DENIA (Spagna) – Quando si parla con un direttore tecnico, in questo caso il performance manager, di un team si riesce ad avere un quadro generale di come quello stesso team si muoverà in stagione. La volta scorsa abbiamo parlato con Matxin per quanto concerne la UAE Emirates, stavolta siamo andati in casa della Lidl-Trek. Qui il leader tecnico è Josu Larrazabal, preparatore basco dalla sensibilità unica nel sapere entrare nella testa degli atleti e anche nelle gambe (in apertura foto Lidl-Trek).
Da Ayuso a Milan, da Pedersen alla Balsamo, la squadra diretta da Luca Guercilena e dallo stesso Larrazabal si appresta ad affrontare una stagione importantissima. Inutile nascondere che gli obiettivi sono davvero giganti. Inizia, tra l’altro, anche un nuovo triennio WorldTour. Il mercato è stato sostanzioso, non ultimo l’arrivo di Derek Gee e con la Visma – Lease a Bike che perde uno dei suoi leader, Simon Yates, ecco che la Lidl-Trek può davvero diventare l’anti-UAE.


I pistard italiani
Il primo argomento gettato sul piatto riguarda i nostri atleti, in particolare i tre pistard e sprinter delle due Lidl-Trek, quella maschile e quella femminile. Ci riferiamo, ovviamente, a Jonathan Milan, Simone Consonni ed Elisa Balsamo. Quest’anno inizia la qualificazione olimpica, va da sé che il mix asfalto-parquet torna centrale.
«Certamente – attacca Larrazabal – il pass olimpico è qualcosa di cui teniamo conto e a cui teniamo anche come squadra per il blasone che ci dà. Nel costruire i programmi lo facciamo sempre insieme alla vostra Federazione. Tra poco, a febbraio, c’è l’Europeo, poi le prove di Coppa del Mondo sono dappertutto. Si deve girare per tutto il pianeta e dobbiamo trovare l’equilibrio con la strada. La qualifica inizierà soprattutto partendo dal mondiale però. E sarà importante fare un po’ di punti soprattutto lì».
Negli ultimi anni Larrazabal e la nostra Federazione hanno dialogato, Salvoldi e Bragato in primis, ma anche Villa, gli interlocutori principali. Il tutto va poi mescolato con i programmi e le richieste degli atleti. Anche Larrazabal, insomma, ha il suo bel “Tetris” da fare. Anche perché i tre atleti in questione sono tutti fortissimi, tutti medagliati olimpici e iridati e vanno gestiti al meglio.
«Non saprei dire chi tra di loro è più attaccato alla pista, perché sono davvero appassionati. Forse però dico Simone (Consonni, ndr), perché fa anche più gare durante l’anno, ogni tanto fa anche qualche “Sei giorni”… anche se non sono più sei giorni. In più va detto che rispetto a lui, Elisa e Jonny hanno obiettivi importanti su strada, mentre Consonni ha un ruolo che gli permette di girare maggiormente sul parquet e far diventare la pista anche un extra allenamento, con qualche blocco di lavoro specifico. Forse è proprio questo aspetto che condiziona la mia percezione».


L’arrivo di Ayuso
E’ però Juan Ayuso il vero terremoto (in positivo) del 2026. Il talento spagnolo modifica e incide moltissimo sui piani della Lidl-Trek. Prima la squadra tedesca andava ai Grandi Giri con intenti specifici: conquistare tappe e maglie a punti. Nel 2025 le hanno vinte tutte e tre: Pedersen al Giro d’Italia e alla Vuelta e Milan al Tour. Pertanto le formazioni erano fatte con un determinato criterio. Ora le cose cambieranno. Anche perché l’investimento Ayuso è di quelli grossi, grossi. Si parla di 2 milioni l’anno per cinque stagioni.
«Juan è un corridore che ti cambia la squadra – continua Larrazabal – Hai un ciclone. Lui e Skjelmose hanno fatto un anno eccezionale, sono competitivi dall’inizio alla fine, dall’UAE Tour fino al Lombardia».
Larrazabal sposta subito il discorso sull’organizzazione del team, aspetto cruciale secondo il suo punto di vista: «Tante volte facciamo la doppia se non tripla attività e con due leader fai fin dove puoi. Adesso ne abbiamo un terzo e questo inizia a moltiplicare le opzioni per noi. Faccio un esempio: andiamo con Skjelmose alla Parigi-Nizza e Ciccone alla Tirreno-Adriatico come abbiamo fatto l’anno scorso, ovunque andrà Juan saranno già almeno in due leader. E in quelle situazioni di corsa, quando hai due corridori di quel livello, come squadra sei già messo in un’altra situazione. Poi ovviamente Juan ha fatto vedere che a crono va fortissimo, che nelle classifiche generali va bene e allora aggiungiamo anche del potenziale, non solo un corridore in più. Ayuso ha un potenziale altissimo e siamo veramente motivati».


