Balsamo solo per lo sprint? Eppure Parigi ricorda Leuven…

04.08.2024
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VERSAILLES (Francia) – Campionessa del mondo e d’Europa su strada e su pista, Elisa Balsamo ha tutte le carte in regola per essere protagonista della competizione olimpica. Vittima di quella brutta caduta nella Vuelta a Burgos, dove ha sbattuto violentemente contro le transenne, sembra essersi ripresa. Lo dicono il rientro alle corse e il fatto di essersi buttata senza paura nella mischia delle volate.

«Sicuramente sto molto meglio – racconta – ma l’avvicinamento non è stato dei migliori. Ho fatto il massimo per poterci essere e sono molto contenta di essere qui. Darò sicuramente il massimo».

Il percorso di Parigi ricorda quello dei mondiali del 2021, in cui Balsamo vinse allo sprint dopo corsa dura
Il percorso di Parigi ricorda quello dei mondiali del 2021, in cui Balsamo vinse allo sprint dopo corsa dura
Che ruolo avrai? 

Sono una ruota veloce, quindi dovrò essere pronta nel caso in cui fosse un arrivo in gruppo. Io credo che non succederà. Di certo sono la più veloce della squadra e quindi il mio ruolo è questo. Però siamo in quattro, quindi dovrò stare attenta anche a eventuali fughe pericolose. Ma siamo un’ottima squadra, tecnicamente ci completiamo e stiamo bene insieme. Quindi siamo pronte per una bella prova di squadra.

Sarà tutte contro Lorena Wiebes?

Secondo me sarà una gara molto aperta e molto impegnativa. Le squadre sono composte da poche atlete, quindi è impensabile di poterla controllare in quattro, non solo per noi. L’importante è stare sempre davanti. Sappiamo che ci sono delle grandi favorite, ma l’Olimpiade è un terno al lotto. E’ una gara secca, ogni quattro anni, alla quale tutti tengono. In tante proveranno ad attaccare e ci vorrà anche tanta fortuna.

Cosa cambia rispetto a una grande classica?

La differenza più grande sta nel fatto che la squadra è formata da solo quattro ragazze. Quindi il gruppo sarà meno numeroso rispetto a un europeo o mondiale. L’importante sarà dare tutto e finire senza rimpianti.

Tu sei attesa anche dalle prove della pista. L’hai già provata?

Siamo abbastanza affezionati a questa pista. Oggi mi sono allenata con le ragazze (venerdì, ndr). E’ stata levigata e stavano cercando di capire la situazione per quanto riguarda l’umidità, che potrebbe essere determinante per i tempi e per i rapporti. Nei prossimi giorni cercheranno di farsi un’idea più chiara. Ci siamo allenate, abbiamo fatto delle simulazioni di gara a Montichiari di cui siamo soddisfatte. A livello mentale la pista non è facilissima da affrontare.

Perché?

In quattro chilometri un minimo errore si paga. Su strada puoi sempre rimediare. Ma siamo un bel gruppo e sono fiduciosa. I tempi si abbasseranno, tutti hanno lavorato su materiali e aerodinamica per arrivare qui al top. Ma più o meno le squadre di riferimento saranno le stesse. 

A tanti chilometri lontano dal centro di Parigi, si vive il clima olimpico?

Ho avuto una fortuna-sfortuna. Quando sono arrivato all’aeroporto il mio pass non funzionava. Allora sono andata al Villaggio per riattivarlo e per un po’ ho respirato quell’atmosfera che a Tokyo ci era mancata, perché con la pista eravamo molto lontane. E’ così anche stavolta, per questo è stato bello, anche se per poco, vivere il clima unico del Villaggio.

Balsamo e le azzurre arrivano al quartetto olimpico dopo la vittoria degli europei 2024
Balsamo e le azzurre arrivano al quartetto olimpico dopo la vittoria degli europei 2024
Torniamo alla prova in linea. Ti piace il percorso?

E’ bellissimo. Non lascia tempo di respirare. Non ci sono salite lunghe, ma continui saliscendi. Di certo chi partirà da lontano accumulerà fatica nelle gambe e i veri valori verranno fuori alla fine. Come squadra siamo pronte, ci faremo rispettare. Di sicuro ognuna di noi ha ben chiaro qual è il suo ruolo. A un’Olimpiade però nessuno deve partire battuto, perché ognuno avrà almeno una possibilità. Sarà importante non subire la gara e non dover inseguire, questo dovrebbe darci grande carica.

Gara donne, ci siamo. Regia affidata a Cecchini e Persico

04.08.2024
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VERSAILLES (Francia) – Tre volte campionessa italiana, più di 20 medaglie internazionali. Elena Cecchini arriva alla prova olimpica senza ansie particolari.

«Gli ultimi mesi sono andati lisci – racconta – ho corso il Giro ed è stata una tappa importante in questa tappa di avvicinamento. Poi abbiamo fatto qualche giorno di ritiro in Val di Fassa (foto Instagram di apertura, ndr) con Silvia Persico. Ci ha raggiunti anche Elisa per qualche giorno. In questi giorni abbiamo rivisto il percorso in linea, che avevamo già visto a maggio e abbiamo rinfrescato la memoria. Penso che faremo una bella gara come squadra. Poi le gare secche possono andare in mille modi, ma l’obiettivo è fare il meglio possibile».

Il sopralluogo a maggio delle azzurre sul percorso di Parigi è stato il primo passo
Il sopralluogo a maggio delle azzurre sul percorso di Parigi è stato il primo passo
Ti aspetti alleanze trasversali, legate alle squadre per le quali si corre durante l’anno?

Il legame con le squadre è imprescindibile. Ieri abbiamo fatto la ricognizione, eravamo tutte insieme, è normale che ti cerchi con le compagne di squadra con cui corri tutto l’anno. Io sono stata con le mie compagne, Longo Borghini con le sue, ma da qui ad accordarci il passo è lunghissimo. La verità è che un’Olimpiade del genere potrebbe essere facile per Longo Borghini e dura per Balsamo. Altre Nazioni hanno una leader che potrebbe vincere. Noi siamo outsider, ma ho capito che per alcune delle avversarie questo è un grande obiettivo.

Quale sarà ilì ruolo in gara di Elena Cecchini?

Il mio ruolo potrebbe essere quello di dover leggere la gara, come è stato l’anno scorso a Glasgow, dove senza la Longo Borghini abbiamo provato a fare bella figura. E’ un bel ruolo, ma mi sentirei un po’ sprecata a fare questo. Per me e Silvia vedo più un ruolo dedicato a entrare nelle fughe. Certo, sono gare difficili da interpretare. Le squadre non sono mai così piccole. Ci sono molte ragazze che sarebbero adatte a questo tipo di percorso, ma non hanno la squadra. Bisognerà essere per 160 chilometri con la testa lì. Oltre che con le gambe, naturalmente.

Lo scorso anno ai mondiali di Glasgow, Elena Cecchini in fuga: un copione che rivedremo?
Lo scorso anno ai mondiali di Glasgow, Elena Cecchini in fuga: un copione che rivedremo?
Ti piace gareggiare in un contesto diverso dal solito?

