Nei pronostici d’inizio Giro, la tappa da Perugia a Montalcino era considerata una delle grandi incognite per la classifica: inserire il percorso della Strade Bianche all’interno della Corsa Rosa poteva essere una variabile impazzita, in funzione della classifica. Ivan Basso, responsabile della Eolo Kometa, quei percorsi li conosce bene e ridimensiona un po’ l’attesa per l’evento: «Lo sterrato non è più una novità per il Giro e l’averla fatta più volte ha tolto un po’ quell’aura di incertezza che lo caratterizzava».
A tuo parere potrà ancora avere un peso importante sulla classifica?
Dipende quasi esclusivamente dal clima: con la pioggia è chiaro che sarà un’incognita e che potrà succedere di tutto, in caso di bel tempo non credo che influirà tantissimo. E’ chiaro che si tratta sempre di una frazione con salite, quindi qualcosa succederà, non credo che ci sarà un arrivo in volata…
Un’immagine dell’ultima Strade Bianche: in caso di pioggia la situazione sarà diversaUn’immagine dell’ultima Strade Bianche: in caso di pioggia la situazione sarà diversa
Si può paragonare il peso della Strade Bianche nel Giro con una frazione sul pavé al Tour?
No, c’è una differenza. Innanzitutto la tappa del pavé è di pianura e lì le incognite sono veramente create in maniera esclusiva dal terreno e dalle sue insidie. Da noi saranno le salite a influire, non il terreno. Inoltre c’è anche un discorso di predisposizione tecnica diversa, sul pavé devi saperci andare…
Come si affronta una tappa del genere?
Senza particolari tensioni – sentenzia Basso – sapendo che in condizioni normali è probabile che ci si marchi stretto. Magari qualche corridore andrà in difficoltà, ma dipenderà da situazioni pregresse. Io credo che per la tappa le squadre saranno pronte, non sarà una frazione decisiva, anche se qualcuno potrà pagare dazio.
A proposito di squadre, nell’affrontare una frazione simile bisogna avere accortezze particolari, diverse rispetto alle altre tappe?
Non particolarmente, salvo com’è logico per gli pneumatici. Si dovranno usare tubolari particolari e soprattutto pressioni diverse rispetto a quelle delle tappe su asfalto, ma sono soluzioni ormai chiare anche ai profani. Molto, come detto, dipenderà dal clima, in caso di pioggia diventerà una tappa difficilissima e allora sì che ci saranno sconquassi in classifica…
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La maglia che indossa è nuovamente azzurra, ma non è più quella degli scalatori. Del resto Vincenzo Albanese uno scalatore non lo è mai stato, però averne indossato il simbolo per due giorni lo ha fatto riemergere dal periodo un po’ opaco in cui era lentamente scivolato negli ultimi anni con la Bardiani. Alla partenza da Stupinigi, tutto intorno al pullman della Eolo-Kometa si respirava un’atmosfera di quasi cospirazione. I tecnici infatti avevano individuato lungo il percorso, che avrebbe portato i corridori a Novara, l’unica salita di giornata – quella di Montechiaro d’Asti – su cui Vincenzo avrebbe potuto prendere la maglia azzurra. La missione era andata a buon fine e il giorno dopo nella più dura frazione di Canale il salernitano era riuscito ad infilarsi nella fuga, ad aumentare i suoi punti, ma non a reggere il ritmo di Taco Van der Hoorn.
«Ho provato – dice – ma lui aveva veramente una condizione superiore alla mia ed ha fatto un numero eccezionale».
Ancora in fuga nella tappa di Canale. Alla fine si è staccato, ma ha fatto altri puntiAncora in fuga nella tappa di Canale. Alla fine si è staccato, ma ha fatto altri punti
Cinque chili
L’ultima volta che lo avevamo visto di persona era stato alla Tirreno-Adriatico, mentre Basso osservandolo da lontano storceva la bocca aspettandosi di trovarlo più in forma.
«Rispetto alla Tirreno – ammette – ho 5 chili in meno e la differenza si sente. Sono andato anche bene in Turchia. Vedremo giorno dopo giorno come andrà, ma sono venuto per puntare ad una tappa. Sapevo che avrei potuto perderla a Sestola, ma le fughe dei giorni scorsi non erano per quella maglia, ma per provare a vincere. Ci riproverò di sicuro, magari nella tappa di casa, perché ci tengo molto».
In un periodo in cui le cattive abitudini alimentari sono sotto i riflettori, quei 5 chili di Albanese non sono il frutto dell’esasperazione, ma il minimo per avere un rendimento accettabile. Avendolo seguito fra gli U23, lo ricordiamo vincente malgrado la forma spesso approssimativa. Per correre al massimo livello, questo non è più consentito.
Con Zanatta
Quando il suo arrivo alla Eolo-Kometa fu ufficiale, la sua massima soddisfazione era legata al fatto di tornare a lavorare con Stefano Zanatta, da cui era stato diretto alla Bardiani.
«Stefano ci sa fare – dice – ma sono bravi anche Jesus Hernandez e Sean Yates. Mi piace seguire i loro consigli, ma con Stefano ho riallacciato alcuni fili che si erano interrotti alla Bardiani e con lui si lavora in modo spettacolare. E poi c’è anche Basso che ci segue da vicino, il più delle volte da dietro le quinte. Lui è uno che ci martella, ma se insiste su qualcosa è per il nostro bene e non solo per il gusto di darci il tormento. Ad esempio per quei 5 chili mi è stato molto dietro e alla fine non lo faceva per bersagliarmi, ma perché sapeva che con una condizione migliore avrei potuto rendere di più. Mi trovo bene in questa squadra, spero di restarci a lungo».
