Giorgi e i grassi: tra alimentazione e allenamenti

28.02.2023
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Con il dottor Andrea Giorgi, medico della Green Project Bardiani CSF Faizanè, avevamo affrontato il tema delle proteine. Spinti da altra curiosità lo contattiamo nuovamente per parlare dei grassi. Anche questo è un campo ampio, che va affrontato in maniera precisa. 

«I grassi – ci introduce il dottor Giorgi – forniscono l’energia che viene utilizzata dal nostro organismo. Questi hanno una densità energetica maggiore dei carboidrati, dando al corpo più energia per più tempo».

Le fibre rosse prendono energia dall’assunzione di grassi (foto Project InVictus)
Le fibre rosse prendono energia dall’assunzione di grassi (foto Project InVictus)
Quindi i grassi sono fondamentali?

Assolutamente. Negli sport di endurance, come il ciclismo, sono importantissimi per avere una prestazione prolungata nel tempo. Il corpo dei ciclisti deve essere in grado di utilizzare al meglio i depositi di grasso intramuscolare per produrre energia. 

A quale livello di intensità si utilizzano maggiormente?

Tra il 65% ed il 70% del VO2Max. L’organismo utilizza i grassi a basse intensità, nella famosa Zona 2.

Per questo i ciclisti fanno tanti allenamenti a bassa intensità?

Sì, insegnano al loro corpo ad usare con maggiore efficienza i grassi durante lo sforzo. Questi sono utilizzati dalle fibre rosse, quelle aerobiche, il loro stimolo aumenta i mitocondri e l’utilizzo dei grassi intramuscolari. 

Un atleta di endurance massimizza l’utilizzo di grasso intramuscolare tra il 65% ed il 70% del VO2Max (foto Enervit)
Un atleta di endurance massimizza l’utilizzo di grasso intramuscolare tra il 65% ed il 70% del VO2Max (foto Enervit)
Che benefici se ne traggono?

Si risparmiano tanti zuccheri, che sono utili per avere una migliore prestazione ad alta intensità. Come le volate o gli sforzi intensi oltre i 20 o 30 secondi Anche per questo i velocisti puri stanno sparendo. Devono avere ormai delle buone fibre rosse per essere resistenti e le fibre bianche per gli spunti. 

Di conseguenza i grassi diventano una parte importante dell’alimentazione…

Bisogna reintrodurli bene e nella maniera giusta. All’interno di una dieta, il corridore deve assumere tra il 20% ed il 30% di grassi. Ci sono anche delle diete specifiche, quelle chetogeniche, dove il consumo dei grassi raddoppia. 

Questi come si suddividono?

In grassi monoinsaturi e polinsatur, infine i grassi saturi saturi. I primi due sono i cosiddetti grassi buoni: olio d’oliva, pesce e frutta secca (foto apertura di Educazione Nutrizionale). Tutti alimenti ricchi di omega 3 e omega 6, ovvero acidi grassi a catena lunga. I secondi, i grassi insaturi, sono da assumere con più attenzione e sono quelli che derivano da insaccati o carni troppo grasse. 

Omega 3 e omega 6 che funzioni hanno?

Sono i costituenti delle membrane cellulari, ad esempio, nei globuli rossi può aiutarli a muoversi nella circolazione. Aiutano anche l’organismo a recuperare dal danno muscolare da esercizio. 

Come vanno poi inseriti nell’alimentazione?

Non c’è bisogno di estrema precisione come per i carboidrati e le proteine. I grassi, tuttavia, vanno limitati nel pre gara, perché sono a lunga digestione e potrebbero causare problemi gastrointestinali. Il reintegro va fatto principalmente dopo la corsa, a cena. 

Anche i velocisti devono allenare le fibre rosse per avere una maggiore resistenza ed ottimizzare le fibre bianche per le volate
Anche i velocisti devono allenare le fibre rosse per avere una maggiore resistenza ed ottimizzare le fibre bianche per le volate
In una colazione tipo? 

Si dovrebbero mangiare uova, latte e carne bianca. Negli ultimi anni è aumentato anche il consumo di avocado e del burro di arachidi. 

A cena?

Pesce, ricchissimo di omega 3 e olio d’oliva come condimento principale, che contiene omega 6. 

E durante la corsa?

Qui il tema è differente. Bisogna fare attenzione, alcune barrette contengono polioli grassi (carboidrati idrogenati usati come dolcificanti in sostituzione allo zucchero) che possono causare problemi nell’utilizzo degli zuccheri. In corsa comunque i grassi si assumono, anche se a basse quantità. Magari con della frutta secca o all’interno delle rice cake che contengono frutta secca o nelle barrette energetiche.

Le diete chetogeniche di cui parlava a cosa servono?

Sono quelle che si usano per perdere peso ed aumentare la capacità del corpo di utilizzare i grassi. Normalmente in queste diete l’apporto alimentare dei grassi passa al 60%. Con una diminuzione dei carboidrati al 5%, anche se è difficile arrivare a percentuali così basse. Pensate che l’apporto in grammi di carboidrati sarebbe di 80/100 grammi, praticamente tre fette di pane bianco. La dieta chetogenica si può fare per un breve periodo e sotto un controllo medico. 

Gli allenamenti polarizzati diventano importanti (foto Green Project)
Gli allenamenti polarizzati diventano importanti (foto Green Project)
Si perde peso ma ci sono delle controindicazioni?

Dal punto di vista atletico è una dieta che limita l’assunzione di zucchero, il che significa una perdita nella capacità di sostenere un lavoro ad alta intensità. La dieta chetogenica è da fare nella fase pre stagione, diciamo a novembre, non oltre. A questo scopo si fanno anche le uscite a digiuno. Il corpo ha terminato le scorte di glicogeno ed a quel punto si massimizza l’utilizzo dei grassi.

Il reintegro delle proteine: spiega tutto il dottor Giorgi

13.02.2023
5 min
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Nel campo dell’alimentazione sportiva le cose da sapere sono molte. Con il dottor Andrea Giorgi, che da poco ha iniziato a lavorare con la Green Project Bardiani CSF Faizanè, cerchiamo di addentrarci nel mondo dell’integrazione proteica. Se le regole da seguire sono chiare, a seconda dei momenti, il modo di assunzione varia. E non poco.

Il dottor Giorgi nel ritiro di inizio stagione della Green Project in Toscana
Il dottor Giorgi nel ritiro di inizio stagione della Green Project in Toscana
Dottore intanto da quali alimenti si prendono le proteine?

E’ bene specificare che l’integrazione proteica passa da macro famiglie: le proteine animali che derivano da carne, pesce, uova e formaggio. Poi ci sono quelle derivanti da cereali e legumi. Quest’ultimi però hanno una carenza di aminoacidi essenziali, fondamentali per la sintesi proteica. 

