Bennati, come stanno andando i primi mesi da cittì?

21.02.2022
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Incontriamo Daniele Bennati al ritiro della nazionale di Bmx a Padova, di cui abbiamo avuto modo di raccontarvi. Tra una prova di partenza e l’altra riusciamo a “rubare” le prime parole e le prime sensazioni al neo cittì della nazionale. L’azzurro Daniele lo ha sempre indossato da corridore e con lo stesso orgoglio lo veste anche in questa nuova carica. Gli impegni in questi primi mesi sono stati molti, la maggior parte istituzionali. Lo avevamo lasciato nella sua casa ai piedi dell’Alpe di Poti con una lunga lista di nomi da contattare, vediamo cosa è successo nel frattempo.

In quei fogli davanti a lui, il lungo elenco di nomi suddivisi in base ai percorsi di europei e mondiali
In quei fogli davanti a lui, il lungo elenco di nomi suddivisi in base ai percorsi di europei e mondiali

Esordio a Laigueglia

«Queste prime settimane – ci dice subito Bennati – mi sono servite per conoscere il metodo di lavoro della Federazione, ci sono state tantissime riunioni. Ho iniziato a contattare dei corridori, quelli più rappresentativi per i prossimi impegni, ovvero europeo e mondiale. Abbiamo anche programmato, insieme agli altri tecnici, il calendario degli impegni per la stagione 2022 che vedrà il mio esordio in ammiraglia il 2 marzo al Trofeo Laigueglia».

Le emozioni sono tante e la voglia di iniziare gliela si legge negli occhi, anche attraverso le lenti degli occhiali da sole. Questo nuovo ruolo gli si sta cucendo addosso come un abito su misura, piano piano senza troppa fretta: serve essere meticolosi in tutti i dettagli. 

Il Trofeo Laigueglia sarà la prima gara in ammiraglia per Bennati, qui Ciccone vittorioso nel 2020 in maglia azzurra
Giulio Ciccone, Trofeo Laigueglia 2020
Il Trofeo Laigueglia sarà la prima gara in ammiraglia per Bennati, qui Ciccone vittorioso nel 2020
Cosa vi siete detti nelle numerose riunioni fatte?

E’ subito emerso come il lavoro debba essere trasversale tra tutti noi tecnici (un esempio è questo primo coinvolgimento con la nazionale di Bmx, ndr). Deve esserci continua collaborazione, infatti, già al Laigueglia schiererò dei ragazzi che vengono da altre discipline come la pista o la Mtb.

Juri Zanotti, che già aveva fatto lo stage in Bardiani, potrebbe essere uno di loro?

Molto probabilmente lui sarà uno di quelli che farà il Laigueglia, non c’è ancora nulla di certo ma la sua volontà di continuare a fare strada è molto forte.

Per il Laigueglia hai già altri nomi?

L’idea di fare il calendario italiano è quella di dare la possibilità ai giovani di confrontarsi con i pro’. Con Marino (Amadori, ndr) c’è già questa intesa e lui mi suggerirà i nomi dei ragazzi che vuole tenere sott’occhio, quest’anno però si complicano un po’ le cose…

Amadori 2021
Amadori, cittì degli U23, è una delle figure con cui Bennati si confronterà maggiormente nel corso della stagione
Amadori 2021
Amadori, cittì degli U23, è una delle figure con cui Bennati si confronterà maggiormente nel corso della stagione
In che senso?

Essendoci ben 13 squadre continental in Italia i ragazzi sono molti, inoltre non potrò convocare i corridori WorldTour o professional quando le squadre sono presenti all’evento. Il cerchio, di conseguenza, si stringe un bel po’ e mettere insieme le squadre non sarà facile. Poi con la questione covid non dico che le squadre danno malvolentieri i corridori, ma fino all’ultimo c’è sempre l’incognita di una convocazione last minute.

Invece, guardando dopo questo primo appuntamento?

Andremo subito a vedere il percorso dell’europeo a Monaco di Baviera. Non dovrebbe essere un tracciato complicato dal punto di vista altimetrico, le insidie saranno più dal punto di vista del tracciato visto che sarà un circuito cittadino.

Daniele Bennati, Matteo Trentin
Matteo Trentin, in maglia di campione europeo, sarà uno degli uomini chiave della nazionale di Bennati
Daniele Bennati, Matteo Trentin
Matteo Trentin, in maglia di campione europeo, sarà uno degli uomini chiave della nazionale di Bennati
All’europeo arriviamo con quattro successi consecutivi.

Non sarà facile migliorarsi e neanche ripetersi (dice ridendo il cittì, ndr). Non voglio mettere le mani avanti, ma anche se non dovessimo vincere l’europeo non lo considererei un fallimento. Quel che voglio conquistare è il mondiale, che all’Italia manca da 14 anni.

Il percorso del mondiale lo hai già visto?

Ho dei video e delle riprese fatte molto bene, ora l’Australia ha riaperto ai viaggi e dovremmo andare a visionarlo tra la fine di aprile ed i primi di maggio.

Entrambi i percorsi saranno per velocisti…

Abbiamo i corridori a cui affidarci, Trentin è uno che sa fare tutto ed è un ottimo leader in corsa. Sa quando prendere in mano la situazione da capitano o da “aiutante”.

L’Italia arriva da quattro successi europei consecutivi, Colbrelli difenderà il titolo conquistato a Trento o punterà tutto sul mondiale?
Colbrelli difenderà il titolo conquistato a Trento o punterà tutto sul mondiale?
Poi abbiamo il campione europeo in carica.

Colbrelli dopo il 2021 corso a quei livelli ha fatto vedere di essere un uomo importante e molto forte. L’europeo però è sempre un’incognita, se ci si concentra solo su quello poi si rischia di arrivare al mondiale non al cento per cento. La preparazione a questi eventi sarà da studiare molto attentamente.

Bisognerà vedere anche come si evolve la stagione

La cosa fondamentale è che la stagione vada bene dal punto di vista della salute. L’importante è che tutti i corridori di rilievo abbiano una stagione favorevole da questo punto di vista.

Acqua Dolomia partner FCI per i prossimi tre anni

14.02.2022
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Acqua Dolomia e la Federazione Ciclistica Italiana hanno definito un rilevante accordo di partnership triennale. Accordo finalizzato a riconoscere lo stesso marchio – noto come “l’acqua degli sportivi” – quale fornitore ufficiale di tutte le squadre nazionali, di qualsiasi disciplina.

