Il cittì femminile Marco Velo è anche direttore nelle gare RCS Sport

Velo, taccuino aperto per le junior e per ciò che dirà il Giro Women

04.05.2026
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Ha appena finito di seguire da vicino le juniores appuntandosi note sul suo taccuino, dopodiché ha riempito e chiuso la sua capiente valigia per la lunga campagna che lo attende tra Giro d’Italia e Giro Women fino a domenica 7 giugno. Il cittì femminile Marco Velo per entrambe le gare di RCS Sport è un direttore di corsa e nel prossimo periodo si dividerà tra i due ruoli.

Prendendo spunto dall’editoriale di quindici giorni fa sullo stato delle italiane in contumacia Longo Borghini, abbiamo chiesto al tecnico bresciano di tracciare un bilancio alla fine delle classiche con la Vuelta Feminina appena iniziata. Le prime considerazioni di Velo tuttavia riguardano l’attività delle più giovani viste sul campo.

Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest'anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)
Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest’anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)
Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest'anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)
Purtroppo per Velo e la stessa junior Campana, anche quest’anno i percorsi di mondiali e europei non sono adatti alle velociste (foto Ossola)

Full immersion juniores

Dopo la Sanremo Women, Marco Velo ha dedicato tutto aprile alle juniores, una categoria che offre sempre un grande potenziale e per la quale sta arricchendo le proprie informazioni.

«Credo valga la pena – ci racconta il cittì femminile – parlare anche di loro, specie per ciò che ho visto. Sto conoscendo sempre di più queste ragazze, tutte, sia quelle nel giro azzurro che quelle le altre, comprese quelle del primo anno. In alcune gare ho chiesto di andare su una moto dell’organizzazione per stare nel vivo ed osservare le atlete da vicino. Nelle fasi più intense, magari quelle in salita, ho suggerito alle ragazze di alleggerire o indurire il rapporto. Consigli anche per far capire che stavo attento a come si muovevano.

«Il livello – prosegue Velo – delle nostre juniores è molto buono e in campo internazionale ci siamo comportati molto bene. Rossignoli ha vinto alla grande il Piccolo Trofeo Binda, mentre Campana ha vinto una tappa alla EPZ Omloop Van Borsele e altre tre gare in Italia. Ecco ad Agata ho già detto che purtroppo quest’anno non potrò chiamarla perché i percorsi di mondiali e europei sono troppo duri per lei che è velocista pura. E’ un vero peccato. La ritengo un patrimonio, al pari di tante altre, come Azzurra Ballan, che ha vinto tre gare in pochi giorni».

Amstel Gold Race donne, Letizia Paternoster, volata per il quarto posto
Il quarto posto di Paternoster all’Amstel è un bel segnale per il cittì Velo per il movimento italiano
Amstel Gold Race donne, Letizia Paternoster, volata per il quarto posto
Il quarto posto di Paternoster all’Amstel è un bel segnale per il cittì Velo per il movimento italiano
La primavera delle pro’ invece alla fine è stata un po’ più difficile del previsto. Sei d’accordo?

Abbiamo capito purtroppo che ancora oggi siamo Longo Borghini dipendenti. Avercene di atlete come lei, però è anche vero che la sua assenza ha dato la possibilità a molte altre ragazze di mettersi più in mostra. Ad esempio, il quarto posto di Paternoster all’Amstel è un gran bel segnale se guardiamo il podio. E’ mancata finora la ciliegina sulla torta, ma tutte stanno lavorando molto bene e sento che arriverà presto una bella vittoria pesante o di prestigio.

Stai già pensando alle prossime convocazioni?

Per come sono cresciuto, attraverso i miei diesse e soprattutto gli ex cittì come Martini e Ballerini, ho sempre pensato che per le atlete sia utile sapere già in anticipo se correranno mondiali o europei. E’ in quelle occasioni che devono andare forte e arrivarci in condizione, non spremersi prima psicofisicamente per guadagnarsi la convocazione. Poi è ovvio che valuto ogni situazione e contesto e mi adatto. Personalmente valuto tanto anche la sincerità delle ragazze. Sono loro che mi devono dire se stanno bene o meno, discorso che vale anche per le juniores o U23.

Percorsi alla mano di mondiali e europei, potrebbero essere scelte obbligate?

Temo di sì in un certo senso. Ad esempio per Balsamo vale il concetto espresso per Campana. Ho fatto il sopralluogo in Slovenia per l’europeo e c’è un tracciato selettivo, con una salita di due chilometri all’8/9 per cento medio. Peccato perché Elisa l’ho vista bene, ma purtroppo è troppo duro e non potrò schierarla. Concretizzerà presto la sua crescita verso i suoi standard, però non voglio che si snaturi per diventare un’altra corridore. Potrei chiamarla per un altro evento.

In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c'è il Tour of Britain in concomitanza
In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c’è il Tour of Britain in concomitanza
In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c'è il Tour of Britain in concomitanza
In agosto Balsamo potrebbe essere la punta azzurra ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ma c’è il Tour of Britain in concomitanza
A quale ti riferisci?

A Taranto ci saranno i Giochi del Mediterraneo, ma in concomitanza delle prove femminili c’è anche il Tour of Britain (dal 19 al 23 agosto, ndr) che è una gara WorldTour. Sto facendo tante telefonate con tante ragazze e ho capito che molte di loro correranno con la propria squadra di club. So che le squadre ci tengono alla corsa britannica e non mi va di fare un braccio di ferro. Balsamo magari potrebbe partecipare, così come Consonni, però sto già pensando alle altre ruote veloci visto che il percorso sarà adatto alle sprinter.

La lista delle papabili a questo punto si amplierebbe?

La formula delle convocazioni è uguale a quella dell’Olimpiade. Possiamo portare quattro atlete, di cui due possono fare la crono. Di nomi ne ho tanti: Venturelli, Guazzini, le Fidanza, Barbieri e la stessa Guarischi che vinse l’oro in linea nel 2022. Dovrò comunicare al CONI una “long list” di 25 nomi e poi da lì scegliere in base a tante circostanze. Ho tempo per farlo, però non è semplice nemmeno questo evento da gestire.

Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l'infortunio primaverile
Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l’infortunio primaverile
Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l'infortunio primaverile
Ciabocco sta correndo la Vuelta e per Velo può essere una protagonista al Giro Women dopo l’infortunio primaverile
Di certo Marco Velo al Giro Women avrà modo di farsi un’idea più completa in generale delle azzurre?

Assolutamente sì, e se mi permettete vorrei chiarire una polemica che mi è stata sollevata più volte anche da gente che è nel ciclismo da tempo. Al Giro Women avrò una doppia veste, però il mio ruolo di direttore di corsa non va a trascurare quello di cittì. Anzi, penso che lo possa valorizzare perché potrò vedere tutte, italiane e straniere, da vicinissimo, sia prima, durante che dopo la tappa. Più di così, dovrei solo correre con loro per essere ancora più dentro la corsa. E’ un compito lavorativo, ma anche un privilegio che oltretutto non costa nulla alla Federazione.

Ti aspetti qualche segnale dal Giro Women da parte di qualcuno?

E’ sempre difficile fare nomi. Da alcune vorrei conferme nelle loro specialità, però ne cito due che sono mancate per indisponibilità. Longo Borghini arriverà ben preparata e penso che non sia stato un male che abbia risparmiato tante energie psicofisiche. Mentre confido che Ciabocco (che disputando la Vuelta Feminina, ndr) farà una gran corsa perché so che sarebbe stata una sicura protagonista in primavera. Onestamente vedo il bicchiere mezzo pieno perché sono un ottimista di natura e soprattutto perché vedo le ragazze concentrate a lavorare bene.

