La filiale italiana di Suzuki ha rinnovato il proprio impegno nel grande ciclismo internazionale. Per il secondo anno consecutivo sarà difatti Moto Ufficiale del Giro d’Italia edizione 2026. Una partnership strategica con RCS Sport che non si limita alla Corsa Rosa, ma abbraccia l’intero calendario delle grandi classiche firmate RCS.
L’accordo coinvolge eventi iconici del panorama WorldTour e Under 23. Tra questi Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo, Il Lombardia e Milano-Torino. Spazio anche al ciclismo femminile con Strade Bianche Women, Sanremo Women e Giro d’Italia Women. Completano il calendario Giro d’Abruzzo, Giro Next Gen e Gran Piemonte.
Un programma ampio. Una presenza costante. Un segnale forte di continuità nel mondo del ciclismo professionistico.
Suzuki sarà ancora Moto Ufficiale del Giro d’ItaliaSuzuki sarà ancora Moto Ufficiale del Giro d’Italia
Mobilità sostenibile e cultura della strada
La scelta di RCS Sport rafforza un forte legame valoriale. Suzuki condivide difatti con il ciclismo una visione moderna della mobilità. Rispetto reciproco tra utenti della strada. Attenzione alla sicurezza. Sensibilità verso soluzioni sostenibili.
Il supporto tecnico alle gare non è solo logistica. E’ presenza attiva lungo ogni chilometro. Le moto accompagnano atleti, direzione corsa, staff medico e organizzazione. Sono parte integrante dello spettacolo. Garantiscono tempestività, controllo e sicurezza in gara.
Lungo il percorso del prossimo Giro d’Italia, Suzuki schiererà oltre settanta moto. Una flotta ampia e diversificata. Mezzi scelti per affidabilità, prestazioni e versatilità.
Tra i protagonisti assoluti del Giro sarà il modello GSX-S1000GT. Grand Tourer con motore quattro cilindri in linea da 999 cc. Circa 152 CV. Erogazione fluida. Telaio in alluminio leggero. Impianto frenante super performante… Pensata per l’utilizzo prolungato. Ideale per chi deve coprire centinaia di chilometri al giorno.
A integrare la flotta anche il modello GSX-S1000GX. Crossover ad alte prestazioni. Sospensioni elettroniche. Pacchetto completo di assistenze alla guida. Comfort elevato e grande capacità di assorbimento delle asperità.
I mezzi del marchio giapponese saranno a supporto delle diverse figure a seguito della corsa negli eventi RCS Sport & EventsI mezzi del marchio giapponese saranno a supporto delle diverse figure a seguito della corsa negli eventi RCS Sport & Events
Una visione condivisa
Il Giro d’Italia è fatica. Strategia. Emozione. E’ sfida contro sé stessi prima ancora che contro gli avversari. Suzuki si inserisce in questo racconto con coerenza. Supporta l’organizzazione. Sostiene la sicurezza. Accompagna ogni tappa con mezzi affidabili e performanti.
Quest’anno la presenza di Suzuki al fianco di RCS Sport sarà ancora più strutturata. Più visibile. Più integrata. Un segnale chiaro. La Casa di Hamamatsu conferma così il proprio ruolo nel grande ciclismo internazionale. Al fianco degli atleti. Al fianco degli organizzatori. Lungo ogni chilometro della Corsa Rosa.
La prima volta che il Giro d’Italia scalò il Muro di Ca’ del Poggio fu l’11 maggio del 2009 e lungo l’asfalto che si arrampicava sulla collina non si leggevano che scritte per Mauro Da Dalto (cerchiato nell’immagine di apertura). Lui correva con la Lampre dopo tre stagioni alla Liquigas, in cui sarebbe tornato dal 2011. E siccome era nato e cresciuto da quelle stesse parti, tutti i suoi tifosi si erano assiepati su quel muro da poco asfaltato, piuttosto che andare al traguardo di Valdobbiadene.
Era la terza tappa del Giro partito dal Lido di Venezia con la cronosquadre vinta dal Team Columbia, mentre il giorno successivo a Trieste si era imposto Petacchi in volata. Era il Giro della prima volta di Armstrong, tornato quattro anni dopo il ritiro senza sapere di aver appena iniziato a scavarsi la fossa. Un Giro dallo strano sapore e di certo nessuno conosceva quel muro che precedeva di una ventina di chilometri l’arrivo di Valdobbiadene.
«Quando ho cominciato a correre io – ricorda Da Dalto, 44 anni, uno degli ultimi veri gregari del ciclismo – Ca’ del Poggio era uno strappo di un chilometro che non si faceva neanche tante volte. Io abito lì vicino, saranno 7-8 chilometri, però anche in allenamento non si faceva mai. Parlo di giovanili, fino agli juniores. Poi hanno cominciato a farlo nel Gran Premio Industria e Commercio di San Vendemiano negli under 23 e da lì ho iniziato a inserirlo nel solito giro. Si usava per fare determinati lavori di SFR e anche le squadre dei dintorni iniziarono a passarci per questo motivo».
Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l’8 aprile 1981. E’ stato professionista dal 2006 al 2013Mauro Da Dalto è nato a Conegliano l’8 aprile 1981. E’ stato professionista dal 2006 al 2013
Dalla sella alla vigna
Da Dalto ha smesso di correre nel 2013 e ha appena concluso la giornata in vigna, che ad oggi è la sua occupazione principale. Ha i vigneti di casa e poi gestisce la manutenzione di una cinquantina di ettari nella zona. La bicicletta c’è ancora, per qualche viaggio con gruppi di cicloturisti, ma ammette di usarla sempre meno.
«Lavoro in mezzo alla natura – spiega – ma riesco a sganciarmi difficilmente dalla campagna. Mi tengo qualche viaggio, perché ormai da qualche anno porto al Nord un gruppettino di venti amatori che vogliono vedere il Fiandre. Così il sabato facciamo la gran fondo e alla domenica gli faccio vedere la corsa, andandoci a mettere sui punti più belli del percorso».
I primi corridori professionisti a passare sul Muro di Ca’ del Poggio furono quelli della fuga. Fra loro, Facci e PalumboIl gruppo alle loro spalle ha iniziato il Muro: è il Giro d’Italia 2009, il battesimo del MuroI primi corridori professionisti a passare sul Muro di Ca’ del Poggio furono quelli della fuga. Fra loro, Facci e PalumboIl gruppo alle loro spalle ha iniziato il Muro: è il Giro d’Italia 2009, il battesimo del Muro
Un muro di tifosi
Il mito di Ca’ del Poggio, dice confermando quanto abbiamo raccontato qualche tempo fa, nasce grazie ad Alberto Stocco che è stato bravo a unire il nome del ristorante a quello della salita. Praticamente l’ha inventato lui, sorride Da Dalto.
