#inEmiliaRomagna diventa continental. Giusto adeguarsi

30.09.2022
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Continua il lento, ma inesorabile cambiamento del ciclismo dilettantistico italiano. Il prossimo anno avremo una nuova squadra continental: la #inEmiliaRomagna. Salirebbe così a 14 il numero delle squadre italiane appartenenti a questa categoria, ammesso che il Team Corratec non diventi professional.

Michele Coppolillo, il direttore sportivo di riferimento, è ancora molto concentrato su questa stagione. Anche se è quasi finita, le gare non mancano, ma ha già buttato un occhio al 2023. 

Coppolillo (classe 1967), ex professionista, dirige i ragazzi della #inEmiliaRomagna
Coppolillo (classe 1967), ex professionista, dirige i ragazzi della #inEmiliaRomagna

Un passo alla volta

Un occhio al grande anno. E a quel che succederà.

«Succede – dice Coppolillo – che il ciclismo dilettantistico va nell’ottica delle continental e anche noi ci adeguiamo. L’idea è quella di avere una squadra più strutturata. Sin da quando siamo nati siamo sempre cresciuti facendo un passo alla volta. E speriamo vada bene anche questo.

«Noi della #inEmiliaRomagna siamo partiti quattro anni fa e dopo quattro stagioni di permanenza nella categoria under 23 vogliamo provare a crescere, a darci un tocco d’internazionalità e in questo c’è anche la spinta di Davide Cassani».

Cassani è sempre stato un promoter sia della regione Emilia Romagna che del team stesso. E le due cose sono strettamente legate fra loro. Il nome della squadra già la dice lunga. E ci sta che in questo percorso, ancora giovane, ci sia stato anche il suo impulso. Inoltre sappiamo che Davide ragiona in grande e visto che il suo progetto di una WorldTour non si è realizzato, magari ci arriverà per gradi con questa squadra. Ma queste sono, per ora, solo delle congetture.

Davide Dapporto ha vestito la maglia azzurra all’Avenir. Una buona stagione l’hanno fatta anche Montefori e Ansaloni
Davide Dapporto ha vestito la maglia azzurra all’Avenir. Una buona stagione l’hanno fatta anche Montefori e Ansaloni

Il giusto mix

Torniamo a Coppolillo e alla sua squadra. Avere una continental che faccia un certo tipo di attività è ormai qualcosa d’imprescindibile.

«Oggi – spiega Coppolillo – il ciclismo è più accelerato. A 19-20 vanno al Tour, a 21-22 vincono un grande Giro. Fare una continental è un salto intermedio: si è ancora dei dilettanti, ma con qualche esperienza più corposa all’estero e con le corse dei professionisti. Serve un giusto mix».

E sul discorso del mix, Coppolillo apre un capitolo interessante. Se si fa una continental bisogna poi onorarla con determinate corse. Deve aumentare la qualità dell’attività.

«Dobbiamo – spiega il diesse – fare un distinguo. C’è il dilettantismo vecchio stile, che deve esistere, perché il grosso della base viene da lì, non scordiamolo. Ma poi è anche giusto che se si decide di fare un salto di qualità, una continental, che alla fine è la “serie C” del professionismo, ci si debba confrontare con altre realtà. Quindi gare all’estero, gare con i pro’, cercare confronti a più alto livello».

Prossimo appuntamento per la #inEmiliaRomagna l’italiano della cronosquadre. La squadra di Coppolillo ha investito sulla crono
Prossimo appuntamento per la #inEmiliaRomagna l’italiano della cronosquadre. La squadra di Coppolillo ha investito sulla crono

Più qualità

Coppolillo parla di una squadra più strutturata, questo vale per gli atleti, ma anche per lo staff. Sono in arrivo un nuovo meccanico e un altro direttore sportivo e chiaramente anche qualche corridore più “robusto”.

«Come ho detto – riprende Michele – l’idea era di fare una squadra più forte. Avremo 10 o 12 atleti, non troppi, perché la nostra idea è di fare l’attività unica e non doppia, tanto più che vorremmo correre a più alto livello. Magari fare meno gare, ma di maggior qualità.

«Anche perché poi bisogna confrontarsi con la realtà». In questo caso realtà significa economia e, secondo Coppolillo, una stagione da continental costa più del doppio rispetto ad una stagione vissuta da U23.

«Posso dire che è così. Ad incidere oltre agli atleti, qualcuno sarà forte e di conseguenza costerà un po’ di più, saranno le trasferte all’estero. Muoversi inciderà molto: più mezzi, più viaggi, più personale… Un conto era fare le gare come abbiamo fatto fino ad ora in un raggio di 200-500 chilometri e un conto è parlare in termini di migliaia di chilometri».

Per adesso Coppolillo preferisce non fare nomi dei nuovi innesti. Vuole rispettare i tempi. Di certo non mancheranno ragazzi della regione Emilia Romagna e qualche altro giovane italiano di belle speranze.

In più c’è una stagione da concludere con la #inEmiliaRomagna ancora in veste U23. E il finale va onorato al meglio. Il primo obiettivo è il tricolore della cronosquadre di domani, poi ci sarà il Piccolo Lombardia e infine il Del Rosso.

EDITORIALE / Quanto costa fare ciclismo in Italia? Forse troppo

22.08.2022
4 min
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Facciamo tutti il tifo per Cassani, per non finire come il resto d’Italia in mano agli stranieri. Immaginiamo a fatica quanta pressione possa sentire su di sé Davide, in questa sorta di rincorsa a una squadra WorldTour italiana, nella quale le sue maniche sono diventate ormai lunghissime, tanti sono coloro che le tirano.

Cassani ha un progetto ambizioso per un grande team in Italia, ma non c’è nulla di facile nel dargli forma
Cassani non fa mistero di avere un progetto ambizioso, ma non c’è nulla di facile nel dargli forma

La fuga dei talenti

Nei giorni scorsi abbiamo commentato con Roberto Amadio la fuga dei talenti dall’Italia verso i development team stranieri (in apertura il team olandese, approdo per Belletta e Mattio, foto Jumbo Visma), chiedendoci se sia poi così sbagliato che un diciottenne vada in una grande squadra, dove gli prospettano una crescita già ben definita, seguendo un programma che ha al centro il suo sviluppo e non i risultati che durante lo stesso dovessero venire.