Amstel Gold Race donne, Letizia Paternoster, volata per il quarto posto

EDITORIALE / Le donne italiane che soffrono e non si arrendono

27.04.2026
6 min
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Il ciclismo non è una scienza esatta e non tutte le stagioni sono uguali fra loro, per cui ci piacerebbe rifare questa analisi a ottobre e ritrovarci con un paniere differente. Ad ora tuttavia il ciclismo italiano delle donne, che tanta soddisfazione ci ha dato fino a un paio di anni fa, appare in sofferenza. Ci sono state cadute e incidenti importanti, ma come quando Nibali era la bandiera degli uomini e si stava tutti ben coperti nella sua ombra, i problemi di salute di Elisa Longo Borghini ci hanno privato dell’ombrello su cui per anni abbiamo fatto affidamento.

Ci ritroviamo nella stessa situazione del 2023, quando la piemontese vinse il UAE Tour a inizio stagione, poi per trovare un’altra vittoria italiana nel WorldTour bisognò attendere quella di Chiara Consonni al Tour of Chongming Island a fine stagione. E’ andata meglio l’anno scorso, quando alla vittoria nel deserto della Longo si sommarono quella di Elisa Balsamo a Cittiglio e poi la seconda maglia rosa della piemontese ai primi di luglio.

Guardando gli ultimi ordini di arrivo, la migliore delle nostre donne al Fiandre è stata Silvia Persico (7ª). Alla Roubaix è arrivata 18ª Chiara Consonni. Quarta Letizia Paternoster all’Amstel Gold Race. Undicesima e sedicesima Monica Trinca Colonel alla Freccia Vallone e alla Liegi.

UAE Tour 2026, Elisa Longo Borghini, salita di Jebel Hafeet
Con il UAE Tour, Longo Borghini è l’unica italiana ad aver vinto finora una gara WorldTour donne
UAE Tour 2026, Elisa Longo Borghini, salita di Jebel Hafeet
Con il UAE Tour, Longo Borghini è l’unica italiana ad aver vinto finora una gara WorldTour donne

Lo slancio della Valcar

Il podio di Eleonora Gasparrini alla Sanremo parla di un ricambio generazionale in arrivo. Federica Venturelli, del cui talento nessuno dubita, ha vinto ad Almeria l’unica corsa cui ha partecipato, poi nella caduta subito successiva ha riportato la frattura del gomito. In altri casi sembra di notare che alcune fra le azzurre più forti, fatta salva Longo Borghini, si trovino alle prese con una crescita non sempre lineare (spesso a causa di incidenti) oppure a gestire problematiche di vario genere in squadre che in apparenza non sono ritagliate sulla loro misura.

Basta infatti che si ritrovino in pista, con i riferimenti chiari con cui sono cresciute, per recuperare gli automatismi, la fiducia e le vittorie. La strada però è un’altra cosa e dopo tre anni dal suo smembramento par di notare che lo slancio della Valcar-Travel&Services, in cui le più si sono formate, si sia ormai spento e nelle nuove destinazioni non tutte abbiano trovato le giuste misure. E’ triste dover tirare in ballo ancora la meraviglia della squadra di Villa e Arzeni, ma è ancora più triste ricordare che a quel gruppo di donne fortissime siano mancate le risorse per portare le sue ragazze al WorldTour.

Al pari della Liquigas e prima la Mapei, quando la Valcar si è sciolta ha immesso sul mercato fior di atlete
Al pari della Liquigas e prima la Mapei, quando la Valcar si è sciolta ha immesso sul mercato fior di atlete

Il peso degli incidenti

E’ chiaro che non si possa pretendere la luna e che ad esempio una campionessa come Elisa Balsamo abbia faticato e non poco finora per rialzarsi dalle tante cadute, anche rovinose, che l’hanno fermata tra il 2023 e il 2024. La velocità del ciclismo attuale è spietata e non concede tempo: quello necessario per rimettersi in sesto dopo un infortunio è lo stesso in cui il resto del gruppo progredisce verso il livello successivo. E’ così fra gli uomini, è così fra le donne.

Se ne è accorta a sue spese Marta Cavalli, che nel 2022 vinse l’Amstel e la Freccia Vallone, ma non riuscì mai a rialzarsi del tutto dal terribile incidente dello stesso anno al Tour e dalla caduta in allenamento e l’investimento del 2024. Quando ti rendi conto che il tuo meglio basta al massimo per stare in gruppo, la tentazione è quella di voltare pagina.

Incidenti hanno rallentato i progressi di Vittoria Guazzini, oro olimpico nella madison assieme a Chiara Consonni, che per due volte è caduta alla Roubaix e lo scorso anno al campionato italiano ha rischiato di farsi ben peggio della frattura del radio e delle abrasioni con cui tornò a casa.

Nel 2022 Marta Cavalli vince la Freccia delle donne pochi giorni dopo l’Amstel. La sua carriera è stata fermata dagli incidenti
Nel 2022 Marta Cavalli vince la Freccia delle donne pochi giorni dopo l’Amstel. La sua carriera è stata fermata dagli incidenti

Il coraggio non manca

Lottano tutte come leonesse, anche quelle che alla fine sono costrette ad accontentarsi di un piazzamento: se non avesse incontrato sulla sua strada Lorena Wiebes, quante vittorie avrebbe a quest’ora Elisa Balsamo? Ma non molla e lotta.

Come Martina Alzini, che nonostante qualche acciacco continua a rincorrere il grande risultato. Martina Fidanza e sua sorella Arianna, entrambe capaci di vincere una corsa fra la Spagna e l’Australia. Come Rachele Barbieri, presa dal Team PicNic per tirare le volate a Charlotte Kool, salvo scoprire in corso d’opera che nel corso del 2025 l’olandese sarebbe passata alla Fenix-Premier Tech, lasciandola sola a fare volate per le quali probabilmente non era neanche pronta. Lotta anche Gaia Realini, diventata leader senza essere probabilmente pronta e alla rincorsa di una condizione fisica all’altezza.

Altre si sono perse per delusioni condivisibili e poca stima. Viene in mente Ilaria Sanguineti, ligure presa dalla Lidl-Trek per stare accanto a Elisa Balsamo e nel 2025 lasciata a casa dalla “sua” Sanremo senza spiegazioni plausibili e una ferita abbastanza profonda da farle capire di non essere più dove avrebbe voluto.

Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2026, Gaia Realini
Gaia Realini ha 24 anni ed ha avuto finora una progressione resa irregolare da problemi fisici
Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2026, Gaia Realini
Gaia Realini ha 24 anni ed ha avuto finora una progressione resa irregolare da problemi fisici

Le italiane con la valigia

Bisognerebbe attaccarsi a questo punto alla WorldTour italiana che manca anche fra le donne, ma visto che non se ne vede la prospettiva, è piuttosto inutile farlo. Le squadre italiane sono poche e si dividono fra scelte diverse e l’identica necessità di risorse. Come fra gli uomini, potrebbero diventare il trampolino per scelte migliori, ma il WorldTour delle donne ha anche meno posti e non sempre risulta permeabile a nuovi acquisti.

