Vittoria dopo 3 anni, arriva il riscatto di Arianna Fidanza

Vittoria dopo 3 anni, arriva il riscatto di Arianna Fidanza

05.02.2026
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Tre anni sono tanti, soprattutto per chi va in bici, per chi vive di questo mestiere. Arianna Fidanza ha inseguito il successo per tre intere stagioni, nelle quali ha anche dovuto lasciare il WorldTour approdando alla Laboral Kutxa (anche se parlare di passo indietro sembra azzardato considerando che al momento è la squadra con il maggior numero di successi, già 9) ma soprattutto ha dovuto mandar giù tanti bocconi amari. E forse è proprio da questa voglia di rivalsa che è scaturito il suo post sui social, per festeggiare il successo parlando di “mazzate del 2025” cancellate d’un colpo…

Le lacrime dopo la vittoria, che per Arianna Fidanza aveva un valore particolare dopo il difficile 2025
Le lacrime dopo la vittoria, che per Arianna Fidanza aveva un valore particolare dopo il difficile 2025

La sfida lanciata dalle francesi

O forse, ancor di più da come il successo alla Pionera Race sulle strade spagnole è scaturito, proprio quando Arianna aveva visto come la corsa non si stava mettendo bene: «E’ stata una gara breve, ma allo stesso tempo abbastanza dura perché comunque c’era vento. Dopo una salita di 5 chilometri e la discesa che già avevano fatto selezione, c’era un vero muro, un chilometro con pendenze a doppia cifra e lì abbiamo provato ad attaccare con la Silvestri per fare ulteriore selezione. Dopo l’azione di Debora siamo rimaste in 6, ma poi sono entrate delle altre ragazze, eravamo in 12 e la Ma Petite Entreprise (formazione professional francese, ndr) aveva ben 4 rappresentanti».

L'abbraccio con Deborah Silvestri, fondamentale nel supportarla nella fuga decisva
L’abbraccio con Debora Silvestri, fondamentale nel supportarla nella fuga decisiva
L'abbraccio con Deborah Silvestri, fondamentale nel supportarla nella fuga decisva
L’abbraccio con Debora Silvestri, fondamentale nel supportarla nella fuga decisiva
A quel punto come vi siete regolate?

Abbiamo dovuto inseguire molti scatti, perché le altre squadre hanno giocato le loro carte e hanno cercato di portare via un’ulteriore fuga continuando a scattare. Io sapevo di potermela giocare bene in volata, ma che non sarebbe stata semplice, perché comunque si arrivava da due curve a 90 gradi negli ultimi 200 metri e gli ultimi 150 erano con del lastricato reso scivoloso dalla leggera pioggia battente. L’idea era quella di prendere le ultime due curve in testa, sono entrata seconda nell’ultima curva e avevo pochissimo spazio per rimontare l’atleta che era entrata davanti a me. Ma alla fine ce l’ho fatta, ci voleva.

Tu hai scritto che ti ripaga delle mazzate del 2025, perché?

L’anno scorso era partito bene, ho raccolto dei buoni risultati in Spagna, fisicamente c’ero, ma ci sono stati molti intoppi a cominciare dal morbo di Haglund, una deformazione a livello del calcagno tra il tendine d’Achille e il tallone. Da fine febbraio ad aprile ero quasi tutti i giorni dal fisioterapista perché avevo dolore persistente, mi svegliavo la notte e uscire in bici non era più piacevole perché nel momento in cui io indossavo la scarpa avevo dolore. Temevo di dovermi fermare e farmi operare.

Finalmente il sorriso dopo la premiazione: la stagione della Fidanza è iniziata al meglio
Finalmente il sorriso dopo la premiazione: la stagione della Fidanza è iniziata al meglio
Finalmente il sorriso dopo la premiazione: la stagione della Fidanza è iniziata al meglio
Finalmente il sorriso dopo la premiazione: la stagione della Fidanza è iniziata al meglio
Come hai risolto?

Sono riuscita a trovare una soluzione di tamponamento tramite un calzolaio, che mi ha svuotato la parte posteriore della scarpa che comunque mi provocava uno sfregamento all’infiammazione che avevo. Ho continuato a correre, ma mentalmente mi ha lasciato uno strascico, sono entrata in un loop di overthinking, continuando a pensare. Avevo paura di dovermi fermare, magari di non poter più pedalare e devo ringraziare il mio fisioterapista che mi trovava spazio praticamente tutti i giorni per fare delle terapie di tamponamento antinfiammatorie con il laser.

Tutto risolto, quindi…

Non proprio. Dopo sono andata in El Salvador, ho fatto dei piazzamenti e la stagione iniziava a volgere al meglio, alla Vuelta avevo preso la maglia della combattività, ma il giorno dopo sono caduta e non ho potuto terminarla perché ho dovuto mettere dei punti al braccio e anche lì è stata un’altra mazzata psicologica. Avevo un ematoma e non riuscivo a tenere il manubrio, ho dovuto saltare delle gare, ho corso il Giro d’Italia, poi sono caduta ancora e ho lussato la spalla.

La Fidanza all'ultimo Giro d'Italia, ancora con i postumi dei problemi agli arti inferiori
La Fidanza all’ultimo Giro d’Italia, ancora con i postumi dei problemi agli arti inferiori
La Fidanza all'ultimo Giro d'Italia, ancora con i postumi dei problemi agli arti inferiori
La Fidanza all’ultimo Giro d’Italia, ancora con i postumi dei problemi agli arti inferiori
Erano più i problemi fisici o psicologici?

Un mix, forse questi ultimi pesavano di più. Mi sembrava che ci fosse sempre qualcosa che mi fermasse o che comunque non mi potesse far esprimere al meglio. Devo dire grazie alla pista se ne sono uscita.

Come?

Andando agli europei di corsa dietro derny, è stata una sorta di sorpresa. Mi ha chiamato il presidente Cordiano Dagnoni chiedendomi se ero disposta a provarci, guidata da suo fratello Cristian. Ho voluto provare a mettermi in gioco perché l’inverno scorso avevo fatto 2-3 uscite in pista. Ho fatto proprio due allenamenti in croce prima dell’europeo, ma dalla mia c’era che è una specialità di resistenza che si avvicina alla strada, non serve proprio un avvicinamento specifico, poi essendo su una pista semiaperta e in cemento ero anche avvantaggiata. Alla fine il bronzo è stata una bella soddisfazione.

La Fidanza dietro Cristian Dagnoni all'ultimo europeo dietro derny, un bronzo che sapeva di rinascita (foto UEC)
La Fidanza dietro Cristian Dagnoni all’ultimo europeo dietro derny, un bronzo che sapeva di rinascita (foto UEC)
La Fidanza dietro Cristian Dagnoni all'ultimo europeo dietro derny, un bronzo che sapeva di rinascita (foto UEC)
La Fidanza dietro Cristian Dagnoni all’ultimo europeo dietro derny, un bronzo che sapeva di rinascita (foto UEC)
Nel team basco, come ti stai trovando?

Devo dire bene, abbiamo una componente molto italiana, con tante compagne e anche lo staff è sempre disponibile. Al team manager piace l’Italia, piacciono le persone italiane. Ci siamo ritrovate in squadra, correndo insieme, accomunando le nostre esperienze facendo anche gruppo fuori dalle corse.

Quanto è stata importante la presenza della Silvestri nella fuga finale?

Avere una compagna di squadra è un’ottima cosa, sapevo che lei se la poteva giocare sullo strappo duro. Poi l’attacco non è andato in porto, ma è stato fondamentale perché ci siamo divise in un certo senso il lavoro: una copriva gli attacchi, poi l’altra faceva lo stesso, così mi ha dimezzato il lavoro preservandomi energie necessarie.

La Fidanza è con altre 6 italiane, un gruppo nutrito alla Laboral Kutxa, anche più delle spagnole
La Fidanza è con altre 6 italiane, un gruppo nutrito alla Laboral Kutxa, anche più delle spagnole
La Fidanza è con altre 6 italiane, un gruppo nutrito alla Laboral Kutxa, anche più delle spagnole
La Fidanza è con altre 6 italiane, un gruppo nutrito alla Laboral Kutxa, anche più delle spagnole
Adesso quali obiettivi ti sei posta?

