Torniamo alla Parigi-Nizza, sotto la lente di Caruso

Torniamo alla Parigi-Nizza, sotto la lente di Caruso

24.03.2026
6 min
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Facciamo un salto indietro, per analizzare quel che la Parigi-Nizza ha offerto. Parliamo di una delle gare a tappe più lunghe al di fuori dei grandi giri e quest’anno è vissuta sul profondo dominio di Vingegaard, con un distacco finale che ha sfiorato i 5 minuti. Il miglior italiano in classifica è stato Damiano Caruso, che sta vivendo quella che dovrebbe essere la sua stagione finale con un occhio attento a quello che per tanti anni è stato il suo mondo.

Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa

«Io ero da un po’ che mancavo dalla Parigi-Nizza – racconta il siciliano della Bahrain Victorious – l’ultima edizione che avevo fatto era nel 2020, quella che non abbiamo neanche completato per l’insorgere del Covid. Non ne ho corse tantissime, ma ne ho sempre avuto un ricordo abbastanza timoroso perché alla Parigi-Nizza c’è uno stile di corsa completamente differente, è praticamente un piccolo Tour de France come tipologia di gara».

Che cosa la caratterizza?

Intanto è lunga, 8 tappe e va da domenica a domenica. Offre percorsi che spaziano dalla classica del Belgio alla tappa di montagna e soprattutto ti presenta qualsiasi condizione atmosferica: puoi passare dalla neve alla giornata tiepida con 20 gradi. E in questa Parigi-Nizza abbiamo trovato tutte queste condizioni, quindi è stata una gara sicuramente dura e anche di livello, ma questa non è una novità. Poi ha uno stile di corsa molto aggressivo e complicato, davvero come il Tour, quindi è una corsa molto dispendiosa in termini di energie, non solo fisiche ma anche mentali.

Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d'onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d’onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d'onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d’onore nella terribile quarta tappa
Molti sono rimasti particolarmente colpiti dal distacco che Vingegaard ha imposto a tutti gli altri. Alla fine ha chiuso con 4’23” sul colombiano Martinez. Era veramente così superiore?

Questo gap così importante nasce nella quarta tappa, con 200 chilometri che abbiamo fatto interamente sotto l’acqua e con i ventagli. I primi 80-90 chilometri, la classica pianura francese su e giù, mai veramente piatta ma ondulata, e poi un finale impegnativo con salitelle nemmeno così dure. Il maltempo ha giocato un ruolo decisivo, già dal primo chilometro il gruppo si è allungato, spezzato, diviso in diversi tronconi. Lui si è ritrovato avanti con tanti corridori della Red Bull e anche con un suo compagno di squadra e praticamente sono riusciti subito a fare un gap importante che non costruisci neanche in una tappa di montagna.

La classifica si è costruita lì?

Sì. Lui ha vinto, Dani Martinez ha fatto secondo, Ayuso si è ritirato perché è caduto, lo stesso ha fatto McNulty. Il suo capolavoro tecnico è stato nella capacità, nella prontezza di essere nel primo ventaglio, a inizio corsa, già ben presente sin dal via. E poi mantenere quel vantaggio che si era creato durante i ventagli. Negli altri giorni, Ok, nella cronosquadre sono andati forte, ma non hanno fatto tutta questa differenza.

Ayuso era salito in testa alla classifica, ma una caduta nella quarta tappa l'ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica della Parigi-Nizza, ma una caduta nella quarta tappa l’ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica, ma una caduta nella quarta tappa l'ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica della Parigi-Nizza, ma una caduta nella quarta tappa l’ha costretto al ritiro
Nel bilancio della vostra squadra chiaramente influisce molto la vittoria nell’ultima tappa di Lenny Martinez…

Noi sicuramente siamo tornati a casa molto soddisfatti da questa gara, anche se abbiamo avuto due corridori con la clavicola rotta e abbiamo chiuso la prova solo io e Lenny. Già alla vigilia era una squadra impostata su di lui e Martinez non ha tradito le aspettative perché comunque sia ha fatto quinto in classifica generale e l’ultimo giorno ha messo la ciliegina sulla torta, quindi il bilancio è più che positivo.

Come lo vedi come corridore visto che è così giovane?

Giovane sì, ma non si può dire che sia alle prime armi perché ormai di esperienza ne ha messa da parte. Io lo vedo molto talentuoso e sta continuando a crescere di anno in anno. Ora tutti si aspettano, essendo francese, che faccia vedere grandi cose al Tour, ma intanto sta dimostrando di essere molto competitivo nelle gare di un giorno e nelle brevi corse a tappe ed è da lì che si parte. Il suo processo di miglioramento delle gare a tappe di tre settimane, avverrà quando anche lui sarà pronto, non solo fisicamente ma anche mentalmente, per sopportare uno stress così prolungato.

Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain alla Parigi-Nizza
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain alla Parigi-Nizza
E di Damiano Caruso che possiamo dire?

Ha fatto quello che praticamente è stato chiamato a fare, quello che di solito faccio con Antonio Tiberi quando corro con lui, quindi dare il mio bagaglio di esperienza in tante fasi della gara dove magari questi ragazzi possono ancora migliorare perché una corsa è composta di tanti momenti, come i posizionamenti prima di una discesa o piuttosto prima dell’imbocco di una salita. Un esempio c’è stato proprio all’ultima tappa…

Dove?

All’imbocco dell’ultima salita, quando un attimo prima che Vingegaard attaccasse, ho posizionato Lenny esattamente alla sua ruota. Quelli sono piccoli dettagli che magari sembrano banali, ma farsi trovare al posto giusto nel momento giusto è fondamentale. A quella salita si arriva da una strada grande, ma si imbocca una stradina stretta, subito al 10 per cento.

Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Quindi?

Se Vingegaard già entra avanti a te e attacca, tu puoi essere anche fortissimo, ma se non sei subito sulla sua ruota, parti con uno svantaggio da colmare e poi devi rimanere con lui, tenerlo ma con molte energie in meno. Essergli subito attaccato ti permette poi, nell’accelerazione, di essere competitivo fino alla fine. Così infatti è stato e per questo credo che in quella vittoria ci sia anche un po’ di me…

Sono trucchi che hai appreso negli anni?

Certamente, di queste situazioni ne ho viste parecchie, ho avuto la fortuna di avere una carriera dove ho fatto il gregario, ma anche il privilegio di fare il leader in determinate circostanze, quindi so cosa serve fare in quei momenti in entrambi i ruoli. Mi sono divertito a correrla in supporto e poi quando hai in squadra uno come Lenny, che ti ripaga con il risultato, ti permette di tornare a casa felice.

Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell'americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell’americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell'americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell’americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Tu quest’anno farai il Giro d’Italia, Tiberi invece è destinato al Tour de France. Da più parti si dice che forse il Tour sia proprio la corsa più adatta per Antonio in questo momento. Tu che sei emerso in tutte e due le i contesti, cosa vuoi dire al riguardo?

Conoscendolo bene, secondo me è corretto che Antonio alla soglia dei 25 anni abbia il suo primo assaggio di Tour. Le caratteristiche si adattano bene alla Grande Boucle, quanto lo scopriremo presto. Il Tour non è solo montagna, ci trovi mille difficoltà, quella che può sembrare la tappa di pianura per velocisti può cambiare la classifica. Sarà interessante vederlo, ma sono fiducioso.

Hai un consiglio da dargli?

Se riesci a rimanere con Pogacar, o meglio se riesci a vedere Pogacar nel momento in cui sta attaccando, vuol dire che già sei al 70 per cento dell’opera, perché vuol dire che già siete rimasti in 7-8 e quindi è lì poi che si fa la differenza.

Alessandro Pinarello

Pinarello: primi piazzamenti nel WorldTour e tanta fiducia

24.03.2026
4 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Alessandro Pinarello di colpo appare più maturo di un anno fa. Concreto quando parla, sereno, ha lo sguardo di chi sembra aver cambiato pagina. Il ragazzo è passato quest’anno alla NSN Cycling e quindi è approdato nel WorldTour.

E’ l’ennesimo prodotto di quel vivace vivaio che è la Bardiani-CSF. Evidentemente anche chi era in quel team con lui ha lavorato bene. E alla Tirreno-Adriatico, la sua buona prestazione è stata quella nota (potente) che dà coraggio.

