Serata storica: Ganna si prende il record dei record

08.10.2022
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«L’unico momento veramente difficile – dice Ganna – sono stati gli ultimi 10 minuti. Pregavo che finissero perché veramente non ce la facevo più. Era un continuo pensare: “Dai che sono gli stessi sforzi che fai quando fai i lavori di forza in pista con i ragazzi”. E invece era più lungo. Avere vicino gli amici è stato importante. Però loro erano a far festa, io ero lì a faticare».

Boardman abbattuto

Cominciamo dalla fine e speriamo ci scuserete l’orario. Filippo Ganna ha triturato il record dell’Ora e lo ha riportato sotto lo stesso ombrello. Nessuna distinzione fra quelli ottenuti sulle bici troppo futuristiche e quello di Merckx. Sulla sua Pinarello sicuramente ipertecnologica ma dalle geometrie classiche, il piemontese ha scavalcato Bigham e poi ha puntato Boardman. A un certo punto ha messo nel mirino anche i 57 chilometri, ma ha capito presto che non fosse il caso. La nuova misura è di 56,792 chilometri e adesso andate pure a prenderlo.

Il finale è al fulmicotone: Ganna è stanco, ma il record dei record è nel mirino
Il finale è al fulmicotone: Ganna è stanco, ma il record dei record è nel mirino

Come Merckx e Wiggo

Merckx scese di sella e disse che non ci avrebbe mai più provato, Coppi in precedenza disse più o meno lo stesso.

«Sono d’accordo con entrambi – sorride sfinito – almeno finché qualcuno non lo batterà, una cosa che credo accadrà. La tecnologia fa aumentare sempre più le distanze. Ma in quel caso farò come Wiggins, lo proverò a fine carriera. Negli ultimi dieci minuti non riuscivo a trovare una posizione confortevole, continuavo a spostarmi.

«E nel mentre dicevo anche: “Dai che tanto domani non la tocchi”. Domani giorno libero, più che altro in furgone per arrivare su in Francia, a Parigi. E alla sera magari, una sgambatina si farà per sciogliere la fatica di oggi. Alla fine ho avuto un bel dolore anche al soprasella e non vedo l’ora di farmi la doccia. Tutto il vino che mi hanno versato addosso inizia a bruciare…».

Ultimi giri, ancora sotto i 16″: Villa lo incita
Ultimi giri, ancora sotto i 16″: Villa lo incita

Tre scenari possibili

C’era uno schema concordato con Villa e con Cioni. Pippo sarebbe andato in modo più conservativo per i primi 30 minuti e poi passando davanti a Villa, sarebbe stato lui a indicargli la tabella da seguire. Tre scenari. Uno era una scommessa: i 57 chilometri. Le altre due erano molto più abbordabili: il record di Bigham e quello di Boardman.

Ganna è partito cauto. Poi inesorabilmente ha iniziato ad abbassare il tempo sul giro. E forse a un certo punto ha spinto troppo sul gas. Al punto che Villa prima si è esaltato e poi a un certo punto, vista la flessione nel finale, ha provato a dirgli di calare, ma non c’è stato verso che lo facesse. Anzi, a un certo punto Pippo gli ha fatto cenno di sì col pollice, che avrebbe puntato ai 57 chilometri.

«In realtà – sorride – non ho aspettato la mezz’ora perché mi sentivo bene e così sono partito prima. Forse ho esagerato, l’ho un po’ incasinata. Si poteva rimanere fedeli al programma, perché poi alla fine s’è trattato di stringere davvero i denti. A un certo punto ho pensato davvero di poter andare per i 57, ma è durata poco. E mi sono detto: “Stai buono Filippo, mancano 12 giri, pensa ad arrivare in fondo”».

La mano sul cuore davanti al suo pubblico: il Top Ganna Club gli è stato vicinissimo
La mano sul cuore davanti al suo pubblico: il Top Ganna Club gli è stato vicinissimo

I rapporti giusti

Sta seduto a un metro di distanza. Gli hanno consegnato il cartello con la misura e un orologio Tissot, sponsor dell’evento e di questo velodromo svizzero che spunta in mezzo al nulla, in un paese che in apparenza altro non ha, se non la tradizione orologiaia.

«All’inizio la partenza è stata secondo i piani – racconta – avevo in mente di battere Daniel (Bigham, ndr) anche solo di un metro. Quando verso metà corsa ho sentito che la gamba c’era, ho provato a spingere e cercare di fare il record più alto che si poteva. Non pensavo, ma gli ultimi 15 minuti sono stati veramente faticosi. Alla vigilia si era ragionato sul rapporto. Abbiamo fatto una prova, ho voluto provare il 65 e anche il 66. Non nascondo che nella prima mezz’ora un dente in più mi avrebbe fatto comodo. Ma alla fine ho pensato che sarebbe stato meglio averne due in meno. Per cui credo che abbiamo azzeccato perfettamente ogni scelta. Quando con la mia squadra puntiamo un obiettivo, facciamo tutto al 110 per cento».

Sassolini dalle scarpe

Intorno iniziano a saltare fuori birre. Lombardi è al settimo cielo, Villa racconta e Cioni lo stesso. La tensione negativa dei mondiali si è sciolta al chiuso di questa famiglia allargata che del campione è rifugio, motivatrice, carburante.

«Io non pensavo neanche di arrivare fino a qua – dice – sapevo che potevo arrivare ai 56, ma già sui rulli stamattina, durante il riscaldamento, riuscivo a tenere i valori che invece non avevo ai mondiali. C’è voluto coraggio a venire qua dopo quella giornata storta? Probabilmente sì, non è stato un periodo semplice. La stagione non è ancora finita, ma dopo i mondiali non toccherò la bici per almeno un mese. La riprenderò al primo ritiro con la squadra e l’anno prossimo cercheremo di prendercela più tranquilla, puntando magari un po’ più forte sugli obiettivi che ci porremo. A chi la dedico? A me stesso. Quando ne hai tanti contro, non è facile. Ma poi è anche più bello farli stare zitti».

Soglia del dolore intorno ai 35′: Ganna punta al top

08.10.2022
5 min
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Ormai ci siamo. Ganna è di ottimo umore. Nemmeno parlerebbe del record dell’Ora, scherza, ma ci siamo noi a fargli le domande e lui non si nasconde. Racconta. Approfondisce per quello che può. Coinvolge. Ma soprattutto non fa mai venire meno la sua grande concretezza.

«Se andrà bene ma non benissimo – sorride – il record finirà fra le vittorie importanti. Se andrà molto bene, allora mi sentirò più vicino ai grandi del ciclismo che lo hanno ottenuto, come Moser. E se invece andrà male, sarò stato un altro italiano che ci ha provato 40 anni dopo. Ma le Olimpiadi restano il punto più alto della mia carriera. Il quartetto è stato speciale, vincere insieme è meglio che farlo da solo. Come nella vita, insieme si può fare la differenza».

La pista di Grenchen è stata il teatro anche del record di Bigham: ora tocca a Ganna
La pista di Grenchen è stata il teatro anche del record di Bigham: ora tocca a Ganna

Con il 65×14

Manca davvero poco. Abbiamo parlato del test sui 35 minuti a Montichiari e della partecipazione al suo sforzo dei compagni di nazionale. E ora che il tempo stringe e Pippo dice che trascorrerà le ore subito prima probabilmente a letto, è il tempo di dare un po’ di dettagli.

«Abbiamo rinviato la scelta del rapporto all’ultimo momento e dopo vari test. Io avrei voluto usare il 66×14, ma alla fine abbiamo scelto il 65×14 perché durante il record andrò con una frequenza di pedalata più vicina a quella di una gara su strada, quindi intorno alle 96 pedalate. E avere un rapporto un po’ più agile potrebbe aiutarmi se dovessi avere qualche difficoltà».

La preparazione della catena eseguita dai tecnici Muc-Off (Ineos Grenadiers)
La preparazione della catena eseguita dai tecnici Muc-Off (Ineos Grenadiers)

La soglia dei 35 minuti

Perché il momento può venire e anzi verrà quasi sicuramente. Bisognerà vedere in che modo il campione riuscirà a farci i conti.

