Giulio Pellizzari, Blockhaus, condizione

Fuorigiri e condizione in calando. Il punto con Pino Toni

08.06.2026
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Fuorigiri e condizione in calando. Partendo da quanto successo a Giulio Pellizzari al Giro d’Italia, con Pino Toni, uno dei coach a cui spesso facciamo ricorso per analizzare temi relativi alla preparazione, puntiamo i fari su questo aspetto della fisiologia sportiva.

Di fatto, col senno di poi, il Giro di Pellizzari si è concluso dopo il fuorigiri fatto al Blockhaus. L’atleta della Red Bull-Bora rispose a Vingegaard, salvo poi pagare dazio. Può starci che, con una condizione non più così solida, quel fuorigiri sia stato il colpo di grazia? Può essere che in una gara di tre settimane poi non si recuperi più? Questo porta indirettamente a chiedersi se l’avvicinamento al Giro sia stato davvero ideale.

Toni 2022
Il preparatore Pino Toni, oggi collabora con diversi professionisti e alcune squadre giovanili
Toni 2022
Il preparatore Pino Toni, oggi collabora con diversi professionisti e alcune squadre giovanili
Pino, Pellizzari è arrivato al Giro evidentemente con una condizione in calando. Ha fatto quel fuorigiri al Blockhaus e da lì è successo quel che è successo…

Non è facile rispondere. Non si tratta solo di quel fuorigiri. Ti devi avvicinare, lavorare, attivare in base ai tempi di recupero. E’ tutto l’insieme delle preparazione. E quando la condizione cala non calano solo i fuorigiri.

Però lui avrà lavorato sui fuorigiri, immaginiamo?

Hai due maniere di allenarti alle fasi intense. Fare intervalli brevi, anche più forti dei tuoi limiti, allungando i tempi di recupero. Oppure lavorare su intensità un po’ più basse, magari sui 7 watt/chilo, ma riducendo al massimo i tempi di recupero. Oggi l’intelligenza artificiale ti dice in quanto tempo puoi recuperare. Bisognerebbe, come sempre, conoscere i suoi dati reali e attuali. Per quel che posso dire, quando lo avevamo alla Bardiani nel 2022, Giulio aveva dei buonissimi valori, ma non super per quel che riguarda il recupero. Però da allora è passato del tempo. Era anche molto giovane.

Ma può starci che, con la condizione in calando e una base meno solida, il suo fisico non supportasse più questi fuorigiri? Dalla fine del Tour of the Alps alla fine del Giro c’erano 40 giorni. Magari il TotA non è più l’avvicinamento migliore. Vediamo che i big preferiscono allenarsi e poi presentarsi alla gara a cui puntano..

Certo. Anche se non credo che abbiano fatto certi errori. Semmai bisogna vedere cosa ha fatto nel mezzo. Perché se è andato in altura a finirsi, magari non è il massimo. Dopo quel che aveva fatto al Tour of the Alps poteva anche starsene a casa, al caldo, a recuperare. In quota, già solo per l’altura, si recupera meno per la mancanza di ossigeno.

Pellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard, finendo però fuori giri
Sul Blockhaus Pellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard e per alcuni chilometri gli è stato molto vicino. Questa azione però ha presentato un conto salato
Pellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard, finendo però fuori giri
Sul Blockhaus Pellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard e per alcuni chilometri gli è stato molto vicino. Questa azione però ha presentato un conto salato
Quello potrebbe essere stato un passaggio sbagliato secondo te?

Dipende sempre da quello che ha fatto. Chiaro che, dicendolo ora, viene da rispondere di sì… ma perché il Giro gli è andato come gli è andato. Secondo me la questione principale non è la condizione ma è un’altra.

Cioè?

Che abbia ceduto di testa. Dopo la facilità mostrata al Tour of the Alps, o alla Valenciana, e dopo le prime avvisaglie con Vingegaard al Giro, magari si era fatto un film. Un film che poi non si è avverato. C’è stato più di qualche momento in cui sembrava che al Giro ci fossero solo lui e Vingegaard. Poi, quando ha capito che non poteva essere dove voleva, si è inceppato. Francamente ha stupito anche me che sia saltato così. E’ stata una delusione per lui. Quando lui dice: «Non voglio ricordi di questo Giro. Voglio bruciare tutto», è chiaro che lo ha sofferto. Che c’è qualcosa che non è andato bene. E secondo me ha gestito anche male il suo giorno off.

A Carì il giorno off di Pellizzari. Lì si è capito che la condizione lo stava abbandonando
A Carì, il giorno off di Pellizzari. Lì si è capito che la condizione lo stava abbandonando
A Carì il giorno off di Pellizzari. Lì si è capito che la condizione lo stava abbandonando
A Carì, il giorno off di Pellizzari. Lì si è capito che la condizione lo stava abbandonando
Intendi Carì?

Sì, e lì è stato gestito male. Il giorno di difficoltà ci sta. Devi essere consapevole che quel giorno potresti perdere terreno e devi cercare di limitare i danni il più possibile. Bisogna sempre pensare che si corre nell’economia di 21 giorni. Quando dico che lo gestisci male, intendo che ti intestardisci a inseguire oppure, come ha fatto lui, tiri i remi in barca. La gestione del giorno di crisi è fondamentale per chi deve fare classifica. Magari se ti capita in un giorno di pianura sei fortunato e riesci a mascherarla, ma se ti capita in salita hai poco da nascondere. E nel ciclismo di oggi mascheri sempre male, perché vanno tutti molto forte. La cosa che più mi ha colpito di quel giorno è che avevano messo la squadra a tirare.

Quindi qualche problemino c’è stato?

Per me non si sono neanche parlati. Non ti può venire una crisi del genere: non si tratta solo di condizione, ammesso che lo sia. O hai sbagliato qualcosa, ma non penso, perché insomma sono cinque anni che è professionista e ha una squadra importante. Posso pensare all’alimentazione. Oggi la cosa più importante è non dimenticarsi mai di mangiare. Per il resto non c’è da fare altro, c’è solo da pedalare. Che fosse un bluff? Ma su una salita lunga e secca cosa bluffi? Se metti la squadra a tirare e poi la fermi, gli altri capiscono che c’è qualcosa che non va.

Una base solida è fondamentale per i fuorigiri più violenti e assicurarsi una buona condizione.
Una base solida è fondamentale per i fuorigiri più violenti e assicurarsi una buona condizione. Non a caso Villa faceva correre i ragazzi del quartetto anche su strada
Una base solida è fondamentale per i fuorigiri più violenti e assicurarsi una buona condizione.
Una base solida è fondamentale per i fuorigiri più violenti e assicurarsi una buona condizione. Non a caso Villa faceva correre i ragazzi del quartetto anche su strada
Pino, torniamo a parlare di condizione e fuorigiri. Tante volte sentivamo il cittì Villa dire che era importante che i ragazzi del quartetto facessero tanta strada e tante gare su strada, perché fungevano da grande base per i lavori più violenti e intensi…

Intanto va detto che sono sforzi completamente diversi. Quelli del quartetto sono sforzi intensi, violenti. Altro che 7 watt/chilo. Però poi ti fermi. Su strada, specie in certe tappe, se fai quattro minuti a tutta, la corsa non è finita. Entriamo più in un discorso di gestione della fatica e recupero che di base. Alla fine hanno preparato un Giro, suppongo che questa ci fosse. E anche i giorni di gara prima non erano troppi: 21 fino al Giro.

