Aleotti stanco, Battistella stremato: i due volti della fatica

10.05.2021
4 min
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Volti diversi al traguardo, mentre la gente si va concentrando verso il palco. A differenza di ieri, questa volta accanto alle transenne c’è un discreto schieramento di poliziotti che impediscono ai tifosi di assieparsi alle transenne. Ma alla fine, quando si tratta di applaudire il vincitore e la maglia rosa, qualcuno riesce a sfuggire al controllo e altri semplicemente escono nel giardino di casa. Come i proprietari e gli ospiti della villetta col prato che per sorte si trova proprio davanti al palco e battono le mani con i volti raggianti. E’ il Giro d’Italia, ragazzi, difficile restare indifferenti.

E mentre Ganna entra ed esce per indossare la rosa e poi la bianca, sul traguardo passano a distanza di 4 minuti uno dall’altro Aleotti e Battistella, due dei giovani italiani su cui si concentrano tante attese. Il primo arriva stanco per aver fatto egregiamente il proprio lavoro per Sagan. Il secondo arriva stremato, con la rassegnazione e la rabbia di chi non è riuscito a fare un bel niente.

Cimolai è arrivato secondo, una beffa lunga solo 4 secondi
Cimolai è arrivato secondo, una beffa lunga solo 4 secondi

Aspettando Sestola

Aleotti ha tirato per due salite, facendo quello che Sagan in qualche modo stamattina aveva anticipato. Anche se alla fine la missione è riuscita solo a metà e fra i velocisti importanti che sono riusciti a fare fuori si contano soltanto le… teste di Merlier, Nizzolo ed Ewan. Sul rettilineo, Peter è stato anticipato da Cimolai e si è lasciato dietro, fra gli altri, Viviani e anche Gaviria.

«Stavo bene – dice Aleotti, con gli aloni bianchi di sale sui pantaloncini – era chiara l’intenzione di staccare i velocisti e arrivare con Peter. E’ quello che ho fatto sulle salite, cercando di dare il massimo. Erano veloci. Si stava meglio a ruota. Però penso di aver fatto un bel lavoro»

L’entusiasmo dei vent’anni e la sorpresa per un Giro… conquistato in extremis possono trasformarsi in un boomerang? Giovanni sorride, con la serenità di chi sta davvero bene.

«Ieri – dice – è stata una giornata facile, oggi avevamo del lavoro da fare, quindi è stato più impegnativo. Giorno per giorno ci saranno tappe più o meno dure e domani non sarà proprio una passeggiata. Vedro tutti i volti della fatica, ne sono certo. Conosco il versante di Sestola. E’ diverso, molto impegnativo. Ripido. Sono 3,5 chilometri molto duri. Poi c’è una discesina e alla fine si sale ancora».

Sulla terza salita si è spenta la luce e Battistella è scivolato nelle retrovie
Sulla terza salita si è spenta la luce e Battistella è scivolato nelle retrovie

Dieta forzata

Battistella è magro come un chiodo. D’accordo che non lo incontravamo da un po’, ma davvero è tiratissimo. Anche se non si tratta chiaramente di un bel segno.

«Mi è tornata la gastrite – dice tirando fuori il problema di cui ci aveva parlato il 19 aprile – la crono è andata bene, poi devo aver preso un caffè di troppo e si è rimesso in moto tutto. Quando c’è da fare 5-6 ore, non vado avanti. Il dottore dice che non possiamo farci nulla, che lo stomaco ha bisogno dei suoi tempi. Solo che io nel frattempo non posso mangiare. Non posso mangiare tanto come terapia, associata a tutto il protocollo che speravo di essermi lasciato alle spalle. E non posso mangiare perché, se lo faccio, mi si blocca lo stomaco e finisco come oggi. La luce si è spenta sulla terza salita e a quel punto non aveva più senso andare a tutta. Non mangio e non assorbo niente. E così facendo, ho perso 2 chili dalla Freccia Vallone ad oggi. Speriamo che migliori».

Quando se ne va, la strada è ormai sgombra. I pullman sono a un paio di chilometri verso la campagna. Se questo è l’andazzo, domani la scena sarà simile. Aleotti magari dovrà lavorare per Buchmann o Fabbro. Battistella invece su quell’ultima salita rischierà di vedere le streghe. E alla fine i loro volti saranno gli stessi di oggi…

P.S. A margine della storia di Aleotti e Battistella, annotiamo le parole di un Cimolai decisamente amareggiato.

«Non avevamo i distacchi giusti – dice il friulano arrivato secondo – e io neppure sapevo che ci fosse ancora davanti Van der Hoorn. Per fortuna non ho alzato le braccia, non avrei mai voluto essere ricordato come uno di quei corridori. Sto bene, ma avrei preferito fare secondo battuto da Sagan o da Viviani, che per aver lasciato vincere uno a quel modo. Non mi capitano tante occasioni di vincere, fra sei giorni divento papà. Sarebbe stato un giorno perfetto. La morale? Siamo stati dei polli!».

Aleotti: il sorriso, l’altura, l’entusiasmo, il Giro

05.05.2021
5 min
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Giovanni Aleotti sarà al Giro d’Italia. Il neoprofessionista della BoraHansgrohe è un altro figlio di quel vivaio che è il Cycling Team Friuli di Roberto Bressan. Della sua presenza alla corsa rosa l’emiliano ha saputo strada facendo. Una bella “sorpresa” quindi e per questo Aleotti, che già era super preciso da dilettante, ha cercato di fare le cose ancora meglio.