Mi piace. Ci sono almeno 40 ragazze che possono aspirare al podio. E questo è bello. A Rio sapevamo già con che ruolo partivamo, per esempio. Così sarà più aperta, più tattica.

Percepisci il clima olimpico?

Siamo stati in una bolla ultimamente. Ci troviamo bene, abbiamo il cuoco italiano, stiamo tranquilli. Del Villaggio Olimpico ho bellissimi ricordi a Rio, ma sono certa che per la prestazione sia meglio stare qui in hotel, dove appena usciamo abbiamo strade per poterci allenare.

Ti sei mai immaginata con una medaglia olimpica al collo?

Più che immaginare, ho sognato. Questa gara è bella perché tutto può succedere. Ho lavorato tanto, al Giro ho avuto in alcune tappe le risposte che volevo, in altre ho sofferto. So comunque che potrò contribuire e sognare non costa nulla.

Persico ha preso il Covid dopo il Giro d’Italia, ma ora è in ottima condizione
Persico ha preso il Covid dopo il Giro d’Italia, ma ora è in ottima condizione

Emozione Persico

Accanto a lei c’è Silvia Persico, abituata a indossare la maglia azzurra anche nel ciclocross e pronta per l’avventura a cinque cerchi, nonostante un imprevisto.

«Dopo il Giro ho preso il Covid – spiega – e non sono stata bene. Per 8 giorni sono stata positiva. Ora però sento di avere una buona gamba. Sono molto felice di essere qui e partecipare alle Olimpiadi. Siamo una squadra forte e possiamo giocarci le nostre carte».

Come ti trovi in gare del genere, spesso totalmente diverse da quelle cui siete abituate?

Sono contenta di partecipare a una gara del genere. Sarà dura nella prima parte e molto veloce nella seconda, in città, con il circuito. Siamo al massimo in 4 per ogni Nazione, quindi in poche, sarà una bella battaglia e sono molto contenta di esserci.

Il bronzo di Wollongong 2022 dietro Van Vleuten e Kopecky fa capire che una Persico in forma può lasciare il segno
Il bronzo di Wollongong 2022 dietro Van Vleuten e Kopecky fa capire che una Persico in forma può lasciare il segno
Cosa ti aspetti da te stessa?

Sia io sia Elena Cecchini dovremo coprire gli attacchi delle avversarie ed essere di supporto alle due Elise.

Che emozione senti?

La maglia azzurra mi emoziona ogni volta. Indossarla per le Olimpiadi è speciale. L’ho indossata anche nel ciclocross e dal 2022 sono nella Nazionale di strada. Di sicuro mi regala una grande carica. 

Doppio oro, Parigi ai suoi piedi: mai visto Remco così felice

03.08.2024
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PARIGI (Francia) – Sono i Giochi di Remco Evenepoel. Una settimana fa vinceva la cronometro, ora vince la prova in linea. E’ il primo, tra gli uomini, a vincere l’oro sia nella prova in linea sia a cronometro nella stessa edizione dei Giochi. Era capitato solo a Leontien van Moorsel nel 2000. Raggiunge Paolo Bettini, Hennie Kuiper ed Ercole Baldini nel ristretto gruppo di ciclisti capaci di vincere sia l’oro mondiale sia quello olimpico.

Sono i Giochi e così Remco gioca. «Qualcuno ha qualcosa da mangiare?», chiede appena si siede in una sala stampa che è un cinema. E cinema sia. Dalla platea gli arrivano due merendine che lui coglie al volo (non al primo colpo) e addenta famelico. Lo sforzo è stato grande, la gara è stata lunga e dura. «Ma non me ne lamento», preciserà alla fine. E ci mancherebbe.

Vittoria arrivata con lo scatto decisivo sull’ultima salita. Era questo il piano?

Sapevamo che quelle salite, nel circuito finale, potevano essere il punto in cui si sarebbe decisa la corsa. La pendenza mi ha ricordato quella di Wollongong (dove Evenepoel è diventato campione del mondo nel 2022, ndr). Leggermente meno ripida, ma più lunga. Ho subito visto che avevo un distacco serio e non c’è stata una reazione immediata nel gruppo dietro di me. Per fortuna, Wout e Jasper (Van Aert e Styuven, ndr) non c’erano, quindi si è creata immediatamente una situazione ideale. Sono partito nel momento tipico per me: quando la gara si fa dura. In quel momento la media si era alzata, ho pensato che potesse essere l’occasione giusta. Valentin (Madouas, ndr) ed io avevamo trenta o quaranta secondi di vantaggio, lui mi sembrava stare molto bene. Se lo avessi staccato lì, avrei vinto. Ed è andata così. Sì, il piano più o meno era questo.

C’è stato anche il brivido. Una foratura a 3,8 chilometri dall’arrivo che ti ha costretto a cambiare la bici.

Ho preso un ciottolo di pavè e ho subito messo piede a terra. Per fortuna la macchina era dietro di me, dato che avevo un minuto di vantaggio. In quel momento sono diventato un po’ nervoso. Soprattutto perché pensavo che il vantaggio potesse diminuire molto. La situazione non mi era molto chiara. Poi mi hanno detto che avevo un minuto. E mi hanno anche confermato che non era successo niente e che dovevo semplicemente godermi il momento. Ma non potevo esserne abbastanza sicuro.

E’ un anno incredibile per te.

Si, molto speciale. Questa vittoria è il punto più alto, ha un sapore particolare. Sono molto felice di aver vinto l’oro olimpico per la mia Nazione, per i tanti tifosi che c’erano oggi sulle strade. Un ambiente veramente incredibile. E’ stato bello farlo davanti alla mia famiglia e con le persone che mi vogliono bene. Loro sanno quanto era importante per me questa stagione. Penso di aver raggiunto i miei obiettivi sia al Tour sia con queste due vittorie olimpiche. E’ stato qualcosa di straordinario: credo che questo sia stato il mese più bello della mia carriera (sorride, ndr).

Prima di salire sul podio eri commosso. 

Era troppo per me. Soprattutto quando mi è stata data l’altra medaglia d’oro da appendere al collo da mia moglie Oumi. Se l’è portata con sé tutto il giorno e così abbiamo potuto fare questa foto con entrambi gli ori. E’ stata una sua idea. Bellissimo, mi sono sentito come Michael Phelps!

La gioia sul gradino più alto del podio: caro Remco, è tutto vero
La gioia sul gradino più alto del podio: caro Remco, è tutto vero
Il piano gara qual era?

La gara doveva essere resa dura. Ecco perché ho chiesto a Tiesj Benoot di accelerare. Forse all’inizio il suo forcing è parso eccessivo, ma ripensandoci oggi non ho nulla di cui lamentarmi.

E l’attacco di Van der Poel?

Non l’ho visto. Stavo ancora lottando con il freno anteriore e avevo bisogno di un po’ d’acqua in più. Non ero molto agitato. Poi ho visto che non era molto lontano, ho controllato Pedersen e ne ho approfittato andando al massimo. E’ lì che ho messo in tavola la mia prima carta vincente.

