Diego Bragato, nazionale, pista

Bragato sugli allievi: «Rendiamoli atleti, prima che ciclisti»

22.03.2026
8 min
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L’intervista con Elia Favilli, diesse del team allievi toscano Iperfinish, ci ha messo davanti ad alcune domande e osservazioni, che abbiamo impacchettato e con le quali ci siamo presentati da Diego Bragato, responsabile della performance della FCI.

Favilli, ex ciclista professionista e diesse preparato, ha detto di far allenare i suoi ragazzi con il misuratore di potenza. Non per spremerli, ma per insegnare loro ad usare gli strumenti che la tecnologia e lo sviluppo ci hanno portato. Si è aperto anche un discorso sul limite dei rapporti nella categoria allievi. Se è vero che si cresce e si va più veloce viene facile pensare che possa accadere quanto successo con gli juniores, dove il limite dei rapporti è stato tolto a fine 2022?

77 Coppa Dino Diddi - Agliana (Pt), allievi, gruppo (photors.it)
La categoria allievi sta cambiando, ma Bragato rimane contrario all’estremizzazioni (photors.it)
77 Coppa Dino Diddi - Agliana (Pt), allievi, gruppo (photors.it)
La categoria allievi sta cambiando, ma Bragato rimane contrario all’estremizzazioni (photors.it)

Al servizio di tutti

Le parole di Favilli sugli allievi, insomma, hanno aperto domande e curiosità, che per polso e competenza Bragato si è prestato ad approfondire. Insieme a Dino Salvoldi, cittì della categoria juniores, ogni anno infatti il tecnico veneto testa e vede ragazzi che escono proprio dalla categoria allievi.

«E’ un bell’argomento – ci replica – anche se io ero tra coloro che non erano molto d’accordo con l’eliminazione dei rapporti fra gli juniores. Avrei rivisto il limite, ma lo avrei lasciato. Riconosco che ci sono determinati aspetti tecnici sui quali tanti ragazzi sono pronti a lavorare. Ma un conto sono quelli che selezioniamo noi come nazionale, che sono sicuramente gli allievi più sviluppati e che hanno ottenuto i risultati. Un altro conto sono tutti gli altri, quelli che non vediamo nelle classifiche. Tra tutti loro ci sono ragazzi che anagraficamente sono juniores, ma che fisicamente non lo sono. E vanno tutelati».

Team Iperfinish, allievi
Le categorie giovanili, allievi e juniores, non sono solamente ciò che si legge sugli ordini d’arrivo, ma comprendono una base molto più ampia
Team Iperfinish, allievi
Le categorie giovanili, allievi e juniores, non sono solamente ciò che si legge sugli ordini d’arrivo, ma comprendono una base molto più ampia
Togliere il limite dei rapporti non li ha aiutati…

Non li ha tutelati, assolutamente. Perché chi è nato a dicembre o perché il suo DNA dice che si svilupperà dopo, deve essere limitato o penalizzato? E in quella fascia di età (gli allievi, ndr) questa forbice è ancora più aperta. Ci sono studi scientifici che lo confermano, inoltre è evidente. Abbiamo allievi che fisicamente sembrano degli juniores e altri che sembrano dei bambini. In quella fascia, a mio avviso, le priorità possono essere altre, senza concentrarci sugli aspetti prestativi.

Quali dovrebbero essere?

E’ vero che la fisicità dei ragazzi è cambiata molto in questi ultimi anni: sono pronti a spingere di più, le conoscenze dei tecnici aumentano, sappiamo prepararli meglio. Però credo si sia abbassato tutto troppo e non diamo più la possibilità ai fisici dei ragazzi di maturare. Il ciclismo purtroppo va in questa direzione, ad oggi già da allievo l’atleta deve essere appetibile per squadre internazionali e da junior deve essere pronto per fare un salto nei devo team. Non si ha pazienza: da una parte c’è quello che la fisiologia richiederebbe, dall’altra c’è quello che chiede il mercato. Dobbiamo decidere quali delle due parti vogliamo salvare.

Cosa richiederebbe la fisiologia degli allievi?

Di avere pazienza, soprattutto se parliamo ancora di allievi dove la forbice di età biologica che possiamo incontrare è ancora molto ampia. Quindi, secondo me, a questa età la priorità deve ancora essere quella di costruire un atleta a 360 gradi prima che un ciclista.

Bragato è uno dei tecnici che a inizio anno effettua dei test sui ragazzi che da allievi passano juniores
Bragato è uno dei tecnici che a inizio anno effettua dei test sui ragazzi che da allievi passano juniores
E come si fa?

Negli allievi si dovrebbe lavorare molto di più sulla cultura dell’allenamento giù dalla bici, la cultura della fisiologia, della crescita dell’atleta anche in bici e dalla base tecnico-tattica. Cosa vuol dire allenarsi? Come lo si fa? Capire i vari tipi di allenamento e iniziare a imparare come il fisico risponda a certi tipi di sforzi. Una formulazione didattica prima ancora che prestativa. 

Hai parlato anche di tattica…

Non dobbiamo dimenticarci di questo aspetto, a quell’età (16 e 17 anni, ndr) bisogna per forza imparare le basi e continuare ad apprenderle. E poi tutta la parte giù dalla bici, il ciclismo moderno richiede che prima di essere ciclisti devono essere atleti.

Qual è la differenza tra essere ciclista e essere atleta?

Facciamo un esempio: ad oggi si sente parlare di professionisti che la mattina si svegliano e vanno a correre a piedi. Pogacar che durante l’infortunio corre a piedi. Van Der Poel che d’inverno fa le mezze maratone. Questi sono atleti, cioè persone che sanno usare il loro corpo in ogni aspetto e sanno trarre vantaggio dall’attività fisica. Una volta la nostra mentalità era quella di non correre a piedi perché se corri a piedi ti distruggi le gambe. Quello è il ciclista, colui che non ha capito che il suo corpo può fare molto di più, che può allenarsi a 360 gradi e con tanti altri mezzi. 

Per Bragato l’atleta arriva prima del ciclista e per formarlo è importante anche l’attività giù dalla bici (foto UC Giorgione)
Per Bragato l’atleta arriva prima del ciclista e per formarlo è importante anche l’attività giù dalla bici (foto UC Giorgione)
L’approccio tra le categorie giovanili dovrebbe essere questo?

Si dovrebbe insegnare che cos’è un bilanciere, magari se non sei maturo fisicamente non alzerai dei pesi, ma con una scopa sai fare uno squat, una girata, sai usare gli strumenti e gli attrezzi in palestra, sai fare un plank, correre a piedi o andare in piscina a nuotare. O perché no, chi vive in montagna sa fare un’uscita con gli sci da fondo. Questo vuol dire essere atleti, sai come rispondere a determinati stimoli e sai come gestirli.

C’è anche l’aspetto di saper usare gli strumenti? Come il misuratore di potenza?

Sì, ma quale strumento? E come lo usi? Perché a volte mi capita di vedere allievi e juniores con i misuratori di potenza e gli chiedo che cosa guardino a fine allenamento. Loro mi rispondono: i chilometri che ho fatto, le ore e i watt medi. Praticamente si sono comprati un contachilometri da 2.000 euro. A un allievo, un contapedalate e un cardiofrequenzimetro sono più che sufficienti per imparare a correlare un lavoro allo sforzo che sta facendo. Quando andrà poi a utilizzarlo davvero, il misuratore di potenza assumerà una funzione totalmente diversa. 

Inserire il misuratore di potenza, anche utilizzato in un determinato modo, è comunque tra virgolette un errore?

Se non lo sai gestire il rischio è di avere tanti dati ancora superflui che invece di essere interpretati diventano un’etichetta. Perché arrivi a dire: «Okay il mio avversario tiene 300 watt per dieci minuti». Se so che non lo posso fare, non ci provo nemmeno. Ma da allievi o juniores non si può ragionare così. Non si può etichettare un ragazzo come scarso per un semplice numero meccanico. Anche perché la fisiologia dell’età evolutiva di un allievo dice che dopo sei mesi potrebbe essere tutto diverso.

Fantasia, coraggio e intraprendenza devono essere caratteristiche da tutelare nelle categorie giovanili (photors.it)
Fantasia, coraggio e intraprendenza devono essere caratteristiche da tutelare nelle categorie giovanili (photors.it)
Si rischia di limitare le ambizioni, la fantasia, il coraggio, in poche parole la testa del corridore. 

