Team Colpack e pista, da Ganna a Napolitano

01.12.2022
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Il primo fu Ganna, sbarcato dalla Viris-Maserati dove l’attività su pista non era troppo considerata. Pippo arrivò al Team Colpack nel 2016 e per far capire che la pista fa bene alla strada, vinse il GP Laguna in Istria il giorno di San Valentino, la Roubaix U23, una crono, l’europeo dell’inseguimento e a fine stagione il primo mondiale. Quando la neonata UAE Emirates andò a prenderselo e si portò via anche Consonni, Ravasi e Troìa, per l’accordo che c’era fra la Colpack e la Lampre Merida da cui la squadra araba discendeva, il team bergamasco proseguì con quel progetto pista, tenendo Lamon e Giordani, cui di lì a un anno si sarebbe aggiunto Davide Plebani.

Marzo 2016, debutto italiano per Ganna che ha già vinto il GP Laguna in Istria
Marzo 2016, debutto italiano per Ganna che ha già vinto il GP Laguna in Istria

«Partì davvero tutto da Pippo – ricorda Gianluca Valoti, tecnico del team bergamasco – perché fu allora che prendemmo quel gruppo eccezionale di atleti, che erano anche dei grandi amici. Abbiamo sempre tenuto qualche pistard e adesso prenderemo anche un crossista, che dal 2023 ha detto di voler provare su strada».

Quaranta e Napolitano

A partire dal 2022 la Colpack ha tesserato Davide Boscaro e Daniele Napolitano. Il primo ha vinto il quartetto e l’eliminazione al campionato europeo U23, il secondo ha preso il bronzo della velocità a squadre agli europei elite di Monaco ed è arrivato alle semifinali nel keirin, guidato da Ivan Quaranta che prima di essere chiamato in nazionale, era uno dei tecnici della Colpack.

La differenza fra i due è che Boscaro corre anche su strada e ha portato a casa due vittorie (Gran Premio della Battaglia e GP San Bernardino), mentre Napolitano su strada non ci andrà mai. E forse per questo la scelta di tesserarlo è ancor più apprezzabile.

«Ci ha chiamato Quaranta – racconta Valoti – e ci ha chiesto se poteva interessarci tesserarlo e abbiamo detto di sì. Lo vediamo poco, per le foto e la presentazione e mi pare un bravissimo ragazzo. Mi fa quasi paura (sorride, ndr), per quanto è grosso. E vedendo le foto con i pesi che avete pubblicato, ho capito anche perché. I campionati italiani quest’anno si sono fatti a Torino, quindi vicino casa sua, per cui ha avuto l’appoggio della nazionale. Villa aveva organizzato la trasferta per gli azzurri e Quaranta si è aggiunto».

Il supporto azzurro

Pur rilevando che quest’ultima suona come un’anomalia (ai campionati italiani si dovrebbe andare con la propria società e non con la nazionale), è un fatto che il supporto per questi specialisti sia molto aumentato negli ultimi tempi e permetta loro di fare attività.

«A differenza di quando avevamo Ganna, Consonni e Lamon – conferma Valoti – per cui spendevamo un sacco di soldi, ora si capisce che in Federazione qualcosa è cambiato. Vedo Boscaro, per esempio. A dicembre vanno in ritiro a Calpe, poi lo portano a correre a gennaio e da lì farà gli europei. Rispetto a prima sono più seguiti».

Forse per questo, anche Minuta troverà una squadra per il 2023. Il tesseramento non comporta grossi obblighi. La nazionale arriva in supporto sgravando alcune società da impegni certamente gravosi. E così il sistema pista ha ripreso il largo, con il silenzioso benestare di tutti gli altri.

Le medaglie ci sono, ora a Minuta serve la squadra

30.11.2022
4 min
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L’ultimo azzurro di questa ricognizione nel settore velocità maschile si chiama Stefano Minuta e a giudicare dalle battute che… subisce, è diventato la mascotte del gruppo. Poi però quando si passa a lavorare, la sua fatica e il suo impegno valgono quanto quello degli altri.

Il prossimo ostacolo da scavalcare è quello della mentalità delle squadre. Così se da un lato la Campana Imballaggi e il Team Colpack hanno scelto di credere nel progetto supportando i ragazzi di Quaranta, Minuta è ancora in cerca di una maglia per il 2023. Visto il suo livello, si spera che una soluzione sarà trovata, ma la situazione fa capire che le vecchie difficoltà sono sopite, ma non del tutto estinte.

Ugualmente a Noto, ma a giugno, Minuta ha vinto il tricolore della velocità su Morgante e Ricca
Ugualmente a Noto, ma a giugno, Minuta ha vinto il tricolore della velocità su Morgante e Ricca

Torinese, 18 anni

Minuta arriva da Torino, ha origini rumente e ha compiuto 18 anni a giugno. Nello stesso velodromo Pilone di Noto in cui lo abbiamo incontrato, in occasione dei tricolori juniores di giugno aveva conquistato il titolo della velocità, l’argento nella velocità a squadre e il bronzo nel chilometro, vinto da Predomo. Successivamente si è portato a casa il bronzo nel keirin (anche questo vinto da Predomo) e nella velocità a squadre agli europei di Anadia.

«Adesso finalmente siamo un bel gruppo – dice sorridendo – siamo passati tutti under 23 e saremo, spero, un gruppo affiatato che avrà voglia di vincere e di fare meglio dell’anno scorso. Vogliamo fare davvero dei buoni risultati».

Mattia Predomo e Stefano Minuta, protagonisti azzurri ai campionati europei di Anadia (foto UEC)
Predomo e Minuta, protagonisti azzurri agli europei di Anadia (foto UEC)
Che cosa non ti è andato giù del 2022?

Non è stato un brutto anno per essere stato il primo da velocista, diciamo che è stato la ciliegina sulla torta della stagione. Migliorare vorrebbe dire alzare l’asticella, quindi andare sopra al podio, al secondo o al primo posto, però è tutto da vedere. Di sicuro noi siamo concentrati e vogliamo raggiungere quei risultati.

Perché fare il velocista su pista e non su strada?

