German Nicolas Tivani arrivò alla Unieuro Trevigiani di Mirko Rossato e Marco Milesi nel 2017, quando aveva 22 anni e della vita non sapeva poi molto. Con lui, in quell’avventura in terra italiana, c’era un gruppetto di gente molto forte, come Joao Almeida e Simone Ravanelli e dall’anno dopo anche Fedeli e Filippo Zana.
L’argentino, che da quest’anno corre con il Team Corratec, da queste parti lo chiamano “El Ardilla”, lo scoiattolo. In Europa vinse corse come il Giro di Serbia, mentre in altre si piazzò, tanto che la UAE Emirates lo volle per uno stage. Lui fece le sue prove, ma evidentemente non scattò l’amore. Nel frattempo la Trevigiani chiuse i battenti e a Tivani non restò che rimettere i sogni in valigia e tornarsene a casa. Vennero quattro anni e altre vittorie nella Agrupacion Virgen de Fatima, finché Giovanni Lombardi ha preso il telefono e contattato Serge Parsani. Il ragazzo è buono, anche se ormai ha 27 anni. Ha vinto corse. E alla fine la Corratec gli ha aperto le porte.
Alla Vuelta San Juan 2017, Tivani con la maglia della Unieuro TrevigianiL’avventura europea è finita, Tivani è tornato in Argentina e vince una tappa alla Vuelta a San Juan 2019Alla Vuelta San Juan 2017, Tivani con la maglia della Unieuro TrevigianiL’avventura europea è finita, Tivani è tornato in Argentina e vince una tappa alla Vuelta a San Juan 2019
La valigia del corridore
Qualche giorno fa, parlando con la stampa locale, l’argentino ha raccontato che fra i suoi sogni c’è la partecipazione al Giro d’Italia e come accade quando un corridore di casa ha l’opportunità di fare grandi corse, attorno a lui si sono destati curiosità e vari entusiasmi.
«Credo di poter fare qualcosa di buono – dice lui, col suo sguardo gentile – finalmente ho trovato una squadra professional e adesso dovrò recuperare un po’prima di arrivare in Europa. Il mio obiettivo è sempre stato tornare e adesso ci sono riuscito. In Argentina lascio gli affetti, è la cosa più difficile, ma parto con il sogno di fare cose belle e di continuare a crescere come atleta. Dopo il 2018 non ricevetti alcuna proposta. Avevo la testa al 100 per cento per continuare in Europa, anche se probabilmente fui mal consigliato».
Il ritorno in Europa con la Corratec ha fatto di Tivani il beniamino dei tifosi argentiniIl ritorno in Europa con la Corratec ha fatto di Tivani il beniamino dei tifosi argentini
Sogni di bambini
Sono posti lontani e particolari. Chilometri e chilometri di nulla, corse polverose e grandi sogni. Bambini piccolissimi che aspettano i campioni con le loro biciclettine e la ruota fissa, immaginando un giorno forse di essere come loro. E così i campioni, nel fermarsi con ciascuno di loro, chiudono idealmente il cerchio. Tivani è appena andato a salutare suo fratello, mentre un bambino lo guardava quasi fosse un gigante.
«Sono tanto diverso dal quel ragazzino che partì cinque anni fa – sorride, riparandosi dal sole – ho fatto tante esperienze. La testa è un’altra, sono più maturo. So quali sono le cose che fanno bene e quali quelle che fanno male. E’ stato giusto venire in Italia così presto, perché comunque dalla Trevigiani ho imparato tantissimo e adesso conto di crescere ancora nella Corratec. Da qui volerò al Tour of Antalya, in Turchia. Ne ho sentito parlare, ma non la conosco. Voglio sapere tutto, scoprire quello che posso. Ai ragazzi che corrono qui dico di continuare a provare. Le cose arrivano quando meno te lo aspetti. Devi fare tutto nella vita con professionalità, non rimanere con la voglia di provare».
Un Tivani sorridente assieme a Parsani, che lo sta guidando alla Vuelta a San JuanUn Tivani sorridente assieme a Parsani, che lo sta guidando alla Vuelta a San Juan
Partenza sprint
La sua stagione Tivani l’aveva cominciata di nuovo nella Agrupacion Virgen de Fatima, con la Vuelta a San Juan come principale obiettivo di stagione. Era carico come una molla, ma in qualche misura aver firmato con la Corratec lo ha costretto a rivedere i piani.
«Abbiamo lavorato tanto – sorride – con tante ore e tanta palestra. Ma quando ho firmato con la nuova squadra, ho un po’ frenato l’allenamento. Stavo lavorando duro per arrivare qui al massimo e poi non so quali corse avrei fatto. Invece ora la stagione è lunga e tutta da venire, servirà non sprecare troppe forze. Loro, la vecchia squadra, un po’ sono rimasti male, ma dopo la delusione iniziale, ora sono contentissimi per me.
Ieri sull’Alto del Colorado, Tivani si è piazzato 15° a 1’51” da LopezIl nuovo team professional toscano corre con la Corratec CCT Evo, montata Sram Red e con ruote UrsusIeri sull’Alto del Colorado, Tivani si è piazzato 15° a 1’51” da LopezIl nuovo team professional toscano corre con la Corratec CCT Evo, montata Sram Red e con ruote Ursus
La nuova Corratec
La nuova bici lo aspetta per andare al foglio firma della quinta tappa, quella che si conclude all’Alto del Colorado, oltre i 2.000 metri, dove la Vuelta a San Juan si è poi inchinata a Superman Lopez.
«E’ una bicicletta bellissima – dice lui con un sorriso grosso così – mi è subito piaciuta tanto è rigida. Va bene. E’ leggera e anche queste ruote Ursus sono belle e rigide e questo mi è piaciuto tanto. E’ aerodinamica, ma anche una bici da scalatore, quindi leggera e rigida».
Se la mangia con gli occhi, ma adesso arrivano Konychev e Attilio Viviani e se lo portano a firmare. La sua stagione da pro’ è appena cominciata. Debutta a 27 anni, riallacciando il filo con il sorriso di quel ragazzino che sette anni fa lasciò Pocito per inseguire il suo sogno lontano.
Volate e rapportoni. Per un Nizzolo che spiega perché usi sempre il 56 e dice che gli piacerebbe il 58, c'è Pinazzi che sprintava con il 53 a 130 pedalate
Quando sai che tutti gli occhi sono puntati addosso, tutti si aspettano squilli di fanfare per mostrare finalmente tutto il tuo talento, iniziare con il piglio che Antonio Tiberi ha avuto nel Santos Tour Down Under è un segnale importante. Il frosinate, sul quale la vittoria del titolo mondiale a cronometro junior nel 2019 è suonato quasi come un fardello pesante da portarsi dietro, è guardato sempre più come una sorta di salvatore della patria, uno dei giovani chiamati a rilanciare il ciclismo italiano. E non sempre è facile affrontare le gare con questa responsabilità.
Tiberi punta forte sulla Cadel Evans Ocean Race, prima classica del calendario WorldTourTappa finale, Vine e Yates si giocano tutto. Tiberi è in fondo, chiuderà quarto a 3″
Tiberi è partito forte: due Top 10 e l’ottava piazza nella classifica generale, unita alla seconda fra i giovani: «Sono parecchio soddisfatto, non solo per i risultati ma anche per come ho sentito girare la gamba. Ho avuto la conferma che la condizione è buona, che la base per lavorare c’è. E’ stata un’esperienza molto istruttiva, sia per quel che è andato bene, sia per quel che c’è ancora da fare».
