Tao Geoghegan Hart al lavoro per tornare forte (come al Giro)

20.12.2023
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CALPE (Spagna) – Forse riconosce i volti, anche se a dire il vero non ci abbiamo parlato spessissimo. Forse è stato imbeccato o forse coglie le persone al volo, ma Tao Geoghegan Hart saluta ognuno dei giornalisti presenti nel media day di Calpe con la sua lingua. Hello per gli inglesi, hola per gli spagnoli, ciao con noi (in apertura foto Instagram).

Apparentemente sulle sue, quasi timido, ma timido proprio non è, la maglia rosa del 2020 si racconta. Lo fa con passione e un’umiltà che non ci saremmo aspettati. Anche quando lo incontriamo mentre sta per uscire, inforca la bici e ci fa: «Buongiorno», accompagnato da un cenno del capo e un sorriso.

E’ il 17 maggio e Tao Geoghegan Hart (classe 1995) lascia il Giro quando è terzo nella generale (immagine da web)
E’ il 17 maggio e Tao Geoghegan Hart (classe 1995) lascia il Giro quando è terzo nella generale (immagine da web)

Primo obiettivo: riprendersi

Dove eravamo rimasti? Giro d’Italia: Tao Geoghegan Hart sembra in forma come non mai, ma cade durante l’11ª tappa. A prima vista sembra una scivolata banale e invece… Femore fratturato, anca e altre fratture. Tao finisce in ospedale a Genova. Viene operato la sera stessa e inizia un lunghissimo percorso di recupero.

«Il primo obiettivo – dice con consapevolezza estrema Tao – è quello di tornare al mio livello e possibilmente al livello che avevo a maggio al Giro, il più alto mai raggiunto. Mi è davvero dispiaciuto non poter mostrare il mio valore».

Tao parla del Giro come la situazione perfetta. Una squadra compatta, consapevole del lavoro fatto e con tanto di certezze che venivano dalla vittoria al Tour of the Alps.

«Non so come sarebbe andata a finire, ma ci saremmo divertiti. E invece mi sono visto il resto delle tappe dall’ospedale. Sono stato operato subito, la notte stessa dell’incidente. Poi ho passato nove settimane in un centro specializzato, il Fysiomed, ad Amsterdam, per recuperare il movimento del ginocchio, della caviglia e del piede, e far guarire il femore sinistro, i muscoli del quadricipite e dell’anca».

A Fossombrone Tao è con i due che poi si giocheranno il Giro: Roglic e il suo compagno Thomas
A Fossombrone Tao è con i due che poi si giocheranno il Giro: Roglic e il suo compagno Thomas

Tao 2.0

A questo punto inizia la seconda carriera di Tao, se vogliamo. Viene annunciato il cambio di squadra, dalla Ineos Grenadiers alla Lidl-Trek. In più inizia il cammino di un atleta da recuperare, e prima ancora la mobilità dell’uomo.

All’inizio Geoghegan Hart è claudicante. Pedalare in quel momento, l’estate, era una chimera. Il che è comprensibile con 17 placche di titanio sparse per il corpo. Ma Tao non molla. 

«Già 62 ore dopo la caduta del Giro – prosegue Tao – pensavo a come poter ritornare in tempi brevi. Anche per questo non sono voluto rimanere ad Andorra, dove vivo, ma ho cercato un centro super specializzato, come quello olandese appunto.

«La riabilitazione è stata davvero stancante e decisamente meno divertente di un allenamento in bici. A livello mentale è stata dura. A fine giornata non riuscivo a tenere gli occhi aperti neanche per vedere un film».

Le prime pedalate di Tao sono “da turista”, proprio per le vie di Amsterdam in sella ad una Brompton. Ma un campione guarda il bicchiere mezzo pieno e alla fine è stata, come ha detto lui stesso, un’occasione per fare e vivere esperienze diverse. 

Da qualche settimana però, Geoghegan Hart è tornato in sella da corridore. Quasi non ci credeva. Le sgambate sono diventate allenamenti.

«Non ci credevo. Tutto è filato liscio. Nessun dolore, nessuna sensazione strana con le placche in titanio».

Tao Geoghegan Hart, Ineos-Grenadiers, Milano, Giro d'Italia 2020
Tao conquista il Giro d’Italia 2020. Da lì alti e bassi, ma nel 2023 stava davvero andando forte
Tao Geoghegan Hart, Ineos-Grenadiers, Milano, Giro d'Italia 2020
Tao conquista il Giro d’Italia 2020. Da lì alti e bassi, ma nel 2023 stava davvero andando forte

Da Amsterdam al Tour

Tao è stato bravissimo a non mollare nel corso dei mesi. E’ magro e, a prima vista, anche tonico. Ma certo non ha il muscolo definito che abbiamo notato in molti suoi colleghi nel ritiro di Calpe. Il suo è un ritorno a testa bassa. Nonostante sia un leader. Una leadership che la sua nuova squadra già gli ha riconosciuto… non solo come corridore.

La Lidl-Trek sa che potenziale ha l’inglese, non ha bisogno di risposte e non gli vuol mettergli fretta. La rimozione delle placche è già stata fissata per l’autunno prossimo, proprio per non fargli perdere ulteriore tempo. E lasciarlo in tranquillità.

Tao sarà dirottato al Tour de France: lui per la generale, per Mads Pedersen per i traguardi intermedi. Il cammino di Geoghegan Hart richiederà certezze ed obiettivi crescenti. La rincorsa al Tour de France partirà dalla Volta ao Algarve a febbraio. Poi si procederà verosimilmente “a vista”. Ogni gara servirà per valutare lo stato dell’atleta e da lì programmare il passo e le corse successive. Che poi è un po’ quello che la sua ex squadra ha fatto con Bernal.

«Tutto è andato molto bene in queste ultime settimane – ha detto Geoghegan Hart a Cycling News dove ha toccato argomenti più tecnici – Non sono troppo lontano da dove mi trovavo in questo periodo dell’anno scorso. Certo, devo ritrovare un po’ di mentalità da corridore, come sull’alimentazione. La settimana scorsa ho fatto quattro volte più di cinque ore e mezza a 250 watt medi. E per ora va bene così». 

Il mondo della perfetta scalatrice. A tu per tu con Gaia Realini

18.12.2023
7 min
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CALPE (Spagna) – Gaia Realini è una di quelle atlete che fa quasi paura quando ti guarda negli occhi. La sua determinazione è totale. L’abruzzese è forse la scalatrice più pura del circus femminile. E proprio su questo tema insistiamo con lei. Un viaggio tecnico nel modo di una scalatrice appunto. Una scalatrice non solo per i numeri (150 centimetri per 39-40 chili), ma anche per la testa.

Dopo lo stop invernale, la portacolori della Lidl-Trek sembra aver recuperato benone. «Le pile – dice Realini – sono state ricaricate. A distanza di un anno posso dire di essere cresciuta un po’, soprattutto se guardo all’anno ancora prima. Non mi aspettavo di fare la stagione che ho fatto. La squadra non mi ha messo pressione e mi ha fatto lavorare in tranquillità, facendomi godere gara per gara e dandomi le mie opportunità. Tutto ciò mi ha fatto crescere tantissimo».

Gaia Realini (classe 2001), a destra, in allenamento sulle strade spagnole con le compagne (immagine Instagram)
Gaia Realini (classe 2001), a destra, in allenamento sulle strade spagnole con le compagne (immagine Instagram)
Gaia, sei la scalatrice perfetta: potente e leggera. Eppure questa figura sia tra le donne che tra gli uomini si sta perdendo?

Di certo è sempre più in difficoltà. Ci sono meno occasioni, come negli uomini. La figura dello scalatore puro anche nel mondo femminile sta andando in secondo piano. Serve e non serve, perché comunque le nostre gare non hanno così tante salite lunghe. Anche nei tapponi al massimo sono due.

Una figura in fase di rivoluzione dunque…

E’ chiaro che se uno nasce scalatore puro diventare velocista è impossibile, però è chiamato a diventare un po’ più completo. Se in pianura può nascondersi in qualche modo, deve imparare a difendersi in una volata un po’ ristretta. Quest’anno ho vissuto il mio momento clou, nella volata con Van Vleuten e l’ho battuta alla Vuelta Feminina. Però lì eravamo in 3-4 quindi è tutto da vedere. Tornando al discorso dello scalatore puro, diciamo che lo vedi anche dall’attenzione che dedica al cibo, ma anche ad altre cose nella vita. Insomma, tende a fare cose un po’ diverse rispetto alle altre.

