Trofeo Binda 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ

La primavera della Longo: niente Ardenne e ritorno a Roubaix

26.03.2026
5 min
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GENOVA – La rinuncia a meno di ventiquattro ore alla Sanremo Women di Elisa Longo Borghini ci ha privati di una interprete importante, che avrebbe scelto di fare corsa dura provando a far saltare il banco fin dalla Cipressa. Invece un attacco febbrile ha costretto la campionessa italiana del UAE Team ADQ a fermarsi qualche giorno, per quello che sembra essere uno stop comunque breve anche se fastidioso. 

Nei pressi del Porto Antico, a Genova, abbiamo avuto modo di parlare con Paolo Slongo, preparatore di Elisa Longo Borghini, che ci ha raccontato come cambieranno i suoi programmi in vista della Classiche del Nord. 

«Longo Borghini riprenderà a correre alla Dwars Door Vlaanderen il primo aprile – ci ha detto Slongo – per poi avere Fiandre e Roubaix come principali obiettivi delle corse sul pavé. Il grande cambiamento rispetto alla scorsa stagione riguarda la campagna delle Ardenne, infatti la scelta di anticipare la partenza del Giro d’Italia Women (spostata dalla prima settimana di luglio a fine maggio, ndr) ci costringe a saltare le corse di fine aprile. Quindi niente Amstel, Freccia e Liegi. In quel periodo faremo un ritiro in altura per preparare al meglio l’attacco alla terza maglia rosa consecutiva».

Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Un avvicinamento di date che ha costretto a scegliere gli obiettivi…

Con il Giro Women che parte il 30 maggio diventava difficile, se non impossibile, riuscire a prepararlo correndo anche nelle Ardenne. Il rischio maggiore era di arrivare stanchi alla Corsa Rosa, alla fine il Giro è l’appuntamento più importante di questa prima parte di stagione, mentre dopo ci sarà da preparare il Tour de France Femmes. 

Come lavorerete in ottica Giro?

Fino a Roubaix andremo con il solito programma tra allenamenti e gare, al termine delle Classiche Longo Borghini farà una settimana a ritmi blandi. Sarà importante recuperare al meglio anche mentalmente dopo questa prima parte di stagione. L’idea è quella di fare anche qualche ricognizione sul percorso del Giro, specialmente in Veneto. 

Quali saranno le tappe da guardare?

La cronoscalata di Nevegal risulterà cruciale per la corsa alla maglia rosa, per cui vedere la strada e capire come gestire lo sforzo sarà fondamentale. Anche la tappa successiva, che parte da Longarone, sarebbe bene studiarla al meglio. Mentre il Colle delle Finestre andrà lei a visionarlo in un secondo momento. 

Per arrivare pronti al Giro quale sarà l’avvicinamento?

Finito il periodo delle ricognizioni, che saranno appunto nella settimana di scarico dopo la Roubaix, partiremo per il ritiro in altura. Longo Borghini e le altre compagne che correranno al Giro andranno sul Teide dal primo al 22 maggio. Una volta scese, ci sarà il periodo di adattamento e poi si parte per Cesenatico. 

Il secondo obiettivo stagionale sarà il Tour?

Ci sarà un gruppo che farà solamente il Tour de France Femmes, mentre Longo Borghini ci arriverà dopo aver corso al Giro. L’atleta di  riferimento del team dovrebbe essere Dominika Wlodarczyk, che nel 2025 è arrivata quarta in classifica generale. Longo Borghini avrà un ruolo di primo piano, ma condiviso. 

Il cammino di avvicinamento rimane lo stesso?

Abbiamo optato per fare un ritiro in altura al Passo San Pellegrino, dove ci saranno tutte le ragazze che correranno al Tour. Elisa avrà la libertà di arrivare più tardi per risparmiarle altre tre settimane di altura. Tra le due corse a tappe ci sono i giusti spazi per arrivare pronte a entrambe. Il periodo di riposo più importante in realtà sarà quello dopo le Classiche. 

Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Quanto pesa a un’atleta come Longo Borghini rinunciare alle Ardenne?

Tanto, in particolare dispiace per la Liegi che è una corsa molto vicina alle sue caratteristiche. Però dobbiamo creare un programma e fare delle scelte. Nelle ultime due stagioni avevamo saltato la Roubaix, mentre quest’anno la scelta è di ritornare sulle pietre francesi. L’ultima volta che ci era stata aveva anche vinto, era il 2022. 

Con il ritorno alla Roubaix cambia qualcosa nell’avvicinamento? 

No, ormai si arriva sempre in una buona condizione agli appuntamenti principali. Poi Longo Borghini è un’atleta che ha già corso diverse volte su quelle strade, non ha problemi a livello tecnico. Andremo su il 9 aprile, tre giorni prima della gara, per fare qualche prova dei materiale e rivedere i dettagli del percorso.

Richard Carapaz

Non solo Buitrago. Anche Carapaz punta forte sulla corsa rosa

26.03.2026
4 min
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Richard Carapaz sarà uno dei pretendenti al prossimo Giro d’Italia. Lo dice lui stesso senza mezzi termini. Il campione della EF Education-EasyPost lo abbiamo incontrato alla Tirreno-Adriatico, quando con calma e passione ci ha raccontato il suo progetto rosa.

A 33 anni l’ecuadoriano alla Tirreno ci ha provato, senza troppa gloria a dire il vero. Qualche giorno è andato meglio, altri è un po’ rimbalzato. Mentre al Catalunya, dove il livello è ancora più alto, sta tenendo fede al suo progetto di crescita.

Richard Carapaz
Una Tirreno di costruzione per Carapaz che ha chiuso la Corsa dei Due Mari al 18° posto
Richard Carapaz
Una Tirreno di costruzione per Carapaz che ha chiuso la Corsa dei Due Mari al 18° posto

La generale in testa

«Come sto dopo questa Tirreno? Ne esco con sensazioni molto buone alle gambe. Questo inverno – spiega – è stato un po’ differente per me vista la mia situazione familiare (la figlia ha avuto problemi di salute e lui è stato costretto a chiudere la stagione anzitempo, ndr). Ma sono felice perché poi sono riuscito ad allenarmi bene. Queste mie prime gare in Europa, specie il finale della Tirreno, sono state buone come ho detto».

Come abbiamo visto per Buitrago ieri, Richard Carapaz sta seguendo un percorso molto simile. Dopo qualche giorno di riposo il campione olimpico di Tokyo è volato al Catalunya, dove ha accumulato altro ritmo gara.

«Sì, fare il Catalunya era importante per me – spiega Carapaz – poi tornerò in Ecuador e lì farò la mia altura classica e da lì diretto al Giro d’Italia, dove farò classifica al 100 per cento. Questo è l’obiettivo. Alla fine il Giro è una corsa davvero speciale per me. Questo inverno ne ho parlato con la squadra perché fosse il mio primo obiettivo. E questo è il mio cammino per arrivarci, cercando via via buone sensazioni. Voglio arrivarci al meglio».

Ma quanto è bello da italiani sentire un atleta di grosso calibro dire che vuole fare il Giro, che lo ha chiesto alla sua squadra? Quasi quasi viene già voglia di tifare, almeno un po’, per Carapaz. Ma rivestiamo i panni di chi fa cronaca e non quelli dell’appassionato.

