Giro d'Italia Women 2026, Elisa Longo Borghini

Cosa c’era in quell’urlo di Elisa? Glielo abbiamo chiesto

14.06.2026
6 min
Salva

C’è stata una frase pronunciata da Elisa Longo Borghini dopo la vittoria di Saluzzo, ultima tappa del Giro d’Italia Women, che dà l’esatta misura di quanto la sua primavera sia stata una rincorsa tanto faticosa. «Non è tanto per la vittoria in sé – ha detto la campionessa italiana – ma per aver ritrovato il livello delle mie prestazioni».

Vogliamo partire da qui e per questo l’abbiamo disturbata durante i giorni del recupero, comunque attivo, perché da mercoledì Elisa sarà in gara al Giro di Svizzera che parte da Sondrio.

Dopo due vittorie consecutive al Giro d'Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Dopo due vittorie consecutive al Giro d’Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Dopo due vittorie consecutive al Giro d'Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Dopo due vittorie consecutive al Giro d’Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Significa che per tutto il Giro, tranne quell’ultima tappa, non ti sei mai sentita la vera Elisa?

E’ così. Da quando sono guarita e per tutta la preparazione del Giro, non mi sono sentita mai veramente al 100 per cento, non so come dire. Ero anche consapevole che sarei andata al Giro non al massimo, perché sarebbe stato abbastanza impossibile. Però, se sei una vincente con la mentalità di un certo tipo, ti rode, ti dà fastidio. Quello che ricercavo io erano le buone sensazioni. L’essere protagonista, cercare di essere al mio livello, quello che sento che mi appartiene.

Come si lavora quand’è così?

L’entusiasmo rimane, però è ovvio che conosci i tuoi numeri e se ti rendi conto di essere un po’ sotto, iniziano a venirti i dubbi. Inizia anche ad esserci un po’ di nervosismo perché vorresti essere davanti e sai che potenzialmente potresti essere lì, ma devi mantenerti razionale. Ricordare da dove arrivi e accettare che semplicemente non puoi farcela. E questo non è semplice da accettare.

Sembra di capire che la parte più dura sia stato tenere a bada la mente…

Sì, esattamente. Restare calma ed essere razionale è stata la parte più difficile.

Forse non si è avuta chiaramente la percezione di quanto sia stato fastidioso il problema che hai avuto in primavera.

Mi sono ammalata il 19 marzo e sono guarita il 20 aprile. Tra una cosa e l’altra, quella che sembrava una banale influenza è diventata un’infezione ai bronchi e alla trachea e non riuscivo a venirne fuori. Ho dovuto fare una settimana di antibiotici e poi dal 20 aprile in avanti il tempo per prepararsi è stato quello che era. Ho potuto fare un mese sul Teide, però in un mese non puoi arrivare al miglior livello se ti mancano le corse nelle gambe.

«Quando mi stacco, mi vergogno - dice Elisa - pensando a quello che penserà la gente»
«Quando mi stacco, mi vergogno – dice Elisa – pensando a quello che dirà la gente»
«Quando mi stacco, mi vergogno - dice Elisa - pensando a quello che penserà la gente»
«Quando mi stacco, mi vergogno – dice Elisa – pensando a quello che dirà la gente»
Il Teide dopo il Fiandre era comunque nei programmi, come il fatto di non correre prima del Giro?

E’ vero, però un conto è essere in salute, un conto è ritornare a correre malata. Ho ricominciato ad allenarmi appena mi è passata la febbre. Pur tossendo mi sono presentata Dwars door Vlanderen e al Fiandre. Fare una settimana di antibiotici e dover recuperare anche quello non è stato simpatico.

Dopo la crono hai detto che si trattava del primo sforzo massimale dal 5 aprile, il giorno del Fiandre…

All’inizio ho dovuto lavorare di nuovo sulla base, poi verso la fine del ritiro siamo arrivati a fare un po’ di lavoro anaerobico e sforzi leggermente più intensi. Però sforzi prolungati e intensi non ne avevo proprio fatti prima del Giro.

L’ultima tappa è stata una vittoria dei valori ritrovati oppure è stata più una vittoria di tigna, bella e buona?

Tutte e due diciamo (Elisa sorride, ndr). A parte tutto, quel giorno mi sono svegliata e stavo molto bene. La salita di Montoso l’ho fatta praticamente passeggiando, non mi sembrava neanche vero. E poi ho tirato fuori anche un po’ di attributi, un po’ di grinta, diciamo…

L’urlo sull’arrivo è uno dei più belli di sempre. Significava proprio: oggi dovevo vincere io. Come se ci fosse scritto…

Esatto!

Il Giro di Svizzera era in programma o visto che sei uscita in crescendo dal Giro può essere l’occasione di battere il ferro finché è caldo?

E’ sempre stato nel programma, quello che era stato fissato al training camp di dicembre. Svizzera, campionati nazionali, ritiro e poi Tour de France. Quindi non cambia niente, speriamo che non cambi più niente.

Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Cambia qualcosa nell’approccio e nelle ambizioni legate al Tour?

Rimaniamo coi piedi ben saldi a terra, perché bisogna vedere come va da qua al Tour de France. Io spero che le cose vadano bene e che tutto fili liscio. Ma sappiamo quale sia la mia relazione col Tour, per cui non chiedo altro che finirlo. E poi per scaramanzia cambiamo discorso per favore?

Nella testa orgogliosa di Elisa, il fatto di non andare e di deludere magari i tifosi pesa oppure riesci a non pensarci?

In realtà pesa tantissimo. E’ una cosa che non dovrei pensare, però io mi vergogno tantissimo quando mi stacco. E poi arriva il pensiero di non fare contente le persone che sono venute a vedermi. Mi pesa veramente molto e non dovrebbe succedere, però alla fine io sono fatta così.

Mi vergogno quando mi stacco oppure mi scoccia perché in realtà io dovrei stare là davanti? E’ più vergogna o più fastidio?

Tutte due. Un po’ mi dà fastidio e un po’ mi vergogno. A volte, quando ti stacchi, è come se tutti i tuoi sensi si amplificassero. Quindi senti tutti i commenti delle persone a bordo strada, che magari non sono commenti negativi, però a te fanno male. E pensi: cavolo, magari questo è venuto per vedermi davanti, invece mi vede passare a 40 secondi dalle prime. Davvero, questa cosa non dovrebbe toccarmi tanto, però io sono fatta così.

L’ultimo giorno hai avuto la sensazione che si stava ribaltando il Giro oppure pensavi solo alla tua tappa? Si poteva pensare che Van der Breggen perdesso tutto?

Vi dirò… Sulla salita di Montoso ho visto Vollering e Van der Breggen entrambe affaticate. Quella che stava meglio secondo me era Niedermaier. Poche volte senti Vollering respirare affannosamente come quel giorno e anche la pedalata della Van der Breggen non era la solita di questo Giro d’Italia, perché c’è da dire che Anna è tornata quella dei tempi migliori.

Nell'ultima tappa, secondo Longo Borghini la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Nell’ultima tappa, secondo Elisa la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Nell'ultima tappa, secondo Longo Borghini la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Nell’ultima tappa, secondo Elisa la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Invece Niedermaier stava meglio?

Secondo me sì, ma ho avuto quasi l’impressione che non se ne sia resa conto e non abbia realmente osato al 100 per cento, nonostante a un certo punto e per parecchi chilometri sia stata leader virtuale della corsa.

Perché non ha osato?

A un certo punto ho sentito per radio che sulla Colletta di Brondello, Demi aveva staccato Van der Breggen. A quel punto ho detto a Niedermaier che potevamo aspettarla, perché di certo ci avrebbe portate all’arrivo. Ovviamente ho parlato nel mio interesse, perché sapevo che comunque Vollering avrebbe tirato dritto, ma Niedermaier mi ha detto ugualmente di sì. E io fra me e me, mi sono detta: «Cazzarola, se io fossi qua a giocarmi il Giro, aspetterei la Vollering oppure tirerei dritto?». Però in quel momento ero esterna alla scena, per cui non posso giudicare.

Chiudiamo con una battuta leggera, visto che è quasi ora di pranzo. Che cosa ha mangiato di buono Elisa Longo Borghini quando è tornata a casa?

Più che altro, l’ultima sera del Giro ci hanno portato a cena a Torino e abbiamo mangiato veramente bene. E dobbiamo ringraziare tutti Giorgio Torre (responsabile media del UAE Team Adq, ndr), menzione speciale, perché i ristoranti li azzecca veramente tutti. Veramente bravo Giorgio.