Come molti suoi colleghi ha preparato la corsa in altura, sulle strade di Sierra Nevada, nel Sud della Spagna.

L’hotel di Aleotti e Buchmann era situato a quota 2.350 metri
L’hotel di Aleotti e Buchmann era situato a quota 2.350 metri

Grandi stimoli

Tante ore di sella, questo è stato il leitmotiv di Aleotti lassù. Vita monastica tra sella e recupero. 

«Abbiamo fatto spesso sei ore – dice Aleotti – La mattina ci spostavamo in macchina, scendevamo ai piedi della salita e ogni volta per tornare in albergo c’erano da fare 25 chilometri di ascesa. Spostandoci in macchina, tra il caricare e scaricare le bici, cambiarci… non si partiva mai molto presto, non alle 9 come a casa insomma, e di conseguenza si finiva anche tardi. Alla fine si stava fuori tutto il giorno e si rientrava all’ora di cena o quasi».

Aleotti era a Sierra Nevada con Emanuel Buchmann, il leader designato della Bora al Giro. I due hanno fatto vita parallela lassù, anche se il tedesco si è trattenuto qualche giorno in più.

«Sono molto soddisfatto del lavoro svolto – riprende Giovanni – Non mi sarei mai aspettato di essere già al Giro. Se me lo avessero detto solo qualche settimana fa li avrei presi per pazzi. Invece la squadra mi dà questa opportunità, da neopro’… significa che hanno fiducia in me. Buchmann sarà il nostro capitano. Lui ha già fatto quarto ad un Tour e ha ottenuto vittorie importanti. L’umore è buono, io sono tranquillo, ma credo che al ridosso del via sarò un po’ emozionato. Il percorso di avvicinamento è stato fatto bene con Szmyd, il mio preparatore: Tirreno, Paesi Baschi e poi di nuovo a Sierra Nevada dove ero venuto già a febbraio. E per questo sono anche sereno».

Ogni giorno per tornare in albergo doveva fare 25 chilometri di salita
Ogni giorno per tornare in albergo doveva fare 25 chilometri di salita

Quantità, ma anche qualità

Ma come si lavora in ritiro, specie se si è giovani? Si deve essere più accorti? O al contrario si può spingere di più?

«Io credo – spiega Aleotti – che non ci siano grandi differenze in base all’età. Le cose da fare sono quelle più o meno per tutti. Abbiamo fatto molte uscite lunghe. I primi giorni sono stati un po’ più facili, bisognava adattarsi, poi si facevano blocchi di tre giorni, due di lavoro e uno di scarico. Il primo giorno di lavoro era più intenso, particolarmente intenso direi… E il secondo era di endurance, quindi un lungo più lento senza specifici. Considerate che, anche in virtù del rientro in salita, la media oraria era bassa, al di sotto dei 30 all’ora. I nostri lunghi quindi non superavano i 180 chilometri».

Per quel che riguarda i lavori specifici, Aleotti parla di un percorso iniziato già a gennaio. Con l’avvicinarsi del Giro è aumentata la qualità. Giovanni ha lavorato più sull’intensità, sul ritmo gara e su qualche lavoro lattacido.

«Molti lavori li abbiamo fatti in salita. Sono quegli specifici che rifiniscono la condizione in vista dell’obiettivo clou. Che lavori? Forza, anche ad alta intensità, 30” fuori soglia, interval training…».

Aleotti nella crono della Tirreno. Prima del Giro e dopo il ritiro ha usato questa bici a casa
Aleotti nella crono della Tirreno. Prima del Giro e dopo il ritiro ha usato questa bici a casa

Poca crono, tanta salita

«La bici da crono? No, io non l’ho portata in ritiro, ma l’ho usata quando sono tornato a casa. Di solito ci esco nel giorno di scarico, anche per utilizzare altri muscoli, variare un po’. Ma chiaramente ci faccio anche degli specifici se devo appunto lavorare a crono».

Aleotti è giovane, ma già parla da esperto. Quando gli chiediamo dei lavori svolti lui ci rammenta anche che bisogna andarci piano quando si è in quota. L’altura infatti già di suo pone il fisico sotto stress, fa consumare di più, specie alle quote a cui soggiornavano lui e Buchmann.

«A 2.350 metri devi andarci piano con certi carichi di lavoro. Il rischio di finirsi, come si dice in gergo, è elevato. Non ci vuole molto ad andare in over training. Io credo di aver trovato il giusto bilanciamento e infatti negli ultimi due o tre giorni di ritiro ho avvertito un cambio in positivo, mi sono sentito molto bene».

Il riso, uno dei pasti a base di carboidrati più usato dagli atleti
Il riso, uno dei pasti a base di carboidrati più usato dagli atleti

Il peso, i dettagli

Due settimane abbondanti in quota possono portarti alle stelle, specie se ci si arriva con una condizione già buona e se la testa è propensa a fare certi sforzi e a “sopportare”, ammesso che questo termine sia giusto, un determinato regime di vita. Sveglia presto, colazione, allenamento, doccia, massaggio, cena, letto.

«A me piace stare in ritiro – dice Aleotti – c’è un bell’ambiente, è stimolante. Non speravo finisse presto, né avevo la fretta di tornare a casa. Alla fine sono giovane, non ho famiglia e figli che mi aspettano. Mi piace stare in giro, conoscere posti nuovi.

