Nations 2014

Chrono des Nations, per Ganna una rinuncia a due facce

16.10.2021
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Nel secolo scorso, quando i mondiali su strada si svolgevano a fine agosto ed erano riservati solo alle prove in linea, la sfida per i cronoman era quella del GP delle Nazioni, principalmente sulla Costa Azzurra. Era un appuntamento sentitissimo, su una distanza pressoché inconsueta nel ciclismo, sempre oltre gli 80 chilometri. I grandi specialisti non mancavano mai. Coppi l’ha vinta due volte come Gimondi, Moser ci ha provato spesso ma senza successo. Con l’avvento dei mondiali di specialità, il GP delle Nazioni ha perso charme, fino a essere cancellato dal calendario nel 2004. Intanto però prendeva sempre più consistenza una prova simile, la Chrono des Nations. Nata nel 1987, è cresciuta progressivamente fino a entrare nel 2005 nel calendario Uci.

La gara con il passare degli anni ha assunto il ruolo di vera e propria rivincita della gara mondiale, anche perché a differenza della quasi totalità delle gare professionistiche, qui i corridori sono ingaggiati direttamente dagli organizzatori, con cifre anche importanti e solo successivamente sono coinvolte le squadre.

Martin Nations 2013
Il tedesco Tony Martin, autore di una tripletta consecutiva dal 2011 al 2013, riuscita prima solo a Gonchar (UKR)
Martin Nations 2013
Il tedesco Tony Martin, autore di una tripletta consecutiva dal 2011 al 2013, riuscita prima solo a Gonchar (UKR)

Per l’Italia solo 4 successi

Si gareggia a Les Herbiers, località nel dipartimento francese della Vandea, piuttosto difficile da raggiungere. Per un giorno la città ospita un vero e proprio festival del cronometro. Si comincia al mattino presto con le gare per i più piccoli e si va avanti fino alle prove per professionisti a inizio pomeriggio. Nella storia, considerando le varie categorie, l’Italia ha vinto solamente 4 volte: Maria Canins si è aggiudicata la prova femminile nel 1988 e ’89, Gianluca Moi quella under 23 nel 2002, Filippo Ganna ha trionfato fra gli junior nel 2014 (foto di apertura).

Come si vede, non abbiamo mai vinto la gara principale. Proprio Ganna, battuto non senza sorpresa due anni fa dall’olandese Jos Van Emden, voleva riprovarci quest’anno.

L’iridato era stato invitato dagli organizzatori per dare vita a una grande rivincita con Remco Evenepoel, terzo ai mondiali. Per allestirla non avevano badato a spese, ma a tre giorni dalla sfida, Ganna ha declinato l’invito. La caduta all’ultima Coppa Bernocchi, costatagli un’incrinatura a una costola era ancora troppo recente per portarlo ad effettuare una trasferta così onerosa. E sapendo quel che c’è in ballo, ossia i mondiali su pista, ha preferito rinunciare.

Nations 2019
Il podio dell’ultima edizione, nel 2019, con l’olandese Van Emden fra Ganna (2°) e Roglic (3°)
Nations 2019
Il podio dell’ultima edizione, nel 2019, con l’olandese Van Emden fra Ganna (2°) e Roglic (3°)

Una rinuncia quasi… fortunata

Il suo preparatore Dario Cioni aveva già tracciato il solco della trasferta: «La partecipazione era stata decisa durante i mondiali su strada, proprio considerando l’obiettivo principale di fine stagione. Noi ci eravamo messi a disposizione, con lui saremmo partiti io, il meccanico Matteo Cornacchione con tutta l’attrezzatura e il massaggiatore Piero Baffi, ma a metà settimana Pippo ci ha comunicato la sua decisione, che non viene per nuocere…».

Cioni spiega i confini della sua affermazione: «Filippo sta abbastanza bene, si sta riprendendo e evitare la trasferta è un ulteriore aiuto per la sua ripresa. Inoltre questo gli consente di lavorare di più su pista. Avrebbe dovuto saltare un’intera sessione con i compagni. Così ha invece la possibilità di completare il ciclo di allenamento previsto e avere nelle gambe lo stesso numero di ore di preparazione degli altri. Io penso che alla fine sarà un piccolo vantaggio».

Evenepoel Mondiali 2021
Evenepoel alla fine del Mondiale crono 2021: un bronzo che non lo aveva accontentato
Evenepoel Mondiali 2021
Evenepoel alla fine del Mondiale crono 2021: un bronzo che non lo aveva accontentato

Favorito Evenepoel?

La gara francese perde così uno dei suoi principali interpreti. La gara di domenica si disputa su una distanza “normale”, 44,5 chilometri con l’unica variazione rispetto al 2019 (nel 2020 la gara è stata cancellata per il Covid) dei primi e ultimi 500 metri.

«E’ un tracciato che si adattava abbastanza bene alle caratteristiche di Filippo – afferma Cioni – non piatto come quello dei mondiali, ha un dislivello complessivo di 400 metri, diciamo che è il classico su e giù della pianura francese. Sarebbe stato un bel test anche perché è presumibile che il percorso olimpico di Parigi 2024 avrà caratteristiche simili. Vorrà dire che ci andremo l’anno prossimo».

I media avevano caricato fortemente l’evento puntando sulla sfida fra l’iridato e il belga Remco Evenepoel, terzo a Leuven. Per Cioni però la mancanza di Ganna non significa che il belga avrà vita facile.

