Balsamo e Pasternoster, tornate a ruggire anche su pista

Balsamo e Pasternoster: tanto forti, tanto diverse

21.02.2026
6 min
Salva

Le avevamo lasciate a Parigi 2024, profondamente deluse per l’andamento di un’Olimpiade amara, dove altre avevano festeggiato mentre loro, Elisa Balsamo e Letizia Paternoster, erano rimaste con nulla in mano. Rivali su strada e compagne su pista, forse non amiche, ma sempre unite dal comune obiettivo, le due campionesse azzurre avevano messo da parte l’attività nei velodromi per concentrarsi sulla stagione su strada, ma la pista è rimasta fondamentale nel quadro della loro preparazione.

Gli europei di Konya le hanno viste tornare protagoniste sull’anello, componenti un quartetto riformato, con una sola reduce dal titolo mondiale 2025, eppure capace di riscrivere il record nazionale anche grazie alle particolari caratteristiche del velodromo turco. Un nuovo punto di partenza e nessuna delle due ha intenzione di fermarsi lì. Le abbiamo messe a confronto attraverso un fuoco di fila di domande, per analizzare un’esperienza che restituisce due gioielli al settore della pista alle porte dell’inizio del periodo di qualificazione olimpica.

Nell'omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell’omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell'omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell’omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Com’è stato il ritorno a un grande evento su pista dopo così tanto tempo?

PATERNOSTER: «Bello, me lo sono goduto veramente bene, è stato emozionante sicuramente e sono stata veramente felice di com’è andato il tutto. L’ho vissuto con spensieratezza e con voglia proprio di godermi quello che stavo facendo».

BALSAMO: «Sì, era passato ormai un po’ di tempo da quando avevo gareggiato su pista e devo dire che sono stata contenta di riassaporare quelle sensazioni. Ho visto che la pista mi era mancata. Su pista mi sono sempre divertita, è stato così anche a Konya».

Nel reindossare la maglia azzurra, il caschetto, inforcare la bici sull’anello del velodromo, ti sono tornate in mente le immagini di Parigi 2024? Che cosa ti ha lasciato a distanza di tanto tempo quell’esperienza olimpica?

BALSAMO: «Sono sincera, per me ormai sia Tokyo che Parigi sono delle esperienze chiuse e quindi non ho interesse a ricordare quello che è successo, perché non sono state esperienze positive, né l’una né l’altra, per quanto mi riguarda. L’obiettivo era proprio quello di tornare a divertirmi in pista, incominciare un nuovo capitolo e quindi non ho pensato a quello che avevo passato negli ultimi anni».

PATERNOSTER: «Parto dal presupposto che mi ha lasciato veramente un grande bagaglio di esperienze. Mi ha segnato molto e non tornerei indietro su niente di quello che è stato, ma nel rimettere il caschetto e la divisa azzurra non ho voluto pensare al passato, per concentrarmi sulle forti emozioni positive che ho vissuto con quella maglietta che per me è sempre stata motivo di orgoglio».

Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell'eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell’eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell'eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell’eliminazione
Come giudichi la trasferta di Konya dal punto di vista dei risultati personali?

PATERNOSTER: «Io sono soddisfatta, siamo riusciti a mettere in piedi un quartetto che pur non avendo provato tantissimo (anzi insieme quasi mai…), ci trovavamo l’una con l’altra. Era una formazione nuova, l’abbiamo messa in piedi un po’ così ma sicure dei nostri numeri e dei nostri valori. Per questo prendere una medaglia è stato molto emozionante. Per quanto riguarda le prove individuali, era un punto di domanda: il ritrovarmi in una corsa di gruppo dopo un anno e mezzo non è stato semplice…».

BALSAMO: «Per me è stata una trasferta positiva, non avevo alcuna ambizione a livello di risultato, invece sono arrivate ben due medaglie, più una medaglia di legno nell’omnium, quindi direi che è stato assolutamente positivo».

La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
Siamo a metà del quadriennio olimpico. La pista la vedi sempre come una parte integrante della tua attività e ti sei posta Los Angeles come obiettivo?

BALSAMO: «Sì, se sono tornata è proprio rivolgendo lo sguardo verso Los Angeles, anche se manca ancora un po’ di tempo. L’obiettivo principale è quello, poi si sa che il cammino di avvicinamento prevede anche altri appuntamenti, bisognerà anche vedere come sarà il percorso della strada per vedere quali saranno poi le mie decisioni, ma l’Olimpiade è per me un must».

PATERNOSTER: «La pista è per me essenziale. Ha sempre fatto bene e farà sempre bene alla mia attività, questo è sicuro. Per quanto riguarda Los Angeles, sinceramente ad oggi non ci sto pensando, sono focalizzata tanto a vivermi il presente, le emozioni del momento e cercare di costruire giorno dopo giorno una Letizia solida e mentalmente e fisicamente, questo è veramente un grande step che ho fatto interiormente e mi sta facendo vivere la quotidianità, gli allenamenti con tanta serenità e gioia. A Los Angeles ci penserò a tempo debito».

Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Che impressione ti hanno fatto le nuove leve come Venturelli e Sanarini, hai rivisto in loro qualcosa di te ai primi approcci con il team azzurro?

PATERNOSTER: «Venturelli è già da un po’ nel nostro gruppo, che gira con noi, anche prima di Parigi. Quindi la conoscevo già bene ed è sempre stata un membro solido del gruppo, si sa il suo valore, è sempre stato palese a tutti il suo enorme talento. Sanarini è veramente giovanissima, fino all’anno scorso era junior, mi ha fatto veramente una grande impressione, è una ragazzina promettente ed è stato bello vedere la grinta, la tensione, la voglia che aveva di fare, di dimostrare sempre il suo meglio. In quello mi ci sono rivista tanto e spero di averle trasmesso qualcosa, è una ragazza che deve credere in sé perché ha grandi potenzialità».

BALSAMO: «Per me è stato bello correre con delle ragazze giovani. Sicuramente io non mi ritengo una veterana, ma ho più esperienza rispetto a loro. Ho cercato di trasmettere tutto quello che avevo imparato in passato e devo dire che ho ripensato alla mia prima Coppa del Mondo. Mi sono venuti in mente un po’ di ricordi nel 2016 ad Hong Kong, prima dei Giochi di Rio e quindi 10 anni fa».

Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli e Balsamo, una madison di bronzo e una formazione che può davvero crescere
Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli e Balsamo, una madison di bronzo e una formazione che può davvero crescere
Che cosa chiedi a questa stagione su strada?

BALSAMO: «Non ho nascosto che il mio sogno è vincere una Monumento, questo è l’obiettivo principale, quindi le classiche. Vorrei una stagione un po’ più tranquilla delle ultime passate, i risultati verranno di conseguenza. e gli obiettivi sono quelli, insomma».

PATERNOSTER: «Chiedo la gioia e la serenità del vivermi veramente tutto, perché è vero che con quella arrivano anche i risultati. E’ inutile dire partecipare, stare bene, essere felici, ma noi corriamo per il risultato e io lo voglio con tutta me stessa».

La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all'Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all’Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all'Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all’Omloop Het Nieuwsblad
Il calendario è sicuramente molto fitto, ma ci sarà occasione per rivederti all’opera su pista in questa stagione e magari puntare anche ai Mondiali di ottobre?

PATERNOSTER: «Sicuramente sì. Adesso mi concentro bene sulle classiche e cerco di andare in pista quando mi è possibile, perché ora risiedo a San Marino, quindi è un po’ difficile l’organizzazione del tutto. Ma cerco di incastrarla al meglio dalle mie potenzialità e poi da lì capirò cosa fare. Sono in contatto con Bragato e Villa, cerchiamo di mettere giù un piano e penso che una Coppa del Mondo se è fattibile mi piacerebbe andare a farla, ma ancora con il team non ne ho discusso».

