Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team

La Bulgaria abbraccia il Giro d’Italia e infiamma il duello

06.05.2026
5 min
Salva

BURGAS (Bulgaria) – Se all’arrivo a Sofia il caldo era molto intenso, qui sulle sponde del Mar Nero l’aria è alquanto frizzante. E’ da questa cittadina di 200.000 abitanti, appunto Burgas, la quarta più grande della Bulgaria, che dopodomani scatterà il Giro d’Italia numero 109 della storia.

La mix zone, posta alle spalle del teatro, dove è andata in scena la presentazione dei team, è un vero via vai di tecnici, corridori, giornalisti e alcuni tifosi più intraprendenti. Fans che in qualche modo provano a intrufolarsi per un selfie o un autografo, magari con qualche secondo in più di calma. Qualcuno ci riesce anche.

Grande Partenza, grande accoglienza

Certamente la Bulgaria non vanta un’enorme tradizione ciclistica, e qualcuno poteva anche lamentare il rischio che ci fosse poca attenzione attorno a questa Grande Partenza del Giro d’Italia. E invece siamo stati smentiti subito.

L’Open Theatre di Burgas è stracolmo e all’esterno tanta gente si è radunata nel parco circostante fra bancarelle e stand. Chi non è entrato segue l’evento da alcuni schermi posti nei viali del parco che cingono il teatro.
«Questi sono giorni di festa per Burgas – ci ha detto Simeon Kichukov, giornalista bulgaro – c’è una bella atmosfera. Vedrete quanta gente ci sarà lungo le strade durante le tappe. Qui in Bulgaria, specie in questa zona, sono in tanti ad andare in bici».

All’arrivo di Jonas Vingegaard, dietro le quinte, quasi lo assalgono. E lo stesso con gli altri big. Alla fine i corridori li conoscono eccome ed è un gran bel segnale.

L’investimento per la Grande Partenza del Giro d’Italia è stato forte e strategico per la Bulgaria e in particolar modo per la zona di Burgas. Si parla di cifre che oscillano tra i 12,5 e i 15 milioni di euro. Tre tappe da venerdì a sabato con il gran finale a Sofia, capitale della Bulgaria. Qualcosa deve pur lasciare sul territorio.

Ma più che sulle infrastrutture qui si parla di promozione turistica, visto che Burgas ha una forte vocazione in tal senso. Si affaccia sul mare, ha un porto importante sia turistico sia mercantile. E potremmo anche aggiungere che nel suo entroterra non mancano ottime strade per pedalare. Da quel poco che abbiamo visto possiamo raccontare di fondi stradali ottimi e di un traffico veramente, veramente scarso. Per di più, e non è un aspetto da poco, i bulgari sono estremamente attenti al rispetto delle strisce pedonali e dei limiti di velocità: due dettagli che non guastano mai per chi vuole andare in bici.

Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team
Tutta la bellezza del Trofeo Senza Fine. Il Giro si concluderà a Roma dopo 3.459 km e 48.550 m di dislivello
Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team
Tutta la bellezza del Trofeo Senza Fine. Il Giro si concluderà a Roma dopo 3.459 km e 48.550 m di dislivello

E’ già duello?

Ma poi c’è anche ovviamente l’aspetto tecnico del Giro d’Italia e qui in Bulgaria tutti già parlano di duello. Un duello che potrà infiammare e appassionare gli italiani come non succedeva da moltissimo tempo. Infatti tutti danno Giulio Pellizzari quale vero rivale di Jonas Vingegaard.

Suggestione? Realtà? Sarà solo la strada a dircelo, ma una cosa è certa: nessuno dei due si nasconderà e i numeri dicono che, soprattutto in salita, sono i più forti.

«Fa piacere sentire queste parole – ha detto Pellizzari – significa che qualcosa di bello lo stiamo facendo. Ma bisogna restare con i piedi per terra. Sarà un Giro durissimo. Le prime sette tappe saranno abbastanza insidiose e poi becco il Blockhaus e la crono. Lì inizierà il vero Giro. Per ora non sto sentendo grande pressione».

Andrea Berton di Eurosport ha chiesto proprio a Giulio: «Vingegaard è imbattibile?». E il marchigiano ha risposto: «D’imbattibile non c’è nessuno». Risposta secca, chiara, affatto sbruffona, ma piuttosto capace di lasciare speranze e sogni aperti. Due elementi che possono trasformarsi in una benzina buona quasi come quella dei tanto decantati carboidrati. «Ma l’importante – ha concluso Pellizzari – è dare il massimo, fare bene. Non vedo l’ora di iniziare».

Jonas: testa solo al Giro?

E Vingegaard? Il leader della Visma-Lease a Bike fa tutta la mix zone con le mani raccolte dietro la schiena. Appare magro il giusto ma anche molto tranquillo. Non è super espansivo e neanche con i selfie si concede più di tanto al pubblico. Ma si sapeva.

«Sono pronto – dice il danese – Ho deciso di fare il Giro lo scorso novembre e la ragione principale è che è una delle grandi gare. Ho sempre sognato di farlo. Sarà una corsa difficile e molto dura. Alla Vuelta, dopo il Tour, sono stato più forte e questo Giro può portarmi a un livello più alto per la Grande Boucle.
Adesso sono contento di essere qui e sto aspettando queste tre settimane. Se dovessi riuscire a vincere il Giro realizzerei un sogno».

«Pellizzari il mio primo contendente? Penso che sia uno dei contendenti. Ci sono molti altri corridori forti. UAE Emirates e proprio la sua  Red Bull-BORA hanno delle ottime squadre. Sarei venuto anche se ci fosse stato Pogacar».

La presentazione di Burgas, indovinate come si conclude? Con l’immancabile Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, un must d’Italia (e del Giro) nel mondo. Ma che ci sta molto bene per chiudere la serata e lanciare la corsa rosa, sempre avvolta da enorme passione.

Colosseo, Giro 2025

Giro in vista. Assenti, protagonisti, tattiche. Parla Martinelli

05.05.2026
5 min
Salva

Senza Richard Carapaz, Joao Almeida e Mikel Landa, ma con un solo faro: Jonas Vingegaard. Tra pochi giorni si appresta a prendere il via un Giro d’Italia a dir poco particolare, almeno sul fronte dei partenti per la generale. Sarà davvero così facile per il capitano della Team Visma | Lease a Bike? E chi si giocherà la maglia rosa?

Di fronte a questi dubbi e alla corsa che sarà, Giuseppe Martinelli ci ha detto la sua. Ed è sorprendente come certe tattiche possano rivelarsi molto meno scontate di quel che ci si possa aspettare.

Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Esperto, preparato, vincente: Giuseppe Martinelli ha avuto una brillante carriera in ammiraglia, guidando tanti campioni. Su tutti Pantani, Simoni e Nibali
Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Esperto, preparato, vincente: Giuseppe Martinelli ha avuto una brillante carriera in ammiraglia, guidando tanti campioni. Su tutti Pantani, Simoni e Nibali
Giuseppe, comincia il Giro d’Italia fra tante defezioni importanti. In questo quadro c’è il rischio che il favorito, Vingegaard immaginiamo, si rilassi un po’ troppo?

Anche per me Vingegaard è il favorito. L’unica sua preoccupazione in questo momento è come gestire la corsa. Perché il Giro è sempre un po’ difficile da controllare. Al Tour de France non controlli sempre tu: una volta controlla la squadra del velocista, un’altra chi vuole andare in fuga. In più in Francia ci sono tantissimi corridori di alto livello. Al Giro invece, se va via una fuga più o meno importante, diventa un tiri tu che tiro io. Tutto si complica un pochino: essendoci meno concorrenti di alto livello, la gestione diventa meno lineare.