La risposta è immediata ed è no. Non è affatto sbagliato e probabilmente consiglieremmo l’esperienza anche ai nostri figli, sia in termini sportivi, sia in termini di crescita. Allo stesso modo in cui consiglieremmo loro di andare all’Università via da casa, allontanandosi dagli agi e dalle lavatrici della mamma.

La domanda successiva era tuttavia se la scelta di andare via dall’Italia sia causa di un certo impoverimento del ciclismo italiano o piuttosto si vada via per i pochi sbocchi e gli stimoli che i nostri team possono offrire in termini di carriera.

Il Team DSM mette a disposizione dei corridori che si spostano in Olanda alloggi privati da gestire in autonomia
Il Team DSM mette a disposizione dei corridori che si spostano in Olanda alloggi privati da gestire in autonomia

Tasse e attività

Lo stesso Amadio ha suggerito che le squadre italiane – juniores e under 23 – dovrebbero lavorare come quelle straniere, investendo il budget sull’attività e non su costosi ritiri e abitudini altrettanto onerose che viziano i ragazzi e li privano della giusta prospettiva. E’ vero che le società italiane spendono troppo per aspetti su cui si potrebbe tirare la cinghia, ma è altrettanto vero che sono sottoposte a tasse e gabelle che all’estero non esistono.

Quel che accade nel mondo del lavoro, per cui sarà sempre più difficile avere una squadra italiana dati i costi del dipendente, avviene anche nello sport. Non è un caso che tanti professionisti abbiano scelto da tempo di prendere la residenza in Stati dalla ridotta pressione fiscale: un vantaggio per se stessi e per le società sportive, che verseranno meno contributi o non li verseranno affatto. Prendere un italiano costa molto più caro. Ed ecco spiegato ad esempio perché alcune società di casa nostra continuino ad avere la società di gestione fuori dai nostri confini. Per le continental questo non accade ancora. Ma se si sottraggono ai budget risicati di alcune i costi vivi per ingaggiare un corridore, si capisce che fare attività all’estero diventi un lusso più che una priorità.

La scelta di residenze in paradisi fiscali rende più lieve la vita anche ai team
La scelta di residenze in paradisi fiscali rende più lieve la vita anche ai team

Un foglio bianco

Bisognerebbe forse sedersi tutti allo stesso tavolo e ridisegnare il nostro ciclismo partendo da un foglio bianco e non da abitudini e convenienze che si sono stratificate in anni e anni di storia. Bisognerebbe alleggerire la pressione su chi fa attività, permettendogli di investire sui ragazzi e non sulle tasse che sono costretti a pagare per averli. E poi bisognerebbe che tutti tirassero nella stessa direzione. Non vediamo particolari scandali nel fatto che la Federazione, ammesso che sia tutto come è stato raccontato, si sia servita di un’agenzia irlandese per andare a caccia di sponsor, casomai questo rendesse possibile anche l’accesso a una tassazione favorevole. Se si è mossa nel rispetto di tutte le normative, ne ha pieno titolo. Troveremmo semmai insolito che si pretenda dalle società l’ottemperanza a una serie di norme piuttosto stringenti, cercando a propria volta una soluzione più comoda. La FCI ha detto che le cose non stanno così, annunciando azione legale verso chi l’avesse sostenuto.

La pressione fiscale è troppo pesante per tutti. Si cerchi allora una soluzione condivisa che agevoli il movimento e lo renda nuovamente competitivo su scala internazionale. Nell’attesa che Cassani riesca a centrare il suo obiettivo e permetta ai talenti italiani di valutare anche un’opzione domestica.

Team Corratec, la banda Parsani vuole diventare professional

27.07.2022
5 min
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Il Team Corratec era nato tra mille difficoltà lo scorso autunno. Quasi facevano fatica a trovare i corridori visto il periodo in cui è arrivato l’okay per allestire la squadra e invece… Questa continental italiana ha messo nel sacco ben otto vittorie e altri piazzamenti che danno speranza (in apertura foto @jorgerierafloresera).

Serge Parsani e Francesco Frassi, i diesse, hanno creato un buon gruppo. Hanno cercato di tirare fuori il meglio possibile dal materiale umano ed economico a disposizione. 

Serge Parsani (classe 1952) è stato un corridore negli ’70-’80 ed è stato diesse anche nella grande Mapei
Serge Parsani (classe 1952) è stato un corridore negli ’70-’80 ed è stato diesse anche nella grande Mapei
Dicevamo Serge, una squadra nata tra mille difficoltà che invece si sta comportando bene…

Direi una squadra nata all’ultimo minuto se non fuori tempo massimo! Alla fine siamo riusciti a mettere insieme un bel gruppetto, anche se i ragazzi non erano i migliori che c’erano sul campo visto che a novembre ormai i più bravi sono già tutti accasati.

E come è stato possibile tutto ciò?

Gli abbiamo dato fiducia e ci hanno ricambiato con impegno e senso del gruppo. Sono ragazzi volenterosi che si danno una mano in corsa. E grazie a questa sinergia è arrivato qualche buon risultato.

Dusan Rajovic: è il vostro mattatore con sei vittorie…

Dusan è colui che ha raccolto i risultati maggiori. Era anche il “più professionista”, veniva dalla Delko e si vedeva che aveva alle spalle un certo calendario e una certa esperienza. Ma penso anche a Stefano Gandin, un buon corridore: è “velocino” e tiene in salita. Al Giro di Sicilia ha vinto la maglia dei Gpm, ma non perché gliel’abbiano lasciata. No, l’ha vinta di forza, di tenacia e determinazione. Ha vinto al Sibiu e si è ripetuto in Venezuela. Sinceramente spero che lui possa raccogliere qualche buon risultato anche nelle prossime corse italiane di fine stagione.

Rajovic è campione di Serbia, quest’anno ha messo nel sacco ben sei vittorie (foto @Yucelcakiroglu)
Rajovic è campione di Serbia, quest’anno ha messo nel sacco ben sei vittorie (foto @Yucelcakiroglu)
Come lavorate? I vostri ragazzi vivono in ritiro?