Hai parlato di cibo e differenze. Per esempio tra te e una velocista cosa cambia? Chiaramente andiamo a cercare il capello nell’uovo…

Tra me scalatrice e una velocista, qualche differenza c’è. Una scalatrice va a battere sempre sullo stesso punto, cioè va a limare sui grammi e, come su altre cose, punta sul minimo indispensabile. Partendo dalla bici, ma anche dall’alimentazione appunto, dal vestiario…

Insomma, lo scalatore è un po’ più fissato…

Esatto, magari un velocista se deve mangiare o portarsi dietro qualche grammo in più lo fa senza problemi, lo scalatore o la scalatrice no. Secondo me cambia anche molto la mentalità tra lo scalatore e il velocista.

Possiamo capirti. C’era chi chiedeva di bucare il reggisella o forare il manubrio per ridurre il peso della bici…

Sono sempre in sfida con me stessa. Mi dico: «Fino a quel cartello l’altra volta ci ho messo undici minuti e quattro secondi. Oggi anche per un solo secondo però devo battere quel tempo». E anche queste piccolezze, secondo me, dicono molto dell’essere uno scalatore. Ma poi in corsa secondo me noi scalatori ce lo ritroviamo questo spirito, questo piglio. Nella testa dello scalatore c’è sempre la voglia di soffrire un po’ di più.

Gaia è sempre molto attenta per quel che riguarda l’alimentazione anche in corsa
Gaia è sempre molto attenta per quel che riguarda l’alimentazione anche in corsa
Scommettiamo che ogni volta che fai un allenamento, anche di scarico ci butti dentro una salitella, vero? 

Assolutamente sì! Non lo nego. Magari un cavalcavia breve, ma c’è.

Hai una cadenza preferita? Quella che ti mette a tuo agio o dalla quale capisci che sei in forma?

Essendo una scalatrice pura, tendo ad andare con il rapporto pieno. Fuori sella, soprattutto. E infatti ogni tanto mi rimproverano. Mi dicono e mi chiedo: «Perché non vai più agile, così salvi la gamba per il finale?». E su questo aspetto hanno ragione, magari la gamba sarebbe un filo meno dura e affaticata. Quindi è un rimprovero che accetto, però dopo tutti questi anni ho preso il vizio e non è facile da togliere.

E in numero di rivoluzioni?

Dipende anche dalla salita. Quando è lunga, tipo quella al UAE Tour, viaggiavo sulle 80 rpm, poi quando mi hanno detto di iniziare a scremare il gruppo mi sono messa fra le 85 e le 90 rpm. Pertanto ero anche abbastanza agile. Quando invece ci sono tratti più ripidi preferisco stare sulle 70-75 rpm. Insomma avere una pedalata piena.

Se è così, davanti preferisci delle corone grandi, vero?

Sì, più il 39 che il 36. Ho la guarnitura 52-39 e mi piace. Qualora devo essere più agile preferisco aumentare i denti dietro, ma tenere il 39. Se poi un giorno andrò alla ricerca del 36, vedremo come come fare.

Un po’ per la sua statura e un po’ per il suo pedalare in punta, Gaia utilizza il reggisella con l’offset in avanti
Un po’ per la sua statura e un po’ per il suo pedalare in punta, Realini utilizza il reggisella con l’offset in avanti
Che ruote preferisce una scalatrice come te?

Ad ogni gara i meccanici sono a nostra completa disposizione. Il giorno prima ci chiedono cosa preferiamo sia per le ruote che per la bici, la pressione delle gomme. Siamo dunque noi atlete che scegliamo il setup. Data la mia statura e il mio peso opto sempre per le ruote con profilo da 37 millimetri.

Profilo che una volta era medio, ma adesso in pratica è quello basso…

Esatto, io con questo profilo mi sento a mio agio. Anche in pianura. Perché basta che ci sia un po’ di vento e con il profilo più alto mi sento a disagio. Certo, se poi capita una giornata totalmente senza vento e una tappa tutta piatta, magari uso anche le ruote da 52. Ma al UAE Tour, per esempio, anche se di pianura ce n’era tanta, il vento non mancava e per questo utilizzavo sempre le 37.

E al profilo differenziato ci hai mai pensato: 52 posteriore, 37 anteriore?

A me non è mai capitato. Forse solo in un paio di gare ho usato il profilo da 52.

Prima, parlando del UAE Tour, hai detto una cosa interessante: come è variata la tua potenza dal momento in cui hai iniziato a fare il forcing per scremare?

E’ una domanda a cui non so rispondere, perché in corsa non guardo i watt. In allenamento sì. Anzi, bisogna allenarsi con i watt. Il preparatore ti dà lavori e valori e li devi rispettare, ma in gara preferisco non avere questo dato sotto controllo. Nella prima pagina del mio computerino non ci sono i watt. Se quel giorno stai male, ti fai influenzare. O magari fai i tuoi best power e ti esalti. 

Realini non ama controllare troppo i dati in corsa, ma saggiamente registra tutto
Realini non ama controllare troppo i dati in corsa, ma saggiamente registra tutto
Insomma in corsa si va sensazione…

Sono concentrata sulla gara, su me stessa. Mi ricordo, per esempio, la tappa del Giro Donne quando è caduta Elisa (Longo Borghini, ndr). Ebbene, in quella frazione Van Vleuten tirava ma era al gancio, io ero al gancio ancora di più. Mi è andato l’occhio sul computerino che era rimasto su una schermata che non uso spesso e ho visto un wattaggio esagerato. Ero già fuori di molto e non mancava poco. Quindi mi sono detta: «Togliamolo del tutto. Mi concentro solo sulla sua ruota». E lo stesso in certi frangenti vale per i battiti del cuore. Alla fine non puoi rallentare perché sei fuori soglia. No, è una gara e in gara devi soffrire. Devi superare i tuoi limiti.

Però magari prima della bagarre, nelle prime fasi, ti aiuti con il computerino, i watt… per gestirti, magari anche per l’alimentazione?

Solo in parte. Io comunque ho i miei tempi di alimentazione. Ogni “tot tempo” mi alimento, mangio, bevo… 

La tua bici perfetta è?

Sicuramente leggera! Poi anche pulita.

Hai apportato dei cambiamenti? Oggi si tende a portare la sella molto in avanti…

Quella io ce l’ho sempre avuta piuttosto avanti. Ho una pedalata molto in punta di sella. Non so se sia un vizio.

O qualcosa che viene dal cross?

Probabile, sì. Però diciamo che quando sono lì concentrata, tendo a mettermi in punta di sella e a pedalare a testa bassa.

Strada stretta e pendenze che sfiorano il 16%: il Gavia potrebbe essere una salita ideale per Realini
Strada stretta e pendenze che sfiorano il 16%: il Gavia potrebbe essere una salita ideale per Realini
Pochi giorni fa è stato presentato il Giro Donne, e tra le scalate c’è anche il “tuo” Blockhaus…

Non solo, si farà tappa anche a Pescare e L’Aquila, per cui il Giro finirà proprio nel mio Abruzzo. Non conosco i programmi della squadra, ma non alzerò la mano per esserci: sono una ragazza che dove la metti dà il massimo. Quindi farò quello che che mi diranno.

Il Blockhaus lo consoci?

Lo conosco? Sono lì tutti i giorni in allenamento. Dove troviamo Gaia? Sul Blockhaus!

Se un giorno scoprissi che al Giro hanno previsto una tappa con Gavia e Stelvio. O Gavia e Mortirolo saresti contenta?

Contentissima, ho l’emozione per tutto il corpo solo a sentirla una cosa del genere. Sono salite che per ora sono soltanto nell’ambito maschile. Grandi salite, grandi arrivi: sarebbe bellissimo se un giorno capitasse anche a noi donne.

E i nomi di queste cime li leghi a qualche campione in particolare? O anche ad un tuo ricordo?

Campioni no, ma due anni fa ero in ritiro a Livigno. Ero da sola, dovevo fare un lungo. Era l’occasione giusta: nessuno che mi rompeva le scatole, che mi diceva cosa fare e come. Quindi in una giornata mi sono fatta Gavia e Stelvio. Oltre 5.000 metri di dislivello. Quei nomi li associo a quel giorno bellissimo. Io e la mia bicicletta. Passarci in corsa… un sogno.

Consonni e Milan allo stesso tavolo: lo sprint è già lanciato

17.12.2023
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CALPE (Spagna) – Simone Consonni e Jonathan Milan sono già insieme. E’ come se il loro lungo sprint fosse già partito. Se il feeling che abbiamo potuto notare da fuori sarà quello che vedremo in corsa e nelle volate, ne vedremo delle belle. Il “vecchio”, con due virgolette grosse così, e il giovane. L’apripista e lo sprinter. Il corridore scaltro e la “centrale nucleare” di watt. Questa coppia “made in Italy” già ci piace. E tanto.