Alessandro Pinarello
Alessandro Pinarello (classe 2003) all’arrivo di Camerino, all’ultima Tirreno
Alessandro Pinarello
Alessandro Pinarello (classe 2003) all’arrivo di Camerino, all’ultima Tirreno

Pinarello e l’inverno easy

Alla fine il veneto ha chiuso al decimo posto. Ha perso qualche posizione nel giorno di Camerino, su un arrivo tosto e nervoso, non facile da gestire. E poi diciamola tutta: erano tutti ravvicinati in pochi secondi, pertanto bastava un attimo per scendere o per salire. «Sicuramente questa settimana alla Tirreno – ha detto Pinarello – mi ha dato tanta fiducia. E’ stata una bella carica di stima e di stimoli per continuare a lavorare bene».

Alessandro non si aspettava del tutto questa prestazione. Una top ten alla Tirreno non è qualcosa di banale. «Anche all’Algarve ero andato bene – dice – ma sinceramente non mi aspettavo un risultato simile in una corsa WorldTour. E questo mi rende davvero contento perché il livello qui era davvero alto.

«Abbiamo pianificato un buon inverno con la squadra. E ne sono contento perché poi è stato un inverno tranquillo. Anzi più easy del solito. Anche a livello di nutrizione: solo a gennaio ho iniziato ad essere più specifico con i carichi di nutrienti e carboidrati in base agli allenamenti. Quindi grammature esatte pasto per pasto. A gennaio sono salito in altura e lì ho fatto un bel blocco di tre settimane. Per me dunque la differenza forse l’ha fatta proprio il fatto di partire con più calma e la possibilità di avere grandi ambizioni».

Francesco Frassi
Francesco Frassi, direttore sportivo della NSN Cycling, segue direttamente Pinarello
Francesco Frassi
Francesco Frassi, direttore sportivo della NSN Cycling, segue direttamente Pinarello

Frassi sorpreso a metà

«Pinarello – dice il direttore della NSN, Francesco Frassi – lo conoscevo un po’ come corridore, perché il nostro mondo alla fine è piccolo, ma non come persona. Ho iniziato a seguirlo a novembre, lui è uno dei miei ragazzi. L’ho aiutato a inserirsi nel nuovo ambiente, che è ricco di stranieri fra staff e corridori. E’ un ragazzo molto socievole. Si è integrato bene. Anzi, è Alessandro che ha portato un po’ di sorriso. E’ molto positivo».

Frassi poi parla del discorso delle performance e conferma il tema dell’avvio lento di cui parlava lo stesso Pinarello. «E’ vero quel che ha detto – riprende il diesse – Alessandro ha iniziato in modo graduale, senza pressioni. Abbiamo stabilito insieme un percorso e lo ha seguito senza intoppi. Ha fatto i suoi ritiri fra Maiorca, Denia e altura. Alle gare non aveva pretese. Non sapeva come sarebbe andata. Ma in Algarve, nella prima tappa dura, era davanti con gente che fa top 10 al Giro e al Tour.

«A quel punto, dopo l’Algarve, alla Tirreno lo abbiamo messo in condizione di fare classifica. Cioè un gruppo di compagni più esperti che gli danno fiducia e lo guidano in gara, specie in una Tirreno come questa dove la posizione era determinante per non perdere energie o restare fuori dai momenti chiave.

«Arrivare sesto a San Gimignano, tra quei corridori, ha significato molto per lui e per noi. Ma la cosa che più mi interessa è che Pinarello sente che la squadra ha fiducia in lui. Noi vogliamo costruire un percorso solido».

Alessandro Pinarello
All’improvviso tra i grandi, ecco Alessandro fra Del Toro e Van Aert
Alessandro Pinarello
All’improvviso tra i grandi, ecco Alessandro fra Del Toro e Van Aert

Altura e Gran Camino

E il percorso solido inevitabilmente non prevede che si brucino delle tappe. Frassi ci va cauto, ma come Pinarello appare determinato.

«Ha dei grossi margini di miglioramento – spiega il toscano – sia fisici ma anche mentali. Per dirne una: non sente la pressione. Vero che noi non gliel’abbiamo messa, ma è altrettanto vero che poi quando ti ritrovi davanti questa viene da sola. E questa è una buona caratteristica per fare classifica».

Ora cosa prevede il calendario di Pinarello? Frassi parla del Giro d’Italia, ma dice che non possiamo chiedergli se ci andrà per fare classifica o meno. «Come detto, andiamo per gradi. Vedremo».

«Ora risalgo al Teide – conclude Pinarello – di nuovo altura. E vi resterò per circa 15 giorni. A seguire, una settimana a casa per recuperare un po’ e poi Gran Camino, altra corsa a tappe». Pinarello parla di equilibri di gruppo. «Un po’ anche gli altri corridori mi vedono stare più avanti tra i big, ma non basta questo per andare forte e prendersi tutta la stima del gruppo». Insomma, il cammino è lungo, ma la direzione sembra quella giusta.

Tadej Pogacar, Milano-Sanremo 2026, vittoria, UAE Team Emirates

La Sanremo di Pogacar, costruita (anche) con i consigli di Bonifazio

24.03.2026
5 min
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Tadej Pogacar ha avuto una guida d’eccezione nel suo avvicinamento, vincente, alla Milano-Sanremo, e si tratta di Niccolò Bonifazio. L’ex professionista che sulle strade dove si decide la Classicissima ci è cresciuto e sulle quali si è allenato una vita. Anche ora che non è più in gruppo e si sta preparando a nuove sfide, a partire dal triathlon di Andora.

Sul web sono girate diverse immagini dello sloveno a ruota di uno scooter, guidato proprio da Niccolò Bonifazio, mentre saliva a velocità supersonica il Poggio. Lo stesso Pogacar ha ammesso che l’ossessione verso la Milano-Sanremo lo ha portato a ripeterne infinite volte gli ultimi 30 chilometri. Il campione del mondo ha trovato in Bonifazio un alleato con i fiocchi, ricordando anche nella conferenza stampa del post gara il suo prezioso aiuto. 

Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)

«La prima Cipressa che abbiamo fatto insieme – ci racconta Bonifazio, raggiunto al telefono nei giorni dopo il trionfo di Pogacar – è stata un anno fa. Ero in zona Imperia e stavo affrontando una delle mie prime uscite in bici dopo il ritiro e l’ho visto passarmi accanto. Così l’ho raggiunto, ci siamo salutati e mi ha detto di fare qualche chilometro insieme a lui. Ci siamo trovati a salire la Cipressa e in discesa mi è venuto naturale parlare con lui a proposito delle traiettorie da prendere».

E da lì sei diventato il suo “mentore”…

Sa che abito vicino e che ho dedicato tutta la mia vita alla Sanremo, conosco queste strade a memoria. Insomma, mi sono trovato ad accompagnarlo nel fare qualche dietro moto sia sulla Cipressa che sul Poggio. 

Non un compito facile?

Assolutamente no, anche perché sono salite particolari, oltre al grande traffico (cosa che ha sottolineato lo stesso Pogacar, ndr) bisogna conoscere ogni curva. Cipressa e Poggio sono salite brevi ed esposte al vento, per cui è importante sapere di cosa ha bisogno un ciclista quando è dietro moto. Io da atleta l’ho fatta tantissime volte, per cui di esperienza ne ho.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Che consigli si danno al campione del mondo?

Pochi ma mirati, qualche confronto sulle traiettorie da tenere in discesa, quali possono essere i punti critici in salita. Alla fine ogni dettaglio conta, se guardate alla Sanremo del 2025 e quella di quest’anno ci sono tante piccole differenze che hanno permesso a Pogacar di vincere.

Quali?

Una cosa sulla quale ci siamo confrontati, per quanto riguarda le discese, è di non lasciare il tempo agli avversari di respirare. Lo scorso anno Van Der Poel ha avuto il tempo anche di fare dello stretching e di rifiatare. Quest’anno Pogacar ha preso le curve nella maniera giusta, sapeva dove pedalare, dove chiudere la traiettoria, quando rilanciare. 

Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Dietro c’è il tuo zampino?