Per questo secondo me è limitante usare uno strumento come il misuratore di potenza a questa età, perché ti devi scoprire, provarci, attaccare, sbagliare. Ai ragazzi dico questo, in modo che scoprano da soli il proprio limite. Un domani assocerai tutte le cose che hai imparato sulle tue sensazioni a dei numeri e allora sarai un atleta a 360 gradi. Ma non possono crescere dipendenti dai numeri, per me è un grosso limite. Sapete perché mi piace la pista?

Dicci pure…

In pista i misuratori di potenza ci sono, ma non li puoi vedere. Lo vede il preparatore o l’allenatore dopo la gara perché è un dato meccanico su cui puoi impostare gli allenamenti. Ma in gara non puoi vedere i parametri, in pista è vietato vedere un computerino. E gli atleti vanno di fantasia, perché comunque ci provi. Ganna non guarda i watt medi durante l’inseguimento individuale o a squadre. Guarda il tempo, l’avversario di là, le nostre facce a bordo pista, le sue sensazioni.

Certo.

Il ritmo del quartetto non si tiene guardando i watt, e il riferimento del tempo ce l’hai ogni giro, quindi ogni 13-14 secondi, che è un abisso. Come fanno Ganna, Milan e tutti gli altri a tenere un ritmo costante? Si sono abituati a tenere un ritmo di pedalata.

La pista insegna a non guardare ai numeri quando si è in corsa, mentalità che nella Sanremo 2025 ha permesso a Ganna di restare con Pogacar e VDP
La pista insegna a non guardare ai numeri quando si è in corsa, mentalità che nella Sanremo 2025 ha permesso a Ganna di restare con Pogacar e VDP
Questa cosa se la portano anche su strada?

Se Ganna dovesse guardare ai numeri non avrebbe mai provato a stare dietro a quei due (Pogacar e Van Der Poel, ndr) sul Poggio. Lui sa che quel tempo e quello sforzo gli appartengono perché è uno dei migliori al mondo su quel minutaggio a tutta. Quindi ci prova. Quel giorno lì si alza e pensa di dovercela fare. Ganna è così perché la pista gli ha insegnato che ha dei numeri e ci alleniamo guardandoli, ma quando è in gara c’è lui, e basta. 

Il mercato però chiede altro, punta a una standardizzazione dei ragazzi…

In parte è vero quello che dite voi. Purtroppo spesso mi ritrovo con squadre o procuratori che mi chiedono i valori dei ragazzi. Capisco se me lo chiedono di un under 23 o un elite, ma quando vanno sugli juniores o gli allievi non rispondo nemmeno. Però mi piace pensare che anche in un ciclismo di dati ci siano eccezioni, come Seixas.

Non gli manca il coraggio.

Ha fantasia, vuol dire che è cresciuto provandoci. E’ cresciuto con la mentalità del “non sto a guardare il numero” ma dicendo: «Ci provo». Lo stesso Pellizzari a Camerino è stato bellissimo. Ha attaccato due, tre volte. Magari i numeri dicevano di aspettare, eppure lui a 700 metri dall’arrivo ha provato. L’atteggiamento, per un ragazzo della sua età è giusto.

Paul Seixas
Strade Bianche 2026, Pogacar attacca, Seixas con il coraggio dei suoi 19 anni risponde, segno che la mentalità è quella giusta
Paul Seixas
Strade Bianche 2026, Pogacar attacca, Seixas con il coraggio dei suoi 19 anni risponde, segno che la mentalità è quella giusta
Loro sono nel WorldTour, tra allievi e juniores ancora è possibile provarci, uscire dagli schemi?

Se da giovane ti è permesso misurarti con gli altri seguendo l’istinto, quando dovrai farlo tra i grandi continuerai ad avere quell’approccio. Però torniamo al discorso iniziale, per farlo devi essere maturo dal punto di vista fisico, perché sono convinto che ci siano dei ragazzini che ad oggi non emergono, ma magari fra quattro anni potrebbero brillare. Se gli chiediamo i numeri adesso, non ce li hanno, però magari hanno un atteggiamento giusto. Non mi dimenticherei di valutare questo aspetto. 

Quindi togliere il limite dei rapporti sarebbe un errore?

Sì. A mio avviso si può allungare il limite, ma non toglierlo, dobbiamo salvaguardare la base. Io manterrei il limite perché andremmo a tutelare alcuni aspetti neuromuscolari, come la rapidità e la frequenza di pedalata. Tutta la parte di forza ha senso allenarla in quanto tale, dal momento in cui è avvenuto lo sviluppo ormonale. Prima va insegnato l’allenamento vero e proprio con volumi, carichi e tanto altro.

Pellizzari e Del Toro, Camerino, Tirreno 2026

Camerino: la forza di Del Toro, il cuore di Pellizzari

14.03.2026
6 min
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CAMERINO (MC) – E’ l’unico che per tornare ai bus non ha bisogno di indicazioni. Tra i vicoli di Camerino è a casa, nel vero senso della parola. Incontriamo Giulio Pellizzari sconsolato, ma neanche troppo (e poi spiegherà bene il perché) mentre lascia scorrere la bicicletta verso valle. Da quassù si può solo scendere. Siamo soli: il rumore delle ruote, le sue parole, i nostri passi di corsa per seguirlo.

La tappa è andata a Isaac Del Toro. Il messicano ha dato una grande prova di forza e di maturità. Era già leader della classifica generale della Tirreno-Adriatico. L’atleta della UAE Emirates ha suggellato il tutto con una vittoria di tappa. E tutto sommato, visto lo spessore dell’atleta e della corsa, questo suo successo ci sta anche bene.

Maledetto tendine

Certo, il cuore e il tifo erano tutti per Pellizzari. Qui c’erano la sua gente, il suo popolo, la sua casa, la sua famiglia, i suoi amici. Quando è scattato si è alzato il boato a Camerino, roba da pelle d’oca.

Nel finale, per qualche istante Del Toro non ha risposto al suo affondo. E un po’ tutti quanti ci avevamo creduto. Sarebbe stata la storia perfetta: la vittoria di tappa e magari anche il primato della classifica generale a casa sua. Ma le cose non sono andate così.

E a raccontarcelo è proprio Pellizzari: «Non sono deluso, non so neanche se ho perso il secondo posto e sono terzo – raccontava appunto mentre lasciava la zona d’arrivo in bici – ma poco cambia. Purtroppo è da qualche giorno che ho un problema al tendine (e con la mano si tocca la gamba sinistra fasciata da un vistoso taping azzurro, ndr) e questo non mi ha consentito di spingere bene. Già ieri avevo dolore a sinistra, ho caricato di più sulla destra e mi sono venuti quei crampi. Probabilmente se oggi non si arrivava a Camerino non avrei concluso la tappa. Avevo paura di non finirla. Ho chiuso quarto: non me lo aspettavo».

Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino
Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino

Cuore Pellizzari

E’ incredibile la serenità e la disponibilità di questo ragazzo. Come detto all’inizio, sì, era sconsolato, perché è chiaro che ti dispiace: questa tappa l’hai sognata chissà quante volte. Ma poi abbiamo aggiunto anche: “sconsolato il giusto”. Perché Pellizzari è davvero così. Alla fine parlava con serenità. Senza piangersi addosso o con espressione cupa. Cosa che sarebbe stata del tutto normale. E comprensibile.

Il bello di oggi è stato il tifo. Quanti cartelli “Forza Giulio”, “Daje so”, “Facci sognare”. O gli infiniti “Forza Pellizzari” scritti sull’asfalto. E l’aver lottato oltre che con gli avversari con questo problema fisico, non fa che aumentare l’empatia generale.

Conoscere le strade in questa situazione diventa ancora più importante. Sai che lì puoi risparmiare mezza pedalata. Che dietro la curva la strada tira in quel modo e che quel tornante in discesa chiude meno del previsto quindi la puoi far scorrere e guadagnare piccole, preziosissime, energie.

«Vero – dice Pellizzari – oggi è stato davvero importante conoscerle. Mi ha aiutato parecchio. Poi c’era davvero tanta gente, che ringrazio. Fantastico. Se sono partito troppo presto? No, era quello il momento di provarci. C’era tanta gente a farmi il tifo ed era il mio modo di ringraziarli appunto. Passare in testa sotto il muro è stata un’emozione.

