Draft Nba 2021

E se il ciclismo imitasse i draft dell’Nba?

17.08.2021
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Che cosa direbbe il mondo del ciclismo professionistico se adottasse un sistema almeno simile a quello del draft dell’Nba? Servirebbe a mettere ordine nell’ingaggio dei giovani (diciamo fino ai 23 anni) per le squadre WorldTour, ma il discorso è decisamente complesso, vediamo di affrontarlo per tappe.

Abbiamo già avuto modo di chiarire come il ciclismo professionistico stia vivendo una profonda “crisi di crescita”. Lo sport delle due ruote diventa sempre più un richiamo per le grandi industrie, gli ingaggi crescono a dismisura e le squadre puntano ad accaparrarsi prima possibile ogni talento, vero o presunto che sia. Il rischio è di bruciarli, questi talenti, in nome del “tutto e subito”, ma non solo.

Uae Vuelta 2021
Team come quello della Uae stanno monopolizzando il mercato: che cosa resta agli altri?
Uae Vuelta 2021
Team come quello della Uae stanno monopolizzando il mercato: che cosa resta agli altri?

Un calmiere

Stiamo assistendo sempre più all’allargamento della forbice fra chi ha tanti euro a disposizione e domina il mercato e chi fa fatica a sopravvivere, senza dimenticare che il WorldTour non è un sistema chiuso come quello dell’Nba cestistica, formato da 30 franchigie (sempre quelle, che non retrocedono mai, se non per fallimento), ma dietro ci sono vari altri livelli di attività, dalle professional alle continental.

Il sistema di scelte dell’Nba è come principio piuttosto semplice: i primi 14 posti sono riservati alle squadre che non hanno avuto accesso ai playoff dell’anno precedente. I loro posti vengono sorteggiati tramite una lotteria. Saranno loro a scegliere i migliori talenti, in modo da poter nel tempo avere una valida chance di crescita di livello qualitativo (sapendo naturalmente abbinare a questo una valida opera di mercato). Le altre 16 squadre, le qualificate, vengono messe in graduatoria, dalla peggiore alla migliore, in base al rapporto vittorie/sconfitte nella regular season.

Ayuso Giro U23 2021
Il caso di Ayuso, ingaggiato dalla Uae a stagione in corso, è indicativo di una certa mancanza di regole
Ayuso Giro U23 2021
Il caso di Ayuso, ingaggiato dalla Uae a stagione in corso, è indicativo di una certa mancanza di regole

A tempo determinato

Dopo le prime 30 chiamate si ricomincia, ma qui le posizioni possono variare perché sono oggetto di contrattazione tra le franchigie, che inseriscono le scelte negli scambi fra giocatori. Guardando la storia dei “draft” che nel 2022 festeggeranno i 75 anni, si nota che il principio della ricerca del miglior equilibrio è stato salvaguardato, anche se alla lunga è chiaro che ci sono team più consolidati nella conquista dell’anello e altri molto meno. E’ sempre il dio denaro a comandare…

Come applicare tutto ciò al ciclismo? Innanzitutto si potrebbe partire da un rapporto vittorie/gare disputate, magari dando alle varie prove valori diversi in base alla loro importanza. Il corridore dovrebbe approdare al team che lo ha “chiamato” con un contratto almeno biennale per chi è all’ultima stagione U23, aumentando la durata in base alla più giovane età, ma lasciando aperta la porta a un “escape clause” pagando al team precedente un prezzo prestabilito.