L’intesa è stata ufficializzata presso la Sede di Cimolais dell’Ente Parco Naturale Regionale Dolomiti Friulane direttamente dal presidente della FCI Cordiano Dagnoni e dall’amministratore delegato di Sorgente Valcimoliana, Gilberto Zaina.

Erano presenti anche il team manager Roberto Amadio, i cittì Bennati e Villa ed il campione olimpico Jonathan Milan (tutti nella foto di apertura). C’erano inoltre Enzo Cainero, il presidente del Parco Naturale Regionale Dolomiti Friulane Antonio Carrara ed il Sindaco del comune di Cimolais Davide Protti.

Cordiano Dagnoni presidente della FCI e alla sua sinistra Gilberto Zaina
Cordiano Dagnoni presidente della FCI con alla sua sinistra Gilberto Zaina

L’acqua degli sportivi

In virtù di questo accordo, Sorgente Valcimoliana srl, l’azienda che imbottiglia l’acqua oligominerale a marchio Dolomia, diventa ufficialmente fornitore ufficiale della Federazione Ciclistica Italiana. Un’acqua che sgorga proprio nel parco naturale Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane.

Ma la passione di Acqua Dolomia per il mondo del ciclismo parte da lontano, risale infatti al 2013 la prima sponsorizzazione per il Giro d’Italia e al 2016 quella per il Giro Rosa, senza dimenticare le numerosissime competizioni locali di tutte le discipline ciclistiche che hanno visto gli atleti in gara dissetarsi ed apprezzare le qualità del prodotto.

Come anticipato, Acqua Dolomia è soprannominata “l’acqua degli sportivi” perché, grazie alla particolare concentrazione di sali minerali buoni come calcio, magnesio, bicarbonato, risulta ideale per l’idratazione e per il mantenimento dell’equilibrio idrosalino di atleti impegnati in sport di resistenza e fatica.

Acqua Dolomia sarà così partner della Federazione per i prossimi tre anni
Acqua Dolomia sarà così partner della Federazione per i prossimi tre anni

Un progetto condiviso

«Oggi è per noi una grande soddisfazione – ha dichiarato entusiasta Gilberto Zaina – poter essere al fianco della Federciclismo. Siamo orgogliosi di presenziare con il nostro prodotto per i prossimi tre anni alle più importanti competizioni nazionali ed internazionali del calendario ciclistico. Quest’accordo consentirà di farci conoscere in nuovi territori ed in nuove realtà. Ma soprattutto farà apprezzare l’alta qualità di Acqua Dolomia ad un numero molto elevato di atleti che ne potranno così constatare gli effetti benefici per l’organismo».

Acqua Dolomia sgorga ad una temperatura di 7-8 °C da una delle sorgenti più ricche d’acqua in Europa
Acqua Dolomia sgorga ad una temperatura di 7-8 °C

Passione concreta

Sorgente Valcimoliana è sorta dalla passione di persone che hanno creduto in un progetto condiviso. In questi anni, la passione si è trasformata – attraverso impegno, sacrificio e costanza e rispetto per l’ambiente – in una realtà aziendale solida e in crescita.

Oggi, i valori aziendali rispecchiano i principi originari dei soci fondatori, rappresentando lo spirito dell’intero team che opera all’interno dell’azienda. Ricerca continua e innovazione caratterizzano l’operato di Sorgente Valcimoliana, sempre fedele al mantenimento della propria identità volta a garantire l’assoluta qualità del prodotto, e con l’obiettivo di continuare a crescere sul mercato, sia in Italia che all’estero.

Acqua Dolomia

In viaggio con Velo, regista azzurro delle crono

20.01.2022
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Quando un paio di giorni fa abbiamo raggiunto Marco Velo, stava guidando in autostrada alla volta di Padova. Glielo aveva chiesto Dino Salvoldi, per parlare ai ragazzi e i dirigenti della Sc Padovani juniores, nel programma di riorganizzazione della categoria. Appena due giorni prima, il bresciano era stato invece con Sangalli a Calpe assieme alla nazionale femminile. La sua missione è diffondere il verbo della crono, per far crescere una specialità in cui l’Italia eccelle grazie ai soliti giganti, ma che ha grosse lacune alla base.

«Per me è un mondo nuovo – racconta Marco, che nella foto di apertura è con De Marchi ai mondiali 2018 – ho sempre conosciuto il lato dei pro’, mentre ora devo confrontarmi con le altre categorie, dalle giovanili alle ragazze. Una nuova esperienza e anche una responsabilità. Dovrò ogni volta appoggiarmi ai tecnici di riferimento, ma mi pare che si sia creata la giusta collaborazione».

Il mondiale di Imola vinto con Ganna è un momento di svolta: Velo era con lui
Il mondiale di Imola vinto con Ganna è un momento di svolta: Velo era con lui
Un settore da rifondare o da costruire?

Un settore su cui lavorare tanto e bene. Per scegliere atleti da portare in nazionale, servono anche dei risultati da valutare. E visto che il Giro U23 non pare abbia previsto la crono e lo stesso dovrebbe essere con il Lunigiana, la Federazione sta lavorando a quattro prove, come una volta il Bracciale del Cronoman, da far disputare a maggio, giugno, luglio e settembre. Correranno tutte le categorie, tranne probabilmente gli elite, che hanno altri momenti di verifica.

Da maggio a settembre, perché non prima?

Perché soprattutto quando si parla di juniores, c’è da considerare la scuola. Per cui prima della fine dell’anno scolastico ci sono quelli che studiano poco, che magari vanno già fortissimo, mentre altri che magari sono ugualmente forti o anche di più, che per allenarsi sul serio aspettano l’estate. Si devono valutare ad armi pari.

Tanta attenzione sui più giovani?

Vanno seguiti e coltivati. Salvoldi si è buttato anima e corpo nel nuovo incarico. Sta girando tutta l’Italia con i risultati dei test fatti sugli allievi e credo che farà davvero bene. E intanto bisogna far entrare nella testa dei ragazzi e dei loro tecnici che la bici da crono bisogna usarla, non solo il prenderla il giorno prima della gara. Come ho visto fare a ragazzi che vanno alle partenze addirittura con bici non loro.

L’esempio dei pro’ è trainante?

Il loro orientamento è di usare la bici da crono almeno due volte a settimana, nel giorno di scarico o al termine di una distanza. Hanno chiaro che è una specialità olimpica e che con le crono si vincono i Giri. Se anche ci fossero in ballo 30 secondi, potrebbero essere decisivi. E loro lavorando hanno dimostrato che non c’è solo Ganna. Affini è cresciuto e Sobrero ha vinto il campionato italiano e ha partecipato al Team Relay degli europei che abbiamo vinto e c’era anche sul podio dei mondiali.