Pogacar è eccezionale, ma qualche piccola dritta mi sono permesso di dargliela. Ad esempio: nella discesa della Cipressa c’è una curva a imbuto sulla destra, la stessa dove ero scattato io nel 2019. Lì Pogacar ha preso due o tre metri a Van Der Poel e Pidcock, questo li ha costretti a rilanciare e fare fatica. Lui era davanti e, se tieni alta la velocità, gli altri dietro non si rilassano, anzi. C’è una cosa che mi ha impressionato.

Quale?

Il suo atteggiamento dopo la caduta. E’ risalito in bici e con un grande tranquillità è tornato in gruppo, ha attaccato e poi si è messo davanti in discesa ed è andato forte mettendo in crisi gli altri. 

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
E’ l’attenzione ai dettagli che gli ha permesso di vincere?

Assolutamente. Lui a mio avviso già nel 2025 avrebbe potuto vincere, quest’anno ha trovato gli aspetti fondamentali sui quali fare la differenza. Un altro punto sul quale gli ho dato un consiglio è quello in cui sono cadute nella corsa donne, sempre nella discesa della Cipressa. Anche Pogacar in quel punto tendeva ad allungare e tagliare secco, gli ho detto di entrare più tranquillo. 

Nella discesa del Poggio Pidcock ha detto di essere sempre stato al limite…

Quella è una discesa veloce, in tre minuti finisce. Parlando con Pogacar gli ho detto che sono cinque tornanti sui quali si deve sempre rilanciare. Alla Sanremo bisogna essere mentalizzati su salita e discesa. Altrimenti gli uomini veloci, come VDP, recuperano. Tadej è stato bravo a riempire quei buchi dove di solito loro avevano modo di rifiatare. Se ci pensate lo scorso anno Ganna in discesa era rientrato. 

Le salite sono state motivo di confronto?

Sì, abbiamo parlato un po’ dell’approccio. Lo sapeva già, ma gli ho detto che la prima parte della Cipressa si fa di slancio. Mentre poi arrivi nel punto in cui spiana e hai modo di respirare, lì è importante avere un compagno che tiene alto il ritmo. La parte finale, quella più dura, inizia dopo un tornante a destra

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Si sale veloce, anche lì contano le traiettorie?

Certamente non si può fare una curva “quadrata”, parlando gli ho detto che fare bene e ad alta velocità quel tornante ti mette in condizione di affrontare il tratto duro con ottimo slancio, e dietro fanno fatica. E’ sulla Cipressa che rompi la corsa. 

Avete anche pedalato insieme mercoledì, un ultimo ripasso?

Una pedalata per rivedere il percorso, ma nessun trucchetto dell’ultimo minuto: quando si arriva a pochi giorni dalla gara si parla di altro. Si scambiano quattro battute al bar per sgomberare la mente, ormai il lavoro era stato fatto.  

I record di Pogacar. Una serie destinata ad allungarsi?

I record di Pogacar. Una serie destinata ad allungarsi?

23.03.2026
5 min
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E ora? La vittoria di sabato alla Milano-Sanremo ha aperto a Tadej Pogacar nuove prospettive nella sua costruzione di un curriculum ormai privo di limiti. La sua carriera sembra quasi una sfida ai record più che agli avversari e su questa base la sua squadra gli costruisce addosso il calendario, per permettergli di centrare tutti i suoi obiettivi. Dopo il conseguimento della Classicissima, per sua stessa ammissione la corsa più difficile da vincere anche per uno come lui che è abituato ad “ammazzare” le gare, la caccia ai primati è in pieno sviluppo.

Il 12 aprile a Roubaix Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam, dove lo scorso anno è stato 2°
Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam il 12 aprile a Roubaix, dove lo scorso anno è stato 2°
Il 12 aprile a Roubaix Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam, dove lo scorso anno è stato 2°
Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam il 12 aprile a Roubaix, dove lo scorso anno è stato 2°

L’ossessione del Grande Slam

Per la prima volta dai tempi di Merckx, dopo la vittoria in Via Roma si è parlato della possibilità di centrare il Grande Slam delle classiche nella stessa stagione come una cosa fattibile. Certo, tra il dire e il fare ce ne passa considerando che ci sono sulla strada altri quattro eventi, di cui uno, la Roubaix, affrontato una sola volta in carriera con il secondo posto dell’anno scorso dietro il suo grande rivale (nelle classiche primaverili) Van der Poel.

Intanto però, transitando per primo al velodromo, Pogacar entrerebbe nel ristrettissimo club di coloro che il “career grand slam” lo hanno ottenuto. Sono in 3, tutti belgi: l’immancabile Merckx, Van Looy e De Vlaeminck. Per ora Pogacar condivide i 4 centri con altri due belgi, De Bruyne e Gilbert e con l’irlandese Kelly.

Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre

Il possibile primato al Fiandre

Entrando nello specifico delle Monumento, lo sloveno ha già il primato di successi al Lombardia, 5 come Coppi e in autunno proverà a suonare la sesta. A quel punto sarebbe solitario in vetta, ma non primatista di successi in una Monumento considerando le 7 Sanremo di Merckx. Vincendo il 5 aprile il Giro delle Fiandre, coglierebbe un altro primato, affiancando altri 7 corridori e qui clamorosamente non c’è il Cannibale: gli autori del tris sono i belgi Buysse, Leman, Musseuw e Boonen, il nostro Firenzo Magni, lo svizzero Cancellara e VDP.

C’è invece ancora da lavorare per la Liegi, dove Merckx ne vinse 5, Argentin e Valverde ne fecero il proprio terreno di caccia privilegiato con 4, Pogacar è però ben piazzato con 3. Il 26 aprile potrà allungare la sua lista, chiaramente Evenepoel e altri avversari permettendo.

Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy

La collezione di corse a tappe

E allargando il discorso alle altre principali classiche del calendario? Il discorso qui è un po’ diverso. Nella sua collezione, oltre alle Strade Bianche dove ormai è di casa potendo sfogare tutta la potenza del suo motore, Pogacar ha completato la sua collezione nelle Ardenne vincendo sia Amstel che Freccia, inoltre vanta due successi al GP di Montreal, ma per il resto non ci sono squilli. Alcune gare non lo hanno mai visto alla partenza, perché poco conciliabili con il suo calendario o poco adatte alle sue caratteristiche o ancora rischiose (come la Dwars door Vlaanderen o la Gand-Wevelgem) in vista di più importanti eventi successivi.

C’è anche un altro fattore da considerare: lo sloveno non è solo uomo da classiche, ma anche (soprattutto?) uomo da corse a tappe. E qui torniamo a parlare di primati. Tralasciando il discorso relativo ai grandi giri, che affronteremo tra poco, Pogacar ha quest’anno la possibilità di completare la sua collezione relativa alle altre principali prove a tappe. Ha già vinto la Parigi-Nizza nel 2023, la Tirreno-Adriatico nei due anni precedenti, il Delfinato lo scorso anno, il Catalogna nel 2024. Gli mancano Giro di Svizzera e Romandia, che affronterà quest’anno nel suo cammino di avvicinamento al Tour de France, arrivarci con un altro primato in tasca avrebbe un altro sapore…

Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia

Triplice Corona, per ora nel cassetto

Il Tour ha quest’anno un significato particolare per lui, che andrà a caccia del pokerissimo, impresa riuscita al solito Merckx ma anche ad Anquetil, Hinault e Indurain. Anche in questo caso entrerebbe in una ristrettissima cerchia di leggende del pedale. Intanto è già nell’elenco di 21 corridori capaci di salire sul podio in tutti e tre i grandi giri, podio che comprende anche corridori ancora in attività come Quintana, il suo connazionale Roglic e Carapaz. Pogacar di podi ne ha complessivamente 8 e considerando gli anni futuri, si può anche pensare a raggiungere il tetto di 13 presenze di Anquetil.

Manca però la Tripla Corona. Che forse, tra tanti primati ottenuti e da ottenere, non ha per lo sloveno lo stesso charme. Manca sempre la Vuelta e colpisce il fatto che fu proprio in Spagna che un giovanissimo Pogacar si rivelò al mondo, nel 2019 portando a casa tre successi di tappa e lasciando intravedere tracce del suo talento unito al suo modo garibaldino di interpretare il ciclismo, che l’avrebbe portato a trasformarlo. Poi però non ha più messo piede in Spagna, privilegiando altri traguardi. Sia lui che il suo staff hanno espresso chiaramente le perplessità sulla collocazione della corsa che a suo dire la rende inaffrontabile se si vuole puntare al mondiale.