Tour Avenir 2021
Il mercato degli U23 dovrebbe essere quello oggetto delle scelte, con uno sguardo sugli juniores
Tour Avenir 2021
Il mercato degli U23 dovrebbe essere quello oggetto delle scelte, con uno sguardo sugli juniores

La Nba e il “salary cap”

Teoricamente il sistema potrebbe anche funzionare, ma manca un fattore fondamentale: ogni team del WorldTour dovrebbe agire dovendo sottostare a un tetto salariale, il classico “salary cap”. Nella Nba ogni franchigia ha un limite di budget da utilizzare per gli stipendi, entro il quale dovrà gestire i contratti del suo team, dal grande campione all’ultimo degli ingaggiati. Valutando il ciclismo odierno, questo sarebbe probabilmente il boccone più difficile da far digerire ai vari team del WorldTour, considerando i contratti in essere per i vari Pogacar o Van Der Poel… Nel calcio ci hanno provato, ma senza grandi risultati. Si potrebbe forse ragionare, se non sul monte degli stipendi, sul monte dei punteggi Uci degli atleti tesserati?

Brian’s Bike, il negozio pensato come un’azienda

02.04.2021
6 min
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Dopo Francesconi con il suo punto di vista lombardo e All4Cycling che presidia la sponda varesina e soprattutto le vendite online, questa volta l’inchiesta di bici.PRO sul singolare momento del mercato della bicicletta si sposta nelle Marche e va ad incontrare Giulio Fazzini e il suo Brian’s Bike Shop di Ascoli Piceno. Il negozio ha da poco raddoppiato gli spazi, dimostrando che a fronte del momento critico causato dalla pandemia, tutto ciò che è legato alla bicicletta ed ha alle spalle un progetto ben fatto, riesce ad attraversarlo alla velocità della luce.

Giulio Fazzini, 37 anni, titolare di Brian’s Bike Shop
Giulio Fazzini, titolare di Brian’s Bike Shop

«Oggi i negozi sono aziende – spiega Fazzini, 37 anni e un passato da dirigente in una multinazionale – per cui quelli medio-piccoli sono destinati a soffrire. Va tutto programmato, altrimenti ti ritrovi a fare come alcuni che vendono le bici senza freni, semplicemente perché i freni non glieli hanno spediti. Il ritardo dipende indubbiamente dalle case madri, ma anche dalla programmazione. E credo che andrà avanti così per il prossimi 5-6 anni. Non fosse altro perché manca la materia prima. Non solo nel ciclismo, anche nel settore auto…».

Avete diversi marchi, da Trek a Specialized, passando per Pinarello: questo vi ha aiutato a dividere le… fatiche su più brand?

Di sicuro ha aiutato e soprattutto ha permesso di evidenziare le differenze fra un’azienda e l’altra. Il negozio monomarca oggi ha problemi, perché ci sono buchi di produzione per i quali non c’è rimedio. Ad oggi credo di poter dire che l’azienda che ha reagito meglio sia Trek, che ha anche il miglior gestionale.

Quando si è capito che stava per arrivare questa ondata di vendite?

In Europa il mercato trainante è quello tedesco e loro hanno riaperto dal lockdown della scorsa primavera con 2-3 settimane di anticipo rispetto a noi. Sentivo gente di lassù e tutti raccontavano di un incredibile boom della bici. Al contrario, parlo per conoscenza diretta, in Nuova Zelanda questo boom non c’è stato, semplicemente perché laggiù il Covid non è stato così pesante. Ora c’è da sperare che questo processo dia la svolta alla mobilità urbana in tutta Italia.

Il negozio è piuttosto ricco di modelli elettrici…

Perché i nuovi clienti si avvicinano a questo tipo di bici, anche se alcuni di loro sono poi passati alla bici tradizionale. Allo stesso tempo, la vendita delle bici da strada sta andando fortissimo. L’avvento del freno a disco ha spinto tanti a cambiarla e il processo non si ferma. Quel che è cambiato è l’approccio con lo sport, forse anche per l’assenza di Gran Fondo. Si pedala per il gusto di farlo, per stare meglio con se stessi, per il gusto di avere una bella bici.

Specialized è fra i marchi venduti Brian’s Bike
Specialized è fra i marchi venduti Brian’s Bike
Ma le belle bici costano un occhio della testa…

E proprio per questo, il credito al consumo è bassissimo. Ci siamo strutturati, facendo accordi con più di una finanziaria. ci siamo imposti di offrire le migliori condizioni, mettendoci nei panni dei clienti. Chi non trova la bici economica, deve poterne comprare una migliore senza svenarsi. Detto questo, di gente che ha soldi da spendere onestamente ne vedo davvero tanta.