Van der Poel non è parso all’altezza della sua fama. Qui con Van Aert, davanti alla gente di Montmartre
Van der Poel non è parso all’altezza della sua fama. Qui con Van Aert, davanti alla gente di Montmartre
Si tornano a fare paragoni con Eddy Merckx.

Sono stato molto contento che sia venuto a salutarmi e ad abbracciarmi. Ma non voglio fare paragoni, sono epoche differenti, mondi differenti. Lui è stato il numero uno, non solo per il ciclismo. E’ tra i più grandi nello sport. Ha vinto tantissimo, io penso alla mia carriera.

Com’è stata la settimana dopo la cronometro?

Molto rilassata. Domenica non ho pedalato, lunedì e martedì pochi chilometri, mercoledì un giro più lungo, poi solo cose tranquille, per essere sicuro di essere al meglio in questa occasione.

Sull’arrivo ti sei fermato e hai allargato le braccia…

Volevo godermi il momento. E così mi è venuto da fare questo gesto, proprio sotto la torre Eiffel. Non sono certo il primo ad aver fatto cose del genere, spero vi sia piaciuto. Volevo godermi al massimo questo momento. Me lo sono meritato e sono contento di festeggiarlo con il mio team, la mia famiglia, con chi mi vuole bene. E ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, oltre che la mia squadra. Ognuno ha fatto la sua parte, siamo stati tutti molto bravi.

Cosa ti senti di dire ai giovani che vogliono iniziare a fare ciclismo?

Sognate. Se sognate, potete raggiungere i vostri sogni. Fate le cose giuste, circondatevi delle persone giuste. E’ molto importante avere intorno chi pensa solo al tuo bene.

E il futuro? 

Vedremo (ride, ndr). Probabilmente stanotte non dormirò. Per il momento mi godo “solo’ il mio terzo posto al Tour e queste due medaglie d’oro (ride ancora, ndr). La mia stagione è stata comunque un successo.

La medaglia di legno di Braidot e gli altri: la mtb azzurra a Parigi

03.08.2024
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Con il commissario tecnico della nazionale italiana di mountain bike, Mirko Celestino, ci eravamo lasciati a maggio. In quel momento il tecnico si aspettava degli squilli importanti dai ragazzi e dalle ragazze che avrebbe portato a Parigi. Sin lì in effetti non si erano visti molto, ma proprio dopo quell’intervista arrivarono le risposte che Celestino aspettava.

Risposte che, nelle gare conquistate da Ferrand Prevot e Pidcock, si sono trasformate nel complesso in una buona gara a cinque cerchi da parte dei ragazzi, con un bronzo sfiorato da Luca Braidot. O forse tolto dalla malasorte. Fatto sta che il friulano, Simone Avondetto, Martina Berta e Chiara Teocchi, chi più chi meno, hanno fatto bene.

Il cittì Celestino con Martina Berta
Il cittì Celestino con Martina Berta
Mirko, partiamo ovviamente da Braidot: alla fine non male, per come si era messa. Anche se la medaglia è stata “di legno”.

Visto tutto quello che Luca ha fatto per arrivare lì, siamo venuti via con un po’ di amaro in bocca. Alla fine si accettano anche queste cose, sappiamo che la mtb è uno sport che prevede con una certa frequenza questa problematica, la foratura o il guasto meccanico. E a volte oltre alle prestazioni serve un pizzico di fortuna.

Che foratura è stata? Ricordiamo che Braidot ha forato la gomma anteriore al secondo giro…

Nasce da un suo errore. Il che ci sta in certi frangenti. E’ avvenuta in un punto “stupido”. Ci siamo stati, soprattutto con le ragazze, tutta la settimana. Tutto il tempo a dire: «Metti le ruote lì. Fai questa linea qua…». Ma niente, se non entravi bene in quel punto erano guai. E infatti quella roccia ha “battezzato” parecchie gomme.

Chiaro, venivano fortissimo, erano ancora in tanti e non si ha sempre la possibilità di scegliere la propria linea…

Esatto. Erano ancora tutti in fila, la velocità era altissima ed è bastato pochissimo perché pizzicasse la ruota anteriore.

I biker azzurri a Parigi (da sinistra): Martina Berta, Simone avondetto, Chiara Teocchi e Luca Braidot (foto FCI)
I biker azzurri a Parigi (da sinistra): Martina Berta, Simone avondetto, Chiara Teocchi e Luca Braidot (foto FCI)
Poi cosa è successo?

E’ arrivato ai box e devo dire che i meccanici hanno fatto un bel cambio, e via. Merito a lui perché vista la situazione e i ritmi non pensavo proprio che riuscisse a reagire in quella maniera. E’ tornato vicino alla medaglia, è stato un grande per quello che ha fatto. Anche perché la sua foratura è avvenuta nel momento peggiore.

Cioè?

Proprio in quell’istante Pidcock stava attaccando. Mi hanno comunicato: «Luca ha bucato» mentre Pidcock mi passava davanti con Koretzky a ruota. Da lì si è accesa la gara e ho detto: «Addio, questa foratura la paga doppia». E invece si è è messo sotto ed è arrivato fino a 7” dal podio. L’ultimo giro lo vedevo che passava con i denti stretti. Luca ha cambiato faccia nell’ultimo giro: era trasfigurato, ma è normale. Non è mai riuscito a trovare un attimo per respirare. Ma non poteva fare altro. Si è detto: «Tiro dritto e se salto, salto…».

E degli altri, cosa ci dici?

Avondetto era contentissimo della trasferta, ma non della gara. Non era un percorso adatto alle sue caratteristiche, perché era un tracciato, come si dice in gergo ciclistico, da gente con gamba piena. Mentre lui preferisce anelli più tortuosi e tecnici, però ha finito a testa alta. La reazione che ha avuto alla fine mi è piaciuta tantissimo perché nonostante fossero le sue prime Olimpiadi, e nonostante il posto se lo sia guadagnato senza rubare niente a nessuno, all’arrivo aveva una faccia triste. Io gli ho detto: «Simo, deluso?» e lui ha risposto solo con sì. Un sì secco, senza dire altro o cercare scuse. E questa è una mentalità vincente. Sia lui che Luca sono stati due ragazzi splendidi. Luca lo conosco di più, sono ormai tanti anni che ci lavoro, ma gli si leggeva negli occhi quello che voleva fare. In otto anni da commissario tecnico non l’avevo mai visto così. Aveva la cattiveria negli occhi, la determinazione. Ogni tanto andavamo giù nel garage dove c’erano le bici e lui era lì da solo che guardava la sua. La controllava. Pensava. Poi tornava in camera. E di nuovo tornava giù.

Braidot a tutta, dopo la foratura è stato a lungo il più veloce in pista. Ma non è bastato…
Braidot a tutta, dopo la foratura è stato a lungo il più veloce in pista. Ma non è bastato…
Storie olimpiche…

Davvero un atteggiamento bellissimo, intenso. Quello per me è stata la vittoria. Mi piace vedere gli atleti così. E’ quello che voglio.