Delle grandi corse, la Vuelta è l'unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l’unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l'unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l’unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?

E non dimentichiamo le gare titolate…

Dopo aver vinto le due precedenti edizioni, Pogacar vuole preparare con calma la campagna canadese, su un percorso che conosce e apprezza, per tentare la terza vittoria consecutiva, impresa riuscita solo a Sagan e affiancando oltre allo slovacco anche Binda, Van Steenbergen, Merckx e Freire come autori del tris di maglie iridate. Ma quando questi correvano, non c’erano gli europei: vincendo la rassegna in casa e facendo doppietta col mondiale, Pogacar staccherebbe Sagan nel totale, con 5 successi. E sarebbe un altro record.

Giro dell'Appennino 2026, Silvia Persico, vittoria, UAE Team ADQ

Il punto di Velo: tra certezze, il nuovo che avanza e forze ritrovate

23.03.2026
5 min
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Con la Sanremo Women si è archiviato un primo periodo di classiche e di corse importanti, che hanno permesso al cittì Marco Velo di avere uno sguardo d’insieme di quella che è la condizione e lo stato di forma delle sue ragazze. Ora il calendario propone un momento di transizione, con le corse che si spostano verso il Nord: inizia la stagione del pavé. Anche per Marco Velo, al secondo anno nel ruolo di cittì della nazionale femminile, è il momento di fermarsi e ragionare. Mettendo insieme i pezzi del puzzle. 

«Fermarsi non proprio – dice scherzando Velo – anche perché da domani sarò di nuovo in giro, andrò anche a vedere i percorsi per i campionati italiani donne elite e juniores. 

«La stagione delle azzurre era già partita bene al UAE Tour – riprende subito – con una doppietta nella tappa decisiva: prima Elisa Longo Borghini e seconda Monica Trinca Colonel. Poi ci sono state le prime classiche con Strade Bianche, Cittiglio e Sanremo. Il bilancio è positivo, abbiamo visto ottime prestazioni da parte di molte delle ragazze».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Andiamo a ritroso, cosa ti ha detto la Sanremo?

Purtroppo Elisa (Longo Borghini, ndr) ha dovuto rinunciare due giorni prima, ed è stato un peccato. Tuttavia le sue compagne hanno colto al volo l’occasione, sono molto felice sia per Eleonora Gasparrini che per Silvia Persico. Non è facile prendersi delle responsabilità quando si è abituate a fare un certo tipo di lavoro, invece loro si sono fatte trovare pronte. 

Quello di Gasparrini è un podio importante, quanto?

Molto, perché in una corsa difficile e impegnativa ha dimostrato di avere una grande condizione. Ha fatto vedere di poter essere molto vicina alle prime, tenere sul Poggio e fare terza in quella volata non era scontato.

Hai detto anche di Persico, che il giorno dopo ha vinto al Giro dell’Appennino…

Ritrovare la vittoria a coronamento di un bel periodo di forma. A mio avviso Persico non ha mai avuto un calo, semplicemente l’arrivo di Elisa Longo Borghini ha cambiato un po’ i ruoli e le dinamiche nel team. Rimane un’atleta molto forte, la vittoria di ieri al Giro dell’Appennino lo dimostra e spero possa essere quel boost a livello morale che le serve per arrivare arrivare al nord ancora più pronta.

Quali sono stati gli altri bei segnali in queste prime gare?

Eleonora Ciabocco aveva corso davvero bene al UAE Tour, poi però la caduta del Binda l’ha messa fuori dai giochi per un po’. Le auguro una pronta guarigione, l’ho sentito e scherzando mi ha detto che tornerà al picco di forma per le gare con la nazionale. Ha un bel carattere, molto positivo e spero possa continuare a crescere e lavorare in questo modo

Abbiamo rivisto anche le velociste, con Balsamo e Consonni…

Rivedere Elisa Balsamo davanti mi ha fatto tanto piacere, spero che il 2026 possa essere un anno tranquillo e senza la sfortuna che ci mette lo zampino. La Sanremo di Chiara Consonni mi ha stupito, perché dopo aver perso contatto sulla Cipressa ha tenuto duro rientrando in gruppo. Sul Poggio è rimasta nel gruppo alle spalle delle prime e ha chiuso con un buon decimo posto.

Come arrivano le azzurre alle Classiche del Nord?

Direi bene, i nomi che ho fatto sono quelli che spero di vedere davanti nelle prossime settimane. Penso che Elisa Balsamo possa fare bene, così come Consonni e Martina Fidanza. Nei prossimi giorni sentirò anche Longo Borghini per capire come sta, ma non credo che questo breve stop possa intaccare la sua preparazione.

Rimane lei il faro della nazionale?

Assolutamente, ma vedere le altre ragazze sempre più protagoniste mi fa ben sperare. Elisa (Longo Borghini, ndr) è un esempio per tutte e mi piacerebbe averla per ancora diversi anni, ha un qualcosa che si vede in pochi atleti al mondo. Una dedizione, meticolosità e uno spirito che sono impareggiabili. 

Cosa manca alle altre per riuscire a imporsi contro le prime della classe?

Credo sia un discorso a due vie: di crescita fisica ma anche mentale. Mi piace citare Velasco (il cittì della nazionale di pallavolo, ndr) lui dice che quando ti alleni su una cosa in maniera continuativa e alla fine ti riesce scatta un “click” mentale. Ed è vero, penso che molte delle nostre abbiano le qualità per arrivare in alto, serve un po’ di fiducia in più. Credo e spero che in vista di Fiandre e Roubaix le nostre possano raccogliere risultati che diano loro quella consapevolezza.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Tom Pidcock

EDITORIALE / La vittoria più sofferta ha cambiato la prospettiva

23.03.2026
5 min
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Quale valore ebbe nella storia del Giro d’Italia la vittoria nel 1930 di Luigi Marchisio, ventun anni, il più giovane vincitore della maglia rosa, almeno fino all’arrivo nel 1940 dell’altro piemontese Fausto Coppi?

Sarebbe certo interessante poterlo chiedere all’allora direttore della Gazzetta dello Sport (Emilio Colombo) e al fondatore della Legnano (Emilio Bozzi), che alla vigilia della 18ª edizione della corsa si sentì chiedere proprio da Colombo di lasciare a casa il suo capitano Alfredo Binda.

Binda vinse 5 Giri, 3 mondiali, 4 Lombardia, 2 Sanremo: come valutare la sua fatica?
Binda vinse 5 Giri, 3 mondiali, 4 Lombardia, 2 Sanremo: nel 1930, dopo la terza vittoria consecutiva, fu escluso dal Giro per manifesta superiorità
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Il cannibale Binda

Il campione di Cittiglio aveva dominato quattro edizioni – nel 1925 e poi consecutivamente dal 1927 al 1929 – e i corridori e le squadre avversarie avevano iniziato a fare pressioni sul giornale organizzatore affinché Binda non venisse invitato. Fra gli argomenti portati da Colombo al commendator Bozzi, c’era che quel modo di correre e di vincere senza lasciare neppure le briciole agli avversari non rendesse una grande pubblicità alla sua marca. Dopo il 1925 in cui vinse soltanto una tappa e la classifica finale dovendo vedersela con Girardengo, Binda vinse 12 tappe su 15 nel 1927, 7 su 12 nel 1928, 8 su 14 nel 1929.

Bozzi prese atto e incredibilmente accettò. E quando Binda andò personalmente a chiedere spiegazioni, Colombo gli disse che sul piano sportivo aveva ragione e per questo gli offrì un indennizzo di 22.500 lire. Tale era infatti la somma in palio per la vittoria del Giro d’Italia. Il campione, che di lì a poco avrebbe conquistato la seconda maglia iridata, fece buon viso a cattivo gioco. Prese quei soldi e nelle tre settimane senza il Giro, se ne andò a cumulare ingaggi all’estero, raddoppiando – dicono – quella cifra. E la vittoria di quel Giro orfano di Binda se la prese, appunto, Marchisio. Quale valore ebbe nella storia del Giro d’Italia quel trionfo ottenuto perché il vincitore annunciato fu pagato per restare a casa?