Qual è la quantità di proteine giornaliere da assumere?

Al giorno si possono prendere da 1,2 a 2,5 grammi per peso di massa magra. Vi faccio un esempio: un atleta deve assumere 1,5 grammi di proteine per chilo di massa magra. Se il suo peso è di 60 chili ed ha il 10 per cento di massa grassa si deve calcolare l’assunzione di proteine su 54 chili. Di conseguenza l’atleta in questione dovrà assumere 81 grammi di proteine nell’arco della giornata. 

Come si distribuiscono?

Innanzitutto è bene sapere che le proteine, se assunte per più di 20 grammi per volta, non vengono assorbite. Quindi viene tutto calibrato in base all’allenamento o alla corsa, con dei range di tre quattro ore tra un’assunzione e l’altra. Per questo è preferibile consumarle durante i pasti: colazione, pranzo, merenda e cena. 

Settanta grammi di carne rossa contengono in media 20 grammi di proteine
Settanta grammi di carne rossa contengono in media 20 grammi di proteine
Tornando all’esempio del nostro corridore di 60 chili. Questo dovrà assumere 81 grammi di proteine divisi in quattro pasti?

Esatto, questo suo fabbisogno giornaliero può essere tranquillamente suddiviso così.

E come può gestirsi?

A colazione può mangiare uno yogurt greco, il cui apporto proteico è di 17 grammi in 170 di prodotto. Oppure 70 grammi di carne, che ne contengono 20 di proteine. Un atleta quando è a casa può gestire liberamente quelli che sono i pasti e la conseguente assunzione proteica. 

Per quanto riguarda l’integrazione, ovvero le varie “polveri”?

Quelle sono un campo differente. Un corridore che si deve allenare andrà ad integrare al normale consumo di proteine quello dello sforzo fisico, in questo caso con barrette, polveri e così via. 

Anche i cereali forniscono una buona dose di proteine, anche se meno nobili rispetto a quelle animali
Anche i cereali forniscono una buona dose di proteine, anche se meno nobili rispetto a quelle animali
Come cambia la gestione dell’integrazione?

In questo caso la mattina e durante l’allenamento o la corsa, il corridore non deve assumere proteine. Queste non danno energia, quindi non sono utili nell’economia dello sforzo. Anche quando facciamo i test sul consumo dell’ossigeno, non guardiamo al consumo proteico. 

Nella fase post allenamento come si gestiscono?

Ci sono delle tecniche usate dai corridori per perdere peso, ma non massa muscolare, che si utilizzano soprattutto a inizio stagione. L’atleta mangia proteine dalla sera dopo l’allenamento fino alla mattina successiva, poi si allena a bassa intensità. Al rientro mangia dei carboidrati e dalla cena si ripete. Sono tecniche particolari, che però vanno dosate da nutrizionisti e preparatori. 

Mantenendo una dieta normale invece?

Come detto, quando l’atleta si allena è più libero, quindi si gestisce come meglio crede. La cosa che deve passare è che si ha una quota proteica alla quale arrivare. Rispettando però il parametro dei 20 grammi di proteine a pasto. 

Lo yogurt bianco è un’ottima fonte proteica, adatto per la colazione
Lo yogurt bianco è un’ottima fonte proteica, adatto per la colazione
Le indicazioni rimangono simili anche quando si lavora in palestra?

Dopo un allenamento in palestra si ha un effetto anabolico che dura per ventiquattro ore. Questo vuol dire che bisogna assumere la giusta quantità di proteine per far sì che non si perda massa muscolare. 

In corsa, invece? Specialmente in quelle a tappe, come cambiano le cose?

Durante le corse a tappe è inutile mangiare solo proteine nel post tappa. Per mantenere il peso durante la gara è importante consumare carboidrati mantenendo costante l’assunzione di grassi e proteine

Appena tagliano la linea del traguardo si vedono gli atleti con in mano i classici “beveroni”. Cosa sono?

Quello è il reintegro proteico, sono i canonici 20 grammi di proteine. Si possono assumere tramite cibo solido oppure sotto forma liquida. Molti corridori appena conclusa la corsa non hanno un grande appetito, visto anche lo sforzo appena concluso. Di conseguenza preferiscono assumere le proteine sotto forma liquida. E’ una scelta che dipende anche dalla capacità di digestione, per evitare problemi intestinali. In più c’è da considerare il fatto che quando si beve non si ha la stessa sensazione di sazietà. 

Finisce lì il reintegro post tappa?

Il beverone va ripetuto ogni ora fino a cena, quindi in media si prende per tre volte. Una volta a tavola, si ritorna ad una normale alimentazione. C’è anche un’altra fase importante, l’ultima.

Quale?

E’ fondamentale assumere delle proteine anche prima di andare a dormire, questo per evitare il catabolismo. Si tratta di un fenomeno nel quale il muscolo, non sufficientemente alimentato, si distrugge. Il modo di assumere proteine prima di dormire è totalmente libero e segue le preferenze dell’atleta.

Celiachia nel ciclismo: patologia diffusa più che mai

27.01.2023
5 min
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Nel mondo del ciclismo si parla molto della patologia del diabete. Una squadra internazionale, la Novo Nordisk, ha svolto un compito basilare nello sfatare molti tabù al riguardo. Ha dimostrato che gli atleti diabetici possono tranquillamente competere con i ciclisti “normali” (e usiamo le virgolette appositamente, perché sul tema della normalità ci sarebbe tanto da dire…). Molto poco invece si parla a proposito della celiachia, dimenticando che stiamo parlando di una patologia autoimmune che ha una diffusione enorme. Ultimi studi parlano di almeno il 30 per cento della popolazione che è quantomeno predisposto a questa patologia.

Il tema è emerso a proposito di Raul Baldestein (in apertura), corridore della Cycling Café che recentemente ha conquistato la vittoria nel Giro delle Regioni di ciclocross. Il corridore romano era un prospetto molto interessante a livello giovanile, finché da junior non gli venne diagnosticata la celiachia. Da allora Baldestein ha vissuto 3 anni di anonimato sportivo, senza riuscire a ottenere più risultati perché non riusciva a trovare la giusta alimentazione. Quando dal punto di vista della dieta ha iniziato a risolvere il problema il suo livello sportivo è tornato a crescere. Ora la sua parabola è in decisa ascesa.

Il dottor Giorgi, da quest’anno alla Green Project Bardiani
Il dottor Giorgi, da quest’anno alla Green Project Bardiani

La giusta alimentazione

Per molti versi il caso di Baldestein è esemplare: quando viene diagnosticata la celiachia, ci si trova di fronte a un problema dalla complicata soluzione. Bisogna trovare la giusta alimentazione che permetta di fornire al fisico tutti gli elementi di cui ha bisogno per funzionare al meglio senza però utilizzare quelle sostanze che il fisico ha dimostrato di non poter assumere. Per saperne di più abbiamo contattato il medico sportivo Andrea Giorgi, in forza alla Green Project Bardiani Faizané.