I due si sono ritrovati alla Lidl-Trek. O meglio, la squadra americana e Luca Guercilena in particolare li hanno voluti mettere insieme. Cosa che in qualche modo abbiamo fatto anche noi riunendoli allo stesso tavolo. Anche se spesso mantenere la serietà non è stato facile!

Ragazzi, insomma oltre che in pista si corre insieme anche su strada… Chi comincia?

MILAN: «Prima i più vecchi!».

CONSONNI: «Ecco! Per me è un onore entrare in una squadra come questa. Vengo da quattro anni in Cofidis, dove ho imparato tanto e fatto tanta esperienza e devo ringraziare veramente tutto lo staff francese. Ma ora si riparte con nuove ambizioni. È tutto nuovo dalla A alla Z. Bello! Mi sento come un neopro’. Ho trovato una squadra incredibilmente organizzata e grande. Pensate che solo di atleti, tra noi, le donne e il devo team siamo più di 60. Dobbiamo girare con la targhetta di riconoscimento per imparare a conoscerci». 

MILAN: «Anche io sono felice di essere qui. Di aver ritrovato Simone. Ci aspetta un bel lavoro».

Fate le prove su strada per la pista o solo per la strada? Nel senso che siete compagni anche su pista. Due campioni olimpici.

MILAN: «Ormai sono un po’ di anni che ci conosciamo. Nei primi giorni siamo stati più impegnati per visite, interviste, foto… che per gli allenamenti. Io ho iniziato a lavorare da poco e molto lentamente. Nei prossimi giorni inizieremo magari a provare qualche treno, ma lo faremo soprattutto a gennaio, facendo qualche lavoro con la squadra. Insomma prendere un po’ di sintonia come in pista».

CONSONNI: «Per quanto mi riguarda, dopo anni in cui alterno la carriera di sprinter e apripista sono arrivato qui che ancora non avevo capito bene cosa potevo fare, ma alla Lidl-Trek potrò sfruttare il mio ruolo di velocista per Jonny».

Dal basso: Milan e Consonni sono due perni del quartetto. Avere questo feeling su pista è un punto di partenza favorevole per la strada
Dal basso: Milan e Consonni sono due perni del quartetto. Avere questo feeling su pista è un punto di partenza favorevole per la strada
Quali programmi vi aspettano?

MILAN: «Giusto qualche giorno fa abbiamo avuto insieme un meeting con Marco Villa, per tracciare una linea fra altura, ritiri e combinare al meglio gli obiettivi e arrivarci al massimo. Io inizierò con la Valenciana, quindi Tirreno, Sanremo. E queste le faremo insieme. Nel mezzo ci saranno le classiche. Non so se Simone le farà tutte. Ma spesso saremo insieme. E chiaramente saremo al Giro d’Italia».

CONSONNI: «Non dimentichiamo che è l’anno olimpico, pertanto anche sul fronte della pista sarà una stagione piena di appuntamenti. Già stamattina ho visto Josu (Larrazabal, capo dei coach della Lidl-Trek, ndr) che parlava con Villa e questo va bene. L’attività su pista va bene per la strada e viceversa, però negli ultimi anni il problema più grosso è il tempo. Ormai si corre sempre e il corpo, e soprattutto la mente, hanno bisogno di riposo. E’ importantissimo in questo periodo fare un planning chiaro per poi essere competitivi al 100 per cento e capire quando invece si può tirare il fiato. Cercherò di stare dietro a questo ragazzone! Non sarà facile né fisicamente, né mentalmente. Ma ci divertiremo dai». 

Abbiamo parlato di sintonia: il fatto che correte insieme su pista vi può aiutare in qualche modo? O trovarsi su strada è totalmente un’altra cosa?

MILAN: «Non è facile creare una sintonia, ma certo partendo dalla pista, che facciamo insieme, siamo un passo avanti. Io sotto questo punto di vista sono parecchio ottimista. Simone ha esperienza. C’è un bel confronto».

CONSONNI: «La pista è una cosa e la strada è un’altra: l’ho già visto con Elia (Viviani, ndr). Ho già fatto in passato questo lavoro e posso solo cercare di farlo bene anche l’anno prossimo. E infatti quando ci hanno proposto questa cosa, io l’ho accettata super volentieri. Sono un buon velocista, ho fatto i miei bei piazzamenti. Purtroppo non è ancora arrivata una tappa al Giro, quindi ho deciso di sposare appieno questa nuova avventura. E riavvolgendo il nastro, le mie migliori prestazioni le ho fatte proprio da da ultimo uomo. Ecco perché sono concentrato, orgoglioso e fiero di un ruolo così importante. Probabilmente per me sarebbe stato più facile rimanere in Cofidis a fare il mio piazzamento. Qua
invece la squadra e Jonathan hanno altre aspettative su di me. Ed io stesso ne ho».

Giro 2023, Caorle: Milan (a destra) è 2°; Consonni (al centro, maglia rossa) 5°. Unire due sprinter così può fare la differenza
Giro 2023, Caorle: Milan (a destra) è 2°; Consonni (al centro, maglia rossa) 5°. Unire due sprinter così può fare la differenza
Questo è il primo anno che lavorate insieme su strada: sarà più un anno per prendere le misure, perché comunque il focus sono le Olimpiadi, oppure full gas sin da subito?

MILAN: «Come diceva Simone, questo è un anno importante. Primo, perché siamo in una squadra nuova e vogliamo far vedere le nostre potenzialità. Crediamo al progetto che questa squadra vuole vuole portare avanti. Secondo, perché abbiamo anche le Olimpiadi. Credo che nel complesso sarà un anno di cambiamento importante: sarà fondamentale lavorare al meglio, pianificare ogni data fra corse e ritiri». 

Pista e strada. Simone è uno dei più esperti nella madison, Jonathan decisamente meno, ma per assurdo lavorare insieme in questa specialità potrebbe agevolare il vostro feeling anche su strada?

CONSONNI: «Di base sì. Se guardiamo come si stanno evolvendo gli sprint, le velocità sono sempre più alte. Anche l’aspetto della pericolosità è aumentato vertiginosamente. A volte ci sono anche dieci velocisti al top, più qualche outsider e per ognuno di questi velocisti ci sono tre o quattro atleti che devono aiutarli. Quindi le velocità e la bagarre nei finali è sempre più elevata. Avere il feeling con con i compagni e col compagno sprinter è la chiave. A livello di prestazioni fisiche non dico che i top, velocista e leadout, sono alla pari, ma quasi e quindi vincere spesso dipende esclusivamente dal posizionamento. In tal senso con la madison sicuramente trovi un feeling superiore col compagno. La madison penso sia la disciplina dove è richiesto il feeling più alto col compagno».

MILAN: «Il problema è che io di madison in corsa non ne ho mai fatte. Non ho mai dato dei veri cambi. Ci sarebbe molto da lavorare. Però immagino darebbe un bel po’. Già è difficile essere preparati per il quartetto, con la strada che ti prende il 70-80 per cento del tempo».

CONSONNI: «Magari Jonny potrebbe lavorarci per Los Angeles 2028! Io ho un pensiero: a livello di prestazioni si potrebbe avere una super madison con Ganna e Milan. Ma poi questa specialità richiede anche altro».

Ottimismo, grinta, idee chiare: Balsamo si lancia verso il 2024

16.12.2023
5 min
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CALPE (Spagna) – Le ombre si allungano su Calpe. La piscina che fino a poco fa era baciata dal sole e dove c’era persino qualche tedesco in costume, adesso è ben meno luminosa. L’ambiente però è calmo e rilassante. Ed è qui che incontriamo Elisa Balsamo.

La campionessa della Lidl-Trek racconta della stagione che verrà con il suo proverbiale self-control, ma anche la sua determinazione. Concetti chiari e tanta grinta fra le righe.

Per Elisa Balsamo (classe 1998) anche lavori a secco, come questi di equlibrio e coordinazione (immagine da Instagram)
Per Elisa Balsamo (classe 1998) anche lavori a secco, come questi di equlibrio e coordinazione (immagine da Instagram)

Grinta Balsamo

Le stagioni da professionista per Balsamo sono otto (con quella in arrivo). Otto anni di successi enormi, su tutti il titolo iridato a Leuven nel 2021. Dopo quell’anno passò dalla Valcar all’attuale team. Un ulteriore step.

Ma l’ultima stagione non è stata eccezionale, colpa principalmente dell’incidente avuto alla Ride London. Una brutta caduta che ha scombussolato i piani, procurato danni al volto (doppia frattura della mandibola), e messo a dura prova il piglio di Elisa, la quale però non ha mai mollato, neanche un secondo.