Per ottenere la vittoria, a Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
A Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
Per ottenere la vittoria, a Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
A Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata

La rivelazione di Sanremo

Fino alla Strade Bianche, sia pure scherzando, avremmo condiviso l’idea che qualcuno proponesse una soluzione del genere a Gianetti. Ovviamente Mauro non avrebbe accettato né si capisce perché avrebbe dovuto farlo. Tuttavia lo strapotere di Pogacar che aveva appena ottenuto la quarta vittoria senza quasi sudare e sorridendo in cima allo strappo di Santa Caterina (dimostrando che il livello del suo impegno fosse in quel momento elevato ma non massimale) ci era parso quasi irriverente nei confronti degli avversari.

Invece sabato, dopo avergli visto ottenere a quel modo la vittoria di Sanremo, la valutazione dei suoi successi ha cambiato faccia. Il troppo stanca, a meno che non sia l’espressione di una superiorità di cui non si possa fare a meno: quasi imbarazzante quando tutto va bene, ma che resta ugualmente schiacciante quando si cade, si insegue, si cerca di staccare un avversario che non vuole perdere e per vincere si deve dare fondo a tutte le energie. Lo sguardo di Tadej quando realizza di aver centrato la vittoria tanto a lungo inseguita ricorda lo stupore del primo Tour: una spontaneità che nelle vittorie successive si è andata affievolendo.

Finalmente la Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la vittoria di Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la vittoria di Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato

I punti deboli di Pogacar

La vittoria di Sanremo ha mostrato il Pogacar delle origini, lo stesso che probabilmente troveremo alla Roubaix. Un conto sono le corse che può vincere per manifesta superiorità, un altro sono quelle che lo costringono a cercare la selezione nei dettagli e che probabilmente in questo momento esercitano su di lui il fascino maggiore.

In questo suo impegnarsi sempre per vincere, acquisiscono valore anche le prestazioni di avversari come Vingegaard, Van der Poel, Van Aert e ora Pidcock. Non perché siano condannati a inchinarsi, ma perché la presenza in gara del campione del mondo sloveno li costringe a esprimersi al livello più alto che solo in rare occasioni può bastare per fare la differenza. Perché anche Pogacar ha dei punti deboli, ma per trovarli, approfittarne e strappargli la vittoria bisogna essere al massimo e azzeccare la mossa giusta.

Van der Poel è riuscito a farlo lo scorso anno a Sanremo e a Roubaix, sabato non è stato capace. Vingegaard lo ha battuto in due Tour de France, con grandi prestazioni, approfittando delle sue difficoltà e con un immenso gioco di squadra. E Pidcock che ha detto di non averlo potuto staccare nella discesa del Poggio, perché Tadej la conosceva troppo bene, è andato a sua volta a studiarla metro dopo metro per metterlo in difficoltà?

Tour de France 1994, Indurain vince il quinto Tour, Pantani è 3°. Fu lui il primo a staccare lo spagnolo, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Pantani è 3°. Fu lui al Giro dello stesso anno, il primo a staccare Indurain, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Indurain vince il quinto Tour, Pantani è 3°. Fu lui il primo a staccare lo spagnolo, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Pantani è 3°. Fu lui al Giro dello stesso anno, il primo a staccare Indurain, ritenuto imbattibile

Un periodo eccezionale

Non serve invocare che Tadej non venga fatto correre, serve invece lavorare come fa lui per essere il migliore. Impossibile dire se sia il più grande della storia e tutto sommato non è una consapevolezza che aggiunga qualcosa alla sua grandezza. I numeri probabilmente gli sono contro, ma il livello del ciclismo attuale, unito a quel che serve per primeggiare davanti ad avversari poco meno che imbattibili, confermano che stiamo vivendo un periodo eccezionale. E si farà meglio a goderne e raccontarlo come merita, magari sperando che nel frattempo maturi coi suoi tempi un giovane rivale (magari italiano) che un giorno sia capace di farlo soffrire.

Perché una cosa è certa: prima o poi anche Pogacar, come a suo tempo Merckx, Hinault e Indurain, inizierà a scoprire il lato più pesante della fatica e troverà qualcuno capace di farlo soffrire. Speriamo che accetti la sfida e non si fermi prima di aver assaporato la sconfitta: in questo modo contribuirà a rendere grande il campione del futuro, come altri in precedenza hanno reso grande lui.

Tour de Suisse 2026, colore, tifosi

Il Tour de Suisse in Valtellina, prima partenza dall’estero

23.03.2026
5 min
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Con le Olimpiadi Invernali alle spalle e la neve che inizia a sciogliersi, la Valtellina guarda verso l’estate. E questa volta, senza il Giro d’Italia che proprio per gli alti costi dei Giochi non è stato preso in considerazione, il grande ciclismo avrà la forma della partenza del Giro di Svizzera.

Al vertice della corsa elvetica c’è stato un bel rimescolamento di carte e fra i soci di minoranza di Cycling Unlimited, che lo organizza dal 2019, è entrato Flanders Classics, che ha raggiunto così Infront, Swiss Cycling, Vogel Investment and ProTouchGlobal. L’avvento dei fiamminghi ha portato una ventata di novità e la corsa a tappe che anni fa si era battuta per avere il secondo weekend, ha chiesto la riduzione delle tappe da 8 a 5, ma negli stessi giorni il suo programma sarà doppio: al mattino il Tour de Suisse delle donne, al pomeriggio quello degli uomini.

Incontro al Comune di Sondrio con gli organizzatori del Giro di Svizzera
Primo incontro al Comune di Sondrio: da destra, Gigi Negri, David Loosli del Tour de Suisse, l’assessore Diasio e lo svizzero Jonas Leib
Incontro al Comune di Sondrio con gli organizzatori del Giro di Svizzera
Primo incontro al Comune di Sondrio: da destra, Gigi Negri, David Loosli del Tour de Suisse, l’assessore Diasio e lo svizzero Jonas Leib

Arriva il Giro di Svizzera

Gigi Negri è il motore del cicloturismo in Valtellina e sulla partenza del Tour de Suisse punta molto, avendone già fiutato il profumo lo scorso anno quando la corsa fece tappa a Piuro in Valchiavenna con la vittoria di Joao Almeida.

«Le Olimpiadi sono state un momento molto bello – racconta con lo stupore ancora negli occhi – che ha dato una gran visibilità a livello mondiale e un’immagine della Valtellina con tanta neve, la località ideale per gli sport invernali. E’ andata veramente bene, ma adesso si va verso l’estate. Abbiamo varato da tempo i vari calendari degli eventi, che si sommano a Enjoy Stelvio Valtellina, con la chiusura programmata dei passi. Ma ci sono anche altri eventi e fra questi, come dicevate, c’è anche il Giro di Svizzera».

Al Tour de Suisse dello scorso anno, a Piuro in Val Chiavenna si impose Joao Almeida
Al Tour de Suisse dello scorso anno, a Piuro in Valchiavenna si impose Joao Almeida
Al Tour de Suisse dello scorso anno, a Piuro in Val Chiavenna si impose Joao Almeida
Al Tour de Suisse dello scorso anno, a Piuro in Valchiavenna si impose Joao Almeida

La partenza da Sondrio

La statistica dice che, dal 1933 della prima edizione, il Tour de Suisse non sia mai partito dall’estero. Il fatto che per la prima volta si sia scelta la Valtellina è un bel motivo di vanto.

«Loro sono sempre partiti dalla Svizzera – conferma Gigi Negri – in più quest’anno ci sono in contemporanea le donne e gli uomini. Noi abbiamo la grande partenza, con una tappa da Sondrio a Sondrio, che ci permetterà di valorizzare la media e la bassa Valtellina. Come sia nato l’accordo è semplice. Dopo l’arrivo di tappa dell’anno scorso, quando si beve qualcosa e si buttano giù le idee, ho lanciato la proposta, sapendo che non avremmo avuto il Giro d’Italia. Poi ci siamo sentiti, ci siamo rivisti e alla fine siamo riusciti a portarla a casa. Questa è una cosa veramente bella. Si parte da Sondrio, dalla Piazza Garibaldi che è in pieno centro».