Anche alla Tirreno aveva lottato per la maglia dei Gpm, piazzandosi 6° nella classificaAnche alla Tirreno aveva lottato per la maglia dei Gpm, piazzandosi 6° nella classifica
Esempio Basso
Grande talento con la tendenza a volte a perdere il filo della concentrazione. Inspiegabile per uno come Basso che dopo l’ottimo ritiro in Spagna, Vincenzo si fosse presentato alle corse in condizioni tutt’altro che perfette. I due stanno imparando a conoscersi e se c’è un aspetto per il quale il varesino può essere di ispirazione ai suoi ragazzi, Albanese compreso, è proprio quello della dedizione al lavoro e della concentrazione nel fare qualsiasi cosa. Il Giro di Albanese prosegue con l’obiettivo di andare in caccia il prima possibile. Le somme le tireremo alla fine.
Alexander Vlasov sarà leader Astana al Giro. E' sicuro di tener testa ai migliori in salita. La sfida lo stimola. Debutto giovedì al Tour de la Provence
Anno nuovo, pullman nuovo. Di Ezio Bozzolo e di quel volante del Uae Team Emirates lasciato andare alla fine del 2020 vi avevamo già raccontato, perciò immaginate la sorpresa quando al Tour of the Alps lo abbiamo incontrato su un pullman diverso: quello nuovo di zecca della Eolo-Kometa. Così, oltre ai saluti e allo scambio di pareri sulle corse con uno che ci sta in mezzo da una vita, la curiosità è venuta da sé. Dovuta un po’ al torpedone tutto nuovo e un po’ al fatto che sia nuova anche la squadra. Come si prepara un pullman che deve andare al Giro d’Italia?
L’officina basca
Ezio lo troviamo nei Paesi Baschi, nella cittadina di Ormaiztegi, presso la sede centrale Irizar nei Paesi Baschi. Il discorso l’avevamo iniziato in Alto Adige nei giorni della corsa e proprio allora ci aveva raccontato che sarebbe andato presto in Spagna per sistemare dei particolari.
«Il pullman sono venuti a prenderlo loro in Italia – racconta – e io sono andato su in aereo. Ma è tanto una perdita di tempo fra tamponi e il resto, che il viaggio di ritorno lo faccio guidando. Tanto ci sono abituato….».
Ezio Bozzolo, il padrone di casa a bordo del pullman Eolo-KometaEzio Bozzolo, il padrone di casa a bordo del pullman Eolo-Kometa
Ezio, che cosa significa allestire il pullman per la squadra?
E’ come quando metti su casa, la prima volta non ci capisci niente e ti sembra perfetta. Poi inizi a viverci e ti accorgi che ti manca un punto luce, che ci stava bene una porta in più. Per questo sono venuto in Spagna, per completare l’opera. Sono stato contattato subito dopo la Tirreno, quando ormai la costruzione era in dirittura di arrivo.
Immaginando la famiglia media che parte per una settimana di vacanze, che cosa si mette in un pullman che parte per il Giro d’Italia?
Tutti pensano che si carichi materiali di ogni genere per un mese, ma non è così. In realtà circa a metà Giro, un camioncino già predisposto dai massaggiatori prima del via ci raggiunge e viene a fare il rifornimento. Per cui il pullman si carica per arrivare a metà. Il discorso del camioncino viene bene in Italia, mentre è più difficile al Tour. Soprattutto se le tappe non sono vicine al confine italiano. In quel caso si va a lasciare in uno degli hotel in cui capiterai al momento del rifornimento, chiedendo il permesso di lasciarlo e pagando semmai qualcosa. Quindi si carica il giusto per arrivare al secondo giorno di riposo, ma senza esagerare, perché bisogna stare anche attenti ai pesi.
Postazione di lavoro per l’addetto stampa (Francesco Caielli): libro della corsa e computerPostazione per l’addetto stampa (Francesco Caielli): libro della corsa e computer
I corridori lasciano sopra qualcosa?
In questo caso, qualcuno che ha corso il Tour of the Alps e farà il Giro, può aver lasciato una borsa con il materiale di scorta. Mi viene in mente Ravasi. Per il resto, la valigia grande viaggia sempre nel camion, il trolley o lo zaino lo portano con sé, lasciando semmai sul pullman le scarpe di scorta oppure il necessario per la pressoterapia.
Addirittura?
Se ne servono dopo le tappe, per cui si fa prima a lasciarla su.
Cosa non deve mai mancare sul pullman?
Il caffè, che è fondamentale per tutti. I corridori. Il personale. Gli ospiti. I giornalisti (ci tocca annuire, soprattutto all’estero e prima del Covid, il momento del caffè era un rituale spiritualmente indispensabile, ndr). Poi bibite, acqua, gel e barrette. Le cose fondamentali che servono ai ragazzi. Ovviamente materiale fornito dai vari sponsor, come pure il caffè. Grazie a Ivan Basso abbiamo delle cialde speciali di Segafredo.
Voi autisti siete molto attaccati ai vostri pullman, capita mai di spiegare ai corridori il modo giusto di starci sopra?
Volete scherzare?! La prima riunione, ancor prima di quella con il direttore sportivo per la tattica, si fa con l’autista del bus. Poche regole ben chiare, dall’ordine alla pulizia. Devo dire che abbiamo degli atleti educati e comunque ai più giovani non è consentito di fare grosse stupidate, perché i più esperti li tengono in riga. Comunque siamo una squadra piccola, ci guardiamo in faccia. Diverso con gli squadroni con 30 corridori e c’è continuo ricambio, che alcuni quasi non li conosci.
La macchina del caffè e le bevande sono meta fissa per i corridoriLa macchina del caffè e le bevande sono meta fissa per i corridori
Cosa non andava nel vostro nuovo Irizar?
Dei dettagli. Il tavolino per il sedile. Dato che hanno tutti sedili singoli, quando dopo la tappa devono mangiare, almeno hanno un appoggio. Ma serve anche all’addetto stampa oppure ai manager se devono usare il computer.
I corridori fanno confronti fra il proprio e l’altrui pullman?
Adesso non credo più, una volta succedeva più spesso. I primi ad attrezzare un pullman a questo modo fu il Team Sky e da quel momento tutti si adeguarono. Ormai i pullman degli squadroni sono tutti belli, non ci sono più stupore o delusione nel cambiare squadra. Le cose dentro sono quelle. Può cambiare il colore dell’allestimento, ma poco altro.