C’è un gruppetto di 3-4 atleti che vive in zona Montecatini, gli altri sono a casa. Li seguiamo dai dati, telefonicamente… ma avendo fatto parecchie gare alla fine ci si vede spesso. Sotto questo punto di vista devo dire che Frassi è un ottimo organizzatore, li segue bene. Ma il merito è anche dei ragazzi stessi: sono umili, non pretendono, seguono e ascoltano…

In Corratec avete un vostro preparatore o ognuno ha il suo?

Ognuno ha il suo, però ci informiamo costantemente per avere uno status della loro condizione e cerchiamo di coordinarci con loro e gli impegni delle gare.

Hai parlato del gruppo, ma non vivono insieme: avete fatto dei ritiri? 

No, nessun ritiro. Anche perché con il Covid evitiamo di creare assembramenti e lavori di gruppo completo. Noi non abbiamo 30 corridori come una WorldTour, ne abbiamo 16-17 e se qualcuno si ammala e contagia gli altri sono problemi. Ci stiamo molto attenti, facciamo un sacco di tamponi prima delle gare e infatti negli ultimi sei mesi non abbiamo avuto nessun positivo al Covid.

Gandin, con la maglia dei Gpm al Giro di Sicilia. E’ arrivato alla Corratec dalla Zalf ed è un classe 1996
Gandin, con la maglia dei Gpm al Giro di Sicilia. E’ arrivato alla Corratec dalla Zalf ed è un classe 1996
C’è un leader, un uomo di riferimento?

Penso a Veljko Stojnic. Lavora bene, dispensa consigli, aiuta i giovani. Parla bene italiano e ha esperienza. Lui non eccelle in nessuna disciplina o terreno, e magari non passerà in una WorldTour, però c’è sempre. E’ un “duraccio”.

Da dove arriva la forza del Team Corratec?

Beh, alcuni di questi ragazzi già si conoscevano o correvano insieme tra gli under 23. E poi il gruppo solido è di 8-9 atleti. In Italia, e solo in Italia, la regola vuole che le continental abbiano in organico almeno il 50 per cento di under 23, ma la nostra idea di base era diversa. Era mettere su una squadra con più elite e poi eventualmente inserire dei giovani di tanto in tanto, tra i più esperti.

E quindi gli altri ragazzi?

I più giovani fanno principalmente attività con le gare in Toscana, con gli under 23. Come detto, volevamo privilegiare gli elite: fare con loro le gare internazionali che potevamo e disputare e gli eventi del più alto calendario italiano possibile. Anche perché il nostro obiettivo è quello di diventare una professional.

Veljko Stojnic conosce bene l’Italia ed è il leader carismatico del team (foto Federico Guasti)
Veljko Stojnic conosce bene l’Italia ed è il leader carismatico del team (foto Federico Guasti)
Sarebbe un bel salto. E a che punto siete?

Il nostro sponsor, Corratec, fra 15-20 giorni ci dovrebbe dare una risposta e decidere cosa fare. Poi inevitabilmente servirebbe anche un secondo sponsor per il budget. Chiaramente non penso ad una professional come quelle francesi, vedi Arkea-Samsic o Total Energies che hanno ben altre disponibilità e sono quasi delle WorldTour.

E a che tipo di squadra pensi?

A una squadra che faccia la sua bella attività internazionale (il calendario sarebbe più prestigioso) e che punta a far passare qualche corridore nel WorldTour. Ecco vorremo dare l’opportunità a qualche buon corridore. Io lo dico sempre ai miei ragazzi: i risultati sono importanti, ma prima ancora è importante fare le cose per bene. E se così fate, magari qualche WorldTour vi nota.

EDITORIALE / La fuga dei talenti (italiani) non è mai per caso

25.07.2022
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I bambini nel Nord Europa giocano scalzi nella pioggia. Da noi arrivano le mamme, li infagottano e se li portano via agitando lo spettro del raffreddore. Finita la scuola, Jonas Vingegaard lavorava al mercato del pesce e poi si allenava. Gli italiani sono sostanzialmente professionisti sin dagli juniores e finita la scuola è raro vederli lavorare.

Certe attenzioni sui corridori più giovani italiani fanno riflettere, perché tenendoli troppo a lungo nella bambagia si finisce col viziarli. Il meglio di tutto per vincere, non sempre per imparare a farlo. Oggi però le cose sono cambiate rispetto a qualche anno fa. La concorrenza internazionale si è moltiplicata. Non siamo più i soli depositari dello scibile tecnico. Nessuno più è disposto a trascurare il minimo aspetto nella preparazione: per questo vanno tutti più forte. E se l’unica discriminante è la fatica, nessun tipo di esperienza (purché proposta con intelligenza) può essere considerata deleteria. Anche eliminare la limitazione dei rapporti per gli juniores.

Al primo anno con la Jumbo Visma, Vingegaard ha vinto la tappa di Zakopane al Giro di Polonia
Al primo anno con la Jumbo Visma, Vingegaard ha vinto la tappa di Zakopane al Giro di Polonia

Belletta con la valigia

Dario Igor Belletta (foto Facebook/GB Junior Team in apertura) correrà da under 23 nella Jumbo Visma Development. Come Belletta, il campione italiano degli U23 (Lorenzo Germani) corre alla FDJ Groupama Continental, mentre Ursella e Milesi sono al Team DSM Continental. Scelte necessarie e coraggiose, al pari dei coetanei che vanno a studiare all’estero e poi raramente tornano. E’ la tanto dibattuta fuga dei talenti e dei cervelli, che valorizza coloro che hanno l’occasione e il coraggio di partire e purtroppo deprime l’ambiente che resta.

Senza dover per forza viaggiare oltre confine, basterebbe contare quanti ragazzi siciliani vivono e lavorano da Roma in su, per capire da un lato quante risorse avrebbe l’isola e dall’altro quale assenza di prospettive vi sia stata creata. Il fuoco non è su quello che trovano fuori, ma su quello che non trovano qui.