BALSAMO: «Sì, il mondiale potrebbe essere un’occasione, ma è a fine stagione, manca ancora parecchio tempo, è però sicuramente un’opzione aperta».

Europei al via, fra le donne due graditi ritorni

Europei al via, fra le donne due graditi ritorni

31.01.2026
5 min
Salva

Una nazionale allenata a quattro mani: agli europei di Konya torna il gruppo azzurro della pista femminile che vede Diego Bragato e Marco Villa affiancati nella gestione della squadra. Una formazione costruita non senza fatica, considerando che tante sono impegnate nelle prime uscite su strada e i vari team WT hanno bisogno di loro per testare gli assetti in vista della primavera. Ma gli spunti d’interesse non mancano.

Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato
Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato
Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato
Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato

Europei troppo in anticipo? Forse no…

Tutti dicono che questi europei (ancora abbastanza scevri da responsabilità, considerando che le qualificazioni olimpiche inizieranno solo a fine stagione) arrivano troppo presto, ma Villa sorprende nella sua risposta: «Forse se arrivavano una settimana prima era meglio, però siam sempre qua che cozziamo contro le attività dei team, cerchiamo di conviverci e di organizzare al meglio come si può. Quest’anno almeno abbiamo la possibilità di recuperare elementi che nel 2025 non abbiamo potuto avere a disposizione».

Anche se non sono tappa qualificativa per Los Angeles 2028, Bragato sottolinea però che la rassegna continentale ha comunque un peso specifico importante: «Non è qualificazione diretta, ma serve ad avere i punti per poter a fine anno essere presenti al mondiale e iniziare il cammino a cinque cerchi. Da un lato il titolo mondiale del quartetto ci dà una certa tranquillità per quella gara, come punteggio non abbiamo problemi per partecipare a fine anno al mondiale, ma i regolamenti UCI impongono che facciamo punti nelle prove di gruppo, quindi omnium, scratch, eliminazione e anche la madison hanno ranking differenti da quelli dell’inseguimento».

Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya
Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya
Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya
Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya

Due rientri attesi da tanto

Come ci si è regolati per supplire alle assenze e chi mancherà a Konya? «Guazzini, Consonni, Fidanza e Alzini ci avevano già detto che non potevano esserci – spiega Villa – quindi abbiamo cercato di parare il colpo, sfruttando il fatto che la rosa si sta allargando. Intanto abbiamo una Venturelli che è l’unica reduce di Santiago, poi dopo l’anno sabbatico ritroviamo Balsamo e Paternoster, e quindi andarci già con queste tre campionesse è un bel vantaggio. Sono tre nomi importanti. Ma trovare delle giovani da affiancare loro non è facile. Abbiamo lavorato un po’ con Sanarini, con Baima, con altre giovani, ma dovremo trovare un compromesso di prestazione, però sono contento di avere almeno queste 3 top».

«Abbiamo scelto di avere un bel mix – ribadisce Bragato – nel senso che sarà l’occasione per ritornare al lavoro con persone che avevano la pista nel cuore e non hanno potuto viverla nel 2025. Porteremo Sanarini, daremo fiducia a una ragazza che era junior fino a qualche mese fa, ma sta crescendo e lavorando bene insieme a Baima e a Venturelli, che porterà la maglia di campionessa del mondo. Sarà un’occasione di maturità per lei».

Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024
Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024
Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024
Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024

La Balsamo è tornata competitiva

Per Balsamo e Paternoster è quindi un gradito ritorno, ma come le hanno trovate dopo un anno di assenza? «Abbiamo ritrovato una Balsamo in allenamento molto competitiva – sottolinea Villa – già ai livelli dove l’avevamo lasciata, ma parliamo di ragazze che hanno iniziato da giovanissime a fare questa doppia attività e ormai hanno una memoria atletica che con poco la richiamano. Vediamo nelle gare di gruppo che gap hanno con le altre, ma non credo molto, anche se pesa l’assenza di gare nostre interne».

Questa occasione consente anche di sperimentare una nuova coppia per la madison, considerata l’assenza delle olimpioniche Consonni e Guazzini. Su chi puntare per trovare un’alternativa? «Ci si dimentica che, prima dei problemi fisici avuti nel 2024, Balsamo era titolare fissa per la madison ricorda Villa – insieme alla Guazzini. Anche a malincuore dovetti prendere certe decisioni. Diciamo che ritrova un po’ il suo ruolo e si affiancherà alla Venturelli che è stata campionessa del mondo juniores della madison con la Grassi qualche anno fa.

«Fra europei, coppe del mondo e mondiali – prosegue Villa – in questi due anni faremo delle rotazioni nelle gare di gruppo, madison compresa, per dare la possibilità a tutte di farsi vedere e a noi per cercare di capire come giostrare questo bel gruppo molto competitivo per fare le scelte giuste il giorno che dovremo farle per le Olimpiadi».

Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore
Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore
Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore
Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore

Una pista molto veloce

Tornando alle prove di gruppo, Bragato sottolinea come si muoveranno potendo contare solamente su 5 elementi (con le 4 del quartetto ci sarà anche la Baima): «Ci affideremo soprattutto all’esperienza, perché apriamo un ciclo e perché sono le stesse ragazze che vogliono tornare ai loro livelli anche su pista e quindi torneranno in gioco principalmente loro».

Bragato il velodromo di Konya lo conosce bene: «Ci sono stato l’anno scorso in Coppa del mondo, è nuovo, molto veloce, soprattutto per le discipline di velocità, anche perché è molto largo, quindi dall’alto si scende veramente forte. Ha una situazione di climatizzazione interna che rende l’aria molto rarefatta, quindi mi aspetto tempi molto interessanti sia per la velocità, ma anche per le prove contro il tempo».

Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l'unica reduce del quartetto iridato presente agli europei
Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l’unica reduce del quartetto iridato presente agli europei
Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l'unica reduce del quartetto iridato presente agli europei
Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l’unica reduce del quartetto iridato presente agli europei

La situazione delle altre squadre

Una selezione, quella italiana, ridotta e un po’ rimaneggiata, ma qual è la situazione in casa altrui?

«Dai feedback dei colleghi – risponde Bragato – inglesi e tedeschi arriveranno in forze e quindi ci punteranno in maniera importante. La Francia invece ha un po’ il nostro problema, con tante titolari impegnate su strada. L’Olanda anche, pur presentando una squadra competitiva ma senza le sue punte. Ma attenzione, perché se gli europei sono in concomitanza con le prove australiane del WorldTour, anche il mondiale sarà in corrispondenza con le gare cinesi. Ma in qualche modo faremo, le ragazze sono collaborative, le squadre anche, abbiamo già programmato tutta la stagione assieme proprio per far fronte a queste concomitanze».

Trinca Colonel: un podio con il suo idolo e ora sotto con il Giro

29.06.2025
5 min
Salva

Superato il traguardo lascia scorrere la bici e prosegue a zigzag tra giornalisti e fotografi, si ferma solamente quando trova un fazzoletto d’ombra a bordo strada. Monica Trinca Colonel ha appena terminato la prova tricolore riservata alle donne elite e under 23 al secondo posto. Beve sperando di reintegrare subito dopo lo sforzo e per abbassare la temperatura corporea. Poi si siede sul marciapiede, un’addetta all’antidoping le chiede se ha a portata di mano un documento, lei indica il parcheggio alle sue spalle come a dire: «E’ lì». 