«E’ uno sforzo completamente differente – spiega – rispetto a quello di un inseguimento o di qualunque altra prestazione. All’inizio vorresti spingere di più perché vorresti andare oltre. Poi arrivi al punto che cominci a soffrire. Avevo già fatto un test di mezz’ora due anni fa e alla fine ero completamente distrutto. Lunedì invece l’ho finito facilmente e questo mi fa davvero bene al morale e mi sono detto che sono pronto per un’ora. Ma chissà, magari se avessi continuato, il minuto dopo sarei scoppiato. Ho intenzione di seguire quello che mi diranno da bordo pista, con l’obiettivo di soffrire meno all’inizio per essere il più stanchi possibile alla fine».

Il test svolto lunedì scorso sui 35 minuti ha confermato a Ganna che i valori sono buoni (Ineos Grenadiers)
Il test svolto lunedì scorso sui 35 minuti ha confermato a Ganna che i valori sono buoni (Ineos Grenadiers)

L’aiuto della banda

Che cosa significhi girare per un’ora in pista è difficile da dire e probabilmente l’unica soluzione potrebbe essere provarci o ascoltare stasera il racconto di Ganna.

«La parte più difficile sarà mantenere la posizione giusta per un’ora – spiega – per risparmiare energia. I muscoli posteriori della coscia soffriranno di più. Sulla strada, puoi smettere di pedalare una volta ogni tanto, durante il record no. Il quadricipite è il muscolo che quando pedali lavora di più, ma quando è stanco inizi a compensare con altri muscoli che sono meno allenati e a quel punto rischi di finire con i crampi. Di solito quel momento di svolta c’è fra i 35-40 minuti. A quel punto devi cambiare modo di pensare, staccare la spina, dimenticare il dolore e pensare solo al respiro. Credo molto nelle persone intorno a me, nel supporto che mi daranno. L’ho visto quando ho provato a Montichiari e i ragazzi intorno hanno cominciato a fare gli idioti e questo mi ha aiutato tanto. Siamo una famiglia, ci aiutiamo nelle nostre prestazioni».

Si corre a Grenchen per le condizioni ambientali creabili nel velodromo
La scelta di Grenchen per le condizioni ambientali creabili nel velodromo

Il record dei record

Ci sarà anche il suo amico Thomas, a mettere la musica. Ridendo Ganna dice che hanno dovuto rivedere la sua playlist e optare per qualcosa di più tranquillo che non offenda il pubblico più educato del velodromo di Grenchen.

«La scelta della pista – dice – è stata fatta per la sua velocità e per ragioni atmosferiche che non riesco a spiegare bene. Non ho voluto farlo in altura per non avere accanto al mio nome un asterisco. Grenchen è stata il teatro del mio debutto in Coppa del mondo, ho dei bei ricordi e vedendo il record di Bigham, la scelta è giusta. Dan ci ha aiutato tanto per studiare il giusto pacing (ritmo di pedalata, ndr). Ha fatto un lavoro speciale per sé e per me.

«Un record ragionevole sarebbe fare un metro più di lui, il sogno è fare il record dei record. Dietro questo progetto c’è un super team, io cerco di non pensare a nulla. Lavorano tutti per me, mi offrono le migliori soluzioni e a me non resta che spingere sui pedali il più forte possibile. Giovedì sera eravamo a cena e Cioni e gli altri si sono alzati di colpo perché avevano una riunione. Poi sono tornati a tavola. C’è dietro un lavoro speciale, per essere certi che sia tutto a posto».

La nuova Pinarello Bolide F Hr ha preso forma fra le mani dei tecnici (Ineos Grenadiers)
La nuova Pinarello Bolide F Hr ha preso forma fra le mani dei tecnici (Ineos Grenadiers)

Nove chili d’amore

Infine la bici, la Pinarello, la Bolide F Hr creata per l’occasione. Ridendo dice che è più pesante, ma che su pista questo non fa grande differenza. Nei giorni scorsi, ha ammesso che dopo il Tour non avesse poi una gran voglia di provare il record. Ma quando Pinarello gli ha mostrato l’ultima arrivata, per lo stupore non ha potuto che accettare la sfida.

«Nove chili sono tanti – sorride – e può anche darsi che nei primi giri la senti un po’ lenta. Quando però arrivi alla velocità giusta, lei vola sulla pista. Perché pesi così tanto non so dirlo, onestamente. Probabilmente Fausto ci ha messo dentro tanto amore».

Sarà un’Ora molto rock, parola di Scartezzini

07.10.2022
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Mercoledì a Montichiari hanno fatto le prove generali con due quartetti, poi gli azzurri hanno continuato ad allenarsi per i mondiali. Come anticipato da Marco Villa, la partenza dei ragazzi per la Francia avverrà domenica mattina, all’indomani dell’Ora di Ganna (in apertura immagine Instagram/Ineos). Scartezzini racconta queste settimane non troppo diverse dal solito, con Pippo diviso fra il record e l’inseguimento, eppure non eccessivamente in pensiero.

«E’ tutto normale sinceramente – dice il veronese – conosciamo bene Pippo. Lunedì ha fatto la sua prova e poi da martedì ha lavorato con noi, non si pensava neanche al record dell’Ora. Non è cambiato niente, sinceramente, non pensava a quello che deve fare. Io sono in camera con lui, ma non è che sia lì a farsi mille pensieri. Parliamo di tutt’altro, non mi dice che deve fare la posizione, la tecnica, la tattica, girare. No, è molto sereno su quel lato».

Ai mondiali del 2021, Scartezzini e Consonni presero l’argento nella madison
Ai mondiali del 2021, Scartezzini e Consonni presero l’argento nella madison
Niente di strano?

Insomma, niente di particolare. Tranne che gli arrivano 1.000 interviste da fare da parte di varie testate importanti, ma quello è un altro discorso. Come pressione non ha niente, diciamo.

Come sta il quartetto azzurro?

Ci arriviamo con tre corridori sicuramente forti. Pippo, Milan e Manlio Moro. E poi Lamon. Anche se prima magari si poteva discuterlo, mercoledì in prova ha tirato fuori la grinta. Non lo dico perché sono suo amico, ma proprio perché l’altro giorno mi è piaciuto. Quindi abbiamo quattro nomi buoni. Poi c’è il solito discorso di come ci si arriva.

Moro 2022
Manlio Moro è uno dei nuovi possibili innesti del quartetto dopo gli ottimi europei di Anadia
Moro 2022
Manlio Moro è uno dei nuovi possibili innesti del quartetto dopo gli ottimi europei di Anadia
Cioè?

Prendiamo Milan, per esempio, arrivato dalla gara a tappe in Croazia. Ha fatto due giorni di recupero e quando ha provato a fare la prova gara, si lamentava perché non andava. Era normale che fosse così, non era il fatto che non andasse, ma doveva assimilare del tutto la gara su strada. Infatti poi in prova è andato forte.

Ci parli della reazione di Lamon?

Si continuava a criticarlo, perché magari non era più lo stesso di Tokyo. Invece mercoledì “Lemon” ha fatto una bella prova e forse s’è anche ripreso la fiducia che agli europei gli era mancata. Quindi secondo me, quest’anno c’è un bel quartetto.

La prova sui 35′ si è svolta lunedì, poi Ganna ha ripreso il lavoro per i mondiali (foto Instagram/Ineos Grenadiers)
La prova sui 35′ si è svolta lunedì, poi Ganna ha ripreso il lavoro per i mondiali (foto Instagram/Ineos Grenadiers)
E Scartezzini dove lo mettiamo? 

Nella madison assieme a Consonni. L’altro giorno Pippo ha fatto la battuta a Villa, dicendogli: «Sta attento, quest’anno che la stiamo preparando, sarà l’anno che fanno il flop». Con Simone ci siamo allenati bene settimana scorsa, martedì abbiamo fatto un altro bell’allenamento intenso, domani (oggi, ndr) ne abbiamo un altro. Arriviamo al mondiale avendola preparata e dopo aver girato un bel po’ insieme. L’anno scorso invece non avevamo preparato niente, sono sincero. Il discorso è che lavoriamo molto di più sul quartetto e poi le gare di gruppo sono una conseguenza. Invece quest’anno, Consonni ed io stiamo facendo più cose mirate. La gara di gruppo è diversa.

