Il bilancio finale di Pontoni, che vede il bicchiere pieno

Hulst, il bilancio di Pontoni, che vede il bicchiere pieno

03.02.2026
5 min
Salva

Ci sono volte che il computo finale dei risultati e delle medaglie non dice tutto. La nazionale di ciclocross era partita per Hulst con tante ambizioni, alla fine sono arrivati due argenti e il piatto apparentemente piange, ma solo apparentemente perché i tre giorni di gare hanno detto davvero molto. Pontoni, di ritorno dall’Olanda, difende a spada tratta il comportamento della squadra e nel parlare di quanto avvenuto si sente ancora l’adrenalina.

Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri
Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri
Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri
Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri

Il bilancio risente fortemente dell’epilogo della prova juniores maschile e delle cadute di Grigolini, senza le quali si parlerebbe di un mondiale ben diverso: «Chiaramente – dice Pontoni – ci dispiace tantissimo non aver portato a casa quella maglia, che avrebbe suggellato una stagione super e confermato la supremazia nella categoria che dura da qualche anno. La fortuna non ci ha proprio assistito perché abbiamo dominato la gara nonostante le problematiche che abbiamo avuto con Pezzo Rosola, perché anche lui è stato danneggiato in una fase di gara proprio da chi ha vinto il mondiale, ma poi guardando le analisi è andato forte».

La sensazione è che la dea bendata non vi abbia guardato per tutto il weekend…

Infatti, la sfortuna di Grigolini è stata la punta dell’iceberg, ma potremmo metterci anche quei pochi centimetri che sono costati a Fontana il quarto posto in una gara Elite con un parterre de roi. Anche Giorgia Pellizotti è arrivata davvero a un passo dal podio e quando corri così dispiace sempre. Tornando alla gara juniores, quando l’anno prima vinci la maglia di campione del mondo e l’anno dopo sei secondo, sembra che hai peggiorato, ma io porto a casa il buono. Ad esempio il fatto che gli altri tecnici erano dispiaciuti per l’epilogo e sono venuti quasi in processione a farci i complimenti per quello che stiamo facendo.

Un argento amaro quello vinto da Grigolini, che fa il paio con quello del primo giorno nel team relay
Un argento amaro quello vinto da Grigolini, dopo quello del primo giorno nel team relay, che a Pontoni brucia quasi di più
Un argento amaro quello vinto da Grigolini, che fa il paio con quello del primo giorno nel team relay
Un argento amaro quello vinto da Grigolini, dopo quello del primo giorno nel team relay, che a Pontoni brucia quasi di più
Che cosa ti ha regalato maggiori emozioni?

L’abbraccio che c’è stato alla fine con Filippo (Grigolini, ndr) – racconta Pontoni – fa capire che i ragazzi sanno ridarti indietro quel che gli hai dato con gli interessi, con piccoli gesti tanto, tanto importanti. Parlando in generale, dico che io sono felice di quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo, sempre più convinto che siamo sulla strada maestra e giusta per andare avanti con questo nostro progetto.

Domanda al Pontoni a lungo corridore di spicco e vincitore del mondiale: come si assorbe una delusione come quella che Filippo ha vissuto?

Acquisendo la consapevolezza che solo un episodio sfortunato ti ha tolto quel che meritavi, perché dentro di sé sa che è stato il più forte in tante occasioni. Ha vinto l’europeo, ha vinto in Coppa e avrebbe vinto anche il mondiale senza quell’episodio. Lo vedrete nei prossimi anni, con la mentalità e la forza che ha, riuscirà a riprendersi quello che gli è sfuggito, perché è scritto nel suo DNA, nella sua consapevolezza di credere nelle sue possibilità. Filippo sa quanto vale.

Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l'Italia tra i grande della prova Elite
Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l’Italia tra i grandi della prova elite, ma Pontoni ci credeva
Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l'Italia tra i grande della prova Elite
Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l’Italia tra i grandi della prova elite, ma Pontoni ci credeva
Mai come quest’anno la medaglia d’argento vinta nella staffetta sia l’attestazione del valore del movimento italiano, viste anche le presenze che c’erano nelle altre squadre…

Posso essere sincero? Mi dà quasi più fastidio quell’argento – sentenzia Pontoni – che quello di Grigolini. Perché c’eravamo, ci abbiamo creduto e siamo arrivati vicini molto più di quei 16 secondi che vediamo sull’ordine d’arrivo. Io sono un uomo che questa specialità l’ha praticata per tanti anni, la conosco ed ero sicuro che i miei ragazzi avrebbero fatto un grande mondiale, come poi è stato.

Ci sono tutti i motivi per esserne orgogliosi…

Abbiamo tenuto testa alla nazionale olandese che correva in casa e che ha dominato la rassegna. Ma non dimentichiamo che senza la caduta di Grigolini, avremmo concluso al secondo posto nel medagliere. Bisogna guardare anche a come abbiamo condotto tutta questa stagione e come ora ci guardano gli altri.

Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Tornando al discorso sfortuna, c’erano tutte le possibilità di completare la collezione di top 10 fra le varie categorie…

Infatti, è sempre il discorso dei numeri. Ci sono mancati Viezzi e Casasola e a Stefano non mi sento di dire niente. Gli è crollato il mondo addosso, lui era partito per vincere, era convinto di fare il grande risultato e quando parti e ti succede quello che è successo a lui – ossia ti si stacca il tubolare in due, rimane la fettuccia attaccata alla ruota e si stacca la tela – non puoi neanche prevederlo. Ed è successo appena partito.

Invece Casasola?

Sara domenica pedalava benissimo, aveva cercato di superare l’infortunio, ma poi è caduta di nuovo al primo giro, una botta ancora più forte. Abbiamo perso queste due top 10 che erano quasi scritte. Ma io vedo il bicchiere pieno.

Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Ti aspettavi la prestazione di Fontana, che riporta l’Italia nella top 5 degli elite?

Io ero sicuro che un piazzamento nei primi 10 sarebbe arrivato e che se non avesse avuto colpi al primo giro, avrebbe potuto salire anche di più. Lo vedevo sicuro di sé, anche per come si era comportato la domenica precedente. Alla fine è andato anche sopra le aspettative, per come l’ha interpretata e per come ci è arrivato. Ha perso il quarto posto per un niente, davvero una grande prestazione la sua, fatta in una categoria dove abbiamo i migliori interpreti di tutti i tempi, uno in particolare…

Lidl-Trek, training camp 2026 (foto Lidl-Trek)

I numeri della Lidl-Trek: quanto è grande una WorldTour?

03.02.2026
9 min
Salva

Se mai vi capitasse di frequentare il ritiro di dicembre di una squadra WorldTour, fra mezzi, corridori, staff e ogni genere di figura professionale, vi rimarrebbe addosso il senso di enormità. Quanto sono grandi queste squadre? Lo abbiamo chiesto a Luca Guercilena, general manager della Lidl-Trek. E quando si è trattato di indicare la persona più adatta per spiegarcelo, Luca non ha avuto dubbi e ha fatto il nome di Elke Weylandt. Così a lei ci siamo rivolti per saperne di più.

Elke è belga e basta leggerne il cognome per ricordarsi del fratello Wouter. La sua presenza nel team porta avanti la storia di quello sfortunato campione che perse la vita nel Giro del 2011, con il numero 108 che ne è diventato il simbolo. Le abbiamo chiesto di raccontarci il suo lavoro.