Però qui conta anche la sua squadra…

Esatto e la sua è molto buona. Con quegli uomini sa di poter gestire. Chiaramente è il favorito per tutti. Io spero che sbagli qualcosa, non per andare contro di lui, ma per lo spettacolo e soprattutto a vantaggio di Giulio Pellizzari, che potrebbe essere il primo rivale e ha anche lui una squadra importante.

In effetti Visma e Red Bull-BORA-hansgrohe hanno due squadre nettamente superiori alla media…

Sì, diciamo che potrebbero anche coalizzarsi in qualche tappa più insidiosa o mista, specie prima del Blockhaus. Tra l’altro, restando a Pellizzari, mi sembra che Jai Hindley sia convinto anche di correre in appoggio. Credo che i ruoli siano abbastanza chiari. Mentre Aleksandr Vlasov mi sembra destinato a un ruolo di gregario e credo lo abbia capito anche lui. Vi dico la verità: andando in quel team credevo facesse il salto di qualità. All’inizio ha fatto benino, poi sempre meno. Però un corridore così è un vantaggio per Pellizzari, perché in salita resta davanti facilmente.

Pellizzari, Giro, Tirreno
Per Martinelli, Pellizzari è la seconda forza del Giro e può contare su una squadra importante
Pellizzari, Giro, Tirreno
Per Martinelli, Pellizzari è la seconda forza del Giro e può contare su una squadra importante
Vingegaard e Pellizzari: chi è un terzo uomo su cui punteresti? Felix Gall come lo vedi?

Prima di lui metterei Egan Bernal. Può essere una mina vagante, perché sta andando forte. Forse tre settimane a quei ritmi possono essere tante, però ha esperienza ed è un campione. Un altro nome che mi sono segnato è Ben O’Connor. Non è un fuoriclasse assoluto, però in una corsa di tre settimane puoi anche un po’ nasconderti. Per esempio fino al Blockhaus può restare coperto. Non credo succederà nulla di così straordinario. E lo stesso fino alla crono, la maxi cronometro.

Lì secondo te Vingegaard potrebbe ammazzare il Giro?

Potrebbe essere la tappa che ci dirà davvero che Vingegaard abbiamo di fronte.

Magari sarà anche un test per il Tour, ci sono i materiali…

Sinceramente spero che Jonas non pensi neanche per un secondo al Tour. Deve vincere il Giro, perché è nelle sue corde. E poi al Tour, con un Tadej Pogacar così, sa anche lui cosa lo aspetterà…

Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard è il favorito numero uno anche per Martinelli. Ma davvero sarà tutto così facile per il danese?
Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard è il favorito numero uno anche per Martinelli. Ma davvero sarà tutto così facile per il danese?
Scorriamo ancora la starting list, Giuseppe. Prima hai parlato di Bernal: e dell’altro leader della Ineos, Thymen Arensman cosa ci dici?

Secondo me tutti questi atleti di tale calibro, penso anche a Santiago Buitrago e O’Connor, possono correre per un piazzamento. Magari non si correranno appositamente uno contro l’altro, ma se va via uno, gli corre dietro quello che lo segue in classifica e a cascata tutti gli altri. Quando c’è poca concorrenza diventa difficile controllare, se non hai una squadra veramente forte.

Tutti contro tutti?

Sotto questo punto di vista il Giro è molto complesso. Alla fine ho paura che si correranno dietro per il quarto, quinto o sesto posto… mentre Pellizzari e Vingegaard, con due squadre del genere, potrebbero fare corsa parallela. Quasi allearsi in qualche modo, anche se oggi non si coalizza più nessuno: sono troppi gli interessi delle squadre.

Stavamo dimenticando Adam Yates. Cosa ne pensi di lui?

E’ nella squadra che vince sempre tutto, perciò nulla gli preclude di poter fare il colpaccio, come è successo al suo gemello l’anno scorso. Però certe cose succedono una volta ogni tantissimi anni. Io sono certo che Adam correrà nel suo gruppetto, appena dietro ai primi, e quando qualcuno si stacca lui lo salta. Penso che ci accorgeremo davvero di lui nelle ultime tappe.

Qualche chilometro accanto al fratello Adam: per i gemelli Yates un Giro dalle luci differenti
Adam Yates accanto al fratello Simon lo scorso anno vestito di rosa. Anche Simon al via non era tra i favoriti per il Giro 2025
Qualche chilometro accanto al fratello Adam: per i gemelli Yates un Giro dalle luci differenti
Adam Yates accanto al fratello Simon lo scorso anno vestito di rosa. Anche Simon al via non era tra i favoriti per il Giro 2025
Sarebbe stato Almeida il vero avversario di Vingegaard?

Sì, perché avrebbe avuto la squadra a disposizione e forse anche una squadra più forte di questa, magari con uno scalatore in più. Secondo me l’assenza di Almeida è pesante per il Giro d’Italia, sia per il nome sia per la corsa in sé. Ed è un peccato, perché mancano anche altri corridori importanti. In un Giro così anche Landa avrebbe potuto dire la sua. Carapaz è sempre pronto a saltare fuori e alla fine c’è sempre.

Ultima domanda, Martino: potrebbe esserci una sorpresa tra gli uomini di classifica? O c’è qualcuno che ti incuriosisce?

Non vorrei dimenticare Giulio Ciccone, che magari parte senza l’assillo della classifica, ma poi, come spesso gli capita, ci si ritrova. Se fossi il suo direttore sportivo gli proporrei di uscire subito dalla classifica, ma non del tutto: magari entrare in una fuga da lontano per recuperare terreno e avere spazio per vincere una tappa. Alla fine, se ci pensate bene, uno dei primi dieci del Tour – il sesto o l’ottavo, non so – viene quasi sempre da una fuga presa a suo tempo e poi difesa fino in fondo.

Presentazione maglia rosa 2026, Roma, RCS Sport (immagine Lapresse/Falcone)

EDITORIALE / Il Giro che verrà, pensieri e campioni

04.05.2026
5 min
Salva

Sarà più facile raccontarlo una volta iniziato, che immaginare sin d’ora scenari e prospettive. La presentazione delle squadre di mercoledì a Burgas, sulle spiagge del Mar Nero, lancerà il Giro d’Italia 2026: il primo senza un ammiraglio al timone e con la maglia rosa dei quattro sponsor.

Dopo Cougnet e Torriani, Castellano, Zomegnan, infine Mauro Vegni (che al disegno del prossimo Giro ha avuto parte), presa nota delle voci che vorrebbero Nibali al centro della scena, la corsa rosa partirà senza la più classica figura di riferimento, che al Tour è Christian Prudhomme e alla Vuelta Javier Guillen. Qualcuno con cui parlare di ciclismo e temi pratici al villaggio di partenza o con cui affrontare un approfondimento derivante da quel che la corsa proporrà nelle tre settimane. Il suo nome sarà annunciato in Bulgaria? Staremo a vedere.

Quest'anno Vingegaard ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe
Vingegaard favorito del Giro. Quest’anno ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe. E’ al debutto
Quest'anno Vingegaard ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe. Sarà il suo primo Giro
Vingegaard favorito del Giro. Quest’anno ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe. E’ al debutto

Capitan Vingegaard

Dovendo e volendo immaginare lo svolgimento della corsa, in cima alla catena alimentare va collocato Jonas Vingegaard. Difficile dire se il danese abbia ragionato come Roglic, il quale dichiarò in tempi non sospetti che il solo modo rimastogli per vincere grandi corse fosse andare in quelle senza Pogacar. Se si sia concentrato sulla possibilità di ottenere la tripla Corona prima del campione del mondo, avendo già vinto per due volte il Tour e nel 2025 anche la Vuelta. Se, come hanno spiegato i suoi tecnici, il Giro prima del Tour gli dia la giusta base di lavoro per arrivare meglio alla sfida francese. O se infine abbia ricevuto un profumato invito su cui ha poggiato tutte le motivazioni precedenti.