«Nel 2009 passammo per la prima volta con il Giro e l’anno dopo abbiamo fatto anche i campionati italiani che vinse Visconti. E anche quella è stata una bella esperienza per quanto mi riguarda, perché il giorno prima avevo dichiarato che sarebbe arrivata una fuga e così è stato, quindi doppia emozione. Però effettivamente quella volta del Giro sul Muro c’erano tutti i miei tifosi.
«Qua in zona anche, voglio dire tra Conegliano e Valdobbiadene, ci conoscevamo in tanti e quindi c’era un bel gruppettino di tifosi, per me, ma anche per Pellizotti e Dall’Antonia. Avevamo tanta gente che ci conosceva, quindi ci supportavano ed è stato bello».
Il Giro delle Fiandre e Mauro Da Dalto in quel 2009. Ancora oggi il veneto porta gruppi di turisti a vedere la corsa fiammingaE a proposito del Fiandre, bandiere fiamminghe in Veneto: il Muro di Ca’ del Poggio è gemellato con quello di Grammont e con il Mur de BretagneIl Giro delle Fiandre e Mauro Da Dalto in quel 2009. Ancora oggi il veneto porta gruppi di turisti a vedere la corsa fiammingaE a proposito del Fiandre, bandiere fiamminghe in Veneto: il Muro di Ca’ del Poggio è gemellato con quello di Grammont e con il Mur de Bretagne
Petacchi non si staccava
La tappa di Valdobbiadene la vinse Petacchi, che quell’anno volava. Il Muro di Ca’ del Poggio fu una bolgia infernale di suoni, colori, voci e profumi della festa. I corridori passarono sulla strada ridotta a un budello, ma pochi chilometri dopo lo scollinamento il gruppo tornò compatto.
«Non ci fu selezione – ricorda Da Dalto – in proporzione fece più danni il Combai. Alla fine sapevamo che sarebbe stata una tappa ondulata, però in quei tempi là Petacchi non lo staccavi su salite così brevi. Non so se quest’anno, con l’arrivo a Pieve di Soligo, possa venir fuori qualcosa di diverso. Non credo che sarà facile staccare uno come Milan, ma se qualcuno vuole fare la differenza e partire da Ca’ del Poggio per provare a vincere, deve fare il forcing da sotto a sopra. Perché la parte più difficoltosa non è neanche il Muro in sé, ma quando in cima si gira a destra con la strada che continua a salire».
Oggi Ca’ del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte, un leone rosaOggi Ca’ del Poggio è un brand a tutti gli effetti: questo è Poggy, la sua mascotte, un leone rosa
Il falsopiano sulla cima
Dalla cima all’arrivo mancheranno 8 chilometri, mentre nel 2009 furono circa 23 ed era obiettivamente impossibile immaginare che, con le squadre dei velocisti ancora compatte, qualcuno potesse prendere il largo da Ca’ del Poggio sperando di vincere.
«Quello di allora era un arrivo per velocisti – sintetizza Da Dalto – il prossimo sarebbe stato un arrivo per Gilbert. Uno che attacca forte e dopo è difficile andare a prenderlo. Bisogna vedere se la squadra riesce a tenere, se ai piedi del Muro ci saranno ancora tutti i compagni.
«Avete presente cosa succede sul Muro d’Huy, nei primi due giri, quando la differenza sulla cima riesce a chi ha gambe per tirare il rapporto? Ecco, è la stessa cosa. Là in cima la salita è al 2-3 per cento e c’è chi ha ancora gambe e chi le gambe non le ha più. Quindi Ca’ del Poggio sarà un momento cruciale, perché dopo fino a Pieve di Soligo sarà tutta discesa».
La Lampre in cui correva non aveva portato il velocista in quel Giro, ma aveva Cunego e Bruseghin come capitani alla pari. Per questo su Ca’ del Poggio Da Dalto si ritrovò senza incarichi specifici, salvo tenere i due leader fuori dai pericoli. Anche per questo gli riuscì di riconoscere le facce e le scritte di chi era venuto sulla strada per salutarlo all’inizio del viaggio rosa che era appena all’inizio. Per qualcuno sarà così anche il 28 maggio, forse per gli ultimi. Perché il ciclismo è cambiato e siamo certi che qualcuno, dotato di gambe o ispirazione particolare, farà di tutto per combinare un bello scherzetto.
Il Giro d’Italia non è solo una corsa a tappe. E’ una piattaforma di marketing territoriale. E’ uno strumento di promozione turistica. E’ un acceleratore economico per il Sistema Paese. Il tema è stato recentemente al centro di un interessante talk andato in scena a Milano durante la 46ª edizione della Bit – Borsa Internazionale del Turismo 2026. Un momento di confronto tra istituzioni, aziende e stakeholder del settore travel e sport business. L’incontro, organizzato da RCS Sports & Events in partnership con Best Western, ha analizzato numeri, impatti e prospettive della Corsa Rosa.
Il dato più rilevante riguarda il ritorno economico complessivo generato dall’edizione 2025. Secondo l’indagine realizzata da Ifis Sport di Banca Ifis, il Giro ha prodotto 2,1 miliardi di euro tra impatto diretto e indiretto. L’impatto diretto è legato alla spesa degli spettatori lungo le tappe e ai costi sostenuti dall’organizzazione. L’impatto indiretto deriva invece dai flussi turistici generati nel medio periodo. Chi scopre un territorio grazie al Giro tende a tornarci.
La crescita degli spettatori live ha raggiunto quota 2,3 milioni. Un incremento significativo rispetto al 2024. La spesa media giornaliera pro-capite degli spettatori si è attestata a 124 euro. Le presenze complessive lungo il percorso hanno superato i 5,5 milioni. Numeri che confermano il Giro come evento sportivo ad alto moltiplicatore economico…
Da sinistra: Paolo Bellino, Ivana Jelinic, Sara Digiesi e Sandro PappalardoSecondo i dati di Best Western il Giro è un’opportunità straordinaria di promozione turisticaPaolo Bellino e Ivana Jelinic alla presentazione di Best Western alla BIT 2026I due erano insieme a Sara Digiesi e Sandro PappalardoSecondo i dati di Best Western il Giro è un’opportunità straordinaria di promozione turistica
Promozione del Made in Italy
Il Giro d’Italia è un evento globale. Nel 2025 ha registrato 18,4 milioni di spettatori attivi stranieri. Di questi, 18,1 milioni hanno seguito la corsa attraverso media e piattaforme digitali. Oltre 200 Paesi collegati. 300 mila spettatori esteri presenti dal vivo.