Lo testimonia anche il fatto di come abbia ripreso gli allenamenti in Spagna e anche prima. Elisa aveva voluto concludere comunque la stagione. All’inizio sembrava quasi una “forzatura”, visto il lungo rincorrere, ma in qualche modo era anche una scelta fatta in ottica 2024: correre era necessario. Le avrebbe consentito di arrivare allo stacco invernale con le giuste tempistiche e le giuste quantità di fatica.

E comunque, nonostante non fosse super, Balsamo in questo finale di stagione è anche tornata al successo: una tappa del Simac Ladies Tour.

Nonostante l’infortuno occorsole a fine maggio, Elisa ha onorato gli impegni in azzurro sia ai mondiali che agli europei (in foto)
Nonostante l’infortuno occorsole a fine maggio, Elisa ha onorato gli impegni in azzurro sia ai mondiali che agli europei (in foto)
Elisa, partiamo proprio da qui: dopo l’anno difficile che hai avuto come ti senti?

Ho recuperato e sto ancora sistemando qualcosina, come gli ultimi denti che in realtà sono l’unica cosa che mi sono un po’ trascinata. Però sono contenta, ho avuto la fortuna di incontrare dei dottori veramente pazzeschi, quindi mi sento bene.

In effetti non ci sono quasi segni sul volto…

Anche la preparazione è iniziata in modo positivo. Sto cercando di ricreare la base che, appunto, proprio a causa della caduta mi era un po’ mancata nel finale di questa stagione, perché il tempo stringeva e quindi non c’è stato molto tempo per allenarsi in modo preciso.

Guardandola col bicchiere non mezzo pieno ma pienissimo, possiamo dire che hai perso del tempo, ma sei più fresca per la stagione che verrà?

Eh – sospira Balsamo – ormai quel che è passato è passato e non si può cambiare, bisogna solo giustamente cercare di tirarne fuori gli aspetti positivi. Sì, potrebbe anche essere, perché no? Sinceramente non ci avevo pensato, ma mi fa piacere avere davanti qualcuno che mostri ottimismo, quindi accetto volentieri questa ipotesi. Anzi dico che ci spero. Per affrontare una stagione come quella che si presenta bisogna avere tanta energia positiva, perché sarà molto impegnativa.

Di energie mentali, ormai ne spendete tantissime. Ce lo spiegava tempo fa anche la vostra mental coach, Elisabetta Borgia, e questo vale soprattutto per voi leader, che siete chiamate a grandi prestazioni, responsabilità, viaggi…

Sotto questo punto di vista il riposo mentale è stato relativo. Riprendersi da un infortunio grave non è facile. Non è facile fisicamente e neanche mentalmente perché noi atleti non accettiamo di rimanere sdraiati a letto o seduti sul divano, vogliamo tornare subito ai nostri livelli e soffriamo quando vediamo che facciamo fatica. Anche per questo esistono le vacanze. Da parte mia penso di aver recuperato bene nelle tre settimane in cui sono stata senza bicicletta.

Balsamo con il cittì delle donne, Sangalli: li aspetta un anno in cui ogni cosa andrà calibrata con precisione
Balsamo con il cittì delle donne, Sangalli: li aspetta un anno in cui ogni cosa andrà calibrata con precisione
Più o meno hai già una traccia del tuo programma?

Sì, mi piace procedere poco per volta, quindi so che inizierò con l’europeo su pista a gennaio: c’è dunque subito un appuntamento molto importante. Poi sempre in pista, parteciperò alla Coppa del mondo di Milton. Su strada invece voglio dedicarmi alle classiche di primavera, che sono un grande obiettivo della stagione. Sono le mie gare preferite e le più belle in calendario.

E poi in estate c’è quell’appuntamento a Parigi. Tra l’altro su un percorso, mosso ma veloce, che ti dovrebbe piacere…

Eh sì! Aspettiamo di andarlo a vedere prima, immagino ci andremo dopo le classiche di primavera. Quest’anno va tutto conciliato al meglio. E anche incastrare questi momenti non è scontato.

Specie per te che fai sia strada che pista…

A questo penserà Sangalli. La squadra è fondamentale per cercare di trovare il miglior equilibrio possibile. Quello delle Olimpiadi, più che un obiettivo, è un sogno, sia parteciparvi che ottenere di più.

Sulla tua partecipazione non ci dovrebbero essere grossi dubbi…

Un’Olimpiade è sempre qualcosa di speciale e non c’è nulla di scontato. Su pista siamo andate a Tokyo, adesso cerchiamo di finire bene il percorso di qualificazione così da andare a Parigi con grande determinazione. Ma fra strada e pista bisognerà essere capaci di prendere la decisione migliore. Vale a dire se optare per una, per l’altra o per entrambe. Ma questo non si può sapere adesso bisognerà aspettare quando saremo lì. Per ora pensiamo a lavorare bene.

Ciccone senza mezze misure: «Punto al Giro»

15.12.2023
6 min
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CALPE (SPAGNA) – «Vado al Giro d’Italia come si deve. Da capitano. Per la classifica». Finalmente un corridore che parla senza mezzi termini. Senza troppi giri di parole, schietto, diretto, come la sua terra: l’Abruzzo. Giulio Ciccone ci ha accolto così nel suo ritiro dicembrino in quel di Calpe. La Lidl-Trek  è in fermento. Come più volte abbiamo già scritto c’è un sacco di personale che corre da una parte all’altra. Meeting, riunioni, visite, set up… interviste.

Prima di sedersi a parlare con noi, Giulio cerca qualcosa da sgranocchiare sul banco della sala a noi riservata. Ci sono tutti prodotti messi a disposizione da Lidl, che poco prima ci ha offerto un pranzo gourmet preparato da una graziosa e preparatissima chef.

«Dopo il finale di stagione un po’ movimentato – anticipa Ciccone – ora tutto va bene e siamo qua operativi. Pronti a ripartire». L’entusiasmo non manca. Così come non manca la passione per le grandi corse a tappe. Una passione mai sopita in “Cicco”.

Ciccone (classe 1994) si appresta ad affrontare la 9ª stagione da pro’, la quinta col gruppo di Guercilena
Ciccone (classe 1994) si appresta ad affrontare la 9ª stagione da pro’, la quinta col gruppo di Guercilena
Di colpo l’anno scorso arriva un nuovo coach e dice che hai un motore enorme. Al Tour vai forte fino alla fine. Il Giro 2024 offre un’occasione importante e tutto cambia. Quindi al Giro cosa farai?

E’ la prima volta che proverò in maniera seria a fare classifica. Cercherò di sfruttare i mezzi della squadra, dello staff e tutto ciò che vi ruota attorno. E’ una sfida, una nuova sfida per me. Mi fido delle persone che lavorano con me, mi conoscono bene e sono state anche loro non dico a convincermi, ma a dirmi che si può fare.

Non è la prima volta che sei capitano, ma come hai detto tu stavolta è diverso: pensi di essere pronto?

Credo di sì, anche perché c’è la fiducia da parte della squadra. Lo scorso anno, nonostante i problemi proprio prima del Giro, ho dimostrato una certa solidità per tutta la stagione. Siamo un gruppo ormai affiatato e il progetto è condiviso da tutti. Questo non è solo il progetto di Giulio Ciccone. Ci sono tante persone dietro che lavorano. Non ci siamo svegliati da un giorno all’altro e abbiamo detto: «Andiamo a fare classifica al Giro».

Di questi tempi poi…

Chiaro, siamo consapevoli che ci sono tante cose da migliorare. E la prima che mi viene in mente è la cronometro. In tanti dicono: «Eh, ma al Giro ci sono molti chilometri contro il tempo». Ma come ripeto, c’è un lavoro dietro di molte persone e la sfida è anche questa. Siamo una famiglia: può sembrare una frase fatta, ma non lo è.

Hai toccato il discorso della crono. Il prossimo Giro ne propone quasi 70 chilometri. Ci state già lavorando? Hai fatto dei test anche per il body?

Sì, sì… ci stiamo lavorando sotto forma di test per valutare tutti i miglioramenti. L’intera struttura è già all’opera. Ho già svolto dei test in pista e ne farò altri. Poi ci sarà la galleria del vento: tutte cose nuove che non ho mai fatto prima.

L’abruzzese sa bene che dovrà lavorare molto per la crono
L’abruzzese sa bene che dovrà lavorare molto per la crono
In quale galleria del vento?

