Poker d’oro ai mondiali, ma Salvoldi storce il naso…

01.09.2022
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Quando una nazionale torna dai mondiali juniores su pista con 4 ori e 3 argenti, seconda nel medagliere, ti aspetti giudizi enfatici. Parlando con Dino Salvoldi si rimane quindi inizialmente sorpresi nel sentire che, al di là della legittima soddisfazione per quel che è andato bene, il suo pensiero è rivolto soprattutto a ciò che non ha funzionato.

Poi, riflettendo, si giunge alla conclusione che è il ragionamento giusto, quello che sta garantendo allo sport italiano in questa estate risultati mai ottenuti: lo stesso hanno fatto nell’atletica all’indomani degli europei di Monaco o nella scherma dopo i due titoli mondiali con contorno abbondante di medaglie, senza parlare dell’abbuffata nel nuoto. E’ questa la strada per la vittoria, solo questa.

Salvoldi Quaranta Tel Aviv 2022
L’abbraccio di Salvoldi e Quaranta, che hanno portato l’Italia al 2° posto nel medagliere
Salvoldi Quaranta Tel Aviv 2022
L’abbraccio di Salvoldi e Quaranta, che hanno portato l’Italia al 2° posto nel medagliere

Sei centesimi di troppo

Per questo Salvoldi ammette senza mezzi termini che avrebbe voluto tornare da Tel Aviv con un bottino ancora maggiore: «In generale qualche lacuna c’è stata, mi riferisco soprattutto a certe prove individuali dell’endurance e alla madison che si conferma gara difficile. La nostra preparazione e il valore dei ragazzi potevano darci anche di più, ma paradossalmente la cosa che mi è dispiaciuta di più è il mancato record mondiale del quartetto».

Che cosa è mancato al di là dei 6 centesimi?

Ai ragazzi nulla, non c’è niente da rimproverare loro. Quei centesimi sono imputabili alla pista, la sua scorrevolezza. Obiettivamente non si poteva fare di più in quel contesto, ma quando ci arrivi così vicino dispiace sempre un po’.

Venturelli iridata 2022
Nuovo acuto per Federica Venturelli, mondiale nell’inseguimento individuale su Sharp (GBR) e Lallemant (FRA)
Venturelli iridata 2022
Nuovo acuto per Federica Venturelli, mondiale nell’inseguimento individuale su Sharp (GBR) e Lallemant (FRA)
Il gruppo della pista endurance è composto da alcuni dei migliori elementi del ciclismo su strada. L’impressione è che ciò risponda a uno schema, che hai già utilizzato – e con profitto – fra le donne elite…

E’ vero solo in parte. Questo gruppo vincente parte da gennaio, quando abbiamo sottoposto a test di valutazione un gran numero di ragazzi. Ero nuovo del settore, avevo bisogno di farmi un’idea e quindi di cominciare da qualcosa. Abbiamo in quel modo identificato una decina di ragazzi da cui sono usciti i componenti il quartetto, Renato Favero, Alessio Delle Vedove, Luca Giaimi e Matteo Fiorin insieme a Andrea Raccagni Noviero che ha fatto la qualificazione.

Resta però il fatto che sono i migliori anche su strada mentre all’estero si punta quasi essenzialmente a specialisti della pista…

Diciamo che i nostri sono i migliori su certi percorsi, se parliamo della strada, perché hanno caratteristiche ben definite che si sposano tanto a quegli stessi percorsi che alla pista. Ma tornando al parallelismo con le donne c’è altro da dire.

Ossia?

Ci sono delle differenze legate ai numeri: il bacino da cui posso attingere ora è molto più grande di quello che potevo usare nel mio precedente incarico. La qualità media dei maschi è più alta, diciamo che trovo una maggiore somiglianza con il ciclismo maschile d’elite, dove c’è più specificità per le caratteristiche dei corridori che si differenziano in base ai percorsi. Fra le donne c’è una trasversalità maggiore. Tolti alcuni estremi che hanno caratteristiche che le portano a emergere in salita, l’atleta forte è forte dappertutto, su strada come su pista. Fra gli uomini c’è maggiore specificità e vanno identificati gli elementi più adatti per ogni specialità.

Giaimi Tel Aviv 2022
Sfortunato Giaimi, ai piedi del podio nell’inseguimento individuale vinto da Mattern (CAN)
Giaimi Tel Aviv 2022
Sfortunato Giaimi, ai piedi del podio nell’inseguimento individuale vinto da Mattern (CAN)
Questi ragazzi continueranno ad abbinare entrambe le discipline?

Lo sapremo solo con il tempo, ma credo che con la crescita non tutti lo faranno. Il nostro compito d’altronde è dare ai ragazzi più prospettive di crescita possibili, per dare continuità al passaggio di categoria. Poi alcuni continueranno in entrambe, altri faranno delle scelte.

Parlavi prima della madison, anche Villa ha spesso sottolineato come sia una disciplina molto più difficile di quanto si pensi.

E’ così. La madison è una specialità di squadra che per certi versi assomiglia al quartetto – asserisce Salvoldi – per emergere servono preparazione tecnica e allenamento, ma soprattutto occasioni agonistiche per mettersi alla prova e verificare il proprio cammino di crescita. Il problema è che non c’è un calendario, non ci sono occasioni per testarsi. Così quelle lacune tecniche che inevitabilmente ci sono non le puoi curare. Avremmo bisogno di un calendario per farli gareggiare e quindi crescere. Così è sempre un po’ improvvisata e non va bene.

Quaranta Predomo 2022
Ivan Quaranta con Mattia Predomo, iridato nella velocità 30 anni dopo lo stesso tecnico azzurro
Quaranta Predomo 2022
Ivan Quaranta con Mattia Predomo, iridato nella velocità 30 anni dopo lo stesso tecnico azzurro
Intanto però il gruppo della velocità sta crescendo…

Si sta lavorando benissimo, ma non è che prima di Quaranta fosse un settore abbandonato. Ivan sta però dando tanto della sua esperienza e i successi di Predomo danno impulso a tutto il settore. Io dal canto mio ho detto subito, al momento dei test, ad alcuni atleti che avrebbero trovato maggiore spazio e possibilità nel gruppo velocità che in quello endurance e l’aumento del gruppo si sta rivelando un fattore trainante.

Ora porterai tutti questi ragazzi nel gruppo nazionale su strada per la trasferta in Australia?

Alcuni sì, quelli più adatti al percorso mondiale, ma il mio ragionamento va già oltre. Credo che sia da cambiare il metodo di lavoro con la strada: quest’anno come nazionale abbiamo corso tanto all’estero con un ricambio continuo di elementi che se va bene da una parte, ha presentato anche delle controindicazioni. Nel 2023 voglio lavorare con un gruppo circoscritto curando in maniera molto approfondita preparazione e allenamento, magari anche con esperienze diverse. Per questo porterò la nazionale per i mondiali all’Astico-Brenta dell’8 settembre, gara per elite e under 23, aggiungendo Milesi e Piganzoli che preparano la crono iridata. Quindi non solo gare e trasferte, ma anche stage di allenamento, esattamente come fatto con la pista e i risultati si sono visti.

Dagli anni ’90 ad oggi, il settore velocità con Federico Paris

26.08.2022
6 min
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Dai mondiali juniores di Tel Aviv stanno arrivando altre buone notizie dal settore velocità. Mattia Predomo ha conquistato la maglia iridata nel keirin e giusto pochissime ore fa anche l’oro nella velocità. Il bolzanino milita nella squadra di Matteo Bianchi, la Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino, che ha collezionato maglie europee ad Anadia tra gli under 23 e medaglie più un record italiano agli europei di Munich 2022. Sono primi segnali di un movimento che sta iniziando a muovere i primi passi, con il coordinamento azzurro di Ivan Quaranta.