Che cosa si carica sotto, nella stiva?
Una volta si mettevano le bici, in modo da non caricarle sul tetto delle ammiraglie, la mattina per la partenza e la sera dopo l’arrivo. Invece da quando si sono fatti largo i freni a disco, i meccanici preferiscono metterle intere sulle ammiraglie, piuttosto che smontare la ruota davanti. In più mettiamo i pali con il nastro avvolgibile per delimitare il nostro spazio, un altro frigo per le borracce da dare prima della corsa. I rulli per tutti, perché prima o dopo c’è da girare le gambe. Dell’altra acqua per il personale, per non stare sempre a salire e scendere dal pullman.
Sean Yates si occupa di programmi. Per il Giro ogni sedile avrà il suo tavolinoSean Yates si occupa di programmi. Per il Giro ogni sedile avrà il suo tavolino
Porti il necessario per piccole riparazioni?
No, non serve. Se si ferma, devi chiamare l’assistenza. Di fatto è come pilotare un’astronave, non saprei nemmeno dove mettere le mani.
Sono pullman che nascono per il ciclismo?
Il mercato più grande ce l’hanno con il gran turismo. Questi così allestiti li hanno anche nel calcio, anzi credo che Irizar sia fra gli sponsor del Real Madrid. Molto belli gli allestimenti per il trasporto di disabili, mentre esistono anche le cliniche mobili, con pullman che si aprono sui lati lunghi per favorire accesso e deflusso delle persone nei grani eventi. Una volta comprata la meccanica, per l’allestimento si può fare quel che si vuole. E sono molto disponibili.
Abbastanza scontato, in Spagna, se lavori nella squadra di Basso e Contador…
Non escludo che Alberto abbia parte nella storia, ma sono stati davvero in gamba. Hanno persino finito un giorno prima, per cui avrò un po’ di tempo per stare a casa, poi mercoledì partirò per Torino. Per fortuna abito a un chilometro da Casa Eolo a Besozzo. Quando non ho la valigia, in magazzino ci vado a piedi.
Dopo una lunga gestazione, prende finalmente il volo la Eolo-Kometa, il progetto fortemente voluto da due grandi campioni del recente passato, Ivan Basso e Alberto Contador. Una squadra la loro che unisce corridori esperti a giovani speranze e che già nel suo primo anno di vita vuole mettersi in grande evidenza, anche se le due stelle hanno già detto che gli obiettivi del team sono molto alti e potranno essere raggiunti solo dopo almeno tre anni.
Eolo-Kometa, foto di gruppo al ritiro di inizio stagioneEolo-Kometa, foto di gruppo al ritiro di inizio stagione
Vecchio “Gava”
La campagna acquisti è stata ricca, andando alla ricerca di corridori che hanno voglia di sacrificarsi per emergere, alcuni anche con un palmarés già importante a cominciare dal “nonno” della squadra, quel Francesco Gavazziche non ha assolutamente voglia di appendere la bici al classico chiodo e che molto potrà insegnare ai suoi compagni più giovani.
La squadra ha due anime proprio come i due campioni che vi hanno posto sopra il loro imprimatur, una forte componente italiana che si unisce perfettamente a quella iberica, con qualche aggiunta britannica e ungherese. A corridori come Belletti e Wackermann si chiede di raccogliere subito gioie in giro per il mondo, anche nelle ultimissime stagioni i due hanno dimostrato di sapere come si fa. La formazione è adatta soprattutto alle classiche d’un giorno, ma anche nelle brevi corse a tappe proverà a dire la sua.
Nuovi stimoli per Belletti e il fascino di avere accanto Basso e ContadorNuovi stimoli per Belletti e il fascino di avere accanto Basso e Contador
Fancellu, classe 2000
Il più giovane del gruppo è Alessandro Fancellu, un “millennial” del quale si dice un gran bene: a lui si chiede di imparare il più possibile per proseguire nella sua costruzione in vista di un futuro che potrebbe essere radioso, come quello dei suoi due mentori.
L’ORGANICO
Nome Cognome
Nato a
Naz.
Nato il
Pro’
Vincenzo Albanese
Oliveto Citra
Ita
12.11.1996
2017
John Archibald
Edimburgo
Gbr
14.11.1990
2019
Davide Bais
Rovereto
Ita
02.04.1998
2019
Manuel Belletti
Cesena
Ita
14.10.1985
2008
Mark Christian
Douglas
Gbr
20.11.1990
2012
Marton Dina
Budapest
Hun
11.04.1996
2018
Alessandro Fancellu
Como
Ita
24.04.2000
2020
Erik Fetter
Budapest
Hun
05.04.2000
2019
Lorenzo Fortunato
Bologna
Ita
09.05.1996
2019
Mattia Frapporti
Gavardo
Ita
02.07.1994
2014
Sergio Garcia Gonzalez
Ronda
Esp
11.06.1999
2020
Francesco Gavazzi
Morbegno
Ita
01.08.1984
2007
Arturo Gravalos Lopez
Saragozza
Esp
02.03.1998
2020
Luca Pacioni
Gatteo
Ita
13.08.1993
2016
Edward Ravasi
Besnate
Ita
05.06.1994
2017
Samuele Rivi
Trento
Ita
11.05.1998
2019
Alejandro Ropero Molina
Granada
Esp
17.04.1998
2019
Diego P.Sevilla Lopez
Madrid
Por
04.03.1996
2018
Daniel Viegas
Faro
Ita
05.01.1998
2019
Luca Wackermann
Rho
Ita
13.03.1992
2016
DIRIGENTI
Francisco J.Contador Velasco
Esp
General Manager
Sean Yates
Gbr
Direttore Sportivo
Felix Garcia Casas
Esp
Direttore Sportivo
Jesus Hernandez Blazquez
Esp
Direttore Sportivo
Jesus Hernandez Garcia
Esp
Direttore Sportivo
Stefano Zanatta
Ita
Direttore Sportivo
DOTAZIONI TECNICHE
La Magma della Eolo-Kometa è montata con il gruppo Shimano Dura Ace Di2, ma con la guarnitura fornita da Rotor. Per quanto riguarda le ruote, i manubri e i reggisella troviamo i prodotti marchiatiEnve. Per le selle sono state scelte lePrologo che offre un’ampia scelta di modelli. Come pneumatici Frapporti e compagni possono sfruttare la tecnologia di Vittoria, mentre per i pedali ci sono i sempre affidabiliLook.