«Fossi in lui – spiega – farei molta attenzione al campione europeo, lo svizzero Kung che potrebbe adattarsi meglio di tutti al tracciato. E’ difficile dire chi sia il favorito, dipende molto da quanta benzina è rimasta nelle gambe di ognuno più che dalle proprie capacità».

De Marchi Tre Valli 2021
Toccherà a De Marchi provare a centrare il podio, colto oltre che da Ganna solo da Quinziato nel 2008
De Marchi Tre Valli 2021
Toccherà a De Marchi provare a centrare il podio, colto oltre che da Ganna solo da Quinziato nel 2008

Gara che merita il WorldTour

La “costruzione” dell’evento come detto è un po’ particolare: Lefevere ad esempio nelle sue dichiarazioni non è sembrato entusiasta della partecipazione di Evenepoel, pur comprendendo il richiamo economico. Cioni tiene su questo a dire la sua: «E’ una bellissima manifestazione, proprio perché è dedicata a tutte le categorie e non solo ai professionisti. Ha una forte partecipazione francese ma questo è normale, basti considerare che la Française des Jeux invierà 20 atleti fra le varie categorie. Per me è un peccato che non abbia il seguito mediatico che meriterebbe. Considerando che il WorldTour non comprende gare a cronometro, dovrebbe assolutamente inserirla».

Assente Ganna, toccherà quindi ad Alessandro De Marchi, campione europeo nel Team Relay e reduce dalla vittoria alla Tre Valli Varesine, provare a sfatare il tabù azzurro. Nelle altre categorie ci saranno 8 italiani, tra cui Marta Cavalli, Elena Pirrone, Vittoria Bussi e Federica Piergiovanni nella gara elite femminile dove, stante l’assenza delle principali olandesi, tutto indica nella svizzera Reusser la principale favorita.

Il Giro con i latini, il Tour con i britannici. E Carapaz cosa fa?

14.06.2021
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Dal tripudio rosa ai sogni in giallo. Dopo aver trionfato con Egan Bernal al Giro d’Italia, la Ineos Grenadiers sta cominciando a prendere confidenza con il colore più prestigioso al Tour de France, grazie alle fresche vittorie di Richie Porte al Delfinato e a quella di Richard Carapaz al Giro di Svizzera (foto di apertura).

Al Giro, grande fiducia di Bernal nel team: si metteva a ruota di Ganna e lasciava fare
Al Giro, grande fiducia di Bernal nel team: si metteva a ruota di Ganna e lasciava fare

Lo Stelvio per Tokyo

Di ritorno dal Passo dello Stelvio, dove ha seguito la ripresa post Giro di Filippo Ganna e Gianni Moscon, il direttore sportivo e allenatore Dario David Cioni ci ha raccontato l’estate della squadra tra gli obiettivi a cinque cerchi e la campagna in terra trasalpina.

«Con Filippo e Gianni abbiamo lavorato in ottica Tokyo – dice – era il primo blocco di lavoro dopo il Giro, in tempi leggermente sfasati perché non sono andati su lo stesso giorno, però è andata bene. Anche perché l’avvicinamento all’Olimpiade sarà diverso, visto che Filippo sta facendo anche dei lavori specifici in pista, mentre Gianni è rimasto allo Stelvio più a lungo».

Se Top Ganna sogna l’accoppiata aurea tra strada e pista, il trentino spera nella chiamata del ct Cassani per dare il suo contributo nella prova in linea.

Moscon sullo Stelvio preparando le Olimpiadi dopo un bellissimo Giro (foto Instagram)
Moscon sullo Stelvio preparando le Olimpiadi dopo un bellissimo Giro (foto Instagram)

Un super Giro

Entrambi sono stati fondamentali nelle tre settimane trionfali della Corsa Rosa, in cui i Grenadiers hanno corso con un’anima latina.

«Fino al ritiro di Sivakov, utilizzavamo soprattutto l’inglese – continua Cioni – dopodiché la musica era italiana o colombiana e gran parte delle comunicazioni erano in quelle lingue, salvo qualche riunione in inglese visto che il personale della squadra lo capisce meglio. La mentalità latina è stata però uno dei segreti di un gruppo fortissimo. In un grande Giro nascono legami molto forti, soprattutto quando c’è fiducia reciproca.

«Uno dei punti di forza come leader di Egan, nonostante sia ancora giovane, è che quando dice a un gregario: “Vai”, lui non molla la ruota. Lo si è visto con Filippo nella tappa delle strade bianche, ma anche con Gianni nelle frazioni finali, in cui era incollato a lui. Nonostante un uomo in meno, abbiamo fatto una grande impresa. Abbiamo preso la maglia subito con Filippo e poi per tanti giorni con Egan, con i ragazzi che, pur con un uomo in meno, l’hanno difesa senza grossi patemi».

Porte, terzo al Tour 2020, ha mostrato grande gamba al Delfinato. Dalla Svizzera, la risposta di Carapaz
Porte ha mostrato grande gamba al Delfinato. Dalla Svizzera, la risposta di Carapaz

Melius abundare

Al Tour, Cioni non sarà in ammiraglia come al Giro, ma ci ha raccontato un po’ che cosa dovremo aspettarci, con un’anima questa volta di madrelingua inglese, nonostante una variabile da non sottovalutare, come l’ecuadoriano Richard Carapaz.