Vollering stravolge tutto e vince il Giro nel giorno di Longo Borghini

07.06.2026
7 min
Salva

SALUZZO (CN) – Una delle tappe più avvincenti mai viste nella storia del Giro Women. Quello che ci ha privato ieri la slavina del Finestre, ce lo ha regalato oggi l’ultima frazione partita e conclusa a Saluzzo con tutti i rilievi delle sue valli. Longo Borghini mette il proprio sigillo sul traguardo facendo esplodere di gioia i tifosi, mentre Vollering stravolge tutto portandosi a casa la maglia rosa sfilata a Van der Breggen.

Un percorso, quello della nona tappa, non facile, affrontato con piglio deciso dalle migliori della generale fin dalla prima asperità (Montoso, 9 chilometri al 9% medio) posizionata nel primo terzo di gara. In fondo alla discesa si ritrovano in otto e inizia la fase del tutte contro tutte. Niedermaier rompe gli indugi per prima (sarà maglia rosa virtuale per tanto tempo), seguita da Fisher-Black e Longo Borghini, mentre tra Van der Breggen e Vollering comincia una lunga guerra di nervi lasciando spazio al terzetto.

Sul “gpm” di Colletta di Brandello la leader della FDJ United Suez fiuta l’impresa, stacca la maglia rosa e piomba sulle fuggitive negli ultimi 30 chilometri. Dietro Van der Breggen affonda, vedendo svanire la vittoria del Giro all’ultima tappa proprio come un mese prima le era successo alla Vuelta.

Esplode di gioia Longo Borghini sul traguardo di Saluzzo al termine di un Giro Women complicato ma in crescita
Esplode di gioia Longo Borghini sul traguardo di Saluzzo al termine di un Giro Women complicato ma in crescita
Esplode di gioia Longo Borghini sul traguardo di Saluzzo al termine di un Giro Women complicato ma in crescita
Esplode di gioia Longo Borghini sul traguardo di Saluzzo al termine di un Giro Women complicato ma in crescita

L’emozione di Elisa

Al mattino nella zona dei bus avevamo scambiato un paio di battute con Longo Borghini e per come ormai la conosciamo l’avevamo vista concentrata, anche se non ci aveva fatto mancare né il suo solito sorriso né la sua proverbiale controbattuta. Abbiamo subito immaginato che ci avrebbe fatto divertire, che si sarebbe inventata qualcosa come nel suo stile.

Nel gabbiotto delle televisioni dopo il traguardo c’è Jacopo Mosca che, mentre osserva gli ultimi chilometri, sente che sua moglie sfreccerà davanti a noi esultando per la vittoria. Nello sprint a quattro con Vollering, Niedermaier e Fisher-Black (che le chiuderà alle spalle) non c’è storia. Elisa esce di prepotenza dalla ruota della neozelandese della Lidl-Trek e sfoga tutta la gioia e la frustrazione che ha in corpo. Il pianto liberatorio sul manubrio della bici, abbracciata da Jacopo, fa commuovere tutti assieme a lei.

«Non so cosa dire – racconta Longo Borghini in conferenza stampa ancora visibilmente emozionata dopo il lungo protocollo delle interviste – perché è un grande sogno aver vinto una tappa. Mi mancava vincere. E’ stato un periodo difficilissimo con un sacco di dubbi sulla mia forma. Vincere oggi era l’unica cosa che avevo in mente. Sul primo chilometro di Montoso ho visto Jacopo e gli ho detto che stavo bene, che volevo attaccare. Solo che farlo così presto è molto da… ignoranti (dice ridendo).

Dopo il traguardo Longo Borghini si lascia andare ad un pianto liberatorio. Suo marito Jacopo sa ciò che ha passato
Dopo il traguardo Longo Borghini si lascia andare ad un pianto liberatorio. Suo marito Jacopo sa ciò che ha passato
Dopo il traguardo Longo Borghini si lascia andare ad un pianto liberatorio. Suo marito Jacopo sa ciò che ha passato
Dopo il traguardo Longo Borghini si lascia andare ad un pianto liberatorio. Suo marito Jacopo sa ciò che ha passato

«Quando ho visto partire Niedermaier – continua – sono partita anch’io, tanto non avevo nulla da perdere. Chiudere settima, ventesima o quarta nella generale non mi cambiava niente. Quando ho capito che stava rientrando Vollering ho pensato che era meglio aspettarla e procedere assieme fino alla fine. Lei voleva vincere il Giro, io la tappa e a volte basta saper usare il cervello».

Elisa parla al microfono facendo pause, quasi stia ripercorrendo i momenti che in primavera l’hanno turbata. Ascoltarla diventa una lezione di umanità, dove ci concede uno scampolo dei suoi pensieri personali.
«Ora sono più leggera, ma ho passato giornate nei mesi scorsi nelle quali mi vestivo per uscire in bici e pensavo che sarei tornata a casa immediatamente. Nel mio piccolo faccio sacrifici ed è stato difficile arrivare fino a qui. Non voglio essere la numero uno per essere la numero uno perché i risultati restano tali. Voglio essere la numero uno perché mi esprimo in questo modo, al 100 per cento. Oggi sono felice anche di pagare da bere alle mie compagne. E ringrazio Jacopo che ha dovuto sopportare me e il mio cattivo umore per tre mesi. Anzi, meno male che è stato via tra gare e altura (sorride, ndr)».

Il podio finale del Giro Women 2026: Vollering vince davanti a Niedermaier (a 30") e Van der Breggen (a 1'37")
Il podio finale del Giro Women 2026: Vollering vince davanti a Niedermaier (a 30″) e Van der Breggen (a 1’37”)
Il podio finale del Giro Women 2026: Vollering vince davanti a Niedermaier (a 30") e Van der Breggen (a 1'37")
Il podio finale del Giro Women 2026: Vollering vince davanti a Niedermaier (a 30″) e Van der Breggen (a 1’37”)

Vollering e la sua rosa

Spesso Vollering ha mostrato qualche lacuna tattica a fronte delle sue grandi doti tecniche e fisiche. Nella FDJ United Suez sta scoprendo qualcosa di nuovo di lei e il ribaltone che le ha consentito di vincere il Giro Women è frutto di questo aspetto. Anche lei in conferenza stampa avrà un momento in cui la voce le si strozzerà in gola, fermandosi a parlare, avendo gli occhi lucidi e asciungadosi qualche lacrima di gioia.

«Ieri sera – spiega Demi – mi ripetevo come avrei potuto conquistare la maglia rosa. Le mie compagne mi hanno detto che loro ci credevano e che dovevo crederci anch’io. Da quel momento ho cambiato idea e ho pensato che avessero ragione. Mi sono detta che avrei dovuto provarci e che dovevo essere pronta anche a perdere tutto. Ho forzato sulla prima salita, ma non facevo la differenza. Non ho seguito le prime tre perché Anna non si è mossa, volevo che lavorasse lei.

Sull'ultima salita di giornata Vollering mette in atto il piano: attaccare Van der Breggen e spingere al massimo
Sull’ultima salita di giornata Vollering mette in atto il piano: attaccare Van der Breggen e spingere al massimo
Sull'ultima salita di giornata Vollering mette in atto il piano: attaccare Van der Breggen e spingere al massimo
Sull’ultima salita di giornata Vollering mette in atto il piano: attaccare Van der Breggen e spingere al massimo

«Poi – va avanti – quando nel mio gruppetto di inseguitrici ci siamo avvicinate alle fuggitive ho capito che avrei dovuto attaccare, avevo solo quella possibilità sull’ultima salita. Mi sono voltata e Anna non c’era più. A quel punto ho spinto al massimo e il rischio di perdere è diventata una vittoria. Dovevo dare tutto e l’ho fatto, era l’unica cosa che dovevo fare. Sono rientrata sul terzetto davanti e abbiamo collaborato. Dovevo guadagnare tempo, anche perché il ciclismo si decide su giochi tattici e mentali.

«Ho avuto una grande squadra – riconosce Vollering – con una Lauren Dickson che ha fatto un lavoro straordinario anche oggi finché è rimasta con me. Abbiamo dimostrato di essere molto unite e questa vittoria la devo condividere con loro. Merito anche del mio allenatore che ha saputo rinfrancarmi e stimolarmi dopo la giornata di ieri. Ero sfiduciata dopo non aver guadagnato tempo su Anna. Stamattina mi sono svegliata che volevo vincere, che volevo fare l’impresa. E così è stato».