Per cui, riepilogando?

Ho la madison e mi piacerebbe anche fare la corsa a punti. Però vediamo. La settimana scorsa ero alla Tre Giorni di Aigle e pensavo di andare forte, invece c’è stato una giornata proprio no. Non mi era mai successo, però il giorno dopo mi sentivo già molto meglio. Ho analizzato e capito cosa potrebbe essere mancato, quindi non mi sono neanche allarmato. Infatti questa settimana a Montichiari sentivo di andare forte. Quindi, come pensavo, sto arrivando molto in crescita.

Dopo averla corsa a Roubaix nel 2021, Scartezzini riproverebbe volentieri la corsa a punti
Dopo averla corsa a Roubaix nel 2021, Scartezzini riproverebbe volentieri la corsa a punti
Come sarà sabato fare il tifo per Pippo? 

Io faccio molto il vago, anche perché non so realmente quali saranno i programmi. Lui mi ha chiesto più volte se ci sarò, ma non ho saputo ancora cosa rispondergli. Poi magari, quando ci vede tutti lì, secondo me lui si libera ed è più tranquillo. Ma la prova di lunedì dice tanto. Ha fatto 35 minuti e ci siamo accorti che più siamo ignoranti a bordo pista, più lui si gasa. Quindi mettevamo la musica che dicevamo noi, visto che a lui piace. Perciò, quando e se magari ci vedrà tutti lì, anche con il suo amico che mette la musica, il supporto sarà forte e a lui questo darà tanto.

Tu lo faresti mai un record dell’Ora? Ti ci vedi per un’ora in pista a girare?

Allora, l’altra sera eravamo lì che lo guardavamo e dicevo: «Cavoli, sembra anche facile per come sta girando». Poi ho pensato al rapporto che aveva e mi sono detto che a girarlo mi verrebbe un gran mal di gambe. Anche ad andare regolari e provarci a farlo da fresco, farei fatica a girarlo. Perciò portarlo a quel ritmo… Ci siamo guardati con Lamon e ho detto che io non credo proprio che mi metterei a farlo.

Che rapporto aveva?

Davanti non so perché continuavano a cambiare, dietro aveva il 14. Ma non è tanto il rapporto. Vedi la pedalata e sembra che sia normale, poi vedi il tempo e capisci che sta girando proprio forte. Quindi capisci che non è un rapportino, ma un rapportone. E un conto è girare a 40 all’ora, un altro farlo a 60. Eppure lo guardi e sembra che sia facile. Gli ho visto fare un centinaio di giri e ho pensato che deve essere proprio una rottura di scatole. Non so a cosa si possa pensare in quelle fasi, neanche provo a immaginarlo. 

Ha provato in assetto da record, quindi col body giusto e tutto il resto? 

Ha provato tutto come dovrebbe essere sabato. La bici e tutto il resto. Ed è giusto che sia così. Un mese prima puoi essere più rilassato, però a cinque giorni dal tentativo deve essere tutto perfetto e tutto uguale al giorno di gara. Neanche puoi pensare di cambiare qualcosa, perché ormai quelle sono le scelte. Aveva tutto lo staff Ineos, sia quelli dell’aerodinamica sia Cioni.

Eppure è tranquillo.

Tranquillissimo, voi non lo sapete com’è davvero Pippo.

L’agenda di Villa verso i mondiali non ha pagine bianche

04.10.2022
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Seconda settimana di ritiro per gli azzurri della pista ieri a Montichiari. La stagione della strada è ancora nel vivo e alcuni fra i nostri pistard più forti stanno ancora correndo con le rispettive squadre. Milan e Viviani hanno corso e vinto alla CRO Race. Consonni ha vinto in Francia. Le ragazze oggi corrono alla Tre Valli Varesine e Ganna si divide fra la preparazione del record dell’Ora e i lavori per il quartetto. Insomma, per Marco Villa sono giorni come partite di Tetris, in cui riuscire a incastrare ogni cosa al meglio, con l’obiettivo dei mondiali che si apriranno a Saint Quentin en Yvelines il 12 ottobre.

«Sono a Montichiari da stamattina – conferma Villa – abbiamo fatto quattro giorni settimana scorsa e quattro questa. Stiamo lavorando un po’ random. Ieri mattina c’era la Balsamo, poi è andata via perché oggi fa la Tre Valli. La recupero stasera, come la Consonni e la Zanardi. E poi sto con loro fino a venerdì. Degli uomini, domani arriva Simone Consonni. Elia viene da giovedì. Milan arriva oggi pomeriggio». 

Simone Consonni arriva ai mondiali pista con una fresca vittoria. Agli europei, argento nell’omnium
Simone Consonni arriva ai mondiali pista con una fresca vittoria. Agli europei, argento nell’omnium
E’ tanto diverso come avvicinamento rispetto all’anno scorso, in cui venivate dalle Olimpiadi mentre quest’anno c’è la stagione piena su strada?

Sì, però siamo abituati. Qualcuno ci arriva anche bene, quindi non lamentiamoci.

Hai già fatto le assegnazioni dei ruoli nelle varie specialità?

No, non ancora. Voglio fare ancora una prova mercoledì coi ragazzi e venerdì con le ragazze. Poi coi maschi andiamo a Grenchen a vedere Pippo. Loro arrivano sabato, io vado venerdì. E poi da lì andiamo coi mezzi a Parigi, che sono circa 5 ore.

Villa conferma che i test per l’Ora di Ganna sono cominciati a Montichiari, assieme a prove di quartetto
Villa conferma che i test per l’Ora di Ganna sono cominciati a Montichiari, assieme a prove di quartetto
Pippo come si gestisce tra mondiali e record dell’Ora?

Sta andando bene. Oggi farà dei lavoretti di assimiliazione del quartetto, ma stando sul leggero perché ieri sera abbiamo fatto una prova, mercoledì faremo un test gara e poi va a casa. 

Hai capito come gestire i due gruppi, uomini e donne?

Quest’anno ci sto prendendo le misure e le stanno prendendo anche loro. Stanno cercando di conoscermi e di capirmi. Si allenano insieme. Ieri le ho messe con il quartetto dietro ai ragazzi per fare dei lavori di frequenza. Mi sembra di vederle entusiaste e motivate.

Agli europei di Monaco, Viviani ha conquistato la vittoria nell’eliminazione in cui è iridato
Agli europei di Monaco, Viviani ha conquistato la vittoria nell’eliminazione in cui è iridato
I riscontri sono stati positivi, no?

Quello che abbiamo visto agli europei e alle Coppe del mondo potrebbe anche dimostrarlo, però vediamo. Anch’io sto cercando di conoscerle sempre meglio e di capire fin dove spingermi con gli allenamenti e coi carichi di lavoro. Insomma magari ci azzecco, magari sbaglieremo qualcosa e torneremo indietro. Però abbiamo un anno e mezzo per arrivarci.

Rispetto all’anno scorso parti per i mondiali con più o meno certezze?

L’anno scorso venivamo da un titolo olimpico, quindi avevamo delle certezze. Quest’anno arriviamo con qualche cicatrice. Non nascondo che l’europeo mi ha lasciato un po’ di ferite aperte per quanto riguarda il quartetto maschile.

Martina Fidanza a Parigi per difendere l’iride del 2021
Martina Fidanza a Parigi per difendere l’iride del 2021
Le avete guarite queste ferite? Vi siete chiusi nello spogliatoio e avete chiarito tutto?

Sanno che devono riconquistare quel pezzo di fiducia che da qualche parte mi è rimasta dentro. Quello che è successo ha aperto anche una finestra, una porta ai giovani che ci sono dietro e che nel frattempo hanno vinto i campionati europei under 23 nel quartetto e si sono fatti valere nelle altre gare. Io prima di tutto ho avuto rispetto dei titoli vinti, però agli europei gli altri mi hanno fatto capire che posso aprire e loro stessi devono accettare la cosa.