Richard Carapaz
Nel 2019 Carapaz vinse il Giro: fu uno dei primissimi grandi trionfi sportivi per il suo Paese. Vi torna per la quinta volta
Richard Carapaz
Nel 2019 Carapaz vinse il Giro: fu uno dei primissimi grandi trionfi sportivi per il suo Paese. Vi torna per la quinta volta

Il Giro e Carapaz

Carapaz ha vinto la corsa rosa nel 2019. Lo ha fatto forse in modo un po’ rocambolesco quando s’infilò nella guerra tra Roglic e Nibali, tenendo fede al detto per cui tra i due litiganti il terzo gode. Fatto sta che quell’anno non rubò niente a nessuno e anzi fu l’unico in grado di marcare una differenza in salita, almeno per un giorno.

Altrettanto però con il Giro d’Italia si è anche scottato. Ha perso quello che su carta sembrava più facile. Il Giro del 2022 contro Hindley, quando gli mancarono le energie nei 3.000 metri finali della Marmolada. E di nuovo il pasticcio tattico del Finestre meno di 12 mesi fa.

Ciò nonostante, il legame con il Giro resta forte e un po’ come Simon Yates, Carapaz ha voglia di realizzare il suo sogno. Ma tra questo suo sogno e la realtà c’è un signore chiamato Jonas Vingegaard.

«Certo che Vingegaard è uno dei favoriti – dice Carapaz con un volto super disteso – però voi ben sapete le insidie che nasconde il Giro. E’ una corsa differente da tutte le altre e non sempre si decide in un solo giorno, o al contrario si può decidere in un momento. Abbiamo visto come è andata l’anno passato… Io credo di avere buone carte, specie per il finale. E proverò a stare lì. E poi io ho una cosa che Vingegaard non ha con il Giro, l’esperienza».

Carapaz e Del Toro, Finestre, Giro 2025
Carapaz ha parlato di esperienza. Di certo, se la classifica sarà ancora aperta, non commetterà lo stesso errore del Colle delle Finestre
Carapaz e Del Toro, Finestre, Giro 2025
Carapaz ha parlato di esperienza. Di certo, se la classifica sarà ancora aperta, non commetterà lo stesso errore del Colle delle Finestre

L’esperienza dalla sua…

Esperienza che passa sia dal conoscere le strade italiane, sia appunto i tranelli della corsa, che le sue salite. Vero che oggi gli atleti e i tecnici con Veloviewer e gli altri strumenti sanno tutto in anticipo e possono addirittura riprodurre le scalate metro per metro sui rulli esattamente come un pilota di Formula 1 si allena al simulatore, ma pedalarci dal vivo resta tutt’altra cosa.


«Conosco già diverse salite – ci dice Carapaz – ma non andrò a rivederle o a visionare delle tappe. Ciò che abbiamo visto, proprio nei primi giorni della Tirreno, è stata la cronometro di Massa, che era vicino. Per me, in questo momento, più che scoprire le tappe è importante continuare a migliorare. Voglio avvicinare il mio 100 per cento, tra Catalunya e altura. Magari mi manca ancora un 20 per cento ancora.

«I giovani vanno forte, ma anche noi più esperti continuiamo a migliorare. Io cerco di essere al massimo per tutte le corse che faccio. Lavoro duro per essere sempre vicino ai migliori. E questa è la vera differenza del ciclismo moderno con quello di un tempo: devi essere sempre al top in ogni singola gara. In generale sono sereno, sono felice di poter preparare il Giro e che la squadra mi stia appoggiando per questo. Posso solo dare il massimo».

Dopo la grande paura, Debora Silvestri torna a sorridere

Dopo la grande paura, Debora Silvestri torna a sorridere

26.03.2026
5 min
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Il telefono squilla un paio di volte, poi dall’altra parte compare la voce: un po’ stanca, ma ci sta considerando quel che sono stati gli ultimi giorni. Ma già sentirla rappresenta una vittoria, ripensando alla paura che tantissimi hanno vissuto sabato, davanti alla Tv, vedendo quel volo e quel corpo esanime sull’asfalto. Debora Silvestri ha iniziato il suo cammino di ripresa e raramente un’intervista ha avuto un valore così importante.

Le prime parole sulla via della ripresa

Giusto pochissimi minuti di chiamata, non sarebbe giusto affaticarla oltremisura visto quel che ha passato nelle ore e i giorni dopo l’infausta Sanremo. L’importante è sapere come sta.

«Le cose stanno iniziando ad andare per il meglio – racconta – giorno dopo giorno ci sono dei miglioramenti. I primi due giorni neanche mi muovevo, non mi hanno fatto alzare dal letto, ero con l’ossigeno, mentre ieri (martedì, ndr) sono uscita a fare due passi e me l’hanno tolto. Dalla forte contusione, mi si era creato nel polmone sinistro un riversamento di liquidi e aria, quindi sono ancora in ospedale per controllo».

La ripresa fisica è già iniziata, ma quella psicologica? «Mi dispiace un po’ perché ero partita molto bene quest’anno, ma non mi sto buttando giù. Darò il tempo necessario al mio corpo per rimettermi e recuperare al 100 per cento per ritornare in sella e mettermi alle spalle questa brutta avventura».

Fortunato Lacquaniti (classe 1963) è arrivato quest'anno alla Laboral Kutxa
Fortunato Lacquaniti (classe 1963) è il diesse arrivato quest’anno alla Laboral Kutxa
Fortunato Lacquaniti (classe 1963) è arrivato quest'anno alla Laboral Kutxa
Fortunato Lacquaniti (classe 1963) è il diesse arrivato quest’anno alla Laboral Kutxa

Un pomeriggio agghiacciante

Debora non ricorda ancora nulla di quel che è avvenuto sabato. Minuti e ore concitate che abbiamo rivissuto insieme a Fortunato Lacquaniti, il suo diesse alla Laboral Kutxa, che era sull’ammiraglia e ha provato in prima persona una giornata che non dimenticherà mai. Dalle sue parole traspare tutta la tensione di un sabato che non doveva certo andare così.

«Sono sempre in contatto con lei – racconta – ma soprattutto con i genitori che vanno a trovarla tutti i giorni. Ora la prima cosa è che il decorso post traumatico vada bene, che tutto quanto proceda. Di quei momenti preferisco non parlare con lei per non turbarla».

Appena chiediamo come ha vissuto quella giornata, Lacquaniti diventa un fiume in piena, lasciando debordare tutta la tensione accumulata: «In tanti anni che faccio questo lavoro, non ricordo un pomeriggio così agghiacciante e so di usare un aggettivo forte, ma l’ho vissuto sulla mia pelle. Eravamo in ammiraglia, seguendo in televisione la corsa, ma si sa che c’è sempre un divario di 30-40 secondi dalla realtà. Radio Corsa ha comunicato la caduta, ha fatto i primi nomi, Niewiadoma e altre ragazze che erano coinvolte. Noi eravamo dietro, come ammiraglia eravamo la numero 12 o 14, neanche mi ricordo più».

Debora Silvestri aveva iniziato bene la stagione, con 4 Top 10 e stava preparando con cura le Ardenne
Debora Silvestri aveva iniziato bene la stagione, con 4 top 10 e stava preparando con cura le Ardenne
Debora Silvestri aveva iniziato bene la stagione, con 4 Top 10 e stava preparando con cura le Ardenne
Debora Silvestri aveva iniziato bene la stagione, con 4 top 10 e stava preparando con cura le Ardenne

Quanti pensieri che si affollano…

«Man mano che siamo scesi e ci avvicinavamo – va avanti – e in televisione hanno mostrato la caduta, abbiamo capito che una delle nostre era a terra, ho capito subito che era Debora e a quel punto abbiamo solo pensato di arrivare più veloci possibile al punto dell’incidente.