Nessuno in termini di gare, ma sono contenta che come squadra si torna a fare le classiche in Belgio, quelle del pavé, che mi sono sempre piaciute e secondo me, per le caratteristiche che ho, mi si potrebbero anche adattare bene. Se ho una forma buona e se il fisico risponde bene, mi piacerebbe mettermi in gioco.

mondiali ciclocross Hulst 2026

Ciclocross, punti in sospeso fra Guerciotti e la FCI

05.02.2026
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Le convocazioni messe in atto dal cittì Daniele Pontoni in vista del campionato del mondo di ciclocross, che si è disputato lo scorso fine settimana a Hulst in Olanda, hanno fatto discutere. Dodici gli atleti convocati per rappresentare l’Italia nelle sette gare previste: le tre di categoria, divise per donne e uomini e il team relay del venerdì. Il bilancio e i risultati, condizionati dalla sfortuna e da episodi, sono stati soddisfacenti. Il cittì Pontoni si è detto soddisfatto di quanto raccolto e dell’operato dei suoi atleti. 

Tuttavia le polemiche non sono mancate, prima e dopo la campagna iridata. Anche Alessandro Guerciotti, team manager del team Fas Airport Service-Guerciotti-Premac ha espresso il proprio pensiero in un comunicato stampa pubblicato in data 3 febbraio. 

Il presidente Dagnoni ha successivamente offerto a Tuttobiciweb una risposta alla lettera di intenti di Guerciotti, respingendone le argomentazioni. Non è vero, ha detto in sintesi, che le convocazioni per i mondiali di ciclosross siano state limitate per motivi di budget. Ed ha aggiunto una stoccata (probabilmente fuori tempo massimo) al team milanese, con chiaro riferimento a quanto accaduto agli europei di Middelkerke. Avendo letto nelle parole di Alessandro Guerciotti qualcosa più di un’accusa, siamo tornati da lui per approfondire il discorso.

Il mondiale azzurro si è aperto con l'argento nel team relay
Il mondiale azzurro di ciclocross si è aperto con l’argento nel team relay
Il mondiale azzurro si è aperto con l'argento nel team relay
Il mondiale azzurro di ciclocross si è aperto con l’argento nel team relay

Il valore della maglia azzurra

Alessandro Guerciotti ha sollevato più di qualche perplessità rivolgendo la propria attenzione sulle differenze di investimenti fatti dai team e dalla Federazione per quanto riguarda il movimento del ciclocross.

«Il campionato del mondo di ciclocross rappresenta il vertice – ci ha detto Alessandro Guerciotti, interpellato per un approfondimento – dell’attività stagionale. I team lavorano tutto l’anno con l’obiettivo di vedere i propri atleti selezionati e vestire la maglia azzurra. Quello che, a mio parere, è emerso dall’ultimo mondiale di ciclocross è una evidente perdita di valore di quest’ultima. Se nemmeno al termine di un cammino, e di una stagione, importante certi atleti riescono a vestire la maglia della nazionale penso ci sia un problema».

ciclocross
Otto dei dodici convocati azzurri per i mondiali di ciclocross erano della categoria juniores, divisi equamente tra donne e uomini
ciclocross
Otto dei dodici convocati azzurri per i mondiali di ciclocross erano della categoria juniores, divisi equamente tra donne e uomini
Quale?

Partiamo da un esempio che abbiamo in casa, ma il mio discorso vale per tutti i team che fanno attività, con l’esclusione di Lucia Bramati. Un’atleta che è al suo primo anno da elite ha fatto e sta facendo un cammino importante. 

La parola va al cittì, che compone la lista dei convocati…

Quello che ci tengo a sottolineare, e che non è stato capito a mio avviso, riguarda proprio questo punto. Non stiamo contestando le convocazioni in quanto a meritocrazia, ai mondiali di ciclocross il cittì Pontoni ha portato i migliori corridori italiani. 

Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Tra gli esclusi Lucia Bramati, che arriva da una prima stagione tra le elite di buon livello (Photopress.be)
Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Tra gli esclusi Lucia Bramati, che arriva da una prima stagione tra le elite di buon livello (Photopress.be)
Quale sarebbe il punto?

Alcuni atleti, comunque meritevoli, si sono visti precludere un’esperienza importante come quella di un mondiale di ciclocross. Si tratta di un tassello fondamentale al fine di creare un movimento solido e ben radicato. 

Non può essere solo una questione di risultati, come sottolineato anche nella sua risposta dal presidente Cordiano Dagnoni?

Assolutamente. Viene contestato il fatto che chi è rimasto a casa non avrebbe potuto fare di meglio. Vero, ma non ci si può basare solo sul risultato. Filippo Fontana, che ha conquistato un bellissimo quinto posto, non era alla sua prima esperienza iridata. Al mondiale ha esordito quando era al primo anno elite nel 2023, con un 28° posto, da lì è stato tutto un crescendo. 

Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Filippo Agostinacchio, al primo anno elite avrebbe meritato la convocazione al mondiale secondo Guerciotti, sarebbe un attestato di fiducia (foto A. Di Donato)
Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Filippo Agostinacchio, al primo anno elite avrebbe meritato la convocazione al mondiale secondo Guerciotti, sarebbe un attestato di fiducia (foto A. Di Donato)
Si tratta di un cammino fatti di piccoli passi…

Allora perché non dare la stessa possibilità a Filippo Agostinacchio che è al primo anno elite? E che lo scorso anno aveva conquistato un secondo posto all’europeo under 23. Poi ci lamentiamo se le squadre chiudono o non fanno più ciclocross.

La Federazione ha dato un supporto ai team, portando gli juniores a correre in Coppa del Mondo…

Assolutamente, e da parte nostra c’è sempre stato un dialogo per permettere ai ragazzi di arrivare nelle condizioni migliori. Tanto che il nostro team ha vinto la Coppa del Mondo juniores con Patrik Pezzo Rosola ed è arrivato secondo in quella femminile con Giorgia Pellizotti.

Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
La collaborazione tra i team e la Federazione è già attiva, soprattutto tra gli juniores, Pezzo Rosola ha vinto la Coppa del Mondo di categoria in maglia azzurra (foto UCI)
Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
La collaborazione tra i team e la Federazione è già attiva, soprattutto tra gli juniores, Pezzo Rosola ha vinto la Coppa del Mondo di categoria in maglia azzurra (foto UCI)
Qual è il punto?

Manca continuità nelle categorie superiori. Portare un solo atleta per le categorie under 23 ed elite, sia tra gli uomini che tra le donne, non fa pensare a un progetto a lungo termine. La sensazione è che si siano fatti degli investimenti nell’immediato per vincere, visti i talenti che ci sono tra gli juniores. Ma si deve investire anche nelle altre categorie, per dare la sensazione di continuità e di credere nel ciclocross. 

Il discorso esce quindi dall’ambito Guerciotti? 

Assolutamente. Pensate a una squadra come l’Ale Colnago, che avrebbe meritato di vedere convocata un’atleta come Rebecca Gariboldi. Oppure al Team Cingolani che sono anni che fa attività ad alto livello in campo internazionale. Perché determinati sponsor dovrebbero continuare a spendere e investire se poi il movimento non va avanti?

Samuele Scappini, ciclocross (foto Instagram)
L’assenza di Mattia Agostinacchio tra gli U23, per il quale si era comunque preventivato un posto, si sarebbe potuto convocare Scappini? (foto Instagram)
Samuele Scappini, ciclocross (foto Instagram)
L’assenza di Mattia Agostinacchio tra gli U23, per il quale si era comunque preventivato un posto, si sarebbe potuto convocare Scappini? (foto Instagram)
Altro esempio, tra gli under 23 perso Mattia Agostinacchio si sarebbe potuto portare Scappini

Lui è un esempio di continuità e alto rendimento. Sono anni che è uno dei migliori in Italia, a gennaio aveva anche conquistato un secondo posto al campionato italiano dietro Viezzi. Perché non dargli questa occasione? Poi non ci si deve sorprendere se dovesse decidere di fare solo strada e rinunciare al cross in inverno. 

Serve maggior dialogo con la Federazione?

