Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)

Uno sguardo al debutto di Scagliola e al mondo Lidl-Trek

14.03.2026
6 min
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Gabriele Scagliola è sulla strada di ritorno che dalle Marche lo sta portando verso casa, in Piemonte. Il corridore della Lidl-Trek Future Racing si trovava nel centro Italia per motivi scolastici. Dopo essere passato dal correre in un team juniores come la Rostese a una formazione di sviluppo WorldTour, anche il suo percorso di studi ha subito qualche adattamento (in apertura foto Sean Hardy). La scuola nella quale andava fino allo scorso anno, che si trovava dietro casa, non gli permetteva di trovare il giusto equilibrio tra attività under 23 e vita sui libri. 

«Con questo istituto nelle Marche riesco a seguire le lezioni online – ci racconta – ma una volta al mese devo andare in presenza, non è male come compromesso e inoltre sono al passo con lo studio. Quando mi sposto porto sempre dietro la bici, così la mattina vado a scuola, e nel pomeriggio pedalo».

Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola sta imparando a prendere le misure e vivere nel mondo Lidl-Trek (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola sta imparando a prendere le misure e vivere nel mondo Lidl-Trek (foto Sean Hardy)

Maturità e ciclismo

Per i ragazzi delle superiori è iniziato da pocoil conto alla rovescia, i fatidici 100 giorni alla maturità, e mentre il giovane Gabriele Scagliola cerca di spiegarci il nuovo format dell’esame ci accorgiamo che dal nostro ne è passato di tempo. Meglio non pensarci e scrivere. 

«Sono più tranquillo se penso all’esame di maturità che all’esordio con i professionisti – dice ridendo – anche se in realtà sono molto contento di come sono andate le prime corse. Due bellissime esperienze, in Portogallo e in Sardegna, rispettivamente al Figueira Champions e al Giro di Sardegna. Ero curioso di scoprire cosa vuol dire correre con i professionisti, stare in gruppo, l’andatura, lo stile di gara…».

Gabriele Scagliola, Lidl-trek Future Racing, Giro di Sardegna 2026, Trek, Santini
Scagliola in azione durante il Giro di Sardegna, prima gara a tappe con la Lidl-Trek
Gabriele Scagliola, Lidl-trek Future Racing, Giro di Sardegna 2026, Trek, Santini
Scagliola in azione durante il Giro di Sardegna, prima gara a tappe con la Lidl-Trek
E’ andata bene?

Passare dai 110, massimo 120 chilometri degli juniores fatti sempre a tutta, ai 200 chilometri delle prime gare di stagione non è stato facile. Quelle tre ore in più in bici però vengono gestite diversamente, banalmente fermarsi per un pausa bagno non mi era mai capitato. Sono cose che in televisione magari non vedi e quando sei lì rimani spiazzato, non ero nemmeno abituato all’idea che in corsa ci si potesse fermare.

Con i compagni come ti sei trovato?

La prima gara, a Valencia, l’ho fatta con il devo team. Poi in Portogallo ero con i professionisti e quindi con corridori come Verona, Skujins, Teutenberg, Kamna. E’ stato super emozionante essere in corsa con loro e davvero istruttivo. Banalmente tra un gara come il Gran Premì Valencia e Figueira passa un mondo. 

In che senso?

Correre con i professionisti, come fatto in Portogallo, vuol dire vivere certe dinamiche di gara in maniera più accesa. Alla base di tutto in gruppo ci va il rispetto, è normale che un ragazzo giovane debba portarlo verso chi ha maggiore esperienza. Anche se essere in gruppo e indossare una maglia importante dà sicurezza e fiducia, aspetti non banali. 

Gabriele Scagliola, Lidl-trek Figueira Champions Classic 2026, Trek, Santini
Gabriele Scagliola (in fondo a destra) alla Figueira Champions Classic ha fatto il suo esordio tra i pro’
Gabriele Scagliola, Lidl-trek Figueira Champions Classic 2026, Trek, Santini
Gabriele Scagliola (in fondo a destra) alla Figueira Champions Classic ha fatto il suo esordio tra i pro’
Hai corso anche al Giro di Sardegna, cinque giorni impegnativi?

Lì alla prima tappa ho preso una bella batosta. Ero in una giornata no, con una frazione lunga e impegnativa, ho sofferto parecchio. Una volta tornato in Hotel ero quasi demoralizzato, poi mi sono fatto coraggio, con il passare dei giorni è andata sempre meglio. 

C’è un aspetto che ti ha fatto capire l’importanza del percorso che hai intrapreso?

La cosa che mi fa rimanere sempre sconvolto è la grande attenzione ai dettagli che la squadra ha, anche nelle cose più piccole. A partire dall’organizzazione del bus, camper, o anche in corsa tra alberghi, ammiraglie e corridori. Lo staff e l’impegno che c’è mi lasciano sempre a bocca aperta.

Invece come step di crescita? Passare da una squadra juniores di club a un devo team non deve essere facile…

La mentalità che hanno in squadra mi piace un sacco, sono concentrati sulla crescita e non tanto sul puntare a singoli obiettivi già da giovani. Magari c’è qualche compagno più grande che deve entrare nel WorldTour e allora con lui la squadra punta al Giro Next Gen, o alla Roubaix ad esempio. Io quest’anno punto a crescere come persona, come atleta, in vista degli anni futuri. Infatti insieme allo staff abbiamo deciso di strutturare la stagione in modo tale da non esagerare durante l’inverno, pur mantenendo un volume molto alto di allenamento rispetto all’anno scorso. 

Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
La Lidl-Trek Future Racing si basa su principi differenti rispetto al WorldTour, ogni corridore può mettersi alla prova, crescere e migliorare (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
La Lidl-Trek Future Racing si basa su principi differenti rispetto al WorldTour, ogni corridore può mettersi alla prova, crescere e migliorare (foto Sean Hardy)
Quanto è cambiato il modo di allenarti?

Da novembre, quando ho iniziato la preparazione invernale, ad oggi rimango su una media di 20/22 ore di allenamento a settimana. L’anno scorso, da juniores, la media era di 14/16 ore settimanali. Una cosa che ho notato in questi mesi è come la programmazione e la crescita graduale mi abbiano portato a tenere un volume molto alto di ore di allenamento senza avere il fisico che ne risenta. Considerando che sto inserendo anche molta intensità all’interno dei lavori specifici direi che è un risultato ottimo. 

E il metodo?

Un’altra cosa che mi piace è il fatto di continuare a mantenere la palestra anche durante la stagione, cosa che non avevo mai fatto. Inoltre c’è una grandissima attenzione in tutti gli ambiti della preparazione: dalla forza, al fondo, al VO2 Max, ecc…

Avete lavorato anche su aspetti tecnici e tattici?