«Però il fatto di essere messo così e stare comunque vicino a Del Toro mi dà morale», come a dire che il bicchiere è mezzo pieno.

Onore al (quasi) re

E Del Toro? Ad Isaac manca solo la passerella finale per consacrarsi re dei Due Mari. Il tridente è alla sua portata. Ma è chiaro che il più forte in questa corsa è lui. Oggi ha vinto zittendo tutti: su errori tattici, una brillantezza non eccessiva e quei rapportoni… che troppo lunghi oggi non erano.

Forse perché la salita era davvero tosta. Noi l’abbiamo fatta a scendere per ritornare in sala stampa e i quadricipiti ci scoppiavano. Figuriamoci in gara, in salita e dopo sei tappe corse a velocità folli. A proposito, stamattina a San Severino Marche si parlava del livello stellare di questa corsa e dei ritmi che hanno sfiancato l’intero plotone se non quei 7-8 big.

«La salita finale era molto dura – racconta Del Toro spiegando dopo l’arrivo – ho visto prima l’attacco di Healy e poi quello di Pellizzari, ma ho aspettato. Sono consapevole che Giulio voleva vincere. So che era emozionatissimo. Però il mio lavoro è vincere, anche se lui è un amico. Ero concentrato sul mio passo e sull’ultima parte, perché sapevo che quella era la più dura. Poi quando siamo arrivati allo sprint ho dato tutto».

Lo incalziamo dicendogli che a sensazione oggi marcava più Jorgenson che Pellizzari. Forse consapevole anche del problema tendineo di Giulio.

«Certo che avevo paura di Jorgenson – replica l’atleta della UAE Team Emirates – però anche quando è partito Giulio non potevo lasciargli spazio, era comunque il secondo nella generale. Jorgenson ieri aveva dimostrato di essere forte e non volevo scherzare col fuoco. Per questo ho cercato di avere tutto sotto controllo fino alla fine».

E poi ha aggiunto: «Tirreno già in tasca? Non fatemi dire niente circa la vittoria finale».

Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta
Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta

Maturità Del Toro

E qui emerge quel pizzico di scaramanzia tipica latina. Ma anche il calore di chi ha questo DNA. Una cosa ci ha colpito in tal senso di Del Toro. In zona mista, man mano che arrivavano i suoi compagni si alzava dallo sgabello, piantava tutti i giornalisti in asso e correva alla transenna ad abbracciarli. Poi tornava con altrettanta solerzia alle interviste. Un vero leader. Uno che sa farsi voler bene e che riconosce l’importanza della squadra.

E poi anche i media sudamericani sono cresciuti al seguito della corsa. Pensate che si è mossa anche ESPN, colosso dell’America Latina. Vuol dire che il ragazzo “acchiappa” eccome.

«Oggi a un tratto sono rimasto solo – spiega Del Toro – ma non ho mai avuto paura, né sono andato nel panico. Di solito sono calmo e voglio dimostrare che non sono un corridore ansioso. Prendiamo proprio il finale di oggi: non ho voluto reagire subito. Sapevo che Jan Christen era vicino e infatti poi è rientrato. La squadra aveva fatto un grande lavoro sin qui e oggi non volevo spremerla troppo. Per questo oggi altri team hanno preso in mano la corsa. Sono orgoglioso della mia squadra e di quel che abbiamo fatto con i ragazzi. Spero di portare a casa la maglia azzurra soprattutto per loro».

Tirreno-Adriatico 2026, 5a tappa, Mombaroccio, Isaac Del Toro

Forcing Del Toro, Pellizzari cede: Tirreno ancora aperta

13.03.2026
5 min
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Quei due ci faranno divertire e ci stanno proiettando sin d’ora in una rivalità giovane e corretta. Chissà se si possa essere amici e ugualmente grandi avversari: la storia sostiene il contrario. Invece quando Del Toro ha tagliato il traguardo di Mombaroccio e si è fermato per controllare il distacco di Pellizzari, gli ha dato il tempo di prendere fiato e digerire il ribaltamento della classifica, poi ha allungato la mano e accettato le sue congratulazioni.

Adesso il primato della Tirreno-Adriatico è del messicano con 23 secondi di vantaggio sull’italiano che domani per riscrivere il finale dovrà farlo crollare sulle strade di casa e non sarà affatto facile. Chissà se nelle sue scorribande di bambino, quando restava fuori per tutto il giorno e correva lungo le mura di Camerino, Giulio abbia mai immaginato che le cose sarebbero andate così.

Valgren, calvario e risalita

La tappa l’ha vinta il danese Valgren, 34 anni, che dopo il successo di Andresen a Magliano de’ Marsi ha fatto giustamente ringalluzzire il giornalista della televisione danese. Il corridore della EF Education-Easy Post è stato in fuga per tutto il giorno e alla fine si è ritrovato da solo con Alaphilippe, staccandolo sull’ultimo strappo. Conoscendone la storia drammatica, dopo la sconfitta, il francese è andato a congratularsi con lui.

Era giugno del 2022, quando durante la Route d’Occitanie, la sua carriera è arrivata a un passo dal chiudersi. Il referto dell’ospedale parlava di lussazione dell’anca e frattura del bacino, ma quello che poteva sembrare un recupero lineare, si è trasformato in un percorso a ostacoli.

Sono insorti problemi al ginocchio, si è parlato di rischio di necrosi dell’anca e solo nel 2023 Valgren è potuto tornare in gruppo, ma con il devo team della squadra americana per avere un rientro graduale. E quando il 2024 lo ha riconsegnato alla normalità, proprio alla Tirreno del 2025 è caduto, rompendosi una clavicola, perdendo le classiche e rientrando al Tour of the Alps. Ultima vittoria la Coppa Sabatini del 2021: a distanza di cinque anni, ecco la tappa di Mombaroccio alla Tirreno-Adriatico.

«E’ stato difficile – ha detto – tornare al mio livello dopo l’infortunio. Quando ci sono riuscito, sono dovuto crescere ancora perché l’evoluzione qualitativa del ciclismo attuale è imponente. Sapevo che Del Toro e Jorgenson stavano rientrando velocemente, però dentro di me pensavo che volevo solo la vittoria e ho sempre provato a rimanere ottimista. Non ho mai perso questa mentalità vincente, neanche nei momenti più bui. Mi sento giovane, anche se la mia data di nascita dice altro».

Del Toro ha aspettato l'ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l'ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa

L’orgoglio di Del Toro

Non si può dire che la UAE Emirates si sia nascosta. I compagni di Del Toro si sono messi davanti alzando il ritmo chilometro dopo chilometro e forse il fatto che da un certo punto in poi dalla testa del gruppo si sia assottigliata la presenza dei compagni di Pellizzari ha fatto capire che oggi Giulio non fosse in palla come ieri. Del resto, lo avevamo scritto: questo tipo di percorso si addice maggiormente a un corridore scattante come il messicano, ma la speranza è stata sino in fondo accesa.

Nel finale Del Toro si è messo a scattare con il consueto rapportone, Pellizzari ha iniziato ad aumentare la frequenza di pedalata, trovando solo a tratti la forza per alzarsi e rilanciare. L’attacco del messicano non l’ha colto impreparato, ma a corto di energie fresche e probabilmente alle prese con un crampo. La difesa è stata dignitosa, ma certo Del Toro ha fatto un passo verso la vittoria finale

«E’ bello tornare a indossare la maglia di leader – ha detto Del Toro – ho provato a mettere pressione sull’ultima salita e sono riuscito a creare un po’ di distacco tra me e i miei rivali. E’ stata una tappa davvero dura, con salite per tutta la giornata e un ritmo molto alto. La squadra ha lavorato incredibilmente bene per tenere la corsa sotto controllo e mettermi nella posizione giusta per l’ultima salita. Ho provato ad attaccare nel momento giusto e sono felice che questo mi abbia permesso di riprendere la maglia. Ci sono ancora due tappe difficili da affrontare, quindi resteremo concentrati e continueremo a lottare».

Pellizzari si è ben difeso, ma ha ccusato crampi e ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha ccusato crampi e ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche

A Camerino per lottare

Ma la Tirreno-Adriatico non è finita. E anche se i precedenti di Del Toro lo accreditavano di maggiori chance sin dalla vigilia, resta la curiosità di assistere alla reazione di Pellizzari domani sulle strade della sua Camerino.