E’ nato tutto l’anno scorso. Durante una gara su strada ho avuto un incidente in cui mi sono rotto l’osso della mano e quindi sono dovuto restare fermo per un mesetto senza poter uscire. Ho continuato ad allenarmi, però non avevo il ritmo per ritornare a fare le gare su strada. Così sono venuto a fare i campionati italiani in pista e sono riuscito a vincere il tricolore nella velocità, ho fatto altri due piazzamenti in squadra col Piemonte e da lì Quaranta mi ha chiesto di andare a provare con loro per la velocità olimpica in pista. Per questo ho deciso di far parte del progetto e ho preso questa strada.

La pista era una novità?

No, l’ho sempre fatta sin da giovanissimo. La differenza rispetto a prima è che quest’anno ho deciso di dedicarmi solamente alla pista.

Predomo Keirin 2022
Il podio europeo del keirin U23, con Predomo vincitore e Minuta terzo dietro il polacco Marciniak (foto FCI)
Predomo Keirin 2022
Il podio europeo del keirin U23, con Predomo vincitore e Minuta terzo (foto FCI)
Ti manca la strada?

Per certi aspetti sì. Però diciamo che essendoci tanta salita, non fa per me. La salita non mi piace, quindi preferisco la pista.

Quanto è più duro essere velocista in pista?

E’ abbastanza duro, contando che comunque per la preparazione devi partire molto presto. Devi puntare soprattutto sulla palestra. Allo stesso tempo, non devi sbagliare a farne troppa, perché poi fai fatica a trasformare in bici. Devi fare le cose nel modo giusto, non devi sgarrare troppo.

Sei nato qui o in Romania?

Sono di origine rumene, mamma e papà vengono da lì. Due anni fa ho avuto la nazionalità italiana, così da poter partecipare ai campionati italiani ed andare in nazionale. Sono nato qua, ho vissuto i primi anni in Romania, ho imparato la lingua e poi sono ritornato.

Anche Minuta fa notare il delicato equilibrio fra il lavoro in palestra e quello in pista
Anche Minuta fa notare il delicato equilibrio fra il lavoro in palestra e quello in pista
Un obiettivo per il 2023?

Sicuramente sarebbe partecipare a un campionato europeo elite oppure a una Coppa del mondo per cercare di fare punti per le Olimpiadi del 2024, però è tutto da vedere.

Qual è la pista di casa? 

A Torino, il Velodromo Francone. E’ la pista in cui vado già da giovanissimo, da quando ero G4 e lì mi sono sempre allenato. Lì ho fatto le prime gare, ma dall’anno scorso ovviamente la pista di riferimento è diventata quella di Montichiari con la nazionale.

La perfezione in 10″: la velocità secondo Napolitano

29.11.2022
5 min
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Nel giovane gruppo dei velocisti azzurri di cui si parlava nei giorni scorsi con Quaranta e stamattina con Diego Bragato, quelli che trasmettono più esperienza sono Matteo Bianchi e Daniele Napolitano, sebbene il primo abbia 21 anni e il secondo appena 19. Napolitano è di Torino e il velodromo Francone è sempre stato il suo parco giochi, con il supporto di Dario Zampieri, campione italiano del keirin nel 2017 e oggi tatuatore. Il fulmine sul polpaccio sinistro glielo ha disegnato lui, mentre è stato il team della famiglia Ceci a far salire in alto il suo tasso tecnico, in quel periodo nebbioso in cui i velocisti erano a rischio estinzione.

«Tre anni fa – dice Napolitano – c’eravamo solo Matteo Bianchi ed io, quindi non c’era grande voglia di fare risultato perché eravamo da soli in due categorie diverse. Era più difficile. Adesso che si è creato un gruppo. Ci siamo noi e se ne aggiungeranno altri. C’è più stimolo, c’è competizione in allenamento e c’è tanta voglia di far bene, perché siamo sei che hanno dimostrato di andare forte».

Napolitano (a destra) e Bianchi: l’arrivo nel velodromo di Noto dei due velocisti più esperti
Napolitano (a destra) e Bianchi: l’arrivo nel velodromo di Noto dei due velocisti più esperti

Allo stesso modo in cui Bianchi e Predomo corrono con la Campana Imballaggi-Geo&Tex Trentino, dal 2022 Napolitano è tesserato con il Team Colpack-Ballan, che già in precedenza aveva lanciato la carriera di Filippo Ganna e poi si era fatto carico del gruppo di endurance in cui correvano Consonni e Lamon. Oggi gli specialisti sono rimasti in due: Davide Boscaro, che corre nella continental, mentre Napolitano è nel team U23.

Anche tu, come Bianchi, avevi pensato di andare in Svizzera?

Avevo chiesto, mi ero informato, ma soprattutto perché nel periodo invernale Montichiari è chiuso quasi tutti gli anni per lavori. Quindi volevo avere un altro posto per andare ad allenarmi. Sarei andato per conto mio, pagando tutto di tasca mia.

Agli europei Napolitano ha trovato anche Boscaro, compagno di club (foto Team Colpack)
Agli europei Napolitano ha trovato anche Boscaro, compagno di club (foto Team Colpack)
Poi cosa è successo?

Mentre ero lì che ci pensavo, per fortuna è arrivato Ivan Quaranta e ci ha offerto di lavorare tutti insieme, così ho preferito seguire lui che farmi consigliare da un altro che poi non sai mai come va a finire.

E di colpo è rinata la velocità…

Il settore veloce per me è stato sempre molto bello da vedere, bello da vivere. Vedere le gare degli altri mi ha sempre appassionato. E adesso, avendo un gruppo di tutte le età, da Stefano Moro che è elite agli junior di primo anno, ci sono i ragazzini ancora grezzi che devono imparare e i più grandi che possono insegnargli qualcosa. E’ comunque aggiungere qualcosa che il tecnico non sa: un atleta che corre molto durante l’anno, per esempio ti può insegnare qualche malizia.

Quanto dura la costruzione di quei 10 secondi di gara?