Cominci anche tu a prendere dimestichezza con l’abbondanza, mentre una volta il quartetto erano 5-6 atleti…

La rosa è ampia, lo sanno anche loro, lo vedono. E se prima per far entrare un giovane guardavo a quello che è stato fatto, adesso devo mettere sulla bilancia un po’ tutto. E’ vero che comanda il cronometro, però di fronte a campioni del mondo e campioni olimpici avrò sempre rispetto. Ma se vogliamo stare in alto, bisogna prendere quello che c’è di meglio, sperando che la concorrenza sia di stimolo per tutti.

Moro Glasgow 2022
Manlio Moro è un inseguitore nato: sia nell’individuale, sia nel quartetto. Secondo Villa è uno che spinge da dietro
Moro Glasgow 2022
Manlio Moro è un inseguitore nato: sia nell’individuale, sia nel quartetto

Il quartetto di Tokyo resta la prima scelta, insomma, ma alle spalle dei ragazzi d’oro spingono Boscaro, Moro, Pinazzi e Galli. Fu proprio l’inserimento prepotente di Milan a spalancarci la strada verso l’oro olimpico e non è un mistero che anche altri spingano per entrare. In tutto ciò, c’è da far crescere il gruppo delle ragazze che dal lavoro con gli uomini ammettono di trarre ispirazione e qualità. Manca una settimana all’inizio dei mondiali. Saranno sette giorni di test e sorrisi tirati. Andiamo a Saint Quentin en Yvelines con tanto da conquistare, ma anche tanto da difendere.

Record dell’Ora: cosa è cambiato fra Ganna e Moser?

03.10.2022
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Che cosa è cambiato da quel 23 gennaio del 1984, quando Francesco Moser realizzò il fantastico 51,151 che aprì una nuova era nella caccia al record dell’Ora? Francesco era uno dei più forti cronoman al mondo e vantava anche un titolo mondiale dell’inseguimento. Probabilmente meno pistard, ma indubbiamente più stradista di Ganna, riuscì a costruire attorno al suo tentativo un supporto scientifico estremamente all’avanguardia rispetto ai tempi. Un certo tipo di approccio allo sport fu pianificato in quelle settimane e ancora oggi è alla base della preparazione dei corridori contemporanei.

Dopo aver parlato delle peculiarità del gesto atletico, delle doti da allenare e dell’apporto della tecnologia, con Andrea Morelli riprendiamo il discorso avviato stamattina e proseguiamo il nostro viaggio nel record dell’Ora, che sabato prossimo a Grenchen sarà tentato da Filippo Ganna.

Il tentativo di record dell’Ora di Ganna si svolgerà nel velodromo svizzero di Grenchen (foto Rubner)
Il tentativo di record dell’Ora di Ganna si svolgerà nel velodromo svizzero di Grenchen (foto Rubner)
Perché Moser, che era un cronoman e vinceva gli inseguimenti, si è fermato a 51,151? Che cosa è cambiato in questi 40 anni?

L’evoluzione tecnologica ha portato un grosso vantaggio. Questo è difficile tradurlo in quanti chilometri in più. E’ difficile da spiegare. Ganna è un fuoriclasse. Stiamo parlando di uno specialista della cronometro che ha comunque dei valori di potenza che probabilmente ha solo lui. Quindi è un fuoriclasse paragonabile a quello che poteva essere Moser ai suoi tempi, ma l’evoluzione dei materiali gli dà dei vantaggi innegabili. E poi c’è tutta la parte legata all’evoluzione della scienza dell’allenamento.

Spieghiamo.

Di solito si parla del consumo di ossigeno per gli scalatori che vincono le corse a tappe e siamo intorno agli 85-90 ml/min/kg, addirittura anche sopra. Pero non dobbiamo dimenticare che se ragioniamo in dati relativi, il cronoman è svantaggiato. Se faccio un calcolo di questo tipo su uno come Ganna, magari mi viene che lui ha “solo” 70-75 ml per chilo di consumo di ossigeno. Badate bene, questa è una valutazione che sto facendo io ad occhio. Però se teniamo conto del consumo in litri assoluti, uno così è un atleta con una cilindrata paragonabile a quella di un V12. Ha magari 5,8-6 litri di consumo in litri al minuto, quindi di conseguenza una potenza sia alla soglia che massima elevatissima.

Francesco Moser e la bici utilizzata per il record dell’Ora di Messico 1984
Francesco Moser e la bici utilizzata per il record dell’Ora di Messico 1984
Non abbiamo i dati di riferimento sul consumo di ossigeno o test effettuati ai tempi di Moser.

Infatti si possono fare delle stime, dato che non c’erano i misuratori di potenza. Era diverso anche come approccio. In più rispetto ad allora sono stati fatti dei grossi passi avanti sulla tecnologia per esempio nella riduzione della resistenza al rotolamento, partendo dalla bici e passando per la pista. Basti pensare che in determinati competizioni si sia aumentata la temperatura della pista per ridurre la resistenza al rotolamento. Si utilizzano pneumatici che come dimensioni e struttura sono molto diversi rispetto al passato. Quindi puoi risparmiare 10-15 watt di resistenza al rotolamento e guadagnarne 10-12 di potenza a parità di posizione. Si lima dove si può e alla fine si hanno grosse differenze. Sono cambiate anche le superfici di scorrimento. Ci sono tante variabili da considerare.

Moser andò a Città del Messico, Ganna a Grenchen: la pista conta tanto?

Perché vanno a Grenchen e non in quota ad Aguascalientes, per esempio? La quota porta ad avere un vantaggio aerodinamico dovuto a condizioni legate alla densità dell’aria quindi a parità di posizione vai più veloce. Ma devi trovare la quota corretta perché vi è per lo stesso motivo una diminuzione della massima potenza aerobica. E quindi la tua potenza di soglia cala. Devi trovare il compromesso giusto in termini di quota e aver ragionato bene anche su problematiche logistiche. Quindi ci sono varie condizioni, tante cose da valutare quando si fa un approccio a questo tipo record. Quando siamo stati a Grenchen con Trek-Segafredo per Ellen Van Dijk (il 23 maggio 2022, l’olandese ha percorso 49,254 chilometri, ndr), abbiamo potuto vedere che è una delle piste più veloci disponibili attualmente, quindi la scelta non è stata casuale o per questioni di sponsor.

E’ giusto dire che le metodiche di allenamento dei corridori di oggi discendono da quelle di Moser?

La scienza dello sport in parte è nata lì, con l’Equipe Enervit di cui facevano parte Aldo Sassi ed Enrico Arcelli. Varie tecniche di allenamento come la forza/resistenza sono state sviluppate proprio per questo tipo di prestazione. Naturalmente i mezzi a disposizione erano diversi. C’era il primo cardiofrequenzimetro, non esisteva il misuratore di potenza, però non si era così a conoscenza di come l’allenamento potesse ottimizzare la prestazione. Probabilmente in quel periodo si fece il massimo per ottimizzare la performance di Moser, così come oggi tutta l’evoluzione nella teoria dell’allenamento, nell’utilizzo della potenza e le strumentazioni ci permettono di monitorare l’atleta in allenamento piuttosto che durante i test specifici. Tutto questo sicuramente ha portato la possibilità di influire in modo più preciso e importante sulla prestazione, altrimenti non ci sarebbe stata tutta questa evoluzione.

C’è un corridore che hai seguito che avrebbe potuto provare il record?