Da casa sua al traguardo ci sarà un chilometro e c’è da scommettere che tutto il tifo sarà per lui. Una situazione che può esaltare o buttare giù. L’auspicio è che gli acciacchi di oggi rientrino nella notte e domani la battaglia veda in prima linea contendenti alla pari. Poi vincerà il migliore, ma in ogni caso noi ce ne andremo con la sensazione (confermata) di aver trovato qualcuno grazie cui sognare in grande.

Tirreno-Adriatico 2026, Martinsicuro, Giulio Pellizzari

Tirreno, Pellizzari nuovo leader. E da domani si combatte

12.03.2026
6 min
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MARTINSICURO (TE) – Uno per la Sanremo, l’altro per la Tirreno e la fiducia. La tappa partita da Tagliacozzo è stata risparmiata dalla pioggia, ma non dalla fatica. E alla fine i saliscendi abruzzesi hanno spaccato il gruppo, tenendo davanti la crema. Chi è rimasto indietro ha pagato le pendenze arcigne e probabilmente un adattamento ancora non perfetto alla fatica. Quelli davanti invece se le sono date di santa ragione e alla fine il più lucido di tutti è stato nuovamente Van der Poel, a segno dopo San Gimignano.

Eppure la nota più incredibile e affascinante è il secondo posto in volata di Pellizzari che gli è valso l’abbuono e la maglia di leader. L’ultimo marchigiano ad averla indossata fu Scarponi nel 2010, l’anno dopo il trionfo del 2009. Il fatto che sabato si arrivi a Camerino dove Michele (proprio nel 2009) conquistò tappa e primato finale ha un sapore a suo modo struggente.

«Ci metterò un po’ a realizzare questa cosa – dice Pellizzari visibilmente emozionato – spero di farlo il prima possibile, voglio cercare di godermi il più possibile questa maglia. Stamattina in gruppo stavo pensando a quando sia stata l’ultima volta che ho staccato Del Toro e credo sia successo negli juniores. Ci siamo divertiti al Tour de l’Avenir qualche anno fa, poi lui ha chiuso il 2025 da secondo al mondo mentre io ero un po’ più indietro (sorride, ndr). Cercare di chiudere il gap è una grande motivazione. Questa Tirreno non ha le salite lunghe che preferisco, però devo dire che anche su quelle corte mi sembra di essere cresciuto e ne sono contento».

Second vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Secondo Pellizzari
Seconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, Pellizzari
Second vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Secondo Pellizzari
Seconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, Pellizzari

Il piano di Van der Poel

Van der Poel dice di essersi un po’ pentito di non aver corso la Strade Bianche, che è anche una delle sue gare preferite. Ma aggiunge di aver fatto con la squadra lo stesso piano che in passato si è rivelato vincente e che hanno preferito non cambiare.

«Sono venuto alla Tirreno-Adriatico in cerca di una maggiore resistenza – dice – che si può ottenere soltanto in gara e dando il massimo per vincere delle tappe. Per me sarebbe molto difficile simulare le stesse condizioni in allenamento. Oggi ad esempio sono scattato in salita per reagire al forcing di Del Toro. Mi sentivo abbastanza bene, ma dubitavo che attaccare fosse una buona idea, dato che la strada per arrivare al traguardo non era adatta a un attaccante. Per questo ho cercato di mantenere la calma e di fare tutto alla perfezione fino al traguardo. So che in questi casi tutti mi guardano, ma credo di aver gestito il finale nel modo migliore».

Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide

Il nuovo Pellizzari

Pellizzari sullo strappo di Tortoreto a un certo punto ha pensato di attaccare, poi si è reso conto che lo avrebbe fatto anche Del Toro e si è messo in attesa. Così, quando il messicano ha sparato la sua cartuccia, Giulio lo ha seguito con relativa facilità.

«Ho cercato di non farlo allontanare – sorride – e nello sprint… non so bene cosa sia successo. Ero dietro, ma davanti si sono piantati in mezzo alla strada, ho trovato il varco e ora, più che soddisfatto, sono incredulo. Mi trovo per la prima volta a difendere una maglia di leader, per giunta sulle strade e nell’affetto delle mie Marche: mi sembra un sogno. Ho pensato tanto in questo ultimo periodo a come sia cambiato il mio ruolo in squadra. Sicuramente non è facile, però sono contento di avere attorno tanti campioni da cui ho imparato tantissimo.

«L’anno scorso era tutto più facile, oggi c’è la pressione di fare risultato, però mi piace e sto imparando a gestirla. La sera a tavola guardo i miei compagni e penso che sia incredibile. Io sono lo stesso, rimango con i piedi per terra. L’unica cosa che è cambiata è il mio inglese: adesso con uno come Roglic posso fare anche dei veri discorsi».

Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo

Prove di Sanremo

Van der Poel è il ritratto della calma, ma quando è in bici nei finali, non sbaglia un colpo. Il suo orizzonte più immediato è la Sanremo e non lo nasconde. Qualcuno dice che la tappa di oggi sia stata disegnata come test per la Classicissima, però è Mathieu per primo a rimettere le cose nel giusto ordine.

«Per certi versi gli somigliava – dice – ma soprattutto penso che questi strappi e questi stimoli sono quello di cui ho bisogno per arrivare alla forma migliore. E’ stata una giornata piuttosto dura, con un ritmo elevato per tutto il giorno da parte della UAE Emirates e poi un po’ di maltempo in montagna. Essere in grado di finalizzare una giornata come questa è un segnale importante. 

«Non penso ogni giorno alla Sanremo, ma è uno dei miei obiettivi principali. E’ speciale e difficile da vincere. Io ho avuto la fortuna di riuscirci già due volte e ovviamente mi piacerebbe farlo ancora. Detto questo, lo strappo di Tortoreto è completamente diverso dal Poggio e ci si arrivava anche con meno chilometri nelle gambe. Però se davvero il tempo di scalata è stato lo stesso, allora è stato una buona preparazione: per me e anche per altri, ad esempio Ganna. Già l’anno scorso ha fatto vedere quanto sia forte e dopo la crono di lunedì e le sue prestazioni in salita, sta facendo vedere di essere nella forma giusta».

Dopo l'arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l'arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente

Prove di futuro

Pellizzari lo dice quasi con pudore che anche lui farà la Sanremo. La squadra glielo ha proposto prima della Strade Bianche, aggiungendo la Classicissima al pacchetto di cui faceva già parte la Milano-Torino.

«Ho detto subito di sì – dice – perché credo che sia una corsa fantastica e andrò lì per aiutare. Cercherò di fare esperienze, di divertirmi e cercherò di godermela. Per fortuna la cosa in cui sono migliorato di più dallo scorso anno (e che ho imparato dai compagni più esperti) è la capacità di limare e di muovermi nel gruppo, che alla Sanremo è molto importante. Anche oggi ho preso lo strappo a ruota di Del Toro ed è una cosa che mi rende orgoglioso.

«Più in generale penso che il cambiamento sia complessivo, mi sono sentito diverso sin da quando sono risalito in bicicletta dopo le vacanze. C’è ancora tanto da fare, cerco di fare il massimo ogni giorno e di migliorare sempre, cercando di godermi un po’ la vita da ciclista».

Nei primi dieci di questa tappa della Tirreno c’è tanta Italia. Oltre a Pellizzari, prendete nota dei nomi di Vendrame, Pinarello, Ganna e Ciccone che ha chiuso all’undicesimo posto e sul traguardo aveva un diavolo per capello. La Tirreno-Adriatico entra nel vivo: da domani la Sanremo sarà un pensiero secondario. Quelli di classifica saranno impegnati a darsele di santa ragione: prima a Mombaroccio e sabato a Camerino.

I distacchi sono minimi e probabilmente il percorso si addice più a Del Toro che a Pellizzari, ma intanto ci portiamo via il sorriso sornione di Van der Poel che ha vinto nello stesso giorno in cui anche suo padre Adrie nel 1984 vinse ad Ancona la sua unica tappa alla Tirreno. E poi il sorriso beato e ingenuo di Pellizzari che stavolta, contrariamente a quanto fece l’altro giorno a San Gimignano, ha fatto la volata con le mani sotto.

Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026

Van der Poel di classe. Ma oggi è iniziata la vera Tirreno

10.03.2026
6 min
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Uno spalla a spalla quasi da velocisti, più che da scalatori o uomini da classiche. Mathieu Van der Poel, Isaac Del Toro, Giulio Pellizzari: chi avrebbe pensato sarebbero mai arrivati al fotofinish? Sono bastate le colline Metallifere, la pioggia e un finale sterrato perché tutto esplodesse.

Ma soprattutto, di fatto, oggi è iniziata la vera Tirreno-Adriatico. Quella della classifica generale e in questa classifica è legittimo pensare al testa a testa dei giovani amici e rivali: Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari. Non che la crono inaugurale non contasse, ma per come è andata la tappa si sono rimescolati subito i valori.

Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano
Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano

Chi sale e chi scende

Sotto le 14 torri di San Gimignano cede Filippo Ganna. Giusto ieri il “Pippo Nazionale” aveva detto che avrebbe provato a fare la classifica generale, a difendere il primato… ma senza dannarsi troppo, in quanto l’obiettivo primario per lui era, ed è, la Milano-Sanremo. Magari fra acqua e sterrati non ha voluto rischiare oltre.

Succede però tutto nel finale, nello sterrato di Piano Cappellina, quando mancano circa 6 chilometri al traguardo. Il primo a muoversi dei tre è proprio Mathieu Van der Poel, che a sua volta aveva seguito Julian Alaphilippe. Evidentemente tra cross e strade bianche deve essersi sentito a casa, come quando vinse a Siena nel 2021.

Concedeteci però una breve digressione. Che in parte riprende anche l’editoriale di ieri. Okay i grandi campioni nelle grandi corse… ma Van der Poel proprio non poteva venire alla Strade Bianche di sabato? Al diavolo la probabile non-vittoria contro Tadej Pogacar su un percorso con così tanto dislivello: ma che fiamme ci sarebbero state anche con lui in corsa? Cosa sarebbe stato per tutta quella gente a bordo strada vedere passare un tale campione? Ma forse il nostro è un ragionamento da vecchi da bar, da semplici appassionati (o appassionati sempliciotti). Un ragionamento non basato sui numeri dei preparatori e su quelli delle convenienze economiche.

Al netto di questa riflessione, onore a Van der Poel. Onore sincero. Perché comunque ha mostrato grinta e voglia di vincere. E anche quando Pellizzari sembrava essergli scappato ai 150 metri ha insistito e ci ha creduto.

«E’ stato difficile battere questi giovani – ha detto VdP – il livello era altissimo, sia nell’approccio al finale sia sullo sterrato bagnato. Sapevo che le curve erano molto tecniche (lui stesso si è salvato grazie alla sua classe, ndr) e volevo mettere in difficoltà gli inseguitori. E’ stato uno sprint complesso: la strada era piuttosto scivolosa, quindi è stato molto complicato scattare da fermo, ma avevo appena risparmiato abbastanza energie per vincere. Sono venuto qui per prepararmi alla Milano-Sanremo e agli altri appuntamenti importanti, ma allo stesso tempo volevo vincere una tappa. L’anno scorso ci ero andato vicino più volte, questa volta ce l’ho fatta ed è bello tornare a imporsi in questa corsa dopo cinque anni».

Del Toro leader

Ma veniamo a due amici fraterni, alla coppia che ha infiammato il Tour de l’Avenir 2023, che si allena spesso insieme sulle strade di San Marino e che continua a darsele. San Gimignano ha lanciato la rincorsa verso il Tridente d’oro.

Pellizzari ci tiene particolarmente a questa Tirreno-Adriatico. La Corsa dei Due Mari potrebbe decidersi a casa sua. Già ieri a Camaiore aveva fatto una super crono. Lui che rispetto ai diretti rivali partiva più dietro in questa specialità. Invece il messicano della UAE Emirates gli aveva rifilato solo 1” e appena 4” Antonio Tiberi. A proposito, oggi il corridore della Bahrain Victorious è arrivato con il gruppo dei migliori. Degli altri migliori. Perché la sensazione è che la sfida sia già tutta là davanti e tra quei due. Van der Poel oggi dalla sua aveva la freschezza di chi non aveva dovuto riempire le proprie gambe di acido lattico nella crono di ieri.

«Sono leader alla Tirreno e ne sono felice – ha detto Del Toro, che oggettivamente è stato colui che più di tutti ha tirato pensando proprio alla generale – il tratto sullo sterrato è stato davvero complicato. Ho visto Matteo Jorgenson cadere e per poco non lo seguivo. Poi sono rimasto davanti e lì ho combattuto fino alla fine con il mio amico Pellizzari. Abbiamo un buon rapporto io e lui. E’ stato incredibile come abbia chiuso su me con Van der Poel… Vuol dire che Giulio è in ottima forma. Ma è ancora presto per pensare alla classifica generale».

Il messaggio da parte di Pellizzari dunque è stato chiaro. Del Toro e la sua UAE Emirates sanno chi è il primo avversario. Poi nulla è precluso neanche per Magnus Sheffield, terzo, per Tiberi che non è troppo distante o per Primoz Roglic. I due della Red Bull-Bora potrebbero giocare di sponda…

Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)
Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era davvero stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era certo il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)

Pellizzari attento

Domani si riparte da Cortona con una classifica che è già sconvolta. Del Toro partirà leader con 3” su Pellizzari. L’arrivo di Magliano de’ Marsi sembra essere per gli sprinter, ma attenzione, perché il finale tira e abbiamo visto cosa ha combinato proprio Del Toro all’UAE Tour nella prima tappa. Gli ultimi 700 metri sono al 2,5 per cento. Quasi un copia e incolla di quell’arrivo emiratino.

Altro aspetto da considerare è la distanza. Domani sono ben 221 chilometri e se la corsa dovesse prendere una certa piega, visto che la parte centrale si presta agli attacchi, potrebbero emergere gli uomini di fondo. Lo stesso Van der Poel potrebbe fare le prove per la Sanremo.

La questione è molto intrigante e molto interessante. Gli scenari sono diversi. Chi dovrà stare con le antenne dritte è Giulio Pellizzari, specie dopo quel “Giulio è in ottima forma” di Del Toro. Ci è parso davvero sibillino. Il ragazzo della Red Bull-BORA, decisamente più scalatore, dovrà pensare soprattutto a non prenderle. A stare attento agli abbuoni che potrebbe guadagnare il messicano.

Ma al netto di queste congetture, che stasera i tecnici studieranno al dettaglio, la bella notizia è che Giulio Pellizzari può giocarsi questa Tirreno. La sfida è appena iniziata. E Camerino, che lo aspetta a braccia aperte, si avvicina già al di là degli Appennini.

Camerino, presentazione tappa Tirreno Adriatico 2026, Giulio Pellizzari

Camerino chiama, Pellizzari risponde. E Scarponi che sorride…

26.02.2026
5 min
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Il 16 marzo del 2009 era di lunedì e fra i tifosi assiepati sullo strappo di Camerino, un giovanissimo Pellizzari aveva appena assistito alla vittoria di Scarponi nella sesta tappa della Tirreno-Adriatico, probabilmente senza rendersi conto della scena. Giulio aveva sei anni, Michele ne avrebbe compiuti 30 di lì a pochi mesi e si stava rilanciando verso la seconda parte della carriera. Piazza Cavour era un ribollire di tifosi al cospetto del campione che si era lasciato dietro Garzelli, Basso e Di Luca: il giorno perfetto nel posto perfetto.

Dieci anni dopo, di quella bellezza non c’era più niente. Scarponi era stato ucciso nella primavera del 2017 e il terremoto si era portato via la bellezza di Camerino. Ritrovarsi a Piazza Cavour per scoprire una targa dedicata a Michele, fra impalcature e puntelli, sembrò un magro risarcimento per la memoria. Era il 16 marzo del 2019, Pellizzari aveva sedici anni e per un insolito gioco del destino quest’anno quel traguardo lo vedrà impegnato in prima persona. Accadrà il 14 marzo, di sabato. E sarà inevitabile, per chi c’era e ha vissuto gli altri capitoli di questa storia, non tornare a quei giorni.

Il debutto della Tirreno

Il 21 febbraio, sabato scorso, la San Severino-Camerino (sesta tappa della Tirreno-Adriatico) è stata presentata nell’Auditorium Benedetto XIII di Camerino, lo stesso in cui due anni fa Pellizzari fu accolto dopo il Giro d’Italia (in apertura, immagine del Comune di Camerino). Quando lo chiamiamo, Giulio è a casa e parlare della tappa di qui lo emoziona e anche per questo cerca di starne alla larga. Sa che le attese sono alte e anche che i suoi obiettivi più importanti arriveranno dopo: meglio tenere i piedi per terra ed evitare i voli pindarici.

