Parte la Classicissima donne e in gruppo rispunta Kopecky

22.03.2025
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GENOVA – La città della lanterna, alla vigilia, aspettava sorniona e bagnata il via della Milano-Sanremo Women. Al Porto Vecchio, dove si trovava il quartier generale della corsa, ci si chiedeva come sarebbe andata la gara. E soprattutto cosa avrebbe fatto Lotte Kopecky. Questa mattina invece il cielo è plumbeo su Genova, ma non piove.

La campionessa del mondo in questa stagione non ha ancora attaccato il numero sulla schiena. Per lei la Sanremo sarà un debutto, e viene da chiedersi se forse non sia un po’ troppo tardi. Anche tra gli uomini abbiamo visto grandi campioni faticare al primo appuntamento dell’anno. Di contro, c’è chi sostiene che arrivare freschi, sia fisicamente sia mentalmente, possa fare la differenza.

Quanta pioggia ieri e nella notte a Genova
Quanta pioggia ieri e nella notte a Genova

Carica Lotte

Proprio ieri sono arrivate le parole dell’iridata. Parole che tutto il circus del pedale al femminile attendeva con ansia. In fin dei conti, era un po’ che non si faceva sentire, anche perché nelle ultime settimane si trovava in altura o meglio nell’hotel in Spagna, nei pressi di Calpe, dove ci sono le camere ipossiche e dove ormai in tantissimi vanno per i ritiri.

«E’ una prima edizione – ha detto Kopecky – ed è sempre difficile giudicare come la prenderà il gruppo. Ma in SD Worx abbiamo carte forti per competere per la vittoria. Cosa mi aspetto dalla Milano-Sanremo? Innanzitutto, voglio dire che è una grande aggiunta al calendario. E’ la prima edizione da quando è scomparsa la Primavera Rosa, quindi è difficile prevedere come si svolgerà la gara. Detto questo, penso che il percorso sia eccellente. Qualcuno potrebbe dire che il numero di chilometri dovrebbe essere più alto, ma non sono d’accordo. Che il percorso sia di 200 chilometri o, come è ora, di 160, la differenza si farà comunque. Per questa prima edizione della Milano-Sanremo, penso che la distanza sia perfetta. Non corro da molto tempo, quindi sono molto motivata».

Quel «sono molto motivata» fa paura. L’iridata è un vero mastino, e certi percorsi sembrano fatti apposta per lei. Sono passati 159 giorni dall’ultima gara su asfalto. «Sono contenta del percorso – ha detto – ho visionato la Cipressa e il Poggio. Il vento avrà un ruolo importante. Tutti partono dagli scenari della gara maschile per stimare come andranno le cose nella gara femminile. Ma dovremo aspettare e vedere come verranno affrontate le salite. Anche le discese saranno importanti. Personalmente, mi considero una buona discesista».

Kopecky: un selfie durante la ricognizione della Sanremo (foto Instagram)
Kopecky: un selfie durante la ricognizione della Sanremo (foto Instagram)

Non solo Kopecky

La  SD Worx-Protime presenta un sestetto di livello straordinario: oltre a Kopecky, ci sono Lorena Wiebes, forse la favorita numero uno, Blanka Vas fresca di piazza d’onore al Binda, Marta Lach prima alla Nokere Koerse, e una road captain come Elena Cecchini.

«Quali sono le favorite? Penso – ha detto Lotte – che possiamo contare sulle nostre forze in primo luogo. Abbiamo una squadra forte alla partenza, con atlete in buona forma. Con Lorena Wiebes, abbiamo un’altra buona carta da giocare per la vittoria. Inoltre, Demi Vollering, Elisa Longo Borghini, Marianne Vos e Puck Pieterse sono i nomi principali da annotare come favorite».

«Ovviamente – riprende Kopecky – ho seguito le gare da vicino. E’ stato bello vedere come si è comportata bene la nostra squadra. Sono già stati raggiunti grandi risultati. Guardare le corse da fuori mi ha fatto venire voglia di rimettermi in gioco. E’ stato meraviglioso arrivare in Italia con il team. Si può davvero sentire che la squadra è in un buon momento, con una buona atmosfera».

All-in sulla Liegi, ma Lotte ha lasciato più che aperta una porta per le altre classiche, a partire dal Fiandre. Qui la sua vittoria sui muri nel 2023
All-in sulla Liegi, ma Lotte ha lasciato più che aperta una porta per le altre classiche, a partire dal Fiandre. Qui la sua vittoria sui muri nel 2023

No stress

Se in tanti si aspettano una Kopecky già in formato super, alla fine è lei stessa a gettare un po’ d’acqua sul fuoco. In qualche modo ricorda che i suoi due grandi obiettivi della stagione sono la Liegi-Bastogne-Liegi e il Tour de France Femmes. L’idea di selezionare gli appuntamenti le sta piacendo.

«La Liegi-Bastogne-Liegi è una gara che ho cerchiato in rosso – aveva detto in tempi non sospetti Kopecky – e voglio arrivarci al top. So che per essere pronta lì devo fare un’ottima primavera. E questo significa andare forte anche nelle altre corse che la precedono. Spero che questa partenza più tardiva mi aiuti ad arrivare al top alla Liegi-Bastogne-Liegi.

«In ogni caso, resta da vedere che sensazioni avrò nella Sanremo. E’ sempre così con una prima gara. Sono tornata dall’allenamento “in quota”, quindi resta da vedere se reagirò subito a quello stimolo o meno. Ma, come ho detto, non vedo l’ora di correre».

Binda e poi Sanremo: la settimana santa di Elisa Balsamo

15.03.2025
4 min
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Il 17 marzo del 2024, Elisa Balsamo aveva già vinto due tappe alla Valenciana e la settimana prima era arrivata seconda alla Ronde Van Drenthe. Le era arrivata davanti Lorena Wiebes e l’aveva per giunta staccata. Per questo il Trofeo Binda rappresentava il test finale in vista della campagna del Nord che si sarebbe aperta di lì a quattro giorni a De Panne.

Già due anni prima, la corsa di Cittiglio era diventato il metro di paragone per la carriera della piemontese da quando, passate le Olimpiadi di Tokyo, si era messa con più impegno sulla strada che sulla pista. Il suo diesse Arzeni, nonostante nel frattempo Balsamo avesse cambiato squadra, commentò che avesse ormai le attitudini per vincere proprio quella corsa. Il 2021 era stato amaro per l’esperienza di Tokyo, ma esaltante nel finale con la vittoria del mondiale di Leuven. Per questo, quando Elisa si presentò a braccia alzate sul traguardo di Cittiglio, mostrando a tutti la sua maglia iridata, il senso di aver trovato una campionessa completa si fece largo e non se n’è più andata.

E’ il 20 marzo 2022, la vittoria di Cittiglio dedicata al cugino scomparso nell’autunno precedente
E’ il 20 marzo 2022, la vittoria di Cittiglio dedicata al cugino scomparso nell’autunno precedente

La sfida con Kopecky

Il 17 marzo del 2024, si diceva, su quell’identico arrivo, la maglia iridata la indossava Lotte Kopecky, vincitrice del titolo a Glasgow. La belga del Team SD Worx veniva diretta dalla vittoria alla Strade Bianche e alla Danilith Nokere Koerse. Sembrava che avrebbe fatto un sol boccone anche del Binda, ma non aveva fatto bene i conti. E così quando Elisa Balsamo, aiutata da Shirin Van Anrooij, riuscì a non staccarsi sulla salita di Orino, nella lunghissima volata si scontrarono la troppa sicurezza e la grande esperienza. La belga infatti partì lunghissima, convinta di avere le gambe per quel rettilineo in salita. Balsamo invece le prese la ruota e saltò fuori in tempo per vedere l’altra che chinava il capo.