Le alternative non mancheranno vista la presenza di assi del calibro di Geraint Thomas, già trionfatore nell’edizione del 2018, e Tao Geoghegan Hart, vincitore del Giro d’Italia nel 2020, senza dimenticare Richie Porte, terzo lo scorso anno alla Grande Boucle e galvanizzato dal successo al Delfinato.

«Le scelte finali – prosegue Cioni – non sono ancora state fatte, però una delle impostazioni sin dall’inverno è di presentarsi con una squadra con più di un leader, poi deciderà la strada chi sarà il corridore su cui puntare. Per quel che mi riguarda, meglio avere l’imbarazzo della scelta che nessuno per la classifica. Alla fine, abbiamo visto che anche Porte può dire la sua, non solo i più attesi come Thomas, Carapaz e Tao.

«D’altronde però, gli avversari sono forti. Se pensiamo a Roglic, che non ha ancora mostrato nulla quest’anno e si è nascosto, o Pogacar, che invece è già super competitivo, vedendo anche l’ultimo Giro di Slovenia. Sarà un Tour interessante, senza dubbio».

Anche Tao Geoghegan Hart ha fatto vedere belle cose in Francia
Anche Tao Geoghegan Hart ha fatto vedere belle cose in Francia

Il leader designato

E gli appassionati non vedono l’ora di assistere alle guerre stellari tra gli assi del pedale. Ai Grenadiers toccherà il ruolo di guastafeste, come conferma il quarantaseienne ex ciclista italo-britannico, che nel 2004 si piazzò quarto al Giro. E in caso di foratura di uno dei big, chi si ferma e chi va aspettato?

«Dipende da caso a caso e da tappa a tappa – dice – però ognuno ha un uomo dedicato di supporto, specialmente in caso di problemi meccanici, che gli sta sempre vicino. E’ chiaro che non puoi dividere la squadra in due, perché poi diventa ancor più difficile da gestire. Meglio decidere in quel preciso momento in corsa, anche perché sono tutti grandi professionisti e sanno cosa vuol dire dare supporto al leader designato. Questa volta magari toccherà a loro dare aiuto al capitano scelto, ma sanno che quando avranno l’opportunità in futuro, il supporto verrà ricambiato».

In pratica quello che è successo al Delfinato, con Thomas che ha spalleggiato Porte per il trionfo finale, augurandosi uno scambio di favori alla Grande Boucle. 

Giro del Delfinato, Geraint Thomas anticipa Sonny Colbrelli
Giro del Delfinato, Geraint Thomas anticipa Sonny Colbrelli

La variabile fughe

La superiorità numerica che per tanti può sembrare difficile da gestire, secondo Cioni apre scenari interessanti.

«Nel ciclismo moderno – dice – stanno tornando gli attacchi da lontano, per cui se si hanno più carte da giocare, si può davvero mettere in difficoltà altre squadre che hanno un leader unico. Avere più corridori capaci di vincere un grande Giro non è semplice in certi frangenti, ma in altri, soprattutto se non sei tu a guidare la corsa, dà la possibilità di inventare qualcosa di interessante. Quando, invece, indossi la maglia di leader, a volte sei immobilizzato sotto il punto di vista tattico». Alla strada l’ardua sentenza.

Cioni, raccontaci quel folletto di nome Pidcock

10.03.2021
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Ultima Strade Bianche, parla Cioni. Primi 5 arrivati tutti con un passato (per alcuni anche un presente) in altre discipline, ciclocross e/o mountain bike. Un caso? Difficile pensarlo e ritenere che le caratteristiche del percorso toscano fossero un terreno ideale per chi ha radici nell’offroad è riduttivo.

Guardiamo ad esempio Thomas Pidcock. Dopo la bellissima stagione nel ciclocross, al suo esordio fra i pro’ ha già fatto vedere di che pasta sia fatto alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, terzo addirittura in volata. Dario David Cioni, uno dei preparatori della Ineos Grenadiers non ne è stupito: «La classica belga ha dato in questo senso risposte ancora più importanti, essere così brillante dopo 5 ore di gara, giocarsi la vittoria allo sprint ha detto molto del suo potenziale. Tutti pensano che sia un semplice scalatore, ma non è così. Non è certo fermo allo sprint… In Toscana ha fatto benissimo, ma lì per uno come lui era quasi più semplice».

Ai mondiali di cross ha pagato il percorso pesante e i suoi appena 59 chili
Ai mondiali di cross ha pagato il percorso e i 59 chili

Cioni, il precursore

Parlarne con Cioni non è casuale. Dario è stato un precursore della multidisciplina in Italia: nazionale nella mountain bike sul finire degli anni Novanta, autore di un clamoroso secondo posto in Coppa del mondo nel 1996 a Sankt Wendel (considerata al tempo la “Roubaix” delle ruote grasse), poi non ha resistito ai richiami della strada, dove si è costruito una carriera lunga e rispettabile. Un po’ si rivede in Pidcock, anche se le caratteristiche tecniche sono molto diverse: «Chi pensava che, vedendo le ultime gare di ciclocross della stagione, peccasse di resistenza sbagliava. Ma non dobbiamo dimenticare – prosegue Cioni – che sono discipline diverse. Nel ciclocross gli altri avevano accelerazioni nel finale che il britannico soffriva, nelle gare su strada i ritmi gli sono attualmente più congeniali, ma è agli inizi, ogni gara è una scoperta per lui e per noi».

