Gli azzurri fanno valigia, la Settimana Italiana va avanti

17.07.2021
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Trarre il massimo vantaggio dalla competizione senza correre rischi inutili. In fondo era questo che voleva per i suoi azzurri Davide Cassani, accompagnato da Marco Villa, Mario Scirea e il resto dello staff, quando ha inserito la Settimana Ciclistica Italiana nel calendario di avvicinamento a Tokyo. E adesso che i quattro moschettieri azzurri (Gianni Moscon, Giulio Ciccone, Alberto Bettiol e Damiano Caruso, quest’ultimo in maglia Bahrain Victorious) hanno lasciato la Sardegna, può ben dirsi soddisfatto.

Nella volata della terza tappa vittoria di Ackermann a sinistra, ma Milan (in rosso) lo ha fatto soffrire
Nella volata della terza tappa vittoria di Ackermann a sinistra, ma Milan (in rosso) lo ha fatto soffrire

Treno Ganna

Certo, se Elia Viviani (poi 4°) avesse trovato il guizzo giusto sul rettilineo di via Diaz, sotto la scalinata di Bonaria a Cagliari, tutto sarebbe stato ancor più perfetto, ma certi sincronismi non sono semplici da trovare e Gianni Moscon e Filippo Ganna hanno fatto con grande scrupolo il loro lavoro di apripista

«E’ stato pilotato bene – ha detto Marco Villa a fine tappa, dopo averci parlato – Forse Filippo andava anche troppo forte e l’ha messo un po’ in difficoltà rispetto al suo solito ultimo uomo. Diciamo che è stato un ultimo uomo particolare. Ma sono contento per Elia, ha le gambe pesanti perché ha fatto tanto lavoro, ma si sta ritrovando».

Cassani soddisfatto

Elia resterà nell’Isola sino all’ultima tappa, come Jonathan Milan, che a dispetto dei propri vent’anni si è buttato nella mischia contestando sino all’ultimo centimetro a Pascal Ackermann una vittoria sancita soltanto dal fotofinish e per questione di centimetri. Gli stradisti designati per Tokyo, invece, hanno completato senza danni i loro tre giorni fatti di tante “trenate”, qualche variazione in salita e un bel fondo: «E’ quello che serviva per finalizzare il lavoro fatto in altura a Livigno», ha sintetizzato Cassani, soddisfatto. L’unico contrattempo (una caduta nel finale a 13 chilometri da Cagliari) ha coinvolto un azzurro non olimpico, lo sfortunato Fausto Masnada, arrivato con i pantaloncini strappati (a fine tappa è stato portato al Pronto Soccorso del Policlinico Universitario di Cagliari per le prime cure e in mattinata è rientrato a Milano con una diagnosi che parla di frattura non scomposta della vertebra S3 sacrum).

Ieri per Viviani un pilota d’eccezione e… troppo forte: Pippo Ganna
Ieri per Viviani un pilota d’eccezione e… troppo forte: Pippo Ganna

Buon umore Bettiol

In tre giorni sono arrivati buoni piazzamenti (il secondo posto di Bettiol a Sassari su tutti) ed è cresciuta la consapevolezza nei propri mezzi in vista della prova olimpica su un tracciato che presenta un grande dislivello. Certo, la nazionale di calcio ha alzato l’asticella vincendo l’Europeo e chi indossa la maglia azzurra deve dare il massimo: «La nostra maglia a Tokyo sarà bianca ma cercheremo di dare il massimo comunque – ha scherzato Bettiol, sintetizzando – posso dire di essere più soddisfatto al termine di queste tre giornate rispetto a quando sono arrivato».

Tanto azzurro

Tanto basta. Giulio Ciccone ha fatto il diavolo a quattro in salita, Gianni Moscon pure ed è stato prezioso nel finale a Sassari; lo stesso Bettiol ha cercato l’azione da finisseur a Oristano e Caruso è sempre stato nel vivo delle operazioni. Tutti hanno sfruttato ogni occasione per migliorare la condizione, per “lavorare”. 

«Sono soddisfatto, era un blocco di lavoro che serviva in vista di Tokyo – ha confermato Moscon – non siamo venuti qui per vincere, naturalmente se fosse arrivato il risultato tanto meglio, però abbiamo fatto un bel lavoro. Tutto secondo i piani: la corsa ha avuto l’utilità che doveva».

Moscon molto motivato, il lavoro sullo Stelvio sta dando ottimi frutti
Moscon molto motivato, il lavoro sullo Stelvio sta dando ottimi frutti

La Settimana prosegue

Il lavoro proseguirà in Giappone (assieme a Vincenzo Nibali): si cercherà rapidamente di neutralizzare gli effetti negativi del lungo viaggio e trovare l’adattamento fisico. In strada sono previste uscite attorno alle quattro ore. La Settimana Italiana va avanti con le ultime tappe, entrambe con partenza e arrivo a Cagliari, in pianura. Il leader Diego Ulissi difende un vantaggio di 6” su Sep Vanmarcke e Giovanni Aleotti.

Milan, da Imola a Montichiari ricercando il colpo di pedale

21.06.2021
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Dopo aver fatto una fatica indicibile al campionato italiano di Imola, ingobbito sulla Gallisterna portando avanti i suoi 194 centimetri, Jonathan Milan è tornato in Friuli, ha cambiato la valigia e stamattina alle 10 si è messo in macchina verso Montichiari. «Dove Villa ci ha annunciato che faremo prove di gara – dice il corridore del Team Bahrain Victorious – in cui si vedrà chi ha la gamba, il colpo di pedale, per capire a che punto siamo».

Dopo i campionati italiani su strada, per Milan è ripresa la routine del velodromo
Dopo i campionati italiani su strada, per Milan è ripresa la routine del velodromo

La crono mancante

Per esperienza e gusto personale, Jonathan avrebbe dovuto correre il tricolore a cronometro, ma avendo trascorso le ultime settimane facendo lavori finalizzati alla pista senza prepararsi come sarebbe servito, ha preferito dedicarsi alla causa di Colbrelli. Ha tirato. Ha masticato la sua bella dose di fatica. Ha comunque fatto l’esperienza di un campionato italiano al primo anno da pro’. E ora è pronto per rituffarsi nell’avventura olimpica.