Tanto! Passo tanto tempo in palestra, ci sto anche tre ore e mezza. Mi piace stare lì a fare un bel carico. E poi comunque anche noi facciamo i nostri 80-90 chilometri con i vari lavori. Mentre in pista si fanno giornate da 6-7 ore ogni volta. Lavori tanto finché non scendi di un decimo, finché non arrivi ai tempi per qualificarti. Tanti pensano che dietro una volata da 9-10 secondi ci sia solo il provare in pista, invece è molto più complesso di quello che sembra. Perché porti il tuo corpo al limite per quei 10 secondi e devi essere al massimo delle tue condizioni perché non hai il tempo di pensare e gestirti. In quei 10 secondi devi essere a tutta, dare tutto e non sprecare niente.

Gli scalatori hanno l’assillo del peso…

Noi, a differenza di uno stradista che magari fa uscite di 5-6 ore, facciamo molti lavori a secco più brevi in pista, quindi ovviamente dobbiamo stare molto attenti all’alimentazione. Facciamo molti più pasti al giorno di quelli che fa uno stradista. Lo stradista fa due ore in più e perde un po’ di massa grassa. Noi abbiamo questi lavori, poi si fanno 30-40 minuti di pausa, poi si risale in pista. Non hai tempo veramente di consumare la massa grassa, quindi è molto importante mangiare bene. Devi arrivare al momento in cui serve, perché devi fare le prove di gara o devi correre, che il tuo corpo ha energia da vendere.

Un altro modo di mangiare?

Sì, noi mangiamo molte proteine. Io personalmente mangio piatti non tanto abbondanti, però mangio più volte al giorno. Faccio colazione, poi lo spuntino tra la colazione e il pranzo, pranzo, la merenda e la cena. Sono di media in 5-6 pasti al giorno, ma c’è chi ne fa anche di più. Perché bisogna sempre mantenere il corpo con la giusta energia.

Bragato: la palestra del velocista mix di velocità e controllo

29.11.2022
5 min
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Nell’ultima mattinata con la nazionale dei velocisti a Noto, mentre nella palestra si ripetevano esercizi e recuperi, ci siamo messi a parlare con Diego Bragato. Il capo dello staff performance delle nazionali, la cui intervista sull’attività juniores gli ha portato consensi e reazioni che non immaginava, aveva appena finito di parlare con Daniele Napolitano della sua tecnica di alzata del bilanciere. Ci eravamo accorti, da profani del gesto, che con l’aumento dei carichi, al culmine dell’alzata da terra il torinese con la mano destra sostenesse il bilanciere unicamente con il pollice.

«Succede – spiegava Bragato – quando non hai iniziato da piccolo a lavorare con i pesi e non hai la mobilità articolare necessaria. Daniele non riesce a ruotare completamente il polso all’indietro e se ci provasse, rischierebbe di farsi male. Parliamo comunque di esercizi tecnici abbastanza complessi, per cui è tutto molto individualizzato. Quello che chiediamo da anni nei corsi di formazione, è che i ragazzi crescano con la cultura del lavoro in palestra. Non pensando a quanto peso alzino, andrebbe bene che lavorassero anche con un bastone della scuola. E’ importante che imparino a fare i movimenti base dell’atletismo e della pesistica, perché servono per completare l’atleta».

Bragato ha messo il suo staff al lavoro sul gruppo di Ivan Quaranta
Bragato ha messo il suo staff al lavoro sul gruppo di Ivan Quaranta
Anche questo tipo di tecnica può fare la differenza?

C’è chi ha la cultura del lavoro in palestra, quindi conosce già molto bene i lavori di squat, le girate, le alzate e quant’altro. E chi invece non li conosce proprio, per cui dedichiamo molto tempo anche ad insegnare la tecnica del gesto. Ad esempio Tugnolo viene dalla Bmx, una disciplina che ha la cultura della palestra. Tanti esercizi li conosce già molto bene, quindi è più facile lavorarci, visto che ha già dimestichezza col gesto tecnico e con l’uso del bilanciere.

Come nasce il protocollo di lavoro dei velocisti azzurri in palestra?

Lo abbiamo studiato con Marco Compri, ma anche confrontandoci con gli altri ragazzi dello staff performance. Adesso che abbiamo allargato il gruppo, è bello anche confrontarsi con esperienze e visioni diverse. E’ un protocollo di lavoro interessante perché abbiamo sviluppato la filosofia su cui lavoriamo da anni.

Quello che conta nel protocollo di lavoro dei velocisti sono precisione e velocità del gesto
Quello che conta nel protocollo di lavoro dei velocisti sono precisione e velocità del gesto
In quale direzione?

Facciamo esercizi che derivano dalla pesistica, ma abbinati al concetto del controllo del gesto, che per me è fondamentale in uno sport complesso come quello della bici. Il controllo di come applichiamo la forza è fondamentale se legato alla velocità, dato che la potenza è una funzione della forza e della velocità. Di conseguenza il carico effettivo, considerato come il peso che alzano, è l’ultima delle nostre priorità.

Quindi c’è un’esigenza di potenziamento ma anche di ottimizzazione del gesto in sella?

Lavoriamo tanto sul controllo e la velocità del gesto, considerando poi i tempi di applicazione effettivi della forza sui pedali. Il connubio è proprio fra il peso e la velocità di esecuzione del gesto. Una volta ottenuto il controllo, pensiamo ad aumentare il carico. Se la velocità del gesto rientra all’interno di certi range, poi ce lo ritroviamo quando siamo in bicicletta.

Abbiamo assistito a giornate pesanti, con carichi di lavoro in palestra e lavori sulle partenze da fermo in pista.

Quelle sono giornate concentrate sui massimali di forza. Quindi i ragazzi hanno lavorato sia in palestra sia poi sulle partenze, che sono il gesto specifico che ci permette di richiamare il massimale

In quale fase passano alla velocizzazione?

Quando escono su strada. In quel caso fanno lavori a frequenze di pedata abbastanza alte, con lavori specifici da uno a tre minuti, che devono richiamare l’aspetto nervoso. Va considerato il nesso tra forza e velocità, quindi la frequenza di pedalata è sempre la componente fondamentale anche nelle gare. Qualcosa fanno un po’ tutti i giorni, però in realtà i lavori veri si fanno due volte a settimana. 