«Gli ultimi studi – spiega Giorgi – hanno dimostrato che in chi fa sport la possibilità di conclamazione della celiachia è maggiore. Questo sia per fattori di stress che per maggior impegno fisico. Per un ciclista la gestione di una simile patologia non è semplice, perché sappiamo benissimo che i cereali sono alla base dell’alimentazione atta a fornire il “carburante” necessario agli impegni prestativi.

I principali sintomi provocati dalla celiachia, molti comuni ad altre patologie (foto CDI)
I principali sintomi provocati dalla celiachia, molti comuni ad altre patologie (foto CDI)

Una sintomatologia particolare

«I problemi che la celiachia provoca sono diversi. Si va dall’infiammazione intestinale con tutte le sue conseguenze alla riduzione del ferro nel sangue, come anche di vitamine essenziali come la vitamina D. E’ fondamentale quindi trovare la giusta alimentazione sostitutiva per permettere al fisico di non subire danni derivanti dall’assunzione di sostanze con glutine ma anche di avere comunque il giusto sostentamento allo scopo di avere prestazioni all’altezza».

In questo senso le difficoltà a cui è andato incontro Baldestein hanno ragion d’essere: «La giusta alimentazione si trova attraverso una continua sperimentazione. Essa richiede tempo, considerando poi che ogni caso è a sé. Questo principio d’altronde vale un po’ per tutti, ogni persona ha una sua propria costituzione metabolica e fisica. Ad esempio c’è chi preferisce e trova maggior profitto dall’assunzione di pasta e chi dal riso. Lo stesso vale per i celiaci, che devono sostituire simili sostanze con altre. Esse potranno essere ad esempio le patate, la quinoa o altro, ma sempre sperimentando. E questo va fatto soprattutto in allenamento, trovando la giusta combinazione».

La celiachia danneggia l’epitelio intestinale con gravi disfunzioni per il corpo (foto Gettyimages/Stockphoto)
La celiachia danneggia l’epitelio intestinale con gravi disfunzioni per il corpo (foto Gettyimages/Stockphoto)

Gli esami necessari

Come scoprire di essere celiaci? Si parte innanzitutto dai sintomi, ma attenzione, perché questi possono essere comuni anche a molte altre patologie, soprattutto nell’ambito ciclistico: «Gonfiore addominale o perdita di peso possono avere varie cause per un ciclista. Il problema è che molti attribuiscono questi e altri sintomi ad altre cause, non pensano di avere la celiachia. Serve una diagnosi corretta, dopo una serie di esami».

Quali sono gli esami più comuni? «Si parte da quelli del sangue affiancando alla classica routine quelli di particolari anticorpi e autoanticorpi come la transglutaminasi anti-tissutale (tTGA), gli anticorpi anti-edomisio (EMA) e gli anticorpi antigliadina (AGA). Se i livelli sono superiori alla norma, il paziente è probabilmente celiaco e si procede a ulteriori esami, partendo da quelli per eliminare la possibilità di eventuali allergie alimentari. La risposta definitiva si avrà attraverso una biopsia dell’epitelio intestinale».

La quinoa può essere un valido sostituto a pasta e riso (foto mangiaconme.it)
La quinoa può essere un valido sostituto a pasta e riso (foto mangiaconme.it)

Una dieta non per tutti…

La celiachia non va presa alla leggera, ma è sbagliato anche pensare che una dieta apposita faccia bene anche a chi celiaco non è e a tal proposito Giorgi racconta un interessante spunto.

«Questa moda era iniziata a diffondersi anni fa – racconta – quando molti adottavano una dieta senza glutine pensando che a prescindere facesse bene. Vennero fatti studi specifici e batterie di test dando a tutti la stessa dieta, celiaci e non, scoprendo che poi la sintomatologia variava statisticamente in maniera minima. I sintomi come il gonfiore intestinale possono avere varie cause. Io in 10 anni avrò avuto 2-3 casi di ciclisti celiaci proprio perché di fronte a sintomi così comuni prima si guarda ad altre cause che nella quasi totalità dei casi si indovinano».

Resta comunque un principio: anche chi ha la celiachia può tranquillamente svolgere un’attività sportiva al massimo livello, esattamente come un diabetico: «Possono insorgere anche altri sintomi più specifici come problemi alla tiroide o rush cutanei se non si adottano le giuste misure, ma trovando la dieta più adatta le prestazioni possono essere comunque di elevato livello. Esattamente come gli altri, quelli “normali”».

Green Project Bardiani-CSF Faizanè: arriva Wepere

20.01.2023
3 min
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La stagione è agli inizi e il team Green Project Bardiani-CSF Faizanè ha ufficializzato appena qualche giorno fa una nuova e rilevante collaborazione e partnership tecnica con il brand Wepere che fornirà supporto al team con diversi dispositivi elettromedicali, ciascuno caratterizzato da funzionalità molto precise. Una collaborazione, quella definita tra la Green Project Bardiani-CSF Faizanè e Wepere, che ha l’obiettivo di ottimizzare il recupero e di conseguenza le prestazioni dei corridori, ma non solo. Lo staff medico del team italiano, composto da Maurizio Vicini, Andrea Giorgi e dal preparatore atletico Borja Martìnez, condurrà nel corso dell’anno alcuni studi sui singoli corridori per testare l’efficacia dei dispositivi Wepere, misurando il recupero in modo statistico ed oggettivo.

Wepere ha messo a disposizione della Green Project Bardiani-CSF Faizanè i dispositivi Restart (ideale per rilassare i muscoli contratti, aiutare l’assorbimento dei liquidi sottocutanei e, favorendo la microcircolazione, alleviare il dolore ed accelerare la risoluzione dei processi infiammatori), quello per la pressoterapia Arya (che agisce come un massaggio linfodrenante per favorire la corretta circolazione sanguigna e linfatica ed il drenaggio di liquidi e tossine, riducendo i tempi di recupero dopo l’attività fisica). Inoltre sono disponibili anche altri prodotti: come il LOB per la magnetoterapia e Novaspin, la cui principale caratteristica è quella di concentrarsi a ridurre le sintomatologie dolorose nelle patologie muscolo-scheletriche croniche accelerando il recupero degli infortuni post-traumatici anche in fase acuta. 