Non so se andremo in Olanda o altrove, stiamo valutando. Per ora abbiamo fatto i test con gli ingegneri su pista. E lì si lavora su tutto: sui materiali, sui body, sui manubri, sulla posizione chiaramente. Poi è chiaro, 70 chilometri sono tanti.

E poi quel giorno il tuo avversario non sarà Ganna, dai…

No, no! Però dovrò comunque dare il massimo e cercare di rimanere in linea con i miei avversari. Non devo vincere la cronometro, non devo arrivare nei primi cinque o dieci. Ma il bello di questo progetto è anche questo, perché c’è qualcosa in più che mi stimola. L’anno scorso avevo l’obiettivo di tornare a vincere e ci sono riuscito. A dimostrazione che se sto bene, le cose girano. Voglio alzare l’asticella. Non voglio mettermi pressioni da solo, però non mi pesa neanche dirlo e non mi va nemmeno di nascondermi.

Il buon Tour dell’anno scorso ha spinto un po’ in questa decisione? Ricordiamo che nella terza settimana, per difendere la maglia a pois, eri sempre davanti e hai speso molto.

Un po’ sì, diciamo che quello è stato un momento importante. Non è stato solo il Tour ad influire, ma l’intero anno. Ho sempre ottenuto buoni risultati e buone performance. Ho vinto anche al Delfinato e al Tour, ero ancora competitivo, nonostante comunque abbiamo dovuto cambiare i piani all’ultimo perché, ripeto, per me l’obiettivo l’anno scorso era il Giro.

Avevi preso il Covid dopo la Liegi…

E nonostante tutto sono riuscito a fare quello che volevo. Quindi è stata l’intera stagione che ci ha dato fiducia.

La bella prestazione all’ultimo Tour, con tanto di maglia a pois, ha incentivato l’idea di dare l’assalto al Giro
La bella prestazione all’ultimo Tour, con tanto di maglia a pois, ha incentivato l’idea di dare l’assalto al Giro
Il giudizio del tuo allenatore quanto pesa in tutto ciò?

Quello è stato un motivo che mi ha spinto ancora di più. Alla fine mi rendo conto delle persone importanti che ho intorno. E se certe cose me le dicono il preparatore e il mio manager, allora vuol dire che siamo pronti per provare a fare quello step in più. Inoltre adesso ho anche l’età giusta. Io ho sempre detto che mi rivedo nella vecchia generazione. Ormai tutti siamo abituati a vedere i ventenni spadroneggiare. E a 28 anni mi dicono: «Ma che cavolo fai»? Ma io vengo dal vecchio percorso delle categorie giovanili e in quel percorso le cose belle iniziavano a 27-28 anni.

Indurain, vecchia generazione, ha vinto il suo primo grande Giro a 27 anni…

Ognuno vede il ciclismo a modo suo. Secondo me adesso sono abbastanza maturo per poter provare quel qualcosa in più. Prima non lo ero.

Con le nuove teorie della crono, in cui si sta un po’ più alti con le mani, secondo te lo scalatore è un po’ avvantaggiato rispetto al passato,  quando invece si stava schiacciati e distesissimi?

Qui si apre un mondo infinito, è qualcosa di incredibile e non si tratta solo di posizione. Basta pensare che un copriscarpe o un guanto, una manica lunga piuttosto che una manica corta, ti possono far vincere o perdere. Non riesci a sentire questi effetti, ma alla fine della prova sono i numeri che parlano. Ormai è tutto studiato. Abbiamo non so quanti ingegneri che fanno questo lavoro: chi si occupa solo dei manubri, chi del vestiario, chi fa degli scanner in 3D… Quindi più che il potenziale e la tipologia del corridore, che ovviamente contano, se oggi riesci ad avere dei buoni parametri, un buon “contorno”, riesci a spingere.

Ciccone ha corso 11 grandi Giri, il miglior risultato è il 16° posto nel Giro 2019 (in foto), quando fu anche miglior scalatore
Ciccone ha corso 11 grandi Giri, il miglior risultato è il 16° posto nel Giro 2019, quando fu anche miglior scalatore
L’obiettivo è esprimere tutto il proprio potenziale, insomma.

Servono uno staff adeguato, il materiale giusto che ti permetta di esprimere quei numeri. Come succedeva a me in passato: i numeri in termini di potenza erano buoni durante le crono ed era inspiegabile che perdessi così tanto. Io spingevo, il problema è che la mia spinta non rendeva: mancava il contorno. 

Dopo quest’ampia parentesi sulla crono, che comunque avrà il suo bel peso, torniamo alla corsa rosa. Quale sarà il tuo avvicinamento?

Abbiamo inserito l’altura ad aprile sul Teide e in generale farò qualche gara di meno. Sarà tutto improntato sul Giro: preparazione, corse, altura, corse… Dovrei però fare la Liegi. L’ho chiesto io, perché mi piace molto. E’ anche un modo per arrivare già belli “cattivi” e rodati per per la partenza del Giro. Tanto più che sarà subito duro. C’è Oropa alla terza tappa.

Hai dato uno sguardo al percorso? Andrai a vedere delle tappe?

Sì, gli ho dato una bella occhiata. Molte salite le abbiamo già fatte, le conosco. Di certo andremo a vedere le crono. Il problema è che adesso con con le gare, i ritiri, le trasferte è difficile trovare il tempo. Ma piano, piano faremo tutto.

Cross: quando servono i motori potenti, Lucinda Brand c’è

13.12.2023
6 min
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CALPE (Spagna) – Tra i tanti corridori della Lidl-Trek che vanno e vengono nell’immenso Hotel Diamante Beach c’è anche Lucinda Brand. Quando arriviamo si sta godendo il sole incredibilmente caldo della Costa Blanca. Parla al telefono. E’ il suo momento di relax.

La campionessa olandese arriva da noi sgranocchiando una mela. Aveva impostato la sveglia per l’ora dell’intervista. Ma si presenta con un paio di minuti di anticipo e quando iniziamo a parlare l’allarme scatta poco dopo. 

Lucinda è da anni una super big della strada, ma ormai anche del ciclocross. E’ soprattutto da quando è arrivata alla Lidl-Trek, o poco prima, che ha potuto riprendere il rapporto col fango. A 34 anni, in questa stagione ha vinto due gare in appena sei apparizioni. 

Brand vince a Flamanville, secondo successo stagionale che la rilancia anche in Coppa (foto UCI/Sporti Pic Agency)
Brand vince a Flamanville, secondo successo stagionale che la rilancia anche in Coppa (foto UCI/Sporti Pic Agency)
Sei gare di cross sin qui e peggior risultato un terzo posto. Lucinda, una partenza sprint…

Sì, è stato davvero bello riprendere così. Sono contenta di essere tornata subito ad alti livelli. Devo dire che mi sono allenata bene. Ho pedalato molto nella foresta e in offroad. Ho fatto parecchie sessioni per il ciclocross.

Dal 2016, il tuo numero di gare di cross è notevolmente aumentato: sei passata dalle 5-6 apparizioni al farne anche 33 nella stagione 2021-22. Come mai?

Quando ero più giovane, una junior o anche prima, facevo il cross e lo trovavo divertente per pedalare in inverno, anche perché non mi piaceva molto allenarmi, specie con il brutto tempo. Poi sono diventata un’elite, sono andata in squadre che non erano così entusiaste che facessi il ciclocross, in quanto credevano fosse troppo dispendioso e difficile da combinare con la strada. Così avevo smesso. Se puoi fare solo 2-3 gare, che senso ha? Ma mi dispiaceva.

Però hai ripreso fino ad arrivare al titolo iridato!

Sì, anche nella tecnica non ero affatto brava, dovevo ricostruire tutto o quasi. Dopo tanti anni solo su strada, iniziavo ad annoiarmi. Sempre le stesse cose, le stesse gare, persino gli stessi hotel. Perciò avevo bisogno di fare qualcosa di nuovo, di diverso e ho deciso di riprendere il ciclocross e allenarmi davvero per questa disciplina. Curando molto anche la tecnica.

Brand (classe 1989), nonostante un palmares enorme, continua a lavorare molto sulla tecnica. Un lavoro che si ritrova anche su strada
Brand (classe 1989), nonostante un palmares enorme, continua a lavorare molto sulla tecnica. Un lavoro che si ritrova anche su strada
Alvarado, Bakker fanno tutta la stagione inanellando successi, poi però arrivano le grandi e loro finiscono in secondo piano. E’ solo questione di “motore” o c’è dell’altro?