Lorenzo Germani ha vinto il tricolore, poi una tappa al Giro di Valle d’Aosta: corre alla Groupama
Lorenzo Germani ha vinto il tricolore, poi una tappa al Giro di Valle d’Aosta: corre alla Groupama

Le due vie italiane

Non avendo squadre WorldTour dal 2016, i nostri hanno due strade. I team professional italiani, oppure il mercato globale, dove le valutazioni non si fanno sulla base delle conoscenze, ma sui dati, l’esperienza internazionale, la conoscenza delle lingue.

Nei team professional italiani è abbastanza semplice entrare. Sono stati la porta di accesso al professionismo per corridori come Ciccone e Colbrelli che, migliori U23 italiani dei loro anni, avrebbero probabilmente meritato subito il salto nel WorldTour.

Nel secondo caso, la cruna dell’ago è decisamente più stretta. E non sempre le nostre squadre U23, quasi tutte continental, sono in grado di garantire lo standard di attività internazionale che renda i nostri ragazzi appetibili. Quelli che riescono ad approdare alle WorldTour hanno di solito ottenuto grandi risultati internazionali con la nazionale. Aleotti e Milan. Dainese, oppure Baroncini e Battistella, Sobrero e Frigo.

Anche Lorenzo Milesi ha scelto l’estero ed è andato in Olanda al Team DSM Continental
Anche Lorenzo Milesi ha scelto l’estero ed è andato in Olanda al Team DSM Continental

Calendario impoverito

Il punto è che un palmares costruito solo in Italia non è più così spendibile, a fronte di atleti di altre Nazioni che sin dagli juniores si mettono alla prova in tutta Europa. I nostri non hanno che il Lunigiana e poi si scontrano tutte le settimane in corse… chiuse. E quando per le internazionali arrivano gli stranieri, il bilancio italiano è spesso passivo. Un tempo, quando c’erano il Giro di Basilicata e quello della Toscana, il livello dei nostri era superiore.

Stessa storia, forse un po’ migliore, fra gli under 23. Ci sono il Giro d’Italia, il Giro della Valle d’Aosta e quello del Friuli, ma sono spariti il Giro di Toscana, il Giro delle Regioni e il Giro del Veneto. Si corre qualche volta tra i pro’ (Coppi e Bartali, Giro di Sicilia, Adriatica Ionica Race), ma rispetto ai team stranieri la programmazione dei nostri è basata su altre premesse. Se all’estero spesso li tengono a freno per impedire loro di allenarsi troppo fra una corsa e l’altra, qui la sensazione è che si stia più spesso col pedale abbassato e si vada a correre anche in prove di basso contenuto tecnico semplicemente per sommare vittorie.

Per Strand Hagenes, bandiera della Jumbo Visma Development, ha disputato finora 22 giorni di corsa: 6 in prove di un giorno (compreso il campionato nazionale a crono), altri 16 suddivisi in 4 corse a tappe.

Nel 2015 Ciccone è stato il miglior U23 italiano ed è passato con la Bardiani, restandoci per 3 anni
Nel 2015 Ciccone è stato il miglior U23 italiano ed è passato con la Bardiani, restandoci per 3 anni

Qualità e meno quantità

Difficile dire quale sia la cura, perché il problema ha diversi fronti. Mancano le corse a tappe: sarebbe molto lungimirante per RCS Sport investire una briciola dei propri guadagni sull’attività giovanile, magari facendo un passo verso la Federazione, anziché dare la sensazione di voler spremere il frutto fino a che non avrà più nulla da dare. Va bene l’internazionalità, ma in prospettiva sarà meglio rivincere il Giro con un nuovo Nibali o premiare l’Hindley di turno?

Sul fronte sportivo potrebbe far riflettere il fatto che su circa 37 corse, nel 2022 la tedesca Auto Eder degli juniores finirà col disputarne solo 5 in Germania.

Allora forse sarebbe auspicabile che le nostre continental riuscissero a capire quale sia davvero la loro missione e avessero il coraggio di lasciare le gare regionali e le nazionali ai team U23 e cominciassero a girare per l’Europa in cerca di scontri di alto livello. Riducendo il numero delle gare (contenendo così anche i costi) e prevedendo nel mezzo dei periodi di allenamento in cui i corridori possano recuperare, imparare e costruire. Forse così non se ne andranno. O prima di farlo ci penseranno due volte.

EDITORIALE / La tappa della discordia e il ciclismo che cambia

27.06.2022
6 min
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Ha ragione Marco Selleri. La terza tappa del Giro d’Italia U23, da Pinzolo a Santa Caterina Valfurva, ha scatenato un processo degno di uno studio televisivo. Distanza di 177 chilometri, dislivello di 5.000 metri con Tonale, Aprica e Mortirolo. Ha vinto Leo Hayter in 5 ore 10’49” alla media di 34,186 (in apertura, foto ExtraGiro-Isolapress), come era previsto della tabella di marcia che indicava un range fra 33 e 37 orari.

E’ chiaro che, a fronte del tempo di Hayter, vada annotato anche quello dell’ultimo: Christian Danilo Pase della Work Service, all’arrivo in 6 ore 14’57” (distacco di un’ora 04’08”). Dato che tutti hanno dovuto sobbarcarsi anche un trasferimento di 50 minuti, è chiaro che le ore di sella siano state oggettivamente tante.

La tappa di Santa Caterina Valfurva ha evidenziato enormi differenze in gruppo (foto ExtraGiro – Isolapress)
La tappa di Santa Caterina Valfurva ha evidenziato enormi differenze in gruppo (foto ExtraGiro – Isolapress)

Italiani cercasi

Dei corridori italiani si sono perse le tracce. Per trovare i primi tre bisogna andare alla 14ª posizione con Piganzoli (Eolo) a 9’27” poi alla 19ª, dove si incontrano Meris (Colpack), Raccani (Zalf) e Germani (Fdj) che però in precedenza aveva tirato per i compagni Gregoire e Martinez all’attacco. Il loro distacco è stato di 13’45”.

E qui è scattata la discussione. Sul posto, per chi c’era. Sui social, per gli altri. Non è semplice interpretare la disfatta, perché di base hanno ragione tutti. Ciascuno ha il suo punto di vista, anche se non tutti i punti di vista sono condivisibili. E qui si innesca il corto circuito.