Sta di fatto che il leader della Visma Lease a Bike, come tutti coloro che siano riusciti in precedenza a essere protagonisti del Tour, sarà l’uomo da battere e avrà attorno una squadra di grande solidità, in cui pedalerà anche Davide Piganzoli: corridore da non perdere di vista.

Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025
Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025
Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025
Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025

La carta Pellizzari

Accanto a Vingegaard ci piace immaginare che Giulio Pellizzari, fresco vincitore al Tour of the Alps, possa fare la sua parte puntando al podio e sperando ovviamente in meglio. I ragionamenti che ci ha affidato Paolo Artuso e che abbiamo pubblicato sabato sera fanno pensare che la sfida sia possibile e che il marchigiano, affiancato da Jai Hindley, possa contendere la leadership del danese con cui si è confrontato all’ultima Vuelta, chiusa al sesto posto in cui tuttavia non aveva mire di classifica.

A ben vedere, Vingegaard dovrà vedersela con la coppia Red Bull-Bora, ma anche quella della Netcompany-Ineos (così si chiamerà la squadra britannica proprio a partire dal Giro) illustrata stamattina da Leonardo Basso. Per il resto avrà a che fare con una serie di clienti certamente scomodi, con nobili trascorsi e un presente ancora al di sotto delle righe. Derek Gee, come pure Ben O’Connor, Enric Mas e Adam Yates, Christen, Storer, Gall, Buitrago e Caruso potrebbero determinare una serie di situazioni tattiche imprevedibili.

Al novero dei corridori da seguire ci piace aggiungere anche Giulio Ciccone, che ha già detto di non voler puntare alla classifica, ma che lo scorso anno fino alla caduta di Gorizia ne carezzava l’eventualità. Ci sarà da capire se la Visma-Lease a Bike sarà al Giro per schiacciare la corsa o cercherà di vincere col minimo sforzo, avendo in testa soprattutto il Tour.

Il 29 maggio, presentata a Roma l'ultima tappa e la maglia rosa. Da sinistra, bellino, Casillo, Nibali, Cairo, Onorato e Barigelli (immagine Lapresse/Falcone)
Il 29 maggio, presentata a Roma la maglia rosa. Da sinistra, Paolo Bellino, Casillo (Altograno), Nibali, Cairo, Onorato e Barigelli (immagine Lapresse/Falcone)

L’immagine del Giro

Non è detto che per avere una bella corsa servano i migliori attori del cast, che comunque aiuta. Il Giro d’Italia del 1994 vedeva al via Miguel Indurain che negli ultimi quattro anni aveva vinto tre Tour e due Giri, poi una serie di nomi dal grande passato e dal presente da interpretare come Bugno, Chiappucci e Tonkov. Ne venne fuori una delle corse più belle che il pubblico italiano ricordi, con la vittoria di Berzin e Pantani, che si rivelò anche al mondo del professionismo, che mise in croce il grande spagnolo nell’indimenticabile tappa di Aprica.

Anche quest’anno abbiamo lo straniero fortissimo, sfidanti da interpretare e un giovane italiano che sta crescendo con passi solidi. Potrebbe esserci quello che serve per dare luce alla sfida, senza però dimenticare che il Giro d’Italia ha bisogno di un progetto a lungo termine su cui poggiare la sua grande storia. Altrimenti anche la sua immagine di corsa più bella del mondo nel Paese più bello del mondo rischia di uscirne sfocata, con le inevitabili (a quel punto) defezioni dei grandi corridori, attratti come falene dalla forte luce del Tour che sarà pure una macchina da soldi, tuttavia mantiene una potentissima identità tecnica.

Il fatto di avere quattro sponsor sulla maglia (Io sono Friuli Venezia Giulia, Altograno, ENIT e Masaf-La Cucina Italiana) è il frutto di una grande ricerca di mercato o spia della difficoltà nel trovare un nome più grande cui legarla?

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari

Giulio Pellizzari e il Giro, i margini e i punti di forza

02.05.2026
7 min
Salva

Anche se lo scorso anno la Red Bull-Bora ha deciso con un colpo di mano di rimpiazzare la maggior parte dello staff tecnico che negli ultimi anni aveva fatto grande la squadra – da Aldag a Gasparotto passando anche per alcuni preparatori – pochi conoscono Giulio Pellizzari come Paolo Artuso, che lo ha accolto al passaggio dalla Bardiani e lo ha allenato fino al 2025, fino a cogliere la prima vittoria alla Vuelta.

Noi gli abbiamo chiesto se a suo avviso il corridore che abbiamo visto vincere e commuoversi al Tour of the Alps abbia ancora dei margini, ora che è atteso dal Giro d’Italia e il livello della sfida sarà così alto.

«Era questione di tempo – dice il veneto parlando della vittoria al Tour of the Alpsil ragazzo è forte, gli avversari erano forti, però non sono stupito. Mi aspettavo magari che andasse leggermente meno in previsione del Giro d’Italia, ma sono sicuro che riuscirà a fare ancora un altro piccolo step. So che ora sta facendo il Top Up Camp come rifinitura in previsione del Giro d’Italia, non so dove, e questo gli darà qualcosina in più».

Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Ha raccontato che sarebbe andato in Val Senales.

Dovevamo andarci l’anno scorso, poi alla fine si decise di no per farlo crescere con calma: quest’anno è il momento giusto. A livello di stimolo fisiologico per aumentare il numero dei globuli rossi, fare più alture durante l’anno ti dà qualcosina in più rispetto a farne una solamente. Andare su per l’ultima volta prima del Giro serve per mantenere i valori del sangue o addirittura aumentarli.

Top up camp significa che si va più in alto del solito, ma per meno giorni?

Se sono andati in Val Senales, sono anche belli alti. Non più a 2.000-2.100, ma saranno a 2.800-3.000 metri. Sicuramente i carichi di lavoro non saranno altissimi, perché se sono a 3.000 metri dopo un Tour of the Alps così impegnativo, dove sono andati veramente forte, probabilmente dovrà solamente recuperare e fare qualche rifinitura.

A vederlo dal vivo e dalle immagini, Giulio dà l’idea di un atleta ancora in via di definizione. E’ davvero così?

Sicuramente crescerà ancora. Al cento per cento, nei prossimi anni migliorerà ancora tanto, sarà un’evoluzione naturale. Non so se stia facendo ancora palestra, con me la faceva, ma comunque il potenziamento si può fare anche in bicicletta. Crescerà un po’ oggi, un po’ domani, un po’ il mese prossimo, un po’ alla fine dell’anno… Arriva tutto da sé, anche lo sviluppo fisico, perché è vero che gli manca ancora qualcosina.

Abbiamo visto Giulio fare la differenza con la cadenza di pedalata, non tanto con il rapporto…

No, non credo che gli manchi il rapporto perché se va su a 400 watt, sono sempre a 400 watt. Il fatto è che lui il rapporto lo gira veloce. Che vada su a 80 come a 95 pedalate, i watt sono sempre 400. L’unica cosa che cambia un po’ è il dispendio energetico. Più vai agile, più spendi energia. Certo risparmi a livello muscolare e questo è il lavoro che si fa in allenamento. Ognuno si attesta alla propria cadenza ottimale.

Van der Poel, Tirreno 2026
I due ottimi sprint della Tirreno (qui con Del Toro e Van der Poel) non sono causali, ma si devono a precise caratteristiche di potenza di Giulio
Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026
I due ottimi sprint della Tirreno (qui con Del Toro e Van der Poel) non sono causali, ma si devono a precise caratteristiche di potenza di Giulio
Da cosa dipende?