Non parla, nemmeno quando arriva Letizia Paternoster, sua compagna di squadra alla Liv Jayco AlUla (che ieri ha corso con le Fiamme Azzurre). La trentina la abbraccia riempiendola di complimenti, mentre Monica Trinca Colonel continua a cercare energie e fiato. Riacquista la voce una volta scesa dal podio delle premiazioni, quando le chiediamo di parlare ha gli occhi lucidi.

«Ero già contenta di come era iniziata la stagione – dice mentre la voce dello speaker annuncia le classifiche della Coppa Italia delle Regioni ma questo secondo posto ripaga di tutti i sacrifici fatti fino ad ora, anche se non era d’obbligo. Non è detto che tutte le volte in cui ci si impegna arrivino dei risultati, per me è un sogno che si avvera».

Gli occhi lucidi per cosa sono, o per chi sono?

Sono tornata al ciclismo solamente un anno fa dopo un lungo periodo di stop durante l’adolescenza. Per me è surreale ritrovarmi qui oggi (ieri, ndr) alle spalle di Elisa Longo Borghini che è sempre stata un idolo e un punto di riferimento per me e per il ciclismo femminile. E’ come una vittoria. Non so davvero che dire, forse troppe cose. 

Vederla così vicina ti fa venire voglia di prenderla?

Sì ma dobbiamo ammettere che è ancora superiore, va bene così per il momento. C’è tempo e ci sono tanti anni davanti nei quali posso crescere, spero. Sapevo che in questo tipo di sforzi brevi e su percorsi del genere è ancora superiore, lo ha dimostrato con una bellissima azione. 

Prima del via il caldo ha costretto le atlete a cercare riparo dai raggi del sole un po’ ovunque
Prima del via il caldo ha costretto le atlete a cercare riparo dai raggi del sole un po’ ovunque
Quando è partita hai pensato di restare alla sua ruota, o di provarci?

Sinceramente no. Sapevo che sarei esplosa, quindi ho cercato di gestirmi il più possibile. Il secondo posto al campionato italiano è un risultato comunque fantastico. 

Un altro tassello importante in una stagione ricca di progressi e ottime prestazioni.

Sì, una gara come quella di oggi (ieri, ndr) mi dà tanta fiducia in vista del Giro d’Italia Women che è il mio grande obiettivo della stagione. 

Per Trinca Colonel una gara solida e costante, il premio è stato il secondo posto dietro a un’immensa Elisa Longo Borghini
Per Trinca Colonel una gara solida e costante, il premio è stato il secondo posto dietro a un’immensa Elisa Longo Borghini
Si andrà al Giro per?

Puntare a una top 5. Partirò con l’idea di prendere quello che viene dando sempre il massimo. Il ciclismo è imprevedibile per cui vedremo. E’ una grande ambizione quella della top 5 ma sono consapevole di esserci vicina, ne ho avuto conferma alla Vuelta. La condizione credo stia emergendo, spero. Se tutto andrà bene questo obiettivo potrebbe avverarsi.

Quanto è stata importante la Vuelta nell’avere questa consapevolezza?

Mi ha fatto capire che sono un’atleta portata per i giri a tappe, poi mi piacciono molto come tipo di gara. Bisogna sperare che vada tutto bene. In queste corse di più giorni c’è sempre una tappa storta, speriamo cada in un giorno che non risulti poi decisivo. Ci sarà da stringere i denti, ma lo fanno tutte.

Dietro al podio Trinca Colonel ha ritrovato le sue compagne della Bepink con le quali ha corso nel 2024 una volta tornata al ciclismo
Dietro al podio Trinca Colonel ha ritrovato le sue compagne della Bepink con le quali ha corso nel 2024 una volta tornata al ciclismo
Sei tornata al ciclismo la scorsa stagione dopo tanto tempo, in questo anno cosa hai scoperto di nuovo su di te e di questo sport?

Mi sento più sicura e un po’ più consapevole delle mie forze. Manca ancora un piccolo step, come migliorare sugli sforzi brevi o a livello di tattica. Sono consapevole di esserci e di poter migliorare, spero un giorno di riuscire a essere come Elisa Longo Borghini. 

Correre un campionato italiano così è una bella risposta a livello tattico…

Vero, però si poteva prevedere dove ci si doveva far trovare pronte. Sono contenta di esserci riuscita, poi però contavano solo le gambe e sono felice di averle avute

Due anni da recuperare, ma Paternoster sta arrivando

15.05.2025
6 min
Salva

Dopo le classiche, l’obiettivo di Letizia Paternoster è diventato il Tour de France Femmes. Riuscire a vincere una tappa sarebbe il modo di entrare fra le grandi e tenere il ritmo delle coetanee che, a vario titolo, hanno compiuto i loro passi verso l’alto. Basterebbe partire dal podio di Doha 2016, quando quel fantastico gruppo di ragazze fra il 1998 e il 1999 si affacciò (vincendo) sul mondo. Al centro Elisa Balsamo con la maglia iridata e a sostenerla proprio Letizia, Chiara Consonni e Martina Fidanza.

Sono passati nove anni, chilometri e tanta vita. C’è stato il Covid e ci sono stati gli incidenti. In tanti casi rimanere in equilibrio fra la realtà, le attese e i propri guai è già di per sé un’impresa, per cui essere riusciti a risollevarsi è segno di talento e determinazione. Così Letizia Paternoster sta risalendo le posizioni del gruppo. Si è smarcata dalla riduttiva etichetta di velocista. E’ tornata competitiva in pista. Ha imparato a non mettersi addosso pressioni troppo pesanti. E ora addenta le corse con altra consapevolezza, facendo i conti con la sua immagine pubblica che a molti basta e avanza per dare giudizi senza conoscere. La maledizione dei social colpisce spesso chi sui social è più forte.

Passaggio in Spagna

Fra le classiche e il Tour, con la condizione che le restava nelle gambe, la trentina si è trovata a passare per la Vuelta. E senza fare miracoli, ha portato a casa un secondo posto di tappa e ha vestito per un giorno la maglia rossa di leader. Poco al confronto di una leonessa come Marianne Vos, ma abbastanza per capire di aver trovato la chiave. E la stessa Vos, rileggendone la storia, a un certo della sua carriera di predestinata, ebbe un crollo che la costrinse a mettere un lungo punto.

«Ho iniziato la stagione con tanta pressione addosso – racconta – e questo al Nord mi ha fatto vivere dei brutti momenti. Il guaio è che me la mettevo da sola. L’anno scorso ero andata tanto forte e mi sono resa conto che non funziona affrontare certe corse solo con le attese e senza la mente libera. La Vuelta è servita per ritrovare testa e gambe e affrontare quel che verrà con un’altra consapevolezza».

Quattordicesima al Fiandre (qui con Niewiadoma), dopo il nono posto del 2024, pagando pegno alla tensione
Quattordicesima al Fiandre (qui con Niewiadoma), dopo il nono posto del 2024, pagando pegno alla tensione
Però è venuta la maglia di leader e soprattutto alle spalle Marianne Vos, una vera leggenda…

Ricordo che ero piccolina la prima volta che puntai la sveglia per vedere il mondiale del 2010 in Australia, avevo 11 anni. Lo ricordo perché era il primo mondiale di Rossella Callovi, che è una mia amica ed è trentina come me. E ricordo la vittoria di Giorgia Bronzini sulla Vos, che già quattro anni prima, a 19 anni, aveva vinto il mondiale di Salisburgo. Marianne Vos è un riferimento, un modello da seguire.

Che cosa ti ha detto la Vuelta?

