Tour è stato centrato. Prima, nella tappa finale, c’era suspense solo negli ultimi 15 chilometri che portavano alla volata. Adesso c’è stata un’ora abbondante di battaglia.

Ma secondo te la pioggia lo ha un po’ limitato questo spettacolo?

Non direi dal punto di vista tecnico, magari è cambiato qualcosa dal punto di vista del pubblico. Forse c’era qualcuno meno a bordo strada o non ci è rimasto così a lungo. Anche se poi sulla salita il colpo d’occhio era eccezionale.

Che circuito è questo, Luca? Tu ci hai corso alle Olimpiadi, in un altro contesto, con altre temperature e un gruppo ristretto. Ti è sembrato molto diverso?

La parte che era veramente uguale alla fine era quella di Montmartre: l’attacco, la salita e la discesa. Perché poi, per il resto, era completamente diverso. Poi un conto è farlo in una corsa di un giorno e un conto è farlo al termine di una gara di tre settimane, con le energie al lumicino. E per come è andata la tappa è stato come ritrovarsi a correre una classica. Perché di fatto è stata quasi una classica. E non è facile per le gambe degli atleti. Anche tatticamente è difficile fare un paragone tra quella gara e quella di oggi.

L’apporccio allo strappo era complicato e tecnico. ma nel complesso secondo Luca l’anello proponeva qualche curva in meno
L’apporccio allo strappo era complicato e tecnico. ma nel complesso secondo Luca l’anello proponeva qualche curva in meno
Una cosa che abbiamo notato è che Pogacar stava sempre un po’ più lontano rispetto a chi lo precedeva…

Li ho visti affrontare le curve con tanta attenzione, soprattutto in frenata. Bisogna essere molto delicati, sentire proprio la frenata e la ruota, perché era scivolosissimo, specie con tutto quel pavé. E’ vero, Pogacar si teneva più lontano rispetto agli altri, ma il motivo è semplice: lui aveva molto da perdere. Comunque, okay la neutralizzazione del tempo, ma la bici la devi portare all’arrivo. Quindi okay rischiare, ma non oltre il limite. Gli altri erano lì per la vittoria di tappa e si giocavano il tutto per tutto. Poi bisogna considerare un’altra cosa.

Quale?

Che in una grande metropoli come Parigi, tra smog, polvere, foglie, le strade sono sempre un po’ più scivolose. E con questo bagnato e lo sconnesso degli Champs Elysées tutto diventa più insidioso. Per me Tadej ha fatto bene a non prendere rischi eccessivi.

Il momento decisivo. Terza tornata. Pogacar affonda il colpo, Van Aert sulla destra spinge ancora più forte
Rispetto a Parigi 2024, tu mi hai detto che il circuito era un po’ diverso: in cosa?

Alle Olimpiadi la parte in asfalto aveva molte più curve, e una sezione era veramente tecnica prima di prendere la salita. Qui invece, dopo l’Arco di Trionfo, era più lineare. Ma ripeto: sono due corse del tutto differenti.

Come li hai visti guidare?

Con attenzione. Vista la situazione, non mi è sembrato di vedere qualcuno che abbia preso più rischi del dovuto. Le uniche due discese veramente fatte a rotta di collo sono state quella di Matej Mohoric e quella finale di Van Aert. Lì bisognava davvero rischiare: Mohoric per rientrare, Van Aert per allungare. Con i sampietrini bisogna essere sensibili. Mai essere bruschi sui freni: il rischio di bloccare la ruota è un attimo.

Bravissimo Davide Ballerini, secondo davanti a Mohoric. E sullo sfondo Pogacar festeggia il suo 4° Tour
Bravissimo Davide Ballerini, secondo davanti a Mohoric. E sullo sfondo Pogacar festeggia il suo 4° Tour
Pogacar ci ha rimesso di più con la pioggia? Senza contare che Van Aert è anche più pesante di lui, e ai fini della trazione non era poco…

Un po’ sì, ma alla fine mi è sembrato vederlo aver speso un po’ di più nel corso di questa giornata. Proprio per non prendere rischi ha preso più aria degli altri e del necessario. E’ rimasto da solo presto al primo giro. Ha fatto lui la selezione e alla fine forse era un filo meno brillante: ma il gioco valeva la candela. Almeno queste sono mie sensazioni. Magari lui ci direbbe il contrario!

Era più duro questo o quello delle Olimpiadi?

Bisognerebbe farlo! Vedendo l’ultimo giro, questo è sembrato davvero tanto impegnativo. In fuga si staccavano pur essendo stati all’attacco per un’ora. I ritmi erano folli. Ma le due gare, ripeto, erano diverse e, come si dice, le corse le fanno i corridori. Io alle Olimpiadi ho sofferto, ma entrambi i percorsi erano selettivi. E il fatto che sia arrivato un atleta in solitaria vuol dire molto.

Van Aert a fine tappa ha parlato di fiducia da parte della squadra e in sé stesso. Visma che anche oggi lo ha supportato alla grande
Van Aert a fine tappa ha parlato di fiducia da parte della squadra e in sé stesso. Visma che anche oggi lo ha supportato alla grande

La firma (e la fiducia) di Wout

Il Tour de France si archivia quindi con la vittoria – bella e meritata, lasciatecelo dire – di un grandissimo campione. Alla fine, se ci si pensa, Wout Van Aert si è portato a casa i due arrivi simbolo di Giro e Tour: Siena e Parigi. Le lacrime della moglie al traguardo, il suo essersi “nascosto” sulle Alpi (almeno rispetto ai suoi standard), la dicono lunga su quanto e come avesse preparato questo assalto.