In che modo continua la loro preparazione?

Faremo dei raduni a Montichiari, dove continueremo col volume in palestra e i lavori in pista, ma ad un’intensità e una qualità superiori.

Bragato spiega che la fase di partenza (qui Bianchi con Quaranta) permette di richiamare i massimali di forza
La fase di partenza (qui Bianchi con Quaranta) permette di richiamare i massimali di forza
L’alimentazione del velocista è pari a quella dello stradista o dell’inseguitore?

No, è un altro mondo. Il velocista è un atleta che stimola tutta un’altra cascata ormonale, tutt’altro tipo di metabolismo. Quindi anche l’alimentazione deve andare di conseguenza. La massa muscolare, quindi la massa magra è importante perché il gesto sia efficace, quindi devono lavorare anche su quella. Sappiamo bene che la potenza non è legata solo alla massa, ma anche alla velocità. Ci sono atleti potenti, non per forza con masse importanti, ma ugualmente la parte muscolare devono preservarla e alimentarla. Quindi la parte proteica nella loro alimentazione svolge un ruolo predominante, anche più dei carboidrati che sono alla base del ciclismo più tradizionale.

Dalla BMX alla pista, Tugnolo prova il modello olandese

28.11.2022
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Riavvolgiamo il nastro fino ai giorni dei campionati europei di Anadia, quando nella velocità a squadre un giovanissimo Matteo Tugnolo, 19 anni, da poco passato alla pista dal più chiassoso mondo della BMX, lanciò il terzetto azzurro a uno storico terzo posto.

C’eravamo anche noi in quelle prime volte nel 2021 in cui il cittì Tommaso Lupi iniziò a portare i suoi atleti a Montichiari, con un atteggiamento curioso e onesto verso i ragazzi. Se qualcuno avesse voluto provare le discipline veloci del ciclismo su pista, lui non si sarebbe opposto. E così diede la sua benedizione proprio a Tugnolo, vincitore di medaglie a europei e mondiali, come pure di prove di Coppa del mondo. Non uno qualsiasi.

Lo stupore di Tugnolo

Come scrivemmo d’estate, il primo a stupirsi per la tanta attenzione sul suo nome fu proprio Tugnolo, che pure a ottenere piazzamenti importanti era mezzo abituato.

«Sono rimasto sorpreso dai risultati ottenuti – disse – sapevo che il ruolo del lancio è perfetto per me, perché riesco a scaricare subito la mia potenza. Con i tecnici avevo subito capito che quello poteva essere il mio primo vero impegno, mentre nelle altre specialità c’è ancora molto da lavorare dal punto di vista tecnico. Quando ho iniziato facevo tempi molto alti, dopo tre mesi il miglioramento nei 200 metri lanciati come anche nel chilometro è stato enorme, oltre le mie aspettative. Io voglio andare alle Olimpiadi e sicuramente questa è la strada più praticabile. So che ci vorrà tempo, ma io voglio seguire questo sogno e sono disposto a qualsiasi sacrificio per realizzarlo».

Dopo il bronzo ad Anadia nella velocità a squadre, gli azzurri hanno partecipato anche ai mondiali elite
Dopo il bronzo ad Anadia nella velocità a squadre, gli azzurri hanno partecipato anche ai mondiali elite

Amore a prima vista

A distanza di pochi mesi, anche Tugnolo ha partecipato al ritiro della pista che si è concluso sabato a Noto. E facendo parte del gruppo dei velocisti, era anche fra quelli che in Sicilia hanno lavorato maggiormente.

«Resto super convinto della decisione che ho preso – ci ha detto – e non me ne sono ancora pentito. Anzi, penso che non me ne pentirò. Non so come andrà a finire, ma speriamo in bene e basta. Quello per la pista è stato amore a prima vista, la prima volta c’è stato un bel feeling. Poi dalla seconda e la terza mi è piaciuto un sacco e ho sempre richiesto al mio cittì di ritornare. Alla fine ci sono ritornato un anno dopo per tutti i vari impegni che avevo con la BMX e ho scelto di restare».

La preparazione in palestra della BMX forse è più impegnativa rispetto a quella della pista
La preparazione in palestra della BMX forse è più impegnativa rispetto a quella della pista

Fra mente e corpo

Se è vero che il grande fenomeno olandese Harrie Lavreysen nacque proprio sulla BMX e poi se ne separò per un infortunio, l’opera di reclutamento fra i rider azzurri può essere un’operazione molto interessante. I ragazzi sono esplosivi e crescono con la cultura della palestra, così che i lavori alla base della velocità non sono per loro indigesti, come per altri che magari arrivano dalla strada.

«Punti di contatto ci sono – spiega Tugnolo – nella velocità, la forza, l’agilità e tutta la componente fisica. E poi è anche tanto mentale. Quanto alla preparazione, i lavori di palestra che si facevano con la BMX sono praticamente identici. Forse quelli erano un po’ più lunghi rispetto a quelli della pista, ma va bene così».

Bici e libertà

E va bene anche il ruolo che gli è stato attribuito, per il quale ha simulato una partenza dietro l’altra, chiedendo di essere ripreso in più video per analizzare il gesto, che non è certo banale.

«Il ruolo dello starter mi piace tantissimo – conferma – perché prendermi questa responsabilità mi gasa. Poi soltanto 250 metri di gara, mi preparo solo per quello e per ora va bene così. Però non crediate che sia una cosa semplice. Dietro c’è tantissimo. Tutti pensano che dietro 250 metri di gara ci sia poco, invece si lavora tantissimo, anche perché si lima sui millesimi. Il gesto tecnico è tutto da costruire, ci sto ancora lavorando per migliorare. Ho tanto margine». 

Cosa resta del vecchio amore? In apparenza la porta della BMX è chiusa, ma più per un fatto di gusto personale, che di interesse specifico.