«Se fossi andato a fare la crono – dice e sorride – avrei fatto un buco nell’acqua. Tutti gli allenamenti fatti finora erano propedeutici alla pista, anche su strada. Partenze da fermo. Lavori sui 2-3 minuti simulando situazioni della pista, pur con altri rapporti e un altro ambiente. Le crono sono la mia specialità, ma sarebbe stato impossibile farne una di 45 chilometri senza preparazione specifica».

In Belgio ha provato varie corse, mostrando un bel colpo di pedale sul pavé: qui ad Harelbeke, ma si è ritirato
In Belgio ha provato varie corse, mostrando un bel colpo di pedale sul pavé

La gestione condivisa lo soddisfa. Se da un lato Paolo Artuso, coach della squadra, fa da raccordo e gestisce i tempi del lavoro, la preparazione in senso stretto è seguita ancora da Andrea Fusaz, del CTF Lab, come negli accordi presi alla firma del contratto. Tuttavia, nel rispetto della giovane età, l’attività su strada di Milan è stata finora piuttosto blanda.

In pratica dopo il Fiandre del 4 aprile, sei tornato in corsa il 6 giugno al Giro di Slovenia…

E nell’intervallo ho fatto tanta pista, perché l’obiettivo era di preparare gli europei, anche se poi li hanno rinviati. Forse senza quell’appuntamento, avrei corso di più, ma penso che il programma sia stato giusto e che la squadra mi stia supportando bene. Il prossimo anno la strada sarà il punto centrale, comincerò ad avere i miei obiettivi, mentre tutto quello che verrà quest’anno servirà per fare esperienza. Ho sperimentato piccole corse a tappe come Uae Tour e Slovenia, grandi classiche e corse minori. Sono ancora nella fase dell’inserimento e mi sto trovando bene.

La pista resta centrale fino alle Olimpiadi, poi la strada avrà il sopravvento?

Dopo Tokyo si correrà su strada e vedremo semmai verso fine stagione cosa fare con europei e mondiali su pista.

Però intanto c’è da capire se andrai alle Olimpiadi, anche se a rigore di logica dovresti essere uno di quelli sicuri.

La sto vivendo abbastanza tranquillamente. Se inizio ad agitarmi, non vado da nessuna parte. Quel che sarà sarà, se sarò convocato, farò del mio meglio.

Sei stato a Livigno con gli altri?

Sono salito su 5-6 giorni prima, perché sarei sceso per andare al Giro di Slovenia. Il periodo minimo perché sia utile è di due settimane.

Jonathan Milan, europei pista 2020
Agli europei di Plovdiv 2020 ha conquistato l’argento nell’inseguimento individuale, oltre a quello nel quartetto e il bronzo nel chilometro da fermo
Jonathan Milan, europei pista 2020
Agli europei di Plovdiv 2020, argento nell’inseguimento individuale e nel quartetto e il bronzo nel chilometro
Come è andata in Slovenia?

Ho fatto fatica. E quando la domenica sono tornato in Italia, sono andato subito in pista e quel lunedì (14 giugno, ndr) avevo davvero mal di gambe, perché fra altura e corsa certi lavori che in pista sono la base mi mancavano. Il colpo di pedale si perde. Per questo da oggi farò poca strada e tanta, tantissima pista.

Se sarai convocato, andrai alla Settimana Italiana in Sardegna, dal 14 al 18 luglio, giusto?

E’ nei programmi e dovrei andarci con la squadra.

L’ultima la dedichiamo a tuo fratello Matteo: sta ancora andando forte?

Si sta allenando e speriamo possa fare una bella seconda parte di stagione. Tutti gli juniores come lui l’anno scorso hanno perso un’annata, un brutto colpo. Tanto di cappello perché è riuscito già a vincere. Non è stato facile per noi, che comunque avevamo più attività e una base più alta. Figuratevi loro…

C’è un altro Milan che va forte. Si chiama Matteo…

10.05.2021
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Vincere una corsa con un attacco nel finale, ma al tempo stesso lontano dal traguardo. Farlo come un vero campione anche se sei uno juniores, scattando da solo, controllando e avendo tutto il tempo di alzare le braccia al cielo sull’arrivo. E’ quel che ha fatto il 2 maggio scorso Matteo Milan.

Quando ci risponde al telefono il friulano è a scuola. O meglio, è in Dad, la famosa didattica a distanza che tanto ha fatto impazzire i genitori degli alunni più piccoli. Per fortuna Matteo è sì giovane, ma non è così piccolo! 

«Ho un’ora di buco, possiamo sentirci adesso», ci dice. Matteo è nipote, figlio e fratello d’arte. Suo nonno Eligio andava in bici e per un paio di anni ha anche corso, suo papà Flavio fu professionista per qualche stagione negli anni ’90 e suo fratello Jonathan che conosciamo bene in quanto pro’ della Bahrain Victorious e uno dei vagoni del quartetto delle meraviglie di Marco Villa.

Matteo (a destra) con il fratello Jonathan, ancora in maglia CTF
Matteo (a destra) con il fratello Jonathan, ancora in maglia CTF
Matteo, “sei a scuola” dunque, cosa studi?

Vado allo Stringher di Udine e studio enogastronomia. Ho da sempre la passione per la cucina e volevo specializzarmi in questo ambito.

Cucina e ciclismo possono non andare d’accordo o al contrario legare moltissimo se si sa come fare…

Saper cucinare aiuta, so quello che serve, ma non sempre ho tempo per mettermi ai fornelli. A volte dò qualche dritta a mia mamma per qualche abbinamento e magari le dico cosa cucinare prima di questo allenamento o di quella gara. Le dico le dosi tra carboidrati, proteine… e lei si regola di conseguenza.

Ma a tavola chi è più serio, tu o tuo fratello?

Io! Jonathan mangia di tutto, io sto più attento. Non che lui si alimenti male, ma diciamo che io sono più sensibile a quello che mangio.