«Quando sono arrivato ho lasciato la macchina e sono corso e mi si è gelato il sangue: la ragazza era ferma, immobile. In quegli attimi ti passano per la testa tante cose, era girata sul fianco. Mi dicevo di non cedere alle emozioni, essere presente a me stesso, averne la forza e non è facile. Respingere i pensieri brutti che ti vengono. Siamo intervenuti, il manager è sceso subito, eravamo io e lui con Debora alla quale stavano prestando i primi soccorsi. Devo dire che sono stati velocissimi, in 2-3 hanno subito stabilizzato la ragazza, fatto i controlli. Era una caduta abbastanza importante, con tante ragazze coinvolte, ma si vedeva che Debora era la più preoccupante.

Alla Sanremo la veneta era nel primo gruppo, pienamente in corsa quantomeno per un piazzamento
Alla Sanremo la veneta era nel primo gruppo, pienamente in corsa quantomeno per un piazzamento
Alla Sanremo la veneta era nel primo gruppo, pienamente in corsa quantomeno per un piazzamento
Alla Sanremo la veneta era nel primo gruppo, pienamente in corsa quantomeno per un piazzamento

Il sollievo dei primi movimenti

«In quel momento lei ha cominciato a muoversi e parlare – prosegue Lacquaniti – e non nascondo che quei momenti valgono più di qualsiasi vittoria, è stato come un enorme peso sul cuore che si è sbriciolato, anche se chiaramente non era tutto risolto, anzi. L’hanno tranquillizzata, l’importante è che fosse vigile e cosciente. A quel punto l’hanno portata in ospedale per accertamenti, anche perché ha detto subito che faceva fatica a respirare. Io sono rimasto là vicino a lei finché non è salita in ambulanza. L’ammiraglia era già ripartita, credo da un quarto d’ora, ma non saprei dirlo con precisione perché i minuti sembravano ore…».

Quelle immagini gli sono passate davanti agli occhi decine di volte, giorno dopo giorno: «Ho visto un volo, un vero e proprio volo con un impatto violento contro l’asfalto. A quel punto la corsa è andata in secondo piano. Avevamo fatto il viaggio insieme, io abito a Treviso e sono passato da Verona per prenderla. Abbiamo parlato lungo la strada, per lei era un periodo molto buono, aveva avuto ottimi risultati, stava crescendo. Anche al Trofeo Binda è arrivata nel primo gruppo: lei che non è velocista aveva chiuso quindicesima.

Per la Silvestri ora l'obiettivo primario è la ripresa, poi si penserà a rimodellare il calendario
Per la Silvestri ora l’obiettivo primario è la ripresa, poi si penserà a rimodellare il calendario
Per la Silvestri ora l'obiettivo primario è la ripresa, poi si penserà a rimodellare il calendario
Per la Silvestri ora l’obiettivo primario è la ripresa, poi si penserà a rimodellare il calendario

Un programma da riformulare

«Aspettavamo soprattutto le Ardenne – chiude Lacquaniti – dove avrebbe potuto fare davvero bene come al Giro d’Italia, c’era un progetto. L’importante comunque è che piano piano si riprenda. Ha una gran voglia e motivazione di crescere in maniera continua. Adesso pensiamo a farla guarire con calma dalle fratture alle costole. Se non sarà il Giro, sarà il Tour, ma so che tornerà al massimo, che quella crescita riprenderà e lo sa anche lei, può fare tutto…».

Omloop Nieuwsblad 2026, Matteo Trentin

Harelbeke chiama, Trentin risponde: inizia la campagna del Nord

26.03.2026
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Da ieri sera, per la quindicesima volta da quando è pro’, Matteo Trentin è in Belgio. Lo abbiamo intercettato all’aeroporto, in partenza dai venti gradi di Monaco verso le nuvole e gli 11 gradi di temperatura massima annunciati per domani ad Harelbeke, da cui alle 12,45 prenderà il via il GP E3-Saxo Bank.

Dice che ormai andare su non provoca l’emozione della prima volta, ma che si tratta comunque di corse molto belle. E aggiunge ridendo che preferirebbe il bel tempo, che essendo ormai vecchio lascia volentieri ai giovani le fotografie epiche con il fango sulla faccia. Però Trentin è pronto. Il terzo posto alla Kuurne-Brussel-Kuurne e il nono della Sanremo dicono che la condizione è giusta.

«Sicuramente non parto scontento – dice Trentin facendosi serio – ma ugualmente ho i piedi ben saldi per terra. In questo momento ci sono dei corridori che, puoi girare la frittata come vuoi, non riescono a perdere né a restare indietro nemmeno se cadono. Quindi bisogna essere obiettivi nel riconoscere che per riuscire a stare con loro bisogna avere una giornata speciale. Non è impossibile, non parti mai con l’idea di essere tagliato fuori, ma bisogna sapere anche quando è il momento di alzare i piedi dal gas, perché abbiamo visto tanti saltare per aria come fuochi d’artificio cercando di corrergli dietro».

Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Per fortuna non ci sono sempre, anche se Van der Poel farà sia Harelbeke che la Gand…

Alla fine per vincere, le gare bisogna anche farle, altrimenti partirebbero soltanto loro. Come c’era Sagan che vinceva sempre la maglia verde del Tour. Chiaro che ci abbiamo provato a contrastarlo, ma ne ha vinte ugualmente sette e anche lui ha fatto la storia, come la stanno facendo Van Der Poel e Pogacar. Oggi ci sono ex corridori che raccontano di aver corso contro Merckx, noi diremo che ai nostri tempi c’erano Pogacar e Van der Poel. Quindi erano pure in due! E se Van Aert non si fosse infortunato così spesso, avremmo dovuto dire che erano in tre….

Dopo 15 anni, esiste la corsa preferita di Trentin fra quelle in arrivo?

Hanno tutte la loro storia. Harelbeke è un piccolo Fiandre e magari è quella un pochino più aperta. Anche la Gand si può provare, ma dipende se c’è il vento oppure no. Poi quest’anno sarà nuova, il finale è lo stesso, la partenza no. Lassù il meteo fa come sempre la differenza, però la Gand sarà una scoperta per tutti, perché si devono fare strade che non si sono fatte prima. Tante volte il copione della corsa segue l’esperienza di quello che era negli anni prima e domenica non ci saranno grandi riferimenti.

Trentin capitano e poi? Come è strutturata la Tudor per le prossime corse?

Abbiamo una bella squadra, purtroppo però siamo stati abbastanza martoriati con la perdita di Kung alla prima corsa. Per queste corse ci sarò io, ci sarà Pluimers e c’è il “Moz” (Luca Mozzato, ndr) che è arrivato secondo a Kuurne e ha appena fatto quinto alla Ronde Van Brugge…

Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Rileggendo la tua carriera, lasciasti la Quick Step dopo i primi buoni risultati: parlando di quelle corse al Nord è una scelta che rifaresti? Restare con loro sarebbe stato un vantaggio in termini del tuo sviluppo?

Sì, ma anche no. Anche la Quick Step negli anni si è trasformata, se vogliamo metterla così. Hanno seguito tutto lo sviluppo di Evenepoel e adesso che lui se ne è andato, stanno provando a tornare alle vecchie abitudini. L’altro giorno parlavo con Stuyven e ci dicevamo che questo è il primo anno che tornano a essere una squadra da classiche e non più per le classifiche generali.