E’ più una questione di coordinazione neuromuscolare, di come sei stato abituato da bambino. E’ ovvio che quando vai a tutta, se sale la cadenza, cresce anche l’apporto di ossigeno ai distretti muscolari, perché a ogni pedalata c’è una vasocostrizione parziale momentanea, dovuta alla contrazione muscolare. Il principio iniziale delle SFR non era fare forza, ma far durare di più la contrazione. Per cui quando il muscolo è contratto, c’è anche una vasocostrizione dei vasi: più vai agile e meno dura la contrazione. Meno dura la contrazione e più ossigeno ti arriva.

Giulio continua ad accelerare da seduto, non si alza spesso sui pedali. Su quello si lavora oppure è la sua caratteristica?

Va bene così, è anche una questione di fibre muscolari. Se guardiamo anche la prima tappa che ha vinto al Tour of the Alps, lui nei primi attacchi non c’era. Ha preso la salita in progressione. E anche quando ha vinto alla Vuelta, si era staccato. Ma non era successo perché non ce la faceva, semplicemente si era gestito.

Perché succede?

Giulio ha la curva di potenza abbastanza piatta: parliamo dell’esprimere un determinato picco di potenza in un determinato intervallo di tempo, che siano 5 secondi o 10 minuti. Lui ce l’ha costante ed ecco da un lato magari non risponde subito alle accelerazioni, ma in compenso riesce a fare anche delle buone volate, come alla Tirreno e al Tour of the Alps. Nelle volate fra corridori ormai stanchi, lui emerge più facilmente perché in finale non ha cali clamorosi.

Dipende da questo la sua abitudine a prendere le salite da dietro e poi a rimontare?

Esatto, fa così e poi recupera con il suo passo che è incredibile, capito? Nel caso di Giulio si ragiona sul fatto di dover andare dal punto A al punto B più velocemente possibile e in questo il suo motore è uno dei più veloci del gruppo, ma appunto deve gestirsi.

Aver tenuto a lungo la maglia di leader è stato utile per abituare ulteriormente Giulio alla pressione
Aver tenuto a lungo la maglia di leader è stato utile per abituare ulteriormente Giulio alla pressione
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Aver tenuto a lungo la maglia di leader è stato utile per abituare ulteriormente Giulio alla pressione
Si fa sempre il confronto con i coetanei, con Del Toro. E’ un’impressione il fatto che il messicano sembri anche più precoce fisicamente e che Giulio sia in linea per recuperare?

Lo penso anche io. Secondo me è anche questione di quanto hanno lavorato da giovani. Giulio da junior ha lavorato il giusto, non ha esagerato e questo te lo ritrovi negli anni successivi. E’ stato bravo Massimiliano Gentili a tutelarlo e poi anche la Bardiani ha lavorato alla grande. Gli ha fatto fare un calendario corretto e l’ha buttato nella mischia del Giro d’Italia un po’ la volta. Stessa cosa con le alture.

Vale a dire?

Era arrivato dalla Bardiani che faceva le alture di due settimane. Un’altura all’anno o due, quella estiva. Anche questi sono tutti margini che ti rimangono per il seguito, perché se io inizio a fare cinque alture all’anno, non c’è niente da fare: a un certo punto sono meno efficaci.

Senza contare che anche mentalmente ti svuotano?

Prima era così, però magari adesso le squadre equipaggiate tipo la Red Bull pensano anche alla parte mentale e così, se c’è da portare la fidanzata o altro, ti assecondano. Quindi se i ragazzi stanno bene in altura, è tutto a posto. Ma se a livello fisiologico inizi a fare quattro alture all’anno, dopo un po’ non ti fa più niente, quindi devi alzare ancora l’asticella. E come fai? Ci sono due modi: o prolungo il tempo, quindi invece di stare tre settimane, passo a quattro. Oppure aumento la quota

Con Giulio è stato fatto?

L’anno scorso in estate eravamo andati nella parte più alta di Tignes, a 2.500-2.600 metri. E finalmente a livello di percezione, anche Giulio ha cominciato a dire che sentiva gli effetti dell’altura. Faceva fatica a recuperare come le prime volte che era salito in alto. Ormai fanno tre blocchi di altura, che sono due mesi abbondanti all’anno: è chiaro che si abituano. Ed è lo stesso discorso che si fece l’anno scorso con Giulio prima della Vuelta.

Vuelta 2025, arrivo all’Alto de el Morredero: per Giulio Pellizzari arriva la prima vittoria da pro’ con un attacco a 3,5 chilometri dall’arrivo
Vuelta 2025, arrivo all’Alto de el Morredero: per Giulio Pellizzari arriva la prima vittoria da pro’ con un attacco a 3,5 chilometri dall’arrivo
Se andare o non andare, giusto?

Si ragionava se fare un’altura in più prima di andare in Spagna. Siamo stati lì a discutere per settimane: Giulio, il capo della performance ed io. Concludemmo che a livello fisiologico, gli avrebbe fatto bene, però il nostro obiettivo non era fare la classifica e se pure fosse arrivato un buon piazzamento, non sarebbe cambiato nulla. L’obiettivo era vincere una tappa, perché doveva ancora vincere e sbloccarsi. Per questo gli risparmiammo quello stimolo dell’altura che sarebbe stato il quarto dell’anno. Siamo andati alla Vuelta con un’altura in meno, consapevoli che non era ideale per la classifica, ma lo era per Giulio, per il suo futuro e per il suo obiettivo di vincere una tappa, che infatti arrivò.

Secondo te il Giulio Pelizzari del 2026 ha il recupero per puntare al podio del Giro d’Italia?

Secondo sì, me può fare podio al Giro. Poi è vero che in un Grande Giro bastano due minuti di distrazione e butti via tutto, ma lui ha le basi per fare bene. Ha corso per due volte il Giro e una la Vuelta, ha fatto tre Grandi Giri, quindi non è proprio di primo pelo. Sa cosa vuol dire e sa anche tenere la pressione, perché ha indossato la maglia bianca per un bel pezzettino. Stessa cosa al Tour of the Alps, che gli ha fatto tanto bene.

Ci sarà da vedere come si pone nei confronti di Vingegard, che sarà il faro?

Sì, sulla carta Jonas è più forte, c’è poco da fare. Ma credo che il podio sia alla portata di Giulio. Avrà accanto Hindley con cui va d’accordissimo e che ormai si è italianizzato. E poi i due minuti storti possono capitare a tutti, anche a quelli più forti, l’importante è farsi trovare pronti.

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari

Pellizzari: uno sguardo su Lorenzo Finn e i paragoni scomodi

26.04.2026
5 min
Salva

ARCO (TN) – Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn non ci hanno messo molto a trovarsi, capirsi. D’altronde quando alla base c’è un talento grande come quello che accomuna i due scalatori azzurri della Red Bull-BORA-hansgrohe diventa più facile intendersi. Al Tour of the Alps vinto dal marchigiano, hanno avuto modo di correre per la prima volta uno accanto all’altro. La corsa dell’Euregio è terminata anzitempo per il ligure, a causa di una caduta che gli ha causato la frattura del radio del braccio destro (Lorenzo Finn è stato poi operato venerdì). 

Solamente 24 ore prima Lorenzo Finn era stata una pedina importante, se non fondamentale, nella vittoria di tappa di Giulio Pellizzari in Val Martello. Il campione del mondo under 23 si era mosso tamponando l’azione di Arensman, permettendo al suo capitano di rientrare. Inoltre con un bel forcing in salita Finn ha tenuto alta l’andatura evitando altri scatti. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn e Giulio Pellizzari hanno corso per la prima volta insieme

Sicurezza nei propri mezzi

Un debutto, nella corsa a tappe dalla quale emergono sempre i grandi scalatori, degno di nota per Lorenzo Finn. Quella caduta e il conseguente infortunio ci hanno privato di un bellissimo spettacolo, anche se la Red Bull-BORA-hansgrohe ha saputo poi vincere lo stesso. 