Ragazze azzurre inserite negli squadroni ci sono. Barbara Guarischi ed Elena Cecchini sono le colonne della SD Worx. Altre hanno faticato finora a trovare la strada maestra. Letizia Borghesi è sulla porta del grande risultato. Francesca Barale, 22 anni, ha lasciato il Team PicNic per approdare alla Movistar donne, passando il testimone a Gaia Masetti che ha trovato ad accoglierla Eleonora Ciabocco, 22 anni, che cresce per piccoli passi cocciuti e fa le cose migliori in maglia azzurra.

L’infornata delle donne junior più forti degli ultimi due anni ha trovato posto in piccole squadre e devo team in attesa di fare il grande salto, come Giada Silo alla UAE Development e Chantal Pegolo alla Isolmant con vista sulla Lidl-Trek. E proprio la squadra tedesca sta vivendo una rivoluzione la cui portata è ancora da capire. La proprietà ha voluto ridisegnare proprio il team delle donne, tagliando a fine marzo un tecnico attento come Michael Rogers e sostituendolo con Frank Schleck. Come cambieranno gli equilibri? In che modo l’ambiente diventerà più accogliente e produttivo?

Eleonora Ciabocco, Italia, campionato europeo ciclismo su strada 2025
Il secondo posto agli europei U23 di Eleonora Ciabocco dietro Paula Blasi conferma la sua crescita
Eleonora Ciabocco, Italia, campionato europeo ciclismo su strada 2025
Il secondo posto agli europei U23 di Eleonora Ciabocco dietro Paula Blasi conferma la sua crescita

Sembra ieri, ma sono passati due anni dall’Editoriale in cui scrivemmo che magari la parità dei premi fosse stata raggiunta, ma i problemi del ciclismo delle donne fossero gli stessi degli uomini. Le cose non sono cambiate, le differenze si stanno amplificando. Speriamo tutti che Elisa Longo Borghini torni presto a ristorarci con la sua energia e la sua ombra. E visti i tanti contratti in scadenza fra le nostre donne più forti, speriamo che nello scegliere le squadre per il prossimo futuro, in questo momento cerchino soprattutto il contesto migliore

Demi Vollering, Fiandre Women 2026

Vollering e così sia! Si prende il Fiandre con un assolo magistrale

05.04.2026
5 min
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OUDENAARDE (Belgio) – Indica la testa Demi Vollering, come se vincere un Giro delle Fiandre Women non fosse anche una questione di gambe. E oggi lei di gambe ne aveva davvero tante. Quasi troppe. Ma Demi è così: o tutto, tutto. O niente, niente.

La gara femminile scivola via secondo il copione più classico, con una fuga che parte abbastanza presto e nella quale c’è anche un bel po’ d’Italia, merito di Letizia Borghesi. E questa forse è la notizia più bella della giornata per i colori italiani.

Meteo variabile. Le ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo tra l'altro la media più alta di sempre seppur di poco: 38,369 km/h
Le ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo, seppur di poco, la media più alta di sempre: 38,369 km/h
Le ragazze si sono date battaglia sin da subito stabilendo, seppur di poco, la media più alta di sempre: 38,369 km/h

Determinazione Vollering

Dopo aver lasciato Anversa per la partenza degli uomini, ci siamo spostati a Oudenaarde, dove invece prendevano il via le donne. E guarda caso la prima atleta che abbiamo visto sfilare verso il foglio firma è stata proprio Demi Vollering. La campionessa europea non è mai particolarmente sorridente, a dire il vero, ma oggi appariva più cupa che mai.

Forse era solo iper concentrata, determinata. E con una voglia enorme di tornare a ruggire nelle corse più importanti, come qualche stagione fa. E soprattutto di farlo anche sulle pietre, quelle che contano di più.

Alla fine ci è riuscita. Ha corso “alla Pogacar”, tanto per fare un paragone, ma lei, rispetto allo sloveno, oggi è stata ancora più devastante.

«E’ andata diversamente da come ci aspettavamo – ha detto Vollering subito dopo il traguardo – sono davvero felice e molto orgogliosa di tutte le ragazze della squadra. Tutte si sono impegnate al massimo e sono grata a ognuna di loro».

Piccola riflessione: le sue parole sono state quasi un copia-incolla di quelle pronunciate proprio da Pogacar un’oretta prima.

Finale pancia a terra

Secondo copione per certi aspetti, ma molto più movimentata per altri, è stata questa corsa femminile, visto che diverse protagoniste attese sono finite a terra. Tra queste una delle super favorite, Marlen Reusser, ma anche a Kim Le Court e Lorena Wiebes, cadute nelle prime fasi di gara e acciaccate nel finale.

La capitana della FDJ-Suez ha sferrato il suo attacco sull’Oude Kwaremont. «Sapevo che il Kwaremont mi si addiceva di più, perché era la salita più lunga. Ho dato il massimo nella prima parte, pensando: ora spingo più forte che posso fino alla fine e poi vediamo. Quando mi sono voltata ho capito di essere da sola. Da lì in poi ho sofferto moltissimo… ma ce l’ho fatta».

Tattica ideale per una scalatrice come lei, per chi ama salite più lunghe che richiedono sforzi prolungati.

Però la vittoria non era ancora in cassaforte. Vollering non aveva un vantaggio enorme, tuttavia si vedeva che aveva studiato il percorso alla perfezione. Nella breve discesa dal Paterberg ha pennellato le curve e sfruttato ogni millimetro di strada.

«Ho spinto forte fino alla fine. Avevo un po’ paura del tratto pianeggiante con tutto quel vento. Solo negli ultimi due chilometri, quando l’ammiraglia era dietro di me e ho visto Lars Boom (il suo direttore sportivo, ndr), ho capito che il distacco era buono e che potevo farcela. Ho lavorato per questo, inseguivo un sogno».

Dietro, Elisa Longo Borghini e Silvia Persico cercavano di chiudere su Pauline Ferrand-Prévot e Puck Pieterse per provare ad agganciare il podio con la loro compagna Karlijn Swinkels. Ma Backstedt e Kopecky hanno poi avuto la meglio.

Silvia Persico ed Elisa Longo Borghi stremate all'arrivo. Alla fine chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto
Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini stremate all’arrivo. Hanno chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto
Silvia Persico ed Elisa Longo Borghi stremate all'arrivo. Alla fine chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto
Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini stremate all’arrivo. Hanno chiuso rispettivamente al settimo e ottavo posto

Persico e Longo, che leonesse

Tuttavia, tornando ai colori italiani, non è tutto da buttare. Le due atlete della UAE Adq hanno dato tutto. Silvia Persico ed Elisa Longo Borghini hanno lottato come due leonesse, ma non è arrivato il piazzamento sul podio.

«Purtroppo non è andata come speravamo, però abbiamo dato il massimo – ha detto Persico dopo l’arrivo – Elisa arrivava da due settimane non semplici, quindi va bene così e guardiamo alle prossime gare. Io alla fine non stavo male ed essere riuscita a dare tutto mi fa piacere». Ricordiamo che proprio a causa di un malanno stagionale, Longo Borghini aveva dovuto saltare la Sanremo, non certo l’avvicinamento migliore per una gara esigente come il Fiandre.

Mentre parla in zona mista, Silvia viene distratta da un monitor alle nostre spalle. «Stavo guardando il distacco da Demi. Si vedeva che pedalava bene. Tra l’altro le FDJ hanno corso molto bene: onore a loro».

Abbiamo dato tutto, ha detto Persico. Ed è inconfutabile. Mentre parliamo con lei, alle sue spalle passa proprio Elisa Longo Borghini. La campionessa italiana per un attimo si appoggia agli striscioni degli sponsor: è piegata in due e tossisce fortissimo. A quel punto con la stessa Persico ci guardiamo. Basta un cenno, un’intesa: «Ora vado con lei, credo abbia bisogno di aiuto», ci dice Silvia.