Dopo Boonen, Gilbert e Alaphilippe si è chiusa un’epoca…

C’è un’evoluzione continua e penso che il mio percorso non sia stato poi male. Con la Mitchelton, tolti un po’ di infortuni del primo anno, sono arrivato nei primi dieci alla Gand, ad Harelbeke e anche all’Amstel. Alla UAE ho fatto podi anche alla Gand e al Brabante, poi ho lavorato per Pogacar e ovviamente ci si ricorda solo di chi vince…

Parlando di italiani, se ti guardi intorno, chi vedi per il Nord?

Difficile, difficile da dire. Perché Bettiol ha vinto il Fiandre, però poi, salvo qualche sortita, è sempre stato nella zona grigia delle classifiche. Il Ballero ha vinto l’Omloop, lui sì che finché è stato in Quick Step era molto più competitivo. Poi c’è Ganna, che ha la possibilità di fare bene, però anche per lui gli anni passano, quindi bisognerà che si decida a farle in maniera continuativa, perché è quello che fa la differenza. A meno che non sei Tadej, che arriva e vince anche se non conosce le strade, devi accumulare una certa quantità di esperienza, nel sapere come muoverti all’interno di percorsi che sono anche molto tecnici.

Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Forse Ganna è quello che avrebbe le migliori chance?

L’anno scorso abbiamo visto il podio a Sanremo e ad Harelbeke. Comunque, nonostante tutta la fatica che ha fatto al Fiandre del 2025, alla fine ha pure vinto la volata del gruppo. I numeri li ha sicuramente, è ovvio che deve capire se queste corse gli piacciono, perché comunque sono tanto di testa. Se ci vai senza motivazioni, diventano molto più dure.

L’abitudine è di correre e tornare a casa dopo ogni weekend, non serve più restare ad allenarsi su quelle strade?

Sicuramente il miglioramento dei materiali incide tanto, perché le bici sono più stabili anche sul pavé. Poi probabilmente a un neopro’ che va su per la prima volta, consiglierei ancora di restare qualche giorno in più. Per quanto mi riguarda, dopo 15 anni ritengo di aver fatto la mia gavetta, certe strade le conosco meglio della gente che ci abita. Devo dire che dopo il Trentino e la zona di Monaco, probabilmente il posto che conosco meglio è tutta la zona fra Kortrijk, Gand, Oudenaarde, Ronse. Ma dato che il giorno dopo il Fiandre è Pasquetta, l’idea di stare con la famiglia e mangiare un uovo di cioccolato con i bambini è pure un bel richiamo…

Azzurra Ballan, stagione 2026, Team Breganze Millenium

Azzurra Ballan: il ciclismo è un affare di famiglia

25.03.2026
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La seconda stagione nella categoria juniores per Azzurra Ballan (in apertura foto Instagram) è partita con dei buoni risultati e un po’ di fiducia in più nei propri mezzi. Al quarto posto del Trofeo Città di Nonantola è seguito un tredicesimo al Piccolo Trofeo Binda, in una corsa difficile anche per le condizioni meteo che l’hanno caratterizzata. A diciott’anni ancora da compiere, l’11 agosto prossimo, il 2026 diventa un anno importante per la sua crescita e anche per il prosieguo della sua carriera

Dalla prima stagione con il Team Breganze Millenium racconta di aver portato via diversi insegnamenti. «Ho cercato di imparare il più possibile dalle mie compagne – dice Azzurra Ballan – ma anche dalle avversarie. In particolare ho capito come si corre in gruppo, perché da allieva tutto funzionava in maniera differente».

Azzurra Ballan, stagione 2025, Team Breganze Millenium
Azzurra Ballan sta affrontando gli anni da juniores con il Team Breganze Millenium (foto Instagram)
Azzurra Ballan, stagione 2025, Team Breganze Millenium
Azzurra Ballan sta affrontando gli anni da juniores con il Team Breganze Millenium (foto Instagram)

Adattarsi

Il passaggio dalla categoria allieve a juniores è stato doppio, questo perché spesso ci si trova a correre contro avversarie ben più grandi visto che le gare sono aperte anche alle elite. 

«Della prima gara fatta lo scorso anno – racconta ancora la figlia d’arte – ricordo di essere andata a tutta dal primo all’ultimo chilometro. Il cambio di passo è arrivato a metà stagione, tra le juniores le velocità sono molto più alte. Inoltre con il fatto di avere i rapporti liberi cambia il modo di approcciare alla corsa. Anche i percorsi cambiano molto, da junior il dislivello e la lunghezza delle salite sono raddoppiate».

«In tutto questo sono state fondamentali le mie compagne, ad esempio Giada Silo mi ha insegnato molto. Così come il nostro allenatore Davide Casarotto, e ovviamente anche mio padre (Alessandro Ballan, ndr)».

Azzurra Ballan, U.C. Giorgione, stagione 2024
Negli anni da allieva Azzurra Ballan ha corso nell’U.C. Giorgione (photors.it)
Azzurra Ballan, U.C. Giorgione, stagione 2024
Negli anni da allieva Azzurra Ballan ha corso nell’U.C. Giorgione (photors.it)
Che rapporto hai con tuo padre, parlate di ciclismo?

Abbiamo un bellissimo rapporto, ora fa più fatica a venire alle corse perché sono lontane da casa, ma quando può c’è sempre. Poi usciamo spesso ad allenarci insieme, anche solo per divertirci e fare qualche volata al cartello. Che ovviamente vinco io (dice ridendo, ndr). 

Ti ha insegnato qualche trucchetto?

Quando si parla delle gare gli dico sempre che in strada ci sono io, non lui. Poi i tempi sono cambiati, ma comunque spesso dice cose che sono vere, alla fine molte volte la gara va come dice lui. Magari mi dice di stare davanti o alla ruota della più forte, ma non è sempre facile quando poi ti trovi in mezzo al gruppo. 

Trofeo Binda 2026, Azzurra Ballan, Team Breganze Millenium, Alessandro Ballan
Trofeo Binda 2026 Alessandro Ballan alle prese con un rullo, al suo fianco sua figlia Azzurra Ballan pronta a correre
Trofeo Binda 2026, Azzurra Ballan, Team Breganze Millenium, Alessandro Ballan
Trofeo Binda 2026 Alessandro Ballan alle prese con un rullo, al suo fianco sua figlia Azzurra Ballan pronta a correre
C’è qualcosa che poi ti è effettivamente magari anche tornata utile?

Mi ricorderò sempre una gara da esordiente, in cui lui mi ha detto di prendere la volata nelle prime tre posizioni. In corsa non ci avevo dato troppo peso, ma una volta nel finale mi sono messa in terza posizione e ho anticipato la volata arrivando seconda. Quando sono arrivata da lui gli ho detto: «Allora di ciclismo ne sai!».

Come ti sei avvicinata al ciclismo, è stato lui a passarti questa passione?

Ho iniziato a correre da G4, prima non sapevo praticamente andare in bici, in realtà mio padre non voleva nemmeno che iniziassi a correre. Sa quanto sacrificio e impegno c’è dietro a questo sport, i rischi e tanti altri aspetti, quindi non era molto d’accordo. Poi piano piano ho convinto mia mamma, che era già un po’ dalla mia parte, e alla fine anche lui si è deciso a farmi provare

Quindi prima hai fatto altri sport?