Sobrero è la terza via italiana alla crono, assieme a Ganna e Affini
Sobrero è la terza via italiana alla crono, assieme a Ganna e Affini
Vedi qualcun altro?

Ho in testa Baroncini, che ha fatto dei bei risultati, come il nono posto ai mondiali, magari senza averla preparata più di tanto e con materiali che potranno di certo essere migliorati.

Fra le donne?

In questo ritiro non c’erano tutte, ma Cavalli e Pirrone sono comunque due nomi da seguire. E siamo messi bene anche a livello juniores e under 23. Anche per loro vale la stessa regola: la bici va usata. Anche perché abbiamo davanti un calendario bello impegnativo, con europei, mondiali e i Giochi del Mediterraneo in Tunisia. Per questo sto frequentando molto i tecnici di categoria, anche se poi l’ultima parola sarà la mia.

A Bruges, Baroncini è arrivato al nono posto a 57″ dal vincitore, ma ha ancora ampi margini
A Bruges, Baroncini è arrivato 9° a 57″ dal vincitore: ha ampi margini
Immagini di fare un ritiro con gli specialisti?

Forse con i più giovani, difficile invece proporlo ai pro’, che hanno così tanti impegni. Però provare ad amalgamarli, come facemmo a Misano con Cassani, per provare il Team Relay è utile per non trovarsi disorganizzati nel giorno della gara. Le gare si vincono e si perdono per decimi di secondi, non si può trascurare alcun dettaglio.

In che modo affiancherete le squadre di club?

Saremo di supporto, tecnicamente e nella programmazione. Le squadre hanno i loro sponsor, comandano loro, ma se vedessimo bici non all’altezza, potremmo dare dei suggerimenti. Certi interventi sono più semplici con gli juniores, ma sappiamo che ci sono interessi anche lì.

Ti è cambiata la vita?

Non sono tanto più impegnato di prima quando seguivo Cassani, ma ho più responsabilità. So di poter contare su tecnici che conoscono benissimo gli atleti e so anche che non potrò fare tutto da me. Quando ai mondiali dovrò seguire ad esempio la ricognizione di Ganna, in cui ci sarà da prendere nota anche dei sassolini sull’asfalto, non potrò seguire anche le altre categorie. In quei casi ci saranno i tecnici, per quella politica di sinergie su cui stiamo puntando.

Velo proseguirà la sua collaborazione con RCS Sport, nell’arco della quale ha coperto molti ruoli
Velo proseguirà la sua collaborazione con RCS Sport, nell’arco della quale ha coperto molti ruoli
Continuerai a collaborare con Rcs?

E’ un bel modo per stare a contatto con gli atleti, senza dover per questo prendere la macchina e raggiungerli alle varie corse. 

Scirea collaborerà con te?

Scirea fa quello che fino allo scorso anno facevo io. E’ una figura importante, sono contento che ci sia. Ha esperienza nella gestione logistica e quando si va ai mondiali con uomini e donne di tre categorie, avere qualcuno che sa come fare, è veramente importante.

EDITORIALE / Nessun privilegio, ma pensiamo al ciclismo

27.12.2021
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ExtraGiro annulla tre gare, fra cui la Strade Bianche di Romagna. Il Giro d’Italia Ciclocross soffre per sovrapposizioni che negli ultimi due anni, fra Covid e compilazione dei calendari, non si erano verificate. Quel che si sta verificando è piuttosto chiaro, a dire il vero. Stanno venendo meno le garanzie offerte negli scorsi anni dal presidente Di Rocco agli organizzatori che a vario titolo poteva ritenere suoi fedeli. Gli amici di ExtraGiro nel 2020 hanno permesso al ciclismo di ripartire e all’UCI di salvare il mondiale cui Martigny aveva rinunciato per le limitazioni Covid. L’organizzazione di Fausto Scotti ha tenuto in piedi il ciclocross in una fase storica in cui nessuno organizzava gare. Nessuno dice che siano stati immuni da criticità. Sappiamo bene, ad esempio, che le società non fossero contente dei metodi di Scotti e che il Giro di Val d’Aosta non abbia mai digerito il grande apporto ricevuto dal Giro d’Italia U23.

Il Giro d’Onore si è svolto a Roma il 21 dicembre, per celebrare i successi del ciclismo
Il Giro d’Onore si è svolto a Roma il 21 dicembre

La ristrutturazione 

Così, come spesso accade quando in casa arriva il nuovo padrone, si è cominciato a fare ordine in quella che si è ritenuta una situazione da ristrutturare.

Il presidente Dagnoni ha messo mano con energia al settore delle nazionali, costruendo la struttura affidata a Roberto Amadio. Poi ha rimescolato i quadri tecnici, con un paio di passaggi che ancora destano qualche perplessità. Il primo è lo spostamento di Dino Salvoldi agli juniores, sebbene manchino appena tre anni alle Olimpiadi di Parigi alle quali il milanese stava lavorando da sette anni. Il secondo è l’allontanamento di Mario Valentini dal settore paralimpico (dopo il lavoro del tecnico umbro in campagna elettorale e le sue tante vittorie) per lasciare posto a Rino De Candido.

Come si disse a suo tempo e come non ci stancheremo mai di ripetere, il nuovo Presidente e il Consiglio federale possono fare ciò che ritengono più opportuno, ma sarebbe auspicabile che simili scelte non offrissero il fianco a troppe interpretazioni. Come quando mandarono a casa Cassani dalle Olimpiadi, lasciando però che a rimanere in Giappone fosse lo stesso Amadio. Roberto infatti ne ricalcava il ruolo, pur non avendo partecipato minimamente alla preparazione olimpica.

Il presidente Coni Malagò e Norma Gimondi, candidata con Martinello e ora vicepresidente Fci con Dagnoni
Il presidente Coni Malagò e Norma Gimondi, candidata con Martinello e ora vicepresidente Fci

La memoria corta

L’ultimo colpo di spugna s’è visto al Giro d’Onore, celebrazione di grande impatto dei successi federali che si è tenuto a Roma il 21 dicembre dopo l’edizione 2020 che si svolse online. Alla presenza dei campioni olimpici e degli iridati, di star dello spettacolo e di giornalisti, la Federazione ha messo in mostra i suoi gioielli.