«Non ho mai corso la Tirreno-Adriatico – racconta – ma l’ho sempre vista fin da quando ero piccolo. Partecipare sarà bello e sarà anche meglio farlo nella tappa regina, che arriva a casa mia. Non sento tanto le attese, non ancora. So che alla fine sarà una corsa importante, ovvio che voglio fare bene, però i miei obiettivi sono più avanti. Per questo ho predicato di tenere la calma. Verrà una tappa durissima, però per le mie caratteristiche non è il massimo. Sono i classici muri marchigiani, alla fine vincerà un corridore forte, però diciamo che io sono più per le salite più lunghe. Anche per questo, cerco di vivermela bene».

Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla
Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla
Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla
Per Pellizzari, la presentazone della tappa di Camerino è stata occasione per un bagno di folla

Il primo Sassotetto

La salita lunga quel giorno ci sarà e anche quella ricorderà Scarponi, vista la stele a lui dedicata sulla cima. Arrivato a Sarnano infatti il gruppo prenderà la via di Sassotetto: 13,1 chilometri con dislivello di 965 metri fino a quota 1.465. Il Giro d’Italia c’è passato davanti lo scorso anno e quel giorno in gruppo c’era anche Pellizzari. Anche se il ricordo che più incuriosisce in un ragazzo nato all’ombra dei Monti Sibillini è quello della prima volta.

«Credo che sia stato il 4 maggio del 2020 – al ricordo sorride – quando ci permisero di riprendere le bici dopo il lockdown. Lo feci pure da Sarnano ed è stato bello, soprattutto perché uscivamo dal periodo del Covid. C’era una giornata splendida di sole e mandai una foto a Massimiliano Gentili, con sopra scritto Sassotetto. Fu liberazione e insieme anche una conquista».

Questa la stele per Scarponi inaugurata da Nibali sul Sassotetto nel 2021
Questa la stele per Scarponi inaugurata da Nibali sul Sassotetto nel 2021

Camerino che rinasce

La tappa non gli si addice, però intanto la scorsa settimana Pellizzari è andato a provare l’arrivo nel cuore di Camerino. E per la gente di lì vederlo spuntare fra vicoli e cantieri è stato un grido di guerra e insieme il segno della rinascita.

«Mi ha fatto un bel effetto tornare in centro – racconta Pellizzari – vedere i lavori che stanno andando avanti e rivedere le strade dove sono cresciuto. La città sta cambiando. Ogni volta che torno, trovo nuove gru ed è un bel segno, anche perché stavolta ne ho viste davvero tante, mai viste così tante, che a contarle perdi il conto. Piano piano, Camerino sta tornando. Ai miei tifosi ho cercato fino all’ultimo di impedire di fondare un fan club, ma ormai è arrivato il momento di averlo. Non ho niente contro (sorride, ndr), sono le cerimonie e le feste di fine stagione che mi mettono in difficoltà».

Alla serata di Camerino c'erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario strordinario Castelli
Alla serata di Camerino c’erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario straordinario alla ricostruzione Castelli (immagine Comune di Camerino)
Alla serata di Camerino c'erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario strordinario Castelli
Alla serata di Camerino c’erano anche Eleonora Ciabocco e il Commissario straordinario alla ricostruzione Castelli (immagine Comune di Camerino)

Il senso di famiglia

L’ultimo pensiero per la tappa di Camerino porta con sé sorrisi e scaramanzia. «Non ricordo quel giorno di sedici anni fa, ma la foto di Scarponi con le braccia alzate a Camerino l’ho vista ovunque. Tra l’altro vinse davanti a nomi importanti, mi sembra Garzelli e Basso. E’ un po’ come vincessi io davanti a Del Toro e Jorgenson. Nomi importanti, quindi quell’arrivo fa un certo effetto. Se mi farebbe schifo un arrivo del genere? Bè, proprio no (ride, ndr)».

La preparazione procede bene. Alla Valenciana si è sentito bene, poi ha recuperato un po’ e adesso fa rotta sulla Strade Bianche e poi la Tirreno. «Mi sto allenando – dice – la gamba è buona. Alla Strade Bianche si farà corsa per me, avremmo avuto Van Gils, ma è caduto, quindi dovrò fare il massimo per la squadra. Lo faccio volentieri, siamo molto legati tra noi corridori e lo staff e questo per me fa la differenza. L’ambiente familiare è importante, allo stesso modo in cui ogni due o tre giorni continuo a sentirmi con Massimiliano Gentili. Ogni volta che torno usciamo insieme in bicicletta. Credo che quello con lui sia un rapporto che resterà per sempre».

Fan Club Pellizzari a Madrid

Camerino attende già Pellizzari, nel ricordo di Scarponi

19.02.2026
5 min
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Sabato 14 marzo andrà in scena la penultima tappa della Tirreno-Adriatico, con partenza da San Severino Marche e arrivo a Camerino. 188 chilometri con quasi 4.000 metri di dislivello tra i muri marchigiani che, molto probabilmente, decideranno la classifica generale. Manca meno di un mese, ma la cittadina che ospita il traguardo è già pronta ad accogliere i corridori, specialmente uno: Giulio Pellizzari

Il giovane scalatore della Red Bull Bora Hansgrohe è infatti è l’enfant du pays, nato e cresciuto a Camerino, e quel giorno ci saranno ad attenderlo e a spingerlo tutti i suoi tifosi. In prima fila, a coordinare ed organizzare il tifo, ci sarà Sandro Santacchi, dirigente dell’ASD Avis Frecce Azzurre, società che per l’occasione ha anche creato una t-shirt dedicata al “Duca di Camerino”. Lo abbiamo contattato per farci raccontare come si stanno preparando al grande evento, nella cittadina che dopo dieci anni si sta finalmente rialzando dalla distruzione del terremoto.

Sandro Santacchi, Giulio Pellizzari
Sandro Santacchi con Giulio Pellizzari a Madrid alla fine della scorsa Vuelta
Giulio Pellizzari, Sandro Santacchi
Sandro Santacchi con Giulio Pellizzari a Madrid alla fine della scorsa Vuelta
Sandro, il 14 marzo sarà una data importante per la città…

Per noi che seguiamo Giulio il fatto che una tappa arrivi a Camerino è un evento. C’è molta fibrillazione, stiamo cercando di organizzare al meglio il tifo. Senza però mettergli addosso troppo peso, visto che anche per lui sarà una giornata molto particolare.

Quando è stata l’ultima volta che una tappa della Tirreno è arrivata a Camerino?

Il 16 marzo 2009, anche quella volta decisiva per la Tirreno-Adriatico, e vinse Michele Scarponi, che poi fece sua anche la classifica generale. Da quel giorno tra lui, la nostra città e le Frecce Azzurre si è creato un rapporto particolare, perché lui considerava quella vittoria molto importante. Arrivava dopo il periodo difficile della squalifica, vicino a casa sua, l’unica vittoria della sua carriera nelle Marche. Infatti Michele in seguito è venuto al nostro evento, la Granfondo di Terre dei Varano. Di quel giorno abbiamo anche una foto di Giulio, ancora bambino, portato dal papà a conoscere Scarponi.

Un rapporto che, seppur in altre forme, continua ancora oggi.

Dopo la disgrazia di Michele, l’affetto della città si è rovesciato sulla famiglia, in particolare sul fratello Marco e sulla sua Fondazione, a cui ora è molto vicina anche la famiglia Pellizzari. Il traguardo della tappa del 14 marzo è lo stesso dove vinse Scarponi 17 anni fa, in una Piazza Cavour piena di cantieri, ma con tanta speranza, per cui davvero ci sono tutti gli ingredienti per vivere una giornata speciale, comunque vadano le cose.

E voi sarete lì tutti con la maglia che avete creato per l’occasione. Ce ne parli?

E’ una maglia che celebra la vittoria di Giulio alla Vuelta dell’anno scorso. Il colore, un blu scuro che sembra quasi nero, l’ha scelto lui, è stata realizzata in accordo con la famiglia. Collaboriamo su tutti questi aspetti, cerchiamo di gestire le informazioni che escono su di lui, in modo che siano affidabili, stiamo creando il sito ufficiale. Non siamo un fan club vero e proprio perché Giulio non vuole che si chiami così, dal momento che è molto umile, ma di fatto lo è. 