Mattia Predomo fra Bragato e Quaranta, tecnico che proprio 30 anni fa conquistò questo titolo
Mattia Predomo fra Bragato e Quaranta, tecnico che proprio 30 anni fa conquistò questo titolo

Ritorno al passato

Giovani che riportano risultati in discipline in cui l’Italia iniziava a soffrire una nostalgia ancorata a nomi che hanno scritto la storia della velocità. Gli anni Novanta per il nostro movimento sono stati forse l’apice di un settore che oggi si sta riscoprendo e movimentando.

Federico Paris, Roberto Chiappa e Gianluca Capitano erano gli interpreti di un decennio costellato da titoli mondiali e vittorie in Coppa del mondo che hanno fatto sognare i tifosi italiani. Lo stesso Sir. Chris Hoy ci ha detto in una recente intervista. «A metà degli anni ’90 voi avevate gente come Roberto Chiappa e Federico Paris. Erano delle vere star. Noi britannici ci siamo ispirati a loro». 

Ripercorriamo ciò che era e chiediamo un parere su ciò che è e potrà essere il movimento velocità in Italia proprio con Federico Paris. Attualmente ricopre il ruolo di Coordinatore dei Responsabili di strada e pista per la Lombardia.

Federico Paris è coordinatore di strada e pista della Lombardia
Federico Paris è coordinatore di strada e pista della Lombardia
Come funzionava negli anni Novanta il settore velocità, c’era una coordinazione federale presente?

La maggior parte di quel periodo è stata coordinata da Mario Valentini (al centro fra Paris e Capitano, nella foto in apertura, ndr). La Federazione seguiva il settore a 360 gradi con le prime prove della Coppa del mondo che in quegli anni cominciavano ad essere organizzate e i mondiali che rappresentavano il fulcro della stagione.

Che momento era per la pista italiana?

C’era un settore solido, la squadra era composta prevalentemente da noi tre ma anche da altri ragazzi. I primi anni che ho iniziato la mia attività su pista, non c’erano le prove di Coppa del mondo così come sono organizzate ora. C’erano ancora i gran premi internazionali, si disputavano principalmente in giro per l’Europa. Ancora oggi ne esiste qualcuno. 

I gruppi sportivi erano importanti per realizzazione di una carriera in questo settore?

Facendo riferimento a noi tre, quindi il sottoscritto più Roberto Chiappa e Gianluca Capitano, facevamo parte tutti e tre di Corpi di Polizia. Io e Roberto alla Forestale e Gianluca nelle Fiamme Azzurre. Per cui sicuramente la cooperazione tra CONI e Corpi di Polizia allora come oggi veniva sfruttata e questo consentiva a noi di fare questa attività con una tranquillità economica. 

Il movimento velocità in quegli anni in cui c’era ancora il tandem ha vissuto uno dei momenti più vittoriosi di sempre
Il movimento velocità in quegli anni in cui c’era ancora il tandem ha vissuto uno dei momenti più vittoriosi di sempre
Che differenze vedi con l’attività attuale?

A livello nazionale c’era una buona attività. Forse oggi manca un po. Negli anni Novanta c’era un bel calendario fitto per i velocisti, fatto di gare nazionali e internazionali. Oggi soffriamo sul nostro territorio. Ma è come un circolo vizioso, senza puntare il dito, oggi ci sono meno praticanti e anche meno gare. La concorrenza in quegli anni era tanta.

La velocità sembra aver ritrovato nuovo entusiasmo…

Quest’anno sono stati fatti sicuramente dei risultati più importanti rispetto agli anni passati. Senza guardare i numeri e vedendo il momento. Quando ho smesso di correre in bici ho seguito per un po’ di anni il settore della velocità sia nella categoria junior che in quelle maggiori. Quando non l’ho seguito più, ho notato che sono mancati i riferimenti. Si è verificato un appiattimento non tanto di risultati ma di praticanti. Il fatto che oggi Ivan Quaranta, una persona con una passione smisurata, segua esclusivamente il settore può dare dei risultati sicuramente importanti. Una sorta di ripotenziamento del settore. 

Federico Paris ha iniziato a raccogliere i primi risultati da dilettante per poi affermarsi e diventare pistard
Federico Paris ha iniziato a raccogliere i primi risultati da dilettante per poi affermarsi e diventare pistard
Le infrastrutture sono determinanti per il movimento?

Assolutamente si. Le strutture come il nostro Montichiari, un velodromo da 250 metri coperto, è uno strumento indispensabile per lavorare e fare risultati in pista. Soprattutto per il settore veloce che ha bisogno della pista dodici mesi all’anno. E con un velodromo scoperto non è difficile da capire che sia una cosa impossibile. Pe questo molti atleti migravano in altre strutture. Ce ne fossero di più, è facile da dire, ma sarebbe un passaggio determinante. 

Voi come Regione Lombardia vi state muovendo per scovare talenti della velocità?

A livello regionale è difficile occuparsi in maniera specifica di un settore. Un occhio di riguardo per la velocità ce l’ho avendola praticata per tanto tempo. Anche Roberto Chiappa collabora con il comitato regionale attraverso il velodromo di Dalmine e anche con il responsabile tecnico della pista regionale. E’ chiaro che avendo queste caratteristiche c’è una predisposizione immediata. Se in Lomabardia ci accorgessimo di ragazzi motivati, appassionati o attratti dalla velocità quello che possiamo assicurare è un sostegno e un supporto immediato

Le squadre sono importanti per la crescita in questa direzione?

Gli atleti crescono all’interno di società. Per cui quando trovano al suo interno un appoggio e un sostegno per fare questo tipo di attività riescono a fare un certo tipo di percorso.  Bisogna tener presente che il ciclismo in Italia per tradizione è il ciclismo su strada. Quello su pista ad alti livelli si allontana sempre di più da quello tradizionale stradista.

Qui insieme a Gianluca Capitano alla premiazione del campionato del mondo nella specialità tandem
Qui insieme a Gianluca Capitano alla premiazione del campionato del mondo nella specialità tandem
Un esempio che sta facendo scuola è la Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino

Non a caso il diesse è proprio Alessandro Coden. E’ un direttore sportivo che ha un’esperienza in questo settore specifico, ha fatto europei, mondiali e ha corso in pista da protagonista. La passione è l’elemento fondamentale per queste specialità. La velocità è un settore molto difficile, per tante ragioni. Per poterlo seguire ma anche per praticarlo serve una grande passione. Coden e Quaranta hanno recentemente raccolto risultati con i propri ragazzi ed entrambi hanno un background da interpreti di questo sport e non è un caso. 

Le discipline veloci sono differenti da quelle endurance anche come approccio?

La prestazione finale non è solo la realizzazione di un allenamento. Somministrare tabelle e tirare una riga come magari può essere per le discipline endurance che si avvicinano di più ad una scienza esatta, una causa effetto parzialmente prevedibile. Nella velocità c’è un aspetto psicologico che determina tanto ed è molto stressante. Se non c’è passione e dedizione questo non è possibile. Ritengo che Ivan Quaranta su questo possa fare molto bene. 

Chris Hoy vi ha citati come star e come esempi da emulare. Credi che oggi i risultati possano servire anche a creare interesse anche per atleti di altre discipline?

I risultati sono importanti per creare interesse, e farlo una specialità come questa è fondamentale. Noi nei primi anni novanta eravamo molto competitivi. La Gran Bretagna stava muovendo i primi passi. In quel periodo ha gettato le basi per il futuro diventato presente con risultati prestigiosi e un movimento che detta legge.

Velocità: dopo Monaco Quaranta alza le aspettative

23.08.2022
5 min
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Ivan Quaranta è già immerso nella nuova avventura dei suoi ragazzi, i mondiali juniores che si svolgono da oggi a sabato a Tel Aviv, ma in Israele è arrivato sull’onda di risultati come quelli di Monaco che hanno dato un risalto enorme al suo settore, la velocità, come da tantissimo tempo non accadeva. Nel suo piccolo anche la velocità su pista ha contribuito alla grande affermazione azzurra nella rassegna europea, con l’Italia per la prima volta trionfante nel medagliere della manifestazione multisportiva e terza in quello relativo al ciclismo su pista, pur in presenza di molte importanti assenze.