Come abbiamo accennato, la tua è una famiglia di ciclisti. Per te è stato naturale salire in bici o ti ci hanno messo i tuoi?

Ho seguito le orme di papà. Prima però avevo provato a fare anche altri sport, judo, tennis. Però il ciclismo mi appassionava di più. Riusciva a tirarmi fuori quella grinta che avevo dentro come nessun altro sport. In casa è stato nonno Eligio a portare il ciclismo. Io ho iniziato da G0, con le garette a Buja e in zona. Avevo sei anni, quindi sono già 12 anni che corro. 

Che cosa ricordi della prima gara?

Non è un ricordo della prima gara, ma mi piaceva il tifo del pubblico. Correvo ancora in Mtb e quando si passava davanti alla gente che ci incitava io spingevo di più.

Matteo (18 anni) è alto 1,84 metri. Da allievo è stato campione regionale
Matteo (18 anni) è alto 1,84 metri. Da allievo è stato campione regionale
Uscite mai insieme tu e tuo fratello?

Non tante volte, perché lui è spesso fuori e ha i suoi lavori da fare. Ma soprattutto perché ha proprio altri ritmi e fa più ore. Però se fa la sgambata ci vado. Anzi è lui che me lo chiede.

Beh, andare dietro a Jonathan non deve essere facile però sai che allenamenti… E’ come fare dietro motore!

Eh sì, magari se fa allenamenti lunghi faccio il finale con lui, ma se fa dei lavori sono “brutte esperienze”! Quando spinge forte fai fatica a stargli a ruota. E’ capitato anche di fare 3 ore a 40 all’ora. E io non ho questo passo.

Corri tra gli juniores (Matteo veste la maglia del Danieli 1914 Cycling Team, ndr): i tuoi compagni e avversari ti avranno di certo fatto qualche battuta sul fatto che sei “avvantaggiato” perché ti alleni con tuo fratello, un professionista del WorldTour…

Sì, è capitato qualche volta, ma io rispondo che ognuno si allena per conto suo. Le trenate di Jonathan servono per la valutare la condizione. Se fa una ripetuta forte e io riesco a stare a ruota allora significa che sto bene.

A casa parlate di mai di ciclismo?

Quando siamo in preparazione sì. E lo stesso se c’è una gara da fare. Jonathan mi dà qualche consiglio sulla tattica, sul percorso soprattutto se sono corse che ha fatto anche lui. Poi però capita anche che in gara le cose vadano diversamente o che non abbia la gamba per mettere in pratica quei consigli.

Matteo Milan con il suo diesse, Marco Floreani, dopo la vittoria di Reda (foto Instagram)
Milan con il suo diesse, Marco Floreani, dopo la vittoria di Reda (foto Instagram)
Qualche giorno fa hai vinto a Reda, ci racconti come è andata?

Mi sentivo molto bene già in partenza. Durante la gara sono rimasto tranquillo perché c’era un nostro compagno in fuga, quindi non avevamo la preoccupazione di dover recuperare. Così ho aspettato fino all’ultimo. Quando la fuga è stata ripresa, sono partito in discesa. C’erano da fare 8 giri e sono scattato al penultimo, quando mancavano 25 chilometri.

Beh, una bella distanza per stare fuori da soli. E come ti sei gestito? Hai controllato anche i nervi?

Sull’ultima salita credevo mi riprendessero e invece non è stato così. Mi davano il distacco e avevo ancora margine. Io ho cercato di mantenere sempre un ritmo alto, ma al tempo stesso di risparmiare qualcosina pensando alla volata nel caso mi avessero ripreso. Poi invece è subentrata l’adrenalina. Agli ultimi cinque chilometri mi hanno detto che avevo 35” di vantaggio e a quel punto ho detto: provo ad andare all’arrivo e ho spinto più che potevo. Era tutta pianura.

Che caratteristiche hai?

Non credo di essere un passistone come mio fratello. Sono alto un metro e 84 centimetri, quindi 10 centimetri più basso di lui. Tengo sulle salite corte e sono abbastanza veloce in volata. Ma sinceramente devo ancora scoprirmi.

Giovani italiani, ecco com’è andato l’esame del Nord

26.04.2021
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Il periodo delle classiche del Nord è un po’ l’università del ciclismo, prima o poi bisogna passarci se si vuole avere una carriera importante. Come l’università, anche in quest’ambito ci sono esami fondamentali (le prove Monumento) e altri di minor spessore, ma comunque di valore. Le parole di Battistella ci hanno indotto a ripercorrere queste ultime settimane per capire quanti sono stati gli italiani under 25 che hanno affrontato la campagna del Nord e con quali risultati.

Considerando che non abbiamo squadre nel WorldTour, che le nostre professional hanno avuto accesso solo a qualche gara di minor livello e che i nostri giovani sono sparsi per i vari team, il loro numero complessivo è stato alto, ben 23 atleti sparsi per le varie gare. Un approccio difficile per quasi tutti, si sono contati ben 32 ritiri, ma bisogna stare attenti con i numeri, nel ciclismo bisogna dar loro il giusto peso.

Al Nord come studenti

Molti di questi ragazzi sono stati mandati in Belgio per fare esperienza, lavorando in funzione dei vari capitani. Qualcuno forse non avrà mai la libertà per agire in prima persona e vincere su quelle strade resterà un sogno. Altri invece avevano tra i vari compiti anche quello di imparare, di capire, di mettere da parte ricordi che torneranno utili, quando saranno chiamati a partire con maggiori ambizioni.

Fiandre Milan 2021
Prima esperienza al Nord per Milan, pochi risultati ma tante lezioni utili per il futuro
Fiandre Milan 2021
Prima esperienza al Nord per Milan, pochi risultati ma tante lezioni utili per il futuro

Un esempio in tal senso può essere Jonathan Milan, che seppur ritirato al Giro delle Fiandre ha detto di essere rimasto molto colpito dal tipo di gara e di volerci tornare vestendo un ruolo diverso. Il talento c’è e le caratteristiche tecniche dicono che il corridore friulano ha tutto per emergere anche su quelle strade, bisogna solo aspettare.