Maglia Fan Club Pellizzari a Camerino
La maglia celebrativa realizzata dall’Asd Frecce Azzurre in collaborazione con la famiglia Pellizzari
Maglia Fan Club Pellizzari a Camerino
La maglia celebrativa realizzata dall’Asd Frecce Azzurre in collaborazione con la famiglia Pellizzari
La maglia si può ancora acquistare? Se sì, dove?

E’ ancora disponibile online sulla pagina Facebook Giulio Pellizzari fanpage, ne abbiamo già vendute molte a Camerino ma anche altrove. Ne avremo anche in loco il giorno della corsa, e anche sabato prossimo alla presentazione della tappa qui a Camerino, dove tra l’altro ci sarà anche Giulio.

Ci racconti qualcosa di lui? 

Io personalmente lo seguo fin da quando era piccolo. E’ come lo si vede in tv, sempre sorridente, coraggioso nelle dichiarazioni come in gara. Se sta bene prende e attacca, non ha paura. La cosa importante da far capire è che è davvero come appare, ha quel carattere lì, aperto e solare.

Camerino, Giulio Pellizzari, 28 maggio 2024
Così Pellizzari è stato accolto a Camerino dopo lo scorso Giro d’Italia, simbolo della cittadina che lotta per rinascere
Camerino, Giulio Pellizzari, 28 maggio 2024
Così Pellizzari è stato accolto a Camerino dopo lo scorso Giro d’Italia, simbolo della cittadina che lotta per rinascere
Pellizzari è il primo professionista di Camerino, giusto?

Esatto. Suo padre ha corso in bici da giovane fino ai dilettanti, suo fratello Gabriele fino agli U23. Ma Giulio è il nostro primo professionista, e per noi è incredibile. Fino agli allievi non era un vincente, anzi spesso non finiva nemmeno le gare. Si è sviluppato un po’ tardi, infatti poi dagli Juniores è stato un crescendo continuo. Questo può essere un insegnamento importante anche per gli altri ragazzi. Una carriera si può costruire anche col tempo, l’impegno e la determinazione, senza fretta e senza buttarsi giù.

Sandro, ultima domanda. Ci racconti com’è questo famoso arrivo di Camerino?

Dopo il primo passaggio in centro città i corridori entreranno in un circuito di circa 30 chilometri da fare due volte. Gli ultimi 3.000 metri sono una rampa al 12% di media, con un tratto facile in mezzo, quindi con tratti che superano il 20%. Quella strada è una scorciatoia che sale dritta per dritta in cima al colle di Camerino. Noi ci saremo lì in prossimità dell’arrivo, organizzati con grigliata e panini, e cercheremo di incitarlo con tutto il nostro affetto.

Garzelli, Remco, Pellizzari

Garzelli: cinque spunti della Valenciana. Si parte da Pellizzari

11.02.2026
6 min
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La Vuelta a la Comunitat Valenciana è stata sin qui la gara più avvincente di questo primo spicchio di stagione. Nomi importanti, tappe tirate, tattiche e imprese non banali, come quelle di Remco Evenepoel. Nella macchina organizzativa della corsa spagnola c’era anche Stefano Garzelli, ormai valenciano d’adozione.

E proprio con Garzelli cerchiamo di capire cosa abbia detto la corsa spagnola. Cinque spunti imprescindibili che non sono sfuggiti all’occhio della maglia rosa 2000.

«In generale è stata davvero avvincente – commenta Garzelli – purtroppo c’è stato un po’ di sfortuna e mi riferisco alla cronometro. Con quel vento era davvero impossibile farla con le bici da crono. Mio figlio voleva venire a vederla, stava arrivando in bici ed è finito due volte fuori strada. Ma nonostante tutto, complimenti ai corridori, perché potevano farla senza impegno, invece il 90 per cento l’ha fatta a tutta. Per le squadre e per i corridori si è persa l’occasione di testare materiali e posizioni. L’altra sfortuna è che si è perso presto Mads Pedersen: lui poteva essere un protagonista assoluto, uno che per me avrebbe potuto portare a casa tre tappe».

Garzelli, Remco, Pellizzari
Pellizzari e Remco, tra i due un’intesa formidabile. Garzelli ha visto un super Giulio
Garzelli, Remco, Pellizzari
Pellizzari e Remco, tra i due un’intesa formidabile. Garzelli ha visto un super Giulio

Un Pellizzari formato gigante

Con Stefano si passa poi all’analisi dei cinque punti. E un po’ a sorpresa, sul piatto non c’è subito Remco, ma Giulio Pellizzari.

«Dico Giulio Pellizzari. Bene, bene, io sono contento. Quando si lancia fuori dal coro va benissimo. Giulio Pellizzari, per come l’ho visto pedalare. Prima tappa, io ero in macchina: rimangono in venti, stradone lungo 15 chilometri, lui parte da solo, vento in faccia. Lo riprendono a 1.500 metri dal traguardo, poi vittoria di Girmay.

«Nella quarta tappa, a circa 30 chilometri dal traguardo, il trenino della Red Bull-Bora era formato da Pellizzari, Vlasov ed Evenepoel, in questo ordine. Si è messo a tirare per 15 chilometri tra pianura e strappetti e ha fatto saltare quasi tutti di ruota, anche Vlasov. Sono rimasti in sei. Sono convinto che se Pellizzari non avesse corso con Evenepoel, se la sarebbe giocata con lui».

Garzelli rimarca l’ulteriore step del marchigiano. Racconta come lo stesso Remco sia rimasto impressionato da lui, gli abbia fatto i complimenti e lo abbia ringraziato. Davvero un ottimo biglietto da visita in vista del Giro d’Italia.

Garzelli, Remco,
Che Evenepoel fosse forte non lo scopriamo certo oggi, ma questa sua serenità sembra avergli moltiplicato le forze
Garzelli, Remco,
Che Evenepoel fosse forte non lo scopriamo certo oggi, ma questa sua serenità sembra avergli moltiplicato le forze

Remco, potente e sereno

Chiaramente Garzelli non poteva non citare il belga. Remco Evenepoel stato un vero mattatore: azioni di forza, eleganza, potenza.

«Per Remco – riprende Garzelli – grande condizione, grande motivazione e soprattutto, almeno da quello che ho potuto vedere in prima persona, grande tranquillità. Una novità? Io so solo che ho visto un Evenepoel tranquillo, disponibile anche mentre faceva i rulli cinque minuti dopo l’arrivo e rilasciava le interviste. E’ sempre andato forte in questi anni, però quest’anno mi sembra di vederlo ancora più concreto. Non ha avuto duelli con Pogacar, però sia a Mallorca che alla Valenciana erano presenti corridori di alto livello.

«L’altro nome grosso, rivale di Remco, era Almeida, ma su questo percorso con salite esplosive il portoghese fa più fatica. Nel giorno della salita si è staccato abbastanza presto, ma poi si è messo sotto e ha rimontato un sacco di gente, tanto da chiudere secondo».

Garzelli, Tiberi
Antonio Tiberi ha chiuso la Valenciana al 4° posto. Per Garzelli un atleta in piena maturazione
Garzelli, Tiberi
Antonio Tiberi ha chiuso la Valenciana al 4° posto. Per Garzelli un atleta in piena maturazione

Bravo Tiberi

Altro atleta che è piaciuto molto a Stefano Garzelli è Antonio Tiberi. Il laziale ha chiuso quarto nella generale.

«Sono contento di averlo visto protagonista – dice Garzelli – Tiberi è stato l’ultimo corridore a staccarsi da Remco sull’Umbra del Sol, tre chilometri al 15 per cento. L’avevo già visto molto bene al debutto, il 23 gennaio, proprio qui a due chilometri da casa mia, quando vinse Scaroni e lui arrivò terzo. E’ un’ottima conferma. Deve migliorare ancora piccoli dettagli, però rimanere quel giorno sulla ruota di Evenepoel fa capire che è pronto per vincere una grande corsa».

Per Tiberi dunque un banco di prova importante, sostiene Garzelli. Tra l’altro è curioso conoscere nel dettaglio il calendario dell’atleta della Bahrain-Victorious, perché potrebbe portare a casa un bel successo: UAE Tour, Laigueglia, Tirreno-Adriatico e Paesi Baschi, poi il resto è già orientato verso il Tour de France.