Penso che l’atleta che probabilmente avrebbe potuto fare il record dell’Ora e non l’ha fatto è stato Fabian Cancellara. Non l’ho seguito direttamente io, però con Luca Guercilena, che era il suo allenatore e un caro amico, se n’è parlato spesso, anche perché un pensiero al record era stato fatto. Io ho lavorato con il team e con Fabian su diverse cronometro per il discorso test, posizione e legato al “pacing” in corsa, come stiamo facendo dall’anno scorso con Trek-Segafredo e mi sembra che Fabian per le caratteristiche che aveva, era un atleta assimilabile a quello che è il Ganna attuale. Probabilmente lui avrebbe potuto fare un record dell’Ora coprendo una distanza importante, che magari poi sarebbe stato battuto, questo non lo discuto…

Cancellara ha chiuso la carriera con l’oro della crono a Rio: il record dell’Ora è stato a lungo alla sua portata
Cancellara ha chiuso la carriera con l’oro della crono a Rio: il record dell’Ora è stato a lungo alla sua portata
La preparazione dell’Ora si concilia con la preparazione di un mondiale crono?

Certo, è conciliabile ed in parte è quello che è stato fatto. Per esempio penso al record dell’Ora di Ellen Van Dijk della Trek-Segafredo che è stato fatto prima del mondiale, ma in piena preparazione per lo stesso. Non credo che Ganna, che a mio avviso è il miglior crono man al mondo, anche se ha avuto una piccola debacle al mondiale in Australia, abbia sbagliato la preparazione. Certamente arriva da una stagione molto lunga in cui ha raccolto tantissimi importanti risultati e mantenere questo livello di prestazione per tutta la stagione non è semplice. Ci possono essere diversi motivi legati al risultato al mondiale, ma sono sicuro che arriverà all’appuntamento al top.

La prima parte dell’articolo è stata pubblicata stamattina

Pinarello Bolide F HR: per l’Ora la prima bici 3D

03.10.2022
5 min
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Pinarello Bolide F HR 3D è la bicicletta che accompagnerà Filippo Ganna nel tentativo del record dell’Ora. Si tratta del primo progetto/bicicletta ad elevate prestazioni stampato interamente 3D.

«Vogliamo sempre spingere il livello del design del prodotto – ha detto Fausto Pinarello – a nuovi livelli per permettere ai nostri campioni di raggiungere i loro obiettivi. Innovazione costante e ricerca sono le basi del successo se vuoi assemblare la più veloce bicicletta da crono per la pista. Dal record dell’ora di Miguel Indurain, alle recenti medaglie d’oro nell’Inseguimento a squadre di Tokyo, Pinarello è sempre stata il punto di riferimento in questo settore».

Una parte dell’avantreno della nuova Bolide F HR 3D
Una parte dell’avantreno della nuova Bolide F HR 3D

La famiglia Bolide

Bolide è diventato con gli anni un simbolo ed un’icona, non solo il nome di una bicicletta. Pinarello Bolide è la categoria più evoluta delle biciclette sviluppate per la velocità. Le forme che hanno segnato un’era e che non smettono di fare da volano alla strenua ricerca della perfezione tra ciclista e mezzo meccanico, si fondono con un design avveniristico.

Il telaio della Bolide F HR 3D è stato progettato per ridurre ancor di più l’impatto dell’aera frontale e questo grazie anche all’abolizione della regola 3:1 imposta precedentemente dall’UCI. Ma entriamo nel dettaglio.

La nuova Pinarello Bolide F usata da Ganna per le crono: qui al mondiale
La nuova Pinarello Bolide F usata da Ganna per le crono: qui al mondiale

La prima bici 3D high performance

La prima stampa 3D in metallo per il ciclismo risale al 2015. Era il manubrio del record dell’ora di Bradley Wiggins. Oggi però non si tratta della sola stampa in tre dimensioni, perché c’è anche l’applicazione di una nuova lega a base di scandio, alluminio e magnesio: Scalmalloy.

Non è di carbonio: la Pinarello Bolide F HR 3D è costruita con questa lega utilizzata nell’ambito dell’aerospazio. Ogni sezione della nuova Bolide è stata realizzata come pezzo singolo ed incollato al successivo grazie alle resine epossidiche aerospaziali. C’è anche il titanio, utilizzato per la testa della forcella e per le appendici del manubrio.

Anche il manubrio è 3D. E’ in titanio ed ha una forma unica nel suo genere, creata ad hoc per Filippo Ganna. Il contributo della tecnologia, della capacità di sfruttarne le potenzialità e della stampa 3D sono state la chiave del successo, anche in questo caso.

Design, efficienza ed estremizzazione

I mozzi delle ruote sono più stretti del normale: quello dietro è di 89 millimetri (invece di 120), mentre quello davanti è largo 69 (invece di 100). Semplice? Decisamente no, perché questi cambiamenti, che sembrano minimi, comportano degli studi e produzioni completamente dedicate, con dei costi enormi. Anche la scatola del movimento centrale è stata ridotta a 54 millimetri di larghezza, invece dei precedenti 70.

I profilati hanno delle sezioni AirFoil. Significa che le tubazioni hanno dei profili aerodinamici più lunghi e sono decisamente più sottili rispetto alle versioni precedenti. La penetrazione dello spazio è sensibilmente migliorata. C’è ovviamente tutta la ricerca legata allo sviluppo CFD e le diverse sovrapposizioni possibili con i modelli matematici.

Il design della forcella e dei foderi riprendono un concept “classico” (considerando la categoria della quale stiamo scrivendo) e più che altro collaudato. Significa che la forcella ha i foderi stretti che scorrono vicino alle ruote lenticolari.

E poi ci sono quelle tubazioni frastagliate, del piantone e del reggisella. Si chiama Tecnologia AirStream.

La soluzione che prende il nome di AirStream (foto Pinarello)
La soluzione che prende il nome di AirStream (foto Pinarello)

Tecnologia AirStream, che cos’é?

Si basa su una ricerca che inizia a prendere forma nel 2006 nell’Università di Adelaide, legata allo studio delle megattere. Le pinne dei cetacei presentano delle protuberanze frontali che facilitano il mammifero a manovrare rapidamente in spazi stretti e con grande rapidità. Inoltre queste stesse creste contribuiscono alla riduzione della resistenza aerodinamica. La soluzione, riportata nell’ambito ciclistico, prende il nome di Tecnologia AirStream.

Se il ciclista e il suo movimento rappresentano la variabile maggiore in termini di efficienza aerodinamica e performance, la bicicletta trova nella tubazione del piantone il punto critico dove lo spazio di scontra. La resistenza dell’aria generata dal tubo verticale, rappresenta il 40% della resistenza totale del telaio e della forcella. Rendere più efficiente questa sezione è un risultato molto importante.

Il record dell’ora di Bigham (foto Pinarello/El Toro Media)
Il record dell’ora di Bigham (foto Pinarello/El Toro Media)

Già sul tetto del mondo

Lo è con Dan Bigham e con il suo record personale di 55,548 chilometri, ottenuto lo scorso 19 agosto. L’atleta, che fa parte del team di ricerca e sviluppo Ineos-Grenadiers, ha contribuito in maniera importante allo sviluppo del nuovo progetto Bolide 3D, ovvero la stessa bici che userà Ganna il prossimo 8 ottobre.

Sei giorni all’assalto di Ganna: domande all’esperto

03.10.2022
6 min
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Meno di una settimana al record dell’Ora di Ganna. Lo staff Ineos Grenadiers sta per diffondere il programma di sabato 8 ottobre, quando nel velodromo svizzero di Grenchen, Pippo assalterà il primato dell’ingegner Daniel Bigham, stabilito il 19 agosto sulla stessa pista in 55,548 chilometri.

Nei giorni del mondiale, Cioni ci aveva anticipato parte del discorso. E così, in attesa di vivere la serata di Ganna e aspettando che oggi alle 14 si sollevi il velo sulla bici che userà, ci siamo rivolti ad Andrea Morelli, Direttore scientifico del Centro Mapei: la struttura creata nel 1996 da Giorgio Squinzi e affidata ad Aldo Sassi, che nel 1984 prese parte alla fantastica Ora messicana di Moser. Con Andrea avevamo già parlato di cosa succede dopo un’ora nel fisico dell’atleta, questa volta invece partiamo da più lontano. Abbiamo suddiviso questo interessante viaggio in due parti: la seconda sarà pubblicata oggi alle 17.