Uno tra i più presenti è stato sicuramente Stefano Oldani. Per lui ben 6 gare, miglior risultato il 25° posto alla Freccia del Brabante e una buona prestazione nell’esame conclusivo, quello più importante, all’Amstel Gold Race chiusa al 41° posto. Può sembrare poco, ma vedendo la sua condotta in gara non è così. E gli stessi responsabili della Lotto Soudal se ne sono accorti, cominciando a considerarlo anche come ben più di un semplice gregario.

Danilith Mozzato 2021
Un podio di pregio per Mozzato a Nokere, qui a destra con Gaudin e il vincitore Robeet
Danilith Mozzato 2021
Un podio di pregio per Mozzato a Nokere, qui con il vincitore Robeet

Bravi Mozzato e Zoccarato

Chi è piaciuto davvero tanto è stato Luca Mozzato: il 23enne della B&B Hotels, squadra professional francese, è stato spesso nel vivo delle corse, non affidandosi solamente al suo spunto in velocità. E se il podio conquistato alla Danilith Nokere Koerse è stato una perla forse anche poco considerata, non è stato certamente un fuoco di paglia considerando anche il 7° posto alla Schelderprijs e il 25° alla Bredene Koksijde Klassic.

Un altro che ha convinto, soprattutto per la sua vitalità in corsa è stato Samuele Zoccarato (Bardiani-Csf), che ha anche provato la soluzione di forza alla Danilith e si è messo in luce in altre occasioni, facendo capire che quel tipo di corse si sposa molto con le sue caratteristiche. Speriamo che gli vengano date altre possibilità, in modo da salire lentamente di grado e trovare spazio anche nelle classiche.

Dainese Uae 2021
Cinque gare in Belgio per Dainese, miglior risultato il 58° posto alla Schelderprijs
Dainese Uae 2021
Cinque gare in Belgio per Dainese, miglior risultato il 58° posto alla Schelderprijs

Conci, ok alla Freccia

Scorrendo i vari ordini di classifica, ci sono stati piazzamenti anche per Moschetti, 19° alla Brugge-De Panne; per Conci (nella foto di apertura con Henao) nel vivo della corsa anche sul terribile Muro di Huy alla Freccia Vallone; per Konychev 24° sempre a De Panne. Hanno assaggiato il Nord anche due talenti sui quali il ciclismo italiano fa molto affidamento come il campione europeo U23 Dainese e l’iridato junior Tiberi. Certo, prima di vederli protagonisti sotto i ponti dovrà passare ancora dell’acqua, ma aspettiamo fiduciosi sulla riva…

Jonathan Milan nuova Merida Reacto

La Merida Reacto CF5 di Milan e compagni

20.04.2021
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Con la stagione 2021 sono arrivati in casa Bahrain il promettente corridore Jonathan Milan e la nuova Merida Reacto. La storico modello del marchio taiwanese ha raggiunto così la sua quarta versione. Per capire come si comporta questa nuova bicicletta abbiamo parlato proprio con il giovane friulano.

Rigida e guidabile

Diciamo subito che Merida è un marchio che ha ben 40 anni di esperienza nella produzione di biciclette ed è ormai da molti anni impegnata nel professionismo sempre accanto a corridori di primissimo livello. La Reacto è stata una delle prime aero bike presenti sul mercato e ha conseguito numerosi successi. Ora la nuova versione si presenta sempre molto amica dell’aerodinamica, ma con alcuni accorgimenti che la rendono un po’ più confortevole e leggera.
«E’ una bicicletta rigida che mi è piaciuta molto sin da subito – ci dice Jonathan Milan – e di cui apprezzo molto la guidabilità».

Jonathan Milan con Marco Haller sulle nuove Merida Reacto
Jonathan Milan con Marco Haller sulle nuove Reacto
Jonathan Milan con Marco Haller sulle nuove Merida Reacto
Jonathan Milan con Sonny Colbrelli e Marco Haller sulle nuove Merida Reacto

Coperture più larghe

Una delle novità maggiori della nuova Reacto sta nella possibilità di montare coperture più larghe rispetto al modello precedente, arrivando fino a 30 millimetri di larghezza. Una qualità che è risultata comoda nella recente campagna del Nord.
«Nelle gare sul pavé ho montato pneumatici da 28 millimetri – ci spiega il neoprofessionista friulano – e mi sono trovato ottimamente. Durante le ricognizioni dei percorsi, quando si provano anche i materiali, ho visto che la Reacto si guidava molto bene e mi dava sicurezza anche sui terreni più difficili».

Jonathan Milan nuova Merida Reacto
Da notare lo sterzo basso e il carro molto compatto
Jonathan Milan Nuova Merida Reacto
Si notano lo sterzo basso e il carro molto compatto della nuova Reacto

Geometria racing

La Reacto è una bicicletta con geometrie orientate alla competizione. Il carro posteriore è molto compatto, con una lunghezza dei foderi bassi di 40,8 millimetri. Il tubo sterzo è basso, mentre il tubo orizzontale è abbastanza lungo. Un’impostazione pensata per chi ama gareggiare.
«Il carro così compatto la rende molto reattiva nei rilanci, sento proprio che mi viene dietro alla perfezione – e poi Milan aggiunge – la Reacto ha una geometria che la rende lunga e bassa e all’inizio della stagione avevo un po’ di timori, perché io sono uno molto sensibile ai cambiamenti tecnici, sento molto le differenze nei materiali. Invece, devo dire che abbiamo riportato le misure che avevo sulla Pinarello e non ho avuto nessun problema, anzi come dicevo prima mi trovo molto bene».

Un occhio al comfort

I tecnici Merida oltre a permettere il passaggio gomme più largo hanno lavorato sul comfort introducendo il reggisella S-Flex, sempre dalla forma aerodinamica, ma con una specie di incavo che ha la funzione di smorzare le vibrazioni.
«Venendo da una bicicletta molto diversa come la Pinarello F12, avevo timore di soffrire anche a livello di comodità, invece anche in questa caratteristica mi sono trovato bene e non ho patito il cambio».