Sarebbe importante estendere il lavoro fatto a livello juniores anche alle altre categorie. Vorrei fa passare il concetto che questa non è una polemica, ma un discorso che vuole essere costruttivo. Sarebbe utile sedersi tutti intorno a un tavolo, team e Federazione, per capire in che direzione muoversi. Il lavoro coinvolge tutti e l’interesse deve essere comune.

Andrea Vendrame, Pedivelle

Pedivelle corte. L’esperienza di Vendrame con le 165 millimetri

05.02.2026
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Pedivelle corte. Si torna a parlare della soluzione tecnica forse più rivoluzionaria e intrigante del momento. Tolta l’alimentazione, il vero push di questo ciclismo che corre sempre di più, la riduzione delle pedivelle resta centrale.

Ma come ci si adatta quando i pro’ le cambiano? Ne abbiamo parlato con Andrea Vendrame che, passando dalla Decathlon-AG2R alla Jayco-AlUla, quindi da Van Rysel a Giant, ha colto anche l’occasione per apportare questo cambiamento. Il veneto è passato dalle pedivelle da 170 millimetri a quelle da 165.

Pedivelle, Giant
La Giant Propel utilizzata dalla Jayco-AlUla di Vendrame
La Giant Propel utilizzata dalla Jayco-AlUla di Vendrame
Hai cambiato pedivelle, Andrea: come sta andando?

Ho cambiato le pedivelle alla ripresa degli allenamenti in autunno, quindi più o meno a fine ottobre. Una modifica che abbiamo fatto con il meccanico e Fabio Baronti, che è il mio preparatore. Abbiamo riportato le misure della vecchia bici Van Rysel che usavo alla Giant. Quando è arrivato il materiale nuovo della Giant abbiamo subito adottato delle pedivelle con altri piccolissimi cambiamenti, come la sella un po’ più alta.

La sella si è alzata di 5 millimetri, pari all’accorciamento delle pedivelle, oppure un po’ meno?

Precisamente l’abbiamo alzata di tre millimetri. Era una mia esigenza con questo nuovo modello di bici. Diciamo che è una scelta che non dipende dalle pedivelle. Se avessi avuto queste pedivelle con la Van Rysel magari non avrei cambiato nulla.

Da un punto di vista pratico, quando vai quali sono le tue sensazioni?

Io amavo la pedalata di forza, quindi rapporti lunghi, più tipici della vecchia scuola. Adesso tengo invece di più l’agilità, la ricerco maggiormente: avendo una leva più corta ovviamente la pedalata, quei 3-4 rpm al minuto, te li dà questa pedivella più corta. A livello di sensazioni iniziali, quando devo spingere mi trovo bene e mi trovo bene tutt’ora.

Ti sembra di avere una pedalata più reattiva anche in volata?

Sotto questo punti di vista dico che le 170 sul mio fisico interagivano meglio, la sentivo come una spinta un po’ più potente. Però a livello numerico questo passaggio da 170 a 165 millimetri in una volata non cambia assolutamente niente dal mio punto di vista, è solo un effetto di sensazione. I valori corrispondono assolutamente. Anzi, in salita sono migliori. Però devo essere onesto: non so se lo siano per via della preparazione fatta fino adesso o per le pedivelle in sé.

Bici Del Toro
Le pedivelle da 165 mm consentono a Vendrame un’agilità maggiore
Bici Del Toro
Le pedivelle da 165 mm consentono a Vendrame un’agilità maggiore
Un nuovo Vendrame…

Sì, ho lavorato molto e bene, sia in bici ma anche sul piano nutrizionale. Questo mi ha portato già alle prime gare a trovare un nuovo Vendrame perché abbiamo già fatto dei best time sui 10’ e sui 20’. La condizione è buona, però Baronti mi sta confermando che siamo solo alla prima parte: il nostro obiettivo è arrivare bene al Trofeo Laigueglia, alla Strade Bianche e alla Milano-Sanremo.

Andrea, tu hai una salita di riferimento. Ora che hai pedivelle più corte, alla stessa intensità e a parità di rapporto, quanto cambia la cadenza?

Sì, ho una salita di riferimento, però sinceramente non ho ancora fatto questo tipo di allenamento, cioè il test di salire a 300 watt e vedere in quanto tempo arrivavo, almeno non sulla mia salita di riferimento. Tuttavia ho fatto altri lavori specifici. Diciamo che a livello di wattaggi salgo con valori più alti, quindi non posso neanche confrontarli con gli anni precedenti. Quello che ho visto e notato molto è che prima, su 15 minuti ipotetici dove tenevo il tempo, salivo con una media di 80-83 rpm, adesso invece mi aggiro sulle 87-88, anche 90 in qualche breve caso.

E sul fronte dell’alimentazione ci sono relazioni tra pedivelle più corte e dispendio energetico? Ci rendiamo conto che è una domanda molto al limite, ma in questo ciclismo non si sa mai!

Sinceramente non ne ho mai parlato né con la nutrizionista, Laura Martinelli, né con Baronti se cambia qualcosa. Non penso ci siano relazioni, perché alla fine noi riceviamo la sera prima i valori nutrizionali e ciò che dobbiamo assumere, così il giorno dopo sappiamo cosa dobbiamo mangiare in gara o in allenamento, basandoci sui valori di TrainingPeaks e di altri dati che incrociano i tecnici, ma sono valori che si basano sul dispendio energetico e non sulla pedalata.

Torniamo alla parte tecnica. Tacchette: hai cambiato qualcosa?

Qui è cambiato parecchio, perché sono passato dai pedali Look a Shimano, quindi è proprio un altro tipo di pedalata. Non solo, ma ho cambiato anche le scarpe. Non ho più Gaerne. Sono passato a DMT, quella nuova scarpa su cui hanno abbassato ancora la suola e ridotto il carbonio nella suola. Quindi ci sono più elementi che mi hanno fatto cambiare la posizione in sella.

Quindi avere un pedale più pronto, come hai detto all’inizio, dipende dalle pedivelle ma forse anche da quest’altra serie di cambiamenti?

Sì, diciamo anche che con i pedali Shimano senti una pedalata più uniforme: la tua spinta viene impostata in modo più regolare sul pedale rispetto ai Look. Per me incidono molto anche le tacchette. Io ho le blu che hanno due gradi di flottaggio. Il piede è molto più stabile rispetto alla tacchetta grigia dei Look che ha un movimento maggiore. E più il piede si muove, più disperdi energia.

Essendo tu anche piuttosto veloce, pensavamo usassi tacchette fisse…

No, non metto mai le rosse (con 9° di gioco, ndr) e neanche le grigie (con 4,5, ndr). Invece con uno flottaggio così ridotto forse, tutto sommato, ci può stare. E resto tranquillo soprattutto per quel che può succedere alle ginocchia.

Daniel Skerl, Jonathan Milan, AlUla Tour 2026

Skerl e lo sprint a ruota di Milan: emozioni e una dose di fiducia

04.02.2026
6 min
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Nella seconda tappa dell’AlUla Tour alle spalle del gigante Milan, che ha regolato il gruppo dei velocisti trovando il primo successo stagionale, è emersa la testa di Daniel Skerl che si è lanciato nello sprint. Il corridore del team Bahrain Victorious ha colto l’occasione, arrivata in maniera inaspettata, dimostrando di avere forza da vendere. Ora che è tornato a casa ha modo di preparare il UAE Tour, dove spera di trovare ancora la fiducia per provare a inserirsi in qualche volata. 

«Il viaggio di rientro è stato lungo – racconta Skerl dalla sua Opicina, al confine con la Slovenia – direi che è stata una domenica intensa. In questi giorni mi sono goduto qualche oretta di allenamento, le previsioni meteo per le prossime settimane non promettono nulla di buono. Probabilmente dovrò tornare a lavorare sui rulli».

Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl ha fatto il suo esordio stagionale all’AlUla Tour
Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl ha fatto il suo esordio stagionale all’AlUla Tour

Seconda stagione al via

Per Skerl il 2026 rappresenta un continuo lungo il cammino nel WorldTour. Il velocista arrivato dal CTF, ora diventato devo team della Bahrain Victorious, continua a crescere e la volata di settimana scorsa ne è una testimonianza importante

«L’AlUla Tour è stato un buon esordio – racconta – per me ma anche per il team. Ogni giorno siamo stati protagonisti con diversi piazzamenti e una top 5 in classifica generale con Alfonso Eulalio. Il ritmo e le tappe non erano eccessivamente impegnativi, erano sforzi da tre ore e mezza ogni giorno. Con un clima caldo ma accettabile e senza quella frenesia eccessiva in gruppo. Come esordio non avrei potuto chiedere di meglio».

Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Per il friulano classe 2003 questo è il secondo anno nel WorldTour con il team Bahrain Victorious
Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Per il friulano classe 2003 questo è il secondo anno nel WorldTour con il team Bahrain Victorious
Anche perché il secondo giorno è arrivato un ottimo piazzamento, era programmato?

E’ stata una sorpresa, anche perché la comunicazione che avrei dovuto fare io lo sprint è arrivata ai meno cinque chilometri dall’arrivo. Una volta che avevamo capito che la foratura di Phil Bauhaus lo avesse messo definitivamente fuori dai giochi. Mi sono detto: «Vediamo cosa riesco a fare».

E’ andata molto bene…

Sul finale ero rimasto da solo con Alessandro Borgo, che mi ha guidato alla perfezione negli ultimi chilometri e mi ha permesso di posizionarmi in maniera perfetta. Ho lanciato lo sprint che ero alla ruota di Milan, da quel momento ho dovuto stringere i denti e arrivare fino all’arrivo. 

Jonathan Milan, AlUla Tour 2026
Volata lanciata, alle spalle di Milan si nasconde Skerl che poi conquisterà il secondo posto di tappa
Jonathan Milan, AlUla Tour 2026
Volata lanciata, alle spalle di Milan si nasconde Skerl che poi conquisterà il secondo posto di tappa
Che cosa ti è passato per la testa nel momento in cui ti hanno detto che avresti fatto tu la volata?

Ero già mentalizzato per fare il mio lavoro in supporto a Bauhaus, ho dovuto cambiare approccio e iniziare a limare per risparmiare energie e rimanere davanti con il minor sforzo possibile. Sono contento perché ho trovato subito la mentalità giusta per affrontare il finale e la volata. 

Quindi non c’è stato un vero e proprio treno?

Altri miei compagni, come Gradek, avevano già lavorato prima. Mi sono ritrovato con il solo Borgo al mio fianco. Mi ha detto di seguirlo e mi sono messo alla sua ruota. Averlo accanto è stato davvero importante, ha svolto un lavoro eccezionale. 

Siete tornati ai tempi del CTF, quando ti tirava le volate?

Per me è stato come tornare a casa, una situazione molto familiare. Sicuramente non mi è mancata la fiducia e il saper seguire Borgo sapendo di avere al mio fianco una pedina importante. Si è trattata di una situazione molto naturale. Anche da under 23 faceva parte del treno nelle volate. 

Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Il lavoro di Alessandro Borgo è stato fondamentale per trovare il giusto posizionamento in gruppo
Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Il lavoro di Alessandro Borgo è stato fondamentale per trovare il giusto posizionamento in gruppo
Conosci bene anche il vincitore di tappa, Milan…

Nonostante fossimo a 5.000 chilometri da casa è stato come essere in Friuli, nelle strade sulle quali ci alleniamo ogni giorno. Quasi surreale come situazione.

Com’è sprintare a ruota del vincitore della maglia verde?

Sinceramente ho pensato poco a cosa avesse vinto in carriera, ero concentrato sul fatto di essere sulla ruota migliore e di fare il mio sprint. Milan ha dimostrato di essere il velocista più forte al mondo in questo momento, sono contento di aver conquistato un prezioso secondo posto. L’ho visto molto sicuro, non si è nemmeno voltato per controllare

C’è stata tanta lotta per prendere la sua ruota?

Tutti sapevano essere il più forte, quindi la bagarre era per stare alle sue spalle e sfruttare la scia. Mentre in altre corse la lotta è per prendere la testa del gruppo, lì sapevamo di dover “giocare di sponda”. Alla fine sono arrivato nella posizione giusta, con Moschetti al mio fianco, forse ero troppo esposto…

Phil Bauhaus, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Nelle tappe successive il velocista di riferimento è tornato ad essere Phil Bauhaus
Phil Bauhaus, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Nelle tappe successive il velocista di riferimento è tornato ad essere Phil Bauhaus
Mancanza di “cattiveria” agonistica o giusto così?

Direi che è stato giusto così, spostarsi o andare a fare bagarre con Moschetti mi avrebbe fatto rallentare e perdere abbrivio, rischiando di essere poi rimontato. Dovevo mantenere la velocità alta, anche se ho sprecato qualche watt a causa del vento è stato comunque lo sprint migliore che potessi fare. 

Si può pensare di batterlo?

Malucelli due giorni dopo ha dimostrato che è possibile. Diciamo che Milan non è il velocista più facile da mettersi alle spalle, ma ci si può riuscire.

In numeri, che volata è stata?

Veloce. Nel lanciarci siamo arrivati oltre i 60 chilometri orari, come velocità massima ho toccato i 73 chilometri orari. In termini di potenza è stata una volata da 1.480 watt di picco, con una potenza sui dieci secondi di 1.300 watt più o meno

Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl tornerà a correre al UAE Tour prima di prendere parte alla campagna del Nord in primavera
Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl tornerà a correre al UAE Tour prima di prendere parte alla campagna del Nord in primavera
Vi siete detti qualcosa dietro al podio con Milan?

Era felice di vedermi lì, mi ha chiesto se avessi in programma di fare la volata nella quarta tappa. Gli ho risposto che sarei tornato a lavorare per Bauhaus. Però essere lì mi ha fatto capire di poter essere un velocista e di poter arrivare a quel livello lavorando sodo.

Sai chi altro si era scoperto velocista facendo uno sprint al posto di Bauhaus?

Milan, al Tour de Pologne (nel 2022, ndr) me lo hanno detto in tanti (ride, ndr). Anche lui quell’anno aveva iniziato all’AlUla Tour, speriamo possa essere di buon auspicio. Al momento sono concentrato sul mio cammino, giorno dopo giorno, adesso ripartirò dal UAE Tour dove sarò il velocista di riferimento del team

Il “nuovo” Raccagni Noviero, saltato fuori dall’Australia…

Il “nuovo” Raccagni Noviero, saltato fuori dall’Australia…

04.02.2026
5 min
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La stagione di Andrea Raccagni Noviero non è solamente iniziata molto presto con la lunga trasferta australiana, ma anche in maniera importante, con il genovese che si è ritrovato a guidare la Soudal Quick-Step per garantirgli un piazzamento di prestigio nella prima prova WorldTour, il Santos Tour Down Under dal quale ha portato via il 6° posto finale e la maglia di miglior giovane. Un bottino decisamente importante…

Il genovese si è trasferito in anticipo in Australia per essere pronto già al prologo
Il genovese si è trasferito in anticipo in Australia per essere pronto già al prologo
Il genovese si è trasferito in anticipo in Australia per essere pronto già al prologo
Il genovese si è trasferito in anticipo in Australia per essere pronto già al prologo

Raccagni Noviero se ne rende conto, anche se non ne è rimasto sorpreso, anzi è quasi il logico epilogo di un progetto partito con settimane di anticipo: «Già a ottobre mi avevano preventivato questa trasferta così anticipata e io ho scelto di prepararla con attenzione, partendo addirittura in anticipo. Sono arrivato da solo una decina di giorni prima per assorbire il jet lag e acclimatarmi e effettuare anche un blocco di lavoro prima del via. Volevo farmi trovare pronto, per cui alla squadra ho detto che sarei venuto con l’obiettivo di avere un ruolo abbastanza centrale potendomi giocare le mie carte, che è quello che poi alla fine è successo».

Che obiettivi avevate, tu e la squadra?

Siamo partiti con l’idea di ottenere un buon piazzamento in classifica che alla fine è arrivato, quindi sia io che la squadra siamo stati assolutamente soddisfatti. La tappa decisiva è stata sicuramente la seconda effettiva, dopo il prologo che comunque già aveva dato un’impronta alla classifica con Vine davanti e dietro molti corridori vicini a livello di tempi. Ho fatto comunque un prologo buono nei confronti degli altri uomini di classifica e questo m’ha aiutato tanto.