E le ragazze?

Da Chiara Teocchi alla fine non si poteva pretendere chissà cosa. Lei ogni tanto tira fuori il coniglio dal cilindro, come è visto in Brasile per esempio, ma ha fatto il suo. Pensavo ad una top 10 per lei, è arrivata undicesima. Siamo lì. Ha lottato molto. Un po’ più di delusione c’è per Martina Berta, ma la perdoniamo perché comunque è giovane. In realtà pensavo che tutta questa stagione riuscisse a fare qualcosa di più.

E’ arrivata 14ª, realisticamente la vedevi sul podio, oppure una top 5 sarebbe stata più alla sua portata?

Dai segnali che aveva dato in Coppa se fosse arrivata nelle cinque sarebbe stata una vittoria. Ma ripeto, è giovane. Martina ha fatto una bellissima partenza, poi però l’ha pagata giro dopo giro. Speriamo che queste gare così importanti facciano bene alle ragazze e che riescano ad arrivare all’appuntamento con la determinazione che avevano gli uomini. Ad Olimpiadi e mondiali ormai bisogna andare per vincere, non per partecipare. Tre anni fa a Tokyo si percepiva proprio nell’aria che c’era qualcosa che non andava. Sembravano tutti già appagati per il solo fatto di essere lì. 

Stavolta insomma è stato diverso…

Una delle cose bellissime che mi ha detto Luca mesi fa è stata: «Mirko, se non avrò la gamba per competere ad alto livello alle Olimpiadi, lascio il posto ad un altro. Non voglio tornare a casa come a Tokyo perché è stata una delle sconfitte più brutte della mia carriera».

Chiara Teocchi in azione, la lombarda ha chiuso all’11° posto
Chiara Teocchi in azione, la lombarda ha chiuso all’11° posto
Ultima domanda Mirko, che è più una curiosità: era giusto questo percorso per un’Olimpiade? Secondo molti era troppo veloce. Tuttavia i valori in campo sono stati rispettati…

Ha vinto il più forte, secondo Koretzky, terzo Hatherly. Sapete una cosa? Durante la mattina stavo andando sul campo gara con gli altri dello staff e gli ho detto: «Ora che siamo lontano dai ragazzi facciamo i pronostici». Ho detto il mio: Pidcock, Koretzky, Hatherly e Luca nei cinque.

Preciso…

Questo per dire che nonostante il percorso non piacesse alla maggior parte dei ragazzi (non solo italiani, ndr), i valori sono stati rispettati. In effetti sembrava più una pista infinita di pump track molto scorrevole, con tutti appoggi e velocissima.

Viviani pensa alla strada, ma il cuore è in pista

03.08.2024
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VERSAILLES (Francia) – Con le Olimpiadi ha decisamente un bel rapporto. Oro a Rio 2016 e bronzo a Tokyo 2020, con l’onore di essere il portabandiera, nell’omnium. Elia Viviani è pronto a giocarsi le sue carte anche a Parigi. Il suo primo impegno però è stamattina su strada, insieme ad Alberto Bettiol e a Luca Mozzato. Con l’emozione di chi sa bene cosa sono i Giochi.

«Sono quei 15 giorni in cui guardi tutti gli sport – ha raccontato ieri sera – ti senti parte di una squadra molto più grande. Ho voluto esserci nella cerimonia di apertura dopo essere stato portabandiera a Tokyo. E riguardando i miei ultimi anni, l’ultimo risultato importante è stato proprio alle Olimpiadi. E allora ecco che il mio obiettivo più grande è diventato Parigi».

Si comincia con la strada e con un percorso già provato.

Abbiamo fatto una ricognizione controllata. Sulla salita del circuito finale ci venivano 2 minuti e 10 secondi. Evenepoel l’ha fatta in 1 minuto e 58 secondi… Vedremo. E’ un percorso pieno di cotes, non ha curve o rilanci tipo Glasgow lo scorso anno. La differenza la faranno gli strappi, ma secondo me solo nel finale. Sarà difficile individuare un punto in cui attaccare per vincere. Potrebbe succedere in qualsiasi momento.

Evenepoel, Pedersen, van Aert, Van der Poel: non se ne esce?

Il ciclismo attuale è dominato da questi fuoriclasse. Sono quei campioni che non sai mai quando possono attaccare. Possono farlo in qualsiasi momento. Credo che ci sarà un faccia a faccia tra di loro nel finale. Il nostro ruolo è avere un uomo che possa stare con loro, che è Bettiol. Luca ed io siamo due atleti veloci, dovremo essere da supporto nella prima parte e poi farci trovare pronti. E se ci stacchiamo, non mollare. L’esperienza insegna che molti attacchi possono anche tornare indietro e quindi dobbiamo farci trovare pronti.

Come vedi le altre nazionali?

Danimarca e Olanda hanno uomini che possono far diventare questa corsa una corsa un po’ più normale. Pedersen è in gran forma. Ma penso anche a Morkov e Bjerg o a van Baarle. Poi bisognerà vedere cosa faranno altre che hanno risorse immense. Il Belgio ad esempio ha portato quattro atleti da medaglia, perché anche Tiesj Benoot e Jasper Stuyven lo sono. La Gran Bretagna ha Tarling che può sempre inserirsi in una fuga. Occhio alla Francia che gioca in casa. Conosco bene Alaphilippe, emotivamente sarà coinvolto al cento per cento e sicuramente ci proverà.

La nazionale di ciclismo, uomini e donne, alloggia in un hotel di Versailles
La nazionale ci ciclismo, uomini e donne, alloggia in un hotel di Versailles
E l’Italia?

Bettiol ha dimostrato che può giocarsela. Non vedo tratti dove possano staccarlo. Lui è una nostra carta da medaglia importante. Noi siamo atleti veloci che non dobbiamo perdere il controllo della corsa e poi vedremo. Il percorso è su e giù, non è duro, ma lo diventerà con i chilometri che passano. Come una Sanremo, come una Gand-Wevelgem. Però allo stesso tempo sarà diversa, perché il gruppo sarà ridotto. Me la godrò, sarà lo sforzo più grande che farò in questi Giochi, perché quelli in pista saranno corti ma intensi.

La strategia qual è?

Dobbiamo farci trovare pronti fin da subito. Inizialmente sarà compito mio e di Mozzato non far scappare corridori buoni. Non potremmo poi tirare per inseguire. Siamo meno rispetto agli altri, non dobbiamo farci sorprendere e quando la corsa ha preso una piega poi vedremo. Alcuni attacchi si possono anche pagare. La gara finisce solo a Parigi. Peraltro con un arrivo spettacolare, come ho visto ieri nella marcia.

E, anche se è presto, la pista?

Ho lavorato tanto sulla pista, per l’omnium. Un po’ anche con il quartetto, sperando che i ragazzi non ne abbiano bisogno, ma intanto ho dato una mano. Nell’ultimo periodo ho fatto tre giorni di lavoro su pista, riposo, poi strada nei fine settimana. Quello che c’è da fare è stato fatto. Strada e pista ora diranno se ho fatto bene.