Tantissimi, ho provato pattinaggio, equitazione, ginnastica artistica, ma vedevo che non erano per me. Volevo andare in bici, e finalmente dopo diversi anni ho convinto papà ed eccomi qui (ride, ndr). 

Crescendo hai capito quale può essere la direzione prendere? 

In questi anni me la cavavo abbastanza bene su tutti i percorsi. Sento di avere uno spunto veloce abbastanza buono, così come a cronometro riesco ad andare forte. Sulle salite lunghe ci sarà da migliorare ma sto crescendo anche lì. Poi lo scorso anno la squadra ci ha portate al Fiandre Juniores.

Azzurra Ballan, Ronde Van Vlaanderen Juniores 2025, Team Breganze Millenium
Nel 2025 Azzurra Ballan ha corso al Fiandre Juniores, una prima esperienza sui percorsi che hanno regalato tanto a suo padre
Azzurra Ballan, Ronde Van Vlaanderen Juniores 2025, Team Breganze Millenium
Nel 2025 Azzurra Ballan ha corso al Fiandre Juniores, una prima esperienza sui percorsi che hanno regalato tanto a suo padre
Gara che in famiglia conoscete bene…

E’ stata un’esperienza bellissima, peccato sia finita prestissimo perché dopo tre chilometri il gruppo si è frazionato a causa di una caduta. Non siamo più riuscite a rientrare e mi sono fermata. Quest’anno torneremo e spero possa andare meglio. 

Il secondo anno da junior ha una grande importanza, pensi al futuro?

Mi piacerebbe molto passare nel WorldTour, magari in un devo team, perché rimanere in Italia da open vorrebbe dire correre contro le juniores e non penso sia una cosa che aiuti a crescere. Invece entrare in una squadra internazionale sarebbe un modo per fare ulteriori esperienze e migliorare. Vediamo come andrà quest’anno, al momento non ci sono stati contatti, quindi tocca rimboccarsi le maniche.  

Strade Bianche 2026, Lorenzo Germani (immagine Instagram)

La sfida di Germani: avere i numeri giusti per vincere

25.03.2026
5 min
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Non solo Gaudu. Fra gli atleti preparati alla Groupama-FDJ dal nuovo arrivato Luca Festa c’è anche Lorenzo Germani, italiano di Francia, che nella WorldTour di Besancon è arrivato nel 2021 da under 23 e poi, passato nel 2023 nella prima squadra, ha avuto il rinnovo di contratto fino al 2027 (in apertura, un’immagine Instagram dalla Strade Bianche).

Germani fa parte dell’infornata buona di corridori del 2002 come Piganzoli, Milesi, Garofoli, De Pretto e Manlio Moro. Solo che mentre i suoi coetanei hanno iniziato a marcare il territorio con i primi risultati, il ciociaro si è ricavato un posto importante come uomo squadra: apprezzabilissimo e apprezzato, ma forse al di sotto delle sue potenzialità. E come accade spesso, quelli che lo circondano ci credono più di lui.

«Lorenzo è un ragazzo che si impegna tantissimo – spiega Luca Festa – e sicuramente nel cassetto ha dei sogni importanti che vuole raggiungere. Nelle ultime gare della stagione ha guadagnato una nuova consapevolezza (il quarto posto alla Veneto Classic è stato un bel modo per chiudere il 2025, ndr) che va coltivata perché possa arrivare alla prima vittoria che per un professionista è sempre un passo importante».

Giro d'Italia 2025, Lorenzo Germani, david Gaudu
Germani e Gaudu sono entrambi allenati da Luca Festa: i due qui fotografati al Giro d’Italia 2025
Germani e Gaudu sono entrambi allenati da Luca Festa: i due qui fotografati al Giro d’Italia 2025
Proviamo a descriverlo?

E’ un ragazzo sicuramente dotato, ha ancora 24 anni e per vincere ha bisogno di curare ogni dettaglio e anche di un po’ di fortuna. Quest’anno abbiamo aumentato il carico di lavoro. Io sono uno che crede nel volume, con la determinazione delle zone di intensità attraverso i vari test. Ho una formazione da ricercatore e applico quello che ritengo il miglior metodo possibile per individuare i margini e ottimizzare i tempi: si fa quel che serve e il resto si lascia andare. 

Lorenzo risponde bene?

Ha seguito le novità con entusiasmo, forse perché ha piacere di comunicare in italiano con il suo allenatore. All’inizio è successo un episodio carino: io gli scrivevo le cose in inglese sulla nostra piattaforma, per essere il più trasparente possibile. E lui a un certo punto mi ha chiesto perché non potessimo comunicare in italiano. Ho chiesto e ci hanno autorizzato, anche se lui ogni tanto mi scrive in francese, così io lo imparo meglio. L’obiettivo è fare il piccolo salto che serve per vincere.

Qual è la sua dote principale?

Mette sui pedali tutto quello che ha da dare. Se ha 100, ti dà 100. Se ha solo 80, tranquillo che non ti dà meno di 80. E poi è un uomo squadra, ha ben chiaro il suo ruolo, ma quest’anno si lavora per vincere. Per essere capitano si deve saper leggere la corsa e lui questo ce l’ha. Gli manca ancora qualcosa per finalizzare.

Roccasecca, il paese di Germani, nel 1225 diede i natali anche a San Tommaso d’Aquino, anche se ora Lorenzo vive a Cassino con la compagna Martina
Roccasecca, il paese di Germani, nel 1225 diede i natali anche a San Tommaso d’Aquino, anche se ora Lorenzo vive a Cassino con la compagna Martina
Qual è l’atteggiamento di Germani di fronte alla possibilità di migliorare?

E’ bello lavorare con lui, perché è aperto ai cambiamenti. Gli ho proposto di lavorare con il lattato e ha accettato di comprare l’apparecchio e le striscette per il prelievo, che in termini di soldi è un investimento importante. Per cui si misura il lattato durante l’allenamento, controlliamo l’intensità e la adeguiamo a seconda di quello che risulta di giorno in giorno. Soprattutto nelle sedute aerobiche, per costruire le basi che nel ciclismo di oggi sono molto importanti.

L’obiettivo è alzargli la cilindrata?

Stiamo cercando di potenziare il motore, ho ben chiaro dove voglio portarlo. Gli ho detto chiaramente che per vincere ha bisogno di determinati valori e dobbiamo raggiungerli. Dobbiamo arrivare a fare 5 minuti a 7,2-7,3 watt/kg e 10 minuti a 7 watt/kg. Questi sono i numeri che servono oggi per vincere.

Come la vive?

E’ talmente un bravo ragazzo, che è quasi spaventato. Dobbiamo provarci e se non ci riusciremo, saremo in pace con la coscienza. Lo sto spingendo non a pensare in grande, perché non avrebbe senso pensare in grande, ma deve essere consapevole che per raggiungere l’obiettivo di vincere una gara tra i professionisti, serve avere questi valori. I ragazzi vanno messi davanti alle responsabilità e questo magari può avere una ricaduta positiva per affrontare il percorso che si è scelto.

Germani attualmente è al Catalunya, cui è arrivato dopo la Tirreno-Adriatico
Germani attualmente è al Catalunya, cui è arrivato dopo la Tirreno-Adriatico
Germani attualmente è al Catalunya, cui è arrivato dopo la Tirreno-Adriatico
Germani attualmente è al Catalunya, cui è arrivato dopo la Tirreno-Adriatico
Quindi non è detto che ci arriverete già quest’anno?