Per Raccagni Noviero la vittoria fra i giovani è stata una soddisfazione ricercata
Per Raccagni Noviero la vittoria fra i giovani è stata una soddisfazione ricercata
Per Raccagni Noviero la vittoria fra i giovani è stata una soddisfazione ricercata
Per Raccagni Noviero la vittoria fra i giovani è stata una soddisfazione ricercata
Hai chiuso al sesto posto in classifica e hai vinto la maglia bianca di leader dei giovani. Delle due cose, qual è quella che per te ha più valore?

Forse la maglia bianca perché mi dà più la sensazione di aver vinto qualcosa, il particolare sapore di essere stato primo. Però sicuramente a livello di prestigio credo che il sesto posto in generale sia un po’ più importante, anche per una mera questione di punti UCI. Credo che in fin dei conti, anche come punteggio acquisito, sia stato un piazzamento abbastanza importante.

Tu sei al quarto anno con la Soudal, primi due nel devo team e adesso secondo anno nella squadra maggiore. E’ l’anno nel quale cerchi di ritagliarti uno spazio più importante?

Sicuramente sì, è proprio l’obiettivo di questa stagione al di là delle singole gare. Penso di aver già iniziato un buon lavoro, il fatto di essere stato portato insieme a Zana con un ruolo centrale è un passo in avanti. L’obiettivo dei prossimi mesi sarà comunque quello di riconfermarmi soprattutto in gare World Tour a livello alto in modo poi da andare alle corse sempre con un ruolo ben preciso, importante.

Nel prologo di Adelaide, chiuso 16° a 8" da Watson, Raccagni Noviero ha costruito la sua classifica
Nel prologo di Adelaide, chiuso 16° a 8″ da Watson, Raccagni Noviero ha costruito la sua classifica
Nel prologo di Adelaide, chiuso 16° a 8" da Watson, Raccagni Noviero ha costruito la sua classifica
Nel prologo di Adelaide, chiuso 16° a 8″ da Watson, Raccagni Noviero ha costruito la sua classifica
Pensi che Noviero Raccagni sia corridore da corsa a tappe, intanto da corse medio-piccole come durata?

Per adesso direi di sì, questa corsa australiana credo fosse perfetta e nel calendario ce ne sono altre, mi viene in mente il Giro di Polonia, che potrebbe essere un’altra corsa dove provare a fare classifica. In generale però credo che sia una cosa che riuscirò a capire meglio durante questa stagione.

La sensazione, anche sentendoti parlare è che qualcosa sia cambiato in te, nella tua consapevolezza…

Diciamo che molte cose sono cambiate – ammette Raccagni Noviero – a cominciare dal fisico che in base all’età si è evoluto e credo che i miei sviluppi richiederanno un po’ di tempo sia a livello di allenamento che di alimentazione per essere assimilati. Credo che per adesso questi giri e tappe siano la dimensione ideale, mi trovo molto bene e penso che se sono giri un po’ più duri, con salite impegnative, avrò magari la possibilità di cercare il successo di tappa o comunque un buon piazzamento.

Lo scorso anno, corso nel devo team, Raccagni Noviero ha corso 55 giorni con 8 Top 10
Lo scorso anno, corso nel devo team, Raccagni Noviero ha corso 55 giorni con 8 top 10
Lo scorso anno, corso nel devo team, Raccagni Noviero ha corso 55 giorni con 8 Top 10
Lo scorso anno, corso nel devo team, Raccagni Noviero ha corso 55 giorni con 8 top 10
Cambiamento tuo, ma anche cambiamento della squadra, perché tutti quanti dicono che andando via Evenepoel è tornata a essere un po’ la Soudal dei vecchi tempi che punta alle classiche, alle corse di un giorno. In questa identità ti ritrovi?

Nel devo team era già un indirizzo specifico quello di cercare di emergere nelle corse d’un giorno, stanno cercando di ricreare quello spirito e io mi ci rispecchio, già nella categoria inferiore si pensava che potessi avere un futuro nelle gare del Nord, che è poi l’obiettivo del team in generale, tornando al suo passato. Per cui credo che a questo trend mi adatto molto bene. Prima con Remco c’era l’obiettivo di andar forte nei Grandi Giri per la classifica, quindi di dover aiutare un capitano. Ora c’è più libertà. Io per quest’anno non sono nel progetto classiche, ma comunque questo approccio sicuramente favorisce anche le mie caratteristiche.

Dove ti vedremo allora?

Ora inizia la fase di definizione delle gare primaverili, perché rispetto al programma che avevo all’inizio, essendo andato forte da subito, stavamo cercando di capire se andare a correre per cercare qualche altro risultato. Altrimenti la mia prossima gara sarà il Giro di Sardegna, seguito da Laigueglia, due giorni dopo, e poi farò Strade Bianche e Giro di Catalunya per poi affrontare la parte di classiche delle Ardenne con Amstel e Liegi come obiettivi. E’ un programma molto bello, che mi piace, dove penso di avere altre buone chance.

Campionati del mondo juniores, Kigali 2025, partenza

Juniores, l’anomalia italiana fra punti, tasse e tricolori

04.02.2026
6 min
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«Perché questa regola c’è solo in Italia? Perché solo in Italia si pagano i punteggi?». Il secondo giorno di lavoro dei team juniores è pieno di domande. Da un lato Mantovanelli che l’ha indetto, dall’altro i direttori sportivi e i dirigenti delle squadre più in vista. Questa volta si approfondiscono i temi sollevati nella riunione precedente.

Lo scopo dei lavori è infatti affrontare le questioni più spinose, che rendono complicata e costosa la vita delle società. Ascoltare è un bell’esercizio per cogliere le sfumature più disparate e anche qualche tendenza non sempre condivisibile. Però le questioni ci sono ed è giusto prendere nota, tenendo sempre a mente che lo scopo della categoria juniores è produrre i professionisti di domani.

L’obiettivo di tanto ragionare, come già detto nell’articolo precedente, è quello di comporre il quadro delle problematiche della categoria e le possibili soluzioni, con il quale sedersi a un tavolo con la Struttura Tecnica Federale, sperando di trovare disponibilità al ragionamento.

Lo scopo del tavolo di lavoro degli juniores è arrivare a un confronto con la FCI: prima con il STF e poi con il presidente Dagnoni
Lo scopo del tavolo di lavoro degli juniores è arrivare a un confronto con la FCI: prima con il STF e poi con il presidente Dagnoni

Punti e Comitati regionali

Dicono più volte che sia assurdo dover pagare i Comitati regionali quando un corridore si trasferisce. Ormai gli juniores corrono su base nazionale e quindi deve esserci libertà di spostamento. Al massimo, se c’è da pagare per il talento di primo anno, è giusto dare dei soldi alla società di allievi che l’ha cresciuto, sostenendo così il vivaio.

La casistica è varia. Il Team Giorgi fece la doppia filiazione in Liguria, perché ancora per gli juniores c’era il vincolo regionale, e prese Giaimi, Privitera e Cozzani. L’anno dopo il vincolo fu tolto e furono costretti a pagare circa 12 mila euro al Comitato ligure per dei corridori che erano già tesserati con loro.

Poi c’è il Team Tiepolo, che è diventato devo team U19 della NSN Cycling, e per prendere 5 corridori stranieri ha dovuto affiliarsi in Austria, dove al pari del resto d’Europa non ci sono vincoli sul tesseramento di stranieri. Il prezzo per prendere i 10 italiani non è di poco conto, mentre per Davide Frigo consegnato alla Ineos, la squadra non percepirà un solo euro. Dovrebbero averne 4.500, ma la squadra britannica non avrebbe intenzione di pagare perché nessun’altra nazione al mondo lo richiede.

La battaglia è contro i budget faraonici dei team stranieri, avendo tuttavia sponsor meno potenti e un sistema di tassazione che altrove non esiste. Uno dei temi sul tavolo è sicuramente quello di riuscire a ridurre i costi: per questo la tassa da versare al Comitato regionale in base ai punti degli atleti risulta indigesta. Soprattutto quando si deve pagare per i punti raccolti in corse di scarso spessore.

I Comitati regionali dicono di investire nel settore giovanile, ma le società dicono di non sapere come questi soldi vengano effettivamente spesi: se per l’attività dei giovanissimi o per gare di allievi. Se si tratta di un contributo insostituibile, bisogna anche che si dica a cosa sono destinati i soldi raccolti.