«Ho fatto ancora due o tre girate -spiega – però appena ci ritornavo sopra, dopo un’ora, un’ora e mezza volevo già scendere, mentre questo non succede quando sono su una bici da pista. E neanche su quella da strada. Riesco a stare tutte le ore che voglio. Stare in bicicletta mi rilassa tantissimo e spingere sui pedali mi dà una sensazione di libertà».

Bianchi parla da leader e si mette la velocità sulle spalle

27.11.2022
5 min
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In un anno è cambiato tutto. Nella ancor breve storia di bici.PRO, quando a novembre del 2021 chiamammo per la prima volta Matteo Bianchi nel corso di un’esplorazione attraverso il mondo della velocità azzurra, avemmo la conferma che qualcosa non andasse.

«Siamo da soli – disse – a volte parlo con amici e rivali olandesi e tedeschi e fa pensare sentire il racconto di come vivono e si allenano. In Italia siamo fermi, per colpa di tutti e di nessuno. Per fortuna da gennaio scorso assieme a Miriam Vece siamo entrati nel Centro Sportivo dell’Esercito, che ci aiuta con le spese. Ma l’Esercito non può costruire un velodromo per due-tre atleti. Per questo sto valutando la possibilità di trasferirmi anche io ad Aigle. Hai la pista, la palestra, un allenatore e talenti di alto livello con cui confrontarti e crescere. Nel 2019 mi invitarono per dieci giorni di stage e mi trovai benissimo. E’ tanto che spingo per andarci. Il guaio è che non ci sono posti. Hanno un ostello che fa da base per i ragazzi della pista e ora sono pieni».

Quaranta sta insegnando l’approccio meticoloso al lavoro e Bianchi non ha paura della fatica
Quaranta sta insegnando l’approccio meticoloso al lavoro e Bianchi non ha paura della fatica

L’alternativa è restare

A vederli girare nella pista di Noto, mentre Montichiari è ancora chiuso ma in procinto di riaprire, quel senso di solitudine è un ricordo.

«Ora c’è un gruppo – dice Bianchi – sicuramente siamo un bel po’ di elementi e siamo destinati a crescere, perché anche sotto si sta muovendo qualcosa nelle categorie giovanili. Quindi sono contento. Non volevo andare via tanto per partire, era semplicemente la ricerca di quella che lo scorso anno sembrava l’alternativa migliore. Adesso invece penso che l’alternativa migliore sia restare qui, visti i risultati ottenuti».

Bianchi e Tugnolo, in arrivo dal BMX, che ha appena capito quale sia la linea fino cui dovrà scattare…
Bianchi e Tugnolo, in arrivo dal BMX, che ha appena capito quale sia la linea fino cui dovrà scattare…

Un sistema diverso

E’ bastato l’arrivo di Quaranta e la macchina si è rimessa in moto: Villa non poteva seguire tutto ed era palese che il settore endurance lo assorbisse all’estremo. Un tecnico dedicato che, come ha raccontato giorni fa lo stesso Quaranta, ci mette testa, tempo e passione, e il gioco è fatto.

«E’ cambiato il sistema – spiega Bianchi – in più adesso è meno complicato reclutare i giovani, perché vedono che ci sono degli atleti che ottengono risultati e questo sicuramente li invoglia di più. Dall’altra parte abbiamo la fortuna di essere seguiti da Ivan, che ci capisce e ci conforta veramente. Insomma, prima era un po’ più difficile. Ovviamente Marco (Villa, ndr) aveva da gestire tutti i settori e sicuramente non è facile con la mole di ragazze e ragazzi che ci sono». 

Prove di partenza, Bragato al cronometro: Bianchi ha fatto registrare i tempi migliori
Prove di partenza, Bragato al cronometro: Bianchi ha fatto registrare i tempi migliori
Che giudizio dai del Quaranta tecnico?

Ivan è sicuramente è uno con cui si lavora e vuole che i lavori siano  fatti bene. Poi ovviamente da atleta, nel momento in cui vuoi dimostrare al tuo cittì che ci sei, che sei sempre pronto e che vuoi essere il migliore, sicuramente hai più stimoli se dall’altra Ivan sa dare le giuste risposte sui risultati. Quindi credo sia un tecnico completo. Sta lavorando nel modo giusto, io mi trovo benissimo.

Contento che ci sia un po’ di competizione interna?

Sì, assolutamente. I posti per la velocità olimpica sono tre, massimo quattro, e in questo momento siamo più di tre o quattro. Quindi ovviamente, come è successo nel quartetto che la competizione ha portato a vincere le Olimpiadi, speriamo che succeda la stessa cosa anche qua.

La tua squadra ha subito creduta in te e Predomo, ti sembra che stiano arrivando anche ragazzini con l’idea delle discipline veloci?

Confermo che la mia squadra Campana Imballaggi-Geo&tTex Trentino mi dà una grossa mano su tutto, anche in termini di supporto per l’allenamento quando siamo a casa. All’inizio eravamo solo Mattia ed io, ma ora stiamo reclutando un po’ di altri ragazzi. Alessandro Coden si sta muovendo in questa direzione, appunto per dare la possibilità ad altri ragazzi che vengono dalla strada di intraprendere questa via. Trovare una squadra under che si prende l’incarico di ospitare, tra virgolette, dei giovani che non portano visibilità dal punto di vista delle gare su strada è un bell’impegno. Quindi sicuramente bisogna farle un bel merito.

Il lavoro in palestra era alla base anche della velocità di Quaranta, ma da allora i lavori sono cambiati
Il lavoro in palestra era alla base anche della velocità di Quaranta, ma da allora i lavori sono cambiati
Entrare nell’Esercito ha cambiato qualcosa?

E’ un altro elemento fondamentale che quest’anno mi ha portato avere degli ottimi risultati. L’Esercito dà tranquillità, dà conforto se hai qualche problema. Loro ci sono sempre, ci danno la possibilità di fare la nostra attività in tranquillità e questa non è una cosa scontata. E appunto, insomma, fra tutti gli elementi che ci sono adesso, si è creato un bel… cerchio di lavoro.

La qualifica olimpica è più un obiettivo o un sogno?