Bianchi Monaco 2022
Il podio del chilometro a Monaco, con Bianchi 2° al fianco del vincitore Landerneau (FRA) e di Dohrnbach (GER)
Bianchi Monaco 2022
Il podio del chilometro a Monaco, con Bianchi 2° al fianco del vincitore Landerneau (FRA) e di Dohrnbach (GER)

Bilancio superiore alle attese

Portare sul podio un ragazzo giovane come Matteo Bianchi e una ragazza più esperta come Miriam Vece che ha comunque ancora 25 anni (nella foto di apertura con Quaranta) significa che si sta lavorando più che bene, considerando che il settore ha preso vita praticamente da meno di un anno e Quaranta, giustamente, ha scelto di lavorare da subito con nuove leve (tanto è vero che la Vece, che pure collabora con il tecnico, lavora ancora nel centro Uci di Aigle in attesa che anche il settore femminile prenda maggiormente corpo).

Per questo è un Quaranta entusiasta quello che mette in archivio un evento che resterà come pietra miliare nella ricostruzione del settore: «Abbiamo raggiunto obiettivi inattesi, considerando che eravamo partiti con l’obiettivo di far fare esperienza ai ragazzi, tutti under 23. Significa che i risultati che avevamo ottenuto ad Anadia negli europei di settore non erano stati un caso, pur in un evento dal livello alto».

La velocità a Monaco ha rilanciato la scuola francese, qui Vigier vincitore di velocità e keirin
Vigier Monaco 2022
La velocità a Monaco ha rilanciato la scuola francese, qui Vigier vincitore di velocità e keirin
E quello di Monaco, di che livello è stato?

Sono i tempi a dire che è stato un grande evento, basti pensare che due atleti sono scesi sotto il minuto nel chilometro e uno di questi era Bianchi. Gli unici che mancavano erano i due olandesi Lavreysen e Hoogland perché dopo la vittoria nel team sprint hanno ritenuto la pista non sufficientemente sicura.

Questo tema è stato molto discusso, considerando anche le tante cadute alcune con conseguenze pesanti come per Letizia Paternoster. Che idea ti sei fatto in proposito?

Era sicuramente difficile da interpretare, molto breve, senza sufficienti rettilinei tanto è vero che nelle gare di velocità e di keirin è stato decisivo il sorteggio. La giuria ha infatti stabilito di far fare ai concorrenti 4 giri senza stayer in luogo degli abituali 3, ma chi partiva in testa aveva un vantaggio enorme. Inoltre anche la bassa pendenza ha pesato sull’evoluzione delle gare, ma considerando anche la scorrevolezza della pista non direi che essa fosse eccessivamente pericolosa. Bisogna sapersi adattare a ogni situazione.

Napolitano Monaco 2022
Napolitano ha conquistato l’accesso alle semifinali del keirin, un punto di partenza
Napolitano Monaco 2022
Napolitano ha conquistato l’accesso alle semifinali del keirin, un punto di partenza
Proprio a proposito del keirin, il cammino di Napolitano arrivato fino alla finale di consolazione ti ha sorpreso?

Non più di tanto perché a livello tattico Daniele è molto avanti, sa interpretare le gare. Gli manca ancora un po’ di gamba e i tempi in tal senso sono uno specchio di dove può e deve lavorare, ma non dimentichiamo che è al primo anno U23 eppure era stato sul podio ad Anadia. Inoltre sottolineerei un altro fattore: l’ucraino andato in finale era stato battuto dai nostri in Portogallo, quindi Napolitano poteva benissimo essere al suo posto. Il potenziale c’è tutto.

Considerando le prove sue e di Bianchi, argento nel chilometro da fermo ma anche il settimo posto nella velocità a squadre, cominci a pensare a una possibile qualificazione per Parigi 2024?

Sarei folle a non farlo, i risultati ci dicono che possiamo e dobbiamo provarci – afferma sicuro Quaranta – A Parigi andranno 6 squadre europee e noi, dati alla mano, siamo settimi ma a pochissimo dalla Polonia e a mezzo secondo dalla quarta. Il tempo è dalla nostra parte considerando l’età dei ragazzi, dobbiamo crederci. Il periodo di qualificazione scatterà nel prossimo febbraio o noi dovremo farci trovare pronti, ma io ci credo fortemente in questi ragazzi. Poi, sia chiaro, se andremo sarà per fare esperienza, per continuare in quel cammino di crescita che spero porterà a grandi risultati nell’edizione olimpica successiva.

Mondiali juniores, le finali

I mondiali juniores su pista si svolgono a partire da oggi e fino a sabato nel Sylvan Adams Velodrome di Tel Aviv, il velodromo più grande del Medio Oriente, intitolato al magnate israeliano che l’ha fatto costruire e che ha creato anche la Istael-Premier Tech. Già questa sera i ragazzi di Quaranta saranno impegnati nella velocità a squadre che potrebbe dare riscontri interessanti.

Martedì 23 agosto
Scratch W
Velocità a squadre W
Velocità a squadre M
Mercoledì 24 agostoInseguimento a squadre M
Scratch M
Keirin M
Inseguimento a squadre F
Eliminazione F
Giovedì 25 agostoCorsa a punti M
Inseguimento individuale M
Velocità individuale F
Omnium F
Venerdì 26 agosto500 metri da fermo F
Corsa a punti F
Inseguimento individuale F
Velocità individuale M
Omnium M
Sabato 27 agostoEliminazione M
Madison F
Chilometro da fermo M
Keirin F
Madison M
Nella velocità però continuiamo a soffrire…

Per questo dobbiamo in questo momento spingere maggiormente nella prova a squadre, perché se qualifichiamo il terzetto, un atleta sarà automaticamente ammesso al torneo olimpico di velocità e uno a quello del keirin. In questo il cammino di crescita del quartetto dell’inseguimento e il lavoro di Villa devono essere per noi la via maestra. Sono sincero, non tutto è andato perfettamente a Monaco, ma sarebbe stato folle pensare il contrario. Con calma dovremo ragionare non su quel che è andato bene, ma su cosa non ha funzionato per migliorare.

Intanto c’è da pensare alla rassegna iridata junior, con che prospettive siete partiti?

Abbiamo Predomo campione europeo e Minuta bronzo nel keirin, già questi due risultati dicono che dobbiamo puntare al bersaglio grosso e i ragazzi hanno tutto per riuscirci. Nella team sprint avremo in più Frizzarin, che arriva dal Bmx dove ha fatto 8° agli Europei, ci darà sicuramente una spinta ulteriore nel giro di lancio, io conto che potremo scendere di altri 3-4 decimi rispetto al tempo di Anadia. Siamo competitivi dappertutto, è questa la nostra nuova grande forza.

Gli europei della pista alla lente di Villa, fra progetti e tradimenti

22.08.2022
6 min
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Il medagliere azzurro degli europei di Monaco su pista parla di 11 medaglie: 3 ori, 6 argenti e 3 bronzi. Si tratta di un bilancio certamente positivo, nella cui lettura tuttavia è possibile fare dei distinguo, su cui Marco Villa ha ragionato a lungo. In altri anni, avremmo preso il fagotto e saremmo scappati dandoci alla pazza gioia, oggi il tecnico azzurro è alle prese con altre considerazioni. Si va a braccio, cercando il varco da cui srotolare la matassa.

Un bel bilancio, anche per il ritorno della velocità e malgrado qualche infortunio di troppo. Ti è piaciuto tutto?

Mi è piaciuto tanto. Bello l’omnium di Consonni, ma se la bilancia la fa il quartetto, allora c’è da fare qualche distinguo. A livello prestazionale, a Montichiari avevamo fatto 3’52” e può capitare che nel giorno della gara non stai bene. Quello che contesto è che potevano dirmi di non avere una grande giornata, avrei sostituito gli elementi meno brillanti. Si dava la possibilità ad altri, non è che mi mancassero i giovani da inserire. Certi quartetti si finiscono in quattro.