Reacto CF3
La versione CF3 con stesse geometrie e colori di quella della Bahrain
Reacto CF3
La Reacto nella versione CF3 con stesse geometrie e colori di quella della Bahrain Victorious

Due versioni disponibili

Ricordiamo che i corridori della Bahrain Victorious corrono con il telaio nella versione CF5 dal peso di 965 grammi in taglia M, che è la più pregiata, ma per chi volesse risparmiare qualche euro, Merida ha realizzato anche la versione CF3 sempre con le stesse linee e geometrie ma con qualche grammo in più. A proposito di peso abbiamo chiesto a Jonathan Milan come si trova quando la strada sale.
«Per le mie caratteristiche io non devo fare chissà che ritmi in salita, però devo dire che su questo terreno mi ha sorpreso perché va molto bene, grazie alla sua reattività mi da delle buone sensazioni anche in salita».

Dalle pietre al parquet, la via di Milan verso Tokyo

07.04.2021
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Passare dalle pietre al parquet, dai muri alla pianura più perfetta della pista non deve essere facile. Ma è quello che è chiamato a fare Jonathan Milan. Il friulano è uno dei vagoni del quartetto olimpico. Se non ha già il biglietto aereo per Tokyo in tasca, poco ci manca. Il suo avvicinamento pertanto va curato in ogni particolare.

Durante i test invernali in pista si è lavorato molto anche sui materiali
Durante i test invernali in pista si è lavorato molto anche sui materiali

Il triumvirato

E a curarli ci pensano Andrea Fusaz, Paolo Artuso e Marco Villa. I tre tecnici stanno facendo crescere Jonathan sotto ogni punto di vista, lo stanno gestendo al meglio. Sono in continuo contato tra di loro, si tendono la mano per quel che concerne gare e allenamenti.

E in questo programma erano inquadrate anche le classiche del Nord. Per Milan queste sono state un qualcosa di nuovo e pertanto era determinante approcciarle col piede giusto e ancora più determinante era uscirne senza intoppi.

E Milan lo ha capito benissimo. Se si domandano a Jonathan stesso alcune cose specifiche sui suoi allenamenti è probabile che lui non sia grado di rispondere, in quanto davvero non conosce alcuni programmi. Semplicemente perché si fida di chi lo guida. E questo è un bene. Pensate quanto stress in meno ha addosso questo ragazzo.

La prima campagna del Nord di Milan lo ha visto prendere parte a cinque gare
La prima campagna del Nord di Milan lo ha visto prendere parte a cinque gare

Milan da Nord?

«Era un’esperienza importante per lui – spiega il suo tecnico alla Bahrain Victorious, Paolo Artuso –  è riuscito a concludere due corse di quelle fatte in Belgio. Ha lavorato bene per la squadra e lui è contento, delle corse e della prestazione. Ed è importante che il Nord gli sia piaciuto perché, pensando al futuro, per andare forte lassù non bastano le gambe: ti deve piacere. Si è reso conto che sono gare deve conoscere. Gli dicevano: tra poco inizia il Koppenberg, andiamo avanti. E lui: ma io che cosa ne so del Koppenberg!».

Il programma iniziale di Milan prevedeva anche la Roubaix. Senza questa gara avrà qualche giorno in più per recuperare dalle fatiche del Nord e soprattutto per testare anche i nuovi materiali e tornare a lavorare in pista.

«Abbiamo due opzioni, legate entrambe a quel che deciderà Villa. Andare alla prova di Coppa del mondo ad Hong Kong (prima metà di maggio, ndr) o a quella di Cali, in Colombia (a cavallo tra maggio e giugno, ndr), in base a questo si deciderà se farà il Giro di Slovenia o di Ungheria, prima dei campionati europei su pista che si terranno a fine giugno. I passaggi obbligati comunque sono due: una prova di Coppa e l’europeo».

Paolo Artuso
Paolo Artuso è uno dei preparatori della Bahrain Victorious
Paolo Artuso
Paolo Artuso è uno dei preparatori della Bahrain Victorious

Il lavoro di Artuso

Ma come si recupera dal Belgio? Come si passa veramente dalle pietre al parquet? Cosa lasciano nelle gambe i muri del Fiandre per chi come Milan è chiamato ad un esercizio tanto particolare come quello del quartetto?

«Le gare in Belgio – spiega Artuso – sono un po’ particolari, perché richiedono uno sforzo estremo, ma al tempo stesso tra una prova e l’altra si recupera. Ed è molto difficile gestire la parte alimentare. E’ facile mettere su un po’ di peso e per questo il fatto che Jonathan sia riuscito ad andare sempre molto avanti nelle gare, a finirle o a stare in corsa per almeno 4 ore, è importante. Anche perché significa che non ha avuto problemi meccanici o fisici. E questa parte aerobica o di resistenza si andrà poi a bilanciare con i lavori specifici che dovrà fare nei prossimi giorni: pista, palestra, partenze. Che poi non è nulla d’impossibile. Altri prima di lui lo hanno fatto, pensiamo a Ganna o a Viviani. E poi consideriamo anche quel che ha fatto prima della sua Campagna del Nord, che tipo di preparazione aveva svolto. Insomma aveva una buona base».

Artuso, è davvero preso quando parla di Milan. La sfida è stimolante anche per un preparatore. Avere tra le mani un ragazzo nuovo, un talento con la T maiuscola, conciliare strada e pista, conoscere le sue sensazioni, non è poco.

«Il lavoro da fare è tanto – conclude Artuso – si sente che sono mancati i giorni di lavoro a novembre e dicembre. Non dico che siamo chiamati a rincorrere, ma di certo tra gennaio, febbraio e marzo abbiamo lavorato come pazzi. Anche solo sui materiali: provare una sella, un body, un manubrio… spesso si è fatto tutto insieme».

Milan
Fusaz (a destra) conosce Milan da molti anni per averlo allenato al CTF
Milan
Fusaz (a destra) conosce Milan da molti anni per averlo allenato al CTF

Parola a Fusaz

E poi c’è Andrea Fusaz, il tecnico del Cycling Team Friuli, che conosce Milan da sempre.