Infatti il target delle vostre bici è elevato.

E’ sempre stato così. Le bici da comprare ci sono, il problema semmai sono le misure. Facciamo da sempre programmazione a 400 giorni, pagando cifre importanti ogni mese, dai 150 ai 200.000 euro. Come si diceva prima, devi strutturarti come azienda, uscire dalla logica del negozio.

Come mai avete scelto di ingrandirvi proprio adesso?

Era in programma da prima ed è stato il miglior investimento degli ultimi mesi. Ho letto l’intervista in cui Ermanno Leonardi di Specialized suggerisce l’apertura di negozi specifici per l’elettrico: è un’idea, ma dipende da come sei strutturato.

Ci avete pensato anche qui?

Noi abbiamo qui tutto quello che serve. Una bici elettrica costa dai 3.000 euro in su, vendiamo soprattutto delle full. Devi saperci mettere le mani, i miei dipendenti continuano a fare corsi. Tutti possono comprare un motore nuovo o una batteria, diverso è garantire un buon servizio. Ed è proprio questo finora che ci ha permesso di fare la differenza. Nel raggio di 150 chilometri, quindi da parecchie altre province, siamo diventati il riferimento.

L’officina, con Marino e Marco, in questo periodo strapiena di bici
L’officina, con Marino e Marco, in questo periodo strapiena di bici
Quanto durerà tutto questo?

Non è un’onda che si fermerà tanto presto, anche se non abbiamo una dimensione reale. Proseguirà. Verranno fuori più noleggi e presto o tardi salteranno fuori anche le bici da metterci. La gente sta investendo. Anche noi facciamo noleggio, che richiama il nuovo cliente. Ecco cosa facciamo. Ti diamo la bici, la provi, paghi 50 euro a ogni noleggio e l’importo che hai versato te lo scaliamo, se decidi di comprare la bici che hai usato. Funziona. E c’è un bel movimento.

In che modo il negozio diventa community?

Non abbiamo un gruppo sportivo, non ci interessa. In passato organizzavamo dei test day, oggi è più complicato avere le bici. Ma il negozio è un porto di mare, sempre pieno di gente. Siamo il punto di riferimento.

Un totem di Trek permette di rilevare le quote antropometriche e di ordinare la propria bici
Un totem di Trek permette di ordinare la bici su misura
In che modo il professionismo è trainante per un negozio?

Il cliente arriva con la foto del professionista e vuole il prodotto che sta usando. Da quando è esploso Van der Poel, tutti vogliono il casco Abus. E per lo stesso motivo, prenderei volentieri le bici Canyon, se non le vendessero soltanto online.

Tira solo il prodotto straniero?

No, in alcuni si sta svegliando anche la voglia di Made in Italy. Aziende davvero italiane che lavorino bene sono poche, ma è bene averne in casa i prodotti. Guai far andare via un cliente insoddisfatto.

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Velocisti più forti: tutti i contratti in scadenza

28.03.2021
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C’è una corsa nella corsa di cui ti accorgi (forse) andando alle partenze e osservando i movimenti dei procuratori: è la corsa ai velocisti. Anche se il più delle volte e soprattutto in questi tempi di limitati contatti sociali, si svolge tutto online e lontano da occhi indiscreti.

Alla fine del 2021 scadono i contratti di tutti i velocisti più forti in circolazione (fa eccezione Demare, che ha prolungato fino al 2023) ed è risaputo che in questi casi si cerca di chiudere i discorsi entro la tarda primavera. Si parla di contratti pesanti e di corridori che in qualche caso hanno tenuto fede alle attese e altri che per colpa del Covid hanno portato magri bottini a casa, rendendo il rapporto costo/vittoria davvero esorbitante. Il guaio è che avendo questi ultimi la stagione 2021 per riscattarsi e contemporaneamente la necessità di chiudere presto il nuovo contratto, le trattative saranno ancora più complesse e probabilmente richiederanno uno slittamento in avanti. Dove per una volta aspettare conviene al corridore più che al team manager interessato.