«Sono la responsabile di tutto ciò che non riguarda lo sport – spiega – quindi logistica, flotta, risorse umane, assicurazioni, budget, eccetera. Ovviamente, non faccio tutto da sola. Ho un ottimo team su cui posso contare e che fa il vero lavoro. Vedo il mio ruolo più come facilitatore. Voglio creare le migliori condizioni possibili affinché i nostri corridori e il nostro staff possano esprimersi al massimo livello. Ecco come vedo il mio ruolo nel team».

Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Elke Weylandt, belga, Head of Sports Operations della Lidl-Trek
Di quante cose devi tenere conto?

Sulla scrivania ho un calendario cartaceo delle gare per vedere facilmente dove gareggiamo. Tutto il resto invece è nel computer. La mia agenda è tutta digitale e sincronizzata con il telefono, il computer e il mio iPad. Ho accesso a tutte le informazioni praticamente da qualsiasi dispositivo, però mi piace scrivere su carta.

Come mai?

Quando sono in riunione, scrivo sempre a mano. Ho il mio quaderno con la copertina nera, lo uso per prendere appunti e strutturare i miei pensieri. Prendere appunti mi aiuta a concentrarmi meglio, ma anche a prendere decisioni più intelligenti e veloci. Dopo tutti questi anni, ho un gran numero di questi quaderni neri.

Quanto è complessa l’organizzazione di una squadra così grande?

Fino a quando Lidl non è entrato come azionista di maggioranza, avevamo una struttura molto snella, con Luca (Guercilena, ndr) come general manager e Josu Larrazabal responsabile di tutto ciò che riguarda la parte sportiva. Poi avevamo un team di gestione, ovviamente con due responsabili tecnici che facevano da collegamento con gli sponsor e i diversi fornitori di materiale. C’è Bruno Savona, che si occupa di tutto ciò che riguarda le sponsorizzazioni. E ovviamente c’è anche il responsabile della comunicazione, che è Jacob Kennison. Questa era la nostra vecchia struttura.

Che cosa è cambiato?

Attualmente stiamo ampliando la struttura manageriale. Con Lidl che ha acquisito la maggioranza del team, abbiamo ricevuto molto supporto extra e molto personale in più. Anche il nostro team di gestione sta crescendo, ma il nuovo organigramma non è ancora stato completamente confermato.

Josu Larrazabal è il capo della struttura tecnica in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo della struttura tecnica in casa Lidl-Trek
Una sola persona può gestire tutte le aree o servono referenti per ogni settore?

C’è un gruppo ristretto che supervisiona il lavoro delle singole aree. Ogni dipartimento ha una figura di riferimento. Ad esempio, il team che si occupa dei viaggi è guidato da Barbara Van Maeldergem. Koen de Kort e Glenn Leven, entrambi direttori tecnici, sono il collegamento fra Trek, gli altri partner tecnici e il team. Ogni dipartimento ha un referente e questo è necessario affinché noi del team di gestione possiamo comunicare facilmente e velocemente con tutti.

Da quante persone è composta la Lidl-Trek?

Abbiamo 116 membri dello staff, ma abbiamo anche con noi fra 5 e 10 freelance a giornata che ci aiutano quando tutte le nostre risorse sono già impegnate in un ritiro o in una gara. Sul fronte dei corridori, abbiamo 30 uomini nella squadra maschile WorldTour, 19 donne nella squadra femminile e 15 uomini nel devo team.

Usate un’agenzia per i viaggi o prenotate direttamente dai siti delle compagnie?

Facciamo entrambe le cose. Il nostro team dei viaggi individua i voli e un’agenzia emette i biglietti, a meno che non prenotiamo su low cost come Ryanair, Vueling e le altre. In quel caso prenotiamo direttamente noi sui siti delle compagnie aeree. Quanto agli hotel, per le gare a tappe ce li forniscono gli organizzatori, quindi dobbiamo dire loro quante camere ci servono, quante singole e quante doppie e a volte ci danno un secondo hotel o anche di più. Nei Grandi Giri, ci sono parecchie serate in cui usiamo due hotel. Nelle corse di un giorno invece li prenotiamo noi e con grande anticipo.

Anche la struttura dei meccanici della Lidl-Trek è piramidale: ha i suoi responsabili che riferiscono ai referenti
Anche la struttura dei meccanici della Lidl-Trek è piramidale: ha i suoi responsabili che riferiscono ai referenti
Quanto tempo prima?

Visto che ogni anno facciamo più o meno lo stesso calendario, cerchiamo di tornare negli stessi hotel perché questo rende tutto molto più facile. Ad esempio, il nostro hotel per le Classiche nelle Fiandre lo abbiamo già prenotato a luglio o agosto. Qualche hotel lo prenotiamo nello stesso giorno in cui lo lasciamo. Ad esempio, quello che usiamo per la Parigi-Roubaix degli uomini viene prenotato con un anno di anticipo.

Invece con quanto anticipo iniziate a preparare il training camp di dicembre e quello di gennaio?

Ciò che rende tutto più facile è che andiamo nello stesso hotel da parecchi anni, quindi con loro abbiamo una collaborazione di lunga data. Questo aiuta molto, perché sanno esattamente di cosa abbiamo bisogno, mentre da parte nostra sappiamo che saremo in buone mani e che l’hotel farà tutto il necessario per aiutarci. Perciò, quando iniziamo a preparare la logistica, fatta la prenotazione dell’hotel e fornita loro la lista delle camere, c’è da pensare alla prenotazione dei voli e al resto.

Di quanto tempo parliamo?

Diciamo che iniziamo a organizzare un ritiro con 6-8 settimane di anticipo, perché ci sono molti fattori che devono incastrarsi. Fare il programma dei giorni è un puzzle e per quello iniziamo due o tre settimane prima. Vorremmo farlo anche prima, ma è difficile, perché ci sono ancora dettagli sconosciuti che vengono confermati solo pochi giorni o una settimana prima del nostro arrivo al ritiro.

In che modo gestite il parco biciclette?

I corridori hanno a casa una bici da allenamento, che devono mantenere in ottime condizioni, la squadra si occupa di quelle da gara. Quindi, in linea di principio, un corridore non deve mai viaggiare portando con sé la bici. Succede solo per casi eccezionali, perché di solito è la squadra che porta il necessario per la gara. Se poi quando sono a casa hanno un problema meccanico, quelli che abitano vicino al Service Course, possono rivolgersi a un nostro meccanico. Gli altri possono andare nell’officina Trek più vicina, che farà il lavoro per noi.

Koen De Kort, pro’ fino al 2021, è Head of Technical & Innovation del Team Lidl-Trek
Koen De Kort, pro’ fino al 2021, è Head of Technical & Innovation del Team Lidl-Trek
Ti occupi anche del marketing legato alla sponsorizzazione?

Non fa parte dei miei compiti. Ovviamente tutto ricade sotto il controllo di Luca (Guercilena, ndr), ma abbiamo un dipartimento marketing e sponsorizzazioni che fanno parte della nuova struttura che stiamo implementando con Lidl e che sarà attiva tra qualche settimana o mese.

Fornite voi telefoni e computer allo staff?

Il team fornisce telefoni cellulari e computer a chi ne ha bisogno per il proprio lavoro, ma non ai corridori. Solo pochi tra i dipendenti hanno davvero bisogno di questo supporto, ma tutti hanno un cellulare con un piano telefonico pagato dal team. Oggi la maggior parte dei cellulari è configurata per la doppia SIM e puoi configurare anche una ESIM, per cui cerchiamo di mantenere il nostro team il più verde e sostenibile possibile. Non compriamo subito computer o cellulari per chi ne ha bisogno. Come prima cosa chiediamo sempre se possono usare il loro telefono e se poi quello si guasta, lo sostituiremo.