Si chiude così questo Giro delle Fiandre, con l’immagine delle due italiane che si allontanano insieme, mentre in sottofondo la voce dello speaker richiama a gran voce Demi Vollering, oggi davvero la numero uno. La speranza è che questo “sforzone” possa tornare utile per la Roubaix.

La Persico ora è pronta a fare le veci di Longo…

Persico: Brabante e Amstel, poi rotta sul Giro…

30.03.2026
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Silvia Persico è in Belgio, approcciato ieri con una In Flanders Fields (l’ex Gand-Wevelgem) vissuta soprattutto in aiuto di Eleonora Camilla Gasparrini. Ma ci è arrivata con le pile ricaricate, rinfrancata dalla vittoria al Giro dell’Appennino. In carriera la Persico di vittorie ne ha già conquistate, ha un palmarés di tutto rispetto, anche con medaglie mondiali, ma la sensazione è che quel successo sia figlio di qualcosa di cambiato.

Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5

Silvia risponde volentieri al telefono dal suo punto d’appoggio, in attesa delle prove più prestigiose, le Monumento dalle quali vuole ottenere qualcosa d’importante: «Essendo in Belgio bisogna sempre cercare di correre davanti e risparmiare il più possibile, pensando soprattutto all’incidenza del vento che è sempre un fattore».

Tu vieni dalla vittoria al Giro dell’Appennino che ha avuto un sapore particolare. E’ come se fosse un biglietto da visita proprio per arrivare alle classiche del Nord…

Dopo il blocco in altura che ho fatto seguente al UAE Tour, mi sono sempre sentita molto bene, anche se sono stata piuttosto sfortunata e i risultati non erano stati pari alle attese, perché alla Strade Bianche avevo delle ottime gambe, ma sono caduta e poi alla fine abbiamo sbagliato strada. Alla Sanremo sono contentissima per il terzo posto di Eleonora, ma mi aspettavo un po’ di più da me stessa e infatti il giorno dopo ho corso con tanta rabbia in corpo e forse si è visto…

Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Durante l’inverno si era già parlato della convivenza con Elisa Longo Borghini, adesso Elisa ha detto che salterà la parte delle classiche delle Ardenne concentrandosi sulla Roubaix. Tu avrai più spazio, è come se potessi dire: Elisa, stai tranquilla, ci penso io…

Mi piacerebbe – ammette la Persico – per ora si sa che sarò al Brabante e all’Amstel. Freccia e Liegi non le faccio neanche io perché avrò bisogno di un periodo di stacco in vista del Giro. Mi piacerebbe puntare a far bene al Fiandre o comunque essere un buon supporto a Elisa per poi giocarmi le mie carte nelle altre corse.

Sono corse che ormai conosci, qual è quella che più si adatta alle tue caratteristiche?

Entrambe, ma dipende da come vorranno correre a livello di squadra, se dovrò fare qualcosa prima, lavorare per le altre. Io le ho cerchiate di rosso perché vorrei portare a casa qualcosa.

Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Tu sei una delle cicliste più versatili, visto il tuo passato e presente nel ciclocross e nel gravel. Sono doti che ti possono servire in questo tipo di gare, soprattutto in quelle dove c’è molto pavé?

Sì, soprattutto nello spendere meno energie a livello di guida, avere una guida un po’ più “light” aiuta a conservare energie importanti per la parte finale. A me piacciono molto quelle condizioni, magari fare un Fiandre sotto la pioggia mi darebbe un gusto particolare.

Torniamo al Giro dell’Appennino, che corsa è stata e come è arrivata la tua vittoria?

Abbiamo sempre cercato di stare davanti. Sul primo strappo c’è stata l’offensiva di Monica Trinca Colonel, ma sapevo che potevamo tenerla a bagnomaria, era un po’ il nostro piano, farla star fuori il più possibile fino alla seconda salita. Mentalmente e fisicamente stavo molto bene, quindi ho seguito Kim LeCourt Pienaar che è stata la prima che ha cercato di farla forte, poi ho provato anch’io. Siamo rimaste in un gruppetto con 3 ragazze della Visma che cercavano di partire una dopo l’altra e io a chiudere. La mia fortuna è stata che la salita è stata decisiva.

All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
Perché?

L’avevo provata il giorno prima della Sanremo perché eravamo in hotel lì a Genova. Ho visto che saliva, poi scendeva un po’, poi risaliva. Così quando è partita Celia Gery, sapevo che non mancava tantissimo alla vetta. La discesa era un po’ pericolosa, quindi cercavo di prendere anche qualche metro per stare più dietro. Sul piano si era messa malino, perché erano rientrate due della Visma, dovevo giocarla d’astuzia sapendo che la Gery era la più veloce con la Brand, quindi ho deciso di prendere la sua ruota per la volata fatta tutta di grinta.

La vostra dà l’impressione di essere una delle squadre che lavora più sulla strategia, magari anche cambiandola in corsa…

Sicuramente. Alla fine nel meeting pre-gara abbiamo sempre una/due leader e studiamo più tattiche. Elisa alla fine è sempre la finalizzatrice, ma stiamo cercando anche di girarci tra di noi proprio per avere sempre pronta almeno un’alternativa che semplifichi anche il lavoro della stessa Longo Borghini liberandola da troppe pressioni. Arriviamo da un buon momento di forma, in gara dopo il giro di boa cerchiamo di fare un check generale per sapere che cosa fare, se attuare la strategia concordata o aggiornarla.

Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Essere in una squadra dove magari nella stessa corsa ci siete come punte tu ed Elisa oppure tu ed Eleonora, è un vantaggio o uno svantaggio sulla base delle ambizioni personali?

Dipende un po’ come la si prende. Alla fine io sono una molto altruista, molte volte penso più alle mie compagne che a me stessa, ma credo che faccia parte anche del mio carattere. Quindi per me non c’è nessunissimo problema a lavorare, ovvio che mi piace prendere anche i miei spazi quando possibile, l’importante è che tra noi ragazze si è creato un rapporto che va anche oltre il ciclismo, quindi credo che ognuna di noi alla fine farebbe quello che faccio io.

Trofeo Binda 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ

La primavera della Longo: niente Ardenne e ritorno a Roubaix

26.03.2026
5 min
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GENOVA – La rinuncia a meno di ventiquattro ore alla Sanremo Women di Elisa Longo Borghini ci ha privati di una interprete importante, che avrebbe scelto di fare corsa dura provando a far saltare il banco fin dalla Cipressa. Invece un attacco febbrile ha costretto la campionessa italiana del UAE Team ADQ a fermarsi qualche giorno, per quello che sembra essere uno stop comunque breve anche se fastidioso. 

Nei pressi del Porto Antico, a Genova, abbiamo avuto modo di parlare con Paolo Slongo, preparatore di Elisa Longo Borghini, che ci ha raccontato come cambieranno i suoi programmi in vista della Classiche del Nord. 

«Longo Borghini riprenderà a correre alla Dwars Door Vlaanderen il primo aprile – ci ha detto Slongo – per poi avere Fiandre e Roubaix come principali obiettivi delle corse sul pavé. Il grande cambiamento rispetto alla scorsa stagione riguarda la campagna delle Ardenne, infatti la scelta di anticipare la partenza del Giro d’Italia Women (spostata dalla prima settimana di luglio a fine maggio, ndr) ci costringe a saltare le corse di fine aprile. Quindi niente Amstel, Freccia e Liegi. In quel periodo faremo un ritiro in altura per preparare al meglio l’attacco alla terza maglia rosa consecutiva».

Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Un avvicinamento di date che ha costretto a scegliere gli obiettivi…

Con il Giro Women che parte il 30 maggio diventava difficile, se non impossibile, riuscire a prepararlo correndo anche nelle Ardenne. Il rischio maggiore era di arrivare stanchi alla Corsa Rosa, alla fine il Giro è l’appuntamento più importante di questa prima parte di stagione, mentre dopo ci sarà da preparare il Tour de France Femmes. 

Come lavorerete in ottica Giro?

Fino a Roubaix andremo con il solito programma tra allenamenti e gare, al termine delle Classiche Longo Borghini farà una settimana a ritmi blandi. Sarà importante recuperare al meglio anche mentalmente dopo questa prima parte di stagione. L’idea è quella di fare anche qualche ricognizione sul percorso del Giro, specialmente in Veneto. 

Quali saranno le tappe da guardare?

La cronoscalata di Nevegal risulterà cruciale per la corsa alla maglia rosa, per cui vedere la strada e capire come gestire lo sforzo sarà fondamentale. Anche la tappa successiva, che parte da Longarone, sarebbe bene studiarla al meglio. Mentre il Colle delle Finestre andrà lei a visionarlo in un secondo momento. 

Per arrivare pronti al Giro quale sarà l’avvicinamento?

Finito il periodo delle ricognizioni, che saranno appunto nella settimana di scarico dopo la Roubaix, partiremo per il ritiro in altura. Longo Borghini e le altre compagne che correranno al Giro andranno sul Teide dal primo al 22 maggio. Una volta scese, ci sarà il periodo di adattamento e poi si parte per Cesenatico. 

Il secondo obiettivo stagionale sarà il Tour?

Ci sarà un gruppo che farà solamente il Tour de France Femmes, mentre Longo Borghini ci arriverà dopo aver corso al Giro. L’atleta di  riferimento del team dovrebbe essere Dominika Wlodarczyk, che nel 2025 è arrivata quarta in classifica generale. Longo Borghini avrà un ruolo di primo piano, ma condiviso. 

Il cammino di avvicinamento rimane lo stesso?

Abbiamo optato per fare un ritiro in altura al Passo San Pellegrino, dove ci saranno tutte le ragazze che correranno al Tour. Elisa avrà la libertà di arrivare più tardi per risparmiarle altre tre settimane di altura. Tra le due corse a tappe ci sono i giusti spazi per arrivare pronte a entrambe. Il periodo di riposo più importante in realtà sarà quello dopo le Classiche. 

Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Quanto pesa a un’atleta come Longo Borghini rinunciare alle Ardenne?

Tanto, in particolare dispiace per la Liegi che è una corsa molto vicina alle sue caratteristiche. Però dobbiamo creare un programma e fare delle scelte. Nelle ultime due stagioni avevamo saltato la Roubaix, mentre quest’anno la scelta è di ritornare sulle pietre francesi. L’ultima volta che ci era stata aveva anche vinto, era il 2022. 

Con il ritorno alla Roubaix cambia qualcosa nell’avvicinamento? 

No, ormai si arriva sempre in una buona condizione agli appuntamenti principali. Poi Longo Borghini è un’atleta che ha già corso diverse volte su quelle strade, non ha problemi a livello tecnico. Andremo su il 9 aprile, tre giorni prima della gara, per fare qualche prova dei materiale e rivedere i dettagli del percorso.

Giro dell'Appennino 2026, Silvia Persico, vittoria, UAE Team ADQ

Il punto di Velo: tra certezze, il nuovo che avanza e forze ritrovate

23.03.2026
5 min
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Con la Sanremo Women si è archiviato un primo periodo di classiche e di corse importanti, che hanno permesso al cittì Marco Velo di avere uno sguardo d’insieme di quella che è la condizione e lo stato di forma delle sue ragazze. Ora il calendario propone un momento di transizione, con le corse che si spostano verso il Nord: inizia la stagione del pavé. Anche per Marco Velo, al secondo anno nel ruolo di cittì della nazionale femminile, è il momento di fermarsi e ragionare. Mettendo insieme i pezzi del puzzle. 

«Fermarsi non proprio – dice scherzando Velo – anche perché da domani sarò di nuovo in giro, andrò anche a vedere i percorsi per i campionati italiani donne elite e juniores. 

«La stagione delle azzurre era già partita bene al UAE Tour – riprende subito – con una doppietta nella tappa decisiva: prima Elisa Longo Borghini e seconda Monica Trinca Colonel. Poi ci sono state le prime classiche con Strade Bianche, Cittiglio e Sanremo. Il bilancio è positivo, abbiamo visto ottime prestazioni da parte di molte delle ragazze».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Andiamo a ritroso, cosa ti ha detto la Sanremo?

Purtroppo Elisa (Longo Borghini, ndr) ha dovuto rinunciare due giorni prima, ed è stato un peccato. Tuttavia le sue compagne hanno colto al volo l’occasione, sono molto felice sia per Eleonora Gasparrini che per Silvia Persico. Non è facile prendersi delle responsabilità quando si è abituate a fare un certo tipo di lavoro, invece loro si sono fatte trovare pronte. 

Quello di Gasparrini è un podio importante, quanto?

Molto, perché in una corsa difficile e impegnativa ha dimostrato di avere una grande condizione. Ha fatto vedere di poter essere molto vicina alle prime, tenere sul Poggio e fare terza in quella volata non era scontato.

Hai detto anche di Persico, che il giorno dopo ha vinto al Giro dell’Appennino…

Ritrovare la vittoria a coronamento di un bel periodo di forma. A mio avviso Persico non ha mai avuto un calo, semplicemente l’arrivo di Elisa Longo Borghini ha cambiato un po’ i ruoli e le dinamiche nel team. Rimane un’atleta molto forte, la vittoria di ieri al Giro dell’Appennino lo dimostra e spero possa essere quel boost a livello morale che le serve per arrivare arrivare al nord ancora più pronta.

Quali sono stati gli altri bei segnali in queste prime gare?

Eleonora Ciabocco aveva corso davvero bene al UAE Tour, poi però la caduta del Binda l’ha messa fuori dai giochi per un po’. Le auguro una pronta guarigione, l’ho sentito e scherzando mi ha detto che tornerà al picco di forma per le gare con la nazionale. Ha un bel carattere, molto positivo e spero possa continuare a crescere e lavorare in questo modo

Abbiamo rivisto anche le velociste, con Balsamo e Consonni…

Rivedere Elisa Balsamo davanti mi ha fatto tanto piacere, spero che il 2026 possa essere un anno tranquillo e senza la sfortuna che ci mette lo zampino. La Sanremo di Chiara Consonni mi ha stupito, perché dopo aver perso contatto sulla Cipressa ha tenuto duro rientrando in gruppo. Sul Poggio è rimasta nel gruppo alle spalle delle prime e ha chiuso con un buon decimo posto.

Come arrivano le azzurre alle Classiche del Nord?

Direi bene, i nomi che ho fatto sono quelli che spero di vedere davanti nelle prossime settimane. Penso che Elisa Balsamo possa fare bene, così come Consonni e Martina Fidanza. Nei prossimi giorni sentirò anche Longo Borghini per capire come sta, ma non credo che questo breve stop possa intaccare la sua preparazione.

