Corridori, nel mangiare l’unica moda che non passa è l’equilibrio

27.08.2021
4 min
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Il tema dell’alimentazione rappresenta ancora un punto cruciale nel ciclismo. Sebbene siano stati fatti enormi miglioramenti sotto questo aspetto, molti corridori (soprattutto nelle squadre che non sono in grado di seguirli) hanno col cibo un ruolo conflittuale. Alcuni di essi, nei casi più estremi, decidono addirittura di appendere definitivamente la bici al chiodo. Per il semplice motivo che non riescono più a mantenere un peso equilibrato. Le cause sono svariate e a confondere il corridore, spesso anche nelle categorie giovanili, sono i direttori sportivi di vecchia data, oppure le diete che grazie a luoghi comuni o il più delle volte a causa di false credenze, raggiungono il massimo della popolarità. Ma di cosa ha bisogno veramente un corridore? Lo abbiamo chiesto a Massimo Riti, esperto nutrizionista e appassionato di ciclismo.

Mikel Landa (primo a sinistra) a tavola con i compagni di squadra, intenti a mangiare la pasta (Foto Instagram)
Mikel Landa (primo a sinistra) a tavola con i compagni di squadra, intenti a mangiare la pasta (Foto Instagram)
Qual è il limite che può sopportare un corridore in termini di “magrezza”?

Il limite della magrezza deve essere calcolato in relazione alla forza che esprime il corridore. In questo caso il nutrizionista e il preparatore, in collaborazione, dovranno capire qual è il peso ideale dell’atleta. Tenendo in considerazione anche i feedback del corridore stesso. Una volta stabilito il peso ideale, il corridore può permettersi di perdere due, massimo tre chili, ma solo per circa due settimane, in modo che possa raggiungere la condizione migliore. Passati questi 15 giorni, dovrà riportare il suo peso ai livelli iniziali. Andare oltre sarebbe rischioso.

Quali sono i rischi maggiori?

Innanzitutto la cannibalizzazione del muscolo, perché nel momento in cui costringiamo il corpo a una riduzione calorica di questo tipo, la conseguenza inevitabile è che il fisico cerca la fonte di energia nel proprio interno. A rimetterci per prima, ovviamente è la muscolatura. Ma non solo, in questo processo si costringono anche i reni e il fegato a fare un lavoro enorme. Questo fattore, oltre a ridurre notevolmente la prestazione, provoca altri problemi veramente spiacevoli.

Quanto tempo occorre perché il corpo inizi questo processo?

Molto dipende anche dall’eliminazione dei carboidrati, che io reputo una vera e propria follia. Di solito si pensa che il corpo sia costretto a mangiarsi il muscolo perché non vengono introdotte proteine, è falso. Il corpo intacca la muscolatura solo nel momento in cui si trova in carenza di glicogeno (zuccheri all’interno dei muscoli), che è il carburante principale, insieme ai grassi, del motore. Quindi per evitare questo, bisogna nutrirsi di carboidrati, sfatando una volta per tutte il falso mito che essi facciano ingrassare i corridori. Non è vero. Un indizio efficace è l’azoto urinario tramite il quale ci rendiamo conto se stiamo utilizzando i muscoli come fonte di energia.

E a livello mentale il corridore avverte delle differenze?

Moltissime. Partiamo dal concetto che la nutrizione è una scienza. Quindi se un corridore si affida a un preparatore per la preparazione, perché non dovrebbe affidarsi a un nutrizionista per curare l’alimentazione? La riduzione dei carboidrati naturalmente crea dei grossi disagi nel corridore. E’ ben noto che il nostro cervello ha bisogno di zuccheri da consumare per svolgere in piena armonia il proprio dovere. Ogni singola cellula del nostro organismo, comunque, ha bisogno di glucosio. Non esiste il super alimento o la panacea. Esiste solo l’equilibrio, e il segreto si cela dietro questa parola. Quando un corridore non mangia la pasta o il riso, poi si sfoga sui cibi dolci come caramelle gommose o altre “schifezze”, ingrassando a dismisura. Ci credo che poi un corridore non vuole più correre. Si allena tanto ed è costretto a mangiare poco. Provateci voi.

E’ sbagliato sentirsi in colpa dopo uno sgarro, i corridori sono esseri umani. E Froome (ai tempi Sky) ce lo dimostra (foto Instagram)
E’ sbagliato sentirsi in colpa dopo uno sgarro, i corridori sono esseri umani. E Froome (ai tempi Sky) ce lo dimostra (foto Instagram)
E’ questione anche di disinformazione…

Certo, i corridori poi si fanno condizionare da chi ne capisce ben poco di alimentazione e magari ragiona come si ragionava 50 anni fa: quando fai due ore di bici mangi un’insalata e quando ne fai quattro mangi 80 grammi di pasta. Ma come si può ragionare così? Allora una persona sedentaria cosa dovrebbe fare?

Quindi si può restare magri anche mangiando tanti carboidrati?

Assolutamente si, è doveroso. Un corridore non può fare tutti quei chilometri durante la settimana e pensare di recuperare con soli 100 grammi di pasta al giorno. Ogni cosa ha il suo tempo e il recupero soprattutto. Ecco perché è sbagliato mangiare zuccheri semplici non appena si finisce l’attività. Bisogna rispettare i tempi di recupero tramite un regolare assorbimento di zuccheri, che sicuramente non proviene da dolciumi o caramelle. Ma dalla pasta, il riso, il farro, le patate… insomma i cibi normali. La semplicità in questo senso non è mai sbagliata. Non sono favorevole alle varie diete che vengono proposte. E’ solo una moda.

Ad esempio?

Quella chetogenica. E’ dannosa, e non serve a nulla. L’eccesso di proteine non è ben gradito dal corpo. Innanzitutto gli aminoacidi non essenziali vengono bloccati dal fegato e non entrano in circolazione. Seconda cosa, per costruire la massa muscolare non c’è bisogno delle sole proteine. Ma è l’equilibrio degli alimenti che fa la differenza. Mangiare solo proteine e pensare di incrementare la massa muscolare è come pensare di costruire una casa con solo le mattonelle. Gli operai non servono?

Quale consiglio daresti a un giovane corridore?

Di mangiare tanti carboidrati e di rivolgersi a un nutrizionista competente.