Abbiamo ricevuto i primi insegnamenti dai nutrizionisti, con l’obiettivo di imparare a gestire l’alimentazione e ascoltare il nostro corpo. E’ un aspetto che mi ha sempre affascinato e sono felice di poterlo fare con un supporto come quello del team. Poi ci siamo concentrati sulla parte tattica, come fare i treni, volate, chiudere il gap, mettersi a disposizione dei compagni e leggere certe dinamiche di gara.

Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
L’aumento dei carichi di lavoro passando da juniores a U23 per Scagliola sono stati evidenti ma gestiti nella maniera migliore (foto Sean Hardy)
Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
L’aumento dei carichi di lavoro passando da juniores a U23 per Scagliola sono stati evidenti ma gestiti nella maniera migliore (foto Sean Hardy)
E’ stato facile inserirsi e imparare a vivere il gruppo in questa maniera, eri abituato?

L’anno scorso, alla Rostese, capitava di essere spesso il capitano del team alle gare. Quest’anno sono in un ambiente di alto livello dove è richiesto anche di sapersi mettere a disposizione dei compagni. Insieme al nostro diesse Sebastian Andersen abbiamo lavorato su questo aspetto. La cosa bella è che non ci sono capitani a prescindere, ma ognuno può e potrà avere il suo spazio. 

Che effetto fa passare da un calendario nazionale a trovarsi a viaggiare spesso in tutta Europa per correre?

E’ bellissimo, ogni gara è una novità e anche il modo in cui si svolge è sempre diverso. Ci penso spesso a questa cosa e devo dire che l’emozione è grande, una delle gare che non vedo l’ora di fare è la Parigi-Roubaix U23, così come la Liegi, sempre under 23. 

In Italia quando ti vedremo?

Dopo il Giro di Sardegna tornerò solamente a fine stagione purtroppo, con Il Lombardia U23 e poi a San Daniele.

Gabriel Fede, Ciclistica Rostese, elite, Coppa San Geo 2026

Fede ci riprova, al primo anno elite sogna il professionismo

04.03.2026
5 min
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L’inizio della stagione 2026, la prima come elite, per Gabriel Fede è coincisa con due podi nelle prime uscite in maglia Rostese. Un esordio, alla Coppa San Geo condito con un terzo posto e poi ancora una volta sul gradino più basso del podio la settimana successiva, al GP La Torre. 

«Tutto sta procedendo nella maniera giusta – racconta Gabriel Fede – sabato e domenica correremo in Francia, al Tour de Quatre Cantons e alla Classique Jean-Paul Taillon. Due corse con percorsi ondulati, non troppo dure ma che possono diventare parecchio impegnative a causa del vento. La prima, il Tour de Quatre Cantons, l’ho corsa anche al primo anno da under 23 con l’AG2R Citroen U23. E’ una classica del calendario francese, e dopo il buon inizio è meglio sfruttare la gamba».

Gabriel Fede, Ciclistica Rostese, elite, Coppa San Geo 2026
Dopo due stagioni alla AG2R La Mondiale U23 e altri due alla Beltrami TSA Tre Colli Gabriel Fede è passato elite con la Rostese
Gabriel Fede, Ciclistica Rostese, elite, Coppa San Geo 2026
Dopo due stagioni alla AG2R La Mondiale U23 e altri due alla Beltrami TSA Tre Colli Gabriel Fede è passato elite con la Rostese

La Rostese per ripartire

La Ciclistica Rostese per Gabriel Fede, uno dei primi atleti italiani under 23 ad andare a correre all’estero, è la squadra con la quale ripartire. I quattro anni precedenti sono stati diversi e hanno influenzato in altrettanti modi il suo cammino.

«L’occasione della Rostese – riprende a dire Gabriel Fede – è arrivata nel mese di gennaio. Avevo un accordo con una squadra professional, ma nel mese di dicembre è saltato tutto e sono rimasto a piedi. Ho iniziato a chiamare qualche team continental, ma tutti mi rispondevano che non avevano spazio, li capisco perché a gennaio è difficile trovare. Allora sono andato da Beppe Damilano, ho parlato con la squadra ed eccomi qui. Mi sto trovando molto bene, riesco a gestire i periodi di gare e allenamento».

Podio Coppa San Geo 2026: Nicolò Arrighetti, Giovanni Bortoluzzi, Gabriel Fede
All’esordio stagionale Gabriel Fede ha trovato un terzo posto alla Coppa San Geo, alle spalle di Arrighetti e Bortoluzzi della General Store
Podio Coppa San Geo 2026: Nicolò Arrighetti, Giovanni Bortoluzzi, Gabriel Fede
All’esordio stagionale Gabriel Fede ha trovato un terzo posto alla Coppa San Geo, alle spalle di Arrighetti e Bortoluzzi della General Store
Che inverno è stato?

Buono, alla fine mi sono allenato bene e con i giusti carichi. Volevo arrivare pronto all’esordio stagionale, la San Geo, e così è stato. Con il prossimo fine settimana chiudo un periodo di corse, poi andrò in Costa Azzurra, a Mentone e farò un altro periodo di carico in vista di aprile. 

Mentalmente, invece?

Frustrante, perché quando ho saputo di non avere più spazio tra i professionisti ci sono rimasto male. In Beltrami avevo detto che sarei andato via, quindi loro si erano mossi di conseguenza. Ma comunque, detto sinceramente, non sarei rimasto. Con Matteo Provini (arrivato nel team a metà 2025, ndr) non mi sono trovato bene. Abbiamo due modi diversi di pensare e vedere le cose. 

Gabriel Fede durante l'inverno si è allenato nonostante per un periodo si sia trovato senza squadra
Gabriel Fede durante l’inverno si è allenato nonostante per un periodo si sia trovato senza squadra
Gabriel Fede durante l'inverno si è allenato nonostante per un periodo si sia trovato senza squadra
Gabriel Fede durante l’inverno si è allenato nonostante per un periodo si sia trovato senza squadra
Hai avuto paura di smettere?

No, anche se non avessi trovato nulla non avrei comunque smesso. Ero pronto anche ad andare a correre in un team gravel, con il mio passato nel ciclocross è una disciplina che in qualche modo mi ha sempre incuriosito. 

Come ti stai trovando nella categoria elite?

Al momento non sento molta differenza rispetto agli anni scorsi. Forse perché siamo a inizio stagione e le gare che sto facendo sono le stesse, vedremo come andrà quando arriveranno le classiche under 23 e non potrò correrle. Magari lì sentirò un po’ di più il colpo

Gabriel Fede è stato uno dei primi under 23 a correre all’estero, militando per due anni all’AG2R Citroen U23, formazione di club (foto DirectVelo)
Gabriel Fede è stato uno dei primi under 23 a correre all’estero, militando per due anni all’AG2R Citroen U23, formazione di club (foto DirectVelo)
Chiusi questi quattro anni, in che modo valuti il tuo percorso tra gli under 23?

