SD Worx-Protime, In Flanders Field 2026

Mondini e la primavera della SD Worx: pavé, Ardenne e corse a tappe

02.04.2026
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Lorena Wiebes e Lotte Kopecky: sono loro le punte di questo inizio di stagione per il Team SD Worx-Protime. Sei successi per la campionessa olandese in dieci giorni di gara, mentre per la belga le vittorie sono solamente due, ma su traguardi importanti: Nokere Koerse e Sanremo Women. Tuttavia la formazione belga non conta solamente sulla forza delle sue due leader, infatti la rosa permette di arrivare alla corse con diverse opzioni. Alla guida dell’ammiraglia della SD Worx-Protime, in queste uscite di inizio stagione, abbiamo visto spesso Gian Paolo Mondini

Il diesse, che da un anno lavora con la SD Worx dopo essere stato per quattordici anni uomo Specialized, ha preso le misure e capito i meccanismi alle spalle dello squadrone belga, che dopo la vittoria di Sanremo punta al Nord e al pavé. 

Manca poco alle Classiche del Nord, a Fiandre e Roubaix vedremo ancora Kopecky e Wiebes a dividersi il ruolo di capitane?

Assolutamente, anche perché arrivano da due percorsi di avvicinamento molto diversi, ma al momento mi sento di dire che sono sulla stessa lunghezza d’onda. Kopecky aveva bisogno di correre e con Nokere e Sanremo ha trovato il colpo di pedale giusto. Mentre Wiebes si è dimostrata una delle velociste più forti in gruppo (forse la più forte, ndr). 

Due pedine importanti per gestire la corsa…

Rispetto alle prime uscite stagionali, Fiandre e Roubaix sono corse molto più aperte, contano molto le variabili esterne e le dinamiche di gara. C’è da tenere in considerazione il meteo, l’andamento della corsa e tanto altro. Sarà importante stare davanti e capire come muoversi in base ai momenti. 

Kopecky arriva al Fiandre da vincitrice uscente, come la vedi quest’anno?

Ha fatto l’avvicinamento che ci eravamo prefissati, correndo bene e crescendo in termini di condizione. Al Binda si è difesa egregiamente, mentre alla Nokere ha vinto, così come alla Sanremo. Allo stesso modo Wiebes arriva dal terzo posto alla Roubaix del 2025. Insomma, le carte da giocarci le abbiamo.

Senza dimenticarci di Blanka Vas, che sta andando bene.

E’ sempre meglio avere più carte al Nord. Se Blanka Vas riesce a stare davanti nelle salite, mette in difficoltà le avversarie, perché è forte anche in volata. Inoltre la sua presenza nel gruppo di testa permette alle altre compagne di attaccare, per noi il suo è un profilo molto importante. 

Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Blanka Vas sarà una pedina importante per il team SD Workx
Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Blanka Vas sarà una pedina importante per il team SD Workx
In questo inizio di stagione abbiamo visto una grande Anna Van Der Breggen…

Lei tornerà a correre nelle Ardenne, in questo momento si trova in altura e farà un periodo di preparazione in vista di Amstel, Freccia e Liegi, per poi andare alla Vuelta Espana Femenina. Alla Liegi correrà anche Kopecky, è una gara che le piace molto, dove lo scorso anno ha fatto quinta. Senza dimenticare che in squadra abbiamo anche Mischa (Bredewold, ndr) che nel 2025 ha vinto l’Amstel e ha fatto buoni piazzamenti nelle Fiandre. 

Van Der Breggen che programma farà?

Con il fatto che il Giro d’Italia Women ha cambiato date, anticipando la partenza di una settimana, ci siamo trovati a fare dei cambiamenti. Dovremo capire se tra Vuelta e Giro ci sarà modo di tornare in altura per fare un richiamo di preparazione. Ma mi sembra difficile. La certezza è che Anna rimane per correre tutti e tre i Grandi Giri

Anna Van Der Breggen, SD Worx-Protime, Trofeo Binda 2026
Anna Van Der Breggen tornerà a correre alle Ardenne dopo un periodo in altura per preparare l’approccio ai Grandi Giri
Anna Van Der Breggen, SD Worx-Protime, Trofeo Binda 2026
Anna Van Der Breggen tornerà a correre alle Ardenne dopo un periodo in altura per preparare l’approccio ai Grandi Giri
Come lo scorso anno.

Esatto, chiaramente dopo una stagione di rodaggio dovrebbe essere più agevolata e speriamo di vederla protagonista. Tre stagioni di pausa (dal 2022 al 2024, ndr) sono tante, quindi serviva sicuramente un periodo di adattamento.  

Un incastro possibile quello dei tre Grandi Giri?

Sì, anche perché in campo femminile parliamo comunque di corse di una settimana o poco più. Ripeto: dobbiamo decidere come gestire il periodo tra Vuelta Femenina e Giro Women. Per il resto, a luglio Van Der Breggen sarà in altura per preparare il Tour. Lei è un’atleta dotata di grande recupero, aspetto che le permette di dare il massimo anche dopo tanti giorni di gara.

Sanremo Women 2026,Lotte Kopecky, SD Worx-Protime, Noemi Ruegg, EF Easy Post, Eleonora Gasparrini, UAE Team ADQ, Puck Pieterse, Alpecin Deceunicnk

Kopecky regina di via Roma: la Classicissima è sua

21.03.2026
4 min
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SANREMO (IM) – Una volata senza alcun diritto di replica quella con cui Lotte Kopecky ha vinto la seconda edizione della Sanremo Women. Alle sue spalle Noemi Ruegg ed Eleonora Gasparrini ci hanno provato, ma uscire dalla ruota della campionessa del Team SD Worx-Protime voleva dire rimbalzare. Lo aveva detto questa mattina al foglio firma Rachele Barbieri che sul rettilineo finale il gruppo avrebbe trovato vento contrario

Lorena Wiebes lascia il testimone di regina di Sanremo, ma la corona rimane in casa SD Worx. Il passaggio avviene anche simbolicamente, con Wiebes e compagne sedute ai piedi del podio ad applaudire l’ennesimo successo di Lotte Kopecky. Che ai due Fiandre, Roubaix e Strade Bianche aggiunge anche la Sanremo Women.

«Vincere qui significa davvero molto – racconta Lotte Kopecky in conferenza stampa – soprattutto dopo l’anno scorso, in cui non tutto è andato come speravo, per come mi ero allenata e nel modo in cui avrei voluto. Ma è in questi momenti che ti rendi conto cosa vuol dire vincere, essere una delle migliori del gruppo. Il piano era di lavorare per Lorena Wiebes è la migliore della squadra in volata e per questo ci saremmo messe al suo servizio». 