Tra l’inizio e la fine della corsa di 6 giorni, hai sentito differenze?
Non tanto, significa che la forma era buona già di per sé. Era una corsa breve, con tappe non molto lunghe (la più estesa era di quasi 155 chilometri, ndr), giuste per l’inizio stagione, per consentire di recuperare la stanchezza per il giorno dopo.
Per l’australiano Vine una vittoria pesante, con 11″ su Yates e 27″ su Bilbao. Tiberi chiude 8° a 1’07”Per l’australiano Vine una vittoria pesante, con 11″ su Yates e 27″ su Bilbao. Tiberi chiude 8° a 1’07”
Guardi al bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Entrambi. I risultati che ho ottenuto mi devono far pensare a quanto mi è mancato per fare di più, per arrivare alla vittoria. Nella quarta tappa ad, esempio, che poi è stata quella decisiva per la vittoria finale di Jay Vine, quando è andato via insieme a Yates e Bilbao io ero proprio lì, attaccato, ma mi è mancato quel quid necessario per restare alla loro ruota. Significa che devo migliorare nella resistenza quando si è a tutta, quando si vivono gli attimi cruciali di una corsa. C’è un margine da colmare e voglio farlo.
Tu sei al terzo anno alla Trek Segafredo. La sensazione è che il team sia orientato a darti molto spazio, cosa che a molti altri italiani in team WorldTour non accade se non per ruoli di secondo piano…
Questo è un tema molto dibattuto sul quale mi sono fatto una mia idea. Innanzitutto premetto che ogni team è gestito in maniera diversa, io posso parlare del mio dove ho capito che il ruolo devi guadagnartelo, ma questo non avviene solo in corsa. E’ un processo che dura tutto l’anno, bisogna darsi da fare anche in ritiro, pedalando ma anche fuori dalle corse. Bisogna far vedere di esserci, di avere quella fame necessaria per emergere. Ci si deve guadagnare la fiducia degli altri, dirigenti come compagni di squadra, dimostrare sempre quel che si vale e soprattutto quel che si vuol fare. Se dimostri di avere potenzialità, l’attenzione viene di conseguenza.
Il laziale si sta guadagnando la fiducia del team. In Australia corre da prima puntaIl laziale si sta guadagnando la fiducia del team. In Australia corre da prima punta
Parole forti, che sembrano quasi una presa di posizione anche in vista della prima classica del WorldTour, la Cadel Evans Ocean Race…
Non so ancora se sarò la prima o la seconda punta della squadra, quel che è certo è che la gamba è abbastanza buona per poter far bene, per essere nella mischia quando si entrerà nella fase calda della corsa. L’intenzione è di essere preservato nelle energie fino ad allora, poi vedremo che cosa succede.
Che corsa è, hai già avuto modo di studiarla?
Ho visto il percorso ed è impegnativo. La prima parte presenta una sola salita lunga, dove però si va su di rapporto e non credo che ci sarà selezione. Penso che quando entreremo nel circuito finale però la situazione cambierà: c’è uno strappo di un chilometro e mezzo con pendenze che toccano addirittura il 25 per cento, farà molto male… Poi bisognerà vedere anche se ci sarà vento perché potrebbero crearsi dei ventagli. Insomma, non ci sarà spazio per distrazioni, bisognerà essere presenti a se stessi dal primo all’ultimo metro e correre col coltello fra i denti.
Decisiva è stata la quarta tappa, a Campbelltown con Bilbao vincitore su Yates e VineDecisiva è stata la quarta tappa, a Campbelltown con Bilbao vincitore su Yates e Vine
Dopo la trasferta australiana che cosa ti aspetta?
Al ritorno a casa il programma non prevede gare fino al Uae Tour, quindi penso di partire per trovare un posto caldo ideale per allenarmi e arrivare all’altro appuntamento del WorldTour con una forma ancora più affinata. Poi il programma prevede Laigueglia e Coppi e Bartali. Di occasioni per emergere ce ne sono tante, dipende tutto da me.
Rileggiamo con Fusaz, nuovo allenatore di Tiberi, le prime uscite del 2026. I passi avanti e i pnti da migliorare. E una certezza: il bello deve ancora venire
Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel. Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert. Il duello storico va avanti. Va avanti anche nel web, dove i due sono messi più a confronto di Pogacar ed Evenepoel. Ma anche noi vogliamo metterli a duello e giudice di questo confronto è niente meno che Michele Bartoli.
Il grande ex campione, ora preparatore, è stato un grandissimo delle classiche e anche un esperto di ciclocross. Ha tutti gli ingredienti per imbastire questa sfida.
Van Aert, classe 1994, belga, corridore in forza alla Jumbo-Visma, 39 vittorie su strada all’attivo. Ottimo cronoman, super “gregario”, forte in salita, fortissimo in volata. E’ alto 190 centimetri per 78 chili.
Van der Poel, classe 1995, olandese, corridore in forza alla Alpecin-Deceuninck, 40 vittorie su strada all’attivo. Scattista eccelso, tiene, anzi distrugge quasi tutti, nelle brevi salite, va forte a crono. E’ alto 184 centimetri per 75 chili.
Michele Bartoli (classe 1970) è oggi preparatore di molti pro’. Eccolo con un giovane Daniel Martinez (foto Instagram)Michele Bartoli (classe 1970) è oggi preparatore di molti pro’. Eccolo con un giovane Daniel Martinez (foto Instagram)
Michele, Van der Poel e Van Aert, proviamo a fare un’analisi dei due…
Van Aert è un cecchino, Van der Poel spara col bazooka!Van Aert è più completo, quando si muove difficilmente sbaglia. Van der Poel è più imprevedibile, ciò che gli viene in mente fa. E spesso butta via il risultato. Lo abbiamo visto lo scorso anno al Giro d’Italia. Però forse anche per questo piace molto.
Sono due fenomeni, in ogni caso…
Ad oggi ciò che vince Van Aert, Van der Poel non lo può vincere, mentre vale il contrario e questo dipende soprattutto da differenti capacità tattiche, visto che come potenzialità sono lì. Come si fa a dire chi è più forte dei due? Posso però dire che Van Aert dà più affidamento. A me piacciono gli Avengers… Si fa sempre il confronto tra chi sia il supereroe più forte, se Thor o Hulk. Ecco, VdP è uno degli Avengers, Van Aert è uno tra Thor e Hulk.
Con questa metafora hai vinto, Michele! Torniamo al mondo reale. Van Aert dà più affidamento, però in questa stagione del cross tra i due ha dominato Van Aert, ma magari il mondiale lo vince VdP come quale anno fa…
Se VdP indovina la tattica lo fa per fortuna e quando va così può vincere. Il cross poi, anche se non sembra,è una disciplina estremamente tattica, che richiede la gestione di ogni singolo metro di gara molto più della strada: la curva, lo sforzo, l’ostacolo… e in questo Van aert è più preciso. Può capitare quindi che quella volta su dieci che vince VdP possa essere il mondiale.