Van der Breggen sfinita al traguardo di Saluzzo ha ceduto alla superiorità di Vollering, ma con grande dignità
Van der Breggen sfinita al traguardo di Saluzzo ha ceduto alla superiorità di Vollering, ma con grande dignità
Van der Breggen sfinita al traguardo di Saluzzo ha ceduto alla superiorità di Vollering, ma con grande dignità
Van der Breggen sfinita al traguardo di Saluzzo ha ceduto alla superiorità di Vollering, ma con grande dignità

Il piano della FDJ

Mentre Vollering firma le maglie rosa e azzurre (ha vinto anche la classifica delle scalatrici), c’è Stephen Delcourt, il general manager del team francese, che mitiga la gioia immensa per il Giro Women. Probabilmente si è già lasciato andare o lo farà più tardi, ma con lui ripercorriamo il dietro le quinte delle ultime ore che hanno portato al trionfo.

«Erano le nove di sera – ci risponde – e abbiamo lavorato principalmente sui molti dettagli mentali e psicologici. Ho detto a Demi che saremmo stati contenti per il secondo posto, ma eravamo qui con un obiettivo e con una formazione come la nostra dovevamo provarci. Alla squadra ho detto che tutte assieme dovevamo essere pronte al tutto o nulla, però che saremmo dovute andare a full gas. Loro mi hanno chiesto se credevo che fossimo alla Play Station (sorride, ndr).

«Ho ricordato a loro di Liegi – continua Delcourt – e se ci crediamo possiamo replicarci perché Demi non è un’atleta come un’altra. Hanno lavorato tutte. Guazzini, Wollaston, Kraak, Van Agt, poi Gery ha messo ulteriore pressione ed infine avevamo Dickson che era nella top 10. Lauren ha fatto un Giro Women pazzesco.

«Non ho avuto paura di perdere – analizza – anche quando il terzetto delle fuggitive avevano quasi due minuti e mezzo con Niedermaier virtuale vincitrice. Tutto ciò faceva parte del piano, anche se mi dicevano che non avremmo mai più vinto. Van der Breggen è stata forte tutta la settimana, dovevamo metterle pressione.

Nel finale Vollering raggiunge Longo Borghini, Niedermaier e Fisher-Black. Dietro Van der Breggen con De Vries affonda
Nel finale Vollering raggiunge Longo Borghini, Niedermaier e Fisher-Black. Dietro Van der Breggen con De Vries affonda
Nel finale Vollering raggiunge Longo Borghini, Niedermaier e Fisher-Black. Dietro Van der Breggen con De Vries affonda
Nel finale Vollering raggiunge Longo Borghini, Niedermaier e Fisher-Black. Dietro Van der Breggen con De Vries affonda

«Sull’ultima salita, Lars Boom ha detto a Demi di spingere a fondo, era il momento decisivo. Per noi questa vittoria vale tantissimo, non tanto per la vittoria in sé, ma per come l’abbiamo conquistata. Sono contento ed emozionato. Oggi abbiamo fatto capire a Demi e le altre ragazze che lo spirito di squadra e la convinzione nei propri mezzi può fare la differenza. Demi è una leader, è cresciuta tanto, ancora di più in altre caratteristiche».

E’ stato un Giro Women che non ci ha mai annoiato fin dalla prima tappa, quando la giuria è voluta diventare, suo malgrado, cattiva protagonista decretando l’esclusione di Wiebes per un’assurdità dopo tutto il cerimoniale di premiazione. Per fortuna che ci hanno pensato le atlete a regalarci emozioni, anche le italiane dei team continental che si sono messe in luce più di tante squadre WorldTour. Adesso possiamo salutare Saluzzo e i suoi coriandoli rosa.

Celia Gery vince la settima tappa del Giro Women 2026

Longo scompiglia il finale, Gery vince, ma esulta anche Pegolo (terza)

05.06.2026
5 min
Salva

SALICE TERME (PV) – Se volevate una giornata tranquilla al Giro Women ripassate la prossima volta. Guai a sottovalutare le tappe che apparentemente sulla carta sembrano dire poco o nulla e attenzione a non considerare la discesa come terreno d’attacco. Dopo un finale scoppiettante, a Salice Terme vince Celia Gery della FDJ United-Suez in uno sprint ristretto nel quale spicca lo splendido terzo posto di Chantal Pegolo, ma è ciò che esprime la settima tappa a dare tanti spunti di interesse e discussione.

Al mattino ci si divideva tra i possibili esiti: ennesima volata con Balsamo favorita o fuga che arriva fino in fondo? La differenza l’avrebbe fatta il “gpm” di Pietragavina a meno di 30 chilometri dal traguardo, ideale trampolino di lancio e contemporaneamente scoglio per le velociste meno inclini alla salita. Tuttavia, a sessanta chilometri dalla fine nonostante un quintetto di battistrada con un vantaggio di 5’, la serenità in gruppo non era tale. Da quel momento inizia un’altra tappa, con diversi colpi di scena.

Longo Borghini ha provato nel finale a smuovere le acque, toccando un vantaggio di quasi 50"
Longo Borghini ha provato nel finale a smuovere le acque, toccando un vantaggio di quasi 50″
Longo Borghini ha provato nel finale a smuovere le acque, toccando un vantaggio di quasi 50"
Longo Borghini ha provato nel finale a smuovere le acque, toccando un vantaggio di quasi 50″

Rosa a terra e allungo in discesa

Quando mancava ancora tanto sia al “gpm” e all’arrivo, una caduta coinvolge Guarischi che batte rovinosamente a terra e nel capitombolo va giù anche la maglia rosa Van der Breggen, battendo la testa. Sono attimi delicati per le due atlete della SD Worx Protime che devono recuperare sul gruppo un minuto abbondante di margine. Al bus Guarischi rientrerà ricoperta di bende con la divisa strappata e Van der Breggen accuserà un piccolo senso di nausea, ma tutto sommato in buono stato considerando lo spavento.

Nel frattempo le fuggitive si disuniscono perdendo terreno e dietro si avvicinano. Nella discesa dopo Pietragavina, Persico e Longo Borghini provano a riproporre in versione ridotta lo stesso numero dell’anno scorso nella frazione decisiva del Monte Nerone, ma su di loro piombano Brand e Gery. Le quattro si aggiungono a Segato, Pegolo e Jackson, superstiti della fuga iniziale. La collaborazione non c’è per tanti motivi, il grosso del lavoro se lo sobbarca Persico e i frutti si vedono. Il vantaggio arriva a 45” a circa 15 chilometri da Salice Terme, mentre dietro cominciano ad organizzarsi per puntare alla volata.

Chantal Pegolo non crede al suo terzo posto. Un risultato storico per la Isolmant (foto Ossola)
Chantal Pegolo non crede al suo terzo posto. Un risultato storico per la Isolmant (foto Ossola)
Chantal Pegolo non crede al suo terzo posto. Un risultato storico per la Isolmant (foto Ossola)
Chantal Pegolo non crede al suo terzo posto. Un risultato storico per la Isolmant (foto Ossola)

Pegolo nella storia della Isolmant

Le energie spese nella lunga fuga di giornata si moltiplicano per Pegolo quando vede arrivare sul suo sopravvissuto terzetto i grossi calibri. Sotto il maxischermo del palco delle premiazioni, il suo procuratore Fabio Perego sorride, spera e si sbilancia in un pronostico conoscendo bene le doti veloci della sua assistita, che regala uno storico podio alla Isolmant nelle partecipazioni al Giro Women.

«Devo ancora realizzare ciò che ho fatto – racconta felicissima Pegolo appena dopo la linea d’arrivo – è davvero incredibile perché siamo andate in fuga fin da subito, anche grazie al suggerimento di Giovanni Fidanza che ci aveva detto che questa sarebbe stata l’occasione giusta per farlo e magari arrivare fino alla fine. Quando il nostro vantaggio è salito oltre gli otto minuti ho pensato che potevamo farcela, invece ci hanno ripreso dopo lo scollinamento. Vedere Elisa e Silvia mi ha dato una nuova iniezione di fiducia. Era surreale, però so che bisogna mollare un metro dopo il traguardo.

«Pensavo a collaborare – continua Pegolo – e allo sprint. Anche se ho fatto terza, ritengo che questo piazzamento sia come una vittoria di squadra. Giovanni ne sa tanto e oggi lo ha dimostrato. Sono felicissima anche perché ripenso ai giorni precedenti al Giro. Oggi piango per la gioia, ieri per la disperazione. Fino a due settimane non pensavo nemmeno di correrlo perché avevo avuto una forte gastroenterite. Alla prima tappa “sbandieravo” tra le ammiraglie e oggi sono qua che festeggio un terzo posto di tappa al primo anno da elite davanti a tantissime big. Io non ci credo ancora».