I tre di questo podio del cross, protagonisti anche alla Strade Bianche
I tre di questo podio del cross, protagonisti anche alla Strade Bianche
Un Pidcock in Italia non c’è, forse perché si è iniziato troppo tardi a parlare di multidisciplina?

All’estero fare più discipline è normale soprattutto agli inizi, qui si è sempre stati più settorializzati. E’ un discorso che coinvolge anche la Federazione, nel passato non si è mai guardato alle varie discipline in un contesto unico. Parlando anche per esperienza personale, il ciclocross è in un’altra stagione e non dovrebbe essere visto come un ostacolo per la strada, mentre la Mtb per le sue caratteristiche tecniche sarebbe un giusto anello di congiunzione. Non bisogna però dimenticare che molto dipende dal singolo atleta. Qui parliamo di campioni veri, come Van Der Poel o lo stesso Pidcock, che riescono a cambiare disciplina con facilità.

Che cosa andrebbe fatto per accelerare su questa ricerca di cambiamento, anche culturale?

Io penso che le squadre continental dovrebbero avere un occhio di riguardo verso i giovani, soprattutto gli under 23 delle altre discipline ciclistiche. Attraverso di loro sarebbe più facile creare quelle strutture di passaggio. D’altronde se guardiamo al ciclocross, di ragazzi interessanti in Italia ce ne sono. Le continental sarebbero un ponte ideale per fare esperienza su strada senza precludere la loro carriera anche invernale, come per il campione olandese o per Tom.

Pidcock ha debuttato con la Ineos nel vecchio Tour du Haut Var
Pidcock la debuttato con la Ineos nel vecchio Tour du Haut Var
Cioni incontrò diffidenza quando cambiò disciplina?

Io ebbi la fortuna di correre in Mtb nella Mapei e di passare con loro alla strada. Quando ero alla Grassi e sempre con la Mapei avevo già fatto uno stage su strada correndo già ai massimi livelli in mountain bike. Io poi ho iniziato molto tardi nel ciclismo, a 18 anni, e ho concentrato tutte le esperienze in pochi anni.

E Thomas come viene visto nel gruppo, per questo suo essere tecnicamente dalle mille sfaccettature?

I tempi sono diversi, ormai non ci si stupisce più dei risultati di questi ragazzi provenienti da altre discipline. Lo stesso Roglic ha un passato addirittura nel salto con gli sci e quest’anno sono approdati al professionismo atleti provenienti dal triathlon o dalla corsa in montagna. Uno come Pidcock ormai è la normalità, non fa quasi più notizia…

Mister Cioni ci presenta il Moscon 2.0

18.02.2021
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Quest’anno dovremmo ritrovare tra i grandissimi anche Gianni Moscon. L’ultima volta che lo avevamo sentito, il trentino ci era sembrato più che brillante, sereno e motivato. Ne abbiamo parlato con il suo preparatore, ed ex diesse Dario David Cioni, uno degli uomini che da sempre gli è più vicino, che lo conosce profondamente.

Cioni è uno dei tecnici storici del gruppo di Sir Brailsford
Cioni è uno dei tecnici storici del gruppo di Sir Brailsford
Dario, come avevi trovato Moscon sul finire della scorsa stagione?

La stagione scorsa è stata una stagione strana per tutti e per lui in particolare. Ha avuto un contrattempo dietro l’altro legato al covid e per una serie di coincidenze ha corso pochissimo. Ad un certo punto è stato lui a dire basta. Voleva metterci una pietra sopra. Non riusciva a riprendersi. Voleva finire la stagione.

Qualcuno diceva anche che avesse messo su peso…

Io l’ho visto al Giro e non mi sembrava così. Magari non era nel peso forma, non avendo più corso era normale. Ma non era sovrappeso. E poi quando lui è a casa riesce a mantenerlo bene.

E il Moscon 2021 come lo hai trovato?

Un grande Gianni, molto più tranquillo, con più voglia di correre e di fare bene. Sicuro che ha sofferto. Non riusciva ad esprimersi come voleva. Adesso vuol correre e cercare la vittoria, come poi ha già fatto vedere in Francia al Tour de la Provence.

Questo modo di correre così all’attacco della Ineos-Grenadiers in qualche modo lo stuzzica?

E’ modo di correre che gli piace e gli si addice. Per lui che è un attaccante è un vantaggio e quindi è possibile che abbia più libertà.

Gianni Moscon (27 anni ad aprile) è alla sua sesta stagione da pro’ (foto Instagram)
Gianni Moscon, 27 anni ad aprile, alla 6ª stagione da pro’ (foto Instagram)
Moscon ha parlato di quanto siate importanti tu e Tosatto, ma più in generale si può notare quanti tecnici italiani ci siano nelle grandi squadre, pur non essendoci team italiani: Martinelli, Guercilena, adesso anche Piva e molti altri. E’ la forza della nostra scuola?

Io sono arrivato dopo di altri, già c’erano Bramati e Guercilena, ma evidentemente è un fatto che l’Italia crei buoni diesse e lo stesso facevano le vecchie squadre. Penso alla Mapei, alla Fassa Bortolo… Noi abbiamo avuto buoni insegnanti e adesso speriamo d’insegnare a nostra volta qualcosa di buono.

E ci riuscirete?

Speriamo. Siamo in molti della generazione che correva ad inizio 2000. Al tempo però c’erano moltissime squadre italiane. Le lingue parlate in gruppo erano francese, italiano e spagnolo. E questo discorso non vale solo per i diesse, ma anche per i meccanici, i massaggiatori. E’ un peccato che non ci sia una squadra con sponsor e licenza italiana.