Il test andò alla perfezione. Di lì a poco avrebbe vinto a De Panne, salvo subire la legge della Wiebes alla Gand e la vendetta di Kopecky nel velodromo di Roubaix. La campionessa del mondo non fece passare troppo tempo per pareggiare i conti.

Trofeo Binda 2024, Balsamo lascia partire Kopecky e poi la salta approfittando del suo calo
Trofeo Binda 2024, Balsamo lascia partire Kopecky e poi la salta approfittando del suo calo

Un giro di troppo?

Alla Strade Bianche, Elisa non c’era. Il Binda sarà questa volta il passo finale che la lancerà verso la Sanremo che a detta di tanti è fatta per lei, ma anche per Lotte Kopecky, Wiebes e tutte le più forti del gruppo. La differenza rispetto al Binda dello scorso anno è il sesto giro del circuito finale che porta i chilometri a 152 e renderà la corsa meno veloce. In ogni caso, nelle ultime tre stagioni, Balsamo ha vinto, è arrivata seconda e poi ha vinto ancora.

«Sono molto contenta di prendere parte al Binda – dice – ormai sono abbastanza affezionata a questa gara, perché negli ultimi anni sono sempre arrivati dei buoni risultati, per me e per la squadra (fra le sue due vittorie, nel 2023 è arrivata quella di Van Anrooij, ndr). Quindi sicuramente sarà una gara importante per la mia stagione. Devo dire che quest’anno hanno aggiunto un giro in più, quindi i metri di dislivello sono aumentati e per me non è proprio una notizia del tutto positiva. Però l’obiettivo è quello di andare con la squadra e cercare di portare a casa il miglior risultato possibile».

La Omloop Het Nieuwsblad è stato il primo assaggio 2025 di muri del Nord: la stagione entra nel vivo
La Omloop Het Nieuwsblad è stato il primo assaggio 2025 di muri del Nord: la stagione entra nel vivo

Il Binda e la Sanremo

La Sanremo è un richiamo troppo ghiotto per distogliere l’attenzione. Non è passato inosservato il sopralluogo fatto con Ilaria Sanguineti (troveremmo singolare non vedere accanto a Balsamo nella Lidl-Trek l’atleta ligure che l’ha pilotata nelle volate più belle). Perciò, allo stesso modo in cui ha corso il mondiale in appoggio a Elisa Longo Borghini, non troveremmo troppo strana una Balsamo al servizio di qualche compagna.

«Sicuramente so che dovrò tenere duro in salita – dice tornando al Binda – perché ci saranno tante atlete forti che vorranno attaccare per non fare arrivare una volata ristretta. Però penso che per me Cittiglio sarà anche un buon banco di prova per la Sanremo, che si correrà la settimana dopo. Per questo penso che sia davvero un’ottima gara. La preparazione sta andando bene e direi che col Binda inizia un periodo con le gare più importanti della prima parte di stagione. Sono contenta di essere arrivata a questo punto e non vedo l’ora di partecipare».

Il nuovo cittì del Belgio. Pauwels e l’incarico arrivato in anticipo

04.02.2025
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E’ un’eredità difficile quella che Serge Pauwels (nella foto di apertura Instagram/Photonewsbelgium) ha accettato. Dopo una lunga carriera da corridore, chiusa nel 2021 dopo essere stato per anni una colonna del Team Sky, a poco più di 40 anni Pauwels sale sull’ammiraglia della nazionale belga raccogliendo l’eredità di Sven Vanthourenhout reduce da un quadriennio culminato con il risultato più grande possibile, la doppietta di ori ai Giochi Olimpici.

Van Aert e Evenepoel, i loro successi hanno avuto un notevole effetto traino sulle giovani generazioni
Van Aert e Evenepoel, i loro successi hanno avuto un notevole effetto traino sulle giovani generazioni

Un fardello pesante per Pauwels, da molti visto come ancora giovane e forse troppo inesperto per guidare una macchina complessa come quella della nazionale belga, ma l’uomo di Lier non è tipo da spaventarsi, ancor meno da tirarsi indietro di fronte alle responsabilità.

Quanto è difficile gestire una nazionale come quella belga?

Beh, è una bella sfida. Gli standard nelle squadre su strada sono molto alti e come federazione vuoi davvero essere all’altezza di quegli standard. Non essere da meno di un team del WT. Quindi essere all’avanguardia nel campo della nutrizione, della meccanica, la logistica. Ma soprattutto lavorare sul gruppo, pur avendolo a disposizione per pochissimo tempo e con gente abituata a corrersi contro giorno dopo giorno. Devi mettere corridori che sono leader nelle loro squadre a confronto, in coabitazione. Far loro accettare anche un ruolo di supporto. E’ un grande puzzle, ma è molto impegnativo da realizzare.

Il neo cittì insieme ad Angelo De Clercq che raccoglie la sua eredità fra gli juniores
Il neo cittì era già nei quadri della federazione belga, gestendo gli juniores
Sei all’inizio della tua avventura, che situazione trovi?

Molto buona, abbiamo una generazione molto forte. Non è un caso, dietro i campioni abbiamo ora una filiera di talenti, ci sono molti giovani che sono davvero promettenti, ma sono al loro inizio, vanno seguiti. E’ bello poter lavorare con questi campioni e provare a lottare per la vittoria nei grandi eventi. Ma per farlo questi corridori andranno seguiti e accompagnati, anch’io nel mio ruolo conto di farlo, non solo nei campionati ma anche nelle occasioni che la stagione presenta.

A tuo giudizio, quanto i risultati di Van Aert prima ed Evenepoel poi stanno influendo sulle giovani generazioni?

Oh, non possiamo sottovalutare il loro ruolo di modelli per i più giovani. Io credo che molti dei giovani emergenti siano ispirati da Remco, dalla sua affermazione repentina. Sta influendo anche sul tipo di corridori: 10 anni fa non avevamo specialisti di corse a tappe, puntavamo solo sulle classiche, ora i suoi successi stanno cambiando tutto, vediamo uno spostamento verso i grandi giri, le classifiche generali. E i corridori in grado di emergere si moltiplicano sempre di più.

Su Alec Segaert, Pauwels è pronto a scommettere dopo averlo avuto nelle file nazionali da junior
Su Alec Segaert, Pauwels è pronto a scommettere dopo averlo avuto nelle file nazionali da junior
Tu hai avuto una lunga carriera con molti risultati importanti. Quando hai iniziato fra i professionisti, era un ciclismo diverso da quello che i giovani trovano oggi?

Certo, Oggi c’è molta più trasparenza e cura nel modo in cui i professionisti si allenano e mangiano perché tutto è messo in mostra, su Strava o sui social media. Ciò significa che quelle informazioni sono in un certo senso disponibili per i giovani ciclisti che cercano di copiare già in giovane età. Questo porta a una maggiore professionalità, forse anche precoce. Noi tutto ciò non l’avevamo, ci affidavamo ai direttori sportivi. Infatti oggi la categoria degli juniores sta già diventando anche più importante degli under 23, a 20 anni sei già un corridore formato.