Pegolo è al primo anno da elite e al suo primo Giro Women. Sta facendo una grande annata finora (foto Ossola)
Pegolo è al primo anno da elite e al suo primo Giro Women. Sta facendo una grande annata finora (foto Ossola)
Pegolo è al primo anno da elite e al suo primo Giro Women. Sta facendo una grande annata finora (foto Ossola)
Pegolo è al primo anno da elite e al suo primo Giro Women. Sta facendo una grande annata finora (foto Ossola)

Il coraggio di Elisa

A Salice Terme c’è anche Jacopo Mosca che vuole fare una sorpresa a sua moglie Elisa. Sta andando verso il bus della UAE per aspettarla lì, ma vedendo le immagini della gara decide di andare al traguardo.

Se Van der Breggen ha tremato per la caduta, le altre leader di classifica devono ringraziare le formazioni delle velociste che hanno tirato forte per ricucire un gap che stava diventando pericoloso. La FDJ di Vollering non ha collaborato per difendere la propria Gery in avanscoperta, così come la Lidl-Trek per Brand, ma sono state principalmente la Uno-X Mobility e la Canyon//Sram zondacrypto a limitare l’azione di Longo Borghini.

«Mi sembra – ci dice la capitana della UAE Team ADQ mentre sta facendo la crioterapia nella vasca piena di ghiaccio – di stare sempre meglio ogni giorno. Non è stato un periodo facile sia mentalmente che fisicamente da aprile in poi. Non sono al 100 per cento, ancora non ho il cambio di ritmo e stare molto in alta intensità, ma questo Giro mi aiuterà a tornare quella di sempre.

Elisa sta meglio rispetto ad inizio Giro e non ha paura di attaccare ancora, grazie anche al supporto delle compagne
Elisa sta meglio rispetto ad inizio Giro e non ha paura di attaccare ancora, grazie anche al supporto delle compagne
Elisa sta meglio rispetto ad inizio Giro e non ha paura di attaccare ancora, grazie anche al supporto delle compagne
Elisa sta meglio rispetto ad inizio Giro e non ha paura di attaccare ancora, grazie anche al supporto delle compagne

«Oggi – prosegue Longo Borghini che chiuderà sesta guadagnando cinque secondi sulle rivali – non avevo in programma di attaccare, anzi doveva farlo Silvia, era studiato per lei perché era una discesa tecnica. Ho semplicemente seguito Brand e dalla radio mi hanno di tirare dritto. Purtroppo non avevo le compagne giuste in questa fuga ed è andata così. E’ vero, alla fine ho speso tanto, ma chi se ne frega, non ho paura di quello che ho fatto e non ho paura di niente e nessuno. Domani sarà dura, ci sarà da sopravvivere e lo faremo in qualche modo».

L’ottava e penultima frazione del Giro Women propone il menù di gala: Colle delle Finestre e arrivo al Sestriere. Più di 30 chilometri di salita negli ultimi 50 in una tappa che ne misura 106. Stiamo pronti a riscrivere la generale.

Vollering ha centrato la sua prima vittoria di tappa al Giro Women alla terza partecipazione

La prima al Giro Women: a Vollering per il momento basta questo

03.06.2026
5 min
Salva

Quasi quattro ore e mezzo di scorribande e attacchi sulle Dolomiti per colmare un piccolo grande vuoto. Sul traguardo di Santo Stefano di Cadore, Demi Vollering esulta in modo liberatorio per aver centrato alla terza partecipazione la sua prima vittoria di tappa al Giro Women, altro suo dichiarato obiettivo di questa stagione che finora l’ha vista imporsi in altre sette occasioni.

La campionessa europea della FDJ United-Suez ha regolato in uno sprint ristretto la maglia rosa (e sua ex compagna e diesse) Van der Breggen, Niedermaier e Holmgren, mentre Longo Borghini ha chiuso a 15” rimediando con grande esperienza ad una frazione che ad un certo punto stava per mettersi piuttosto male. Chi invece paga un dazio salato è Reusser che ora scende nella generale in quinta posizione, davanti a Longo Borghini.

Van der Breggen, Vollering, Niedermaier e Holmgren sono state protagoniste in Cadore e ora sono nell'ordine della generale
Van der Breggen, Vollering, Niedermaier e Holmgren sono state protagoniste in Cadore e ora sono in questo ordine nella generale
Van der Breggen, Vollering, Niedermaier e Holmgren sono state protagoniste in Cadore e ora sono nell'ordine della generale
Van der Breggen, Vollering, Niedermaier e Holmgren sono state protagoniste in Cadore e ora sono in questo ordine nella generale

Il primo timbro rosa

Se la cronoscalata del Nevegal aveva espresso alcuni verdetti, la frazione odierna in Cadore si prestava ad una possibile rivincita personale o verso le più dirette avversarie. I 146 chilometri e i 3.400 metri di dislivello non potevano restare indifferenti alle donne di classifica. C’era voglia di assestare un altro colpo prima del tutto per tutto di sabato al Colle delle Finestre.

L’iniziale fuga di giornata aveva fatto capire le intenzioni di ognuna delle big che avevano posizionato una propria compagna in avanscoperta, ma alla fine sono state le leader ad affrontarsi nell’uno contro uno. Vollering attendeva questo momento.

«L’obiettivo – dice la vincitrice in conferenza stampa – era quello di partire presto e avere alcune compagne davanti come punti di riferimento. Abbiamo avuto Amber e Lauren (rispettivamente Kraak e Dickson, ndr) e fino a quel punto è stato tutto perfetto. Non appena sono riuscita a ritrovare Lauren, lei ha fatto ancora un grandissimo lavoro per me. E’ incredibile vedere cosa ha saputo fare nella sua prima grande gara a tappe. E’ impressionante come sta andando finora, devo ringraziarla tanto.

«Quando Trinca Colonel ha allungato nella penultima discesa – prosegue Vollering nell’analisi – è stato importante per me perché ho potuto rilassarmi un po’ e concentrarmi su ciò che sarebbe avvenuto sull’ultima salita e su ciò che avrebbe detto. Nel finale sapevo che Anna (Van der Breggen, ndr) e le altre avrebbero tentato un allungo, così sono rimasta attenta senza farmi prendere in contropiede. Naturalmente sono molto felice della mia prima vittoria al Giro. E’ una stagione molto bella fino ad ora».

Longo Borghini ha chiuso quinta a 15" (davanti a Fisher-Black) limitando i danni con grande esperienza
Longo Borghini ha chiuso quinta a 15″ (davanti a Fisher-Black) limitando i danni con grande esperienza
Longo Borghini ha chiuso quinta a 15" (davanti a Fisher-Black) limitando i danni con grande esperienza
Longo Borghini ha chiuso quinta a 15″ (davanti a Fisher-Black) limitando i danni con grande esperienza

Orizzonte… sul Finestre

L’impressione è che il Giro Women sia ancora tanto lungo. Se la frazione di domani a Brescello può apparire come una frenetica giornata di trasferimento, non bisogna sottovalutare il finale di venerdì e di conseguenza nemmeno le tante salite dure che ci saranno nelle ultime due tappe. Il Colle delle Finestre si preannuncia come giudice supremo prima del traguardo di Sestriere, però anche le severe rampe di domenica possono ancora stimolare l’appetito di chi sarà rimasta a bocca asciutta fino a quel momento.

«C’è ancora tempo per pensare a sabato – puntualizza Vollering – piuttosto penso solo a godermi l’importanza di questa giornata e di questa vittoria. Ci prepariamo giorno per giorno. Oggi ad esempio non ho aspettato che Longo Borghini e Reusser restassero con me ed è bello sapere di avere un po’ più di vantaggio su di loro. Contemporaneamente penso anche che Anna ha ancora un minuto di margine su di me e quindi dobbiamo trovare un modo di guadagnare tempo su di lei, magari sfruttando eventuali suoi punti deboli».

Van der Breggen ha difeso la maglia rosa gestendo gli attacchi di Vollering e chiudendo seconda al traguardo
Van der Breggen ha difeso la maglia rosa gestendo gli attacchi di Vollering e chiudendo seconda al traguardo
Van der Breggen ha difeso la maglia rosa gestendo gli attacchi di Vollering e chiudendo seconda al traguardo
Van der Breggen ha difeso la maglia rosa gestendo gli attacchi di Vollering e chiudendo seconda al traguardo

La resistenza di Anna

Dovessimo sintetizzare la quinta tappa del Giro Women, potremmo quasi dire “tanto rumore per nulla”. Vollering ci ha provato più volte per cogliere in castagna Van der Breggen, che invece ha gestito la situazione come faceva quando vinceva tutto prima di ritirarsi. Anzi, nell’ultima discesa verso Santo Stefano di Cadore ha fatto lei l’andatura, allungando e mettendo in soggezione le sue compagne di avventura.