Pellizzari ha iniziato alla Valenciana…

E ha fatto quattro corse di un giorno. Giusta la Milano-Torino per uno come lui, un po’ meno la Strade Bianche, perché un conto è andare forte da juniores e un conto è correrla da professionista. Forse gli potevano risparmiare i 300 chilometri della Sanremo, ma dopo la Classicissima Giulio non ha corso per oltre un mese. Quindi sapevano che poi si sarebbe fermato e avrebbe avuto il tempo per recuperare.

Giro d'Italia 2026, Alleghe, PIan di Pezzè, Giulio Ciccone, Passo Falzarego, Einer Rubio

Ciccone, tutto per i GPM: sogno riuscito a metà

29.05.2026
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PIAN DI PEZZE’ (BL) – Buttato sull’asfalto nel lato sinistro della strada, Giulio Ciccone beve furiosamente da una bottiglietta di plastica che strizza con forza affinché l’acqua finisca più velocemente nella gola. A tratti si interrompe per deglutire e manda giù sorsi di un integratore alla ciliegia e si guarda intorno in una dimensione tutta sua, che in apparenza non risente del baccano e del vociare intorno. Se l’obiettivo di giornata era sommare il maggior numero di punti per la montagna, la missione è stata compiuta. Se a questa voleva aggiungere la vittoria di tappa, allora anche oggi c’è da mangiarsi le mani. Chissà se l’abruzzese pensi ancora che quest’anno avrebbe fatto meglio a puntare sulla classifica generale

A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e e recuperare la lucidità
A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e recuperare la lucidità
A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e e recuperare la lucidità
A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e recuperare la lucidità

Lo stesso posto, 34 anni dopo

Ciccone si alza con l’aiuto del massaggiatore e si sposta dall’altro lato della strada per lasciar passare le auto della direzione corsa. Su questa stessa strada, 34 anni fa rimanemmo a lungo accanto a Marco Pantani, nel racconto dell’impresa che gli era appena valsa il Giro d’Italia dei dilettanti. E’ tutto diverso, la vita e il ciclismo, soltanto le montagne sopra alle nostre teste sono le stesse di allora. Nei giorni di altura a Sierra Nevada, Giulio ha raccontato di aver rivisto per l’ennesima volta i dvd che raccontano la storia di Pantani e c’è da scommettere che prima di partire sapesse benissimo che questa montagna avesse avuto finora un solo vincitore: il Pirata!

«Oggi era una tappa – racconta – dove chi ne aveva, avrebbe guadagnato. Sulla prima salita il passo è stato fortissimo, ci siamo subito rotti. Io ho sprecato tantissimo, ho corso per la maglia e per prendere i punti. Dovevo correre così, era l’unica soluzione che avevo. Devo dire anche che sono stato molto fortunato trovando nella fuga diversi corridori che mi hanno dato una mano. Come Giulio Pellizzari, che devo ringraziare tantissimo. Anche Bettiol sulla prima salita.

«Poi, una volta sul Falzarego, è partita l’idea di fare la discesa a tutta per guadagnare margine. Sapevo di doverla fare a tutta, ma l’arrabbiatura per il comportamento di Einer Rubio mi ha dato ancora più grinta per fare qualche curva un po’ più spericolata».

L'ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss
L’ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss
L'ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss
L’ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss

Lo screzio con Rubio

Il problema c’è stato sul Falzarego, quando il colombiano che in questo Giro ha condiviso con Ciccone un’infinità di chilometri in fuga, ha sprintato prendendogli i 18 punti del gran premio della montagna. Giulio non è stato tenero nel raccontare l’episodio, ma sa che il problema è venuto fuori quando Derek Gee ha sprintato per il Chilometro Red Bull. Rubio conferma: avevano parlato, accordandosi perché Ciccone prendesse i punti della montagna e lui passasse sul traguardo che si incontrava cinque chilometri prima. Il fatto che i corridori della Lidl-Trek volessero prenderli entrambi, lo ha spinto a sprintare sul Falzarego.

Dopo la discesa a tutta, Ciccone si è ritrovato al comando sulla salita finale, iniziata con un minuto sul gruppetto degli inseguitori. Difficile dire se potesse arrivare, ma di certo quando il ritrovato Pellizzari ha attaccato portandosi dietro Sepp Kuss, il margine del fuggitivo ha preso a scendere rapidamente.

«Sapevo che dovevo tenere il mio passo – dice Ciccone – sapevo che non dovevo andare fuorigiri. Ho tenuto un buon passo, però oggettivamente ho sprecato tantissimo nella valle. C’era un vento fortissimo e contrario e lì ho sprecato tanto. Se la salita fosse iniziata prima, sarebbe stato molto meglio».

L'abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato
L’abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato
L'abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato
L’abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato

Il Pellizzari ritrovato

E se Ciccone se ne va da Alleghe forte del terzo posto, della Cima Coppi (è passato per primo sul Passo Giau) e di 57 punti di vantaggio su Vingegaard, Pian di Pezzè ha riportato il sorriso a Pellizzari. Giulio è andato in fuga, ha provato a vincere e nel finale ha dato tutto quello che aveva per aumentare il vantaggio di Hindley su Arensman. Al momento l’australiano è terzo con 29 secondi di vantaggio sull’olandese della Netcompany-Ineos.

«Sono contento di aver aiutato Jai – dice Pellizzari – perché sul momento non mi sono reso conto che non avevo le gambe per vincere. Avevo sentito che Arensman si era staccato, allora ho aspettato e sono davvero contento di avergli dato una mano. E’ stata una bella reazione, ma diciamo che il problema adesso più che il morale sono le gambe. Facciamo il massimo con quel che si ha, sapendo che questa non è stata di sicuro la mia prestazione più bella.

«Uscivo da due giorni vissuti male. Ne ho parlato anche con la mia fidanzata, quando non hai le gambe, l’umore precipita. Non è il massimo perché a 22 anni dovremmo sapere che nella vita ci sono anche altre cose, ma penso che quando arriveranno le gambe, sarò di nuovo felice».

Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (passo Giau) e il primato dei GPM
Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (Passo Giau) e il primato dei GPM
Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (passo Giau) e il primato dei GPM
Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (Passo Giau) e il primato dei GPM

Mancano due tappe alla fine del Giro, domani la doppia scalata di Piancavallo scriverà la parola fine sotto la lotta per la classifica. Uno strano Giro quello degli italiani, che per l’ennesima volta si sono ritrovati a guardare da dietro la schiena del vincitore. Non tutte le stagioni sono uguali e si capisce che la ricerca dei punti per una maglia possa portare via le energie e la lucidità necessarie per vincere. In questo Giro senza grande spettacolo, quel che resta è la certezza che si vada ogni giorno davvero forte e questo rende necessario scegliere. E’ meglio la maglia della montagna o la vittoria di una tappa mitica?