La partenza dall’Albania ha rafforzato la dimensione internazionale dell’evento. Tra gli spettatori delle tre tappe albanesi, il 42% ha effettuato almeno un pernottamento. Il 13% proveniva dall’estero. Il 93% ha dichiarato di voler visitare l’Italia dopo aver assistito alla corsa. Il 74% degli spettatori live ritiene che il Giro sia un’opportunità straordinaria di promozione turistica. Il 63% lo considera un ambasciatore del Paese all’estero.
Il Giro racconta l’Italia attraverso immagini televisive ad alta qualità. Borghi. Montagne. Coste. Città d’arte. Ogni tappa è uno storytelling visivo. Una campagna di destination marketing su scala mondiale.
La promozione itinerante di Best Western Hotels Italia in giro per MilanoLa promozione itinerante di Best Western Hotels Italia in giro per Milano
Turismo esperienziale e cicloturismo
Ma il Giro non genera solo pernottamenti. Stimola esperienze. Il 52% degli spettatori live ha difatti abbinato la corsa ad attività outdoor e di svago. Cresce l’interesse per esperienze culturali ed enogastronomiche. Il 17% si è dedicato in modo specifico al cicloturismo.
Questo dato è strategico per il settore bike. Il Giro attiva desiderio di pedalare. I territori attraversati diventano mete cicloturistiche. Le salite iconiche si trasformano in destinazioni permanenti. Il modello è quello dell’economia circolare applicata allo sport. L’evento passa. Il valore resta.
Dal punto di vista dello sport marketing, il Giro rappresenta un benchmark. La visibilità televisiva si integra con quella digitale e social. Gli eventi “off race” ampliano l’engagement. Le attivazioni territoriali coinvolgono comunità e imprese.
La misurazione del ROI per i partner è centrale. Case history e parametri di riferimento consentono di valutare performance e ritorni. La collaborazione con brand dell’ospitalità, del trasporto aereo e della promozione turistica dimostra la natura trasversale dell’evento.
Il Giro non è più solo una corsa ciclistica. E’ un ecosistema. Un asset strategico per il turismo italiano. Un moltiplicatore di visibilità per il brand Italia.
Nel panorama degli eventi sportivi internazionali, il Giro d’Italia si conferma una delle manifestazioni più iconiche. Un’infrastruttura immateriale capace di connettere sport, economia e cultura.
Per il settore del ciclismo rappresenta il vertice agonistico. Per i territori è una leva di sviluppo. Per le aziende è una piattaforma di comunicazione ad alto impatto. Il futuro va nella direzione della misurazione continua dei risultati. Più dati. Più analisi. Più integrazione tra sport, turismo e marketing territoriale.
CORTINA (BL) – Il connubio tra la regione Veneto e la Corsa Rosa raggiunge il suo apice. Nella cornice istituzionale di Casa Veneto a Cortina d’Ampezzo, è stato presentato il programma delle tappe venete della 109ª edizione del Giro d’Italia. In una giornata resa storica dal trionfo olimpico di Federica Brignone in discesa libera, la Regione ha riaffermato la sua leadership come destinazione d’elezione per i grandi eventi sportivi internazionali.
Il Giro dà appuntamento sul Muro di Ca’ del Poggio per il 28 maggio. Qui il passaggio 2025 con Del Toro in rosaIl Giro dà appuntamento sul Muro di Ca’ del Poggio per il 28 maggio. Qui il passaggio 2025 con Del Toro in rosa
Il Veneto come asset strategico
L’incontro ha visto la partecipazione chiave di Paolo Bellino, CEO di RCS Sport & Events, il quale ha sottolineato come il Veneto rappresenti un asset fondamentale nel modello di business della Corsa Rosa. Grazie a una visibilità globale che tocca oltre 200 Paesi, il Giro si conferma un moltiplicatore di valore economico e d’immagine.
Accanto a Bellino, il vicepresidente della Regione Lucas Pavanetto, l’assessore Dario Bond e il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin, hanno evidenziato come l’investimento nel ciclismo sia una leva di marketing territoriale senza pari, capace di generare un indotto turistico costante e di alta qualità.
Da sinistra: Pavanetto (Vicepresidente della Regione Veneto), Alberto Stocco (titolare e gestore di Ca’ del Poggio), Bellino (CEO di RCS Sport & Events) e Poggy (mascotte di Ca’ del Poggio)Da sinistra: Pavanetto (Vicepresidente della Regione Veneto), Alberto Stocco (titolare e gestore di Ca’ del Poggio), Bellino (CEO di RCS Sport & Events)
Tappa 18 e il Triplete di Ca’ del Poggio
La prima grande notizia riguarda la tappa numero 18 (giovedì 28 maggio). Per il terzo anno consecutivo, la carovana transiterà sul Muro di Ca’ del Poggio, con un “triplete” mai visto prima nella storia della corsa rosa. Porta d’accesso principale alle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio UNESCO. Questa ascesa tanto bella quanto brutale (1,1 km al 15% di media con picchi del 19%) è ormai diventata un brand internazionale, unica salita certificata FCI e gemellata con i colossi del Nord.
Alberto Stocco, anima del Muro, ha celebrato questo traguardo come il culmine di un sogno che valorizza le Colline del Prosecco UNESCO. L’esposizione mediatica sarà doppia: il 31 maggio, infatti, il Muro ospiterà anche il Giro d’Italia Women, consolidando ulteriormente il posizionamento del territorio nel ciclismo femminile d’élite.
Il 29 maggio, il Giro tornerà sul passo Giau: qui Bernal nel 2021, che passò per primo in testa e consolidò la sua maglia rosaIl 29 maggio, il Giro tornerà sul passo Giau: qui Bernal nel 2021, che passò per primo in testa e consolidò la sua maglia rosa
Tappa 19: cuore Dolomitico
Da un patrimonio UNESCO all’altro, il giorno successivo (venerdì 29 maggio) i riflettori del Giro si sposteranno sulla tappa numero 19: Feltre-Alleghe, nello spettacolo immortale delle Dolomiti Bellunesi. Si tratta di una frazione cruciale per le sorti della classifica generale e per l’economia montana. L’organizzazione di questo appuntamento vede in prima linea il DMO Dolomiti Bellunesi, con il supporto tecnico di eccellenze organizzative come Ivan Piol e Anna Valerio.