Posizioni e attacchi

Cipressa e Poggio, sono queste le salite sulle quali si sarebbe potuta decidere la Sanremo Women. Sulla prima scalata ci ha provato Kasia Niewiadoma a fare la differenza, ma il suo allungo non ha prodotto l’effetto desiderato. Nella discesa della Cipressa la polacca è rimasta poi coinvolta in una caduta. La stessa che Debora Silvestri ha cercato di evitare finendo oltre il guardrail, un volo che ha causato un grande spavento. L’atleta della Laboral è poi stata trasportata in ospedale per accertamenti rimanendo sempre vigile

L’allungo che ha portato via l’azione decisiva è arrivato poi nella parte finale del Poggio, dove la salita permette di fare la differenza. Un attacco secco di Puck Pieterse, al quale ha risposto prontamente Lotte Kopecky. Alla ruota delle due si sono poi accodate Eleonora Gasparrini, Noemi Ruegg e Dominika Wlodarczyk.

«Quando sulla Cipressa hanno allungato ero troppo dietro – dice ancora la vincitrice – ma sono riuscita a tornare in testa alla corsa con facilità e questo mi ha dato morale. Sul Poggio mi sono fatta trovare ben più pronta e quando Puck Pieterse ha provato sono andata subito sotto, non avevo intenzione di muovermi io per prima ma ero chiamata a reagire in caso di attacchi». 

Sanremo Women 2026, Lotte Kopecky, SD Worx-Protime, Puck Pieterse, Alpecin Deceunicnk
Puck Pieterse attacca nel finale del Poggio, alle sue spalle spunta subito Lorena Wiebes, è l’azione decisiva
Sanremo Women 2026, Lotte Kopecky, SD Worx-Protime, Puck Pieterse, Alpecin Deceunicnk
Puck Pieterse attacca nel finale del Poggio, alle sue spalle spunta subito Lorena Wiebes, è l’azione decisiva

La fiducia ritrovata

A Genova, nella giornata della vigilia il sole ha coronato la città facendola risplendere nei suoi colori pastello. E parlando insieme a Gian Paolo Mondini, diesse del Team SD Worx-Protime, si era detto contento dell’avvicinamento di Kopecky alla corsa. La vittoria alla Nokere Koerse, primo successo stagionale, ha dato quelle sensazioni che servivano per partire oggi con la voglia di replicare quanto fatto mercoledì scorso. 

«Questo inverno mi è servito per capire a che punto fossi a livello di condizione e numeri – conclude Kopecky – ma solamente in gara puoi sapere come stai. Cinque minuti al massimo della forza in allenamento non sono la stessa cosa di farlo con il numero sulla schiena. Vincere la Nokere Koerse mi ha dato una grandissima fiducia, per me è stato un avvicinamento diverso, ma sono molto fiduciosa di come arriverò alle Classiche del Nord».

Lotte Kopecky 2026 (iamspecialized | etienneschoeman)

La Kopecky parte dalla pista per riprendersi lo scettro

29.01.2026
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Parliamoci chiaro: l’ultima stagione ha lasciato delle scorie nell’animo di Lotte Kopecky, evidenti anche in sede di media day precedente l’inizio della stagione (in apertura immagine IAM Specialized/Etienne Schoeman). Qualcuno ha scomodato anche l’antica “maledizione della maglia iridata”, che poi salta fuori alla bisogna (in fin dei conti Pogacar con la maglia arcobaleno addosso ha vinto quasi tutto il vincibile…), ma la realtà è che la campionessa della SD Worx, finalmente libera dalla coabitazione con la Vollering rivelatasi scomoda, non ha reso secondo le aspettative.

Nelle sue parole traspare come il 2025 sia stato davvero mal digerito: «Non sono soddisfatta, lo dico subito. Nelle ultime settimane ho parlato molto con la gente e tutti mi chiedevano sempre: “Com’è stato il 2025?”. Io dico sempre che per me non è stato un grande anno, e tutti: “Ma almeno hai vinto il Fiandre…”. E’ vero, vincerlo in maglia iridata vale molto, ma a me non basta. Non è stato bello il contrasto con l’anno prima, con quello che avevo fatto. Intendiamoci, sono ancora follemente felice di vincere il Fiandre, farlo anche in un anno non propriamente fortunato conta molto. Ma bisogna avere la forza di mettere tutto da parte e resettare».

Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all'Omloop Het Nieuwsblad
Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all’Omloop Het Nieuwsblad
Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all'Omloop Het Nieuwsblad
Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all’Omloop Het Nieuwsblad

Tutto è nato da un infortunio

Un’annata difficile sin dall’inizio, nella quale la belga oltre al Fiandre ha vinto solo il titolo nazionale a cronometro e una tappa al Tour de l’Ardeche, correndo anche meno del solito e rinunciando anche alle sue ambizioni su pista. La Kopecky sa però che ci sono state cause precise: «L’infortunio dello scorso inverno è pesato, mi ha rimandato indietro. Un anno fa, sempre davanti ai giornalisti, non stavo ancora pedalando, fisicamente non stavo bene e ho cercato di rincorrere e limitare la perdita, ma avevo perso tutta la mia energia interiore durante gli allenamenti. Le mie sensazioni negative mi hanno seguito per tutta la stagione, quindi penso che quello sia stato il problema principale».

Messo da parte il 2025, Lotte riparte anche se il suo esordio rispetto alla compagna Lorena Wiebes, che ha già corso e vinto, avverrà più avanti nella stagione. E riparte con le idee chiare sul Tour de France: «Lo scorso anno non è andata come volevamo, questo è certo. Ora sappiamo che probabilmente non fa per me e non ho nemmeno in mente di provarci. Poi molto dipende dalle condizioni al momento, dal percorso, da come si metteranno le cose, ma non è tra i miei obiettivi».

L'arrivo vittorioso all'ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione
L’arrivo vittorioso all’ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione
L'arrivo vittorioso all'ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione
L’arrivo vittorioso all’ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione

Tutto puntato sulle Classiche

E quali sono allora i target del 2026? «Devo puntare alle corse dove ho dimostrato di essere davvero brava, ovvero le classiche primaverili, che mi piacciono molto  e che sono state la parte più importante della stagione nei primi tre anni. Queste sono le gare che aspetto con ansia. E poi c’è il viaggio in Canada, la caccia alla riconquista della maglia iridata è qualcosa che potrei fare».

L’andamento negativo del 2025 le ha dato però una risposta importante: non è per nulla sazia di quel che ha già vinto. «Su questo potete scommetterci. Ho davvero fame di vincere ancora. Sto guardando al 2026 anche sulla base di quel che ho imparato l’ultimo anno. Sono molto motivata».