VdP ha grande tecnica e tende a scendere meno di sella rispetto a Van Aert (comunque un asso anche lui) VdP ha grande tecnica e tende a scendere meno di sella rispetto a Van Aert (comunque un asso anche lui)
Hai parlato di tattiche un po’ sconsiderate, di fare ciò che gli passa per la mente: per te incide il fatto che l’olandese sia anche un biker? E quindi abbia una mentalità più “free”?
Questo non lo so di preciso, ma ci sta che derivi da lì. Semmai credo sia più una questione caratteriale. Se Mathieu non si diverte, si annoia… E fa quello che poi vediamo.
Invece il Michele Bartoli preparatore che giudizio dà dei due?
Da quello che si vede, Van Aert alla soglia aerobica riesce ad esprimere più qualità: lo si è visto anche al Tour e alle sue prestazioni in salita. Per fare quel che ha fatto un corridore della sua stazza deve avere una soglia aerobica enorme, un motore gigantesco. Mentre Van der Poel ha maggior capacità lattacida.
Se dovessimo metterli di fronte ai cinque monumenti: chi vedresti favorito?
Immagino dovrei escludere il Lombardia e la Liegi e quindi per Sanremo, Fiandre e Roubaix sono lì.
Mettiamoci anche Liegi e Lombardia, che tra l’altro Van Aert ha detto di voler fare…
Beh, se devo considerare anche queste due allora prendo ancora Van Aert. Ricordo la Tirreno 2021 quando volle tenere duro dietro a Pogacar in salita. Pensavo: «Ma questo è pazzo, che tiene a fare?». Invece aveva ragione, perché per poco non vinse la generale. Pertanto se tiene in quelle tappe mi dà più garanzie per Liegi e Lombardia. Van der Poel invece con la sua esplosività lo vedo un pelo meglio in ottica Sanremo. Chiaro, parliamo sempre di gare di un giorno in cui tutto può succedere.
Van der Poel a crono sfrutta al massimo la sua potenza…Van Aert oltre che la sua potenza sfrutta il mega lavoro su materiali e aerodinamicaVan der Poel a crono sfrutta al massimo la sua potenza…Van Aert oltre che la sua potenza sfrutta il mega lavoro su materiali e aerodinamica
A crono?
Ritorno al discorso del motore. Van Aert è fortissimo. Nelle crono lunghe non c’è storia, mentre in un prologo o in una crono corta Van der Poel può essere anche avvantaggiato. Però nelle crono lunghe, specie in quelle dei grandi Giri, Van Aert è inavvicinabile.
E in volata, Michele?
Nel testa a testa secco forse è meglio Van der Poel, più che altro perché nelle volate a ranghi ristretti in cui in teoria lo sprint parte da velocità più basse l’olandese può sfruttare la sua potenza e la sua esplosività. Mentre in una volata di gruppo, in cui si arriva a velocità più alte, è avvantaggiato Van Aert.
Guardiamo il loro calendario tra ciclocross e strada, cosa ti aspetti anche in ottica futura?
Mi stupisce che abbiano tanta continuità nel fare la doppia attività e nel farla a quel livello. E’ di una difficoltà enorme, credetemi. Però la gestiscono bene. Gestiscono con attenzione i loro calendari, anche perché i risultati che raccolgono parlano chiaro. E riescono sempre ad avere le forze necessarie. Magari arriverà il momento che non faranno più le due discipline, però è anche vero che non sono più due ragazzini. Hanno trovato il loro equilibrio, almeno fisico. Perché io lo dico sempre ai miei atleti: «Se sei stanco, con una buona cena e una bella dormita, la mattina dopo recuperi fisicamente, ma mentalmente?». Se fai troppa attività rischi che alla lunga ti passa la voglia.
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Van der Poel si ritira dal mondiale dopo pochi chilometri. prima del via aveva raccontato della notte balorda vissuta in hotel e in un comando di polizia
In vacanza dopo il mondiale su pista, Pippo Ganna era sparito dai radar. Il 2022 era iniziato a febbraio con l’Etoile de Besseges e si era chiuso il 14 ottobre con l’oro iridato nell’inseguimento individuale. Nel mezzo 67 giorni di corse su strada, il primo Tour, gli europei della crono a Monaco, i mondiali australiani, il record dell’Ora e l’argento del quartetto ugualmente ai mondiali.
Lo abbiamo ritrovato in Argentina, di buon umore, pronto per ripartire e senza più gli occhiali, spariti dopo l’intervento.
Contento di aver ripreso o si stava meglio in ferie?
Ho fatto 5 settimane e mezza di vacanza quest’anno, alla terza ero già in palestra a fare spinning per sudare, perché non riuscire a sudare non mi dava le endorfine che mi servivano, quindi ero un pochettino arrabbiato (sorride, ndr). Diciamo che siamo una categoria cui manca ogni tanto fare lo sforzo. Ti manca fare la fatica, ne hai bisogno. Magari uno da fuori pensa che sei stupido a essere in vacanza e pensi ad allenarti. Ma se mi vedo con la pancia, non riesco a guardarmi allo specchio, quindi era più uno star bene, mantenere la forma. Poi a casa ho ricominciato con i primi blocchi. Ero in ritiro con il team, facevo fatica in salita, mi staccavano e mi aspettavano in cima. Però non me ne vergogno, non era mica la prima corsa di stagione…
Ganna e i bambini: i piccoli tifosi argentini lo hanno cercato ogni giornoGanna e i bambini: i piccoli tifosi argentini lo hanno cercato ogni giorno
Infatti quella la stai facendo adesso.
Siamo qua e sono felicissimo della scelta. Ho fatto anche il punto con Dario (Cioni, ndr), ero indietro di circa 32 ore rispetto all’anno passato. Ho fatto l’operazione agli occhi che ha inciso. Ho lasciato una buona settimana di allenamento, vorrà dire che entrerò in condizione una settimana dopo, ma non credo che cambierà qualcosa.
Potrebbe essere un problema per gli europei di febbraio?
No, perché quelli sono sforzi brevi e intensi che ormai ho nelle gambe. Qui ho sofferto un po’ le ore, che mi erano mancate in una settimana fra viaggio e qualche problema di stomaco. Però nei giorni scorsi, quando s’è potuto siamo tornati in bici dopo la tappa e abbiamo preso un’altra mezz’oretta in più di allenamento, che è servita e servirà per il per il futuro. Stiamo lavorando bene.
Qual è stato il giorno più bello del 2022?
Eh, quando è finito il Tour (sorride, ndr). Finalmente ero tranquillo, non dovevo più limare, finalmente potevo rilassarmi un attimo. Come debutto è stato pesante, devo essere sincero. E sapendo poi che è stato il Tour più tirato della storia, ho capito perché ero stanco, perché partivo la mattina e sapevo già di avere mal di gambe. Non è stato bello.