Mancava Di Rocco, non invitato, la cui gestione ha prodotto quei successi. Chiamarlo avrebbe fugato quel senso di… dispetto che a volte si percepisce al solo sentirlo nominare.

La tentazione di cancellare il passato è ricorrente. Accadde anche quando il presidente Ceruti, scomparso prematuramente nel 2020, nel 1997 ritenne che Alfredo Martini avesse fatto il suo tempo e lo rimpiazzò. Fu una levata di scudi fra i suoi stessi fedelissimi a persuaderlo affinché mantenesse al glorioso toscano un ruolo di rappresentanza.

La sovrapposizione con la Adriatica Ionica Race di Argentin ha provocato la reazione di ExtraGiro
La sovrapposizione con la Adriatica Ionica Race di Argentin ha provocato la reazione di ExtraGiro

Sovrapposizioni e tensioni

L’annullamento delle tre gare di ExtraGiro dipende dalla sovrapposizione nel calendario con l’Adriatica Ionica Race. Soltanto il Tour de France negli anni è riuscito ad avere una posizione esclusiva nel calendario del ciclismo. Per cui, nonostante le Continental siano gli attori principali delle corse romagnole e di quella di Argentin, sarebbe ingenuo da parte degli organizzatori di Mordano pretendere di non avere alcuna sovrapposizione.

L’esigenza primaria tuttavia è trovare una conciliazione che permetta che si svolgano entrambe. Siamo già sottoposti a interferenze straniere, come quella del Tour de l’Avenir con le classiche italiane di agosto, almeno in casa nostra evitiamo di pestarci i piedi.

Dire che quella del ciclismo sia sempre stata una grande famiglia o la casa di tutti sarebbe piuttosto ipocrita: ha smesso di esserlo da tanto. Ogni gestione ha avuto i suoi favoriti e i suoi favoritismi. Ma visto che il momento è difficile per tutti, sarebbe corretto mettere l’attività al centro ed evitare che le… sistemazioni post elettorali danneggino lo sport. Questo, al netto delle simpatie e di ogni possibile ragionamento, non possiamo proprio permettercelo.

Pontoni e i “bestioni”: «Cercarli tra i pro’ o formarli tra i giovani»

23.12.2021
5 min
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Alto, possente, potente, magari che viene dalla strada: l’identikit del ciclocrossista moderno. Il cittì Daniele Pontoni lo ammette chiaramente: «E’ quello il profilo da ricercare». 

La discussione entra subito nel vivo. Il tecnico friulano ha capito esattamente dove vogliamo andare a parare e non rinuncia a rilanciare la discussione. La sua passione diventa subito contagiosa.

Il cittì Pontoni ha le idee chiare per il futuro: bisogna aumentare chili e potenza e lavorare con i giovani (se non “giovanissimi“)
Il cittì Pontoni ha le idee chiare per il futuro: bisogna aumentare chili e potenza e lavorare con i giovani (se non “giovanissimi“)
Daniele, dicevamo di questo profilo dal quale spiccano potenza e se possibile anche una certa stazza…

Esatto ed è quello che sto cercando. Un corridore potente e se ha anche tecnica è il massimo. Oggi chi riesce a fare più pedalate e a spingere rapporti più duri fa la differenza. E’ il cross moderno. La potenza paga e io sono alla ricerca di un profilo così. E se non lo trovo guardo ai più giovani.

Se non lo trovo…

Spero di coinvolgere qualche professionista dalla strada con queste caratteristiche e se non lo troviamo, ripeto, dobbiamo essere bravi noi a ricercarli già tra gli esordienti e tra gli allievi. E’ lì che li dobbiamo pescare, ma soprattutto, chiaramente, formare.

Un po’ però viene da pensare: possibile che in Italia non abbiamo più il bestione da un metro e ottanta e 70 chili?

Eh pare proprio di no. Anche qui dobbiamo andare a vedere tra gli allievi. Avremmo Ettore Fabbro, che adesso è 1,78 metri, o Federica Venturelli, tra le ragazze. Comunque anche con profili più piccoli, come potevo essere io, si può lavorare e cercare di mettere su watt. Io a situazioni così non “davo del lei” e spingevo forte lo stesso.

La direzione da prendere è chiara insomma…

Vi dico questa, proprio l’altro giorno abbiamo fatto l’ordine a Castelli per le divise della nazionale. Bene, non abbiamo una L. Il nostro problema è che arriviamo solo alla taglia M! Può sembrare una battuta ma è così.

Prima, Daniele, hai parlato di professionisti della strada. Hai già qualche nome in mente?

Sì, ho mente dei nomi ma non li dico tutti. Però posso dire che uno di questi è Covi e già ne avete parlato! Ma poi penso anche ad altri ragazzi per i quali stravedo e che ricordo in azione: De Pretto, Verre e lo stesso Trentin. Ma anche Lorenzo Masciarelli: ecco lui potrebbe avere queste caratteristiche che dicevamo, ma bisogna dargli tempo per fargliele esprimere. Io spero possa crearsi un piano con la Federazione per lavorare e coinvolgere loro e anche i cronoman.

I cronoman: giusto quello che abbiamo scritto qualche giorno fa. Tra le due discipline c’è molto in comune…

Esatto: potenza, sforzi di 45 minuti, un’ora “a blocco”. Per me un cronoman si adatterebbe bene al ciclocross, semmai nel fuoristrada ci sono da fare più cambi di ritmo, ma siamo lì.

Prima hai fatto dei nomi importanti, ma non dei super big della strada. Come mai? Sono quelli che non vuoi dire?

Quelli sono dei nomi, dei ragazzi, che piacciono a me. Ma lo dico più da tifoso, da appassionato che da tecnico. E quando li vedo fare certi numeri su strada sono contento. Per gli altri nomi non mi sembra neanche carino farne, diciamo così.

Beh, allora se non fai tu dei nomi, te ne gettiamo noi alcuni sul piatto. Partiamo da Trentin che il cross l’ha anche fatto, ma pensiamo anche ad un Guarnieri, ad un Oss (entrambi nella foto di apertura), ad un Ballerini… Gente appunto di grande potenza e una certa “stazza”…

Come profili sarebbero perfetti, ma forse è un po’ tardi. Faccio fatica, per esempio, ad immaginare un Oss alle prese con la tecnica di guida. Tra loro direi Trentin perché viene da questa specialità. Ohi, poi magari sono interessati e io mi sbaglio sul discorso della tecnica. Me lo auguro! La verità è che dobbiamo confrontarci poi con tanti soggetti: squadre, preparatori e procuratori… Sarebbe bello che scoppiasse la scintilla del cross.