Lotte ha deciso quest’anno di posticipare l’inizio della sua stagione su strada per concentrarsi sugli europei pista che inizieranno domenica a Konya (TUR), per riassaporare il gusto della competizione e magari del successo dopo aver saltato del tutto quella scorsa: «I valori erano già buoni sul finire del 2025. Mi sono sentita sempre meglio ma prima di pensare alla strada ho questo obiettivo in mente e non voglio dire altro, se non che è un appuntamento che personalmente ritengo molto importante».

La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei
La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei
La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei
La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei

Correre da “wild card”

Mettere da parte le sue ambizioni nelle corse a tappe? Sembra alquanto difficile da credere anche per come si è comportata in alcune, ad esempio per come aveva tenuto testa alla Longo Borghini al Giro 2024: «Non è che il pensiero non ci sia, ma forse puntare tutto su quel ruolo, avere il peso della squadra per la classifica non è l’ideale per me. Correre invece come battitore libero o “wild card”, un’espressione che mi piace molto è forse meglio e può portare a risultati migliori. Infatti il meglio è venuto quando non c’era pressione su di me, in cui potevo fare tutto il possibile e poi alla fine non importava se venivo staccata o meno.

«La squadra sta cambiando pelle, si sta preparando a competere con cicliste più preparate, quindi ogni anno sarà sempre più difficile fare meglio dell’anno prima. Al Tour non ero nella forma che avrei dovuto avere, ma penso che sia troppo rischioso puntare di nuovo a un grande giro se ho molte possibilità in più in altri contesti.  E’ stato bello improvvisare un anno, ma per ora voglio solo tornare a fare ciò in cui sono davvero brava e in cui so di poter avere molta fiducia».

Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa
Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa
Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa
Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa

Tanta voglia di correre e vincere

Quanto conta in termini di prestazioni iniziare una stagione con il morale alto: «Molto, ma io parlerei più di consapevolezza. Ci sarà ancora pressione, ma l’anno scorso ce n’era molta e sapevo di non essere al livello che volevo. Ora è tutto diverso, sono felice, sono motivata e ho fame di correre, quindi penso che mentalmente faccia una grande differenza. Non mi pongo un obiettivo in particolare, il Fiandre piuttosto che la Liegi o altro. Io voglio esserci e giocare le mie carte, poi si vedrà cosa verrà fuori».

Il 2025 della Kopecky si era chiuso anzitempo per una brutta caduta in Francia: «Dopo tre giorni ero già in fisioterapia, cercando di fare quello che potevo per avere una buona riabilitazione. Molto lavoro è stato fatto lì, da lì ho provato a costruire una buona base. Chissà, forse alla fine era quello di cui avevo bisogno».

Uno dei grandi obiettivi della belga è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada
Uno dei grandi obiettivi della Kopecky è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada
Uno dei grandi obiettivi della belga è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada
Uno dei grandi obiettivi della Kopecky è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada

Convivenza con la Wiebes

Nel confronto con i giornalisti, l’argomento della convivenza con la Wiebes sembrava un po’ il “convitato di pietra”, ma alla fine la Kopecky non si è tirata indietro: «Credo che su questo punto sia importante essere chiari partendo dal passato. Da parte mia, non ci sono stati problemi con Demi Vollering, per me si poteva coesistere e così è anche con Lorena. Non è questione di obiettivi, leggo da qualche parte Sanremo e Amstel per lei, Fiandre e Roubaix per me, ma è troppo semplicistico e sarebbe sbagliato se vogliamo pensare alla squadra. Noi dobbiamo innanzitutto continuare a comunicare molto bene e dire semplicemente ciò che vogliamo dire, cercare di essere sulla stessa linea.

«Due anni fa abbiamo avuto una stagione fantastica e abbiamo dimostrato di potercela fare e c’eravamo tutte. Condividere questo ruolo di leader è fattibile, dobbiamo essere sulla stessa linea, comunicare e cercare di trarre il meglio insieme. Continuo a credere che ci rafforziamo a vicenda. Penso di essere un ottimo leader per lei, possiamo anche usare Lorena in certe situazioni, ne trarrò beneficio. Quel che conta è che potremo vincere delle belle gare».

I pensieri della Wiebes, che ha già iniziato a vincere…

I pensieri della Wiebes, che ha già iniziato a vincere…

28.01.2026
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Domenica scorsa c’è stata la prima uscita agonistica di Lorena Wiebes. La numero 2 mondiale, in preparazione per il suo primo impegno ufficiale all’UAE Tour che scatterà il 5 febbraio, ha partecipato a una gara nazionale negli Emirati Arabi. Con esito, naturalmente, vincente, regolando la compagna di squadra Femke Markus. Un “brodino” incoraggiante in vista della nuova stagione, dove la tulipana vuole scalare un altro gradino.

L'arrivo solitario della Wiebes all'Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)
L’arrivo solitario della Wiebes all’Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)
L'arrivo solitario della Wiebes all'Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)
L’arrivo solitario della Wiebes all’Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)

Due mondiali per chiudere alla grande

Il suo 2025 è stato per molti versi eccezionale quanto vario, considerando che, non paga della caterva di vittorie conquistate su strada, ha poi portato a casa due maglie iridate tanto diverse nella loro conformazione tecnica, nel gravel e nell’omnium su pista. Ma il suo focus è sempre sulla strada, dove c’è chi la ritiene la miglior velocista al mondo e chi la miglior ciclista tout court: «Non mi piace nessuna delle due definizioni – ha affermato nel tradizionale media day d’inizio stagione – cerco di essere la migliore versione di me stessa e di ottenere il massimo da quello che posso. Il 2025 è stato speciale perché ero imbattibile negli sprint, ma non significa che quest’anno sarà lo stesso».

Tante vittorie, ben 27 in stagione, ma ce n’è una in particolare che le è rimasta nel cuore: «Sì, di sicuro la Milano-Saremo è stata speciale perché si trattava di una prima assoluta e resterà nella storia, ma anche le due vittorie di tappa al Tour de France e il successo nel campionato olandese hanno contato molto. E’ sempre qualcosa di speciale ricevere la maglia di campionessa nazionale ».

Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l'oro nell'omnium, poi la caduta nella madison coin la Van Belle
Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l’oro nell’omnium, poi la caduta nella madison con la Van Belle
Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l'oro nell'omnium, poi la caduta nella madison coin la Van Belle
Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l’oro nell’omnium, poi la caduta nella madison con la Van Belle

Wiebes e Kopecky, accoppiata vincente

La sua poliedricità ha profonde ragioni: «Per me è importante mettermi alla prova in contesti sempre diversi, penso che mi tenga anche motivata. Lo scorso anno, ad esempio, finita la stagione delle classiche ne ho approfittato per correre e vincere una prova delle Gravel World Series, pensando ai successivi mondiali di fine stagione».