«Mi sono difesa – dichiara la maglia rosa della SD Worx Protime – e sono felice di essere sopravvissuta a questa battaglia. Qui abbiamo una piccola squadra (per la squalifica di Wiebes ed il ritiro di Harvey, ndr) e siamo state sotto attacco fin da subito, come ha fatto la Movistar. Non potevo inseguire ogni atleta, così ho dovuto scegliere cosa fare senza sfinirmi. E’ stato fantastico avere Valentina (Cavallar, ndr) in fuga e poi come supporto quando ci siamo mosse con le altre leader.

«Mi hanno messo sotto pressione – conclude Van der Breggen – e poi ne ho messa io in discesa. Sono soddisfatta di oggi, anche perché sono orgogliosa di essere una delle maglie rosa più anziane di sempre. Le nuove generazioni stanno ottenendo grandi risultati e nei tre anni in cui sono stata diesse ho visto bene questo cambiamento. Sento di essere tornata al mio livello, anche se mi ci è voluto tempo. Adesso so gestire meglio gli allenamenti sia fisicamente che mentalmente. Spero di conservare questa maglia fino alla fine, però so che ci sono ancora giorni difficili da affrontare».

Ora Van der Breggen guida la generale con un minuto su Vollering, 1’24” su Niedermaier, mentre Holmgren, Reusser e Longo Borghini sono nell’ordine oltre i due minuti. Anna ci ha salutato ridendo e dicendo che verso Brescello non avrà problemi a lasciare andare in porto la fuga, ma da venerdì in poi avrà occhi su tutte quante.

Giro d'Italia Women 2026, cronoscalata Nevegal, Anna Van der Breggen

La mazzata di Nevegal: Van der Breggen è davvero tornata?

02.06.2026
6 min
Salva

«Non è una risposta – dice Anna Van der Breggen cambiando il tono di voce, quando le chiediamo se la vittoria di oggi sia in qualche modo legata alla squalifica di Lorena Wiebes – forse è stata una grande motivazione. A volte succedono cose su cui non si ha alcun controllo, ma su questo avevo potere, quindi era l’unica cosa che potessi fare. Secondo me, Lorena doveva ancora essere qui e noi ora possiamo solo correre anche per lei e provare a fare del nostro meglio. E credo che parlare con le gambe sia la risposta migliore».

In attesa di altre tappe più severe, il Giro d’Italia Women ha trovato una padrona e non si tratta di un’atleta qualsiasi. Anna Van der Breggen ha vinto la cronoscalata di Nevegal, coprendo i 12,7 chilometri in 31’38” alla media di 24,089: le altre sono tutte oltre il minuto di ritardo.

Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d'Italia
Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d’Italia
Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d'Italia
Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d’Italia

Gli obiettivi e la pazienza

L’olandese si era ritirata dopo aver vinto quattro Giri, essere stata per due volte campionessa del mondo, aver vinto sette Freccia Vallone, due Liegi e un oro olimpico. Non aveva vinto il Tour, soltanto perché il Tour non era ancora tornato. La sua scelta di vita l’aveva convinta a scendere di bici, ma le cose non sono andate come forse si aspettava e ha avuto il coraggio di fare un passo indietro. Tre anni senza correre sono un’eternità: in questo ciclismo così veloce valgono doppio. Invece Anna è tornata e forse pochi si aspettavano la sua prestazione di oggi.

«Sono passati cinque anni dall’ultima crono vinta al Giro (nel 2015 a Cascata del Toce, ndr) e di quel giorno ho bei ricordi, ma penso che sia bello dimostrare che se lavori sodo allora ne vale la pena. La strada per la vittoria non si recupera in un colpo solo, serve tempo per migliorare. 

«Se credi nei tuoi obiettivi e nella tua capacità di raggiungerli, a volte devi essere paziente. Ma alla fine ha funzionato ed è il motivo per cui questa vittoria è davvero speciale. Tutto il lavoro degli ultimi due anni ora ha un senso».

Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1'03"
Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1’03”
Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1'03"
Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1’03”

Amaro Longo Borghini

Longo Borghini sorride e dice che stava meglio stamattina. Elisa aveva dedicato a questa crono più di un’osservazione. Paolo Slongo ci ha raccontato delle tre prove per imparare il percorso e mettere a punto il materiale, ma trattandosi della prima prova ad alta intensità dopo l’altura del Teide, il punto interrogativo era lecito tenerlo. Semmai era impossibile prevedere che Van der Breggen tirasse fuori una prestazione come questa: almeno la Van der Breggen degli ultimi due anni.

«Quelle dopo di lei – dice la piemontese – sono andate come pensavo. E’ stata Anna Van der Breggen secondo me che è andata molto forte e diventa un brutto cliente. Per me era il primo sforzo massimale dal 5 di aprile (la data del Giro delle Fiandre, ndr) per cui non posso dire di essere contenta, ma prima o poi dovevo farlo. Per cui si prende giorno per giorno e da qui si procede.

«La scelta tecnica è stata la migliore e quindi non recrimino niente. Avevamo fatto più prove e quella bicicletta, così com’era, è risultata la più veloce, compresa l’idea di mettere la monocorona, che avevo provato più volte in allenamento».

Con la bici da crono

Van der Breggen ha visto il percorso soltanto stamattina, ha scelto di usare le bici da crono e ugualmente si è lasciata alle spalle il meglio del meglio. Due ragazze – Reusser e Vollering – che fino a due anni fa allenava e guidava dall’ammiraglia. Chissà se tanta conoscenza le tornerà utile a partire da domani quando saranno gomito a gomito.

«Sono davvero felice di come è andata la cronometro – dice – perché non sapevo cosa aspettarmi. All’inizio ho avuto il dubbio di quale bici scegliere, ma Specialized ci fornisce una bici da crono molto leggera e visto che riesco ad andarci bene in salita, credo di aver fatto la scelta vincente. 

«Ho molto rispetto per le ragazze con cui divido il podio. Conosco molto bene Marlen e Demi e proprio per questo non mi aspettavo un vantaggio del genere, ma so che c’è ancora molto da fare ed è bello aver conquistato la maglia in questo modo. Alla prossima tappa ci penseremo domani».

Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Speciaalized da crono con ruote basse
Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Specialized da crono con ruote basse
Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Speciaalized da crono con ruote basse
Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Specialized da crono con ruote basse

Un Giro alla giornata

Lo stesso vivere alla giornata che da adesso in avanti diventerà il motto di Longo Borghini. La vincitrice degli ultimi due Giri è costretta a rincorrere, dovendo fronteggiare un gruppo di avversarie davvero molto toste.

«Sinceramente a me non cambia niente – ammette la campionessa italiana – semmai il Giro cambia per quelle che sono appena dietro Van der Breggen, io faccio il mio. Sicuramente se si potrà racimolare un po’ di tempo qua e là, lo si farà. Ma credo che le ultime due saranno tappe determinanti. Chiaramente il Giro non è finito qui».

Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide
Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide
Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide
Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide

Domani sarà dura

Che cosa farà dunque adesso la maglia rosa? Non avendo più Wiebes, cui Van der Breggen ha dedicato il suo pensiero in apertura, il Team Sd Worx Protime avrà le sue belle difficoltà nel gestire la corsa e c’è da capire se la leader si senta davvero sicura come negli anni in cui dominava.

«Domani sarà una tappa davvero difficile – chiude van der Breggen – bisogna avere buone gambe e anche buone posizioni. E’ una tappa insidiosa, soprattutto con questo tempo. E’ dura, è lunga, c’è molta discesa, molto complicata soprattutto con la pioggia. 

«Ho una squadra motivatissima, ma ci mancano due ragazze: Lorena Wiebes e Miky (Mikayla Harvey, ndr) che è caduta ieri. Abbiamo passato dei giorni difficili e sarà difficile difendere la maglia. Ma per ora è davvero bello averla e vedremo cosa succederà. Ci proveremo al 100 per cento».