La partenza del Tour de Suisse avverrà a Sondrio in Piazza Garibaldi (depositphotos.com)
La partenza del Tour de Suisse avverrà a Sondrio in Piazza Garibaldi (depositphotos.com)
La partenza del Tour de Suisse avverrà a Sondrio in Piazza Garibaldi (depositphotos.com)
La partenza del Tour de Suisse avverrà a Sondrio in Piazza Garibaldi (depositphotos.com)

Scambi con la Svizzera

La Svizzera da quelle parti è così vicina che si può toccare con la mano e avere dei buoni rapporti di vicinanza è utile per tutte le iniziative turistiche presenti e future.

«Con gli svizzeri abbiamo tanti progetti locali e internazionali – spiega ancora Negri – come ad esempio l’Interreg. Siamo terre che confinano, è bene avere buoni rapporti, in più quest’anno si aggiunge il passaggio della Nova Eroica Svizzera, il cui percorso più lungo sconfina da noi in Valtellina, fino sui nostri terrazzamenti, per mostrare proprio i vigneti e la nostra produzione. Perché per noi alla fine quel che conta è la valorizzazione del nostro territorio».

Eurosport garantirà tre ore di diretta per il Tour de Suisse
Eurosport garantirà tre ore di diretta per il Tour de Suisse, che scatterà da Sondrio, in Valtellina
Eurosport garantirà tre ore di diretta per il Tour de Suisse
Eurosport garantirà tre ore di diretta per il Tour de Suisse, che scatterà da Sondrio, in Valtellina

Tre giorni in Valtellina

La partenza valtellinese del Tour de Suisse si svolgerà il 17 giugno e, come si diceva, vedrà correre prima le donne e poi gli uomini, su un percorso impegnativo, ma molto ammorbidito rispetto alla prima ipotesi.

«Il percorso – sorride Gigi Negri – l’abbiamo fatto noi, poi l’abbiamo condiviso con loro. La prima traccia che avevamo proposto era un po’ troppo impegnativa, perché faceva quasi 4.000 metri di dislivello ed essendo la prima, è parsa eccessiva. In ogni caso le donne fanno lo stesso percorso, leggermente più corto, ma sono comunque più di 100 chilometri. Gli uomini invece ne faranno 160.

«Nel giorno di vigilia, faranno la presentazione delle squadre, per cui li avremo qui per tre giorni. Una cosa è il Giro d’Italia con 21 squadre, questa volta fra uomini e donne ce ne saranno 26, per cui la difficoltà in questo momento è riuscire a sistemare tutti i posti letto. Riempiremo gli alberghi dalla Val Chiavenna fino al lago di Como e a salire fino all’Aprica. Sarà coinvolta tutta la provincia di Sondrio e alla fine gli albergatori potranno sorridere perché gli svizzeri pagheranno bene le camere».

Il Ponte nel Cielo, con i suoi i suoi 140 metri di altezza e 234 metri di lunghezza, è uno delle attrazioni di Sondrio e della Valtellina
Il Ponte nel Cielo, con i suoi i suoi 140 metri di altezza e 234 metri di lunghezza, è uno delle attrazioni di Sondrio e della Valtellina (foto onestepoutside.it)
Il Ponte nel Cielo, con i suoi i suoi 140 metri di altezza e 234 metri di lunghezza, è uno delle attrazioni di Sondrio e della Valtellina
Il Ponte nel Cielo, con i suoi i suoi 140 metri di altezza e 234 metri di lunghezza, è uno delle attrazioni di Sondrio e della Valtellina (foto onestepoutside.it)

Tre ore di diretta su Eurosport

E siccome il riscontro per chi investe nel professionismo è la visibilità, nell’avvicinarsi al Giro di Svizzera 2026 il ragionamento sta a metà fra quello che si è visto lo scorso anno in Valchiavenna e quello che si potrà vedere nella prossima estate.

«L’anno scorso – spiega ancora Gigi Negri – le immagini di Piuro, con le premiazioni sotto quella bellissima cascata, hanno avuto una grande diffusione. Non abbiamo ancora l’idea di quale sia l’impatto del Tour de Suisse, ma anche per il Giro d’Italia abbiamo dovuto aspettare del tempo prima di quantificarlo. Qui sul nostro territorio sono tutti entusiasti, come pure nella vicina Svizzera, dai Grigioni e dal Ticino, perché le distanze sono davvero minime. 

«Avremo tre ore di diretta su Eurosport e stiamo lavorando per avere la RAI, almeno nella nostra tappa. Sicuramente sarà un’altra bella estate sull’entusiasmo di questa Olimpiade che è passata e da cui ne usciamo sicuramente entusiasti. Ora è tempo di dedicarsi nuovamente alle biciclette».

Jonatha Milan, pavè

Una settimana alla Gand, cosa farà Milan? Parla Larrazabal

22.03.2026
6 min
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Lasciata la Milano-Sanremo alle spalle, il grande ciclismo guarda già al Nord. Jonathan Milan non era al via della Classicissima, fermato da un forte raffreddore arrivato subito dopo il successo a San Benedetto del Tronto, sede dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico.

Un intoppo che ne ha rallentato il percorso, ma senza cambiare i piani: il friulano è atteso protagonista nelle classiche del Nord, a partire dalla Gand-Wevelgem (da quest’anno In Flanders Fields-In Wevelgem). Per capire approccio, aspettative e margini di crescita, abbiamo parlato con Josu Larrazabal, responsabile della performance in casa Lidl-Trek.

Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Innanzitutto, come sta Johnny dopo questo piccolo malanno?

E’ tornato in bici già da tre giorni. Si sta riprendendo e anche procede con gradualità. Fino ad oggi non ha svolto lavori specifici, deve prima recuperare bene. Poi speriamo possa tornare al 100 per cento e ritrovare anche quel qualcosa in più che ti lascia una corsa come la Tirreno.

Sanremo finita da poche ore e in qualche modo siamo già proiettati verso il Nord… L’anno scorso Milan aveva lavorato anche per la squadra. Quest’anno come ci arriva?

Le classiche sono un progetto da costruire nel tempo. Non si tratta solo di una corsa, ma di sviluppare il potenziale. C’è una componente tecnica enorme: forature, cadute, conoscenza dei settori. Tutto questo si acquisisce con esperienza, in un percorso di medio periodo. E noi lo stiamo facendo questo percorso.

Ma è nelle corde di Milan?

Quando hai il talento di Milan puoi fare tutto anche subito. Ma il nostro compito è costruire un processo, essere pronti quando arriva l’occasione. In alcune corse la volata è possibile, in altre no. Spesso non c’è una squadra in grado di controllare davvero la corsa. Sono gare imprevedibili. Puoi provare a intervenire negli ultimi chilometri, ma non sempre è possibile. In corse come la Roubaix non si parla di volata, ma di resistenza, presenza davanti e capacità di correre all’attacco.

Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Quindi con Milan state pensando anche alla Roubaix?

Milan è un corridore da Roubaix. Nel progetto classiche, al di là delle vittorie intermedie, l’obiettivo è arrivare un giorno a vincere quella corsa. Ma prima devi vincere anche le altre gare, una Dwaars dor Vlaanderen, una Kuurne, una Gand: corse in cui hai più possibilità di vincere allo sprint, magari non di gruppo completo.

L’hai appena nominata ed è la prima delle grandi corse: concentriamoci sulla Gand-Wevelgem. Che ruolo avrà Milan?

Sarà simile all’anno scorso. L’obiettivo è vincere come squadra. Se hai un compagno davanti con margine, come è stato proprio un anno fa con Mads Pedersen, non puoi pensare alla volata. I velocisti devono superare il circuito del Kemmelberg e poi si decide il finale. Certo è che se Milan resta nel gruppo giusto, si lavora per lui. Insomma, non si parte con un piano specifico, ma lo si valuta in corsa. Ripeto, non è solo questione di fare la volata.

Cosa intendi quando dici che non è solo una questione di volata?

Che Milan deve correre con mentalità da “classicomane”. Se un giorno deve vincere una Roubaix, deve anche cambiare approccio mentale. Deve essere pronto anche ad attaccare, ad entrare nelle fughe. Lui per natura è più conservativo…

Per Larrazabal è determinante cambiare mentalità per Milan. Non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Milan è ancora troppo pesante per questi muri fiamminghi?