Con quanto tempo di anticipo ordinate il vestiario?

Per l’abbigliamento casual ci muoviamo con grande anticipo. Ovviamente c’è da decidere quali capi ci servono e le taglie, ma li ordiniamo almeno sei mesi prima dell’inizio della stagione, se non prima. Per quanto riguarda l’abbigliamento da bici, ci piacerebbe avere gli stessi tempi, ma ci vuole sempre un po’ prima che tutte le parti possano mettersi d’accordo sul nuovo design del kit.

Una volta approvato?

Una volta che quello viene approvato sia dalle parti interne sia dall’UCI, iniziamo la produzione. Quindi in questo caso si procede all’ordine quasi a ridosso del ritiro di dicembre, perché tutti i nuovi corridori fanno il fitting nel ritiro di ottobre. Solo dopo possiamo iniziare a produrre i loro capi specifici, mentre. quelli standard sono già pronti.

Lidl è entrata in scena prima del Tour 2023: la presentazione della maglia è avvenuta in un punto vendita Lidl di Bilbao
Lidl è entrata in scena prima del Tour 2023: la presentazione della maglia è avvenuta in un punto vendita Lidl di Bilbao
Spetta a te verificare che le spese da sostenere rientrino nel budget?

Era una delle mie responsabilità, ma nella nuova struttura sarà nominato un CFO (chief financial officer, ndr) specifico per il team Lidl-Trek. Quindi in futuro la finanza sarà rimossa dalle mie funzioni. Fino ad ora abbiamo sempre tenuto conto delle spese che avremmo dovuto sostenere e il dipartimento di contabilità ha fatto un ottimo lavoro nell’impostare un budget, che doveva necessariamente essere un po’ più alto ogni anno per via dell’inflazione. Come si diceva oggi qui in Belgio, l’inflazione è al punto più basso da molto tempo, ma ci sono alcuni ambiti nella vita che sono diventati molto più costosi.

Di cosa parliamo?

Ad esempio, voli e biglietti aerei stanno diventando significativamente più cari. Di queste cose dobbiamo tenere conto. Aggiungiamo sempre più persone e dobbiamo considerare anche questi aspetti quando stabiliamo il budget, che comprende le spese, ma anche gli altri costi operativi necessari per gestire il team.

Fate spesso riunioni con tutti i reparti interni del team?

Abbiamo una riunione bisettimanale in cui sono presenti i membri del team di gestione e discutiamo argomenti generali su cui tutti devono essere informati. Poi ci incontriamo regolarmente con i diversi capi dei dipartimenti per assicurarci che siano aggiornati. Anche se siamo molto più grandi di qualche anno fa, abbiamo ancora queste linee di comunicazione molto brevi con tutti.

Con Lidl al comando la situazione è la stessa?

L’atmosfera non è cambiata. Siamo ancora una grande famiglia e ci conosciamo tutti da tanto tempo. Abbiamo un turnover molto basso, le persone restano con noi per molto tempo e questo aiuta. Il rapporto che abbiamo con tutte queste persone è eccezionale ed è profondo perché lavoriamo insieme da tanti anni. Sento che siamo ancora efficienti come qualche anno fa, quando eravamo molto più piccoli.

Siete più un’azienda o una squadra sportiva?

Di certo non è solo un’azienda, è una famiglia e anche una squadra sportiva. In nessuno dei lavori che ho fatto finora, ho mai avuto la sensazione di lottare per lo stesso obiettivo e per essere la squadra numero uno. E non parlo solo di prestazioni dei corridori, ma anche a livello di staff. Vogliamo che la Lidl-Trek abbia i migliori autisti del pullman, i migliori meccanici, i migliori chef, il miglior nutrizionista, il miglior team di viaggio e tutto il resto.

La Lidl-Trek è composta da 116 b persone dello staff più alcuni freelanca
La Lidl-Trek è composta da 116 persone dello staff più 5-10 freelance a giornata. I corridori sono 64, fra uomini, donne e devo team
Hai parlato di famiglia…

Lavoriamo insieme da tanto tempo, la maggior parte di noi si conosce molto bene. Abbiamo viaggiato, lavorato insieme, vissuto momenti belli e anche meno belli e questa base ci aiuta a essere una delle migliori squadre al mondo e ci aiuterà a diventare la migliore. Quindi no, non è solo un’azienda: è un gruppo di persone che lavorano tutte per un obiettivo condiviso. Ed è fantastico da sentire.

Come gestite il materiale a fine stagione, quando arriva quello nuovo?

Quello che facciamo a fine anno è organizzare tutto il materiale per capire cosa useremo nuovamente. Gli oggetti che non useremo più, li vendiamo in un grande garage market. Organizziamo un giorno in cui apriamo una parte del Service Course a tutte le persone che vogliono acquistare qualcosa dal team. Possono visitare le nostre strutture e acquistare materiale e abbigliamento da professionisti a un prezzo molto interessante. Ed è molto interessante anche per noi, perché dopo quel giorno abbiamo nuovamente il magazzino vuoto. Ed è importante farlo prima che arrivi il nuovo materiale.

Sorride prima di salutarci, ridotta ormai a un filo di voce. Grazie Elke!

ciclocross

Ciclocross, come la FCI scopre e sviluppa i talenti: parola a Decet

02.02.2026
5 min
Salva

Nel ciclocross, al netto del fatto che non abbiamo nomi come Olanda o Belgio tra gli Elite (ma poi, chi li ha davvero?), siamo una delle Nazioni più vive e vispe, soprattutto nel settore giovanile. I nostri ragazzi e le nostre ragazze non solo vanno forte, ma sono anche in buon numero.

Di certo, stavolta, in modo più che positivo c’è lo zampino della Federciclismo e di Daniele Pontoni, commissario tecnico. Ma non solo: c’è uno staff che lavora in modo capillare. Per capire come funziona questo lavoro di reperimento e valorizzazione, ne parliamo con Marco Decet, del team performance della FCI. Decet era appena rientrato dalla trasferta iridata di Hulst, che ha visto Grigolini conquistare l’argento.

Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Il nostro settore giovanile ha visto un certo ricambio, Marco. Ebbene, la Federazione come recluta i ragazzi e come li monitora? In poche parole: qual è il lavoro che state facendo?

Soprattutto sull’approccio e sul reperimento dei ragazzi c’è un grandissimo aiuto da parte di Pontoni. Daniele ha un occhio da tecnico impressionante, una visione molto ampia ed è sempre presente sui campi gara. Una parte dello scouting nasce proprio da lì: dall’osservazione diretta e dalla selezione basata sia sulle classifiche sia su ciò che si vede dal vivo in gara.

Ma poi c’è la parte di campionamento…

Esatto, e devo dire che sta funzionando bene. Con il campionamento si effettuano tutte le batterie valutative, quindi i classici test che facciamo a Montichiari e Perugia. Più che con una funzione prescrittiva, la nostra visione è quella di avere una fetta dei papabili e capire qualitativamente quali componenti fisiologiche possano incidere in futuro sulla prestazione. Ormai sono tre anni che, grazie al lavoro con Pontoni, stiamo creando un database specifico per questi atleti, prendendoli già dalla categoria allievi e seguendoli fino agli under 23. Abbiamo quindi una base numerica importante su cui lavorare, con anche riferimenti qualitativi solidi.