Un obiettivo sicuramente, senza obiettivi non si va da nessuna parte. I sogni ogni tanto magari si mettono anche nel cassetto, ma gli obiettivi sicuramente sono lì per essere raggiunti.

Dal quartetto agli sprint: la metamorfosi di Moro

24.11.2022
5 min
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Stefano Moro in mezzo ai velocisti è una novità così fresca, che anche lui a volte si guarda intorno e si chiede dove siano i compagni di prima. Quelli del gruppo endurance, di cui ha fatto parte fino ai mondiali, quattro settimane fa. Stefano ha 25 anni e nel 2019 si era portato a casa anche qualche bella corsa su strada, come il Trofeo Lampre, Sant’Urbano e il Circuito del Termen, poi la pista ha prevalso.

Quando Ivan Quaranta ha detto di essere in cerca di velocisti in ogni dove, suonando ai campanelli e reclutandoli nelle palestre, ha omesso di dire (forse era superfluo) che per prima cosa ha cercato in casa. E così si è accorto che il corridore delle Fiamme Azzurre, in forza come inseguitore al gruppo di Villa e su strada alla Arvedi Cycling, da allievo e da junior aveva fatto esperienza nelle discipline veloci, vincendo titoli italiani nel chilometro e nella velocità olimpica. Non gli serviva altro.

«Me l’ha proposto al mondiale – racconta fra lo stupito e il divertito (nella foto di apertura, Moro sta provando una partenza proprio con Quaranta) – io ero là come riserva. Mi ha offerto di intraprendere una strada nuova: diventare un velocista. Io subito ho parlato con Villa e Masotti (tecnico delle Fiamme Azzurre, ndr). Mi sono confrontato con loro e ho ascoltato i consigli, poi ho rimandato per due settimane. Nel frattempo, finita la stagione, sono andato in vacanza e ho continuato a pensarci. Finché sono tornato, ho sentito nuovamente Villa e Masotti e abbiamo preso la decisione di provarci».

Nessun rimpianto

Che il gruppo degli inseguitori inizi ad avere problemi di abbondanza è ormai cosa nota. Per cui probabilmente il ragionamento di Villa è stato quello di lasciar andare una delle sue riserve (agli europei di Plovdiv, Moro ha fatto parte del quartetto d’argento, ndr) per consegnare a Quaranta un elemento di esperienza in vista delle qualificazioni olimpiche per la velocità a squadre. 

«Le mie perplessità – spiega – erano dovute all’aver seguito un percorso per le discipline di endurance sin da quando ero junior. Sempre grazie all’endurance, sono riuscito a entrare nelle Fiamme Azzurre. Anche se ero nell’ombra di grandi campioni, ero un po’ titubante a intraprendere una strada nuova, perché voleva dire cambiare completamente vita a 25 anni. Però poi ho cominciato a pensare che, comunque vada, non vorrei ritrovarmi quando sarò molto più grande, a dire: “Cavolo però, pensa se ci avessi provato…”. Insomma, può andare bene o male, però non volevo avere dubbi. Ci proviamo e basta. E dico grazie alle Fiamme Azzurre e ad Arvedi Cycling per essermi stati accanto anche davanti a questa scelta».

Moro e Fidanza: coppia bergamasca in nazionale, sia pure (da pochissimo) in settori diversi
Moro e Fidanza: coppia bergamasca in nazionale, sia pure (da pochissimo) in settori diversi

Tricolore keirin

Non è un salto nel buio, ma anche per Moro il terreno da recuperare è parecchio. Aver fatto il velocista sette anni fa non rende scontato che il passaggio sarà agevole. Sarebbe potuto restare nel gruppo endurance, vincere i suoi campionati italiani e restare forse nell’ombra nei grandi appuntamenti: così invece il bergamasco si gioca un posto alle Olimpiadi. Questa è la fase della scoperta, che un po’ intriga e un po’ rende nervosi.

«Il mio primo titolo italiano – ricorda – l’ho vinto da allievo nella velocità. Quest’anno sempre agli italiani, Quaranta così per scherzo mi ha proposto di correre il Keirin. Io non volevo, ma alla fine sono partito e l’ho vinto. E da lì è nata l’idea. Così ho lasciato il gruppo degli inseguitori, ma nessuno ha fatto battute. Finora ho incontrato solo Lamon, ci scherziamo su e io gli dico che adesso diventerò grosso…». 

Lavori sulla forza

In palestra lo abbiamo osservato a lungo, mentre faceva esercizi con il bilanciere sulle spalle, controllando i movimenti del ginocchio e costruendo una forza che altrimenti non sarebbe necessaria. Bragato, osservandolo con noi, faceva notare che Moro dovrà soprattutto dare maggior consistenza alla parte superiore del corpo, mentre le sue di velocità verranno fuori quasi da sé. 

«Generalmente andavo in palestra una volta a settimana – sorride Moro – invece da quando sono arrivato in ritiro ho iniziato la prima settimana con tre sedute, mentre in questa ne abbiamo in programma quattro. E’ tutto un altro modo di allenarsi, devo imparare da loro che sono molto più giovani. Quanto agli obiettivi, adesso inizio ad allenarmi e a capire come va, dopo vedremo. Punto solo a migliorare e diventare competitivo, per partecipare ai keirin, alla velocità e così via…».

Un giorno fra palestra e pista a ruota di Predomo

23.11.2022
4 min
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Dice Ivan Quaranta che i velocisti sono tutti un po’ focosi. E che nel suo gruppo, il più nervosetto di tutti è Predomo. Forse perché è ancora così giovane. Mattia è del 2004 e ha chiuso la stagione con due titoli europei e due mondiali, ottimamente stilizzati sui suoi scarpini DMT. Come Bianchi, Predomo corre alla Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino di Alessandro Coden: la società che più di altre ha deciso di credere nel settore velocità e sta ora raccogliendo i frutti.

Per Predomo, partenze in serie con il 60×12: Quaranta alle spalle per sostenerlo
Per Predomo, partenze in serie con il 60×12: Quaranta alle spalle per sostenerlo

La scommessa di Quaranta

I ragazzi della velocità sono super affiatati, ma al momento giusto, soprattutto quando si mettono a fare le partenze affiancati, le battute e le provocazioni non mancano. E allora si percepisce che esiste una gerarchia non scritta, legata al palmares, all’età e in certi momenti alla stazza fisica.