Bastianelli a 360 gradi, dalla tavola alle scelte più importanti

18.08.2021
5 min
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Il punto della situazione, pedalando a ritmo blando verso casa, prendendosi il tempo per pensare e fare le scelte giuste. Marta Bastianelli è rientrata da Tokyo e ha trovato il modo per vincere alla vigilia di Ferragosto nella Perigord Ladies battendo in volata Erica Magnaldi e arrivare seconda l’indomani a La Picto Charenteise, battuta dalla polacca Lach, che si chiama ugualmente Marta.

Tokyo finalmente

Le tanto attese e desiderate Olimpiadi si sono risolte in una faticaccia in quel caldo umido e pazzesco. E visto che l’obiettivo era tornare a casa almeno con una medaglia, le azzurre si sono rimboccate le maniche lavorando per il bronzo di Elisa Longo Borghini.

«E’ stata un’esperienza particolare – racconta Bastianelli – resa particolare, come vi ha raccontato Elisa Longo Borghini, dalle tante restrizioni. Per fortuna almeno noi abbiamo avuto il pubblico. La gente non ha resistito ed è scesa in strada. Il percorso era impegnativo, ma io ho pagato soprattutto il caldo e l’umidità e nel finale mi sono spenta».

A Tokyo ha corso al 44° posto, lavorando finché ha potuto per il bronzo di Longo Borghini. Le scelte di Salvoldi hanno creato discussioni
A Tokyo ha corso al 44° posto, lavorando finché ha potuto per il bronzo di Longo Borghini

Scelte importanti

Se hai vinto un campionato del mondo e un europeo e grandi classiche come quelle che impreziosiscono la bacheca della laziale che vive in Abruzzo, perché le Olimpiadi dovrebbero colpirti? Che cosa le rende così uniche?

«E’ il senso di far parte di qualcosa di molto esclusivo – prosegue Marta – vedere così poche atlete raccolte nella stessa gara. A volte mi giravo e scoprivo di essere in coda al gruppo, poi guardavo davanti ed erano poche anche davanti. Eravamo 60 in tutto. Ho sempre detto che mi mancava un’esperienza così e sono contenta di averla vissuta. Sono in una fase decisionale importante, sto pensando se continuare o no. Penso al futuro, alla famiglia, al lavoro nelle Fiamme Azzurre, a Clarissa che vorrebbe un fratellino. Il contratto scade, ma ci sono richieste. Non vi nascondo che mi piacerebbe arrivare bene al finale per fare un bel mondiale. Ma se decidessi di continuare, vorrei firmare prima».

Per chi corre nei corpi militari (da sinistra Paternoster, Cecchini, Frapporti, Bastianelli, Lamon e Guderzo) le Olimpiadi sono il vero focus
Per chi corre nei corpi militari (da sinistra Paternoster, Cecchini, Frapporti, Bastianelli, Lamon e Guderzo) le Olimpiadi sono il vero focus

Svolta Lombardi

Il cambio di passo che le ha permesso di vincere due corse e correre un discreto Giro d’Italia (tre piazzamenti fra i primi 5) c’è stato a tavola, grazie allo zampino di una nostra conoscenza: Erica Lombardi, dietista dell’Astana , uno fra i nostri punti di riferimento per ciò che concerne la nutrizione.

«Erica mi segue da metà stagione – spiega Marta – e si è rivelata un supporto pazzesco e una grande persona. Mi ha dato buoni consigli che non credevo sarebbero stati utili alla mia età e con un fisico come il mio, segnato da vari incidenti e dalla gravidanza. Nessuna ricetta segreta, semplicemente l’accortezza di mettere insieme dei cibi piuttosto di altri, facendo in modo di mantenere sempre l’abbinamento fra carboidrati, proteine e verdure. Eliminando il glutine e il lattosio che mi gonfia. Mi sta insegnando a mettere insieme cibi sani anche in gara».

Agli europei 2020 di Plouay, assieme alla Guderzo, ha lavorato per Longo Borghini, poi arrivata seconda
Agli europei 2020 di Plouay, assieme alla Guderzo, ha lavorato per Longo Borghini, poi arrivata seconda

Età e peso

A ben vedere il passare del tempo e il tema del peso, che si fa fatica ad affrontare parlando con una donna (per fortuna Marta è la prima a scherzarci sopra, facendo battute), è causa di mutamenti che incidono direttamente sul recupero e la stessa capacità di prestazione.

«C’è poco da nascondere – ammette – il fisico cambia a livello di consumo energetico, qualcosa che bisogna saper gestire, stando attendi a tutto. I suggerimenti di Erica aiutano anche a tenere sott’occhio il peso, che ha riflessi diretti sulla prestazione. E’ qualcosa che nel ciclismo femminile incide forse più che tre gli uomini. In poco tempo sono scesa di peso e me ne sono accorta anche in bicicletta. Poi non chiedetemi di pesare quel che mangio a ogni pasto, perché semplicemente seguo la mia linea senza stress. Una volta che sei nel meccanismo giusto e conosci sai fare le scelte giuste, riesci anche a tenere d’occhio la tavola e il peso».

Fiandre 2019, vince una volata imperiosa con la maglia di campionessa europea, piegando Annemiek Van Vleuten
Fiandre 2019, vince una volata imperiosa con la maglia di campionessa europea, piegando Annemiek Van Vleuten

Mondiali vs europei

Forte di questa nuova linea di condotta, Bastianelli sta riprendendo il ritmo e fa rotta verso il finale di stagione, che la stuzzica soprattutto per il mondiale belga.

«Correrò in Olanda al Boels – dice – poi alla Vuelta e non nascondo che mi piacerebbe preparare il mondiale, facendo un passo indietro per gli europei, dove si potrebbe lasciare posto a qualche ragazza più giovane. Non ho ancora parlato con Salvoldi dei prossimi impegni, ma certo a Trento ci saranno anche le gare under 23, per cui le giovani migliori è probabile che corrano fra le pari età. Che dire? Avrà di nuovo le sue scelte da fare. E noi si lavora sodo, un passo per volta. E poi staremo a vedere…».

I pro’ e la frutta. Ottimo connubio, ma con delle regole

16.08.2021
4 min
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Frutta e professionisti: un connubio che non sempre va bene e che va usato con determinate cautele.  La frutta fa bene, ma se “usata” senza le dovute conoscenze può rivelarsi un boomerang.

Soprattutto in questo periodo di grande caldo, si tende a mangiarne di più: i pro’ come le persone normali. Persino in gara. Persino alla Vuelta. Con la crono che sabato è partita tardissimo, i corridori si sono “appoggiati” molto alla frutta (specie essiccata) prima del via per mantenere un certo livello glicemico nell’arco di tutta la giornata.