«E’ stata una giornata unica – ha detto Van Aert – E’ davvero speciale poter vincere di nuovo sugli Champs Élysées, per la prima volta con la salita di Montmartre nel finale di tappa.
Le condizioni a Parigi erano difficili. La pioggia rendeva la corsa rischiosa, ma la mia squadra ha continuato a credere in me».

«Ci abbiamo provato più volte durante questo Tour, anche ieri, ma non sempre sono stato bene. La parte più difficile in questi giorni è stata mantenere la fiducia in me stesso. Per fortuna le persone che avevo intorno continuavano a crederci. Anche oggi i ragazzi non hanno perso fiducia nelle mie capacità. Siamo riusciti a controllare la tappa. Sull’ultima salita ho dato il massimo: era il nostro piano anche prima della partenza, e ha funzionato».

Mozzato: «Sono sempre lo stesso: pronto a lottare»

07.03.2025
6 min
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Luca Mozzato si prepara per la Campagna del Nord con nuove certezze e la consapevolezza di poter lasciare il segno. Dopo un 2024 in cui ha mostrato il suo valore nelle classiche, il corridore veneto si presenta al via della nuova stagione con un bagaglio di esperienza maggiore e un inverno di preparazione davvero corposo.

Le prime due gare al Nord lo hanno rivisto fare capolino nelle posizioni di testa e la condizione sembra essere quella giusta per affrontare gli appuntamenti chiave. Finita la sgambata di defaticamento, agli insoliti 18 gradi del Belgio, dopo la corsa di Le Samyn, dominata da Van der Poel, abbiamo sentito il corridore della Arkea-B&B Hotels per capire come sta vivendo questa fase e quali sono le sue aspettative.

Mozzato in azione quest’anno: il suo primo blocco di gare terminerà con la Roubaix (foto @gettysport)
Mozzato in azione quest’anno: il suo primo blocco di gare terminerà con la Roubaix (foto @gettysport)
Luca, partiamo da queste prime corse al Nord: come ti senti?

Abbastanza bene direi. Ho passato un buon inverno e ci siamo preparati per le classiche. Dopo l’inverno canonico tra casa e Spagna, casa e Spagna, quest’anno sono riuscito anche a fare tre settimane di altura a Sierra Nevada prima delle gare e questo spero possa essere un buon punto a mio favore. Le premesse ci sono, ora vediamo di portare a casa qualcosa di buono. Di certo sto meglio di un anno fa allo stesso periodo.

Ti senti un corridore diverso rispetto al 2024? E’ innegabile che il Mozzato post inverno 2023 sia diverso da quello attuale…

Secondo me non è cambiato tanto. Magari all’esterno può sembrare così, però in corsa non c’è una gran differenza. Per farla breve, non ci sarà nessuno che farà la corsa su di me, specie nelle grandi classiche, quindi il modo di correre e di vivere le giornate sarà simile a quello dell’anno scorso. Poi sono consapevole che qualcosa di più ci si aspetti. Io sono pronto a dare il massimo, sempre.

Chiaro…

Il podio al Fiandre sicuramente ha aggiunto qualcosa, ma io rimango lo stesso corridore. Non è che perché ho colto un’occasione l’anno scorso ora parto con proclami o con l’intenzione di spaccare il mondo. In ogni corsa parto per ottenere il massimo risultato possibile, che sia una vittoria o un piazzamento importante.

Fiandre 2024: Mozzato allo sprint con Matthews che gli varrà la piazza d’onore alle spalle di Van der Poel
Fiandre 2024: Mozzato allo sprint con Matthews che gli varrà la piazza d’onore alle spalle di Van der Poel
L’anno scorso hai ammesso di aver corso troppo nella seconda parte di stagione. «Troppa voglia di fare», ci dicesti. Ti senti più maturo ora anche in base a questi errori?

Sì, quello è un errore che spero di non ripetere. Sul momento però è difficile rendersi conto se si sta facendo bene o male. L’anno scorso ero convinto che correre tanto fosse la scelta giusta, ma abbiamo capito che serviva un approccio diverso. Quest’anno ho inserito l’altura nel mio programma e penso di essere già abbastanza rodato per questa fase della stagione.

Hai modificato qualcosa nella preparazione?

Per un corridore come me, per essere competitivo al Nord, bisogna essere il più completi possibile. Le corse sono lunghe e impegnative, bisogna andare forte sia in pianura che sugli strappi. L’obiettivo è migliorare la resistenza, mantenendo comunque un buon spunto veloce. E soprattutto la tenuta sugli sforzi brevi degli strappi: quelli di 3′, 4′ e 5’… Perché è importante non solo superarli, ma superarli bene. E per questo lo spunto veloce per uno come me resta ancora più importante. Il livello è alto e fare la differenza è sempre più difficile.

A livello di squadra, cosa è cambiato?

Albanese è andato via, però è cresciuto Vauquelin, il quale si concentrerà di più sulle Ardenne. Potrebbe essere adatto anche a qualche classica del pavé particolarmente dura, ma la sua vocazione principale rimane per le corse vallonate. Lui va molto bene nelle gare dure.

Hai ritoccato qualcosa dal punto di vista tecnico?