Qualcosa che avevamo già visto?

Era già successo a Grenchen, agli europei 2021, ma lì almeno eravamo in finale per il primo e secondo posto. Quello che non mi piace è vedere che il quartetto si è sfaldato. Fare due tirate e poi spostarsi è servito a Tokyo e c’era un motivo tecnico ben preciso, non può diventare una moda. Qua dovevano arrivare in quattro. Chi non se la sentiva doveva chiamarsi fuori, perché se restiamo in due, qualcosa non va. Non mi è piaciuto.

Ne avete parlato?

Certo, immediatamente. Ho parlato subito con Lamon e Bertazzo, ma il risultato è che adesso sulla fiducia non riesco più ad andare avanti, perché mi sono scottato. Bertazzo è uno che in allenamento non dà mai tutto e dice che poi in gara non delude. Stavolta invece è successo. Il fatto che a Montichiari sia stato un po’ al di sotto poteva essere un campanello, ma d’ora in avanti dovranno farmi vedere di andare forte la settimana prima. Ci sono giovani che sono rimasti fuori perché hanno davanti campioni del mondo e campioni olimpici, non è detto che sarà così per sempre.

Hai parlato di Consonni e il suo omnium…

Ha fatto un’ottima prova, persa solo all’ultimo sprint, battuto ancora una volta da un francese. Di fatto Simone si è allenato a Montichiari solo due giorni, mentre noi eravamo già a Monaco. E’ arrivato tardi l’okay della squadra, perché dopo il Giro d’Italia e i campionati italiani si è fermato per una settimana che poi si è prolungata perché non stava tanto bene. A quel punto hanno voluto che facesse il Polonia. Ha sofferto, ma è venuto ugualmente. E spero che questo risultato gli dia fiducia per i prossimi mesi. Non ha vissuto momenti facili quest’anno su strada.

Argento per Consonni nell’omnium degli europei, preceduto dal francese Grondin
Argento per Consonni nell’omnium degli europei, preceduto dal francese Grondin
E intanto cresce la velocità.

Predomo aveva già fatto secondo ai mondiali juniores e ha proseguito nella crescita ad Anadia. Ora va ad aggiungersi a Bianchi, Napolitano e Tugnolo e magari possiamo giocarci un posto a Parigi per la velocità olimpica. Le qualifiche iniziano l’anno prossimo. Siamo lontani da alcune Nazioni, ma possiamo avvicinarci ad altre più alla nostra portata.

E’ un obiettivo raggiungibile?

Ci proviamo. E ci proviamo anche con le donne, dove Miriam Vece non è più da sola. Quaranta ci sta mettendo tanta passione e mi toglie una bella fetta di lavoro. Ora l’impegno deve essere cercare talenti come Tugnolo.

Ecco, parlando di te, riesci a gestire tutto ora che ci sono anche la velocità e le donne?

Direi di sì. C’è comunque una bella struttura con Quaranta, Bragato e Masotti. Il sistema di lavoro è collaudato, si tratta di insegnarlo a tutti. Lo stiamo facendo anche con le ragazze.

Agli europei di Monaco, per Matteo Bianchi l’argento nel chilometro e il record italianio nel keirin
Matteo Bianchi ha preso l’argento nel chilometro e ha fatto il record italianio nel keirin
Cosa state insegnando?

Che non servono tante giornate di lavoro in pista, ma è importante che vengano sistematicamente. Quando qualcuna ha fatto lunghe assenze per la stagione su strada, ci siamo accorti che ha avuto bisogno di più tempo per fare i richiami necessari. Spero che questo modo di lavorare lo apprendano presto.

Che cosa significa venire con regolarità?

Almeno ogni 10 giorni e paga tanto, soprattutto quando prepari gli eventi, sapendo che alla fine farai dei ritiri in cui si finalizzerà il lavoro delle settimane precedenti.

Barbieri e Zanardi hanno raccontato di aver vinto la madison senza essersi mai allenate insieme.

Rachele aveva vinto la corsa a punti in Coppa del mondo, Zanardi aveva vinto l’americana con Vitillo ad Anadia. Faccio le coppie miste anche con gli uomini, perché siano tutti intercambiabili e competitivi, lo faccio anche con le donne. E poi devono perdere l’abitudine che qualcuno prima del via gli dica cosa dovranno fare. Se succede qualcosa di inatteso, sono loro a dover decidere e trovare la soluzione. Come ha fatto bene la Barbieri nell’omnium a 8 giri dalla fine, quando ha osato. Io ero dall’altra parte della pista, non potevo dirle niente.

Il metodo di lavoro da insegnare alle ragazze prevede la capacità di improvvisare, avendo nelle gambe il lavoro giusto
Il metodo di lavoro da insegnare alle ragazze prevede la capacità di improvvisare, avendo nelle gambe il lavoro giusto
Rachele ha raccontato anche del cambio di rapporto suggerito da Consonni, che sarebbe stato decisivo…

Ne avevamo parlato anche prima, ma era stanca. Prima di scendere in pista ha chiesto due gel, doveva recuperare. Poi c’è stata l’interruzione per la caduta in cui è rimasta coinvolta anche Letizia Paternoster e a quel punto c’è stato il cambio di rapporto che è servito per fare quel bell’attacco deciso. Rachele ha corso tanto, ma ha una bella condizione che l’anno scorso non aveva mai raggiunto (ieri l’emiliana ha centrato il bronzo nella prova su strada, ndr).

Uno che ha corso tanto è stato anche Ganna, non pensi che varrebbe la pena di dosarne l’impiego?

Non credo che abbia sofferto troppo a fare la strada e poi la crono. Mentre tornavamo sull’ammiraglia, si è sentito al telefono con Lombardi (Giovanni Lombardi, suo agente, ndr) ed era contento. Se non avesse fatto la crono, avrebbe dovuto riprendere ad allenarsi a casa. Quando giovedì siamo arrivati a Montichiari, si è allenato dalle 10 alle 14,30, lavorando sulla forza come nel primo secondo di carico. Aver fatto la crono il mercoledì, ha sostituito il primo giorno di lavoro.

Quali sono ora i programmi del tuo gruppo?

Fino ai primi di settembre li lascio tranquilli, poi andremo a fare un po’ di altura e di lì andremo a Montichiari cominciando a pensare ai mondiali. Non sarebbe male partecipare a qualche classe 1 e spero che riescano a correre su strada. Ci sarebbe la Tre Sere di Aigle dal 29 agosto al primo settembre, che sarà utile soprattutto per le prove di gruppo. Consonni ad esempio ha bisogno di fare punti per la qualifica ai mondiali. Ha preso 200 punti agli europei, ma ne servono 250. Quindi può farli a Aigle, oppure ai campionati italiani che si fanno a San Vincenzo al Campo. Quelli darebbero 200 punti, ma bisogna farli e soprattutto vincerli.

Dopo il bronzo della crono agli europei, Ganna ha ripreso a lavorare sulla forza a Montichiari
Dopo il bronzo della crono agli europei, Ganna ha ripreso a lavorare sulla forza a Montichiari
Siamo andati via da Monaco con l’infermeria al gran completo…

E questo mi dispiace. Ecco perché facciamo il nostro in bocca al lupo a Paternoster e Consonni, che purtroppo si sono rotte la clavicola e la spalla cadendo. E anche a Martina Alzini, che si è fatta male in ritiro, e a Martina Fidanza, che non è stata tanto bene. Insomma, il gruppo c’è e speriamo che torni presto al completo. Ci sono altre ragazze che si sono fatte vedere, cui vorrei dare spazio. E poi per i mondiali torna la Balsamo. C’è tanto su cui lavorare…

La rinascita della velocità azzurra spiegata da Bragato

10.08.2022
5 min
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La differenza nel settore velocità azzurro l’hanno fatta la volontà di cambiare marcia, il tempo speso e l’entusiasmo di Ivan Quaranta. Parlando con Diego Bragato che segue la preparazione degli sprinter azzurri, il succo è proprio questo, a conferma che ci fosse soprattutto da rimboccarsi le maniche.