Più la frutta è colorata e matura e più contiene zuccheri
Più la frutta è colorata e matura e più contiene zuccheri

Scelte ponderate

«Partiamo dal fatto – ci spiega Erica Lombardi, dietista dell’Astana – che ogni tipologia di frutta può essere utilizzata in base al tipo di allenamento e di focus antropometrico, cioè se devo dimagrire, recuperare, incamerare energie. In base a questo bisogna saperla scegliere, ma è una regola che vale per tutti i cibi.

«La frutta può completare un carico di carboidrati. Ma bisogna sempre essere molto attenti. Una banana chiaramente è diversa da un’anguria e anche il grado di maturazione conta».

Negli hotel dei corridori ci sono diversi tipi di frutta: secca (proteica), essiccata (zuccherina), normale (vitamine, sali e carboidrati)
Negli hotel dei corridori ci sono diversi tipi di frutta: secca (proteica), essiccata (zuccherina), normale (vitamine, sali e carboidrati)

Occhio alle quantità

Con il caldo dicevamo anche i pro’ in qualche modo la cercano di più. Ma essendo ricca di zuccheri devono stare attenti.

«La cercano di più è vero. Magari perché rientrano ed hanno caldo e cercano un qualcosa di fresco, perché non hanno voglia di cucinare… Ma il detto del “mangiare frutta e verdura a volontà” non è molto corretto – sottolinea la Lombardi – la frutta contiene molti zuccheri ed è facile da digerire. Succede così che il corpo non consuma praticamente energie proprio per digerirla e in un professionista che calcola quel che deve mangiare “al milligrammo” può verificarsi un aumento di peso. Così come non va bene in sostituzione totale dei pasti e dei carboidrati complessi, in quanto poi quando si ricomincia a mangiarli si può avere un “effetto yo-yo” (in pratica si assimilano moltissimo i carboidrati tipo la pasta, ndr)

«Inoltre mangiarne tanta può portare a disturbi gastrointestinali. Ci si gonfia, si assume peso, che sia per maggiore quantità di liquidi o per fibre, ma per il corridore tutto ciò diventa un problema di fastidio e anche un po’ psicologico».

Gli estratti sono ideali al mattino
Gli estratti sono ideali al mattino

Da liquida a solida…

Ma come divide quindi il pro’ la sua dose di frutta nell’arco della giornata? «Innanzitutto io sostengo che l’assunzione di frutta vada cambiata anche nella forma: da più liquida a più  “masticata”, diciamo così. Quindi penso a dei frullati o meglio ancora dei centrifugati da bere al mattino, una macedonia a pranzo e un frutto normale nel pomeriggio o alla sera. Per la colazione, visto il periodo, direi che vanno bene  mirtilli, che i corridori aggiungono anche nel porridge così come le rotelline di banana, ed estratti di papaya, banana, lamponi…Se mi devo allenare per perdere peso scelgo frutti con meno zuccheri, quindi mirtilli, avocado, mela verde… in generale frutta meno colorata. Se invece devo fare un allenamento più intenso in cui mi serve più energia allora meglio la frutta essiccata che è un concentrato di zuccheri, per esempio le albicocche, questa va bene anche per il recupero quando si rientra.

«A pranzo appunto, ci sta bene una macedonia, ma meglio mangiarla subito, magari appena fatta la doccia. La frutta ha zuccheri semplici e questo va bene per il recupero. Meglio quindi una macedonia prima della pasta. E nel resto della giornata va bene un frutto di stagione. E se alla sera voglio una macedonia non c’è nessun problema. Anzi… La frutta contiene vitamine ed enzimi che stimolano l’assorbimento del ferro per esempio».

Nonostante tutto diventi più “tecnologico” la banana resta sempre in voga
Nonostante tutto diventi più “tecnologico” la banana resta sempre in voga

La mitica banana

In apertura si vedono delle banane penzolare. Abbiamo scelto una foto scherzosa (e anche un po’ datata) ma che in qualche modo riuniva i due soggetti chiamati in causa: la frutta e i corridori. Ma restando in tema banane c’è da dire che molto spesso ancora si vedono i pro’ con la banana nella tasca, nonostante le barrette, nonostante un’alimentazione sempre più curata e “maniacale”… Perché? 

«Vero – conclude la Lombardi – questo frutto ha sempre il suo perché. Contiene sali minerali e una certa dose di carboidrati, senza contare che è molto pratica. So persino di corridori di altissimo livello che almeno in allenamento hanno portato con sé degli estratti di banana. Ma per me ci sono altri frutti molto validi. L’avocado per esempio, i mirtilli, il pompelmo… E ognuno per determinati momenti».

La settimana tipo di un giovane. Sentiamo Garofoli…

25.07.2021
6 min
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Tre tipologie di allenamento, una dieta equilibrata nella quale l’olio d’oliva resta centrale e la palestra ogni quattro giorni: andiamo a scoprire la settimana tipo di Gianmarco Garofoli. Di solito lo facciamo con i pro’ più esperti, ma trovavamo curioso vedere come si gestisce anche un under 23. Tra l’altro un U23 di primo anno e molto giovane, visto che il marchigiano della Dsm Development deve ancora compiere 19 anni.

Gianmarco Garofoli, 19 anni da compiere ad ottobre
Gianmarco Garofoli, 19 anni da compiere ad ottobre: nella sua dieta non manca mai l’olio d’oliva

Gianmarco a tavola

La prima domanda: tu vivi anche in Olanda con il team?

Quest’inverno è stato così, ma da diversi mesi sono a casa.

Partiamo dalla sveglia: a che ora ti alzi?

Di solito verso le 7,30, le 8 al massimo. Mi sveglio da solo, senza sveglia. Sono abbastanza puntuale. Alla fine mi porto dietro il ritmo della scuola. Ho studiato da geometra e ho finito giusto questa estate. Mi sono presentato alla maturità due giorni dopo la fine del Giro under.

Colazione: cosa mangi?

Ho tre tipi di colazione, ma di base già posso dirvi che preferisco quella con il salato. La prima: pane tostato, olio d’oliva, rigorosamente marchigiano, e una fonte proteica che può essere un uovo, fesa di tacchino o affettato. La seconda: latte di riso, cereali e fette biscottate con nocciolata Novi. La terza: gallette di riso con ricotta o nocciolata. Poi a sensazione a tutte queste tipologie posso aggiungere un succo o una spremuta.

E il caffè?