Nel ciclismo di Fabian Cancellara o Peter Sagan, Milan sarebbe già tra i migliori. Oggi gli scalatori sono più completi e più versatili. E lo sono anche perché hanno inserito pavè e sterrati nei Grandi Giri. Corridori come Tadej Pogacar, ovviamente, mettono in difficoltà in salita gente come Milan, ma lui è in crescita. Con il tempo diventerà sempre più resistente e competitivo, magari non per i muri del Fiandre, sono realista, ma di certo per la Roubaix.

Attualmente l’esperienza può essere il suo anello debole?

Sì, ma è normale. E’ un passaggio che hanno fatto tutti. Come dicevo, serve costruire una mentalità diversa. Non deve aspettare solo la volata, ma sviluppare nuovi automatismi, anche cognitivi. Nelle classiche devi essere pronto a fare fatica subito e a correre in modo più aperto e aggressivo. Non sempre al risparmio aspettando lo sprint finale. Devi essere pronto e consapevole.

Pronto per cosa?

Devi sapere che magari per un’ora non riesci a mangiare perché c’è bagarre, che devi prendere aria, che devi correre magari sotto la pioggia e portare un attacco anche se hai la mantellina. Che puoi entrare in una fuga… Poi consideriamo anche che queste corse alla fine si corrono un mese all’anno e non è facile per nessuno. Almeno che tu non sia un belga o un olandese che è nato e vissuto lì.

Chiaro, tutt’altro approccio mentale. Invece sul pavé com’è la guida di Milan?

Sta migliorando. Certo, con il suo peso deve essere molto più sensibile e delicato di un Pogacar. Il materiale, specie con lui, è portato al limite e Milan deve farne una gestione ottimale. Per questo è importante un buon setting per lui, ma siamo messi bene in tal senso. Penso per esempio a Pedersen l’anno scorso, che alla Roubaix era il più pesante fra VdP e Pogacar. Era nella scia di Van Der Poel, gli è uscito di ruota per non prendere polvere e in quel momento ha pizzicato una pietra.

Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Non si finisce mai di imparare…

Certo, meglio magari stare a due metri, spendere un po’ di più ma vedere meglio. In qualche modo ritorna il discorso dell’esperienza e del correre con una certa mentalità. Per il resto Milan sul pavé se la cava e per altri aspetti il suo peso lo aiuta.

Insomma Josu, Milan i numeri per vincere la Gand ce li ha?

Certo che ce li ha, ed è pronto per farlo. Quest’anno abbiamo cambiato un po’ il piano rispetto all’anno scorso. Nel 2025 eravamo partiti forti dopo un bell’inverno, sicuramente abbiamo raggiunto il picco troppo presto. Dopo la Tirreno, invece di vedere un picco extra, c’è stata una sorta di plateau. E non siamo arrivati alla Roubaix nella migliore condizione. Quest’anno abbiamo posticipato un po’ il carico, rischiando di arrivare un filo indietro alla Tirreno ma con lo spazio per crescere dopo.

E forse anche per questo Milan ha detto di aver sofferto moltissimo nella Corsa dei Due Mari?

Esatto, per questo motivo e perché è uscita fuori una Tirreno durissima. Ma sono scelte. Se volevamo fare bene nelle classiche del Nord qualcosa dovevamo sacrificare. Ma quel che volevamo era uscire dalla Tirreno in crescita e ci siamo riusciti al netto del piccolo malanno che ha avuto. Che poi ha anche vinto: e quindi bene così. Oggi in pochi riescono a vincere pur non essendo al 100 per cento. Per quello siamo fiduciosi.

Diego Bragato, nazionale, pista

Bragato sugli allievi: «Rendiamoli atleti, prima che ciclisti»

22.03.2026
8 min
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L’intervista con Elia Favilli, diesse del team allievi toscano Iperfinish, ci ha messo davanti ad alcune domande e osservazioni, che abbiamo impacchettato e con le quali ci siamo presentati da Diego Bragato, responsabile della performance della FCI.

Favilli, ex ciclista professionista e diesse preparato, ha detto di far allenare i suoi ragazzi con il misuratore di potenza. Non per spremerli, ma per insegnare loro ad usare gli strumenti che la tecnologia e lo sviluppo ci hanno portato. Si è aperto anche un discorso sul limite dei rapporti nella categoria allievi. Se è vero che si cresce e si va più veloce viene facile pensare che possa accadere quanto successo con gli juniores, dove il limite dei rapporti è stato tolto a fine 2022?

77 Coppa Dino Diddi - Agliana (Pt), allievi, gruppo (photors.it)
La categoria allievi sta cambiando, ma Bragato rimane contrario all’estremizzazioni (photors.it)
77 Coppa Dino Diddi - Agliana (Pt), allievi, gruppo (photors.it)
La categoria allievi sta cambiando, ma Bragato rimane contrario all’estremizzazioni (photors.it)

Al servizio di tutti

Le parole di Favilli sugli allievi, insomma, hanno aperto domande e curiosità, che per polso e competenza Bragato si è prestato ad approfondire. Insieme a Dino Salvoldi, cittì della categoria juniores, ogni anno infatti il tecnico veneto testa e vede ragazzi che escono proprio dalla categoria allievi.

«E’ un bell’argomento – ci replica – anche se io ero tra coloro che non erano molto d’accordo con l’eliminazione dei rapporti fra gli juniores. Avrei rivisto il limite, ma lo avrei lasciato. Riconosco che ci sono determinati aspetti tecnici sui quali tanti ragazzi sono pronti a lavorare. Ma un conto sono quelli che selezioniamo noi come nazionale, che sono sicuramente gli allievi più sviluppati e che hanno ottenuto i risultati. Un altro conto sono tutti gli altri, quelli che non vediamo nelle classifiche. Tra tutti loro ci sono ragazzi che anagraficamente sono juniores, ma che fisicamente non lo sono. E vanno tutelati».

Team Iperfinish, allievi
Le categorie giovanili, allievi e juniores, non sono solamente ciò che si legge sugli ordini d’arrivo, ma comprendono una base molto più ampia
Team Iperfinish, allievi
Le categorie giovanili, allievi e juniores, non sono solamente ciò che si legge sugli ordini d’arrivo, ma comprendono una base molto più ampia
Togliere il limite dei rapporti non li ha aiutati…

Non li ha tutelati, assolutamente. Perché chi è nato a dicembre o perché il suo DNA dice che si svilupperà dopo, deve essere limitato o penalizzato? E in quella fascia di età (gli allievi, ndr) questa forbice è ancora più aperta. Ci sono studi scientifici che lo confermano, inoltre è evidente. Abbiamo allievi che fisicamente sembrano degli juniores e altri che sembrano dei bambini. In quella fascia, a mio avviso, le priorità possono essere altre, senza concentrarci sugli aspetti prestativi.

Quali dovrebbero essere?

E’ vero che la fisicità dei ragazzi è cambiata molto in questi ultimi anni: sono pronti a spingere di più, le conoscenze dei tecnici aumentano, sappiamo prepararli meglio. Però credo si sia abbassato tutto troppo e non diamo più la possibilità ai fisici dei ragazzi di maturare. Il ciclismo purtroppo va in questa direzione, ad oggi già da allievo l’atleta deve essere appetibile per squadre internazionali e da junior deve essere pronto per fare un salto nei devo team. Non si ha pazienza: da una parte c’è quello che la fisiologia richiederebbe, dall’altra c’è quello che chiede il mercato. Dobbiamo decidere quali delle due parti vogliamo salvare.

Cosa richiederebbe la fisiologia degli allievi?

Di avere pazienza, soprattutto se parliamo ancora di allievi dove la forbice di età biologica che possiamo incontrare è ancora molto ampia. Quindi, secondo me, a questa età la priorità deve ancora essere quella di costruire un atleta a 360 gradi prima che un ciclista.

Bragato è uno dei tecnici che a inizio anno effettua dei test sui ragazzi che da allievi passano juniores
Bragato è uno dei tecnici che a inizio anno effettua dei test sui ragazzi che da allievi passano juniores
E come si fa?