Credo sia soprattutto una questione di forza. Le corse su strada stanno aiutando molto la mia potenza e la mia resistenza nel cross. E questo è utile soprattutto quando il terreno è molto fangoso ed è necessaria tanta forza. Poi certo, conta anche avere un buon “flow”, un buon feeling… ma questo c’è solo quando anche la tua tecnica funziona. Altrimenti devi spendere troppo e non è facile perché il livello nel cross è notevolmente aumentato. Una volta potevi commettere più errori ed eri comunque sempre lì, adesso no.

Eppure ti abbiamo vista dal vivo in azione a Dendermonde, prima tua gara dell’anno tra l’altro, e con tutto quel fango ci sei sembrata piuttosto a tuo agio…

Sì, era la prima gara, ma dopo la prima parte ero un po’ stanca. C’è stato un inizio super veloce, ma ero fresca, ovviamente, venivo solo dagli allenamenti ed ero anche super eccitata e ho spinto. Ma è stato uno shock! Un colpo per il corpo. Okay, mi ero allenata in tutto, anche a correre, ma finché non metti tutto insieme, non sai mai come può andare. Quel giorno ero davanti, poi sono finita dietro. A quel punto ho cercato di trovare il mio ritmo. Ho cercato di “recuperare”. In quel caso è servita parecchia esperienza. Dopo il primo giro non ero sicura di poter arrivare al secondo posto.

Hai parlato spesso di tecnica, ebbene cosa ti dà il cross anche per la strada: solo la tecnica?

Ti aiuta nel gestire la tua bici in corsa, nella guida, e ti aiuta anche dal punto di vista atletico come negli sforzi brevi e intensi. Ogni volta nel cross è un piccolo sprint. E anche su strada le gare, specie nei finali, non sono molto costanti.

Nel 2021 per l’atleta di Dordrecht è arrivato il titolo mondiale nel cross, preceduto da quello europeo (foto Instagram)
Nel 2021 per l’atleta di Dordrecht è arrivato il titolo mondiale nel cross, preceduto da quello europeo (foto Instagram)
E avverti realmente questi benefici su strada dopo aver terminato una stagione di ciclocross?

Sì, ma anche perché mi piace molto e già questo è importante per la testa. Poi quando sei al limite su strada ti ritrovi quell’esplosività. Dopo diversi anni, credo che se non avessi fatto il cross, avrei perso la mia esplosività del tutto. Mentre adesso è tornata quella di un tempo.

Van Empel, Brand, Bakker, Pieterse, Alvarado… perché il ciclocross femminile è il regno delle olandesi?

Prima di tutto credo sia legato alla cultura che c’è nei Paesi Bassi, dove andare in bici è normale e farlo come sport è molto bello. Abbiamo molte squadre ciclistiche ed ognuna ha il suo circuito, dove si può pedalare in sicurezza, senza traffico cosa ideale per i bambini. C’è un allenatore fisso che ti segue, spesso anche su strada. Tutto questo va unito al fatto che siamo vicini al Belgio, dove il cross è importantissimo, e abbiamo l’opportunità di andare a correre da loro.

Interessante. Vai avanti…

Un altro vantaggio è che in questo momento forse i belgi non hanno così tante ragazze. Però hanno le squadre… che vogliono atlete. A quel punto prendono le olandesi. Le squadre belghe vorrebbero puntare su atleti belgi chiaramente, ma alla fine essendo il ciclismo femminile in crescita, vanno bene anche le olandesi. Credo dunque ci sia un mix di opportunità favorevoli a noi. Senza contare che spesso ci alleniamo insieme e questo ti spinge sempre un po’ più in alto.

Brand è stata terza alla Roubaix 2022, grazie anche alle sue doti di crossista. La classica delle pietre è forse il suo primo obiettivo 2024
Brand è stata terza alla Roubaix 2022, grazie anche alle sue doti di crossista. La classica delle pietre è forse il suo primo obiettivo 2024
Hai cambiato qualcosa sulla tua bici?

No, tutto come lo scorso anno. L’anno scorso avevo cambiato un po’ la posizione, volevo essere un po’ più bassa con il manubrio, ma quest’anno nulla. Va bene così. Mi trovo molto bene anche con le gomme Dugast.

Sei una top rider sia per la strada che per il cross, cosa prevedono i tuoi programmi in entrambe le discipline?

Il periodo di Natale è piuttosto impegnato, cercherò di bilanciarlo tra strada e cross. Ho una gara a breve, poi tornerò in Spagna. Qui, a gennaio, ci sarà una prova di Coppa del mondo (a Benidorm 21 gennaio, ndr) e potrò combinarla più facilmente con il camp di gennaio appunto. Successivamente lavorerò per i campionati del mondo, dove finirò la mia stagione di cross. Due settimane di riposo, una piccola vacanza, poi si riprenderà con la strada. Adesso non conosco nel dettaglio il mio calendario, lo stiamo decidendo in questi giorni, ma probabilmente farò le classiche delle Fiandre e spero la Roubaix… Quella mi piacerebbe davvero vincerla. Sono già salita sul podio ed è stato davvero bello. Ma ovviamente non sono l’unica che la vuol vincere!

E le corse a tappe?

Saranno principalmente le piccole gare a tappe. Da maggio in poi ne abbiamo molte in calendario noi donne. Probabilmente farò anche un grande Giro, ma come ripeto, va deciso adesso. Sarà un calendario un po’ diverso con le Olimpiadi di mezzo. 

Longo Borghini e la corsa rosa che piace proprio tanto…

13.12.2023
5 min
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CALPE (Spagna) – Solo poche ore fa è stato presentato il Giro d’Italia Donne. Un Giro duro, entusiasmante, in cui l’Appennino in qualche modo è il protagonista e non solo per l’arrivo sul Blockhaus. Anche a vederla, la planimetria, ricalca la spina dorsale del Belpaese. Un percorso che fa sognare Elisa Longo Borghini.

La piemontese si accende letteralmente in volto quando nel corso dell’intervista si tocca il tasto del Giro Donne

Elisa è in ritiro con la Lidl-Trek, tutta. E’ incredibile quanto sia grande questa squadra. Non solo per il numero di corridori, ma anche dello staff. Ci sono le WorldTour maschile e femminile, ci sono la development e un indefinito numero di tecnici e personale appunto. Ma è bello tutto ciò. Ci dice di un ciclismo che cresce, che si evolve.

Dopo essere rientrata dalla sgambata, un’oretta facile facile, Longo Borghini viene da noi.

Nonostante la stagione poco fortunata, Longo Borghini ha vinto 5 corse in appena 30 giorni di gara
Nonostante la stagione poco fortunata, Longo Borghini ha vinto 5 corse in appena 30 giorni di gara
Vacanze finite, Elisa, hai recuperato?

Ho recuperato sin troppo! Scherzi a parte, ne avevo bisogno. Il mio corpo ne aveva bisogno, anche se fermarsi per un corridore è sempre difficile. Però avevo veramente la necessità di fare un periodo di reset perché è stato un 2023 abbastanza duro. Dopo la setticemia del Giro è stato difficile cercare di recuperare anche solo un po’ di forma nel corso dell’anno. Ma poi mi sono resa conto che proprio non c’ero fisicamente e ho dovuto staccare.

Quando hai ripreso ad allenarti?

Tre settimane e mezzo fa. Sono ancora nella fase di completo condizionamento. Sto facendo palestra e distanze, tutto incentrato sull’endurance. Non ho mai toccato neanche un secondo la soglia in questo periodo.

Beh, forse è anche piacevole pedalare così, specie con le temperature che ci sono qui in Spagna…

Un po’ sì, però da corridore ti piace sempre andare forte. Ti manca quel feeling dello spingere su una salita o di fare qualcosa di un po’ più brioso. A me piace andare in bici, quindi non ho particolari problemi, però quando sei in quella Z2 o Z3 e sulle salite vedi che non vai avanti… qualche domanda te la fai! Ma fa parte della preparazione, ci vuole pazienza e bisogna farlo: punto.

Si avvicina l’anno olimpico, le scelte saranno importantissime: hai già una bozza di programma?

Il programma verrà completato in questi giorni. Credo d’iniziare al UAE Tour e farò le classiche del Nord e quelle delle Ardenne. Per me le Olimpiadi chiaramente sono un obiettivo molto grande, quindi cercherò di arrivarci in una buona condizione sia per la squadra che per me. Ma adesso come adesso la mia aspettativa principale è un’altra.

Quale?

E’ quella di essere sana, di non avere alcun tipo di problema fisico per poi essere pronta per le competizioni. Se le gare le devo perdere, che le perda perché le altre sono più forti e non perché io non sia al 100 per cento. Non voglio rincorrere la forma per il Covid, per un’influenza o per qualsiasi altro problema. Ad ora quindi il mio più grande obiettivo è quello avere una stagione lineare.