Che cosa significa fare il record dell’Ora? Perché è così difficile? E il fatto che Bigham sia riuscito a battere tutti i mostri sacri del ciclismo, da Merckx e Moser, vuol dire che la tecnologia lo ha reso più accessibile?

Perché è così difficile stabilire quel record?

E’ difficile perché è una prestazione di lunga durata, ma non lunghissima. E quindi devi essere in grado di mantenere un elevato livello di potenza per un tempo abbastanza lungo. Se pensiamo al modello fisiologico della prestazione ci si avvicina alla cosiddetta potenza di soglia o FTP. Questo significa produrre la massima potenza possibile per un’ora e stare a cavallo tra soglia e fuori soglia col pericolo di oltrepassare quel limite in cui l’equilibrio tra produzione e smaltimento di acido lattico può portarti velocemente ad esaurimento. Per definizione la soglia anaerobica è un’intensità che un’atleta allenato riesce a mantenere per 45-60’.

Quindi?

Il problema è che devi alzare il più possibile la tua soglia per spostare il punto in cui l’acido lattico inizia ad accumularsi. A seconda della tabella di pacing (andatura, ndr) che viene scelta, a volte questo limite è molto piccolo. Non devi rischiare di partire troppo forte perché accumuleresti troppo acido lattico e andresti incontro ad esaurimento precoce e saresti obbligato a rallentare nel finale. Ma dall’altra parte non devi partire troppo lento, perché poi dovresti accelerare nel finale quando anche altre componenti di fatica saranno già al limite.

Un equilibrio tanto delicato?

Sì, perché a questo livello di specializzazione il limite oltre il quale l’equilibrio si “rompe” è piccolo. Se lo oltrepassi la produzione di lattato supera lo smaltimento e quindi inizi ad accumularlo. Poi la fatica è comunque “multifattoriale” (nella scienza dello sport spesso si usa questo termine per includere fattori che non si conoscono ancora completamente, ndr) che comunque spingono l’atleta a rallentare.

C’è grande differenza fra una crono di un’ora e girare per lo stesso tempo in pista
C’è grande differenza fra una crono di un’ora e girare per lo stesso tempo in pista
C’è tanta differenza fra l’Ora e una lunga crono?

Un atleta come Ganna, o comunque uno specialista della cronometro è abituato al mal di gambe. Ha una grande sensibilità ed è abituato a questo tipo di sforzo. Però il problema è che anche una cronometro lunga come quella di un mondiale è diversa dal pedalare in pista per un’ora a tutta. Su strada trovi differenti condizioni, una curva, un tratto in discesa, un falsopiano oppure una salita e quindi la potenza subisce variazioni. In pista devi cercare di stare sempre concentrato e fare traiettorie migliori è fondamentale.

Perché?

Il fatto di disegnare traiettorie ottimali, giro per giro è fondamentale per la distanza finale. Perdi “meno” metri. Stare in posizione aerodinamica, spesso con poca visibilità, comunque controllando le traiettorie nelle curve rende la pista molto stressante. E a questo si aggiunge la fatica che nel finale si fa sempre maggiore. Quindi non è solo una questione di pedalare sotto sforzo un’ora. Magari qualcuno pensa che rispetto ad un tappone con 4-5.000 metri di dislivello non sia nulla ma si sbaglia, dal punto di vista fisiologico e mentale sei al limite.

Andrea Morelli è responsabile per il ciclismo presso il Centro Mapei Sport
Andrea Morelli è responsabile per il ciclismo presso il Centro Mapei Sport
Tutti rispondono allo stesso modo?

No. Ogni atleta ha caratteristiche specifiche di resistenza e di capacità anaerobica lattacida ed alattacida. Quindi magari uno ha una soglia leggermente più bassa, ma una capacità anaerobica lattacida maggiore e quindi è in grado di lavorare fuori soglia più di un altro. Ma resta il fatto che per questo tipo di prestazione è fondamentale avere una potenza aerobica ed una soglia elevata per allontanare il momento in cui cominci ad accumulare fatica e sei costretto a rallentare.

E’ importante conoscere la pista?

Tantissimo. Ganna arriva da anni di lavoro sia per la cronometro sia per la pista. Quindi la gestione del carico di lavoro, che è sempre un po’ delicata perché sei sempre al limite ed è facile sbagliare – facendo un po’ troppo quando stai bene e troppo poco magari quando non lo sei – per lui non è un problema. Ma tecnicamente in pista è uno dei migliori. Penso che sia uno dei pochi che possa spostare ulteriormente in alto il record dell’Ora.

E’ vero come ha detto Bigham che ormai il record è solo aerodinamica?

No, secondo me Bigham ha comunque dimostrato di essere un atleta forte. Poi magari nel suo caso potremmo dire che fare il record dell’Ora non coincida col vincere anche cronometro su strada, questa è una cosa diversa. Sicuramente essendo un ingegnere aerodinamico ha lavorato nei minimi particolari per ottimizzare la sua posizione, ma credo che anche dal punto di vista atletico abbia dovuto lavorare molto. Come del resto credo sia stato fatto con Ganna.

Si è subito detto che il tentativo di Bigham fosse un test in vista del record di Ganna (foto Ineos Grenadiers)
Si è subito detto che il tentativo di Bigham fosse un test in vista del record di Ganna (foto Ineos Grenadiers)
Di certo Pippo non partirà senza avere riscontri precisi…

Il lavoro fatto sia in galleria del vento sia nell’ottimizzazione della posizione in generale e dei materiali nel suo caso sarà spinto al massimo. Tutte le cose sicuramente sono state analizzate nei minimi dettagli, ma questo nulla toglie al record di Bigham. Certamente lavorando dal punto di vista aerodinamico il vantaggio c’è, però non mi aspetto che Bigham rispetto a Ganna abbia un coefficiente di penetrazione aerodinamica del 30-40 per cento migliore e quindi copra una differenza di potenza così elevata. Quando vai a ottimizzare la posizione di un atleta già specialista, vai sempre a ricercare margini minimi, del 2-3 %. Arrivare al 5 sarebbe manna dal cielo.

Quindi il vantaggio aerodinamico non trasforma un ingegnere in un campione.

Si lavora sempre su piccoli margini. Non è che parti da una posizione da strada e la trasformi in una da crono e per magia riesci a risparmiare il 20-30 per cento di potenza. Stiamo parlando di posizioni già ottimizzate. Non penso che Bigham partisse da una posizione a cronometro in cui è riuscito a limare il 15 per cento. Probabilmente partiva già da una buona posizione e poi ha lavorato per migliorarla, ma anche sulla potenza e la tenuta. Perché è naturale che devi avere potenza elevata per fare queste velocità, ma devi anche essere in grado di mantenere questa velocità per molto tempo.

La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata oggi alle 17

La dura vita del cronoman. Un viaggio con Guercilena

22.09.2022
6 min
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Il fatto che l’asticella continui a salire non è sempre un bene. Sì, vediamo medie orarie strabilianti, campioni fare numeri intriganti, ma di pari passo aumenta lo stress a cui è sottoposto l’atleta, specialmente colui che che è chiamato a vincere. E ancora di più se è un cronoman. Non ultimo l’esempio di Filippo Ganna, “solo” settimo a Wollongong. Come se un settimo posto al mondo fosse robetta.

Certo che se si vince sempre, poi in qualche modo si è condannati al successo e la vittoria diventa lo standard: tutto ciò che non lo è considerato dalla massa un fallimento. Pensiamo a Pogacar al Tour. Ma non è vero. Avviene così nel calcio, nella Formula 1, nel tennis.

Tornando al nostro mondo, questo concetto del “dover vincere” viene amplificato nell’esercizio della cronometro individuale. Disciplina assai complessa, specie appunto nel ciclismo attuale in cui ogni minimo aspetto fa brodo ed è esasperato.

