Giulio Ciccone

Anno nuovo, Ciccone nuovo. Giri addio, solo classiche e tappe

01.01.2026
6 min
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DENIA (Spagna) – Tocca a Giulio Ciccone aprire l’anno di bici.PRO e speriamo che sia di buon auspicio per lui e per tutti i corridori italiani. L’abruzzese della Lidl-Trek ci è parso subito concentrato e determinato per quello che abbiamo potuto osservare. Per dire: prima di uscire in bici aveva chiesto all’espertissimo meccanico Giuseppe Archetti l’altezza della sella, ma poi ha voluto verificarla di persona e alla fine se l’è fatta abbassare di un millimetro e mezzo. Una quota che solo con gli strumenti super precisi dei meccanici del WorldTour si riesce a ottenere.

Con Giulio si parla del suo 2025 e soprattutto di quello che verrà. Perché, a quanto pare, il 2026 potrebbe essere un anno di svolta. Forse quello definitivo in cui Ciccone dirà basta alla classifica generale nei Grandi Giri. Nonostante tutto ne farà due. Il discorso, dunque, è già piuttosto intrigante.

Giulio Ciccone
Un meticolosissimo Ciccone (classe 1994) ricontrolla le misure della bici che Archetti, il meccanico, gli ha appena montato
Giulio Ciccone
Un meticolosissimo Ciccone (classe 1994) ricontrolla le misure della bici che Archetti, il meccanico, gli ha appena montato
Giulio, come archiviamo il 2025?

Come una stagione positiva. Ovviamente con qualche alto e basso, però diciamo che i bassi sono stati pochi. Il maggiore è stata la caduta al Giro d’Italia e solo per questo non sono riuscito a chiudere il cerchio del risultato. Per il resto, in tutte le altre gare sono riuscito a fare più o meno quello che volevo.

C’è una tua frase che ci ha colpito: «Nei Grandi Giri arriva un giorno in cui il mio fisico non recupera più». Cosa vuol dire questa consapevolezza? Ti fa chiudere definitivamente il capitolo delle classifiche nei Grandi Giri?

Più o meno è così. Però prima voglio dire la verità sul Giro d’Italia. Quest’anno mi girano un po’ le scatole perché sono stato messo fuori da una caduta a Gorizia, tra l’altro stupida. Ancora una volta la sfortuna, qualcosa che non posso controllare, mi ha fermato. Stavo attraversando da qualche settimana la mia miglior condizione di sempre. Arrivavo dal podio alla Liegi-Bastogne-Liegi, dalla vittoria al Tour of the Alps e anche al Giro stavo andando nella direzione giusta. Avevo superato l’ostacolo della crono. Insomma, uscire così mi ha bruciato e avrei voluto vedere davvero come sarebbe andata.

Comprensibile…

Quella frase l’ho detta durante la Vuelta, quando arrivavo da una condizione già alta da diverse settimane. Era tutta l’estate che, tra Burgos e San Sebastian, avevo tirato troppo la corda. Durante la Vuelta è arrivato il momento in cui ho sentito il down. In un Grande Giro, a meno che non sia il primo appuntamento stagionale, il mio fisico non è fatto per tenere tre settimane a quei livelli. E’ una mia caratteristica. Ci sono corridori che nelle tre settimane si esaltano, io invece devo essere al mille per mille e fresco apposta per quell’evento. Se non lo sono, vado un po’ giù.

Il 2025 di Ciccone è stato eccellente come risultati: 1° a San Sebastian (in foto), una tappa alla Vuelta Burgos, una al Tour of the Alps e piazza d’onore alla Liegi
Il 2025 di Ciccone è stato eccellente come risultati: 1° a San Sebastian (in foto), una tappa alla Vuelta Burgos, una al Tour of the Alps e piazza d’onore alla Liegi
Quest’anno la squadra è ancora più ricca di campioni, su tutti l’arrivo di Juan Ayuso. Come cambiano gli equilibri?

Ogni anno la struttura diventa sempre più grande. Ora siamo davvero una delle squadre più forti e complete, quindi è normale avere tanti corridori e tanti leader. Nel mio caso, però, la situazione è abbastanza semplice.

Perché?