Cosa intendi per riferimenti di qualità?

Che se dobbiamo ragionare su valori come quelli di Grigolini, Agostinacchio o Viezzi, abbiamo parametri importanti sui quali sappiamo di poter competere a livello mondiale.

I test sui rulli vengono effettuati in batteria
I test sui rulli vengono effettuati in batteria
Quali sono le cose che valutate? Immaginiamo non sia solo un test di potenza, soprattutto se è un allievo che due anni dopo è tutt’altra persona. Come si fa a capirne le potenzialità?

Il numero del campione è elevato, quindi ci affidiamo alla misurazione della potenza per determinare i fattori della performance. Valutiamo l’intensità sui 5 minuti, la curva di sprint, la ripetibilità delle intensità in zona di soglia anaerobico-lattacida, parametri determinanti per i ciclocrossisti. Avendo tanti atleti, dobbiamo essere al tempo stesso positivi e critici nel trovare le limitazioni. Fare tanti test richiede tempo, quindi l’obiettivo è essere il più efficienti possibile.

Come vengono effettuati i test?

Ogni batteria esegue i test sui rulli. Andiamo a ricercare i fattori che ci interessano davvero: intensità incrementali, ripetibilità delle prestazioni, decadimento della slope negli sprint.

Marco, quando parli di campionatura e di grandi numeri, di che cifre parliamo?

Quando partiamo con le batterie del gruppo cross di Daniele, parliamo di circa 40-50 atleti per sessione. Considerando uomini e donne, dagli allievi agli under 23, anche se tendenzialmente la maggior parte sono allievi e juniores. Per gli Under 23, in genere, la scrematura è già stata fatta.

Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Anche perché i ragazzi più giovani sono in continua evoluzione…

Esatto. Il fattore interessante è che lavorando con tanti numeri, con ripetibilità dei test e degli atleti, si vedono crescite molto interessanti. Avere la gestione diretta del gruppo mi ha permesso di creare banche dati importanti, con deviazioni standard e altri indicatori che aiutano a comprendere il processo e l’andamento generale. La cosa positiva è che i parametri individuati nei test li stiamo riscontrando anche sul campo.

Una volta testati i ragazzi più interessanti, come funziona? Date voi un programma o parlate con le società?

Nel concreto, come Federazione possiamo dare un contributo. Ogni società collabora con la Federazione attraverso un canale comunicativo: io posso fornire informazioni sui parametri individuali degli atleti testati. Quest’anno, ad esempio, abbiamo presentato a inizio stagione una linea guida comune, condivisa con tutte le società e con tutti i ragazzi convocabili. Un protocollo di allenamento in funzione dell’intera stagione, con macrocicli da rispettare, così da arrivare in forma negli appuntamenti che per noi sono più importanti.

Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Parli spesso di gruppo, Marco…

E’ fondamentale. Anche nell’ultima trasferta iridata si è visto quanto l’affiatamento sia importante. Avere atleti in forma insieme ci permette di lavorare in un contesto ottimale e di massimizzare i risultati. Penso ai ritiri in Spagna e alle ultime gare di stagione: il lavoro di gruppo è emerso chiaramente.

Un’ultima domanda. Pontoni ha un occhio particolare sul campo. Diego Bragato in una conferenza stampa sui giovani ha detto che non si guarda solo ai numeri, ma alle potenzialità. Come si sviluppa questa sensibilità?

Non è facile, ed è anche il bello del cross, dove niente è mai scritto. Ci sono mille variabili: fortuna, tecnica di guida, gestione della gara, pressione… Pontoni ha un’esperienza unica e riesce a interpretare tutto questo con grande lucidità. Ma è fondamentale anche creare il contesto: una “bolla” di benessere per i ragazzi. Costruire una squadra che si senta squadra. I numeri contano, ma senza la testa e senza sentirsi a proprio agio non si è mai davvero performanti. Se hai i watt ma non l’equilibrio mentale, non rendi. Mettere questi valori in un contesto sano e funzionale è ciò che permette a questi ragazzi di crescere anno dopo anno, restando un gruppo sempre più forte e competitivo.

Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, ritiro 2026, Sardegna

Campana Imballaggi: preparazione in Italia e nuova vita da continental

02.02.2026
5 min
Salva

Le prime pedalate della Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, come team continental, si sono svolte tra Sud Italia e Sardegna. Una fase di preparazione che porterà la squadra guidata da Alessandro Coden ad esordire il 14 febbraio alla Coppa San Geo per quanto riguarda l’attività under 23, mentre a fine febbraio ci sarà modo di esordire con i professionisti al Giro di Sardegna. Tutto può sembrare normale e facile, ma passare da squadra di club a continental il passo è lungo e impegnativo. La struttura c’è, la voglia di fare non è mai mancata. Non rimane solo che togliere il nastro e salpare. 

«Siamo stati a fare il primo ritiro stagionale in provincia di Lecce, a Gallipoli – racconta Alessandro Coden – abbiamo fatto una dozzina di giorni. Ora, invece, siamo alla Maddalena, in Sardegna. Qui uno dei nostri sponsor (Morbiato Costruzioni, ndr) ha un residence e lo lascia a disposizione del team e dei ragazzi da ormai un quattro o cinque anni».

Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, 2026 (foto Xpix)
Ecco i 14 atleti che compongono la rosa del team continental della Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino (foto Xpix)
Una scelta particolare quella di rimanere in Italia, in un momento in cui tutti volano in Spagna…

Saremmo dovuti andare anche noi in Spagna, dove si trovano i ragazzi della Biesse-Carrera. Un giorno parlando con Marco Milesi mi ha detto che gli era arrivata un’offerta per la Puglia. La sera torno a casa, controllo le email e vedo che la stessa offerta è stata inviata anche a noi. Così alla fine siamo andati in provincia di Gallipoli. Abbiamo risparmiato tanti chilometri ai nostri mezzi e il prezzo dell’alloggio devo dire che è lo stesso.

Com’è rispetto alla Spagna?

Tempo uguale, bellissimo e con temperature sempre tra i quindici e i diciotto gradi centigradi. Ha piovuto un paio di giorni, e in quantità davvero irrisoria. Un problema, se vogliamo trovarlo, è che nella zona di Gallipoli mancano salite lunghe sulle quali fare dei lavori. Si trovano tanti percorsi vallonati, che comunque sono utili quando si tratta di fare fondo a inizio stagione

Francesco Moser, Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, 2026 (foto Xpix)
La presentazione ufficiale della Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino è avvenuta a casa Moser, qui Francesco Moser con i ragazzi del team (foto Xpix)
Francesco Moser, Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, 2026 (foto Xpix)
La presentazione ufficiale della Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino è avvenuta a casa Moser, qui Francesco Moser con i ragazzi del team (foto Xpix)
In Sardegna è diverso?

Sì, qui di salite ce ne sono parecchie. La cosa comoda di venire a La Maddalena è che si tratta di un’isola grande dove se vogliamo fare un paio d’ore abbiamo modo di non doverci spostare. Per fare allenamenti lunghi e specifici prendiamo il traghetto e in un quarto d’ora siamo a Palau e da lì abbiamo tutto. 

Come sta andando il lavoro con i corridori?

