Cos’è davvero il sudore? Ne parliamo col dottor Giorgi

25.07.2022
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L’osservazione di Adriano Malori circa l’accentuata sudorazione di Tadej Pogacar potrebbe avere dei riscontri niente affatto banali anche da un punto di vista medico e prestativo. Abbiamo infatti interpellato il dottore (e preparatore) della Drone Hopper-Androni, Andrea Giorgi, sempre all’avanguardia quando si tratta di questi due fronti.

Si suda quando fa caldo, ma cosa succede a livello fisiologico al corpo umano? Che meccanismi s’innescano? Il discorso è complesso. Proviamo a fare chiarezza e magari a saperne di più sulle super striature che a fine tappa si evidenziavano sui pantaloncini (neri) di Pogacar… e altri.

La tappa non è finita e Pogacar ha “già” delle grosse striature bianche di sudore sulla coscia
La tappa non è finita e Pogacar ha “già” delle grosse striature bianche di sudore sulla coscia
Dottor Giorgi, cosa succede fisiologicamente quando si suda?

Il sudore è un meccanismo di dispersione del calore del corpo umano. Serve a far diminuire la temperatura corporea. Questo principio differisce da soggetto a soggetto e varia in base a fattori interni, appunto relativi al singolo atleta, ed esterni, come temperatura ambientale, umidità, vento…

Come dicevamo, abbiamo notato che alcuni corridori più di altri, tra cui Pogacar, a fine tappa avevano grossi segni di “sudore secco” sul pantaloncino, come mai?

Dalla televisione non è facile stabilire chi suda di più o di meno, ma ci sono dei sistemi che servono a capire il tipo di sudorazione e in particolare quanti elettroliti, i sali minerali, si perdono nel corso di uno sforzo.

Che sistemi sono?

Ci sono dei test, solitamente dei “patch”, degli adesivi particolari da attaccare sulla cute, che sono in grado di captare il sudore e di farlo poi analizzare. Da qui si vede quanto sodio e potassio ci sono nel sudore. Questa analisi aiuta a personalizzare l’integrazione dei sali minerali. Questi test sono diffusi però avvengono di più nel calcio a causa della maggior facilità di gestione del rifornimento idrico e energetico durante la competizione, rispetto ad una gara ciclistica.

Noi abbiamo detto di Pogacar: il suo pantaloncino era nero e i segni erano bianchi, ma Bardet per esempio che aveva pantaloncini neri anche lui, non presentava striature tanto evidenti….

A livello corporeo interno abbiamo degli adattamenti soggettivi, c’è chi è più abituato e tollerante nei confronti del caldo e chi meno. Chi perde più liquidi e sali, e chi meno. Chi è abituato ad allenarsi al caldo è in grado di avere una minor perdita di sodio e quindi di liquidi. Le ghiandole sudoripare tendono a trattenere gli elettroliti e ad espellere un sudore ipotonico. Allenandosi con sedute al caldo si crea un adattamento fisiologico che permette di trattenere più sali e quindi di ridurre la sudorazione. E di conseguenza la probabilità di disidratazione.

Tappa di Foix (forse la più calda del Tour): all’arrivo Bardet non presenta segni visibili di suore sul pantaloncino
Tappa di Foix (forse la più calda del Tour): all’arrivo Bardet non presenta segni visibili di suore sul pantaloncino
E quindi quelle striature di bianco?

Ci dicono che l’atleta non è in grado di trattenere i liquidi e i sali.

Chi suda di più quindi non è detto che per forza perda più sali?

Solitamente chi suda di più perde più liquidi e quindi rischia di perdere più sali. Questo può portare ad una riduzione di volume plasmatico, provocando alterazioni metaboliche come un aumento della frequenza cardiaca. E’ necessaria una corretta idratazione con soluzioni isotoniche o ipotoniche. Se tu ingerisci solo acqua e sudi, e quindi perdi sali, avrai una quantità di sodio nel sangue sempre più diluita, arrivando alla cosiddetta “intossicazione da acqua”. Però su questo discorso delle tempistiche a mio avviso c’è ancora un bel po’ da vedere. Si dice infatti che bisogna bere ogni 15′-20′, insomma a cadenza regolare, ma anche farlo a sensazione non è detto che sia sbagliato.

Quindi i sali sono necessari sempre?

In condizioni di caldo estremo sì. E’ un discorso di termoregolazione. Se il corpo si sente più fresco, detta in parole povere, suda di meno. Consiglio anche di utilizzare bevande isotoniche o ipotoniche con carboidrati complessi per una migliore idratazione.

Vingegaard abbassa la temperatura con l’acqua. Testa, polsi e caviglie sono i punti nevralgici, ma spesso la si getta anche sulle cosce (foto ASO)
Vingegaard abbassa la temperatura con l’acqua. Testa, polsi e caviglie sono i punti nevralgici, ma spesso la si getta anche sulle cosce (foto ASO)
E come si può far sentire più fresco agli atleti?