Il primo passo è visualizzare il punto dove si vuole arrivare e offrire la possibilità di capire i progressi, piuttosto che lavorare senza riscontri. Non è detto che si arriverà a quei numeri in breve tempo, possiamo immaginare un miglioramento di 0,2-0,3 watt/kg all’anno, crescere di 0,5 sarebbe un salto importante.

L’anno scorso ci fece sorridere raccontando le sedute di Heat Training in casa e le reazioni della sua compagna: sono abitudini che manterrete?

Sì, lo farà ancora, ma stiamo discutendo se introdurre un’altura. Abbiamo la possibilità di farne una molto ristretta, con pochi corridori, ma per quest’anno gli lascio la possibilità di decidere. Lui è scettico, perché dice di non aver mai avuto grandi benefici.

E’ possibile?

Quando l’altura non ti dà un beneficio è perché magari hai spinto troppo. Solitamente succede quando non hai calibrato bene le intensità e i volumi e il rischio è di venirne fuori un po’ cotto. Però vediamo come gestirla. Nell’ambiente è super benvoluto e secondo me non avrà problemi a trovare il suo spazio nel momento in cui dimostrerà di essere pronto. Lo stanno aspettando, gli stanno dando modo di crescere.

La Veneto Classic è stata l'ultima corsa 2025 di Germani, conclusa al quarto posto
La Veneto Classic è stata l’ultima corsa 2025 di Germani, conclusa al quarto posto
La Veneto Classic è stata l'ultima corsa 2025 di Germani, conclusa al quarto posto
La Veneto Classic è stata l’ultima corsa 2025 di Germani, conclusa al quarto posto
E’ una fiducia illimitata?

E’ una fiducia grande, si è guadagnato i rinnovi di contratto con i suoi comportamenti in gara e fuori dalla gara. Però posso anche dire che nelle squadre non regalano niente a nessuno e alla Groupama hanno alle spalle la squadra degli under 23, per cui hanno un flusso continuo di corridori cresciuti in casa. La squadra sa che Lorenzo è una pedina importante, ma anche a loro probabilmente piacerebbe un salto di qualità.

Riecco Ursella: vince, convince e fa un esame di coscienza

Riecco Ursella: vince, convince e fa un esame di coscienza

25.03.2026
5 min
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Il primo mese di attività delle prove Elite e Under 23 incorona Lorenzo Ursella come protagonista assoluto: nelle prime 4 gare il corridore della Sc Padovani porta a casa due vittorie e due podi, con una costanza di rendimento inconsueta a questi livelli, un bottino mai raggiunto, se consideriamo solamente le prove nazionali di febbraio e metà marzo. Per il corridore udinese è quasi una rivincita dopo stagioni quantomeno difficili.

Di Ursella nell’ambiente si parla da anni, sin da quando appena diciottenne lasciò la tranquillità del ciclismo italiano e di un team affermato come il Borgo Molino Rinascita Ormelle per approdare al devo team della DSM. Poi il ritorno in Italia nel 2024 e pochi squilli degni di fatto, del suo talento sembrava che si fossero perse le tracce. Fino allo scoppiettante inizio stagione, che lascia intendere come qualcosa sia cambiato.

La vittoria al GP Industria di Civitanova Marche, la seconda dopo quella del Mugello
La vittoria al GP Industria di Civitanova Marche, la seconda dopo quella del Mugello
La vittoria al GP Industria di Civitanova Marche, la seconda dopo quella del Mugello
La vittoria al GP Industria di Civitanova Marche, la seconda dopo quella del Mugello

«Beh, sicuramente abbiamo lavorato bene tutto l’inverno e la squadra ha investito molto su preparatori e nutrizionisti, sui ritiri prestagionali, quindi questo inverno abbiamo fatto veramente un bel blocco di lavoro. Devo dire, a onor del vero, che erano gare perfette per le mie caratteristiche, erano cerchiate in rosso nel mio calendario, quindi era voluto il fatto di iniziare la stagione così forte, ma è chiaro che non pensavo che avrei ottenuto così tanto».

Sono stati più importanti i risultati che hai ottenuto nel calendario di categoria o le prestazioni che hai ottenuto al Giro di Sardegna, tra l’altro centrando anche una top ten?

Sono state entrambe importanti nello sviluppo della stagione. Volevo quei risultati, ma speravo anche in buone prestazioni in Sardegna confrontandomi con un livello superiore e alla fine è arrivato un settimo posto che ha portato un po’ di morale.

Misano continua a portare fortuna a Ursella, 2° quest'anno dopo la vittoria del 2025 (foto di apertura)
Misano continua a portare fortuna a Ursella, 2° quest’anno dopo la vittoria del 2025 (foto di apertura)
Misano continua a portare fortuna a Ursella, 2° quest'anno dopo la vittoria del 2025 (foto di apertura)
Misano continua a portare fortuna a Ursella, 2° quest’anno dopo la vittoria del 2025 (foto di apertura)
Che cosa è cambiato passando alla Padovani, dove sei al secondo anno?

Lo spirito di correre, è quello che mi era mancato gli anni prima, lo spirito che ci trasmette la squadra. Devo dire che è un elemento fondamentale per me in questo inizio stagione, ho avuto grande collaborazione in occasione delle mie vittorie.

Guardando adesso con qualche stagione di distacco e con un po’ di esperienza in più, come giudichi quei due anni al devo team della DSM?

Sicuramente mi sono serviti tanto per crescere, per imparare un modo di lavoro che qua in Italia non era ancora così evoluto. Sono passati pochissimi anni, eppure in questo mondo sembra una vita. Proprio sulla base della mia esperienza posso dire che a quei livelli ci siamo arrivati anche noi squadre Continental, quindi mi è servito molto per imparare un metodo di lavoro nuovo e diverso.

Ursella è stato due anni al devo team DSM: un'esperienza molto formativa vista a posteriori
Ursella è stato due anni al devo team DSM: un’esperienza molto formativa vista a posteriori
Ursella è stato due anni al devo team DSM: un'esperienza molto formativa vista a posteriori
Ursella è stato due anni al devo team DSM: un’esperienza molto formativa vista a posteriori
Da questo punto di vista, con la Padovani trovi molte differenze rispetto a quello che era in Olanda?

Ora no, anche se a ben guardare devo dire che in Olanda erano davvero metodici, quasi rigidi nell’applicazione del lavoro. In Italia siamo un po’ più liberi, più tranquilli, più pronti a mantenere quel pizzico di inventiva che serve sempre. D’altronde non dimentichiamo che rispetto a quel team del WorldTour siamo una squadra più piccola, che comunque sta crescendo. Là avevano già una struttura formata.

Quando tu eri passato nel 2022 c’era però chi diceva che per te poteva essere un po’ troppo presto e c’era il rischio di bruciarti nel passare a un team così importante…

Ora posso dirlo, era anche nei miei pensieri. Anch’io avevo questa paura, ma quando hai quell’occasione davanti è difficile dire no e riflettendoci oggi, sicuramente non rimpiango la scelta che ho fatto, mi è servita per crescere. Quest’anno sto portando i risultati che sarebbero dovuti arrivare un po’ prima, ma l’importante è che arrivino.

Ursella è alla Padovani dallo scorso anno, ma è in questa stagione che sta trovando la sua dimensione
Ursella è alla Padovani dallo scorso anno, ma è in questa stagione che sta trovando la sua dimensione (Photors)
Ursella è alla Padovani dallo scorso anno, ma è in questa stagione che sta trovando la sua dimensione
Ursella è alla Padovani dallo scorso anno, ma è in questa stagione che sta trovando la sua dimensione (Photors)
E dove vuoi allungare la tua serie?