«Parlavamo con Miriam Vece che lavora ad Aigle con il suo allenatore – racconta Bragato – e ci rendevamo conto che lassù facessero le stesse cose nostre, ma tutti i giorni. Invece noi ci limitavamo a raduni meno frequenti e a programmi più blandi. Eravamo più concentrati sui corridori di endurance, che hanno la loro routine fatta di pista e strada. E quando venivano a Montichiari bastavano dei richiami. Invece per i velocisti la continuità palestra-pista è fondamentale. Ma c’erano poche risorse. Invece adesso Ivan si è buttato e di colpo le cose sono cambiate».

Bragato non ha dubbi: la svolta nella velocità è venuta con l’interesse federale e l’impegno di Quaranta (foto FCI)
La svolta nella velocità è venuta con l’interesse federale e l’impegno di Quaranta (foto FCI)
Da dove siete partiti?

Dai corridori che già conoscevamo e poi abbiamo iniziato ad allargare il campo degli juniores. Avendo buone prospettive siamo andati a parlare con atleti e squadre, proponendo loro di entrare nel gruppo velocità. Sul fronte della preparazione, fra Marco Compri e il sottoscritto c’era già il bagaglio di esperienze messe a punto prima con Ceci e poi con Matteo Bianchi, per cui programmare l’attività non è stato impossibile.

In che modo siete stati accolti?

Prendiamo la Campana Imballaggi, una delle società più coinvolte. Abbiamo detto loro che avremmo fatto più raduni, proponendogli che fossero ancora loro a gestire la componente strada per ottenere una formazione globale degli atleti. Si è creato un bel clima.

Le partenze, i cambi, l’affinità per gi europei, costruiti in ritiro a Montichiari (foto FCI)
Le partenze, i cambi, l’affinità per gi europei, costruiti in ritiro a Montichiari (foto FCI)
Quindi il velocista ha comunque bisogno della strada?

I tornei sono lunghi, le volate da ripetere sono tante. Predomo agli europei ha ottenuto nelle volate dei tempi migliori rispetto alle qualifiche (in apertura il bolzanino agli europei di Anadia, foto UEC). Segno che aveva una base migliore rispetto agli avversari.

Si è trattato quindi di intensificare la loro presenza in pista?

Sono sempre collegati con ritiri più o meno lunghi. Come base, c’è Montichiari per due volte a settimana. Ma prima degli europei, abbiamo fatto un ritiro di tre settimane. E in quella fase, si guardavano i video degli avversari, si facevano prove delle batterie uno ad uno. Potevano confrontarsi fra loro e il confronto in queste fasi aiuta a crescere. Chiedete a quelli del quartetto di ogni volta che ci sono selezioni da fare e che tirate danno…

Le indicazioni di Miriam Vece sono state cruciali per il rilancio del settore velocità (foto FCI)
Le indicazioni di Miriam Vece sono state cruciali per il rilancio del settore velocità (foto FCI)
Il ruolo di Miriam Vece qual è stato?

Abbiamo sempre parlato e ci dava le informazioni di quello che fanno a Aigle. Il progetto velocità è nato così. Lei adesso è legata al suo allenatore, ma abbiamo bisogno che torni in Italia. Speriamo di poterla riportare presto a casa.

Le sinergie con la Bmx sono così efficaci?

Sono contento dei risultati di Tugnolo. Abbiamo copiato dal sistema olandese, grazie a un cittì come Lupi che ha una buona apertura mentale. Siamo passati dal fatto che la pista possa essere per loro una buona fase di preparazione, al capire se siano possibili degli sviluppi diversi. Tugnolo è stato il primo a crederci e a raccogliere risultati.

E’ un processo bidirezionale? Un pistard potrà passare alla Bmx?

Negli juniores e a salire, temo sia unidirezionale. Per correre nella Bmx serve un livello tecnico altissimo, che non costruisci da grande se non l’hai fatto da bambino. Difficilmente uno junior può passare dalla pista alla Bmx. Ma lo stesso Tugnolo, ad esempio, per un po’ potrà ancora farle entrambe, perché nella Bmx è uno dei migliori. Poi penso che dovrà scegliere.

Quali sono i punti comuni?

Entrambi lavorano tanto sulla forza. L’atleta della Bmx nasce facendo palestra e partenze da fermo, il modo in cui dovrebbero crescere i velocisti. Con palestra e volumi di forza crescenti. Il problema è la paura di non andare più in salita e non vincere le volate su strada.

Bragato segue la preparazione del gruppo azzurro, fra endurance e velocità
Bragato segue la preparazione del gruppo azzurro, fra endurance e velocità
Occorre offrirgli alternative consistenti.

Abbiamo esordienti capaci di tempi ottimi a livello internazionale, titubanti davanti alle scelte da fare. La strada in Italia è un richiamo fortissimo. La nostra preoccupazione ora è consolidare questo percorso, per proporre loro un’alternativa.

Quaranta fa festa: 4 titoli europei nella velocità

28.07.2022
4 min
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Agli ultimi campionati europei su pista per juniores e under 23 disputati ad Anadia, l’Italia ha fatto la parte del leone con ben 16 medaglie d’oro, il doppio della Germania e un totale di 23 podi. Un dominio clamoroso al quale ha dato un importante contributo anche il settore velocità di Ivan Quaranta (foto FCI in apertura), con 4 titoli equamente ripartiti fra lo junior Mattia Predomo e l’under 23 Matteo Bianchi. Un risultato di grande valore, considerando soprattutto la concorrenza della scuola tedesca e polacca che da molti anni fanno il bello e il cattivo tempo, almeno a livello di categoria.

Nella sua analisi, il nuovo tecnico del settore Ivan Quaranta, ai suoi primi allori internazionali di spessore, punta proprio sull’aspetto della partecipazione.

«Il livello era alto – dice – e lo dimostrano le prestazioni ottenute a livello cronometrico: Bianchi con 1’00”911 non è lontano dal podio elite nel chilometro da fermo, ma anche gli inglesi nel team sprint con 44”168 hanno fatto un tempo assoluto. Negli juniores sui 200 metri lanciati in sei sono scesi sotto i 10”. Insomma è stata un’edizione più che degna».

Predomo Keirin 2022
Il podio del keirin U23, con Predomo vincitore e Minuta terzo dietro il polacco Marciniak (foto FCI)
Predomo Keirin 2022
Il podio del keirin U23, con Predomo vincitore e Minuta terzo dietro il polacco Marciniak (foto FCI)
Partiamo non dalle vittorie, ma dal bronzo nel team sprint perché è qualcosa di inconsueto per il nostro movimento, oltretutto la squadra azzurra ha trovato un elemento nuovo in Matteo Tugnolo, prelevato dal Bmx…

E’ il frutto di una collaborazione tra i due settori che ci porterà lontano, c’è una bellissima sinergia. Con Tommaso Lupi ci scambiamo continuamente informazioni. Tugnolo è ideale per le discipline veloci e ha potuto dare al terzetto quel qualcosa in più in termini di esplosività. Matteo è ancora da poco nel nostro gruppo ma proprio il team sprint, il giro di lancio sono l’ideale approccio con la nuova specialità, perché sfrutta le sue doti senza avere bisogno di quei lavori specifici che sta effettuando per le altre prove, dove ha bisogno di maggior tempo per emergere. Lui riesce partendo da fermo a esprimere una velocità superiore ai suoi compagni, invece più portati sul lanciato.

Questa collaborazione vedrà altri rider approdare alla pista?

Sicuramente, ne abbiamo già un altro, Frizzarin, un primo anno che sta facendo le sue esperienze. Ma la collaborazione non è a senso unico, nel senso che verifichiamo anche se e come è possibile far fare la doppia attività a questi ragazzi, poi sceglieranno dove impegnarsi maggiormente.

