Giro, le dritte di Cassani per digerire l’esclusione

10.02.2021
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Il consiglio migliore ai ragazzi della Androni Giocattoli, storditi per l’esclusione dal Giro, lo dà Davide Cassani, commissario tecnico della nazionale.

«Se fossi Ellena o Spezialetti – dice – avrei una cosa sola da dire ai miei corridori, guardandoli negli occhi. Utilizziamo ogni corsa per fargli vedere che con questa esclusione si sono sbagliati. Con la rabbia delle grandi occasioni. E’ come quando una squadra di calcio si trova in zona retrocessione e non molla, ma anzi va a battere le grandi. Fossi in loro, la vivrei così. Mi rendo conto che non è facile, ma non ci sono altre cose da fare».

Cassani fra la delusione degli esclusi e la grinta dei debuttanti
Cassani fra la delusione degli esclusi e la grinta dei debuttanti

Dilemma wild card

Davide è nel mezzo di un giro di test in pista, programmando l’attività 2021 e osservando quello che accade nel professionismo. La scelta delle squadre per il Giro ha provocato ben più di un malumore, per giunta comprensibile. Si potrebbe parlare per ore dei criteri che hanno spinto Rcs Sport a operare le scelte delle wild card in favore della Eolo-Kometa, della Bardiani-Csf e della Vini Zabù. In realtà, la sola cosa da fare è aspettare le motivazioni di Mauro Vegni (nella foto di apertura). Perché alcuni passaggi della scelta, in assenza di un criterio oggettivo, destano davvero qualche perplessità.

Davide, che cosa ti sembra della seleziona fatta?

Quando si commenta l’esclusione di una squadra italiana, è sempre duro da spiegare. Soprattutto perché l’Androni ha dimostrato di onorare sempre il Giro d’Italia e ha lanciato davvero tanti ragazzi nel WorldTour. Se non altro, avranno ancora a disposizione un bel calendario per farsi valere. Ed è già buono che sia stata concessa la wild card in più, altrimenti saremmo qui a parlare di due esclusioni.

Non sarebbe meglio abbandonare il sistema degli inviti e affidarsi a criteri più oggettivi?

Il guaio è che sarebbe difficile stilare una graduatoria.

Francesco Gavazzi è fra coloro che, secondo Cassani, vogliono rilanciarsi
Gavazzi è fra coloro che, secondo Cassani, vogliono rilanciarsi
Il Giro d’Italia U23 è andato avanti per anni con il sistema delle qualificazioni, un po’ come si è fatto qua con la Coppa Italia o Ciclismo Cup che dir si voglia…

Vero, però alla fine l’anno scorso siamo passati anche là agli inviti, perché i direttori sportivi obiettavano che non si potevano sfinire i ragazzi nella rincorsa al posto. L’unico criterio potrebbe essere il ranking Uci dell’anno prima, perché altrimenti avresti squadre che corrono di più e vanno a fare punti in giro per il mondo e altre che non possono.

Ti aspettavi che Quintana sarebbe rimasto fuori dal Giro?

Onestamente preferisco ragionare da cittì della nazionale e sono contento che ci sia spazio per una squadra italiana in più.

Era già scritto che la squadra di Basso e Contador sarebbe entrata?

Scritto non so, ma è innegabile che il progetto sia valido. Hanno corridori giovani e altri più esperti che vogliono rilanciarsi.

Immagina di essere uno dei corridorini con poca esperienza della Vini Zabù, quale sarebbe stasera il tuo stato d’animo?

Avrei il morale a mille. A partire da Mareczko e giù a scendere, mi sentirei la responsabilità di far vedere che il posto ce lo siamo meritato. Mi ricordo che quando passai professionista a 21 anni non vedevo l’ora che il Giro cominciasse. Ecco, penso che loro dovrebbero viverla allo stesso modo.

La giornata tipo di Ravasi ad inizio stagione

28.01.2021
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La giornata del pro’: oggi andiamo a bussare ad Edward Ravasi della Eolo-Kometa la squadra italo-spagnola di Ivan Basso e Alberto Contador. E proprio dalla Spagna ci risponde Ravasi. Ha preferito restare ad Oliva, visto che qui ha fatto il ritiro fino alla scorsa settimana, domenica ha esordito in corsa e mercoledì riprenderà con la Valenciana. O almeno così avrebbe dovuto fare prima dell’annullamento avvenuto oggi.

Edward, oggi ci facciamo gli affari tuoi! Da mattina a sera, in sella e non… Partiamo da questa fase della stagione. A che punto sei?

Diciamo che sono partito “con calma”. Con il team l’idea è d’iniziare ad andare forte a fine marzo. Ho fatto molta base e non ho fatto lavori di brillantezza o dietro moto che possano simulare le fasi intense di gara e infatti domenica i fuorigiri un po’ mi sono mancati. Però ho la fortuna di non mettere su troppi chili e questo mi aiuta.

Ravasi (26 anni) è alla quinta stagione da pro’
Ravasi (26 anni) è alla quinta stagione da pro’
Quindi hai corso domenica e avresti dovuto correre mercoledì: quasi la settimana tipica di quando si è giovani, quando si corre la domenica. Come gestisci questi giorni?