Rimane lei il faro della nazionale?

Assolutamente, ma vedere le altre ragazze sempre più protagoniste mi fa ben sperare. Elisa (Longo Borghini, ndr) è un esempio per tutte e mi piacerebbe averla per ancora diversi anni, ha un qualcosa che si vede in pochi atleti al mondo. Una dedizione, meticolosità e uno spirito che sono impareggiabili. 

Cosa manca alle altre per riuscire a imporsi contro le prime della classe?

Credo sia un discorso a due vie: di crescita fisica ma anche mentale. Mi piace citare Velasco (il cittì della nazionale di pallavolo, ndr) lui dice che quando ti alleni su una cosa in maniera continuativa e alla fine ti riesce scatta un “click” mentale. Ed è vero, penso che molte delle nostre abbiano le qualità per arrivare in alto, serve un po’ di fiducia in più. Credo e spero che in vista di Fiandre e Roubaix le nostre possano raccogliere risultati che diano loro quella consapevolezza.

Demi Vollering è nata il 15 novembre 1996. Quest'anno è alla sua seconda stagione nella FDJ United-Suez

Delcourt e Demi Vollering, pronta a prendersi il Giro Women

15.03.2026
6 min
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Quello alla Strade Bianche per Demi Vollering, reduce in questo avvio di stagione da quattro vittorie in quattro giorni di gara, si può considerare serenamente (e quasi letteralmente) un incidente di percorso. La strada imboccata per sbaglio nella classica senese seguendo una moto dell’assistenza neutra, che ha portato il gruppetto inseguitore in cui viaggiava la campionessa europea in una proprietà privata, non ha lasciato strascichi in casa FDJ United-Suez, che ha festeggiato ugualmente con la vittoria di Elise Chabbey.

Per Vollering è stato comunque un assaggio di ciò che troverà quando ritornerà in Italia per il Giro Women dopo aver corso tra le tante Fiandre, Amstel, Freccia Vallone e Liegi. Dell’argomento abbiamo parlato bussando alla porta di Stephen Delcourt, general manager della formazione francese, avvalendoci della sua solita disponibilità.

Vollering avrà un calendario importante prima del Giro Women. Avete preso in considerazione anche la possibilità di partecipare a un numero minore di gare prima di partire per l’Italia?

Il programma di Demi è stato elaborato con molta attenzione. L’intenzione non è mai stata quella di accumulare il maggior numero possibile di gare, quanto piuttosto di migliorare progressivamente la forma fisica e la fiducia. Alcune gare servono a migliorare la condizione fisica, altre a sviluppare l’affiatamento e gli automatismi all’interno della squadra. L’obiettivo è semplice: arrivare al Giro con le giuste sensazioni e il giusto slancio collettivo.

Cosa prevede il programma di avvicinamento tra l’ultima gara e l’inizio del Giro? Altura o rifinitura a casa?

Tra l’ultima gara e il Giro, l’attenzione sarà rivolta alla messa a punto dei dettagli. Demi continuerà il suo lavoro specifico con il suo allenatore, che molto probabilmente includerà un periodo di lavoro in altura, al fine di arrivare al Giro con la massima freschezza possibile. A questo livello, spesso sono i piccoli dettagli a fare la differenza: il recupero, la precisione nell’allenamento, ma anche la mentalità con cui ti presenti alla linea di partenza.

Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l'avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l'avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Il Giro Women si svolge un mese prima rispetto al passato. Questo ha influito sulla preparazione di Demi?

Sì, certo che ha un impatto. Quando una gara come il Giro Women cambia posto nel calendario, bisogna ripensare parte della pianificazione della stagione. Tuttavia abbiamo anticipato questo cambiamento abbastanza presto e adattato il programma in modo che Demi possa arrivare pronta al momento giusto.

Che tipo di squadra avrete al Giro Women? Saranno tutte al servizio di Vollering o porterete, ad esempio, anche Ally Wollaston per gli sprint?

Arriveremo al Giro con una squadra molto forte ed equilibrata attorno a Demi. Lei sarà la nostra leader per la classifica generale, ma vogliamo anche rimanere una squadra in grado di animare la gara. Elise Chabbey sarà con noi e ha già dimostrato di poter vincere, di poter creare pericolo in testa al gruppo e di essere una compagna fondamentale attorno a Demi nei momenti decisivi. In un Grande Giro, avere cicliste capaci di attaccare e creare movimento in gara è spesso importante quanto la pura forza.

Quali avversarie temi di più e perché?

Elisa Longo Borghini è ovviamente una rivale formidabile e lo è ancora di più quando corre in casa, in Italia. Conosce perfettamente queste strade e riesce sempre ad alzare il suo livello nelle gare più importanti. Questo però è anche ciò che rende la sfida ancora più emozionante per noi. Gareggiare in Italia, contro le migliori cicliste del mondo, su strade che hanno tanta storia, conferisce sempre alla gara una dimensione molto speciale.

Vollering ha partecipato al Giro Women solo una volta nel 2021, classificandosi terza. E’ la favorita numero uno per la vittoria finale?

Demi è attualmente la numero uno al mondo, quindi naturalmente sarà tra le favorite, ma nel ciclismo moderno nulla è mai scritto in anticipo. Un Grand Tour è sempre un’avventura ricca di emozioni, strategia e momenti a volte inaspettati. Aggiungere il Giro Women al palmares di Demi sarebbe qualcosa di molto speciale per lei e per la squadra. Le nostre rivali avranno le stesse ambizioni e spero che questo Giro sia come l’ultima Strade Bianche: bello, imprevedibile e spettacolare.

Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest'anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest'anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’anno
Il Tour Femmes resta il suo obiettivo principale?

Ovviamente è uno degli obiettivi principali della stagione. E’ diventato un evento incredibile che sta plasmando la storia del ciclismo femminile. Ma anche il Giro Women ha una storia, una cultura e un’identità uniche in questo sport. Per noi entrambe le gare sono davvero iconiche e correre per vincere entrambi questi Grandi Giri è una motivazione enorme.

Ritieni che Vollering sia cambiata rispetto all’anno scorso? Se sì, in che modo?

Sì, Demi continua a evolversi. Ha acquisito maturità, calma e leadership, ma ciò che è bello vedere è anche come la squadra cresca con lei. Ha un’aura incredibile all’interno del gruppo e trascina tutti quelli che la circondano. In un Grande Giro, questo tipo di energia collettiva può fare un’enorme differenza.

Per Delcourt l'avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l'avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Vollering ha mostrato di apprezzare il fatto di correre in Italia. E’ così anche per la vostra squadra?

Per noi correre in Italia è sempre speciale. Il ciclismo è profondamente radicato nella cultura di questo Paese e queste strade sono ricche di storia. La grande partenza dall’Emilia-Romagna, regione che personalmente amo, creerà già di per sé un’atmosfera unica. E concludere con una salita mitica come il Colle delle Finestre promette un finale straordinario. Sono questi paesaggi, questa passione e questa cultura che rendono il Giro Women una gara così unica.

Strade Bianche Donne 2026, Siena, Elisa Longo Borghini, Kasia Niewiadoma, Elise Chabbey

Longo generosa, Chabbey tenace e la Strade se ne va…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scena degna d’un palio quella della penultima curva di questa Strade Bianche. Longo Borghini ha attaccato nuovamente sulla salita di Santa Caterina: rapporto lungo e tutte le forze nei pedali, con Niewiadoma e Chabbey a ruota. La piemontese ha scollinato e voltato a destra, rilanciando l’andatura. Le altre sono rimaste un passo indietro e quando sono arrivate alla curva a sinistra che spalanca la traiettoria su Piazza Il Campo, la trappola è scattata.