Giro d'Italia 2026, Andalo, DamianO Caruso, Einer Rubio, Michael Valgren

Caruso, Garofoli, Pellizzari: tre fatiche molto diverse

27.05.2026
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ANDALO (TN) – Tre italiani, tre storie, tre fatiche, tre prospettive diverse. Damiano Caruso, terzo all’arrivo, che ha sognato di vincere. Gianmarco Garofoli, lo stesso sogno del siciliano, ma la resa è arrivata prima di immaginare una tattica per il finale. Infine Giulio Pellizzari, che si è staccato e ammette di aver pensato anche al ritiro, ma resta ancora qua.

Caruso, un giorno per sé

Caruso l’hanno assediato con la schiena contro le transenne e ha davanti tanti microfoni e il sorriso di chi è arrivato a un passo dal grande obiettivo e non sa se esserne contento o mangiarsi le mani. Nel giorno di riposo ci ha raccontato di essere arrivato al Giro per chiudere con un bel ricordo, al culmine di diciassette anni di storie e fatica, e la fuga chiusa con il terzo posto può essere considerata un buon inizio, ma non quello che si aspettava. Per questo dice che ci riproverà.

Terzo all'arrivo di Andalo, Caruso sta correndo l'ultimo Giro e vuole portarsi a casa un bel ricordo
Terzo all’arrivo di Andalo, Caruso sta correndo l’ultimo Giro e vuole portarsi a casa un bel ricordo
Terzo all'arrivo di Andalo, Caruso sta correndo l'ultimo Giro e vuole portarsi a casa un bel ricordo
Terzo all’arrivo di Andalo, Caruso sta correndo l’ultimo Giro e vuole portarsi a casa un bel ricordo

«Volevo un giorno da protagonista – racconta Caruso mentre da dietro le barriere lo incitano a riprovarci – oggi ho chiesto di provare, la squadra era d’accordissimo, anzi mi ha supportato ed è venuta fuori una bella giornata. Eravamo già stati protagonisti con nove tappe in maglia rosa, oggi ho corso per me. Spero a questo punto di avere ancora un briciolo di energie per vivere un’altra giornata come questa prima di Roma. Vi posso assicurare che la gamba non è delle migliori, ma anche che sono testardo e allora cerco di ignorare il mal di gambe».

Caruso racconta che non ci sono storie: quando si ritrovano in fuga sei corridori con energie pressoché identiche, per vincere basta scegliere l’attimo giusto e nessuno ce la fa a chiudere. Si spiega così l’affondo di Valgren, quando anche lui aveva provato per tre volte nel finale. 

Garofoli e le Dolomiti

Garofoli arriva una trentina di secondi alle spalle di Caruso. C’era anche lui nella fuga che ha animato la tappa, ma quando all’inizio dell’ultima salita davanti hanno iniziato a menare le mani (Caruso ha attaccato per primo), lui si è staccato. Dice di essersi gestito nel miglior modo possibile per arrivare nel finale con più energie possibile, ma veramente è stata una tappa estremamente dura.

«Mancavano ancora 30 chilometri all’arrivo – sorride – mamma mia, dicevo: mancano ancora 30 chilometri. Chi mi porta fino ad Andalo? Però alla fine ce l’abbiamo fatta e anche se non è arrivato il risultato pieno, ho dato tutto me stesso. Questa era la tappa che avevo cerchiato, ma ero in fuga con gente molto forte. Sull’ultima salita ho cercato di inseguire a tutta, li vedevo lì davanti. Poi in discesa ho fatto due o tre curve chiudendo gli occhi cercando di non cadere, però la fatica è stata troppa. Mi resta una bella emozione e il ricordo di tanta fatica, è bello pedalare sulle strade del Giro d’Italia.«

Già lo scorso anno Garofolii era stato fra i protagonisti del Giro, questa volta paga un avvicinamento non ideale
Già lo scorso anno Garofoli era stato fra i protagonisti del Giro: è arrivato una trentina di secondi dopo Caruso
Già lo scorso anno Garofolii era stato fra i protagonisti del Giro, questa volta paga un avvicinamento non ideale
Già lo scorso anno Garofoli era stato fra i protagonisti del Giro: è arrivato una trentina di secondi dopo Caruso

«Difficile dire dove si peschino le energie dopo tanti giorni di gara – prosegue Garofoli – io credo che si vada avanti solo con la motivazione, solo tanta motivazione. Per questo penso che ci riproverò e il giorno potrebbe essere il tappone di venerdì, sperando che la maglia rosa sia di nuovo clemente. Sto scoprendo di essere molto più consapevole delle mie possibilità, credo di essere maturato. Ho avuto solo quattro settimane per prepararmi, pochi sanno che dopo la Strade Bianche ho avuto un infortunio che mi ha tenuto fermo per tre settimane. Ho iniziato il Giro che soffrivo e sto soffrendo ancora un po’. Non ho ancora trovato la condizione dei giorni migliori, però sicuramente voglio dare tutto me stesso».

Pellizzari, la resa scongiurata

Pellizzari è arrivato con Zana e Tarozzi, nelle retrovie in cui mai avrebbe immaginato di ritrovarsi a questo punto del Giro d’Italia. Non ha neppure provato a tenere duro e del resto l’aveva detto anche ieri che avrebbe cercato di prendersi due tappe cercando di recuperare.

«A dire il vero ho anche pensato di ritirarmi – dice a bassa voce – ci sono andato a tanto così. Quando? Subito, dall’inizio. Proprio non andavo, così mi sono staccato a 140 chilometri dall’arrivo, ma sono orgoglioso e non mi piace trovarmi in una situazione del genere».

Pellizzarei è arrivato staccato e ammette di aver pensato al ritiro dal Giro d'Italia
Pellizzari è arrivato staccato e ammette di aver pensato al ritiro dal Giro d’Italia
Pellizzarei è arrivato staccato e ammette di aver pensato al ritiro dal Giro d'Italia
Pellizzari è arrivato staccato e ammette di aver pensato al ritiro dal Giro d’Italia

Gli raccontiamo di una telefonata avuta in mattinata con Roberto Damiani, in cui il tecnico della Cofidis ha paragonato la sua crisi di ieri a quella di Cadel Evans a Passo Coe nel Giro del 2003, quando naufragò pur indossando la maglia rosa. Se la testa scopre di non poter contare sulle gambe che pensava di avere, il meccanismo perfetto va in crisi.

Pellizzari annuisce, quell’anno lui nasceva, tira su la lampo della mantellina e si avvia verso il pullman. Sta cercando Andrea, la sua compagna. Il Giro d’Italia si accinge a vivere le ultime quattro tappe: per alcuni saranno come l’avvicinamento dell’ultimo giorno di scuola, qualcun altro se ne andrà con il rammarico di non aver dato quel che poteva. Di certo sono tutti sfiniti nell’identico modo. Su questo, che siano i primi o anche gli ultimi, non ci sono proprio dubbi.

Giro d'Italia, 16a tappa, Carì, Giulio Pellizzari

Pellizzari con le gambe vuote: salute o programmazione?