La coppia francese in fuga dalla partenza: hanno osato troppo ma dato spettacolo (foto ExtraGiro – Isolapress)
La coppia francese in fuga dalla partenza: hanno osato troppo ma dato spettacolo (foto ExtraGiro – Isolapress)

Dibattito acceso

Davide Cassani osserva che le squadre italiane non vanno a confrontarsi all’estero, come le altre. Ma invece di fare autocritica, preferiscono puntare il dito sull’organizzatore che ha proposto una tappa troppo dura. 

Pino Toni, preparatore della Bardiani U23, sostiene che non si possa proporre una corsa così dura a un parterre come quello italiano, abituato ad altre difficoltà. E che se anche la tappa avesse avuto 3.500 metri di dislivello, il risultato finale non sarebbe cambiato. 

Il Giro d’Italia U23 non è una gara italiana, come l’Avenir non è una corsa francese. Sono prove internazionali di altissimo prestigio: le vincono i più forti e non strizzano gli occhi a nessuno. Il tempo in cui per avvantaggiare i corridori di casa si modificavano i percorsi è finito da un pezzo: aspettarsi che accada è un altro sintomo del problema.

E’ probabilmente un errore invece portare ragazzi di primo anno a corse così dure. Se rischia di esserlo per Gregoire e Martinez (abituati a un’attività superiore sin da juniores, che da tempo corrono senza la limitazione dei rapporti e che comunque si sono inchinati alla solidità dei rivali), figurarsi per gli italiani.

La direzione di corsa, a sinistra Fabio Vegni, sapeva di andare incontro a un giorno duro (foto ExtraGiro – Isolapress)
La direzione di corsa, a sinistra Fabio Vegni, sapeva di andare incontro a un giorno duro (foto ExtraGiro – Isolapress)

Declino invisibile

L’Italia è la culla del ciclismo, così come lo è dell’arte e della cultura. Poi vai all’estero e ti accorgi che hanno la metà del nostro patrimonio, ma lo valorizzano meglio. Siamo talmente pieni delle nostre certezze, da non accorgerci del declino.

Nel 2004 eravamo così convinti che il WorldTour non sarebbe mai nato, che ci misero dentro per il rotto della cuffia. Poi iniziammo a lamentarci perché ai mondiali U23 vincevano ragazzi abituati al professionismo e siamo ancora lì a parlarne. E adesso che la svolta continental ha impresso un cambio di marcia, come accade in tutti gli sport di elite in cui si accede al professionismo nella tarda adolescenza (non a caso l’UCI ha abolito la limitazione dei rapporti fra gli juniores), il tema è una tappa troppo dura. 

E’ giusto? E’ sbagliato? Questi ragazzi dureranno meno? Le domande sono tutte legittime, ma non essendoci risposte facilmente raggiungibilli, non è facendo finta di niente che si possa gestire la situazione.

Felix Engelhardt della continental KTM, 6° finale e 10° a Santa Caterina a 6’57” (foto ExtraGiro – Isolapress)
Felix Engelhardt della continental KTM, 6° finale e 10° a Santa Caterina a 6’57” (foto ExtraGiro – Isolapress)

Il mondo del lavoro

Le squadre di dilettanti, in cui i ragazzi vengono seguiti come figli, avrebbero ancora senso se ci fossero dei grandi team italiani per dare continuità al lavoro. La continental deve preparare al mondo del lavoro ed essere agganciata a una WorldTour: se non accade, c’è un problema.

L’Italia del ciclismo è come una vecchia casa gloriosa, con i muri pieni di affreschi che raccontano storie bellissime. E’ la Reggia di Caserta, più imponente di Versailles ma tenuta peggio, che nessuno si sognerebbe di modificare per ospitarvi uffici che abbiano bisogno di tecnologia e modernità. Invece siamo lì a pensarci. Aggiungiamo piani. Ampliamo stanze. Sfondiamo pareti. Cambiamo destinazioni d’uso, senza renderci conto da un lato di essere bloccati per mille vincoli e dall’altro di comprometterne la solidità.

La fortuna di altri Paesi, che non hanno mai avuto tanta ricchezza, è aver costruito tutto dal nuovo. Senza vincoli, mettendo dentro solo quello che effettivamente serve.

Dopo le fatiche del Giro e un 2022 correndo in tutta Europa, Germani ha raccolto i frutti al campionato italiano (foto Benati)
Dopo le fatiche del Giro e un 2022 correndo in tutta Europa, Germani ha raccolto i frutti al campionato italiano (foto Benati)

L’esempio di Germani

Tredici continental sono troppe, soprattutto perché non fanno un’attività all’altezza. Un invito alla Coppi e Bartali e alla Adriatica Ionica Race, quando va bene al Giro di Sicilia e poi? E poi le solite corse. Quanti ragazzi delle continental a fine anno saranno andati all’estero contro i pari età stranieri? Si contano sulle dita di mezza mano. Poi arriva il Giro e speriamo di brillare? Non è realistico.

Lorenzo Germani, fresco campione italiano U23, quest’anno ha corso in Francia, Belgio, Repubblica Ceca e in Italia. Ha preso schiaffi, ma al momento giusto ne ha dati.

Si può fare attività U23 senza essere continental? Si può fare. Per scovare e lanciare i talenti migliori, anche se alla fine ne godranno altri. Senza contare le vittorie e senza promettere la luna agli sponsor, sacrificando ad essa il futuro dei ragazzi. Servirebbe un tavolo di lavoro condiviso, con la Federazione a tirare le file, per incastrare al meglio le esigenze di tutti, sgombrando il campo dalle pretese meno realistiche.

Il nostro giardino

La nostra ricchezza non merita di essere svilita dall’assenza di visione. Però bisogna che tutti facciano la loro parte. Occorre una più ampia partecipazione alla vita federale e a quella internazionale, quando vengono prese le decisioni più importanti, altrimenti è inutile lamentarsi. Invece si guarda spesso al proprio giardino senza sapere cosa ci sia fuori. Come nella vita di tutti i giorni, in cui a decidere sono quelli che nella politica hanno trovato un mestiere. Gli altri si lamentano, ma non vanno neanche a votare. E se qualcosa non va, la colpa è degli altri.