Viviani_Oro_omnium_rio2016
Elia Viviani, classe 1989, è oro olimpico dell’Omnium a Rio 2016, mentre a Tokyo ha centrato il bronzo
Viviani_Oro_omnium_rio2016
Elia Viviani, classe 1989, è oro olimpico dell’Omnium a Rio 2016, mentre a Tokyo ha centrato il bronzo
E’ una pista che ti porta fortuna. Qui nel 2022 hai vinto l’oro mondiale nella prova a eliminazione.

Sarà una pista veloce, come è sempre alle Olimpiadi. Gli atleti arrivano al top, gli organizzatori cercano di renderla il più veloce possibile. Il clima inciderà, come sempre. Questo di sicuro vale per l’inseguimento, il legno è stato levigato e vedremo quanto sarà scorrevole. Chiaramente nell’omnium tutto ciò è relativo. Qui ho vinto un mondiale, qui i ragazzi hanno perso un mondiale con la Gran Bretagna, che con Italia, Danimarca e Australia si giocherà la medaglia.

E il tuo omnium?

Conterà soprattutto la tattica. Devi star bene fisicamente, ma non sbagliare una mossa. Ci sono corridori di riferimento come Benjamin Thomas, ma anche possibili sorprese come Van Schip. Bisogna stare attenti a tutti. Se un outsider azzecca le scelte, rischi di non prenderlo più.

Mozzato a testa alta, per convinzione e per orgoglio

03.08.2024
4 min
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VERSAILLES (FRANCIA) – La sua convocazione ha fatto discutere. D’altra parte, se i posti sono solo tre, è abbastanza facile immaginare che ciò possa accadere. Chi ha storto la bocca lo ha fatto per via di un Tour de France anonimo. Ma Luca Mozzato ha tutte le caratteristiche per potersi rendere utile, se non addirittura per essere protagonista, in una gara in linea come quella che si presenta a Parigi con in palio l’oro olimpico (in apertura, un’immagine Instagram lo ritrae con la sua nuova Bianchi Oltre).

Lo ha dimostrato al Giro delle Fiandre, arrivando dietro Mathieu Van der Poel. Lui è sereno e pronto a giocarsi le sue carte. «Sto bene, sono pronto – dice con sicurezza – ho fatto un buon avvicinamento. Sono consapevole che al Tour de France non sono stato presente come avrei dovuto, ma è anche vero che dovevo non prendere rischi per non arrivare cotto a questo appuntamento. Sono fiducioso, emozionato e proverò a far bene».

I ragazzi di Bennati (sulla destra): Alberto Bettiol, Luca Mozzato, Elia Viviani
I ragazzi di Bennati (sulla destra): Alberto Bettiol, Luca Mozzato, Elia Viviani
Sarà una corsa diversa dalle altre.

Sarà strano essere in tre. Noi professionisti siamo abituati ad avere corse gestite dalle grandi squadre dal primo chilometro fino alla linea del traguardo. Trovarsi in tre o in quattro, per le squadre più numerose, senza radio, sarà una incognita per tutti. Dipenderà naturalmente da come vorranno correre le grandi squadre. Se tutti vorranno mettere qualcuno davanti, potrà venire fuori una corsa pazza. Se invece qualcuno la prenderà in mano nelle prime ore avremo la parvenza di una corsa classica, ma non sarà facile.

Che tipo di gara ti aspetti?

Vedremo come sarà in corsa. E’ strano, è diverso. E’ una incognita un po’ per tutti. Di sicuro sappiamo che ci sono alcuni corridori che possono attaccare quando vogliono. Sono pochi, ma sono loro: Evenepoel, Pedersen, Van Aert e Van der Poel. I favoriti sono loro e faranno una corsa diversa dagli altri. Credo che la loro intenzione sia di isolarsi il più possibile, il prima possibile. E poi giocarsi le rispettive carte tra di loro. Per tutti gli altri sarà una incognita e bisognerà vedere che situazioni si presenteranno. E quindi magari entrare nel loro gioco tattico e romperlo.

A Parigi anche i meccanici Campanella (a destra) e Foccoli: rispettivamente Lidl-Trek e Ineos
A Parigi anche i meccanici Campanella (a destra) e Foccoli: rispettivamente Lidl-Trek e Ineos
Una lotta tra loro quattro potrebbe creare spazi all’improvviso per altri?

Quella è la speranza. Ultimamente il trend non è tanto quello di controllarsi tra loro, anzi, spesso collaborano per rimanere da soli. Ma noi dobbiamo cercare una situazione favorevole per giocarci le nostre carte per una medaglia e, perché no, per vincere. Siamo qui per provarci, altrimenti saremo rimasti a casa.

Che cosa ne pensi del percorso?

Mi piace. E’ adatto alle mie caratteristiche. Non è molto duro. Se fosse una corsa normale, con tanti partenti e squadre organizzate, si parlerebbe di volata quasi sicura e di un gruppo nutrito. Così invece c’è un livello alto e un gruppo non numeroso. Sarà quindi una corsa più tattica. Bisognerà entrare nelle azioni nel momento giusto, perché siamo in pochi e quindi non si possono sprecare energie inutilmente battezzando azioni che non sono buone. Sarebbe come mettersi una palla al piede.

Nel pomeriggio di ieri, l’hotel della nazionale ha aperto le porte ai media. Qui Mozzato (di spalle) con Francesco Pancani
Nel pomeriggio di ieri, l’hotel della nazionale ha aperto le porte ai media. Qui Mozzato (di spalle) con Francesco Pancani
Quale sarà il tuo ruolo?

Sentiremo Daniele che cosa ne pensa. Non abbiamo ancora fatto la riunione tecnica (l’intervista è stata realizzata ieri prima di cena, ndr). Siamo tutti d’accordo sul fatto che il nostro leader è Alberto e lavoreremo per lui. Elia ed io dovremo essere bravi a interpretare la corsa e a sfruttare le occasioni che ci capiteranno.

Non è un Grande Giro, non è una classica monumento, non è un mondiale. E’ l’Olimpiade. Senti qualcosa di diverso?

Per uno sportivo l’Olimpiade è una cosa diversa, è vero. Per il ciclismo è particolare rispetto ad altri sport, ma è una situazione che trascende da tutto. Siamo circondati da atleti di ogni sport, si respira la competizione vera da qualche settimana. Ogni giorno guardiamo i risultati di tutti gli altri ragazzi, tifiamo per gli italiani, apprezziamo gli stranieri. Si sente, si respira. E’ speciale. E’ bello esserci. E’ una cosa che ti spinge a dare il meglio di te stesso. E io questo chiedo a me stesso, questo mi chiedono i compagni di squadra e il commissario tecnico. Sono pronto, ho fiducia, vediamo come andrà.