Perché tirandomi fuori dal discorso della classifica generale, soprattutto nei Grandi Giri, rendo tutto più semplice. Darò il mio supporto e allo stesso tempo avrò le mie occasioni: tappe, corse di una settimana o gare di un giorno. In alcune corse, come il Tour de France, so già che il mio ruolo sarà di supporto ad Ayuso. Nelle Ardenne, invece, partiremo con due opzioni di leadership. E’ già successo in passato e ormai quasi tutte le squadre partono con due capitani. Sotto questo punto di vista sono tranquillo.

E si percepisce…

Anche perché non devo più pensare alla classifica generale e posso viverla con più serenità. Non ho lo stress di essere il leader che deve pensare a tutto il gruppo. Il leader non è solo quello in gara, ma deve gestire tante dinamiche interne alla squadra. Senza contare che deve stare lì davanti a limare ogni giorno, anche quando invece magari si potrebbe staccare o mettersi dietro. Questo conta tantissimo.

A proposito di gruppo: sei stato tra quelli che hanno accolto di più Ayuso, insieme a Pedersen. Lo hai aiutato a inserirsi?

Sì, è vero. Con Juan ho sempre avuto un buon rapporto. Quando ho visto la notizia del suo arrivo sono stato contento da subito, non ho provato fastidio. Ho appoggiato immediatamente l’idea della squadra. Con il mio nuovo programma è ancora meglio. Penso che Ayuso abbia bisogno di compagni forti che lo supportino nel progetto di vincere un Grande Giro e io mi sono messo a disposizione. Questo non significa ridimensionarsi o tirarsi indietro: semplicemente ho spostato i miei obiettivi su altre gare, restando comunque a supporto della squadra.

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Ayuso e Ciccone avevano un buon rapporto già prima che lo spagnolo arrivasse alla Lidl-Trek
Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Ayuso e Ciccone avevano un buon rapporto già prima che lo spagnolo arrivasse alla Lidl-Trek
Questo nuovo programma inciderà anche sulla preparazione?

Sicuramente qualcosa cambia, soprattutto nell’avvicinamento al Giro e nella prima parte di stagione. Prima il calendario era impostato in funzione della corsa rosa, passando dal Tour of the Alps. Quest’anno invece ho la possibilità di fare tutte le Ardenne. Cambierà l’avvicinamento e forse qualcosa negli allenamenti, ma in generale il mio modo di lavorare resterà lo stesso. Non voglio stravolgere il sistema.

Come mai?

Perché l’anno scorso al Giro d’Italia sono arrivato con la condizione che volevo. Come ho detto la mia migliore di sempre. E vorrei arrivarci anche quest’anno.

Gruppo giovane: chi potrà essere la sorpresa?

Albert Philipsen – dice Ciccone senza indugio – Quest’anno farà un bello step. Già a fine stagione scorsa ha dimostrato che c’era. Se lavora bene, senza pressione, farà un altro grande passo avanti. In questi giorni di ritiro ho notato anche la Devo. Abbiamo tanti giovani interessanti.

Giulio Ciccone
Bello il discorso che ha fatto Ciccone riguardo alla Lidl-Trek: squadra che cresce nel blasone degli atleti e lui che saprà essere leader e aiutante (foto Instagram)
Giulio Ciccone
Bello il discorso che ha fatto Ciccone riguardo alla Lidl-Trek: squadra che cresce nel blasone degli atleti e lui che saprà essere leader e aiutante (foto Instagram)
Parliamo di Giro 2026: c’è una tappa che ti intriga?

Ce n’è più di una. Sicuramente l’Abruzzo: per un abruzzese è sempre speciale. Poi si torna sul Blockhaus. A dire il vero non ho grandi ricordi lì, ogni volta che ci siamo arrivati ho sempre preso delle belle sberle, quindi è inutile fare piani. Però non nego che correre vicino a casa esalta le motivazioni.

Prima di uscire in allenamento ti abbiamo visto lavorare sulla bici: hai ritoccato qualcosa?

Sto lavorando esattamente con la stessa posizione con cui ho finito la scorsa stagione. Quel millimetro che avete visto quella mattina era solo un controllo sulla bici nuova. Ricontrollo sempre le misure e voglio che sia perfetta come quella di casa. Già ho avuto i miei bei problemi al soprassella e dunque ci vado coi piedi di piombo.

E delle nuove ruote Bontrager con profilo alto e canale largo cosa ci dici?

Mi sembrano un bel passo avanti. Ho avuto ottime sensazioni e mi sembrano decisamente più veloci.