Avrei potuto ottenere molto di più. I primi due anni all’AG2R La Mondiale U23 mi sono trovato molto bene. Era una squadra diversa, dove vivevamo tutti insieme e passavamo tanto tempo ad allenarci e vivere negli stessi luoghi. Quando il team è passato in mano a Decathlon cambiando gestione mi sono trovato a dover cercare una squadra nuova anche io. Sono arrivato alla Beltrami ma il contraccolpo si è fatto sentire, non sono mai riuscito ad esprimermi. 

Poi c’è stato il quarto anno…

La passata stagione sentivo un miglioramento costante, anche nelle gare con i professionisti avevo trovato un buon colpo di pedale. Nel 2025 ho imparato tanto e ho fatto un bel passo in avanti, a mio modo di vedere. 

Gabriel Fede, TSA Tre Colli, stagione 2024, Giro d'Abruzzo
Finita l’esperienza francese per Fede è arrivata la Beltrami TSA Tre Colli, con la quale ha fatto diverse corse anche con i pro’
Gabriel Fede, TSA Tre Colli, stagione 2024, Giro d'Abruzzo
Finita l’esperienza francese per Fede è arrivata la Beltrami TSA Tre Colli, con la quale ha fatto diverse corse anche con i pro’
Sei stato uno dei primi under 23 ad andare all’estero, un salto troppo grande?

Non direi, penso di aver fatto la scelta giusta al tempo. Con l’AG2R ho imparato tanto sulla gestione degli allenamenti, dei periodi di carico e su molti aspetti della vita del ciclista. Cosa che mi sono portato dietro e che ancora mi aiuta nel programmare gli impegni e i periodi di gare. Purtroppo quel capitolo si è chiuso in maniera inaspettata

E’ mancato qualcosa per fare il salto definitivo nel professionismo?

Qualche risultato. Ma l’obiettivo rimane entrare nel ciclismo dei grandi e quest’anno voglio continuare a migliorare e maturare. Vorrei riuscire a ritagliarmi un posto per uno stage nella seconda parte di stagione, per dimostrare il mio valore.

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese

Scagliola: il biker della Rostese alla Lidl-Trek Future Racing

28.10.2025
7 min
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Dalla Rostese alla Lidl-Trek Future Racing, il salto è talmente grande che potrebbe spaventare chiunque, invece Gabriele Scagliola risponde dall’altra parte del telefono sereno e tranquillo. La spensieratezza dei suoi diciotto anni gli ha fatto vivere il primo incontro in Germania con leggerezza, ma anche tanta consapevolezza. Gabriele Scagliola sa dov’è ma ha le idee chiare e sa che nel devo team di una delle squadre WorldTour più importanti al mondo non ci è arrivato per caso. 

E’ tornato da poco dalla Germania, da Stoccarda, dove è stato per una settimana e ha potuto respirare il clima di quella che ora è casa. 

«Siamo stati una settimana nel quartier generale della Lidl – racconta – dove stanno allestendo anche una parte dedicata interamente al team. Abbiamo fatto tantissime cose, dagli shooting per il prossimo anno fino alla messa in sella. E’ stata una bellissima esperienza, certo che dalla Rostese alla Lidl-Trek il salto è grande. Ci siamo anche goduti qualche serata tutti insieme, la squadra ha organizzato un oktoberfest interno. Davvero particolare e divertente».

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese
Gabriele Scagliola arriva dalla mountain bike, disciplina che lo ha lanciato
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese
Gabriele Scagliola arriva dalla mountain bike, disciplina che lo ha lanciato

Dalla mtb alla strada

La storia di Gabriele Scagliola è quella di un ragazzo che si è innamorato della bicicletta in diversi modi. Tutto è partito con la mountain bike e dalla curiosità di provare qualcosa che aveva già attirato la sua attenzione

«Ricordo che la mtb – racconta Scagliola – è arrivata quando ero molto piccolo, avevo nove anni più o meno. Ero in vacanza con i miei genitori sul lago di Bolsena dove abbiamo una casa. Avevo visto che c’era una squadra di mountain bike così ho provato, giusto per passare il tempo. Quando siamo tornati a casa, in provincia di Torino, ho detto a mia mamma di cercarmi una squadra per correre. Così sono arrivato alla Ciclistica Rostese. Ai tempi giocavo anche a calcio ma dopo poco l’ho lasciato».

«All’inizio la strada non mi piaceva – continua – perché la trovavo monotona. Avevo provato ma senza troppo entusiasmo, così ho proseguito con il fuoristrada. Mi sono innamorato del ciclismo su strada da allievo secondo anno, quando ho riprovato a correre e ho scoperto il suo fascino».

Gabriele Scagliola, mountain bike
L’amore per le ruote grasse è legato al territorio e alla voglia di esplorarlo che lo contraddistingue fin da bambino
Gabriele Scagliola, mountain bike
L’amore per le ruote grasse è legato al territorio e alla voglia di esplorarlo che lo contraddistingue fin da bambino
Che differenze ci sono in questi due amori, mtb e strada?

Sono molto legato al mio territorio, alle montagne e al mio paese. Dietro casa ho un monte, il Musinè, dove ci sono tantissimi sentieri sui quali divertirsi. Sentimentalmente sono molto legato alla mountain bike. Del ciclismo su strada ho apprezzato la libertà che ti dona, passare tante ore in sella e condividere con gli altri ragazzi allenamenti e gare. Ci sono molti più atleti in questa disciplina e si creano legami intensi e profondi. 

Sei passato anche al ciclismo su strada e le cose sono andate bene, no?

Molto bene. Da allievo secondo anno ho fatto qualche corsa, sempre con la Rostese, a fine stagione. Poi dal 2024 ho iniziato la doppia attività insieme a un gruppo di ragazzi del team. Il mio diesse e io abbiamo spinto per creare un gruppo che facesse tutte e due le discipline. Il primo anno è stato impegnativo perché correvo il sabato in mtb e la domenica su strada. Mentre quest’anno abbiamo pianificato bene la stagione per non sovraccaricare. 

Gabriele Scagliola, mountain bike, mondiali mtb Svizzera 2025 (foto Instagram)
Gabriele Scagliola impegnato nei mondiali mtb 2025 in Svizzera (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, mondiali mtb Svizzera 2025 (foto Instagram)
Gabriele Scagliola impegnato nei mondiali mtb 2025 in Svizzera (foto Instagram)
Sono arrivati anche i primi risultati…

Ho visto una crescita davvero impressionante su strada. Quando ho iniziato non avevo nemmeno il potenziometro, mi è arrivato a metà del primo anno (2024, ndr). Ora per un allievo è quasi impensabile correre senza, ma io pensavo solo a divertirmi. 

Arrivi dalla mtb e dalla strada, quali ciclisti ti hanno fatto innamorare di queste discipline? 