Bene, quelli più grandi sono ormai due o tre anni che corrono e sono esperti per la categoria under 23. Al contrario i più piccoli, quindi chi esce dalla categoria juniores, hanno meno chiari certi aspetti che si dovrebbero quasi dare per scontati. Bisogna insegnare e spiegare tante cose, sembra che ormai l’interesse sia di farli andare forte senza però dare delle basi. 

In quale aspetto?

Un po’ su tutto. sul mangiare, sulla puntualità, su tante cose che in questi ultimi anni vedo non esserci più. Tutti questi ragazzini parlano di nutrizionista o sono seguiti ma poi non hanno chiaro il concetto del perché mangiare certe cose o sulle quantità. Il nutrizionista o il diesse non deve fare da guardia, ma se lavori con certe figure devi capire e imparare. Non farti guidare e basta. 

Avete tanti primi e secondi anni, come li state gestendo?

Li stiamo dividendo in base agli allenamenti e agli impegni che hanno in calendario. Abbiamo quattordici atleti, di cui nove tra primi e secondi anni. Tre di quarto anno e due atleti elite. La squadra ha già ricevuto parecchi inviti per gare all’estero, dodici o tredici in Belgio, altri in Inghilterra e qualcuno ancora in giro per l’Europa.  

Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, ritiro 2026, Sardegna
In questi giorni invece i ragazzi della Campana Imballaggi, guidati da Coden, sono in Sardegna, ormai è il quarto anno che vanno a pedalare sull’isola
Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, ritiro 2026, Sardegna
In questi giorni invece i ragazzi della Campana Imballaggi, guidati da Coden, sono in Sardegna, ormai è il quarto anno che vanno a pedalare sull’isola
Lo staff si è allargato?

Siamo in tre diesse, oltre a me ci sarà anche Roberto Sant e Darren Brown, inglese. Quest’utlimo curerà tutta la parte di gare che faremo all’estero, alcuni inviti in Inghilterra sono arrivati anche grazie a lui. In Belgio avremo anche un ritiro sul quale appoggiarci per tutto il periodo di gare. 

Come dividerete i corridori tra i vari impegni?

All’estero andranno i due elite sicuramente, la loro esperienza sarà importante. Poi aggiungeremo i ragazzi più grandi come può essere Volpato, ad esempio. In Sardegna partiremo con le gare professionistiche ma le useremo anche per far fare esperienza ai giovani. Gli altri ragazzi under 23 faranno le gare in Italia, tra nazionali e internazionali. Partiamo con la San Geo poi faremo le gare in Toscana. 

Un equilibrio delicato, viste anche le tante gare all’estero…

Da poco ci è arrivato anche l’invito dal Giro di Ungheria, siamo contenti del modo in cui stiamo lavorando e dell’attività che abbiamo programmato. Abbiamo dei corridori interessanti da far emergere, come Volpato e Simoni, che arriva dalla MBH Bank dopo un anno difficile. I nomi e la voglia di far vedere che il progetto funziona ci sono, quindi tocca rimboccarsi le maniche e partire.

Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
5 min
Salva

La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

Campionati del mondo ciclocross, Hulst 2026, Filippo Grigolini

Grigolini, la vittoria in tasca e poi la beffa atroce

02.02.2026
4 min
Salva

Discesa, curva lunga a sinistra, fango. Grigolini viaggia in testa al mondiale juniores di ciclocross, manca meno di un giro alla fine. E’ il campione europeo, a Hulst c’è andato per vincere e il suo vantaggio è di quelli che si può quasi brindare. Alle spalle, staccato di 15 secondi tiene duro l’olandese Delano Heeren e ancora più indietro il belga Lejeune, che di Grigolini e Pezzo Rosola è stato avversario per tutta la stagione.

Grigolini si tuffa con lo sguardo avanti, come ha già fatto nei quattro giri precedenti. Tuttavia, nel momento in cui davanti alle ruote si apre la traiettoria per allungare verso il tratto in pianura, lanteriore si impunta in una buca, si storce e il friulano cade e rotola con la bici che gli passa sopra. Si rialza, fa un po’ fatica a raddrizzare il manubrio e riparte. Heeren gli è vicino, ma resta comunque alle spalle e Filippo sembra avere il passo che basta per tenerlo indietro.

I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi
I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi
I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi
I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi

Una buca a tradimento

Però il destino ha previsto per lui un finale diverso. E mentre fila in testa alla corsa, con l’olandese che si avvicina, Grigolini cade nuovamente e a quel punto l’inseguitore ha vita facile ad affiancarlo, poggiarsi sulla sua spalla e ricacciarlo inesorabilmente nelle retrovie. L’olandese fila verso il titolo mondiale, l’azzurro difende il secondo posto dal ritorno di Lejeune.

«Ho rivisto il video – racconta Grigolini – perché non mi ricordavo come fossi caduto. Mi sembra ci sia stata una buca e l’ho presa. Sono caduto in avanti. Mi sentivo bene fin dall’inizio, infatti ho fatto il buco alla fine del primo giro. Mi sono girato e non c’era più nessuno e ho capito che stavo bene. Cinque giri da solo sono stati lunghi, però stavo gestendo bene e alla fine invece è andata così».

Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell'errore
Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell’errore
Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell'errore
Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell’errore

La mano fa male

Rispetto a sabato, il percorso di Hulst era infangato e viscido: meno di quello che sarebbe successo di lì a poco con gli elite, ma comunque infido. Fatte salve le salite, le discese e un paio di argini, il fondo era tutto asciutto e duro, ma nei punti con la terra smossa, c’era da tenere gli occhi super aperti.

«Ha piovuto un po’ prima della nostra gara – spiega Grigolini – ma non tanto. A dire la verità, non mi ricordo nemmeno come sia stata la seconda caduta. Sono andato giù, credo, perché non ci vedevo più. Dopo la prima caduta ho preso comunque una bella botta in testa e anche alla mano. Sul momento, non mi faceva male niente, perché ero preso dall’adrenalina. Quando invece sono arrivato, ho capito che mi faceva male.

«Domani (oggi per chi legge, ndr) andrò a fare una lastra, perché forse ho una microfrattura o una frattura. E questo ha vanificato tutto. Dell’argento non mi interessava, ho corso per vincere. Ma piuttosto che perderlo così, all’ultimo giro dopo tutta la gara al comando, avrei preferito non arrivare. Ho tenuto duro per portare qualcosa alla Federazione».

Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune
Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune
Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune
Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune

Il momento dei saluti

Capire il perché della caduta sarà il pensiero che continuerà a tormentarlo a lungo, anche se ammette di essersene fatto già una ragione. Il volo che deve riportarlo in Italia lo attende, il furgone degli azzurri sta per arrivare all’aeroporto.

«Bene o male – dice – la traiettoria era sempre quella. Non so cosa ho preso con la ruota davanti, ci vorrà un po’ per dimenticarlo. Però mi piacerebbe ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine. A partire dalla mia squadra, il Team Cingolani, e soprattutto lo stesso Francesco Cingolani. Tutto lo staff della nazionale, che è sempre stato perfetto, in ognuna delle trasferte che abbiamo fatto all’estero. Ovviamente il cittì Daniele Pontoni e tutta la mia famiglia. Il mondiale è stato l’ultima gara di cross per questo inverno. Adesso farò un po’ di stacco e poi comincerò con la squadra (con la Autozai-Contri e a spot con il team under 19 della Decathlon, ndr)». 