L’ultima vittoria di Moscon è stato il Tour of Guangxi 2018
L’ultima vittoria di Moscon è stato il Tour of Guangxi 2018
Torniamo a Moscon. Come lo stai allenando?

Abbiamo fatto un passo indietro. Siamo tornati al vecchio programma, quello di due anni fa, quando era poco più che ad inizio carriera: più qualità, meno quantità. Gianni si trova bene. Per me è importante sentire lui e conoscere le sue sensazioni. Ci siamo sentiti giusto un paio di giorni fa e gli ho dato il programma per i dieci giorni successivi. Oltre non vado perché, come ripeto, voglio conoscere i suoi feedback per equilibrare i carichi di lavoro e quelli del recupero. Questo ultimo blocco è stato pensato già in ottica delle prossime gare.

Quali saranno?

Het Nieuwsblad e Kuurne-Bruxelles-Kuurne.

E poi che programma ha? Farà il Giro e ci arriverà dalle Ardenne?

Visto che è l’anno del suo rilancio, il programma di Moscon è flessibile. Farà quelle due gare in Belgio e poi di certo Laigueglia e Strade Bianche. Gianni ha detto che vorrebbe fare il Giro e lavoriamo in quell’ottica, però se ci arriverà dalle Classiche del Nord, dalle Ardenne o dal calendario italiano lo vedremo strada facendo. Come ho detto, mi piace sentirlo prima di tirare giù un programma.

Rohan Dennis, Giro d'Italia 2020

Dennis, splendida scoperta del Giro

25.10.2020
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Alzi la mano chi poteva immaginare che Rohan Dennis sarebbe stato l’ago della bilancia del Giro d’Italia sulle grandi montagne. L’australiano, un metro e 82 per 72 chili e due volte campione del mondo della crono, se ne era andato dal Tour de France del 2019 in polemica con l’allora Team Bahrain-Merida e poche settimane dopo aveva vinto il mondiale con una bici non ufficiale. Portandosi appresso un fardello di nomignoli non troppo lusinghieri, è approdato al Team Ineos e il suo arrivo era stato salutato come il vezzo dello squadrone così ricco da potersi permettere il lusso di una mina vagante. Poi è venuto il Covid e il mondo si è dimenticato di lui fino al giorno dell’Etna, quando scalò il vulcano assieme a Thomas ferito. Di lì un inesorabile climax ascendente. In fuga a Matera, poi a Cesenatico, tutto il giorno all’attacco a Piancavallo nel giorno della vittoria del compagno Geoghegan Hart e l’indomani a San Daniele del Friuli. E quando il Giro ha addentato le grandi montagne, accanto a Tao si è messo lui. Lo ha preso per mano. E sullo Stelvio prima e a Sestriere poi, ne ha sgretolato i rivali.

Rohan Dennis, Tao Geoghegan Hart, Jay Hindley, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Lo Stelvio è un gigante, tira Dennis, poi Geoghegan Hart e Hinfley
Rohan Dennis, Tao Geoghegan Hart, Jay Hindley, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Tira sullo Stelvio, selezione netta

Primo contatto

«Non avevo mai lavorato con lui – racconta Dario Cioni – per cui c’era bisogno di conoscerlo. Durante il lockdown ci eravamo tenuti in contatto, ma la prima esperienza sul campo è stata nel primo training camp fatto a Isola 2000 con il gruppo del Giro. Anche se non c’erano ancora Thomas e Carapaz. Il primo perché era nel gruppo Tour e il secondo ancora bloccato in Ecuador. Però c’erano ragazzi di esperienza come Puccio e Swift e il loro parere mi interessava molto. C’era di buono che si sarebbe parlato inglese e questo ha creato subito una buona amalgama, ma al di là di questo, Rohan è piaciuto subito a tutti. Restava solo da vedere il suo ruolo nel team per il Giro d’Italia».

Verso il Giro

Thomas è il capitano designato, dopo che Carapaz è stato spostato verso il Tour. Il Giro ha tre crono e tre cronoman superbi come Thomas, Dennis e Ganna.

«Così la squadra – prosegue Cioni – ha deciso di dare ai due carta bianca nella prima e nell’ultima crono, mentre a Valdobbiadene sarebbero dovuti andare piano, salvando la gamba per aiutare Geraint. E i due hanno accettato. Poi sappiamo come è andata con Thomas, ma a me stava a cuore il fatto che Dennis avesse accettato di non fare a tutta la crono più adatta a lui per essere al servizio del team».

Le montagne

Con Thomas fuori dai giochi e Narvaez ritirato, il Team Ineos-Grenadiers non ha più gregari per le salite. La squadra miete successi di tappa come nessun altro, ma serve qualcuno che possa assistere Tao che nel frattempo sta scalando posizioni nella generale.

«Abbiamo tenuto a quel punto – dice Cioni – un approccio più soft. Non volevamo dargli la pressione di sentirsi l’ultimo uomo in salita, per cui si è concordato di dargli lo stesso ruolo di Ganna. Entrambi corridori in grado di fare il passo sulle salite pedalabili. Ma quando siamo arrivati al giorno dello Stelvio, gli abbiamo chiesto se se la sentisse di dare una mano. Lui ci ha guadato e ha detto che avrebbe tirato fino a 5 chilometri dalla vetta. Bè, cosa dire… l’approccio ha funzionato. E visto che si sentiva bene, ha continuato e ha fatto quel capolavoro di tappa che avete visto tutti. Fermandosi sì ai 5 chilometri, ma dall’arrivo…».