Intanto Bianchi ha conquistato due titoli, nel chilometro e nel keirin.

E’ un atleta ritrovato. Aveva già vinto un bronzo anni fa da junior, poi si era un po’ perso, soprattutto come mentalità, come motivazioni. Ritrovarlo a questi livelli è un grande risultato, è la dimostrazione che questi ragazzi ci devono credere, si può fare qualcosa d’importante con il tempo. Ma vorrei sottolineare anche la prova di Daniele Napolitano, argento nel keirin e bronzo nel team sprint, altro talento da coltivare.

Il Team Sprint U23: Bianchi, Napolitano e Tugnolo con i tecnici Ivan Quaranta, Tommaso Lupi e Diego Bragato (Foto Fci)
Il Team Sprint U23: Bianchi, Napolitano e Tugnolo con i tecnici Ivan Quaranta, Tommaso Lupi (Foto Fci)
Bianchi puntava ad accedere al centro Uci di Aigle. Il fatto di potersi ora allenare in Italia in una struttura consolidata può avergli restituito quella motivazione di cui dicevi?

Sicuramente. Non c’è bisogno di andar lontano, noi abbiamo tutto per emergere, dalle strutture al centro studi. Il gruppo è giovane e su quello dobbiamo lavorare, l’unico problema è che anni e anni di stop non si cancellano con un colpo di spugna, serve tempo. Il poter far gruppo è certamente un aiuto.

Predomo ti ha sorpreso? Oro nello sprint e nel keirin, bronzo nel team sprint con Milo Marcolli e Stefano Minuta…

Io avevo capito già dalla trasferta in Germania in primavera che poteva fare qualcosa di grande. I vertici sono lì, aveva lottato ad armi pari con i tedeschi, poi è cresciuto ancora. Delle due gare mi ha sorpreso la vittoria nella velocità, perché sapevo che nel keirin è forte, invece paradossalmente ha fatto più fatica lì, nella velocità che è tutta tecnica, dove solitamente soffriva l’avvio delle batterie si è saputo distinguere. Significa che è cresciuto anche mentalmente e strategicamente.

Conti di poter partecipare agli Europei assoluti di Monaco di Baviera?

Sì, porteremo questo gruppo di under 23 per farli confrontare con gli elite, con i campioni assoluti, ad esempio i mostri sacri olandesi. Sarà un bel test, i risultati non avranno importanza, servirà invece guardare con attenzione, capire i rapporti che usano, la frequenza di pedalata. Dico sempre loro che certi rapporti riesci a usarli solo dopo anni di esperienza, ma vederlo con i propri occhi sarà importante. Ci arriveranno, serve però tempo. Per ora sono molto competitivi con i pari età e questo va già bene.

Giada Capobianchi 2022
Giada Capobianchi, una delle azzurre dello sprint ad Anadia in un settore in pieno rinnovamento (foto Fci)
Giada Capobianchi 2022
Giada Capobianchi, una delle azzurre dello sprint ad Anadia in un settore in pieno rinnovamento (foto Fci)
A livello femminile come siamo messi?

Le ragazze impegnate ad Anadia si sono ben comportante, finendo non lontane dal podio considerando che Bertolini e Ratti sono primo anno junior. Il problema a livello femminile è il reclutamento, abbiamo numeri troppo ristretti e quindi partiamo con un maggiore handicap. Ma ci arriveremo anche lì…

Bianchi, a un passo da Aigle, poi la chiamata di Quaranta

27.05.2022
5 min
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Dalla nostra intervista con Ivan Quaranta, da quest’anno collaboratore tecnico del cittì Marco Villa per il settore velocità, è emerso come la Federazione stia iniziando a lavorare per far emergere anche queste discipline, finora un po’ trascurate. Uno dei ragazzi simbolo del movimento della velocità su pista è Matteo Bianchi, che aveva già le valigie pronte per andare al centro UCI di Aigle. Invece, con il progressivo aumento dell’interesse nel suo settore è rimasto, per lavorare fianco a fianco con Ivan Quaranta.

Intercettiamo Matteo appena rientrato da un allenamento, il gruppo velocità si trova in Germania, alle porte di Berlino per un weekend di gare. Matteo e compagni hanno appena concluso un lungo viaggio ed hanno fatto un’oretta per “sciogliere” le gambe.

Ai mondiali juniores del 2019, per Bianchi arriva il bronzo nel chilometro da fermo
Ai mondiali juniores del 2019, per Bianchi arriva il bronzo nel chilometro da fermo
Allora Matteo, mentalmente eri già a Aigle?

Praticamente. In Svizzera c’è il centro federale dove vengono accolti atleti da tutto il mondo, soprattutto di Nazioni minori. Non che l’Italia lo sia, ma nella disciplina della velocità il movimento scarseggiava, così per crescere e maturare ero pronto a partire con zaino e bici in spalla.

Cosa avresti fatto al centro UCI?

Per far fruttare al meglio il lavoro ed avere dei risultati il tempo da dedicare all’attività è molto, sarei rimasto lì dai sei mesi all’anno. Il centro mette a disposizione tutto quel che serve per allenarsi: pista, ovviamente, tecnici e palestre. Questo “erasmus” mi avrebbe permesso di avere stimoli diversi, confrontarmi con altri atleti e di crescere e maturare più velocemente. 

Sei giovane, del 2001, sarebbe stata anche un’esperienza di vita…

Sicuramente, a questa età prendere una decisione del genere sarebbe stato importante. Tuttavia non ci avrei pensato due volte, se si ha un obiettivo bisogna fare di tutto per raggiungerlo.

Il keirin è la seconda disciplina portata avanti da Matteo Bianchi
Il keirin è la seconda disciplina portata avanti da Matteo Bianchi
Invece è partito il gruppo della Nazionale, contento?

Sì, perché vuol dire che qualcosa si è mosso ed è importante. A livello di preparazione o di motivazioni andare in Svizzera non mi avrebbe frenato, come imparo qui avrei imparato anche lì. Sono uno che si adatta a quel che gli dicono di fare. Le esperienze alla fine le fai anche qui, vai in trasferta, impari a gestirti…

E’ un progetto appena partito, come sta andando?

Siamo da poco in movimento ma siamo motivati, con Quaranta lavoriamo bene, Villa rimane un punto di riferimento ma Ivan (Quaranta, ndr) sta facendo molto. Stiamo creando un bel gruppo, io sono il più grande, è un bel passo in avanti per tutti, anche perché riusciremo a fare tante gare e questo ci permetterà di maturare molto.

Per te che sei stato un po’ l’apripista tra gli atleti deve essere una bella soddisfazione…

Quella che la Federazione ci ha dato è una bella possibilità, fino a qualche anno fa non c’era questo movimento, ora grazie a Quaranta e Villa inizia ad esserci interesse verso la pista. Avere concorrenza tra atleti della stessa nazionale ed allenarsi tutti i giorni con un gruppo è molto accattivante ed è uno stimolo a lavorare ancora di più. Poi da poco si è unito anche qualche ragazzo dalla BMX, è un bel binomio quello che si sta venendo a creare.

Matteo e compagni negli allenamenti settimanali alternano pista e strada
Matteo e compagni negli allenamenti settimanali alternano pista e strada
I successi e le vittorie ottenute sono state uno stimolo nel far crescere il settore della pista in Italia?

Tutto quello che di positivo è arrivato ha contribuito a far sempre meglio, si pensi all’oro di Viviani a Rio e a quello del quartetto a Tokyo. Anno dopo anno si è cercato di ampliare il settore e migliorare tutte le discipline, ora è giunto il momento della velocità.

Hai accennato alle gare, quanto è importante confrontarsi con il resto del mondo?