«L’alimentazione? Le solite cose: riso, pasta, tonno, pollo, verdure… a cena. A pranzo ci si fermava per un panino in basso, “a valle”. Si tornava su e si cercava di recuperare, anche grazie all’aiuto del massaggiatore. Qualche volta abbiamo fatto degli esercizi di stretching per agevolare il recupero. Per quel che riguarda il peso, un po’ è l’altura stessa che ti asciuga, ma non siamo venuti qui per perdere peso, quello è un percorso che parte da più lontano e poi si presuppone che in un ritiro a ridosso del Giro il peso sia già okay».

Fabbro prende le misure, con grinta e un po’ d’astuzia

22.04.2021
4 min
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Se vi capita di parlare di Fabbro con Roberto Bressan, team manager del Cycling Team Friuli in cui Matteo si è fatto grande, parlando del suo ex pupillo userà parole che è meglio non ripetere, ma descrivono con precisione il cocktail di grinta, cattiveria e lucidità che albergano in quel metro e 67 di nervi e muscoli. Così quando l’anno scorso sull’Etna anche i meno attenti si accorsero delle trenate del biondino della Bora-Hansgrohe, in Friuli bastò uno scambio di occhiate per avere la conferma che il ragazzo aveva imboccato finalmente la strada giusta.

Grandi miglioramenti anche nella cronometro
Grandi miglioramenti anche nella cronometro individuale

Svolta a fine anno?

Il 2021 è una stagione cruciale. Tutto il buono lasciato vedere nel 2020 è da confermare e questo avrà la doppia utilità di far crescere Matteo di un altro step e allo stesso tempo gli permetterà di guardarsi intorno. Il contratto con la Bora-Hansgrohe è in scadenza, una bella schiera di squadre WorldTour è alla sua porta e forse nella sua testolina bionda si sta facendo largo il pensiero che a 26 anni potrebbe essere arrivato il momento di giocare le proprie carte e non essere impiegato ogni volta come gregario di capitani ancora sulla porta di grandi vittorie. Eppure parlandone con il diretto interessato, non una parola viene fuori al riguardo. E al contrario, il Fabbro con cui parliamo al Tour of the Alps, è molto ligio ai compiti che gli vengono ogni volta assegnati.

«L’anno scorso – dice – si è visto un nuovo Matteo Fabbro e sono molto contento di questo. Al prossimo Giro ci arrivo quest’anno con la consapevolezza che posso fare delle belle cose e, perché no, anche puntare a qualcosa in più. Aver messo in mostra delle belle qualità mi ha dato tanto morale e questo conta tanto, conta per tutti».

Una nuova sicurezza e la solita grinta in corsa dopo gli ottimi exploit del 2020
Sicurezza e la solita grinta in corsa dopo gli ottimi exploit del 2020

Uomo squadra

Nel ciclismo italiano che va alla spasmodica ricerca di uno scalatore capace di restare coi migliori, il suo nome potrebbe essere spendibile, ma l’impressione è che nella squadra tedesca sia ormai difficile che possa togliersi di dosso l’etichetta del gregario. Importante, ma pur sempre al servizio degli altri.

«Sul Giro ho certamente le mie fantasie – sorride – ma so bene che sarò lì per Buchmann e non mi farò pregare quando lui avrà bisogno. Se però devo indicare delle tappe che mi piacciono, dico quelle friulane, che mi stuzzicano. Non ho mai fatto lo Zoncolan dal versante di Ovaro e quando ci passò il Giro avevo 8 anni. Sarà diverso, perché è una salita più pedalabile, ma l’ultimo pezzo è tremendo».

Sul traguardo di Prati di Tivo alla Tirreno, con la gamba ancora imballata per l’altura
Sul traguardo di Prati di Tivo, imballato per l’altura

Altri attacchi

Per fare questo, per farsi cioè trovare pronto alla partenza del Giro, il suo percorso di avvicinamento è stato metodico e redditizio, fatto di lavoro, grinta e convinzione, almeno a vederne le prove sin dai primi giorni di corsa al Tour of the Alps.

«Sono stato tre settimane in altura prima della Tirreno – dice – e sono tornato ugualmente dall’alta quota alla vigilia del Tour of the Alps. Vediamo come sarà la condizione e come alla fine avrò reagito all’altura, ma penso che per il Giro stia filando tutto liscio. Considerato che l’ultima corsa l’ho fatta alla Tirreno, nei primi giorni mi è mancato un po’ il famoso ritmo gara. Quando vieni giù da certe quote, si ha la sensazione di essere un po’ fiacchi, ma alla fine siamo qua per correre. L’ho presa così, come test e per ritrovare il ritmo. E per vedere come sarà la condizione, senza troppo stress: Per questo ho provato più volte la gamba e più volte ancora ci riproveremo».

Bora Hansgrohe: squadrone per i grandi Giri più Sagan

20.04.2021
3 min
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Una squadra per tutte le stagioni: la Bora-Hansgrohe continua nel suo percorso di crescita e con l’arrivo di Wilco Kelderman si pone come una delle più attrezzate per i grandi Giri. L’olandese, da tempo ritenuto una valida cartuccia per le classifiche delle corse di tre settimane, allo scorso Giro ha conquistato il podio non senza qualche recriminazione per uno scarso sostegno della sua squadra, il Team Sunweb.