Predomo è uno dei più compatti, ma quando si ingobbisce sulla bici e scatta soffiando fuori l’aria, si intuisce che i titoli vinti non sono stati per caso. Al contempo è anche critico con se stesso. E così, quando in una partenza la ruota dietro pattina e lascia gomma sul cemento, l’altoatesino è il primo a ironizzare sulle sue scarse capacità. 

Quaranta l’ha detto subito: su un buon risultato al mondiale juniores avrebbe scommesso, sul fatto che avrebbe vinto due maglie iridate e un argento, neppure Ivan avrebbe osato mettere la mano.

Il gruppo dei velocisti, con Quaranta e Bragato, appare affiatato e motivato: in preparazione non ci sono tensioni, solo goliardia
Il gruppo dei velocisti, con Quaranta e Bragato, appare affiatato e motivato
Che aria si respira in questo nuovo gruppo velocità?

Praticamente siamo partiti da zero. Siamo tranquilli, siamo come una famiglia in questo momento. In preparazione siamo molto calmi, abbiamo un obiettivo in testa e cercheremo in qualsiasi modo di raggiungerlo.

La qualifica olimpica?

Esatto, la qualifica. Ci speriamo e abbiamo dimostrato che ci siamo, soprattutto col settore giovanile. Parlando di under 23 con Matteo Bianchi e di juniores, in cui sono stato protagonista io. Cerchiamo di fare il meglio possibile e poi vediamo.

Dopo il riscaldamento e prima di iniziare con le partenze, Predomo si dedica allo stretching
Dopo il riscaldamento e prima di iniziare con le partenze, Predomo si dedica allo stretching
Quaranta ha detto che se ci fossero le Olimpiadi U23 saremmo sul podio in tutte le specialità.

Sì, credo anch’io. Comunque abbiamo fatto vedere quest’anno che siamo lì, soprattutto nelle discipline dove c’è una qualifica possibile: quindi la velocità a squadre, il keirin e la velocità. Quindi penso proprio che saremo lì a lottare con tutti gli altri.

Ti aspettavi certi risultati?

E’ stato un po’ inaspettato. Siamo arrivati all’europeo sapendo di poter fare bene e ne abbiamo portate a casa due: il keirin e la velocità. Poi ovviamente al mondiale siamo andati con un’idea diversa, cioè quella di portare a casa il miglior risultato possibile, come ovviamente l’europeo. Per me a quel punto, il risultato migliore possibile era almeno un podio e aver portato a casa due maglie diciamo che non è da tutti i giorni, ecco… (sorride, ndr).

Sulle sue scarpe DMT KRSL spicca all’esterno la fascia iridata, all’interno quella di campione d’Europa e la scritta “Gnomo”
Sulle sue scarpe DMT KRSL spicca all’esterno la fascia iridata, all’interno quella di campione d’Europa e la scritta “Gnomo”
Tanto diverso il livello del mondiale?

E’ diversa la preparazione e il fatto che puntano molto su qualifiche più prestazionali, io invece ho ancora qualche difficoltà nella qualifica sul tempo, come Ivan ha già detto. Però poi nell’economia del torneo, verso le finali viene fuori chi ha ancora l’ultima volata. E noi intanto stiamo lavorando su quello e mano a mano, con gli anni, miglioreremo anche nella qualifica.

Che cosa significa avere accanto un tecnico come Quaranta?

E’ decisivo e con lui stiamo imparando a tenere duro. Ci ha dato gli stimoli per alzare il nostro livello.

E’ un falso mito quello per cui le gare durano poco e di conseguenza ci si allena poco?

E’ proprio il mito più falso che io abbia mai sentito… (ride, ndr).

Mattinata in palestra lavorando sulla forza e sul controllo del gesto, pomeriggio in pista o su strada
Mattinata in palestra lavorando sulla forza e sul controllo del gesto, pomeriggio in pista o su strada

Immaginiamo il mal di gambe, dopo la mattinata a sollevare pesi in palestra e il pomeriggio in pista a provare una partenza dopo l’altra con il 60×12. C’è qualcosa di magico anche in questo ciclismo così diverso da quello delle salite e delle volate su strada. Nelle loro gare di dieci secondi ci sono ore e giorni di ragionamenti e fatica. Gesti da controllare e respirazione da gestire, alimentazione diversa e una diversa concezione di ogni cosa. Il sogno olimpico è una bella rotta da seguire.

Velocità tornata di moda? La ricetta di Quaranta

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«L’altro giorno eravamo qui in palestra e ho visto due ragazzetti di 14-15 anni. Qui in Sicilia hanno il culto del body building e tanti ragazzi passano il tempo in palestra. Così gli ho chiesto se fossero capaci di andare in bicicletta. E quando hanno detto di sì, li ho invitati a venire in pista. Se quelli che fanno velocità non vai a cercarli, non li trovi. E io quasi quasi vado in giro a suonare i campanelli…».

Il gruppo della velocità davanti alla Cattedrale di Noto: una foto che non poteva mancare
Il gruppo della velocità davanti alla Cattedrale di Noto: una foto che non poteva mancare

La chiamata di Dagnoni

Ivan Quaranta è a Noto con gli azzurri della pista. Con lui, lo staff performance della FCI. Fino a ieri Michelusi, oggi invece è arrivato Bragato. Mattina palestra, pomeriggio pista. Certi giorni anche strada, perché il fondo comunque serve. Il gruppo della velocità è numeroso e agguerrito, le cose si stanno muovendo.

«E’ iniziato tutto – racconta Quaranta, in apertura alla pressa con Matteo Bianchi – quando mi ha chiamato Cordiano Dagnoni. Serviva una persona in più accanto a Marco Villa, che seguisse le discipline veloci. Qualcosa s’era già fatto negli anni precedenti, perché Predomo aveva preso un bronzo nella velocità e Bianchi era stato terzo nel chilometro da junior. Serviva un tecnico che ci mettesse la testa al 100 per cento. E’ nato tutto da passione, competenze e tempo, dopo una prima fase di studio».