La Bardiani punta ancora sui giovani, ma tira dentro Visconti e Battaglin: atleti più esperti che hanno fatto la loro strada altrove. Comanda Reverberi
A un certo punto durante la settimana è parso che sulla Sanremo potesse nuovamente nevicare e la memoria è tornata all’edizione infernale del 2013. State tranquilli, tuttavia, non vogliamo proporvi il racconto di allora, ma bussare alla porta di un ragazzo che quel giorno quasi congelò e ancora oggi ne porta addossi i segni: Manuel Belletti.
Nuovi stimoli e il fascino di avere accanto Basso e ContadorNuovi stimoli e il fascino di avere accanto Basso e Contador
Tirreno sfortunata
Giusto mercoledì sera, il romagnolo ha saputo che la caduta della Tirreno-Adriatico non avrà strascichi troppo complicati. E’ successo nella tappa di Gualdo Tadino: proprio mentre Manuel pensava di fare una bella volata, ai meno 3 dall’arrivo Izagirre ha pensato bene di spostarsi e travolgerlo.
«Sono caduto giù – racconta col dolore ancora nella voce – e mi è uscita la spalla. Per fortuna mi era già successo, per cui l’articolazione ha più gioco e non si è strappato niente. Però ho dovuto riposare, ma adesso spero di poter tornare subito sui rulli. La nostra squadra non farà la Sanremo e mi dispiace, però gli anni dei piazzamenti sono andati e non è più una corsa alla mia portata. Si fa sempre più fatica ad arrivare in gruppo. E proprio l’anno in cui andavo più forte, che avevo fatto anche dei piazzamenti alla Tirreno, fu quello della neve. E alla fine non ho più recuperato l’ultimo dito del piede destro. Non lo sento più e all’inizio mi ha dato parecchio fastidio, perché pedalavo e mi sembrava di andare a vuoto…».
Un momento dal ritiro di Oliva, dove la nuova avventura è iniziataUn momento dal ritiro di Oliva, dove l’avventura è iniziata
Obiettivo Giro
Belletti oggi corre alla Eolo-Kometa e nel libro dei sogni ha scritto di voler vincere una tappa al Giro d’Italia. Se non ci fosse stato il Covid, lo scorso anno il Giro d’Italia avrebbe riproposto la tappa di Cesenatico nello stesso giorno di maggio del 2010, quando Manuel vinse proprio nella sua città. La pandemia però ha riscritto i calendari e Belletti al Giro non c’è andato. E anche se nessuno vuole riaprire ferite che si stanno rimarginando o risvegliare polemiche ormai sopite, la versione ufficiale non coincide con quella che fornirebbe lui e che a suo dire non fa troppa rima con la parola meritocrazia.
«Ma adesso non ha senso stare a rivangare – dice – sono molto più contento del progetto di questa squadra. Spada si è innamorato del ciclismo e vuole fare una scalata importante. Abbiamo davvero tutto il meglio, a partire da tecnici come Zanatta, Yates e Jesus Hernandez, gente con gli attributi che ci fa tirare fuori il nostro meglio. Hanno preso me e Gavazzi per stare accanto ai giovani e sono contento di aiutare il gruppo a crescere. Le motivazioni fanno tanto e sapere di avere alle spalle due leggende come Basso e Contador è una spinta incredibile. Quando parlano loro due, anche noi che siamo vecchietti, li guardiamo con gli occhi sgranati. E fare il Giro è di vitale importanza. Va bene che Eolo è sponsor, ma non è mai facile né scontato e dovremo esserne all’altezza».
A lui e Gavazzi la squadra ha chiesto di essere riferimento per i più giovaniBelletti e Gavazzi sono il riferimento per i più giovani
Domani intanto si correrà la Sanremo e non è dato di sapere se il meteo farà nuovamente le bizze. Ma Belletti non ci sarà, si starà allenando dopo che il suo inizio di stagione spagnolo è stato azzerato dal Covid e la Tirreno si è conclusa in malo modo. Correrà in Turchia e alla fine in Spagna prima del Giro. I 35 anni possono essere anche pochi, ma perché sembrino più leggeri, serve avere grandi motivazioni.
La mattina di Castelraimondo, con la Tirreno in partenza verso Lido di Fermo all’indomani della… tappaccia di Castelfidardo, Luca Spada in jeans e giubbino celeste parlava con Basso e i suoi atleti della Eolo-Kometa. Un po’ come Paolo Zani, che alle corse si confondeva fra il personale della Liquigas, il signor Eolo è stato per qualche giorno in gruppo e ha vissuto la corsa e la squadra, approfondendo i meccanismi del ciclismo in cui si è immerso ormai totalmente. Ma questa volta la voglia di conoscerlo è venuta a noi, dopo averne sentito parlare da Basso, con una sua frase che da tempo risuonava nella testa: «Un imprenditore non sei tu a convincerlo, deve convincersi da solo. Tu puoi fargli vedere che cosa il ciclismo può fare per la sua azienda, ma se ti metti a tirarlo per la manica, è certo che ti mostra la porta». Che cosa ha convinto Luca Spada a imbarcarsi per questo viaggio così affascinante?