Il grande nodo della nuova annata resta però la convivenza con l’ex iridata Lotte Kopecky. Lorena ha vissuto da comprimaria la complicata convivenza della belga con Demi Vollering che ha portato quest’ultima a emigrare verso la FDJ-Suez. Vista ora la sua crescita esponenziale, potrà succedere la stessa cosa?

«Penso che l’anno scorso abbiamo dimostrato che ci rafforziamo e ci sosteniamo a vicenda. Quindi – prosegue – può capitare che a volte sia Lotte a fare la differenza, altre volte io. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto un rendimento altissimo, il 2025 è stato un po’ diverso, Lotte mi supportava di più. Ma se non sono al massimo, tocca a me supportare lei. Questa è la nostra forza, è anche la cosa positiva».

Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?
Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?
Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?
Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?

Fiandre e Roubaix: perché no?

Corse come il Giro delle Fiandre o la Parigi-Roubaix possono diventare suoi obiettivi? «Penso che si possano vincere, ma non so se sono ancora pronta per farlo. Non si sa mai come andrà la situazione. Potrebbe sempre esserci una volata ristretta, farne parte sarebbe un’occasione da sfruttare. L’anno scorso alla Roubaix ho avuto la mia occasione per vincere, ma non ha funzionato. Quindi possiamo giocarci tutte le carte anche quest’anno. Dobbiamo vedere come sarà la situazione al momento, sono tante le variabili».

L’anno passato, pur tra tante vittorie, ha visto la Wiebes un po’ sottostimata al Tour, con la squadra più concentrata sulla cura della classifica. L’olandese ha comunque finito per vincere due tappe quando ormai la maglia gialla era appannaggio della Vollering. Alla Milano-Sanremo la squadra aveva puntato sulla Kopecky, ma alla fine ha puntato su di lei. Cosa significa gestire quelle aspettative e passare dal piano A al piano B per ottenere una vittoria di squadra? «E’ meno difficile di quel che si pensi. Abbiamo sempre buone conversazioni con la SD Worx, a inizio stagione ognuna di noi fissa degli obiettivi. Quindi sappiamo anche l’una dall’altra cosa possiamo aspettarci.

La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)
La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)
La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)
La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)

L’importanza della comunicazione

«Al Tour eravamo partiti per supportare Lotte nella caccia alla maglia gialla, per me era molto chiaro che c’era la possibilità che non potessi sprintare in quel Tour ma eravamo d’accordo e ame andava bene. E’ questo che rende la squadra forte, a patto che la comunicazione sia buona. Penso che sia la cosa più importante. Se si è onesti l’una con l’altra, tipo oggi non mi sento bene, forse è meglio puntare allo sprint o attaccare o altro».

Sarà lo stesso quest’anno, all’inizio della stagione, che si tratti delle Classiche di Primavera o di uno qualsiasi dei grandi giri? «Sì, la squadra ha grandi obiettivi per le Classiche e noi come componenti cerchiamo di realizzarli. Tutto può succedere e noi dobbiamo essere pronte. Cerchiamo di costruire il miglior risultato possibile. Ma abbiamo anche diversi grandi obiettivi per tutte le gare e ovviamente, vogliamo vincere entrambe il più possibile. Ma alla fine, la cosa più importante è che la squadra vinca. Se non lo faccio io, penso che la cosa più importante sia sostenerci a vicenda in questo».

L'abbraccio con la Guarischi, per l'olandese molto più che un pilota per le volate
L’abbraccio con la Guarischi, per l’olandese molto più che un pilota per le volate
L'abbraccio con la Guarischi, per l'olandese molto più che un pilota per le volate
L’abbraccio con la Guarischi, per l’olandese molto più che un pilota per le volate

La “connessione” con la Guarischi

Fondamentale sarà ancora avere al suo fianco Barbara Guarischi: «Con lei c’è una fiducia reciproca che va al di là dell’amicizia, lei parla di connessione e devo dire che per certi versi è vero, affinata anche fuori dalle gare, ad esempio spesso siamo compagne di camera, quindi anche questo aiuta molto. Il nostro rapporto è fondamentale nella costruzione della volata».

Ma quali sono gli obiettivi di Lorena per la primavera? Lorena ha scelto una corsa particolare: «Tengo all’Amstel Gold Race. E’ chiaro che devo vedere come ci arriverò e come si svilupperà, ma terrei a vincere la gara di casa. Conto anche di far vedere la maglia iridata gravel, ad esempio alla prova World Series di Valkenburg. Non mi dispiacerebbe farne anche qualche altra, ma bisognerà costruire un calendario ad hoc per trovare gli spazi. E devo anche vedere se riesco ad arrivare di nuovo ai campionati del mondo in Australia».

Reusser suona la nona sinfonia e si prende la prima “rosa”

06.07.2025
5 min
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BERGAMO – Oggi chiamatela pure Marlen “Rosa” Reusser. La 31enne svizzera della Movistar domina la crono d’apertura del Giro d’Italia Women rifilando 12” a Kopecky, 16” a Longo Borghini e 20” a Van der Breggen. Non distacchi abissali, ma importanti considerando come ultimamente spesso molte gare a tappe si siano giocate proprio sul filo di margini ristretti.

E non era un caso se molte atlete nel dietro le quinte della team presentation avessero fatto subito il nome di Reusser sia per questa prima frazione contro il tempo che per la generale. In effetti per come è arrivata al Giro – e per le sue caratteristiche – non si poteva sbagliare. Negli ultimi dieci giorni di gara, Marlen ha ottenuto sette vittorie. Sommando la vittoria di inizio stagione in Spagna, quella sul traguardo di Bergamo è la nona sinfonia stagionale, 35a in carriera.

Reusser ha vinto la crono di Bergamo coprendo i 14,2 km in 17’22” alla media oraria di 49 km/h
Reusser ha vinto la crono di Bergamo coprendo i 14,2 km in 17’22” alla media oraria di 49 km/h

Pronostico rispettato

Curiosamente questa al Giro Women è la seconda affermazione di Reusser sulle nostre strade dopo il campionato europeo a crono di Trento nel 2021. Il rapporto col nostro Paese è sempre stato buono, anche per i trascorsi nella Alè BTC Ljubljana. Marlen capisce bene la nostra lingua e la parla discretamente, ma preferisce risponderci in inglese perché, dice ridendo e facendoci il gesto con la mano sopra la testa, il suo cervello è troppo pieno.