Lunedì ho riposato. Martedì ho fatto un richiamo di forza in palestra, quelli ormai li faccio sempre, e poi un paio d’ore di trasformazione in bici. Complice anche la chiusura delle palestre ho fatto esercizi a corpo libero e con i bilancieri. E devo dire che in bici mi trovo meglio. Uso più muscoli e stimolo il sistema propriocettivo.

E gli altri giorni?

Mercoledì ho fatto 3 ore e 20′ agilizzando un po’ la gamba. Giovedì faccio un’ora. E’ importante riposare anche per fare della supercompensazione e fare un piccolo gradino. Venerdì lavoro sulla forza. Sabato faccio distanza. Nei due giorni che restavano prima della Valenciana avrei fatto solo uscite semplici, magari il martedì ci avrei messo qualche volatina o del medio, giusto per portare un po’ su il cuore e farmi trovare un po’ più pronto.

Come fai la forza?

In salita: 20′ tra 40 e 50 rpm al medio. Di solito faccio tre minuti col rapportone e due agili a 80-90 rpm. L’intensità dell’agilità varia in base al periodo. Se è una fase di carico, li faccio anche a soglia, altrimenti vado molto più tranquillo, ma sempre a 80-90 rpm. In generale mi piace svolgere i lavori specifici a fine allenamento, così è un po’ più dura.

E le salite a tutta?

In questo periodo non ne ho fatte molte. Solo una, un test, in ritiro in cui abbiamo valutato la condizione e devo dire che ho espressi già buoni valori, pur non avendo fatto del lattato.

Edward Ravasi ai fornelli, durante il ritiro di Oliva
Edward Ravasi ai fornelli, durante il ritiro di Oliva

Inquadrata la parte in bici, Ravasi ci porta in casa. O meglio, a tavola!

Cosa mangi a colazione e quanto la fai prima di uscire?

Mi piace far colazione non troppo vicino all’uscita, almeno due ore prima, specie se devo fare la distanza e mangio un po’ di più. Cosa mangio: avena, miele, banana e noci, il tutto accompagnato dal latte, quello normale. Vengo da una fattoria e ci sono abituato. Non ho problemi con il lattosio. Oltre a questo c’è il salato. Toast o (soprattutto) uova. Mi piacciono molto: in tutti i modi, ma strapazzate sono quelle che preferisco.

E in bici?

Le classiche barrette e delle maltodestrine. Dalla primavera in poi porto con me anche una borraccia di sali. Di maltodestrine ne prendo 50-60 grammi l’ora (chiaramente disciolte nella borraccia, ndr), se devo fare una seduta lunga o intensa. Se invece devo fare una passeggiata magari mi fermo al bar: Coca Cola e o un toast o un dolce.

Al rientro con cosa pranzi?

Con la pasta, circa 150 grammi se ho fatto fino a 3 ore e mezza, altrimenti qualcosa in più. Il mio condimento preferito è al pesto, ma non ne abuso. Altrimenti la condisco spesso con l’olio extravergine d’oliva o con il tonno. Prima della pasta mangio verdure crude, sostanzialmente l’insalata. E poi dell’affettato o del tonno (se non l’ho messo nella pasta). Se l’allenamento è stato parecchio duro capita che prima di fare la doccia prenda anche uno shaker di proteine (30 grammi).

Ravasi ama le vellutate alla sera
Ravasi ama le vellutate alla sera
Merende e spuntini sono previsti per Ravasi?

Se torno alle 16 no: pranzo e tiro sino a cena. Altrimenti verso le 17 uno yogurt greco con della frutta di stagione non manca. D’estate mi piacciono molto le fragole e l’anguria. Qui in Spagna sto mangiando le arance.

A cena?

Se il giorno dopo ho un allenamento impegnativo mangio un primo di carboidrati: pasta o cereali, un secondo con pesce o pollo, mentre la carne rossa la mangio solo una volta alla settimana. Se invece mi aspetta un allenamento facile sostituisco la pasta con una vellutata, magari con dei crostini.

E nel tempo libero?

Dopo pranzo mi piace riposarmi e dormire un po’. Mi piace leggere, soprattutto biografie. Adesso sto leggendo il libro di Genovesi sul Pirata (Cadrò, sognando di volare, ndr), altrimenti seguo le serie su Netflix. Quando sono a casa mi piace andare a trovare i miei amici d’infanzia, quelli con cui da bambino andavamo in bici.

Francesco Gavazzi, Vincenzo Albanese, ritiro Eolo Kometa 2020

Eolo-Kometa, come è andato il primo ritiro?

17.12.2020
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Al penultimo giorno di ritiro spagnolo, Stefano Zanatta si è messo a guardare i ragazzi che pedalavano davanti all’ammiraglia (in apertura, Gavazzi e Albanese) e sotto sotto ha provato un moto di soddisfazione. Si può cominciare col passo giusto, ha pensato. Poi è tornato a concentrarsi sulla guida. La Eolo-Kometa concluderà il primo training camp a Oliva con le ultime cinque ore di allenamento previste per oggi. E nel quaderno degli appunti del tecnico veneto sono finiti alcuni spunti su cui ragionare.