Che ho ritrovato testa e gamba. Ci sono arrivata motivata, con la testa leggera e ho capito le mie possibilità. Mi sono scrollata di dosso il fatto di essere una velocista, anche se l’ho sempre saputo e me l’hanno sempre detto. Sono più leggera delle ragazze di 70 chili specializzate negli sprint, vado meglio sui percorsi ondulati, con arrivi sugli strappi. Infatti la seconda tappa della Vuelta aveva l’arrivo dopo l’ultimo chilometro che tirava tutto in salita.

Però le salite lunghe restano indigeste…

Non è tanto il dislivello, infatti, il mio problema è la durata delle salite, la lunghezza. Se le salite sono corte, ripide e non tanto lunghe, se sono in forma posso dire la mia. Per questo ad esempio, non so cosa pensare di mondiali ed europei. Un po’ perché non ho visto i percorsi e un po’ perché non voglio guardare troppo avanti.

Chi ti ha sempre detto che non sei una velocista?

Quasi tutti i tecnici con cui ho lavorato (sorride, ndr). Penso a Josu Larrazabal, il capo dei tecnici alla Lidl-Trek. Non faceva che ripetermelo e l’ultima volta che ci siamo visti in ritiro, perché eravamo nello stesso hotel, me lo ha ricordato.

Al Trofeo Binda, Paternoster ha tenuto bene sulla salita di Orino ed è stata quinta allo sprint vinto da Balsamo
Al Trofeo Binda, Paternoster ha tenuto bene sulla salita di Orino ed è stata quinta allo sprint vinto da Balsamo
Si può dire che la parte più difficile in questa fase della carriera sia capire che atleta sei?

Assolutamente. Sto acquisendo adesso la piena consapevolezza, dopo aver perso quasi due anni per problemi di salute. Quello che avrei dovuto fare a 22 anni, io lo sto facendo adesso. Ho riscoperto la Letizia giusta. E grazie a Marco Pinotti e alla squadra, alla LIV-Jayco-AlUla, ho capito quali saranno le corse cui posso puntare.

Il Tour e non il Giro proprio per questo?

Esatto e sono super entusiasta. Non vedo l’ora di iniziare la preparazione per il Tour. Le prime 5 tappe hanno arrivi di questo tipo, che ricordano molto le classiche. La squadra pensa che sia la soluzione migliore per me, quindi andrò dritta in Francia. Il Tour non l’ho mai fatto, l’ho sempre solo guardato, quindi mi gasa tantissimo. Però insieme ho un dispiacere enorme nel non fare il Giro d’Italia. Appena hanno annunciato le tappe, ho visto quella che passa proprio da Cles e arriva a Trento e farla sarebbe stato un sogno. Però per il resto, devo ammettere che il Tour si addice molto di più alle mie caratteristiche.

Farai altura, sai già come ci arriverai?

Questa settimana è stata di respiro dopo le classiche e la Vuelta. Nella prima parte di stagione non ho mai staccato, se non in questi giorni. Prossima corsa sarà il Tour of Britain ai primi di giugno, quindi fra due settimane e mezzo. Poi vado in altura. Scendo per il campionato italiano con le Fiamme Azzurre. Ritorno in altura. E poi, il tempo di riadattarmi al livello del mare e vado dritta al Tour de France.

Linguaccia alla cattiva sorte e ripartenza: il Tour sarà per Paternoster un importante momento di verifica
Linguaccia alla cattiva sorte e ripartenza: il Tour sarà per Paternoster un importante momento di verifica
Sei passata definitivamente a lavorare con Pinotti, dopo il periodo a metà fra lui e Broccardo. E’ cambiato qualcosa?

Marco mi ha sempre detto che ho tantissimo margine. E quindi gradualmente stiamo aumentando il lavoro e facendo tutto nel modo giusto. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Sto crescendo e sta crescendo il carico di lavoro, per arrivare al mio vero valore. Ciclisticamente Dario è stato un padre, siamo in ottimi rapporti, resta un riferimento.

Quindi riassumendo, pochi viaggi mentali, pressioni al minimo e testa libera?

Esatto. E così arriverà tutto. Devo solo continuare in questo modo. Essere positiva con la testa, stare su e lavorare nel modo giusto. E poi la ruota girerà. Ne sono certa.

Sanremo Women. Tattiche a confronto per sprinter e scalatrici

19.03.2025
6 min
Salva

Cresce l’attesa per la prima edizione della Milano-Sanremo Women, che porta con sé tante domande e aspettative. Sarà una corsa per velociste, che terranno tutto chiuso aspettando la volata, o favorirà le scalatrici, che dovranno sfruttare le poche salite? Queste le principali incertezze che aleggeranno sulla corsa, ma anche sulle strategie delle squadre e degli atleti, pronti ad affrontare la storica Classicissima (in apertura, Arianna Fidanza e due compagne della Laboral Kutxa sull’iconico scollinamento della Cipressa).

In questo articolo, abbiamo avuto modo di ascoltare le opinioni di due tecnici di alto livello, Marco Pinotti della Jayco-AlUla, e Paolo Slongo della UAE-ADQ, che ci offrono un’analisi approfondita su come si prepareranno alla corsa e le prospettive per le rispettive atlete. L’approccio e la visione di due tecnici, alle prese con un evento che si preannuncia già ricco di emozioni e con due atlete agli antipodi: Longo Borghini, scalatrice (e non solo) per Slongo. Letizia Paternoster, donna veloce, per Pinotti.

Il profilo della Sanremo Women: 156 km. Sia Pinotti che Slongo si aspettavano qualche chilometro in più
Il profilo della Sanremo Women: 156 km. Sia Pinotti che Slongo si aspettavano qualche chilometro in più

Parola a Slongo

Il tecnico della UAE ADQ va dritto al sodo. Spiega che la scalatrice ha un passo tale da creare fatica a tutte le avversarie e quindi ha interesse a tenere un ritmo forte per tutta la gara, specie sulle salite. Un’altra opzione è che, se non questa situazione non dovesse verificarsi, bisognerà creare delle circostanze che rendano la corsa dura. I Capi rispetto agli uomini saranno più incisivi…

Quindi per la scalatrice sarà corsa dura sin dai Capi?

Direi di sì, ma non solo lì. Come abbiamo detto più volte ormai le ragazze sono tutte ad un buon livello, ma di certo i Capi faranno più selezione rispetto alla gara degli uomini. Tuttavia, secondo me, le favorite saranno in condizione e quindi, che siano scalatrici o velociste, a loro i Capi non creeranno grossi problemi. Creerà più problemi sicuramente la Cipressa o al limite il Poggio, se fatti in una certa maniera.

Hai detto Cipressa, un punto chiave: è possibile andare via lì per le donne?

Da sole è un po’ difficile, però se si crea un gruppetto di 4 o 5 ragazze con Vollering, Kopecky, Longo Borghini… sicuramente c’è la possibilità. Anche perché, oltre ad essere le più forti, rappresentano più squadre e quelle che poi possono controllare sono pochissime. Quindi, a differenza degli uomini, un attacco di leader da lontano è più facile. O più verosimile. Negli uomini diventa davvero complicato farlo sulla Cipressa, perché le squadre possono controllare anche per gli altri capitani.

Longo Borghini al Binda. Prove di accelerazioni brutali in salita. Lei di sicuro preferirà la corsa dura
Longo Borghini al Binda. Prove di accelerazioni brutali in salita. Lei di sicuro preferirà la corsa dura
Paolo hai tirato in ballo gli uomini: da un punto di vista tattico qual è la cosa più simile tra la Sanremo maschile e quella femminile?

Direi in generale la bellezza della Sanremo, che fino alla fine non sai mai chi può vincere. E’ una corsa talmente facile, ma allo stesso tempo diventa difficilissima da interpretare: questo aspetto penso sia uguale per uomini e donne.