Il compianto Privitera, il ds Leone Malaga e Giaimi: per il secondo anno da juniores fu pagato una somma sostanziosa al Comitato ligure
Il compianto Privitera, il ds Leone Malaga e Giaimi: per il secondo anno da juniores fu pagato una somma sostanziosa al Comitato ligure

Le rappresentative regionali

Strettamente connesso al discorso dei punti, c’è quello delle rappresentative regionali: soprattutto in riferimento al campionato italiano. E’ evidente che lo sponsor voglia la foto a braccia alzate col proprio nome, ma cambiando si finisce dritti contro le prerogative dei Comitati regionali. Anche in Francia si corrono i nazionali con la maglia regionale, ma i criteri sono differenti.

In passato si correva con la maglia della regione in cui era affiliata la squadra. Oggi l’atleta indossa la maglia della regione in cui risiede. Perché la Lombardia può partecipare al campionato italiano juniores con 28 corridori e il Friuli ne ha solo 6? Ogni regione – dicono – dovrebbe andare con lo stesso numero di corridori mettendo tutti nelle stesse condizioni. Altrimenti può capitare che compagni di squadra si trovino a correre contro e la corsa ne risulti falsata. Se ho un compagno di squadra che nel giorno del tricolore è in fuga con la maglia di un’altra regione, siamo certi che lo inseguirò?

Pare che Fabrizio Bontempi, presidente della Commissione Strada-Pista, abbia detto a qualcuno dei presenti che la FCI non avrebbe nulla in contrario a correre il tricolore con le maglie dei club: l’opposizione verrebbe dai Comitati regionali. Probabilmente quelli più piccoli, che nel campionato italiano vedono la loro ragione di esistere. Veneto e Lombardia si sarebbero pronunciati a favore del cambiamento.

Al campionato italiano juniores, dicono, deve andarci chi può essere competitivo e non chi deve fare esperienza: quella si fa durante la stagione (su questo non siamo molto d’accordo, l’esperienza della gara titolata la costruisci nella gara titolata). Più elasticità sembra possa esserci per il Giro della Lunigiana, dato che ci si confronta con le nazionali straniere. Ma qui il grosso scoglio sono i tecnici regionali, che a detta dei più non sono in totale sintonia con le squadre.

Una gara del genere va preparata e se loro fanno le selezioni sulla base dei risultati dei 15 giorni precedenti, chiunque abbia scelto un avvicinamento ragionato, non viene considerato. In quel caso il danno è doppio: la società non l’ha avuto a disposizione e poi non lo vedrà al Lunigiana.

L’obiettivo dei team juniores è che ai campionati italiani i corridori indossino le maglie delle squadre (foto FCI)
L’obiettivo dei team juniores è che ai campionati italiani i corridori indossino le maglie delle squadre (foto FCI)

Limite per i primi anni

Il limite di tre atleti di primo anno che a luglio abbiano collezionato più di 20 punti è un altro degli aspetti meno graditi. Si suppone che la regola sia stata scritta per favorire la distribuzione degli allievi migliori fra più squadre, ma a detta dei presenti questa è una logica superata.

Chiaramente chi ha più mezzi sarebbe ben contento di fare incetta di corridori ed è altrettanto chiaro che le squadre più piccole non saranno d’accordo. Sono i corridori però a preferire le grandi squadre, in cui trovano i mezzi per crescere meglio. Se vai con quelli forti, ripetono, diventi forte o comunque migliori. Esiste un modo per dare libertà e insieme impedire che i più forti stritolino il movimento? Si può e la proposta, particolarmente acuta, viene annotata.

Sloveni alla firma ai mondiali juniores di Kigali: perché le regole italiane non sono conformi a quelle europee?
Sloveni alla firma ai mondiali juniores di Kigali: perché le regole italiane non sono conformi a quelle europee?
Sloveni alla firma ai mondiali juniores di Kigali: perché le regole italiane non sono conformi a quelle europee?
Sloveni alla firma ai mondiali juniores di Kigali: perché le regole italiane non sono conformi a quelle europee?

Il vincolo nazionale

Si può impedire che dopo il primo anno un corridore venga portato via, come è successo con Solavaggione, finito al Cannibal Team quando magari gli sarebbe piaciuto restare con Leone Malaga al Team Junior Guerrini Senaghese?

Si sussurra che basterebbe avere un vincolo a livello nazionale oppure la possibilità di inserire sulla tessera italiana il nome della seconda società, ovviamente straniera, con cui il corridore potrebbe fare attività all’estero. Pare che Valjavec avesse la tessera della federazione slovena, ma sull’altro lato riportasse il nome della squadra italiana con cui il ragazzo correva. Tornare a quel sistema permetterebbe a chi ha desiderio di fare attività all’estero, mantenendo l’atleta nella squadra che l’ha scoperto.

La sintesi perfetta arriva dopo quasi due ore di ragionamenti. Non basterebbe adeguarsi a quello che fa tutta l’Europa? Il problema – dicono – siamo noi con i nostri regolamenti così contorti. Se ci adeguassimo a quelli UCI e a ciò che viene fatto in Europa, non avremmo problemi. Sarebbe la scelta che taglia la testa al toro. Le regole dell’UCI per tutti, senza le tante eccezioni italiane e le infinite interpretazioni del regolamento. Sedersi a un tavolo è ritenuto quantomai necessario. Intanto però il viaggio continua e i nodi da sciogliere sono ancora molti.

Ferrand-Prevot

Per Ferrand-Prevot ecco la (difficile) stagione della conferma

04.02.2026
5 min
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Ammirata, temuta, tifata. Pauline Ferrand-Prevot è molto più di una campionessa: è un’icona trasversale del ciclismo moderno. Capace di vincere tutto in MTB, ciclocross e strada, la francese si appresta ad affrontare la sua terza stagione con la Visma | Lease a Bike da campionessa in carica del Tour de France Femmes. Un obiettivo che si era data in tre anni e che ha centrato al primo tentativo, dopo un rientro su strada che arrivava da uno stop lungo quasi cinque stagioni (in apertura foto Visma – Bram Berkien).

A 33 anni, la ragazza di Reims è ormai un mito nazionale, in Francia paragonata senza troppi timori reverenziali a Bernard Hinault. Il 2026, però, si annuncia come l’anno più complesso: quello della conferma, delle attese e della pressione da parte di fan, media e persino avversarie. Nelle nostre “scorribande” tra ritiri e team abbiamo capito che nei suoi confronti c’è una considerazione particolare. Ma la pressione è un terreno sul quale Ferrand-Prevot ha già dimostrato di saper correre forte.

La sua popolarità in Francia è decuplicata dopo la vittoria del Tour Femmes
La sua popolarità in Francia è decuplicata dopo la vittoria del Tour Femmes

Da outsider a donna da battere

E’ stato un percorso rapido, quasi brutale nella sua efficacia. Quando Pauline Ferrand-Prévot è tornata alle corse su strada, l’obiettivo era chiaro ma diluito nel tempo: costruirsi, passo dopo passo, fino a diventare competitiva per la classifica generale del Tour de France Femmes. Il successo immediato però ha cambiato tutto.

Nel 2025 la francese si è presentata alla Grande Boucle come outsider di lusso, forte di una preparazione meticolosa e di una squadra costruita attorno a lei, ma senza il peso dell’obbligo di vincere. Ne è uscita dominatrice, grazie a una continuità di rendimento impressionante e a una solidità mentale che ha sorpreso anche le avversarie più esperte.

«Quella passata – ha detto Ferrand-Prevot – è stata una stagione di apprendimento accelerato. Il supporto dello staff Visma | Lease a Bike e delle compagne di squadra mi ha permesso di raggiungere un livello molto alto in tempi brevissimi». Podio dopo podio, vittoria dopo vittoria, la francese ha ritrovato sulla strada quelle sensazioni di controllo totale già provate negli anni d’oro della MTB.

Ora, però, il contesto è diverso. Nel 2026 non potrà più nascondersi: partirà da favorita praticamente ovunque, a cominciare dal Tour.