Questa tappa rappresenta un esempio perfetto di gestione industriale dell’evento: la capacità di Feltre di ospitare grandi partenze e il fascino di Alleghe come arrivo in quota creano un prodotto turistico-sportivo di altissimo profilo. La gestione dei flussi e l’impatto mediatico su queste vallate sono garantiti da una macchina organizzativa che vede nel “Pedale Feltrino” un partner affidabile e professionale.
Ivan Piol, Padrin (Presidente della Provincia di Belluno), Viviana Fusaro (Sindaco di Feltre), Alessio Cremonese (CEO di Sportful), a destra Pavanetto (Vicepresidente della Regione Veneto)Ivan Piol, Roberto Padrin (Presidente della Provincia di Belluno) , Viviana Fusaro (Sindaco di Feltre), Alessio Cremonese (CEO di Sportful)A destra Lucas Pavanetto (Vicepresidente della Regione Veneto)
Una regione in rosa
Alla presentazione hanno partecipato anche i sindaci di Pieve di Soligo (Stefano Soldan), oltre ad Andrea Vendrame, Sacha Modolo e il cittì della pista donne Diego Bragato, a testimonianza di una filiera che unisce istituzioni, atleti e organizzatori a far crescere il territorio. Con la successione delle tappe 18 e 19 del Giro d’Italia 2026, il Veneto si prepara a vivere un weekend di esposizione mediatica totale, confermando la propria capacità di attrarre investimenti e appassionati da tutto il mondo.
BUDAPEST (Ungheria) – Seduto su una sedia di tessuto, ai margini della presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vincenzo Nibali incalza ogni nostra domanda. L’argomento che dà il via a tutto è la partecipazione di Jonas Vingegaard al prossimo Giro d’Italia. Il danese, due volte maglia gialla a Parigi, ha vinto a settembre la sua prima Vuelta Espana e arriva alla Corsa Rosa con in testa l’obiettivo della tripla corona. Un ospite importante alla ricerca di un traguardo ambizioso.
Gli ungheresi sono un popolo caloroso, al contrario di quanto molti possano pensare, e Vincenzo Nibali è la figura che raccoglie tanti sorrisi e foto. Esportare la nostra conoscenza e il nostro ciclismo è anche questo, non solo un progetto come quello italo-ungherese, ma anche le storie e i personaggi che lo hanno reso grande.
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Simoni, Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)Tanta Italia sul palco di Budapest, con Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
L’ottavo Re
Vincenzo Nibali è tirato per la giacca, in maniera metaforica in ogni momento, e dopo averlo lasciato alle domande delle televisioni e dei colleghi ungheresi è il nostro turno. Ma per questo discorso serve calma e concentrazione.
«Vingegaard – attacca subito Nibali appena messo sul tavolo il discorso – arriva da una vittoria come quella della Vuelta. Essere al Giro potrebbe dare continuità al risultato ottenuto in Spagna. Venire in Italia credo sia la scelta giusta, oltre al fatto che potrebbe diventare l’ottavo corridore a conquistare la tripla corona (Nibali fu il settimo e la conquistò grazie alla vittoria del Tour de France nel 2014, ndr)».
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati
In ottica Tour de France, la scelta di Vingegaard la ritieni corretta?
Sì, emotivamente e moralmente arriva al via del Tour dopo aver vinto due Grandi Giri consecutivamente potrebbe essere interessante. Certo che fare Tour e Vuelta, come ha fatto lo scorso anno, è molto diverso dal fare Giro e Tour.
Potrebbe pagare nel confronto diretto con Pogacar?
Tadej fa un pacchetto di gare molto impegnativo, quello delle Classiche, e anche quello porta via tante energie. Non come una grande corsa a tappe, vero. Ma penso arriveranno al Tour più o meno ad armi pari. Una cosa del genere, la doppietta Giro e Tour, è possibile farla in maniera molto più scientifica grazie ai metodi di allenamento e recupero.
Negli anni abbiamo visto tanti corridori provare a fare la doppietta Giro e Tour, l’ultimo è stato proprio Pogacar…
Vero, in passato ci aveva provato anche Contador, Froome, Dumoulin, anche io. Personalmente non l’amavo molto, perché dopo dieci giorni al Tour “esplodevo”. Non riuscivo a restare concentrato così tanto tempo.
Lo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivaleLo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivale
E’ un motivo solo di concentrazione o può essere anche di condizione?
Anche di condizione, perché anche se con la testa volevo essere lì a competere sentivo delle differenze a livello fisico. Le gambe mi abbandonavano. Alla fine in quegli anni il Giro era il mio principale obiettivo stagionale, far sì che lo fosse anche il Tour diventava molto difficile.
Quindi Vingegaard dovrebbe arrivare al Giro con una condizione non al 100%, ma può essere sufficiente?
Potrebbe. Però ultimamente il Giro d’Italia propone sempre degli inizi non facili. Anche il prossimo, che partirà dalla Bulgaria, prevede tre tappe insidiose. Nulla di troppo difficile, ma sicuramente complicato. Arrivati in Italia si riparte con il Blockhaus e altre tappe toste. Insomma, è un Giro che costringerà i partecipanti ad essere in forma fin da subito. Adesso la ricerca e lo sviluppo in termini di allenamento e integrazione permettono di lavorare al meglio, calcolando tutto.
Secondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forzeSecondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forze
Nulla toglie che nei 3.500 chilometri da fare al Giro possa trovare qualche insidia…
E’ una corsa molto imprevedibile. Arriva in periodo dell’anno in cui ci possono essere giornate molto calde alternate ad altre fredde. L’incognita meteo alza il rischio di correre su strade bagnate e imprevedibili. E l’asfalto del Giro non è quello del Tour o della Vuelta. Ogni corsa a tappe ha il suo “terreno”.
Non conoscere le strade può essere un problema? Servono le ricognizioni?
Solo per vedere percorsi particolari, come possono essere le strade bianche o il pavé. Altrimenti giusto qualche passo di montagna. La miglior cosa per prendere confidenza è correrci sopra.
Finito il Giro quale può essere il miglior avvicinamento al Tour per Vingegaard?
Concentrarsi sul recupero, se possibile farlo in altura. Questo perché ti aiuta a ripristinare meglio le energie e fare buoni allenamenti senza dover forzare. Si tratta di mantenere la condizione, con allenamenti più corti e mirati.
Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022
Vincere il Giro può dare al danese una consapevolezza in più? Cosa che magari in questi anni è mancata…
A mio avviso andare ogni anno direttamente al Tour era un errore. Fare un cammino intermedio dà modo di attivare il fisico, rodare le gambe e la testa. Arrivare alla partenza della Grande Boucle con la maglia rosa in bacheca dà una bella iniezione di fiducia. Scusate il gioco di parole, ma vincere aiuta a vincere. Togli dubbi, pensieri, tensione. Paradossalmente magari meno stress.
Poi c’è questa sfida a distanza per arrivare per primo alla tripla corona.
Ho sempre creduto che Pogacar prima o poi andasse alla Vuelta per provare a chiudere il cerchio. Se Vingegaard dovesse conquistarla prima dello sloveno, sarebbe comunque un mettergli pressione. Prima o poi anche Pogacar ci proverà, non so se sia meglio conquistarla prima o dopo. Se anticipi alzi l’asticella, se lo si fa dopo rischi di rubare la scena all’altro.
Però rimandare alza il rischio di avere una sola stagione buona per provarci, no?
Questo è vero. Credo che magari Pogacar arriverà a chiudere il Tour e poi da lì deciderà se eventualmente puntare ancora l’accoppiata mondiale e Lombardia o se fare la Vuelta.
La stagione di Marc Hirschi è già iniziata con le prime tre corse in Spagna, senza grandi squilli a differenza di quanto avvenne lo scorso anno con vittoria alla prima uscita. Lo svizzero della Tudor però non si preoccupa e guarda giustamente più avanti in una stagione per lui importante. Nel suo caso c’è sempre una sorta di attesa particolare, sin da quando emerse nel 2020 come grande interprete delle classiche delle Ardenne e ancor di più dopo il 2024, nel quale raccolse un numero impressionante di successi.
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volteHirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volte
Riscattarsi dopo le delusioni
Visto come sono andate le cose lo scorso anno (75 giorni di gara con quella sola vittoria di gennaio) in tanti pensano che quella pioggia di successi, ben 9 compresa la Clasica di San Sebastian, sia legata soprattutto alla militanza nella UAE. Cambiata maglia, cambiati i valori. Lo svizzero è pronto a smentire i denigratori e vuole farlo con i fatti prima ancora che con le parole…
Parlando della sua prima stagione con la Tudor, Hirschi lo considera un necessario anno di apprendistato da entrambe le parti: «Ci siamo avvicinati, abbiamo preso le misure. Avevo iniziato con una vittoria seguendo la scia dell’anno precedente ed era stato bello, ma sinceramente speravo che poi le cose andassero in maniera diversa, non posso essere soddisfatto, ma questo mi dà maggiore carica per quella nuova».
Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Un anno di assestamento
Lo svizzero però non guarda solo ai risultati: «Per questo dico che è stato un anno di assestamento. Con la squadra mi trovo molto bene, ho trovato subito grande feeling, ci sono stati molti momenti positivi come l’intera esperienza al Tour de France. Ma la mia attività è fatta di numeri, di risultati, di vittorie e spero che queste arrivino in misura maggiore nel 2026».
Nel parlare con lui, il richiamo al 2024 è incessante e d’altronde in quella stagione sembrava davvero il contraltare di Pogacar, pronto a sostituirlo sul gradino più alto del podio dove il vincitutto non poteva esserci. La sua preparazione, considerando da una parte l’ultimo anno alla UAE e dall’altro l’annata passata, è cambiata per farlo trovare pronto? «In qualcosa, nel senso che farò un ritiro in quota nel corso della primavera. Prima dell’inizio della stagione diciamo che ho leggermente abbassato il numero di chilometri per essere più fresco.
La vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso annoLa vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
Meno gare e l’altura prima del Giro
«Nel complesso non ci sono grandi cose che cambieranno, viceversa cambia un po’ il calendario. L’obiettivo è fare un pochino meno gare per avere più tempo per allenarmi, per curare maggiormente l’esplosività che ritengo sia l’elemento distintivo, quel che forse mi è mancato la stagione passata. Insomma, “less is more” come si suol dire…».
Questo significa aver messo mano al suo programma di gare: «Il prossimo weekend sarò in Portogallo, alla Figueira Champion Classic sperando di cominciare a vedere qualche segno che si traduca in risultati. Il primo obiettivo saranno le classiche delle Ardenne come sempre, poi prenderò un periodo di pausa per andare in altura e preparare il Giro d’Italia dove vorrei tornare a vincere in un grande giro».
Hirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad AlaphilippeHirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Dopo il Giro, obiettivo iridato a Montreal
L’elvetico ha tra i suoi obiettivi di questa stagione riprendere quel feeling con le tappe, visto che l’ultimo suo successo risale al Tour 2020. Per questo, sapendo dell’invito alla Tudor per il Giro, ha scelto di esordire alla corsa rosa: «Ho visto il percorso e mi pare molto bello, con molte occasioni per poter cercare spazio. Nella seconda parte della stagione invece voglio preparare bene i mondiali in Canada. Lì ci sono già stato, conosco bene le strade Montreal, so che si adatta davvero alle mie caratteristiche e penso che sia una grande occasione».
Parlando del confronto fra i due ultimi team nella sua carriera, Hirschi si toglie anche un sassolino dalle scarpe: «E’ chiaro che tutti mi chiedono della UAE, del fatto che ci sono tanti corridori che vincono. Io sono convinto che anche alla Tudor ci siano tanti corridori vincenti. Io penso che ora stiamo crescendo rapidamente come squadra e abbiamo molte possibilità di vittoria, di trovare tanti spazi anche in questo ciclismo fatto di fuoriclasse. Con Alaphilippe, con cui ho costruito un ottimo rapporto, possiamo condividere la leadership e fare ottime cose. Mi piace essere leader e avere molta libertà, quindi è bello avere la fiducia della squadra, mi ha dato molta motivazione, non la vedo come una pressione».
Tour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distaccoTour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distacco
L’importanza del mental coach
Un passaggio importante, quello dalla UAE alla Tudor che è stato affrontato anche attraverso il supporto molto maggiore di un mental coach: «Non posso negare che mi ha dato una grossa mano. Ci lavoro da diverso tempo, ho già dovuto affrontare molte delusioni nella mia carriera e in alcuni momenti non è stato facile, perché si cerca sempre di migliorare e poi non si ottiene il risultato che ci si aspettava, pensi che hai lavorato invano. Nel complesso sono riuscito a gestirlo abbastanza bene, l’inverno è stato utile per staccare soprattutto mentalmente, durante la stagione si ha poco tempo per andare avanti».