«Siamo ancora a inizio stagione – sorride – sto ancora facendo conoscenza. E’ da un anno che seguo il ciclismo in modo intenso. Mi piace salire in ammiraglia per scoprire le strategie che ci sono dietro. Io vengo dal mondo della corsa a piedi ed è tutto più semplice, mentre nel ciclismo può succedere di tutto. Come al nostro povero Gavazzi, che a Laigueglia poteva fare bene, invece è caduto e s’è fatto pure male a un gomito. E’ un mondo molto avvincente, voglio apprendere il massimo. In più mi piace anche andare in bici. Devo buttare giù due chiletti, perché ho visto che in bici anche solo un chilo in salita fa la differenza».
Come mai il ciclismo?
Già da un po’ pensavo a nuovi canali di comunicazione. Più per passione che per investire, mi ero messo a sponsorizzare delle gare di podismo. Piccoli numeri, eppure un discreto ritorno. Poi successe che il mio medico mi suggerì di inserire un paio di allenamenti di bici a settimana, perché correndo sei giorni su sette, le ginocchia avrebbero presentato il conto. E a quel punto ho cominciato a conoscere il ciclismo e mi sono appassionato. Ma la Eolo-Kometa è nata da una serie di coincidenze che si sono messe in fila.
Quali?
La conoscenza con Ivan Basso alla Gran Fondo Tre Valli Varesine. Il fatto che a causa del Covid alcuni suoi sponsor importanti fossero usciti. E poi il fatto di aver sponsorizzato le classiche di Rcs e in particolare la Strade Bianche. Era la prima corsa dopo il lockdown, c’era un campo partenti stellare e il ritorno di immagine che ne abbiamo tratto fu incredibile. A quel punto decisi di impegnarmi in un progetto a lungo termine, con un contratto di tre anni e convincendo gli altri sponsor importanti a fare altrettanto. Se si vuole fare un progetto che duri, serve una costruzione lenta. E noi vogliamo guardare nel lungo termine, non a caso la squadra è molto giovane.
Qualcuno ha discusso il valore degli atleti.
Quando eravamo in pieno ciclomercato, ho detto a Ivan di cercare certamente ragazzi che fossero dei talenti, ma di privilegiare l’aspetto del carattere. Mi piace, come in azienda, creare un clima ideale. Il libero battitore, pur talentuoso, se non si integra non lo voglio. Alla base del successo c’è la felicità aziendale, che raggiungi se i tuoi collaboratori stanno bene, fanno sport, lavorano in un ambiente luminoso, sono rilassati e per questo rendono al 150 per cento.
Qui Luca Spada è con Rivi, facendo domande per capire il mondo del ciclismoQui con Rivi, facendo domande per capire il mondo del ciclismo
Che idea si è fatto del ciclista professionista?
E’ un sognatore che ama la fatica e in questo li comprendo bene. Nelle gare che faccio, come il Tour de Geants (350 chilometri e 30.000 metri di dislivello) la fatica la assaggi in tutte le sfaccettature. Sto imparando a conoscere questi ragazzi andando in bici con loro. Sono felici di quello che fanno, hanno fatto della loro passione un mestiere. Glielo leggi negli occhi che gli piace e sono super coinvolti nel progetto. E come loro, lo staff è composto da persone entusiaste.
Sport e affari
L’amore per lo sport è decisivo, ma i ragionamenti di Spada sono anche e soprattutto quelli del manager, che nel ciclismo ha individuato anche un ottimo investimento. E così nel discorso affiorano a tratti i ragionamenti dell’imprenditore che ha giustamente colto nello sport un ottimo veicolo per raccontare al mondo la sua impresa: quel che è giusto e che Basso ha saputo ben raccontare.
In che modo il ciclismo è funzionale per Eolo azienda?
Noi portiamo internet dove internet non arriva. Eolo è nata nel 2006 con lo sguardo ai 7.000 Comuni italiani con meno di 10.000 abitanti. Il digital divide ancora oggi crea una profonda differenza fra chi vive in città e ha la fibra e chi vive fuori e va ancora avanti con una Adsl spompata. Con la nostra tecnologia, noi gli portiamo i 100 megabit. Il ciclismo fa come noi: porta i corridori nei piccoli paesi più che nelle grandi città e questo messaggio ci piace molto. Quando abbiamo intrapreso questa avventura, non è stato soltanto per avere il nome Eolo scritto sulla maglia, ma per gestire il team come un pezzo della nostra azienda. Li coinvolgeremo nello spot televisivo che stiamo per girare e in altre attività promozionali. Per lo stesso motivo abbiamo inaugurato Casa Eolo, una sede di 600 metri quadri in cui possano sentirsi a casa. Voglio che percepiscano di essere parte di un progetto di lungo periodo. Siamo entrati in questo mondo e vogliamo rimanerci per molto tempo.
A Castelraimondo, Spada con Basso dopo lo spettacolare weekend della TirrenoA Castelraimondo, Spada dopo il weekend della Tirreno
C’è un’ambizione non detta?
Con un po’ di pudore, mi piacerebbe nel mio piccolo fare come il Commendator Borghi, il Cumenda, il fondatore della Ignis, che con il basket e il calcio a Varese fece grandi cose. Sono molto attaccato al nostro territorio e forse Eolo è nata proprio perché sono cresciuto in un piccolo paese, Malgesso, e dovevo prendere la bicicletta e fare dei chilometri anche solo per comprarmi una rivista di informatica.
Immagine o risultati?
Abbiamo curato molto l’immagine. La divisa. La grafica. C’è una coerenza stilistica che ci portiamo dietro, perché penso che alla base delle buone prestazioni ci siano anche il senso di pulizia e il rigore. Poi c’è il resto. I buoni allenatori, i buoni ritiri e la giusta alimentazione. Su questo con Ivan sono stato quasi paranoico.
Parlando della bici, di cui Spada si è appassionato ormai irrimediabilmenteParlando della bici, di cui Spada si è appassionato ormai irrimediabilmente
Perché?
Il cibo è la nostra medicina principale, quindi ho chiesto che la squadra venga seguita da un nutrizionista che spieghi loro come mangiare in corsa, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. Non serve stare attenti durante la stagione e poi mangiare le patatine e bere Coca Cola a litri. Bisogna avere un regime alimentare sano perché diventi un vero e proprio stile di vita.