Campionati del mondo ciclocross, uomini elite, 2026, Mathieu Van der Poel

Van der Poel nella storia: 8° mondiale, come lui nessuno mai

01.02.2026
4 min
Salva

Selvaggio, potente e cattivo come Cristiano Ronaldo dopo i suoi goal. Per questo Matieu Van der Poel ha esultato a quel modo, ruggendo dopo il traguardo come un vero leone davanti ai 40 mila del circuito di Hulst. A 31 anni, l’olandese ha conquistato l’ottavo titolo mondiale di ciclocross, categoria uomini elite. Il primo nel 2015, poi 2019, 2020, 2021, 2023, 2024 e 2025.

Prima del via, è parso straordinariamente rilassato e forse anche per questo la sua partenza non è stata impeccabile. Mathieu non ha agganciato benissimo il pedale e così ha visto partire davanti il compagno Del Grosso, che ha guidato il gruppo per metà del primo giro. Alle sue spalle, Van der Poel e Nys si sono staccati dal resto del gruppo, così che dopo dieci minuti di gara, il mondiale era già chiuso.

Il resto è il tredicesimo capitolo di una storia già vista quest’anno. Van der Poel fa il vuoto con mezzo giro di una cattiveria impossibile per gli altri. Scala i muri restando in sella. Pennella le traiettorie in discesa. E solo sulle tavole degli ostacoli alti 40 centimetri, scende dalla bici e non rischia nulla.

Con il vantaggio di 45 secondi a tre giri dalla fine, alle sue spalle Del Grosso e Nys danno vita al loro personalissimo duello, condito di fango, pioggia e stima reciproca. Ma il giovane belga ha dato tutto per tenere il ritmo del vincitore e come l’anno scorso deve rassegnarsi al bronzo, sancito dalla stretta di mano con il rivale di tante battaglie.

Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto

L’ottavo mondiale

«Quando ho iniziato a fare ciclocross – dice Van der Poel – il mio sogno era diventare un giorno campione del mondo elite. E’ incredibile avere ora il maggior numero di mondiali di tutti i tempi. Non so dire se oggi sia stato al massimo della forma, è sempre difficile dirlo. Lo scorso fine settimana mi sono sentito un po’ meglio e più forte di oggi. Ma questo era un percorso diverso. Avevo preparato tutto bene, quindi un problema meccanico non avrebbe rovinato la festa. E tutto ha funzionato come previsto».

Quando Van der Poel taglia il traguardo, la celebrazione della vittoria è un omaggio al pubblico di casa. «In Spagna organizziamo spesso delle gare sprint – spiega – con celebrazioni diverse. Ho pensato che fosse il momento giusto per fare il “siuuu” di Cristiano Ronaldo. A volte capita anche di imitare la telefonata di Remco Evenepoel, ma questa volta toccava a Ronaldo».

Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto

Programmi diversi

La pioggia inattesa ha reso il percorso ancora più infido, ma c’era troppa differenza fra Mathieu e i suoi rivali. Nessuno è come lui, per questo ha vinto 12 corse su 12 durante l’inverno, senza che Van Aert, il rivale di sempre, abbia nemmeno provato (fra esigenze di preparazione e infortuni) a metterlo in difficoltà. Quando è così, Van der Poel corre contro la storia: avversario ben più forte dei corridori che lo sfidano nel fango.

«Non sono venuto qui con l’idea di diventare campione del mondo facilmente – spiega – puoi essere il migliore per tutto l’anno, ma in un giorno, all’improvviso, tutto può andare storto. Non ho ancora deciso se questo mondiale sarà la mia ultima gara di cross. L’inverno è sempre lungo, ma questo ha a che fare con la stagione su strada. Se questa dura di più, allora l’inverno diventa più corto.

«Amo il ciclocross, allenarsi è divertente, ma la stagione è molto intensa. Quella di prendersi un anno di pausa è solo un’idea. In realtà ci sono diverse opzioni, come fare meno gare o solo i campionati del mondo. I prossimi mondiali si correranno a Ostenda, dove organizzano sempre belle corse. Tanti cercano di convincermi, ma devo ancora decidere».

Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo una gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo uan gara di grande rimonta

Le vacanze e poi la strada

Ma adesso è momento di staccare un po’ la spina e lasciar intuire il programma della stagione su strada che bussa. E se si è dubitato della sua volontà di tornare alla Sanremo, le parole prima di sparire dalla conferenza di Hulst puntano verso una direzione diversa.

«Parto domani per andare a sciare – dice – poi torno in Spagna per prepararmi alla stagione su strada. Se parteciperò all’Omloop Het Nieuwsblad? Deciderò la settimana prima. Se mi sentirò abbastanza bene, lo farò sicuramente, proprio come Le Samyn l’anno scorso. Altrimenti, il debutto sarà di nuovo alla Tirreno».

Il mondiale di Hulst va in archivio con il quinto posto di Filippo Fontana, che avrebbe centrato il quarto posto se Joris Nieuwenhuis non avesse cercato il colpo di reni. Ci sono state diverse polemiche in Italia sulla convocazione del solo veneto, che però ha fatto alla grande la sua parte. Difficile dire se altri sarebbero stati a questo livello.

Valentina Scandolara, direttore sportivo UCI World Cycling Center 2026

Scandolara, la nomina UCI e la cucciolata dei pastori tedeschi

01.02.2026
6 min
Salva

Valentina Scandolara è il perfetto esempio del moto perpetuo. La veronese, che ha corso fino al 2023, è stata appena nominata direttore sportivo al World Cycling Center di Aigle: il centro verso cui confluiscono gli atleti che l’UCI seleziona dai suoi hub in tutto il mondo. Contemporaneamente, nella sua agenda occupano un posto fisso la Down Under Cycling Academy (base italiana per talenti australiani e neozelandesi) e il ruolo di regolatore in moto per alcune corse in Oriente. Difficile dire se ci sia posto per altro, a capo di un 2025 di soddisfazioni e momenti duri, fra il master in Psicologia dello Sport e la scomparsa di sua madre.

«La donna più forte che abbia mai conosciutoha scritto Scandolara su Instagram – quella che mi ha insegnato a sognare sempre in grande, a lavorare sodo e a credere in me stessa. Non è più qui fisicamente, eppure in qualche modo sento che il suo amore mi accompagna in ogni passo del cammino».

Abbiamo intercettato Valentina Scandolara dopo un rapido passaggio a casa per assistere alla cucciolata di pastori tedeschi che le è appena nata.

Multi-tasking. Quest'anno Valentina ha diretto il WCC Team dell'UCI al Tour de Charente Maritime
Prima la sostituzione sull’ammiraglia del WCC Team al Tour de Charente Maritime, poi l’assunzione di Scandolara all’UCI
Multi-tasking. Quest'anno Valentina ha diretto il WCC Team dell'UCI al Tour de Charente Maritime
Prima la sostituzione sull’ammiraglia del WCC Team al Tour de Charente Maritime, poi l’assunzione di Scandolara all’UCI
E’ vero che in passato l’UCI ti aveva già offerto questo incarico?

Vero, ma uscivo da un problema di overtraining e volevo riprovare a correre. Sono piuttosto decisa: una cosa o l’altra. Quindi ringraziai, ma dissi di no. Volevo capire se sarei potuta tornare ai livelli di un tempo, ma non ci sono riuscita e così ho deciso di smettere. Quest’estate avevano bisogno di un sostituto, per cui sono andata a Aigle e mi hanno detto che avrebbero assunto qualcuno di nuovo. Così ho risposto al bando inviando la mia candidatura e mi hanno scelto.