Presentazione Giro Women, Cesenatico, 29 maggio 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ

Longo Borghini, si riparte oggi da due anni in rosa

30.05.2026
3 min
Salva

RICCIONE (RN) – Conferenza stampa del UAE Team ADQ. Capitanate da Elisa Longo Borghini, le ragazze sono arrivate molto tranquille e rilassate all’Hotel Mediterraneo, dove si è tenuto l’evento. Fin da subito si è vista una bella sintonia tra loro, con un clima sereno e tanto affiatamento nel gruppo. Il Giro d’Italia Women sta per iniziare (il via sabato 30 maggio, oggi).

Tutte atlete di altissimo livello, capaci di puntare anche a successi personali di tappa (basti pensare a Mavi Garcia o a Eleonora Gasparrini, terza alla Milano-Sanremo), ma allo stesso tempo pronte a mettere da parte le ambizioni individuali per lottare insieme con un obiettivo comune: riconquistare la maglia rosa, già conquistata l’anno scorso.

Elisa Longo Borghini, capitana della squadra, si prepara ad affrontare la corsa rosa da campionessa uscente per il secondo anno di fila. Quest’anno, però, il Giro per lei avrà un sapore speciale. Ben tre tappe su nove saranno in Piemonte, la sua regione. Stesso discorso vale per le compagne Erica Magnaldi ed Eleonora Gasparrini.

Elisa Longo Borghini e la UAE  Adq si sono presentate in una conferenza stampa
Elisa Longo Borghini e il UAE Team ADQ si sono presentate in una conferenza stampa
Elisa Longo Borghini e la UAE  Adq si sono presentate in una conferenza stampa
Elisa Longo Borghini e il UAE Team ADQ si sono presentate in una conferenza stampa

Le attenzioni e le domande sono inevitabilmente concentrate soprattutto su Elisa, anche alla luce di una primavera complicata che l’ha vista ferma ai “box” a causa di un’infezione alle vie respiratorie. 

Elisa, innanzi tutto come stai? E come è stato il tuo avvicinamento al giro?

Mi sembra di stare bene, ho passato 20 giorni in altura sul Teide e adesso è arrivato il momento di confrontarmi in corsa per capire quale sia il mio livello.

Hai passato una primavera difficile, dove hai trovato la forza per rialzarti?

Nella mia famiglia, le persone che mi amano e mi sostengono. Aprile non è stato un mese semplice, nemmeno di testa, è stato fondamentale circondarmi di persone che mi vogliono bene.

Durante questa primavera complicata, hai capito/imparato qualcosa che non sapevi di te?

Sinceramente no. Mi dà fastidio vedere le corse in TV e mi arrabbio quando non posso correre.

Come ti senti a correre le ultime tre tappe nella tua regione?

Tanto felice, è bello poter correre nella propria terra. Nell’ottava tappa, a tre chilometri dal Colle delle Finestre ci sarà il mio fan club che sicuramente porterà una bella atmosfera di festa. Invece l’ultima tappa passa per Osasco! E’ il paese di Jacopo (Mosca, suo marito, ndr). Anche lì mi aspetto tanto tifo.

Dopo il Giro andrai al Tour: pensi di andarci con l’obbiettivo di fare classifica o di vincere qualche tappa?

Sinceramente quest’anno mi piacerebbe finalmente finirlo il Tour. Il primo obbiettivo è quello di arrivare a Nizza sana e salva! Ho già detto che se finisco il Tour faccio le magliette: “Elisa ha finito il Tour”. Poi se andrò al Tour con l’obbiettivo di fare classifica o di vincere le tappe, questo lo deciderà la squadra anche in base a come andrà questo Giro.

Elisa Longo Borghini

Dalle Dolomiti al Teide, Slongo fa il punto sulla Longo

12.05.2026
5 min
Salva

Una maglia tricolore sulle salite, quelle delle Dolomiti Bellunesi prima, quelle del Teide dopo. E’ quella di Elisa Longo Borghini, che è andata in avanscoperta sulle due tappe del prossimo Giro d’Italia Women che si snoderanno nelle zone del Cadore. A seguirla come sempre, Paolo Slongo, direttore sportivo e soprattutto allenatore della piemontese.

Cosa ha detto questo sopralluogo? E come sta adesso Elisa? E ancora: gestione del calendario e ritiro in quota. La carne sul fuoco è tanta e con Paolo Slongo, che si trova proprio sul Teide anche lui, iniziamo subito a sviscerare gli argomenti. Il tutto mentre in casa UAE ADQ si festeggiava per la Vuelta Femenina di Paula Blasi. Una bella iniezione di fiducia.

Paolo Slongo (a sinistra) sul Teide con la UAE Adq
Paolo Slongo (a sinistra) sul Teide con la UAE Adq
Partiamo dai sopralluoghi del Giro, Paolo. Quali tappe avete provato? E perché?

Abbiamo fatto i sopralluoghi delle due tappe venete: la cronoscalata del Nevegal e la tappa successiva di Longarone. E le abbiamo provate perché secondo me sono due tappe importantissime per la classifica generale. Quando torneremo dal Teide, e avranno aperto il Colle delle Finestre fino in cima, andremo anche lì. Anche se Elisa lo conosce bene.

Cosa hanno detto questi sopralluoghi?

Volevamo capire bene. La cronoscalata è esattamente quella di Contador su Nibali del Giro 2011. Volevo che la vedesse anche l’atleta. L’abbiamo fatta tre volte, anche per provare ruote e materiali diversi e ci siamo fatti un’idea. La partenza al centro di Belluno, la discesa successiva, le altre insidie.

Come l’avete affrontata? A tutta?

No, non dico a ritmo blando ma quasi. Con valori prestabiliti tra Z2 e Z3. Era importante avere sempre gli stessi watt anche per vedere le differenze fra i vari materiali. Così anche per poter lavorare già con determinati rapporti qui sul Teide.

Slongo già conosceva questa cronoscalata. Ma ha voluto che la vedesse anche Elisa
Slongo già conosceva questa cronoscalata. Ma ha voluto che la vedesse anche Elisa (foto Il Gazzettino)
Slongo già conosceva questa cronoscalata. Ma ha voluto che la vedesse anche Elisa
Slongo già conosceva questa cronoscalata. Ma ha voluto che la vedesse anche Elisa (foto Il Gazzettino)
E la Longarone-Santo Stefano di Cadore?

Ho voluto che la vedesse perché è una tappa veramente dura: 138 chilometri con oltre 3.400 metri di dislivello. La prima parte, fino a Cortina d’Ampezzo, è relativamente semplice, poi ecco il Tre Croci, il Passo Sant’Antonio, Costa Lissolo… Sono posti che io conoscevo, ma ripeto, volevo che li vedesse anche Elisa e soprattutto che li vedesse prima del ritiro per avere le idee chiare.

Ed Elisa cosa ha detto?

Ora sa com’è. Ha visto che i primi tre chilometri della salita del Nevegal sono veramente duri. E che sarà importante curare i particolari. Mentre della tappa di Santo Stefano di Cadore ha capito che il Sant’Antonio è duro. E che il circuito finale non ti fa respirare. In generale anche le discese non son troppo tecniche, Elisa non andrà alla cieca. Se la vedi prima ti resta in testa e anche ai fini delle tattiche future potrà essere utile questa ricognizione. Anche lei potrà parlare meglio in fase di riunione.

E’ un’osservazione utile anche per i preparatori?

E’ una fase embrionale, ma almeno sia lei che io abbiamo i riferimenti per iniziare a pensarci su. Per me vale doppio: sia come coach che come direttore sportivo. Poi quest’anno ci sarà anche Demi Vollering e bisognerà sbagliare ancora meno del solito.

Longo Borghini in avanscoperta della frazione di Santo Stefano di Cadore (con Vittoria Ruffili). Slongo ha detto che voleva provarla prima di salire sul Teide
Longo Borghini in avanscoperta della tappa di Santo Stefano di Cadore (con Vittoria Ruffili). Slongo ha detto che voleva provarla prima di salire sul Teide
Longo Borghini in avanscoperta della frazione di Santo Stefano di Cadore (con Vittoria Ruffili). Slongo ha detto che voleva provarla prima di salire sul Teide
Longo Borghini in avanscoperta della tappa di Santo Stefano di Cadore (con Vittoria Ruffili). Slongo ha detto che voleva provarla prima di salire sul Teide
A proposito di Vollering. L’olandese ha fatto tutte le classiche (Roubaix esclusa) e poi ha detto che comunque avrebbe avuto tempo lo stesso per farsi trovare pronta al Giro Women. Voi invece le avete saltate… C’entra anche il discorso che Elisa non era stata bene durante la primavera? Ci spieghi questa scelta?