La stagione 2022 di Ganna si era aperta all’Etoile de BessegesIl debutto al Tour è stato pesante: Parigi è stata una liberazioneEuropei di Monaco, arriva il bronzo nella cronoAi mondiali di Wollongong, una giornata stortissimaPoi gli azzurri conquistano l’argento nel Team Mixed RelayIl record dell’Ora cancella l’amarezza australiana: 56,792Da Grenchen ai mondiali pista: Italia argento nel quartetto alle spalle della Gran BretagnaE in chiusura arriva un altro oro nell’inseguimento individuale: battuto Jonathan MilanE il mondiale dell’inseguimento arriva con il record del mondo: 3’59″636Per Ganna già due vittorie, entrambe a crono: a Besseges e al Tour de Provence (in foto)Il debutto al Tour è stato pesante: Parigi è stata una liberazioneEuropei di Monaco, arriva il bronzo nella cronoAi mondiali di Wollongong, una giornata stortissimaPoi gli azzurri conquistano l’argento nel Team Mixed RelayIl record dell’Ora cancella l’amarezza australiana: 56,792Da Grenchen ai mondiali pista: Italia argento nel quartetto alle spalle della Gran BretagnaE in chiusura arriva un altro oro nell’inseguimento individuale: battuto Jonathan MilanE il mondiale dell’inseguimento arriva con il record del mondo: 3’59″636
Subito gli europei, poi le classiche, il Giro e i mondiali: tutto in sette mesi. Hai un programma già super definito?
Fino a metà stagione sarà una corsa a tappe continua. Questi europei, l’ho detto a Marco (Villa, ndr), li farò per i punti della qualifica olimpica, quindi arriverò su per fare il quartetto, poi tornerò a casa per concentrarmi sulla strada e stare anch’io un attimo più tranquillo. Perché il 14 riparto per l’Algarve e da lì diretto in altura. Poi Tirreno, Sanremo e classiche. Di nuovo altura e Giro. Mi hanno chiesto quanti giorni sia fuori casa, forse faccio prima a dire quanti giorni ci sono (ride, ndr).
Perché ti piace così tanto la pista?
Per la fatica e la sicurezza che puoi avere in pista. Per il gruppo che si è formato. E per l’ambiente che si crea nelle competizioni. Su strada, li vedi passare: schiocco di dita ed è finita la gara. In pista, hai le 3-4 ore dove vivi la gara fino alla fine. Il bello della pista è quello, che riesci a seguire la corsa in ogni minimo particolare. Per quanto anche la televisione possa farti vedere una corsa in linea, ma non è mai come viverla dal vero.
A gusto tuo, è meglio fare quattro ore su strada o quattro ore di lavoro in pista?
Quattro ore su strada. Quattro ore su pista non le consiglio. Le ho fatte, ma non le consiglio (ridacchia, ndr).
Fra i rituali del mattino, c’è anche il momento della protezione solare: se sei alto 1,93 può servirti una mano…Nella preparazione Ganna è molto metodico: la cura degli scarpini è uno dei passaggiFra i rituali del mattino, c’è anche il momento della protezione solare: se sei alto 1,93 può servirti una mano…Nella preparazione Ganna è molto metodico: la cura degli scarpini è uno dei passaggi
Alcuni colleghi, ad esempio Wiggins, hanno vinto le loro Olimpiadi e poi hanno mollato la pista. A te lo hanno consigliato…
Ci sono le Olimpiadi. Poi alla fine, quando vinci le Olimpiadi, sono tutti lì. Facciano quello che vogliono, a me ormai…
Invece il mondiale come lo vedi? Tu in teoria potresti fare una marea di specialità.
In teoria, ma il calendario è troppo fitto e devi fare delle scelte, che probabilmente ricadranno sul quartetto e sulla crono. Forse il calendario del mondiale è fatto così anche per simulare una futura Olimpiade, vediamo come sarà questa formula e le scelte da fare.
La tua ambizione è la stessa in pista e su strada?
Sì, ogni volta che metto il numero sulla schiena non lo faccio per partecipare e a 10 chilometri dall’arrivo tirare i remi in barca. Lo faccio per esserci fino al finale. In supporto per il team o se ho carta bianca, per fare la mia corsa.
La Vuelta a San Juan per Ganna è stata l’occasione per recuperare ore e fare ritmoLa Vuelta a San Juan per Ganna è stata l’occasione per recuperare ore e fare ritmo
Senti di dover guadagnare un po’ di sicurezza su strada? Ad esempio per la Roubaix?
Più che sicurezza, parlerei di esperienza. Sapere dov’è il miglior momento per attaccare, dov’è il miglior momento per andare avanti. Faremo delle ricognizioni prima della Roubaix, anche per studiare questi aspetti. Tra sfortuna e mille inghippi, devi essere bravo a reagire. Forse l’anno scorso l’ho fatto con un po’ troppa cattiveria, quindi devo essere capace anch’io a stare più tranquillo in certi frangenti e magari risparmiare, perché nel finale torna tutto. Con il team ho la massima libertà, il massimo supporto. Vedremo cosa faremo in avvicinamento anche di questa gara.
Strada e pista sono due mondi diversi oppure comunicanti?
Il mezzo è abbastanza simile, ma sono mondi completamente diversi. Credo la pista sia un po’ più leggera. L’aria che si respira non ha troppi stress, quelli li ha Villa (ride, ndr). Invece su strada è come avere un fucile puntato con un bel tabellone grosso e rosso dietro di te. Quindi appena sbagli qualcosa, sono tutti pronti a puntare il dito.
Qual è la cosa più bella che ti sei portato via dal record dell’Ora?
Forse il calore della gente. Perché non si può dire che sia stata una bella gara, soprattutto negli ultimi 15 minuti. Ricordo il mal di gambe e al sedere. Però potendo rifarla, la farei uguale e forse più forte. So cosa mi aspetta ora. Potrei magari… Non lo so, non ci penso, non voglio pensarci.
Nella tappa di ieri all’Alto del Colorado, Ganna ha aiutato Bernal poi ha preso per sé il secondo postoNella tappa di ieri all’Alto del Colorado, Ganna ha aiutato Bernal poi ha preso per sé il secondo posto
La fatica ha un buon sapore?
Non la fai con piacere, ma perché sai che serve. Non so a chi piaccia far fatica, devi essere un po’ autolesionista. Più di una volta sei a fare i lavori intensi, dove devi essere veramente vicino al limite, senti le gambe che bruciano, il cuore a tutta, il fiato corto e ti viene da rialzarti. Però dici: «No, mi serve. Perché quando sarò in quella situazione in gara e soffrirò allo stesso modo, sarò pronto, sarò là». Se non lo fai in allenamento, in gara molli.
L’ultima, poi ti lasciamo andare: come lo vedi Egan?
Bene da vicino, da lontano faccio ancora un po’ fatica (ride, ndr). Dopo l’intervento agli occhi devo ancora abituarmi a un modo diverso di vedere, in bici devo prenderci la mano, ma ci vedo benissimo. Tornando a Egan, sembra felice. Lo vedo felice, è tornato se stesso un anno dopo.
Miguel Angel Lopez conquista l’Alto del Colorado e, a dirla tutta, ce lo aspettavamo. Il colombiano del Team Medellin, licenziato dall’Astana assieme a un massaggiatore, aveva lo sguardo laser già da un paio di giorni. E quando si è creata l’occasione di attaccare, ha dato gas e tanti saluti a tutti.
«Non pensavo di andare via da tanto lontano – dice dopo l’arrivo – avevo in testa uno sprint negli ultimi 500 metri. Il finale stagione è stato complicato. Ma passate le feste, dal primo gennaio ho ricominciato ad allenarmi nel modo giusto».