Che differenza c’è per Valentina Scandolara tra fare il direttore sportivo in una squadra e farlo al centro mondiale dell’UCI?

Ho già guidato alcune delle squadre in cui correvo, da una continental fino alle porte del WorldTour. C’è tanta differenza, soprattutto il fatto che ricoprirò vari ruoli. L’UCI vuole gestire la preparazione delle ragazze e spetterà a noi seguirle. Io al momento ne ho due, ma durante la stagione arriverò a quattro. Le altre vengono preparate dal road manager Mickael Bouget. Quindi rispetto al ruolo di direttore sportivo di una squadra, qui c’è tanto più lavoro, compresa la burocrazia.

Ad esempio?

In questi giorni sto richiedendo le licenze radio ai vari Paesi in cui correremo, cosa che nelle squadre di solito viene fatta dall’ufficio. Però gestendo la mia Down Under Academy, sono abituata a fare tutto: dal mandare le iscrizioni alle gare alla logistica e tutto il resto. Qui è tutto a un livello più alto quindi sicuramente riuscirò anche a imparare molto.

Al World Cycling Center convergono i talenti che l'UCI seleziona nei suoi centri (foto UCI)
Al World Cycling Center, spiega Scandolara, convergono i talenti che l’UCI seleziona nei suoi centri (foto UCI)
Che tipo di atlete arrivano al World Cycling Center?

Sono talentuose fisicamente. Alcune sono già a un livello molto avanzato, altre hanno bisogno di partire dall’ABC e anche per questo si tratta di un ruolo complicato. Anche per la scelta delle corse, per cui seguiremo la falsa riga del 2025. Faremo gare nazionali in Svizzera e in Francia. E poi gare UCI al massimo di classe .1 o .2. Non di più, per dare a tutte il tempo e la possibilità di imparare.

Dovrai risiedere a Aigle oppure farai avanti e indietro?

Per ora sto facendo avanti e indietro, anche perché ho questa bellissima cucciolata, per cui ogni weekend scappo via. Altrimenti, fatti salvi i weekend delle gare in cui saremo in giro, dovrò risiedere in Svizzera.

Riesci a tenere in piedi la Down Under Cycling Academy oppure hai dovuto fare qualche scelta?

Già l’anno scorso ho iniziato a delegare qualche incarico e ho trovato delle persone che seguiranno i ragazzi. Ci sono Giorgio Noro e Georgios Varverakis, che collabora con noi già dal 2023. Poi come collaboratori occasionali abbiamo Paolo Ratti e Imerio Bortoli. Io ci sarò nelle occasioni in cui riuscirò a tornare. Non sarò sul campo, ma lavorerò dalle retrovie, occupandomi di tutto il management, le iscrizioni alle corse e tutto il resto.

Pensi che il tuo master in Psicologia dello Sport ti sarà di supporto in questo nuovo incarico?

Penso che nei team sia un aspetto molto importante, a maggior ragione nel nostro. Raccogliamo ragazze da Nazioni che nel ciclismo sono piuttosto indietro, senza il sostegno delle federazioni o di persone capaci sul campo. Purtroppo si tratta di alcune fra le Nazioni più povere del mondo, perché abbiamo ragazze dall’Etiopia, l’Eritrea, una del Benin. Cambiano tutti i riferimenti.

Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
In che senso?

Quando arrivano gli australiani, i neozelandesi o i canadesi, trascorrono l’estate facendo ciclismo in un ambiente molto simile al loro. Invece queste ragazze si ritrovano in un mondo totalmente diverso con una cultura diversa e questo richiede sensibilità e capacità di adattamento. Ne abbiamo due dall’Afghanistan, per esempio. Una non è parte della squadra UCI e quindi la manderemo al progetto Los Angeles 2028 in Francia. Arrivano da situazioni molto molto difficili, nel 2018 sono scappate dai talebani con l’aiuto dell’UCI. Quindi, tornando alla domanda, penso che nelle squadre sia molto importante avere questa sensibilità.

In quale lingua comunicate?

Al centro mondiale di ciclismo parlano tutti inglese, perché di svizzeri ce ne sono davvero pochi. C’è una ragazza che parla solo francese e una che parla solo spagnolo. Con il nuovo manager Andrew Smith abbiamo fatto una partnership con Rosetta Stone, la piattaforma per imparare le lingue, e offriamo alle ragazze la possibilità di studiare gratuitamente l’inglese e francese. Con lui tra l’altro ci eravamo incrociati in Greenedge (del 2014 e 2015, Scandolara ha corso nella allora Orica Greenedge, ndr), per cui abbiamo una base comune.

Quindi non offrite soltanto formazione sportiva…

Esatto. Non ci proponiamo solo di sfornare ragazze che poi diventeranno professioniste, perché sappiamo benissimo che la percentuale sarà bassa come in tutti gli altri progetti di development. Uno dei pilastri del progetto è formarle per la vita – spiega Scandolara – e far sì che ognuna torni al suo Paese con un bagaglio di conoscenze importante per far crescere il ciclismo. Le faremo partecipare gratuitamente ai corsi coach dell’UCI e daremo loro vari arricchimenti in base alle nostre conoscenze, ciascuno a seconda della sua preparazione. Io ad esempio seguirò più la parte mentale, mentre Mickael quella della preparazione.

Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis lo scorso anno
Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis nel 2023 (immagine Instagram)
Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis lo scorso anno
Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis nel 2023 (immagine Instagram)
Le ragazze sono già in Svizzera e girano in pista?

No, non sono ancora arrivate. Abbiamo solo l’ucraina, Anna, che si sta allenando in pista per gli europei. Però comunque va anche fuori, in realtà il clima a Aigle non è tanto diverso da Verona.

Fra le tante cose che fai c’è ancora il ruolo di regolatore?

C’è ancora, però è un incarico a spot. Collaboro con ProTouch Global, un’agenzia di rappresentanza per atleti e organizzazione di corse, per cui da tre anni a novembre vado in Cina con diversi ruoli. Nel 2024 mi avevano anticipato che mi avrebbero provato come regolatore e il piano è di fare lo stesso nel 2026, ancora in Cina, per fare esperienza in una gara più semplice da seguire. Probabilmente invece nel 2027 mi chiederanno di fare le altre gare, in base al mio calendario, come il Tour de Suisse e altre con cui collaborano.

Prima di chiudere, ci ha fatto venire la curiosità: ci racconti della cucciolata dei pastori tedeschi?

Sono quattro, l’avevo programmata. Lo faccio per passione – spiega Scandolara – ho cominciato perché rimasi malissimo quando persi Alvin che era il mio pastore scozzese. Dei quattro, terrò la femminuccia, perché ho già la nonna e ovviamente la mamma. Voglio avere la dinastia completa (sorride, ndr). La verità è che la mia prima passione, ancora prima del ciclismo, sono gli animali.

La prima di Fabbro dopo 9 anni. Il nuovo ruolo paga…

La prima di Fabbro dopo 9 anni. Il nuovo ruolo paga…

01.02.2026
5 min
Salva

Si ha un bel dire che fosse una prova 2.2. Matteo Fabbro lo sa bene, ma è pur sempre una vittoria, quella vittoria inseguita per nove anni, quella vittoria che sembrava sempre sul punto di arrivare e non arrivava mai. Il friulano della Solution Tech ha finalmente colto il successo nella tappa del Tour of Sharjah negli Emirati Arabi, ha assaggiato quell’ambrosia che non sentiva da quand’era ancora nelle categorie inferiori e ora può proiettarsi con un altro spirito verso la stagione.