26.05.2026
4 min
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CARI’ (Svizzera) – Quanto sono lunghi diciotto minuti mentre aspetti qualcuno che non arriva? Sul traguardo di questa località sciistica del Canton Ticino ha persino piovuto, ma ora che Vingegaard ha terminato la sua fatica e visto arrivare dietro di sé Gall e Hindley, ha ripreso a fare caldo. I corridori arrivano alla spicciolata. Quelli che hanno tenuto duro sono sfiniti, quelli che hanno mollato hanno facce decisamente migliori. Nei pressi dei massaggiatori della Red Bull-Bora sono arrivati Hindley e dopo Zwiezhoff, Vlasov, quindi Aleotti e solo a questo punto, 18’06” dopo Vingegaard viene a fermarsi Pellizzari.

E’ passato un mese dalla vittoria al Tour of the Alps e in attesa di sentire la sua voce, viene da pensare che forse nell’avvicinamento potrebbero aver sbagliato qualcosa. E’ così facile mantenere la condizione al top per più di un mese? Come hanno lavorato a Val Senales? Magari ha sbagliato anche Giulio, ottimamente fuorviato dal popolo dei media, nel mettersi addosso troppe pressioni. Del resto, nella Red Bull che non ha un leader supremo accanto cui farlo crescere, come Piganzoli con Vingegaard, è facile cadere nell’errore di aspettarsi la luna.

Pellizzari inizialmente non parla, ha il volto livido e sfinito. Stringe la mano ad Aleotti, cui hanno portato via la bici per il controllo allo scanner e senza di quella, il bolognese non può scendere verso il pullman.

Hindley ha stretto i denti e conquistato il terzo posto all'arrivo
Hindley ha stretto i denti e conquistato il terzo posto all’arrivo. E’ lui il leader della Red Bull-Bora
Hindley ha stretto i denti e conquistato il terzo posto all'arrivo
Hindley ha stretto i denti e conquistato il terzo posto all’arrivo. E’ lui il leader della Red Bull-Bora

A tutta dal primo chilometro

Pellizzari ha gesti lenti, come di chi si trova dove non vorrebbe e si guarda intorno spaesato. Infila la mantellina, calza un berretto, si stringe in tutto quel che può per prepararsi alla discesa sulla stradella mezza rotta che sta riportando corridori alla spicciolata verso i pullman.

«E’ stato duro dall’inizio – dice – non ho avuto gambe. A un certo punto mancava troppo all’arrivo e ho deciso di mollare. Ero a tutta dal primo chilometro. Mi sono rialzato e ora speriamo di poter recuperare qualcosa nei prossimi due giorni, in modo da trovare le forze per portare Jai (Hindley, ndr) sul podio».

Pellizzari ha scalato la salita finale assieme a Sobrero: ancora un passo a vuoto inatteso
Pellizzari ha scalato la salita finale assieme a Sobrero: un altro passo a vuoto inatteso
Pellizzari ha scalato la salita finale assieme a Sobrero: ancora un passo a vuoto inatteso
Pellizzari ha scalato la salita finale assieme a Sobrero: un altro passo a vuoto inatteso

Il cambio di tattica

Chi l’ha visto stamattina sul pullman garantisce di averlo trovato bene e forse per questo la squadra all’inizio della salita finale, si è messa davanti a fare l’andatura. E proprio in quel momento Pellizzari ha iniziato a perdere contatto, aspettato dal solo Van Dijke, mentre il resto della squadra è rimasto davanti con Hindley.

«Ho tenuto duro anche troppo, credo – dice – adesso devo cambiare mentalità e pensare di aiutare Hindley per il podio di Roma. Non so se si possa pensare a una tappa: vediamo, con queste gambe è difficile. Sulla prima salita ho provato un po’ a bluffare, poi però abbiamo dovuto cambiare tattica, perché non stavo bene».

Aleotti ha scortato Hindley fino al traguardo: non sapeva molto delle condizioni di Pellizzari
Aleotti ha scortato Hindley fino al traguardo: non sapeva molto delle condizioni di Pellizzari
Aleotti ha scortato Hindley fino al traguardo: non sapeva molto delle condizioni di Pellizzari
Aleotti ha scortato Hindley fino al traguardo: non sapeva molto delle condizioni di Pellizzari

Un problema di programmazione?

Da parte della squadra non si respira la chiusura netta di Corno alle Scale, quando la resa del giovane marchigiano era stata inaspettata e difficile da gestire. La sensazione questa volta è che la Bora Hansgrohe abbia capito che non ci sia tanto da salvare e va bene che i giornalisti facciano domande al loro protetto.

Il tema dell’errore nella preparazione è forse il più attendibile, unito ai postumi del malanno che ha fatto fuori Pellizzari dalla classifica del Giro nel giorno dell’arrivo emiliano. Il fatto di andare troppo forte al Tour of the Alps, d’altra parte, è un passaggio costato caro a più di un aspirante al Giro d’Italia. A ciò si aggiunga che il marchigiano andava forte già a inizio stagione, fra la Valenciana e la Tirreno-Adriatico, mentre Piganzoli ad esempio è venuto fuori per gradi e sta ora raccogliendo dei bei frutti.

Di certo la caparbietà del giorno di Pila è un ricordo sfumato. Pensavamo che il giorno di riposo avrebbe rimesso energie fresche nelle gambe, ma così non è stato: complici il grande caldo e il ritmo asfissiante imposto dalla Visma-Lease a Bike, è stato come passare direttamente dalla padella nella brace. Qualcuno ha ipotizzato che Pellizzari a questo punto potrebbe ritirarsi: noi speriamo di no, può avere il margine per vincere una tappa. E andarsene dal Giro forte del podio del compagno.

Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, Aosta-Pila, maglia rosa, Visma Lease a Bike

Vingegaard si prende la rosa, Pellizzari lotta e reagisce

23.05.2026
5 min
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PILA (AO) – Sono bastati pochi chilometri con Sep Kuss a fare il ritmo davanti al gruppo per far sì che la maglia rosa si sciogliesse sulle spalle di Afonso Eulalio. Un tornante a sinistra a 9 chilometri dall’arrivo e il portoghese che fino ad ora è stato il padrone di questo Giro d’Italia ha perso un metro, che sono diventati poi dieci e cento. Quando anche un grande Davide Piganzoli ha finito il proprio lavoro per Jonas Vingegaard si è trattato di impostare il suo passo e andare a prendere la terza vittoria di tappa e la maglia rosa.

Si pensava a una Visma Lease a Bike padrona del Giro già dalla tappa del Blockhaus, poi le convinzioni si sono spostate alla cronometro di Viareggio, e invece nulla. Lo stoico Eulalio non ha voluto cedere il simbolo del primato. Quindi, nel momento in cui Jonas Vingegaard entra nel truck adibito a sala stampa si respira quella sensazione che il danese sia riuscito a mettere finalmente le cose al proprio posto. 

Giro d'Italia 2026, Jonas Vingegaard, Aosta-Pila, vittoria, Visma Lease a Bike
Jonas Vingegaard a Pila trova la terza vittoria di tappa in questo Giro che gli vale anche la maglia rosa
Giro d'Italia 2026, Jonas Vingegaard, Aosta-Pila, vittoria, Visma Lease a Bike
Jonas Vingegaard a Pila trova la terza vittoria di tappa in questo Giro che gli vale anche la maglia rosa

L’assolo di Vingegaard

In cima alla salita che porta ai 1.800 metri di Pila la natura ha disegnato quello che è stato un perfetto anfiteatro, nel quale è andata in scena la terza opera del danese della Visma Lease a Bike. Terza vittoria di tappa e maglia rosa, con 49 secondi di vantaggio su Felix Gall e 58 su Jai Hindley. 