Wepere offre un’ampia gamma di prodotti per il recupero: questo è il Novaspin
Wepere offre un’ampia gamma di prodotti per il recupero: questo è il Novaspin

Un progetto per lo sport

«E’ un onore per noi collaborare con un team ciclistico italiano storico come appunto la Green Project Bardiani-CSF Faizanè – ha dichiarato Massimo Marcon, presidente I.A.C.E.R. la società proprietaria del brand Wepere – un sodalizio che dà valore allo sport e investe, come noi, nei giovani, nella formazione e nell’innovazione. Fare ricerca e attività clinica rientra nel nostro DNA e per noi è molto importante poter condividere con il team e con tutti i suoi professionisti un progetto 100% dedicato allo sport».

I ragazzi di Reverberi potranno utilizzare tutti i prodotti di Wepere, come il Restart, ideale per rilassare i muscoli contratti
I ragazzi di Reverberi potranno utilizzare tutti i prodotti di Wepere, come il Restart, ideale per rilassare i muscoli contratti

«L’utilizzo di queste apparecchiature elettromedicali, riconosciute di altissima qualità ed efficacia – ha aggiunto Maurizio Vicini, medico specialista della Green Project Bardiani-CSF Faizanèci permetterà di intervenire prontamente su eventuali patologie post traumatiche osteo-muscolo-tendinee, favorendo il recupero funzionale degli atleti. Siamo davvero entusiasti di questa collaborazione che ci mette a disposizione diversi strumenti in grado di salvaguardare e proteggere la condizione fisica dei nostri atleti».

Wepere

Il test su strada. Dati più reali, ma più complesso da eseguire

25.12.2022
5 min
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Il test del lattato su strada. Il ritiro in Toscana della Green Project Bardiani Csf Faizanè ci ha concesso l’occasione per assistervi dal vivo. Ed è stata un’esperienza interessante. Un lavoro sul campo che ci ha portato nei fatti. Nel concreto.

L’ormai nota triade dello staff medico appena arrivata in Bardiani, Maurizio Vicini, Borja Martinez Gonzalez e Andrea Giorgi, ci ha mostrato come si effettua questo test.

Tra l’altro è stata un’occasione interessante quella di questo test sul campo, che viene dopo aver assistito ad un test in laboratorio 

La salita ideale

«Il test – spiega il dottor Vicini – si svolge su una salita, la cui lunghezza è di 1.930 metri. Deve essere una salita abbastanza costante e senza curve troppo strette che interrompano la pedalata. Una volta arrivati in cima preleviamo dall’orecchio dei ragazzi una quantità minima di sangue, una goccia. Si prendono i dati sia del lattato che dei suoi watt».

«A quel punto l’atleta torna giù e ripete la salita con uno sforzo maggiore. Qui partiamo da un impegno medio (2 millimoli di lattato, ndr), per fare poi degli step crescenti di 20-30 watt per salita fino a che arriva alla soglia. Soglia che individuiamo nei canonici 4 millimoli di lattato nel sangue.

«Una volta raggiunta questa soglia, gli facciamo fare un ulteriore test, un’altra salita, questa volta a tutta. In questo modo vediamo la quantità massima di acido lattico che l’atleta riesce a produrre».

Sul campo

Nel giorno in cui abbiamo assistito al test, i ragazzi erano quattro: l’americano Jared Scott, l’eritreo Henok Mulubrhan, Luca Paletti che veniva dal ritiro in azzurro con la nazionale di ciclocross, e Matteo Scalco.

Apparentemente il test è molto semplice, è un classico test incrementale, ma poi ci sono tante sfaccettare che stando sul campo possono inficiare sullo svolgimento e quindi sull’esito dello stesso test.

Due esempi molto pratici. Il ragazzo eritreo era la seconda volta che lo faceva in quanto nella precedente non aveva capito che doveva incrementare il wattaggio già alla seconda salita (problema di lingua). Il giorno del test a cui abbiamo assistito, ad un certo punto si alzato il vento e questo è stato annotato dai medici. Hanno chiesto ai ragazzi se si sentiva effettivamente (problema ambientale). Ma tutto questo fa parte della realtà.

Come per esempio è stato curioso vedere come alla seconda salita a fronte di frequenze cardiache più elevate, il lattato registrato è stato inferiore. 

«E’ un adattamento fisiologico – ci dice il dottor Giorgi – nonostante per venire qui abbiano fatto 40′ e passa minuti di riscaldamento con due piccole “puntate” al medio, succede che pedalando in salita trovino un adattamento muscolare. Ma dalla terza salita tutto si ristabilirà. Vedrete…».

Tutti e quattro sono partiti da 240 watt, per poi proseguire, come accennato, con incrementi di 20 o 30 watt nella scalata successiva. Venti o trenta a seconda dei dati raccolti dai dottori. Infatti se l’incremento di acido era molto basso la forbice passava da 20 a 30 watt. E al contrario veniva abbassata nelle ripetute finali.

Da questo test poi si estrapolano le intensità, con le quali l’atleta poi si allena ed esegue le sue tabelle. Una volta erano chiamate fondo lungo, medio, soglia, fuori soglia… Oggi Z1, Z2, Z3…

Laboratorio o strada

Ma se il vento, o come è successo un cinghiale che si è affacciato dalla strada, possono influire sull’andamento dell’atleta durante la salita e quindi sulla prestazione, perché si dovrebbe fare un test su strada? Perché non si fa in laboratorio?

«Il test in laboratorio – prosegue Vicini – è un test di partenza che serve per valutare i ragazzi e per prendere i primi dati, comunque molto importanti, per farli lavorare e anche per questo test. Ma lì si pedala su cicloergometro, da fermi. Non c’è da affrontare la componente dell’equilibrio, dell’attrito con l’asfalto e con l’aria soprattutto, manca dunque tutta quella parte di lavoro lavoro meccanico-muscolare che si ha su strada. Il test in laboratorio ci dà le condizioni fisiologiche, di potenza dell’atleta, diciamo così, il test più corretto è quello su strada.

«In laboratorio di solito si ha un vantaggio. Con variazioni che oscillano dal 5% al 20% di watt in più». 

Una differenza pero, ci ha detto il dottor Giorgi che varia anche in base alla tipologia di test che si fa e di cicloergometro che si usa in laboratorio.

Da segnalare che una volta raccolti i dati, prima di darli agli atleti e renderli definitivi, questi vengono rivisti, “aggiustati”. Il vento, gli incrementi troppo rapidi o troppo bassi… I medici rendono precisi i dati finali. Ma si tratta davvero di aggiustamenti minimi, magari di un battito o due alla soglia o di poche unità di watt.

Staff performance: 3 nuove figure per alzare il livello

24.11.2022
4 min
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La Bardiani CSF Faizanè rivoluziona il proprio staff performance, anzi, si potrebbe dire che lo crea. La squadra di Roberto e Bruno Reverberi ha tre nuovi membri nel proprio staff: Maurizio Vicini, Andrea Giorgi e Borja Martinez Gonzalez. La cosa che li accomuna? Tutti arrivano dalla Drone Hopper Androni, il team di Savio che da quest’anno non sarà più una professional. Chiediamo allo stesso Roberto Reverberi come e quando è nata l’idea di questa piccola rivoluzione, che in realtà nasconde molto dietro di sé.