Ogni anno faccio un punto della situazione, soprattutto dopo l’inverno. Oggi si parla tanto di pedivelle più corte, io ho sempre corso con pedivelle da 170 millimetri, avendo le gambe corte, e continuo con questa scelta. C’è questa tendenza ad accorciarle, ma sono correnti di pensiero passeggere. Parliamoci chiaro: Pogacar va forte con le pedivelle corte, ma con il suo motore andrebbe forte anche con quelle da 175 millimetri.

Mozzato ha passato tre settimane in altura dopo le due gare spagnole d’inizio stagione
Mozzato ha passato tre settimane in altura dopo le due gare spagnole d’inizio stagione
Cosa ti renderà soddisfatto alla fine della Campagna del Nord?

Ottenere qualche risultato importante. Non posso puntare a una sola corsa, devo essere pronto a cogliere le opportunità quando si presentano. Se sarà al Fiandre tanto meglio, ma anche alla Gand, a Waregem o De Panne. Io non sono un corridore che può scegliere, puntare in modo specifico, fare proclami.

Ieri avete corso a Le Samyn con Van der Poel: che alla prima corsa ha alzato le braccia. Che effetto fa ritrovarselo subito vincente? Cosa dite e cosa pensate voi corridori?

Quando parte uno come Van der Poel sai che è lì per vincere. Uno come lui soprattutto non parte solo per mettere corse nelle gambe, ma per essere subito competitivo. Quando è iniziata la gara tutti si aspettavano l’Alpecin-Deceunink in controllo, il suo attacco… E alla fine ha avuto ragione.

Domanda “banale” allora, Luca. Se sapevate che sarebbe partito: perché nessuno ha provato a seguirlo?

La domanda è legittima, ma è come chiedersi perché nessuno segue Pogacar sulla Cipressa. Il livello generale è alto, ma ci sono 4-5 fenomeni che sono spanne sopra gli altri e VdP è uno di quelli. Quando stanno bene, sono loro a decidere la corsa. E sono tra i pochissimi che riescono a staccare gli altri. E per questo torno a dire che per uno come me è importante essere competitivo su ogni terreno e mantenere un buono sprint.

Luca Mozzato vince la Bredene Koksijde Classic, classica che quest’anno lo vedrà al via il 21 marzo
Luca Mozzato vince la Bredene Koksijde Classic, classica che quest’anno lo vedrà al via il 21 marzo
Lo osservi, lo osservate mai in gara?

Sì, gli si dà un occhio, si cerca di vedere come pedala, come si muove, di seguirlo in certi frangenti. Ma nei momenti concitati si pensa più a salvare la pelle che a studiare gli avversari. Il ritmo è altissimo e non hai tutto questo tempo per pensare ad altro.

E invece il Luca Mozzato, ragazzo, come ha passato l’inverno?

In modo tranquillo. Sono andato in vacanza con la mia ragazza per una decina di giorni, poi ho ripreso gradualmente. Qualche pedalata a novembre, ho aumentato i carichi a dicembre fino ai ritiri e alla preparazione per le classiche.

Hai già un’idea del resto della stagione?

No, per ora sono concentrato sul Nord fino alla Roubaix, poi si tireranno le somme per capire cosa fare.

Confermi: niente Sanremo?

No, e mi dispiace da italiano, ma devo essere realista. Anche se passassi la Cipressa, arriverei ai piedi del Poggio già staccato. Verrei alla Sanremo per fare trentesimo? Meglio puntare a due gare in Belgio come Denain e Bredene Koksijde (dove è campione uscente, ndr) per avere più chance di ottenere un risultato.

Dal Fiandre al Lombardia, quattro podi azzurri con Moser

06.11.2024
6 min
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Senza contare le tappe, che pure hanno il loro peso, nel 2024 l’Italia del ciclismo è salita per sole quattro volte sul podio di gare a tappe e classiche WorldTour. E’ chiaro che nessuno dimentica le vittorie di Milan, Ganna e Vendrame al Giro. Oppure i secondi posti di Frigo e Zana alla Vuelta e il terzo di Cattaneo nella crono di Madrid. Non c’è niente di facile in tutto questo, ma abbiamo concentrato la nostra attenzione su quattro risultati che ci hanno permesso di parlare con Moreno Moser di quattro corridori diversi fra loro.

Mozzato, con il secondo posto del Fiandre. Ulissi con il secondo al Tour de Pologne. Milan con il secondo ad Amburgo. Infine Ciccone, terzo al Lombardia. 

Moreno Moser, classe 1990 è stato pro’ dal 2012 al 2019 (foto Instagram)
Moreno Moser, classe 1990 è stato pro’ dal 2012 al 2019 (foto Instagram)

Mozzato e il Fiandre

Mozzato al Fiandre è la sorpresa di primavera: pochi lo avrebbero pronosticato così forte, seppure i suoi piazzamenti sulle strade del Nord fossero in crescendo da almeno due anni. Si può arrivare secondi al Fiandre per un colpo di fortuna? Decisamente no, anche se forse quel piazzamento ha generato delle attese che il vicentino non era in grado di sopportare.

«Per arrivare in fondo a Fiandre e Roubaix – dice Moser – quando le corse iniziano a superare i 230-250 chilometri, devi avere comunque un grosso motore. Poi è ovvio che Mozzato è molto veloce, è riuscito a tenere quel gruppetto lì e a giocarsela bene in volata. Il risultato è di spessore, anche se è comprensibile che poi si chiedano conferme. Io ho fatto il corridore e so quanto è duro rimanere sul pezzo, quindi questa non è assolutamente una critica, ma solo una considerazione e una speranza. Il bel risultato fa crescere le attese. Prendiamo il Fiandre di Bettiol: quella che fu una giornata di grazia. E’ chiaro che la vittoria alzò le aspettative a livello stellare, però a livello di stipendio, di popolarità e tutto quello che ne consegue ha avuto i suoi riscontri.