I mondiali in Rwanda quali difficoltà comporterebbero, sei favorevole al loro spostamento?

La situazione politica lì è molto complicata, ma io di base non sono favorevole. Perché penso che sia un’ottima occasione per allargare gli orizzonti. Ho in programma di andare in Rwanda il mese prossimo per un sopralluogo se la situazione lo consentirà. Io posso parlare dal punto di vista ciclistico e penso che sarà una corsa super dura per tre fattori di stress. Il primo è l’altitudine, perché si pedala sempre sopra i 1.400 metri. Poi il caldo, siamo sempre tra i 25-30 gradi, infine l’umidità che è piuttosto alta. Tutto ciò unito alla distanza, si farà sentire. Vedremo quel che succederà.

I successi della Kopecky nascondono una situazione del ciclismo femminile belga ancora difficile ma in evoluzione
I successi della Kopecky nascondono una situazione del ciclismo femminile belga ancora difficile ma in evoluzione
Molte nazionali però, se i mondiali restano in Africa, pensano di rinunciare alle categorie giovanili, come successe nel 2020 per il covid. Sarebbe un danno, per l’evoluzione dei giovani?

In un certo senso sì, sarebbe un po’ triste. E’ chiaro che la trasferta è molto costosa e per molti non è possibile sostenerla. Non c’è niente che la federazione possa fare da sola. Noi facciamo affidamento anche sul supporto del governo, degli sponsor e non è così facile sostenere una spedizione che può costare dai 150 mila euro in su. E’ un fattore sul quale ragionare.

Perché c’è così grande disparità fra uomini e donne in Belgio, con poche atlete d’elite dietro la Kopecky?

Lei sta facendo tantissimo con il suo esempio, è un po’ l’effetto di Evenepoel al femminile. Bisogna aspettare che il movimento cresca e dietro di lei ne emergano altre. Ci sono alcune giovani promettenti, come Lore de Schepper. Poi è chiaro che Lotte è la numero 1 in assoluto, un talento così non nasce spesso. Ma lei è anche un’ispirazione per tante ragazze, per provare a seguire le sue orme, i suoi effetti si vedranno negli anni a venire.

La tappa di Faenza al Giro 2009, vinta da Pauwels dopo la squalifica di Bertagnolli (foto Getty Images)
La tappa di Faenza al Giro 2009, vinta da Pauwels dopo la squalifica di Bertagnolli (foto Getty Images)
Quando hai chiuso la tua carriera, ti saresti mai aspettato di arrivare alla guida della nazionale?

Beh, forse non subito, ma quando ho potuto entrare in federazione, curare prima la fascia di sviluppo e poi l’anno scorso come responsabile degli juniores, avevo l’ambizione di arrivare a questo incarico. E naturalmente, i giovani corridori con cui ho lavorato nel mio primo anno ora sono tutti professionisti, come Segaert. Forse è arrivato un po’ prima di quanto pensassi, ma è sempre stata la mia ambizione. Ora sono lì, in quella posizione e sono, ovviamente, super felice e orgoglioso di potermi mettere alla prova.

Se torni indietro nel tempo, qual è stato il tuo momento più bello da corridore?

Difficile a dirsi, ma se dovessi scegliere propenderei per la tappa al Giro d’Italia del 2009. Mi stavo scoprendo come corridore, mi sentivo molto forte allora. Poi nel 2015, il Tour de France corso con la MTN Qhubeka, oppure la partecipazione alle Olimpiadi di Rio nel 2016. Porto con me tanti bei ricordi, difficile sceglierne uno, ognuno è un pezzetto di quel che sono.

Quinto capitolo per Cecchini, colonna della SD Worx

31.01.2025
6 min
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Sei ragazze in uscita, otto in entrata, tra cui un eclatante ritorno. Nel vorticoso transito delle porte girevoli in casa SD Worx-Protime, c’è il punto fermo rappresentato da Elena Cecchini al quale tutte possono aggrapparsi (in apertura foto Getty Sport).

Con la quinta stagione che si appresta a vivere, Cecchini è una delle colonne portanti della formazione olandese. A parte Chantal Van den Broek-Blaak arrivata nel 2015 e Anna Van der Breggen giunta due anni più tardi, la trentaduenne friulana è l’atleta con la militanza più lunga (e più presenze). Quest’anno il suo ruolo di “equilibratrice” della squadra, che la rende qualcosa più di una regista in corsa e fuori proprio come le capita in nazionale, potrebbe essere maggiormente determinante considerando il grande livellamento del panorama femminile. Cecchini ha ben chiaro ciò che possono fare le sue leader e pure lei stessa.

Elena Cecchini è dal 2021 alla SD Worx, con cui ha disputato 143 gare (foto Getty Sport)
Elena Cecchini è dal 2021 alla SD Worx, con cui ha disputato 143 gare (foto Getty Sport)
Elena manca poco all’inizio agonistico. Com’è andata la preparazione?

Come sempre abbiamo lavorato bene nei due ritiri, nonostante il meteo non sia stato sempre buono. Rispetto al passato dove eravamo in una villa gestita da noi, stavolta eravamo in un hotel completamente a nostra disposizione. Abbiamo avuto più tempo e spazio. E’ stato importante per conoscerci meglio e non avere certi obblighi.

Quale sarà il tuo calendario?

Esordirò al UAE Tour Women. Sono felice di farlo visto che sarà la prima volta. Successivmente correrò Het Nieuwsblad, Hageland, Strade Bianche, Trofeo Binda e Sanremo Women. Poi ci sarà la solita campagna del Nord. Attualmente farò Giro e Tour, mentre dovrei saltare la Vuelta. In realtà vedrò come finirò le classiche. In alternativa potrei correre Itzulia o Burgos prima di preparare i campionati italiani.

Cecchini e Guarischi sono ribattezzate scherzosamente la “italian mafia” della SD Worx. Sono state compagne anche alla Canyon-Sram
Cecchini e Guarischi sono ribattezzate scherzosamente la “italian mafia” della SD Worx. Sono state compagne anche alla Canyon-Sram
Come abbiamo chiesto a Guarischi, anche tu potresti avere più libertà?

Di base partirò sempre con lo stesso ruolo, ma penso che se ci saranno possibilità di entrare in fuga o in un gruppo ristretto, sicuramente avrò l’appoggio del team. Tuttavia la vedo più come un’occasione da sfruttare nel post classiche.

La SD Worx ha cambiato tanto. Qual è la tua impressione?

Il più grande stravolgimento è stato il rientro di Anna (Van der Breggen, ndr) come compagna di squadra. Siamo contente anche di avere a bordo Gianpaolo Mondini come diesse, che alza la percentuale di italianità in squadra. Ad esempio, avremo anche un bus nuovo. La cultura belga-olandese della società è sempre stata senza fronzoli, che guarda al sodo, però poco per volta stanno cambiando, tirando una linea nuova su tante cose.

Il 2021 è stata la tua prima annata in SD Worx e l’ultima da atleta di Van der Breggen? Hai notato differenza da allora?