Perché i Giochi sono speciali? Lo chiediamo a Mauro Berruto

03.08.2024
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Oggi è il grande giorno del ciclismo in linea alle Olimpiadi di Parigi, in cui i più grandi campioni di questo sport (anche se non proprio tutti-tutti, vedi l’assenza del Tadej Pogacar) si sfideranno per conquistare una medaglia, possibilmente d’oro. Ma perché le Olimpiadi sono così importanti nella vita di un atleta? Perché, cioè, la percezione che ne abbiamo tutti è così diversa da quella di ogni altra competizione? Per provare a rispondere abbiamo parlato con uno che di Olimpiadi – meglio, di Giochi Olimpici – se ne intende: Mauro Berruto.

Berruto è stato bronzo ai Giochi di Londra nel 2012 come allenatore della Nazionale di pallavolo maschile. Ora invece è Deputato del Partito Democratico e membro della segreteria nazionale del partito con delega allo sport. L’abbiamo raggiunto appena rientrato da Parigi, dove ha preso parte ad una missione parlamentare della Commissione Cultura, di cui fa parte.

Mauro Berruto, torinese classe 1969, è stato ct della nazzionale volley fino al 2015, quando si dimise (foto Getty Images)
Mauro Berruto, torinese classe 1969, è stato ct della nazzionale volley fino al 2015, quando si dimise (foto Getty Images)
Allora Mauro, iniziamo dall’inizio: cosa distingue le Olimpiadi da tutto il resto?

Per rispondere forse è utile cominciare da un approccio linguistico. Quelli che si stanno disputando in questi giorni a Parigi sono i Giochi Olimpici. L’Olimpiade invece è l’intervallo che c’è le varie edizioni dei Giochi Olimpici. Questo solo per dire che una delle caratteristiche eccezionali dei Giochi è che presuppongono l’attesa, un’attesa anche piuttosto lunga nella vita di un atleta. Poi in generale è un tipo di manifestazione che fa storia a sé. Non c’è nulla di paragonabile nella carriera di uno sportivo, anche perché si trovano condizioni che non è in alcun modo possibile allenare.

Cioè?

In tutte le competizioni di altissimo livello che si affrontano durante l’anno, che siano mondiali o europei, esiste tutta una serie di protocolli molto schematici seguiti dalle organizzazioni e di conseguenza dagli atleti. Invece ai Giochi non è così, perché sono imprevedibili per definizione. Il Villaggio per esempio ha molto più a che fare con un campo scout che con un luogo di ritiro in cui tutto è meticolosamente allineato. E questo, ci tengo a dirlo subito, fa parte della magia dei Giochi.

Perché?

Al Villaggio sei a contatto con atleti di altre Nazioni e di altre discipline. Sei sottoposto in continuazione a tutta una serie di up and down emotivi provenienti dall’esterno che alla fine ti influenzano eccome. Tieni poi conto che lì durante quei giorni vivono circa 10.000 atleti e di questi almeno 8.500 non hanno alcuna reale possibilità di vincere. Non solo l’oro, ma nemmeno una medaglia. Sono lì per godersi quel momento e basta. La mensa è aperta 24 al giorno e ci trovi sempre qualcuno. E’ un luogo in cui può capitare di vedere un campione dell’NBA fare la fila dietro uno sconosciuto sollevatore di pesi dell’Iran. Insomma, ai Giochi sei sottoposto a stimoli, sollecitazioni, imprevisti che nelle normali situazioni della vita di uno sportivo non capitano mai.

Il Villaggio olimpico è un crogiuolo di atleti da ogni angolo, ma non è come un campus a 4 stelle (foto Ina Fried/Axios)
Il Villaggio olimpico è un crogiuolo di atleti da ogni angolo, ma non è come un campus a 4 stelle (foto Ina Fried/Axios)
Ci fai un esempio che ti è capitato?

Ne avrei a decine, vi faccio questo. Nel 2012 siamo arrivati a Londra dopo una preparazione meticolosissima, studiata al millimetro, che prevedeva due sessioni di allenamento con i pesi pochi giorni prima dell’inizio del torneo. Insomma siamo arrivati alla palestra del Villaggio e l’abbiamo trovata vuota, non c’erano né pesi né attrezzi. Parlo di questo quando dico che i Giochi hanno aspetti inallenabili, che neanche il coach più bravo può prevedere e ricostruire prima.

Questo però non diventa un problema per gli atleti, qualcosa che rischia di minare le prestazioni e compromettere gli sforzi e i sacrifici di una vita? Anche in questi giorni abbiamo visto polemiche per i letti di cartone, la mensa scadente, l’acqua della Senna…

Infatti, mi riferivo proprio a questo. A tutte quelle incognite che capitano e che non possono non capitare in un evento così grande e grandioso. Io credo che tutto ciò faccia parte in maniera inscindibile dell’essenza dei Giochi. Ed è vero che normalmente i mondiali hanno un valore tecnico più alto, ma questa è la magia dei Giochi. Vince chi riesce ad adattarsi e a gestire meglio le condizioni di imprevedibilità che inevitabilmente capiteranno. Posso fare un altro esempio personale?

Prego.

Ai Giochi anche gli orari sono tutti sballati. Sempre a Londra la nostra partita d’esordio è iniziata alle 9 di mattina, un orario vietato dai regolamenti standard. Ci siamo svegliati alle 5,30 e abbiamo fatto colazione al sacco sul pullman che ci portava dal Villaggio al palazzetto, cosa impensabile nelle normali competizioni. Ecco, in quei frangenti mi è stata più utile l’esperienza di quando avevo vent’anni e allenavo all’oratorio rispetto a tutte le stagioni di Serie A messe assieme.

La nazionale di pallavolo femminile è ancora in lizza a Parigi, guidata da Velasco (foto Fipav)
La nazionale di pallavolo femminile è ancora in lizza a Parigi, guidata da Velasco (foto Fipav)
Certo però che non dev’essere facile entrare in quest’ottica, in uno sport sempre più attento ad ogni dettaglio.

Secondo me quando ci si trova in quei frangenti ci sono due scelte. O rifiutare tutto in blocco, quindi arrabbiarsi per i letti di cartone, la mensa perfettibile, gli orari sfasati eccetera. Oppure accettare l’eccezionalità della situazione ed adattarsi, sapendo che si sta vivendo qualcosa di unico ed irripetibile. Perché poi alla fine vince non solo il più forte, ma anche chi riesce a gestire meglio la situazione che ha di fronte, per quanto inaspettata sia.

Qualcosa di simile sta succedendo anche nella prova di ciclismo in linea, con squadre formate da un massimo di 4 corridori per un totale di 90 atleti al via, a fronte di un percorso molto lungo…

Ecco, io penso che tentare di far diventare i Giochi una gara come le altre sia un errore. Approcciarli secondo i normali protocolli, chiamiamoli così, non solo è sbagliato perché va ad uccidere lo spirito che si respira lì e lì soltanto, ma è anche meno utile per vincere. Perché questo approccio ti allena meno agli imprevisti che dicevamo prima. E quella è una cosa che puoi fare solo lì. Solo solo se ti immergi fino in fondo in quell’atmosfera. Sia chiaro, è tutt’altro che scontato. Anch’io ho imparato un po’ alla volta, grazie all’esperienza di Atene come vice-allenatore. Subito ti viene da arrabbiarti, poi capisci che invece devi conservare tutte le forze che hai per tirare fuori il meglio possibile. E questa per me è la parte davvero affascinante.