Mtb, Nino Schurter, senza alcun dubbio. Mentre su strada Peter Sagan, anche se mi rispecchio in Van Der Poel per la polivalenza e la passione per le diverse specialità.

Gabriele Scagliola, strada, Pedala con Zazà
Scagliola ha iniziato a correre su strada da juniores e in poco tempo ha trovato grandi numeri e vittorie importanti
Gabriele Scagliola, strada, Pedala con Zazà
Scagliola ha iniziato a correre su strada da juniores e in poco tempo ha trovato grandi numeri e vittorie importanti
Come sono arrivati i contatti con la Lidl-Trek?

Andando forte e iniziando a vincere si sono avvicinati i primi procuratori. Mi sono preso un periodo di tempo per capire cosa fare perché non ero sicuro di voler firmare subito e vincolarmi con gente che non conosco. Alla fine ho parlato con Fabio Felline, con il quale siamo diventati amici nel corso del tempo, e lui mi ha detto di non avere fretta, se uno va forte le squadre arrivano. Mi ha consigliato di parlare con Giovanni Lombardi, che lo ha seguito in tutta la sua carriera. Siamo andati a cena tutti insieme e ho deciso di firmare con lui, giusto per tutelarmi.

Ti ha portato lui alla Lidl-Trek?

Si erano avvicinate altre squadre prima di loro. La prima è stata la Ineos, poi la Movistar e infine la Red Bull-BORA. Ero ormai quasi un corridore della Red Bull ma alla fine la cosa è saltata perché alcuni ragazzi del devo team non sarebbero passati nel WorldTour e quindi c’erano meno posti liberi. Ci sarebbe stato da aspettare, forse troppo, così ho preso l’occasione al volo ed eccomi qui in Lidl-Trek

Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Ci sono stati anche dei contatti con squadre italiane? 

Che io sappia no. Ma ero deciso di voler andare all’estero, l’impatto è davvero grande ma penso sia la cosa giusta per la mia crescita. Interfacciarmi con figure nuove e altre persone mi darà modo di imparare tanto. Ho anche chiesto di essere seguito da un preparatore straniero, voglio approcciarmi e sperimentare metodi di allenamento differenti. 

In questa settimana con chi hai parlato?

Con tanti ragazzi del devo team, praticamente li ho conosciuti tutti. Poi nei vari incontri ho conosciuto anche i corridori del WorldTour visto che eravamo spesso tutti insieme. Ad esempio Mads Pedersen mi ha dato una mano e dei consigli nella messa in sella, mentre con gli altri italiani come Ciccone e Bagioli ho parlato del più e del meno. C’era anche Ayuso.

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
La mountain bike rimarrà centrale anche nel suo primo anno alla Lidl-Trek Future Racing (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
La mountain bike rimarrà centrale anche nel suo primo anno alla Lidl-Trek Future Racing (foto Instagram)
Che effetto fa averli così vicini?

E’ strano passare dalla televisione alla realtà e dover far finta di niente. Non ho neanche chiesto una foto, non volevo sembrare il ragazzino invadente. Alla fine sono e saranno miei compagni di squadra. 

Quindi hai già portato la bici nuova a casa? L’hai provata?

Sì, è qui con me. L’ho provata per un giretto, ma sono in off season quindi devo ancora pazientare un pochino per girarci seriamente. Ma non mi farò divorare dalla fretta, c’è tutto il tempo. 

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
Scagliola è cresciuto e maturato lontano dagli estremismi del ciclismo moderno (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
Scagliola è cresciuto e maturato lontano dagli estremismi del ciclismo moderno (foto Instagram)
Sei primo anno under, vuol dire che ci sarà anche la scuola?

Assolutamente. Sto finendo il liceo scientifico-sportivo. Sono all’ultimo anno, a giugno avrò la maturità. Quando ho scelto questa scuola l’ho fatto per il programma visto che mi interesso tanto di nutrizione e allenamento. Non pensavo che il ciclismo sarebbe diventato il mio lavoro. In futuro magari mi piacerebbe anche continuare gli studi e iscrivermi all’Università, magari alla facoltà di Scienze Motorie.

Già da subito?

Al momento non ci penso. Anche se la squadra offre la possibilità di avere un piano interno di studi, ne parlavo con un ragazzo in questi giorni. Praticamente ti seguono e ti aiutano attraverso dei tutor nel percorso universitario, è una cosa molto interessante.

Prossimi impegni in squadra?

Ci vedremo direttamente al ritiro di dicembre, lì parleremo anche dei programmi. Quest’anno manterrò ancora la doppia attività, il team è favorevole. Anche se il futuro lo immagino su strada. 

Volta a la Provincia de Valencia, Jaspar Lonsdale, Ciclistica Rostese

Lonsdale: un danese in Piemonte per rincorrere un sogno

27.09.2025
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Questo mese di settembre Jaspar Lonsdale se lo ricorderà a lungo, di colpo tra Spagna e Italia ha raccolto due vittorie e ha trovato una fiducia che non pensava di poter avere. Il danese classe 2003 che da due stagioni veste la maglia della Ciclistica Rostese sta raccogliendo i frutti di un lungo lavoro. L’italiano lo mastica, ma quando si tratta di raccontare le sue emozioni e le sensazioni di tre settimane intense preferisce farlo in inglese. 

«Sono un po’ a corto di parole – dice sorridendo – perché in questi due anni in Italia non ero mai riuscito a entrare in una top 10, e ora nell’ultimo mese ho raccolto due vittorie e tre piazzamenti importanti. La prima alla Volta a la Provincia de Valencia è stata una liberazione, mi ha aiutato a togliermi qualcosa da dentro, come un peso. Penso di riuscire a correre in maniera più libera, senza pensieri».

Volta a la Provincia de Valencia, Jaspar Lonsdale, Ciclistica Rostese
Lonsdale alla Volta a la Provincia de Valencia ha trovato la sua prima vittoria in maglia Rostese
Volta a la Provincia de Valencia, Jaspar Lonsdale, Ciclistica Rostese
Lonsdale alla Volta a la Provincia de Valencia ha trovato la sua prima vittoria in maglia Rostese
Te l’aspettavi?

Sinceramente no, quando siamo arrivati in Spagna sapevo di stare bene ma non avevo idea di cosa aspettarmi. Il livello non è alto come qui in Italia, diciamo che vincere era importante per avere una svolta e una buona iniezione di fiducia. Ora penso di credere realmente in me stesso. 

In Spagna hai corso due gare a tappe, è un aspetto che ti ha aiutato?

Non saprei, direi che il concetto è più largo. Rispetto alla mia prima stagione in Italia quest’anno ho corso molto di più. Gli allenamenti sono diventati meno impegnativi e dedicati più al ricercare il giusto equilibrio tra ritmo e riposo. Insieme al mio nuovo preparatore mi sono concentrato sul rimanere “fresco” e arrivare alle gare pronto.