«Questa prima Campagna del Nord è stata un’esperienza che lo ha rafforzato – dice Fusaz – anche mentalmente. Milan chiaramente non era pronto per queste competizioni, anche perché il suo obiettivo principale sono i Giochi di Tokyo, tuttavia ha svolto bene il suo lavoro ed è soddisfatto. Cosa gli dà un Fiandre fisicamente? Diciamo che lui il motore ce l’ha, ma di certo quelle gare lo temprano. Non hai tempo di recuperare o di sederti sulla sella, sei sempre chiamato ad esprimere tanti watt. E’ stato un carico metabolico importante, ma non eccessivo. Di certo quelle gare gli sono servite per settarsi su altri livelli di fatica.

«Questa settimana post Fiandre per lui è di transizione, poi tornerà a caricare e avrà giornate intense in vista della Coppa del mondo. Lavori lattacidi? Adesso si lavora per stimolare queste capacità, per portarlo al limite. Non possiamo aspettare le gare per farlo. E’ il momento di muoversi».

E Milan si prepara a passare dal pavé alla pista

05.04.2021
4 min
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Eppure c’è un italiano che è andato via dal pavé di Oudenaarde col sorriso sulle labbra ed è Jonathan Milan. Alla partenza se ne stava accanto ai compagni con un sorriso un po’ nervoso, come quando nel debutto c’è qualcosa che ti sfugge e finché non si parte ti resta addosso un po’ di inquietudine. Poi la corsa è partita e le sensazioni sono andate al loro posto. Fatica. Nervosismo. Alta velocità. Poi, fatto il proprio lavoro, la resa. Nonostante tutto, il bello del Nord. E alla fine, parlando con lui ai piedi del pullman, si ha la sensazione che il gigante friulano (è alto 1,94) si sia anche divertito. Bene così!

Vi ricordate di lui, no? Due anni al Cycling Team Friuli continental. Il tricolore della crono. Vittorie in linea. La scalata in pista al quartetto azzurro. Il passaggio fra qualche discussione (secondo il suo tecnico Bressan era troppo presto) al Team Bahrain Victorious. La condivisione della preparazione, fra gli allenatori del vecchio team e Paolo Artuso dell’attuale. Il debutto nel WorldTour. E davanti alle ruote la probabile partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo nel quartetto.

La ricognizione sui muri per prendere le misure con il pavé del Nord
La ricognizione sul pavé per prendere le misure
Come è andata?

Super bene, un’ottima emozione e un’ottima sensazione. Ho cercato di fare quello che mi avevano chiesto i ragazzi, penso di averlo svolto al meglio delle mie possibilità, delle mie capacità. La squadra è contenta.

Si parla dal basso verso l’alto, con il rischio di crampi per il braccio che tiene il registratore. “Johnny” indossa il cappello del team e la mascherina nera, per cui il sorriso soddisfatto si intuisce dagli occhi che brillano, come abbiamo imparato a capire negli ultimi due anni fra gli under 23.

Nei primi 130 chilometri al servizio del team, poi una sfida con se stesso
Nei primi 130 chilometri al servizio del team
Che cosa ti preoccupava alla partenza?

In queste corse, ho sempre un po’ di timore di non riuscire ad aiutare i miei compagni al meglio. Di non riuscire a tirare fino a quel chilometraggio. Di non riuscire ad arrivare fresco, tra virgolette (ride, ndr) fino a quel chilometraggio. Ecco, queste sono le mie paure. Poi magari sono sciocchezze, ma per uno come me che in gruppo ancora non sa come muoversi per bene, perché facendo il salto di categoria sono tutte cose diverse, un po’ di apprensione alla partenza la generano.

Che cosa ti avevano chiesto di fare?

Far prendere i settori davanti ai ragazzi. Tenerli nelle prime posizioni dal chilometro zero fino al 130 (fino al primo passaggio sul Qwaremont, dove la corsa iniziava il circuito dei muri, ndr). Ho cercato di svolgere il mio lavoro al meglio. Penso di esserci riuscito, ero su che parlavo con i ragazzi e mi hanno detto che ho fatto bene.

Jonathan Milan
Era dicembre, quando andammo a trovarlo a Buja, scattando questa foto sul pavé di casa…
Jonathan Milan
La foto sul… muro di Buja, durante la visita di fine 2020
Avevi mai corso su strade simili?

No, proprio no. Avevo fatto la Roubaix da junior, ma è proprio un’altra cosa

Quando venimmo a casa tua lo scorso inverno, facemmo una foto sul… muro di Buja: hai trovato qualche differenza?

Sono molto più duri (la risata questa volta è di entrambi, ricordando quella foto fatta proprio pensando a un giorno come questo, ndr). Cercavo di farli abbastanza di agilità, per tenere un po’ la gamba sempre in movimento. Per non irrigidirla più di tanto. Quando si prendevano i muri, si andava sempre belli spinti. Se vai a buttare giù rapporti a metà gara, la gamba dopo un po’ salta.

Usando la fantasia e tutta la prudenza del caso, può essere una corsa adatta a te?

Fantasticando può essere, se si prepara bene. Se in questi anni si farà una buona crescita, e sono fiducioso che sarà così al 100 per cento, per me sì. Potrebbe essere una corsa in cui raccontare qualcosa di bello.

Finito il racconto, si torna sul pullman, che sta per ripartire: si torna a casa
Finito il racconto, si torna sul pullman, che sta per ripartire: si torna a casa
Quali sono ora i programmi?

Rientrando ho una Coppa del mondo su pista a Hong Kong con la nazionale (13-16 maggio, ndr). Sarà molto importante andare a vedere come sono messe le altre nazionali. Che sviluppi tecnici hanno fatto, le bici e il vestiario. Poi sarò al Giro di Slovenia oppure alla Coppa del mondo di Cali, in Colombia (3-6 giugno). Poi gli europei di pista (23-27 giugno, ndr). Poi si vedrà. Il grande appuntamento della stagione, se me lo merito, saranno le Olimpiadi.

Come pensi che sarà il passaggio dal pavé al parquet?

Andrà gestito, ma c’è tempo. Avremo degli incontri con Marco Villa in pista per vedere a che punto eravamo rimasti. Riprendere il ritmo è sempre difficile, ma arriveremo a Hong Kong ben preparati.