Con le note strategie: acqua fresca addosso, corretta idratazione con bevande al mentolo, bevande al sapore aspro, bevande con maltodestrine, maglia aperta… ma con la crema altrimenti i raggi del sole fanno peggio e ti ustionano. Poi in questo caso molto dipende dai fattori esterni come l’umidità, per esempio. Se questa è molto alta il corpo fa fatica a disperdere calore. Meglio il caldo secco.

Prima dottor Giorgi, ha parlato di frequenze cardiache che aumentano. Perché?

Ognuno ha un certo volume plasmatico nel corpo, nel sangue: sudando perdi acqua e perdendo acqua riduci il tuo volume plasmatico. Per far circolare quella stessa quantità di sangue nei vasi sanguigni il cuore deve pompare di più.

E questo chiaramente apporta una fatica ulteriore…

Certo. Ci sono dei nuovi studi che dimostrano come allenarsi al caldo, oltre che abituare il corpo a disperdere meno sali, porti ad uno stimolo eritropoietico.

Integrazione: torniamo in casa Drone Hopper col dottor Giorgi

12.01.2022
6 min
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Vi avevamo raccontato di una call in diretta fra la Drone Hopper-Androni e EthicSport, l’argomento sul banco chiaramente erano gli integratori e l’integrazione: come dovevano essere usati e ancora di più ottimizzati. Il meeting aveva riguardato sia i corridori che lo staff sanitario della squadra di Gianni Savio. E dello staff sanitario faceva parte anche Andrea Giorgi, medico chirurgo specialista in Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico, esperto di metodologia di allenamento, valutazione funzionale e biomeccanica, alimentazione per il ciclista professionista.

Le annotazioni di Giovanni Ellena, uno dei diesse della Drone Hopper, avevano anche sollevato qualche domanda sull’utilizzo degli stessi integratori. In particolare ci aveva colpito il fatto che i colombiani volessero solamente i sali e non i sali e le maltodestrine.

La call su Zoom, fra Drone Hopper (in quel momento ancora Androni), EthicSport e il nostro direttore Vicennati (secondo in alto a sinistra)
La call su Zoom, fra Drone Hopper (in quel momento ancora Androni), EthicSport e il nostro direttore Vicennati (secondo in alto a sinistra)
Dottor Giorgi, partiamo proprio dai sudamericani…

I sudamericani sono gestiti soprattutto da Giovanni Ellena, lui li conosce molto bene e in effetti è vero: per loro la borraccia è con i sali, punto. Fa parte della loro cultura. Io credo che tutto ciò dipenda da due questioni principali. La prima è che da quelle parti fa molto caldo e quindi si tendono ad utilizzare parecchio i sali. La seconda è che Gatorade negli anni ’90 fece una massiccia campagna pubblicitaria e probabilmente sono cresciuti con queste convinzioni. Anche oggi se tu in gara e gli dai una borraccia, contenente anche le maltodestrine te la ridanno indietro. Ed è un problema.

In effetti non è cosa da poco nel ciclismo del dettaglio attuale…

Inoltre anche a livello scientifico è dimostrato che i sali minerali non sono così necessari. Non serve un apporto in tali quantità, anche perché questi sono contenuti anche nel paninetto, nella barretta… ciò che interessa a noi sono soprattutto gli zuccheri.

Zuccheri, la “benzina” più pregiata…

Esatto, noi dobbiamo attenerci alle indicazioni, dobbiamo sfruttare al massimo le capacità di trasporto di questi zuccheri. Mediamente l’assorbimento dello zucchero è di un grammo al minuto, ma possiamo arrivare a 1,4 grammi al minuto miscelando zuccheri di diversa natura, come glucosio e fruttosio. Le linee guida dicono che con sforzi non troppo intensi si consumano 60 grammi di zuccheri ogni ora, ma  per sforzi più prolungati e intensi si può arrivare a 90-120 grammi all’ora. Insomma, il concetto è semplice: bisogna incamerare più zuccheri possibili dall’alimentazione per risparmiare lo zucchero immagazzinato nel corpo, chiamato glicogeno.

Il dottor Giorgi con Mattia Bais… (foto Instagram)
Il dottor Giorgi con Mattia Bais… si scherza sull’idratazione vista la bottiglia di spumante! (foto Instagram)
Si ottimizza tutto…

Nel ciclismo però è importante anche la parte solida e le ditte specializzate hanno già molti prodotti nella loro offerta. Per noi che dobbiamo provvedere all’alimentazione degli atleti è più facile farlo seguendo le loro indicazioni, perché  sappiamo cosa contengono effettivamente e ogni ragazzo ha le sue “problematiche”: chi non digerisce questo, chi ricerca il gusto…

E come fate?