Anna fisicamente è un perfetto copia e incolla di quattro anni fa. Quando aveva smesso inizialmente aveva perso un po’ di muscolatura, però si era sempre tenuta in forma e adesso l’ho rivista come allora. La differenza c’è a livello mentale. Ora è più forte e più felice. Ho sempre pensato che avesse smesso troppo presto, però forse le pesava lo stress delle corse. Ha riscoperto il piacere di pedalare. Torna per vincere e con una maggiore leggerezza, che le darà una spinta in più.

Quanto incideranno in corsa i suoi tre anni da diesse?

Quando correva Anna tatticamente è sempre stata una volpe, basta guardare i mondiali che ha vinto per fare un primo esempio. In ammiraglia è sempre stata coinvolta, capendo subito le situazioni. Anzi, da fuori leggi meglio le gare e quindi quest’anno in corsa saprà ancora meglio come muoversi o far muovere la squadra..

Incideranno invece i tre anni senza gare?

Certo, probabilmente potrebbe soffrire all’inizio, nelle prime corse. Bisogna vedere come torna in gruppo, ma, come dicevo prima, rientra con meno tensioni. Anna conosce bene le avversarie. E ripeto: torna migliorata. Onestamente avere Anna in squadra mi rassicura e credo che sia lo stesso pensiero delle altre nostre compagne.

Van der Breggen e Kopecky in certe gare potrebbero avere problemi di convivenza?

Conoscendo bene Anna e Lotte non penso che si pesteranno i piedi. Caratterialmente sono compatibili. Devono scoprirsi come compagne di squadra, ma credo che si divertiranno a correre assieme. Penso che possano fare grandi cose e averle entrambe nelle gare più dure sarà un bene per noi. Specie nei finali dove sarà importanti avere numeri maggiori rispetto alle avversarie.

Dopo i secondi posti a Tour 2023 e Giro 2024, Kopecky può puntare alla generale di queste corse?

Il secondo posto al Giro le brucia ancora un po’, ma ormai è acqua passata (risponde sorridendo, ndr). Lotte può trasformarsi in donna da Grande Giri, può fare tutto lei. L’anno scorso al Giro era libera mentalmente e ha capito che può vincere una gara del genere. Se farà una preparazione mirata, farà un ulteriore salto di qualità. Quest’anno vuole provare a vincere una corsa delle Ardenne.

Il Giro Donne 2021 è l’ultima vittoria di Van der Breggen. Terza arrivò Vollering che ora è la sua rivale principale (foto instagram)
Il Giro Donne 2021 è l’ultima vittoria di Van der Breggen. Terza arrivò Vollering che ora è la sua rivale principale (foto instagram)
Van der Breggen punterà al Tour?

Credo proprio di sì, potrebbe essere la nostra capitana in Francia. Potrebbe fare la Vuelta, magari confrontandosi con Vollering ed avere qualche riscontro. Loro due si conoscono bene, sono simili a livello atletico. Fra Anna e Demi c’è una sana rivalità, sarà una bella sfida.

Che effetto ti farà vedere Vollering come avversaria?

Se la vedo sotto l’aspetto lavorativo non ci faccio caso, come quando corri contro altre avversarie. Dal punto di vista umano invece Demi mi manca. La sento ancora spesso, avevamo un bel rapporto. Tuttavia credo che il trasferimento suo e di altre atlete, come quello di Longo Borghini alla UAE, renderanno la stagione molto frizzante.

Per Elena Cecchini la SD Worx sarà sempre la squadra-faro?

Dipenderà dalle gare. Credo che nelle classiche saremo ancora noi il riferimento, soprattutto quelle della prima parte. Già dalle Ardenne potrebbero cambiare un po’ di cose. Quest’anno però non saremo solo noi ad avere le responsabilità di chiudere una eventuale fuga, per esempio. Il peso della corsa non sarà solo sulle nostre spalle e noi potremmo beneficiarne, correndo in modo diverso dal passato. Nelle grandi gare a tappe ci sarà più equilibrio.

Cecchini e Van den Broek-Black, assieme a Van der Breggen, sono le atlete con la militanza più lunga alla SD Worx (foto Getty Sport)
Cecchini e Van den Broek-Black, assieme a Van der Breggen, sono le atlete con la militanza più lunga alla SD Worx (foto Getty Sport)
Avete fatto il solito prospetto delle possibili vittorie stagionali?

Quello è un compito principalmente di Danny (Stam, il capo dei diesse ndr) che fa durante i training camp. Lui e gli altri tecnici fanno un conteggio e si confrontano con noi. Io ho detto che partire forte già dalle classiche ci dà molto morale e soprattutto non ci obbliga ad inseguire. Corri più serena e non è un dettaglio. In ogni caso dopo i podi a Giro e Tour, quest’anno il nostro obiettivo sarà rivincerli.

Il 2025 della Kopecky. Partenza “lenta” e grandi obiettivi

25.01.2025
5 min
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Inutile girarci intorno: quello che attende Lotte Kopecky è un anno importante. Portando in giro quella maglia iridata che veste da quasi un anno e mezzo, la belga si prepara a una stagione intrigante e delicata che dovrà dire se sta davvero cambiando pelle. Nel consueto appuntamento con la stampa prima del via ufficiale, l’iridata ci tiene a mettere alcune cose in chiaro.

Lo fa partendo dalla coabitazione con la campionessa europea Lorena Wiebes, dalle caratteristiche tecniche anche abbastanza simili alle sue a differenza di quanto avveniva con la Vollering. Una coabitazione difficile in seno alla SD Worx? La campionessa di Rumst non è di questo parere.

Con la Wiebes c’è buon feeling. Le due verranno gestite attraverso obiettivi diversi
Con la Wiebes c’è buon feeling. Le due verranno gestite attraverso obiettivi diversi

«Abbiamo obiettivi diversi e anche se guardiamo all’anno scorso potete notare che è andato tutto abbastanza liscio tra noi due, quindi non vedo alcun problema in questo. Ognuna ha i suoi target e finché sappiamo l’uno dall’altro cosa vogliamo, penso che difficoltà non ce ne siano».

Ora ritroverai Demi Vollering come avversaria e non più come compagna di squadra, non averla più nel team quanto cambia come tattiche e gestione delle corse?

Sì, sarà tutto diverso. Ma penso che sia importante concentrarsi solo su noi stessi, sul nostro gruppo, su come lavorare. Non dovremo concentrarci troppo su di lei, sarà un’avversaria come un’altra.

La Kopecky insieme alla Vollering, seconda e prima al Tour 2023. Ora sono fiere avversarie
La Kopecky insieme alla Vollering, seconda e prima al Tour 2023. Ora sono fiere avversarie
Hai sfiorato la vittoria finale al Tour e al Giro, ti ritieni una ciclista da grandi corse a tappe o restano le classiche il tuo target?

Mi piacciono le classiche, questo è sicuro. E’ vero, ho chiuso due volte al secondo posto in un grande giro senza una preparazione specifica, senza una predisposizione, questo vale molto. Ma io resto la Lotte di sempre, che va a caccia di ogni traguardo e cerca di cogliere ogni occasione. Qui siamo tutti curiosi di sapere quanto lontano possiamo arrivare se ci proviamo. Quindi è chiaro che anche una maglia in un grande giro diventa un obiettivo.

Non hai paura che per migliorare in salita possa perdere qualcosa della tua esplosività allo sprint?