Garzelli, Red Bull
La Red Bull-Bora si è mostrata compatta e fortissima. Sarà una gatta da pelare per la UAE?
Garzelli, Red Bull
La Red Bull-Bora si è mostrata compatta e fortissima. Sarà una gatta da pelare per la UAE?

Red Bull, messaggio alla UAE

Stefano ha vissuto la corsa da dentro, cogliendo sfumature importanti. Tra queste lo ha colpito la forza e la compattezza della Red Bull-Bora: una squadra onnipresente, in salita, negli sprint, in classifica generale.

«Può sembrare scontato – spiega Garzelli – però loro sono sempre stati nel vivo. La prima tappa l’hanno persa con Arne Marit al fotofinish da Girmay. Poi sono sempre stati sul podio con uno o più atleti: primi e secondi nella crono, primi e terzi nella quarta tappa, secondi nella tappa finale e primi, terzi e settimi nella generale. Ma soprattutto grande compattezza e lucidità nel controllare la corsa. Da fuori traspare grande armonia. Spesso Pellizzari andava a stuzzicare Remco, gli diceva di andare, di fare e quasi era lui a doverlo frenare. E poi avevano grandi nomi in squadra e non erano ancora con tutti i leader».

La UAE Emirates ha provato ad attaccarli in un paio di occasioni, ma Remco e compagni hanno sempre chiuso o gestito la situazione. Sanno che i veri rivali nel corso della stagione, e al Tour in particolare, saranno proprio gli emiratini di Pogacar. Ma se si presentano così, potremmo davvero assistere a un grande spettacolo.

Garzelli
Velocità folli. Garzelli ha detto che hanno dovuto persino posticipare le partenze per rientrare nei tempi della tv
Garzelli
Velocità folli. Garzelli ha detto che hanno dovuto persino posticipare le partenze per rientrare nei tempi della tv

Velocità stellari

La corsa valenciana non era impossibile, ma il percorso non regalava nulla: sempre molto mosso. Alla fine Remco Evenepoel ha vinto con 43,798 chilometri orari di media, un’andatura impressionante. Ed è proprio questo aspetto ad aver colpito Garzelli.

«Ho notato – conclude Garzelli – che si continua a migliorare la velocità media. Noi, come corsa, addirittura un paio di giorni abbiamo dovuto posticipare la partenza per rientrare nei tempi televisivi, perché ormai i materiali, la qualità dei corridori, l’alimentazione e la preparazione fanno sì che le medie si alzino drasticamente e continuino ad alzarsi.

«Sui materiali ho notato che in tanti hanno utilizzato la monocorona, tranne che nella quarta tappa. Proprio alla partenza della prima mi ero soffermato a vedere le bici della Red Bull-Bora e Pellizzari mi aveva detto che montavano un 10-36: tutti dettagli che contribuiscono ad andare più forte».

Lorenzo Finn, Bora Hansgrohe Rookies (Photors.it)

Gli sgambetti che rallentano la rincorsa del ciclismo italiano

18.12.2025
5 min
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Lo stato di salute del nostro ciclismo cambia a seconda della prospettiva dal quale lo si guarda. Chi ha nel mirino d’azione i professionisti dice che manca qualcosa per competere con i più grandi del movimento mondiale, e in effetti così è. Tuttavia se si pensa ai giovani in rampa di lancio, o a chi ha già preso l’abbrivio per spiccare il volo, la temperatura si abbassa e lo stato di salute sembra più solido. Giulio Pellizzari guida la rivalsa dei giovani che avanzano, accanto a lui c’è Davide Piganzoli e dietro tanti altri ragazzi dai quali ci si aspetta molto (a ragione o meno). 

Dalle categorie giovanili emerge il dato lampante che porta a pensare al fatto che i talenti non manchino. Molti di loro proprio quest’anno passeranno da under 23 a professionisti e saranno chiamati alla prova del WorldTour. Alessandro Borgo è forse il nome di maggior spicco tra tutti, lo seguono Pietro Mattio, Mattia Agostinacchio e Matteo Milan. Se si guarda alle spalle di questi atleti si vedono arrivare profili ancora più giovani, come quello di Lorenzo Finn, campione del mondo in carica under 23 (in apertura vittorioso a San Daniele del Friuli, Photors.it) o di Roberto Capello.

Pellizzari
Il ciclismo italiano sta aspettando la completa maturazione dei suoi migliori prospetti, quest’anno Pellizzari è chiamato a un ulteriore passo
Pellizzari
Il ciclismo italiano sta aspettando la completa maturazione dei suoi migliori prospetti, quest’anno Pellizzari è chiamato a un ulteriore passo

Basi poco solide

Tuttavia più si scava e maggiori sono le crepe che emergono alla base di una struttura non più così solida. La categoria under 23 si trova probabilmente nel suo momento di maggior difficoltà, le squadre hanno iniziato a chiudere anni fa e il problema ora si sta riversando sulla categoria juniores. Matteo Berti, diesse del Team Vangi, ci ha detto di aver avuto maggiori difficoltà rispetto agli anni scorsi nel trovare squadra ai suoi ragazzi. Il problema è che la ricerca del talento ha spostato la lente di ingrandimento sul movimento giovanile, dove per andare avanti e far emergere i propri ragazzi non bastano più gli sforzi fatti in passato. Per questo alcune formazioni hanno chiuso, come il Team Fratelli Giorgi e l’Aspiratori Otelli

Altri hanno cercato di unire le forze, Il Team Coratti era andato a bussare alle porte della Borgo Molino con l’obiettivo di allargare la propria attività internazionale. Il bacino d’utenza del ciclismo mondiale si sta allargando e se qualche anno fa le nostre squadre erano capaci di dettare legge ora la subiscono senza possibilità di replica. 

Il cortocircuito delle continental

L’effetto a catena è partito con la realizzazione dei team continental, cosa fortemente voluta dall’UCI. Avrebbero dovuto essere delle formazioni di transizione nelle quali dare la possibilità ai dilettanti, o under 23, di mettersi alla prova con i professionisti con l’obiettivo di avvicinarsi e chiudere il divario tra le due categorie. In Italia questi progetti si sono trasformati presto in un modo per raccogliere vittorie e consensi degli sponsor, fatto sta che molti team continental (non tutti ma una grande maggioranza) non hanno mai proposto un’attività internazionale volta a far crescere i ragazzi. Inoltre, l’accentramento di risorse e talenti in una manciata di squadre ha portato alla chiusura di diverse formazioni under 23

L’arrivo dei devo team, formazioni continental che di fatto sono dei satelliti delle squadre WorldTour, ha portato il tutto a livello superiore. Ora queste realtà rappresentano il vero cuscinetto tra le categorie giovanili e il professionismo, con attività di rilievo internazionale e budget praticamente infiniti. Per le nostre realtà andare a competere con questi team è diventato difficile se non impossibile. Alcune di queste hanno gettato la spugna cessando l’attività (come la Zalf Euromobil) altre invece si sono dovute reinventare (come la MBH Bank che dal 2026 sarà professional). 

La rincorsa al talento ha abbassato l’età media, ora è la categoria juniores al centro di tutto (foto Instagram)
La rincorsa al talento ha abbassato l’età media, ora è la categoria juniores al centro di tutto (foto Instagram)

L’età si abbassa

Quello che sta accadendo a livello juniores è esattamente lo stesso che abbiamo visto tra gli under 23. La rincorsa al giovane talento richiede risorse sempre più grandi e investimenti difficili da portare avanti per singoli imprenditori o realtà locali. Chi può va avanti, forte del suo potere economico. Gli altri invece sono costretti a unire le forze, e se per caso questo non dovesse avvenire si va avanti da soli fino a quando si riesce. 

E’ evidente che la potenza economica dei team WorldTour ha asfissiato il movimento giovanile e allora la domanda sorge spontanea. Perché non immettere quei soldi nel ciclismo giovanile creando partnership solide con diversi team? In questo modo si potrebbe ampliare la sfera di influenza e permettere alle squadre giovanili di fare il loro lavoro. Se ognuna delle squadre WorldTour avesse modo di sostenere una o più formazioni continental si avrebbe un ritorno evidente sul movimento, con un dialogo costante i tecnici potrebbero formare nuove figure e permettere a queste realtà di progredire.