Non è facile, ma soprattutto all’inizio stagione cerchiamo di accontentare le esigenze di ognuno. Oggi si usa molto il Supersapiens, per noi sono le prime volte. È un “lavorone” creare dei prodotti specifici per ogni singolo atleta… Facciamo delle prove sul campo. In allenamento diciamo ad ogni atleta: oggi mangia questa barretta, domani quel panino netto, bevi questo, bevi quest’altro… E vediamo come risponde. E’ molto importante poi utilizzare prodotti le cui indicazioni sui nutrienti siano precise.

Perché?

Perché il paninetto più o meno sappiamo cosa contiene, ma appunto “più o meno”. Mentre un prodotto già pronto è preciso nella quantità di calorie e nutrienti che contiene. Con il Supersapiens siamo in grado di vedere come risponde la glicemia dell’atleta e cerchiamo di capire come può mangiare in corsa.

Si ragiona in modo preciso…

Io lo dico sempre ai miei corridori: “Quando vi allenate, allenate anche l’intestino non solo le gambe”. Se tu a casa mangi altri cibi, o fai riferimento ad altri prodotti di integratori perché hai altri sponsor e poi in corsa devi utilizzare quelli della squadra non va bene, magari ti senti male perché sono diversi e non ci sei abituato.

EthicSport integratori
EthicSport, come altri produttori, vanta una vasta gamma di integratori. I team scelgono quelli che più si adattano alle loro esigenze
EthicSport integratori
EthicSport, come altri produttori, vanta una vasta gamma di integratori. I team scelgono quelli che più si adattano alle loro esigenze
Come fate questi test in allenamento?

Eseguiamo dei test di valutazione soprattutto dopo la fatica. Tra l’altro io faccio parte di un gruppo internazionale che sta studiando proprio come lo sforzo fisico e la fatica influiscono sulla prestazione e recupero. Eseguiamo dei test ad elevata intensità e andiamo a vedere dopo un determinato intervallo di tempo quante kcal sono state bruciate. Da qui vediamo chi va più forte dopo un determinato dispendio energetico.

Ci spieghi meglio…

Faccio un esempio: brucio 2.000 kcal. Dopo questo dispendio eseguiamo un test su strada. Però è importante capire come è avvenuto questo dispendio delle 2.000 kcal in precedenza. Perché se è avvenuto in maniera molto blanda, il corridore professionista neanche lo avverte. Se invece è avvenuto a fasi intermittenti, alcune delle quali molto intense, il discorso cambia. Ebbene, noi vogliamo vedere la perdita di prestazioni che è ciò che fa la differenza nel finale di gara.

Nella preparazione dei rifornimenti interviene anche il medico? Noi immaginiamo che sia il massaggiatore a preparare le borracce e dei paninetti, ma le indicazioni le dà anche lei?

Va fatta anche una distinzione rispetto ai grandi team del WorldTour, noi non abbiamo il cuoco o il nutrizionista. Noi medici diamo delle indicazioni ai massaggiatori sulla quantità e anche sulle merende dei corridori. Gli suggeriamo di ricorrere alla bilancia, molto importante. Così come sono importanti i pasti del dopo corsa: riso, patate… E anche la parte proteica.

A proposito di proteine: quante se ne usano?

Proteine, ma anche carboidrati e grassi, vanno assunti in base al proprio peso corporeo e bisogna sempre pensare le quantità in base a tutto l’arco della giornata a prescindere dall’attività fisica. In corsa l’apporto di proteine è minimo, visto che non si riesce ad utilizzarle appieno, piuttosto è molto importante nel post gara.

Cioè…

Durante il recupero la regola sarebbe di assumere 1 grammo di carboidrati per chilo di peso corporeo entro i 30 minuti dal termine dello sforzo. Ma se c’è anche l’apporto proteico la composizione cambia e diventa: 0,8 grammi di carboidrati e 0,2 di proteine. Non solo, ma questa fase di integrazione andrebbe ripetuta ogni ora nelle quattro ore successive. Almeno durante le corse a tappe, visto che non si ha mai la possibilità di recuperare totalmente del tutto il dispendio energetico. Servirebbero 48 ore, che chiaramente non si hanno a disposizione. Mentre tutto ciò va a decadere quasi del tutto in caso di una corsa di un giorno.

Cosa è emerso dall’incontro con EtichSport? Vi è mai capitato di lavorare in questo modo?

Sono 10 anni che collaboro con questo team e la parte nutrizionale ha assunto sempre più valore. I primi cambiamenti veri ci sono stati già circa quattro anni fa. Ma è dall’anno scorso soprattutto che siamo più attivi su questo fronte. I primi approcci con il Supersapiens hanno dato un bell’impulso.