Rohan Dennis, Vincenzo Nibali, Sestriere, Giro d'Italia 2020
I complimenti di Nibali a Sestriere: «Il tuo passo mi ha distrutto»
Rohan Dennis, Vincenzo Nibali, Sestriere, Giro d'Italia 2020
I complimenti di Nibali a Sestriere

La missione

Dennis non è soltanto una macchina come l’ha definito Geoghegan Hart dopo l’arrivo di Sestriere. Evidentemente a un certo punto si è sentito così parte della missione di squadra da volerne fare parte.

«Così la sera prima di Sestriere – sorride Cioni – ha preso lui la parola e ha detto che l’indomani avrebbe fatto la differenza in salita. Insomma… l’avete visto tutti. Forse il segreto è stato renderlo partecipe del ruolo, farlo sentire parte di un progetto».

Oggi Dennis, come pure Ganna, darà gli ultimi consigli di questo Giro a Tao per quella che è la sua specialità preferita: la crono. Il giovane gallese pedalerà come tutti gli altri su una Bolide di Pinarello, sperando che i tanti lavori fatti per la specialità diano i loro frutti. In team è fiducioso, ma per come era partita l’avventura del Giro, con il leader fuori dai giochi al terzo giorno, se anche finisse così, anche stasera non potrebbero che brindare…

Daniela e Marco Ganna, genitori di Filippo, base aerea Rivolto, Giro d'Italia 2020

Pippo Ganna, orgoglio di mamma e papà

19.10.2020
4 min
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I fiori di Valdobbiadene, Filippo li ha regalati a sua madre. Niente di strano. Chi lo ha ascoltato bene, da Imola a Palermo, lo ha sentito dedicare ogni vittoria alla famiglia. Quei fiori Daniela li ha ancora tra le braccia e li stringe come si fa con un bambino. La tappa di Piancavallo è partita da pochi minuti. I genitori di Ganna sono venuti al via per salutare il figlio e ora riprenderanno la via di casa, dove la figlia Carlotta si è fermata per studiare e badare ai cani di famiglia.

Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020
Filippo, detto Top Ganna, con un vero Top Gun: al Giro succede anche questo
Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020
Top Ganna e Top Gun: trovate le differenze…

Cento all’ora

Daniela sorride sotto la mascherina. Ci incontrammo per la prima volta da loro, a Vignone, dopo il primo mondiale dell’inseguimento e il ricordo del calore di casa è ancora vivo.

«Siamo molto legati come famiglia – conferma – quindi a me emoziona molto questa cosa. Vedere come lui vuole bene a sua sorella, il rapporto che hanno loro due… Dico che abbiamo lavorato bene noi genitori».

Ma le mamme si preoccupano. E se abbiamo tremato noi vedendo Pippo scendere da Monreale a velocità folle sulla bici da crono, figurarsi lei. Che lo sottolinea con una risata argentina.

«Ho maledetto il cronista che diceva che stava andando a cento all’ora. Mi dicevo: non pensate alle mamme preoccupate per i loro figlioli? Ogni gara la vivo un po’ in ansia. Penso che per ogni mamma il ciclismo sia un bellissimo sport, con i suoi rischi, però non mi sono ancora abituata all’ansia e alla paura. Cerco di conviverci. Vedo Filippo sereno, convinto ed entusiasta di quello che fa e automaticamente anche io lo divento».

Il sogno Sky

Lo disse Filippo per primo: la squadra dei suoi sogni sarebbe stata la Sky. Poi passò alla Uae, ma il momento in cui Lombardi gli procurò un posto con Brailsford viene ancora festeggiato.

«E’ cresciuto tantissimo – ora è suo padre che parla – soprattutto da quando ha cambiato squadra. Lui ha bisogno di tranquillità. Con Villa è arrivato ai vertici della pista e qua con Cioni, che gli permette di lavorare senza pressione, è diventato grande. Ha inciso tantissimo anche la crono al mondiale dell’anno scorso, perché ha preso molta consapevolezza dei suoi mezzi. Quest’anno ha sempre lavorato bene e i risultati si vedono».

Peter Sagan, Filippo Ganna
Con Sagan nella tappa di Tortoreto Lido, vinta dallo Slovacco
Peter Sagan, Filippo Ganna
Con Sagan nella tappa di Tortoreto

Fiducia al top

Marco Ganna è andato alle Olimpiadi di Los Angeles con la canoa. E’ lui che spesso segue il figlio negli allenamenti e lo ha visto crescere.

«Prima del mondiale era tranquillo – dice – anche se arrivava da una crono favolosa come quella della Tirreno, dopo sei giorni a tirare per Thomas. Questo vuol dire che è cresciuto di testa. Sentirgli dedicare le vittorie alla famiglia è stato un’emozione e un orgoglio. Ci conosci, siamo molto uniti. Quando è partito per il Giro mai avremmo pensato, essendo la prima volta, che vincesse tre tappe. Per ora. Anche quando è partito per il mondiale… Io che lo seguo in allenamento lo vedevo che era migliorato nei suoi tempi, sulle nostre salite e sui nostri strappi, ma fra migliorare e vincere un mondiale ce ne passa».

L’arrivo in salita

E poi c’è il giorno Camigliatello Silano. Quello in cui il gigante vince in salita, aprendo la porta sul seguito di una carriera che potrebbe essere ancor più inatteso.