In volata sei migliorata precchio, lo sprint con Van Vleuten al Giro Donne ne è la conferma. C’è altro da migliorare? Si lavora ancora su quello?

Sicuramente c’è tanto da migliorare. Sapete, mi fate ora questa domanda e sono in un momento in cui tutto è da migliorare. Se invece parliamo di una condizione top, per me continuare a lavorare sulla volata ha una grande importanza. Come avete detto: mi trovo sempre lì nel finale con tre o quattro ragazze, che alla fine hanno le mie stesse caratteristiche. Pertanto essere più veloce mi potrebbe dare qualche soddisfazione in più. Un’altra cosa da migliorare è l’efficienza, perché quando ti trovi sempre con quelle tre o quattro che, come ripeto, hanno le tue caratteristiche, alla fine vince anche chi ha le gambe più fresche e non per forza chi ha la punta di velocità maggiore. Quindi devo lavorare tanto sulla base, su questa maledetta o benedetta Z2!

Elisa, molti tuoi colleghi ormai utilizzano il termine efficienza, vogliamo definirlo?

Un ciclista diventa efficiente quando ad una determinata intensità spende meno e quindi produce meno lattato. Risparmia energie ed è risparmiando tante energie che poi nel finale è più fresco. Oggi siamo talmente tutte tirate all’estremo che le gare si vincono o si perdono per mezzi centimetri e la differenza la fa chi bada meglio ai dettagli. A me piace guardare i dettagli ed essere precisa. Questa è una cosa che mi affascina.

Ieri è stato presentato il Giro Donne e tu hai anche fatto un collegamento da qui, dalla Spagna, cosa ti è sembrato?

Mi sembra un bel Giro. Non ti permette di perdere la concentrazione in nessuna tappa, a parte forse una, la seconda mi sembra, che arriva in volata. Tutte le altre sono frazioni che magari sulla carta possono sembrare anche semplici, ma hanno sempre qualche insidia.

Longo Borghini con coach Slongo: Elisa si fida totalmente di Paolo
Longo Borghini con coach Slongo: Elisa si fida totalmente di Paolo
Tipo?

Un arrivo su uno strappo, un arrivo su un salita che dovrebbe essere pedalabile, ma che poi così pedalabile non è. E poi mi piace molto il fatto che ci sia questa crono iniziale.

Perché?

Perché è subito una tappa in cui puoi guadagnare tanto, ma anche perdere tanto se non ti fai trovare pronta. E anche questo è un aspetto molto interessante. Sinceramente mi piace: è un Giro che mi piace.

Tornando un po’ al discorso delle scelte oculate, il Giro Donne contrasta con le Olimpiadi o va bene?

Questo non lo so. Io mi affido a Paolo Slongo e lui di solito riesce sempre a prepararmi bene per gli appuntamenti. Si vedrà strada facendo cosa farò al Giro e se ci sarò. Ma sapete, io sono un’atleta un po’ sanguigna, nel senso che va bene la preparazione, vanno bene le Olimpiadi… Però a me il Giro piacerebbe farlo e farlo forte.

Grande Elisa! Insomma hai “alzato la mano”?

Un pochino sì, poi è chiaro che sto agli ordini della squadra. Però il Giro è il Giro.

Tra vittorie e polemiche, a tu per tu con Thibau Nys

21.11.2023
6 min
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«Sono convinto che col tempo anche Thibau Nys salirà al livello dei “tre tenori”, d’altro canto anche lui fa strada in maniera importante». Parole dell’ex cittì Fausto Scotti pronunciate solo qualche settimana fa. Nel frattempo il figlio d’arte è diventato sempre più un riferimento nell’ambiente, ancor più con l’assenza dei tre grandi, ancora a riposo per smaltire le fatiche della stagione “on the road”. E’ particolare il fatto che, oltre che per i suoi risultati, Nys sia diventato l’uomo più chiacchierato del momento, dopo essere entrato nel mirino degli strali del presidente Uci Lappartient per le scelte legate al calendario.

Tanta attenzione avrebbe anche potuto renderlo refrattario ai contatti con la stampa, anche subito dopo la gara di Coppa a Troyes, a dispetto del suo 7° posto finale era il più ricercato dagli addetti ai lavori. Smaltite le fatiche, Nys si è invece prestato volentieri a una chiacchierata sui vari temi della stagione partendo dalle sue condizioni attuali.

«Penso per ora di potermi considerare abbastanza soddisfatto. Ovviamente sono davvero contento delle tre vittorie che ho già ottenuto, ma le ultime due settimane non sono state come mi aspettavo. Ora ho provato a riprendere lo stesso ritmo di prima e andremo avanti come abbiamo iniziato la stagione, spero con qualche segnale di crescita».

Il belga in trionfo a Waterloo, nella tappa americana di Coppa. Dopo l’inizio la sua forma è andata in calo (foto Uci)
Il belga in trionfo a Waterloo, nella tappa americana di Coppa. Dopo l’inizio la sua forma è andata in calo (foto Uci)
A dicembre dovrebbero arrivare alle gare anche Van der Poel, Van Aert e Pidcock: quanto cambia la loro presenza nell’evoluzione delle gare?

Molto, ormai lo sappiamo bene. Penso che saranno ad un livello davvero alto fin dalla prima gara e questo cambierà l’evoluzione della stessa e delle altre. Per me come per gli altri che abbiamo affrontato la stagione dall’inizio, il compito sarà cercare di seguirli il più a lungo possibile invece di lasciargli fare la gara da soli. Sarà interessante, ma anche molto difficile.

Secondo te, senza di loro, l’attenzione sul ciclocross è la stessa o diminuisce?

Dipende un po’ da come vanno le cose. Penso che abbiamo avuto delle grandi battaglie già nelle prime gare della stagione, gare che hanno fatto spettacolo e chi ci ha seguito, sul posto o in tv, si è divertito. E’ chiaro però che quando saranno alla partenza, ci saranno sempre un po’ più persone che guarderanno e analizzeranno la gara. E se poi riesci a vincere una gara quando ci sono loro, ha molta più importanza.

Agli europei di Pontchateau la sua corsa si è chiusa anzitempo. Ora punta tutto sulle singole gare e sui mondiali
Agli europei di Pontchateau la sua corsa si è chiusa anzitempo. Ora punta tutto sulle singole gare e sui mondiali
A tal proposito molti pensano che tu sia il loro vero avversario, anche per la tua capacità di emergere anche su strada: pensi che potrai raggiungere i loro livelli e quando?

Io non mi sento battuto in partenza, credo anch’io che potrò essere al loro livello, ma non ancora quest’anno. Forse tra uno o due anni avrò fatto quel salto di qualità che ancora manca e sarò alla pari per lottare per la vittoria. Per ora cercherò solo di scegliere le gare che più si adattano a me e di andare avanti il più a lungo possibile e magari provare ad arrivare nelle fasi finali con loro. Ma c’è una differenza tra questo e lottare già per la vittoria. Io non vedo l’ora e cercherò di essere nella migliore forma possibile per correre quando arriveranno.

La tua stagione su strada com’è stata?

Sinceramente non mi aspettavo di ottenere due vittorie già nella mia prima stagione da professionista. D’altra parte, è stata un’annata con molti alti e bassi e ho avuto anche dei brutti momenti. Quindi quello che cercherò di migliorare per il prossimo anno è la costanza di rendimento, dalla quale penso potranno derivare anche più vittorie.

Il corridore della Lidl-Trek ha avuto una buona stagione su strada con 2 vittorie e 12 Top 10
Il corridore della Lidl-Trek ha avuto una buona stagione su strada con 2 vittorie e 12 Top 10
Ti abbiamo visto emergere soprattutto nelle brevi corse a tappe: è quella la tua dimensione ideale?

Sì, penso che sia qualcosa su cui mi concentrerò davvero nei prossimi anni, provando innanzitutto a migliorare il mio rendimento nelle cronometro lavorandoci specificamente soprattutto sulla posizione e la sua resa in termini di potenza. Io credo che gare a tappe più piccole come il Giro di Norvegia e di Ungheria siano nelle mie corde. Forse anche il Romandia ha una conformazione che mi sta bene. Forse non per la classifica generale, ma per le vittorie di tappa. Giro del Belgio, Vallonia, sono gare che non vedo l’ora di fare e che dovrebbero attagliarsi alle mie caratteristiche.

Tornando al ciclocross, quanto pesa portare il tuo cognome vista la carriera di tuo padre Sven Nys?

