Pozzovivo, “nonno” della Tirreno, guarda al futuro

14.03.2021
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Domenico Pozzovivo non molla un centimetro. Il lucano c’è sempre, il primo a lottare con avversari e avversità che il destino ha posto sulla strada. Con 38 anni e 101 giorni il corridore della Qhubeka Assos è il più vecchio della Tirreno-Adriatico e quasi quasi questa cosa lo riempie d’orgoglio. Tenacia, serietà, passione: ascoltarlo è sempre un piacere.

Domenico, ma lo sai che sei il “nonno” della Tirreno?

Immaginavo che sarebbe capitato prima o poi: è successo qui! Però dai, lottare con tanti giovani che emergono fa piacere. Io cerco di fare il mio meglio. Ancora non sono al top della condizione, però spero di fare dei passi sempre in alto, verso il Giro d’Italia che è l’obiettivo principale.

Dopo l’incidente di due anni fa Pozzovivo non riesce a stendere bene il gomito sinistro
Dopo l’incidente di due anni fa Pozzovivo non riesce a stendere bene il gomito sinistro
Molti tuoi colleghi parlano di te come un esempio. Ma dove trovi gli stimoli dopo tanti anni e tanti incidenti?

La voglia di competere c’è sempre, è quella che mi spinge. Voglio cercare i miei limiti. Ho sempre cercato di venire fuori da tutti questi incidenti e dimostrare che si può sopperire alle avversità con tanta volontà.

Cosa ti piace di questo ciclismo attuale e cosa non ti piace?

Quello che mi piace è la stessa cosa che non mi piace e cioè i numeri, i calcoli. A me piace ragionare sui watt, sui dati, sul rapporto peso/potenza… solo che adesso sono po’ troppo esasperati. Quindi diciamo che sono il bene e il male del ciclismo al tempo stesso. E per me è un po’ un rapporto d’amore ed odio.

C’è un corridore tra i giovani che piace a Pozzovivo? Ed eventualmente perché?

Se proprio devo esprimere una preferenza allora dico Evenepoel. Forse perché è quello un po’ più  più completo di tutti.

Senti Domenico, ma ci pensi mai al futuro? Al dopo bici?

Devo dire che adesso è ora di cominciare a pensarci. Non so, mi vedrei bene come preparatore. E’ una figura che può essere abbastanza tagliata per me. E infatti vi dico che sto anche studiando per laurearmi in Scienze motorie. Può essere una buona strada.

E’ arrivato un po’ tardi, ma con Fabio Aru come va? Avete avuto modo di parlarvi? Lo potrai aiutare?

Con Fabio siamo stati undici giorni insieme in ritiro. Poi ogni tanto ci troviamo anche a Lugano, impegni permettendo. Faremo un programma diverso, ma ci saranno delle gare in cui ci incontreremo. Che dire, spero che lui possa ritrovare in questa squadra la dimensione che gli permetta di divertirsi, come lui stesso ha detto ad inizio stagione, e poi di ritrovare anche i risultati.

Per il Giro sarete due capitani o uno aiuterà l’altro?

Vedremo, non so davvero. Poi sono sempre la strada e le gambe che definiranno i ruoli. Sicuramente vorrei avere una condizione che mi permetta di lottare per la generale.

Questa Tirreno che risposte ti sta dando? Come ti senti?

In questa Tirreno mi sento forse un gradino meglio dell’UAE Tour, però non va ancora come come vorrei. Ma c’è tempo. Sto ancora recuperando dall’intervento che ho avuto subito dopo il Giro d’Italia. Penso che dopo la Tirreno, mi prenderò un’altra piccola pausa per un altro “tagliando” al gomito! E dopo inizierà veramente la preparazione per il Giro e spero di salire ancora di condizione.

Pozzovivo, 38 anni, è alla sua 17ª stagione da professionista
Pozzovivo, 38 anni, è alla sua 17ª stagione da professionista
Che gare farai dopo la Tirreno?

Tour of the Alps e Liegi, che poi è il mio programma classico di avvicinamento al Giro, che mi ha sempre portato bene quando l’ho fatto.

In tanti anni di professionismo c’è qualche gara che non hai mai fatto e che ti sarebbe piaciuto disputare?

In effetti una di quelle gare dure, da scalatore, che mi manca è il Giro dei Paesi Baschi, ma è in una fase del calendario non ideale per chi vuole preparare il Giro. In quel periodo di solito vai in altura se pensi alla corsa rosa e quindi è difficile conciliarlo con i miei impegni.

Okay ma spariamola grossa, una Roubaix, un Fiandre… Chiaramente non per vincerle, ma per buttarti nella mischia, per curiosità?

Diciamo che la curiosità di una “piccola Roubaix”, me la sono tolta in Tour de France. Tra l’altro sono riuscito anche ad arrivare nel gruppo principale…  non so come! Però dai, sono corse troppo specifiche nel ciclismo moderno. Ci sono tanti rischi. Se non hai certe caratteristiche, sei fuori dalla dalla partita subito, quindi non sarebbe neanche divertente secondo me.