E la differenza?

La differenza è che se le leader, specie le scalatrici o comunque quelle che sanno andare forte in salita, decideranno di attaccare da lontano, si potrebbe fare una corsa già selettiva con le leader che restano davanti. Una cosa è certa: tra le donne la corsa dura che ovviamente va meglio per le scalatrici, può fare più selezione. Certo, portarsi in volata una Kopecky, che su quelle salite va benissimo, è sempre una cosa rischiosa. Quindi, secondo me le altre avversarie, tra cui anche Elisa, dovranno comunque provare o pensare a qualcosa anche sulle salite precedenti al Poggio.

Sempre al Binda, Parternoster cerca invece di difendersi in salita. Letizia preferirà una corsa più lineare
Sempre al Binda, Parternoster cerca invece di difendersi in salita. Letizia preferirà una corsa più lineare

Parola a Pinotti

In relazione alla corsa di Letizia Paternoster, Pinotti analizza le dinamiche che porterebbero alla volata e la volata stessa, che vedrà comunque un gruppo ristretto. Come nelle classiche, la velocista che voglia arrivare in finale dovrà aver lavorato tanto sulla resistenza. I Capi arrivano dopo 110-115 chilometri e tanto dipenderà dalla situazione di gara in quel momento.

«La Sanremo – dice Pinotti – non è una corsa lunghissima come ci si poteva aspettare, ma per le donne le prime salite arrivano dopo oltre tre ore di gara e potranno già dire qualcosina».

Quando dici che la sprinter deve aumentare la resistenza intendi quei lavori di 3′-5′?

Quelli, ma anche la resistenza in generale, quella che si fa a gennaio. E’ chiaro che certi lavori, certe rifiniture si fanno con l’avvicinarsi dell’evento. E poi quei minuti vanno bene per i Capi e il Poggio, ma la Cipressa per le donne dorerà almeno 12′.

Fra i Capi quale sarà quello più duro per una sprinter come Letizia?

Il Berta, sicuramente, è il più selettivo. Gli altri due non troppo.

L’ostacolo principale per Letizia, secondo te, sarà la Cipressa o il Poggio?

Secondo me, sarà la Cipressa, non tanto per le pendenze, ma perché è più lunga. Su questa salita la posizione conta meno. Il Poggio è più facile, anche per le donne, e la pendenza è meno impegnativa. La velocità però conta molto e ci si può staccare di più. Il problema del Poggio è che arriva dopo 145 chilometri, quindi dopo parecchie ore e il posizionamento conta moltissimo.

Letizia Paternoster ha un grande spunto veloce. Per Pinotti il suo ostacolo maggiore sarà la Cipressa
Letizia Paternoster ha un grande spunto veloce. Per Pinotti il suo ostacolo maggiore sarà la Cipressa
Ecco il posizionamento: quanto è importante, specie per una velocista che deve risparmiare il più possibile, e quanto conta il ruolo della squadra?

Il posizionamento è fondamentale. Bisogna stare davanti, ma questo è importante anche nelle salite minori come il Berta. Sulle salite più dure, la squadra aiuta a prendere la posizione e a stare coperti, soprattutto per evitare danni durante le salite e per fronteggiare eventuali problemi meccanici. Dopo la Cipressa e il Poggio, se ci sono atlete con buone gambe, la squadra dovrà intervenire per ridurre i distacchi (gli attacchi delle big che paventava Slongo, ndr). Per il resto Paternoster è molto brava a anche a districarsi nel gruppo e sa stare coperta… merito della pista.

C’è la concreta possibilità di una volata con parecchie velociste?

Sì, una volata tra velociste è possibile, ma a questo punto diventa una questione di gambe più che di velocità pura. Se arriva giù dalla salita un gruppo più folto, una velocista potrebbe avere un vantaggio maggiore: una Wiebes, tanto per dire, potrebbe arrivarci e sarebbe dura da battere. Ma se l’arrivo avviene in un gruppo selezionato, anche se ci fossero le velociste più forti queste potrebbero avere più difficoltà.

Chiaro…

Lo abbiamo visto anche al Binda. Alla fine dopo una gara di oltre 2.300 metri di dislivello ha vinto la Balsamo, che è una velocista. Letizia è arrivata quinta (e la Longo decima, ndr). Tra le donne oggi il livello è elevato anche tra le sprinter. Vero che le salite erano diverse e nessuna superava un certo minutaggio, ma non sarà facile eliminarle alla Sanremo Women.

La discesa del Poggio può fare la differenza?

Sì, la discesa può essere cruciale, anche se non ci si pensa troppo. La differenza tecnica tra le atlete potrebbe essere maggiore rispetto agli uomini, con alcune che potrebbero avere più difficoltà nelle curve. Ciò potrebbe causare dei buchi. Bastano 10″ e si può andare all’arrivo.

Sarà interessante vedere quanto i capi incideranno nella Sanremo Women
Sarà interessante vedere quanto i capi incideranno nella Sanremo Women

Quanta curiosità

In conclusione, la Milano-Sanremo Women si preannuncia una corsa incerta e ricca di potenziali sorprese. Le risposte dei due tecnici, Pinotti e Slongo, mostrano come le strategie siano legate tanto alla preparazione fisica e alle caratteristiche tecniche, quanto alla capacità di affrontare i momenti più cruciali della corsa. Insomma, all’intersecarsi di varie tattiche.

E’ tutto da scoprire: il dilemma e lo spettacolo al tempo stesso sono tutti qua. Scalatrici contro velociste e non solo. Andamenti tattici. Poggio o Cipressa? Via Roma o i Capi? Questa prima edizione della Classicissima donne segnerà una traccia importante anche per i prossimi anni. La Sanremo Women si prepara a regalare grandi emozioni.

Le azzurre del quinquennio, tanti sorrisi e qualche lacrima

27.12.2024
5 min
Salva

L’analisi dell’ultimo quinquennio del ciclismo giovanile italiano ha destato molto clamore. I tanti ragazzi approdati nel WorldTour non bastano a mitigare l’immagine di un numero considerevole di giovani che dopo avere vestito le maglie azzurre – un traguardo sempre riservato a pochi – dopo solo qualche stagione si sono già allontanati dal ciclismo agonistico. Noi però abbiamo parlato del movimento maschile, qual è la situazione fra le donne?

Nel 2021 Silvia Zanardi conquista così il campionato europeo U23 di Trento
Nel 2021 Silvia Zanardi conquista così il campionato europeo U23 di Trento

Difficile fare paragoni

Partiamo innanzitutto da una considerazione di fondo: i parametri non possono essere gli stessi. Noi abbiamo preso in esame lo stesso periodo degli uomini, dal 2019 al 2023 evitando l’ultima stagione perché troppo recente, ma rispetto all’universo maschile ci sono differenze. Innanzitutto non c’è una vera e propria categoria under 23: le ragazze da juniores passano direttamente nel ciclismo maggiore. Le gare al di sotto dei 23 anni sono pochissime, da breve tempo è stato introdotto l’Avenir, il campionato continentale si disputa, ma i mondiali sono stati finora accorpati a quelli elite (non sarà così a partire dall’edizione in Rwanda del 2025) e obiettivamente non è la stessa cosa.

Anche la conformazione del ciclomercato è un po’ diversa perché è in continua evoluzione, tanto è vero che solo da poco sono state introdotte le squadre professional, mentre i devo team si stanno sviluppando di anno in anno. Tutto ciò per dire che i raffronti vanno soppesati, perché i paragoni fra i due sessi, nel mondo delle due ruote, sono difficili.