Ad Arco, alla partenza della quarta tappa, abbiamo voluto parlarne con Giulio Pellizzari, per chiedere cosa abbia visto, suo sguardo da giovane leader, in quelle poche ore insieme a Lorenzo Finn.

«E’ un ragazzo forte – esordisce Pellizzari – con tanta voglia di far bene, quindi questo può solo che essere un aspetto positivo. Ha una grande tranquillità, lo vedo molto sereno e sicuro di sé. Penso sia una sicurezza positiva». 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Qual è la caratteristica che ti ha colpito?

Allenandomi insieme a lui l’ho visto davvero appassionato, che a volte fa più di quello che dovrebbe fare ma per il semplice piacere di andare in bici. E’ un ragazzo a cui piace allenarsi, credo sia una qualità che possa fargli bene in chiave futura.

Ha giocato un ruolo chiave nella tua vittoria in Val Martello…

E’ andato fortissimo, e anche in gruppo si muove bene, in maniera sicura e tranquilla. Si vede che questo ambiente (quello del professionismo, ndr) fa al caso suo. Una cosa che mi ha colpito in maniera positiva è la sicurezza che ha nel prendere le salite davanti o nel muoversi all’interno del gruppo con tanta esperienza. 

In salita su quale aspetto vi siete confrontati?

Nella seconda tappa ha preso la salita verso Val Martello davvero forte, tenendo subito il ritmo dei primi. Nel finale, invece, era più al limite ma credo sia normale. Però si è gestito bene. Alla fine l’unico errore che ha fatto, su quale ci siamo anche confrontati, è l’essersi rialzato quando la strada ha iniziato a scendere nell’ultimo chilometro. E’ un errore fatto nella seconda tappa, ma sono sicuro che con il passare dei giorni non lo avrebbe fatto nuovemente. 

Sta crescendo bene…

Sì, sicuramente ogni gara che fa cresce, adesso speriamo che possa rientrare per il Giro Next Gen e possa ancora divertirsi un po’, ma penso che sia già pronto a fare il salto con i professionisti. Peccato non aver corso tutte e cinque le tappe insieme, ma avremo altre occasioni. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
A volte vogliamo paragonare lui e Seixas, avendo la stessa età, e tu l’altro giorno hai detto una cosa bella: che non dobbiamo forzare questa comparazione… 

Io ci sono passato con Del Toro, ne abbiamo anche parlato con lui. Alla fine la differenza è che Isaac ed io siamo amici, mentre Finn e Seixas no. Tutti vogliamo vincere e performare al meglio, credo che anche a Finn dia fastidio che un corridore con il quale si sfidava da juniores ora vinca la Freccia Vallone e sta andando così forte. Ma penso si debba rimanere calmi. 

Serve pazienza.

Quando uno è destinato a fare certe cose prima o poi ci arriva. Quindi basta fare bene le cose e senza la pressione di dire: «Voglio fare subito quello che sta facendo lui»

Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Qual è la cosa più fastidiosa di questa contrapposizione?

Il fatto che magari la gente dice già che Finn non è al livello di Seixas (come a Pellizzari succedeva con Del Toro, ndr). Magari in realtà lui dentro si sente a quel livello, ma non è ancora arrivato il suo momento. 

E quella più sfidante? 

E’ di sapere che se lui è lì anche Lorenzo un giorno ci potrà essere. 

Ne nasce una motivazione maggiore per fare sempre meglio?

Credo proprio di sì. Alla fine Del Toro lo scorso anno mi ha dato tanta motivazione per crescere e migliorare. Anche a me sarebbe piaciuto arrivare a giocarmi un Giro d’Italia subito alla prima occasione. Il fatto di essere amici fa sì che se vince lui mi fa piacere ma non per questo metto in secondo piano le mie ambizioni personali. Magari tra Finn e Seixas non essendoci un aspetto di amicizia può essere più sfidante e stimolante.

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe, vince la tappa 5

Pellizzari impresa da leader al TotA, 13 anni dopo Nibali

24.04.2026
5 min
Salva

BOLZANO (BZ) – Un attacco portato a fondo, nel quale Giulio Pellizzari ha spinto con tutto il corpo. Le spalle che ondeggiavano e la catena d’oro al collo che brillava sotto i raggi del sole. L’azione con la quale lo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe ha staccato tutti di ruota ha fatto capire che quando la strada sale Giulio Pellizzari si esalta. Il marchigiano ha vinto l’ultima tappa con arrivo a Bolzano nel modo in cui ogni scalatore sogna, alzando le braccia al cielo: facendo la differenza in salita e arrivando da solo. 

«Nel momento in cui ho aperto il gap in salita ho spinto ancora di più – dice Pellizzari alle spalle del podio – ma sapevo che sarebbe stato sul falsopiano che avrei potuto creare il vero vantaggio. Come detto ieri, sapevamo di avere davanti una tappa dura, dove gli abbuoni sarebbero stati importanti. Ma nella mia testa c’era solamente l’idea di togliermi tutti di ruota e arrivare da solo». 

Podio Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari, Egan Bernal, Thymen Arensman
Il podio del Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari vince davanti ad Egan Bernal e Thymen Arensman
Podio Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari, Egan Bernal, Thymen Arensman
Il podio del Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari vince davanti ad Egan Bernal e Thymen Arensman

Da Nibali a Pellizzari

Tredici anni dopo Vincenzo Nibali il Tour of the Alps, che nel 2013 si chiamava ancora Giro del Trentino, torna ad avere un padrone italiano. Un’investitura importante per Giulio Pellizzari che ora può guardare al Giro d’Italia con l’ambizione dei grandi. 

«Siamo arrivati qua con l’obiettivo di allenarci sulle salite lunghe – racconta ancora Pellizzari, questa volta nella sala stampa – e di capire un po’ cosa mi mancasse. All’inizio del Tour of the Alps non avevo tutta questa fiducia, che invece è cresciuta giorno dopo giorno. Oggi volevo vincere per la squadra, hanno fatto un lavoro immenso per me. Una prestazione del genere mi dà tanta fiducia in vista del Giro, credo che ora possiamo riposarci un attimo e pensarci con maggiore fiducia. Abbiamo dimostrato di essere una squadra forte e pronta a giocarci qualcosa di bello». 

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Thymen Arensman, Egan Bernal
Il momento dell’attacco di Pellizzari, Arensman e Bernal non riescono a seguire il suo ritmo
Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Thymen Arensman, Egan Bernal
Il momento dell’attacco di Pellizzari, Arensman e Bernal non riescono a seguire il suo ritmo
Hai vinto la prima corsa a tappe in carriera, cosa provi in questo momento?

Beh, finalmente! Diciamo che sono sempre state le mie corse preferite. Vincerne una è qualcosa di fantastico, soprattutto farlo qui nella corsa perfetta per gli scalatori. Guardando agli ultimi vincitori posso solo dire che spero sia un buon segno. 

E’ stata la prima volta in cui hai dovuto difendere la maglia di leader, c’è qualcosa che hai imparato in questi giorni?

Oggi invece non avevo scelta, dovevo portare a casa il risultato. E’ questa la differenza sostanziale, in questo Tour of the Alps credo di aver capito che cosa significa essere leader, soprattutto quando hai una squadra formidabile che lavora per te. Non ti puoi permettere semplicemente di dire: «Non ce la faccio». Bisogna farcela, perché vedere quello che i miei compagni hanno fatto per me è pazzesco e quindi devi contraccambiare. 

Giulio Pellizzari, Giovanni Aleotti, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giovanni Aleotti è uno dei riferimenti per Pellizzari all’interno della Red Bull-BORA-hansgrohe
Giulio Pellizzari, Giovanni Aleotti, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giovanni Aleotti è uno dei riferimenti per Pellizzari all’interno della Red Bull-BORA-hansgrohe
La prima scalata al Montoppio l’hai presa dietro, come mai?