«Invece il secondo posto non ti dà vantaggi altrettanto clamorosi, crea aspettative e basta. Portare Mozzato alle Olimpiadi forse era più di quello che potesse reggere, anche perché in giro c’è un livello stellare da parte di pochi atleti. Noi ci concentriamo sugli italiani, ma la verità è che tutto il mondo si ritrova a inseguire quei 4-5 corridori. Si parla tanto della Slovenia, ma Pogacar e Roglic non possono fare media. Sono casi isolati, non una statistica».

Mozzato stremato dopo l’arrivo del Fiandre: il vicentino è stato il primo dopo Van der Poel
Mozzato stremato dopo l’arrivo del Fiandre: il vicentino è stato il primo dopo Van der Poel

Ulissi e il Polonia

Ulissi secondo al Tour de Pologne, battuto solo da Jonas Vingegaard, uscito forte dal Tour. Sbaglia chi pensa che il danese in Francia fosse sotto tono: aveva espresso valori altissimi e in Polonia è arrivato con la voglia di vincere.

«Secondo me Ulissi è un corridore pazzesco – comincia Moser – non paragonabile a un livello Pogacar, però come uomo squadra e corridore che può raccogliere risultati in grandi gare, è un elemento che farebbe comodo in qualsiasi squadra. Non so quanti altri anni correrà, però di certo è un signor professionista e lo aveva già fatto vedere all’inizio di stagione. Dopo la sua scalata a Prati di Tivo al Giro d’Abruzzo, scrissero che aveva fatto i migliori dati di sempre. Quelle cose lì non te le inventi, significano che vai forte. Ammiro Diego per il fatto che è riuscito a stare al passo con il cambio di generazione e l’aumento delle prestazioni. Si pensa che i giovani abbiano un motore più grande dei vecchi, in realtà lui è la dimostrazione della capacità di adattamento nella preparazione.

«Trovo sempre interessante guardare quelli che hanno corso ai miei tempi, guardando i watt medi delle gare. Mi rendo conto che eravamo tutti molto più bassi. Lo stesso Froome con i valori dei Tour vinti, oggi sarebbe ventesimo. Invece Diego è rimasto in alto. Poi magari non ha cercato fortuna altrove per una scelta di vita. Una squadra come la UAE sicuramente ti dà delle certezze anche a livello economico e delle buone prospettive. Andare via da giovani è un salto nel vuoto, perché se fai un paio di stagioni storte, rischi di finire la carriera».

Il podio finale del Giro di Polonia, da sinistra Kelderman (terzo), il vincitore Vingegaard e Ulissi
Il podio finale del Giro di Polonia, da sinistra Kelderman (terzo), il vincitore Vingegaard e Ulissi

Milan ad Amburgo

Milan ha vinto undici corse e si è messo al petto svariate medaglie in pista, eppure ad Amburgo (e prima agli europei) ha perso il filo della volata e ha lasciato la vittoria a Olaf Kooij, lo stesso che lo aveva battuto in modo identico a Napoli, nella nona tappa del Giro d’Italia.

«Jonathan è un altro che viaggia con grandissime attese – dice Moser – e dovrebbe sentirsi fortunato per questo. Secondo me si merita tutte le vittorie che sta ottenendo e io sinceramente lo considero il velocista più forte al mondo. L’anno prossimo dovrebbe fare il Tour, mi sembra. Al Giro quest’anno ha vinto tre tappe, ma credo che se fosse andato in Francia ne avrebbe portate a casa un paio. Quindi aspettiamo questo grande passo, ma penso che sia un corridore veramente di una classe immensa e sarebbe quasi sprecato vederlo solo in volata. E non penso che il fatto di puntare alle classiche vada considerata una scelta che esclude le volate, semplicemente è un fatto di programmi. Come per Philipsen e Kristoff prima di lui. Non è che si si allena per vincere il Fiandre, poi perde in volata.

«L’Ho visto muoversi bene in gruppo, abbastanza cattivo, forse a volte un po’ troppo agitato, Non ha paura, ma la mia sensazione è che a volte la sua grande potenza, la resistenza e la confidenza nei suoi mezzi lo mettano nella situazione di prendere un po’ troppa aria. A volte è un problema di quelli forti, che piuttosto di rimanere chiusi, spendono troppo e alla fine la pagano. Invece Cavendish, consapevole che la sua forza non sia essere più resistente degli altri, rischia a restare coperto perché sa che se esce troppo presto, lo battono. Quindi per assurdo, io credo che a volte Milan si senta tanto forte, si scopra troppo presto e paghi il conto in termini di spesa energetica. Per questo chi gli esce dalla scia può batterlo, come ha fatto Kooij».

Ad Amburgo, come pure a Napoli al Giro, Kooij rimonta e brucia Milan
Ad Amburgo, come pure a Napoli al Giro, Kooij rimonta e brucia Milan

Ciccone al Lombardia

Si chiude con Ciccone (foto di apertura), cuore abruzzese arrivato al Lombardia con addosso la delusione del mondiale e costretto ad arrendersi allo strapotere di Pogacar ed Evenepoel. I suoi numeri in salita sono stati rimarchevoli, ma in certi giorni non si può correre per vincere: è la strada a vietarlo.