Beh, dipende da come ci alleniamo. Certo. Penso di essere riuscita a gestirlo abbastanza bene per mantenere l’equilibrio di quei componenti tra essere esplosivi e arrampicarsi bene, è come una bilancia e magari quest’anno penderà un po’ di più dalla parte della salita piuttosto che dello sprint. Ma le caratteristiche non cambiano, resto una delle più esplosive e quindi non vedo alcun problema in questo.

Ma hai cambiato qualcosa nella tua preparazione quest’anno?

Sì, dopo l’anno scorso così lungo e stressante ho avuto molto più riposo rispetto all’anno prima e abbiamo anche optato per una preparazione più facile verso la stagione che sta arrivando.

La Kopecky in allenamento. Nel 2024 ha corso per 48 giorni con 17 vittorie
La Kopecky in allenamento. Nel 2024 ha corso per 48 giorni con 17 vittorie
In questo e nel prossimo anno, prima dell’inizio delle qualificazioni olimpiche, la pista rimane nel tuo programma?

Credo di sì, anche se è un anno un po’ complicato. Per ora ci sono solo gli europei e una prova di Coppa delle Nazioni, a cui non correrò perché non si adatta al mio calendario. Per quanto riguarda i campionati del mondo alla fine dell’anno, ci sono ancora dei dubbi sul farli o non farli, ma per conto mio a un mondiale non direi mai di no.

Hai vinto tantissimo negli ultimi tre anni, qual è la corsa che vincendola ti farebbe sentire una ciclista completa?

La risposta è forse il Tour, ma forse solo per quanto questo tipo di corsa è lontana dalle mie caratteristiche di base.

Le classiche restano un obiettivo primario. Qui la vittoria in solitaria al Fiandre 2023
Le classiche restano un obiettivo primario. Qui la vittoria in solitaria al Fiandre 2023
Il tuo programma com’è strutturato?

Rispetto al passato ci saranno alcuni cambiamenti. Come dicevo, ho preso l’approccio in maniera molto più comoda, quindi inizieremo un po’ più tardi, ma partiremo subito forte con una novità come la Milano-Sanremo. La stagione sembrerà diversa dall’anno scorso e cercheremo di affrontarla anche in modo diverso rispetto a prima. Era già nei piani iniziare da lì per avere una preparazione più mirata e tranquilla. Avevo anche bisogno di staccare un po’ per via di problemi al ginocchio retaggio dell’ultima stagione.

I mondiali in Rwanda, visto che sono una corsa per scalatori, come li vedi?

Penso che il campionato del mondo sarà davvero duro. Voglio dire, questo è quello che ho sentito dire sul percorso. Ma ovviamente devo vederlo di persona per giudicare. Ma sono campionessa del mondo, è anche un dovere per me esserci. Cercherò di farlo al meglio.

Per la belga la pista resta un grande amore. Vuole essere presente ai mondiali di fine stagione
Per la belga la pista resta un grande amore. Vuole essere presente ai mondiali di fine stagione
Qual è la situazione del ciclismo femminile belga, Kopecky a parte?

Non siamo così grandi, questo è chiaro rispetto ad altri movimenti come Olanda o Italia, ma voglio dire, stiamo diventando più forti. Ci sono atlete che stanno crescendo a vista d’occhio, come la De Wilde ancora U23, o la Ghekiere. E poi ci sono alcune giovani, ne escono fuori ogni anno. Questa è la cosa più importante, continuiamo a crescere. Quindi forse non sarà questo o l’anno prossimo o l’anno dopo ancora, ma sono abbastanza sicura che in futuro avremo una nazionale davvero buona, Kopecky a parte…

Ma senti di essere un esempio trascinante per le altre?

Sì e questo è davvero importante. A volte non mi rendo conto di quanto mi ammirano o di quante cose loro vogliono imparare in realtà. Ma ci provo. Cerco di dare il buon esempio e questo è qualcosa che conta. Anche più di tante vittorie, se puoi lasciare qualcosa per il domani.

Il parere di Borgato: «Un Giro Women duro e ancora incerto»

19.01.2025
6 min
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Come normale che fosse, appena svelato il percorso del Giro d’Italia Women 2025 si sono rincorse immediatamente le prime impressioni. Quelle della maglia rosa uscente Longo Borghini le abbiamo registrate subito, ma ce ne sono altre da sentire. Giada Borgato ha seguito la presentazione della corsa e un’idea se l’è fatta, così come ci ha fornito qualche spunto supplementare.

Fino a cinquecento metri dalla fine del Giro Women dell’anno scorso, c’era solo un secondo a dividere le prime due della generale e poteva succedere di tutto. Poi sul viale in salita che portava al traguardo de L’Aquila, Longo Borghini ha distanziato definitivamente Kopecky per il trionfo inseguito da sempre. A luglio vedremo qualcosa di simile? E chi saranno le contendenti al via? Ecco cosa ci ha detto la commentatrice tecnica di Rai Sport, ormai prontissima come sempre a ricominciare la stagione.

Giada Borgato (qui con Stefano Rizzato) è commentatrice per Rai Sport. E’ stata campionessa italiana nel 2013
Giada Borgato (qui con Stefano Rizzato) è commentatrice per Rai Sport. E’ stata campionessa italiana nel 2013
Giada qual è stato il tuo primo parere sul disegno della gara?

E’ un Giro Women completo, che va verso il duro e per donne di classifica. Poche possibilità per le velociste come l’anno scorso. Penso che ci vorranno grandi gambe anche per le tappe considerate intermedie. Personalmente penso che si potrebbero vedere poco le cosiddette seconde linee. Oltre alla generale, chi punta alle tappe saranno atlete forti. E poi attenzione, sono 8 giorni e passano in un lampo. Si fa presto ad arrivare alla fine del Giro.

Apriamo allora una parentesi. Secondo te le grandi corse a tappe femminili dovrebbero durare di più?

Sono del parere che, per come è messo adesso il ciclismo femminile, sarebbe ora di aumentare il numero delle tappe, così come hanno aumentato il chilometraggio, mentre i dislivelli importanti c’erano già in passato. Lo faranno facendo un passo alla volta, ma per me una dozzina di giorni, se non addirittura due settimane, sarebbe un format perfetto. Ovvio però che ci sono sempre equilibri sottili e manovre difficili da far incastrare.

Longo Borghini con l’auto vinta al Giro Women 2024. Per Borgato parte favorita (foto facebook)
Longo Borghini con l’auto vinta al Giro Women 2024. Per Borgato parte favorita (foto facebook)
Intendi per gli organizzatori?

Quello senza dubbio. Per me vanno di pari passo gli eventuali sforzi economici per allestire una gara di quindici giorni con il lustro che tuttavia ne assumerebbe. Ma c’è altro. Penso alla distanza fra Giro e Tour perché a quel punto non ci sarebbe spazio per recuperare le energie e contestualmente le atlete sarebbero obbligate a scegliere una delle due corse, molto più di quanto non facciano già adesso. Non vorrei che in Italia rischiassimo di vedere la stessa situazione degli uomini, dove tutti i big vogliono andare al Tour. Per il momento vanno bene otto tappe per i tre Grandi Giri, ma speriamo che in futuro si possa trovare una soluzione che accontenti tutti, specie tra Giro e Tour.