Peter Sagan Giro d'Italia 2021
Peter Sagan Giro d’Italia 2021
Peter Sagan Giro d'Italia 2021
Peter Sagan Giro d’Italia 2021

Alla Bora arriva carico di sete di rivincita, trovando in Buchmann e Schachmann valide alternative: difficile dire chi sarà il capitano nelle varie occasioni, probabilmente saranno la forma e i percorsi a determinare le strategie.

E’ chiaro che l’uomo-immagine del team rimane Peter Sagan, basti guardare al risalto che ha avuto la sua vittoria di tappa al Giro d’Italia. Lo slovacco ha sempre nella mente l’obiettivo delle classiche. Senza dimenticare Pascal Ackermann, il tedesco che molti considerano come il miglior velocista attuale, perlomeno all’altezza dei vari Demare ed Ewan anche se meno performante nei grandi Giri.

Quando c’è Sagan, la Bora-Hansgrohe è tutta con lui: qui sulla Cipressa alla Sanremo
Quando c’è Sagan, la Bora-Hansgrohe è tutta con lui: qui sulla Cipressa alla Sanremo

Due giovani meritano poi i fari dell’attenzione: uno è già “svezzato”, quel Leonard Kamna che ha saputo entusiasmare allo scorso Tour de France e che è chiamato ora al decisivo salto di qualità verso l’arengo dei grandi. L’altro è Giovanni Aleotti, neoprofessionista di Mirandola che inizia il suo cammino fra i grandi con tante aspettative riposte su di lui.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Pascal AckermannKandelGer17.01.19942017
Giovanni AleottiMirandolaIta25.05.19992019
Erik BaskaPovazska BistricaSvk12.01.19942016
Cesare BenedettiRoveretoIta03.08.19872010
Maciej BodnarBreslaviaPol03.07.19852007
Emanuel BuchmannRavensburgGer18.11.19922015
Marcus BurghardtZschopauGer30.06.19832005
Matteo FabbroUdineIta10.04.19952018
Patrick GamperMunsterAut18.02.19972020
Felix GrosschartnerWelsAut23.12.19932016
Lennart KamnaFredenbeckGer09.09.19962016
Wilco KeldermanAmersfoortNed25.03.19912015
Patrick KonradModlingAut13.10.19912015
Martin LaasTartuEst15.09.19932016
Jordi MeeusLommelBeln01.07.19982021
Daniel OssTrentoIta13.01.19872009
Nils PolittColoniaGer06.03.19942016
Lukas PostlbergerVocklabruckAut10.01.19922016
Juraj SaganZilinaSvk23.12.19882010
Peter SaganZilinaSvk26.01.19902009
Maximilian SchachmannBerlinoGer09.01.19942017
Ide SchellingL’AjaNed06.02.19982020
Andreas SchillingerKummersbruckGer13.07.19832005
Michael SchwarzmannKemptenGer07.01.19912010
Rudiger SeligZwenkau Ger19.02.19892012
Matthew WallsOldhamGbr20.04.19982021
Frederik WandahlHollwiken (SWE)Den09.05.20012020
Ben ZwiehoffEssenGer22.02.19942021

DIRIGENTI

Ralph DenkGerGeneral Manager
Enrico PoitschkeGerDirettore Sportivo
Helmut DollingerAutDirettore Sportivo
Pierre HeinderickxBelDirettore Sportivo
Christian PomerAutDirettore Sportivo
Steffen RadochlaGerDirettore Sportivo
Christian SchrotGerDirettore Sportivo
André SchulzeGerDirettore Sportivo
Sylwester SzmidPolDirettore Sportivo
Jan ValachSvkDirettore Sportivo
Hendrik WernerGerDirettore Sportivo
Jens ZemkeGerDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Come pure la Deceuninck-Quick Step, la Bora-Hansgrohe è un team Specialized, la cui presenza si deve oltre che al valore del team, alla presenza in esso di Peter Sagan, che del brand americano è un grande ambassador. A parte l’abbigliamento Sprotful, infatti, la maggior parte del kit dei corridori arriva proprio dall’atelier californiano.

CONTATTI

BAHRAIN VICTORIOUS – BRN

Denk ro Cycling GmbH & Co. KG, Innstrasse 1, 6342 Nienrndorf (AUT)

info@pro-cycling-gmbh.de – www.bora-hansgrohe.com

Facebook: @borahansgroheofficial

Twitter: @borahansgrohe

Instagram: borahansgrohe

Sagan al Catalunya per costruire il Fiandre

24.03.2021
4 min
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Uno come Sagan, che riesce a scollinare 12° sul Poggio e poi a fare quarto in volata dopo 300 chilometri, è davvero così indietro di condizione? Tornando da Sanremo era questa la domanda che frullava nella testa e la risposta più plausibile era che la classe dello slovacco sia tale e tanta che, con la necessaria esperienza, Peter fosse riuscito a restare nascosto fino al momento giusto e poi avesse stretto i denti. Se fosse stato davvero bene, avrebbe seguito gli scatti in prima persona e magari avrebbe rilanciato. Perciò, visto che in questi giorni “Peterone” sta correndo la Volta a Catalunya e con lui c’è il suo allenatore Sywester Szmyd, fare il punto della situazione in vista delle classiche servirà a dare la giusta dimensione a uno dei protagonisti più attesi. Che malgrado il passaporto, percepiamo come uno di noi: italiano acquisito per trascorsi e filosofia.

Per correre il Catalunya ha rinunciato alla Gand-Wevelgem, vinta nel 2018
Per correre il Catalunya ha rinunciato alla Gand-Wevelgem, vinta nel 2018
Cinque settimane fermo a Gran Canaria: quanto hanno inciso?