«Ha fatto un Lombardia notevole – conferma Moser – non ho alcun dubbio che sia un grandissimo corridore. Ha tanta cattiveria e tanta classe, non so se a volte gli manca un po’ di costanza, ma certo arrivare al livello di quelli lì gli costa tanto. Non è tanto lui che manca, ma il fatto che in questo momento si corra per il secondo posto, che diventa quasi una semi-vittoria. Ovviamente noi vediamo la TV da spettatori, come guardare una serie TV, però le squadre non la guardano con i nostri stessi occhi. E se per noi il secondo posto è una sconfitta, per un corridore arrivare secondo dietro Tadej vuol dire diventare l’oggetto del desiderio delle squadre che non potranno mai avere Pogacar. Tu sei uno di quelli che gli è arrivato più vicino, quindi il tuo valore cresce esponenzialmente.

«Però c’è anche un altro tema che ho letto in un’intervista a Gianni Bugno e cioè che le squadre potrebbero anche stancarsi di raccogliere le briciole. Se accendi la televisione e Pogacar è già fuori, forse la corsa diventa meno interessante. Al netto di questo però, è sempre meglio avere un campione fortissimo che fa innamorare i ragazzini, piuttosto che non averlo».

Mozzato: annata dal doppio volto. L’analisi del veneto

05.11.2024
5 min
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Luca Mozzato è stato uno dei nostri portacolori alle Olimpiadi di Parigi, un bel traguardo per il corridore dell’Arkea-B&B Hotels, che dopo il podio al Fiandre era, ed è, entrato ufficialmente tra i grandi del ciclismo italiano. Tuttavia, proprio dopo i Giochi era lecito attendersi qualcosa di più da lui. Ma non sempre le cose vanno secondo programma.

In questi giorni Mozzato è alle prese con un trasloco. Tra scatoloni, immancabili scorribande da Ikea e mobili da spostare, ci ha raccontato come è andata e, in parte, come andrà la prossima stagione.

Per Mozzato una grande stagione fino a primavera
Per Mozzato una grande stagione fino a primavera
Insomma Luca, se dovessi tracciare un bilancio di questo tuo 2024 ciclistico cosa diresti?

Una stagione dai due volti. Quindi un bilancio molto positivo nella prima parte, fino alle classiche. E dire che non era iniziata benissimo, ma laddove avevamo segnato il cerchio rosso ci sono arrivato bene. L’idea era di andare forte tra marzo e aprile. Poi, anche in virtù del mio modo di correre, non avevo fatto molto. Non sono un tipo che può andare in fuga da solo. Magari cerco di restare nel primo gruppo e poi, a seconda di come va la corsa, cerco di cogliere l’occasione, forte anche del mio spunto veloce.

Chiaro…

Quel che mi è piaciuto è stata la crescita costante che ho avuto in quel periodo. Una crescita che è stata suggellata dal podio al Giro delle Fiandre. Io poi sono sempre stato parecchio legato al risultato. Non sono di quelli che si accontentano di andare forte. Magari preferisco soffrire tutta la gara, restare davanti con uno sforzo grande ma poi cogliere un risultato, piuttosto che stare bene in gara e poi restare con un pugno di mosche in mano.

Dopo le classiche del Nord hai staccato. E ti sei preparato per il Tour e le Olimpiadi. E da qui in poi ti abbiamo visto meno…

Esatto. È stata un’estate impegnativa. Io per primo mi aspettavo di essere più presente e cogliere qualcosa in più. E me lo aspettavo non tanto al Tour, dove ero consapevole che per me sarebbe stato difficile ottenere un risultato, ma per il dopo Tour. Fare la Grande Boucle quest’anno per me era importante, con la partenza dall’Italia e, appunto, le Olimpiadi subito dopo.

Perché era difficile fare di più?

Perché la mia presenza era per stare vicino a Demare e perché dovevo svolgere un certo lavoro in vista delle Olimpiadi. Ma in generale ho fatto più fatica di quel che mi aspettavo. Ho sofferto di più rispetto agli anni precedenti, specie nella terza settimana. Le altre volte, da quella, seppur stanco, ne uscivo con una bella gamba, in crescita. Stavolta invece non è andata così. Un giorno avevo sensazioni positive e un giorno negative. Non è stata una bella situazione.

Dal Tour in poi le cose non sono andate benissimo, ma il veneto non ha mai mollato e forse questo suo troppo insistere è stato l’errore chiave
Dal Tour in poi le cose non sono andate benissimo, ma il veneto non ha mai mollato e forse questo suo troppo insistere è stato l’errore chiave
E questo aspetto ha avuto ripercussioni sulle Olimpiadi?

Sulle Olimpiadi ma anche sul resto: la gamba non era piena e il morale non era alto. Chiaro che a Parigi si sarebbe potuto fare qualcosa di meglio, ma non era facile. Poi io sono uno che ha bisogno di correre per dimostrare quel che ha fatto, quanto ha lavorato. E questa cosa mi ha fatto più danni che bene.

Troppa voglia di fare, ma spiegaci meglio…

Per esempio, dopo Parigi, mi sono impuntato con la squadra per fare il Limousin, gara nella quale in passato ero andato bene. Invece ero a corto di fiato e quella corsa, a conti fatti, è stata la mazzata finale. Sono stato come nella terza settimana del Tour: un giorno mi svegliavo bene e l’altro male. Giusto nel finale di stagione mi sono un po’ ripreso. E infatti la miglior corsa, per sensazioni avute, è stata la Parigi-Tours, l’ultima gara dell’anno. Questo per dire che alla fine non ho mai mollato e ho cercato fino alla fine di fare bene, di riprendermi.