Semplicemente le due atlete hanno fatto due avvicinamenti differenti. Elisa ha iniziato allo UAE Tour Women, a inizio febbraio, gara alla quale noi teniamo molto. Il nostro progetto comunque era quello di fermarsi in vista di Amstel, Freccia e Liegi… poi la bronchite per la Milano-Sanremo ha bloccato tutto. Abbiamo provato a fare la Roubaix, ma Elisa tossiva veramente troppo. Stava male. E così abbiamo deciso di resettare tutto. Ha saltato due o tre corse ed è stata ferma due settimane. Vollering è partita dopo e ha corso di più in seguito.

Ma volendo ci sarebbe lo spazio temporale tra Ardenne e Giro Women?

Certo. Semplicemente è un planning diverso. Anche perché poi la stagione non finisce mica lì. Per Elisa sarebbe stata lunga partendo da inizio febbraio arrivare fino al Giro Women e oltre. Abbiamo in programma anche il Tour de France Femmes e ci teniamo a farlo bene. Anzi, a finirlo come dice Elisa!

Slongo sul Teide sta lavorando per portare Elisa e compagne al top in vita del Giro
Slongo sul Teide sta lavorando per portare Elisa e compagne al top in vita del Giro
Slongo sul Teide sta lavorando per portare Elisa e compagne al top in vita del Giro
Come sta andando invece sul Teide, Paolo?

Bene. Lo stacco, quasi obbligato, le ha portato benefici. Abbiamo ripreso con calma. Staremo quassù quasi tre settimane, dall’1 al 21 maggio. Abbiamo previsto un lavoro molto in progressione. Un lavoro che ci porterà anche a simulare alcune tappe del Giro Women e le situazioni di corsa. E poi c’è un bel gruppo e anche questo fa bene. Ci sono Silvia Persico, Alena Amialiusik, Eleonora Gasparrini… Doveva esserci anche Brodie Chapman, ma poi è caduta e non è venuta.

Paolo, conosci Elisa da tempo. Quando è stata male e ha dovuto saltare la Sanremo è stata poi preoccupata?

Era preoccupata nella fase in cui è stata male. E anche arrabbiata direi, perché non ha potuto fare alcune corse in cui era una delle poche che poteva veramente competere con Vollering. Poi era preoccupata anche per quello che poteva essere il proseguo della stagione. Adesso semmai c’è più una fase di dubbio, perché arriverà al Giro Women senza i riferimenti delle gare. Come Jonas Vingegaard del resto. Jonas è stato qui tre settimane e poi è andato al Giro. Mentre l’atleta spesso vorrebbe un feedback della gara. Ma lì sta anche alla mia bravura: supportarla con numeri e sensazioni per tenerla tranquilla e arrivare bene al Giro. E’ il mio lavoro

Vittoria Ruffilli, Elisa Longo Borghini, allenamento aprile 2026, Piemonte

La squadra e un’amica: per Vittoria Ruffilli un copione da film

09.05.2026
6 min
Salva

Che cosa fai quando a inizio gennaio non hai ancora una squadra? Vittoria Ruffilli aveva messo via i sogni, concludendo che la sua avventura nel ciclismo fosse ormai conclusa. Invece di colpo, mentre già scorrevano i titoli di coda, il destino ha fermato il nastro. Lo ha riavvolto. E la piemontese si è trovata dentro un finale diverso, fatto di una nuova maglia e una nuova amicizia: quella disinteressata e inattesa con Elisa Longo Borghini. Ma andiamo per gradi, un sorso per volta…

«Ho passato Natale – ammette Ruffilli – pensando di smettere. Con la Roland mi ero trovata benissimo, ma dopo i noti problemi intorno al 10 dicembre ci hanno comunicato che non ci sarebbe stato un seguito. Trovare una squadra a metà dicembre è impossibile e io mi ero quasi rassegnata. Non vedevo luce in fondo al tunnel…».

L'arrivo di Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso
L’arrivo di Vittoria Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso e di certo provvidenziale
L'arrivo di Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso
L’arrivo di Vittoria Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso e di certo provvidenziale
Invece che cosa è successo?

Devo ringraziare Fabio Perego, il mio manager, che mi ha salvata con la possibilità di andare alla Laboral Kutxa. Era gennaio e ovviamente l’ho presa al volo. E’ stata una sorpresa, non potevo avere possibilità migliore. Mi hanno accolto benissimo, il nostro manager Aitor Galdos è una persona squisita e mi sono trovata subito in sintonia anche con le compagne. Insomma è stato un magnifico regalo di Natale.

Evidentemente era destino che Ruffilli non smettesse ancora. In più, sarà pure una squadra basca, ma voi italiane siete in sei…

Sono fortunata. Mi trovo benissimo con le italiane e con le straniere. In particolar modo, è nata una sintonia particolare con Arianna Fidanza, che non conoscevo ancora. Ci siamo trovate a gennaio in ritiro, perché è stata la mia prima compagna di stanza.

Sei piombata in squadra quando la stagione era ormai iniziata…

Sono stata presentata due giorni prima del ritiro, una sorpresa per tutti, ma mi hanno messo a mio agio. Loro avevano già fatto un ritiro a dicembre e quando sono arrivata, non ho conosciuto l’intera squadra, perché alcune erano già partite per le gare in Salvador. Poi piano piano, con le gare successive, ho conosciuto lo staff e il resto delle ragazze.

Aitor Galdos è stato pro’ fino al 2012 ed è ora il manager della Laboral Kutxa, nuova squadra di Vittoria Ruffilli (foto Euskaltel-Euskadi)
Aitor Galdos è stato pro’ fino al 2012 ed è ora il manager della Laboral Kutxa, nuova squadra di Vittoria Ruffilli (foto Euskaltel-Euskadi)
Sei riuscita ad avere un bel programma?

Chiaramente non hanno potuto ribaltare tutto per me. Mi dispiace non aver fatto le gare di Mallorca per motivi di burocrazia, ma da adesso andrò alla Vuelta Navarra e a Durango, tornando a correre dopo un mese e mezzo. Mi sono allenata tanto, ho lavorato serenamente per arrivare pronta alle corse. E dopo la Spagna, farò il Giro d’Italia Women, la prima corsa che metterei in lista ogni anno.

E qui veniamo all’amicizia inattesa di questi mesi, visto che ti sei allenata a lungo con Elisa Longo Borghini che di Giro d’Italia se ne intende, avendo vinto gli ultimi due…

E’ nato tutto per caso. Io sono arrivata tardi nel ciclismo, non ho fatto chissà quali risultati e per questo lei non sapeva chi fossi. Però ci alleniamo nelle stesse zone e già a novembre ci eravamo incrociate sul Lago Maggiore, salutandoci come si usa fra ciclisti. Poi intorno a Natale, entrambe abbiamo fatto il Mottarone. Io salivo, lei scendeva con Jacopo (Mosca, ndr). Ci eravamo già seguite su Instagram e quando in cima ho scattato una foto e ne ho fatto una story, lei ha commentato dicendo quanto fosse bello quel panorama.

Anche tu innamorata come lei delle tue zone?

Sarò di parte, però quel posto è pazzesco. Soprattutto d’inverno, quando nevica, il lago è bellissimo. Dopo quella volta, ci siamo scambiate un po’ di messaggi e alla fine mi ha chiesto se mi facesse piacere allenarci insieme.

A fine 2025, la Roland ha interrotto l'attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera
A fine 2025, la Roland ha interrotto l’attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera (immagine Instagram)
A fine 2025, la Roland ha interrotto l'attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera (immagine Instagram)
A fine 2025, la Roland ha interrotto l’attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera (immagine Instagram)
E tu?

Quasi non ci credevo, perché lei per me è sempre stata un esempio. Se me lo aveste chiesto tre anni fa, quando mi sono affacciata al ciclismo, avrei detto che il mio esempio, pur senza conoscerla, fosse proprio Elisa Longo Borghini. Per quello che fa passare a livello umano e atletico, per quello che vediamo in gara e nelle interviste. Per me è stato un regalo di Natale inaspettato. Così ci siamo trovate con l’anno nuovo, a capodanno, a fare questo allenamento. Ci siamo trovate bene, ci siamo scambiate i numeri di telefono e abbiamo cominciato ad allenarci insieme una volta alla settimana, soprattutto quando dovevamo fare il lungo.

Vuol dire che il primo allenamento lo avete fatto quando ancora eri senza squadra?