«Ci siamo allenati bene – dice – con tranquillità ed entusiasmo. Abbiamo sempre trovato bel tempo. Giusto ieri 16 gradi, ma è stato il giorno più freddo. Altrimenti siamo stati sempre sui 21 gradi, per cui i ragazzi sono usciti sempre con maglietta e pantaloncini».

Ivan Basso, Ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Ivan Basso ha partecipato al ritiro per una settimana, uscendo in bici con i ragazzi
Ivan Basso, Ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Basso ha partecipato al ritiro per una settimana
Adesso che li hai un po’… annusati, che gruppo hai tra le mani?

Un bel mix, fra giovani ed esperti. Abbiamo impostato il lavoro per tutti con Carlos Barredo e Giuseppe De Maria, i nostri preparatori. L’obiettivo di adesso è entrare bene in sintonia, per stabilire e confermare le linee guida della stagione. Siamo un gruppo ben strutturato, in cui io sono l’ultimo arrivato.

Con quali di questi corridori avevi già lavorato?

In pratica solo con Albanese e Wackerman, che ho avuto alla Bardiani. E’ passato del tempo, ma è certamente utile conoscersi, perché se non altro parliamo la stessa lingua. Altri due, Gavazzi e Belletti, li conosco ma li ho sempre avuti come avversari.

Francesco Gavazzi, ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Quattro corridori dalla Androni alla Eolo-Kometa: Frapporti, Pacioni, Gavazzi e Belletti (foto)
Francesco Gavazzi, ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Belletti (sopra), Pacioni, Frapporti e Gavazzi dalla Androni alla Eolo
Quale sarà il loro ruolo in un team così giovane?

Hanno avuto entrambi l’opportunità di continuare. Di fatto, non avendoli portati al Giro d’Italia, nel 2020 hanno corso per una settimana e la loro motivazione è dimostrare che ci sono ancora. Da parte nostra, li stimoliamo perché siano di esempio al gruppo dei più giovani. Il loro aiuto potrebbe aiutarli ad abbreviare i tempi. Poi, fatto questo, hanno davanti un anno. Se il fisico regge, si tolgono l’ultima soddisfazione della carriera. Altrimenti smetteranno, sapendo però di essersi giocati le loro carte.

A cosa serve soprattutto il primo ritiro?

A entrare in sintonia con corridori che magari non si conoscono, dando loro l’opportunità di conoscersi. Ci si confronta, si parla, si cerca di capire le ambizioni dei singoli e di conoscere le persone. A tutti loro voglio portare la mia esperienza.

Edward Ravasi, Ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Primi test anche per Edward Ravasi, chiamato a un anno di riscatto
Edward Ravasi, Ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Il momento dei test per Ravasi, chiamato al riscatto
Come avete gestito l’aspetto della sicurezza Covid?

Abbiamo fatto i tamponi prima di partire. Tutte le mattine il dottore misura la temperatura e l’hotel è comunque solo per noi. I rapporti con l’esterno sono ridotti praticamente a zero e sempre con la mascherina, anche quando andiamo fuori per mangiare. E poi faremo l’ultimo tampone prima di partire, che è obbligatorio per rientrare in Italia. Io l’ho fatto ieri. Abbiamo fatto tutto nella norma, per tutelarci e perché sarebbe stato un peccato rischiare. La paura c’è, per cui abbiamo vissuto questi giorni con serenità, ma non con leggerezza.

Sono arrivate le bici nuove?

Abbiamo dedicato loro i primi due giorni del ritiro. Prima Alberto le ha illustrate e siccome è pignolo, ha controllato tutto. Poi abbiamo fatto il posizionamento. Quindi i test sui rulli, le visite, i test in salita e parecchie ore di sella.

Ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Il ritiro della Eolo-Kometa si è svolta a Oliva, in Spagna
Ritiro Eolo-Kometa, Oliva (Spagna), 2020
Il ritiro della Eolo-Kometa si è svolto a Oliva, in Spagna
Basso e Contador si sono visti?

Sono stati con noi fino a domenica, poi li abbiamo mandati via. Scherzando gli ho detto che noi pensiamo a pedalare, loro a trovare i soldi. Si sono allenati per una settimana con i ragazzi e nel weekend si è unito anche Spada, il presidente di Eolo. Quando è arrivato Alberto, i giovani hanno smesso di parlare. Penso a Rivi e Bais, soprattutto. La sua presenza è stata un valore aggiunto. E soprattutto si sono resi conto di cosa sia un campione. Perché è vero che ha preso qualche chilo e per questo lo abbiamo preso un po’ in giro, ma in bici va ancora molto forte. Per cui la riverenza dovuta al nome è diventata rispetto per il corridore…

Francesco Gavazzi

Gavazzi: la Eolo, la chioccia e i “sassolini”…

05.12.2020
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Francesco Gavazzi viaggia spedito verso la sua 15ª stagione da professionista. L’ormai ex atleta dell’Androni Giocattoli fa parte della schiera dei corridori che andranno a costituire la Eolo-Kometa, la cui stagione prenderà il via ufficialmente domani, in quel di Oliva, sulle coste valenciane.

Come il suo nuovo compagno, Luca Wackermann, anche Francesco non ha ancora fatto la valigia per il ritiro spagnolo, ma di certo il suo bagaglio è pieno di speranze e anche di qualche “sassolino”.