E’ cambiato qualcosa rispetto allo scorso anno?

Sento che il team ha davvero tanta fiducia in me e nelle mie potenzialità, quando siamo in corsa percepisco che credono nelle mie qualità e che si possa fare qualcosa di buono. Il primo anno in Italia non è stato semplice, ambientarsi e imparare a correre in un ciclismo totalmente diverso è stato difficile. 

Come mai dalla Danimarca sei andato fino in Piemonte per correre?

Volevo provare a giocarmi le mie chance per diventare un ciclista professionista. Un mio amico, Magnus Henneberg, si è trasferito anche lui dalla Danimarca alla Rostese per correre. Lui non è riuscito nel suo intento di diventare professionista ed è tornato a casa, ma quando abbiamo parlato mi ha consigliato di venire qui. Devo ammettere che mi trovo bene, dedico tutto il mio tempo al ciclismo e sto provando a realizzare il mio sogno.

Jaspar Lonsdale, Ciclistica Rostese
Per Lonsdale (qui al centro) questo è il secondo anno con la Ciclistica Rostese
Jaspar Lonsdale, Ciclistica Rostese
Per Lonsdale (qui al centro) questo è il secondo anno con la Ciclistica Rostese
Cosa facevi in Danimarca?

Una volta finiti gli studi sono andato a lavorare in un negozio di biciclette, facevo il meccanico. Riuscire a incastrare lavoro e allenamenti non era semplice. Ora posso concentrarmi su una cosa sola ed è bellissimo. 

Ti trovi bene qui da noi?

Moltissimo, mi piace tutto. La squadra mi ha dato un appartamento ad Alpignano, un piccolo comune poco fuori Torino. Dell’Italia mi piace tutto, il meteo, le strade e la vita. Avere tanti percorsi diversi dove allenarsi è bello e stimolante. Penso che stare qui mi abbia dato una mano a migliorare e crescere come ciclista, ad esempio mi sento più forte nelle salite corte. Credo ci sia ancora margine. 

Jaspar Lonsdale, Ciclistica Rostese
Il danese si è trasferito alle porte di Torino e ha imparato ad apprezzare e allenarsi sulle strade piemontesi
Jaspar Lonsdale, Ciclistica Rostese
Il danese si è trasferito alle porte di Torino e ha imparato ad apprezzare e allenarsi sulle strade piemontesi
Un mese di settembre che può rappresentare davvero una svolta?

Fino a poco tempo fa pensavo fosse impossibile riuscire a diventare un professionista o avere qualche chance in formazioni continental. Adesso, invece, ci credo davvero. Sono felice e voglio fare un ultimo passo importante e mettermi alla prova anche nelle ultime corse di fine stagione. L’obiettivo è il Lombardia U23, voglio sfidare i ragazzi dei devo team e vedere cosa posso fare ancora.

Damilano e la Rostese in Spagna: «Solo così si cresce»

07.02.2024
5 min
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La presenza della Ciclistica Rostese nelle corse a tappe in Spagna è praticamente una costante. Già nel 2023 i ragazzi, guidati dal diesse Beppe Damilano, erano stati più volte in terra iberica. Lì le corse di più giorni sono tante, tutte diverse e con un livello generale alto. Un bel banco di prova per i giovani del team piemontese che tra deserti e montagne si mettono in mostra, tornando a casa sempre con qualcosa di nuovo in valigia.

Tre giorni e altrettante gare nella Regione di Murcia per i ragazzi di Damilano
Tre giorni e altrettante gare nella Regione di Murcia per i ragazzi di Damilano

Alla ricerca di spazio

Questa volta la Rostese si è presentata al via della Vuelta Ciclista al Guadalentín, nella regione di Murcia. Tre tappe, tanto dislivello e un ritmo serrato. Damilano e i suoi sono tornati lunedì mattina dopo un viaggio intenso di quindici ore. 

«Il motivo dei nostri tanti viaggi in Spagna – racconta Damilano – è che là fanno le corse a tappe, qui in Italia no. Il livello medio è alto, ma non ci sono gli squadroni dei devo team del WorldTour. Quelli arrivano qui e fanno incetta di trofei e vittorie, ma non possiamo far correre tutti sullo stesso livello. Le potenzialità della Rostese sono molto limitate rispetto a quelle del WorldTour. Queste squadre prendono i migliori corridori al mondo, li allenano con i metodi dei professionisti e spesso li fanno correre insieme a loro. E’ normale che quando vengono tra gli under 23 vadano via come moto. Anche le continental fanno fatica a competere con loro, figuriamoci noi».

L’esperienza

La Rostese si è messa in testa di viaggiare, portare i propri ragazzi in giro per l’Europa, in modo tale da accumulare esperienze diverse. Uno degli obiettivi è andare in Portogallo e in Belgio, sempre quest’anno. Per respirare un ciclismo diverso. 

«In Spagna a correre con i miei atleti – dice Damilano – l’ho fatto per 17 anni di fila, anche prima di arrivare alla Rostese. Lì nascono i corridori da corse a tappe, ne hanno davvero tante, una sessantina all’anno. Qui in Italia ce ne sono poche e vengono prese d’assalto dai team internazionali. Ai miei ragazzi voglio insegnare, portarli dove possono imparare qualcosa e mettersi alla prova. Quindi ben vengano esperienze come quella appena fatta a Murcia.

«Un grande grazie – prosegue – va al nostro presidente Massimo Benotto che a volte, pur di far viaggiare i ragazzi, mette i soldi di tasca sua. Alla Rostese viviamo bene il ciclismo, è lui stesso a dirci che prima crei l’uomo, poi l’atleta. Se riesci a fare la prima parte sei già a metà del lavoro. E l’uomo si crea grazie a queste esperienze, dove i ragazzi hanno modo di mettersi alla prova».

I ragazzi della Rostese si sono mossi sempre per primi prendendo in mano la corsa
I ragazzi della Rostese si sono mossi sempre per primi prendendo in mano la corsa

Ciclismo iberico

A sentir parlare Damilano, viene voglia di mettersi in viaggio, intraprendere questa esperienza con i ragazzi e guardare dall’interno un ciclismo tanto diverso. Coglierne le differenze, i pregi e soprattutto imparare

«Nel 2023 – racconta ancora Damilano – siamo partiti con l’idea di provare a fare qualche gara a tappe in Spagna. Abbiamo iniziato con la Vuelta a Zamora e quella di Madrid, eravamo sotto prova, è andata bene e ci hanno invitati alla Vuelta Hispania. Allora quest’anno siamo voluti tornare e abbiamo mandato la richiesta per la Vuelta Ciclista al Guadalentín.