Tornando al percorso, sembra molto simile a quello del 2024. Proviamo ad entrare di più nel dettaglio?

La cronometro iniziale di Bergamo sarà importante, come le sono tutte le prove contro il tempo ovunque vengano messe. L’arrivo dell’Aprica è una salita pedalabile. Le più forti si daranno già battaglia, ma potrebbero arrivare in un gruppo piuttosto nutrito. La terza tappa che arriva a Trento sarà quasi certamente per velociste, anche se il Tonale in avvio potrebbe scombinare qualche piano e strizzare l’occhio a qualche tentativo da lontano. Il traguardo in salita di Pianezze sarà il primo vero spartiacque. A differenza del primo arrivo in salita dell’anno scorso a Toano dove si era affrontata tanta pianura, stavolta ci saranno continui saliscendi ed un chilometraggio importante. Quel giorno potrebbe esserci il primo scossone in classifica.

Kopecky, seconda nel 2024, per Borgato potrebbe essere ancora la rivale principale di Longo Borghini (foto instagram)
Kopecky, seconda nel 2024, per Borgato potrebbe essere ancora la rivale principale di Longo Borghini (foto instagram)
E potrebbe iniziare un’altra corsa?

Credo proprio di sì e non solo sulla carta. La quinta frazione arriva a Monselice e sarà la seconda ed ultima possibilità per le sprinter perché gli ultimi tre giorni saranno davvero impegnativi, come l’anno scorso e forse anche di più. La tappa di Terre Roveresche ricalca quella di Urbino di un anno fa. Potrebbe prestarsi a fughe di atlete forti e le leader dovranno stare attente. Il giorno successivo c’è il tappone di Monte Nerone, senza un metro di pianura e 160 chilometri. Ci saranno tre “gpm” e l’arrivo in quota è davvero duro, con gli ultimi 8 km all’8% medio. Bisognerà fare attenzione anche eventualmente al caldo. Ad esempio quella è una tappa perfetta, come quella di Pianezze, per le caratteristiche di Longo Borghini.

Il gran finale di Imola non sarà la classica passerella.

Assolutamente no, sarà una tappa vera, da classica. L’altimetria piace ad Elisa, ma occhio ad una come Kopecky che su un percorso del genere va molto forte e potrebbe diventare pericolosa qualora in classifica fosse ancora vicina come l’anno scorso. Ha ragione Elisa (Longo Borghini, ndr) a dire che non bisogna attendere l’ultima tappa. Per me potrebbe uscire ancora una gara tirata ed incerta.

Longo Borghini ha già detto che parteciperà. Kopecky sarà ancora la prima avversaria oppure vedremo altri grandi nomi?

Se intendiamo Vollering, penso che lei farà il Tour Femmes. E’ stata presa dalla FDJ-Suez che punta dichiaratamente alla corsa di casa, quindi credo che al Giro Women verrà Labous, che poi a sua volta in Francia lavorerà per Vollering. E Labous comunque è una grande atleta, che può vincere. Ludwig va recuperata e potrebbe venire al Giro per fare classifica per la Canyon, anche se potrebbe tornare Bradbury per migliorare il suo terzo posto. Mentre credo che Kopecky sarà la capitana della SD-Worx.

Quindi non vedremo nemmeno Van der Breggen?

Secondo me Van der Breggen potrebbe essere leader al Tour. Lei torna consapevole dei suoi mezzi e sapendo di poter andare molto forte. Bisognerà capire se si vorrà scontrare con Vollering alla Vuelta prima di farlo in Francia. Anna e Kopecky non aspetteranno le classiche per decidere un eventuale cambio di programma. Comunque fra poco li dichiareranno e vedremo cosa faranno. Magari vengo smentita.

Realini si è appena fratturata il gomito, ma può recuperare bene ed essere la leader della Lidl-Trek (foto Hardyccphotos)
Realini si è appena fratturata il gomito, ma può recuperare bene ed essere la leader della Lidl-Trek (foto Hardyccphotos)
Chiudiamo con un cenno a Realini e Cavalli?

Gaia purtroppo ha subito una frattura al gomito, che è sempre critico da rimettere a posto. Tuttavia credo che abbia abbastanza tempo per recuperare. Secondo me in Lidl-Trek capiranno strada facendo chi correrà il Giro Women da leader. Essendo italiana potrebbero avere un occhio di riguardo e a parità di forze con Fisher-Black e Markus, correranno per Gaia. Per lei comunque dirà tanto la crono iniziale. Marta invece bisogna vedere cosa sceglierà. Se lei dice di fare il Giro Women, la Picnic-PostNL la schiera subito e volentieri. E’ un’ottima vetrina per potersi rilanciare senza troppe pressioni.

L’annus horribilis della Vollering, tra inediti e mugugni

30.11.2024
6 min
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Nel ciclismo spesso è questione di tempi. Analizzando a freddo la stagione di Demi Vollering tutto gira intorno alla primavera. Perché l’addio dell’olandese alla Sd Worx e il suo passaggio alla FDJ Suez ha radici antiche. Lo rivela Stephen Delcourt, il diesse del team francese in un’intervista a Velo: «Un anno fa mai avremmo pensato che la numero 1 del ciclismo mondiale sarebbe venuta a correre con noi. Poi in primavera abbiamo iniziato a parlare, abbiamo visto che condividiamo valori e sogni e in un mese abbiamo raggiunto l’accordo».

In primavera. Significa che il disagio della Vollering veniva da lontano, dall’inizio stagione. Non è una storia nella quale ci sono particolari responsabilità a margine di questo divorzio, è solo che gestire due leader come lei e la Kopecky, caratterialmente ma soprattutto come ambizioni, caratteristiche, capacità, voglia di vincere era impresa sempre più difficile. Il fatto però che già in primavera, mentre la belga metteva la sua firma sul prolungamento del contratto, la Vollering fosse già aperta a nuove soluzioni ha scavato un solco.

La Vollering in Tv, al fianco della Kopecky. Difficile descrivere i loro veri rapporti (fDe Meuleneir/Photo News)
La Vollering in Tv, al fianco della Kopecky. Difficile descrivere i loro veri rapporti (fDe Meuleneir/Photo News)

Due leader, due strategie diverse

Demi, che pure è sotto contratto con la SD Worx fino al 31 dicembre, ha un carattere sensibile, profondo. Non è capace di indossare maschere, lo ha ammesso anche la Cecchini per anni sua compagna di squadra e tutt’ora molto amica. Per questo a fine stagione l’olandese non ha nascosto le sue sensazioni, raccontando come il 2024 sia stato un anno difficile a dispetto di un corposo numero di vittorie con la perla della Vuelta.

«Per tutto l’anno abbiamo corso con due strategie – ha raccontato – una legata a Lotte e una a me, ma così è difficile guidare la squadra. Io ho bisogno di un piano chiaro da seguire. Col passare delle settimane ho però cercato di mantenere buoni contatti con tutti in squadra e soprattutto con la Kopecky, ma progressivamente ci siamo allontanate e lei ha chiuso i canali della comunicazione. A quel punto ho capito che era finita».