Milan rompe il ghiaccio nel deserto.

28.02.2021
4 min
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Al UAE Tour c’era il mondo! Con molte probabilità nessuna corsa in tutta la stagione vedrà al via tanti campioni tutti insieme. Ma tra questi grandissimi c’era un piccolo gigante,  Jonathan Milan. Piccolo perché è un ragazzo di 20 anni e gigante perché sfiora i due metri!

Dagli Emirati Arabi Uniti il corridore della Bahrain Victorious torna a casa con la valigia dell’esperienza che inizia a riempirsi. Salite, ventagli, dinamiche di gruppo… Milan è partito subito “dall’università”. Ma dall’inferno delle dune non esce sconfitto, anzi. La sua voglia come vedremo è più alta che mai.

Era la prima volta che vedeva il deserto e il friulano ammette che avrebbe avuto piacere di poter fare un po’ di più il “turista”, ma bisognava rispettare la bolla.

Per Milan era prima la volta nel deserto. Impressioni ottime!
Per Milan era prima la volta nel deserto. Impressioni ottime!
Jonathan hai esordito nel WorldTour, qual è stata la tua impressione in generale?

Dovevo esordire alla Valenciana ma è stata cancellata e mi hanno portato qui. Che dire, bene! La mia prima impressione è stata quella di trovare subito altri ritmi. Un diverso modo di correre. Ovviamente qua nel WorldTour si deve stare molto più attenti a non sprecare energie e conta molto la posizione nel gruppo. Quando muoverti, come muoverti. Devi stare attento a molte più cose rispetto agli under 23.

Cosa e chi ti ha colpito di più, visto che c’erano tantissimi campioni?

E’ un argomento molto ampio! Come ho detto prima mi ha colpito non tanto una persona in particolare, ma il gruppo in generale. Come si muove, come si muovono le squadre. Il tatticismo dei team nei momenti importanti.

Il friulano è al primo anno nel WorldTour. Compirà 21 anni ad ottobre
Il friulano è al primo anno nel WorldTour. Compirà 21 anni ad ottobre
Che tipo di lavoro hai dovuto svolgere?

Apro una parentesi, ero qui per vedere a che livello fossi, per fare esperienza e anche per aiutare la squadra. In merito all’esperienza, la crono è stata un bel banco di prova. Per il resto ho fatto il gregario. Ho portato le borracce, ho aiutato Damiano (Caruso, ndr) a stare davanti. E devo dire che mi sono divertito. Ho trovato una bella squadra. Sto bene e quando è così la fatica si dimezza!

Nella tappa iniziale con tutto quel vento come ti sei trovato?

Eh… (sospira e poi ride, ndr). E’ stato un’inizio a dir poco impegnativo! Si era visto che c’era tanto vento. Era una gara piatta, ma i ventagli l’hanno resa dura. Il pronti via è stato allucinante. Si è capito subito l’andazzo. Pancia a terra e pedalare. Mi aspettavo una partenza più tranquilla, più regolare con la fuga che prende il largo… Però è servito a prendere le misure. La difficoltà è stata tenere duro, arrivare in fondo è stato difficile, ma ci sono riuscito.

Cronometro: come è andata? Pensavi di essere più vicino a Ganna?

E’ andata abbastanza bene. Non ci aspettavamo questo risultato ma qualcosa in più, lo ammetto. Ma la squadra non mi aveva messo pressioni. E’ stato un passaggio da cui prendere spunto. Okay, attualmente siamo qui: dove si può migliorare? E’ stato positivo e importante, il team crede molto in me per le crono. 

Nella frazione a crono Milan ha chiuso a 57″ da Ganna
Nella frazione a crono Milan ha chiuso a 57″ da Ganna
E della salita cosa ci dici?

Anche qui non dovevo fare lavori particolari, anche perché non ho il fisico di uno scalatore! Magari mi difendo in quelle più brevi. Ma al UAE Tour erano tutte salite lunghe. La prima era di dieci chilometri e la seconda di quasi venti, per giunta su strade larghe. Venerdì era più leggera, circa un 5-6%, e l’ho tenuta meglio. Sono andato su tranquillo e nel finale di gara si è fatto gruppetto. Il mio lavoro si era già svolto prima della salita, quando ho aiutato i compagni a tenere le prime posizioni.

Adesso quali gare farai?

Ancora non lo so, ma spero di farne il più possibile!

Pellizotti: bene i watt, ma guardiamoli negli occhi

27.01.2021
6 min
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Del Pellizotti corridore si è sempre detto un gran bene, eppure fra un po’ il buon nome del Pellizotti direttore sportivo potrebbe prendere il sopravvento. Un fatto di sensazioni, parole spese fra corridori, un fatto forse di affinità. Del resto se hai corso fino a poco tempo prima, hai ancora tutto nella testa ed è più semplice entrare in empatia con i ragazzi che devi guidare.

Da Lecce a Valencia

Franco è appena rientrato dal ritiro spagnolo del Team Bahrain Victorious, rimarrà a casa per qualche giorno, cambierà la valigia e partirà di nuovo per la Vuelta Valenciana (3-7 febbraio). Nel suo inizio di 2021 c’è stato anche il lungo viaggio fino a Lecce, per i tricolori di ciclocross in cui sua figlia Giorgia ha conquistato il podio fra le esordienti.

«Siamo andati giù col furgone – sorride Pellizotti – facendo tappa a Porto Sant’Elpidio per l’ultima tappa del Giro d’Italia ciclocross. Giorgia faceva già mountain bike. Quest’anno è passata fra gli esordienti e potendo fare il campionato italiano, non ha voluto rinunciarci. E’ stato un lungo viaggio, nove ore di autostrada, anche se noi del ciclismo abbiamo una diversa percezione delle ore al volante. Abbiamo aspettato che corresse anche un’allieva della squadra e siamo ripartiti».

Tra Landa e Colbrelli (e Damiano Caruso) una forte intesa
Tra Landa e Colbrelli (e Damiano Caruso) una forte intesa
Provi a descrivere il ciclismo che vedi intorno a te?