Esatto, forse anche per quello parlai davvero poco. Secondo me Elisa ricorda quel giorno per le poche parole. Le avevo detto di questa situazione e l’unico consiglio che mi ha dato è stato: “Se ci credi davvero, non farti portare via tutto. Qualsiasi proposta, qualsiasi occasione ti si presenti, accettala. Anche se dovesse essere al di sotto di quello che ti aspetti, fregatene e accettala. Usala come un trampolino di rinascita. E da lì si riparte”.

Consiglio molto giusto. Da allora per Vittoria Ruffilli è arrivata la squadra e quegli allenamenti sono andati avanti…

E’ nata una sintonia speciale, ormai non è solo una compagna di allenamento. Ci confidiamo tanto e quando mi parte la tempesta di domande, mi dà un sacco di consigli preziosi e mi sprona. Non parliamo solo di bici, ci confidiamo tanto anche su cose personali. Devo dire per me è stato un regalo speciale e un incontro fondamentale.

Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Qual è un obiettivo che vorresti raggiungere in questa stagione?

Sicuramente vorrei acquisire più sicurezza in me stessa. E poi ovviamente vorrei crescere anche come atleta, perché questo è il mio primo vero anno in una squadra dove mi chiedono di lavorare e aiutare le mie compagne. Comunque saluti da Elisa: mi ha detto di salutarti, quando ci siamo sentite stamattina.

I saluti della Longo

I saluti della Longo vanno ricambiati, anche se è nuovamente sul Teide preparando il Giro. Con lei si scherza spesso, ma quando le scriviamo di aver parlato con Vittoria, la risposta arriva subito.

«Scherzi a parte – scrive – sono proprio felice di aver trovato Vittoria sulla mia strada. In questo periodo difficile, mi ha tenuta su di morale e mi ha fatta sorridere. E’ una brava ragazza e le voglio bene!».

Si ritroveranno al Giro, ciascuna nella parte che il ciclismo ha disegnato per lei. Ed è inutile dire che anche su questo i consigli di Elisa non sono davvero mancati…

Elisa Longo Borghini, Elena Cecchini, Fiandre 2026

La primavera delle azzurre: per Cecchini, bicchiere mezzo pieno

05.05.2026
5 min
Salva

Chiuso il periodo delle Classiche è il momento di tracciare una linea su quella che è stata la primavera per il ciclismo femminile azzurro. Quelli di marzo e aprile sono due mesi importanti dove ci si gioca tanto in poco tempo. Una serie di corse di un giorno dove si deve cercare di raccogliere il massimo possibile. Le difficoltà e gli imprevisti, in una situazione del genere aumentano vertiginosamente, ed è quindi difficile capire quali bilanci trarre. 

L’assenza, a causa di malattie e ricadute, di Elisa Longo Borghini si è fatta sentire, lo ha detto anche il cittì Marco Velo. Ma alle spalle della campionessa del UAE Team ADQ sono emersi dei profili interessanti e importanti. Siamo andati così da Elena Cecchini, atleta di riferimento del movimento azzurro e che ha corso insieme alla SD Worx-Protime in tutto questo periodo primaverile. 

Liegi-Bastogne-Liegi Femmes 2026
Con la Liegi si è chiusa la primavera, portandosi via le Classiche e aprendo la stagione delle corse a tappe
Liegi-Bastogne-Liegi Femmes 2026
Con la Liegi si è chiusa la primavera, portandosi via le Classiche e aprendo la stagione delle corse a tappe

La frattura e la ripresa

Elena Cecchini arriva da uno stop forzato di un mese a causa di una caduta al Fiandre, nella quale ha rimediato una frattura al mignolo della mano. 

«Più che la frattura in sé – ci racconta Cecchini che tra qualche giorno partirà per la Vuelta a Burgos e poi per il Giro Women – è stata la dinamica della caduta a causare i problemi principali. E’ stato il petto ad attutire il colpo, di conseguenza per qualche giorno ho faticato a respirare. Mi sono fermata per una decina di giorni e ho ripreso a correre in Lussemburgo lo scorso fine settimana.

«Insieme al team abbiamo deciso di correre – prosegue – per riprendere il feeling con le gare. Anche perché poi andremo alla Vuelta a Burgos e infine al Giro Women, quindi è importante avvicinarsi nel miglior modo possibile».

Federica Venturelli ha vinto la prima, e ad ora unica, corsa su strada del 2025
Federica Venturelli ha vinto la prima, e ad ora unica, corsa su strada del 2025
Guardando a questa primavera, anche tu sei d’accordo sul fatto che l’assenza della Longo Borghini si sia fatta sentire?

Non è una novità che Elisa sia un riferimento per il nostro movimento (le due sono insieme nella foto di apertura alla partenza del Fiandre, ndr), tuttavia vorrei fare una premessa. 

Prego…

E’ vero che dopo le Classiche si fa un bilancio e in un certo senso mi sembra anche giusto, ma credo sia un periodo troppo limitato per dare un giudizio su un movimento. L’assenza della Longo Borghini ci ha private di risultati importanti che sarebbero sicuramente arrivati con lei in gara, ma alle sue spalle io ho visto tante cose positive. 

Ciabocco ha corso un UAE Tour ad alto livello, poi una caduta le ha fatto saltare la primavera. Ora è alla Vuelta
Ciabocco ha corso un UAE Tour ad alto livello, poi una caduta le ha fatto saltare la primavera. Ora è alla Vuelta
Cosa intendi?

Facciamo un esempio più ampio: se guardiamo alla Germania possiamo pensare che loro siano messe meglio di noi, ma il giudizio sarebbe legato solamente a un individualismo (ovvero la vittoria della Koch alla Roubaix, ndr). Allo stesso modo la Svizzera, alla quale sono legati le prestazioni di Ruegg e Chabbey

Mantenendo fede alle premesse fatte, cosa hai visto dalle azzurre?

Io vedo il bicchiere mezzo pieno, tante atlete sono cresciute molto: su tutte mi vengono in mente Gasparrini, Persico e Ciabocco. Anche se quest’ultima è caduta al Binda e ha saltato le Classiche (Ciabocco è caduta anche ieri nella seconda tappa della Vuelta Femenina riportando la frattura di tre vertebre e tre costole ndr). 

Sono mancate le vittorie?

Ho visto una maggiore continuità rispetto agli altri anni, ad esempio Letizia Paternoster è stata spesso tra le prime. Chiara Consonni ha vinto una tappa alla Vuelta a Extremadura, così come la Venturelli che ha trovato il successo nella sua unica gara del 2025 (anche lei messa fuori dai giochi per una caduta, ndr). 

E’ mancato l’acuto?

Contro una Demi Vollering in quello stato è difficile lottare. Senza dimenticare che la FDJ Suez, di cui fa parte Vittoria Guazzini che ha avuto un ruolo chiave in questa primavera, ha fatto bottino pieno in queste Classiche. Hanno vinto a partire dalla Omloop Nieuwsblad fino alla Liegi. Noi abbiamo visto un bellissimo podio alla Sanremo di Eleonora Gasparrini.

FDJ Suez, Demi Vollering, Vittoria Guazzini
Cecchini ha giustamente ricordato che nei successi della FDJ c’è anche il lavoro, silenzioso ma prezioso, di Vittoria Guazzini
FDJ Suez, Demi Vollering, Vittoria Guazzini
Cecchini ha giustamente ricordato che nei successi della FDJ c’è anche il lavoro, silenzioso ma prezioso, di Vittoria Guazzini
Forse non celebrato a sufficienza?

Probabilmente, ma sappiamo tutte quanto sia stato difficile e cosa significhi per lei. Non solo per il risultato in sé, ma per come è arrivato. Il giorno prima le è stato detto che Longo Borghini non avrebbe corso e lei si è trovata a fare da leader, arrivando a giocarsi un podio alla Sanremo. Il ciclismo femminile ormai ha un livello altissimo, certe cose non si possono più improvvisare. Per questo dico che Gasparrini è stata molto brava. 

Ci sono altre che ti hanno sorpresa?

Se devo dire un nome, oltre a Gasparrini, dico Eleonora Ciabocco. E’ una di quelle atlete che nelle gare a tappe può dire la sua in ottica futura. Al UAE Tour si è fatta trovare pronta, nei ventagli era sempre presente. E’ una forte anche di testa, non si fa intimidire. Non nego che mi aspetto molto da lei per il futuro. 

Longo Borghini rimane comunque il nostro faro?

E’ un’atleta di livello altissimo, lo è per forza, e lo sarà anche ai prossimi mondiali ed europei. Ma credo che intorno a lei si possa costruire una squadra forte, anche in ottica futura.