«Oggi tutti mi davano come la più accreditata – racconta relativamente alla crono – ma non ho avvertito più di tanta pressione, anche se chiaramente ce n’era. Penso di aver fatto una delle mie prove migliori, ma soprattutto volevo fare un buon ritmo, cercando di vincere. Ci ho lavorato duramente, questa crono del Giro Women era un obiettivo da tanto tempo, tanto da averla visionata a marzo. Stamattina ho sentito buone sensazioni durante la ricognizione. Ero motivata a fare bene ed ora sono ovviamente molto felice di aver raggiunto questo obiettivo»

«Rispetto ad un anno fa – prosegue facendo riferimento al suo momento di crisi – mi sento mentalmente molto bene. Penso che sia qualcosa di importante, ma solo se hai spalle larghe puoi sentirti bene anche di testa. Attualmente mi sento più completa».

Il Giro che verrà

Nell’ordine, i secondi posti finale alla Valenciana, alla Vuelta sommati alle vittorie nella generale della Vuelta a Burgos e Tour de Suisse hanno fatto di Reusser un corridore molto più incline alle gare a tappe rispetto al passato. Il suo crescendo sembra ancora… in crescita.

«E’ un enorme onore – continua in mixed zone – sapere che una grande atleta come Longo Borghini ha fatto il mio nome e quello della Movistar tra le rivali più pericolose. E’ bello sentirsi così forte ed è anche molto motivante che le tue colleghe ti prendano così sul serio. Sono felice di questo».

«Non so se domani la maglia rosa inizierà a pesare – analizza Reusser – però è ovvio che l’obiettivo è vincere il Giro. Cercheremo di farlo andando al “full gas”. Anzi, anche con Liane (Lippert, ndr) cercheremo di vincere un paio di tappe, sarebbe bellissimo per noi. Tuttavia penso che non sarebbe un problema se dovessi lasciare la maglia rosa per qualche giorno nelle prossime tappe a chiunque la voglia. Diciamo che è importante riprenderla prima della fine e tenerla (dice sorridendo, ndr). E comunque questa maglia rosa è davvero speciale».

Durante la recon del mattino, Reusser aveva avvertito ottime sensazioni. Notare il nuovo casco Abus
Durante la recon del mattino, Reusser aveva avvertito ottime sensazioni. Notare il nuovo casco Abus

Gli albori

Ha più di un motivo per pensarlo tenendo conto del suo avvicinamento al ciclismo. Reusser si era tuffata nello sport di endurance senza sapere cosa la aspettasse.

«Non ho mai pensato – ricorda Marlen – a vincere mondiali o gare simili quando ho iniziato a pedalare, che era relativamente tardi. Avevo poco più di vent’anni. Però mi avevano sempre detto che avevo un super motore e che dovevo farlo funzionare per arrivare lontano. Bisognava capire quali fossero i miei limiti e se penso a dov’ero dieci anni fa, ora non mi sembra vero e mai avrei immaginato di vivere una giornata come quella di oggi».

Col 14° posto, Niedermaier è la prima maglia bianca del Giro Women
Col 14° posto, Niedermaier è la prima maglia bianca del Giro Women

La “bianca” di Niedermaier

La crono di Bergamo ha assegnato tre maglie su quattro, perché la azzurra dei “gpm” verrà assegnata domani sul traguardo di Aprica. Rosa e rossa sono sulle spalle di Reusser (quella della classifica a punti sarà indossata da Kopecky), mentre la maglia bianca di miglior giovane è andata ad Antonia Niedermaier. La 22enne tedesca della Canyon//Sram zondacrypto è un altro di quei nomi fatti prima del via per la classifica di specialità e per la generale. In mixed zone mostra un bel sorriso per il risultato (quattordicesima assoluta a 48” da Reusser) guardando ai prossimi giorni con fiducia.

«Non è stata la gara perfetta per me – spiega Niedermaier – però penso che sia un buon inizio e alla fine sono abbastanza soddisfatta del mio piazzamento. Ora aspetto come sarà il resto del Giro, dove il podio è il mio obiettivo reale. Credo che siamo attrezzate per raggiungere questo risultato e penso che sia possibile. In squadra stiamo tutte bene e siamo molto pronte.

«Nel 2022 avevo corso il mio primo Giro – torna indietro con la memoria – riuscendo a vincere la tappa di Ceres (dovendo abbandonare la gara il giorno dopo per una caduta, ndr). Sono cresciuta e cambiata molto. Ho accumulato esperienza e soprattutto più consapevolezza di me stessa. Come dicevo prima, vedremo come sarà il resto del Giro Women».

La seconda frazione partirà da Clusone per concludersi ad Aprica dopo 92 chilometri. Il finale è in salita, adatto a tante atlete che sanno tenere su pendenze morbide. Non dovrebbero esserci soprese, anche se le prime inseguitrici di Reusser potrebbero tentare qualche colpo gobbo per sfilarle la leadership.

Longo fuori, Fiandre a Kopecky: finale giocato alla grande

07.04.2025
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OUDENAARDE (Belgio) – Cominciamo col dire che Longo Borghini sta bene. Sarebbe potuta stare meglio, magari a quest’ora sarebbe da qualche parte a festeggiare il terzo Fiandre, invece ai brindisi si è dedicata Lotte Kopecky. Elisa ha passato la notte in osservazione all’ospedale di Gand. La caduta l’ha sorpresa al chilometro 35, assieme a Lorena Wiebes, Marthe Truyen, Letizia Borghesi e Christina Schweinberger. Lei si è rialzata, come fanno sempre i corridori. Silvia Persico ha provato a riportarla in gruppo, ma a un certo punto si sono fermate di nuovo e la campionessa italiana, grande favorita per il Fiandre, ha abbandonato la corsa. Ed è così nato il terzo successo di Lotte Kopecky.

«Questa è una vittoria che ricorderò a lungo – dice la campionessa del mondo – più ci avvicinavamo e più sognavo di vincerlo con questa maglia indosso. Ero nervosa per lo sprint? Avevo fiducia nel mio spunto. Sapevo che Liane Lippert è veloce, ma non sapevo quasi nulla di Pauline Ferrand-Prévot. Mi aspettavo un attacco da parte di Kasia Niewiadoma, ma non è mai arrivato. Quindi ho creduto nel mio sprint e ci ho dato dentro».

Prima del via. per Longo Borghini il solito rituale di autografi e selfie
Prima del via. per Longo Borghini il solito rituale di autografi e selfie

Vento contro, zero attacchi

La campionessa del mondo del Team SD Worx-Protime ha regolato allo sprint il gruppetto di quattro con cui è sopravvissuta alla serie dei muri, in una corsa dura che ha visto l’arrivo di sole 87 ragazze. Distanza di 168,9 chilometri con 1.324 metri di dislivello, corsi a 38,304 di media.