«Penso che la maglia rosa sia una dei simboli più speciali nel mondo del ciclismo – dice un sorridente Jonas Vingegaard – e sono davvero felice di indossarla. Tanti bambini e ragazzi sognano di poterla vestire, ed essere qui oggi è qualcosa di speciale. Credo sia impossibile paragonarla alle altre maglie da leader, senza dire nulla di negativo penso che il Tour sia più importante. Ma è qualcosa che oggi volevo davvero e sono orgoglioso, soprattutto per aver finalizzato il grande lavoro fatto dalla squadra».

La tenacia di Pellizzari

Giulio Pellizzari, nel salire i 16,5 chilometri che hanno portato il gruppo a Pila, ha mostrato davvero quanto può valere. Sempre in fondo al gruppo, che piano piano perdeva unità, ma con il marchigiano sempre lì attaccato. Alla partenza le domande sul suo stato di salute erano tante, e i dubbi sulla prestazione che sarebbe riuscito a fare ancora di più. Per questo il quinto posto di oggi, a poco più di un minuto da Vingegaard vale oro. 

«Sono contento per oggi – racconta in maglia bianca, presa in prestito da Eulalio che da oggi potrà indossarla – è stata una sofferenza ma sono felice di com’è andata. Stamattina mi sono detto che sarebbe stata una sfida con me stesso, di dare il massimo e rimanere concentrato. Devo ringraziare tante persone che mi sono state vicine in questi giorni, senza le quali probabilmente sarei già andato a casa.  

«Oggi ho pedalato con tanta rabbia per i giorni scorsi – continua – e ho corso guardando solamente a me stesso. Negli ultimi chilometri mi sono trovato fianco a fianco con Piganzoli, siamo molto amici e sono contento di averlo in gruppo. In questi anni siamo cresciuti tanto e ci alleniamo spesso insieme. Anche se lavora per un rivale, la nostra amicizia va fuori dal ciclismo».

Obiettivo rosa

La Visma Lease a Bike era chiamata oggi a una grande prestazione, un po’ perché lo imponeva il disegno di una tappa davvero impegnativa, ma anche per la classifica. Il distacco da Eulalio, che stamattina era di 33 secondi, aveva spostato tutte le attenzioni sui calabroni e il loro capitano. Era arrivato il momento di agire. 

«La tattica stamattina – prosegue nel suo racconto Vingegaard – fare la corsa il più dura possibile controllandola fin dall’inizio. Lo abbiamo fatto, anzi i miei compagni lo hanno fatto. Ed è stato impressionante come siamo riusciti a correre oggi. E’ stata una giornata esigente, dove ognuno di noi ha spinto al massimo, io compreso. Il ritmo imposto da Kuss e Piganzoli mi ha sull’ultima salita mi ha permesso di non fare uno scatto secco, ma di andare in progressione. 

«Non penso di aver vinto il Giro – replica a una domanda – perché una giornata negativa può capitare a chiunque. Dobbiamo mantenere la concentrazione e lottare per questa bellissima maglia». 

Domani il Giro affronterà una tappa per velocisti, con un arrivo a Milano, una frazione priva di difficoltà altimetriche ma ricca delle tante insidie che si possono nascondere in città. Sarà la volta dei velocisti e dei loro treni, poi l’ultimo giorno di riposo ci proietterà nella terza e decisiva settimana.

Giulio Pellizzari

Aleotti racconta e alla fine spunta Pellizzari

18.05.2026
6 min
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FORTE DEI MARMI (LU) – Alla fine la notizia più bella arriva proprio nel finale di giornata quando dalla porta dell’hotel della Red Bull-Bora spunta proprio lui, Giulio Pellizzari. Si affaccia sulla scalinata, firma autografi a due ragazzini arrivati lì giusto per lui. «Bello vederti qui. Ci avevano detto che eri a letto», gli diciamo. Lui sorride: «Va meglio».

Intanto Giovanni Aleotti ci racconta un po’ come è andata questa particolare giornata di riposo. Ieri Jai Hindley e soprattutto Pellizzari si sono dovuti difendere, prima ancora che dagli avversari, dai loro problemi di stomaco.

Una serata di ottimismo

Oggi i Red Bull hanno fatto un po’ giornata a sé. «Siamo usciti alla spicciolata – spiega Aleotti – anche perché qui in Versilia c’è traffico e soprattutto con la bici da crono è meglio andare da soli. La squadra ci ha dato un range di orari per colazione, allenamento e tutto il resto. Poi ci siamo regolati da soli».

Questi malanni di stomaco girano in gruppo, ci hanno riferito, non hanno riguardato solo la Red Bull. Certo, ieri si sono abbattuti su di loro in una tappa poco indicata… se si punta alla classifica. Ma contro il destino c’è poco da fare.

A quanto pare il primo a stare male è stato Gianni Moscon. Lui e lo stesso Pellizzari oggi non sono usciti in bici. Hanno approfittato in tutto e per tutto della giornata di riposo. L’imperativo era recuperare.

Loro due non hanno mangiato nel kitchen truck, ma in camera. Pellizzari è rimasto a lungo nella sua stanza. Il fatto però di averlo visto in piedi è un ottimo segnale. Poco importa l’1’28” perso a Corno alle Scale. Quel che conta davvero è non stare male per il resto del Giro.

Bisognerà vedere quanto davvero ha scavato questo malanno, che strascichi lascerà e se questo giorno di riposo così particolare non presenti un conto. Passare direttamente sulla bici da crono dopo tante ore a letto non è il top. Ma queste sono solo congetture. Sarà la strada fra poche ore a dirci tutto su Pellizzari.

Giovanni Aleotti (classe 1999) è alla sesta stagione con il gruppo Red Bull-Bora
Giovanni Aleotti (classe 1999) è alla sesta stagione con il gruppo Red Bull-Bora. Con Pellizzari un ottimo rapporto
Giovanni Aleotti (classe 1999) è alla sesta stagione con il gruppo Red Bull-Bora
Giovanni Aleotti (classe 1999) è alla sesta stagione con il gruppo Red Bull-Bora. Con Pellizzari un ottimo rapporto

Aleotti racconta

Aleotti è uno degli scalatori che dovranno stare vicino a Pellizzari e Hindley. E ieri, anche nel momento di difficoltà, non ha mancato di dare il suo apporto al capitano. E all’amico… Aleotti ha insistito molto su questo aspetto dell’amicizia, del gruppo che si è ben comportato.

«Ieri – racconta Aleotti – Giulio ha avuto mal di stomaco durante la tappa. Lo abbiamo saputo attorno a metà frazione. A quel punto ho detto io al team che gli sarei stato vicino, se non altro perché parliamo la stessa lingua e basta meno, o semplicemente un gesto, per capirsi. Mi ha chiesto una mantellina e gliel’ho portata.

«Quando l’ho visto in coda negli ultimi 3-4 chilometri in realtà non ho pensato niente, se non che Pellizzari sia fortissimo e che non avrebbe mollato una virgola. Si è preparato benissimo ed è arrivato qua con una grande condizione. E’ andata così, ma per me anche ieri, nonostante tutto, non è andato piano».