Koch ha cercato di passarla sulla destra ed Elisa si è spostata verso di lei trovando la traiettoria strozzata. Contemporaneamente Niewiadoma ha provato a infilarsi nel varco al centro e le due spalle si sono toccate. Elise Chabbey che fino a quel momento era sempre rimasta a ruota ne ha approfittato e ha attaccato. Sarebbe bastato che Elisa allargasse il gomito, ma non ha avuto la prontezza oppure ha preferito giocare pulito e con le prime tre ha visto sfuggirle il podio della Strade Bianche, nonostante sia stata lei quella che ha fatto la corsa.

«Se devo dire la verità – sorride Chabbey – non ricordo bene come sia andata, ho seguito l’istinto. L’unica cosa che sapevo è che se passi per primo l’ultima curva, hai buone possibilità di vincere. Quando Francesca (lei chiama così la compagna Franziska Koch, ndr) è passata a destra, Longo e Kasia si sono spostate un po’ a sinistra. Io ho trovato un varco e ho provato a passare e poi sono andata a tutta fino al traguardo e l’ho passato per prima».

Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva

Applausi alla Longo

Dopo la vittoria al UAE Tour, Elisa Longo Borghini voleva vincere la Strade Bianche e farlo con chiarezza, di forza e possibilmente da lontano, senza trovarsi invischiata in una lotta a spallate all’ultima curva. Dopo l’arrivo si è seduta per terra, col torace che si gonfiava per recuperare il respiro. Ha le gambe sporche di terra, gli occhiali specchiati con gocce di polvere e il tono di voce che torna fermo.

«Se non si prova a vincere – dice – le corse non si vinceranno mai. Io ho provato a farlo, ma a volte rischi anche di perderla. Credo che sia molto meglio così. Ho fatto diversi attacchi, mi sono sentita bene. E’ stata una bella battaglia fino alla fine, l’ho rischiata e penso che sia meglio rischiare che perdere da perdenti. A un certo punto mi sembrava che Niewiadoma, sparendo dalla mia vista, avesse mollato, invece mi ha infilato bene. E’ stata brava. Forse avrei dovuto allargare i gomiti, però è sempre meglio non farlo».

Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso
Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso

L’errore di percorso

E’ stata la Strade Bianche in cui tutto il gruppo inseguitore a un certo punto ha sbagliato strada, seguendo un motociclista. Quando se ne è accorto, ha voltato la moto ed è ripartito, lasciando le ragazze su una strada di campagna a lottare contro il tempo per recuperare la via maestra. Senza che le atlete davanti ne sapessero nulla.

«Sono veramente frustrata – dice fra le lacrime Letizia Borghesi – perché mi sentivo davvero bene. Ero nel primo gruppo e ho forato prima delle Tolfe, è stata dura, ma sono rientrata con l’aiuto di Kim (Lecourt Pienaar, ndr). Mi sentivo davvero forte, ma poi quando sono arrivata sulla testa del gruppo, la motocicletta ha sbagliato e io l’ho seguita. Quando vai così forte in discesa, non puoi che fidarti e seguirle. Poi è tornata indietro e non mi ha aspettato, quindi ero da sola nel mezzo del nulla.

«Alla radio non dicevano nulla. E’ tanto frustrante, perché la Strade Bianche è una delle gare più grandi e questo ha rovinato completamente non solo la mia prova, ma quella della nostra squadra. Non sono più rientrata, ho finito la gara, però dalla rabbia volevo quasi fermarmi».

Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch

L’abbraccio di Vollering

L’errore di percorso ha spalancato la porta per Elise Chabbey, che si è ritrovata da gregaria in fuga a unica carta rimasta alla FDJ Suez per giocarsi la gara. Era stanca e poco convinta di riuscire a combattere sino in fondo ed è stata proprio Franziska Koch a darle coraggio.

«Avevamo un piano – racconta Chabbey – per vincere con Demi Vollering e prevedeva che io entrassi in fuga e cercassi di mettere pressione alle altre squadre. Poi però Demi ha avuto un problema e sapevamo che non sarebbe riuscita a recuperare. Perciò mi sono ritrovata da sola con Francesca e insieme abbiamo cercato di unire le forze e fare del nostro meglio. Ci siamo incitate e questa voglia di fare bene è stata la chiave per vincere, perché tutte le atlete erano molto forti. Il livello della squadra oggi è stato fantastico, abbiamo tenuto duro anche per ripagare il lavoro di ragazze come Lea e Amber (Curinier e Krach, ndr), che hanno fatto un ottimo lavoro per tutto il giorno.

«Non avrei mai pensato di poter vincere la Strade Bianche fino a quando ho passato il traguardo. E quando Demi è venuta ad abbracciarmi, ho pensato che fosse contenta per me, perché l’anno scorso ho lavorato tanto per lei. La cosa speciale di questa squadra è che siamo tutti così uniti. Oggi è toccato a me, la prossima volta ci sarà un’altra».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey

Due storie dal finale diverso

Elisa Longo Borghini si avvia verso il podio, con il senso di aver dato tutto e un quarto posto che non ha sapore. Si ferma per abbracciare Kasia Niewiadoma. La gente della Strade Bianche l’ha eletta a sua beniamina e ad ogni attacco – a Colle Pinzuto, sulle Tolfe e sulla salita finale – il pubblico è esploso. Ieri, camminando al suo fianco dalla presentazione al pullman, abbiamo avuto la chiara sensazione della popolarità e assieme della disponibilità con cui si è lasciata avvicinare per una firma e una foto.

Elise Chabbey invece lascia la conferenza stampa ancora incredula. Il massaggiatore le stampa un bacio sulla guancia. Fa in tempo a dire di essersi messa a disposizione della compagna Koch per aiutarla a vincere e che l’altra le abbia risposto di non pensarci nemmeno e di dare tutto, perché anche le altre erano stanche.

Ce ne andiamo a scrivere con la consapevolezza che questo movimento sia cresciuto davvero a dismisura. Fino a qualche anno fa, le ragazze stramazzavano sul selciato della piazza e impiegavano dei lunghissimi minuti per prendere fiato. Ora arrivano, si siedono, bevono, commentano e in breve sono già pronte per parlare. Forse è davvero arrivato il momento di allungare le distanze di gara.

Due chiacchiere con Elisa e Jacopo, parlando del Lombardia

La Sanremo c’è, dov’è il Lombardia? A ruota libera con Elisa e Jacopo

05.03.2026
6 min
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Lo scorso anno ha preso finalmente la luce la Milano-Sanremo femminile, seguendo la scia della Roubaix, inserita nel calendario solo qualche stagione prima e di Fiandre e Liegi, le uniche classiche monumento che hanno una versione femminile già da molto tempo. Resta quindi fuori solo il Giro di Lombardia e quest’assenza dal calendario appare sempre più anacronistica. Se ne era parlato già qualche anno fa e RCS Sport aveva chiaramente detto come il progetto sia in cantiere, ma la sua realizzazione sia molto più complicata rispetto alla Classicissima.

Qualche giorno fa, alla vigilia dell’Omloop Nieuwsblad poi conquistata al termine di uno sprint a due, era stata Demi Vollering a farsi sentire, rivolgendosi direttamente all’UCI dopo una lunga seduta di 6 ore di allenamento svolta sulle stesse strade del Lombardia, comprese le mitiche ascese del Ghisallo e di Sormano, affermando che è tempo di regalare anche alle ragazze la “classica delle foglie morte”.