Dica la verità: ha mai rimpianto di non aver scoperto prima la bici per diventare un corridore?
Ma no, dai… (ride, ndr) Qualcosa di buono nella vita l’ho fatta anche io. Però mi piace andare con loro in bici e parlarci mentre si pedala perché si creano rapporti più veri. Magari resisto finché si scaldano, perché quando poi cominciano, non li vedo più, dato che hanno il doppio dei miei watt. Mi va bene così però, lo giuro…
E' la maglia che ha vinto il nostro contest su Facebook. E' quella della Eolo-Kometa, realizzata dalla spagnola Gobik. La sua storia. E l'identità del team
Van Aert rinuncia a lottare per la classifica (sarà vero?) della Tirreno, ma punta a un'altra tappa. Il freddo e la salita di Castelfidardo lo hanno spento
Qualche minuto con Contador dopo il traguardo di Aprica. Il suo lavoro con Eurosport e i suoi pensieri da corridore. Certi campioni non si spengono mai
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Un plebiscito di voti su Facebook a favore della maglia di Eolo-Kometa e di colpo la divisa del team di Basso e Contador si è ritrovata sul gradino più alto del podio. Il concorso era nato per far vedere i bellissimi disegni di Jeroen Annaert e in breve si è trasformato in un fiume di commenti. Perciò, essendo di parola, ecco la storia della maglia vincitrice, disegnata e realizzata dalla spagnola Gobik con il contributo decisivo di tutti gli sponsor coinvolti. A farci da guida in questo progetto azzurro, con tratti di rosso, verde e bianco è Gino Donà, madrileno di padre ligure che nell’azienda spagnola è responsabile dell’area commerciale.
Ecco il bozzetto realizzato da Jeroen Annaert, vincitore del nostro concorsoEcco il bozzetto realizzato da Jeroen Annaert, vincitore del nostro concorso
Una maglia spagnola su un team italiano…
Il nostro rapporto con la Fundacion Contador, quindi con Alberto e suo fratello Fran, e con Ivan Basso è molto stretto. Si può parlare di vera amicizia, per cui c’è voluto poco per trovare un’identità forte. L’anno scorso, quando la squadra era Kometa, avevamo lavorato per un look che garantisse la miglior visibilità, ma in genere la nostra filosofia è produrre divise belle, visibili ed eleganti, anche seguendo le tendenze della moda.
La maglia di Eolo è insolitamente pulita.
C’è stata da subito grande affinità. Quando si devono mettere d’accordo più marchi, è importante che tutti concedano qualcosa per conciliare i vari loghi. Vedere che la nostra maglia ha vinto il vostro contest con tanto vantaggio su Bora e Trek è emozionante e gratificante.
Anche il colore della bici Aurum è coordinato con la magliaAnche il colore della bici Aurum è coordinato con la maglia
Domina l’azzurro.
Un colore legato più a Eolo che a Kometa. L’idea ora è di mantenere la linea senza grossi cambiamenti. L’azzurro, il bianco, il rosso e il verde per una squadra che si è rinforzata con tanti corridori italiani sono la scelta più giusta. Ma non è mai facile, perché fino all’ultimo i team lottano per inserire nuovi sponsor e questa è la sfida più forte. Insieme a quella di coordinare tutto.
Coordinare cosa?
Non ci sono solo le maglie. Vanno abbinate alle ammiraglie, al pullman e a tutto ciò che è grafico, per creare l’identità della squadra, anche facendo leva sulla visibilità di due testimonial come Alberto e Ivan.
La linea Gobik va coordinata con le auto, il bus e le ammiraglieLa linea Gobik va estesa alle auto, al bus e alle ammiraglie
La maglia deve essere visibile.
Ti devi vedere dall’alto, per quando ti riprende l’elicottero, dalla moto, sull’arrivo e sul podio. E’ importante avere un colore riconoscibile da lontano e per questo è necessario capire come si muovono le altre squadre. Che brutto quando ci sono più squadre con lo stesso colore. Poi bisogna sapere che dall’elicottero non riuscirai a leggere il logo, ma deve in qualche modo diventare riconoscibile per la sua forma. Mentre deve essere perfettamente leggibile nell’inquadratura frontale, al traguardo e sul podio. Per cui una delle nostre attenzioni è dare delle raccomandazioni sulla misura dei loghi sulla maglia.
Gobik lo sa bene: la maglia deve esser visibile da ogni inquadraturaLa maglia deve esser visibile da ogni inquadratura
Hai parlato dell’idea di mantenere la linea.
Se continueremo a lavorare insieme anche nei prossimi anni, lo sviluppo della grafica del team deve essere coerente alle idee da cui è nato. Ridisegnare ogni anno tutto quanto disperde l’identità della stessa squadra.
Dopo aver spiegato i prodotti Dinamo da usare durante lo sforzo, ecco le impressioni di Samuele Rivi che se ne serve in gara. Gel al caffè, il suo preferito
Vincenzo Albanese in maglia verde, un qualcosa che non ti aspetti. O almeno, che noi non ci aspettiamo. «Perché – dice lui – nelle salite brevi, non solo non mi stacco ma riesco a dire la mia». Grinta e convinzione non mancano nel giovane corridore della Eolo-Kometa.
Vincenzo era andato subito in fuga nella prima tappa della Tirreno-Adriatico. Pronti via ed era salito sul “treno buono” che al termine del circuito del Monte Pitoro gli aveva dato questa preziosa maglia, per lui e per il team.
Albanese (a destra) in fuga con il compagno Rivi (a sinistra) nella prima tappa della TirrenoAlbanese (a destra) in fuga con il compagno Rivi nella prima tappa della Tirreno
Quel podio “proibito”
«Che Tirreno è stata? Una buona gara dai, perché il livello era davvero al top mondiale. E con queste premesse non c’erano grandi aspettative, già trovare spazio sarebbe stato difficile. Se si guarda bene giusto oggi (ieri per chi legge, ndr) verso Lido di Fermo c’è stato spazio per noi comuni mortali con la fuga che è arrivata. E infatti mi è dispiaciuto non esserci, anche se ci ho provato.