«Il livello generale delle corse è alto, ma non essendoci i team WorldTour ci sono più chance di mettersi in mostra. Ci sono tanti corridori under 23 forti, così come molti elite, che è un po’ la pecca di queste gare. Però l’esperienza passa anche dal correre con atleti di un certo livello, loro vanno forte e impari tanto nello stare accanto a loro. Lo vedo anche nella mia squadra, un atleta elite può insegnare molto ai giovani, Aimonetto ne è un esempio».

Un’altra esperienza in Spagna alle spalle, un modo per crescere e vedere un ciclismo diverso
Un’altra esperienza in Spagna alle spalle, un modo per crescere e vedere un ciclismo diverso

La corsa

Tre tappe, tutte combattute. I ragazzi della Rostese si sono messi all’opera, hanno combattuto, ci hanno provato e si sono fatti vedere. Provare a vincere è il miglior modo per imparare a farlo. I due volti in corsa sono stati Aimonetto e il giovane danese Lonsdale, classe 2003. 

«Loro due sono stati i nostri uomini di classifica – dice il diesse – nella prima tappa ci ha provato Aimonetto ma è stato ripreso sulla linea del traguardo. Nella seconda tappa, complici la sospensione a causa delle troppe cadute, abbiamo fatto più fatica a fare la differenza. Le strade erano molto tortuose e i miei ragazzi sull’ultima discesa hanno perso le ruote dei primi.

«Nella terza ed ultima tappa – conclude Damilano – abbiamo provato a ribaltare la classifica. Aimonetto è entrato nella fuga di giornata e avevamo l’occasione di prendere la testa della generale. Una volta che il gruppo ha chiuso lui ha provato ad allungare più volte ma è stato invano. Alla fine si è dovuto arrendere ed è arrivato ventesimo sul traguardo, con Lonsdale settimo. Siamo contenti di quanto fatto, soprattutto perché come previsto ci siamo messi alla prova e abbiamo provato a fare noi la corsa. Una cosa che aiuta i ragazzi a crescere. Andare all’estero a correre funziona e continueremo a farlo, e a tenervi aggiornati sulle nostre avventure».

La Rostese in Spagna alla Vuelta Hispania: com’è andata?

01.10.2023
5 min
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La Ciclistica Rostese è tornata da pochissimi giorni dalla trasferta in Spagna, dove ha corso la Vuelta Hispania. In Italia c’è il Giro Next Gen, in Francia il Tour de l’Avenir ed ora anche in terra iberica c’è una corsa a tappe dedicata agli under 23. La Vuelta Hispania è al suo secondo anno di vita, è giovane come gara, ma molto apprezzata e in grande crescita. I ragazzi della Rostese sono finiti a correrla grazie alla lungimiranza dei propri tecnici (foto apertura El Peloton).

«In Spagna, ad agosto, avevamo già corso la Vuelta a Zamora e la Vuelta a la Comunidad de Madrid – racconta Beppe Damilano, diesse del team – ed erano state esperienze molto belle. Proprio durante una di queste corse è nato l’invito per la Vuelta Hispania, così abbiamo colto l’occasione al volo. E’ una corsa a tappe meno famosa di quelle presenti in altri Paesi ma non si scherza».

«L’organizzazione ci ha trovato gli hotel mentre noi ci siamo arrangiati per il viaggio. I ragazzi in aereo e noi del team con i mezzi. 1.600 chilometri in macchina sono davvero tanti, fortuna che in Spagna e Francia il traffico autostradale non è come da noi. Anche se hanno una passione per le foto (dice ridendo in riferimento agli autovelox, ndr) speriamo che non ce ne abbiano fatte».

Corse a tappe

In Spagna di corse a tappe ce ne sono tantissime, il conto è davvero elevato, e se questo si paragona con quello delle gare a tappe italiane diventa tutto più estremizzato. 

«Da questo punto di vista – dice Damilano – sono davvero tanto organizzati, in Spagna ci sono tre o quattro gare a tappe ogni mese. E le squadre che partecipano sono spesse volte diverse. A Zamora, per esempio, c’erano tanti team continental con corridori elite. Mentre a Madrid la gara era dedicata agli under 23, così come alla Vuelta Hispania».

Alla Vuelta Hispania – riprende – i partecipanti non erano tantissimi: 109, considerando che due squadre, una inglese e una americana, non sono partite. Il numero di corridori sarebbe stato 120, il giusto a loro modo di vedere. Si tratta di una corsa privata, nel 2024 probabilmente entrerà a far parte dell’organizzazione anche la Federazione spagnola. Frequentare queste corse fa bene alla nostra squadra, considerato che ho conosciuto un esponente della Vuelta Portogallo U23 e abbiamo parlato di un invito per il prossimo anno».

Cinque tappe e tanto vento

La Vuelta Hispania conta cinque tappe, di cui una è una cronometro a squadre. Un numero ridotto di prove rispetto a Giro Next Gen o Avenir, ma anche da queste parti la strada si fa rispettare. 

«L’unica tappa piatta – racconta Damilano – doveva essere l’ultima e invece sono venuti fuori 1.500 metri di dislivello con un vento fortissimo in ogni tratto. Doveva essere la frazione più corta, con soli 109 chilometri, ed è uscita comunque durissima. In Spagna poi hanno questa passione per le salite, sono ovunque e molte non le segnalano nemmeno nell’altimetria, ma si sentono. Durante la prova della crono a squadre vedevo che i miei ragazzi facevano 40 di media in un rettilineo e ho pensato: “Se andiamo così prendiamo tanti minuti”. Invece una volta fatta la riunione mi hanno spiegato che la strada tirava all’insù ed il vento era costantemente frontale. Infatti poi una volta in corsa siamo arrivati quinti».

Tanti arrivi in cima a brevi strappi, nessuna volata di gruppo (foto esCuellar)
Tanti arrivi in cima a brevi strappi, nessuna volata di gruppo (foto esCuellar)

Poca pianura

La Vuelta Hispania ha attraversato la penisola iberica partendo da Andorra e spostandosi verso il centro. Poi ha virato verso nord in direzione di Santander, per terminare nella parte centrale: tra Valladolid e Madrid. 

«Le tappe erano davvero impegnative – spiega ancora – nella terza frazione c’erano in 120 chilometri tre salite. Una breve di 5 chilometri, nemmeno segnata sull’altimetria, poi una seconda da 12 chilometri e dopo una breve discesa la scalata finale fino a Alto Campoo a quota 2000 metri: 19 chilometri. In generale anche nella zona centrale del Paese di pianura non ne abbiamo vista molta. Sono tutti continui sali e scendi che tolgono il fiato, con arrivi in cima a strappi o brevi salite».

Aimonetto è stato il migliore dei suoi con un quarto posto come miglior piazzamento di tappa (foto Inma Conesa)
Aimonetto è stato il migliore dei suoi con un quarto posto come miglior piazzamento di tappa (foto Inma Conesa)

Buon livello

I nomi delle squadre non sono quelli che circolano nelle principali corse internazionali, ma il livello è alto. Proporzionato soprattutto al fatto che la Rostese ha molti ragazzi giovani, alcuni addirittura di primo anno.