Mai – -dice senza indugio Garofoli – preferisco non prenderlo e tenermi per buono l’effetto della caffeina per la gara. Mi capiterà, forse, una volta al mese di prenderlo durante l’arco della giornata.

In squadra ti hanno dato una dieta? Si sentono le influenze tedesco-olandesi?

Loro mi hanno dato le percentuali dei macronutrienti (proteine, carboidrati, grassi, ndr) poi io mio sono gestito con i cibi italiani. Vedevo che la nutrizionista non metteva l’olio. Tra me e me dicevo: qui c’è qualcosa che non va! L’olio d’oliva è il mio principale nutriente.

Dopo quanto esci in allenamento?

Un’oretta dopo aver fatto colazione, magari in piena estate anche un po’ prima. In generale parto sempre abbastanza presto. A pranzo voglio essere a casa e non voglio che poi mi saltino tutti gli orari.

La Nocciolata: a volte è presente nella sua colazione
La Nocciolata: a volte è presente nella sua colazione
E a pranzo, appunto, cosa mangi?

O riso o pasta. Durante il periodo invernale in settimana alterno anche pasta integrale, di farro, di ceci, vari tipi di riso… Mentre nel pieno della stagione riso e pasta normale perché non vado molto d’accordo con le troppe fibre: mi gonfiano un po’. Alla pasta (o in bianco o al pomodoro) associo sempre una proteina. A rotazione: carne bianca, rossa, uova, pesce, tonno (a volte lo metto direttamente nella pasta)… il tutto condito con l’olio. Poco pane. Se lo prendo è perché ho mangiato poca pasta o poco riso.

A cena?

Di nuovo un pasto completo: mi i piace che sia così. Quindi i soliti riso o pasta o anche patate. E una proteina diversa da quella presa a pranzo.

Hai delle quantità stabilite?

Sì, le quantità variano in base all’allenamento. Se ho fatto recupero sono 120 grammi di pasta. Se ho fatto una seduta intensa 180 grammi. Se ho fatto un lungo i grammi di pasta arrivano anche a 250. Metto sempre una fonte proteica, ma dopo il lungo anche una di grassi che può essere un avocado o un po’ di Parmigiano. E poi una serata a settimana, sempre, vado a cena fuori con la mia ragazza Chiara. Non sono tanto per la pizza e quindi prendo una bella “bisteccona”, ne ho mangiata anche una da un chilo e mezzo, o un bel primo a base di pesce seguito da un pesce arrosto.

Sei goloso?

Sì, infatti ho un “problema” con la Nutella – scherza Garofoli – devo starci attento. Da bambino non mangiavo quasi nulla, né a pranzo, né a cena. Mi dicevano: ma questo bambino “campa d’aria”. Altroché, campavo con le meole (dolce marchigiano, ndr) che faceva nonna e le riempivo di Nutella. Per questo prima ho detto che a colazione la Nocciolata: ha un po’ meno zuccheri e un altro sapore!

Garofoli ama stare in solitudine. «Mi trovo molto bene da solo», ha detto il marchigiano (foto Team Dsm)
Garofoli ama stare in solitudine. «Mi trovo molto bene da solo», ha detto il marchigiano (foto Team Dsm)

Gianmarco in sella

Garofoli è giovane, ma sa già bene come regolarsi. Lo notammo sia al Giro che al Valle d’Aosta. La nuova generazione è molto informata. In più l’appartenere ad una squadra straniera, tra l’altro così importante, gli ha dato nuove influenze e chiarito ancora di più le idee.

Vista la parte alimentare, passiamo ad analizzare la sua settimana di allenamento.

Gianmarco, vediamo adesso la tua “settimana tipo” in bici…

La squadra ci ha abituato a non ragionare con il classico schema della gara alla domenica. E questo vale soprattutto per me che corro poco. I miei allenamenti sono cadenzati da triplette e un recupero. Viene inserita una doppietta se bisogna far combaciare il recupero con una gara.

E come sono strutturate queste triplette?

Il primo giorno faccio intensità, il secondo della velocizzazione, il terzo la distanza. Quindi la seduta di scarico. E ricomincia la mia “settimana” da quattro giorni.

Partiamo dall’intensità…

Sono 4 ore, massimo 5 in cui inserisco varie tipologie di lavoro: 40”-20”; 30”30”; 10′ di medio, 2′ a tutta… Lavori specifici che variano sia in base allo stato di forma che alla distanza dalla gara, anche se poi a me il giorno prima della gara piace spingere. Se non sento un filo di stanchezza poi in corsa vado piano.

Il secondo giorno: la velocizzazione…

Faccio 3-4 ore e inserisco lavori di agilizzazione. Si tende a fare più pianura. Magari inserisco del dietro motore non forte o lavori ad alte cadenze. Non faccio moltissimo anche perché poi il pomeriggio vado in palestra: ogni quattro giorni, sempre. E faccio pesi, non corpo libero. Tra riscaldamento e defaticamento ci sto un’oretta. Faccio stacchi e alzate con 60 chili, che è più o meno i mio peso e squat bulgaro (cioè su una gamba sola) con 24 chili.

Infine la distanza…

Sono 5 ore, ma quest’anno sono arrivato anche a 6. Vado via regolare e sempre a ritmi abbastanza bassi. Al massimo arrivo al medio: quindi è vero fondo lungo. In questa seduta non faccio mai un dislivello inferiore ai 2.500 metri.

Riesci a tenere buone medie?

Per esempio quando ero in ritiro sulle Dolomiti, con dislivelli anche 3.500 metri tornavo in hotel con 26-27 di media, a casa, dove il dislivello è inferiore, faccio anche 32 di media.

La festa dei suoi 18 anni: con la fidanzata e il cane Nadine
La festa dei suoi 18 anni: con la fidanzata e il cane Nadine
E il recupero?

Nel giorno di riposo di solito faccio un’ora, un’ora e mezza. Di rado capita che faccio riposo totale. Se capita è il giorno dopo la gara, ma non sempre.

La “sosta Coca-Cola” la fai o tiri via a testa bassa?

Non sono un super amante della Coca Cola, preferisco e di molto il thè al limone. Lo prendo magari mentre faccio la distanza o come premio quando torno a casa. Infatti in frigo c’è sempre.

E nel pomeriggio cosa fai?

Quando sono a casa nei giorni della settimana passo molto tempo con la mia ragazza: magari andiamo a fare una passeggiata al mare, se è brutto andiamo a fare shopping e poi abbiamo un cane che ci porta via molto tempo. Si chiama Nadine e ormai pesa 40 chili! Portiamo a spasso lei. Inoltre abbiamo preso un husky che ha fatto cinque cuccioli. Sono molto impegnativi, ma devo dire che fa molto di più Chiara. Io mi limito a fare le foto!