Potete immaginare che non siamo riusciti a fare tanto. Ma Peter ha la mentalità vincente e ho pensato anche io che alla Sanremo abbia avuto una buona gamba, tanto da fare la volata con dei numeri molto buoni. Però si vede che manca l’altura, che a lui giova tanto. La Tirreno gli ha dato una prima… passata di intensità e qui al Catalunya vogliamo metterci il resto.

E’ vero che l’ha deciso lui?

Non so con chi abbia parlato e chi abbia fatto l’annuncio. So invece che all’inizio della Tirreno, mi ha chiamato Enrico Poitschke, il capo dei direttori sportivi, e mi ha detto che c’era questa possibilità. Io ne ho parlato con Peter che si è detto d’accordo e abbiamo immaginato un percorso di avvicinamento al Nord diverso dal solito, per rimediare a quel periodo di sosta.

Pensi che si possa arrivare al Fiandre ugualmente bene?

Come quando non si andava in altura. Abbiamo perso 5 settimane di lavoro, bisognerà fare tutto bene. Nel primo ritiro a Peschiera, era freddo per fare certi lavori. Invece a Gran Canaria eravamo nella fase dei lavori specifici e Peter ha dovuto fermarsi.

A 31 anni la condizione si trova facilmente?

Il tempo passa per tutti, anche per lui. Ce ne siamo accorti l’anno scorso al Tour e per tutta la stagione. Mentre i più giovani sono entrati in forma rapidamente, a noi è servito proprio il lavoro del Tour per arrivare al Giro con una forma vincente. Perciò è chiaro che per entrare in condizione impiega più di quando aveva 21 anni e dopo l’inverno era subito vincente in Australia. Oppure quando faceva una settimana di vera vacanza dopo le classiche, poi andava in California e vinceva la classifica.

Alla Tirreno (qui con Fabbro), Peter ha messo nelle gambe la prima intensità di stagione
Alla Tirreno ha messo nelle gambe la prima intensità di stagione
In una corsa come il Catalunya si riesce a fare qualche lavoro specifico, oppure il semplice correre alla fine risulta allenante?

E’ così dura, che… basta correre. Non è di quelle corse in cui hai la tappa che si va a spasso e puoi programmare dei lavori di intensità. Qui l’intensità te la impongono gli altri. Abbiamo provato a fare la tappa per lui il primo giorno e mi aspetto che stia sempre meglio. Il percorso è duro, ma non siamo qui solo per allenarci. Come detto prima, Peter ha la mentalità vincente e vuole essere comunque protagonista.

Si poteva rischiare dopo la Sanremo di andare diretti in Belgio per Harelbeke e Gand-Wevelgem?

Non valeva la pena cambiare il programma avviato alla Tirreno, perché quel quarto posto a Sanremo può significare tutto e anche niente. In Belgio a quel punto saremmo andati per giocarci le corse, ma se uno come Peter non è almeno all’85 per cento, sarebbe andato a prendere batoste dalle quali non si sarebbe ripreso. E il primo weekend non sarebbe stato utile per il Fiandre e la Roubaix. Stiamo lavorando per questi obiettivi e per il resto della stagione. Non ci interessa trovare una condizione rapida che duri poco.

Sagan impressionato da VdP. «Ma a Sanremo me la gioco»

16.03.2021
4 min
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Dopo la Sanremo, Sagan andrà al Catalunya. Lo ha chiesto lui, dopo il Covid e dopo essersi reso presto conto che la Tirreno-Adriatico, corsa a questi ritmi, non sarebbe stata per lui la miglior palestra. Perché una cosa è certa, Peter non ha alcuna intenzione di mollare, anche se l’ondata dei giovani prodigiosi potrebbe sembrare troppo alta anche per lui. Al collega che gli chiede se si senta alla loro altezza, ha risposto secco: «Loro sono giovani, io più esperto». Eppure guardandolo accanto a Van der Poel, viene da pensare a quando arrivò ragazzino a scombinare i piani di sua maestà Cancellara. Fabian non la prese troppo bene, Peter invece sta zitto. Osserva. Ragiona. E lavora sodo per rimettersi in bolla.

A Castelfidardo, Sagan ha dovuto stringere i denti e ha subito 24’56”
A Castelfidardo, Sagan ha dovuto stringere i denti e ha subito 24’56”
Esci da un periodo difficile…

Sono stato fermo per 14 giorni, ma fermo fermo! Non hanno voluto che facessi nulla fino alle radiografie e il controllo del cuore. Per cui semplicemente, mi mancano i chilometri.

Bel modo per arrivare alla Sanremo.

Tanto non l’ho vinta neppure quando ci sono arrivato al massimo della forma… Per cui può succedere di tutto, il bello della Sanremo è anche questo, anche se chiaramente non sono il favorito.

E poi si torna in Belgio?

Bisogna tornare, l’anno scorso mi è mancato. Però, avendo scelto di fare il Catalunya, non sarò alla Gand-Wevelgem e neppure ad Harelbeke. Ma per Fiandre e Roubaix spero di essere in condizioni migliori di adesso.

Giro oppure Tour?

Se non succede niente, quindi se non ho problemi di salute o non succedono cose legate alla pandemia, il Giro resta il mio primo obiettivo. L’anno scorso vi ho ottenuto la mia sola vittoria di stagione, non posso dimenticarlo.