E’ una questione di caratteristiche fisiche, diciamo che soffro un po’ gli sforzi brevi e anche quando si prendono le salite forte come abbiamo fatto oggi. Credo però sia un punto di forza, perché nel momento in cui gli avversari non mi vedono poi spingono a fondo pensando di mettermi in difficoltà. Ma così non è, torno sempre sotto. 

Aleotti è stato un grande sostegno per te oggi, con un’azione davvero importante che poi ti ha lanciato…

Lo devo ringraziare molto, ha dimostrato che corridore è, ma penso non sia ancora nella sua miglior versione. Ricordo il Giro del 2024 quando lavorò per Martinez, lì era davvero fortissimo. In questi anni è diventato il mio fedele compagno, mi aiuta molto, soprattutto di testa e oggi è stato davvero formidabile. 

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giulio Pellizzari in azione in salita, lo scalatore della Red Bull-BORA è parso in ottima forma
Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giulio Pellizzari in azione in salita, lo scalatore della Red Bull-BORA è parso in ottima forma
In ottica Giro d’Italia quanto ti senti vicino ai grandi nomi, come Vingegaard?

Spero di non essere lontano, però vedremo. Credo di dover ancora migliorare qualcosa per arrivare nella mia forma migliore al Giro. Sto capendo tante cose e sento di migliorare, quindi spero di non essere così lontano. 

L’anno scorso hai corso due Grandi Giri, ti hanno dato qualcosa in più?

Il 2025 è stata una stagione impegnativa, Giro e Vuelta si sono fatti sentire. Mi è dispiaciuto non arrivare competitivo al Lombardia. Una volta recuperato dalle fatiche, con quaranta giorni lontano dalla bici, ho sentito di ripartire da un livello più alto rispetto agli altri anni. Secondo me correre due Grandi Giri può aver fatto una bella differenza, sia fisicamente che come approccio alla corsa. 

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, vincitore, Red Bull-BORA-hansgrohe
Sotto al podio i bambini chiedono a Pellizzari foto e autografi, lui come al solito non si tira indietro
Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, vincitore, Red Bull-BORA-hansgrohe
Sotto al podio i bambini chiedono a Pellizzari foto e autografi, lui come al solito non si tira indietro
Cosa prevede l’avvicinamento al Giro?

Andrò sei giorni in Val Senales per rifinire la condizione e fare un ultimo periodo di altura. Sarò su insieme a Gianni Moscon, sono davvero contento di averlo accanto a me al Giro. Tornerò a casa per tre giorni, giusto per cambiare la valigia e partire per la Bulgaria.

Pellizzari esce dalla sala stampa, noi scriviamo della sua impresa mentre lui scatta foto e sorride a tutti coloro che gli chiedono un autografo o una parola. Vestito della maglia verde ,lo vediamo andare via in bici. Il ragazzo di Camerino è cresciuto e ora lo aspettano le sfide che toccano ai corridori del suo talento. La prima sarà al Giro, non ci resta che aspettare.

Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Tudor Pro Cycling, Trento

A Trento vince Jasch, mentre i big iniziano a sfidarsi

23.04.2026
6 min
Salva

TRENTO (TN) – Il sole illumina le montagne intorno a Trento facendo brillare le diverse tonalità di verde degli alberi, la primavera è nel suo massimo splendore in Trentino, come in tutte le altre tappe di questo Tour of the Alps. Lo dice anche Giulio Pellizzari in conferenza stampa, mentre si congratula con Lennart Jasch, vincitore di giornata. Il leader della classifica generale, che oggi ha faticato più di quanto fatto ieri per difendere la maglia verde, si è complimentato con il tedesco. «Nelle ultime edizioni non si era mai visto un meteo simile per tutte e cinque le tappe – dice sorridendo Pellizzari rivolto a Jasch – quindi goditi la giornata e il momento».

Lennart Jasch è entrato nella fuga dei cinque che ha animato la tappa regina della corsa dell’Euregio, insieme a lui c’erano anche Christopher Juul-Jensen, Rainer Kipplinger, Simone Raccani e Sean Quinn. Il tedesco della Tudor Pro Cycling U23, promosso in prima squadra per questo Tour of the Alps, aveva le gambe che gli scappavano dai pedali.

Si sentiva bene e ha attaccato, non uno scatto secco ma un allungo ai piedi della salita di Sant’Agnese: a una ventina di chilometri dall’arrivo.

Riaffiora Sobrero

Ha pedalato forte Lennart Jasch, resistendo al rientro di un ritrovato Matteo Sobrero e di Federico Iacomoni. I due italiani sono usciti dal gruppo con una bella azione, arrivando a pochi secondi da Jasch.

«Quando eravamo al suo inseguimento – dice Sobrero dopo l’arrivo – lo vedevamo e ovviamente ci abbiamo creduto. Devo fare i complimenti al vincitore, ma anche a Iacomoni, perché certe azioni non le fai se non hai le gambe giuste. Personalmente ogni giorno mi sento meglio, al termine di un ritiro in altura è difficile capire la reale condizione. Ma sono contento di come mi sento in questi giorni».

Tour of the Alps 2026, Matteo Sobrero, Lidl-Trek
A Trento si è rivisto un Sobrero in crescita, ottimi segnali in vista del Giro, anche se le convocazioni arriveranno più avanti
Tour of the Alps 2026, Matteo Sobrero, Lidl-Trek
A Trento si è rivisto un Sobrero in crescita, ottimi segnali in vista del Giro, anche se le convocazioni arriveranno più avanti

Il tedesco che pattinava

La Piazza del Duomo, in ciottolato, diventa il tappeto su quale Lennart Jasch si siede e riprende fiato, tornando a cercare il giusto equilibrio tra cuore e polmoni. Le mani in volto sembrano voler stropicciare via i sogni dagli occhi, ma è tutto vero: il tedesco che viene dal pattinaggio ha vinto la sua prima gara tra i professionisti.

«Avevo già vinto al Giro del Friuli (gara di categoria 2.2, ndr) ma questa vittoria è di un altro livello – racconta ancora emozionato – mi sento ancora fuori dal mondo. E’ stata una giornata incredibile, nella quale mi sono sentito bene fin dai primi chilometri. Anche se la temperatura elevata mi ha messo qualche dubbio sulla riuscita del mio piano.

«E’ solamente il mio terzo anno da ciclista – spiega ai giornalisti – perché fino al 2023 facevo pattinaggio di velocità. Un infortunio mi ha costretto a uno stop lungo e la bici è stata parte della mia riabilitazione, il ciclismo fa parte da tempo della mia vita, ma è da poco che è diventato un lavoro. Lo scorso anno ero nel devo team della Red Bull-BORA, mentre dal 2026 sono con quello della Tudor. In Germania c’è un detto: “Non è mai troppo tardi per smettere di imparare”, penso sia perfetto per descrivere me e le mie ambizioni nel ciclismo».

Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Trento
Jasch seduto sul ciottolato riceve i complimenti di Storer, una bella vittoria per la Tudor in un momento non semplice della stagione
Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Trento
Jasch seduto sul ciottolato riceve i complimenti di Storer, una bella vittoria per la Tudor in un momento non semplice della stagione

Imparare

Il ragazzo tedesco del devo team della Tudor Pro Cycling ha dimostrato di saper correre tra i grandi. Ha un sorriso che non finisce più e una voglia di raccontarsi forte come lo spirito che oggi lo ha portato a staccare tutti. La squadra non sta affrontando un periodo semplice, ieri Hirschi è caduto alla Freccia Vallone ed ha subito una frattura alla clavicola. Un infortunio che si aggiunge ai tanti altri che la formazione svizzera sta affrontando

«Non è un periodo semplice – dice Jasch – questa vittoria per me ha un significato diverso rispetto a quello che ha per il team, probabilmente. Spero possa far aprire un po’ gli occhi, ma alla fine non è una mia decisione (quella di passare professionista, ndr) e devo essere contento di ciò che la squadra fa per me. So di avere la loro piena fiducia e io ce l’ho in loro. C’è ancora tanto da imparare, ma di margine per crescere ne ho molto, ho visto in queste poche stagioni tanti miglioramenti e spero di poter continuare così».