Ne abbiamo parlato con Luca Guercilena, ora team manager della  Trek-Segafredo, ma prima direttore sportivo e preparatore anche di un certo Fabian Cancellara

Guercilena con Cancellara. Eccoli alla cerimonia in cui veniva dedicato uno sterrato della Strade Bianche al cronoman svizzero
Guercilena con Cancellara. Eccoli alla cerimonia in cui veniva dedicato uno sterrato della Strade Bianche al cronoman svizzero
Luca, in questa specialità hai visto lo svizzero crescere, vincere, poi avere una flessione (a crono) e quindi tornare a vincere sul finire della carriera… La crono pesa più della strada dunque?

E’ chiaro che parliamo di una disciplina che richiede un grande impegno mentale. Per prepararla devi fare tanti chilometri, tanti lavori specifici e tutti con un grande sforzo. L’impegno pertanto è fisico ma anche mentale e le energie mentali non sono infinite. In più mettiamoci che al di fuori di qualche seduta dietro motore, in cui sei a ruota dell’allenatore, per il resto del tempo sei solo. Puoi contare solo te stesso. Non è come su strada che puoi condividere la fatica. Questo accentua non poco lo sforzo e il dispendio mentale.

Come ti spieghi questa “onda” nella carriera di Cancellara? 

Io ho seguito Fabian all’inizio della sua carriera (in Mapei Giovani, ndr) e poi negli ultimi anni. Per me molto dipende anche dagli impegni e dai programmi che si fanno con la propria squadra. Nei primi anni ha lavorato sulla crono. E’ cresciuto ed ha vinto. Poi nella fase centrale della sua carriera si è concentrato maggiormente sulle classiche, per poi tornare a puntare sulle prove contro il tempo nelle ultime stagioni.

Per esempio, Rogers ha detto in questi giorni a Wollongong, che dopo il terzo titolo mondiale aveva quasi la nausea pensando alle crono…

Hai talmente tanta pressione che ad un certo punto molli. Si tratta di una disciplina così specifica che quando l’abbandoni e poi torni a concentrarti su di essa la riprendi subito. Implica delle caratteristiche fisiche che ti restano addosso… per tornare all’esempio di Cancellara. Anche Tony Martin ad un certo punto ha detto basta. Lui ha avuto una crescita lineare e poi ha “cambiato mestiere”, si è messo a lavorare per altri. Rogers, è sempre stato forte a crono, sin da juniores. Io l’ho avuto quando vinse il suo secondo titolo a Verona. Poi ad un tratto ha cercato di fare classifica nelle corse a tappe e ha lasciato il discorso crono… Anche se sia lui che Martin restavano due cronomen molto forti.

In corsa e in allenamento il cronoman è solo
In corsa e in allenamento il cronoman è solo. E questo di certo non facilita le cose
Quindi è certamente un peso elevato. E anche in virtù di ciò, a tuo avviso si può fare un paragone con la maratona del podista? Loro hanno due grandi focus l’anno, sui quali si riversa una grossa pressione: i tanti aspetti da mettere a fuoco, i dettagli su cui lavorare…

Direi di sì, ma è un po’ tutto il ciclismo attuale che cura i dettagli al limite. Se ripenso all’Olimpiade del 2016 con Cancellara e ancora di più a come preparai Rogers per Verona e Madrid (anni 2004 e 2005, ndr) già c’era una bella differenza. In quelle occasioni sostanzialmente si lavorava con le corse su strada e si rifiniva con dei lavori a crono.

E adesso invece?

Ora si fa un lavoro superspecialistico: le medie sono più alte e più alto è il numero dei competitor. Se vogliamo, prima era una disciplina di nicchia, adesso il podio invece è l’obiettivo di molti e chi punta alla vittoria deve avere numeri ancora più alti. Tutto, dunque, è più estremizzato.

Prendiamo l’esempio di Ganna, settimo. Pippo viene da un anno estremamente dispendioso dal punto di vista psico-fisico: il prologo del Giro con la maglia rosa in ballo, le Olimpiadi, il mondiale a crono, il mondiale su pista, i tanti ritiri… Tutto ciò incide?

Di certo può pagare tutto ciò, ma questo discorso vale anche per Van der Poel. Anche lui quest’anno non è stato super a lungo come gli altri anni. Se tu fai la multidisciplina la tua stagione in pratica non finisce mai. E tutto ciò ripetuto negli anni si fa sentire. Non sei al tuo livello. Non raggiungi i tuoi obiettivi. Strada e pista, cross e strada, strada e Mtb: tenere alto il livello per tutta la stagione è molto complicato. E poi c’è un altro aspetto a mio avviso che conta molto.

Dover essere ogni volta chiamato a vincere non è facile… specie se si è dei cronoman come Ganna
Dover essere ogni volta chiamato a vincere non è facile… specie se si è dei cronoman come Ganna
Quale?

Questi grandi atleti della multidisciplina hanno colto risultati importanti in tempo di pandemia, quando si viaggiava molto meno. Non c’erano trasferte esagerate, ma adesso che si è tornato a farle tutto è più complicato e si paga dazio. E’ un dato di fatto. Con questo non voglio dire che sono contrario alla multidisciplinarietà.

Sempre parlando di Ganna, per lui è stato programmato (l’8 ottobre prossimo) anche il tentativo di Record dell’Ora e, sembra, il condizionale è d’obbligo, che Pippo stesso non fosse super contento di farlo in questo momento. Il rischio è di esporlo ad un fallimento…

Su questo non posso dire molto. Non conosco le condizioni precise dell’atleta, ma suppongo che se la Ineos-Greandiers abbia programmato il tentativo in questo momento è perché pensano di riuscirci. Ma sono cose in seno alla loro squadra.

Luca, quanto tempo serve per preparare una crono importante come quella iridata o olimpica?

Non meno di due mesi. Quando con Cancellara abbiamo preparato quella di Rio 2016 abbiamo fatto due mesi di lavori specifici, con anche 15 giorni di Tour de France. Per raggiungere la condizione al 100%, totalmente finalizzata a quello specifico obiettivo, servono due mesi. Anche tre.

Dopo aver conquistato il terzo titolo iridato a crono, Rogers ha avuto la necessità di rivedere i suoi obiettivi
Dopo aver conquistato il terzo titolo iridato a crono, Rogers ha avuto la necessità di rivedere i suoi obiettivi
Parlando ancora di multidisciplina e di molteplici impegni, tu quale credi sia il binomio migliore per un cronoman?

Quello strada-pista, decisamente. Quella dell’inseguimento e quella crono sono due discipline molto simili. L’adattamento è più facile. Anche se inseguimento e crono sono due estremi: uno dura 4 chilometri ed è molto violento, l’altro magari ne misura 40… Quel che cambia è l’intensità, ma le caratteristiche sono quelle. 

Ti abbiamo fatto questa domanda perché una volta Davide Cassani ha detto che il biker è un buon cronoman…

Un crosscountrista fa uno sforzo di un’ora e mezza e un crossista di un’ora: sono sforzi adeguati alla durata di una crono. Un crossista fa tanti rilanci brevi e intensi con sforzi simili a quella di uno sprinter, ma non tutti i crossisti sono buoni velocisti. Come ho detto, credo che l’inseguimento su pista sia vicino alla crono, anche per aspetti fisiologici. Poi molto dipende dalla lunghezza della prova. Fossero state crono vecchio stile, cioè di 70 chilometri, allora sarebbero emerse le qualità dello stradista anche nelle gare contro il tempo. Ma vista la lunghezza media nel corso dell’anno, oggi le crono sono più da pistard.

Tutte le strade che portano all’Ora: Cioni apre la porta

20.09.2022
7 min
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Cioni si aggira discreto come sempre nell’area box del mondiale, con gli occhi che scannerizzano il mondo e il sorriso educato. Ne approfittiamo e gli chiediamo di fare due chiacchiere sul record dell’Ora di Ganna, di cui è allenatore dai primi passi nel team Ineos Grenadiers. Pertanto, approfittando di un tavolo al sole che mitiga le raffiche di vento australiano, proviamo a collegare i puntini del discorso.

Cioni si intrattiene con Baffi e Cornacchione, massaggiatore e meccanico Ineos ora in azzurro
Cioni si intrattiene con Baffi , massaggiatore Ineos ora in azzurro
Facciamo un passo indietro, quando nasce il progetto Ora legato a Pippo?