Chiaro, se c’è interesse anche il corridore è motivato e le squadre non ti danno gli atleti perché “devono”, ma perché vogliono…

Che dire, sicuramente ci proveremo. Tanto più di un “no”, non possono dirci! Tutto ciò è nei miei sogni, nei miei pensieri, nella mia volontà. Ma ci penseremo non appena è finita questa stagione, anche se in realtà già abbiamo iniziato a pensare alla prossima, tanto che vorrei essere concentrato molto di più sul presente. Questi 40 giorni sono i più importanti, tra le gare di coppa, il campionato italiano e il mondiale. Si restringono i tempi e anche i tempi delle scelte.

Comitati regionali in soccorso dei ragazzi: illusione o realtà?

14.12.2021
4 min
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Ormai lo ripetiamo da tempo, se si è giovani soprattutto se juniores o under 23, trovare una squadra è sempre più difficile. O i ragazzi sono già dei veri campioncini o la situazione si fa nettamente complicata.

Vuoi una certa crisi (dovuta anche al Covid), vuoi il sistema fiscale che non agevola la nascita di nuove società, vuoi la sicurezza sulle strade… il risultato è che le squadre dove potersi tesserare sono sempre di meno. E sono sempre di meno, per non dire quasi del tutto assenti, dalla Toscana, Umbria in giù.

In questo quadro il rischio di perdere dei ragazzi, ancor prima che dei potenziali campioni, diventa sempre maggiore.

Noi ci siamo chiesti cosa può fare la Federazione in soccorso di quei ragazzi che restano “a piedi”. Abbiamo visto che la Federciclismo si è mossa, per esempio, per trovare un team all’iridato di Roubaix, Liam Bertazzo, ma con i ragazzi?

Manuel Oioli (a sinistra) e Alberto Bruttomesso (a destra) al Lunigiana, gara che si corre con i comitati regionali
Manuel Oioli (a sinistra) e Alberto Bruttomesso (a destra) al Lunigiana, gara che si corre con i comitati regionali

Parola a Cazzaniga

Non si potrebbe ipotizzare che ogni comitato regionale faccia una sua squadra, così da raccogliere eventuali “senza contratto”?

«Così mi ritirate la volata – parte in tromba e in modo appassionato Ruggero Cazzaniga, vicepresidente della FCI – ho fatto inserire questa proposta nelle norme attuative già l’anno scorso».

«Il tesseramento individuale non si può fare, serve una società. Con questa norma (la 31.0 del regolamento dilettanti 2021, ndr) i presidenti regionali, o chi per essi, potevano creare una società, tra virgolette, fittizia. Fare quindi loro stessi un’affiliazione e consentire così il tesseramento dei vari ragazzi in cerca di una squadra».

«Il problema è che purtroppo gli stessi comitati regionali hanno snobbato questa proposta mettendo come scusanti eventuali problemi che potevano dare i ragazzi, non essendo seguiti in maniera diretta, piuttosto che esaltare le opportunità di questa iniziativa».

L’articolo (31.0) fortemente caldeggiato da Cazzaniga inserito nelle Norme Attuative Dilettanti 2021
L’articolo (31.0) fortemente caldeggiato da Cazzaniga inserito nelle Norme Attuative Dilettanti 2021

Obiettivo promozione

Cazzaniga rilancia poi l’argomento. Secondo lui non si tratta solo di trovare squadre ai ragazzi, bensì di fare promozione.

«Il ruolo di una federazione non è solo quello di vincere più medaglie – riprende Cazzaniga – cosa comunque importante chiaramente, ma è quello di poter mettere in condizione i ragazzi di avvicinarsi a questo sport. Faccio un esempio: a maggio c’è il Giro d’Italia, io a giugno devo essere in grado di poter tesserare i ragazzi che si appassionano vedendo la corsa rosa insieme al papà. Ma oggi nessuna società tessera un ragazzo che parte da zero, o quasi, a giugno. E neanche posso biasimarle più di tanto visto che nella maggior parte dei casi non navigano in buone acque economiche e che ci sono comunque dei costi da sostenere.

«E non dobbiamo pensare solo agli juniores o agli under che sono “pochi” e quantificabili, ma dobbiamo pensare anche a esordienti, allievi e ai ragazzi che potrebbero essere tesserati. Ai ragazzi del paese: credo che tra pista, strada, bmx, mtb… qualcosa si possa trovare».

«Per questo l’idea delle squadre dei comitati regionali per me era, ed è, vincente. È una soluzione praticamente a costo zero. Chi non riesce a trovare squadra quasi certamente possiede una sua bicicletta, la Federazione, in questo caso i comitati regionali non hanno problemi a fare un’affiliazione e a tesserare un corridore, si tratta solo di fornire ai ragazzi una maglia. Se poi ci sono problemi per tirare fuori 10 maglie allora c’è qualcosa che non va in quel comitato regionale stesso.

«Fosse per me – aggiunge Cazzaniga – questa “iniziativa” di tesseramento la farei anche a livello centrale, nazionale».

La #inEmiliaRomagna vagamente ricorda questo progetto di aiuto da parte dei CCRR, ma resta un team “normale”
La #inEmiliaRomagna vagamente ricorda questo progetto di aiuto da parte dei CCRR, ma resta un team “normale”

Opportunità per tutti

Chiaramente tesserarsi in questo modo è una sorta di ancora di salvataggio, ne siamo consapevoli, però meglio un salvagente che non tentare per nulla. Che non poter inseguire i propri sogni.

«Un ragazzo o una ragazza andrebbero alle corse con i propri genitori – dice Cazzaniga – vestendo la maglia del rispettivo comitato. In questo modo avrebbero comunque la possibilità di giocarsi le loro carte.

«Secondo il regolamento della delibera che presentai potrebbero fare le gare regionali, non quelle nazionali per le quali servono almeno team composti da quattro componenti. Correrebbero in regione chiaramente se c’è una gara nel loro comitato, ma possono anche spostarsi in altre regioni. Penso magari al Sud. In questo modo ragazze e ragazzi hanno comunque l’opportunità, di seguire il loro sogno. E se un team fosse interessato a loro… sarebbero liberi di andare».