Alice Toniolli, in ripresa dal terribile incidente del 14 agosto. Il suo obiettivo è tornare a correre
Alice Toniolli, in ripresa dal terribile incidente del 14 agosto. Il suo obiettivo è tornare a correre

Nel 2019 sei azzurre da sogno

In totale, fra juniores e under 23, sono state 40 le ragazze azzurre e hanno corso con risultati lusinghieri, superiori per qualità e numero a quelli dei loro coetanei. Merito di una generazione davvero ricca di talenti: è impressionante rileggere oggi la nazionale U23 che vestì l’azzurro agli europei del 2019: Letizia Paternoster vincitrice, Elisa Balsamo decima e campionessa l’anno successivo, ma con loro anche Katia Ragusa, Vittoria Guazzini, Elena Pirrone bronzo a cronometro e Martina Fidanza. Tutte nel WorldTour, tutte nel giro azzurro anche oggi.

In tutto da allora abbiamo colto ben 6 successi. Oltre a Paternoster e Balsamo, vanno annotati gli ori conquistati da Eleonora Camilla Gasparrini agli europei 2020 tra le juniores, Silvia Zanardi fra le under 23 nel 2021 (a completare un magico tris), Vittoria Guazzini stessa categoria e anno ma nella cronometro e infine l’acuto di Federica Venturelli a cronometro nel 2023. Si dirà: tutti europei e nessun mondiale. Ma chi conosce l’universo rosa sa che la gran parte del talento è ancora nel Vecchio Continente…

Francesca Barale è una delle 15 azzurre approdate nel WorldTour e che sta pian piano crescendo
Francesca Barale è una delle 15 azzurre approdate nel WorldTour e che sta pian piano crescendo

C’è chi si è persa per strada

A corollario di questi successi, ci sono ben 9 podi e un totale di 37 top 10, a conferma del valore del nostro vivaio che pur tra mille difficoltà continua a sfornare atlete di valore, forgiate quasi tutte dalla doppia direttrice strada/pista, una via maestra che non va abbandonata. Ma attenzione: non è tutt’oro quello che luccica.

Abbiamo perso per strada 6 ragazze, che dai fasti della maglia azzurra sono finite ai margini del mondo delle due ruote, almeno di quello agonistico perché c’è chi ha già trovato altri impieghi come Giorgia Catarzi, azzurra junior nel 2019 e che Fabiana Luperini ha voluto con sé come allenatrice alla Ciclistica San Miniato Santa Croce.

Camilla Alessio, un solo anno alla Ceratizit e poi l’addio alle corse. Un talento cui serviva tempo
Camilla Alessio, un solo anno alla Ceratizit e poi l’addio alle corse. Un talento cui serviva tempo

L’esemplare caso della Alessio

Il caso più eclatante è quello di Camilla Alessio. Tra il 2019 e il 2021 la ragazza di Cittadella ha vestito l’azzurro a ripetizione, sfiorando il podio agli europei 2019 a cronometro juniores e contribuendo alla vittoria della Zanardi due anni dopo fra le under 23. Nel 2022 ha assaggiato il ciclismo di vertice alla Ceratizit-WNT, poi più nulla: uno dei tanti talenti che dolorosamente abbiamo visto sparire, complici problemi fisici che la limitavano. Una di quelle cicliste che avrebbero avuto bisogno di più tempo per evolversi e trovare la propria collocazione rispetto a quello concesso da un mondo che non si ferma per nessuno, accelerando la crescita sempre di più.

A fronte di chi non ce l’ha fatta, ci sono ben 15 atlete che fanno stabilmente parte del WorldTour. Alcune sono già affermate campionesse. Una su tutte è Elisa Balsamo già fregiatasi dell’iride assoluto, altre si stanno ritagliando il loro spazio e sono in rampa di lancio. Bisogna però guardare oltre, a chi quel traguardo, il contratto nella massima serie, lo deve ancora raggiungere e per farlo gareggia nei team continental o nei semplici club.

Matilde Ceriello davanti a Carlotta Cipressi: quest’ultima ha svoltato, l’altra purtroppo no
Matilde Ceriello davanti a Carlotta Cipressi: quest’ultima ha svoltato, l’altra purtroppo no

L’importanza dei team nostrani

Realtà come Top Girls Fassa Bortolo, Bepink, Mendelspeck racchiudono ancora una buona parte delle cicliste di vertice, il problema è dare loro opportunità per gareggiare, confrontarsi con le più grandi, mettersi in luce.

Nelle gare estere? Sì, ma non può bastare. Serve un calendario nazionale più folto e qualificato, più occasioni di confronto. Allora potremo davvero dire che chi non ce l’avrà fatta sarà il prezzo pagato alla selezione naturale.

Paternoster 3.0: sguardo fisso sulla Sanremo

13.12.2024
4 min
Salva

ALTEA (Spagna) – Bisogna prepararsi per una Paternoster 3.0. Dopo aver parlato con la trentina nel ritiro del Team Jayco-AlUla, la sensazione è quella di una determinazione nuova, che poggia su una preparazione più strutturata e sostanziosa. La presenza di Marco Pinotti sarà più incisiva e l’apporto dell’ingegnere bergamasco, che già nel 2024 aveva portato una ventata di aria nuova fino alla prima vittoria, promette di essere la base per una svolta decisiva.

Letizia sorride, come al termine di un percorso faticoso che l’ha messa alla prova in modo importante. E ora che i nodi sembrano finalmente sciolti, il futuro e le corse sembrano un luogo protetto in cui essere se stessa senza dover per forza indossare i panni del personaggio che si è cucita addosso negli anni.

«Qua mi vogliono tutti bene – annota – e ci tengono tanto a me. Veramente si curano di me come persona e anche le compagne attorno mi fanno sentire apprezzata ogni giorno. E’ come se mi trasmettessero tutta la bella energia che hanno e questo conta tanto anche in gara».

Un ottimo dicembre per Paternoster, ospite dell’Hotel Cap Negret (immagine Instagram)
Un ottimo dicembre per Paternoster, ospite dell’Hotel Cap Negret (immagine Instagram)
Lo abbiamo già visto in primavera al Nord. Una Letizia molto più guerriera di quella cui eravamo abituati…

Per me non è stata una scoperta assoluta. Conosco le potenzialità che posso avere su strada, perché le avevo mostrate appena passata. Ovviamente era solamente questione di ritrovare quella che ero. Allora avevo solo 19 anni. Ora che sono cresciuta, fra la maturazione fisica e l’esperienza, posso sicuramente puntare un po’ più in alto. Perciò ci ho creduto, ma quello che abbiamo visto nella scorsa stagione è stata una sorpresa anche per me. Non mi aspettavo di essere migliorata così tanto. Per questo sono carica, non vedo l’ora di affrontare le corse. Ci credo veramente tanto. Perché l’ho già fatto e ora credo anche di poterlo fare ancora meglio.

Perché?

Perché l’anno scorso sono arrivata senza un’aspettativa e una preparazione adeguata al 100 per cento. Poi si sa, nel ciclismo tutto può succedere, però voglio pensare che se faccio tutto nel modo giusto, può accadere qualcosa di veramente magico.

Giro delle Fiandre 2024, Letizia Paternoster chiude al nono posto, cedendo solo nel finale
Giro delle Fiandre 2024, Letizia Paternoster chiude al nono posto, cedendo solo nel finale
Lo scorso anno hai cominciato a lavorare con Pinotti, la collaborazione continua?