Alla partenza, i ragazzi dell’Astana avevano un anello nero al braccio, in ricordo di InselviniAlla partenza, i ragazzi dell’Astana avevano un anello nero al braccio, in ricordo di Inselvini
Un minuto per Umberto
Era cominciato come un pessimo giorno. La notizia della morte di Umberto Inselvini aveva gelato il gruppo di quelli che lo conoscevano. Al raduno di partenza si rincorrevano i ricordi degli aneddoti di vita con il massaggiatore bresciano, portatore sincero di umiltà, curiosità e di una cultura costruita in anni di attese, esperienze, domande, racconti, confronti. Lo vedevi alle partenze e agli arrivi, a volte anche negli hotel. E ogni volta che lo salutavi, ti sentivi più ricco e ti chiedevi se avessi lasciato qualcosa anche a lui.
I corridori dell’Astana e tutti gli italiani si sono schierati alla partenza con un giro di nastro nero sul braccio, poi la tappa era partita e il vento, i paesaggi, l’adrenalina avevano portato tutto con sé.
«E’ un grande dolore – dice Lopez commosso – perché Umberto era una persona con cui ho condiviso tanto. Mi ha massaggiato per un anno, ma mi restano i ricordi delle lunghe trasferte fatte insieme. Penso alla sua famiglia. Era un uomo che si è sempre preso cura di me».
In poche parole di Velazquez, il succo dell’accoglienza di LopezE’ stato il team Medellin a consentire a Lopez di crescere ancoraIn poche parole di Velazquez, il succo dell’accoglienza di LopezE’ stato il team Medellin a consentire a Lopez di crescere ancora
Critiche all’Astana
La fuga di Tarozzi, ripreso dal vecchio Messineo. Poi l’allungo poco convinto di Evenepoel. Quindi l’attacco di Lopez con Higuita appresso e Ganna con Bernal sulle spalle. Egan voleva mettersi alla prova, ma si è visto che ancora qualcosa manca e probabilmente era questo il test che cercava.
Sul traguardo all’Alto del Colorado, con gli occhi rossi per l’emozione, il tecnico del Team Medellin è al settimo cielo e ne approfitta anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.
«Quando abbiamo saputo che Miguel Angel era senza squadra – dice Jose Julian Velasquez – ci sono voluti 30 secondi per ingaggiarlo, non serviva di più. Credo in Superman. E’ uno dei migliori corridori al mondo, lo ha dimostrato e continua a dimostrarlo. Non so molto della situazione, l’unica cosa è che credo in lui, credo nei corridori colombiani. Mi sono affrettato a prendere una decisione per dargli una possibilità. Penso che l’Astana abbia sbagliato. Potrei dire che sono stati ipocriti e carenti di umanità. Perché prima ci sono le persone e poi i ciclisti».
Lopez voleva attaccare solo nel finale, poi ha preferito non correre rischiLopez voleva attaccare solo nel finale, poi ha preferito non correre rischi
Il futuro di Lopez
Dalle sue parole traspare orgoglio, lo stesso che in qualche modo abbiamo visto nei giorni scorsi negli occhi di Quintana, il quale giusto ieri ha annunciato che parteciperà ai campionati nazionali.
«Miguel Angel – prosegue Velazquez – aveva bisogno di una squadra che lo apprezzasse e lo sostenesse. Ed è quello che abbiamo fatto con lui in questi giorni, ma siamo anche consapevoli che forse fra un giorno, una settimana o un mese potrebbe ricevere l’offerta da una grande squadra. Sarebbe un piacere per me rompere il suo contratto, perché lui torni a rappresentare tutti i colombiani in un Giro d’Italia, una Vuelta a España o un un Tour de France. Tutta la squadra, a partire dal nostro capitano Sevilla, è stata orgogliosa di averlo e glielo dimostra con gesti piccoli ma importanti, ad esempio dandogli il posto davanti in macchina. Ma vedo anche la sua umiltà. L’organizzazione di questa gara gli ha offerto biglietti di prima classe, ma lui ha scelto di viaggiare con tutta la squadra in classe economica».
Sul podio dell’Alto del Colorado, con Lopez ci sono Ganna e HiguitaUn’altra bella fuga per Tarozzi, ripreso nel tratto più duroEvenepoel ha attaccato all’inizio della salita finale, ma si è rialzatoSul podio dell’Alto del Colorado, con Lopez ci sono Ganna e HiguitaUn’altra bella fuga per Tarozzi, ripreso nel tratto più duroEvenepoel ha attaccato all’inizio della salita finale, ma si è rialzato
Una piccola squadra
Lopez adesso è al comando della Vuelta a San Juan, con 30 secondi giusti di vantaggio su Ganna, alla vigilia di due tappe veloci in cui il gigante piemontese potrebbe voler tentare l’allungo. Pippo ha commentato che dopo quattro giorni al servizio della squadra, questa volta la Ineos ha lavorato per lui.
«Siamo una piccola squadra – dice Lopez – non siamo al livello delle WorldTour, ma non ci manca niente. Sevilla è il nostro capitano di strada, ha grande esperienza, conosce bene il terreno e mi ha aiutato lui nel momento dell’attacco. Vedremo come andrà a finire. Siamo venuti qui per goderci questa corsa e aver raggiunto questo risultato mi mentalizza e mi dà un bel morale».
Il tempo di smaltire la delusione per il 2° posto e ci siamo resi conto che Battistella aveva già fatto una volata come quella di ieri. Ai mondiali del 2019
«Abbiamo una squadra nuova per il 70 per cento». Michele Coppolillo ci porta subito nel cuore del discorso. Il suo Team Technipes #inEmiliaRomagna quest’anno ha fatto il grande salto, da under 23 a continental. L’asticella si è alzata, le prospettive anche.
Il “Coppo” è uno dei diesse storici di questa squadra. Può valutare le differenze con il passato. La fotografia è quella di un team motivatissimo, giovane e già in pieno lavoro. In questi giorni la Technipes #inEmiliaRomagna è in Spagna, a Calpe, per affilare le lame in vista delle prime gare.
Uno dei nuovi acquisti, Gidas Umbri, tra Chicchi (a sinistra) e Coppolillo (a destra)Uno dei nuovi acquisti, Gidas Umbri, tra Chicchi (a sinistra) e Coppolillo (a destra)
Michele, si parte dunque con una nuova sfida…
Una squadra – come detto – rinnovata in gran parte. Adesso siamo in Spagna per il primo vero grande ritiro dell’anno, quello in cui si gettano le basi per la stagione e ci resteremo fino ai primi di febbraio. Ne avevamo fatto anche un altro a dicembre di 4-5 giorni, ma più che altro per conoscerci, per i materiali. Qui invece si fanno volumi importanti e lavori specifici.
Quali sono le prime impressioni?
Credo sia una squadra molto equilibrata. Abbiamo 12 corridori: sei under 23 e sei elite. E i più vecchi – ma vecchi mettilo tra virgolette – possono fare da traino ai più giovani, grazie alla loro esperienza. Da quel poco che ho visto sin qui mi è sembrato così.
Le impressioni dal punto di vista tecnico invece?
Per ora non abbiamo fatto dei programmi definitivi e faccio fatica a fare una valutazione tecnica dei corridori, anche perché non abbiamo corso, ed è la corsa che conta. In più abbiamo fatto prevalentemente fondo, neanche dei lavori specifici. Magari già a fine ritiro avrò qualche idea più chiara.