Sagan e Ballerini, due attesi protagonisti al Nord
Sagan e Ballerini, due attesi protagonisti al Nord
Non ti sembra strano parlare di una sola vittoria di stagione?

Per un po’ lo è stato. Mi chiedevo perché non ne venissero tante come in passato e la risposta che mi sono dato è che ogni anno è più difficile e tanto vale farsene una ragione. Perciò tornerò al Giro e poi andrò al Tour, con qualche punto di domanda.

Perché?

Perché non ho ancora deciso come orientarmi per le Olimpiadi. Di certo c’è che a Tokyo voglio andarci, perché sono due anni che salto anche i campionati nazionali e la Slovacchia merita che io vada a rappresentarla. Per questo dovremo decidere se fare il Tour e volare in Giappone il giorno dopo, oppure andare prima per abituarmi al fuso orario.

Il percorso non è troppo adatto.

Lo so, ma devo esserci.

La crono di San Benedetto ha chiuso la Tirreno: ora si va a Sanremo
La crono di San Benedetto ha chiuso la Tirreno: ora si va a Sanremo
Perché non correre in Mtb come a Rio?

Ci avevo pensato, ma nel frattempo è successo che un ragazzo ha qualificato la Slovacchia e sarebbe brutto se andassi io al suo posto. A Rio non c’era nessuno, invece.

Dai, parliamo dei ragazzini terribili…

Pogacar è fortissimo. Van der Poel mi impressiona, devo essere sincero. Non è uno che in gruppo parli molto, ma con lui ho certamente più rapporto che con Van Aert (fra Peter e il belga c’è ruggine dallo sprint di Poitiers all’ultimo Tour, quando Sagan fu declassato per la volata scorretta e Van Aert lo apostrofò in malo modo, senza che la squadra abbia pensato di ridimensionarne e parole, ndr). E poi c’è Remco.

Cosa ha fatto?

Abbiamo cominciato per due anni insieme in Argentina. Compie gli anni il giorno prima di me, con 10 anni di differenza. Fra i tanti, lui è quello che come carattere mi somiglia di più. Parla tanto come me, si sente quando in gruppo c’è Sagan.

Scusate, Fabbro ha qualcosa da dirci…

13.03.2021
3 min
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Quel po’ d’Italia che brilla all’ombra del Gran Sasso porta il nome di Matteo Fabbro. Ce lo aveva detto il suo mentore tra i dilettanti, Roberto Bressan, manager del Cycling Team Friuli: «Vedrete quest’anno che combinerà quel ragazzo. Vedrete come andrà in salita…».

Sulla prima vera scalata della stagione, il friulano ha risposto presente. E’ stato autore di una buona prestazione, restando con il gruppo dei migliori. E precedendo gente come Van Aert, Fuglsang, Bernal, Thomas, Bardet…

A Prati di Tivo Fabbro è arrivato 7° a 42″ da Pogacar
A Prati di Tivo Fabbro è arrivato 7° a 42″ da Pogacar

Che faticaccia

Come da prassi, qualche decina di metri dopo la linea del traguardo i massaggiatori  aspettano i corridori. Fabbro cerca il suo e quando lo trova punta la bici in modo deciso verso di lui. Il massaggiatore gli passa immediatamente un asciugamano da mettere intorno al collo. Matteo gronda di sudore. Ma il fiatone quasi non c’è già più. Primo italiano sull’arrivo di Prati di Tivo.

«Speriamo porti bene – dice – vedremo i prossimi giorni. La Tirreno è ancora lunga e spero di riuscire a mantenere il risultato fatto oggi. Ma che fatica, è stata una dura giornata. Hanno iniziato ad attaccare ad una salita dalla fine (il passo delle Capannelle, ndr) ed io ho sofferto perché era molto pedalabile. E poi correvo in supporto a Konrad e quando mi ha dato il via libera ho dato tutto, ho fatto il meglio che potevo».

La fiducia cresce

Fabbro è uno scalatore puro, almeno se si considera il suo peso, ben al di sotto dei 60 chili. E ci sta che soffra su un certo tipo di salite. Quando si hanno questi numeri quasi, quasi è meglio la pianura che una salita troppo dolce.

La scalata finale era impegnativa sì, ma lo era soprattutto nella prima parte, poi diventava un po’ più pedalabile. Tanto che quando gli chiediamo con che rapporto l’avesse affrontata Matteo fa una smorfia con la bocca, come a dire: “non lo so”. «Però – aggiunge – so che nel finale salivo di 53». E per questo essere tra i grandi conta ancora di più. E’ importante per acquisire sicurezza e fiducia nei propri mezzi. E’ importante per la testa…

«E’ fondamentale direi – conferma Fabbro con tono sicuro – dentro di te c’è una spinta. E’ un qualcosa di unico. Vedo che cresco anno dopo anno. Sono contentissimo».

E quando gli diciamo che sta prendendo le misure ai grandi, con il suo occhietto furbo annuisce e sorride…

Una manciata di caramelle gommose prima di andare al bus
Una manciata di caramelle gommose prima di andare al bus

Fabbro capitano al Giro?

Intanto il vento non manca. Il sole inizia a calare dietro al Gran Sasso innevato e infatti il freddo si fa sentire. Fabbro indossa un giacchino più pesante e chiede al massaggiatore due cose. La prima, è dove sono i bus. E la seconda, sono i mitici orsetti Haribo: ne prende manciata e li manda giù.