Marco è super, cura i dettagli al 100 per cento. E’ un ingegnere e si vede nel modo in cui fa le cose. Quando parla, so che quello che dice è reale. Non dice una parola in più né una in meno. Guarda ogni allenamento in tempo reale: io torno e prima di ripartire il giorno dopo ho già i suoi feedback. Mi dice che magari in un certo tratto potevo fare qualche pedalata di più, vede particolari incredibili. E allo stesso tempo riesce a trasmettermi calma e serenità e questo con me fa tanto.

Ha aumentato le quantità di lavoro? Lo scorso anno proprio Marco ci disse che per l’attività che dovevi fare, ti allenavi ancora poco…

Effettivamente lui sta sempre avanti, sempre al passo con gli studi. Il ciclismo ha avuto un’evoluzione sotto tutti gli aspetti. E’ vero che ho aumentato tutto da quando lavoro con lui ed effettivamente i risultati sono tangibili.

Paternoster e una cartolina per Natale: la squadra rimarrà in Spagna fino alla vigilia delle Feste
Paternoster e una cartolina per Natale: la squadra rimarrà in Spagna fino alla vigilia delle Feste
E’ vero che proprio Marco ti ha suggerito di fare un pensiero alla Sanremo?

E’ un grande obiettivo. Appena hanno confermato che si farà, mi ha chiamato e mi ha detto: «Lo sai che si farà la Milano-Sanremo?». Gli ho chiesto che cosa ne pensasse e lui mi ha detto che bisognava farci un bel circoletto attorno. In pochi minuti è andato a studiarsi le prime cose, per cui di sicuro ci si prova. Si sa che poi il livello della competizione sarà altissimo. E’ una corsa che può piacere alla Longo Borghini, a Lotte Kopecky, la Wiebes e anche alla Vollering. C’è un bel gruppo di ragazze che possono veramente fare bene, però perché non pensarci?

E perché non pensare anche di riprendersi il posto che avevi da junior?

Esattamente, è proprio quello che voglio fare.

Da dove nasce questo sorriso?

E’ dicembre e non sono mai partita a dicembre con un livello così alto, ne parlavo proprio prima con Marco. Siamo felici, stiamo lavorando nella direzione giusta. Ho fatto una off-season adeguata e quindi stiamo costruendo il mio percorso. Davvero non vedo l’ora di cominciare.

La prima della Paternoster con lo spirito guerriero

26.09.2024
5 min
Salva

Neanche il tempo di scendere dall’aereo dopo svariate ore di volo dal Canada, che Letizia Paternoster è già disponibile per raccontare la sua vittoria al Tour de Gatineau di domenica. Si capisce anche da questo, oltre che dalla sua voce squillante a dispetto del viaggio e del jet lag, quanto questo successo rappresenti per lei. Una vittoria attesa da 5 anni, dalla conquista del titolo europeo U23 nel 2019, una vittoria che ha davvero il sapore di qualcosa che chiude una parentesi difficile, segnata da tanti brutti momenti ma anche da quella resilienza che è diventata ormai un suo marchio di fabbrica.

Il podio della corsa canadese con la Paternoster fra la cubana Meijas e la canadese Van Dam
Il podio della corsa canadese con la Paternoster fra la cubana Meijas e la canadese Van Dam

«Io ero sicura che prima o poi il successo sarebbe arrivato – esordisce la trentina di Cles – ma questa vittoria mi ha dato un forte senso di liberazione, soprattutto perché tante volte in questa stagione ci ero andata vicinissima. Ad esempio nella prima tappa del Tour of Britain pensavo proprio di avercela fatta. Prima di partire per il Canada sentivo che la condizione era quella giusta, ero conscia di essermi allenata bene».

Com’è stato il dopo Parigi?

Non è stato facile soprattutto mentalmente, riuscire a ricaricarmi dopo un’Olimpiade non andata come speravo. Devo dire grazie al team, che non mi ha forzato la mano per tornare in forma. Questo mi ha aiutato nella crescita, notavo in allenamento che toccavo valori mai raggiunti in stagione.

Il fotofinish della prima tappa al Tour of Britain che ha premiato l’iridata Kopecky per millimetri
Il fotofinish della prima tappa al Tour of Britain che ha premiato l’iridata Kopecky per millimetri
Già prima di Parigi, relativamente alla stagione su strada, ti eri detta molto soddisfatta, un giudizio rinfrancato dopo la vittoria d’oltreAtlantico?

Sicuramente, perché è stata sempre in crescendo, fino a raggiungere vette che non avevo mai toccato ma con la consapevolezza che c’è ancora spazio per migliorare. Ora con la forza che mi ha dato il successo canadese, voglio proseguire su questa scia al Simac Tour in Olanda e fare bene nel confronto con le migliori. Poi in base anche alle disposizioni di Villa penserò ai mondiali su pista, ma mi ci concentrerò dopo l’Olanda.

In primavera Pinotti che coadiuva la tua preparazione aveva sottolineato la necessità di lavorare molto di più rispetto a prima. E’ questa la chiave del tuo cambiamento?

Io devo dire grazie un po’ a tutti i preparatori che mi seguono, quelli del team, perché curano ogni minimo aspetto dell’allenamento. Quando entrai nella Liv Jayco AlUla due anni fa partivo praticamente da zero, avevo perso completamente tre anni di carriera per i vari problemi fisici. Serviva davvero tanta fiducia per credere in me. Nel 2023 sono stata costante, ma allora già entrare in una top 10 voleva dire tanto. Avevo fatto parte del percorso. Venendo al discorso specifico, il mio lavoro è cambiato, è aumentato ma quel che conta è che il mio corpo si è abituato e si abitua a carichi di lavoro sempre maggiori, recepisce e restituisce. Recupero meglio e con frequenze più alte e so che posso fare ancora molto di più, in allenamento e conseguentemente anche in gara.

Il lavoro della Liv Jayco AlUla è stato fondamentale per controllare la corsa
Il lavoro della Liv Jayco AlUla è stato fondamentale per controllare la corsa
Com’era la corsa canadese?

Molto nervosa, a me ha ricordato un po’ il circuito del Liberazione romano. Le compagne sono state bravissime a tenere la corsa chiusa per arrivare alla volata e hanno costruito un treno fantastico per pilotarmi. L’orgoglio di alzare le braccia al cielo, di mostrare questa maglia che tanto mi ha dato ma che non avevo ancora potuto ripagare con una vittoria è stato un momento che non dimenticherò.

Torniamo un po’ indietro nel tempo, anche sull’onda di questo spirito positivo e parliamo di Parigi…

Ho imparato, con tutto quello che mi è successo, che da qualsiasi esperienza bisogna trarre gli aspetti positivi e lasciar andare il resto. Non è stata un’Olimpiade felice, ma ragionandoci sopra ho capito i miei errori e le mie mancanze per diventare più forte di prima. Anch’io faccio fatica a capire che cosa non ha funzionato, sicuramente il Covid contratto durante il periodo in altura non ha aiutato, ma ci ho messo del mio gestendo male alcune cose. Non ho affrontato Parigi con la mente lucida e serena, per questo dico che la mente fa tanto nel nostro mestiere.

Tutta la delusione sul volto della trentina dopo l’omnium olimpico, chiuso al 13° posto
Tutta la delusione sul volto della trentina dopo l’omnium olimpico, chiuso al 13° posto
Ti riferisci solo all’andamento dell’omnium dell’ultimo giorno o a tutta la spedizione?

E’ un discorso generale, che riguarda tutta la mia Olimpiade. Io volevo ben altro e sapevo che avevo tutte le possibilità di conquistarlo.

La pista continuerà a par parte del tuo percorso?