Dal 2023 Shimano Italia distribuirà la gamma Continental

15.06.2022
3 min
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A decorrere dal prossimo 1° gennaio 2023, Shimano Italia distribuirà i prodotti del brand tedesco Continental relativi alla bicicletta. Tutti i rivenditori specializzati del nostro paese avranno dunque così la facoltà di ordinare direttamente dal catalogo Shimano Italia gli pneumatici da corsa, quelli riservati alla Mtb, ma anche i prodotti che Continental dedica al gravel e urban. 

La Dogma F di Van Baarle vittoriosa alla Roubaix montava coperture Continental Grand Prix 5000 S
La Dogma F di Van Baarle vittoriosa alla Roubaix montava coperture Continental Grand Prix 5000 S

Superato il test Roubaix

Parlando più strettamente di prodotto, la gamma Continental Bicycle Tyres include l’apprezzato pneumatico per ciclismo su strada Grand Prix 5000. Quello che ha “accompagnato” Van Baarle e la sua Pinarello Dogma F al successo in occasione dell’ultima Parigi-Roubaix. Ci sono anche le coperture specifiche per il gravel della linea Terra e gli pneumatici specifici per “l’offroad” sviluppati utilizzando la tecnologia Gripology (la scienza dell’aderenza), sviluppata in strettissima collaborazione con alcuni dei migliori atleti professionisti in circolazione. Inoltre, non va dimenticato che in tema di sostenibilità, lo pneumatico Urban TaraxagumTM di Continental, creato mediante l’impiego di gomma di tarassaco, continua a ricevere riconoscimenti internazionali proprio per il suo approccio pionieristico al tema “green”. 

La nuova sede di Shimano Italia a Rho, Milano
La nuova sede di Shimano Italia a Rho, Milano

150 anni di esperienza

«Poter aggiungere la gamma di pneumatici per ciclismo Continental al nostro portfolio di brand in distribuzione commerciale – ha dichiarato Eduardo Roldan, il Managing Director di Shimano Italia – rappresenta per noi una grandissima opportunità, di cui siamo realmente orgogliosi. I prodotti Continental sono sempre stati sinonimo di alta qualità e non c’è alcun dubbio che si adattano perfettamente alla nostra offerta. Non vediamo l’ora di incominciare a lavorare insieme per il rafforzamento del marchio Continental sul nostro mercato. L’obiettivo sarà di rendere gli stessi prodotti ampiamente disponibili sia per i rivenditori sia, conseguentemente, per i consumatori. I nostri rappresentanti sono già a disposizione dei rivenditori per qualsiasi necessaria informazione».

Marco Cittadini (PR, Communication & Sport Marketing Coordinator Shimano Italy)
Marco Cittadini (PR, Communication & Sport Marketing Coordinator Shimano Italy)

«Siamo orgogliosi di aver affidato la distribuzione dei nostri prodotti ad un partner riconosciuto come Shimano Italia» ha ribattuto Felix Bremer, Head of Sales EMEA di Continental Bicycle Tyres. «La fiducia che la stessa Shimano Italia ripone in noi rappresenta il segnale che siamo sulla strada giusta nello sviluppare i nostri prodotti. Questo è una bella motivazione per sviluppare ulteriormente tutta la gamma di alta qualità».

Continental è un brand di riferimento mondiale per la produzione di pneumatici per biciclette, settore nel quale “conta” ben con 150 anni di esperienza. Tutti gli pneumatici Continental nascono nel centro di sviluppo a Korbach in Germania, e molti degli stessi sono completamente “Handmade in Germany”. 

Shimano

Continental

Ganna, Viviani e Pidcock: le loro bici per la Sanremo

19.03.2022
6 min
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Abbiamo assistito alle operazioni preliminari per il set-up delle bici Pinarello Dogma F Disc del Team Ineos-Grenadiers, in vista della Milano-Sanremo 2022. Matteo Cornacchione e lo staff dei meccanici puliscono le bici, montano i componenti richiesti dai corridori ed eseguono gli ultimi controlli. Tutto deve essere perfetto.

Lavaggio, controllo e set-up dopo la sgambata del mattino
Lavaggio, controllo e set-up dopo la sgambata del mattino

Soluzioni in comune

Tutti gli atleti sono partiti con pneumatici tubeless Continental e la sezione scelta è quella da 28. La variabile è legata alle pressioni di esercizio, che dipende principalmente dal peso del corridore e dalle preferenze soggettive. Tutti gli atleti Ineos usano i manettini in linea alla piega manubrio, non curvati all’interno. Tutte le Pinarello Dogma F Disc hanno un chain-catcher per evitare la caduta della catena tra le corone e la scatola del movimento centrale. A questo si aggiunge una sorta di spessore nella parte bassa del telaio, una sorta di salva fodero basso, lato catena. Tutti gli atleti utilizzano la medesima scala pignoni, ovvero 11-30.

La Dogma F di Ganna

Ganna utilizza una taglia 59,5 e la bici configurata per la Milano-Sanremo 2022 è la numero 1 (tra quelle di TopGanna). Il campione del mondo a cronometro utilizza una sella Fizik Arione R1, con rails in carbonio. Il manubrio è full carbon Most, con stem da 130 millimetri e largo 40 centimetri. L’attacco manubrio è in battuta sullo sterzo

Ganna ha optato per le ruote C60 Shimano Dura-Ace, con cerchio tubeless. Gli pneumatici sono i Continental GrandPrix 5000S TR, con sezione da 28. La pressione di gonfiaggio varia tra le 5 e 5,5 atmosfere. Il doppio plateau anteriore 54-39, mentre i pignoni hanno la scala 11/30. La guarnitura è Shimano Dura-Ace, ma della versione ad 11v e comprende il power meter (vecchio modello). Le pedivelle sono lunghe 175 millimetri. Nel complesso la trasmissione è Shimano Dura-Ace 12v.

La bici di Viviani

Anche Elia Viviani usa una Dogma F Disc, nella misura 53. Un set-up molto simile a quello di Ganna, per cockpit, ruote e coperture. Il manubrio integrato è in battuta sullo sterzo, senza spessori. La sella è una Fizik Arione, ma nella versione 00, la più leggera e con un’imbottitura risicata.