Abbiamo voluto aggiungere al loro profilo anche il conteggio dei follower su Instagram. Sembrerà strano ma forse neppure troppo, che per le società e i loro sponsor si tratti di un valore aggiunto importante.

Difficile considerare Sagan come un semplice velocista: qui 1° a Roubaix nel 2018
Difficile considerare Sagan come un semplice velocista: qui 1° a Roubaix nel 2018

Sagan, un caso unico

Scade il contratto principesco di Peter Sagan e parrebbe che alla Bora-Hansgrohe non facciano salti di gioia all’idea di confermare un impegno stimato attorno ai 6 milioni di euro. Il Sagan che nel 2020 ha centrato soltanto la vittoria del Giro e ha comunque una dote 1.800.000 follower su Instagram, ha ripreso la stagione lavorando sodo, scrollandosi di dosso il Covid e ricominciando a vincere ieri al Catalunya (foto di apertura). Nel novero degli uomini veloci, in realtà, Peter è il meno velocista e il portatore di un’immagine che va oltre il risultato. Resta però il fatto che nel primo anno (2017) alla Bora-Hansgrohe, centrò 12 vittorie, fra cui il mondiale. Nel 2018 vennero 8 vittorie fra cui Gand-Wevelgem, Roubaix e tre tappe al Tour. Nel 2019, 4 vittorie con una tappa al Tour. E nel 2020 la tappa di Tortoreto al Giro. Il nuovo contratto dello slovacco sarà firmato sulla fiducia o i base all’andamento dei risultati?

Venerdì la caduta ad Harelbeke che è costata lo scafoide a Gaviria, in piedi sulla sinistra
Venerdì la caduta ad Harelbeke è costata lo scafoide a Gaviria, in piedi sulla sinistra

Gaviria, bel mistero

Scade anche il contratto di Fernando Gaviria, che si è appena rotto lo scafoide cadendo al Gp E3-Saxo Bank di Harelbeke. Il colombiano, che a causa del suo essere schivo ha… appena 388.000 follower su Instagram, è arrivato al Uae Team Emirates forte delle palate di vittorie ottenute alla Deceuninck-Quick Step. Furono 14 nel 2017, fra cui 4 tappe al Giro d’Italia. Scesero sia pure di poco nel 2018: 9 ma con due tappe al Tour de France. Passato alla Uae, ha vinto 6 corse nel 2019 con la tappa del Giro per squalifica di Viviani a Orbetello. Mentre lo scorso anno le vittorie sono state 5, ma di basso profilo. Voci interne alla squadra non sono convintissime della conferma e l’infortunio in Belgio complica il suo ritorno ai massimi livelli: dovrà restare fermo per tutto aprile, poi si ragionerà sulla sua presenza al Giro.

Elia Viviani è tornato in gruppo al Uae Tour 2021
Elia Viviani, in gruppo al Uae Tour 2021

Viviani, rabbia cercasi

Un altro grande nome in cerca di conferme o nuovi lidi è il nostro Elia Viviani, 222.000 follower su Instagram. Durante un’intervista con il cittì azzurro Marco Villa, proprio ragionando di lui e delle sue difficoltà, emerse che l’ambiente della Deceuninck-Quick Step fosse il migliore, ma l’offerta della Cofidis fosse stata così alta da non poter dire di no. Si corre per mestiere e per cambiarsi l’esistenza e i bilanci si fanno alla fine, tuttavia la scelta fra l’ingaggio più alto e l’ambente migliore è da sempre una delle più dibattute. E’ evidente che la Cofidis non sia soddisfatta della situazione e la scelta di portarlo via dal Belgio per farlo correre a Cholet può avere due letture che portano entrambe nella stessa direzione: ottenere vittorie, finora mai arrivate, pagate profumatamente. Intendiamoci, Elia è un professionista super serio, ma le cose non ingranano. Il suo programma 2021 è sontuoso, fra Giro e Olimpiadi, e magari il fastidio di questi giorni potrebbe trasformarsi un un’utile molla.