Derek Gee è stato uno dei principali protagonisti dell’ultimo ciclomercato, sia per la portata del suo passaggio dall’Israel alla Lidl-Trek, sia per il fatto che il trasferimento è arrivato proprio negli ultimissimi giorni delle contrattazioni. Quando ormai i roster delle squadre WorldTour sono sistemati. Il suo però è un caso speciale perché il canadese, divenuto vessillo del ciclismo del suo Paese dopo l’addio di Woods, è uno dei pochi che sposta gli equilibri, soprattutto nelle corse a tappe visto il suo piazzamento ai piedi del podio dell’ultimo Giro d’Italia.
Il corridore di Ottawa inizierà la sua stagione a metà mese con la Volta ao Algarve in Portogallo e andrà avanti attraverso brevi corse a tappe per preparare il suo ritorno al Giro, con la ferma intenzione di salire i gradini del podio. Quanti, sarà solo il tempo a dirlo. Ma la sua scelta non è stata casuale: «Fin da quando ero bambino, è sempre stato il mio Grande Giro preferito, è qualcosa che se lo facessi ogni anno per il resto della mia carriera, sarei felice».
Derek Gee con la nuova maglia della Lidl-Trek. Il canadese è solo alla quarta stagione da pro’ pur avendo 28 anniDerek Gee con la nuova maglia della Lidl-Trek. Il canadese è solo alla quarta stagione da pro’ pur avendo 28 anni
La convivenza con Ayuso
Nel corso del media day per presentarlo come corridore della Lidl-Trek, tutti si sono interessati principalmente alla sua coesistenza con un “tipino difficile” come Ayuso, considerando che i due hanno caratteristiche e obiettivi simili. Il canadese ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche: «Ho passato con lui solo una settimana e mezza, ma saremo molto in viaggio insieme e, onestamente, il primo impatto è stato davvero bello. Siamo andati molto d’accordo, ci siamo subito intesi come lingua e non vedo l’ora di correre con lui, penso che sapremo aiutarci a vicenda in base alle circostanze».
Resta il fatto che Gee è arrivato tardi nel team, scombussolando equilibri che si andavano creando. Potrebbe essere un problema, almeno nella prima parte della stagione? «Io non credo, perché anche quando il mio destino era incerto mi allenavo duramente sapendo che uno sbocco ci sarebbe stato nelle trattative. Nonostante fossi arrivato incredibilmente in ritardo, ho trovato una squadra ben organizzata, e poi mi sono sentito integrato molto rapidamente nel ritiro di dicembre. Forse se avessi saltato quel ritiro, le cose sarebbero diverse, ma sono tornato con il pieno supporto della squadra, pronto ad andare avanti. Vedremo come sarà integrarsi nel gruppo, soprattutto nella prima gara, ma sono ottimista».
Al Giro d’Italia Gee ha stupito, proiettandosi ai piedi del podio. Quest’anno vuole migliorarsi…Al Giro d’Italia Gee ha stupito, proiettandosi ai piedi del podio. Quest’anno vuole migliorarsi…
Un top team per puntare al podio
Lo squillo al Giro 2025 non è passato inosservato, soprattutto perché ottenuto militando in una squadra considerata di seconda fascia. Che cosa cambia ora che è nella Lidl Trek? «Le risorse e le competenze qui sono immense. E’ difficile dire quali saranno le differenze. L’obiettivo di essere in un team come questo non può essere che puntare al podio. Spero che possa aiutarmi a fare un altro passo avanti. Sono entrato in questa squadra fondamentalmente perché sono incredibilmente ambiziosi. Analizzando le proposte arrivate, in questa non riuscivo a vedere alcun lato negativo.
«Sono stato assunto per occuparmi della classifica generale e cercare di spostare l’ago della bilancia in quella direzione, è lo stesso che è avvenuto con l’arrivo di Juan nel team. Ora Lidl-Trek sembra avere i migliori corridori in tutte le altre categorie, dalle volate alle classiche. Si tratta solo di iniziare a costruire anche il lato grandi giri. Quindi è un progetto a cui sono davvero entusiasta di partecipare. D’altronde, per il mio stile di corridore, non sento il bisogno di avere sei corridori intorno a me per curare la classifica generale. Penso che sarebbe un ottimo complemento avere corridori adatti a ogni bisogno, classifica o caccia alle tappe, qui ci sono i migliori velocisti del mondo».
Eppure, prima di firmare il contratto la paura ha fatto capolino nella sua testa… «E’ stato un periodo duro, sono sincero. E’ anche il tipo di cosa che, poiché è la tua quotidianità, ti assorbe completamente. Ma quando arrivi al ritiro del nuovo team, la tensione ti abbandona davvero molto in fretta. Quindi non ha lasciato strascichi e mi sento rimotivato, pronto a tornare in gruppo».
Nel 2025 Gee ha corso solo fino a giugno. 40 giorni con 3 vittorie compreso il titolo nazionaleNel 2025 Gee ha corso solo fino a giugno. 40 giorni con 3 vittorie compreso il titolo nazionale
Tutta la pressione su Vingegaard
Neanche il cambiare ha rappresentato un timore: «Ho fatto un’intera carriera fino a questo punto in una squadra, quindi si è trattato più che altro di immergersi nell’ignoto di un nuovo team e di come facessero le cose in modo diverso. Non ci sono stati grandi cambiamenti, solo piccole cose, a cominciare dalle dimensioni di questa organizzazione e la quantità di risorse a disposizione. Ma saranno le corse stesse a disegnare una fisionomia diversa e dovrò imparare ad adattarmi. I cambiamenti arriveranno con le gare e spero che siano solo in modo positivo».
A proposito del Giro d’Italia, la presenza di Vingegaard influirà sulle strategie del Giro d’Italia per la squadra? «Ovviamente molti lo danno favorito, quindi immagino che ci sarà molta pressione su quella squadra, mentre noi avremo una strategia multitasking con gli sprint, con Giulio Ciccone che punta alle tappe e poi con me. Io credo che potrebbe essere di grande aiuto per capire come si svolgerà la corsa. Potrebbe essere un po’ meno caotica avendo un faro che catalizza l’attenzione».
D’inverno Gee, in attesa del nuovo contratto, si è allenato da solo, gestendo in proprio la preparazioneD’inverno Gee, in attesa del nuovo contratto, si è allenato da solo, gestendo in proprio la preparazione
Come arrivare in cima al ranking
Gee però guarda anche più in là ed è ottimista sul futuro dell’intero team: «Quando sono entrato nel team, dall’esterno sembrava essenzialmente il gold standard delle organizzazioni. L’obiettivo dovrebbe essere diventare la squadra numero uno al mondo. E’ l’obiettivo di tutti, ma credo sinceramente che questa squadra possa farcela».