Poche gare nel 2020

Gavazzi però viene da un’annata non particolarmente brillante nella quale si è visto poco. E la sua stagione si è conclusa anzitempo.

«Conclusa? Direi che per certi aspetti non è mai iniziata! Poi sono stato escluso dal Giro d’Italia diciamo per delle incomprensioni con il team. Si dice per scarsa condizione? Io rispondo che siamo stati l’unica squadra che dopo il lockdown ha fatto solo il calendario italiano e solo corse di un giorno. Io dalla ripresa ne ho fatte sette. Difficile trovare la condizione così. Parlo per me, ma credo anche per chi è stato escluso. Ognuno poi ha fatto le sue scelte».

L’ultima corsa di Gavazzi è stata il Memorial Pantani il 30 agosto. A quel punto il lombardo ha continuato ad allenarsi per tutto settembre. Perché okay staccare prima, ma farlo ad agosto per di più senza aver corso poteva essere rischioso, specie per chi, come lui, non è più un ragazzino.

Francesco Gavazzi
Francesco Gavazzi alla Sanremo. In tutto il 2020 per lui solo 14 giorni di corsa
Francesco Gavazzi
Francesco Gavazzi alla Sanremo 2020

Poche gare nel 2020

«Questo però – racconta Gavazzi – devo dire che mi ha dato nuovi stimoli. Sapete, quando Ivan Basso mi è venuto a parlare mi ha chiesto se avessi ancora voglia di correre. Domanda legittima per chi come me ha 36 anni. E magari un anno fa avrei anche risposto di no. Invece questa stagione così particolare ha fatto scattare una molla. Allenarmi non mi costa nulla. Se prima di uscire dicessi: uffa “devo” andare in bici, che scatole… Quello sì, sarebbe un campanello d’allarme. Ma non è così, la mia vita mi piace. Voglio dimostrare che posso ancora far bene. E magari togliermi anche… qualche sassolino».

In qualche modo il lockdown ha proposto una sorta di “finestra” sul futuro che ha mostrato a Gavazzi la sua vita senza bici. E allora il sentimento e la passione per questo sport-lavoro sono tornate a divampare in lui.

Chioccia Gavazzi

Ma che ruolo avrà nella Kometa? Come detto, Francesco ha 36 anni, l’età media della nuova squadra è di circa 26,5 anni per corridore: dieci anni in più sono molti. Vista l’evoluzione del ciclismo, il lombardo è passato almeno attraverso tre “ere”. Quella post doping di uno sport che cercava (riuscendoci) credibilità, quella dei grandi nomi (Cancellara, Contador, Nibali, Evans, Boonen, Froome) e quella attuale delle frecce giovanissime e dei dettagli. Ne avrà di che raccontare.

«Basso – riprende Gavazzi – cercava un corridore di esperienza. Il suo progetto, che è davvero importante e mira a crescere, mi è piaciuto molto e ho accettato. Se dovessimo riuscire a fare il Giro al primo anno da Professional sarebbe un gran colpo. Conosco molti dei corridori che ci sono. Ravasi è un giovane bravo davvero. Forse è stato schiacciato dal WorldTour dove non ha trovato il giusto spazio, qui invece potrà fare bene. Albanese da dilettante era molto forte e può tornare ad esprimersi. Pacioni, ragazzi, è veloce. Wackermann quest’anno è andato forte. E poi c’è Manuel (Belletti, ndr): lui non ha bisogno di presentazioni».

Francesco Gavazzi
Francesco al bivacco Bottani, quota 2.400 metri, in Valtellina
Francesco Gavazzi
Francesco al bivacco Bottani, quota 2.400 metri, in Valtellina

Partenza sprint

Non tutti i mali vengono per nuocere, si dice. L’aver finito prima la stagione consente a Gavazzi di arrivare in buona condizione al ritiro con la Eolo-Kometa.

«Vero. Ad ottobre mi sono rilassato e al tempo stesso tenuto in forma con qualche camminata in montagna. Poi, ho iniziato il 1° novembre e tra palestra e bici magari sono un po’ più avanti rispetto al solito. Il che va bene perché nel ciclismo di oggi devi per forza essere pronto ad ogni gara e se parti forte è più facile mantenere la condizione. Anche mentalmente riprendi fiducia. A parte quei super big che puntano a quei determinati appuntamenti, non è più come una volta che vai forte due mesi l’anno».

La nuova bici (tra l’altro un vero mostro, la Aurum), i nuovi compagni, il nuovo staff lo attendono. Ultima stagione o no, di certo gli stimoli non mancano. Avere un ruolo determinato non è cosa da poco. Aiuta a perseguire gli obiettivi, traccia la strada. Sta a Gavazzi percorrerla nel miglior modo.

Luca Wackermann

Wackermann: «Al Giro per riscattarmi»

04.12.2020
3 min
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La maggior parte di noi ricorda Luca Wackermann dopo l’incidente al Giro. Avevamo parlato con lui su queste pagine web, proprio su quell’accaduto, ma certo come non ripartire da quel 6 ottobre sul lungomare di Villafranca Tirrena?