Tanto, ma più che un peso è una responsabilità che mi porto dietro volentieri, visto il nostro rapporto e tutto quel che lui ha rappresentato per il ciclocross e nel complesso per lo sport belga. Chiaramente quello che faccio assume sempre una connotazione diversa rispetto a quello che fanno i miei colleghi, sia nel bene che nel male, ma non mi lascio condizionare, cercherò semplicemente di seguire la mia strada e non pensare a ciò che mio padre ha ottenuto durante la sua carriera.

Per il belga le continue comparazioni con il padre Sven aumentano la pressione (foto Getty Images)
Per il belga le continue comparazioni con il padre Sven aumentano la pressione (foto Getty Images)
Tecnicamente siete diversi?

Difficile a dirsi. Quando aveva la mia età aveva già vinto tanto anche grazie alla sua abilità tecnica. Rispetto a me era sicuramente più bravo nello sprint, io sono un po’ più esplosivo, ma non mi piace fare paragoni.

Lui aveva scelto la mountain bike come alternativa al ciclocross, tu come sei arrivato al ciclismo su strada?

Sono sempre stato molto interessato anche alla mountain bike, ma è molto più difficile combinarla con il ciclocross, quindi ho sempre fatto la mia preparazione su strada invece che in mtb. Poi a un certo punto stavo vincendo alcune gare su strada e mi è stato chiesto di partecipare ai campionati europei come primo anno under 23 e ho vinto quella gara, a Trento. Quel giorno ha cambiato tutto, passo dopo passo mi sono fatto strada nel World Tour. Tutto è andato davvero velocemente, certe volte me ne stupisco ancora.

Nys in allenamento al Superprestige di Niel, dove la sua presenza è stata seguita dalla rinuncia alla Coppa del giorno dopo
Nys in allenamento al Superprestige di Niel, dove la sua presenza è stata seguita dalla rinuncia alla Coppa del giorno dopo
Che cosa pensi delle parole di Lappartient e della possibilità di dover saltare i mondiali se non si partecipa alla Coppa del Mondo?

Diciamo che lascio parlare (il tono di voce di Nys diventa risentito, ndr) e proverò semplicemente a rispondere con i miei pedali, con i miei risultati. Se non mi sarà permesso di alzare il livello dei campionati del mondo, sarà una loro perdita e non mi sento di dire altro per non rinfocolare la polemica.

Tra Coppa del Mondo, superprestige e le altre challenge, secondo te le gare sono troppe in 4 mesi?

Certamente, è su questo che bisogna discutere. I programmi non possono coincidere, ormai è impossibile competere per tutte le classifiche generali, almeno per le tre challenge principali (oltre alle due della domanda, Thibau contempla anche l’H2O Badkamers Trophée, ndr). Ci sono troppe gare in Coppa del mondo per il momento. Amo ancora correre la Coppa, vincere la Coppa, puntare alla classifica, ma a qualcosa devi rinunciare se vuoi essere in buona forma nel periodo natalizio. Per questo abbiamo scelto di allenarci e concentrarci su altre gare perché quest’anno sarà davvero difficile vincere la classifica generale. Quindi mi concentro solo sulle gare singole per quest’anno. Poi si vedrà…

L’anno nero di “Juanpe” Lopez. Che non può più sbagliare

10.11.2023
5 min
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Che fine ha fatto Juan Pedro Lopez? Che ne è di quel talentuoso spagnolo della Lidl-Trek che nel 2022 indossò la maglia rosa per dieci giorni, dopo aver impressionato tutti sulle rampe dell’Etna, cedendo solamente al tedesco Kamna, riuscendo alla fine a entrare nei primi 10? E’ davvero incredibile pensare che, a un solo anno di distanza, siamo di fronte a un corridore che non ha colto neanche una top 10 in tutta la stagione, a fronte di 73 giorni di gara.

Eppure qualche piccolo segnale alla fine della stagione si è visto o almeno così vogliamo interpretare il 17° posto finale alla Vuelta. Niente per un corridore che ha ben altre ambizioni di partenza, ma è il segno che in fondo il talento c’è ancora. E allora che cosa è successo?

Per Lopez un anno davvero difficile, mai nelle prime 10 posizioni. Serve un reset completo
Per Lopez un anno davvero difficile, mai nelle prime 10 posizioni. Serve un reset completo

Tutto è cominciato a gennaio…

A provare a dare una risposta è chi proprio in quella Vuelta lo ha guidato, l’ha seguito passo passo. Adriano Baffi era il diesse di riferimento e le sue parole possono sembrare dure, ma ci sono anche comprensione e sostegno.

«E’ stata una stagione ampiamente sotto le aspettative – dice il tecnico italiano – ma questo lo sa bene anche lui, anzi è il primo ad essere arrabbiato. Io credo che tutto sia nato da una caduta nel ritiro di gennaio, dove ha riportato la frattura della clavicola. Qualcosa che a un ciclista capita spesso, ma per lui era la prima volta e ci ha messo tanto tempo a recuperare, è andato sempre all’inseguimento. Il problema è che ha perso fiducia in se stesso, nella sua stessa tenuta in gruppo».

Adriano Baffi, diesse alla Lidl-Trek che ha guidato il team alla Vuelta
Adriano Baffi, diesse alla Lidl-Trek che ha guidato il team alla Vuelta
Un problema fisico, tecnico, mentale?

Io direi soprattutto mentale, non riusciva a superarlo, col risultato che poi tutto è diventato un perenne inseguimento per essere competitivo. Gli abbiamo dato fiducia al Delfinato, dove ha corso in supporto di Ciccone, poi è andato al Tour ma ha sofferto per tutte e tre le settimane. Ha comunque tenuto duro e poi lo abbiamo portato alla Vuelta dove ha confermato quello che ci aspettavamo. Non possiamo dire che sia andato benissimo, ma ci ha messo tanta grinta, il piazzamento – discreto – è stata una conseguenza.

Che idea ti sei fatto di lui come corridore?

Io continuo a pensare che sia un corridore da grandi Giri, uno come lui però è da top 10. Poi arrivi 15° o 17° cambia poco, è chiaro che non era il Lopez del Giro 2022. Lì aveva una condizione ottima, il morale alle stelle, ma quel Lopez non lo abbiamo più visto e lui per primo non è contento di questo, non si sente se stesso, vuole molto di più.

Lo spagnolo con la maglia rosa al Giro d’Italia 2022, quando si rivelò al grande pubblico
Lo spagnolo con la maglia rosa al Giro d’Italia 2022, quando si rivelò al grande pubblico
Fondamentale quindi sarà avere un inverno senza intoppi, non solo fisici…

Assolutamente. Quando si comincia a correre sono già tutti tirati, vai subito alla ricerca del limite, se ti trovi di fronte un problema devi risolverlo subito e lui non è riuscito a farlo. Se forzi la situazione non è detto che trovi la soluzione.

Secondo te può tornare quello del 2022?

Secondo me può andare anche oltre, è uno scalatore di vaglia con una grinta come pochi, ma deve migliorare in tante cose. Di regola è uno che nelle gare importanti è davanti, fra quei 25 che hanno quel qualcosa in più, io dico però che può andare ancora oltre, essere all’altezza dei più forti. Diciamo che è un team player, che può anche avere ambizioni proprie pur correndo al servizio di un capitano. E questo è un profilo fondamentale nei grandi Giri.

L’iberico con l’ammiraglia al Tour. La squadra gli dà fiducia, ma vuole segni di ritorno ai fasti del 2022
L’iberico con l’ammiraglia al Tour. La squadra gli dà fiducia, ma vuole segni di ritorno ai fasti del 2022
Parliamoci chiaro: nel ciclismo di oggi se sbagli una stagione diventi oggetto di un’approfondita attenzione, è come se ti fossi giocato il jolly, poi non puoi più sbagliare…

E’ un po’ così, lui lo sa bene. Sei sulla graticola, sai che devi recuperare innanzitutto in credibilità anche se, è bene sottolinearlo, Juan Pedro non ha alcuna colpa. E’ solo che le cose sono andate così. Da un anno negativo, soprattutto alla sua età (Lopez ha 26 anni, ndr) puoi anche prendere tanti insegnamenti utili, crescere. Noi ci aspettiamo molto da lui nel prossimo anno.

Dove pensate che verrà impiegato?

E’ ancora presto per parlare di programmi specifici, va capito dove utilizzarlo. A lui il Giro d’Italia piace molto e anche a noi. Abbiamo chiuso al 5° posto nel ranking e il prossimo anno vogliamo salire, per questo abbiamo anche cambiato molto in squadra. Ora ha una motivazione in più, la voglia sempre più forte di far bene e confermare il suo potenziale. Sapendo che, come avete detto, il suo jolly se lo è giocato.