Dicevamo dell’ottimismo. Aleotti ribatte sul fatto che tutto sommato, nella sfortuna, sia stato un bene che questo malanno sia arrivato nel giorno di riposo. Insomma, poteva andare peggio.

«Ho visto Giulio stamattina – riprende Aleotti – l’ho salutato, ci siamo parlati ed era un po’ più pimpante rispetto a ieri sera. Giulio ha sempre tanta energia. E’ ottimista. Poi, come diciamo sempre io e lui, di riposo non è mai morto nessuno! Quindi, tra virgolette, bene che questo problema sia capitato in questo giorno. Ora speriamo che possa recuperare al meglio».

Aleotti sarà uno degli uomini più importanti per la salita. E' votato alla causa di Hindley e Pellizzari
Aleotti sarà uno degli uomini più importanti per la salita. E’ votato alla causa di Hindley e Pellizzari

Per Jai e Giulio

Aleotti è davvero maturato. Educatissimo come sempre, ci dice che lui si è preparato bene per questo Giro d’Italia, come del resto tutta la squadra. Ma soprattutto ci spiega come sia qui con un ruolo ben chiaro e che, a quanto pare, sente suo per davvero.

«Ho fatto un bell’avvicinamento, un buon Tour of the Alps e dai, alla fine sia Giulio che Jai sanno che possono contare su di me. Sanno che ci sono quando ne hanno bisogno. Se la squadra mi dovesse dare spazio sarò contento, ma prima ci sono loro. Io e Aleksandr Vlasov saremo vicini a entrambi fino alla fine in salita. Con Jai è da tanto tempo che ci conosciamo e abbiamo creato un bel rapporto anche fuori dalla bici. E uguale con Giulio: ci siamo conosciuti bene e anche a casa si è creata una bella sintonia».

«Questa prima settimana – riprende Aleotti – è stata un po’ particolare, fino al Blockhaus non ci sono state grandi salite. Anche ieri alla fine di salita vera ci sono stati gli ultimi tre chilometri. La crono di domani sarà una tappa delicata per tutti, non solo per noi, e poi arriverà una settimana transitoria».

Più che mai Pellizzari dovrà difendersi domani contro il tempo, contro Jonas Vingegaard e contro il sempre più pericoloso Felix Gall.

Verso la crono

Le ombre intanto si allungano sulla Versilia. Il meteo per domani sembra buono e con poco vento. Questa mattina c’era un bel via vai di corridori sul lungomare fra Viareggio e Massa. Qualcuno passeggiava a 25 all’ora con la bici da strada, qualcun altro era più concentrato con la bici da crono. Ma in generale è sembrata davvero una giornata meno stressante… E non capita spesso nel giorno di riposo.

A pochi passi dall’hotel della Red Bull c’è quello della Ineos Grenadiers. E lì abbiamo trovato Filippo Ganna che faceva i rulli. Il cronoman piemontese era a torso nudo e sudava.

«Ha scelto di fare i rulli al pomeriggio per ampliare la finestra totale di recupero – ci spiega Elia Viviani – stamattina si è svegliato tardi e non è uscito. In questo modo ha recuperato quasi 24 ore. Adesso doveva fare giusto un po’ di attivazione e stare un po’ in posizione. Ha fatto 40’ di rulli». Come ci aveva detto Marco Pinotti, i cronoman puri non hanno così bisogno di utilizzare la bici da crono nei ritagli di tempo. Loro danno del tu a questo mezzo.

Altri rumours riguardano la doppia lenticolare di Vingegaard e il manubrio Deda super evoluto di Felix Gall.

Ma alla fine la notizia più bella arriva proprio da questa hall. Pellizzari, che era rimasto a letto praticamente per tutto il giorno, aspetta Gianni Moscon, colui che da quel che abbiamo capito è stato più male di tutti. I due sono andati a fare una breve passeggiata a piedi. Speriamo che la tempesta sia passata.

Giro d'Italia 2026, Fermo, Giulio Pellizzari

EDITORIALE / Anche lo sconfitto merita l’applauso più forte

18.05.2026
4 min
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Anche Ruud si è stupito della lunghezza dell’applauso dopo la finale persa ieri al Foro Italiano contro Sinner. E quando lo sconfitto ha riconosciuto merito al vincitore e raccontato di aver avuto una bambina e che questo ha reso la sua primavera così speciale, l’applauso è diventato quasi commozione. Tanto che lo stesso Sinner, ascoltando parlare il norvegese appena battuto, ha sfoderato un sorriso pieno di umanità e amicizia.

Appena un’ora prima, lungo la salita di Corno alle Scale, Jonas Vingegaard aveva vinto la seconda tappa del suo primo Giro, tenendo nuovamente Gall a poca distanza e vedendo sprofondare Pellizzari per quelli che sono stati descritti come i sintomi di un problema di stomaco. A differenza di quanto è accaduto fra i tennisti di Roma, il Giro d’Italia non è ancora concluso per cui è comprensibile che non ci fossero discorsi da fare. Tuttavia ascoltare la voce dello sconfitto o di un suo portavoce avrebbe permesso di tenere vivo un barlume di speranza nei suoi tifosi.

Poche parole ma semplici, che lasciassero trasparire la voglia di non mollare. Invece nessuno nel suo entourage ha proferito verbo, in una gestione asettica che non ha tenuto conto di un dettaglio per nulla trascurabile: pur sconfitto, Pellizzari è un corridore italiano, la speranza italiana per il Giro d’Italia. Se si fosse saputo che Giulio era stato male, allora quel distacco all’arrivo sarebbe parso eroico e non il segno della temuta resa. La comunicazione nel secolo della comunicazione è gestita in modo spesso singolare.

Tour de France 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14", Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi
Tour 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14″, Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi
Tour de France 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14", Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi
Tour 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14″, Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi

La dignità dello sconfitto

La storia dei grandi sconfitti viaggia di pari passo con quella dei grandi vincitori e per certi versi è anche superiore. In 18 anni di carriera, Raymond Poulidor ha vinto 63 corse e una Vuelta, ma è salito per 8 volte sul podio del Tour, battuto da mostri sacri come Anquetil e Merckx. Eppure la sua leggenda ha fatto di lui, ancorché spesso sconfitto, uno degli eroi più acclamati della storia francese (ci ha pensato semmai suo nipote Mathieu Van der Poel a portare la nobiltà che mancava nelle vittorie del nonno).

Vogliamo parlare di Chiappucci? El Diablo ha vinto 29 corse, ma è salito per due volte sul podio del Tour e tre su quello del Giro, battuto da Lemond e Indurain. Eppure negli anni della sua carriera e ancora oggi in varie occasioni, la sua popolarità nelle strade è superiore anche a quella di chi vinceva di più.

Lo sconfitto, specie al cospetto di campioni imbattibili come Sinner, Anquetil, Merckx, Lemond, Indurain e Pogacar, è l’umano più prossimo alla divinità. E rispetto ai fenomeni, spesso brilla per la sua fatica. Il lavoro per arrivare al vertice è uguale per tutti, ma se non hai dalla tua parte il tocco di talento dei fuoriclasse, ogni passo costa più sudore. «Non tutti possono diventare dei grandi artisti – dice la frase di un grande film di animazione – ma un grande artista può celarsi in chiunque».

Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore
Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore
Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore
Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore

Tutti con Pellizzari

Quelli che ieri hanno applaudito Ruud hanno rivisto nello sconfitto le loro fatiche quotidiane, allo stesso modo per cui Poulidor e Chiappucci entrarono nel cuore del pubblico del ciclismo. Per questo non da oggi, ma da oggi con particolare enfasi, chi scenderà sulle strade del Giro farebbe bene a sostenere Pellizzari e la sua (auspicata) risalita.

Purtroppo il ciclismo sfrenato degli ultimi anni sta portando via la cultura della sconfitta: il vincitore umilia lo sconfitto e quasi ne ridicolizza la fatica con prestazioni che lo annichiliscono. E allora proprio oggi bisognerebbe ricordarsi il modo in cui venne raccontato quel ragazzino che due anni fa sfidò Pogacar a Monte Pana e ne ottenne in cambio gli occhiali e la maglia rosa. Perché se anche uscirà sconfitto da questo Giro, Pellizzari passerà ogni giorno inseguendo il suo sogno, con lo stesso sguardo impertinente e vivace che lo ha già portato nel cuore del suo pubblico.

L’applauso di Roma per Ruud sia allora l’applauso del Giro per Giulio. E’ facile esaltarsi nella vittoria, ma è ancora più facile la tentazione di voltare le spalle a chi soffre. Fra il correre ben dosato di Vingegaard e la sofferenza del marchigiano, noi non abbiamo dubbi. Non tutte le ciambelle riescono col buco, ma quel che conta è che la ciambella sia buona, poco importa se non sarà anche bella.

Giulio Pellizzari a Corno alla Scale

Ciccone sogna. Vingegaard fa 50. E Pellizzari soffre

17.05.2026
6 min
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CORNO ALLE SCALE (BO) – All’imbocco di un tunnel che passa sotto a quella che d’inverno è una pista da sci, un centinaio di metri dopo l’arrivo, Giulio Pellizzari si accascia sul manubrio. Tossisce. Probabilmente piange anche. Ha dato tutto. Subito lo staff della Red Bull-Bora fa capannello attorno a lui. Non vogliono che si scattino foto o si facciano video. Ci tengono lontani. Si sente solo sussurrare qualche parola.

Dopo qualche minuto, che sembrano infiniti, Giulio riparte. Ha indossato uno di quei giubbini termici riscaldati e se ne va. A Corno alle Scale l’aria è quasi invernale. Una manciata di gradi sopra lo zero e un vento che rende l’ambiente ancora più gelido.

Pellizzari stremato dopo l'arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l’arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l'arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l’arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più

Silenzio Red Bull

E’ questa immagine la vera notizia di giornata: il crollo, o quantomeno il deciso tentennamento, di Giulio Pellizzari. E quanto dispiace! Iniziano le indagini per capire cosa sia successo al marchigiano. Ma le bocche sono cucite. Anzi, super cucite. L’unica fonte ufficiale è quella dell’addetto stampa del team, Gabriele Uboldi, che in una flash interview alla Rai dice: «Giulio è stato male in corsa, di più non so dire. Se sia stata una questione mentale o di pressione? No, mi hanno riferito proprio di un problema fisico. Di salute. Altro non so». Fine.

In un parcheggio antistante la zona d’arrivo sono posizionate tutte le ammiraglie. Cerchiamo quella della Red Bull per parlare con i due direttori sportivi, ma di nuovo niente. Sono al telefono. Fanno avanti e indietro. C’è nervosismo. Ad un certo punto ci fanno un deciso cenno di no col capo. Niente interviste. Stessa sorte per i colleghi di Eurosport.

Neanche gli altri corridori della Red Bull che abbiamo avvicinato si lasciano sfuggire nulla. Forse alcuni di loro non lo sanno davvero, visto che erano dietro. Fatto sta che questo silenzio dello staff, e dei diesse in particolare, è anche irritante. E lascia basiti. Che gli atleti non parlino ci sta e tanto più Pellizzari. Loro decisamente meno.

Altri che hanno assistito alla scena e che in passato erano stati nella Sky dei tempi d’oro ci dicono: «Quando in una squadra fanno così, è perché è successo qualcosa».

Pellizzari (classe 2003) ha perso tre posizioni in classifica. Ora è a quasi 3' da Vingegaard
Giulio Pellizzari (classe 2003) oggi ha perso tre posizioni in classifica ed è quasi a 3 minuti da Vingegaard
Giulio Pellizzari (classe 2003) oggi ha perso tre posizioni in classifica ed è quasi a 3 minuti da Vingegaard

Pellizzari: cosa succede?

E’ successo qualcosa: questo è poco, ma sicuro. Di fatto, salvo miracoli sportivi che Dio solo sa quanto vorremmo accadessero, i sogni di podio di Pellizzari s’interrompono sull’Appennino bolognese. Il distacco da Jonas Vingegaard è ormai ampio. E se la salute non c’è, la strada si fa più ripida. Non solo. Ma nel mezzo ci sono tanti altri corridori. Tolto il danese, che sembra fare gara a sé, ci sono Gall, il compagno Hindley, Arensman

Magari si è trattato di un caso isolato. Magari è solo una giornata storta. Poi è chiaro che senza nessuna dichiarazione da parte del team scattano le supposizioni. C’è chi dice che Pellizzari abbia ancora in circolo le scorie del fuorigiri dell’altro giorno sul Blockhaus. Chi pensa abbia speso troppo dall’inizio della stagione e che al Tour of the Alps fosse già troppo in forma.

Più di altri ci ha interessato la versione di Stefano Garzelli. Una versione che si rifà ad un dettaglio delle sue gambe che avevamo notato anche noi.

«Quello che ho notato – ci ha detto Garzelli – è che già ieri, quando è arrivato a Fermo, Pellizzari pedalasse “sulle ginocchia”. Mi spiego. Spingeva con tutta la gamba, tipico di chi non ha forza, non ha muscolo. Avete visto che gambe magre? Guardate invece le cosce di Vingegaard – e mentre lo dice gonfia le guance – sono piene, rotonde. Certo non è un bel segnale questo in vista del resto del Giro e della crono di dopodomani per Giulio».

Nelle prossime ore se ne saprà di più circa questa giornataccia di Pellizzari (a quanto detto più tardi dalla squadra si è trattato di problemi di stomaco). Il fatto che quando Pellizzari si è staccato lo abbia fatto da un drappello ancora molto nutrito, di 35-30 corridori, può essere un segnale negativo o positivo, tra virgolette. In questo secondo caso potrebbe essere davvero solo una giornata no e alla prossima salita lo rivedremo ancora lottare con i big. Se invece fosse negativo, significherebbe che per Pellizzari è iniziata la parabola discendente della condizione.

Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale. Ha staccato Gall a 900 metri dall’arrivo andando a cogliere il 50° successo in carriera
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale. Ha staccato Gall a 900 metri dall’arrivo andando a cogliere il 50° successo in carriera

Vingegaard fa cinquanta

Ma poi c’è stato anche il resto della corsa. La Cervia-Corno alle Scale è andata a Jonas Vingegaard che, con il minimo sforzo, ha ottenuto la massima resa. Stamattina al via si vociferava che volesse perdere la maglia blu per affrontare la crono con il body del team e non con quello fornito dall’organizzazione. Poi, quando ha capito che questo obiettivo non poteva realizzarsi, visto l’andamento della tappa, con la sua Visma-Lease a Bike ha anche dato una breve mano alla Decathlon-CMA di Gall. Ad oggi l’uomo più pericoloso. O meglio, il più vicino.