Restiamo un attimo sul ciclismo, perché questo è un magazine che alla fin fine parla di quello. Avresti qualche consiglio da dare ai tre azzurri che oggi gareggeranno a Parigi?

Consigli agli altri cerco di darne il meno possibile, ma l’unico che darei ha a che fare con quello che ho appena detto. Cioè di incanalare le energie nel qui ed ora, senza buttarle a pensare a quello che non è. Alle cose che sarebbero potute o dovute andare diversamente, ma mettersi alla prova nel presente e viverlo in maniera totalizzante. Anche perché ai Giochi i pronostici valgono qualcosa negli sport dove conta solo il cronometro, come i 100 metri magari. In tutti gli altri, quelli a catena cinetica aperta, se c’è una cosa che non conta è il pronostico.

I Giochi Olimpici richiamano pubblico da tutto il mondo per la loro particolarità (foto Paris 2024)
I Giochi Olimpici richiamano pubblico da tutto il mondo per la loro particolarità (foto Paris 2024)
Ultima cosa. Tu che li ha vissuti, i Giochi Olimpici mantengono ancora qualcosa dello spirito che avevano nell’antichità, quando erano capaci di far smettere le guerre, oppure anche quello ormai è cambiato?

Quello che vi posso dire è che dentro il Villaggio Olimpico vedi davvero la sede dei palestinesi a 300 metri da quella degli israeliani. Non è retorica: io c’ero, l’ho vissuto. Poi certo, i Giochi a tratti sono anche il tripudio del nazionalismo, che per molti versi è un lascito della civiltà classica in cui le diverse polis gareggiavano tra loro. Però anche i Giochi oggi sono lì a dimostrare, anche se purtroppo solo per 20 giorni, che ogni quattro anni può accadere un’utopia. Quel momento – questo momento – è davvero la rappresentazione plastica di un sogno di tutta l’umanità. Se chi ha avuto la grande fortuna di vivere quell’atmosfera avesse più spazio nel rappresentare anche politicamente i diversi Paesi, credo sarebbe un grande passo avanti per tutti.

Anche Longo Borghini fiuta il fuoco: «Se c’è bagarre, mi diverto»

02.08.2024
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VERSAILLES (Francia) – Nella quiete di uno splendido albergo, non lontano dalla Reggia di Versailles dove si stanno disputando le prove olimpiche dell’equitazione, le ragazze della nazionale di ciclismo preparano la prova olimpica di domenica. Alle 14 partirà una gara che si preannuncia dura e combattuta, per un totale di 158 chilometri. «E’ un grande obiettivo», dice con sicurezza Elisa Longo Borghini.

Elisa ha già al suo attivo due bronzi olimpici e due bronzi mondiali. Sa come si corrono queste gare, conosce la differenza tra una prova in linea per nazionali e una grande classica. E’ l’italiana più attesa, reduce da una cronometro che poteva andare meglio e da un Giro d’Italia che non poteva andare meglio. Non era sicuramente qui per la cronometro, la prova che conta è quella di domenica. «Sento di aver mantenuto la condizione dopo il Giro. Poi saranno le gambe a parlare domenica. Sono certa che come squadra faremo bene».

La crono di Elisa Longo Borghini non è andata benissimo, ma il vero obiettivo è la gara di domenica
La crono di Elisa Longo Borghini non è andata benissimo, ma il vero obiettivo è la gara di domenica
E da te stessa cosa ti aspetti?

Queste sono gare che amo. Mi piacciono l’imprevedibilità, l’adrenlina, la rumba. Ci sguazzo e mi diverto. Poi magari non vinco, ma per me questo è il ciclismo, non le gare che sai già come si svilupperanno e come andranno a finire. Quelle sono noiose. A me piace stare nella mischia e combattere.

Che gara ti piacerebbe che si sviluppasse?

Non abbiamo ancora parlato di strategie, ma sicuramente ci saranno tentativi da lontano. Il percorso invoglia ad attaccare, ci sono tante seconde linee molto forti. Questo fa immaginare che vogliano provare ad avvantaggiarsi per arrivare davanti nel circuito. Magari può essere uno scenario realistico. Sicuramente spero di non arrivare in volata, magari se fosse una volata a due o a tre sarebbe meglio. Naturalmente sogno di arrivare da sola, ma è abbastanza difficile. Mi difenderò e cercherò di fare della gara che uscirà fuori la mia gara ideale.

Tutte contro Lorena Wiebes?

Spesso succede e credo che sarà così anche stavolta. Tutte vorranno provare a staccare Wiebes. Però magari proprio per questo ne potrebbe venir fuori un tutte contro tutte. E non mi dispiacerebbe, dico la verità. Più c’è bagarre, più mi diverto. E ci possono essere più occasioni per sorprendere le altre. Credo che sarà una gara bella da vedere per uno spettatore e molto dura per chi la correrà.

Foto ricordo anche per la sua Trek: l’attesa olimpica è ai massimi (foto Instagram)
Foto ricordo anche per la sua Trek: l’attesa olimpica è ai massimi (foto Instagram)
Ti piace il percorso?

Sì, mi piace molto. Mi ricorda una Gand-Wewelgem, con Montmartre che può essere paragonato al Kemmelberg, anche se la salita della classica ha pendenze più arcigne. E’ una corsa dove bisogna cogliere l’occasione. Per quanto mi riguarda non voglio decidere un punto preciso dove attaccare o difendermi. Anzi, è più probabile che io debba difendermi. Cercherò di restare tanto sul momento e di cogliere l’occasione giusta, oppure di individuare la ruota giusta e rimanere attaccata aspettando il momento per provarci. E’ l’opzione più probabile.

Potrebbero esserci alleanze trasversali, legate alle appartenenze alle rispettive squadre?

Non voglio neanche pensarci. E’ una cosa che non prendo in considerazione minimamente. Gli obiettivi di club non dovrebbero contare nulla alle Olimpiadi. Si sta qui per la nazionale e non per le nostre squadre. Sono cose che non devono influenzare la corsa. Chiaramente so che possono accadere, ma comunque mi pare difficile in una gara del genere, con un gruppo ristretto rispetto al solito. In ogni caso, ciò che mi rende fiduciosa è la grande unione che c’è tra me, Elisa, Silvia ed Elena (Balsamo, Persico e Cecchini, ndr). Stiamo bene, siamo unite e pronte a farci valere come squadra. Daremo tutto e finiremo senza alcun rimpianto.

Elisa Longo Borghini, classe 1992, ha già conquistato due bronzi olimpici: a Rio e Tokyo (foto FCI)
Elisa Longo Borghini, classe 1992, ha già conquistato due bronzi olimpici: a Rio e Tokyo (foto FCI)
Cos’hanno di speciale le Olimpiadi rispetto a mondiali o europei?