Bragato, ora il ruolo è chiaro. Si può cominciare…

27.11.2021
4 min
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Dopo le voci, le ipotesi e le suggestioni, quel che resta tra le mani di Diego Bragato – fino a ieri al Centro Studi Federale (in apertura ai mondiali di Roubaix con il quartetto iridato) – è il ruolo che parlando con il presidente Dagnoni aveva immaginato per sé. Responsabile dell’Area Performance, con un pool di preparatori sotto di sé con cui offrire supporto ai commissari tecnici.

Voci, suggestioni e ipotesi

Si diceva di voci, ipotesi e suggestioni perché a un certo punto si era fatta largo la voce secondo cui il trevigiano sarebbe potuto essere il tecnico delle donne della pista, una volta che il settore fosse stato sfilato di mano a Dino Salvoldi. Poi le cose hanno seguito un altro corso. La pista è stata unificata e affidata a Marco Villa, di cui Bragato sarà collaboratore assieme a Fabio Masotti. Richiesto sul tema, il cittì d’oro di Tokyo col quartetto, ha espresso una valutazione legittima che a qualcuno ha fatto storcere il naso per i toni.

«Amadio – ha detto Villa, marcando il territorio – mi consiglia di far seguire le ragazze da Bragato, ma visto che sono io il commissario tecnico, le voglio gestire in una certa maniera. Bragato sarà quello che avrà i riferimenti, ma il responsabile sarò sempre io come coi maschi. Mi toglierà quel lavoro di contatti e di programmazione settimanale. Se devo capire chi viene la settimana prossima in ritiro, non posso mettermi a fare 28 telefonate. Vorrà dire che Masotti chiamerà i 14 uomini e Bragato le 14 donne. Però il modo di allenare resta il mio, perché non voglio dividere i settori».

Compri, Bragato, Lupi: l’uomo dei pesi, il referente tecnico federale e il cittì della Mbx
Compri, Bragato, Lupi: l’uomo dei pesi, il referente tecnico federale e il cittì della Mbx

Un ruolo trasversale

Il veneto, che non ha mai puntato a un ruolo da tecnico ma a forza di sentirselo dire aveva probabilmente iniziato a pensarci, è pertanto ben contento del ruolo ricevuto.

«Un ruolo più trasversale rispetto all’ultimo periodo – spiega – e a breve verrà indetto un concorso per quattro preparatori con cui seguiremo tutti i gruppi. Sono curioso. Tra i requisiti è richiesta l’esperienza, poi ci sarà un colloquio. Voglio vedere chi si farà avanti. Sul lato dell’operatività, riceverò le richieste dei tecnici e avrò come interfaccia la Commissione Scientifica appena insediata, che in quanto Scuola Tecnici sta sistemando la parte didattica dei corsi, da cui avrò supporto scientifico».

Bragato è amico di Viviani da sempre: il progetto di coinvolgerlo in Fci nacque dopo Londra 2012
Bragato è amico di Viviani da sempre: il progetto di coinvolgerlo in Fci nacque dopo Londra 2012
Ci saranno nomi già visti?

Qualcuno c’è già, anche se con incarichi diversi. Avrei visto Tacchino con i paralimpici perché c’è già stato, mentre ad ora potrebbe andarci Cucinotta cui l’aspetto interessa personalmente, anche se per esperienza lo vedrei bene anche nel fuoristrada. Poi ci sarà da vedere se potranno crearsi conflitti di interesse fra preparatori dei club che prestano la loro opera in Federazione. Cucinotta è all’Astana, come peraltro Slongo che fa parte della Scuola Tecnici è alla Trek-Segafredo. Credo che siano tutti grandi ed esperti abbastanza da non incorrere in problemi.

Come si svolgerà il vostro intervento?

Facciamo tutti capo ad Amadio, che ci segnalerà le esigenze. Portiamo avanti il lavoro fatto, dalla palestra in avanti. Adesso stiamo per iniziare una bella fase con il cross country, perché finora non hanno mai fatto test sistemici. Celestino mi ha chiesto di essergli di supporto nel colloquio con i preparatori degli atleti, dato che finora si era mosso da selezionatore. L’idea è di estendere a tutti i settori un metodo di lavoro omogeneo.

Ispirato a quali criteri?

A quello che ho imparato con Villa nella progettazione e nella costruzione del settore pista. Credo si possa estendere agli altri. Io sarò il filtro, vaglierò le richieste e assegnerò i preparatori, spendendomi ovviamente anche in prima persona. In questi giorni ad esempio sono a Verona con la Bmx.

Bragato affiancherà Masotti (qui con Scartezzini) tra i collaboratori di Villa
Bragato affiancherà Masotti (qui con Scartezzini) tra i collaboratori di Villa
Collaborerai ancora con Villa in pista?

Certo, è una delle mie mansioni. I ragazzi chiedono, perché con alcuni di loro lavoro individualmente. Per l’alto livello in realtà non vedo grossi problemi, perché hanno i loro preparatori, invece per U23 e juniores è importante relazionarsi con le società. Con Salvoldi, che ha da poco preso gli juniores, stiamo programmando una serie di test a tappeto per avere uno screening del materiale umano di cui disponiamo. L’idea è anche di ripetere quelli in pista, ma dipenderà da quando Montichiari tornerà disponibile. E la stessa esperienza la estenderemo a tutti i settori.

Sei soddisfatto dell’incarico?

E’ quello che avevo proposto all’inizio, fu il presidente a dirmi che forse ci sarebbe stato dell’altro. Certo l’ipotesi di un ruolo tecnico mi allettava, ma sto nel mio e faccio quello che mi riesce meglio. Cresco. E chissà che non sia propedeutico ad altro per il futuro.

Fci al lavoro per Bertazzo. E noi tifiamo tutti per lui

24.11.2021
3 min
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In questo momento sghembo, fatto di squadre che rincorrono bambini prodigi e lasciano a piedi fior di corridori, tra coloro ancora in cerca di contratto c’è anche Liam Bertazzo. Il padovano (in apertura con Mareczko, dopo averlo aiutato a vincere alla Coppi e Bartali), uno dei quattro campioni del mondo dell’inseguimento a squadre, ha corso dal 2015 fino al 2021 nelle squadre di Angelo Citracca. E così ora, visto l’esito non proprio felice di quel team, si ritrova alla ricerca di una maglia.

«A Liam stiamo cercando di dare una mano – ci ha detto Marco Villa – da campione del mondo, mi sento in dovere di aiutarlo a trovare una squadra. Ha guadagnato la qualifica olimpica, è importante. A lui nessuno ha mai regalato niente e ha avuto tanta sfortuna, compresa l’ernia del disco nello stesso periodo in cui esplodeva Milan. Bertazzo se lo merita».