Negli allievi si dovrebbe lavorare molto di più sulla cultura dell’allenamento giù dalla bici, la cultura della fisiologia, della crescita dell’atleta anche in bici e dalla base tecnico-tattica. Cosa vuol dire allenarsi? Come lo si fa? Capire i vari tipi di allenamento e iniziare a imparare come il fisico risponda a certi tipi di sforzi. Una formulazione didattica prima ancora che prestativa. 

Hai parlato anche di tattica…

Non dobbiamo dimenticarci di questo aspetto, a quell’età (16 e 17 anni, ndr) bisogna per forza imparare le basi e continuare ad apprenderle. E poi tutta la parte giù dalla bici, il ciclismo moderno richiede che prima di essere ciclisti devono essere atleti.

Qual è la differenza tra essere ciclista e essere atleta?

Facciamo un esempio: ad oggi si sente parlare di professionisti che la mattina si svegliano e vanno a correre a piedi. Pogacar che durante l’infortunio corre a piedi. Van Der Poel che d’inverno fa le mezze maratone. Questi sono atleti, cioè persone che sanno usare il loro corpo in ogni aspetto e sanno trarre vantaggio dall’attività fisica. Una volta la nostra mentalità era quella di non correre a piedi perché se corri a piedi ti distruggi le gambe. Quello è il ciclista, colui che non ha capito che il suo corpo può fare molto di più, che può allenarsi a 360 gradi e con tanti altri mezzi. 

Per Bragato l’atleta arriva prima del ciclista e per formarlo è importante anche l’attività giù dalla bici (foto UC Giorgione)
Per Bragato l’atleta arriva prima del ciclista e per formarlo è importante anche l’attività giù dalla bici (foto UC Giorgione)
L’approccio tra le categorie giovanili dovrebbe essere questo?

Si dovrebbe insegnare che cos’è un bilanciere, magari se non sei maturo fisicamente non alzerai dei pesi, ma con una scopa sai fare uno squat, una girata, sai usare gli strumenti e gli attrezzi in palestra, sai fare un plank, correre a piedi o andare in piscina a nuotare. O perché no, chi vive in montagna sa fare un’uscita con gli sci da fondo. Questo vuol dire essere atleti, sai come rispondere a determinati stimoli e sai come gestirli.

C’è anche l’aspetto di saper usare gli strumenti? Come il misuratore di potenza?

Sì, ma quale strumento? E come lo usi? Perché a volte mi capita di vedere allievi e juniores con i misuratori di potenza e gli chiedo che cosa guardino a fine allenamento. Loro mi rispondono: i chilometri che ho fatto, le ore e i watt medi. Praticamente si sono comprati un contachilometri da 2.000 euro. A un allievo, un contapedalate e un cardiofrequenzimetro sono più che sufficienti per imparare a correlare un lavoro allo sforzo che sta facendo. Quando andrà poi a utilizzarlo davvero, il misuratore di potenza assumerà una funzione totalmente diversa. 

Inserire il misuratore di potenza, anche utilizzato in un determinato modo, è comunque tra virgolette un errore?

Se non lo sai gestire il rischio è di avere tanti dati ancora superflui che invece di essere interpretati diventano un’etichetta. Perché arrivi a dire: «Okay il mio avversario tiene 300 watt per dieci minuti». Se so che non lo posso fare, non ci provo nemmeno. Ma da allievi o juniores non si può ragionare così. Non si può etichettare un ragazzo come scarso per un semplice numero meccanico. Anche perché la fisiologia dell’età evolutiva di un allievo dice che dopo sei mesi potrebbe essere tutto diverso.

Fantasia, coraggio e intraprendenza devono essere caratteristiche da tutelare nelle categorie giovanili (photors.it)
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Si rischia di limitare le ambizioni, la fantasia, il coraggio, in poche parole la testa del corridore. 

Per questo secondo me è limitante usare uno strumento come il misuratore di potenza a questa età, perché ti devi scoprire, provarci, attaccare, sbagliare. Ai ragazzi dico questo, in modo che scoprano da soli il proprio limite. Un domani assocerai tutte le cose che hai imparato sulle tue sensazioni a dei numeri e allora sarai un atleta a 360 gradi. Ma non possono crescere dipendenti dai numeri, per me è un grosso limite. Sapete perché mi piace la pista?

Dicci pure…

In pista i misuratori di potenza ci sono, ma non li puoi vedere. Lo vede il preparatore o l’allenatore dopo la gara perché è un dato meccanico su cui puoi impostare gli allenamenti. Ma in gara non puoi vedere i parametri, in pista è vietato vedere un computerino. E gli atleti vanno di fantasia, perché comunque ci provi. Ganna non guarda i watt medi durante l’inseguimento individuale o a squadre. Guarda il tempo, l’avversario di là, le nostre facce a bordo pista, le sue sensazioni.

Certo.

Il ritmo del quartetto non si tiene guardando i watt, e il riferimento del tempo ce l’hai ogni giro, quindi ogni 13-14 secondi, che è un abisso. Come fanno Ganna, Milan e tutti gli altri a tenere un ritmo costante? Si sono abituati a tenere un ritmo di pedalata.

La pista insegna a non guardare ai numeri quando si è in corsa, mentalità che nella Sanremo 2025 ha permesso a Ganna di restare con Pogacar e VDP
La pista insegna a non guardare ai numeri quando si è in corsa, mentalità che nella Sanremo 2025 ha permesso a Ganna di restare con Pogacar e VDP
Questa cosa se la portano anche su strada?

Se Ganna dovesse guardare ai numeri non avrebbe mai provato a stare dietro a quei due (Pogacar e Van Der Poel, ndr) sul Poggio. Lui sa che quel tempo e quello sforzo gli appartengono perché è uno dei migliori al mondo su quel minutaggio a tutta. Quindi ci prova. Quel giorno lì si alza e pensa di dovercela fare. Ganna è così perché la pista gli ha insegnato che ha dei numeri e ci alleniamo guardandoli, ma quando è in gara c’è lui, e basta. 

Il mercato però chiede altro, punta a una standardizzazione dei ragazzi…

In parte è vero quello che dite voi. Purtroppo spesso mi ritrovo con squadre o procuratori che mi chiedono i valori dei ragazzi. Capisco se me lo chiedono di un under 23 o un elite, ma quando vanno sugli juniores o gli allievi non rispondo nemmeno. Però mi piace pensare che anche in un ciclismo di dati ci siano eccezioni, come Seixas.

Non gli manca il coraggio.

Ha fantasia, vuol dire che è cresciuto provandoci. E’ cresciuto con la mentalità del “non sto a guardare il numero” ma dicendo: «Ci provo». Lo stesso Pellizzari a Camerino è stato bellissimo. Ha attaccato due, tre volte. Magari i numeri dicevano di aspettare, eppure lui a 700 metri dall’arrivo ha provato. L’atteggiamento, per un ragazzo della sua età è giusto.

Paul Seixas
Strade Bianche 2026, Pogacar attacca, Seixas con il coraggio dei suoi 19 anni risponde, segno che la mentalità è quella giusta
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Loro sono nel WorldTour, tra allievi e juniores ancora è possibile provarci, uscire dagli schemi?

Se da giovane ti è permesso misurarti con gli altri seguendo l’istinto, quando dovrai farlo tra i grandi continuerai ad avere quell’approccio. Però torniamo al discorso iniziale, per farlo devi essere maturo dal punto di vista fisico, perché sono convinto che ci siano dei ragazzini che ad oggi non emergono, ma magari fra quattro anni potrebbero brillare. Se gli chiediamo i numeri adesso, non ce li hanno, però magari hanno un atteggiamento giusto. Non mi dimenticherei di valutare questo aspetto. 

Quindi togliere il limite dei rapporti sarebbe un errore?

Sì. A mio avviso si può allungare il limite, ma non toglierlo, dobbiamo salvaguardare la base. Io manterrei il limite perché andremmo a tutelare alcuni aspetti neuromuscolari, come la rapidità e la frequenza di pedalata. Tutta la parte di forza ha senso allenarla in quanto tale, dal momento in cui è avvenuto lo sviluppo ormonale. Prima va insegnato l’allenamento vero e proprio con volumi, carichi e tanto altro.