«Nel finale di oggi c’era una bella lista di campioni. Chi ho visto bene? Tutti! I primi due sicuramente sono andati molto forte. Da parte mia cercherò di fare il meglio possibile fino alla fine della Tirreno».

Proprio Fabbro ci aveva detto che al Giro avrebbe corso in appoggio ai suoi capitani, tra cui Konrad. Ma andando più forte di loro potranno cambiare le cose in vista della corsa rosa? Potrà avere gradi più importanti? Insomma, prestazioni del genere sono segnali che di certo alla Bora Hansgrohe non passeranno inosservati.

«Non sono sicuro, ma mai dire mai…».

A questo punto Fabbro se ne va verso il bus, 13 chilometri più a valle. Sotto, sotto ci spera.

Fiandre Pro Jacket, ecco perché alla Bora lo adorano

12.03.2021
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Come viene utilizzata dai corridori professionisti della Bora-Hansgrohe il giubbino Fiandre Pro Jacket che nasce per affrontare le condizioni climatiche peggiori come freddo, vento e pioggia?

Questo capo di abbigliamento prodotto da Sportful, in due configurazioni e diversi…pesi (leggero e pesante, manica lunga e manica corta) è confezionato con un tessuto di ultima generazione: il Polartec Neoshell, con minime cuciture termonastrate. Il risultato che si ottiene utilizzando questo innovativo prodotto è quello di mantenere il massimo della protezione coniugata a traspirabilità ed elasticità.

Cesare Benedetti e il suo Fiandre a manica corta
Cesare Benedetti e il suo Fiandre a manica corta

Per approfondire questo discorso abbiamo deciso di sentire un corridore del team Bora-Hansgrohe, vale a dire Cesare Benedetti, esperto corridore trentino, che vanta una vittoria di tappa al Giro d’Italia e che attualmente è impegnato in Francia, alla Parigi-Nizza.

Come sta andando la corsa?

Non male, stiamo inseguendo la vittoria con Ackermann. Ieri è arrivato terzo. La tappa è stata un po’ monotona, senza fuga. I primi cento chilometri siamo andati piano.

Fa freddo tra l’altro, immaginiamo che vi dobbiate coprire bene…

Sì, per fortuna siamo ben riforniti con i materiali.

Quale giubbino termico state utilizzando?

Utilizziamo il Fiandre di Sportful dato che è il nostro sponsor. Io non lo indosso solo quando piove. Durante l’inverno per allenarmi lo utilizzo piuttosto di indossare vari strati di indumenti. Quando il clima è freddo, lo prediligo.

Se il clima è incerto, alla partenza di una corsa, preferisci indossarlo oppure aspetti che piova per metterlo?

La maggior parte delle volte parto con la gabba, anche se non piove, quando fa freddo è utile ugualmente. Qui in Francia ad esempio la stiamo utilizzando nonostante non abbia piovuto. Oggi a metà gara le ho raccolte dai miei compagni di squadra e le ho riportate in ammiraglia

Benedetti ha utilizzato un termine da anni gergale fra i corridori. In effetti la Gabba è un capo di abbigliamento prodotto da Castelli a partire dal 2010 e poi esportato per concezioni anche nella produzione di Sportful che, come Castelli, fa riferimento alla Manifatture Valcismon di Fonzaso.

Nella borsa del freddo è indispensabile averlo…

Nella borsa del freddo io ne ho tre: uno a maniche lunghe, uno a maniche corte e uno un po’ più leggero sempre a maniche corte.

Ne avete di vari tipi, questo vi garantisce una copertura completa?

Sì, alla fine ne abbiamo due a maniche corte che possiamo tranquillamente alternare in base alle condizioni atmosferiche, in più per quando fa molto freddo ne abbiamo una a maniche lunghe.

Che differenza c’è tra le due a maniche corte?

Semplicemente una è più imbottita dell’altra. L’utilizzo è comodo perché non si limita alla sola pioggia, bensì se sento freddo e al tempo stesso non voglio sudare eccessivamente, utilizzo quella più leggera.

Pensi che abbia sostituito la tradizionale mantellina?

Sicuramente ne ha limitato l’uso perché adesso con il Fiandre si hanno notevoli vantaggi rispetto alla mantellina, però è anche vero che se piove forte si utilizzano entrambi.

Che differenza c’è tra questo giubbino e mantellina?

Il Fiandre è più aderente, si modella perfettamente al corpo. La mantellina talvolta fa l’effetto paracadute, questo in discesa e in pianura ti penalizza.

Quindi si traggono vantaggi soprattutto aerodinamici?

Esattamente, è un bel passo avanti. Anche per il sudore perché la mantellina ti isola di più, il Fiandre invece si presta meglio agli sforzi.

Le condizioni migliori per utilizzarla sono le mezze stagioni?

Sì, freddo e temperature miste. 

Che programmi hai per le prossime corse?

Sono in lista per la Sanremo, poi dovrei fare il giro dei Paesi Baschi. Ecco vi dico che in quella corsa sicuramente servirà il Fiandre perché nel Nord della Spagna piove spesso, i percorsi sono misti e con la mantellina sei scomodo. Preferisco la gabba anche perché le discese sono brevi e non ci si raffredda molto. Dopo il Paesi Baschi in  programma ci sono le classiche delle Ardenne.

La tua condizione fisica attuale com’è?

Sono migliorato. Ho perso qualche giorno a gennaio perché sono stato ammalato, non per Covid, ma per una semplice influenza. Quest’inverno ho fatto molto sport alternativo, perché gli ultimi due anni ho pedalato troppo.