Con l’arrivo dei nuovi direttori sportivi cambia il tuo ruolo? Sarai più un manager?
No, no… io sono un diesse, mi viene male solo a pensare ad altro! Sono qui da quattro anni, da quando è nato questo progetto, e mi sono trovato bene in questo ruolo. Da quest’anno sono affiancato da Francesco Chicchi e Mario Chiesa, il quale ha anche un ruolo più gestionale. Ma io resto un tecnico, uno da ammiraglia. Tra di noi c’è un ottimo rapporto, anche di amicizia. E poi sono due personaggi che hanno esperienza da vendere. Credo che anche in questo caso ci sia il mix perfetto.
In Spagna tanti chilometri e parecchi lavori specifici, anche sul Coll de Rates, ormai palestra per la quasi totalità dei pro’In Spagna tanti chilometri e parecchi lavori specifici, anche sul Coll de Rates, ormai palestra per la quasi totalità dei pro’
Chiesa, Coppolillo, Chicchi… un parterre di diesse gigantesco per una continental. E Cassani alle spalle. È uno staff già in proiezione per qualcosa di più grande?
Andiamoci piano. Intanto quest’anno siamo diventati una continental e serviva una squadra più strutturata per poter fare le gare con i professionisti. Servivano persone di una certa esperienza e le abbiamo inserite, ma i primi attori restano gli atleti.
E a proposito di atleti, dando uno sguardo ai nomi stimola curiosità quell’Andrea Innocenti. Al netto del suo incidente di percorso si dice abbia un motore importante…
Ho trovato un ragazzo determinato, che ha una gran voglia di fare. La prima impressione è stata buona. Ha le idee chiare, sa bene che deve scalare una montagna… No, no: è un bravo ragazzo.
Quanto tempo gli servirà per ritrovarsi o essere pronto per i primi risultati?
Immagino che le prime corse gli serviranno per ritrovare un po’ di ritmo gara dopo tanti anni fermo. Ma credo che già da aprile, maggio possa andare meglio. E poi qui gli anni passano (Innocenti è un classe 1999, ndr) e non è che Andrea abbia tutto questo tempo, però neanche gli vogliamo mettere pressione.
E poi c’è Matteo Montefiori, ragazzo cresciuto bene, ottimo cronoman. E’ il secondo anno che è con voi. Può essere un leader?
Matteo è un ragazzo che ha grandi margini, ma le sue belle caratteristiche non vanno ridotte solo alla crono. Può andare oltre. Non dico che possa fare classifica nelle gare a tappe, perché ha una struttura fisica importante, ma nelle corse di un giorno, anche ondulate, credo possa fare bene. Poi è chiaro che con lui crediamo particolarmente al discorso crono.
Dodici atleti: undici italiani e uno spagnolo, Romaric Forques. Tra i ragazzi di Coppolillo c’è un bel climaDodici atleti: undici italiani e uno spagnolo, Romaric Forques. Tra i ragazzi di Coppolillo c’è un bel clima
Cosa ti aspetti da questo passaggio a continental?
Io non credo che alla fine cambierà tantissimo. Di certo faremo un’attività più strutturata con i pro’, ma le nostre belle corse con gli under 23 non mancheranno. Mi aspetto di lavorare bene, di affrontare corse dure per noi e che non sarà facile cogliere dei risultati. Questo però non significa che partiremo battuti, ma chiaramente siamo consapevoli. E poi abbiamo 12 atleti e dobbiamo ponderare bene l’attività, altrimenti la stagione non la finisci.
Specie in caso di doppia attività. Voi la farete?
Sì, sì… elite da una parte e under da un’altra. E questo vale anche per noi diesse: ci scambieremo. Di base io sarò più con gli under 23 e Chicchi con gli elite.
Ponderare bene l’attività significa non correre di continuo stile under 23 (mercoledì, sabato, domenica), ma calibrare gli obiettivi facendo pause e periodi di “picco”…
Per forza, altrimenti vai incontro ad un calo fisiologico e non arrivi neanche a giugno, non a fine stagione come ho detto prima. Quindi sì: correremo meno, ma correremo meglio. Potrà capitare di stare anche 10-15 giorni senza fare gare. Poi a voce tutto sembra facile, conteranno i fatti, ma intanto l’idea è questa.
A volte un oro iridato non basta come biglietto da visita. Liam Bertazzo sembrava non trovare squadra ed invece è arrivato l'ingaggio del Maloja Pushbikers
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Nel mondo del ciclismo si parla molto della patologia del diabete. Una squadra internazionale, la Novo Nordisk, ha svolto un compito basilare nello sfatare molti tabù al riguardo. Hadimostrato che gli atleti diabetici possono tranquillamente competere con i ciclisti “normali” (e usiamo le virgolette appositamente, perché sul tema della normalità ci sarebbe tanto da dire…). Molto poco invece si parla a proposito della celiachia, dimenticando che stiamo parlando di una patologia autoimmune che ha una diffusione enorme. Ultimi studi parlano di almeno il 30 per cento della popolazione che è quantomeno predisposto a questa patologia.
Il tema è emerso a proposito di Raul Baldestein (in apertura), corridore della Cycling Café che recentemente ha conquistato la vittoria nel Giro delle Regioni di ciclocross. Il corridore romano era un prospetto molto interessante a livello giovanile, finché da junior non gli venne diagnosticata la celiachia. Da allora Baldestein ha vissuto 3 anni di anonimato sportivo, senza riuscire a ottenere più risultati perché non riusciva a trovare la giusta alimentazione. Quando dal punto di vista della dieta ha iniziato a risolvere il problema il suo livello sportivo è tornato a crescere. Ora la sua parabola è in decisa ascesa.
Il dottor Giorgi, da quest’anno alla Green Project BardianiIl dottor Giorgi, da quest’anno alla Green Project Bardiani
La giusta alimentazione
Per molti versi il caso di Baldestein è esemplare: quando viene diagnosticata la celiachia, ci si trova di fronte a un problema dalla complicata soluzione. Bisogna trovare la giusta alimentazione che permetta di fornire al fisico tutti gli elementi di cui ha bisogno per funzionare al meglio senza però utilizzare quelle sostanze che il fisico ha dimostrato di non poter assumere. Per saperne di più abbiamo contattato il medico sportivo Andrea Giorgi, in forza alla Green Project Bardiani Faizané.
«Gli ultimi studi – spiega Giorgi – hanno dimostrato che in chi fa sport la possibilità di conclamazione della celiachia è maggiore. Questo sia per fattori di stress che per maggior impegno fisico. Per un ciclista la gestione di una simile patologia non è semplice, perché sappiamo benissimo che i cereali sono alla base dell’alimentazione atta a fornire il “carburante” necessario agli impegni prestativi.
I principali sintomi provocati dalla celiachia, molti comuni ad altre patologie (foto CDI)I principali sintomi provocati dalla celiachia, molti comuni ad altre patologie (foto CDI)
Una sintomatologia particolare
«I problemi che la celiachia provoca sono diversi. Si va dall’infiammazione intestinale con tutte le sue conseguenze alla riduzione del ferro nel sangue, come anche di vitamine essenziali come la vitamina D. E’ fondamentale quindi trovare la giusta alimentazione sostitutiva per permettere al fisico di non subire danni derivanti dall’assunzione di sostanze con glutine ma anche di avere comunque il giusto sostentamento allo scopo di avere prestazioni all’altezza».