Fa capire che c’è ancora tanto da fare e bisogna lavorare, ma direi che sicuramente è uno stimolo in più. Arrivare a competere con le Nazioni più attrezzate, come Francia, Germania, Inghilterra ce ne vuole.

Come lavori con Quaranta e tutto il gruppo?

Abbiamo due giorni a settimana dedicati all’attività su pista vera e propria e come tutti ci alleniamo a Montichiari. Poi a questo si unisce una buona parte di allenamenti si strada dove si allenano le partenze da fermo, volate, volate agili, la forza, la frequenza a la resistenza alla velocità. Un ruolo importante, di supporto e preparazione, lo giocano anche la mia squadra la Campana Imballaggi Geotex con Alessandro Coden ed il gruppo dell’esercito .

A che età arriva la maturazione in queste discipline?

Beh io ho visto che dalla categoria juniores a quella under 23 o elite cambia tutto: fisico, rapporti, e modo di correre. Quando cambi categoria e vedi quanto sono maturi gli altri atleti e che modo di correre hanno, via via più affinato. Secondo me intorno ai 25 anni hai il momento un po’ più prestante ma poi si rimane competitivi fino ai 30, anche di più.

Al momento, in partenza Bianchi usa il 63×13-14. I big spingono anche il 70
Al momento, in partenza Bianchi usa il 63×13-14. I big spingono anche il 70
Questo a testimoniare che sei, siete ancora molto giovani…

Sì, non ci facciamo prendere dalla fretta, il tempo è dalla nostra parte

I prossimi impegni quali saranno? 

Ne avremo ancora molti, il più importante sarà il campionato europeo U23. E’ un primo step per capire come siamo messi e che livello avremo raggiunto dopo quasi un anno di lavoro.

Velocità Francoforte 2022

Qualcosa si muove nella velocità juniores. Parola di Quaranta

19.05.2022
5 min
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Mentre a Milton si svolgeva la seconda tappa di Nations Cup, Ivan Quaranta ha portato i suoi ragazzi del settore velocità a Francoforte, alla Brandenburger Sprint Cup. La notizia è nel fatto che la truppa azzurra ha portato a casa una serie clamorosa di risultati di spicco, dalla doppietta di successi di Mattia Predomo fra gli juniores (con gli ori in velocità e keirin, con Marco Morgante al 3° posto), al record italiano assoluto della velocità a squadre, dove Matteo Bianchi, Mattia Tugnolo e Daniele Napolitano hanno fatto fermare i cronometri sul tempo di 44”785 togliendo oltre un secondo al vecchio record.

E’ chiaro che sono risultati da prendere col bilancino, ma che hanno un loro valore per un settore appena nato. A Quaranta, che fa parte dello staff di Marco Villa come responsabile del settore velocità, è stato chiesto un compito davvero arduo: colmare oltre 25 anni di (quasi) totale assenza. Riagganciare la storia del settore ai fasti di un ciclismo lontano nel quale l’Italia dominava il mondo.

Un record vecchio di 10 anni

Quaranta ha preso l’incarico molto sul serio e non si nasconde le difficoltà, ma l’entusiasmo è palpabile dalle sue parole. La discussione parte proprio dal tempo dei tre ragazzi.

«Il precedente record aveva oltre 10 anni – dice – era tempo di scendere sotto, ma va considerato che in Italia la velocità a squadre era stata dimenticata perché non avevamo tre atleti in grado di farla. Ora invece vogliamo coprire tutte le gare e in maniera seria. Il tempo dei ragazzi sarebbe valso il 6° posto a Glasgow e l’8° a Milton e parliamo di tre under 23».

Predomo Francoforte 2022
Il podio della velocità juniores. In finale Predomo ha battuto il polacco Marciniak
Predomo Francoforte 2022
Il podio della velocità juniores. In finale Predomo ha battuto il polacco Marciniak
Ci sono margini di miglioramento immediato?

Sicuramente, considerando ad esempio che la partenza non era stata all’altezza. Io penso che possiamo limare almeno mezzo secondo e ricordo che lo scorso anno con 44″ netti si vinsero gli europei di categoria. Io voglio far bene, portare questi ragazzi a competere ad alto livello per le gare titolate di categoria, ma il mio pensiero va anche oltre, a farli partecipare a europei e mondiali assoluti. Poi è chiaro, nella velocità a squadre magari andremo ai mondiali e arriveremo ultimi, ma almeno ci saremo. In cima alle scalate non ci arrivi se non parti proprio dalla base…

Che livello aveva la gara tedesca?

Era buono, altre Nazioni hanno fatto la nostra stessa scelta, portando juniores e under 23 mentre le prime squadre erano presenti a Milton. Noi non possiamo fare diversamente, stiamo iniziando un percorso lavorando con i giovani, proprio perché abbiamo un enorme buco generazionale. Vorrei però sottolineare il fatto che abbiamo ragazzi che valgono davvero tanto. Predomo ad esempio, lo scorso anno con 10”8 sui 200 metri è andato sul podio juniores, oggi è al secondo anno ma già fa 10”2. Io dico che può giocarsi qualcosa di molto importanti nelle gare titolate.

Bertolini Francoforte 2022
Brave anche le ragazze: Beatrice Bertolini terza nella velocità juniores davanti ad Alessia Paccalini
Bertolini Francoforte 2022
Brave anche le ragazze: Beatrice Bertolini terza nella velocità juniores davanti ad Alessia Paccalini
Mattia Tugnolo viene dalla Bmx. E’ il primo prototipo di quella commistione con il settore sul quale si fa tanto affidamento?

Il discorso è lungo e complesso. Con Tommaso Lupi, responsabile tecnico della Bmx, stiamo confrontandoci molto e sto trovando grande collaborazione. Noi dobbiamo guardare a quei ragazzi che nella Bmx, dopo aver fatto la loro esperienza e appreso le basi tecniche, hanno dimostrato di non poter emergere, magari per paura dei salti, ma possono anche coltivare sogni olimpici nella velocità. Tugnolo ne è l’esempio, è un prospetto validissimo che può trovare una sua strada nella pista.

Come ti stai trovando nel settore?

Quando me lo hanno proposto, ho chiesto tempo. Volevo studiare, guardare come si lavora all’estero e sono andato in Francia, Svizzera, mi sono anche sentito con miei ex colleghi. Avevo bisogno di capire e per farlo ho guardato i numeri. Numeri che ad esempio mi dicono che a livello allievi, i nostri sono al pari delle grandi scuole straniere se non addirittura meglio. Il miglior allievo italiano fa 11”1, il francese 11”3.

Predomo Quaranta 2022
Ivan Quaranta punta molto su Predomo, perché raccolga la sua eredità da iridato juniores (foto Fci)
Predomo Quaranta 2022
Ivan Quaranta punta molto su Predomo, perché raccolga la sua eredità da iridato juniores (foto Fci)
Dov’è allora la differenza?

La differenza è che quel ragazzo italiano non ha interesse precipuo per la pista, il suo sogno è approdare alla strada, correre il Giro d’Italia o il Tour de France. Il francese viene subito preso dai tecnici di settore e si dedicherà alla pista. Se guardiamo l’albo d’oro allievi degli ultimi 10 anni, troviamo tutti nomi che volevano correre su strada e hanno smesso. Noi dobbiamo interrompere questa catena nefasta, spingere sui genitori perché i figli facciano attività su pista o nei bike park in cui si garantisce la loro sicurezza. Ma soprattutto far capire che il ciclismo su strada non è per tutti e ci sono altre vie per emergere.

In Germania si è distinto anche Matteo Bianchi, vicino al podio nella velocità e nel keirin. Si era parlato per lui della possibiltà di approdare al centro Uci di Aigle. Ora si allena con voi?