Sensazioni, voci e numeri (attendibili) degli addetti ai lavori ci dicono che Vingegaard stia vincendo questo Giro senza essere al top. I dati del Blockhaus hanno rivelato valori buoni, ma ben lontani da quelli del miglior Vingegaard.

«Ero certo che Gall ci avrebbe provato – ha detto Vingegaard – ma io stavo molto bene e l’ho seguito. Poi nel chilometro finale ho deciso di contrattaccare. Stamattina il piano era che avremmo corso al risparmio, o quantomeno senza sprecare troppe energie, visto che ci manca un uomo. E’ la mia cinquantesima vittoria. Arrivo al giorno di riposo con due vittorie e la maglia blu. Sono felice».

Curiosità: nel motorhome della conferenza stampa, nonostante le temperature rigide, Vingegaard ha espressamente chiesto di mantenere la porta aperta. Evidentemente ha paura di qualche virus. Lui in aeroporto viaggia sempre con la mascherina. Dettagli.

Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo

Cuore Ciccone

Infine, non potevamo non concludere spendendo due parole su Giulio Ciccone. L’abruzzese ha cercato il colpaccio e non c’è riuscito davvero per poco. Il suo atteggiamento, vale a dire l’inseguimento sulla fuga a oltre 70 chilometri dall’arrivo, è sembrato azzardato. Invece è stata la mossa giusta, perché poi alla fine ha ripreso e staccato i fuggitivi.

Giulio è arrivato a 2.100 metri dal successo. Evidentemente sapeva, e sa, che nel testa a testa con i big sarebbe stato battuto e saggiamente ha anticipato. Chiaro che a quel punto sapesse che avrebbe speso l’ira di Dio, ma tanto valeva rischiare. Tra l’altro nella fuga ha sfruttato il super lavoro che Milesi ha fatto per Einer Rubio. Poi, quando mancavano 7,5 chilometri, si è involato con la sua consueta grinta.

Pensate che pagina da libro Cuore si sarebbe potuta scrivere se Ciccone avesse trionfato quassù, dove si allenava Alberto Tomba. Sarebbe tornato a vincere sull’Appennino dieci anni dopo la prima vittoria al Giro d’Italia, nonché la prima da professionista. Ma poco importa, perché un Ciccone così determinato avrà ancora tante occasioni per fare il colpaccio in questo Giro d’Italia.

Giro d'Italia 2026, Blockhaus, Felix Gall

La scalata (lucida) di Gall: prima la crisi, poi il riscatto

16.05.2026
4 min
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BLOCKHAUS (CH) – A ben rileggere la tappa, ora che la montagna si è svuotata e sulla cima restano soltanto la neve e le luci delle finestre, Felix Gall ha fatto quello che al momento dell’attacco di Vingegaard avrebbe potuto (e dovuto) fare anche Pellizzari. Giulio l’ha capito quasi subito e poi ha avuto quattro chilometri di salita per convincersene, l’austriaco si è ritrovato nella parte per necessità e dopo l’arrivo ha benedetto la scelta.

Felix Gall ha 28 anni ed è pro' dal 2020. 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d'Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro' dal 2020. 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d'Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’Italia

Il ritmo giusto

Quando la Visma-Lease a Bike ha messo davanti Piganzoli e Kuss con il chiaro intento di fiaccare la resistenza altrui preparando l’attacco di Vingegaard, Gall si è subito portato nelle prime posizioni del gruppo. E non appena Jonas ha portato il primo scatto ha maledetto l’incapacità di seguirlo come invece ha fatto Pellizzari: una fortuna tuttavia non aver avuto le gambe per il cambio di ritmo, come dimostrano quei pochi secondi (tredici) pagati sulla cima dopo 6 ore 9’15”.

«All’inizio ero un po’ infastidito dal non aver potuto seguire Pellizzari e Jonas – ha detto dopo il traguardo – ma alla fine è stata la scelta giusta. E’ stato positivo aver continuato con il mio ritmo».

Infatti mentre dopo un chilometro Pellizzari ha pagato il conto all’inesperienza, Gall che ha 28 anni e alle spalle un Giro, tre Tour e due Vuelta, ha iniziato a risalire. Ha ripreso e staccato l’italiano e ha messo nel mirino Vingegaard. Letta in questo modo, la tappa del danese non è stata poi così devastante.

Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale

Il dubbio della crono

Per la Decathlon-CMA che si sta abituando ai piani alti del gruppo grazie a Seixas, la prestazione di Gall vale come una grande iniezione di fiducia: il francesino che ha vinto la Freccia Vallone ha alle spalle una genetica da campione, ma evidentemente il lavoro impostato sta dando buoni frutti anche con gli altri. Con Andresen, che non manca di misurarsi in ogni volata. Con Staune-Mittet che cresce e con Muhlberger che si sta dimostrando uno dei gregari più forti.

«So bene che Vingegaard mi sia molto superiore – dice Gall, cui il danese ha tributato grande onore con le sue parole – in salita e soprattutto a cronometro. Dopo Pogacar, è il miglior corridore da Grandi Giri al mondo, quindi per ora non sto certo pensando a come batterlo, ma sono solo contento della mia prestazione».

La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all'occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all'occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di Gall

Grazie al vento e alla squadra

Il quinto posto al Tour dello scorso anno e la vittoria di Courchevel del 2023 fanno di Gall uno dei nomi da tenere ora sotto osservazione. E anche in squadra devono essersi accorti della sua buona condizione, tanto che proprio Muhlberger lo ha tenuto al coperto nelle fasi più scomode della tappa, prendendo il vento al suo posto e lasciandolo in testa alla corsa quando la corsa è esplosa.

«Devo ringraziarlo – ha detto Gall indicandolo con lo sguardo mentre il compagno si cambiava poco distante – perché ha fatto un lavoro straordinario per proteggermi dal vento. Tutta la squadra è stata fortissima. Nel finale c’erano parecchie raffiche laterali, che hanno fatto la differenza, ma alla fine penso di dover ringraziare il vento a favore che ci ha spinto per quasi tutto il giorno, rendendo questa tappa anche più rapida e questo è stato un bel vantaggio. Ricordo bene il Blockhaus dal mio primo Giro. Era il 2022, rimasi in fuga per oltre 130 chilometri, ma arrivare in cima fu un’esperienza terribile. Quindi è bello essere tornato oggi ed essere arrivato secondo».

Jay Hindley, che quel giorno vinse la tappa gettando le basi per la conquista della maglia rosa, questa volta è arrivato terzo e si sta cambiando qualche metro più indietro, accanto a Pellizzari.

Il Giro è appena entrato nel vivo e nessun verdetto appare per ora inappellabile. Vingegaard è stato padrone, ma non è ancora un despota. Tuttavia per buttarlo giù dal trono servirà inventarsi qualcosa di speciale. Lo sanno tutti e lo sa bene anche Gall che uno così non molla facilmente l’osso.