La vittoria nel mondiale del quartetto a Roubaix sarà sicuramente il miglior viatico
La vittoria nel mondiale del quartetto a Roubaix sarà sicuramente il miglior viatico

Federazione al lavoro

Quel che stupisce è che Bertazzo sia l’unico di quel gruppo di pistard a non far parte di un corpo militare, come invece Scartezzini e Lamon. Ma lui pare sereno, segno che sotto traccia qualcosa si sta muovendo e che la Federazione in un modo o nell’altro si sia presa a cuore la sua vicenda.

«Non ho più l’età per entrare nei corpi – dice – e poi comunque non è che in un mese avrebbero potuto predisporre il mio ingresso. Però sono sereno, soprattutto perché la maglia iridata è una certezza che si porta via parecchi dubbi. In Federazione hanno prima sistemato i quadri tecnici, poi hanno messo mano alla mia situazione. So che stanno parlando e spero che presto possa venire fuori qualcosa. Non hanno mai mancato la parola, solo che l’anno è particolare, le squadre hanno tutte il budget tirato, quindi semmai le cose sono più complicate. Ma sono fiducioso. Come ho già detto altre volte, mi è capitato altre volte di aspettare la fine di novembre per trovare un contratto».

Bertazzo ha partecipato a due Giri d’Italia: nel 2016 (foto) e nel 2018
Bertazzo ha partecipato a due Giri d’Italia: nel 2016 (foto) e nel 2018

Preparazione olimpica

La Federazione è già intervenuta in passato per aiutare uno dei suoi atleti di riferimento della pista, mediante un supporto offerto alla squadra di club che lo ha tesserato.

«Le Federazioni – spiega Renato Di Rocco, presidente Fci nei casi in cui l’intervento è stato disposto – percepiscono dal Coni dei fondi per la preparazione olimpica e hanno praticamente l’obbligo di usarli per i propri atleti. Ricordo che nel caso di Bertazzo abbiamo dato noi un contributo alla società, pari a metà dell’ingaggio o giù di lì. E’ una prassi abbastanza consolidata, con la quale abitualmente si supportano gli atleti di interesse olimpico. Si fa per tutti, sono borse a loro disposizione. In teoria si è ragionato sull’ammissione ai corpi militari per tutti i ragazzi della pista. Poi è chiaro che uno come Ganna si sia chiamato fuori e così pure Liam. Diciamo che non è difficile, parliamo di cose che si sono sempre fatte».

Ed è probabilmente questo il fronte su cui la Fci sta lavorando per trovare a Bertazzo una sistemazione all’altezza dei risultati che ha finalmente raggiunto, dopo anni di rincorse, lavoro e sfortuna. In questo momento sghembo, fatto di squadre che rincorrono bambini prodigi e lasciano a piedi fior di corridori, pensare che Liam possa rimanere a piedi dopo aver vinto un mondiale e aver centrato la qualificazione olimpica sarebbe davvero una bestemmia.

Sangalli: continuità, porte aperte e più trasferte con le junior

10.11.2021
7 min
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Paolo Sangalli raccoglie l’importante eredità di Dino Salvoldi, con il quale ha collaborato negli ultimi 12 anni. Dice convinto che se non fosse stato necessario spostare il milanese al settore degli juniores, avrebbe continuato senza problemi a collaborare con lui.

Sangalli si è tagliato i capelli dopo aver raggiunto lunghezze inaudite. Aveva scommesso che lo avrebbe fatto quando un’azzurra avesse vinto il mondiale e la vittoria di Elisa Balsamo ha fatto scattare le forbici.

Come tutti gli altri tecnici azzurri, anche il bergamasco è reduce dai meeting che si sono svolti a Milano per impostare i programmi e creare le sinergie in vista della prossima stagione. E come tutti i suoi colleghi appare entusiasta del lavoro svolto.

«Sono stati due giorni belli – dice – abbiamo fatto gruppo. Ognuno ha portato i propri programmi, che poi saranno valutati. Il presidente e Amadio hanno le idee chiare. La pandemia ha fatto saltare il banco, ma vogliamo recuperare. Uno dei punti del mio programma sarà quello di fare attività internazionale con le junior, che già due anni fa volevamo fare, ma il Covid lo ha impedito. Quindi cominceremo quasi sicuramente con la Gand-Wevelgem, che fanno anche gli junior maschi e gli under 23. Un bell’appuntamento di una nazionale unita».

Amadio e il presidente Dagnoni hanno spostato Salvoldi agli juniores e Villa è ora il coordinatore di tutta la pista
Amadio e il presidente Dagnoni hanno spostato Salvoldi agli juniores e Villa è ora il coordinatore di tutta la pista
Come ti approcci a questo ruolo? Diciamo che in fondo resti in casa tua… 

Il mio ruolo è la continuazione dell’ottimo lavoro di Dino (Salvoldi, ndr) con cui ho lavorato in questi 12 anni. Quindi resto in casa con responsabilità maggiori, in un ambiente in piena salute perché così lo ha lasciato il lavoro di Salvoldi. L’hanno mandato in un settore che aveva bisogno di un cambiamento e lui, se non è il più bravo, è di certo uno dei migliori della Federazione.

In assoluto c’è aria di continuità. Come gestirai le donne?

Per quanto riguarda le élite, ormai sono professioniste come gli uomini. Hanno il loro programma, i loro preparatori, il mental coach. Questa sarà una figura introdotta anche dalla Federazione nella persona di Elisabetta Borgia (in procinto di essere inserita anche in modo permanente alla Trek-Segafredo, ndr), che già seguiva alcune ragazze e ora fa parte del nostro staff. E’ in gambissima. Davvero si sta facendo un ottimo lavoro, che sarà l’ideale anche per il futuro

Se sono professioniste, dovrai seguirle le loro gare?

Andrò a vedere praticamente tutte le gare WorldTour. In alcune occasioni, quando ci sarà la concomitanza delle prove maschili, mi muoverò assieme a Bennati. Questo è un punto fermo, voglio seguire anche le grandi corse a tappe, anche se durante il Giro d’Italia c’è la concomitanza dei Giochi del Mediterraneo

Europei e mondiali 2022 si annunciano veloci e noi abbiamo atlete che in volata si difendono. Qui una certa Balsamo…
Europei e mondiali 2022 si annunciano veloci e noi abbiamo atlete che in volata si difendono. Qui una certa Balsamo…
Le nazionali di Salvoldi non prescindevano da alcuni punti fermi…

Ci sono delle atlete indiscutibili. Abbiamo la campionessa del mondo, Longo Borghini, Bastianelli. Abbiamo tantissimi nomi. C’è la Cavalli, Bertizzolo se torna ai suoi livelli. Sarà come con Dino, nessuna chiusura. Chi andrà forte, farà parte della nazionale, ovviamente con le caratteristiche giuste per il percorso. Vedremo i percorsi, darò le indicazioni alle interessate e assieme ai loro tecnici stabiliremo il miglior avvicinamento.