In questo senso le difficoltà a cui è andato incontro Baldestein hanno ragion d’essere: «La giusta alimentazione si trova attraverso una continua sperimentazione. Essa richiede tempo, considerando poi che ogni caso è a sé. Questo principio d’altronde vale un po’ per tutti, ogni persona ha una sua propria costituzione metabolica e fisica. Ad esempio c’è chi preferisce e trova maggior profitto dall’assunzione di pasta e chi dal riso. Lo stesso vale per i celiaci, che devono sostituire simili sostanze con altre. Esse potranno essere ad esempio le patate, la quinoa o altro, ma sempre sperimentando. E questo va fatto soprattutto in allenamento, trovando la giusta combinazione».
La celiachia danneggia l’epitelio intestinale con gravi disfunzioni per il corpo (foto Gettyimages/Stockphoto)La celiachia danneggia l’epitelio intestinale con gravi disfunzioni per il corpo (foto Gettyimages/Stockphoto)
Gli esami necessari
Come scoprire di essere celiaci? Si parte innanzitutto dai sintomi, ma attenzione, perché questi possono essere comuni anche a molte altre patologie, soprattutto nell’ambito ciclistico: «Gonfiore addominale o perdita di peso possono avere varie cause per un ciclista. Il problema è che molti attribuiscono questi e altri sintomi ad altre cause, non pensano di avere la celiachia. Serve una diagnosi corretta, dopo una serie di esami».
Quali sono gli esami più comuni? «Si parte da quelli del sangue affiancando alla classica routine quelli di particolari anticorpi e autoanticorpi come la transglutaminasi anti-tissutale (tTGA), gli anticorpi anti-edomisio (EMA) e gli anticorpi antigliadina (AGA). Se i livelli sono superiori alla norma, il paziente è probabilmente celiaco e si procede a ulteriori esami, partendo da quelli per eliminare la possibilità di eventuali allergie alimentari. La risposta definitiva si avrà attraverso una biopsia dell’epitelio intestinale».
La quinoa può essere un valido sostituto a pasta e riso (foto mangiaconme.it)La quinoa può essere un valido sostituto a pasta e riso (foto mangiaconme.it)
Una dieta non per tutti…
La celiachia non va presa alla leggera, ma è sbagliato anche pensare che una dieta apposita faccia bene anche a chi celiaco non è e a tal proposito Giorgi racconta un interessante spunto.
«Questa moda era iniziata a diffondersi anni fa – racconta – quando molti adottavano una dieta senza glutine pensando che a prescindere facesse bene. Vennero fatti studi specifici e batterie di test dando a tutti la stessa dieta, celiaci e non, scoprendo che poi la sintomatologia variava statisticamente in maniera minima. I sintomi come il gonfiore intestinale possono avere varie cause. Io in 10 anni avrò avuto 2-3 casi di ciclisti celiaci proprio perché di fronte a sintomi così comuni prima si guarda ad altre cause che nella quasi totalità dei casi si indovinano».
Resta comunque un principio: anche chi ha la celiachia può tranquillamente svolgere un’attività sportiva al massimo livello, esattamente come un diabetico: «Possono insorgere anche altri sintomi più specifici come problemi alla tiroide o rush cutanei se non si adottano le giuste misure, ma trovando la dieta più adatta le prestazioni possono essere comunque di elevato livello. Esattamente come gli altri, quelli “normali”».
La Pinarello Dogma F rimane il punto di riferimento per i corridori del Team Ineos-Grenadiers, una bicicletta che si è sviluppa quasi completamente proprio sotto l’egida del team britannico.
Alla Vuelta San Juan in Argentina abbiamo curiosato e documentato quelle di Bernal e di Filippo Ganna. E spuntano anche i nuovi dischi freno Shimano Dura Ace e la nuova sella Fizik Antares Vento Open usata dal corridore colombiano, con una larghezza posteriore di 140 millimetri. Abbiamo chiesto anche al meccanico Matteo Cornacchione.
La Dogma F di Filippo GannaLa prospettiva della bici di Bernal, una taglia 53La livrea delle bici, simile e non uguale a quella del 2022La Dogma F di Filippo GannaLa prospettiva della bici di Bernal, una taglia 53La livrea delle bici, simile e non uguale a quella del 2022
Le Pinarello del team presentano delle differenze rispetto a quelle del 2022?
No, dopo aver iniziato ad usare le Dogma F Disc nel 2022, queste stesse versioni sono state confermate anche per la stagione che è appena iniziata. Cambia la livrea cromatica, che si è adeguata alla colorazione delle maglie. Qualche variazione invece è stata fatta sui componenti.
Ci puoi dare qualche dritta?
Shimano ci ha fornito i nuovi dischi dei freni, che abbiamo iniziato a provare in questo periodo e useremo con maggiore frequenza al ritorno in Europa. Abbiamo avuto un aggiornamento su diversi modelli delle selle Fizik e ad esempio quella che usa Bernal è da considerare un aggiornamento della Antares Open. Nel periodo invernale, proprio in collaborazione con Fizik abbiamo effettuato diverse prove con tutti i corridori. Trasmissioni Shimano a 12 velocità e tubeless Continental per tutti, montati su ruote Dura-Ace con profili compresi tra 60 e 50 millimetri.
Nuova Antares per BernalIl naso leggermente scaricato della nuova Antares con lo scarico prostaticoI nuovi dischi ShimanoRuote Dura Ace tubeless, tra 50 e 60 di profiloIl classico sistema di chiusura con la doppia brugolaNuova Antares per BernalIl naso leggermente scaricato della nuova Antares con lo scarico prostaticoI nuovi dischi ShimanoRuote Dura Ace tubeless, tra 50 e 60 di profiloIl classico sistema di chiusura con la doppia brugola
Tubeless per tutti, anche per gli scalatori?
Si, è una scelta condivisa con i corridori e una linea presa dal team. Stiamo provando una soluzione che prevede la sezione differenziata tra anteriore e posteriore, rispettivamente 25 e 28 millimetri del tubeless, con adeguamento delle pressioni. Stiamo ultimando alcune analisi di questa combinazione eseguite anche in galleria del vento. La configurazione per il tubolare è quasi sparita.
Tubeless Continental da 25 per l’anterioreTubeless Continental da 25 per l’anteriore
Non vedremo più i tubolari?
Difficile, magari per qualche arrivo in salita particolarmente duro e complicato. E’ anche una questione di feeling dei corridori stessi, che utilizzando sempre i tubeless, a casa e in gara, nei test e nella corse di preparazione, si adattano a quel sistema. E poi i dati a nostra disposizione parlano chiaro, i tubeless sono veloci ovunque.
Questo quello di Bernal, con 1,5 centimetri di spessoriClassico, l’integrato Most di Pinarello, in questo caso di Ganna, in battuta sullo sterzL’uncino che evita la caduta della catena, in dotazione sulla maggior parte delle bici del circus11-34 posteriore per BernalPedivelle da 170 per Egan BernalL’ultima versione dei pedali Dura AceQuesto quello di Bernal, con 1,5 centimetri di spessoriClassico, l’integrato Most di Pinarello, in questo caso di Ganna, in battuta sullo sterzoL’uncino che evita la caduta della catena, in dotazione sulla maggior parte delle bici del circus11-34 posteriore per BernalPedivelle da 170 per Egan BernalL’ultima versione dei pedali Dura Ace
Selle nuova e post incidente. Bernal ha cambiato la posizione in bici?