«Noi della Eolo-Kometa ci siamo fatti vedere e io, tenendo la maglia verde per quattro giorni, credo di essere stato l’unico di una professional a salire sul podio della Tirreno (in realtà ci è riuscito anche Mattia Bais dell’Androni Giocattoli, ndr). Dispiace per Manuel Belletti che è stato un po’ sfortunato: ha avuto un salto di catena in vista della prima volata e poi è tornato a casa dopo una caduta».
Ivan Basso alle transenne incita i suoi ragazzi in fugaIvan Basso alle transenne incita i suoi ragazzi in fuga
Grinta Albanese
In effetti Albanese lancia un tema non secondario: in questa Tirreno è emersa la grande differenza tra le professional e le WorldTour. E’ vero che il livello era “particolarmente stellare”, ma davvero per gli altri sono rimaste solo le briciole. Perché? Ma soprattutto: come si può colmare un tale gap?
«Eh, bella domanda – ribatte Albanese – Si può ridurre lavorando duramente e cercando di migliorare un poco alla volta. Ma servono grinta e determinazione».
Quella grinta che ha portato appunto Vincenzo ad indossare la maglia verde. Ora, lui non è un velocista puro sia chiaro, ma vedere un corridore che da U23 vince il Gp Liberazione primeggiare in salita fa un certo effetto.
«In effetti sono rimasto stupito un po’ anche io, però su certe salite brevi fanno fatica a staccarmi. Quando sono lunghe fino a tre chilometri e non sono troppo dure posso dire la mia».
Forse è anche per questo motivo che spesso Ivan Basso lo “bacchetta”. Il manager varesino è conscio del potenziale di questo atleta. Uno così risponde ai profili del corridore moderno: tenere in salita ed essere dotato di un grande spunto veloce.
«Confermo – dice Albanese – Ivan mi sta molto dietro proprio perché crede in me. Mi sta dietro soprattutto sotto l’aspetto psicologico poiché ogni tanto io vado in “modalità aereo”! Mi distacco un po’ e lui mi ricorda che devo “stare in tiro” tutti i giorni».
Albanese (24 anni) ha tenuto la maglia verde fino a Prati di TivoAlbanese (24 anni) ha tenuto la maglia verde fino a Prati di Tivo
Pensando al Giro
«Io ci ho provato tutti giorni. Ma come detto per noi umani c’è stato poco spazio:Pogacar ha vinto quasi tutte le maglie e nelle prime tappe i primi cinque sono stati più o meno gli stessi, si mescolavano, ma erano sempre loro».
Alla luce di tutto ciò Albanese non può che uscire dalla Tirreno carico di fiducia ed è lecito possa pensare alla corsa rosa. Vincenzo ci crede e spera di esserci anche perché avrebbe già un obiettivo ben definito in testa.
«C’è una tappa che passa nel mio paese. O meglio, c’è un Gpm che sta praticamente di fronte casa mia. Nella tappa che va da Siena a Bagno di Romagna, la dodicesima se non ricordo male. Ci tengo troppo a quel traguardo, quel giorno costi quel che costi vado in fuga. Quel Gpm lo voglio».
In poche parole sul Pitoro ha fatto le prove generali!
La Tirreno è il prossimo step di Viviani dopo il Uae Tour. La potenza sta tornando. Il peso non c'è ancora. Ma è tutto normale, visto lo stop per il cuore
A Besozzo c’è il sole e Casa Eolo si stacca contro l’azzurro, risultando anche più imponente. Quando il cancello finisce di scorrere, il saluto di Ivan Basso è pieno di orgoglio e buon umore. Siamo nella sede del Team Eolo-Kometa che lui per primo e poi Luca Spada hanno voluto, proprio nel luogo da cui è iniziata la fortuna di Eolo. C’è del simbolismo positivo anche in questo, assieme alla sensazione di un progetto che sta mettendo solide radici. Conosciamo Ivan sin dagli juniores, l’ambizione non è mai stata un problema. Gli anni e le esperienze hanno portato anche un’interessante visione da manager.
Il cartello campeggia accanto alla porta d’entrata di Casa EoloIl cartello accanto alla porta di Casa Eolo
Siamo i primi, ammette mentre fa gli onori di casa, a varcare questa porta. Il colpo d’occhio è intrigante. Si vedono le postazioni per i computer, dove l’addetto stampa Francesco Caielli è già al lavoro assieme a Carmine Magliaro che segue la logistica delle prime corse. La cucina. Alcune stanze con il nome sulla porta. La sala interviste: Eolo on Air. La sala riunioni: Cuvignone. L’ufficio di Ivan: Zoncolan. La sala più grande, per i meeting con il team: Stelvio. E mentre Basso spiega, si ha la sensazione che l’obiettivo sia aggiungere altri pezzi. Un deposito per i mezzi, ad esempio, come pure una foresteria per gli atleti.
Ne parlavi da anni, ce l’hai fatta…
Ce l’ho in testa da sempre (sorride, ndr) perché la casa dà un senso di appartenenza. Nel tempo le squadre si sono evolute. Qui nei dintorni ci sono le basi degli australiani e della Uae, con centri molto belli. La nostra idea sin dall’inizio era quella di creare un posto dove l’allenatore, l’addetto alle pubbliche relazioni, gli sponsor e i manager possano lavorare insieme, perché così nascono le idee. Vogliamo che Casa Eolo diventi un riferimento per la nostra regione. Io sono di Varese, ho cominciato qui e qui ci sono i miei tifosi. Eolo è nata proprio in queste stanze e Spada abita qualche chilometro più in là. C’è l’orgoglio varesino e questa casa era il primo tassello, poi sono venuti i materiali, le bici e tutto il resto. La prima cosa è il progetto, poi vengono gli uomini.