Quali insegnamenti hai dunque ottenuto da questa stagione?

Innanzitutto che non devo esagerare. Che non sono Superman: se non sono al meglio, devo recuperare un po’. E poi che forse devo ascoltare un po’ di più chi mi sta vicino. Penso proprio al Limousin: dovevo ascoltare la squadra che invece mi consigliava di rifiatare in vista del finale di stagione.

Che poi la questione è proprio questa, Luca: davvero ti si è visto poco, specie in relazione a quanto mostrato in primavera…

Sì, sì e ne sono consapevole. Quello solitamente è un periodo buono per me: nelle corse di secondo livello di fine stagione ci sono sempre stato. Stavolta invece ho fatto fatica.

Mozzato si appresta ad affrontare la terza stagione in questo team
Mozzato si appresta ad affrontare la terza stagione in questo team
Complimenti per l’onestà! E invece in squadra come vanno le cose?

Per ora sembra tutto bene. Non navighiamo nell’oro ma tutto procede come gli altri anni. Faremo tre giorni in Bretagna a fine mese con sponsor e fan, poi a dicembre e a gennaio andremo in Spagna per i ritiri, dove prepareremo la stagione cercando di difendere il posto nel WorldTour.

Conosci già il tuo calendario?

Non di preciso, ma più o meno è il solito. Quindi già so che la mia prima parte di stagione si concluderà con la Parigi-Roubaix. Poi non so le corse specifiche, ma più o meno è quello. Da lì in poi, invece, si vedrà.

Ti piacerebbe fare il Giro d’Italia?

Da italiano assolutamente sì, specie perché il Giro non l’ho mai fatto. Tra l’altro, si vocifera ci sia una tappa con arrivo a Vicenza, la mia città.

Dov’erano gli azzurri? Ritorno a Parigi con il cittì Bennati

14.08.2024
7 min
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Parigi è un boccone che piano piano è andato giù. Bennati lo ha masticato a fatica, ripassando le scelte, le parole, gli impegni e la gara. E poi, dovendo partire alla svelta per un sopralluogo sul percorso degli europei, ha voltato la pagina. E’ innegabile che la corsa su strada degli azzurri alle Olimpiadi sia stata un buco nell’acqua, in cui la figura migliore l’ha fatta colui che meno c’entrava. Con quella fuga, Viviani se non altro ha mostrato al mondo che a Parigi c’era anche l’Italia.

Se avesse potuto aspettare la fine del Tour, Bennati avrebbe portato corridori in palla come Moscon?
Se avesse potuto aspettare la fine del Tour, Bennati avrebbe portato corridori in palla come Moscon?

Prestazione opaca

Il fatto che corressimo in tre discende direttamente dai risultati e i nostri (pochi) risultati nelle classiche hanno indicato i nomi di Bettiol e Mozzato. Se anche avessimo corso in cinque, probabilmente il risultato non sarebbe stato migliore. Ma altrettanto probabilmente, se si fosse potuta dare la squadra dopo il Tour, ci sarebbe stato margine per altre valutazioni. La tagliola del 5 luglio ha impedito di fare diversamente.

«I ragazzi stavano bene – spiega Daniele – apparentemente le cose andavano per il verso giusto. Poi la gara è andata come è andata, è inutile girarci attorno e io mi devo prendere la responsabilità, anche se rifarei le stesse scelte. Non parlo del piazzamento, ma della prestazione al di sotto delle nostre possibilità. Ho sempre detto che, a parte Evenepoel che in questo momento sarebbe sbagliato guardare, non vedo fenomeni nell’ordine di arrivo dal secondo al decimo. Dovevamo fare assolutamente meglio a livello di prestazione. Nei due mondiali che ho fatto, sia in Australia sia a Glasgow, sono sempre tornato a casa col sorriso, perché abbiamo fatto molto bene dal punto di vista della prestazione. In qualche modo abbiamo fatto divertire gli appassionati, cosa che in queste Olimpiadi non è successa».

Fino all’inizio dell’ultimo giro, Bettiol era nel gruppo alle spalle di Evenepoel e Madouas
Fino all’inizio dell’ultimo giro, Bettiol era nel gruppo alle spalle di Evenepoel e Madouas

L’avvicinamento non è stato semplice. A causa del calendario varato dal CIO con il benestare dell’UCI, non si sono potuti coinvolgere Ganna né Milan nella prova su strada. Poi, per le nuove quote della pista, il solo modo perché potesse correre l’omnium e poi la madison era che Viviani venisse convocato per la gara su strada. La decisione è stata presa e non avrebbe avuto senso mettersi di traverso.

Partiamo proprio da Elia.

Come ho detto fin dall’inizio, essendo il responsabile del settore strada professionisti, sul momento non ci sono rimasto bene. Però poi, ragionando a mente fredda, ho capito che fosse una cosa necessaria. E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che in questo momento su strada facciamo più fatica che in pista. Va dato atto che siamo una delle Nazioni di riferimento nella pista e nelle crono, per cui si è scelto di dare la possibilità a Elia di fare le sue specialità. A un corridore come lui, bisogna stendere tutti il tappeto rosso per quello che è riuscito a dare in termini di visibilità. La pista è riuscita ad arrivare a questi livelli soprattutto grazie a lui che ci ha sempre creduto e ovviamente anche a Marco Villa.