«L’incidente è ormai alle spalle – commenta Luca – ma ancora oggi ho dei buchi in proposito. L’ultimo ricordo è l’istante prima di prendere la transenna in faccia. E anche dei giorni successivi non tutto è lucido. Posso dire che poteva andare peggio. I 20 giorni dopo l’incidente, a casa, sono stati duri. Avevo un gran mal di testa e non potevo fare sforzi».

Luca Wackermann, caduta Villafranca Tirrena, Giro d'Italia 2020
La caduta di Wackermann a Villafranca Tirrena, Giro d’Italia 2020
Luca Wackermann, caduta Villafranca Tirrena, Giro d'Italia 2020
La caduta di Wackermann a Villafranca Tirrena, Giro d’Italia 2020

Re del Limousin

Il 2020 di Luca era partito bene e ripartito benissimo. Prime corse tra Argentina (foto in apertura) e il calendario italiano e dopo il lockdown Sibiu Tour in Romania e Tour du Limousin in Francia.

«Già in Romania mi sentivo bene. Ho fatto 5° nella tappa in salita e 6° nella generale. Al Limousin invece… me la sono sentita la vittoria. La gamba c’era e quel tipo di percorso mi piaceva. Sapete quelli ondulati, con tante salite in successione che non ti fanno rifiatare? Era così! Poi nelle corse successive mi sono messo a disposizione di Visconti».

Da qualche settimana Wackermann ha ripreso a fare sul serio. Lo stacco per lui è stato davvero totale. Bici, palestra e fisioterapia non mancano in queste sue giornate di tardo autunno.

«Eh sì, faccio anche fisioterapia perché tra le tante cose ho preso una forte botta alla schiena, tanto che all’inizio sembrava mi fossi rotto il bacino. La zona lombo-sacrale mi dava problemi e quindi sto lavorando su di essa. Poi in generale certi “interventi” d’inverno, quando ho più tempo, li faccio sempre».

Luca Wackermann
Luca in allenamento con gli (ex) compagni della Vini Zabù
Luca Wackermann
Luca in allenamento con gli (ex) compagni della Vini Zabù

Pignolo come Basso

La sua carriera riparte dalla Eolo-Kometa. E di fronte il 28enne milanese ha una pagina tutta scrivere.

«Dopo il Giro ancora non conoscevo il mio futuro. Sì, sapevo di questo progetto che stava per nascere, conoscevo Ivan Basso e anche alcuni dello staff e dell’organico, però tutto si è concretizzato più in là. Con la Vini Zabù Ktm ero in scadenza e non si è mai parlato concretamente di un rinnovo».

Wackermann dovrebbe andare d’accordo con Basso. Anche Luca sembra essere abbastanza pignolo in fatto di alimentazione: l’avena al mattino, la pasta di farro al rientro dall’allenamento, il riso meglio della pasta… 

«Però prima di entrare nel clou della preparazione e della stagione, mi piace cucinare e di questi periodi un po’ di spazio per mangiare me lo ricavo. Spesso cucino con la mia bimba, Aurora. Il mio piatto forte è la pizza. Nel fine settimana preparo l’impasto per fare quella napoletana».

Voglia di riscatto

«Partirò per il ritiro domenica sera. Andremo in Spagna e lì decideremo il calendario delle gare. Immagino inizieremo a correre a fine gennaio-febbraio. Se dovessimo fare il Giro mi dovrò guadagnare il posto in squadra, non sarà facile. Ma il Giro 2021 è un po’ il mio pallino. Vorrei esserci per dimostrare quello che non ho potuto fare quest’anno. E sì che ce ne sono state poi di fughe. Il mio obiettivo quest’anno era, prima di tutto, arrivare a Milano e poi entrare in qualche “fugaccia”. Già il giorno dopo la mia caduta c’era la tappa di Camigliatello che ha vinto Ganna: quella poteva essere buona. Eh sì, resta un po’ di rammarico, la gamba era buona. Nella prima tappa ad Agrigento avevo fatto quinto».

La valigia per il ritiro di Oliva non è ancora pronta ma: «L’emozione c’è. Quando si cambia squadra e si riparte è un po’ come il primo giorno di scuola».

Vincenzo Albanese, Coppi e Bartali 2020

Il nuovo Albanese, peso a posto, testa e grinta

25.11.2020
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Quando vedi sbocciare e poi appassire un giovane, resti sempre con l’amaro in bocca, per questo la notizia che Vincenzo Albanese ha firmato con la Eolo-Kometa ha portato il sorriso. Il miglior risultato 2020 del campano è stato il 5° posto al Matteotti, che curiosamente vinse all’ultimo anno da under 23. Qualcosa è cambiato, non c’è dubbio. Ma siccome le battute dicevano che la prima causa dei problemi fossero lui e la poca voglia di lavorare, siamo andati direttamente alla fonte. A Reggello, paesino di 16.000 anime, a mille metri sul mare, dove vive con la sua famiglia.

Vincenzo Albanese, raccolta olive 2020
Nella casa di Reggello, cogliendo le olive a novembre
Vincenzo Albanese, raccolta olive 2020
Reggello, a novembre si colgono le olive

«In Campania torno poco – dice – a Natale e semmai ad agosto. Quest’anno sono rimasto fuori dal Giro d’Italia e ho cominciato già da un mesetto a lavorare bene. Non faccio tante ore. Esco in bici 4 volte a settimana. Poi palestra, camminate e attenzione alla tavola. Il peso è a posto, perché sto molto meglio psicologicamente. Ormai tutti sanno come allenarsi, la differenza la fa la testa».