Ethic Sport pensa a chi fatica e lancia la gamma Ramtech

23.07.2021
3 min
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EthicSport è un brand italiano nato da un percorso accurato di ricerca e sviluppo (in questo caso legati allo svilupo della gamma Ramtech): gli integratori prodotti sono ottimizzati per offrire il massimo rendimento all’atleta. Sicurezza: è questa la parola chiave. Tutti i loro prodotti sono valutati in laboratori e sottoposti a test microbiologici, così da aver la massima conformità dei requisiti igenico-sanitari.

Grande ricerca

Il lavoro dei ricercatori, si diceva, è legato allo sviluppo della gamma Ramtech. Una serie improntata su chi ha necessità di avere un alto nutrimento muscolare dovuto all’elevato allenamento e di conseguenza ha necessità di un breve recupero.

EthicSport ha creato una nuova generazione di prodotti BCAA per soddisfare tutte le esigenze di chi pratica sport. 

Ma cosa sono i BCAA? A differenza degli altri aminoacidi essenziali, la metabolizzazione dei BCAA non passa attraverso il fegato ma, una volta assunti, vanno subito verso la massa muscolare, in modo tale che non si sottragga sangue necessario per le altre attività muscolari e non si affatichi il sistema digerente.

Eva Lechner è fra gli atleti testimonial di Ethic Sport
Eva Lechner è fra gli atleti testimonial di Ethic Sport

Tre nuovi prodotti

Ramtech BCAA 2:1:1 apporta aminoacidi ramificati, beta-Alanina e Vitamine B. Le vitamine B6 e B1 contribuiscono al normale metabolismo energetico, alla riduzione della stanchezza, dell’affaticamento e al normale metabolismo delle proteine e del glicogeno. Lo Zinco presente contribuisce alla normale sintesi proteica. La presenza di PepForm – Leucine Peptides – completa la formulazione e consente una efficace assimilazione della leucina. 

Confezione da 1.500 milligrammi, prezzo di 68 euro.

Ramtech BCAA 4:1:1 è un integratore alimentare di aminoacidi ramificati 4:1:1 per la dieta dello sportivo, con Beta-Alanina e PepForm – peptidi di leucina. Nutre il muscolo e promuove il recupero. Alto dosaggio ed elevata purezza di BCAA, con zinco e vitamine B.

Confezione da 1500 milligrammi, prezzo di 28 euro.

Ramtech Hydro, un prodotto adatto a chi pratica attività sportiva ad alta intensità, il suo utilizzo permette al fisico di recuperare rapidamente aiutando li muscoli a riassorbire al meglio lo sforzo profuso.

Confezione da 250 grammi, prezzo di 37,90 euro.

www.ethicsport.it
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In cucina con Mirko nel ritiro degli azzurri in Giappone

23.07.2021
4 min
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La crisi di fame fa perdere mondiali o Giri d’Italia: per informazioni chiedere a Mathieu Van der Poel (Yorkshire 2019) o a Cadel Evans (Giro 2002). Spesso le condizioni atmosferiche contribuiscono a far cadere i corridori in questa infima trappola e proprio caldo e umidità, che in questo periodo soffocano Tokyo, saranno due avversari in più dei corridori che si contenderanno le medaglie olimpiche all’ombra del Fuji.

La nutrizionista Laura Martinelli, ha parlato dell’acclimatazione, necessaria per i corridori per rendere al meglio e che comprendeva anche una dieta mirata. Gli azzurri la seguiranno e il cuoco della federazione, Mirko Sut direttamente dal Giappone, ci svela qualche segreto, aprendoci le porte della cucina dell’albergo esclusivo in cui alloggiano ragazzi e ragazze delle prove in linea e a cronometro.

Azzurri pronti per il primo allenamento in terra giapponese
Azzurri pronti per il primo allenamento in terra giapponese
Clima soffocante, 234 chilometri da percorrere, 4.865 metri di dislivello. Come si prepara a tavola una corsa così?

Bisogna bere e mangiare frutta e verdura. Tanta. La pre-idratazione è fondamentale. Gli italiani hanno il vantaggio di venire da un Paese caldo che abitua a correre ed allenarsi a certe temperature.

State seguendo una dieta particolare per combattere il fuso orario?

Iniziamo un po’ prima la colazione per quei corridori che riescono a dormire meno, alle 6,15 sono già in cucina. Per il resto il ritmo è sempre quello: colazione, allenamento, pranzo in hotel, massaggi, cena.

Quante calorie si spenderanno durante le 7 ore di corsa?

Dipende da corridore a corridore e dal suo ruolo. In media si bruceranno 5-6mila calorie. L’importante sarà bere acqua, maltodestrine e sali minerali: la regola è che bisogna integrare tutto quello che si perde e non è affatto facile durante una corsa stressante.

Il Fuji visto dal’hotel azzurro: sembra l’Etna, ma è alto 400 metri di più
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Quante calorie si dovranno assumere a colazione?

Un migliaio che deriveranno dalla fonte principale di carboidrati (riso, pasta, crostata senza burro) e dalle proteine per cui propongo omelette, pancake, porridge di avena. 

E’ stato difficile reperire frutta e verdura in Giappone?

L’albergo in cui alloggiamo ci ha fatto trovare frutta e verdura di qualità, sana, gustosa, biologica, italiana insieme a pasta, bresaola, prosciutti. Per noi italiani è fondamentale trovare cibi uguali a quelli che assumiamo durante l’anno, è un aiuto a sentirsi a casa e a correre meglio. 

Durante la gara cosa mangeranno i corridori?

Alimentazione standard con un aumento di liquidi per contrastare l’alta sudorazione. Quindi: barrette, gel, panini dolci e salati. A Tokyo, grazie a Roberto Amadio, abbiamo trovato una panetteria gestita da una ragazza che ha lavorato in un panificio italiano. Ci ha preparato i classici “paninetti” al latte, da ciclista seguendo la ricetta italiana.

Prove di Monte Fuji per Moscon e Caruso, la corsa sarà durissima
Prove di Monte Fuji per Moscon e Caruso, la corsa sarà durissima
E le rice cake che hai contribuito a far diventare famose in gruppo…

Sono composte dal riso che si usa per il sushi, viene fatto cuocere tantissimo fino a diventare colloso. A quel punto viene impastato con banana schiacciata o miele e messo in frigo a raffreddare; una volta pronto lo si taglia in tante barrette.