Adesso andiamo a fare l’Olympia Tour in Olanda a fine marzo e poi il calendario di aprile e dei mesi successivi dobbiamo ancora completarlo in base agli inviti e alle possibilità che si presenteranno.

Tu sei portato a emergere più nella prima parte di stagione rispetto alla seconda?

Da under non lo so perché non ho mai trovato la continuità che avrei voluto, quindi quest’anno avanzo un po’ a tentoni, è tutta una scoperta. Anche da junior sono sempre riuscito a partire forte, ma riuscivo a mantenere la forma tutta la stagione, quindi spero sia così anche quest’anno.

Il friulano nell'anno alla Zalf, 2024, una stagione poco fortunata e vissuta con un certo disagio personale
Il friulano nell’anno alla Zalf, 2024, una stagione poco fortunata e vissuta con un certo disagio personale
Il friulano nell'anno alla Zalf, 2024, una stagione poco fortunata e vissuta con un certo disagio personale
Il friulano nell’anno alla Zalf, 2024, una stagione poco fortunata e vissuta con un certo disagio personale
Come mai non sei riuscito nelle ultimissime stagioni a avere questo riscontro?

Sono pesati gli infortuni, sia l’anno scorso che al primo di categoria. Nel mezzo ci sono state due stagioni dove devo ammettere che non c’ero di testa.

Se dovesse venire a bussare da te qualche squadra estera, cosa faresti?

Con la consapevolezza del metodo di lavoro che bisogna seguire per andar forte, penso che accetterei se significa approdare in un team Professional o anche meglio. Entrare in una di quelle squadre ti porta poi a crescere, quindi magari entri con un ruolo subordinato, poi magari cresci e le cose possono cambiare.

Santiago Buitrago, Camerino

Buitrago e il Giro d’Italia. Stavolta si punta alla classifica

25.03.2026
4 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – «E’ stata una Tirreno bella, dura, ma anche un po’ strana. C’erano salite corte ma esplosive. Contava moltissimo la posizione, stare davanti… Ma per come stavo, essendo tornato poco prima dalla Colombia, non posso non essere contento». Santiago Buitrago inizia così a raccontarci del suo cammino verso il Giro d’Italia.

Il corridore della Bahrain Victorious sarà infatti presente alla prossima corsa rosa. Santiago ha già vinto due tappe al Giro d’Italia e da due anni aveva provato il Tour de France. Stavolta però le cose per lui sembrano prospettarsi in modo diverso. A 26 anni (va per i 27) è giunta l’ora di fare classifica.

Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d'Italia
Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d’Italia
Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d'Italia
Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d’Italia

Questione di ritmo

La stagione di Buitrago è iniziata molto bene. Subito è volato in Australia, dove al Tour Down Under, non certo gara per scalatori puri come lui, ha colto un buon 22° posto e poi è tornato nella sua Colombia. Santi vive nella provincia di Bogotá. In piena fase di carico ha ottenuto il quarto posto ai campionati nazionali, vinti da Egan Bernal.

Ma il ritorno in Italia è stato più che scoppiettante: primo al Trofeo Laigueglia e settimo alla Tirreno-Adriatico, corsa che, come lui stesso ha in parte detto, quest’anno richiedeva un gran ritmo.

«Cosa mi è mancato? Il secondo giorno ho preso la salita parecchio indietro e in una tappa mossa e tecnica come quella di San Gimignano non era il massimo. Lì ho perso un po’ di tempo. E lo stesso anche due frazioni dopo. Ma, come detto, quel che credo mi sia mancato sia stato un po’ di ritmo gara, perché su questo percorso e con questo livello era determinante. Quell’esplosività che ti dà la corsa, appunto».

Buitrago però appare sereno. In questi giorni sta disputando la Volta a Catalunya, altra gara con un parterre di altissimo livello. Poi tornerà in Colombia, sfruttando quel pregio che hanno gli andini: stare a casa e fare altura al tempo stesso.

Santiago Buitrago
La seconda vittoria di Buitrago al Giro. Qui era alle Tre Cime nel 2023. La prima fu a Lavarone nel 2022
Santiago Buitrago
La seconda vittoria di Buitrago al Giro. Qui era alle Tre Cime nel 2023. La prima fu a Lavarone nel 2022

Verso il Giro

«Intanto spero di andare meglio al Catalunya, mi piacerebbe molto. Dopodiché andrò a casa e ritornerò per il Giro d’Italia e quest’anno mi piacerebbe provare a fare la classifica. Al Giro sono stato già due volte e credo sia il momento giusto per provare a fare uno step. Il percorso l’ho visto. E’ abbastanza impegnativo e quella crono così lunga non sarà facile. Ma sono motivato a fare bene».

L’idea di fare classifica piace molto anche a Franco Pellizotti, direttore sportivo della Bahrain Victorious. Buitrago ormai lo conosce da tempo e “Pelli” è sempre riuscito a tirare fuori il massimo da lui. Ma potremmo dirlo in generale degli atleti che ha avuto, specialmente nelle settimane del Giro. Ricordiamo per esempio il cammino per portare la maglia ciclamino di Jonathan Milan a Roma, quando Jonathan stava male sulle Tre Cime: quella fu una piccola impresa tecnico-tattica del diesse friulano.

Con Buitrago perché non pensare dunque anche al podio? In fin dei conti, tolti Jonas Vingegaard e Joao Almeida, gli altri sono a un livello piuttosto omogeneo.

Santiago Buitrago, cronometro
Buitrago e la Bahrain stanno lavorando molto sulla lunga crono del Giro
Santiago Buitrago, cronometro
Buitrago e la Bahrain stanno lavorando molto sulla lunga crono del Giro

Fiducia Pellizotti

Chi sembra già dentro al progetto Buitrago-Giro in tutto e per tutto è proprio Pellizotti. Forse perché anche lui sente e fiuta l’occasione. Noi magari con la parola podio osiamo, azzardiamo, ma dal discorso che fa il friulano forse non ci andiamo troppo lontano.

«Santiago si sta preparando bene – spiega Pellizotti – e puntiamo a fare una buona classifica con lui. Sarà il primo che tenterà di farla. E’ molto motivato e la squadra lo supporterà bene, a partire da Damiano Caruso, che sarà il nostro road captain. E poi anche io con lui sto legando di più, avendolo seguito in tutte queste corse prima del Giro.

«Certamente – va avanti Pellizotti – è una crono difficile per lui, però è anche vero che poi ci sono anche tanti arrivi in salita. Poi partiamo anche dal presupposto che noi non partiamo per vincere il Giro e quindi il nostro target per la lotta in generale avverrà con gli altri scalatori. Noi però per quella crono ci stiamo impegnando molto. Anche a casa farà parecchie ore con la bici da crono. Abbiamo rivisto la posizione durante l’inverno e sarà un tassello importante».

Midwest Cycling Classic 2026, Martina Alzini, Cofidis, vittoria di Lonneke Uneken

Alzini, storia di una volata pensata bene e venuta male

24.03.2026
5 min
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Quando la voglia di vincere è tanta, può capitare che il colpo d’occhio non sia perfetto e inganni. Soprattutto se l’arrivo è in curva e chi fa la volata all’interno fa meno strada per tagliarlo. Ecco perché domenica scorsa, nella volata della Midwest Cycling Classic, Martina Alzini ha creduto di aver vinto e il suo gesto si è trasformato in una beffa.