Prima tappa della Parigi-Nizza a Saint Cyr L’Ecole per Sam Bennett
Prima tappa della Parigi-Nizza a Saint Cyr L’Ecole per Sam Bennett

Bennett, chi offre di più?

Il re dei velocisti, Sam Bennett con i suoi 122.000 follower e le già 4 vittorie nel 2021 è forse il più accreditato per rimanere alla Decenunick, che avrebbe già puntato tutto su Fabio Jakobsen se l’incidente al Giro di Polonia dello scorso anno non avesse fermato drammaticamente il giovane olandese. In più Bennett ha la capacità di tenere duro sui percorsi più impegnativi. Pertanto, a meno che tenere Alaphilippe non comporti un esborso troppo oneroso per Patrick Lefevere e che qualcuno non arrivi con tanti soldi per portare via l’irlandese, c’è da pensare che Bennett possa restare dov’è. Chissà se il suo enoturage lo farà ragionare sul fatto che tutti i velocisti che abbiano lasciato quel gruppo negli ultimi anni siano stati costretti a ridimensionare le pretese. Sul perché si potrebbe ragionare a lungo.

Giacomo Nizzolo ha iniziato il 2021 vincendo ad Almeria. E’ campione italiano e d’Europa
Nizzolo ha aperto il 2021 vincendo ad Almeria

Nizzolo, comanda il cuore

Un altro nome importante con la valigia in mano è Giacomo Nizzolo, che non vince tanto ma ultimamente porta a casa sempre trofei interessanti. Sistemati tutti gli acciacchi per la gioia dei suoi 62.400 follower, il lombardo nel 2020 ha portato a casa 4 vittorie: 2 prima del lockdown e 2 dopo. Queste soprattutto sono le più interessanti: il campionato italiano e il campionato europeo. Giacomo avrebbe potuto cambiare squadra già quest’anno, approfittando del fatto che il Team Ntt stava passando la mano alla Qhubeka-Assos, ma ha scelto di rimanere per attaccamento alle sorti del gruppo. Difficile immaginare, a meno di clamorose offerte in arrivo, che scelga di andarsene proprio ora. E’ la bandiera del team, che a sua volta si sta strutturando per sostenerlo al meglio negli sprint. Quest’anno ha già vinto malgrado un piccolo incidente in inverno.

L’ultima vittoria di Colbrelli al Tour d’Occitanie del 2020
L’ultima vittoria di Colbrelli al Tour d’Occitanie del 2020

Cosa vuole Colbrelli?

Sonny Colbrelli al Team Bahrain Victorious in apparenza ci sta bene e sarebbe per giunta riduttivo definirlo velocista, pur essendo molto veloce. Il clou della sua stagione è iniziato con l’Het Nieuwsblad e si protrarrà attraverso il periodo al Nord, in cui il bresciano dovrà confermare gli ottimi numeri già mostrati nel 2020. Con 31.000 su Instagram, ha vinto 3 corse nel 2019 e una nel 2020. E’ sempre sulla porta della grande vittoria e nel frattempo si è inserito nel gruppetto dei gregari di Landa, assieme a Caruso. A 30 anni potrebbe essere arrivato il momento di mettere un punto fermo sul tipo di carriera che vuole avere. Se da vincente, oppure in appoggio non già a uno scalatore, ma semmai a un altro cacciatore di classiche.

Fra le 4 vittorie 2020 di Bouhanni, una tappa al Tour de la Provence
Fra le 4 vittorie 2020 di Bouhanni, una tappa al Tour de la Provence

Chi vuole Bouhanni?