Certamente, ci mancherebbe… Io non mollo, anche in questa stagione si è visto che sono al livello delle migliori, ad esempio alla Nations Cup in Canada mi ha battuto solo la Valente che poi è andata a prendersi l’oro olimpico dominando la gara. Io so il valore che ho e lo sa anche Villa. Ho tanti obiettivi da cogliere nei prossimi anni e voglio raggiungerli con lo spirito guerriero che sta emergendo sempre di più in me. Il risultato di Parigi è che ora ho ancora più fame di successi…

La nuova Paternoster, dalla strada verso un sogno a 5 cerchi

31.05.2024
5 min
Salva

E’ una Paternoster nuova quella che si approccia alla fase più importante della stagione (ma sarebbe più giusto dire della carriera, visto l’appuntamento olimpico). Anche la RideLondon ha confermato che la campionessa della Jayco AlUla ha ormai una nuova dimensione non solo su pista, ma anche su strada avendo lottato da pari a pari con le stelle del movimento, da Wiebes a Kopecky finendo quarta nella classifica generale a parità di tempo con l’iridata. Si era già capito alle classiche che eravamo di fronte a una Paternoster 2.0, le strade inglesi lo hanno ribadito.

La sua nuova dimensione nasce da una rinnovata consapevolezza: «Nel team, dove sono approdata lo scorso anno, ho trovato la mia dimensione, su di me è riposta tanta fiducia. Lo scorso anno è stato importante e delicato dopo tutto quello che era successo precedentemente, mi è servito per ritrovarmi, per creare una base di lavoro e la squadra ha avuto la pazienza di aspettarmi, ora ne stiamo godendo i frutti».

Il podio di tappa alla RideLondon Classique con Letizia seconda dietro la Wiebes
Il podio di tappa alla RideLondon Classique con Letizia seconda dietro la Wiebes
Già dalle classiche avevi espresso valori diversi dal passato…

Sì e guardando indietro posso anche dire che potevo ottenere anche di più. E’ da inizio stagione comunque che sto andando bene su strada, i valori sono sempre alti e questo mi conforta. Ho una nuova mentalità e consapevolezza e questo sarà importante soprattutto per gli anni a venire.

Se della Paternoster su pista si sa moltissimo, su strada eri quasi un oggetto sconosciuto, tanto che molti ti ritengono una velocista…

Io no, le mie caratteristiche non sono solo la velocità, anche se certamente in volata posso dire la mia. Ma tengo bene anche sugli strappi. Certo, non sarò mai uno scalatore e non potrò competere per la classifica delle grandi corse a tappe, ma anche quando passai professionista si vedeva che avevo caratteristiche multiple. Già quando passai pro’ vinsi il Festival Elsy Jacobs, gara a tappe battendo gente forte come Vos, Kopecky, Balsamo ed era una corsa con molti strappi, percorsi da classiche. Nell’ultima tappa arrivammo in 15 e vinsi io. D’altronde una velocista pura non posso esserlo, non ho leve lunghissime, ma so adattarmi a ogni percorso.

Un passo indietro nel tempo, la vittoria in volata di Paternoster in Lussemburgo. Era il 2018
Un passo indietro nel tempo, la vittoria in volata di Paternoster in Lussemburgo. Era il 2018
Il periodo nero, quello dei frequenti infortuni e conseguente naturale difficoltà a uscirne, sia fisicamente che psicologicamente, è messo finalmente alle spalle?

Sì, soprattutto mentalmente perché se mi guardo indietro non ho rimpianti per il tempo perduto. Sono giunta alla consapevolezza che anche quello è servito, mi ha fatto crescere, maturare. Quei momenti fanno parte del passato, bisogna andare avanti e guardare oltre.

Ora però la strada deve lasciare posto alla pista e al vero grande obiettivo…

Non ho mai perso il focus su quel che conta davvero in questa stagione. Appena tornata dalla Gran Bretagna sono stata due giorni a lavorare su pista a Montichiari e un paio di giornate saranno dedicate a quello anche nelle immediate settimane future, ma dopo il Women’s Tour potrò concentrarmi interamente sulla preparazione su pista. In programma avremo ancora un impegno in Belgio con Guazzini e poi sarà tempo del ritiro in altura.

Nel team australiano la trentina ha trovato l’ambiente giusto per tornare a crescere
Nel team australiano la trentina ha trovato l’ambiente giusto per tornare a crescere
Accennavi prima a Elisa Balsamo. Come hai vissuto il suo infortunio?

Un trauma. Eravamo a Livigno, io e Vittoria. Stavo guardando la corsa in tv, quando ho visto la caduta ho iniziato a urlare «Vittoria, Vittoria» perché Guazzini non stava guardando. Mi è venuto il cuore in gola, eravamo nel panico assoluto, con la gente intorno che ci chiedeva cosa stesse succedendo. Le corse che facciamo in questo periodo sono strane, le affrontiamo con uno stato d’animo particolare. C’è sempre un po’ d’ansia perché una caduta può significare perdere l’obiettivo a cui guardiamo da anni. Anche in Inghilterra, in certi frangenti ci pensavo due volte se buttarmi nella mischia e non nascondo che qualche tirata di freni la diamo…

Un problema che vi accompagnerà anche nelle prossime settimane, come a tutti coloro che, in qualsiasi sport, sono chiamati a partecipare a Parigi 2024…

Sì, perché basta un colpo d’aria, il più piccolo ostacolo a rimescolare le carte. Se uno ci pensa troppo, vive questo avvicinamento con terrore e sarebbe sbagliato. Bisogna fare attenzione, ma mantenendo sempre un atteggiamento positivo.

Alle classiche Paternoster ha mostrato un piglio nuovo, con ottimi piazzamenti
Alle classiche Paternoster ha mostrato un piglio nuovo, con ottimi piazzamenti
Come vivi le incertezze che ora circondano la presenza della Balsamo?

E’ stata una caduta terribile con conseguenze pesanti, ma spero tanto che non lo siano così tanto da impedirle di essere con noi e completare il cammino che abbiamo intrapreso. Dobbiamo confidare nella speranza, noi ci crediamo fortemente che Elisa sarà lì a lottare con noi.

Oltretutto la vostra gara, quella dell’inseguimento a squadre femminile, nei pronostici olimpici è considerata fra le 3-4 gare fra tutte le Olimpiadi con più possibilità di medaglia…

Stiamo toccando tutto il ferro che c’è – afferma ridendo la Paternoster – La pressione è tanta e fondamentale è anche l’approccio alla gara da vivere psicologicamente. In questo ci stanno aiutando molto Elisabetta Borgia come mental coach della nazionale e Paola Pagani che è la mia personale. E’ un bel gruppo il nostro, ci sosteniamo tutte, siamo 6 ragazze intercambiabili e ci diamo forza per esserlo. Lavoriamo su noi stesse per acquisire consapevolezza di quanto siamo forti e dove possiamo arrivare. Se arriviamo tutte al massimo della forma e diamo il 110 per cento, nessun traguardo è precluso.

Paternoster e Kopecky nell’omnium europeo 2024. Le ritroveremo rivali a Parigi 2024?
Paternoster e Kopecky nell’omnium europeo 2024. Le ritroveremo rivali a Parigi 2024?
Tu però non avrai solo l’inseguimento. C’è anche l’omnium che tra l’altro sarà l’ultimo giorno olimpico, quando ci sarà da completare la torta…

Infatti con Villa doseremo la preparazione, in questa prima parte ci stiamo concentrando sul quartetto, a luglio lavoreremo anche sull’omnium per essere pronta per il grande evento. Ho molta fiducia in Marco perché sa come si vince un’Olimpiade, l’ha fatto da atleta e da tecnico, è la persona migliore per trovare la quadra. Mi fido del suo metodo, so che può portarmi lontano.