E alla fine la mossa è stata azzeccata, vista la medaglia d’argento.

Sulle sue potenzialità e la possibilità di fare risultato non ho mai avuto dubbi. Sapevo però che Elia non avrebbe fatto un calendario mirato per la prova su strada, perché con la squadra non stava facendo l’attività più consona. Ovviamente qualcuno che sognava quel posto può esserci rimasto male. Penso che qualsiasi atleta abbia l’obiettivo e il sogno di partecipare a un’Olimpiade, ma non tutti alla fine riescono ad andarci.

Si sapeva da tempo che avreste corso in tre.

Ho iniziato a parlare di Parigi da dicembre del 2023 e una decina di atleti ha effettuato le visite a Roma. Ho indicato i più adatti a quel percorso, senza conoscere le dinamiche che si sarebbero create. Poi, a inizio stagione, ho detto a tutti che nessuno avrebbe avuto in mano la certezza di essere convocato, ma speravo che mi mettessero in difficoltà con i loro risultati di inizio stagione, delle classiche e del Giro. Nel caso specifico, Bettiol fino al Tour ha fatto una stagione molto significativa, con una continuità importante. E’ andato forte alla Sanremo e anche al Fiandre, dove è stato riassorbito nel finale. E proprio al Fiandre è arrivato con Mozzato il solo podio italiano in una gara monumento del 2024. Per cui la scelta è caduta su loro due. Avevano raggiunto risultati importanti e credo che un’Olimpiade si possa conquistare anche e soprattutto attraverso i risultati.

Hai dovuto dare i nomi il 5 luglio.

Credo l’ultima Nazione sia stata la Francia, che li ha dati l’8 di luglio. Poi ovviamente ti devi affidare alla buona sorte e alla parola dei corridori, che si impegnano ad arrivare pronti all’appuntamento. Ci siamo sentiti. Abbiamo parlato con i loro preparatori. Hanno avuto la massima fiducia. La crono ci aveva mostrato un Bettiol in ripresa. Dopo aver vinto l’italiano è andato al Tour, ha fatto una settimana discreta e poi si è ritirato per preparare la cronometro. Semmai, se qualcuno avesse sentito di non essere al meglio, avrebbe potuto fare un passo indietro. Ma erano entrambi certi di stare bene.

Come è stato il tuo approccio con Viviani?

Ci siamo sentiti spesso. Il suo ruolo era determinante e devo dire che ha confermato la sua professionalità. Il fatto che sia entrato in quell’azione è stata una decisione presa al momento da lui stesso, perché non c’erano le radio. L’obiettivo era che arrivasse a Parigi per dare il supporto agli altri due, poi ha deciso di inserirsi in questa azione che alla fine è risultata positiva per lui e anche per noi.

La fuga di Viviani è stata una sua iniziativa che ha tenuto gli altri due azzurri al coperto
La fuga di Viviani è stata una sua iniziativa che ha tenuto gli altri due azzurri al coperto
Come è stato veder scorrere via un’Olimpiade senza poterci mettere mano?

Purtroppo correre senza radio è molto limitante. E’ frustrante non avere la possibilità di fare nulla. Quando sei in macchina, non hai contatto diretto con gli atleti. Quindi stai lì, guardi la corsa nel tablet e ascolti radio corsa, ma a a livello tattico non puoi fare quasi nulla. Ovviamente diventa più semplice per il mio collega belga, che ha un corridore come Evenepoel che stacca tutti (sorride, ndr).

Non sei riuscito ad avere alcun tipo di contatto con Bettiol e Mozzato?

Li abbiamo visti un paio di volte. Sono venuti alla macchina per prendere acqua e Alberto all’ultimo giro non era fuori corsa. C’erano ancora Evenepoel e Madouas e dietro era ancora tutto in gioco. Però quando è venuto alla macchina, obiettivamente non era l’Alberto dei giorni migliori. Quindi ho capito che la faccenda si faceva abbastanza complicata. Ovviamente Luca a quel punto era già più dietro.

Si è detto che con 89 corridori e 272 chilometri sarebbe venuta una corsa pazza, invece è stata molto più lineare.

E’ vero, però analizzandola bene, al 180° chilometro prima di entrare a Parigi, c’era il terreno per attaccare. Un po’ di azioni ci sono state e pensavamo che si potesse fare più differenza. Il Belgio ha provato a muovere la corsa già da lì, anche Van der Poel scalpitava, però era anche ancora lungo arrivare a Parigi. Poi Van Aert ha corso solo ed esclusivamente su Van der Poel e, così facendo, ha aperto una grande possibilità per Remco.

Sei riuscito a parlare con i corridori dopo la corsa, almeno per quello che si può dire?

Dopo la corsa non ci siamo detti nulla, ma la sera dopo cena ho voluto parlare con loro. Gli ho detto che non potevamo tornare a casa soddisfatti, tutt’altro. Mi hanno detto di aver fatto il massimo e io ci credo. Non penso che si siano tirati indietro perché non avessero voglia di far fatica. È stata una giornata negativa dal punto di vista prestazionale e sicuramente si sono ritrovati con poche energie o con energie non sufficienti per fare una gara più dignitosa. Tanto altro da dire al momento non c’è. Voglio che andiamo agli europei e al mondiale con la voglia di riprenderci il nostro posto. E se ci saranno altre cose da dire, le tirerò fuori con loro a fine stagione. Per adesso va bene così.