«Si correva in sei atleti per squadra, uno in più rispetto al Giro Next Gen – racconta Damilano – non ci sono molte squadre internazionali, ma il livello in Spagna è alto. Di stranieri eravamo: la Uno-X Development, un team portoghese, uno francese e noi. Per i nostri ragazzi è stata una gran bella esperienza e si sono divertiti molto, imparando qualcosa. Non sarà stato il livello più alto che si poteva incontrare, ma per una squadra under 23 come la nostra è importante fare esperienze e fare in modo che i ragazzi crescano.

«Mi piacerebbe tornare qui a farli correre e allenare – conclude Damilano – ho visto i prezzi e fare la preparazione invernale in Spagna non è proibitivo. Poi a febbraio da quelle parti c’è una corsa a tappe di cinque giorni che si può sfruttare come rifinitura. Insomma, il materiale per divertirsi c’è eccome».

Il temporale su Manerba e il disonore dello Stelvio

15.06.2023
6 min
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MANERBA DEL GARDA – La tappa successiva alla giornata dello Stelvio viene vinta da Lukas Nerurkar, atleta della Trinity Cycling. Corridore britannico nato e cresciuto, per i suoi primi sette anni di vita in Etiopia. Suo padre, Richard, è arrivato quinto alle Olimpiadi di Atlanta 1996, nella maratona. Il diciannovenne si è imposto in una volata a due con Brennsaeter della Equipe Continental Groupama FDJ

La fuga ha avuto margine complice la pioggia che ha reso difficile la discesa finale. Lo ha confermato anche la maglia rosa Staune-Mittet, dicendo che oggi era più facile perdere il Giro che vincerlo. Zero rischi e margine ai due attaccanti di giornata che ringraziano e si giocano la tappa. 

Nubi sul Giro

La pioggia è anche metaforica, anzi si potrebbe dire che sul Giro Next Gen “fioccano” squalifiche. Dopo l’arrivo in cima al Passo dello Stelvio si temevano degli strascichi sulle gambe dei corridori. La leggendaria salita non ha però influito come si sarebbe potuto immaginare. Sul Giro Next Gen si è scatenato un temporale che ha portato nel corso di una notte alla squalifica di 31 atleti

Il motivo è la violazione dell’articolo 2.12.007-4.6: “Un corridore attaccato al proprio veicolo, o quello di un’altra squadra viene squalificato ed escluso dalla corsa. L’ammenda è di 100 franchi svizzeri e 25 punti dalle classifiche UCI. L’esclusione è prevista anche per il veicolo, senza possibilità di sostituzione, ed il direttore sportivo viene sanzionato con 100 franchi svizzeri di ammenda”. 

Valerio Damiano, con il numero 75, è uno dei due ragazzi rimasti in corsa della Rostese
Valerio Damiano, con il numero 75, è uno dei due ragazzi rimasti in corsa della Rostese

Lo sconforto di Damilano

La Ciclistica Rostese è una delle squadre che si è ritrovata con il maggior numero di corridori squalificati: tre, come loro anche la Beltrami TSA Tre Colli. Il diesse dei piemontesi alla partenza aveva l’aria affranta.

«Io posso solo essere critico nei confronti dei miei ragazzi – ci dice seduto nel retro dell’ammiraglia – di quello che fanno gli altri non me ne frega nulla. Hanno provato a giustificarsi dicendo che lo facevano tutti, ma a me non interessa. In 46 anni che faccio il direttore sportivo non ho mai preso una multa. E’ successo perché il diesse che c’era sulla seconda ammiraglia si è fatto abbindolare. Mi avesse fatto un colpo di telefono mi sarei rifiutato di fare una cosa del genere».

«Ci sono dodici giudici – continua Damilano – se avessero messo due moto in più in fondo alla corsa non sarebbe successo. In tempi passati c’erano tre o quattro giudici che facevano su e giù, si facevano vedere e risultavano da deterrente. I filmati girati in rete fanno paura, io non ho mai visto una cosa del genere. Ora prenderemo dei provvedimenti nei confronti dei nostri ragazzi, diamo l’anima per cercare gli sponsor e due ragazzini rovinano l’immagine della squadra». 

La Sissio paga caro

Il ciclismo è cambiato, si vede nel professionismo e lo si nota anche tra i giovani. Una volta questo era il Giro d’Italia Dilettanti, poi è passato ad essere Under 23. Ora si parla di Next Gen “Prossima Generazione”. Nel ciclismo d’altri tempi queste cose erano all’ordine del giorno, ma nell’era dei social come occhio vigile sul mondo tutto ciò perde senso. L’immagine che è uscita dalla giornata dello Stelvio non è quella che invoglia a guardare e seguire il ciclismo. 

«Si è sempre fatto – parla Toffoli, diesse del G.S. Sissio Team – fin dal ciclismo eroico. La seconda macchina cerca sempre di salvare il salvabile, ma va bene. Erano d’accordo con me. A mezz’ora di distacco si cerca di aiutare i ragazzi, già ne stiamo perdendo tanti, se in più gli facciamo passare la voglia di correre. Portiamo all’arrivo e diamogli la soddisfazione di aver finito, anche zoppicando il Giro».

La domanda potrebbe essere quale sia l’onore di finire qualcosa che non si è meritato di portare a termine. Nello sport ci sono delle regole e, per quanto dure siano, servono per dare una forma allo sport che amiamo. 

Persico era arrivato sul traguardo con 20 minuti di ritardo, molto prima del tempo massimo (foto Instagram)
Persico era arrivato sul traguardo con 20 minuti di ritardo, molto prima del tempo massimo (foto Instagram)

Le versioni di Di Leo e Coppolillo

Nel comunicato stampa mandato da RCS Sport, come ogni mattina, dopo la partenza della tappa, erano stati aggiunti 7 nomi ai 24 qualificati nella serata di ieri. Tra i nomi di spicco risultano quello di Persico della Colpack-Ballan, mentre la Technipes #InEmiliaRomagna perde quattro corridori: Collinelli, Masoni, Montefiori e Umbri. 

«Abbiamo sbagliato – dice Coppolillo dall’ammiraglia mentre era in corsa – sono addolorato ed affranto. Lo sport è fatto di fatica e sacrifici, ho visto delle cose che vanno oltre, feriscono. Non sono abituato e non dobbiamo esserlo, a fine Giro penseremo a come affrontare al meglio questa cosa con i ragazzi».

Anche Rossella Di Leo, responsabile del team Colpack-Ballan, è in macchina che segue lo svolgimento della quinta tappa. «Persico è stato mandato a casa questa mattina, dopo che è stato presentato un video da un diesse di un altro team. Si è attaccato all’ammiraglia per 200 o 300 metri, ma per il resto si è fatto la salita da solo».