E’ molto interessante la scelta dei rapporti, perché il corridore veneto userà i pignoni con scala 11-30 e le corone 52-36. Una scelta non usuale per un velocista e considerando le tendenze attuali. La lunghezza delle pedivelle è di 172,5 e la guarnitura, misuratore incluso, si riferisce all’ultima release Dura-Ace.

Il setting di Pidcock

Il corridore britannico utilizza una taglia 46,5, con la trasmissione Shimano Dura-Ace 12v (53-39 e 11-30). Le pedivelle sono lunghe 170 millimetri, con la guarnitura e il power meter della versione Dura-Ace precedente a quella 2022. Il manubrio integrato ed in carbonio è il Most Talon Ultra (110×40). La sella è una Antares R1 di Fizik ed è piuttosto scaricata verso il retrotreno, un setting che ricorda quello usato nel cross. Tra lo stem e lo sterzo, Pidcock preferisce far inserire uno spessore di 1 centimetro. Passando al comparto ruote, ci sono le nuove Dura-Ace C50 tubeless. Anche in questo caso abbiamo le coperture Continetal da 28 millimetri di sezione.

Chioccioli 2022

Chioccioli e i ragazzi, un grido di dolore sul futuro

09.03.2022
5 min
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Qualche giorno fa, parlando del rapporto fra squadre continental e under 23, Renzo Boscolo ha citato anche l’esperienza di un suo collega, certamente non uno qualunque visto che si tratta di Franco Chioccioli, il vincitore del Giro d’Italia del 1991 oggi alla guida della Futura Rosini. Non potevamo non sondare la sua opinione al riguardo e come eravamo abituati al tempo delle sue gare, “Coppino” non le ha mandate a dire come è nel suo carattere.

Chioccioli sin dal 2003 gestisce un team che oggi ha una decina di ragazzi tesserati. Potrebbero sembrare pochi, ma la verità è che ognuno di loro va seguito con la passione che merita: «Vengono un po’ da tutto il centro Italia, non solo dalla Toscana, in questo modo possiamo seguirli come si deve. E’ chiaro che noi come tutti vogliamo vincere, ma alla loro età il ciclismo è e deve restare anche divertimento».

Nella cronometro di Casteggio, Chioccioli mette il sigillo sul Giro del ’91
Nella cronometro di Casteggio, Chioccioli mette il sigillo sul Giro del ’91
L’inizio di stagione è stato caratterizzato da molte polemiche per la gestione dell’attività dilettantistica, con una contrapposizione sempre più marcata fra formazioni continental e U23…

Le lamentele ci sono sempre state, il problema è che non c’è una divisione marcata come ci dovrebbe essere. Se sei professionista dovresti correre fra i pro’, ma questo significherebbe spendere più soldi. Che un team continental sia presente alle gare internazionali ci sta, anche alle nazionali, ma che venga a togliere spazi e premi in quelle regionali un po’ meno. Il fatto è che si partecipa dove si può…

E’ un problema di calendario?

Anche. In fin dei conti una squadra continental può correre anche all’estero, ma non hanno il budget per farlo, allora cercano spazi altrove. Dico solo che per i loro ragazzi che guadagno ci può essere in termini di crescita nel correre gare regionali?

Futura Rosini 2018
La Futura Team Rosini esiste dal 2003, Chioccioli ha curato la crescita di molti ragazzi. Qui una foto Facebook del 2018
Futura Rosini 2018
La Futura Team Rosini esiste dal 2003, Chioccioli ha curato la crescita di molti ragazzi. Qui una foto Facebook del 2018
C’è anche chi dice però, come Bartoli, che tante lamentele sono ingiuste e che ai tempi suoi e tuoi si cresceva perché si affrontavano i più “vecchi” e smaliziati…

Era un altro ciclismo. Allora torniamo al dilettantismo di una volta, quando potevi restare tale fino a 30 anni. Io mi ricordo che affrontavo Fedrigo che ne aveva 35 o i fratelli Veltro di 30… Per certi versi Bartoli ha ragione: che cosa puoi imparare correndo con gente della tua età? Certamente non sono più smaliziati di te… E’ tutto il sistema che andrebbe rivisto.

Facendo un paragone con i tuoi tempi, i ragazzi di oggi li vedi applicarsi?

Dipende da persona a persona, come avveniva allora. C’è chi fa davvero la vita del corridore e chi è un po’ più per aria. Quel che noto è che i giovani maturano più tardi.

Tommasini 2015
Fabio Tommasini primo al Gp Menci 2015. Quel giorno finì 5° Pierpaolo FIcara, poi passato pro’ e valido biker
Tommasini 2015
Fabio Tommasini primo al Gp Menci 2015. Quel giorno finì 5° Pierpaolo FIcara, poi passato pro’ e valido biker
Questo però va contro la tendenza attuale che vuole squadre e procuratori andare a caccia di talenti sempre più giovani. A te piace questo “effetto Evenepoel”?

Scusate, ma qui apro una polemica: guardiamo bene quello che Evenepoel ha fatto, è diventato davvero quello che pensavano? Ha vinto, sì, ha avuto le sue traversie, certo, ma tanti hanno vinto quel che ha vinto lui… Era un fenomeno da junior, ma il mondo dei pro’ è altra cosa. Magari vincerà anche un Giro o un Tour, si vede che ha tutte le possibilità, ma solo il tempo potrà dire se è davvero quel campionissimo che si dice. Il problema è che però si vuole tutto e subito, non si è disposti ad aspettare e così perdi potenziali enormi, perché un corridore si crea pian piano, con l’esperienza, anche con le sconfitte. Così invece passano tutti troppo presto e la maggior parte prende scoppole, si deprime e molla.

Sono principi che applichi con i tuoi ragazzi?

Assolutamente sì, io penso che la loro crescita debba essere graduale attraverso le esperienze personali, non quelle di altri, perché è chiaro che altrimenti devi appoggiarti a chi ne sa di più, ma così non emergi. Poi non dimentichiamo una cosa: quando si parla di ragazzi di 18-19 anni siamo alle prese con la scuola e tanti, per passare prima, la lasciano da parte commettendo un errore gravissimo. Mi dispiace, ma non riesco a essere ottimista vedendo ciò.