Mozzato a testa alta, per convinzione e per orgoglio

03.08.2024
4 min
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VERSAILLES (FRANCIA) – La sua convocazione ha fatto discutere. D’altra parte, se i posti sono solo tre, è abbastanza facile immaginare che ciò possa accadere. Chi ha storto la bocca lo ha fatto per via di un Tour de France anonimo. Ma Luca Mozzato ha tutte le caratteristiche per potersi rendere utile, se non addirittura per essere protagonista, in una gara in linea come quella che si presenta a Parigi con in palio l’oro olimpico (in apertura, un’immagine Instagram lo ritrae con la sua nuova Bianchi Oltre).

Lo ha dimostrato al Giro delle Fiandre, arrivando dietro Mathieu Van der Poel. Lui è sereno e pronto a giocarsi le sue carte. «Sto bene, sono pronto – dice con sicurezza – ho fatto un buon avvicinamento. Sono consapevole che al Tour de France non sono stato presente come avrei dovuto, ma è anche vero che dovevo non prendere rischi per non arrivare cotto a questo appuntamento. Sono fiducioso, emozionato e proverò a far bene».

I ragazzi di Bennati (sulla destra): Alberto Bettiol, Luca Mozzato, Elia Viviani
I ragazzi di Bennati (sulla destra): Alberto Bettiol, Luca Mozzato, Elia Viviani
Sarà una corsa diversa dalle altre.

Sarà strano essere in tre. Noi professionisti siamo abituati ad avere corse gestite dalle grandi squadre dal primo chilometro fino alla linea del traguardo. Trovarsi in tre o in quattro, per le squadre più numerose, senza radio, sarà una incognita per tutti. Dipenderà naturalmente da come vorranno correre le grandi squadre. Se tutti vorranno mettere qualcuno davanti, potrà venire fuori una corsa pazza. Se invece qualcuno la prenderà in mano nelle prime ore avremo la parvenza di una corsa classica, ma non sarà facile.

Che tipo di gara ti aspetti?

Vedremo come sarà in corsa. E’ strano, è diverso. E’ una incognita un po’ per tutti. Di sicuro sappiamo che ci sono alcuni corridori che possono attaccare quando vogliono. Sono pochi, ma sono loro: Evenepoel, Pedersen, Van Aert e Van der Poel. I favoriti sono loro e faranno una corsa diversa dagli altri. Credo che la loro intenzione sia di isolarsi il più possibile, il prima possibile. E poi giocarsi le rispettive carte tra di loro. Per tutti gli altri sarà una incognita e bisognerà vedere che situazioni si presenteranno. E quindi magari entrare nel loro gioco tattico e romperlo.

A Parigi anche i meccanici Campanella (a destra) e Foccoli: rispettivamente Lidl-Trek e Ineos
A Parigi anche i meccanici Campanella (a destra) e Foccoli: rispettivamente Lidl-Trek e Ineos
Una lotta tra loro quattro potrebbe creare spazi all’improvviso per altri?

Quella è la speranza. Ultimamente il trend non è tanto quello di controllarsi tra loro, anzi, spesso collaborano per rimanere da soli. Ma noi dobbiamo cercare una situazione favorevole per giocarci le nostre carte per una medaglia e, perché no, per vincere. Siamo qui per provarci, altrimenti saremo rimasti a casa.

Che cosa ne pensi del percorso?

Mi piace. E’ adatto alle mie caratteristiche. Non è molto duro. Se fosse una corsa normale, con tanti partenti e squadre organizzate, si parlerebbe di volata quasi sicura e di un gruppo nutrito. Così invece c’è un livello alto e un gruppo non numeroso. Sarà quindi una corsa più tattica. Bisognerà entrare nelle azioni nel momento giusto, perché siamo in pochi e quindi non si possono sprecare energie inutilmente battezzando azioni che non sono buone. Sarebbe come mettersi una palla al piede.

Nel pomeriggio di ieri, l’hotel della nazionale ha aperto le porte ai media. Qui Mozzato (di spalle) con Francesco Pancani
Nel pomeriggio di ieri, l’hotel della nazionale ha aperto le porte ai media. Qui Mozzato (di spalle) con Francesco Pancani
Quale sarà il tuo ruolo?

Sentiremo Daniele che cosa ne pensa. Non abbiamo ancora fatto la riunione tecnica (l’intervista è stata realizzata ieri prima di cena, ndr). Siamo tutti d’accordo sul fatto che il nostro leader è Alberto e lavoreremo per lui. Elia ed io dovremo essere bravi a interpretare la corsa e a sfruttare le occasioni che ci capiteranno.

Non è un Grande Giro, non è una classica monumento, non è un mondiale. E’ l’Olimpiade. Senti qualcosa di diverso?

Per uno sportivo l’Olimpiade è una cosa diversa, è vero. Per il ciclismo è particolare rispetto ad altri sport, ma è una situazione che trascende da tutto. Siamo circondati da atleti di ogni sport, si respira la competizione vera da qualche settimana. Ogni giorno guardiamo i risultati di tutti gli altri ragazzi, tifiamo per gli italiani, apprezziamo gli stranieri. Si sente, si respira. E’ speciale. E’ bello esserci. E’ una cosa che ti spinge a dare il meglio di te stesso. E io questo chiedo a me stesso, questo mi chiedono i compagni di squadra e il commissario tecnico. Sono pronto, ho fiducia, vediamo come andrà.