Al team di Coppolillo è rimasto il solo Dapporto
Al team di Coppolillo è rimasto il solo Dapporto

La parola alla Direzione Gara

Il via vai di membri dello staff sul Passo dello Stelvio è stato poi giustificato nel corso della serata con la squalifica degli atleti per traino. 

«A fine tappa – spiega Raffaele Babini, direttore di corsa di lungo corso qui presente al Giro Next Gen – eravamo ancora in una fase di indagine. Quando si interviene bisogna farlo con una serie di elementi certi ed inappuntabili. Ci sono due aspetti: il primo è quello del collegio dei commissari che ha l’obbligo ed il dovere, sportivo e umano, di applicare le norme regolamentari. Cosa fatta una volta che siamo venuti in possesso degli elementi necessari e certi. Arrivati in primis con una visione sul campo, ovvero i giudici che hanno riscontrato determinate infrazioni. I social da questo punto di vista rappresentano un grande occhio di falco che ha aiutato nelle indagini».

«L’UCI – conclude – quando ci sono delle dirette, che poi possono diventare delle differite, ha le immagini. Il presidente riceve in prima battuta gli elementi di infrazione, che poi sono stati approfonditi nel post tappa. Dobbiamo garantire a tutti degli elementi di equità, per il rispetto verso i corridori e l’organizzazione».

Under 23, continental e gare regionali: i pro e i contro

28.11.2022
5 min
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Nella nostra intervista con Gianni Faresin, è emerso un particolare interessante riguardo un cambio di regolamento per le squadre continental. Dal 2023, infatti, alle gare regionali under 23 questi team potranno schierare solamente ragazzi del primo e secondo anno. Una scelta contestata dallo stesso Faresin e che ha sollevato in noi un po’ di curiosità. Abbiamo così condotto un’indagine coinvolgendo altri direttori sportivi: sia di continental che di team dilettantistici. 

Campionato italiano U23, al via tutte le continental, che però ora alle regionali possono portare solo i più giovani
Campionato italiano U23, al via tutte le continental, che però ora alle regionali possono portare solo i più giovani

I nuovi arrivati

Per questa categoria il ridimensionamento è relativo. Ci sono squadre come la Zalf che hanno rinunciato a molti elite, allo stesso tempo però altri team non considerano queste corse come un campo di interesse. L’esempio è il team Technipes-#inEmiliaRomagna che dal 2023 diventa continental.

«A mio avviso – esordisce il diesse Coppolillo – si dovrebbe lasciare la sola distinzione tra gare under 23 e elite/under 23. I partenti saranno sempre meno e di questo passo le gare regionali rischiano di sparire. In Italia abbiamo 45 squadre fra under 23 e continental, deve esserci spazio per tutti. Noi quest’anno queste gare non le faremo, avendo un solo ragazzo di primo anno. Andremo all’estero e faremo le gare nazionali ed internazionali, quelle più vicine alla nostra categoria».

La Colpack avrà un organico giovane che permetterà di fare la doppia attività
La Colpack avrà un organico giovane che permetterà di fare la doppia attività

Punti di vista differenti

Tra le squadre dilettantistiche i pareri sono differenti, la regola dovrebbe tutelare proprio loro, evitando che le squadre continental arrivino a fare incetta di vittorie e di piazzamenti. 

«Bisognerebbe unificare tutto – ci dice Provini della Petroli Firenze Hopplà – le cose sono cambiate. Non è una regola giusta, ma non si può nemmeno avere capra e cavoli. Con l’avvento delle development chi ha una continental rischia di non avere più spazio per fare le corse con i pro’. A questo punto a cosa serve avere una continental? Soprattutto se poi non abbiamo una WorldTour di riferimento?».

«E’ giusto così – a parlare è Damilano della Ciclistica Rostese – se una squadra ha i soldi per fare la continental è giusto che vada a fare un calendario diverso, di alto livello. Le corse regionali serviranno per i ragazzi che devono ancora crescere per imparare. I miei corridori li ho sempre spronati a fare di più e guardare più in là, a cosa serve venire alle gare regionali ed arrivare in sei nei primi dieci? Non è questo il modo nel quale i ragazzi imparano, devono confrontarsi con livelli superiori per crescere. Se vuoi far crescere corridori, fai gare importanti. Se il tuo obiettivo è far vincere la squadra allora fai le corse di paese».

Valoti e Scarselli

«A noi non cambia nulla – dice Valoti, sponda Colpack – avremo tanti ragazzi di primo e secondo anno e riusciremo a disputare le gare regionali. Il problema delle continental è che diventa difficile partecipare a gare di livello superiore, il budget aumenta e le richieste di partecipare alle corse internazionali non sempre viene accettata. Penso che continuando così il livello under 23 rischia di abbassarsi ulteriormente a causa anche dei pochi partenti che ci saranno alle gare regionali».

Il tema centrale sembra capire quale sia la collocazione giusta delle squadre continental e anche vedere se e come sopravviveranno le corse regionali dopo questa nuova regola. A Valoti risponde virtualmente Scarselli del team Maltinti

«Penso sia corretto – attacca subito – il calendario delle continental non ha senso, non ha una dimensione. Io avrei addirittura fatto una restrizione maggiore impedendo alle continental di partecipare alle corse regionali. E vi dirò di più, limiterei la loro partecipazione alle gare nazionali a cinque o sei continental per volta. Se vuoi fare una squadra di un livello superiore prendendo i corridori migliori, allora vai a fare gare di un livello superiore, lasciando a noi squadre minori lo spazio per fare la nostra attività. Poi di squadre dilettantistiche, escluse le continental, in Italia ne abbiamo quasi trenta, i corridori alle corse non mancheranno».

Il team Palazzago si trova in provincia di Bergamo, a pochi chilometri di distanza dalla Colpack (foto Facebook)
Il team Palazzago si trova in provincia di Bergamo, a pochi chilometri di distanza dalla Colpack (foto Facebook)

Le parole del “Tira”

L’ultimo parere che ci arriva è quello di Paolo Tiralongo, diesse del team Palazzago, piccolo paese alle porte di Bergamo, terra ricca di ciclismo.

«E’ una regola che mi pare quantomeno giusta – ci racconta al telefono – i primi e i secondi anni delle continental è giusto che abbiano la possibilità di fare le corse regionali. Soprattutto i ragazzi del primo anno, per loro il salto di categoria si sente, in più hanno anche la scuola. Dal terzo anno in poi, invece, se fai parte di una continental è giusto che tu vada a fare gare di livello superiore. Altrimenti perché dovrebbero esistere queste squadre?

«Le corse regionali non soffriranno di questa regola – continua – anche perché di solito vi partecipano tra i 120 ed i 130 corridori. E’ vero che ci sono sempre meno ragazzi, ma perché molte squadre chiudono. Questa manovra magari permetterà di salvarne qualcuna».