Demi Vollering vittoriosa all'Omloop. L'olandese ha chiesto direttamente all'UCI di farsi carico dell'inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering all’Omloop Nieuwsblad. L’olandese ha chiesto all’UCI di farsi carico dell’inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering vittoriosa all'Omloop. L'olandese ha chiesto direttamente all'UCI di farsi carico dell'inserimento del Lombardia in calendario
Demi Vollering all’Omloop Nieuwsblad. L’olandese ha chiesto all’UCI di farsi carico dell’inserimento del Lombardia in calendario

Una richiesta che parte da più lontano

Da queste dichiarazioni abbiamo preso spunto per trattare l’argomento con una coppia davvero speciale. Con Elisa Longo Borghini che non è solo una delle più acclamate e vincenti front woman del movimento, ma anche atleta le cui caratteristiche si sposano alla perfezione con quelle del Lombardia. E con suo marito Jacopo Mosca, che il Lombardia l’ha corso per 3 volte e ha sperimentato sulle sue gambe l’asprezza della classica di fine stagione.

La prima a prendere la parola, prendendo l’argomento di petto com’è abituata a fare nelle sue tante imprese su strada è Elisa: «La Vollering non è stata la prima persona a chiedere un Giro di Lombardia. Tantissime ragazze italiane si sono spese negli anni dicendo che sarebbe stato molto bello avere anche per noi questa classica. Chiaramente Demi fa molta più eco perché sui social è sempre molto attiva ed è una ciclista molto seguita. Personalmente credo che il Lombardia sia un vero “buco” nel nostro calendario che non ha ragion d’essere, sarebbe fantastico poter avere una gara di quel calibro anche nel nostro programma».

Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020
Jacopo Mosca ha corso il Lombardia per tre volte, cogliendo anche un buon 20° posto nel 2020

Il problema del traffico

C’è però da fare i conti con la ritrosia di RCS Sport, dettata dalle difficoltà organizzative: «E’ chiaro che si va in zone estremamente urbanizzate, con una densità di popolazione molto alta e una difficile gestione delle strade – riprende la Longo Borghini – ci sono centomila strade da tener chiuse e il problema potrebbe essere quello. Non credo che RCS sia contraria a un evento del genere, ma tener chiusa la strada per un giorno intero in Lombardia, con un sacco di strade e con anche tantissime automobili è complicato, soprattutto considerando due corse nello stesso giorno come avviene in altre Monumento».

Jacopo affronta l’argomento da una visuale diversa, quella di chi l’ha vissuto direttamente ed è convinto che il Lombardia sia ormai pienamente adattabile anche alle ragazze, fatte salve quelle differenze di chilometraggio che si vedono anche nelle altre corse.

«Per me parliamo di un problema che non dovrebbe esistere – dice – nel senso che dico da tempo che il Lombardia dovrebbe essere inserito nel calendario femminile. Chiaramente sarebbe bello poterlo vedere, come abbiamo visto essere bellissima la Milano-Sanremo e sono affascinanti tutte le altre prove del loro programma. Quando arriverà il Lombardia femminile spero che sia organizzato su un bel percorso e che possa ricalcare buona parte del nostro».

Mosca e Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!
Mosca e Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!

Fine stagione? Non è un problema…

La difficoltà del Giro di Lombardia è data più dalla sua altimetria, dal suo disegno o anche dal fatto che è proprio a fine stagione, quando le energie cominciano a non esserci più? «In un ciclismo come quello attuale, dove tutto è programmato, il fatto che arrivi a fine stagione fa poca differenza – ribatte Mosca – conta più la motivazione che uno ha. Chi si presenta alla partenza, avendolo posto come obiettivo, è difficile che non ci arrivi pronto, quindi influenza poco la collocazione in calendario. La parte più difficile sono i 4.000 e passa metri di dislivello che devi affrontare».

A chi sarebbe adatto un percorso come quello della corsa lombarda? Qui Elisa si fa sentire: «Chi conosce un po’ il ciclismo, sa che il Giro di Lombardia al femminile potrebbe essere molto adatto a me, esattamente tanto quanto lo sarebbe per Demi, anzi ne uscirebbe fuori una sfida bellissima, con lei come con le altre top rider che si giocano i Grandi Giri. Credo che Demi abbia parlato più che altro per il movimento e non per se stessa».

La coraggiosa e sfortunata fuga della Longo Borghini nel finale della Sanremo. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga di Longo Borghini nel finale della Sanremo 2025. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga della Longo Borghini nel finale della Sanremo. Il Lombardia le sarebbe ideale
La coraggiosa e sfortunata fuga di Longo Borghini nel finale della Sanremo 2025. Il Lombardia le sarebbe ideale

«La corsa ideale per me…»

Longo Borghini ha vinto Fiandre e Roubaix, ha sfiorato più volte il colpo alla Liegi (che è sempre tra i suoi obiettivi), lo scorso anno è stata commovente protagonista alla prima Sanremo, ripresa a un passo dal traguardo, ma il Lombardia avrebbe un sapore particolare, calzando sulle sue caratteristiche come un vestito su misura.

«Penso di essere un’atleta polivalente – dice – e negli anni l’ho dimostrato. Credo che potrebbe essere una corsa dove potrei fare molto bene. Considerando un tracciato simile a quello maschile, quindi non avendo un’idea di che chilometraggio avrebbe e come verrebbe strutturato, si valuterebbe come correrlo, perché si sa bene che il tracciato cambia ogni anno, se si arriva a Bergamo oppure a Como».

Che consigli darebbe il marito alla moglie? «Io il Lombardia lo faccio, ma sempre solo inseguendo, tirando e quindi facendo una gran fatica – afferma ridendo – Elisa lo farebbe sicuramente con un altro approccio, sarebbe lì a giocarsi la corsa, quindi non so che grandi consigli possa dargli. Sicuramente la differenza maggiore verrebbe da quale percorso sceglierebbero e quali sarebbero i punti critici della gara.

«Chiaramente se arriva a Bergamo, c’è un percorso e quindi Bergamo Alta potrebbe essere il momento decisivo. Se invece si arriva a Como e affrontano il Muro di Sormano, mi viene da pensare che in qualsiasi momento della gara venga posto, quello sarebbe il momento critico. Non è come la Sanremo che è sempre quella e ha sempre lo stesso copione».

Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l'ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l’ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l'ha sofferto nelle sue vittorie
Il Sormano è salita durissima e farebbe la differenza. Anche Pogacar l’ha sofferto nelle sue vittorie

Gara selettiva dove contano le gambe

Quel che è certo è che la selezione sarebbe certa: «Contando tutte le salite che ci sono – conferma Mosca – è chiaro che non arriverà mai un gruppo di più di 3-4 corridori insieme per giocarsi la corsa. Non vedo un altro scenario che una gara molto selettiva dove arrivi con le energie contate e la differenza la fanno le gambe. Questo avviene per gli uomini e avverrebbe anche per loro».

Il Lombardia imporrebbe una preparazione calibrata per provare a vincerlo? «Durante l’anno lavoriamo per avere alcuni picchi di forma – conclude Longo Borghini – puoi arrivare al Giro di Lombardia con la condizione post mondiale. Non avrebbe senso ossessionarsi con quella corsa, ma andarci consapevole di essere in una buona condizione fisica e pronta per affrontarla con ambizioni».