«In realtà non sono rimasta troppo sorpresa – ha detto dopo l’arrivo – che nessuna abbia provato ad andare da sola sul Paterberg. Il vento non era favorevole, per cui potevi pure attaccare, ma con tre corridori forti che inseguono insieme, non sarebbe stata la mossa più intelligente. Io mi sono sentita bene per tutta la salita, ma affrontare uno sprint del genere è sempre rischioso. Quando Anna Van der Breggen mi ha detto che ero quella con le gambe migliori, ho trovato grande sicurezza. Per cui, si è trattato solo di sopravvivere al Qwaremont e poi al Paterberg».

Con la Longo fuori dai giochi, Borghesi è stata la miglor azzurra: sesta
Con la Longo fuori dai giochi, Borghesi è stata la miglor azzurra: sesta

I dubbi dopo Waregem

Kopecky non era la favorita del Fiandre, perché il ruolo spettava a Elisa Longo Borghini. Scendendo dal pullman per andare alla firma, la piemontese ci aveva detto di essere molto concentrata e di aver ben recuperato lo sforzo di Waregem. Peccato che poi tanta condizione sia finita su quel lembo di asfalto in cui Elisa è rimasta per istanti lunghissimi in posizione fetale.

«Solo sul Berendries – ha detto Kopecky – ho notato che Longo Borghini non c’era. Dall’ammiraglia mi hanno confermato che prima è caduta e poi si è dovuta fermare, spero davvero che stia bene. Mi sembra logico, avendola vista vincere a quel modo, che avessi dei dubbi dopo la Dwars door Vlaanderen. Però ho imparato a non farmi condizionare da certe sensazioni. L’anno scorso il Fiandre non fu la mia gara migliore, ma una settimana dopo vinsi la Roubaix. Avrei potuto farmi prendere dal panico, invece ho semplicemente accettato che non fosse andata bene, magari perché non avevo recuperato bene dagli allenamenti dei giorni precedenti. Quindi era importante riposarmi per essere più fresca possibile alla partenza del Fiandre. E ha funzionato».

Sopravvivere al Qwaremont e al Paterberg per giocarsi il Fiandre: Kopecky c’è riuscita
Sopravvivere al Qwaremont e al Paterberg per giocarsi il Fiandre: Kopecky c’è riuscita

Il podio con Pogacar

Quel gesto col bicipite (foto di apertura) non è passato inosservato e Lotte ha spiegato che risale al team building fatto lo scorso inverno in Lapponia. Era il gesto per quando si spostavano con le motoslitte e dovevano segnalare la necessità di accelerare. Un’espressione scherzosa. Poi ha ammesso di aver molto gradito il podio tutto iridato assieme a Pogacar.

«E’ speciale condividere il podio con Tadej – ha ammesso – soprattutto perché siamo entrambi campioni del mondo. Mi rendo conto di quanto sia stato unico. Di solito non appendo le foto in casa, ma questa volta guarderò le immagini migliori, per vedere se tra loro c’è un bello scatto di questo podio. Tadej è una persona molto rispettosa e mi ha fatto i complimenti. Io invece volevo sapere come ha vinto il suo Fiandre, se allo sprint o da solo. Anche se avevo pochi dubbi che avesse vinto arrivando da solo».

Sarà perché siamo in Belgio, dove il ciclismo è più prossimo a una fede che a uno sport. Sta di fatto che quando Lotte Kopecky ha tagliato il traguardo, il boato del pubblico è stato probabilmente superiore a quello per la vittoria di Pogacar. Entrambi primi al Fiandre, entrambi campioni del mondo. Lei belga, lui no.

Kopecky cambia pelle pensando a Liegi e Tour?

02.04.2025
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Dopo averla vista rinunciare alla Sanremo e alla Gand-Wevelgem in favore della compagna Lorena Wiebes ed esserci chiesti come faccia a sembrare così soddisfatta, sono le parole della stessa Lotte Kopecky a far capire che questa sarà una stagione diversa.

«Mi sono allenata meno sull’intensità – dice la campionessa del mondo a Het Nieuwsblad – e ho fatto allenamenti lunghi di resistenza. Ciò potrebbe avere un’influenza sulla mia prestazione al Fiandre e alla Roubaix, perché finora non ho fatto sforzi del genere in gara. Ma in ogni caso, ho voluto battere una nuova strada per puntare alla classifica generale del Tour de France».

Dalla Sanremo alla Gand, Kopecky è stata artefice delle volate di Wiebes
Dalla Sanremo alla Gand, Kopecky è stata artefice delle volate di Wiebes

In rotta sul Tour

Alla SD Worx-Protime hanno il fortunato imbarazzo di potersi dividere i traguardi più importanti. E con Vollering che è partita e Van der Breggen che per ora resta un passo indietro, il Tour de France Femmes era diventato di colpo figlio di nessuna.

Per questo Kopecky non si è fatta pregare: ha già vinto due Fiandre e una Roubaix ed è già stata seconda nel Tour del 2023. Perché non accettare la sfida? Del resto lo scorso anno è arrivata seconda in un Giro d’Italia che soltanto la caparbietà e la classe di Elisa Longo Borghini sono riuscite a sottrarle. Ce n’è abbastanza per farci sopra una ragionata approfondita.

Al Tour del 2023, Kopecky ha perso la maglia gialla solo sul Tourmalet finale, spodestata dalla compagna Vollering
Al Tour del 2023, Kopecky ha perso la maglia gialla solo sul Tourmalet finale, spodestata dalla compagna Vollering

Dal Fiandre alla Liegi

Si spiega così l’inizio di stagione rallentato, con il debutto alla Sanremo del 22 marzo, mentre di solito negli ultimi anni era previsto per a febbraio. Se l’obiettivo è il Tour che viene a fine luglio, spostare tutto in avanti è una necessità comprensibile, che però non fa passare in secondo piano le grandi classiche in arrivo.

«Dopo una stagione intensa come l’ultima – prosegue – il mio corpo reclamava un lungo periodo di riposo. Ho iniziato la stagione più tardi, semplicemente perché ne avevo bisogno. Ma intanto la forma è buona e i segnali in allenamento sono positivi. Questo dà fiducia. Mi avvicino alle prossime gare con l’intenzione di vincerle. Ho già conquistato per due volte il Fiandre, ma ammetto che mi piacerebbe avere su una parete di casa la foto della vittoria con la maglia iridata. E poi ci sarebbe anche la Liegi, che non ho mai vinto, ma scegliere è troppo difficile, perciò proverò a vincerle tutte».

Correva per Wiebes, ma l’accelerazione di Kopecky sul Kemmel alla Gand ha fatto male
Correva per Wiebes, ma l’accelerazione di Kopecky sul Kemme alla Gand ha fatto male

Il tempo di vincere

Sembra di capire che il rodaggio sia ormai agli sgoccioli e che dalla Dwars door Vlaanderen di oggi ci sarà un cambio di priorità e la sagoma da inquadrare sarà quella iridata e non più quella della campionessa europea.