«Tutti dicevano che in quella fuga lavorava per Puccio – dice – e ho pensato: sì, perfetto, va bene. Poi quando c’è stato lo strappo più duro e mancavano ancora un po’ di chilometri, ho detto: fa una gara come quando era allievo o juniores, non guarda in faccia nessuno. E dopo i due scatti di Carrettero, gli hanno fatto girare le scatole. Ha messo la testa bassa e ha cominciato a menare. A quel punto ho pensato che sarebbe arrivato. L’hanno inquadrato in faccia, l’ho visto che stava bene, aveva una bella faccia».

Dire se avrà un futuro nelle corse a tappe è qualcosa che forse non vale neppure la pena indagare.

«Se lui cresce – dice – nessuno sa dove potrà arrivare. Se anche non diventerà uno da grandi Giri, si toglierà delle grosse soddisfazioni tra cronometro e classiche. Ricordiamoci che quest’anno sulla Cipressa, dopo quasi 300 chilometri, ha scollinato per secondo.

Filippo Ganna, Geraint Thomas
Con Thomas risalendo a fatica l’Etna

Ora i Ganna ripartono. Il viaggio fino a Vignone è lungo, ma l’ultima battuta è per la mamma.

«Già da un po’ vive ad Ascona – dice – che però è vicina. Se vogliamo vederlo, prendiamo la macchina e andiamo. Di una cosa potete essere certi: non si libererà molto facilmente della sua famiglia».

Tao Geoghegan Hart, Piancavallo, Giro d'Italia 2020

Tosatto regista della vittoria di Tao

18.10.2020
3 min
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C’è una firma italiana anche nella vittoria di Tao Geoghegan Hart a Piancavallo: quella di Matteo Tosatto. C’era il tecnico veneto, che ha ormai perso la voce, sull’ammiraglia alle spalle del gallese e sono stati i suoi consigli a spianare la strada del ragazzo dal volto simpatico e pieno di lentiggini.

«Tutta la Sunweb, i compagni di Kelderman hanno fatto un buon lavoro – ha detto il vincitore – dovevano guadagnare più tempo possibile sulla maglia rosa e hanno fatto un grande forcing. Io ho cercato di restare calmo e restare focalizzato sulla vittoria, anche se a volte la tentazione di muovermi prima l’ho avuta. Per fortuna da dietro Tosatto, che ha grande esperienza mi diceva di stare calmo».

Rohan Dennis, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Rohan Dennis a lungo in fuga verso Piancavallo
Rohan Dennis, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Rohan Dennis a lungo in fuga

La tattica di Tosatto

Dopo Cioni accanto a Ganna, un altro asso italiano dell’ammiraglia. Toso ascolta e sorride e forse nel cambio di mentalità del Team Ineos-Greenadiers dopo la caduta e il ritiro di Thomas c’è anche quel suo spirito pratico e scanzonato da vecchio combattente del gruppo.

«La squadra aveva dimostrato alla Tirreno – dice – che eravamo pronti a fare un bel Giro. Non ci siamo mai nascosti, puntavamo a vincere con Thomas e la squadra era pronta. Dopo l’incidente, a parte la condizione fisica che c’era, i ragazzi hanno cambiato mentalità con attacchi e vittorie. Oggi abbiamo voluto la fuga. Con Dennis, ma avremmo sganciato volentieri anche Puccio e Narvaez. Volevamo metterne due in fuga per tenere Tao tranquillo. E alla fine ha funzionato perché Tao ha vinto. Nel finale ha fatto una cosa stupenda ed è salito al quarto posto».

Reset mentale

In questa sorta di scambio fra il direttore e il suo pupillo, le parole di Tao completano il quadro.

«Niente di strano in questo nostro modo di correre – ha detto – eravamo venuti al Giro convinti di avere un super leader come Thomas in ottima condizione. Eravamo pronti per sostenerlo. E’ stato duro quel giorno in Sicilia, soprattutto per la natura della caduta. Abbiamo dovuto fare un reset, lui è andato a casa e noi abbiamo onorato la corsa. Abbiamo grande supporto dai nostri sponsor e vogliamo fare il massimo per loro. Abbiamo ancora sette giorni in cui fare il massimo.

«Dobbiamo prendere quello che viene. Ci saranno altri distacchi. Ci saranno le tappe di montagna successive. Sapevamo con il nuovo calendario che le cose potevano cambiare per il meteo. Ci saranno gap maggiori, alcuni attaccheranno da lontano come Froome nel 2018 e io non vedo l’ora. Sarà una terza settimana molto spettacolare».

Tao Geoghegan Hart, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Così Geoghegan Hart sul traguardo di Piancavallo
Tao Geoghegan Hart, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
Così Geoghegan Hart sul traguardo di Piancavallo

Podio possibile?

Si pedala fra cautela ed entusiasmo. Ma se un ammiraglio esperto come Martinelli pensa che Geoghegan Hart possa essere l’uomo della maglia rosa finale, allora forse con Bramati bisogna approfondire il discorso.

«Tao già l’anno scorso al Tour of the Alps – dice Bramati – è andato forte, ha fatto vittorie, ha fatto il podio e ha aiutato Sivakov. Ha fatto la Vuelta, ha fatto fughe. E’ un giovane interessante, deve migliorare su certi punti di vista nella gestione della corsa. Oggi ha fatto una grande vittoria. Non parlo della sua classifica che è una sorpresa anche per noi, anche se non del tutto dopo la caduta di Thomas. Tao è quarto in classifica e ad un secondo dal podio. Da qui a dire che salirà sul podio o vincerà il Giro, il passo è lungo».