Che cosa intendi?
Si è discusso anche del valore tecnico del team, ma si è fatto il mercato alla fine. La priorità era fare una squadra italiana, c’erano 14 corridori liberi e ne abbiamo presi 10. La parte importante è essere partiti da un’idea e nell’idea c’era di trovare dei direttori sportivi come Stefano Zanatta e Sean Yates con cui si può costruire qualcosa di importante, aiutando Jesus Hernandez a maturare. Per migliorare questa squadra serve gente esperta. Prima il progetto, appunto, poi gli uomini.
Basso con l’addetto stampa Francesco CaielliBasso con l’addetto stampa Francesco Caielli
Come stanno i ragazzi?
Ho visto un costante miglioramento, sin dal primo ritiro. Abbiamo lavorato cercando di curare ogni area. Era un gruppo da amalgamare, anche se molti si conoscevano. Si dice che sia una squadra nuova, ma in realtà ha già tre anni di vita comecontinental, già strutturata come una professional e con un budget consistente. Tanti nostri corridori sono nel WorldTour. Moschetti, Oldani e Ries. Ma credo di aver preso ragazzi che riusciranno a rilanciarsi. Albanese può tornare al livello di quando all’Hopplà i più forti erano lui e Ballerini. Anche Ravasi ha ancora tanto da dire. Tiriamo tutti nella stessa direzione.
Tutti?
Pedranzini, il signor Kometa, si sente il papà di tutti. Del resto se trovi un imprenditore che ha speso così tanto in una continental, visto il tipo di ritorno, è evidente che lo facesse soprattutto per passione. Poi è arrivato Spada, che ha messo il 53×11. E sì che dopo il Covid rischiavamo persino di non ripartire. Spada è arrivato e adesso quasi non riescono più a trattenerlo in ufficio. L’altro giorno era qui in Casa Eolo a montare i mobili…
Carmine Magliaro al lavoro per la logisticaCarmine Magliaro al lavoro per la logistica
Sembra che tu stia parlando di Paolo Zani ai tempi della Liquigas.
Me lo ricorda molto per la passione, nonostante fosse alla guida dell’azienda era sempre con noi. Spada è coinvolto al 100 per cento, chiede cosa facciano i ragazzi, vuole il calendario, chiama quando sente che c’è stata una caduta. Pedranzini è lo stesso e parliamo di uno che lavora dalle 4 del mattino fino alle 21. Le telefonate con lui si svolgono fra le 5,30 e le 6 del mattino. La famiglia viene dalla campagna, i fratelli sono in malga. Hanno disponibilità economica importanti e una vasta tipologia di aziende. Sono grandi lavoratori, ma vivono la squadra con un entusiasmo incredibile. E la cosa bella è che i due, Spada e Pedranzini, parlano spesso insieme.
La dimensione continental vi andava stretta…
Non aveva neanche tanto senso continuare in quel modo, per il tipo di impegno e di mezzi non ci sentivamo più troppo a nostro agio. Con Alberto e suo fratello Fran c’era condivisione anche su questo. Ma Spada non è arrivato dalla sera alla mattina, c’è dietro un lavoro di due anni e mezzo. Sono orgoglioso di aver cercato sponsor dove gli altri non sono andati. Non è vero che in Italia non ci sono i soldi, ma quanto tempo ho perso…
Alla Clasica de Almeria, la Eolo-Kometa guidata da Gavazzi e BellettiAlla Clasica de Almeria, Eolo-Kometa guidata da Gavazzi e Belletti
A fare cosa?
A spiegare in senso generico ciò che il ciclismo potesse fare in generale, mentre ogni azienda ha i suoi valori. Ho imparato da ogni rifiuto. Un imprenditore non sei tu a convincerlo, deve convincersi da solo. Tu puoi fargli vedere che cosa il ciclismo può fare per la sua azienda, ma se ti metti a tirarlo per la manica, è certo che ti mostra la porta.
Ci sono stati giorni in cui parlavi dei tuoi progetti come un visionario…
Me lo dicono ancora (ride, ndr). Mi accorgo che ho tante idee, ma le vedo solo io e magari sono irrealizzabili. A volte le dico e mi prendono per matto. A volte mi sveglio nel cuore della notte e devo comunicarle a qualcuno. Mi piace ascoltare le storie dei grandi imprenditori, c’è tanto da imparare. Questa squadra si evolverà perché tutti vogliamo che accada. Spada vive la squadra. Pedranzini è il nostro riferimento in Valtellina, un approdo sicuro dopo il Giro d’Italia.
Sembri contento?
Sono felice, è vero. Non è stato semplice, ma la vera soddisfazione è vedere che tutti si sentono coinvolti e che tante volte nemmeno serve parlare. Io seguo tutto, ma non mi occupo di tutto. Ho scelto delle persone per come le ho viste lavorare e so che faranno bene quel che devono.
Un orgoglioso padrone di casa all’inizio della nuova stagioneUn orgoglioso padrone di casa
Che cosa vuol dire andare al Giro d’Italia?
E’ importantissimo, è il sogno di ogni ragazzino che comincia a correre. Ho detto ai corridori che per noi saranno 21 campionati del mondo. Ci saranno le solite 5-6 squadre che lo monopolizzeranno e noi dovremo essere fra le altre 15-16 che lotteranno per vincere una tappa. Dovranno avere il fuoco dentro. In più confido nei direttori sportivi che abbiamo, che hanno vinto Giri e Tour.
Quanto sei presente con i ragazzi?
Non amo intromettermi. Magari in ritiro faccio tardi la notte a parlare con Zanatta e Yates: abbiamo scelto loro, è giusto che siano loro ad avere il rapporto e la responsabilità. Io cerco di dire il mio nel modo giusto, quando serve. Lo stesso fa Alberto. C’è una suddivisione dei ruoli che funziona. A Laigueglia inizieremo questa avventura. E davvero non vedo l’ora…