Non c’è più il gruppo di prima, ci sono tanti filtri, probabilmente troppi. E questo si ripercuote anche nel vivere delle squadre. Si perdono corridori ancora giovani, perché è diventato uno sport che richiede tanto soprattutto psicologicamente. A volte sembra che gli atleti siano numeri, da sfruttare e poi lasciare indietro.

Perché si parla così bene del Pellizotti direttore?

Mi comporto come mi piaceva che si comportassero con me e come di fatto si sono comportati, perché ho avuto sempre direttori in gamba. Tutti i filtri di cui dicevamo e il fatto che al centro di tutto sia stata messa la performance fa dimenticare che la cosa più importante è il dialogo con i ragazzi. E’ il modo che conosco per tirare fuori da loro il meglio, non solo sul piano del rendimento sportivo. Un ragazzo può avere problemi personali, a casa, con la moglie. Ma se non gli diamo importanza, se non gli si permette di parlarne, alla fine lui si tiene tutto dentro e poi sbotta. A volte di questi aspetti parlo con Tosatto

Il punto della strada in allenamento con il nuovo diesse Neil Stephens
Punto della strada con Neil Stephens
Perché proprio con Toso?

Perché più o meno siamo della stessa generazione. Ci confrontiamo sul fatto che abbiamo corso in un ciclismo all’antica che iniziava ad affacciarsi sulla modernità. E questo fa la differenza. Nelle squadre ci sono i coach che li portano perfetti alle gare. Il diesse allora non deve limitarsi a fare la tattica, ma deve andare nelle camere a parlare di ciclismo e anche di altro. E se alla fine in corsa fanno quello che gli dici, è perché si fidano. Devi creare empatia ed è questo il bello. Qui da noi si riesce a farlo molto bene, quest’anno anche di più. Abbiamo un dialogo che va anche oltre l’aspetto sportivo.

Quest’anno di più: che cosa significa?

Con Rod Ellingworth l’anno scorso ci siamo dati una linea veramente eccezionale, ma forse veniva a mancare il rapporto umano. Alla Ineos c’è tanto personale e qui non si poteva pretendere di fare lo stesso. Mi trovavo bene con Rod, abbiamo parlato tanto e mi è servito per crescere. E’ sempre sul pezzo, non gli sfugge niente. Alla base dei successi del gruppo Ineos c’è proprio quel tipo di approccio. Quest’anno, pur avendo mantenuto la sua linea di organizzazione, siamo tornati a un livello un po’ più… romantico.

Bici nuova, Capecchi verifica le misure
Bici nuova, Capecchi verifica le misure
Come va il giovane Milan?

Da noi non ci sono gruppi di atleti con un direttore di riferimento, ma io lavorerò con lui nelle prime corse, a partire dalla Valenciana assieme a Poels, Haig e Mohoric… gente esperta. Gli è stato assegnato Paolo Artuso come preparatore, che è in contatto con Villa. Lo vedo bene. In ritiro avevamo diviso la squadra in tre gruppi in base all’attività che faranno e lui era nel gruppo uno, quello della Valenciana. Si è mosso bene, quasi fosse con loro da sempre. Conoscendo i friulani, pensavo fosse più chiuso, ma forse frequentando il mondo della pista, ha vissuto situazioni importanti e si è aperto. L’ho visto anche andando ai tricolori di cross, che mi hanno stupito. I corridori stanno tutti insieme, sempre a contatto e imparano a gestire la tensione.

La preoccupazione di Bressan, che lo ha avuto al Ct Friuli, è che sia troppo giovane per passare.

Jonathan me l’ha detto. Diciamo che si è inserito benissimo e ha numeri impressionanti. Ma tornando ai discorsi iniziali, mi sono accorto di qualche sfumatura su cui lavorare. Abbiamo fatto un test a crono, con il traffico aperto e quasi tutte le curve a destra, per evitare problemi. Ma a un certo punto a lui è uscito un camion, che l’ha costretto a rallentare. Dovevate vedere quanto era arrabbiato per non aver vinto la prova.

Un’altra volta era in salita con Pello Bilbao, Poels, Mohoric e Theuns, che l’hanno staccato. Anche lì l’ha presa male, tanto che ho dovuto parlargli. «Johnny – gli ho detto – non sei più fra i dilettanti! Quelli che ti hanno staccato sono uno che ha fatto 5° al Giro, uno che distruggeva il gruppo del Tour tirando per Froome, un altro che è arrivato quarto alla Liegi e Theuns che ha vinto alla Planche des belles Filles. Devi capire che qui il livello è molto più alto di te». Per contro, tuttavia…

Wouter Poels e Dylan Teuns faranno da balia a Milan nelle prime corse
Wouter Poels e Dylan Teuns faranno da balia a Milan nelle prime corse
Per contro?

Se siamo bravi a incanalarle, questa euforia e la sua voglia di fare sono il segno della mentalità vincente. Ma stiamo cercando anche di fargli capire che deve fare un passo alla volta. Alla Valenciana ci sarà la crono e così pure allo Uae Tour. Per lui saranno test per capire su cosa lavorare.

Al Giro tutti per Landa, compresi Caruso e Colbrelli?

Italiani e spagnoli hanno la stessa mentalità, a differenza di italiani e inglesi. Loro tre si sono trovati bene, sono andati in ritiro alle Canarie e dopo il bel Tour del 2020, si è deciso di puntare su Giro. In Francia ci saranno due crono piatte, in cui Mikel sarebbe troppo svantaggiato.

Lo vedi come un vero leader?

Ognuno lo è a suo modo. E’ un ragazzo veramente eccezionale e se uno come Caruso decide spontaneamente di aiutarlo, vuol dire che gli ha riconosciuto un valore oggettivo.

Sempre in attesa di capire come sarà fatto il Giro…

In effetti non deve essere facile organizzare e qualcosa ci è stato indicato, ma per le squadre così non è facile impostare la stagione dei leader. Febbraio è tanto avanti, la preparazione è iniziata. Noi partiamo dal Giro, che sarà duro. Siamo già al lavoro.