Nelle settimane delle trattative e dell’incertezza, Gee è stato l’allenatore di se stesso: «Ho fatto tutto da solo, ma fondamentalmente la preparazione per una stagione è la parte più facile. Ho usato molto la mia bici. Ho fatto degli sforzi più lunghi. Ho cercato di non complicare troppo le cose. Ora ho cambiato allenatore e mi trovo molto bene con Xavier Zabalo».
Una scelta importante considerando che il canadese è entrato nei 28 anni, quindi normalmente dovrebbe avere già un lungo passato: «Io però ho avuto solo due anni di tentativi per la classifica generale. Sono diventato professionista per gli standard odierni molto tardi, a 25 anni, quindi penso che ci sia ancora molto da fare, anche fisicamente. La prima parte è stata una grande curva di apprendimento, ed è lì che penso di essere migliorato di più, imparando a gareggiare in un grande giro, perché era una cosa nuova.
Il canadese sa sfruttare le sue doti in salita, ma vuole fare meglio come anche a cronometroIl canadese sa sfruttare le sue doti in salita, ma vuole fare meglio come anche a cronometro
Obiettivo, i mondiali di casa…
«Penso però – prosegue Gee – che anche fisicamente ci sia ancora parecchio da migliorare, soprattutto in alcune aree. Non mi pongo limiti. Penso che non ci sia un’area in cui sono palesemente carente, ma non c’è nemmeno un’area che sia il mio punto forte. Significa che ci sono piccoli margini di miglioramento praticamente in ogni disciplina della classifica generale».
Oltre il Giro, c’è un altro grande obiettivo all’orizzonte: i mondiali in casa e Gee sa che deve crescere anche come interprete di corse d’un giorno per onorare l’evento-vetrina nel suo Paese: «Mi sono sicuramente concesso di sognare un po’ più in grande, di inseguire obiettivi più ambiziosi. Il ciclismo canadese mi è molto caro e voglio raggiungere il livello che hanno raggiunto alcuni dei grandi corridori canadesi, come Mike Woods, Steve Bauer, Ryder Hesjedal. Sono una fonte di ispirazione per me e in un certo senso hanno fissato il punto di riferimento per dove voglio arrivare nella mia carriera».
Il Giro d’Italia lo affronterà per due volte nel giro di quattro giorni: quello degli uomini e poi quello delle donne. Su queste rampe, Giovanni Visconti conquistò la seconda maglia tricolore con una fuga irresistibile. Il Giro d’Italia Giovani U23 ne fece l’arrivo della prima cronometro individuale Real Time e ugualmente a cronometro Ganna ne approfittò per scavare un solco nel Giro del 2020, corso in ottobre a causa del Covid. A sfogliare il libro dei ricordi e il calendario dei prossimi eventi, il Muro di Ca’ del Poggio è lo snodo cruciale di un’antologia di bellissime storie.
Ca’ del Poggio è un Muro, ma anche un bike hotel e un ristorante che custodisce maglie preziose. Qui Alberto Stocco assieme a ContadorCa’ del Poggio è un Muro, ma anche un bike hotel e un ristorante che custodisce maglie preziose. Qui Alberto Stocco assieme a Contador
L’occhio lungo del Bruse
Raccontare come sia nata la sua leggenda è lo scopo di questo cammino a due voci: quella di Marzio Bruseghin e quella di Alberto Stocco. Il primo che lo scoprì da corridore, il secondo che fu capace di inventarlo e ancora adesso ne alimenta il mito. Siamo a San Pietro di Feletto, provincia di Treviso, fra Vittorio Veneto e Valdobbiadene. La pianura alle spalle, colline di filari tutto intorno e davanti le vette del Monte Grappa e del Monte Cesen.
«Una volta il Muro era una strada bianca – ricorda Bruseghin – si chiamava Via dei Pascoli. La prima volta, se non erro, fu fatta in gara nell’Internazionale Juniores di Solighetto. Ricordo che c’era ancora Ettore Floriani (grande appassionato di ciclismo, fondatore della Sc Solighetto, scomparso nel 2015, ndr). E mi ricordo che dissi a Stocco una frase che ancora oggi si ricorda: “Questo Muro diventerà la salita simbolo del Prosecco”. Una profezia che poi si è avverata sul serio.
«Era un momento di trasformazione, il ciclismo stava diventando molto più esplosivo. I muri cominciavano ad andare di moda, ricordo quello di Montelupone nelle Marche. A Ca’ del Poggio si combinarono il momento storico del ciclismo e la grande espansione del Prosecco. Poi devo dire la verità: la famiglia Stocco è stata bravissima a promuoverlo e credere anche nel ciclismo come veicolo d’immagine».
C’era anche Bruseghin al Giro del 2009 quando la carovana rosa affrontò per la prima volta il Muro di Ca’ del PoggioC’era anche Bruseghin al Giro del 2009 quando la carovana rosa affrontò per la prima volta il Muro di Ca’ del Poggio
La benedizione di Mosole
Alberto Stocco annuisce. Quella strada in salita è diventata celebre per un’intuizione e la lungimiranza di chi, di fronte al suo dubbio, gli suggerì di alzare l’asticella e puntare in alto.
«Fino al 2007 – racconta Stocco – la strada moriva all’entrata del ristorante. Quell’anno venne fatto un grosso lavoro da parte dell’amministrazione comunale e fu prolungata anche nella parte superiore, fino alla provinciale. Iniziarono a transitare le prime gare: Solighetto e poi San Vendemiano, in ordine di calendario. Mi era venuto in mente di chiamarlo il Dentino di Ca’ del Poggio perché Muro mi sembrava troppo, poi però ebbi la fortuna di incrociare Remo Mosole, che io chiamavo l’imperatore. E lui mi disse di puntare in alto e di chiamarlo Muro di Ca’ del Poggio. E così cominciò la storia.
«Ne ho creato un brand, abbiamo inventato un logo e quando nel 2009 passò per la prima volta il Giro d’Italia, il regista RAI Nazzareno Balani mi chiese se la salita avesse un nome e fu per questo che lo scrissero in sovrimpressione. Quando poi si trattò di fare la ricognizione sul percorso per la cartolina che mandavano in onda prima della diretta, proprio Bruseghin ribadì il concetto che questa salita sarebbe diventata il simbolo delle colline del Prosecco».