Il gruppo giovani della Bardiani avrà ora un supporto più incisivo con l’arrivo dello staff performance
Il gruppo giovani della Bardiani avrà ora un supporto più incisivo con l’arrivo dello staff performance
E’ uno staff completo preso da un team già esistente…

Esattamente. Negli anni come Bardiani abbiamo avuto più volte l’intenzione di portare da noi Vicini, medico sociale. Una figura che avremmo voluto implementare nel nostro staff perché averne due è sempre meglio. Lui è molto bravo e preparato, in più abita vicino a noi. Ma lui è sempre stato corretto nei confronti di Savio e ha declinato le nostre offerte. 

Poi c’è stato il ridimensionamento della Drone Hopper.

E’ brutto da dire, ma è la verità. La chiusura della Drone Hopper è un peccato, appena saputo questo Savio ha “liberato” lo staff e sono arrivate queste tre nuove figure.

I giovani sono tutti da crescere, a loro va insegnato molto sul modo del ciclismo (foto Okolo Slovenska)
I giovani sono tutti da crescere, a loro va insegnato molto sul modo del ciclismo (foto Okolo Slovenska)
Gli altri due, Giorgi e Borja, chi sono?

Andrea Giorgi è colui che si occuperà di fare i test e seguirà i ragazzi sul piano dell’alimentazione. Un punto sul quale ci siamo accorti di dover fare dei passi in avanti. Borja, invece, si occuperà di verificare gli allenamenti dei ragazzi tramite Training Peaks e si interfaccerà con i diesse per tenerli sempre aggiornati. Non abbiamo un preparatore legato al team, ogni ragazzo è libero di scegliere chi vuole. Ovviamente, il tutto sarà sotto i nostri occhi, anzi quelli di Borja.

Un passo in avanti quindi?

Sentivamo la necessità di ampliare lo staff, più che altro il ciclismo moderno ci porta a lavorare più ad ampio raggio. Ventisei corridori sono tanti e sono tutti sparsi per l’Italia, quando succede qualcosa è difficile andare sul posto e seguirli. In questo modo avremo maggiore monitoraggio e meno problemi. 

Prima di Giorgi chi curava l’alimentazione?

Non abbiamo mai avuto un nutrizionista, come detto sarà Giorgi ad occuparsi di questo ruolo. Sempre se i ragazzi vorranno essere seguiti, non obblighiamo nessuno, però ci siamo accorti di questa necessità. 

Il livello nel ciclismo moderno ha portato la Bardiani ad inserire uno staff tecnico di qualità
Il livello nel ciclismo moderno ha portato la Bardiani ad inserire uno staff tecnico di qualità
Questa è una piccola rivoluzione…

Giorgi farà anche il piano alimentare per le corse e per gli allenamenti, li seguirà anche a livello tecnico. I ragazzi dal ritiro si abitueranno a pesare gli alimenti, perché a seconda del peso e del fisico si sono differenti piani alimentari da seguire. Avremo anche una bilancia che daremo ad ogni corridore e tramite un applicazione potremo monitorare il peso e capire se ci sono correzioni da fare. 

Puntate molto nel migliorare l’alimentazione.

Ce ne siamo accorti in particolar modo quest’anno, non si può fare tutto ad occhio. Molti ragazzi giovani non hanno la minima idea e cultura di come si fa il corridore. Loro hanno tante informazioni che possono prendere ovunque ma ci vuole una persona di riferimento. Fanno errori anche i corridori più navigati, per farvi un esempio, lo stesso Fiorelli quando era dilettante pesava 67 chili, ora 69. Tutti hanno da imparare. Noi vogliamo mettere i nostri ragazzi nelle condizioni di poter far bene, poi sta a loro metterci quel qualcosa in più, non possiamo arrivare ovunque. 

Pino Toni ha seguito molti dei nuovi acquisti della Bardiani, anche Lucca
Pino Toni ha seguito molti dei nuovi acquisti della Bardiani, anche Lucca
Giorgi andrà a sostituire Pino Toni?

Non lavoreremo più con Pino, continuerà, in maniera privata, a seguire qualche nostro corridore e quando avrà qualche corridore interessante magari lo manderà ancora da noi. 

Però Toni ha seguito i nuovi acquisti per il 2023, come mai?

Quando abbiamo contattato Vicini, che era la figura principale della quale necessitavamo, ci è stato detto che avremmo dovuto prendere lo staff completo. Ci hanno chiesto loro di lavorare senza altre persone in mezzo, per avere maggior controllo. Volevano muoversi tutti e tre insieme e ci hanno messo davanti a delle scelte.

Ripartire dopo 4 anni. Sentiamo il dottor Giorgi

23.11.2022
5 min
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Qualche giorno fa vi avevamo parlato di Andrea Innocenti, il ragazzo che è rimasto fermo oltre quattro anni per un intoppo con l’antidoping al primo anno tra gli U23. Al netto di questa vicenda (non è questo l’argomento), è scattata in noi la curiosità di sapere come si fa a tornare alle gare dopo uno stop tanto lungo. Una curiosità alla quale ha risposto il dottor Andrea Giorgi, in uscita dalla  Drone Hopper-Androni. Giorgi, va detto, è anche un eccellente preparatore.

Innocenti ci aveva detto che non aveva corso, ma che comunque si era allenato. E anche forte. Due picchi a stagione, con tanto di riposo e altura a seguire. Dietro motore con la bici da crono… Insomma non era rimasto a piangersi addosso.

Il dottor Giorgi con Bais…
Il dottor Giorgi con Bais…

L’aspetto mentale

«Quattro anni fermo sono davvero un tempo lungo – esordisce Giorgi – e soprattutto un tempo non facile da valutare specie per un adolescente. Intorno ai 17-18 anni, i ragazzi continuano a svilupparsi verso l’età adulta con importanti variazioni corporeo.

«Partendo dal caso di Innocenti, lui si è allenato e tutto sommato il suo “detraining”, il periodo di non allenamento, è stato più psicologico che fisico. Non ha continuato ad avere gli stimoli provenienti dalle competizioni: tensione, approccio alla gara, alimentazione prima, durante e dopo la la competizione… ma il resto tutto sommato c’era».

E infatti Innocenti stesso ha parlato di alcune difficoltà tecniche. Il ragazzo toscano, tornato in corsa questa estate al Giro del Friuli, ha detto di aver preso dietro lo Zoncolan in quanto si era staccato nella discesa precedente. Certe attitudini, certi automatismi si perdono a quanto pare. Non si ritrovano in un attimo, specie in questo ciclismo che corre veloce in tutti i sensi. Novità tecniche, materiali… anche il gruppo si muove diversamente.