Squadra nuova, testa nuova?

Quello che mi intriga di correre per Basso e Contador è che hanno fatto la storia di questo sport e sanno che ambiente creare per far rendere bene i corridori. Non ci siamo mai incrociati alle corse, ma hanno già l’esperienza della continental. Credo molto in questo progetto.

Curioso il raffronto fra i due Matteotti a quattro anni di distanza, non trovi?

Non voglio mettere le mani avanti, ma il Covid ci ha messo lo zampino. Nel 2016 partimmo con 80 corridori, fra continental e professional. Quest’anno eravamo 180 con quattro squadre WorldTour. Non voglio sminuire la vittoria di allora né allontanare le mie responsabilità in tante cose, ma il 2020 ha preso tante corse minori e le ha trasformate in campionati del mondo.

Vincenzo Albanese, campionati europei U23, Plumelec 2016
Da U23, ai campionati europei di Plumelec 2016: andava forte con qualche chilo di più
Vincenzo Albanese, campionati europei U23, Plumelec 2016
Plumelec 2016, agli europei under 23
Che cosa è successo in questi anni?

Alti e bassi, fisici e di testa. Qualche infortunio. E quasi non mi sono reso conto di essere arrivato alla quinta stagione. Vedo tanti corridori che hanno vissuto gli stessi problemi, poi sono rinati.

Può darsi che tu sia passato pensando che fosse tutto facile?

Non facile, ma certo l’ho presa sotto gamba. Ero abituato a vincere con poco lavoro, ma ho capito che qua per vincere a volte non basta il 110 per cento. E poi le continental stanno cambiando la storia.

Da quale punto di vista?

Quando sono passato io alla Bardiani-Csf, erano davvero pochi i neopro’ che arrivavano alle squadre WorldTour. Invece adesso vanno a cercarli persino negli juniores. Sono convinto che con il sistema di adesso e visti i miei risultati da giovane, sarei approdato in una WorldTour. Ma è andata così. Non posso rimpiangere il fatto di essere nato cinque anni prima.

Vincenzo Albanese, camminata in montagna 2020
Ha ripreso la preparazione: bici 4 volte a settimana e camminate
Vincenzo Albanese, camminata in montagna 2020
Camminate e bici per ripartire bene
Per quale motivo Contador e Basso, parlando al bar con gli amici, dovrebbero essere contenti di averti ingaggiato?

Perché porto esperienza e sono un corridore da rilanciare. Anzi, sono un corridore da scoprire. In questi quattro anni non ero al mio posto, io non sono quel Vincenzo lì. Ho sbagliato molto e mi assumo le mie responsabilità. Ognuno deve adattarsi all’ambiente che trova, alcuni ci riescono e altri no. Non dico che la colpa sia della squadra, come detto mi prendo la mia fetta, ma mi sono sentito poco considerato, lasciato senza consigli, allo stato brado. Colpa mia probabilmente che non ho saputo gestire quella fase.

Ritrovi Zanatta, un problema alla luce di quello che hai appena detto?

No, un lusso! Sono contento, perché finché ha potuto gestire noi giovani, l’aria era diversa. Poi si è reso conto di non avere autonomia e ha lasciato. Con Zanatta non scappa una virgola, abbiamo tutto organizzato. I programmi giorno per giorno per i tre mesi successivi, come nelle WorldTour.

Siete già in contatto?

Sì, sento di essere nelle mani giuste. E’ un ambiente propositivo che mi mette grinta. Sento lui e il preparatore, Carlos Barredo, anche lui un ex professionista. Faremo un ritiro in Spagna fra 15 giorni, non vedo l’ora. Ripeto, la differenza si fa con la testa. Io l’avevo un po’ persa, ma adesso sto a mille.

Ravasi alla Eolo-Kometa, una storia di Varese

19.11.2020
4 min
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Edward Ravasi, professione scalatore, si accinge a passare alla Eolo-Kometa. Una scelta a quanto pare dettata anche dal cuore, visto che Ivan Basso e la stessa Eolo sono di Varese come lui.

«Quando a fine estate è uscita la news di questa nuova squadra – racconta Ravasi – il mio pensiero è andato subito lì. Lo vedevo come un vanto del ciclismo varesino. Con il mio procuratore, Manuel Quinziato, abbiamo cercato anche altre soluzioni, tra cui una conferma alla UAE, ma quando poi si è fatto avanti Ivan ho scelto in un attimo».

In Valtellina con gli amici
In Valtellina con gli amici

Tra Zoom e zaino

La nuova squadra si sarebbe dovuta vedere per un breve ritiro proprio in Italia, ma la Lombardia è tornata zona rossa e quindi l’incontro sarà solo online, su Zoom.

«Servirà per conoscerci. Il primo raduno avverrà in Spagna a dicembre. Faremo una “bolla” e potremmo allenarci. Da quello che so il calendario sarà molto europeo. Partiremo dalle corse spagnole e poi tanta Italia e tanta Francia».