E’ stato la conseguenza del fatto che da pistard si è trasformato in un cronoman. Per cui abbiamo pensato che l’Ora fosse una sorta di Olimpo in cui potrebbe trovare posto.

Non doveva provarlo dopo un grande Giro?

L’idea era di attaccarlo dopo il Tour. Però va preparato in un certo modo anche a livello tecnico e non avevamo il tempo di fare tutto. Se vuoi curare tutto per bene, lo devi comunque studiare e a fine luglio abbiamo capito che non ci sarebbe stato lo spazio per i test necessari.

Il record di Bigham è stato funzionale al tentativo di Ganna?

Bigham ha fatto un lavoro di test. Fa parte del team del record di Filippo, però è solo un componente, come ce ne sono molti altri. Lui si è occupato del materiale della bici. Il fatto che poi abbia provato e centrato il record è stata una cosa sua. Lo avrebbe fatto indipendentemente da Filippo, tant’è vero che mentre noi pensavamo a una data, lui è rimasto nella sua. Alla fine lui aveva solo questo, mentre con Ganna si sta provando a incastrare il record dell’Ora fra la stagione estiva e quella della pista.

Gli studi di Bigham saranno utili a Ganna, ma il suo record è stato fatto in autonomia (foto Ineos Grenadiers)
Gli studi di Bigham saranno utili a Ganna, ma il suo record è stato fatto in autonomia (foto Ineos Grenadiers)
Che cosa serve?

Tempo per fare tutti i test sul materiale, che possono essere le ruote, la bici, alcuni componenti. Però sono test oggettivi, che quindi in parte possono essere fatti da qualcun altro.

Perché l’8 ottobre?

Per avere il tempo di fare i test e salvare i mondiali su pista. Una parte di prove le abbiamo già fatte dopo il Tour a Montichiari, una parte la faremo dopo. Alcuni materiali li avevamo già provati a maggio in galleria. La bici non era pronta, perciò ci abbiamo lavorato nell’ultimo mese. E c’è una parte invece dedicata ad alcune prove e alcune definizioni tecniche che verranno fatte nell’arco dei 10 giorni precedenti

Sembra tutto molto compresso…

Se il mondiale non fosse stato fuori dall’Europa, potevamo anche andare su una data diversa. A dire la verità, avevamo anche valutato di farlo in Australia. Avevamo trovato una pista, ma le condizioni meteo del periodo non sarebbero state ideali. Poi abbiamo pensato anche a Tokyo, però il discorso è rientrato perché sarebbe stato difficile fare test pre-evento, se non nell’immediato. Ci abbiamo pensato molto a Tokyo, però alla fine abbiamo dovuto mollare la presa. Quindi l’unica opzione rimasta era tornare in Europa.

Secondo Cioni, il passo falso nella crono è dovuto a un giorno storto. La riprova domani nel Team Relay
Secondo Cioni, il passo falso nella crono è dovuto a un giorno storto. La riprova domani nel Team Relay
Perché Grenchen?

E’ la pista più veloce che abbiamo in Europa. Il problema è che non si può fare durante la settimana, perché c’è il mondiale in vista e in quella pista si allena la nazionale svizzera. Ecco perché siamo arrivati al sabato. La domenica sarebbe troppo avanti, perché con la qualificazione del quartetto il mercoledì successivo, non ci sarebbe abbastanza recupero. Dispiace che sia stata vista in modo negativo e non potenzialmente come un grande evento anche per l’Italia. Comunque si correrà a un orario diverso (si parla di prima serata, ndr) e Filippo in ogni caso non avrebbe fatto il Lombardia. 

Quale sarà il suo programma dopo il Team Relay di domani?

Prima c’è da recuperare dal viaggio, arrivando a casa venerdì. Dovrà riprendere il fuso italiano, quindi i primi giorni saranno più un mini break mentale. Poi da lunedì prossimo iniziamo a lavorare, abbiamo due settimane finalizzate sull’Ora, con alcuni lavori mirati invece al campionato del mondo pista.

Tu sei un uomo Ineos, però sei soprattutto il coach di Pippo e con Villa segui anche il discorso della preparazione per la nazionale: non ti sembra che a livello di grandi appuntamenti, Pippo sia un po’ troppo sollecitato?

Il problema di Pippo è che ha vinto così tanto, che se non vince è già un risultato mediocre e se non fa podio è un disastro, senza andare a vedere che dietro ci possono essere altri motivi. Però questo è Pippo. Gli piace, ci tiene alla maglia della nazionale, è sempre orgoglioso di portarla. Dà sempre il massimo, magari a volte dovrebbe essere un pochino più egoista, ma non sarebbe più lui. Quindi è chiaro che sarebbe facile puntare a un appuntamento solo, ma lo troverebbe limitante. La pista è dove è nato. La pista è comunque funzionale a ciò che deve raggiungere. Magari fra qualche anno si cambierà obiettivi e non sarà più così utile, però al momento la pista è centrale anche a livello di allenamento.

Il Team Relay agli europei di Trento 2021 è stato funzionale ai mondiali di Bruges, poi vinti da Ganna
Il Team Relay agli europei di Trento 2021 è stato funzionale ai mondiali di Bruges, poi vinti da Ganna
Quindi non vedi un eccesso di attività di alto livello?

Prendiamo gli europei dell’anno scorso, che sulla carta si potevano evitare. In realtà sono stati un passo di avvicinamento al mondiale, perché erano una settimana prima. Potevamo fare solo la crono, però alla fine si decise di fare anche il Team Relay perché erano ravvicinati e formavano un bel blocco di lavoro in vista del mondiale della crono.

Bigham ha detto che il suo record, ottenuto con i pochi watt di cui dispone, dimostra che l’aerodinamica è cruciale. Pippo ha il motore, si può immaginare un record sensazionale?

Bisogna vedere che cosa si intende per sensazionale. Se pensano 60 chilometri, allora no. Se parliamo di misure meno esagerate, allora sì. Abbiamo una tabella di cui parleremo poi, ma non proveremmo se non pensassimo di poterlo battere. 

Come ci arriva Pippo, secondo te dal punto di vista della condizione?

La condizione c’è e secondo me la crono di domenica scorsa è stata una giornata storta. Lo capiremo con il Team Relay di domani. E se fosse qualcosa di diverso da una giornata storta, bisognerà capire cosa non ha funzionato. Però personalmente sarebbe una grossa sorpresa.

La bici sarà la stessa di Bigham o sarà già in carbonio?

Sarà ugualmente in alluminio e non so se sarà la base per una in carbonio (la sensazione è che sappia tutto, ma non possa dirlo, ndr). E poi la presenteranno più avanti, meglio non dire cose. Il resto dei materiali è simile, ma non identico. Il body di Pippo sarà diverso, perché in un’ottica di personalizzazione, quello che è andato bene a Bigham non va bene per Ganna. Quello che userà in pista è in linea con quello che già usa su strada. Il casco sarà quello che usa già. Ci saranno i copertoncini, le stesse ruote di Bigham perché erano un progetto unico. Diciamo che Bigham è stato il tester del materiale sviluppato per Filippo. E invece a livello suo, il materiale che userà era stato pensato per il record dell’Ora, ma l’ha usato anche al Tour.

Body e casco utilizzati al Tour erano già frutto della ricerca sull’Ora
Body e casco utilizzati al Tour erano già frutto della ricerca sull’Ora
Il rapporto è stato scelto?

No, abbiamo due possibilità e bisognerà verificare la possibilità di montarlo. Diciamo una con il 14 e una con il 15.

Davanti il 60 o il 63?

Molto di più…

Altro non dice, un po’ perché alcuni dettagli sono da studiare e un po’ per obblighi di riservatezza comprensibili in una squadra così e prima di un evento di questa portata. Ineos sta trattando una partnership con la Rai per la messa in onda. Il castello è enorme e poggia tutto sulle spalle di un solo uomo. Speriamo che ancora una volta siano spalle da gigante.