Sì, lo seguiamo noi. La cosa nasceva dal fatto che non ci fosse un settore e Villa non poteva seguire tutto. Ora invece c’è la possibilità di lavorare in Italia con tutte le strutture a disposizione. La Federazione non mi sta facendo mancare nulla, sapendo che il lavoro per tornare ai vertici sarà lungo. Intanto però guardiamo all’immediato. Fra 10 giorni seconda trasferta tedesca a Cottbus, speriamo di fare altri passi. Io guardo soprattutto a europei e mondiali di categoria per chiudere un cerchio. Sapete chi è stato l’ultimo campione del mondo italiano nella velocità? Io, fra gli junior nel 1992. A trent’anni di distanza è ora che qualcuno mi tolga questo primato…

La zampata di Quaranta sulla velocità azzurra

14.04.2022
5 min
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La prima domanda, un sospiro e una battuta divertita come risposta. «Come ho trovato la velocità della pista italiana? Eh, potrei dirvi come la penso ma dopo dovrei uccidervi! Come facciamo?». Ivan Quaranta (in apertura con Matteo Bianchi e Mattia Predomo, foto FCI), che chiamavano “il Ghepardo”, apre la nostra chiacchiera con una zampata (di spirito) proprio come terminava le volate da corridore.

Dallo scorso gennaio, ufficialmente, il 47enne cremasco è collaboratore del cittì della pista Marco Villa per le discipline veloci. Quelle che stanno facendo fatica nel nostro movimento e per le quali Quaranta dovrà rimboccarsi le maniche per riportarle agli antichi splendori. L’argomento meritava di essere approfondito con lui, che da junior nel 1992 ad Atene fu campione del mondo della velocità, prendendo spunto anche dai suggerimenti di Sir Chris Hoy dei giorni scorsi.

Il coinvolgimento di Quaranta nei piani federali era emerso già al Lunigiana 2021, dove ha guidato il team azzurro
Il coinvolgimento di Quaranta nei piani federali era emerso già al Lunigiana 2021
Ivan come mai la velocità azzurra non è più quella di un tempo?

Il mio pensiero è allineato a quello di Villa, Fabio Masotti e Diego Bragato (questi ultimi due rispettivamente collaboratore e preparatore atletico, ndr). Ovvero che in Italia è un problema culturale. L’italiano ha la velocità nel proprio DNA. Ha vinto tutto quello che si poteva fin dai tempi di Maspes e Gaiardoni fino a Chiappa o ai miei. Se oggi dovessimo fare un mondiale di velocità in pista con esordienti o allievi saremmo sicuramente tra i primi. Poi però succede che all’estero, in Francia, Gran Bretagna o Olanda, questi ragazzi continuano a lavorare su pista mentre qua da noi il diesse, il genitore o il tifoso del ragazzo inizia già ad immaginarselo vincente nelle volate su strada al Giro o al Tour. E’ vero che abbiamo vinto le Olimpiadi con Viviani, Ganna e il quartetto nelle discipline endurance ma in Italia si pensa che il ciclismo sia solo su strada. Figuriamoci la velocità.

Come si può ovviare a questo modo di pensare?

E’ dura adesso convincere un ragazzino a non abbandonare la velocità in pista, dedicandosi totalmente ad essa. La fase più importante, quindi, è quella del reclutamento. Adesso sto cercando di compiere questa missione con i più giovani, sia col mio modo di fare sia anche e soprattutto con dei numeri o certezze scientifiche. Non è che Villa o io ne sappiamo di meno dei tecnici olandesi, ad esempio. E’ che con i cavalli da corsa sono capaci tutti a vincere e tutto è più semplice. Bisogna avere più ragazzi.

Miriam Vece, Migle Marozaite, velocità, europei Plovdiv 2020
Miriam Vece, qui contro Marozaite agli europei di Plovdiv 2020, è un talento in crescita fra le ragazze
Miriam Vece, Migle Marozaite, velocità, europei Plovdiv 2020
Miriam Vece, qui contro Marozaite agli europei di Plovdiv 2020, è un talento in crescita
Cosa bisogna fare per essere persuasivi?

Bisogna farli appassionare. E per farsi appassionare devi aumentare la attività. Qui da noi le discipline veloci in pista vengono un po’ snobbate dagli organizzatori. All’estero ogni domenica i giovani gareggiano in pista. Personalmente ho pensato a un modo sia a breve che a lungo termine per convincerli ed interessarli. Nel breve bisogna lavorare bene con i ragazzi che abbiamo adesso. Il lungo termine poi sarà una conseguenza. La Federazione in ogni caso ci sta aiutando tanto, però potrebbe spingere gli organizzatori a fare più corse di questo tipo. Vi faccio un esempio per spiegarmi meglio…

Vai pure…

Prendete i ragazzi della BMX. Loro sanno già che non correranno mai il Tour de France, perché le loro prove durano pochissimo. E’ un modello di prestazione totalmente diverso alla strada, eppure chi inizia con questa disciplina continua e non gli interessa del resto. La fanno perché gli piace. E corrono tutte le domeniche. Ci vorrà della pazienza, ma la via da seguire è questa.

Matteo Bianchi, uno dei velocisti azzurri più forti, impegnato in una volata nel keirin
Matteo Bianchi, uno dei velocisti azzurri più forti, impegnato in una volata nel keirin
Se l’hai letta, cosa pensi di quello che ci ha detto Hoy a Londra?

Eh, figuratevi se dieci minuti dopo che l’avevate pubblicata, non me l’avevano già girata (ci confida sorridendo, ndr)?! Ho il suo stesso pensiero, che tra l’altro ha detto in maniera disinteressata. L’unico aspetto che non condivido a pieno è quello legato al budget. Ovvero che investendo nella velocità si tolga qualcosa all’endurance. Chris Hoy ha tanta esperienza e lo ha affermato come ipotesi, però magari non conosce bene la realtà italiana. Villa sarebbe ben felice di vincere, ad esempio, sia l’inseguimento a squadre che il team sprint. Noi tecnici dobbiamo poter lavorare con i migliori e poi garantire in futuro a questi ragazzi un adeguato stipendio per mantenersi in modo autonomo.

Come sta procedendo il tuo lavoro?

Abbiamo ragazzini che fanno già tempi buonissimi su pista in cemento all’aperto. Se lavoriamo sul rapporto da spingere portandoli in un velodromo al chiuso con pista in legno, guadagniamo un secondo abbondante come ridere. E da lì quindi iniziare a lavorare sempre meglio per abbassare i tempi. Ora stiamo facendo buone cose con Miriam Vece, cui faceva riferimento Hoy, con Mattia Predomo (bronzo mondiale nel 2021, ndr), Matteo Bianchi o Daniele Napolitano. Inoltre abbiamo iniziato una bella collaborazione con Tommaso Lupi, il cittì della nazionale di BMX.

Predomo 2021
Nel 2021, Mattia Predomo ha centrato il bronzo mondiale nella velocità juniores al Cairo
Predomo 2021
Nel 2021, Mattia Predomo ha centrato il bronzo mondiale nella velocità juniores al Cairo
In cosa consiste?

Mi hanno messo a disposizione già alcuni loro atleti che hanno girato in pista con noi. I loro atleti hanno caratteristiche simili ai nostri e viceversa. Ci stiamo già muovendo, ma ancora non entro nel dettaglio delle cose. Ciclisticamente parlando la velocità in pista e la BMX sono due discipline che più si somigliano. E infatti non è un caso che l’olandese Harrie Lavreysen (due ori olimpici a Tokyo e già campione del mondo ed europeo e vincitore della Champions League della pista, ndr) venga proprio dalla BMX.

Hoy ci ha detto che se l’Italia trova la persona giusta, la velocità azzurra si rilancerà in fretta. Sei tu quella persona?

Non lo so, ma spero proprio di sì. Posso dirvi che mi aspetta un compito difficile, però questo ruolo è stimolante. Ho affrontato così tante sfide quasi impossibili nella mia vita, che questa mi affascina. Parigi 2024 è troppo vicina, ma Los Angeles 2028 è alla nostra portata. Stiamo lavorando in questa ottica, oltre che per le rassegne mondiali e continentali. Anzi secondo me potremmo avere delle sorprese nel giro di poco.