Napolitano lavora allo squat, per ora con carico leggero
Napolitano lavora allo squat, per ora con carico leggero
Studio?

In trent’anni è cambiato tutto, le velocità, la tattica, i rapporti, i materiali, le preparazioni. All’inizio è stato molto importante Marco Villa, perché girando vedeva quel che facevano gli altri. Poi Diego Bragato. Alle prime Coppe del mondo, soprattutto a Glasgow, sembravo un paparazzo. Andavo in giro con la macchina fotografica a spiare le altre Nazioni. Ho fatto un miliardo di foto e filmati e prendevo i tempi mentre si allenavano. Ho fatto settimane in pista dalla mattina alla sera. La seconda fase è stata quella del reclutamento.

Come ti sei mosso?

Sono andato a parlare con la società e in particolar modo con la Campana Imballaggi-Geo&Tex, che aveva già tesserato Predomo e Bianchi. Ho parlato con Napolitano, che va forte e detiene il record italiano juniores sulla velocità. Ho iniziato a prendere contatto con i corridori, per non entrare in modo troppo diretto. Ho parlato con le famiglie, con i genitori che pretendono di allenare i figli, per fargli capire che sono preparato. Poi abbiamo iniziato a lavorare seriamente, questi ragazzi sono atleti al 110 per cento.

Sono venuti subito i risultati?

Abbiamo fatto il record italiano nel team sprint alla prima gara. Bianchi si è migliorato sul chilometro, abbiamo vinto subito delle Classe 1 e Classe 2. Li ho portati in giro per fare esperienza, avevano bisogno di correre. Un velocista corre poco, 5-6 competizioni in un anno, quindi più corrono e meglio è. Quando sono arrivati i primi risultati, sono arrivate anche le motivazioni. E si è messo in moto questo meccanismo, che ci ha portato a vincere quattro campionati europei e due titoli mondiali.

Ti aspettavi così presto?

Ora posso dire che su Predomo avrei scommesso. Vincere un mondiale è difficile. Fino a che sei in Europa, vedi chi vince i titoli nazionali e che tempi fanno, quindi sai cosa ti aspetta. Però non puoi sapere chi c’è dall’altra parte del mondo. Malesia, Cina, Burkina Faso. Il record del mondo ce l’ha un atleta di Trinidad e Tobago. E’ diventato tutto più difficile, ma Predomo aveva già fatto terzo lo scorso anno, quindi in un podio ci credevo.

Quaranta con Bianchi e Napolitano: si parla dei lavori da fare
Quaranta con Bianchi e Napolitano: si parla dei lavori da fare
Se lo aspettavano anche loro?

Ho cercato di non far trapelare questa fiducia per tenere alta la tensione. Però vedevo che miglioravano giorno dopo giorno. Siamo lontani dagli elite, ma dobbiamo confrontarci con quelli della nostra età. Per ora la cosa principale è stata aver creato un bel gruppo di lavoro. In primis però ci vogliono i cavalli buoni, perché sennò puoi essere il miglior tecnico del mondo, ma non va da nessuna parte. 

Con Villa come va?

Marco ci appoggia. Lo stresso 24 ore al giorno, per una bicicletta o una ruota in più, per andare a fare una gara, convocare un corridore, fare due giorni in più di ritiro. Lui deve rendere conto, ma alla fine lo convinco sempre. Vede che stiamo lavorando bene ed è felice del nuovo gruppo che sta crescendo.

Moro è appena approdato nel gruppo della velocità: per lui è tutto nuovo
Moro è appena approdato nel gruppo della velocità: per lui è tutto nuovo
Cosa si può dire del Quaranta tecnico?

Cerco di essere più serio, perché ormai ho 48 anni, ma il carattere è sempre lo stesso. I corridori vedono in me uno che la pensa come loro. Questa è una delle più grandi qualità che ha un ex ciclista, anche se non è detto che un buon ex corridore diventi un buon tecnico. Devi studiare, applicarti, dobbiamo essere aggiornati.

La velocità sta diventando attraente per i giovani?

Vedendo i risultati, ci sono anche allievi che passano juniores, che chiedono di venire in pista. Anche qualche junior che passa da primo a secondo anno. Una bella mano ce la sta dando Tommaso Lupi, cittì della BMX. E’ il segno di un movimento che diventerà competitivo in tutto il mondo. Se oggi dovessimo fare un’Olimpiade under 23, saremmo sicuramente da podio in tutte le discipline. Perciò se non sarà per Parigi, sarà per quelle dopo.

Gli azzurri si allenano nella palestra Star Gym di Noto
Gli azzurri si allenano nella palestra Star Gym di Noto
E le ragazze?

Vivono una fase di transizione. Il WorldTour è nato da poco, quindi la ragazzina veloce pensa di fare il Giro d’Italia o il Tour de France. Una grossa mano possono darcela i corpi militari. Chi più chi meno, questi ragazzi si sistemeranno tutti, nell’Esercito, nella Polizia di Stato, nelle Fiamme Azzurre, che sono i tre corpi che più credono nel ciclismo. Se i ragazzi e le ragazze vedono che facendo velocità in pista ti sistemi per tutta la vita, allora anche noi diventiamo interessanti.

Qualcuna c’è…

C’è Miriam Vece, molto motivata a rientrare in Italia. Per lei sarà importante allenarsi con gli uomini, perché tecnicamente può migliorare, soprattutto nel keirin. Tutti abbiamo qualche paura, la sua è quella di fare le volate di gruppo. Poi c’è Fabiola Ratti, che ha fatto quinta al mondiale dei 500 metri. C’è un bel gruppetto di ragazzine, come Paccalini, Bertolini, e Bolognesi. Poi c’è anche Giada Capobianchi. Lei corre a livello internazionale e ha fatto dei buoni piazzamenti nelle Classe 1 e potrebbe essere importante, per esempio in un team sprint come prima frazionista. Alla fine è tutto un fatto di lavoro. E in questo i miei ragazzi non hanno paura di far fatica.