«Lorena (Wiebes, ndr) è sempre molto grata per il mio lavoro – dice – e nelle ultime gare è stata semplicemente la migliore opzione per la squadra. Quindi mi piace lavorare per lei. A tutti piace vincere, ma contribuire alla vittoria di una compagna è anche molto bello. E nel frattempo, sacrificandomi per lei, ho acquisito anche il ritmo gara».

Roubaix 2024 vinta con la maglia iridata: il Fiandre invece le manca…
Roubaix 2024 vinta con la maglia iridata: il Fiandre invece le manca…

Quale altura?

Dopo la Liegi, la campionessa del mondo si dedicherà a un ritiro in altura, durante il quale effettuerà allenamenti più lunghi in salita. Come ha raccontato il team manager Stam, la sua preparazione per la Sanremo si è svolta in Spagna, simulando l’altura all’Hotel Syncrosphera, grazie alle sue camere ipobariche. Sarà così anche a maggio o sarà montagna?

«Ho adottato un approccio diverso per non avere rimpianti dopo – dice Kopecky – ma se va male, potrei non ripeterlo più».

Come dire che va bene un anno da fachiri inseguendo la maglia gialla del Tour de France, ma la sensazione è che la campionessa del mondo non voglia farne una malattia.

La vittoria di Wiebes a Sanremo: Cecchini ci porta in corsa

27.03.2025
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Il successo di Lorena Wiebes alla Sanremo Woman è sembrato di una facilità disarmante, sia per lo sprint fatto dalla campionessa europea che per la gestione avuta dalla SD Worx-Protime per tutta la corsa. Le ragazze della formazione olandese hanno capitalizzato al massimo l’occasione avuta lavorando d’astuzia e unendo le loro qualità in corsa. Non è di certo una novità se si pensa alla potenza e alla forza che il team olandese riesce a mettere in gara ogni volta. Una delle protagoniste di questo successo è stata, come spesso accade, Elena Cecchini.

«Siamo riuscite a portare a termine quanto ci eravamo dette», racconta Cecchini prima di fare rotta verso le Classiche del Nord. «Solitamente cerchiamo di partire con un’idea di base su come affronteremo la gara e così è stato. Ci aspettavamo una corsa più dura, soprattutto da parte di alcuni team che non si sono presentati con alternative valide per la volata finale. Dal canto nostro sapevamo di cosa avremmo avuto bisogno per vincere e lo abbiamo messo in pratica. Avevamo Lotte e Lorena (rispettivamente Kopecky e Wiebes, ndr) come punti di riferimento. Kopecky è rientrata in corsa proprio alla Sanremo, mentre Wiebes arrivava focalizzata al 100 per cento sull’evento. Dopo il Trofeo Binda, dove è venuta a vederci, è rimasta una settimana in Riviera. Ha soggiornato in un hotel ai piedi della Cipressa e ogni giorno si è allenata su Cipressa e Poggio».

La tattica della SD Worx era di trovare le giuste posizioni nelle fasi cruciali e attendere le mosse delle avversarie
La tattica della SD Worx era di trovare le giuste posizioni nelle fasi cruciali e attendere le mosse delle avversarie

Stessa mentalità

Le ragazze della SD Worx hanno portato il loro modo di fare, che le ha sempre contraddistinte alle Classiche del Nord, anche nella prima edizione della Sanremo Woman, che per spettacolo offerto si candida a entrare di diritto nelle gare più importanti del calendario. 

«Sono felice che ci sia stato questo avvicinamento da parte del team – dice ancora Cecchini – era da qualche mese che dicevo alle ragazze quanto fosse  importante conoscere il percorso e le sue insidie. Il fatto che Wiebes abbia fatto questo avvicinamento ha dato un bel segnale.

«Le nostre leader, Wiebes e Kopecky, sono arrivate nel miglior modo possibile. Per il resto tutte abbiamo fatto una grande gara, sia noi che abbiamo lavorato prima, sia Blanca Vas. Lei era il jolly e doveva rimanere il più possibile con le due capitane. E’ stato molto bello vedere Vas, che secondo me in futuro potrà puntare a vincere questa gara, mettersi a disposizione prima del Poggio. Si è trattato a tutti gli effetti di una vittoria di squadra».

Cecchini si è spesa per portare Kopecky e Wiebes in testa all’imbocco della Cipressa
Cecchini si è spesa per portare Kopecky e Wiebes in testa all’imbocco della Cipressa
Ci tenevi particolarmente alla Sanremo?

Alla fine loro le gare in Belgio e Olanda le sentono molto. Io, da italiana, avevo fatto un segno sulla Sanremo Women. Sapevo che non sarebbe stata una gara semplice così ho detto loro di focalizzarci quest’anno per aggiungerla ai nostri successi. Sono felice di aver trasmesso questo spirito di squadra, anche perché penso che questa gara diventerà come la Parigi-Roubaix Femmes, ovvero ogni anno sempre più importante. 

Che tattica avevate in mente?

Con Wiebes e Kopecky come leader eravamo coperte per tutti gli scenari. Se alcune squadre avessero fatto gara dura avremmo avuto modo di rispondere. E non sono sicura che Wiebes si sarebbe staccata facilmente visto lo stato di grazia con cui si è presentata e la determinazione che aveva per questa gara. 

Qual è stato il punto in cui hai capito che si metteva bene per voi?

Quando ho portato le ragazze davanti prima della Cipressa. Nel momento in cui mi sono spostata ho visto che nessuna squadra ha preso in mano la situazione, lì mi son detta: «Oggi è una buonissima chance per Lorena». Sapevo che sul Poggio c’era vento contro, anche quello è stato un fattore determinante a favore delle velociste. 

Nel tratto tra Cipressa e Poggio il team olandese poteva contare sul supporto di Blanka Vas
Nel tratto tra Cipressa e Poggio il team olandese poteva contare sul supporto di Blanka Vas
La Cipressa non è stata fatta forte come ci si poteva aspettare, per un tratto il gruppo si è allargato…

E’ stata la sensazione che ho avuto anch’io, infatti dopo la gara ne ho parlato con Danny Stam (il diesse del team, ndr) e gli ho detto che forse avrei potuto evitare di finirmi prima della Cipressa per dare un mano all’attacco del Poggio. Stam mi ha risposto che abbiamo rispettato il piano di gara, se fosse partita la corsa sulla Cipressa noi avevamo le due leader davanti. Poi non era nostro interesse fare corsa dura, quindi abbiamo lasciato la palla agli altri. 

Guardando la corsa la sensazione era che le altre squadre non avessero la vostra potenza di fuoco.