Non è solo una questione di ritmo, stare fermi a lungo significa anche dover riprendere il feeling con il gruppo
Non è solo una questione di ritmo, stare fermi a lungo significa anche dover riprendere il feeling con il gruppo

Il detraining…

«Quando si parla di detraining – prosegue Giorgi – bisogna fare un distinguo tra breve e lungo periodo. Fino alle quattro settimane di stop si parla di breve periodo, sopra di lungo periodo. L’inattività rapidamente agisce negativamente sul sistema cardiovascolare e metabolico. Basti pensare che dopo due giorni si ha una riduzione del sistema cardiovascolare: iniziano a salire i battiti. Dopo quattro settimane diminuiscono le altre capacità. Il flusso ematico per esempio scende del 5-10 per cento. Poi si va a stabilizzare.

«Ci sono poi le variazione metaboliche: in cui l’organismo non è più grado di utilizzare certi sistemi energetici. Giusto ieri avete scritto quell’articolo con la Lombardi in cui si diceva che i grassi non si usano perfettamente come quando si è allenati. Infatti il sistema mitocondriale si “disallena” ad utilizzare i grassi, a favore degli zuccheri».

Giorgi prosegue e parla anche di importanti differenze ormonali. Ma in questo caso il capitolo è enorme e complicato. 

«Quel che invece va detto è che si assiste ad una perdita della forza muscolare. Con il tempo le fibre si riducono di volume».

In soldoni: si riduce l’attivazione e la dimensione dei muscoli e quindi meno forza.

«Però è anche vero che se una persona è abituata a fare sport e vuole ricominciare la sua attività, anche dopo un lungo stop non ripartirà del tutto da zero. Sarà uno step più avanti rispetto a chi inizia per la prima volta. Il suo organismo riconosce certi sforzi e si adatta meglio».

Già dopo un paio di giorni di inattività il battito cardiaco tende a salire
Già dopo un paio di giorni di inattività il battito cardiaco tende a salire

Perdite e guadagni

Stando fermi si perde parecchio, è vero. E si perde non solo da un punto di vista fisico, però si potrebbe pensare che questi anni di stop alla lunga potrebbero anche avere effetti positivi sulla carriera di un corridore. Di fatto per un certo periodo della sua vita da atleta, il soggetto in questione non si è logorato. Magari a 35 anni è più fresco di un coetaneo. Giorgi però non ne è convinto. 

«Non è detto che sia più fresco – dice il dottore – magari ha perso una fase importante della sua formazione in cui aveva determinati stimoli, come l’abituarsi a certi ambienti, viaggiare, fare certi sforzi massimali con l’obiettivo del traguardo… Il logorarsi di un atleta per me è più un discorso psicologico che fisico. Chiaramente se si gestiscono bene certe fasi e certi adattamenti sin da giovani. Ma vale il discorso che si fa spesso e cioè il crescere con pazienza.

«Faccio l’esempio di Masnada. Lui è passato con noi professionista a 25 anni. Se si avesse avuta fretta Fausto non sarebbe diventato un corridore da WorldTour. E’ uno di quei corridori che con il tempo va a migliorare specie nelle corse a tappe e in quelle dure. Ma nel ciclismo giovanile italiano, la maggior parte delle corse sono veloci e certi giovani come lui non hanno tempo per maturare e mettersi in mostra. E infatti oggi chi va avanti? Quelli più veloci. Chi ha le caratteristiche di Masnada fa più fatica ad emergere e quel ragazzo si perde».

Quindi un Innocenti della situazione senza aver corso potrebbe aver perso quella fase di adattamento che lo avrebbe visto emergere un po’ più là negli anni, ammesso che ne avesse avuto bisogno. O al contrario di accelerare i tempi.

«Quegli anni (17-18) non sono più importanti di altri nell’insieme della formazione di un atleta. Bisogna allenarsi in tutte le fasi della vita, ma in modo progressivo e nel rispetto dei tempi. Dal divertimento dei bambini, in cui subentrano anche aspetti sociali o la tecnica di guida… al professionista che cura i particolari. Ci sono stress che vanno gestiti a 360 gradi». 

Per Giorgi Masnada che aveva quasi smesso è un esempio di abnegazione
Per Giorgi Masnada che aveva quasi smesso è un esempio di abnegazione

Ritorno al top

Ed è complesso anche il discorso su quanto tempo ci si mette per tornare al top. 

«Dipende dall’obiettivo dell’atleta – conclude Giorgi – servono 4-5 settimane per tornare ad avere i primi adattamenti seri. Ci sono anche dei tempi tecnici per avere un certo livello d’ipertrofia muscolare. Pertanto direi un paio di mesi non dico per tornare al top, ma almeno per tornare alle corse (parlando di soggetti sani, ndr). Per stare bene in gruppo.

«Per la prestazione super, invece, serve più tempo, ma anche in questo caso molto dipende dal soggetto. Nel caso di Innocenti, che si è allenato molto, direi una mezza stagione. Per chi riparte da zero direi sei mesi di allenamento, due mesi di rodaggio con le corse e quindi alla fine ecco che è passata una stagione piena. Ma le variabili, ripeto, sono molte». 

Nel grande mondo della caffeina. Ci accompagna il dottor Giorgi

15.09.2022
5 min
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Qualche tempo fa, parlando della Coca Cola con il dottor Andrea Giorgi un’importante “fetta del discorso” riguardava la caffeina, sostanza che dà una certa verve. Per questo motivo la caffeina è tanto amata dai corridori. Ma al tempo stesso è anche temuta.

Ed è “temuta” perché va presa con qualche precauzione. E forse anche perché c’è ancora un bel po’ da sapere in merito ai suoi effetti, almeno ai più alti livelli sportivi.

Il dottor Giorgi ieri ha accolto i suoi atleti al Giro di Toscana. Per loro subito Coca Cola dopo l’arrivo
Il dottor Giorgi ieri ha accolto i suoi atleti al Giro di Toscana. Per loro subito Coca Cola dopo l’arrivo

Non più doping

«La caffeina – spiega Giorgi, medico della Drone Hopper-Androniè uscita dalla lista dei dopanti nel 2004. Pertanto si può assumere in libertà, ma restano comunque dei limiti. Oltre una certa quantità (9 milligrammi per chilo) infatti diventa tossica.

«Si utilizza principalmente per migliorare la performance, ma i suoi dosaggi restano comunque molto bassi rispetto a quella soglia e oscillano dai 3 ai 6 milligrammi per chilo. Favorisce la performance in quanto la caffeina è un’antagonista dell’adenosina (volgarmente la sostanza del rilassamento, ndr)».