Alberto Stocco e il Muro di Ca’ del Poggio, teatro quest’anno di un doppio passaggio del Giro d’Italia: il 28 maggio gli uomini, il 31 maggio le donneAlberto Stocco e il Muro di Ca’ del Poggio, teatro quest’anno di un doppio passaggio del Giro d’Italia: il 28 maggio gli uomini, il 31 maggio le donne
Come il Grammont e la Redoute
Marzio aveva già capito tutto, anche se eravamo ancora agli albori del Muro di Ca’ del Poggio, come tutti quei corridori che viaggiando si guardano intorno e capiscono che cosa funzioni e che cosa no.
«Si è messo in moto il meccanismo giusto – spiega Bruseghin – porti le corse, la gente le vede e torna. Così la strada diventa un’immagine e un veicolo per il turismo. E’ come portare il grande evento in uno stadio nuovo e tanto bello. Quando la bellezza diventa pubblica, la gente torna per vederlo. Uno che passa di qua con la bici, deve fare Ca’ del Poggio. Come quando sei vicino al Muro di Sormano, oppure vai in Belgio e puoi fare il Grammont, il Qwaremont oppure la Redoute. Se hai passione per il ciclismo, non puoi farne a meno.
«A me qualche volta capitava di passarci in allenamento, ma non è che avessi le caratteristiche da ciclista esplosivo. E visto che c’erano delle varianti un po’ più morbide, di solito preferivo quelle (ride, ndr). Però ci sono passato nel 2009 col Giro d’Italia che arrivava a Valdobbiadene e l’anno dopo con il campionato italiano di Visconti. E’ un posto che attira. Anche lo slogan è azzeccato: dove il Prosecco incontra il mare. Perché se c’è la bella giornata, vedi fino al mare. Dal punto di vista scenografico è veramente bello, in mezzo a tutti i vigneti».
Fu Bruseghin, a sua volta produttore del suo Amets, a proclamare Ca’ del Poggio simbolo delle Colline del ProseccoFu Bruseghin, a sua volta produttore del suo Amets, a proclamare Ca’ del Poggio simbolo delle Colline del Prosecco
«Fino ad oggi – sorride Stocco – ho portato avanti questa promozione con grande passione. Trovo un terreno fertile, soprattutto ritengo che il ciclismo sia ancora un mondo in cui dai uno e ricevi dieci. Durante la giornata del Giro, riempiremo tutto il territorio. Perché questo evento crea indotto, crea turismo, interesse e visibilità. Tutti questi fattori messi insieme fanno sì che oggi quando si parla di Ca’ del Poggio si racconti la storia di un territorio. Che è quello che ci sta a cuore».
Mancano 80 giorni al passaggio del Giro d’Italia. Vi racconteremo l’avvicinamento attraverso le storie e gli scorci di questo territorio e i valori di questi uomini e queste donne. Il ciclismo è da sempre un enorme incubatore di idee, avere la capacità di riconoscerle può fare la differenza.
Stefano Garzelli sarà il commentatore tecnico della RAI accanto a Pancani. Una rarità il commento di chi il Giro l'ha vinto. Allora iniziamo a parlarne
Cetilar Nutrition conferma il proprio impegno nel grande ciclismo e sarà Official Nutrition Partner del Giro d’Italia anche per la corrente stagione 2026. Per il secondo anno consecutivo, dunque, il brand toscano specializzato in nutrizione sportiva affiancherà la Corsa Rosa, evento simbolo del ciclismo italiano e internazionale, rafforzando così un percorso iniziato con successo appena l’anno scorso.
Dopo il ritorno storico a Pisa nel 2025, che ha riacceso l’entusiasmo del pubblico con una cronometro attesa da oltre quarant’anni, Cetilar Nutrition si prepara a vivere un’altra annata da protagonista. L’obiettivo resta chiaro: supportare gli atleti impegnati in una delle competizioni più dure e affascinanti del calendario WorldTour, dove ogni dettaglio può fare la differenza.
Cetilar è stato official nutrition partner del Giro d’Italia 2025 e lo sarà anche quest’annoI prodotti Cetilar erano distribuiti alla partenza di ogni tappaCetilar è stato official nutrition partner del Giro d’Italia 2025 e lo sarà anche quest’annoI prodotti Cetilar erano distribuiti alla partenza di ogni tappa
Energia e recupero
La 109ª edizione del Giro d’Italia prenderà il via l’8 maggio dalla Bulgaria e si concluderà il 31 maggio a Roma, al termine di 21 tappe. Il percorso svilupperà 3.459 chilometri complessivi, con un dislivello totale che sfiora i 50.000 metri. Il tracciato sarà come al solito variegato e selettivo. Otto tappe di pianura si alterneranno a sette frazioni di media montagna e cinque di alta montagna, con sette arrivi in salita. E‘ prevista anche una cronometro individuale tra Viareggio e Massa: breve ma potenzialmente decisiva per la classifica generale.
Tra i momenti chiave più attesi va messo in evidenza il ritorno del Passo del Giau, che con i suoi 2.233 metri di quota sarà la Cima Coppi. Una salita iconica, assente da alcune edizioni, destinata a segnare in modo profondo l’economia della corsa.
Il Giro 2026 richiederà completezza assoluta. Le lunghe giornate ad alta velocità in pianura si sommeranno alle tappe esplosive sulle Dolomiti e agli sforzi prolungati sugli Appennini e sulle Alpi. In un contesto così denso e senza vere tappe “di recupero”, la gestione delle energie diventa centrale.
Cetilar Nutrition è fornitore ufficiale del team Bardiani CSF 7 SaberCetilar Nutrition è fornitore ufficiale del team Bardiani CSF 7 Saber
Il Giro-E, Next Gen e Woman
Recupero, resistenza e strategia nutrizionale saranno fattori chiave, tanto quanto la condizione atletica e la tattica di squadra. E’ in questo scenario che si inserisce il contributo di Cetilar Nutrition, con protocolli studiati per sostenere la performance, ottimizzare la durata dello sforzo e favorire il recupero muscolare giorno dopo giorno.
In qualità di Official Nutrition Partner, Cetilar Nutrition sarà attiva anche nei principali eventi collegati alla Corsa Rosa. Il percorso di avvicinamento inizierà l’8 marzo con la Gran Fondo Strade Bianche, per proseguire con Giro-E, Giro Next Gen e il Giro d’Italia Women, fino alla Gran Fondo Il Lombardia in programma a ottobre.
Lungo le strade del Giro d’Italia, il brand sarà inoltre al fianco del team Bardiani CSF 7 Saber, di cui è fornitore ufficiale, confermando un impegno concreto nel supporto al movimento delle squadre professionistiche.