E’ proprio questo il nodo centrale della sua nuova stagione. Essere la donna da battere significa correre con un bersaglio sulla schiena, gestire le marcature, le aspettative mediatiche e una pressione che non concede tregua. Ma Ferrand-Prévot non sembra temerla. «La pressione – ha detto Pauline – rappresenta uno stimolo ulteriore, un motore emotivo che ti spinge a migliorare. Rendo al meglio quando sono sotto pressione».

Difendere il titolo al Tour dunque non è solo un obiettivo sportivo: è la prova definitiva della sua trasformazione in leader assoluta del ciclismo su strada femminile.

Ferrand Prevot salterà la prossima Roubaix, dopo il Fiandre andrà in altura per puntare forte sulla Liegi
Ferrand Prevot salterà la prossima Roubaix, dopo il Fiandre andrà in altura per puntare forte sulla Liegi

Primavera, Tour e mondiale

E’ significativo che l’avvio di stagione di Pauline Ferrand-Prevot avvenga in Italia, alla Strade Bianche Women. Una corsa che unisce fondo sterrato, esplosività e lettura tattica: un mix perfetto per una atleta abituata a gestire terreni e situazioni diverse e che ha un certo feeling con lo sterrato. Lo scorso anno ci sembrò sorpresa lei stessa del suo podio.

Per certi aspetti il suo calendario sarà simile a quello dell’anno passato, ma stavolta l’obiettivo classiche delle Ardenne sarà centrale. Il suo 2026 avrà perciò un’impronta molto precisa, quasi “maschile” nel senso più tradizionale del termine: poche dispersioni, grandi corse mirate. «Voglio avere tre picchi di forma ben definiti: Ardenne, Tour Femmes e poi il finale di stagione».

Un approccio che richiede scelte anche dolorose, come la rinuncia a Paris-Roubaix Femmes dove è campionessa uscente, non è casuale, ma frutto di una pianificazione rigorosa. A Cyclisme Actu Pauline aveva detto: «Non farò la Roubaix, perché in quel periodo sarò in ritiro in altura, lascerò tutta la corsa a Marianne Vos che sulle pietre può fare molto bene», questo il senso della sua risposta.

Fare l’altura in quei giorni significa puntare forte sul blocco delle Ardenne (anche se per ora è prevista la sua partenza solo alla Liegi) e intanto costruire la condizione in vista del Tour Femmes. Stavolta la Vuelta Feminina, che arriva immediatamente dopo la Liegi, potrebbe essere un’ottima prova generale in vista del grande appuntamento estivo. Una prova per lei e per la squadra. L’anno scorso fu più un punto di passaggio.

Occhio però, perché Ferrand-Prevot prenderà parte anche al Giro delle Fiandre. Stando alle sue parole, potrebbe non arrivarci al 100 per cento della condizione. Ma potrebbe sopperire un eventuale gap di gambe con l’esperienza dell’anno scorso, quando fu seconda praticamente al debutto sui muri fiamminghi. Parliamo di debutto, perché l’ultima volta che Pauline prese parte al Fiandre era il 2018 ed era un ciclismo del tutto diverso da quello attuale.

Ferrand-Prevot
Ferrand-Prevot l’anno scorso ha preso parte ad una sola crono, tra l’altro a squadre, alla Vuelta. Quest’anno sta già lavorando in questa specialità
Ferrand-Prevot
Ferrand-Prevot l’anno scorso ha preso parte ad una sola crono, tra l’altro a squadre, alla Vuelta. Quest’anno sta già lavorando in questa specialità

Il Tour Femmes al centro

E’ inevitabile, però, che tutto ruoti ancora attorno al Tour de France Femmes. Nel 2026 la corsa proporrà una cronometro individuale e tappe simbolo come quella sul Mont Ventoux. Due elementi che Ferrand-Prévot ha già cerchiato in rosso.

«Il percorso del Tour include una cronometro individuale, e anche questa la considero una grande sfida. La cronometro mi si è adattata bene in passato, ma è sicuramente una disciplina in cui posso ancora migliorare. Ecco perché dedicherò molto tempo alla bici da cronometro in vista del Tour. È uno sforzo breve, che in linea di principio dovrebbe essere adatto a me».

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Da buona francese, il Ventoux, invece, è qualcosa di più. «Non vedo l’ora di arrivare alla tappa del Mont Ventoux. Ho anche segnato l’ultima tappa, vicino a casa mia (Nizza, ndr), come un obiettivo importante».

E’ una montagna iconica, una salita che misura il valore dei campioni e che parla direttamente alla storia del ciclismo francese. Vincere lì, da campionessa in carica, significherebbe consacrarsi definitivamente.

«Il 2026 sarà più duro del 2025 -ha concluso Ferrand-Prevot – ma tutte queste grandi aspettative mi danno una motivazione in più per migliorare. Quindi vedo ben poco di negativo in queste aspettative. Sono assolutamente pronta a dare di nuovo il meglio di me stessa».

Magnesio

E’ magnesio “boom”. Come mai? Ne parliamo con Porfido

03.02.2026
4 min
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Magnesio: parola d’ordine, di moda, ma effettivamente necessaria vista la sua crescente diffusione. Di cosa si tratta? Perché questo integratore, ammesso sia corretto chiamarlo così, sta vivendo un boom tanto importante, e non solo nel ciclismo? Tutte domande che abbiamo posto a Luca Porfido, nutrizionista della Bardiani CSF 7saber (in apertura foto Depositphotos).

Un integratore che oggi si trova facilmente persino sugli scaffali del supermercato. Quasi a indicare una richiesta che va oltre il ciclismo e, più in generale, oltre lo sport. Chiaramente si trova anche nei cibi normali. I più ricchi di magnesio sono: cacao e cioccolato fondente, frutta secca come mandorle, nocciole, arachidi, pistacchi, semi di zucca. Ma anche in molte verdure quali broccoli, verdure a foglia verde e poi cereali integrali, avena, soia, banane, avocado…

Luca Porfido è il nutrizionista della Bardiani
Luca Porfido è il nutrizionista della Bardiani
Magnesio: di cosa si tratta e perché c’è questo boom?

Innanzitutto bisogna dire che di magnesio ne esistono diversi tipi. E’ utilizzato per molte funzioni e quindi per soggetti differenti: non è indicato solo per lo sportivo. A livello generale, infatti, l’integrazione di magnesio può essere personalizzata in base alla persona e all’obiettivo che si vuole raggiungere.

Ma che sostanza è?

E’ un minerale essenziale per ogni cellula del nostro organismo: contribuisce alla produzione di energia, regola la contrazione muscolare, mantiene l’equilibrio del sistema nervoso e sostiene il metabolismo. In base al risultato che vogliamo ottenere, scegliamo il tipo di magnesio più indicato.

Perché esistono più tipi di magnesio?

Sì. Il magnesio può essere citrato oppure con tecnologia sucrosomiale, come quello di Cetilar (sponsor tecnico della Bardiani, ndr), caratterizzato da un elevato assorbimento e dalla buona tollerabilità intestinale. Ne esistono poi altre forme, come il bisglicinato, il malato, il pidolato e il magnesio ossido.
Il sucrosomiale è quello con il più alto assorbimento e non provoca disturbi gastrointestinali. Il magnesio citrato è molto assorbibile, ma può avere un effetto lassativo, mentre quello bisglicinato è ben tollerato a livello intestinale ed è molto biodisponibile. Il malato è invece indicato in condizioni di sovraccarico e affaticamento. Tutto dipende dalle esigenze individuali e dalla tolleranza personale.

Magnesio
Il magnesio, secondo le indicazioni di Porfido, può anche essere assunto prima della prestazione
Magnesio
Il magnesio, secondo le indicazioni di Porfido, può anche essere assunto prima della prestazione
Tecnologia sucrosomiale?

La tecnologia sucrosomiale è un innovativo sistema di trasporto utilizzato negli integratori per avvolgere minerali e vitamine in una matrice di fosfolipidi e sucrestere, denominata sucrosoma. Questa struttura protegge il nutriente dai succhi gastrici e ne facilita l’assorbimento intestinale, garantendo alta tollerabilità, assenza di effetti collaterali e una maggiore efficacia rispetto alle forme tradizionali. 

Nei supermercati il magnesio si trova soprattutto in pastiglie: esistono anche polveri e che differenze ci sono?