Ravasi ha un tono squillante. Ha appeno ripreso la preparazione (lo pizzichiamo che sta giusto per uscire e fare 4 ore). La sua ultima corsa è stata la Liegi, poi però non si è fermato subito in quanto sembrava dovesse fare la Vuelta ma all’ultimo è stato tagliato fuori. A quel punto ha preso lo zaino e con alcuni amici se ne è andato in montagna, tra le baite della Valtellina a godersi la natura e a rigenerare la testa.

Alti e bassi

Tra i dilettanti Edward era un pezzo grosso: successi importanti e il secondo posto al Tour de l’Avenir dietro a David Gaudu. Poi qualcosa non ha funzionato tra pro’.

«Mi aspettavo di più, ma non sempre tutto s’incastra nel modo giusto. Qualche contrattempo, qualche errore mio, la frattura del femore… Quest’anno poi non c’è stato tutto questo tempo per mettersi in mostra, anche perché mi hanno fatto fare tante corse di un giorno che non sono la mia specialità. Almeno ho avuto sensazioni buone, in salita sono tornato ai miei valori». 

Dopo qualche esperienza da stagista nella Lampre è passato alla UAE
Stagista nella Lampre, nel 2017 è passato alla UAE

«Nel 2018 ero davvero ad un buon livello. Avevo fatto un bel Delfinato e una buona Vuelta al fianco di Fabio Aru, quindi mi aspettavo il salto di qualità per il 2019. Durante quell’inverno ho lavorato, troppo, sui i miei punti deboli. Ho fatto molta pianura e molta velocità. Ho messo su chili (muscoli), ma il risultato è stato solo che non andavo più in salita. Nella prima metà della stagione ho fatica e basta e ad agosto mi sono rotto il femore».

Ravasi e i suoi “fratelli”

Edward è arrivato alla UAE nel 2017 con Filippo Ganna, Simone Consonni e Oliviero Troia, chi prima e chi dopo però sono tutti andati via (Troia è in scadenza). Perché?

«Quando io Ganna, Consonni… siamo arrivati alla UAE avevamo personalità forti. Tu magari in quel momento ti senti forte e in forma e pensi di fare una gara, ma la squadra vede in te un altro fine. Nascono situazioni che da entrambe le parti non si accettano al meglio. A lavorare per i capitani nelle corse dure mi sono trovato bene, è un buon ruolo per me. Se un corridore delle mie caratteristiche non fa gare dure fa fatica, perché io alla distanza esco. Ho un buon recupero. Oggi trovare spazio alla UAE è difficile, ma fa parte del gioco, poi sta a me dimostrare di andare forte. Un’esclusione ti dà fastidio, ma è anche una motivazione. Io ho fatto i miei errori, però ho sempre dato il massimo. Magari adesso alla Eolo-Kometa potrò avere i miei spazi».

Ravasi (a destra) e Ganna (a sinistra) nel 2017
Ravasi (a destra) e Ganna (a sinistra) nel 2017

Il bello e il brutto

«Alla fine – conclude Ravasi – di questi quattro anni sono contento, se non altro sono cresciuto e maturato.

«Un momento bello da quando sono pro’? Ne dico due. Il Giro d’Italia al primo anno. Neanche dovevo farlo, poi a tre giorni dal via mi ritrovo a fare la valigia. Non avevo fatto la preparazione giusta, ma fu bellissimo. E poi due anni fa in quel Delfinato. Sai, lì si fa fortissimo (i corridori cercano la convocazione per il Tour, ndr) e ogni volta che c’era la salita io andavo in fuga. Un giorno che non ci sono andato sono comunque rimasto coi migliori.

«Il più brutto, un po’ tutto il 2019. Mi ammalavo spesso, non sapevo perché, avevo dei problemi familiari. Le cose andavano male da una parte e dall’altra, tanto che quando mi sono rotto il femore quasi quasi ero contento. Avevo bisogno di resettare la testa».

Belletti scalpita: «Non poteva finire così»

12.11.2020
3 min
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«Mi sarebbe dispiaciuto concludere l’anno, se non la carriera, così». Non fa troppi giri di parole Manuel Belletti. A 35 anni, ritrovarsi senza un accordo in estate poteva essere molto rischioso.

Il velocista di Cesenatico esce da una stagione semi-invisibile, un’annata che in pratica si è conclusa sul nascere, in Argentina. Alla Vuelta San Juan nella prima tappa Manuel ha sfiorato la vittoria tra gli squadroni del WorldTour (secondo dietro a Rudy Barbier), poi solo altri 12 giorni corsa in tutto l’anno. Il corridore della Androni Giocattoli è stato escluso dal Giro d’Italia e questa scelta lo ha portato alla rottura definitiva con il suo team.

L’arrivo della Vuelta a San Juan che lo ha visto secondo
L’arrivo a San Juan che lo ha visto secondo

Dal buio alla luce

«Ad agosto – racconta il romagnolo – quando sono stato escluso dal Giro ho attraversato un brutto momento. Ero deluso. Poi è arrivata la proposta di Ivan Basso. Ivan mi ha voluto per davvero. Ho fatto una lunga chiacchierata con lui. Mi ha apprezzato molto anche come persona, cercava un corridore e un uomo con le mie qualità. Se dopo 14 stagioni di professionismo ti cercano in questo modo significa che qualcosa di buono hai fatto.