Nacer Bouhanni non è popolarissimo in gruppo e neppure si sforza di risultare troppo simpatico. I suoi 32.500 follower su Instagram stanno assistendo alla sua parabola con qualche punto di domanda. La Cofidis lo strappò alla Fdj alla fine del 2014 in cui aveva centrato 11 vittorie, fra cui 2 tappe al Giro e 2 alla Vuelta. Il punto di rottura non furono tanto i soldi (che arrivarono comunque con sei zeri), ma la scelta di Madiot di non portarlo al Tour, facendo sempre corsa per Pinot. Così l’ex pugile scelse la maglia rossa di Vasseur, ma in un calando clamoroso di risultati. Le 14 vittorie in 4 anni sono state un ben magro bottino da portare alla Arkea, con cui nel 2020 ha vinto 4 corse. Neanche la nuova squadra lo scorso anno lo ha portato al Tour, quest’anno si vedrà…

All’appello mancano uomini come Jakobsen, ma c’è da scommettere che la Deceuninck-Quick Step deciderà di restargli accanto. Degenkolb, che non è più un velocista. E il nostro Cimolai, punto di riferimento della Israel Start Up Nation, al bivio di una scelta molto dura: correre il Giro oppure aspettare a casa il momento in cui diverrà padre per la prima volta? Nella vita dei corridori ci sono passaggi che sfuggono alla normalità e vivendo con loro, accanto a loro si capisce anche il perché ciò accada.

Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019

Il capo disegna la Trek del futuro

08.11.2020
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Due settimane dopo la fine del Giro d’Italia, il capo è fresco reduce da una call con gli sponsor americani. Scherzando diciamo che c’è stato un tempo in cui quelli di Trek vincevano Tour a grappoli con l’americano, ma che poi è bastato un colpo di spugna per fargli sembrare un bel colpo anche il podio di Porte…

«Se è per questo – sorride Luca Guercilena – abbiamo preso Mollema e Pedersen senza spendere troppo e ci hanno vinto un Lombardia e un mondiale. Si prende quel che viene…».

Parlare con il manager della Trek-Segafredo è interessante per i suoi trascorsi da grande preparatore e il fatto di aver portato finalmente al Giro un certo Vincenzo Nibali, pur rispedito al mittente da giovani arrembanti, dall’anagrafe e da numeri da interpretare.

Jacopo Mosca, Giro d'Italia 2020
Contratto confermato per tutti i corridori in scadenza: qui Jacopo Mosca al Giro d’Italia
Jacopo Mosca, Giro d'Italia 2020
Contratto confermato per i corridori in scadenza: qui Mosca
Che opinione ti sei fatto?

Per me è stata una grande sorpresa vedere giovani così competitivi, a fronte di atleti di esperienza come Nibali, Fuglsang e Pozzovivo. C’è un fortissimo ricambio generazionale su cui riflettere. Prima sul piano fisiologico, poi su quello tattico. I ragazzi del Giro hanno fatto la differenza nella seconda settimana, mantenendo il vantaggio nella terza. Ora c’è da vedere come il mercato cambierà…

Perché dovrebbe?

Perché si comincia a essere vecchi a 30 anni. Vedendo poi quanto si dura…

Secondo Bartoli il fatto di durare poco non è automatico.

Se siamo in presenza di uno sviluppo fisiologico esasperato, si finisce come le ginnaste che durano poco. Ma concordo con Bartoli che tanta parte ce l’ha l’aspetto mentale. Contador sapeva che fisicamente poteva ancora dire qualcosa, ma era logorato mentalmente. Cancellara stessa cosa. Idem Bettini. Quando hai vinto tanto, la motivazione cala. Vero però che a vent’anni la reggi meglio, ma quanti ragazzi negli ultimi anni hanno smessi per lo stress?

Si fa un gran parlare dei portenti stranieri, ma se ci fosse stato Ciccone…

Sono d’accordo. Per come si era messo il Giro, Giulio sarebbe stato protagonista di sicuro.

Credi che Ciccone sia l’uomo su cui puntare per i grandi Giri?