Ieri la milanese ha avuto modo di sbollire il fastidio pedalando sul pavé della Roubaix con le compagne della Cofidis e un discreto codazzo di media, anche se la lettura che del suo gesto è stata data non l’ha resa felice. Un po’ per la beffa in sé e un po’ per la facilità con cui s’è trovata al collo l’etichetta di sprovveduta.

«E’ un arrivo… bastardo – dice con un ruggito – perché è in curva a destra e la linea dell’arrivo segue il verso della curva. Quindi capite che sei a destra, fai meno strada e la volata è più corta. Non ho recriminazioni, cosa posso dire? Una volta che la squadra mi ha capito, di quel che pensano gli altri mi interessa il giusto. Sono cose goà successe, non è stata la prima e non sarà l’ultima».

Le mani nei capelli: così Alzini ha sorriso quando si è resa conto del proprio errore
Le mani nei capelli: così Alzini ha sorriso quando si è resa conto del proprio errore
Le mani nei capelli: così Alzini ha sorriso quando si è resa conto del proprio errore
Le mani nei capelli: così Alzini ha sorriso quando si è resa conto del proprio errore

La lezione del 2025

C’è un precedente. Sul traguardo fiammingo di Oostrozebeke, lo scorso anno Alzini era già stata seconda, battuta da Scarlet Souren. Proprio in quell’occasione si era resa conto della necessità di impostare la volata sulla destra e così avevano deciso di gestire il finale. Solo che purtroppo domenica il treno si è disunito e la vittoria se l’è presa Lonneke Uneken, compagna di squadra di Souren, che ha fatto tutto bene, pilotata alla perfezione da due compagne che si sono poi piazzate fra le prime 10.

«Nel finale abbiamo avuto qualche problemino – racconta Alzini, mentre attende l’aereo che la riporterà a casa – potevamo essere meglio rappresentate e forse allora la volata non ce la saremmo giocata al colpo di reni. Invece alla fine ho avuto accanto solo Malwina Mul, che ha 22 anni, è nuova ed è stata bravissima. Detto questo, era una gara, può capitare di sbagliare. Io mi prendo le mie responsabilità, so che avrei dovuto tenere le mani sul manubrio e che avrei dovuto fare la volata a destra, perché solo così su quell’arrivo puoi vincere».

Il traguardo della corsa belga è in curva, per cui chi fa la volata a destra percorre meno metri  (foto Mathilde L'Azou)
Il traguardo della corsa è in curva, chi fa la volata a destra percorre meno metri. Alzini è al centro (foto Mathilde L’Azou)
Il traguardo della corsa belga è in curva, per cui chi fa la volata a destra percorre meno metri  (foto Mathilde L'Azou)
Il traguardo della corsa è in curva, chi fa la volata a destra percorre meno metri. Alzini è al centro (foto Mathilde L’Azou)

La volata non impostata 

L’anno scorso la differenza fu di due millimetri, quest’anno è stata di un centimetro. E il braccio l’ha staccato dal manubrio dopo aver passato la riga, tenendolo comunque in basso, quando però la rivale era già passata sull’arrivo. Non c’è da farne un dramma, scoccia semmai aver capito quale fosse la traiettoria giusta e non averla potuta impostare.

«Posso capire certe battute se avessi alzato le mani 20 metri prima – ammette mestamente Alzini – in quel caso mi sarei flagellata da sola. Un direttore sportivo mi ha dato un messaggio cattivissimo, cui non ho risposto per non sembrare maleducata. Uno che non c’era e che neanche lavora nel femminile. Quello che vorrei far capire è che lo sbaglio c’è stato, ma è avvenuto prima, nel non aver impostato la traiettoria giusta

«Sono certa però che questa beffa sarà una spinta per fare meglio nelle prossime gare. Correrò nel Limburgo il giorno prima del Fiandre, poi il Fiandre e la Roubaix. Da lì volerò a Hong Kong per la Coppa del mondo su pista. Comunque, essere arrivata a giocarmi la corsa in volata mi ha dato fiducia e non faccio un dramma per il risultato. E’ una gara di ciclismo, fa parte della vita e non cambia niente nelle ambizioni che ho per questo anno, che è ancora lungo».

Lunedì Alzini e la Cofidis hanno percorso in allenamento i tratti più salienti della prossima Parigi-Roubaix (foto Mathilde L'Azou)
Lunedì Alzini e la Cofidis hanno percorso in allenamento i tratti più salienti della prossima Parigi-Roubaix (foto Mathilde L’Azou)
Lunedì Alzini e la Cofidis hanno percorso in allenamento i tratti più salienti della prossima Parigi-Roubaix (foto Mathilde L'Azou)
Lunedì Alzini e la Cofidis hanno percorso in allenamento i tratti più salienti della prossima Parigi-Roubaix (foto Mathilde L’Azou)

La nuova Cofidis

La Cofidis del nuovo team manager Raphael Jeune ha cambiato modo di fare. Non più le lunghe trasferte al Nord, ma viaggi più frequenti dalle corse a casa per dare modo agli atleti di allenarsi meglio.

«Lo scorso anno – spiega Alzini – rimanemmo in Belgio per un mese, correndole praticamente tutte. Essendo una squadra di 14-15 atlete, alla fine fu pesante e così ora si va a correre solo per fare risultato e non per allenarsi. Corri, vai a casa, fai i tuoi blocchi di lavoro e poi torni a correre. Così arriviamo alle corse davvero pronti e spero in questo modo di potermi togliere delle belle soddisfazioni durante l’estate, facendo qualche bella volata e arrivando nuovamente a posto ai mondiali su pista di Shangai.

«Sono scelte tecniche che dipendono dalla struttura della squadra. Negli anni della Valcar – spiega – si prendeva una casa per un mese intero e correvamo a rotazione, con qualcuna che poteva anche tornare a casa. Dipende dal tipo di squadra, per noi rispetto allo scorso anno è stato un miglioramento».

Guazzini e Alzini, due ragazze chiave nel team, con grandi margini
La Valcar-Travel & Services ha scritto pagine di storia del ciclismo femminile. Qui Alzini con Vittoria Guazzini
La Valcar-Travel & Services ha scritto pagine di storia del ciclismo femminile. Qui Alzini con Vittoria Guazzini

Tributo alla Valcar

E proprio con un pensiero alla Valcar-Travel & Services e all’articolo uscito venerdì sera, la lasciamo all’imbarco del suo volo, dopo l’annotazione divertita che avendo spostato la Roubaix delle donne dal sabato alla domenica, la vera corsa sarà quella del dopo gara verso l’aeroporto.

«Ci tenevo a dirvi che ringrazio tanto Arzeni per quello che ha detto di me nel vostro articolo – dice con orgoglio – gli ho mandato anche un messaggio perché mi fa sempre piacere sentirlo. E’ una delle figure che ha segnato la mia carriera, una pietra miliare. Con la Valcar abbiamo fatto la storia.

«Si guarda sempre avanti e si pensa al futuro, ma essere tornati a quegli anni mi ha fatto capire il grande lavoro che facemmo in quel gruppo. Vincemmo un mondiale su strada e l’anno dopo, i tre quarti del quartetto campione del mondo su pista, era composto da ragazze della Valcar. Penso che sia stata un’opera compiuta e venuta davvero bene».