Prime schermaglie

La tappa nel gruppo si è accesa nell’ultimo strappo, quello che all’europeo del 2021 aveva visto il duello tra Colbrelli ed Evenepoel, vinto poi dall’azzurro. Anche oggi i big si sono sfidati, Pidcock si è mosso per primo, con alla sua ruota un Pellizzari pimpante e pronto. Il marchigiano poi ha voluto provare un allungo, segnale positivo in vista del duello decisivo di domani dove tutto si giocherà sul filo dei secondi. 

«E’ stata una tappa davvero dura – racconta Pellizzari con la visiera del cappellino che gli copre la fronte – perché nei primi chilometri è andata via una fuga di trenta corridori. La squadra ha lavorato bene per chiudere e gestire la situazione. Nel finale mi era venuta voglia di provarci, ma il team è stato bravo a frenarmi perché non era la tappa giusta. Poi quando Pidcock si è mosso anche io ho provato a fare selezione».

«Vlasov ha preso i quattro secondi di abbuono – continua – ed è stato molto bravo e lo ringrazio. Non credo che la corsa si deciderà sui secondi, domani la tappa prevede una doppia scalata nel finale davvero impegnativa. Penso che ci saranno dei distacchi importanti e spero di essere quello che li crea e non quello che li subisce».

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe, vincitore seconda tappa

Tour of the Alps, vince Pellizzari: per il Giro e per Casagranda

21.04.2026
5 min
Salva

VAL MARTELLO (BZ) – Ha vinto una delle tappe più difficili di questo Tour of the Alps con uno sprint potente e preciso, chirurgico. Giulio Pellizzari trova il successo alla corsa a tappe dell’Euregio dopo averla sfiorata nel 2023 e nel 2024. Questa volta lo squillo del marchigiano della Red Bull-BORA-hansgrohe è forte e deciso, una vittoria che disegna la strada verso il prossimo Giro d’Italia al quale Pellizzari ha iniziato a guardare senza nascondersi

«Questa mattina non mi sentivo un granché bene – racconta Giulio Pellizzari sotto al podio – ed è stata una giornata molto dura. La squadra ha lavorato benissimo e devo ringraziarli tutti, a partire da Max Bock che si è messo in testa al gruppo per tanti chilometri. Oggi volevo provarci, sull’ultima salita ero davvero a tutta, ma guardando gli altri ho capito che eravamo tutti al limite. Lorenzo (Finn, ndr) e Vlasov mi hanno lanciato alla perfezione negli ultimi centocinquanta metri e fortunatamente nessuno mi ha superato».

Le volate con Hindley

Giulio Pellizzari è sceso dal Teide alla fine della scorsa settimana. In cima al vulcano, che è diventato la dimora dei cacciatori di Grandi Giri, si è allenato insieme al team. Un lavoro che ha portato i suoi frutti vista la condizione e lo spunto veloce grazie al quale è riuscito ad imporsi nella seconda tappa del Tour of the Alps. 

«Questa mattina nella riunione – continua – avevamo studiato il finale di tappa e avevamo visto che in questi ultimi duecento metri sarebbe stato fondamentale preparare al meglio lo sprint. Grazie a Vlasov sono riuscito a prendere la velocità giusta e ad anticipare Arensman».

«Un grazie – aggiunge Pellizzari – lo devo anche a Jay (Hindley, ndr) con il quale mi sono allenato tanto negli sprint durante il ritiro in altura. Ad ogni cartello ci sfidavamo, e qualche volta sono pure riuscito a batterlo. Per cui direi che c’è anche il suo zampino nella vittoria di oggi».

Tour of the Alps 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, Ineos Grenadiers
La Red Bull-BORA-hansgrohe si è messa davanti per tutto il giorno insieme a Tudor e Ineos
Tour of the Alps 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, Ineos Grenadiers
La Red Bull-BORA-hansgrohe si è messa davanti per tutto il giorno insieme a Tudor e Ineos

Risposte e salite

Nella conferenza stampa di presentazione di questo Tour of the Alps lo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe aveva detto di essere alla ricerca di qualche risposta sulle salite lunghe. Fino ad ora non si era ancora messo alla prova su questo terreno e la corsa dell’Euregio sarebbe stato il banco di prova ideale. Magari era solo un bluff per nascondersi, visto che seduti al suo fianco c’erano due avversari che si ritroverà anche al Giro d’Italia

«Le salite lunghe sono un po’ il mio pane – racconta con il sorriso – quindi mi sono trovato bene. Le sensazioni non erano delle migliori stamattina, quindi ho cercato di salvarmi. Con l’andare della corsa ho visto che il ritmo non era altissimo, ho sofferto molto ma sono riuscito a rimanere con i migliori. Nel finale ho attaccato perché sapevo che Lorenzo Finn era dietro e stava bene, quindi avrebbe anche potuto contrattaccare lui». 

La consacrazione del TotA

Dopo aver collezionato un terzo e un secondo posto negli anni passati finalmente Giulio Pellizzari riesce nel sogno di conquistare una tappa (e la maglia di leader della generale) al Tour of the Alps, la corsa che incorona spesso i grandi scalatori.

«Sicuramente questa vittoria ha un significato speciale – ammette – è stata la gara che mi ha lanciato, quindi essere in questa conferenza mi rende orgoglioso. Lo sono soprattutto per aver coronato il grande lavoro che la squadra ha fatto per me».

«Siamo venuti qui – prosegue Pellizzari – per fare un po’ di prove in vista del Giro, siamo in quattro sui sette che partiranno dalla Bulgaria. Era, ed è, davvero importante allenarsi e prendere le misure in vista della corsa rosa. Questo ruolo di leader mi piace, quindi speriamo di continuare così».

Giro del Trentino 1998, Stefano Casagranda, Merano
Sulle stesse strade, Stefano Casagranda nel 1998 vinse una tappa al Giro del Trentino, oggi Pellizzari ha dedicato a lui il suo pensiero dopo l’arrivo
Giro del Trentino 1998, Stefano Casagranda, Merano
Sulle stesse strade, Stefano Casagranda nel 1998 vinse una tappa al Giro del Trentino, oggi Pellizzari ha dedicato a lui il suo pensiero dopo l’arrivo

L’amore di Giulio

Le ultime parole della conferenza stampa danno il senso del grande cuore e della sensibilità di Giulio Pellizzari, che sulle montagne del Tour of the Alps ha voluto dedicare un pensiero a una figura come quella di Stefano Casagranda, venuto a mancare. Padre della fidanzata Andrea anche lei ciclista alla Be Pink, e figura di riferimento per il marchigiano cresciuto ciclisticamente, e non solo, insieme a lui.

«Ho voluto dedicare questa vittoria a Stefano Casagranda – conclude Pellizzari – che aveva vinto qui nel 1998. Nell’ultimo mese, quando ho saputo che saremmo venuti qui a correre, ho pensato molto a lui. Era da tempo che volevo dedicargli una vittoria, per ringraziarlo di tutto. Anche per aver messo al mondo Andrea, facendomi vivere la più bella storia d’amore possibile».