Sono certo che abbia potenzialità di classifica per i Giri in cui l’importanza delle crono è relativa. Dispiace che non abbia potuto seguire il piano di aiutare Vincenzo e poi di andare alla Vuelta. Dove c’è salita, può fare la differenza. Ma al contempo deve imparare a gestirsi.

Antonio TIberi, Coppa Sabatini 2020
Antonio Tiberi, 19 anni, atteso al debutto: si è inserito molto bene
Antonio TIberi, Coppa Sabatini 2020
Tiberi, 19 anni, atteso al debutto
Quindi non sei a favore del processo al ciclismo italiano?

Quando viene a mancare una squadra di alto livello, è come avere un porto senza faro. Manca coordinamento, è una diaspora di talenti. E chi ha il carattere più italiano, si perde. E poi…

E poi?

Bastava che fosse venuto Caruso, sarebbe stato lì davanti a lottare. La gente vuole il campione che vince, ma in alcuni anni si sono vinti Giro e Tour senza scommetterci sopra un euro. Il ciclismo è diventato uno sport globale.

E questo, capo, cosa c’entra?

Il limite della nostra cultura è che a livello giovanile è tutto privato. In Gran Bretagna e Slovenia, invece, ci sono i piani del Governo. L’obiettivo è avere una popolazione sana, atletica e sportiva. Loro fanno crescere i ragazzi, da noi invece i privati vogliono un ritorno.

Come vi muoverete sul mercato?

Per scelta abbiamo riconfermato i corridori in scadenza, un gruppo solido. A proposito di giovani, inseriremo Tiberi. Poi faremo valutazioni attente.

Tiberi può essere uno dei super giovani di cui si parlava poco fa?

Tanti passano e non sopportano il cambio. Antonio per come lo vedo è tranquillo e pacato, ma ha chiaro quello che deve fare. Si è inserito come personalità, avendo partecipato ai ritiri. E’ corretto e ben accetto.

Un altro giovane di questo livello è Quinn Simmons, quello del tweet su Trump…

E’ forte, ma deve capire che tra i pro’ la differenza si fa negli ultimi 20 chilometri. Ha 19 anni, deve adattarsi. Però nella prima corsa in cui ha usato la testa, al Giro di Ungheria, è arrivato secondo. Deve maturare.

Non solo in bici, temiamo…

L’episodio del tweet sulla politica è l’esempio di come a un certo punto debbano capire che sono qui per correre e che, essendo personaggi pubblici, ogni loro gesto viene amplificato (Simmons aveva manifestato il proprio supporto al presidente Trump, in risposta a un messaggio scritto di una giornalista belga, che invitava i sostenitori del presidente americano a non seguirla più su Twitter. Simmons aveva salutato con un “bye” accompagnato da una manina di colore: simbolo che, usato in simili circostanze, ha connotazioni razziste. E per questo era stato sospeso dalla squadra, ndr).

Ha imparato la lezione?

A 19 anni è facile perdere il senso delle proporzioni. Per questo chi li gestisce deve stare attento. I giovani vivono tutto con leggerezza. Che è un bene, ma può ritorcersi contro.

Bardiani nuova strategia: sì a stranieri ed esperti

05.11.2020
4 min
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Tra le professional italiane, per ora, la Bardiani CSF Faizanè è la più attiva sul fronte del ciclomercato. Dieci nuovi innesti e una rosa che arriva a 22 corridori. La strategia sembra un po’ cambiata rispetto agli ultimi anni, in cui Bruno e Roberto Reverberi andavano a cercare quasi esclusivamente giovani o neoprofessionisti. Quest’anno infatti sono entrati in squadra anche Enrico Battaglin e Giovanni Visconti, quest’ultimo più che un veterano.

Bruno Reverberi, 74 anni, team manager della Bardiani
Bruno Reverberi, 74 anni

La perla Visconti

Visconti è senza dubbio il colpaccio. Corridore di calibro, esperto, dal palmares importante.