Uno dei ricordi più belli che ho è legato proprio alle Olimpiadi. A Rio, quando ho preso la medaglia, mia mamma mi ha detto: «Grazie, mi hai restituito la medaglia che avrei potuto prendere io quando ti ho avuta». Lei (la fondista Guidina Dal Sasso, ndr) avrebbe dovuto fare i Giochi invernali di Albertville nel 1992. Non ci è andata perché sono nata io. E’ stato un cerchio che si è chiuso, un cerchio olimpico. Al di là del ricordo personale, è proprio qualcosa di diverso. Ai nastri di partenza lo percepisci subito. E’ una emozione che non riesco a spiegare. E’ un misto tra la tensione e l’orgoglio di essere lì con la maglia della nazionale. E’ una emozione forte e così forte non l’ho mai provata in alcuna situazione. Qui percepisci chiaramente che c’è tutto il mondo dello sport, non solo del ciclismo.

Bettiol, parole chiare: «La corsa sarà una continua esplosione»

02.08.2024
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VERSAILLES (FRANCIA) – Tre è il numero delle Olimpiadi di Parigi. Il 3 agosto, domani, si tiene la prova in linea. Gli azzurri correranno in tre. E si corre per tre medaglie. Tutti concetti che ha ben presente la punta dell’Italia, Alberto Bettiol. Un talento che sa farsi valere nelle gare in linea e a cui forse è sempre mancato il grande colpo.

Chissà che non possa essere proprio a Parigi, in una gara che può essere imprevedibile. Tutti parlano di Evenepoel, già campione a cronometro, Van Aert, Pedersen e Van der Poel. Ma se ci dovesse essere spazio per inserirsi, e magari in una situazione del genere c’è, Alberto Bettiol è pronto.

Il toscano ha disputato una discreta cronometro a Parigi: 18° a 1’54” da Evenepoel
Il toscano ha disputato una discreta cronometro a Parigi: 18° a 1’54” da Evenepoel
Com’è fare il capitano di una squadra composta da tre persone?

E’ strano. Sono le Olimpiadi, è una gara diversa dalle altre. Sarà così per tutti, per cui bisogna adattarsi e farsi forza con ciò che si ha. Ci siamo immaginati come possa andare, ma è talmente incerta che bisogna essere flessibili mentalmente. Ci sono squadre da tre corridori, otto Nazioni ne hanno quattro, qualcuna uno. Difficile fare tatticismi. Quando la corsa esploderà, non smetterà più di esplodere. Sarà dura, anche se altimetricamente non lo è, ma è diversa da tutte le altre. Bisogna prenderla per quella che è e pensare che in Italia ci sono più di duecento professionisti e qui siamo in tre a rappresentarli. Io, Luca ed Elia siamo fieri di esserci. Faremo la nostra corsa cercando di stare uniti e di muoverci bene.

Avete già individuato la strategia?

Non abbiamo le radio, siamo in pochi, bisogna essere sempre vigili. Conterà preservare le energie, ma di sicuro non si può pensare di rimanere coperti. Se rimani dietro, nessuno tira per rientrare. Bisogna stare sempre davanti. Sarà una corsa lunga, magari anche più di sei ore. E un percorso come questo lo senti negli ultimi 30 o 40 chilometri, perché lì si sente la stanchezza. Non c’è un punto chiave che si possa individuare, non è come una Sanremo dove sai che il Poggio è decisivo. Ogni momento può essere quello giusto, bisogna essere pronti e magari anche un po’ fortunati. Non è solo questione di forza, anche di istinto e di intuizione. Ma questo ci deve far ben sperare. 

Oggi si è tenuto un incontro con la stampa nella zona di Versailles, dove risiedono gli azzurri del ciclismo. Bettiol ha parlato con chiarezza
Oggi si è tenuto un incontro con la stampa nella zona di Versailles, dove risiedono gli azzurri del ciclismo. Bettiol ha parlato con chiarezza

Che tipo di gara ti auguri?

Noi vogliamo una corsa dura. Luca ha fatto il Tour, è preparato. Elia ha lavorato tanto anche sulla pista, è pronto. Io devo stare insieme ai corridori con le mie caratteristiche, non vorrei trovarmi all’arrivo con uno più veloce di me. Devo anticiparlo. E poi qui si lotta per una medaglia, non solo per il primo posto. Bisogna tenerne conto, è una gara diversa.

Hai già provato una gara olimpica e non è andata benissimo.

A Tokyo potevo fare di più, mi è venuto un crampo e l’ho pagato. Certo, con un terzetto come quello, con Carapaz, van Aert e Pogacar, era difficile pensare al podio. Avevo un problema fisico, poi l’ho risolto. Mi è servita per abituarmi al clima olimpico. Non è tutto bello, ci sono anche le controindicazioni. Mi riferisco a quando devi muoverti per andare a Parigi, o per arrivare in albergo, devi portarti sempre il pass, sei scortato, ci sono tanti protocolli da seguire. Non puoi fare come vuoi. Insomma, ti devi adattare. 

Per Bettiol (a destra) un selfie sotto la Torre Eiffel a Cinque Cerchi con Viviani e Mozzato che correrano con lui la prova di domani (immagine Instagram – FCI)
Per Bettiol (a destra) un selfie sotto la Torre Eiffel a Cinque Cerchi con Viviani e Mozzato che correrano con lui la prova di domani (immagine Instagram – FCI)
La condizione com’è?

La preparazione è andata bene. Mi sono ritirato dal Tour perché ho percepito che sarebbe stato troppo, per questo ho evitato la parte più dura. L’appuntamento più importante è l’Olimpiade e ho pensato solo a questa gara di Parigi. Mi sono allenato insieme alle ragazze, ho provato il percorso, mi sento bene. Negli ultimi due giorni sono arrivati anche Luca ed Elia e siamo pronti a farci valere. 

L’approccio a una gara del genere è diverso?

Io affronto ogni gara allo stesso modo. La preparo alla stessa maniera, mi alimento allo stesso modo, cerco sempre di ottenere il massimo. Ma non c’è niente da fare, l’Olimpiade è un’altra cosa. Lo percepisci chiaramente. Non rappresenti il ciclismo italiano come può essere ai mondiali o agli europei. Lottiamo tutti per una medaglia che è per tutti uguale, per il ciclismo, per la scherma, per il basket, per il ping-pong. Rappresenti tutto lo sport italiano. Qui non siamo ciclisti, siamo atleti olimpici. E’ una grande responsabilità e una cosa molto bella. Dobbiamo esserne orgogliosi. 

Hai mai sognato la medaglia olimpica?

E’ una cosa difficile anche da sognare. E’ una cosa troppo grande. Come dicevo prima, non cambio il mio approccio alla gara. Quando smetterò magari mi renderò conto e saprò capire cosa ho combinato. Ora non ti fermi mai, già so che dopo questa gara avrò altri obiettivi e a fine carriera metterò tutto a fuoco. Di sicuro, però, se dovessi raccogliere una medaglia olimpica, saprei subito di aver fatto qualcosa di indimenticabile non solo per me, ma per tutto lo sport italiano. Perché l’Olimpiade è un’altra cosa. E forse questa può essere la nostra forza.