Sappiamo che cerchi di inventare sempre qualcosa che appaghi il palato dei corridori. Il Giappone ti ha ispirato?

Sto cercando di proporre piatti che richiamano la cucina orientale. Preparerò ad esempio del tonno giapponese, buonissimo. Non esagero però con la fantasia perché i corridori sono molto fedeli alla loro dieta.

E’ difficile gestire gusti diversi?

Non lo è perché sono tutti molto preparati e perché li conosco bene. Amano i piatti classici come la pasta e la crostata e se hanno esigenze li assecondo cercando anche di anticiparli.

A che cosa non può rinunciare Vincenzo Nibali?

Alla crostata che preparo con marmellate diverse. Non c’è tutti i giorni e la propongo solo a colazione, ma quando c’è gli piace molto.

Il cittì Davide Cassani segue l’alimentazione?

E’ molto attento, gli piace chiedere e conoscere. Lo staff ha lo stesso menu dei corridori, quindi sa tutto.

Vedendoli a tavola ogni giorno riesci a capire come stanno le gambe?

Posso solo dire che il clima nel gruppo è positivo.

Carboidrati e falsi miti: sfatiamoli con il nutrizionista di Padun

18.06.2021
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Il racconto di Padun sulla gestione dei carboidrati, sull’intervento da parte del suo nutrizionista e sul dimagrimento ci ha incuriosito. I corridori parlano fra loro e, soprattutto i giovani e quelli che pensano di trovare tutto su internet, si formano spesso convinzioni sballate. Come ad esempio quella di eliminare i carboidrati per restare magri. Il guaio è che ci si accorge del pasticcio quando è tardi e magari per qualche convinzione strampalata si è buttata la stagione.

«La bravura di Mark – spiega Nicola Moschetti, nutrizionista del Team Bahrain Victorious – è stata proprio andare contro queste sue idee, affidandosi a dei professionisti. E’ stato bravo e il risultato è che adesso va alla grande».

E allora entriamo nella vicenda Padun, prendendo scherzosamente in apertura l’immagine di Alberto Sordi e la celebre frase tratta da Un americano a Roma – «Macaroni… m’hai provocato e io te distruggo, maccaroni! Io me te magno!» – per capire che i carboidrati in realtà non vadano affatto evitati. E che la carriera dell’ucraino sia cambiata grazie alla loro corretta assunzione, iniziata con un lavoro di educazione nutrizionale, affinché capisse che la periodizzazione li rende più funzionali ed efficaci.

Fra corridori c’è la credenza sballata che i carboidrati facciano solo ingrassare
Fra corridori c’è la credenza sballata che i carboidrati facciano solo ingrassare
Caro Moschetti, in che modo è iniziato il lavoro con Padun?

Dall’analisi delle sue abitudini. Era capace di fare un carico enorme di carboidrati prima di partire, poi li eliminava completamente, sia durante sia dopo l’allenamento o la gara. I corridori hanno il falso mito che per dimagrire si debba non mangiare in allenamento. E Mark era uno di questi, ma non sapeva che i grassi bruciano alla fiamma dei carboidrati. Per cui può starci qualche allenamento senza usarli per migliorare la definizione corporale, ma il dimagrimento di cui è stato protagonista è derivato proprio dall’uso giusto dei carboidrati.

Che cosa lo rende giusto?

Li assumi quando servono, li riduci quando non servono. In questo modo si dà uno stimolo al metabolismo. Unito al fatto che in altura si brucia di più, ecco spiegati quei 4,5 chili in meno che erano il nostro obiettivo. Ma non si dimagrisce smettendo di mangiare, lo si fa seguendo un piano nutrizionale, per cui perdi peso mantenendo la potenza.

Il calo di peso di Padun è avvenuto durante 25 giorni in altura, mangiando nel modo giusto
Il calo di peso di Padun è avvenuto durante 25 giorni in altura, mangiando nel modo giusto
Cosa è cambiato rispetto al Padun che mangiava grandi quantità di pasta in partenza e poi non mangiava più?

E’ cambiato che a colazione ora mangia i carboidrati attraverso pane integrale, oppure 70-80 grammi di porridge. A questi somma un apporto proteico scegliendo fra latte, oppure yogurt, prosciutto, uova. Poi grassi buoni tramite frutta secca, noci e mandorle.

Durante l’allenamento?

I carboidrati arrivano tramite barrette specifiche, oppure banana o paninetti, altrimenti borracce con maltodestrine o gel. In questo modo, quando rientra, il suo pranzo sarà un piatto di pasta o carboidrati a basso indice glicemico, in modo da scongiurare l’aumento di massa grassa. E anche a cena ci sarà una quota di carboidrati, anche in funzione del lavoro del giorno successivo.

A colazione, per Padun carboidrati attraverso il porridge
A colazione, per Padun carboidrati attraverso il porridge
Una bella differenza…

Se fai il pieno di carboidrati a colazione, vai incontro di sicuro a un calo glicemico, per cui ti ritrovi in allenamento o in corsa svuotato di energie. Quel senso di pedalare a sfinimento non è il segnale che si sta dimagrendo, ma che si sta perdendo capacita di prestazione. La colazione è un pasto importante, ma senza sfondarsi. Perché poi in allenamento puoi dare da 60 a 90 grammi di carboidrati per ora e sei più che a posto.

Confermi che purtroppo una delle brutte abitudini dei corridori sia il sentito dire?

E’ molto diffuso e per questo si deve partire da una buona educazione alimentare di base. E’ vero che i carboidrati in eccesso fanno salire di peso e aumentare la massa grassa, ma è anche vero che sono la sola benzina del nostro corpo. Se li elimini o li riduci troppo, infici la prestazione e il recupero che inizia la sera dopo la tappa o dopo l’allenamento che dir si voglia. Stare troppo leggeri a cena riduce il recupero.

I grassi a colazione li assume anche attraverso frutta secca
I grassi a colazione li assume anche attraverso frutta secca
Padun è stato bravo ad andare contro le sue convinzioni, ma come fate a scongiurare il rischio che ci ricada?

Lo seguo giornalmente. Ci sentiamo, lui ha una tabella e la nutrizione è basata sui suoi feedback dopo il lavoro che ha fatto e quello che deve fare. Perché è vero che ci sono i nutrienti, le quantità e la strategia nell’assumerli, ma alla base c’è comunque il rapporto umano. E’ il solo modo per sgretolare il muro di convinzioni frutto di poca informazioni o di ricerche sbagliate su internet.