Si dice, e questo è vero, che la caffeina sia uno stimolante. Ma poi alcuni aspetti di tale definizione vanno verificati e approfonditi quando si parla di attività fisica intensa. E allora perché si prende la caffeina? E come va assunta?

Il classico caffè prima del via. Specie per chi deve andare subito in fuga può essere efficace
Il classico caffè prima del via. Specie per chi deve andare subito in fuga può essere efficace

Contro la fatica

Secondo il dottor Giorgi per l’assunzione della caffeina molto dipende dall’obiettivo. Chi deve fare una partita di calcio la cui durata è di 90′ o magari una cronometro, che con ogni probabilità dura meno di un’ora, ha effetti più precisi per così dire.

«Discorso diverso – riprende Giorgi – se si parla di una gara di ciclismo che dura molto di più. Con sforzi come quelli prima elencati si dovrebbe assumere 60′-120′ prima della prestazione, in una gara di ciclismo invece si assume prima del via e poi anche in corsa. E più che per andare forte, la si prende per sentire meno la fatica. E’ questa la sua vera valenza».

Spesso per assumere caffeina in corsa ci si regola con i punti chiave individuati anche con i diesse
Spesso per assumere caffeina in corsa ci si regola con i punti chiave individuati anche con i diesse

Come si assume

«La caffeina – spiega Giorgi – è presente in molte bevande: il caffè, la Coca Cola, il the… e persino in alcune gomme da masticare, soluzione che deriva dagli eserciti. Per esempio in Quick Step-Alpha Vinyl le utilizzano, le hanno tra i loro sponsor. 

«Una volta assunta, come detto, va a contrastare il neurotrasmettirore del rilassamento, l’adenosina, e pertanto si è un po’ più brillanti. Anche per questo motivo non bisognerebbe prendere il classico caffè cinque ore prima di andare a dormire».

«Tuttavia questo ultimo aspetto è molto soggettivo. Ad alcune persone infatti la caffeina fa effetto ad altre no. Dipende da specifici enzimi che quel soggetto ha o non ha».

Nel caso di una gara lunga la caffeina va dosata con attenzione. Magari si concerta la sua assunzione in vista dei punti critici, analizzati in precedenza con i direttori sportivi. Pensando di dover andare forte in quei momenti ci si organizza per farsi trovare pronti. Mentre se si parte per andare subito in fuga, la si prende un’ora prima del via.

«In linea di massima – spiega Giorgi – tutti i corridori prendono un caffè (70-110 milligrammi, ndr) prima del via, fa bene ma è giusto ricordare che la sua dose resta comunque molto, molto bassa e non è così stimolante come si pensa. Perché la caffeina diventi davvero stimolante e abbia effetti sulla prestazione ne servono 200 milligrammi e quindi iniziamo a parlare di quei 3 milligrammi per chilo (ipotizzando un corridore di 60 chili, ndr)».

Il dibattito scientifico fra crampi e caffeina è ancora aperto (immagine Eurosport)
Il dibattito scientifico fra crampi e caffeina è ancora aperto (immagine Eurosport)

E con i crampi?

L’assunzione della caffeina si lega poi al discorso dei crampi ed è questo che più di altri mette i corridori sul “chi va là”. Si diceva, e in parte di dice ancora, che la caffeina favorisce i crampi: questo non dovrebbe essere vero, però non è un aspetto ancora del tutto chiaro.

«Questo è un discorso molto ampio – dice Giorgi – e il dibattito scientifico è aperto. Sembra che la relazione crampi-caffeina sia più frequente per chi è a riposo. In quel caso altera il metabolismo muscolare. Mentre è meno rilevante e ha meno effetti su chi sta facendo attività». 

Sul bus della Drone Hopper-Androni presenti degli integratori a base di caffeina
Sul bus della Drone Hopper-Androni presenti degli integratori a base di caffeina

Caffeina e integratori

Oggi si trovano molti integratori che contengono caffeina, ma il loro apporto non è così sostanzioso sul singolo pezzo. Ci vorrebbe una ricetta medica, andare in farmacia e farseli fare per assumerne certe dosi come i 200-250 milligrammi in un’unica soluzione. Ma poi si va incontro alle controindicazioni quali ipertensione, irritabilità, tachicardia e in qualche caso anche mal di stomaco… per questo va presa con cautela.

«Gli integratori a base di caffeina – riprende Giorgi – ormai li hanno un po’ tutti i marchi. Alcuni integratori solidi ne contengono 60-70 milligrammi. Le fiale di caffeina arrivano anche a 160-170 milligrammi e si avvicinano a quella soglia dei 200 milligrammi. Occhio ad abusarne, perché contenendo anche zuccheri si va incontro ad altre problematiche.

«Sono integratori che i corridori chiedono, ma ho notato che li chiedono soprattutto in base al tipo di percorso e non sempre. E li chiedono non solo in gara, ma anche d’inverno per dimagrire.

«Per esempio escono a digiuno, dopo un po’ prendono della caffeina. Questa gli fa sentire meno la fatica e pedalano più a lungo senza aver mangiato. E a proposito di dimagrimento: la caffeina ha anche un effetto lipolitico, cioè favorisce il consumo dei grassi» 

Dottor Giorgi, perché i corridori chiedono la Coca Cola?

29.08.2022
6 min
Salva

Quante volte abbiamo visto i corridori mandare giù una lattina di Coca Cola in corsa? E’ lecito chiedersi perché e quali benefici apporti. E soprattutto perché, ancora oggi con la scienza alimentare così avanti e con le squadre che ne sanno una più del diavolo, ancora si ricorre alla mitica lattina.

Chi pedala, che corra o che inforchi la bici per passione, almeno una volta l’ha provata nella sosta bar o durante una gran fondo. E provandola ha saggiato quella “botta di adrenalina” che dà la bevanda in questione.

Si dice: «Perché la Coca Cola è ricca di zuccheri».

Vero, ma la questione, soprattutto sulle sue proprietà, è meno banale di quel che sembra, tanto più dopo averne parlato con il dottor Andrea Giorgi, della Drone Hopper-Androni.

Il dottor Andrea Giorgi, qui con Mattia Bais…
Il dottor Andrea Giorgi, qui con Mattia Bais..

Cola, l’integratore in più

Giorgi è interessatissimo al nostro discorso. «Spesso – dice – i corridori mi chiedono se prenderla o meno, quando e quanta prenderne. La Coca Cola e i suoi simili, ma la Coca Cola soprattutto, hanno diverse componenti principali: zuccheri, caffeina e anidride carbonica, almeno in relazione al nostro discorso. Queste componenti vanno ad agire sull’atleta sia durante che dopo la prestazione.