Tecnicamente non ci sono differenze sostanziali. Tutto dipende dal dosaggio, che per la popolazione generale va dai 240 ai 400 milligrammi al giorno, mentre per lo sportivo varia dai 300 ai 500 milligrammi al giorno. In questo caso l’aumento è legato anche alla perdita di minerali attraverso la sudorazione e ai carichi di lavoro dell’attività fisica quotidiana. Polvere o pastiglie è quindi una scelta soggettiva: ciò che fa davvero la differenza è il dosaggio e la tipologia di magnesio assunta.

Come si è arrivati a riconoscere tutti questi benefici?

Negli ultimi anni la nutrizione ha conosciuto una crescita scientifica senza precedenti. Dagli anni ’80-’90 a oggi è cambiato molto, anche perché si è ampliata la popolazione studiata, includendo in modo sistematico gli sportivi. Si sono approfonditi ambiti come la salute cardiovascolare e diversi aspetti specifici della medicina e della fisiologia. Tutto questo ha permesso di osservare benefici concreti sull’ottimizzazione della performance, sull’idratazione e sulla motilità intestinale.

Il magnesio è un ottimo conciliante del sonno, il che favorisce indirettamente il buon recupero (immagine Dorelan)
Il magnesio è un ottimo conciliante del sonno, il che favorisce indirettamente il buon recupero (immagine Dorelan)
Si tratta quindi di uno studio a 360 gradi che va oltre lo sport?

E’ così. I dati arrivano da studi clinici condotti dagli anni ’80-’90 fino a oggi, soprattutto quelli più recenti. In passato, ad esempio, non si conoscevano nemmeno le differenze tra un tipo di magnesio e l’altro, né le tecnologie di veicolazione come quella sucrosomiale.

Esiste un timing di assunzione predefinito o è variabile?

L’assunzione può essere modulata in diversi modi: alla sera prima di dormire, suddivisa in due dosi durante la giornata oppure nel pre-gara o pre-attività fisica.

Che differenze ci sono tra queste modalità?

Se assunto prima di dormire, il magnesio favorisce il recupero, ma anche il rilassamento e la qualità del sonno. Se invece l’obiettivo è migliorare l’assorbimento, soprattutto in atleti con elevata sudorazione, è preferibile suddividerlo in due dosi giornaliere. In questi casi è consigliato il magnesio sucrosomiale, una forma altamente assimilabile che non irrita l’intestino.

La campionessa italiana allieva Giorgia Nervo e tante altre nel 2026 debutteranno nella categoria juniores (foto Daniele Mosna)

Da allieve a juniores. Silvia Epis, quali “primo anno” troveremo?

03.02.2026
6 min
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Forse da parte degli addetti ai lavori non c’è ancora quella attenzione sollecitata e tangibile come per gli uomini, ma anche per le donne allieve che passano juniores c’è tanto interesse. Tale curiosità è data da una inversione di tendenza vista soprattutto al via delle ultime tre stagioni e confermata dai risultati nel prosieguo dell’annata.

Dopo aver aperto l’argomento sulle ragazze del “secondo anno” qualche settimana fa, il viaggio all’interno del movimento delle donne juniores prosegue assieme a Silvia Epis, direttrice tecnica della nazionale esordienti e allievi maschili e femminili per la Federciclismo. Con lei abbiamo cercato di capire che tipo di ragazze salgono di categoria (in apertura foto Daniele Mosna una fase della Coppa Rosa 2025).

Silvia Epis (seconda da destra, qui agli EYOF 2025) è la direttrice tecnica della nazionale giovanile
Silvia Epis (prima da destra, qui agli EYOF 2025) è la direttrice tecnica della nazionale giovanile

Premesse incoraggianti

Prima di sentire le parole della allenatrice bresciana, vale la pena vedere cosa hanno espresso le ultime annate per le juniores del primo anno. Solitamente le atlete più grandi hanno sempre cercato di far valere la loro maggiore esperienza nella categoria, poi qualcosa è cambiato. Nel 2023 La Bella e Baima debuttarono tra le juniores vincendo rispettivamente la prima e la seconda gara, replicate l’anno dopo da Sanarini ed Erja Bianchi, mentre l’anno scorso ha sfiorato questa doppietta Campana chiudendo seconda allo sprint al debutto assoluto e vincendo la settimana successiva.

Probabilmente per qualcuno sono meri dati statistici fini a se stessi, che tuttavia vengono amplificati se andiamo a scorrere l’albo d’oro delle campionesse italiane nelle ultime sette edizioni. Andando a ritroso dall’anno scorso, Rossignoli, Silo, Ciabocco, Barale e Gasparrini hanno vinto il tricolore al loro primo anno tra le juniores. Una serie spezzata da Venturelli nel 2023 e dodici mesi prima ancora da Ciabocco, finora l’unica nella storia a bissare se stessa. Una percentuale che potrebbe indicare qualcosa per le ragazze che verranno.

Zero pressione

Prendendo spunto da questi dati, Silvia Epis prova a dare una sua interpretazione, tenendo conto anche del suo ruolo negli EYOF. Nello specifico, lei sa bene ormai come si approcciano le ragazze quando passano di categoria.

«E’ vero – analizza – ultimamente le juniores del primo anno vanno forte fin da subito ed anche in generale. Non temono troppo il passaggio e affrontano la gestione dei maggiori carichi di lavoro con più serenità. Tendono a dare il meglio, dando il tutto per tutto già dalle prime gare perché non hanno paura di deludere nessuno. Non hanno le pressioni che invece stanno riscontrando di più le atlete del secondo anno.

«Certo – prosegue Epis – non per tutte è così perché alcune sentono e sentiranno il salto dalle allieve alle juniores. Si fanno più chilometri e cambiano anche i ruoli all’interno della squadra o della gara stessa. Io consiglio loro che devono godersi la categoria, che di fatto è la prima a livello internazionale. E ricordo anche che dura due anni, un tempo giusto per crescere sia gradualmente sia rapidamente. Vedo che adesso le ragazze del primo anno sanno integrarsi bene e in fretta con quelle del secondo e questo aspetto conta».

Buona annata

Per le debuttanti tra le juniores parliamo di ragazze del 2009 e che devono iniziare a ragionare da grandi. Ce ne sono tante che arrivano dalle allieve, alcune con un palmares giovanile importante, altre che devono trovare, per l’appunto, la propria dimensione nel prossimo biennio.

«Ci sono tante ragazze – va avanti Silvia Epis – che si sono messe in mostra, confermando quello che si intravedeva da esordienti. Però ce ne sono altrettante che non abbiamo mai visto davanti o spesso nelle classifiche nazionali di riferimento. Per me una buona parte di loro sapranno mostrare le proprie qualità facendosi notare fra le juniores. A livello di numeri siamo messi bene ed anche per le differenti caratteristiche fisico-tecniche. Ad esempio, alcune fanno pista da tanto tempo e bene. Questa multidisciplinarietà le aiuterà ad esprimere al meglio le loro qualità.

«Non amo troppo fare nomi – conclude – ma mi limito a tre ragazze che ho avuto modo di conoscere un po’ meglio rispetto alle altre. Parto da Anna Bonassi, con cui abbiamo vinto l’oro della prova in linea agli EYOF l’anno scorso in Macedonia. E’ una ragazza che ha vinto molto negli ultimi quattro anni (50 successi tra esordienti e allieve, ndr) ed è dotata di uno spunto molto veloce.

«La seconda che nomino è Jolanda Sambi, anche lei azzurra che avevo convocato per le gare di Skopje. Corre sia nel fuoristrada che su strada, è una passista molto completa. Infine dico Maya Ferrante, veloce ed esplosiva allo sprint ed anche su pista, dove ha vinto diversi tricolori giovanili. Nelle discipline veloci sono certa che sarà preziosa per il gruppo azzurro ad europei e mondiali».

Altri tre nomi di juniores in arrivo li aggiungiamo noi, quanto meno basandoci sulle vittorie del 2025, oltre ad una menzione speciale: la campionessa italiana allieve Giorgia Nervo, Anna Mucciarini, Giulia Dollaku ed Anna Abigail Longo Borghini, figlia di Paolo e nipote di Elisa. All’apertura di marzo manca sempre meno e di sicuro da lì in avanti i taccuini inizieranno a riempirsi di tanti altri nomi del “primo anno”.