I famosi integratori contaminati che hanno rovinato più di una carriera?

Anche quelli. Oppure prodotti miracolosi che fanno perdere peso senza alcuna evidenza scientifica che lo attesti. E poi comunque si parla di integratori, non di alimenti sostitutivi. E l’integratore in quanto tale ha bisogno di poggiarsi su qualcosa di più sostanzioso. Ma credo che la risposta migliore sia stato aver visto Mark vincere in quel modo al Delfinato. Tante teorie senza la prova dei fatti rischiano di rimanere tali.

Dai numeri alle sensazioni. Battistella “replica” a Mazzoleni

13.06.2021
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E dopo aver ascoltato Maurizio Mazzoleni sulla gestione degli atleti dal punto di vista medico-sanitario chiamiamo in causa Samuele Battistella, per affiancare ai numeri del preparatore le sensazioni del corridore.

Il corridore dell’Astana-PremierTech era alla sua prima partecipazione al Giro d’Italia. Per lui era tutto nuovo. Il “protocollo Astana” ha pertanto lasciato impressioni indelebili.

L’importanza di alimentarsi in corsa: Battistella è sempre stato molto attento durante il Giro
L’importanza di alimentarsi in corsa: Battistella è sempre stato molto attento durante il Giro
Samuele, allora come è andato questo Giro dal punto di vista dei controlli imposti dallo staff medico?

Eh, diciamo che fare tutti quei controlli mattina e sera è stato impegnativo. Però i dati che ha raccolto Maurizio mi serviranno per il futuro. Saranno utili per conoscermi. Devo dire però che per me soprattutto l’inizio del Giro non è stato facile perché ho avuto una gastrite, stavo curando delle intolleranze alimentare e all’inizio è stato destabilizzante.

Sensazioni e numeri andavano di pari passo?

Alla fine la gamba girava meglio di giorno in giorno e sono rimasto stupito da queste sensazioni. Il giorno della vittoria di Bettiol abbiamo fatto una tappa lunghissima e le salite finali dopo quei 231 chilometri non era così scontato tenerle. Sono rimasto sorpreso da queste buone sensazioni.

E anche sui famosi watt le sensazioni corrispondevano ai valori?

Diciamo che computerino e gambe andavano d’accordo. Nella prima settimana ho battuto record su record: ho fatto i miei best sui 5′, sui 10′ e così via. E anche nella seconda settimana le cose non sono cambiate troppo. Nella terza invece ci si è calmati un po’.

E la sorpresa negativa?

Non ho mai avuto di quelle crisi cattive che ti chiedi: «E adesso come la porto all’arrivo?». Quindi direi che non ho avuto sorprese negative. Merito della gestione alimentare e della dietista, Erica Lombardi, che ci seguiva prima, dopo e durante le tappe.

Patate lesse, riso, pasta: erano mangiati (a rotazione) già nel bus subito dopo la doccia
Patate lesse, riso, pasta: erano mangiati (a rotazione) già nel bus subito dopo la doccia
Durante?

Sì, il lavoro del nutrizionista non si limita solo al pre e post gara. Erica fa anche uno studio della gara e ti dice cosa mangiare di ora in ora. Poi dipende dall’intensità del momento. Se la prima ora è passata tranquillamente magari mangi meno, se si è andati forte mangi un po’ di più. Ma è molto sottile il limite tra il mangiare troppo o troppo poco. E’ importante azzeccare le quantità perché se mangi molto richiami troppo sangue dalle gambe per la digestione, se mangi poco poi resti a secco. Quando infatti riesci a seguire quelle indicazioni alla lettera, non vai mai in crisi.

Qual è stato il giorno più duro per te?

Quello del Giau. Ero caduto a Gorizia, mi ero fatto male ad un ginocchio e con il freddo è stato difficile finire la tappa, avevo dolore. Ma superato quel giorno poi è stato tutto più facile.

Mazzoleni ci ha detto che dopo la tappa di Ascoli, con arrivo in salita a San Giacomo, si sono accessi alcuni “allarmi rossi” nel software Astana. Tu facevi parte di quei corridori andati in “zona rossa”?

Quella tappa è stata molto dura. Il freddo nella discesa da Forca di Presta è stato inaspettato. Eravamo vestiti con le divise estive, non avevamo un abbigliamento adatto, inoltre siamo andati molto forte e non sono riuscito ad alimentarmi bene. A fine tappa in effetti ero un po’ sottopeso, ma sono riuscito a recuperare bene. Quel giorno oltre ai 170 grammi di carboidrati mi hanno fatto mangiare di più nel pasto del pomeriggio cioè in quell’ora, ora e mezza tra il massaggio e la cena.

Battistella in fuga nella tappa di Stradella che con i 231 chilometri è stata la più lunga del Giro
Battistella in fuga nella tappa di Stradella, la più lunga del Giro
E cosa si mangia per esempio?

Muesli e latte vegetale o qualche zucchero più semplice, magari anche una barretta.

E delle pulsazioni al mattino? Sentivi questa differenza di battiti tra Torino e Milano?

Eh sì, avevo dieci pulsazioni in più a fine Giro, ma è normale dopo 21 tappe. Ma anche se erano più alte, non ero finito. E questo è buono.

Con il riposo? E’ vero che si fa più fatica svegliarsi man mano che si va avanti con le tappe?

In generale nell’ultima settimana si tende a dormire meno perché si è più stanchi, meno rilassati. La mattina era poi difficile tirarsi su e quando appunto mi misuravo le pulsazioni sul letto avvertivo che i battiti erano più alti, che il cuore doveva pompare di più.

I parametri fisici in un grande Giro e l’esempio di Battistella

09.06.2021
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Affrontare una corsa di tre settimane non è cosa da poco dal punto di vista fisico. Lo sforzo è talmente grande che il corpo ne esce trasformato. O almeno era così fino a qualche anno fa. Si modificava la muscolatura, per i più giovani si diceva che aumentava la cilindrata, si perdeva peso. Ebbene come variano i parametri di un corridore in un grande Giro?

Mazzoleni Dorelan
Mazzoleni segue l’Astana da molti anni
Mazzoleni Dorelan
Mazzoleni segue l’Astana da molti anni

I test prima del Giro

Ad aprirci le porte di questo delicato settore è Maurizio Mazzoleni, preparatore dell’Astana-PremierTech che ci spiega prima di tutto come e quando vengono stabiliti i parametri di riferimento.