Il rischio di fare forte la Cipressa era di perdere atlete importanti e di trovarsi scoperte nel tratto di pianura prima del Poggio. Noi invece eravamo in tre ad avere il compito di dare supporto in quelle fasi di gara: Gerritse, Lach e io. Un fattore determinante per la corsa è stata la caduta a due chilometri dalla Cipressa. Mi sono trovata con Wiebes e Kopecky a ruota e le ho portate fino alla salita, ma si è trattata di un’azione istintiva.

La vittoria di Lorena Wiebes è stata propiziata da un gran lavoro della Kopecky nell’ultimo chilometro per chiudere sull’attacco della Longo Borghini.

E’ stata una combinazione di cose, Wiebes era a ruota di Elisa (Longo Borghini, ndr) e nel post gara ci ha detto che per non seguirla ha dovuto ragionare in una frazione di secondo. Se l’avesse seguita si sarebbe aperto il terreno per dei contrattacchi e sarebbe stato impossibile gestirli. Sapeva che Kopecky avrebbe sistemato la situazione. Un rischio, ma che ha portato alla vittoria. 

Con la campionessa del mondo che tira la volata alla campionessa europea…

Tutti sono rimasti sorpresi, ma da noi è chiaro che quando non sei più nella posizione per vincere, e in quel momento Lotte non lo era più, allora si lavora per le altre. Penso che Wiebes e Kopecky con il passare delle stagioni siano diventate sempre più compatibili e questo permette loro di spartirsi gli obiettivi. 

Longo Borghini, resa amara a 200 metri dall’arrivo

22.03.2025
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SANREMO – «Ho visto il finale di Stuyven circa 100 volte – dice Elisa Longo Borghini – e sapevo che potevano guardarsi. Però purtroppo c’erano troppe SD Worx e soprattutto c’era la campionessa del mondo che di solito non sbaglia mai. E Lorena Wiebes, che chiaramente in questo momento è la migliore velocista al mondo. Ci ho sperato come al mondiale, però mi tornerà…».

La Cipressa non ha fatto male. Sul Poggio erano poche, ma sempre più di quanto sarebbe servito. Così Elisa ha attaccato nel solo punto rimasto per inventare qualcosa, non appena la Sanremo Donne è atterrata sull’Aurelia. Un colpo da cronoman, che davvero ha ricordato l’attacco vincente di Stuyven nel 2021. Quell’anno, all’indomani la Longo vinse il Trofeo Binda, completando un weekend eccezionale per l’allora Trek-Segafredo.

Sfinita dopo l’arrivo, Longo Borghini cerca di mettere in ordine i pensieri prima di raccontare il suo finale
Sfinita dopo l’arrivo, Longo Borghini cerca di mettere in ordine i pensieri prima di raccontare il suo finale

Colpo secco sull’Aurelia

L’hanno ripresa a 250 metri dal traguardo con precisione scientifica. Lotte Kopecky ha atteso per capire se si muovesse un’altra, poi ha calato la testa e il rapporto e si è messa in caccia. La campionessa del mondo non sbaglia mai, dice Elisa, e il ricordo del mondiale affiora e fa ancora storcere la bocca. Adesso è ferma sulla destra della strada. Ha risposto alle domande in inglese di Andrea Berton per Eurosport, poi ha tolto gli occhiali e puntato lo sguardo.

«Sul Poggio non si poteva andar via, era troppo veloce e c’era tanto vento a favore. Ho provato a restare calma, perché un attacco sul Poggio per me non avrebbe fatto la differenza. Sono rimasta tranquilla fino agli ultimi due chilometri e mezzo, ho giocato le mie carte e oggi non sono bastate. Ho delle buone gambe, però è il ciclismo: cosa vi devo dire?!».

Voglia di correre e voglia di vincere

Stamattina al via gelido della Sanremo Donne da Genova, Longo Borghini era molto più seria e concentrata di quanto fosse parsa a Siena due settimane fa, coperta di tutto punto, con guanti e copriscarpe per scacciare il freddo e l’acqua che aveva ripreso a cadere. Il malessere alla Strade Bianche, la prova quasi rabbiosa del Trofeo Binda, tutto sembrava alle spalle e adesso la sua maglia tricolore reclamava una vittoria in terra italiana.

«Ero concentrata – ammette – avevo voglia di correre. Volevo fare bene e volevo vincere. Per me è stato qualcosa di incredibile, perché ho portato nel mio cuore le mie nipoti, Anna e Marta. Per me è stata più di una corsa ciclistica, è stata una storia. E spero dopo la mia carriera di riuscire a venire sul Poggio a guardare le ragazze passare, le mie nipoti, magari dopo una gara di 200 chilometri».

Erica Magnaldi ha fatto il passo per la UAE ADQ sulla Cipressa: la selezione è iniziata da lì
Erica Magnaldi ha fatto il passo per la UAE ADQ sulla Cipressa: la selezione è iniziata da lì

Distanza breve: un tema

Il tema dei pochi chilometri torna e spacca il gruppo. Per una Balsamo che si è detta contraria all’aumento generalizzato delle distanze, Elisa Longo Borghini non perde l’occasione per ribadire la necessità di corse più lunghe e di conseguenza selettive. La Sanremo Donne a vent’anni dall’ultima edizione si è corsa a 41,783 di media, ben altro livello rispetto ai 38,480 di Trixi Worrack nella Primavera Rosa del 2005 sulla distanza di 118 chilometri. Il livello si è alzato, forse davvero i 156 chilometri di gara non sono abbastanza per dare a tutte le possibilità di fare risultato.

«Mi sono voltata solo due volte – dice prima di andare dalle compagne e abbracciarle – ed è comprensibile. Se pensavo di riuscire? Certo, non attacchi mai se non credi di riuscire a farlo e io oggi ci ho creduto fino alla linea».

L’abbraccio con Amaliusik e Magnaldi dopo l’arrivo. La squadra è parsa molto unita
L’abbraccio con Amaliusik e Magnaldi dopo l’arrivo. La squadra è parsa molto unita

Appuntamento al Nord

Si volta. C’è Erica Magnaldi che ha tirato sulla Cipressa, poi una per volta arrivano le altre ragazze del UAE Team ADQ. La abbracciano, bisbigliano parole che restano fra loro, mentre tutto intorno il gruppo si disperde e gli addetti al percorso iniziano a rimettere in ordine in attesa della gara degli uomini.

«Ovvio che Kopecky abbia tirato a quel modo – dice salutandoci – aveva dietro Lorena Wiebes». Le ragazze dalla Sd Worx, le diciamo ridendo, non litigano più come un tempo. Alza lo sguardo e sorride. «E’ la storia della mia vita, ma tutto torna. E tornerà anche questa. Settimana prossima c’è la Gand e poi tiro dritta fino al Fiandre. Ci vediamo in Belgio?». Certo che sì, ci vediamo in Belgio…