Cosa si sa dei percorsi?

Gli europei di Monaco di Baviera hanno qualche strappo nel tratto in linea, poi non sembrano difficili. I mondiali in Australia sembrano per velocisti, almeno da quanto hanno detto. Quindi servirà gente veloce e in Italia atlete con questo profilo non ci mancano. 

E’ uno svantaggio non avere più il controllo del gruppo pista?

E’ uno svantaggio se chi fa strada non ha la percezione dell’importanza della pista, ma io con Marco Velo e con Villa avrò dei contatti non dico giornalieri, ma ogni 2-3 giorni. Vogliamo creare un percorso e quindi non ci sarà nessunissimo problema. Siamo da tanto in Federazione, sappiamo come funziona. Io sono convinto che la pista sia fondamentale. Magari il prossimo anno le ragazze daranno più spazio alle loro società, ma dovranno fare richiami periodici che permettano loro di non perdere il colpo di pedale e tutto il resto. Nessuno si arroccherà in difesa e l’esperienza degli ultimi anni, delle donne e degli uomini, conferma che si va forte in pista e anche su strada.

Elisa Longo Borghini è un altro dei capisaldi della nazionale delle donne elite
Elisa Longo Borghini è un altro dei capisaldi della nazionale delle donne elite
C’è polemica per gli juniores che passano professionisti, in realtà fra le donne è la regola…

La categoria juniores donne è una fase di studio. Devono capire quel che serve per diventare corridori. Quindi bisogna lavorare nel modo giusto, senza l’ossessione del risultato che semmai è la conseguenza indiretta del buon lavoro. Hanno bisogno di tutto, anche di capire come mangiare. Faccio un esempio: prendiamo una ragazza di 17 anni che va a scuola e in famiglia non ha nessuno sportivo. Magari è una banalità, ma se si allena appena uscita da scuola, che cosa dovrà mangiare e quando? Deve essere davvero una scuola, in modo che quando andranno nelle WorldTour, saranno preparate.

Sei a favore della creazione della categoria U23 per le donne?

Sono fermamente convinto che serva, perché c’è dispersione di talento fra le junior e le elite. Il livello è altissimo e nelle WorldTour corrono in sei, quindi è difficile entrare in squadra. Questo alla lunga diventa un problema. Con le U23, hai la gradualità di un livello vicino al tuo.

Ci saranno dei ritiri collegiali?

Per le junior di sicuro, per le grandi solo se ci sarà lo spazio e se qualcuna avrà necessità. Se ad esempio c’è un ritiro invernale del gruppo pista e due o tre stradiste hanno bisogno di lavorare, potranno andare con loro e ci sarò anche io. Non credo che torneremo in altura all’inizio dell’anno. Aveva un senso l’anno scorso con gli europei della pista a marzo, poi rinviati. Casomai si andrà in alto con le junior, sarà per spiegare loro a cosa serva e quali potrebbero essere le reazioni fisiologiche.

E se davvero europei e mondiali saranno così veloci, anche Bastianelli farà di sicuro la sua parte
E se davvero europei e mondiali saranno così veloci, anche Bastianelli farà di sicuro la sua parte
Terrai lo stesso staff tecnico di sempre?

Ci sarà interscambio fra gruppi pista e strada, fra Dino e me e anche con quelli del professionismo. Invece sono contento di avere come collaboratrice la Rossella Callovi, che sarà preziosa anche per la pista.

Quindi, stringendo, sarai selezionatore con le elite, mentre con le junior entrerai anche nella preparazione?

Esatto! Come dicevo prima, faremo formazione nel rispetto delle società. Avrò un rapporto forte con loro, lo stesso già creato con Dino. Sanno come lavoro, non ci saranno problemi. Abbiamo sempre concordato le convocazioni, la linea resta la stessa.

Ma parliamo del commissario tecnico Sangalli. Hai detto di aver fatto 12 anni con Salvoldi e magari, se Di Rocco fosse rimasto presidente, ne avresti fatti altri 12. Hai mai avuto la voglia di uscire in prima persona?

No, perché io ho sempre lavorato bene, tranquillo. Non c’era questa necessità da parte mia. Neanche a livello di ambizione personale, perché ero contento di quella collaborazione. Non si trattava di dire chi fosse primo e chi il secondo. Lavoravamo agli stessi obiettivi, condividendo tutto. Il fatto di diventare tecnico neanche me lo aspettavo. E aggiungo che se non ci fosse stata questa necessità, forse non sarebbe neanche successo.

Quando te lo hanno detto?

Dopo i mondiali di Roubaix e dopo aver parlato con Dino. Prima doveva essere lui ad accettare. De Candido ha fatto tanto, ma la categoria è difficilissima. Per Dino sarà una grande sfida.

Ciabocco e Barale: una resta junior, l’altra diventa elite. Il salto è netto: c’è bisogno di lavorare tanto
Ciabocco e Barale: una resta junior, l’altra diventa elite. Il salto è netto: c’è bisogno di lavorare tanto
Il ciclismo come è entrato nella tua vita?

E’ una passione, non ho mai corso. Mio padre, che è mancato tantissimi anni fa, era ai mondiali di Coppi a Lugano nel 1953. Mio zio ha allenato i giovanissimi della Pagnoncelli e io andavo con lui per divertirmi un po’.

Sembri entusiasta…

Lo sono. Vorrei passasse il messaggio che nessuno è venuto a stravolgere il buon lavoro che si era fatto. Vedo Marco Velo molto competente e coinvolto con le crono, spero che si possa tornare presto ad avere il velodromo. Abbiamo bisogno di Montichiari, per le nazionali e per l’attività di base da cui arriva la nuova linfa. Se dici in giro che la nazionale italiana, dopo tutti i risultati che ha fatto, non ha un velodromo per allenarsi, forse non ci credono neanche. Dovremmo essere senza fino a marzo, ma sono certo che Dagnoni e Amadio non molleranno la presa. C’è davvero tanta voglia di fare bene…