Chioccioli 2021
Dopo trent’anni dalla sua vittoriosa scalata del Pordoi, Franco ci è tornato in veste di cicloturista
Chioccioli 2021
Dopo trent’anni dalla sua vittoriosa scalata del Pordoi, Franco ci è tornato in veste di cicloturista
Secondo te qual è lo stato di salute del ciclismo italiano?

Decisamente non buono, non vedo tanti corridori di livello, soprattutto non vedo gente capace con i suoi successi di trascinare la gente. Il ciclismo sta diventando uno sport di nicchia e per rilanciarlo bisognerebbe lavorare alla sua base. Vorrei una Federazione che valorizzasse le società che lavorano con i bambini: qui in Valdarno ai miei tempi ce ne erano 7, ora neanche una e chi mantiene la sua attività lo fa pescando nella Mtb. I problemi ci sono perché si parte male dal basso. Un’altra cosa: per uniformarsi a quel che avviene all’estero stanno tagliando tutte le categorie giovanili che erano un vanto e uno strumento di crescita fondamentale per noi, ma si può?

Damilano: «Bartoli ha ragione, ma 13 continental sono troppe»

07.03.2022
4 min
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Come ha scritto di recente su Facebook, Beppe Damilano ha avuto il piacere di guidare per due anni Stefano Garzelli fra i dilettanti, ma per chi è dotato di buona memoria, la sua Brunero-Bongioanni è stata per anni la squadra di Marco Bellini, Claudio Ainardi, Giovanni Ellena, Fulvio Frigo, Andrea Paluan e da un certo punto in poi anche di Gianluca Tonetti, tornato dilettante dopo cinque stagioni tra i professionisti. Non esistevano ancora gli under 23, ma bussavano alla porta.

Damilano è il secondo da sinistra, al via della stagione 2022
Damilano è il secondo da sinistra, al via della stagione 2022

La provocazione di Bartoli

Erano gli anni di cui parlava Bartoli qualche giorno fa. Quelli in cui il ragazzino di talento cresceva più in fretta confrontandosi con gente più esperta e solida fisicamente. Quello che mancherebbe oggi in un movimento giovanile che sta alla larga dai confronti… scomodi.

«Michele non ha torto – dice Damilano – battere i vecchi era un bell’insegnamento, anche se in quegli anni i vecchi non insegnavano ai giovani solo belle cose, però è vero che quando arrivò Tonetti, alzò il livello di parecchio. Quando il presidente mi ha fatto leggere l’intervista di Bartoli, ho cercato di ricordare come fosse in quegli anni. C’erano buoni corridori in tutte le squadre, oggi invece sono tutti concentrati nelle continental. E quando vengono nelle corse più piccole ci schiacciano. Un po’ quello che succede al Giro d’Italia, quando le professional non riescono a stare dietro alle WorldTour, tale è la differenza di livello. Sabato eravamo al Memorial Polese e il massimo che siamo riusciti a fare è un sesto posto (con Tommaso Rosa, ndr) e se questo è il massimo cui possiamo ambire, non è una prospettiva che mi piace tanto…».

Estate 2021, foto di gruppo per tutti i ragazzi della Rostese
Estate 2021, foto di gruppo per tutti i ragazzi della Rostese

Paradiso Rostese

Damilano oggi è alla Ciclistica Rostese, realtà storica del ciclismo piemontese: una società con un vivaio che parte dai giovanissimi e arriva agli under 23 con un entusiasmante fiorire di giovani atleti. A suo modo, la sua è una di quelle squadre che si vedrebbe penalizzata dalla presenza massiccia delle continental.

«Tredici continental sono troppe – va avanti il piemontese – perché se la politica è che prendono loro tutti i migliori, cosa fanno le squadre dei dilettanti? Quello che a me onestamente fa paura è che continuando così, facciamo morire un settore giovanile che è sempre stato il nostro fiore all’occhiello. Parliamo di una trentina di squadre che potrebbero chiudere i battenti, lasciando liberi 300 corridori e soprattutto chiudendo la porta in faccia agli juniores che faranno sempre più fatica a trovare uno sbocco fra gli under 23. La Rostese ha tutte le categorie e tutte le discipline. Abbiamo la pista chiusa per fare mountain bike al sicuro. E’ un piacere lavorare così, ma serve una tutela superiore».

Correndo in Francia, la Rostese si è trovata più volte con dei professionisti in gruppo (foto Camille Richard)
Correndo in Francia, la Rostese si è trovata più volte con dei professionisti in gruppo (foto Camille Richard)
Che cosa proponi?

Ne ho già parlato con il presidente Dagnoni. Ho suggerito di ridurre il numero delle continental e soprattutto bisogna stabilire che per diventarlo, si deve avere un numero minimo di punti. E poi, visto che vogliamo uniformarci al resto del mondo, facciamo che lo stipendio minimo per un corridore continental sia di mille euro al mese. Così si vede quanti possono o hanno davvero vantaggio ad andare avanti. E poi bisogna che i dilettanti più forti, non solo quelli delle continental, possano correre con i professionisti.

All’estero questo succede regolarmente.

Esatto. Siamo stati a correre per sei volte in Francia e c’erano dilettanti e professionisti insieme. Che ci pensi la Federazione a portarli, ma bisogna che qualcosa si faccia (in realtà, se si trova scomoda la convivenza con le continental, il confronto con i pro’ potrebbe essere ben peggiore, ndr).

La Rostese corre con bici Guerciotti (foto Nicolas Mabyle/DirectVeo)
La Rostese corre con bici Guerciotti (foto Nicolas Mabyle/DirectVeo)
Perché dici che le squadre piccole rischiano di smettere?

Sento i miei colleghi. Ormai andare a una corsa lontano da casa è un impegno notevole. I chilometri con il gasolio che costa un occhio. Gli hotel, perché ormai nessuno ti ospita più. Risultati neanche a parlarne. Poi magari tiri fuori un bel corridore, arriva la continental e te lo porta via. Se devono esistere, che vadano a correre tra i professionisti.

E se non le invitano?

Non può essere un nostro problema, anche se di fatto lo è. A che cosa serve essere continental, se poi fanno solo le corse dei dilettanti e pagano i corridori anche meno di noi? Ho parlato con Dagnoni: così com’è, il sistema non funziona.