«Noi abbiamo svolto una prova funzionale sul Teide, già prima del Tour of the Alps. In quell’occasione abbiamo svolto due test sul lattato in salita: uno più sulla distanza e uno più sul breve. Da lì abbiamo estrapolato i parametri di riferimento per il Giro. Fra Tour of the Alps e Giro abbiamo fatto un’analisi delle le Ftp (Functional Threshold Power, potenza alla soglia funzionale), con le variazioni e gli adattamenti che abbiamo verificato sul campo.

«A Torino (partenza del Giro, ndr) abbiamo fatto la plicometria agli atleti per verificarne la percentuale di massa grassa e di massa magra. I nostri ragazzi venivano pesati due volte al giorno: una prima della colazione e una sul bus appena conclusa la tappa, prima della doccia. Questa seconda “pesa” è molto importante in quanto ci fornisce uno dei dati più delicati: la disidratazione. Se il peso è calato dell’1,5% rispetto al mattino si accende un campanello di allarme». 

Ogni sera venivano calibrate (o ricalibrate) le quantità di cibo per i singoli atleti
Ogni sera venivano calibrate (o ricalibrate) le quantità di cibo per i singoli atleti

I controlli pre-gara 

A questo punto Mazzoleni nella sua spiegazione divide il monitoraggio in due fasi: quella pre-gara e quella post-gara.

«Sempre la mattina prima del via, oltre al peso veniva eseguito il controllo delle urine (Usg) per verificarne la densità e se questa era acida o basica. Un altro parametro del nostro protocollo in Astana è la variabilità cardiaca. Il corridore restava 5′ sdraiato sul letto con la fascia cardio prima di andare a colazione. Tutti questi dati erano poi inseriti in un software sviluppato da noi preparatori, insieme ai medici, che ci permette di capire se il ragazzo ha recuperato o no dal giorno prima.

«A questo punto, una volta raccolti tutti i dati venivano visualizzati da noi preparatori e dallo staff medico. Se nella scheda di ogni singolo atleta appariva una luce verde, tutto okay, gialla si accendeva un preallarme, rosso c’era una situazione di allarme. I dati e i colori ci permettevano di dare, praticamente in tempo reale, delle indicazioni ai diesse sulle eventuali tattiche da attuare, gli uomini da poter far lavorare di più e quelli da tenere un po’ più tranquilli. Poi non è detto che questo software decideva le tattiche, ma era un’informazione ulteriore che si dava ai diesse. E devo dire che a volte è accaduto che qualche modifica sia stata fatta».

Il freddo, la pioggia e gli alti ritmi della 6ª tappa hanno portato ad un dispendio energetico più elevato del previsto
Il freddo, la pioggia e gli alti ritmi della 6ª tappa hanno portato ad un dispendio energetico più elevato del previsto

Dopo la tappa

Al termine delle tappe ricominciava poi il lavoro di preparatori, medici e anche del nutrizionista.

«La prima cosa che si fa – dice Mazzoleni – è quella di prendere i computerini dei ragazzi e analizzare i file. I dati più immediati che ci servono sono il battito massimo, quelle medio, la percentuale del battito medio rispetto a quello massimo e il consumo calorico. Tutto ciò serve soprattutto al nutrizionista (in questo caso la dietista, Erica Lombardi, ndr) per sapere quanto ha consumato il corridore. Il nutrizionista immediatamente ricalibra le quantità di cibo da ingerire. Dico ri-calibrare perché comunque già il giorno precedente si fa una stima del dispendio energetico a cui si va incontro, ma poi andamento della gara, variazioni atmosferiche come vento e temperatura possono incidere. E tutto ciò è importante per la salvaguardia del peso».

Gli atleti erano pesati due volte al giorno
Gli atleti erano pesati due volte al giorno

Peso costante

Ecco questo è un passaggio importante: la salvaguardia del peso. Fino a qualche tempo fa si iniziava un Giro con un certo peso e poi si scendeva di diversi chili, anche tre o quattro. E per certi aspetti qualcuno ne era contento. Oggi non è più così.

«Questi controlli – riprende Mazzoleni – servono per non sottostimare quel che bisogna mangiare, non per mettere gli atleti a dieta. Si presuppone che al via di una gara importante come il Giro si abbia un peso ottimale.

«In pratica non si accende la “casella rossa” che vorrebbe dire che per un giorno o due quel corridore, ammesso che non sia un uomo di classifica, dovrebbe starsene più tranquillo. Se sono capitati “allarmi rossi”? Sì, nella tappa con arrivo a San Giacomo, sopra ad Ascoli. Quella frazione è stata molto intensa, inoltre dopo il passaggio a Castelluccio di Norcia la temperatura è scesa moltissimo e questo ha richiesto un consumo energetico più elevato per mantenere costante la temperatura corporea, quindi abbiamo dovuto ricalibrare il reintegro post tappa».

Battistella ha finito bene il suo primo grande Giro, sia come parametri fisici che come prestazioni
Battistella ha finito bene il suo primo grande Giro, sia come parametri fisici che come prestazioni

L’esempio di Battistella

Per tradurre tutto questo lavoro in qualcosa di più concreto, Mazzoleni ci riporta di dati di Samuele Battistella, mostrandoci quanto siano variati i suoi valori da Torino a Milano.

«Nel complesso direi che è andata bene per tutti – spiega il preparatore lombardo – abbiamo avuto un solo ritiro, Felline, ma perché è diventato papà!

«Veniamo a Battistella. A Torino il suo peso era di 67,2 chili a Milano di 67: in pratica identico. Nell’arco del Giro ha avuto un’oscillazione tra peso massimo e minimo di 800 grammi. La plicometria ha evidenziato un calo dell1% di massa grassa, ma questo è un dato che va preso con le molle in quanto ci sono molti modi per prenderlo. Il suo battito basale, cioè quello del mattino a riposo, era di 51 pulsazioni al minuto a Torino e di 61 a Milano. Dieci pulsazioni in più, segno che la stanchezza si è fatta sentire. Si riabbassava un battito o due, dopo i giorni di riposo».

E i famosi watt sono calati?

«Diciamo – conclude Mazzoleni – che Battistella è stato molto costante in tutte e tre le settimane, non abbiamo evidenziato cali prestativi in lui. Magari ad inizio Giro erano migliori, ma non ha avuto cali degni di nota. E questo dice che lui è stato bravo e che anche noi abbiamo lavorato bene».