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Riccardo Lucca: «Al San Daniele ho ritrovato la fiducia»

07.10.2021
4 min
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Riccardo Lucca ha vinto l’84esima Coppa San Daniele, gara disputata martedì 5 ottobre. Ha vinto la volata a due contro Davide Botta. Riccardo ha 24 anni e corre per la General Store, è al secondo anno della categoria élite ma non ha ancora trovato il varco giusto per passare professionista. In questa stagione ha vinto sei gare tra cui il Giro Ciclistico del Piave (foto in apertura, foto Scanferla). Il suo è stato un percorso di maturazione lungo e completo, non senza qualche difficoltà, come normale che sia, ora però lui si sente pronto e vuole correre tra i grandi.

Un sorridente Riccardo Lucca dopo l’Astico-Brenta (foto Scanferla)
Un sorridente Riccardo Lucca dopo l’Astico-Brenta (foto Scanferla)
Ciao Riccardo, innanzitutto, come sta andando questa stagione?

Bene direi, è stata una stagione a due facce: sto andando forte nella mia categoria (élite, ndr) ed ho ottenuto delle belle vittorie, ben sei. Però c’è stata la parentesi non positiva quando ho fatto il mese di stage alla Gazprom-RusVelo.

Come mai?

Nel mese che sono stato con loro non sono andato come la squadra si sarebbe aspettata e nemmeno come mi sarei aspettato io. Ho corso con loro dal 5 agosto al 4 settembre, ho disputato due gare a tappe ed un paio di corse di un giorno.

Come mai non sei riuscito ad esprimerti al massimo?

Quella dello stage, per i corridori, è una bella esperienza e va colta al volo senza esitare. Però un mese è troppo poco. I compagni diversi, il modo di correre differente… sono tante le variabili che ti possono destabilizzare. Considerando che io ci ho messo quattro anni per ingranare tra gli under 23 (dice ridendo, ndr).

Riccardo Lucca in azione all’Astico-Brenta corsa poi vinta da Riccardo Verza (foto Scanferla)
Riccardo Lucca in azione all’Astico-Brenta corsa poi vinta da Riccardo Verza (foto Scanferla)
E’ anche vero che molti corridori ci mettono un anno a carburare tra i professionisti, racchiudere tutti i processi in un mese forse è poco.

Sì, quando sono passato a correre con i professionisti ho avuto l’impressione di essere un dilettante vestito bene. Non si può cambiare la mentalità e la preparazione in così poco tempo, è anche vero che se uno va forte lo fa in tutte le condizioni, ma non siamo tutti uguali. Poi avere questa finestra a fine stagione crea un imbuto, ci sono troppi corridori che si vogliono mettere in mostra. Un team come la Gazprom ha già i suoi atleti da gestire e che devono mettersi in mostra ed hanno anche una posizione di vantaggio visto che la squadra ha fatto un investimento su di loro.

Tu sei al secondo anno della categoria elite, quello che vediamo però è un ciclismo che cerca sempre i più giovani, c’è ancora spazio per un corridore come te?

Quando ho fatto il primo anno da under 23, nel 2016, ero alla Zalf e le cose erano molto diverse, si correva in appoggio ai corridori elite. Ora invece se arriva uno junior che va forte si punta si di lui e magari passa professionista al secondo anno, ma non ha mai vinto o non ha fatto esperienza.

L’esperienza tu ce l’hai?

Alla General Store ho trovato un ambiente molto più adatto a me e alla persona che sono, è più familiare e anche meritocratico. In corsa i ragazzi giovani mi ascoltano e mi chiedono consigli, quando c’è una decisione di gara da prendere vengo chiamato in causa perché so come si gestiscono certe situazioni.

Se invece si passa tra i professionisti troppo presto questa cosa viene a mancare?

Ci sono casi e casi: Evenepoel o Ayuso è giusto che vadano tra i professionisti. Le loro qualità sono tali che rischierebbero di compromettere una stagione se rimanessero tra gli under perché vincerebbero tutte le gare. I ragazzi normali rischiano di bruciarsi, anche perché quando passi il contratto è minimo di due anni, ma se alla fine non rendi ti ritrovi a 24 anni senza squadra e devi ritornare nei dilettanti.

Riccardo Lucca festeggia la vittoria al 76° Giro Ciclistico del Piave
Riccardo Lucca festeggia la vittoria al 76° Giro Ciclistico del Piave
Il tuo percorso è stato lineare?

Diciamo che ho maturato l’esperienza giusta per non sfigurare, da under 23 e continental ho passato tante gare e situazioni. Ora se guardiamo all’ultimo Giro dell’Emilia sono stato l’unico continental a finire la gara.

Quindi ti senti pronto?

E’ ovvio che quando uno entra negli under 23 sogna di poter fare questo per lavoro e lavora per raggiungere i propri obiettivi. Io mi sono detto che questo è l’ultimo anno che faccio nella categoria elite, se non ricevo proposte mi fermo. Ero un po’ giù di morale dopo l’esperienza con la Gazprom, ma dopo la vittoria di San Daniele mi sento meglio. Come si dice: la speranza è l’ultima a morire.