Un lavoro certosino
Ayuso è un talento cristallino e non si discute, però ha uno spigolo: il suo carattere, la sua forza e il suo limite al tempo stesso. Che poi è quello che lo ha fatto rompere con la UAE. Un carattere così forte va gestito ed è questa probabilmente la sfida maggiore di Larrazabal e Guercilena.
«Ditemi però chi tra i grandi leader non si arrabbia?». Noi ribattiamo che Ayuso però si arrabbia un po’ di più. Allora Larrazabal continua. «Magari lo hanno fatto arrabbiare! Si parte sempre da zero. Non possiamo giudicare, non sappiamo cosa c’è dietro. È successo più di una volta. Corridori che arrivano da una squadra circondati da voci: “hai sentito”, “hanno detto”… No, la realtà è che ti trovi un’altra persona di fronte. Ora siamo noi, lui Ayuso e l’ambiente in cui ci troviamo. Sono sicuro che vedremo un altro Juan. Sull’Ayuso che ho conosciuto negli ultimi due mesi, non ho niente da dire. Stiamo creando un rapporto come quello che abbiamo con Ciccone, con Skjelmose o Pedersen».
«Ovvio che sono corridori esigenti: staff, materiali, tattiche, atleti che puntano sul dettaglio. Ma, ragazzi, siamo anche abituati a tutto ciò. Abbiamo avuto Cancellara, Degenkolb, Contador, Nibali… non siamo nati due giorni fa».
Intanto Ayuso si sta integrando bene. Sembra aver legato subito con due dei leader di questo gruppo, Mads Pedersen, manco a dirlo, e Giulio Ciccone, con il quale Ayuso aveva un ottimo rapporto già prima di cambiare squadra. I due parlottavano spesso in gruppo. «Secondo me – aggiunge Josu – anche perché sono culturalmente vicini. Anche Verona e Bagioli gli sono vicini. Insomma quelli con cui correrà di più».


Nel motore di Juan
Larrazabal è soprattutto un tecnico però. Okay la serenità psicologica, ma per sfidare Pogacar e compagnia bella serviranno soprattutto le gambe. Tante gambe. In quanto a numeri Ayuso non è lontano, ma un gap c’è ed è innegabile.
«Ci credete – spiega il basco – se vi dico che da quando lo abbiamo preso non ho guardato ancora un dato di Ayuso? Certi numeri, certi aspetti così strettamente tecnici li ha in mano il suo allenatore, Aritz Arberas.
«Hanno fatto il piano dell’anno. So che sta crescendo e quest’anno ha fatto ancora un passo rispetto all’anno scorso. Tutto ciò mi ricorda quando prendemmo Milan. Mi dissero: “Josu vuoi l’accesso ai dati di Jonathan?” No, non mi serve, risposi. Milan vince le corse e so come le vince. Che dato devo vedere? Qua non è il dato, qua è la corsa. Juan ha battuto Ganna a crono. Ha vinto in salita contro grandi campioni. Per questi aspetti ci sono allenatori che stanno già sul pezzo. Io devo gestire altre cose di Juan: il suo adattamento alla squadra, il suo programma, il suo piano dell’anno, i ritiri, il performance team che lo segue. Il mio incarico è quello di coordinare tutto il lavoro che c’è intorno a lui: nutrizionista, psicologo, dottore, direttore, allenatore».


Una Lidl-Trek in crescita
L’ultimo aspetto menzionato da Larrazabal ci è parso fondamentale. Ci dà un quadro d’insieme del suo lavoro e di quello del team. «Coordinare lo staff tecnico del ragazzo». Ma di leader in Lidl-Trek ce ne sono diversi. E allora forse il ruolo più delicato di Larrazabal (e anche di Guercilena) è quello di trovare l’equilibrio fra i campioni.
Pedersen, che appare davvero il leader numero uno se non altro per il suo carisma, è stato molto chiaro quando c’è stato da spartire i grandi appuntamenti con Milan. Tuttavia sa mettersi a disposizione e pretende (giustamente) supporto quando serve. Parole chiare, obiettivi ben segnati a inizio stagione e così si procede.
Sarà più delicata la convivenza fra Skjelmose e lo stesso Ayuso, però viste le sfide a cui sono chiamati probabilmente sarà la strada a decretare leadership e quant’altro. Devono sfidare Pogacar, Vingegaard e Remco nelle maggiori gare a tappe e anche in qualche classica. In questo gioco di equilibri potrebbe avere un ruolo cruciale Ciccone, che è si chiamato fuori dalle classifiche per i Grandi Giri, ma è uno di sostanza, che sa fare gruppo ed è anche un leader riconosciuto.
E poi c’è la lunga lista dei battitori liberi a cominciare da Quinn Simmons a Lennard Kamna, dato in ripresa. Da Andrea Bagioli all’astro nascente Albert Philipsen, senza dimenticare un corridore di una sostanza mostruosa, poco appariscente magari, ma sempre presente quando serve: Toms Skujins.
«Siamo consapevoli di essere chiamati a grandi sfide – conclude Larrazabal – ma come detto non è la prima volta che abbiamo tanti campioni e con caratteristiche tanto diverse. Quel che posso dire è che possiamo vincere, magari anche il Tour, ma certo non il primo anno. Il nostro è un progetto al lungo termine e abbiamo il vantaggio che i nostri leader sono giovani. Ma per vincere le grandi corse non basta che sia forte il leader, tutta la squadra deve crescere».
La grande sfida insomma è appena iniziata.