Benedetti e Fabbro, a Camigliatello Silano, al Giro 2020
Benedetti e Fabbro, a Camigliatello Silano, al Giro 2020
Che tipo di sport hai fatto?

Ho fatto un po’ di sci alpino, a novembre non ho praticamente toccato la bici da strada perché ho preferito la mountain bike e il trekking. 

Quindi hai utilizzato sicuramente il Fiandre…

Certo che sì, inoltre ho potuto fare allenamenti di tre ore ad alta frequenza cardiaca, in bici con il freddo è un po difficile riuscirci.

Aleotti alla Strade Bianche: prima, durante e dopo

08.03.2021
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Giovanni Aleotti e la Strade Bianche: prima, durante e dopo. Puoi essere stato il miglior under 23 d’Italia e aver quasi vinto il Tour de l’Avenir, ma quando attacchi il numero in una gara WorldTour così dura, ricomincia tutto da capo. Ecco come l’ha vissuta l’emiliano della Bora-Hansgrohe, guardato a vista da Oss.

Nella ricognizione del giovedì, per provare ruote e rapporti
Nella ricognizione del giovedì, per provare ruote e rapporti

Prima: le domande

Giovanni arriva a Siena, per la precisione a Monteriggioni, dopo un periodo di 20 giorni in altura a Sierra Nevada con cinque compagni, fra cui appunto Daniel Oss e Matteo Fabbro. Si sono allenati forte per qualità e quantità agli ordini di Sylwester Szmyd, cercando di essere pronti per la corsa toscana. Il debutto stagionale invece c’è stato al Tour de la Provence di metà febbraio.

«Che cosa so della Strade Bianche? Che è impegnativa – dice nella serata del giovedì – non c’è un metro di pianura e bisogna prendere gli sterrati davanti. Ho corso su queste strade una tappa del Giro U23 e arrivai 9°. Monte Sante Marie è lungo, mi sono divertito a provare il percorso. E’ stato bello. Stamattina abbiamo pedalato per 3 ore e fatto tutte le prove prova di gomme e pressioni, anche pensando alle discese, dove si dovranno seguire le traiettorie degli altri.

«Userò i copertoncini da 28 millimetri, quelli con la spalla nera. Mi sono trovato bene sia sugli strappi in asfalto, sia sullo sterrato. Quanto ai rapporti, con il 39 non sono andato affatto male, anche sulle pendenze sopra al 10 per cento. Dietro invece avrò il 30. Vediamo cosa monteranno gli altri. E’ la prima corsa importante».

Con De Marchi alla partenza, in un misto di curiosità e attesa
Con De Marchi alla partenza, in un misto di curiosità e attesa

Mattina: la calma

Aleotti si trattiene per qualche intervista dopo la firma di partenza all’interno della Fortezza Medicea di Siena. Mentre si scambia qualche parola, lo raggiunge Alessandro De Marchi, con la nuova divisa della Israel Start Up Nation.

Dice di stare bene, che la pioggia notturna porterà via un po’ di polvere dal percorso e questo è un bene. Poi si avvia verso l’ammiraglia, ci sono ancora un paio di cose da fare prima della partenza. Un’occhiata alla bici conferma la scelta dei copertoncini e dei rapporti.

Durante: il controllo

Giovanni Aleotti, dorsale 71, raggiunge il traguardo di Siena 7’48” dopo Mathieu Van der Poel. E’ stato fino all’ultimo chilometro nel gruppo di Valverde, poi ha finito il suo lavoro e si è fatto da parte.

«Ho fatto gran parte della corsa – racconta – in ottima compagnia, con Van Avermaet e Almeida. Stavo molto bene. Sante Marie si è rivelato molto impegnativo, ma l’avevo capito. Peccato che nel settore prima, quello di Asciano, Konrad abbia avuto qualche problema e ci siamo fermati per aspettarlo e quando siamo rientrati ai piedi di Sante Marie, appunto, eravamo a tutta. Come pensavo, non è stata una corsa molto polverosa. Stiamo parlando di un livello altissimo, credo si sia capito anche guardandola in televisione. Tanto che la difficoltà principale è stata quella di alimentarsi bene, avendo tanti settori di fila e sempre a tutta».

In via Santa Caterina, col suo passo, dopo aver tirato per i compagni
In via Santa Caterina, col suo passo

Dopo: la soddisfazione

Quattordicesimo il giorno dopo a Larciano, Aleotti ha dimostrato di aver ben recuperato la Strade Bianche e il suo bilancio finale lascia ottime prospettive.

«E’ stata dura, durissima – dice – ma bellissima come corsa. Sono stato fortunato, non ho mai avuto problemi, forature né cadute. Sono sempre riuscito a prendere gli strappi davanti restando accanto a Oss e Burghardt, che sono espertissimi. Sono anche contento alla fine della prestazione. Chiaramente non mi aspettavo di essere davanti coi primi, ma sono arrivato con il secondo gruppo inseguitore che alla fine si giocava la 18esima posizione con Mollema, Van Avermaet, Bardet, Valverde, Bettiol, Formolo e altri. Per cui ho tirato l’imbocco ai miei tre compagni (Konrad, Buchmann e Oss, ndr) e poi mi sono spostato all’ultimo chilometro. Fino a Piazza del Campo sono salito tranquillo. Insomma, l’ho finita e sono anche soddisfatto. Ho lo spirito giusto per affrontare la Tirreno-Adriatico».