La vittoria alla Vuelta Espana è stata la principale delle 16 ottenute da Vollering nel 2024
La vittoria alla Vuelta Espana è stata la principale delle 16 ottenute da Vollering nel 2024

I segnali negativi

Un altro segnale è arrivato quando Anne Van Der Breggen ha annunciato il suo ritorno alle corse: «Non discuto le sue scelte, ci mancherebbe, ma mi sono sentita frustrata nel venirlo a sapere dai social e non da lei stessa, quando avevamo costruito un bel rapporto allenatrice-atleta. Lei non mi ha detto nulla. Per me è stato doloroso, nella squadra dove sono cresciuta, io ho cercato di mantenere un atteggiamento positivo ma è stato difficile».

Da qui si è dipanata una stagione difficile che ha avuto due momenti topici, il Tour e i mondiali. Nel primo caso l’amarezza per la sconfitta è stata mitigata dalla prestazione nell’ultima tappa, quella rimonta fantasmagorica che l’ha portata a soli 4” dalla Niewiadoma. Nel secondo invece la debacle è stata totale, una delusione per lei e per i tifosi, che hanno rumoreggiato contro Demi ma anche la gestione della gara, al punto che la selezionatrice Gunneswijk è stata portata alle dimissioni.

Vollering e Niewiadoma: sorrisi di circostanza al Tour
Vollering e Niewiadoma: sorrisi di circostanza al Tour

L’eccessiva brama di vittoria

Molti tifosi hanno rimproverato la Vollering per non essersi sacrificata per le compagne, soprattutto la Vos, che avrebbe potuto giocarsi il titolo allo sprint con cognizione di causa mentre il suo spunto era inferiore alle avversarie. Ma quel mondiale per lei era troppo importante: «Si correva non lontano da dove ho preso casa, conoscevo bene quelle parti e poi, dopo l’epilogo del Tour, volevo vincere a tal punto che mi sono bloccata, non ho ragionato e ho sbagliato tutto. Alla fine mi sono vergognata di come ho corso, le tante emozioni negative mi hanno fatto a pezzi».

D’altro canto quella maglia le sarebbe servita per mandar giù le delusioni, soprattutto quel Tour difficile da interpretare. Nel quale un’azione che poteva diventare epica, nell’ultima tappa è diventata una sconfitta per soli 4”. Anche in questo caso non c’è una verità assoluta, ma molto cambia in base al punto di vista. Ad esempio la Niewiadoma, l’autrice della beffa, ha raccontato l’atmosfera che si respirava negli spogliatoi: «Sono arrivata nel tendone per spogliarmi dopo l’arrivo sull’Alpe d’Huez e ero pronta a far festa. Ho visto intorno Demi e le altre e mi sono complimentata con entusiasmo genuino, ma da lei nessuna risposta, anzi sentivo una brutta atmosfera, carica di risentimento. Mi sono cambiata fuori, poi ho saputo che accusavano me di averla fatta cadere e perdere terreno nella quinta tappa, invece tutti hanno visto che non è così.

Il forcing dell’olandese sull’Alpe d’Huez, a dispetto di lancinanti dolori alla schiena
Il forcing dell’olandese sull’Alpe d’Huez, a dispetto di lancinanti dolori alla schiena

Questione di karma…

«Forse però alla SD Worx – ha detto ancora Niewiadoma – dovrebbero pensare che quel che fai poi il destino te lo rende. Io non dimentico quando alla prima edizione si misero a tirare come forsennate per approfittare della caduta della Van Vleuten. Che poi rientrò e batté tutte. Ma tutto torna indietro».

Vollering non ha risposto direttamente, ma ha raccontato scenari sconosciuti di quel che ha passato che ingigantiscono la sua impresa finale: «Quando sono caduta, la bici mi era accanto, eppure c’è voluto almeno un minuto perché riuscissi a ritrovarmi e recuperarla. Non sentivo la gamba – ha raccontato a NRRC – pensavo di essermi rotta l’anca, invece mi ero fratturata l’osso sacro. Tra l’altro sentivo il pantaloncino bagnato, poi ho saputo dal medico che la frattura del coccige provoca il rilascio involontario di pipì.

L’olandese ai mondiali di Zurigo, chiusi al 4° posto con tanta delusione, per lei e i tifosi
L’olandese ai mondiali di Zurigo, chiusi al 4° posto con tanta delusione, per lei e i tifosi

La storia della… capra

«L’ultimo giorno, i dolori erano fortissimi, sul Glandon già sentivo la schiena darmi problemi e quando ho iniziato l’Alpe d’Huez, pensando a quanto mancava ero disperata. Durante la salita non pensavo altro che al dolore, a quando sarebbe finita. E’ stata un’esperienza terribile».

Ora Demi è pronta per ripartire, per formare una nuova famiglia agonistica, in un team che attraverso lei punta al massimo, nelle classiche come nei Grandi Ggiri. Lei ha sfruttato le vacanze per ritrovare serenità fra gli affetti cari, andando in vacanza con il suo fidanzato Jon e facendo anche incontri curiosi come quello con una capra caduta in un pozzo. Lei non ci ha pensato due volte: ha messo da parte la bici e si è calata nella fossa per riportarla su. Perché Demi è anche questo…

Ten Dam in nazionale per portare ordine fra le olandesi

09.11.2024
4 min
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A Zurigo l’hanno fatta troppo grossa perché qualcosa non accadesse. Le olandesi sono sempre state solite corrersi contro, gli esempi non mancano. Ma la tattica suicida di Demi Vollering agli ultimi mondiali, con Marianne Vos e Rejanne Markus intrappolate dietro nonostante la possibilità di arrivare in volata, ha fatto sì che Loes Gunnewijk sia stata sostituita. E spiega anche come mai l’ex atleta olandese si fosse rifiutata di rispondere alle nostre domande sul tema. Il nuovo commissario tecnico della nazionale olandese è l’ex professionista Laurens Ten Dam, ritirato nel 2019 dopo 16 anni di carriera.

Nuovo cittì olandese

Lo ha raggiunto il quotidiano belga Het Nieuwsblad, che lo ha intercettato in Spagna durante le riprese di un film sui Lagos de Covadonga ispirato al suo podcast Live Slow, Ride Fast. E la prima domanda che gli hanno fatto è se troverà il tempo per il nuovo incarico. Ten Dam infatti è anche il tecnico della nazionale gravel e ha guidato Van der Poel alla vittoria di ottobre.

«Trovare il tempo – ha risposto l’olandese – è la caratteristica delle persone impegnate. Che pensano sempre: “Sì, ce la posso fare”. Ma avete ragione: ho una vita frenetica, ecco perché non posso fare il direttore sportivo in una squadra WorldTour per 150 giorni all’anno. Invece il tecnico della nazionale femminile prevede ogni anno un campionato europeo, un campionato del mondo e ogni quattro anni i Giochi Olimpici. A parte il Tour de France, sono gli obiettivi più grandi che si possono avere nel ciclismo».

Il barbecue e il Wolfpack

La federazione olandese è arrivata a lui in una serata dell’ultimo Tour, quando si è ritrovato accanto al direttore tecnico. All’epoca Ten Dam era già tecnico del gravel, quindi ha detto che ci avrebbe pensato. La decisione di accettare è venuta dopo aver seguito la gara su strada ai mondiali di Zurigo e aver guidato l’Olanda in quelli gravel che si sono corsi in Belgio. Proprio lassù, racconta l’olandese, ha sentito la mancanza di una sfida adrenalinica come quella di guidare Marianne Vos nella sfida con Lotte Kopecky.