«In effetti è un po’ strano ritrovarsi Basso e Contador come manager. Io ho corso con loro ed ero più giovane. Ivan e Alberto erano tra i più grandi interpreti delle gare a tappe della storia e quando in gruppo gli capitavi vicino c’era anche un po’ di soggezione. Per questo il fatto che mi siano venuti a cercare mi rende felice».

Stimoli ritrovati

Quando Manuel ci risponde al telefono dice che sta pranzando e che è appena tornato dalla bici. Nonostante, in teoria, starebbe osservando il suo periodo di stacco totale.

«Ma la voglia di pedalare – commenta – era tanta. E quando c’è, bisogna assecondarla. Di fatto, ho sempre pedalato, non mi sono fermato. Adesso però che c’è un progetto definitivo, bisognava rispettare le tempistiche. Quindi da lunedì, quando finirà lo stacco totale riprenderò con gli esercizi di potenziamento a corpo libero, le uscite in bici e, covid permettendo, anche con delle sedute in Mtb o camminate a piedi. Dico Covid permettendo perché devo spostarmi in auto per andare in montagna per fare queste attività. In quanto professionista ho il permesso per andare in bici, ma non credo sia la stessa cosa per camminare».

Il romagnolo è quindi impaziente di ricominciare. Fino a fine anno userà la Bottecchia Aerospace dell’Androni, solo a gennaio potrà salire sulla nuova Aurum Magma.

In programma c’era un mini ritiro a novembre per conoscere i nuovi compagni della Eolo-Kometa e per prendere le misure di materiali e vestiario. Alla fine però ci saranno “solo” degli incontri online. Mentre un raduno, ancora covid permettendo, dovrebbe avvenire in Spagna ai primi di dicembre.

Ultime pedalate in tranquillità sulla sua Bottecchia Aerospace
Ultime pedalate in tranquillità sulla sua Bottecchia Aerospace

Belletti l’esperto

«Ivan mi ha voluto soprattutto per la mia esperienza e anche perché cercava un velocista. Ritroverò Mattia Frapporti, anche lui in rotta con l’Androni come me e con il quale mi trovo benissimo. Ci sarà Luca Pacioni al mio fianco. E poi anche Vincenzo Albanese, che conosco bene, ed Edward Ravasi, che invece conosco meno. Insomma è tutto in costruzione. Oltre ai ragazzi spagnoli, che vengono però quasi tutti dalla Continental. E poi so di qualche nome che potrebbe arrivare dalla NTT per completare la rosa dei 18 corridori.

«Dopo tanti anni di professionismo sapere che c’è chi conta su di me mi fa piacere. E il ruolo che si prospetta per me mi stimola parecchio».

Ivan Basso, Stefano Zanatta, Roberto Amadio, Liquigas

Una voce che Gira: Zanatta con Basso?

04.11.2020
2 min
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Sembrava un’indiscrezione, poi l’arrivo di Sean Yates sull’ammiraglia della Eolo-Kometa ha dato spessore alla voce secondo cui fra i direttori sportivi della squadra di Basso e Contador salirà anche Stefano Zanatta. Voci di corridoio, si sa, che però in certi casi profumano di arrosto.

Stefano Zanatta, Giovanni Carboni
Stefano Zanatta con Giovanni Carboni nel 2019 alla Bardiani
Stefano Zanatta, Giovanni Carboni
Zanatta con Carboni alla Bardiani

Zanatta, 56 anni, è in pensione e ci sta bene. Ha fatto per 10 anni il professionista, poi dal 1997 è salito in ammiraglia con Aki, Vini Caldirola, De Nardi, Fassa Bortolo, Liquigas e Bardiani. Lo abbiamo incontrato più volte al Giro d’Italia e ogni volta ribadiva il concetto: sono in pensione. E in fondo c’era da capirlo.

Sceso dall’ammiraglia della Bardiani-Csf, aveva sposato il progetto del Team Monti, naufragato come tutti sappiamo. Quando sei fatto come Stefano e hai fatto della serietà la tua bandiera, quell’episodio è stato la pietra tombale su una carriera esemplare.

Zanatta è infatti il direttore sportivo che oltre ad aver guidato Basso alla vittoria del Giro d’Italia del 2010, ha tirato fuori i migliori professionisti della Liquigas. Ha plasmato lui Nibali e Viviani, Sagan e Caruso, Oss e Formolo. Saperlo fuori dal gruppo era già strano di per sé. Saperlo accanto a Basso dà invece il senso del cerchio che si chiude. E forse non è neanche un caso che, al momento di scegliere i nomi per l’ammiraglia, Ivan abbia puntato su due tecnici con cui ha tanto lavorato e anche bene, come Yates e Zanatta. 

Non sappiamo quando arriverà l’ufficialità, ma certo lo staff della Eolo-Kometa inizia a farsi interessante. Accanto ai due tecnici sopra citati, dovremmo trovare Jesus Hernandez come diesse da far crescere e Dario Andriotto come responsabile dello scouting. Se così sarà, buon lavoro, ci attendono scenari molto interessanti.