Quando è partito, Fabbro non pensava che il grande giorno fosse ormai alle porte: «Direi che è stata una bella trasferta e lo dico al di là del risultato finale, del fatto che sono riuscito a vincere dopo 9 anni. Quel che mi è proprio piaciuto è stato l’ambiente in squadra. Questa settimana è passata molto velocemente, ci siamo divertiti e si sa che quando il gruppo è buono, poi tutto viene più facile».

Il podio della quarta tappa del Tour of Sharjah con l'udinese fra Nespoli e l'eritreo Mulugeta (foto team)
Il podio della quarta tappa del Tour of Sharjah con l’udinese fra Nespoli e l’eritreo Mulugeta (foto team)
Il podio della quarta tappa del Tour of Sharjah con l'udinese fra Nespoli e l'eritreo Mulugeta (foto team)
Il podio della quarta tappa del Tour of Sharjah con l’udinese fra Nespoli e l’eritreo Mulugeta (foto team)
Che significa vincere la tua prima corsa professionistica dopo 9 anni di ricerca?

E’ una sensazione quasi surreale. Non dico che avevo perso le speranze, ma quasi. Avevo fatto dei buoni anni di gregariato e non avevo avuto molte opportunità. Dopo stagioni difficili, tra malattie varie e problemi fisici, inizio finalmente a essere in salute e presentarmi alle corse in forma e conscio delle mie possibilità. E’ stata una bella soddisfazione, non posso negarlo anche se so che non stiamo certo parlando di una prova del WorldTour…

Com’è stata la tappa della vittoria?

Forse quella dove meno mi sarei aspettato di vincere, perché al mattino non avevo buone sensazioni. L’avvicinamento era stato buono, ero riuscito a rimanere in classifica nonostante due tappe pianeggianti col vento che a me è indigesto. Pesando solo 55 chili, avevo un po’ paura di rimanere fuori dai ventagli, invece sono riuscito a rimanere in classifica.

Fabbro con la nuova maglia. Quarta piazza finale, a 2'19" dal vincitore estone Rein Taaramae (foto team)
Fabbro con la nuova maglia. Quarta piazza finale, a 2’19” dal vincitore estone Rein Taaramae (foto team)
Fabbro con la nuova maglia. Quarta piazza finale, a 2'19" dal vincitore estone Rein Taaramae (foto team)
Fabbro con la nuova maglia. Quarta piazza finale, a 2’19” dal vincitore estone Rein Taaramae (foto team)
Era la frazione che ritenevate più adatta a voi?

Quel giorno l’avevamo cerchiato prima di partire come quello più adatto, ma forse ci credevano più i miei compagni e la squadra di me. Tant’è vero che sotto l’ultima salita avevo chiesto semplicemente di darmi una mano a prenderla davanti e invece loro l’hanno presa proprio di petto. La selezione è avvenuta subito, mi sono ritrovato davanti e devo dire loro grazie perché se ho vinto e tutto merito loro che ci avevano creduto prima e più di me.

Sei entrato nella Solution Tech lo scorso anno a giugno, la sensazione è che quei mesi siano serviti per fare una sorta di apprendistato. La tua permanenza inizia veramente adesso…

Ero stato lontano dalle corse per 8 mesi, sono rientrato a giugno perché l’ultima corsa l’avevo fatta al Lombardia 2024 e sono stati mesi difficili. La Solution Tech mi ha dato fiducia da subito, abbiamo trovato immediatamente un buon feeling, avevo ricominciato già bene all’Appennino e loro hanno sempre avuto molta fiducia in me, che forse era quello che mi era mancato. Questa vittoria mi consente di ripagare almeno in parte quella fiducia.

Fabbro nera approdato alla Solution Tech nel giugno 2025 dopo mesi di forzata inattività
Fabbro era approdato alla Solution Tech nel giugno 2025 dopo mesi di forzata inattività
Fabbro nera approdato alla Solution Tech nel giugno 2025 dopo mesi di forzata inattività
Fabbro era approdato alla Solution Tech nel giugno 2025 dopo mesi di forzata inattività
Tu sei vissuto negli anni come un ottimo scalatore, ti è mancata forse l’occasione giusta?

Difficile a dirsi. In salita sono sempre andato bene, ho sempre fatto grande gregariato, ho avuto grandi capitani e quindi era giusto avere quel ruolo. Ho avuto poche chance e poi mi sono ammalato e quindi è andato tutto a rotoli fino al 2021. Sembrava una crescita graduale, ma quel passaggio da gregario o capitano non arrivava, dopodiché tutto si è arrestato col Covid e adesso pian piano sto cercando di ritornare a quei livelli. La strada sembra promettere bene e quindi magari è la volta buona.

Il capitano con cui ti sei trovato meglio?

Sarebbe quasi scontato dire Peter Sagan, devo però dire che avevo un rapporto speciale con Rafal Majka.

Fabbro insieme a Majka. Tante le corse vissute insieme, pilotando il polacco
Fabbro insieme a Majka. Tante le corse vissute insieme alla Bora Hansgrohe, pilotando il polacco
Fabbro insieme a Majka. Tante le corse vissute insieme, pilotando il polacco
Fabbro insieme a Majka. Tante le corse vissute insieme alla Bora Hansgrohe, pilotando il polacco
Anche lui diventato un ottimo aiutante di capitano. Che cosa serve per svolgere questo ruolo, ora che sei passato dall’altra parte?

Bella domanda… innanzitutto gambe, ma al di là di questo ci vuole tanto tempo passato insieme, anche fuori dalle corse, per trovare la sintonia. Anche per Majka tutta quell’esperienza è poi servita negli ultimi anni per fare la sua trasformazione e diventare preziosissimo per Pogacar. E’ un po’ quello che io avevo fatto ai tempi. Ci vuole anche feeling, ci vuole un lato sia sportivo che umano ci accomuni. Il rapporto funziona e dà frutti quando il gregario dà il meglio di sé, quando si trova bene col proprio capitano, quando è valorizzato.

Adesso lo puoi costruire, un ultimo uomo nel nuovo team?

Si può fare. La squadra è stata comunque rimodernata, hanno cambiato alcuni tasselli, c’è da trovare ancora l’amalgama. Al Tour of Sharjah è stata la prima corsa dove per la salita c’eravamo solamente io e Valerio Conti, che poi si è pure fatto male, gli altri erano tutti per Rajovic. Vediamo già alle prossime corse a Valencia come sarà la situazione.

Il friulano ai suoi esordio da pro' con la Katusha. Sin dall'inizio si è dimostrato un ottimo scalatore
Il friulano ai suoi esordio da pro’ con la Katusha. Sin dall’inizio si è dimostrato un ottimo scalatore
Il friulano ai suoi esordio da pro' con la Katusha. Sin dall'inizio si è dimostrato un ottimo scalatore
Il friulano ai suoi esordio da pro’ con la Katusha. Sin dall’inizio si è dimostrato un ottimo scalatore
Ti sei posto un obiettivo per le prossime gare?

Sono contento di tornare a fare la Volta Valenciana perché è stata la mia prima corsa da pro’, era qualche anno che non la facevo e sono davvero contento di tornarci la prossima settimana. Vediamo un po’ come sarà l’approccio, se riesco a rimanere davanti sarà un altro ottimo segnale.