Tirreno-Adriatico 2026, Giulio Pellizzari, cronometro di Camaiore

Pellizzari e la crono, si lavora (anche) per i 42 chilometri del Giro

27.03.2026
6 min
Salva

«Ho lavorato sulle cronometro – diceva Pellizzari dopo la buona prova della Tirreno, 12° a 37″ da Ganna – non mi hanno mai preoccupato troppo. E’ una disciplina che mi piace e mi piace anche allenarmi con la bici da crono, quindi sono migliorato. C’è ancora tanto lavoro da fare, ma sono certo che miglioreremo ancora».

Il giovane marchigiano, che alla Red Bull-Bora-Hansgrohe è allenato da Sylvester Szmyd, sta lavorando sodo per sviluppare ciò che serve per diventare un leader solido e vincente. E dato che il prossimo Giro d’Italia, oltre a quella contro Vingegaard, propone la sfida di una crono lunga 42 chilometri, l’argomento promette di essere di grande attualità.

John Wakefield è il responsabile della preparazione nella Red Bull-Bora e in quanto biomeccanico è referente per le crono
John Wakefield è il responsabile della preparazione nella Red Bull-Bora e, in quanto biomeccanico, è referente per le crono
John Wakefield è il responsabile della preparazione nella Red Bull-Bora e in quanto biomeccanico è referente per le crono
John Wakefield è il responsabile della preparazione nella Red Bull-Bora e, in quanto biomeccanico, è referente per le crono

Wakefield racconta

Il lavoro sulla cronometro è uno dei tasselli importanti su cui la squadra sta lavorando e su questo abbiamo chiesto informazioni a John Wakefield – esperto di biomeccanica, già mentore di Lorenzo Finn – che nel team tedesco riveste l’incarico di Director of Coaching, Sports Science & Technical Development. Per farlo siamo partiti dalle immagini di Giulio e delle sue crono negli anni alla Bardiani, riscontrando che i cambiamenti di posizione siano piuttosto evidenti.

«La prima cosa che abbiamo fatto anche noi – esordisce Wakefield – è stato stabilire il punto in cui si trovava con la sua squadra precedente. Da lì poi siamo passati alla nostra osservazione dal punto di vista biomeccanico. Come possiamo migliorare il suo assetto, inizialmente senza pensare all’aerodinamica o altro, ma solo dal punto di vista della posizione?».

Con l’obiettivo di perfezionare la sua posizione in sella, si sono messi al lavoro considerando il fatto che Pellizzari è uno dei nomi di riferimento per le classifiche generali. Hanno messo grande attenzione ai materiali e al cambiamento di posizione, facendo dei test all’aperto e al coperto, in pista o galleria del vento.

«Siamo andati con lui nella galleria del vento alla fine della scorsa stagione – prosegue Wakefield – per perfezionare quello che avevamo visto durante la stagione e tutto quello che osserveremo anche al prossimo Giro ci permetterà di valutare altri miglioramenti possibili».

A quale aspetto vi siete dedicati finora?

Ci siamo concentrati soprattutto sul mantenimento della posizione e l’abilità sulla bici da crono, dedicandogli tanto tempo nei vari test di cui abbiamo parlato. Ma ultimamente un focus molto forte, soprattutto riguardo alla Tirreno, è stato che Giulio mantenesse la posizione, che la trovasse sostenibile e insieme fosse in grado di produrre un elevato valore di potenza.

Le foto dicono che è molto più raccolto sulla bici rispetto a due anni fa. E’ stato facile assumere questo tipo di posizione?

Accorciare la posizione è stata una questione aerodinamica più che di resa, per cui conta relativamente capire se sia meglio più lungo o più corto. In questa fase si tratta solo di assicurarci che la posizione sia sostenibile e Giulio sia in grado di mantenerla il più a lungo possibile in linea retta. Nello stesso momento, per lui sono stati implementati alcuni esercizi specifici sui rulli e anche su strada.

Giulio ha parlato di lunghe distanze sulla bici da crono…

Svolge allenamenti specifici ogni settimana. La cosa che conta è il tempo accumulato sulla bici da crono. Non serve che faccia una sola uscita di 8 ore, vanno bene anche due uscite da 4. Alcune sono sessioni importanti, altre sono uscite di resistenza più lunghe. Inoltre, come ho detto, facciamo con lui degli allenamenti specifici sui rulli.

Lo scorso inverno, Pellizzari è andato in galleria del vento: lo scopo al momento è che stia comodo sulla bici da cronometro
Lo scorso inverno, Pellizzari è andato in galleria del vento: lo scopo di partenza è trovare una posizione redditizia, ma anche sopportabile
Lo scorso inverno, Pellizzari è andato in galleria del vento: lo scopo al momento è che stia comodo sulla bici da cronometro
Lo scorso inverno, Pellizzari è andato in galleria del vento: lo scopo di partenza è trovare una posizione redditizia, ma anche sopportabile
Cosa pensi di Giulio come cronoman: può migliorare ancora?

Può sicuramente migliorare. Direi che è ancora alle prime armi con la crono e questo è stato evidente quando è arrivato da noi. Sì, aveva già usato la bici, ma non con una preparazione mirata nel breve periodo come stiamo facendo ora. Ha fatto dei progressi significativi, credo che si notino nei suoi risultati. Migliorerà ancora? E quanto sarà grande o significativo questo miglioramento? Non possiamo dire se si tratterà di un altro 5 o 10 per cento o se forse sarà solo il 3 per cento. Ma l’obiettivo è migliorare costantemente con lui e possiamo farlo perché il margine c’è.

L’anno scorso ha partecipato ai campionati nazionali di specialità: va bene allenarsi, ma correre le crono è una fase importante?

Sì, fa parte del processo. Essere sulla bici in ambiente di gara è diverso rispetto a quando sei in allenamento. Il corpo reagisce in due modi diversi, specialmente nella crono. Quindi per lui fare i campionati nazionali e correre è importante e ci fornisce anche dati e informazioni che possiamo utilizzare per migliorare in futuro.

Si ha l’impressione che sia più aerodinamico anche sulla bici da strada: sono due aspetti legati fra loro?

No, perché si tratta di due biciclette diverse. Anche su strada, ovviamente, cerchi resistenza e aerodinamica: è questa la direzione che sta prendendo il ciclismo moderno. Quindi, per quanto riguarda l’adattamento alla bici da strada, questo è uno dei due obiettivi che abbiamo in termini di biomeccanica e adattamento. Non significa che abbiamo lavorato per renderlo più aerodinamico, questo semmai sarà la conseguenza dei tanti aggiustamenti apportati negli ultimi due anni.

Guardando Giulio sulla bici da cronometro, vedi anche qualcosa che potrebbe essere migliorato nella sua posizione?

Non c’è un punto chiave in questo momento. Abbiamo apportato parecchi miglioramenti e ora è necessario che lui pedali in questa posizione, che si senta a proprio agio. Una volta che avremo fatto quel passo avanti e quella progressione, allora potremo vedere dove andare.

Il miglioramento sarà graduale?

Il corpo deve abituarsi ai cambiamenti di posizione, specialmente su una bici da cronometro. E abbiamo bisogno che lui sia totalmente a suo agio con questo cambiamento, per poi diventare più aggressivi in termini di aerodinamica, erogazione di potenza o economia in sella. Quindi c’è un risultato finale? Sì. A che punto siamo adesso? Non lo sappiamo. Semplicemente perché Giulio sta progredendo continuamente.

Per quanto riguarda il Giro e la sua crono di 42 chilometri, pensate di seguire un allenamento specifico durante il ritiro in altitudine?

Sì, ci sarà sicuramente un focus. Potrebbe trattarsi semplicemente di giornate di recupero leggero, come facciamo di solito, in cui passiamo la giornata in sella alla bici da cronometro. Oppure, in aggiunta a ciò, durante il ritiro che precede il Giro ci saranno sessioni specifiche in cui si utilizzerà esclusivamente la bici da cronometro.