Non ha cambiato posizione, è rimasto, o meglio è tornato ad usare quella che aveva nel periodo pre-incidente. E’ stato fatto qualche cambiamento sugli equipaggiamenti, come ad esempio le scarpe e la posizione delle tacchette, ma si tratta di dettagli. Il suo è stato comunque un percorso progressivo e di ritorno alla forma e mobilità ottimale. Lo stesso discorso è valido anche per la bici da crono.
Che taglia di telaio usano Bernal e Ganna?
Ganna ha una Pinarello Dogma F 59,5.Bernal ha una 53 con reggisella dritto zero off-set.
Van Baarle vince la Parigi-Roubaix dopo un'azione solitaria. Secondo ai mondiali e anche al Fiandre, proprio a Leuven ha trovato la fiducia per la svolta
Nasce una nuova versione della Pinarello Dogma F, realizzata insieme a Tissot, che ha debuttato alla Paris-Roubaix ed è stata prodotta il soli 101 esemplari
Dopo le considerazioni di Baldato sulla tappa numero venti del prossimo Giro d’Italia (la cronoscalata di Monte Lussari) cerchiamo di entrare maggiormente nello specifico. Una frazione del genere ha tante possibili sfaccettature ed altrettanti finali pronti per essere scritti. In compagnia virtuale di Maurizio Mazzoleni, il preparatore dell’Astana Qazaqstan che al momento si trova sul Teide, cerchiamo di entrare in queste mille sfaccettature.
«La prima valutazione – spiega Mazzoleni – vedendo la tappa, è che si presuppone un cambio bici. Però non è assolutamente detto, ogni squadra dovrà valutare i materiali a disposizione e capire, tramite le proiezioni dei dati, se converrà optare per questa soluzione».
Maurizio Mazzoleni segue tutti i corridori dell’Astana QazaqstanMaurizio Mazzoleni segue tutti i corridori dell’Astana Qazaqstan
Credi che l’eventuale cambio di bici possa essere una fase fondamentale della tappa?
Sì, nel senso che sarà un passaggio delicato, ma più per quanto riguarda i tempi e le difficoltà tecniche del cambio da un mezzo all’altro.
Dal punto di vista atletico?
Quello no, il corridore passa da una situazione biomeccanica e posturale estrema ad una più comoda. Ogni situazione dovrà essere curata al meglio ma alla fine si tratta più di gestire lo sforzo.
Undici chilometri di pianura prima della salita non sono molti ma possono incidere.
Andrà valutata bene l’intensità con la quale affrontare quel tratto, non si può richiedere all’atleta uno sforzo massimale perché rischia di arrivare ai piedi della salita finito. La grande differenza la farà la condizione con la quale arriverà a fine Giro. Ci si giocherà la classifica finale, quindi la pressione psicologica sarà alle stelle.
Con la vittoria della cronoscalata del Grappa, Quintana consolidò il Giro 2014Con la vittoria della cronoscalata del Grappa, Quintana consolidò il Giro 2014
Come si prepara una tappa del genere?
Si svolgono lavori specifici all’interno di macrocicli e microcicli di allenamento, per la parte in salita si prepara uno sforzo intenso ma molto simile a quello di un normale arrivo in salita. Avremo i classici trenta minuti con sforzo massimale, ai quali si aggiunge il lavoro specifico con la bici da crono. Una cosa è certa…
Quale?
Una tappa così la prepara solamente il leader o uno scalatore che punta alla vittoria. Gli altri componenti della squadra non ne hanno il minimo interesse. Ogni leader o comunque ogni corridore è diverso e i modi di preparare questa tappa sono tanti.
C’è una caratteristica di questa frazione che ti ha colpito?
Direi la salita. I primi cinque chilometri sono davvero tosti con pendenze anche al 15 per cento. Poi spiana per più o meno mille metri e lì i corridori potranno rifiatare prima di lanciarsi nuovamente nel tratto finale.
Nella cronometro del Tour nel 2016 Aru ha utilizzato una ruota con una raggiatura speciale al posterioreNella cronometro del Tour nel 2016 Aru ha utilizzato una ruota con una raggiatura speciale al posteriore
Con tutte le strumentazioni si riesce ad essere precisi nelle indicazioni?
Ormai gli atleti nelle cronometro, soprattutto in quelle di questo genere, hanno delle predisposizioni di wattaggio che devono rispettare. Sta al preparatore essere bravo e trovare i momenti giusti nei quali l’atleta, seppur spingendo, potrà comunque rifiatare. Un altro aspetto fondamentale da curare sarà la respirazione, per una corretta ossigenazione dei muscoli.
Nel passato hai seguito tanti corridori, ti ricordi di altre cronoscalate?
Me ne ricordo una al Giro d’Italia del 2014, quella del Monte Grappa, con Aru (foto di apertura, ndr). Vinse Quintana e secondo arrivò Fabio. Anche in quel caso ci fu il cambio di bici perché il tratto che da Bassano portava all’attacco della salita era molto veloce. Ne ricordo anche un’altra.
Quale?
La tappa numero 18 del Tour de France del 2016: da Sallanches a Megeve. Sempre con Fabio Aru che aveva fatto veramente bene. In quel caso non optammo per il cambio bici perché si potevano ancora adoperare le estensioni per il manubrio da strada. Ricordo che studiammo i materiali per avere la massima performance e Aru utilizzò una ruota posteriore con una raggiatura particolare. Fabio nei tratti in salita si alzava spesso sui pedali e quella ruota aveva una grande reattività che permetteva di spingere a terra tutta la potenza impressa dal sardo.
La tappa di Megeve del 2018 la vinse Froome con la bici da cronometro, i mezzi sono migliorati molto da alloraLa tappa di Megeve del 2018 la vinse Froome con la bici da cronometro, i mezzi sono migliorati molto da allora
E’ impensabile fare una cronoscalata come quella di quest’anno con la bici da crono?
Non del tutto, la tecnologia è andata avanti molto ed ora i modelli da cronometro sono estremamente leggeri. Alcuni telai che vengono utilizzati su quei mezzi sono “aero” e cambia solamente il manubrio. La posizione in sella fa tanto, una bici da strada risulta più comoda, il cambio bici lo si potrebbe fare anche per questo motivo.
Baldato, guardando in “casa sua” ha fatto il nome di Almeida. Un corridore costante e forte mentalmente, conterà tanto questa caratteristica?
Una tappa del genere è in mano al cento per cento all’atleta. La concentrazione è una capacità intrinseca al corridore, si può allenare ma poi ognuno è fatto a suo modo. Una figura importante in una corsa del genere è il mental coach perché può aiutare il ciclista a trovare la sua dimensione ideale e rendere al massimo.
Di solito ci si attiene a quello che può considerarsi un “rito” per isolarsi e trovare la concentrazione.
Certo, per ogni cronometro noi abbiamo dei protocolli che vanno seguiti. Si parte dalla ricognizione, poi il pranzo e l’avvicinamento, il warm up. Sono tempi canonici che aiutano a scandire il tempo ed allontanare le pressioni. Diventa quasi più un fatto mentale che fisico.