«L’assunzione della Coca Cola può rientrare in una strategia alimentare di gara. In primis è uno zucchero rapidamente assorbibile. Contiene quel minimo di caffeina che, se inserito in un protocollo di assunzione giornaliera, ha una sua valenza e quindi ritengo che la Cola nel suo insieme possa aiutare».

Elisa Balsamo si concede una Coca Cola per recuperare gli zuccheri appena tagliato il traguardo
Elisa Balsamo si concede una Coca Cola per recuperare gli zuccheri appena tagliato il traguardo

La digestione

Parlando con chi fa sport di endurance come il ciclismo, ma anche come il triathlon o le ultramaratone, effettuando un sforzo di parecchie ore e assumendo tanti integratori, solidi, liquidi e semiliquidi si ritrova a fare i conti con una digestione non sempre facile e lineare. Anche in virtù di un organismo posto sotto stress…

Tra le proprietà della Coca Cola ci sarebbe anche quella di favorire appunto la digestione. Che poi, se ci si pensa, è quello che fanno le persone comuni quando al termine di un pasto un po’ più abbondante o quando hanno dei disturbi lievi di stomaco, la cercano.

«Anche il discorso inerente la digestione – spiega Giorgi – sembra essere vero. Questo perché la Coca Cola “frizza” in quanto contiene anidride carbonica. E l’anidride carbonica che fa? Va a stimolare la formazione del bicarbonato nell’intestino. Questo a sua volta favorisce la produzione di acido cloridrico, il quale degrada le proteine e tutto il resto. Quindi sì: la Coca favorisce la digestione. E’ l’effetto dell’anidride carbonica sullo stomaco».

Tra gli anni ’90 e 2000 al Tour il rifornimento era griffato Coca Cola, ma il più delle volte le borracce erano riempite con l’acqua!
Tra gli anni ’90 e 2000 al Tour il rifornimento era griffato Coca Cola, ma il più delle volte le borracce erano riempite con l’acqua!

Effetto psicologico

E questo aiuto tante volte è anche psicologico. La Coca Cola di certo ha un gusto forte. Un gusto e una consistenza (le bollicine) che non passano inosservate al palato.

«Io credo che l’aiuto sia fisico e anche psicologico – conferma Giorgi – di fatto si assumono zuccheri e caffeina.

«E in tal senso per me agendo sulla digestione assume anche un beneficio psicologico. Tante volte il corridore sotto sforzo non digerendo bene, paninetti, integratori, rice cake… si sente un po’ gonfio e ingolfato. Quel goccio di Coca lo libera. All’improvviso si sente meglio e di conseguenza rende di più». 

Mikel Landa con una Coca Cola in mano al termine della calda tappa di Torino all’ultimo Giro
Mikel Landa con una Coca Cola in mano al termine della calda tappa di Torino all’ultimo Giro

Ideale nel post gara

Non tutto però è oro. La Coca Cola è per esempio ricca di sodio e, come abbiamo visto anche quando parlammo dei sali, il sodio fa ritenere i liquidi (ritenzione idrica). Anche se quando fa caldo avere trattenuto qualche liquido in più non è male.

E il sodio è presente anche nella Coca Zero. «La Cola senza zuccheri – dice Giorgi – se utilizzata in corsa si pensa possa essere esclusa dal computo dell’assunzione di zuccheri e calorie durante la gara. Per me in corsa non ha senso. Così come non ha senso dopo l’arrivo.

«E questo è stato tema di discussione con i miei atleti. A fine corsa la volevano senza zuccheri. Ma perché? Meglio inserirla nel computo degli zuccheri da assumere nella finestra di recupero dopo gara, che prendere una Coca Zero e poi mangiare anche altro».

E a proposito di post gara. Nel dopocorsa la Coca Cola è usatissima. I suoi benefici sono decisamente più concreti. 

«Si vedono spesso – riprende Giorgi – i massaggiatori passare delle lattine di Coca (o di Fanta) ai corridori. Noi le chiamiamo “cochine” perché sono in formato più piccolo (20 ml). Contengono meno zucchero. Anziché i 30 grammi classici della 33 cl, ce ne sono circa 15 grammi. E questi grammi entrano nel conteggio degli zuccheri rapidi da assumere nel post gara. E poi c’è della caffeina».

Una stima del quantitativo di caffeina per comuni bevande
Una stima del quantitativo di caffeina per comuni bevande

Sulla caffeina…

E il discorso della caffeina sembra quasi essere il più importante per Giorgi. Si è abituati a pensare alla caffeina solo come ad un eccitante. 

«E qui – dice Giorgi – si entra in un capitolo molto vasto. Anche i dosaggi di caffeina devono rientrare nei range giornalieri. E non per questioni di doping: dal 2004, se ben ricordo, non è più nella lista dei dopanti. Se ne può assumere quanta se ne vuole. Ma per avere degli effetti sulla prestazione bisogna assumerne dai 3 ai 6 milligrammi chilo. Sopra ai 9 milligrammi per chilo è tossica. E’ pericolosa».

Cento millilitri di Coca Cola contengono in tutto 8-9 milligrammi di caffeina. Una lattina circa 35 milligrammi: pertanto è pochissima. Per avere effetti sulla prestazione e la sensazione di fatica, un atleta di 70 chili dovrebbe assumerne 210 milligrammi (una differenza enorme, ndr). Quindi la caffeina nella Coca Cola è minima, quel che fa è che agevola l’assorbimento degli zuccheri stessi.

«Poi favorisce anche l’utilizzo dei grassi “come benzina”, in quanto lipolitica, e favorisce anche la contrazione muscolare in quanto influisce sul rilascio del calcio muscolare».

Di nuovo, più o meno indirettamente, si riapre il capitolo dell’integrazione liquida e salina, che tanto è centrale d’estate.

I crampi non dipendono dalla Coca Cola. Qui Bettiol la scorsa estate alle Olimpiadi di Tokyo (immagini Eurosport)
I crampi non dipendono dalla Coca Cola. Qui Bettiol la scorsa estate alle Olimpiadi di Tokyo (immagini Eurosport)

Crampi e caffeina

Tanti sportivi ancora pensano che la Coca Cola faccia venire i crampi proprio perché contiene caffeina. Chi ha più di 40 anni e ha avuto a che fare con le corse di certo ha sentito questo vecchio adagio.

«Ma i crampi – chiarisce Giorgi – non sono dovuti dalla riduzione degli elettroliti, ma dalla fatica muscolare. C’è un’alterazione dei movimenti muscolari e quindi della biomeccanica. C’è un’alterazione del sistema neurovegetativo. In pratica il muscolo sente che qualcosa non va e “crea il crampo” per evitare danni maggiori.

«Si pensava dunque che la caffeina favorisse la disidratazione e interagisse direttamente con il muscolo: questo non è dimostrato. Anzi…»