«Giovanni – racconta Bruno Reverberi – era già un po’ che voleva andare via. “Dai vengo con voi”, mi diceva al Giro. Dopo la corsa rosa ci siamo risentiti e siamo riusciti a mettere insieme, grazie agli sponsor, quello di cui avevamo bisogno. Siamo contenti di averlo preso. Noi storicamente abbiamo insistito sui giovani, ma forse ne avevamo troppi e ci serviva proprio una figura come quella di Visconti. Una persona a cui piace il suo mestiere, che può stare vicino ai ragazzi nelle corse e soprattutto durante la settimana».

Oltre a Visconti, come accennavamo, c’è il ritorno di Enrico Battaglin. “Battaglia” aveva trovato l’accordo già prima del Giro. Veniva da esperienze nel WorldTour ma non aveva brillato come aveva fatto ai tempi in cui vestiva proprio la maglia della Bardiani. Anche questa sarà una sfida e uno stimolo. Per squadra e corridore.

Al Giro i ragazzi di Reverberi hanno coperto 1.700 chilometri di fuga
Per la Bardiani 1.700 chilometri di fuga al Giro

Anche gli stranieri

Ma che l’aria sia cambiata lo dice anche l’ingaggio di due stranieri: Kevin Rivera, costaricano di 22 anni, e Johnatan Canaveral, colombiano di 24. Soprattutto Rivera si dice abbia dei valori in salita estremamente elevati.

«Abbiamo preso anche degli stranieri – continua Reverberi – perché il livello è altissimo da una parte e basso dall’altra. Oggi i migliori dilettanti passano nelle WorldTour e vanno a fare i gregari. Restano i dilettanti di seconda fascia, ma quelli di adesso poi nel professionismo fanno fatica. Una volta andavi a prendere i Pozzovivo, i Brambilla, i Colbrelli. Se non hai qualità è dura».

«Guardiamo ai risultati: cosa abbiamo vinto noi tre professional italiane? In Italia solo Visconti ha ottenuto un secondo posto al Giro, basta. Savio dice che vince, ma dove? In Malesa, Cina… anzi che quest’anno si è portato a casa una tappa dall’Argentina dove il livello è già diverso. L’unica possibilità che abbiamo è di metterci in mostra al Giro, alla Sanremo perché se dovessimo ripagare gli sponsor con i risultati sarebbe dura».

Due promesse

Un corridore che si potrebbe mettere tra i veterani, ma che certo non è “vecchio” è Andrea Garosio. Da dilettante lui era davvero bravo, poi si è perso un po’ tra WorldTour e infortuni. Ma il saggio manager emiliano rilancia su due giovani. Anzi, su un giovane e un giovanissimo: Samuele Zoccarato (22 anni) e Tomas Trainini (19 anni).

«Zoccarato è un bel corridore. Ha grinta, come piace a me. Quest’anno nell’ultima tappa del Giro d’Italia U23 è andato molto bene sul Mortirolo e Trainini l’ho preso per anticipare un po’ le WorldTour. Questo ragazzo era alla Colpack Continental, alla fine poteva fare, in Italia, un calendario molto simile a quello che posso proporgli io e così l’ho preso».

Tomas Trainini agli europei juniores 2019
Tomas Trainini agli europei juniores 2019

«Qui comando io»

In tanti anni Bruno ne ha avute di soddisfazioni. E’ stato il ponte tra il dilettantismo e il professionismo d’elite. Senza contare che la sua stessa squadra ne ha vinte di belle corse, ma certo Bruno è famoso anche per il suo carattere forte. E per questo chissà che non possa scontarsi con un corridore di personalità come Visconti.

«Ah questo è impossibile perché qui comando io e si fa come dico io. Se non ti sta bene quella è la porta. Con me è così. Tenni questo comportamento persino con Van Impe che aveva vinto il Tour. Vai a tirare gli, dicevo. “Perché?”, mi rispondeva lui. Perché te lo dico stasera, tu intanto vai davanti.

«Chi mi ha colpito in tanti anni? Giulio Ciccone. Sapevo che era forte ma non credevo così tanto. E le delusioni, beh quelle potete immaginarle voi…».