Filippo_Ganna_crono_Palermo_Giro2020

Cioni e Ganna, il gatto e la volpe…

03.10.2020
4 min
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Cioni e Ganna, come il gatto e la volpe. Dopo la Tirreno, hanno sbancato Imola. E dopo Imola, è toccato a Palermo. Dietro la maglia rosa di Ganna, ottenuta con la vittoria nella prima tappa, c’è tanto dell’uno e tanto dell’altro. C’è lo studio del Team Ineos-Grenadier. Basta rileggerne la giornata, per rendersi conto.

Cioni studia il vento

Prima le previsioni del tempo, studiate da tre giorni prima. Il vento. Da dove arriva. Come cambia. A che ora cambia. A che ora sale e a che ora scende. Una volta avuto in mano il report esatto, al momento di stabilire l’orario di partenza, hanno deciso di far andare prima Dennis (14,14), poi Thomas (14,36), infine Ganna (14,58), in modo che le singole ammiraglie potessero condividere le informazioni sulle variazioni del meteo.

Filippo_Ganna_crono_Palermo_Giro2020
In piena azione in Corso Calatafimi, con le mani sulle protesi in titanio
Filippo_Ganna_crono_Palermo_Giro2020
In piena azione in Corso Calatafimi, con le mani sulle protesi in titanio

Messaggio di Ganna a Viviani

Alla vigilia, cosa che non aveva fatto prima del mondiale, Ganna ha mandato un messaggio a Viviani. Come gli capita di fare in pista ogni volta che una prova lo inquieta.

«Questa volta – racconta la maglia rosa – avevo paura della discesa. Non è facile buttarsi a quasi cento all’ora con le mani sulle appendici e quel ventaccio. Al primo tornante sono arrivato lungo, mi ha salvato la vita il freno anteriore. Non mi ero reso conto di quanto stessi andando forte».

Ma Viviani come al solito ha tagliato corto: «Pesi più di 70 chili – ha scritto – cosa vuoi che ti faccia un po’ di vento?».

Colazione alle 9

Ganna ha fatto colazione in hotel alle 9 e alle 10 le ammiraglie della Ineos-Grenadier si sono spostate dall’hotel di Isola delle Femmine alla circonvallazione di Monreale, dove erano parcheggiati i pullman. A quell’ora, lo scirocco aveva già incendiato l’aria, con temperature prossime ai 37 gradi. Un forno! E che raffiche…

«Avevamo già visto la parte iniziale il giorno prima – ricorda Cioni – ma non era stato possibile andare oltre il quarto chilometro. Io l’ho fatta in bici, ma non mi sono reso conto di nulla. Così appena arrivati abbiamo fatto questo giro del percorso senza spingere, ma per mandare a mente ogni insidia. Come voleva fare le curve. Se c’erano buche o tombini in traiettoria. Cose viste da lui e riportate da me. Abbiamo fatto tante crono insieme, lui si fida e il sistema funziona».

Ganna ha confermato: «Ho pensato essenzialmente a non cadere – ha detto – perché diversi hanno avuto problemi. Ho pensato a guidare la mia bici. E la bici, posso giurarvelo, diventa una lama. Ho impostato bene le linee, con Cioni dietro che mi diceva dov’erano i tombini».

Filippo_Ganna_crono_Palermo_Giro2020_rosa
La maglia rosa sopra a quella iridata: il premio per un giorno pazzesco
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La maglia rosa sopra a quella iridata: il premio per un giorno pazzesco

Il pranzo in ammiraglia

Nella risalita verso la partenza, Ganna ha consumato il solito pasto pre-gara a base di riso. Magari avrebbe fatto volentieri un altro giro, ma tornare a Monreale da Palermo non era così semplice e si sono accontentati della prima osservazione.

«Filippo è salito sui rulli per 25 minuti – spiega Cioni – facendo i lavori che ormai conosce a memoria. Ognuno conosce la sua routine, che non cambia, a meno che non ci siano distanze troppo lunghe o percorsi particolari. Durante il riscaldamento ha mandato giù un gel ed è partito senza borraccia. Per così poco tempo si sta bene senza bere».

Fra le annotazioni tecniche più singolari, la magnesite che Ganna ha messo sulle mani al momento di partire.

«Nelle crono – spiega – non si usano i soliti guanti e per tenere le mani asciutte sul manubrio, quella polvere è molto utile».

Ganna, l’attesa snervante

Il nervosismo che il giorno prima lo ha spinto a scrivere a Viviani, sull’arrivo lo ha gestito da sé. Seduto sulla hot-seat, Ganna ha assistito allo sfilare dei rivali più accreditati. E quando anche Affini ha tagliato il traguardo, la sua mimica è stata eloquente. In meno di sette giorni, sulle sue spalle sono cadute la maglia iridata e la maglia rosa, risultato rispettivamente delle vittorie ai campionati del mondo crono e della prima tappa del Giro d’Italia.

«Finora ha vinto quattro mondiali in pista – ha detto prima di salutare – uno della crono e adesso è venuta questa crono. Speriamo di non finire proprio adesso. Piuttosto, visto il settimo posto di Sobrero? Adesso gli scrivo un messaggio, ha fatto proprio una bella crono».