«Sicuramente gravel e strada sono due cose completamente diverse – ha spiegato – ma penso di poter gestire la differenza. Sono stato un professionista su strada per 16 anni, ora sono un professionista del gravel. Conosco entrambi i mondi e come muovermi al loro interno. Quindi sicuramente non organizzerò un barbecue per i mondiali su strada, come ho fatto per quelli gravel. Allo stesso tempo, l’intenzione è che l’esperienza dei mondiali su strada sia ugualmente divertente. Professionale e divertente. Guardate il Wolfpack: una cosa del genere. Però so essere anche severo: chiedetelo ai miei figli. So che dovrò prendere decisioni difficili e non riuscirò ad accontentare tutti. Tutto inizia con patti chiari. Io dico chi voglio portare e cosa mi aspetto che faccia. Ti sta bene? Sei a bordo. Ma se non svolgi il tuo compito, l’anno prossimo non sarai più qui. L’equità sarà un obiettivo importante».

Il giro dei ritiri

Il mondo del ciclismo femminile si è talmente evoluto che discorsi come questo possono attecchire ben più di quanto sarebbe accaduto qualche anno fa, quando le regine olandesi del gruppo avevano diritto a un posto a prescindere dal loro rendimento e dalla loro lealtà. E’ ancora negli occhi l’inseguimento di Annemiek Van Vleuten ad Anna Van der Breggen lanciata verso la vittoria di Imola 2020.

«Per questo dico che bisognerà parlare – ha spiegato Ten Dam – e ci sono incontri già pianificati. In linea di principio visiterò tutti. E se necessario, lo farò una seconda volta. A dicembre andrò nei loro ritiri in Spagna. Indicherò chiaramente in quali gare sarò presente e quale ruolo vedo per ciascuna di loro nelle prove che dovremo affrontare. Non sarà certo il caso di incontrarci per la prima volta in aeroporto e volare subito in Rwanda per i mondiali. Bisognerà preparare tutto prima. L’intenzione è vincere, battendo Lotte Kopecky e le straniere più forti. Se abbiamo fatto tutto bene e loro vinceranno comunque, tanti complimenti a loro. Però ci arriveremo in modo diverso e rilassato. E quello che succederà in corsa non sarà legato solo all’improvvisazione».

Stam e il record di vittorie della SD Worx. Un punto di partenza

27.10.2024
4 min
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64 vittorie. Basta questo dato per far capire la portata della stagione della SD Worx, salita di due gradini rispetto allo scorso anno. Solo la Uae Team Emirates di Sua Maestà Pogacar è riuscita a fare meglio con 81, ma per certi versi il dominio del team olandese nell’ambito femminile è ancora più schiacciante. Si dirà «Certo, con Kopecky, Vollering e Wiebes sono capaci tutti…». Ma siamo davvero sicuri che tenere nello stesso ambito tre campionesse simili sia così semplice?

L’unico a poter affrontare l’argomento è il grande capo Danny Stam, nel team sin dal 2011 e che è un po’ il regista di tutto l’apparato. Dopo qualche giorno necessario per ricaricare le pile, Stam ha già ripreso le redini del team in vista della prossima stagione: «Non posso proprio lamentarmi – afferma ridendo – abbiamo avuto una stagione molto, molto bella e ne siamo molto soddisfatti perché piena di momenti felici e di buone speranze per il prossimo anno».

Danny Stam, 52 anni, dal 2013 nel team dove ora è sports manager (foto Getty Images)
Danny Stam, 52 anni, dal 2013 nel team dove ora è sports manager (foto Getty Images)
Qual è stata la più grande soddisfazione di quest’anno e la più grande delusione?

Penso che la cosa più bella sia che abbiamo raggiunto lo stesso livello dell’anno scorso e che abbiamo potuto lottare per la vittoria in ogni gara e penso che la più grande delusione per noi sia stato il Tour de France. La prima tappa è stata decisiva per la perdita di quei maledetti 4 secondi costati la maglia gialla a Demi Vollering.

Il vostro team domina fra le donne come quello di Pogacar fra gli uomini: quali differenze ci sono a tuo parere?

Questa è una domanda difficile. Mettere a confronto due mondi che sembrano vicini ma non lo sono per me è sempre un azzardo. Posso parlare per noi e dire che mentre lo scorso anno dominavamo nelle grandi corse a tappe, quest’anno abbiamo preso le redini delle corse d’un giorno, ma tutto può cambiare molto rapidamente.

Lotte Kopecky e Demi Vollering: le loro strade si divideranno nel 2025
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Un’altra domanda difficile. Come si mantiene l’equilibrio in una squadra con tre leader assoluti come Kopecki, Vollering e Wiebes?

Penso che il punto vero sia far capire che possono avere tutti un pezzo della torta. Ma se vogliono avere l’intera torta, il successo non ci sarà. Devono comprendere che non possono vincere l’una senza l’altra, perché è uno sport davvero di squadra, dove si arriva a un obiettivo lavorando tutti insieme. Effettivamente è un argomento delicato, credo che sia stata proprio questa la ricetta che ha fatto sì che abbiamo avuto un bilancio così soddisfacente e devo dire che le ragazze sono state davvero brave in questo.

L’addio di Vollering è legato anche alla volontà di fare di Lotte la leader nei grandi giri?

Vedremo. Non abbiamo così tanti leader per le corse a tappe, le classifiche, dipende anche un po’ dalle condizioni della sua schiena. Lotte non potrà fare tutto, dovremo studiare bene il calendario e porci degli obiettivi mirati, commisurando il resto alle forze che abbiamo.

L’ultima vittoria della Wiebes al Simac Ladies Tour. Le due gare titolate 2024 sono state appannaggio della SD Worx
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Che cosa vi aspettate dal ritorno della Van der Breggen?

Io credo che sarà a un buon livello, inizialmente non mi aspetto che otteniamo lo stesso rendimento della Van der Breggen del passato, quella che voleva vincere ogni gara e molto spesso riusciva a farlo. Posso dire che Anna non è cambiata nello spirito, la sua voglia di emergere, di conquistare è la stessa. Se dubitasse di ritrovare quei livelli, non sarebbe tornata. In una grande gara sarà sempre da prendere in considerazione perché ha un’esperienza che pochissime altre possono vantare.

Vi aspettavate di più da Blanca Vas?

Non direi. Il suo sviluppo è un progresso lento e penso che vada avanti molto bene. Ha vinto una tappa al Tour, ha sfiorato il podio a Parigi. E’ entrata nelle prime 10 ai mondiali. Non vedo così tante giovani cicliste che hanno questi risultati. Quindi sono davvero soddisfatto soprattutto ragionando in prospettiva. Anzi, sono quasi sorpreso della domanda, perché mi sembra difficile che ci si potesse aspettare di più.

La magiara Vas a Parigi ha anche sfiorato il podio, come a Tokyo 2020 ma in mtb
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Il vostro roster per il 2025 è di 17 atlete: per coprire tutto il calendario ne servirebbero di più?

Il calendario sta diventando sempre più grande e più importante. E’ chiaro che tutti i team vorrebbero avere più atlete, vorrebbero che l’attività fosse gestita in maniera un po’ diversa, ma queste sono le regole. C’è un limite di 18 corridori e noi ci dobbiamo adeguare.